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(ronzio sommesso)
(fischio acuto)
(scarica elettrica)
(forte ansito)
(respiro affannoso)
(suona l'allarme)
(musica inquietante)
(musica orchestrale)
(tossisce)
(fischio acuto)
- Aspetta, non trangugiarlo!
- Chi sei?
- E tu chi sei?
- Sono Ruth Sharman.
- Non è possibile. Io sono Ruth Sharman.
Non fa ridere. Che succede?
- È uno scherzo.
Tu non sei vera.
- Sto respirando.
Sono vera eccome.
- Sono capsule singole. È quello che ci hanno detto.
Ero sola quando sono partita.
- Anch’io.
Mi sono messa questi vestiti e mi hanno fatto l’iniezione.
L’équipe medica se n’è andata, poi sono rimasta sola.
- Che succede?
- È uno scherzo.
Saranno i farmaci.
Dai.
Dai.
Qual è il tuo secondo nome?
- Non ce l’ho.
Come si chiamavano i tuoi genitori?
- David e Harley.
Cosa hai comprato col tuo primo stipendio?
- Un vestito.
- Sbagliato.
È quello che ho detto ai miei.
- Erba.
Ho comprato dell’erba.
Ne ho fumata un po’ e ho vomitato nel bosco.
Non l’ho mai detto a nessuno.
- Come fai a saperlo?
- E tu come fai?
- E Dan?
- Sta’ zitta.
(musica triste)
Non farlo.
Non puoi piangere per mio marito.
- È mio marito!
- Sta’ zitta!
(interferenze)
- Buongiorno, ehm... Ruth.
Anzi, buongiorno a entrambe.
- (uomo) Dai rapporti risulta
che siete sopravvissute entrambe. Congratulazioni.
Non è cosa da poco.
Vedo anche che vi siete incontrate.
Dev’essere stato un vero shock.
Tuttavia, ricorderete il briefing:
statisticamente era improbabile... (interferenze)
- Pronto? Pronto, mi sente?
Dica qualcosa!
- Se n’è andato.
- Sapevo che era un errore.
Tutta questa storia. Sarei dovuta restare.
- Restare non era un’opzione.
Se fossi vera, se fossi davvero me, lo sapresti.
- Perché gliel’ho promesso.
- Gliel’ho promesso io!
- Dovevo essere in una capsula doppia, con lui.
Doveva essere qui.
Altri 15 anni su un pianeta di merda in agonia,
o Dio sa quanto tempo su uno nuovo.
Qualcosa da raccontare ai bambini.
- È quello che ha detto lui.
È ridicolo.
Tu non lo conosci.
Quelle parole te le hanno messe in testa.
- Io c’ero, fino alla fine. Solo io e lui.
Gli avevo promesso che sarei partita comunque, senza di lui.
«Non si torna indietro», mi disse.
E poi lui...
- Smettila!
Tu questo non l’hai visto. Non l’hai visto andarsene. C’ero io.
Solo io. Se lo sapessi, se l’avessi vissuto davvero,
se gli avessi tenuto la mano mentre se ne andava, lo sapresti.
Potresti passare mille anni a cercare
parole per dire quanto cazzo stavi male...
- Ma senza andarci neanche vicino.
(riprende la musica inquietante)
- Cosa ti ha colpito di lui?
Fra tutti gli altri, alla festa?
- Sai che lo so.
- Dillo. Ti prego.
- Il modo in cui si è tolto gli occhiali.
Quando ce l’hanno presentato, si è tolto gli occhiali,
ha sorriso e i suoi occhi...
- Non potevi saperlo.
- Io c’ero.
- Come potevi esserci?
- Siamo in due.
- Mi scuso con entrambe. Il piccolo guasto tecnico, mi assicurano,
è stato risolto. Come dicevo,
dev’essere stato un vero shock incontrarvi.
Ricorderete il briefing di Londra:
le probabilità di sopravvivere
al viaggio appena concluso erano basse.
Ce l’avete fatta contro ogni previsione. Potete esserne molto fiere.
Tuttavia, visti i rischi che comporta percorrere
simili distanze in stasi indotta, la procedura prevede
che tutti vengano clonati durante il viaggio, per aumentare
le possibilità di sopravvivere e garantire il trasferimento...
- Un momento, cosa sta dicendo?
- (uomo) Vi prego...
- Dice che è un clone?
- Io? Non sono un clone. Sono Ruth Sharman.
- Fatemi finire.
- Sono Ruth Sharman.
- È assurdo. Non può essere.
- Vi prego, basta.
- Sono i farmaci. Mi avete imbottita di merda prima di partire.
- Non è vero!
(Ruth 1) Sono Ruth Sharman.
(Ruth 2) Non è vero.
(allarme)
(Ruth urla)
- In un caso come questo, per quanto raro,
la legge vieta l’esistenza di duplicati.
Perciò dobbiamo costringervi a prendere una semplice decisione.
Potete naturalmente discuterne tra voi.
Ma solo una di voi può sopravvivere.
Tra pochi istanti vi verrà presentato un pulsante.
Premendolo eliminerete l’altra Ruth, quella in eccesso.
Vi assicuro che, per l’altra, la morte sarà istantanea.
Chi resterà verrà poi trasportata
nella sua nuova casa. Una casa meravigliosa.
Aggiungo che, se non deciderete,
verrà tolto l’ossigeno a entrambe.
Non ci saranno altre comunicazioni fino all’arrivo.
Non vediamo l’ora di accoglierti, Ruth.
- Cos’è?
Non puoi essere vera.
- Sono vera! Lo sono! Proprio come te.
- Non puoi uccidermi premendo un pulsante.
- Non puoi uccidermi!
Comunque, continuerai a vivere.
- Io no. Tu sì.
- Ma io sono te.
(scarica elettrica)
Perché farlo in questo modo?
- Perché non scelgono loro?
- Dovrebbe decidere il caso.
Se siamo uguali, dovrebbe decidere il caso.
- Se siamo uguali.
- Siamo identiche.
- Aspetta. La prima settimana all’università,
mi sono ubriacata e sono caduta dalle scale di casa nostra.
(musica inquietante)
Una cicatrice non si clona.
Che ci è successo? Cosa ci hanno fatto?
- Premi il pulsante, Ruth.
- Cosa? No, non posso.
- Lo farò io.
- Non lo farai. Lo so.
Lo so che non lo farai.
- Una di noi deve vivere.
- E allora...
- E quindi?
- Ci giriamo.
- (l’altra Ruth) Perché?
- Ci giriamo, camminiamo fino all’altro lato e tocchiamo il vetro.
- Poi corriamo.
- Chi preme per prima... sopravvive.
- La trasformiamo in un gioco.
- Sono loro che ne hanno fatto un gioco.
- Quella di noi che, sai...
ce la farà...
non possiamo buttare via tutto.
- Dobbiamo essere felici.
Dobbiamo vivere bene.
- Allora siamo d’accordo.
(riprende la musica inquietante)
Via!
V O X F R A M E / /
(musica inquietante)
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