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Grazie.
Il luogo dove lo sconosciuto l'aveva condotta era solitario e silente e aveva
un chè di fiabesco.
Un villino stupendo in uno splendido parco, nel silenzio ovattato di una
notte di incanto.
Avresti potuto dire il respiro del vento e tutto intorno alleggiava un senso di
sottile magia che inlanguidiva le membra. L'oscurità era profonda.
Nel salottino al lattico...
Che cosa sta pensando?
Vorrei baciarla.
Mi risponda, la supplico.
Anche se deve essere un no.
Quando una signora dice no, vuol dire forse.
E quando dice forse, vuol dire sì.
Ma se dice subito sì, non è una signora.
Mentre lei è una signora. Appunto.
Peccato. Dovrebbe essere contento.
Di quelle donne lì è pieno il mondo.
Donne come me se ne incontra una sola in tutta la vita.
Al nostro incontro.
Cin cin.
Mi dica almeno il suo nome.
Che importa il nome?
La cosa più bella di una donna non è forse il mistero.
Sì, forse, ma come devo chiamarla?
Mistero?
Se vuole, scelga lei il mio nome. Mi dia quello della donna che vorrebbe che
fosse.
Poppea?
Messalina?
Cleopatra?
Frine?
Lucrezia Borgia? Sì, Lucrezia, madre dei gracchi. Quella?
Era Cornelia.
Oh, sì, che sbadata. Mi piace Cornelia.
A me no.
Davvero?
Meraviglioso, fantastico. Come si permette.
In ginocchio, se vuole che la perdoni.
Ora le dirò chi sono.
Sono un incantesimo.
Se mi toccherà con le mani, io svanirò nel nulla.
Scomparirò come una visione.
Se la... toccherò con le mani? Sì.
Aspetti. Un attimo di pazienza.
Oh, temptatrice!
Tommaso, cafone, vattene, sei licenziato.
No, voglio anche lui.
Tommaso, sganciami il reggiseno.
Questa è la segreteria telefonica di Aldo Muratti. Sono momentaneamente
assente, avete 45 secondi per lasciare un messaggio. Se siete un editore, un
amico oppure una bella ragazza, parlate pure appena avrete udito il segnale.
Ma non lo sa che l'editoria è in crisi.
Che la gente non legge.
Soldi, soldi, sempre soldi. E mi lasciasse lavorare se vuole i soldi.
compra le scarpe, papà.
Gli stivali ti compra, bella di papà.
La settimana è durata.
No, no, no, nel bagno no.
Fa barocco.
Niente bagno.
Poi la faccio fare sul divano.
C'hanno già messi tre.
Ora c'ho un dilemma, commendatore. Non saranno troppi? Ma come troppi? Sono
pochi, non sono neanche un assaggio.
Quelli, i lettori, ci fanno pazzi per i rigatoni.
E tu me li hai da boffare.
Tu gli hai da far fare indigestione.
Però dipende.
E sai quanto me ne fotte che è ripetitivo?
Questa è letteratura alternativa, controinformativa.
Noi ci rivolgiamo a pubblico dello cielo.
Non c'è bisogno della forma, quelli vogliono la sostanza.
Hai capito quello che intendo dire?
Gli hai da far venire i sudori freddi. Ma con un po' di stile. Ma fotte dire
dello stile.
Fammolo piacere, tu pensa a scrivere bene come sai fare tu perché lo so che
sei bravo quando ti ci metti.
Sai... Quelle belle descrizioni che gliele fanno vedere le cose a chi legge,
come al cinema.
Con tutti i particolari anatomici al posto giusto, spiegati bene, e con
raffinatezza, certo.
Ah, non riscoltare il pelo?
Che pelo?
E chi la frasolella che modestamente ti ha suggerito il sottoscritto?
I filini come di sera, che ornano la pelle candida nelle zone più intime e
invereconde. Metti Gilla, che è buona.
A me certe volte non vengono queste frasi. Sì, accesso. Sì, accesso, tu come
lo sai?
Eh beh, indovino.
Ah, senta, commendatore.
Io dovrei comprare il cappotto a mia figlia.
Se passo più tardi per un assegnino.
Pronto?
Commendatore?
Disgraziato.
Ah, ma io ci passo lo stesso, ci passo.
Ma è lì che ha il buffa.
E riguarda ogni...
Mi si evita, si fa la sostenuta.
Ma che ti credi di incantare con quest'aria da Sant'Arellina?
Aspetta, sapessi come ti sto a sistemare il romanzo, sta stronza.
Capitolo settimo.
La sera dopo, Bianca Maria uscì dal residence dove abitava,
alle nove e mezza precise, come tutte le sere.
Si mise al volante della sua mini novanta e partì.
Verso quale nuova avventura?
Nel cinemino di periferia dove Bianca Maria fece il suo ingresso, si
proiettava il film I pomeriggi solitari di una casalinga inquieta.
Ma che cosa, meglio chi, Bianca Maria cercava
nel buio di quella sala?
grazie
grazie
Vienico.
Cazzo! Entra.
Ma se è il cesso? E allora?
Ma cosa la vuol far, Benedetta? Mi hai
preso
per una di quelle.
Avvicinati.
Mordimi.
Nunque.
Ma si è tutto bagnato?
E c'ha ragione, sarà pure imbranato. Ma che cavolo? Eh, un minimo di conforto.
Son tapitona incoronata.
Sfilemi le culotte.
Prego.
Denudami la vagina.
Perdoni, ma lei parla troppo difficile.
E levami le mutande.
Oh, sì, sì, sì.
Ma insomma, cosa stai facendo?
Non vanno giù, porca loca! Come si fa?
Ma tira giù tutto, no?
Non sono capace!
E fatti in là!
Vaca, non vedo un'ostrega!
Vai, mona sti capocchi! Ma dove c'è il verso?
Ma sono tutto intrigato!
Non hai mai capito via, eh? Adesso arrivo.
Orca vacca.
Vieni.
adesso vediamo cosa sai fare
Hai scopato, hai scopato.
Urco. Ma chi è?
Urco.
E di più, il soldatino non seppe dire.
Né il mattino dopo avrebbe potuto riconoscerla nella efficiente segretaria
che sottoponeva la posta in partenza alla firma del dottor Di Giulio.
Era incredibile come le notti di vizio non lasciassero traccia nella donna,
quasi che in lei coesistessero due distinte identità.
Impiegata modello, impenetrabile e quasi assessuata di giorno, donna di notte.
Sì?
Hello? Yes?
No, Mr. Di Giulio will be in London tomorrow morning.
Of course.
Thank you. Goodbye.
Bianca Maria, sono partite le lettere per i soci tedeschi? Certamente,
dottore. Le ho tradotte ieri sera.
Sì? Va bene.
Allò? A momenti, s'il vous plaît.
C'è Parigi in linea, dottore.
Monsieur Di Giulio ne paese sì.
Il viandrè s'andù a primi dì.
Oui, à bientôt.
Bianca Maria.
Bianca Maria.
Ha riflettuto su quanto le ho detto ieri.
Lo so che a una domanda di matrimonio non si può rispondere in 24 ore.
Ma almeno vorrei che lei mi desse qualche speranza.
La prego, dottor Di Giulio.
Ho ancora bisogno di tempo.
Bianca Maria, aspetti.
Sì, dottore.
Spero che questo piccolo dono la aiuti a chiamarmi Arturo.
Ma cosa?
Chi proibiva Bianca Maria di accettare la proposta di Arturo?
Una proposta che avrebbe fatto gridare di gioia mille altre al suo posto.
Era la donna della notte, la donna del vizio, l'altra Bianca Maria, quella
mostruosa e vampiresca, che ormai da tempo condizionava la sua mente e i suoi
sensi.
Ma quando, quando era nata in lei quest'altra natura?
Bisognava risalire a un paio d'anni addietro, quando dalla sua città di
provincia, piccola ma quanto calda e amica, era giunta nella metropoli
tentacolare, attrattavi dal miraggio di un concorso alle poste, un impiego che
aveva tenuto per poco, dato che l'ottima educazione ricevuta dalle orsoline le
aveva ben presto permesso di diventare la segretaria del dottor Di Giulio,
presidente della Di Giulio Import Export.
Ma i primi tempi nella grande città erano stati duri.
Sola, tra la folla, aveva in vano cercato un sorriso, un'amicizia vera, un
affetto sincero, una mano tesa.
La gente era una presenza anonima che la respingeva con la sua indifferenza.
Gli unici sguardi che si sentiva addosso erano lubrichi. Non uomini la
guardavano, ma bestie affamate di sesso.
Per più di un anno aveva resistito.
Poi una notte, con gli ormoni impazziti, era uscita dal residence dove aveva
preso alloggio alla ricerca di qualcuno, uno qualunque, purché potesse spegnere l
'incendio che era divampato in lei.
Ma chi sa che vuole?
E da quella notte, quante altre notti così?
Arturo, perché non ti ho incontrato prima?
Ma che cazzata hai scritto?
Questa è una masturbazione!
Io ho cercato di adeguare lo stile al resto.
Comunque, commendatore, se non le piace posso riscriverlo.
Murat, tu non devi scriverlo proprio.
A me non me ne fotte niente di chi sta stronzato del background della città di
provincia, dell'anno di solitudine nella metropoli tentacolare degli ormoni
impazziti. E soprattutto non gliene fotte niente ai lettori.
Hai capito?
Com'è il resto, Pippo?
Buono, commendatore.
Accidenti se buono. Oh, come voleva si dimostrare.
Lo vedi? Tu queste cose sai fare.
Muratti, Aldo.
Tu non da fa' pigliata le ambizioni sbagliate, per amore Dio. Ma quali
ambizioni?
No, volevo dire, commendatore, io non ho ambizioni letterarie. Se figuri... Non
so come spiegarmi. Ecco.
Cioè, un personaggio come quello di Bianca Maria ha bisogno di, come posso
dire, spessore psicologico, ecco. E come darglielo questo spessore? Come
darglielo? Facendola vedere in ufficio, nella sua vita normale, di tutti i
giorni, nel suo tram tram laborioso, innocente. Al limite, Bianca Maria è
donna di notte proprio perché di giorno è un'altra cosa.
Che cosa?
Ecco, vede, vede che se lo chiede anche lei.
Quello che ho scritto lì?
Ho capito, ho capito.
E' inutile discuterne adesso, eh? Tu va avanti, finisci tutto e poi vedremo con
calma.
Però non ti mettere in capo il premio Striga, eh? E ti devi ricordare che lo
slogan della collana che io pubblico è I libri che si leggono con una mano sola.
Scusi, commendatore, visto che siamo d'accordo su tutto, no? Potrei avere un
piccolo acconto? Ah, e ti pareva!
Sempre a far materinare, tu! Ma dove li metti i soldi, eh?
Vediamo, vediamo cosa posso fare.
Sarà difficile, però, eh?
Niente.
Ah, ecco qua.
Tieni, prendi.
Ma è al 15 del mese prossimo.
E tu il romanzo me l'hai consegnato? Glielo consegno domattina, puntuale. Se
preferisci domani è la stessa cosa. No, no, no, grazie.
Muratti, mai da fanno piacere, eh?
Chi lo stronzate la da strappà, non servono. Non stai scrivendo il romanzo
rosso, vuoi capire o no?
Ma il background è importante, commendatore. Lo spessore del
personaggio, dà credibilità alla vicenda.
Una da voto.
Non puoi capire che questo spessore mi costa un sacco di rinare.
Sono tutte pagine in più che mi fai stampare.
Mura, mura.
Vabbè, se proprio ci tieni a raccontare cosa fa di giorno, fallo pure.
Però me la giustifica, eh?
E giustifichiamolo.
L'insistenza di Arturo le aveva tolto l'appetito.
Bianca Maria si era limitata a sorbire un caffè allo snack bar sottostante.
ed era subito risalita negli uffici deserti per la pausa mensa.
No! No!
Muratti, Muratti, stai tirando via.
Qui c'è un'idea.
Questa sì che è un'idea.
È con la I maiuscola.
E con quell'orchidea, la cui forma singolarmente richiama l'idea dell
'organo sessuale maschile, da cui del resto, con etimologia greca, il suo nome
deriva, si donò un lungo, estenuante, struggente piacere.
Ma quando tutto fu finito, Bianca Maria capì che la viziosa falena notturna che
era in lei cominciava a insinuarsi pericolosamente nella sua vita laboriosa
e innocente del giorno.
Una lacrima le rigò la gota.
Pronto? È tornato Giorgio?
Ah sì, grazie.
Ah, ciao, ciao Giorgio, sono Aldo.
Puoi farmi il solito piacere?
Sì, un assegnino.
Beh, posto dato.
No, no, no, no, corto.
Duecentomila. Un cabriolet.
No, no, no, no, è coperto.
Beh, è dell'editore.
Sì, sì, sì, domattina va bene.
Ma sul presto, eh?
Grazie, grazie, Giorgio, grazie, grazie tanto. Ciao.
Grazie.
20.000 di interesse.
Ari, eccola quella del canarino.
Tutte le sere alle nove e mezza.
Ma dove cazzo andrà?
Nel suo vagabondare notturno, Bianca Maria capitava spesso al bar Trogadero.
Le piaceva l'atmosfera vagamente ambigua che regnava nel locale, l'insolita fauna
umana che lo frequentava, specialmente a quell'ora.
Qui, già altre volte, le era capitato di fare degli incontri interessanti.
È il solito, signora? Sì, grazie.
Fa freddo di fuori.
Piglia la cilindrina, da quando è che non arriva il tuo letto?
Il luogo dove la sconosciuta l'aveva condotta era solitario e silente. Un
villino stupendo in uno splendido parco.
Nel silenzio ovattato della notte... Ma no, no!
Io sta casa già c'ho un mese col silenzio ovattato della notte.
Non tira via, Aldo!
Non tira via!
Il luogo dove la sconosciuta l'aveva condotta era un villino immerso in uno
splendido parco.
Lontano, dei cani latravano alla luna, rompendo il silenzio ovattato della
notte.
Nel salottino cinese... Beh, facciamo esotico.
Le due donne erano vicinissime.
Grazie
Unisciti a noi.
Unisciti a noi, ti prego.
Ti manca tanto, Coco?
Ti manca tanto?
Ma che è, giovedì oggi?
Se sto qua, mi pare.
Ma come sei entrata?
Andiamo bene, ma tu ce l'hai la testa?
Ce l'ho nella merda questo romanzo.
O devo finir per domani.
Scusami tanto, eh?
Nei coglioni!
Ti scuso di che?
Beh, non ho tempo.
Beh, me lo potevi di prima. Mi hai fatto spogliare tutta nuda. E che vuoi che
sia? Ti rivesti?
Eh, ragazzi, e mica c'ho tempo da perdere, eh?
Ma guarda qui, tutti a me ne devono capitane.
Dì, me lo faresti in caffè?
E perché no?
Quasi quasi me lo piglio pure io.
C'è una bocca amara.
San Pasquale mio, ma che è sto casino?
Caro, ti prego, unisciti a noi.
Ma chi è?
Ma chi è quest'uomo in vestaglia di seta?
Biondo, bello, annoiato, guardone, che sorseggia in champagne.
È il solito marito impotente che ha bisogno di diversivi per riuscire a
scoparsi la moglie.
Che è pure negra.
No, no, no, no, è frusto, vecchio, è superato.
Eh no, qui ci vuole l'invenzione.
Ce l'aveva mostruoso.
Grazie. Prego.
Sì, un po'. Sei mai stato con un nano?
Come ti permetti?
Un po' per di?
Io sono la clientela selezionata, sa?
Ma allora sei razzista. Che c'entra?
È che mi fanno schifo.
Te pigli un gorbo che zozzerie scrivi.
No, no, guarda, guarda che la mia letteratura è erotica.
Letteratura hardcore.
Appunto, zozzerie.
Zozzerie.
Però, però ho scritto pure qualche altra cosa, modestamente.
Romanzi d'amore? No, no, no, cose molto, molto più serie.
Oh, e perché hai cambiato?
Perché?
Perché succedono tante cose.
Perché te sposi, perché nascono i figli, perché i figli crescono e hanno
bisogno di scarpe.
Un paio di scarpe ogni tre mesi, eh?
E i tre mesi volano.
Uno parte con tante idee, tante illusioni, e finisce per scrivere i
libri che si leggono con una mano sola.
Ma che ti credi perché mi è venuta lucera?
Eh, proprio come è successo a me.
Ah, perché pure tu c'hai l'ulcere?
No, faccio la mignota.
Ah.
A ciascuno il suo destino.
Beh, fammi scappare, che ancora non ho finito il giro. Ah, sì, subito.
E tanto giovedì torni, no?
Ti dispiace se facciamo tutto un conto?
Guarda, proprio perché sei due.
Perché sai, Rinardro, sai li vaffangulo che se spregavano.
Ciao.
Ciao, ciccia.
L'angelo della notte.
L'angelo perverso della notte.
Mica male come titolo.
126. Oh, io in 30 pagine devo finire.
E qui c'è un risvolto.
Ah, certo.
Io gli faccio sposare il principale.
Come si chiama?
Ah, Arturo.
Il luogo dove l'aveva condotta era solitario.
Una spiaggia deserta in un grigio mattino d'inverno.
Grandi nuvole battagliavano in cielo, simili a draghi impazziti.
Il mare era bianco di schiuma, ancora increspato per la recente borrasca.
Era la prima volta che Bianca Maria accettava un invito dal dottor Di
Giulio.
Oh, Arturo!
Ed era anche la prima volta che lo chiamava Arturo.
Fecero colazione al ristorante di un alberghetto sul mare.
Qualcuno ve li aveva indirizzati asserendo che era famoso da quelle parti
per la bontà della sua cucina, alla quale attendeva personalmente la
simpatica proprietaria. Un donnone che dimostrava con la sua mole di farle
onore lei stessa.
Ti piace il mare, Bianca Maria?
Immensamente. Io lo amo.
Quasi quanto amo te.
Uomo libero, tu amerai sempre il mare.
Il mare è il tuo specchio.
Tu contempli la tua anima nell'infinito svolgersi dell'onda e il tuo spirito è
un abisso non meno amaro.
Grande poeta, Podlero.
Questa è per qua, stronza di mia moglie.
Prego, signorina.
Grazie.
I signori pernottano tutta la notte o solo per due ore?
Cara, vuoi riposarti?
No.
Grazie, non pernottiamo.
Bevi il tuo caffè, si raffredda.
Bianca Maria, siamo adulti e vaccinati.
Io credo che noi due si possa parlare senza arrossire di un argomento che d
'altronde, al giorno d'oggi, non è più quel tabù di una volta.
Non sei d'accordo?
Sì, sono d'accordo.
Orbene, la morale corrente fa distinzione fra castità e
verginità. Ti prego, Arturo, dove vuoi arrivare?
Ecco, in tutta franchezza, anch'io giudico superata quella convenzione che
imponeva agli innamorati di attendere il fatale sì per congiungersi carnalmente.
Non è più necessario.
purché si amino di un amore puro e profondo.
E noi ci amiamo, vero?
Bianca Maria, non immaginavo di offenderti. Se ti è perso, perdonami.
Oh tesoro, amore mio, sono io che ti offenderei se mi concedessi a te, prima
di essere certa di aver stirpato dalle mie viscere la bestia immonda che se ne
è impossessata.
Bianca Maria!
Grazie.
C'è il capo.
grazie
Grazie
Sì
di quell'amore puro e profondo a cui Arturo a tavola aveva alluso, ma non
aveva ancora sconfitto la bestia immonda.
Vi sarebbe mai riuscita?
Sì, giurò a se stessa.
Aveva compreso come, proprio in quel momento, mentre lo spasimo la obbligava
a mordere la rete.
Poiché solo chi cade può risorgere, e l'avrebbe dovuto toccare il fondo.
Che fondo?
Il fondo, commendato.
Il fondo della bassezza, della degradazione, del vizio. Sì, ma...
Che ne so.
Aspetti la fine.
Mi è rimasto un capitolo. Bianca Maria tocca il fondo.
Si libera dalla bestia immonda e sposa Arturo. E da quel momento non fa più
schifezze. C'è anche la conclusione morale.
Che ne dice?
Che dico? Io dico che domani tu non hai finito, va bene? Ma la colpa è mia che
non ti dovevo dare l'assegno. Ma no, commendatore, che c'entra? Ci vuole
tempo. E mica i soffiaschi che si abbottano.
Io stasera manco ho mangiato. Eh, beato te, pensi solo a mangiare. Mangiare è
fottere, murà. E poi vieni pure a lamentarti che hai l'ulcera.
Vuoi pensare a lavorare, sì o no?
Murà, lavora.
Lavora, muratti.
Ehi, che facciamo?
Sì, io ti do una coscia a te, tu mi dai una coscia a me.
Viva la faccia del mio fratello che si è impiegata dai ferroviari.
Ah, a lui di Bianca Maria mi ne frega un cazzo, questo è positivo.
Mentre lo spasimo la obbligava a mordere la rete, poiché solo chi cade può
risorgere, ella avrebbe dovuto toccare il fondo.
Eh sì, sì, psicologicamente non fa una piega.
Che io vedi?
Qui c'è Freud, ragazzi!
Ma quale sarà sto fondo?
Boh!
Ma non è che sta stronza mi ha preso la mano?
Portata al ristorante, onde farla accettare una proposta di matrimonio,
subisce un coito anale da un pescatore.
Ma quel che è peggio, pare che nemmeno questo, per i suoi gusti, sia il fondo.
A Bianca Marie, ma che cazzo vai cercando?
Un caffè doppio ristretto. Tutta vita, eh, dottor?
Sì, con tu zia.
Sera. Prego.
Quattro pacchetti di Golo Was.
Mio de sorte per piacere.
Come sta il canarino?
Prego? Ah, io so che lei ha un canarino.
E io so che lei scrive sempre a macchina. Cosa fa il dattilografo?
No, lo scrittore.
Muratti.
Cosa fa, va a casa?
Sì, certo.
Permette che l'accompagno?
Grazie.
Dottore, il caffè doppio!
Allo scrittore, francamente, non ci avevo proprio pensato.
Forse perché è la prima cosa che...
O forse perché io non ho la faccia dello scrittore. Ma no, cosa dice?
Adesso che lo so, lo trovo perfetto.
Adesso che lo sa.
Lei è lo scrittore più simpatico che conosco.
Ne conosce tanti?
No, veramente il primo.
A proposito, perché Alvar mi ha riso in faccia?
Io? No.
Come no?
Mi ha vista e si è messo a ridere.
Così. Così non è una ragione.
Ma non c'è una ragione.
Sì che c'è e la voglio sapere. Mi ha messa in curiosità. Ah, se per questo
sapesse lei.
Io? Sì, sì, lei.
Lei esce tutte le sere alle nove e mezza.
Vero o no?
Sì, è vero. E che cosa fa? Cosa faccio?
Dove va?
Beh, se non sono indiscreto.
Come? Lei è uno scrittore e non riesce proprio a immaginare?
Tu sce...
lo fa leggere un suo libro? No, no, non sono cose per lei, sono, sono libracci.
Non faccia il modesto. No, no, no, no, non voglio dire che scrivo male, è il
genere che, ecco, è letteratura erotica. E ha paura di farmi arrossire?
Eh sì.
Allora lo voglio proprio leggere. E io glielo do.
Se sale un momento.
Non disturba?
No, no, io vivo solo.
Ma non avrà paura?
Paura di cosa?
Ah beh, se ne sentono tante di questi tempi. Non si preoccupi.
Giro armata.
È chiaro che non li scrivo per vocazione.
Prego, è che il genere è molto richiesto, e allora, sa, gli editori
insistono, e uno come fa a dire sempre di no?
E poi li pagheranno bene, penso.
Ah, beh, sì, il denaro è denaro. È un diavolo tentatore, uno più ne ha, più ne
vorrebbe.
Questo è il suo ultimo parto?
Sì, Cesareo.
No, no, no, questo no, questo non glielo faccio leggere, manca la fine, poi va
corretto, limato. Sa, è una forma di futuro che abbiamo noi scrittori. Far
leggere una cosa non ancora finita è come per un uomo mostrarsi in mutande.
Lo diceva Pirandello.
Pirandello? Sì, sì, Pirandello. Io non mi ricordo bene dove l'ho letto, ma lo
diceva.
Sono qui?
Sì, sì, ma glielo scelgo io. Non cerchi il più castigato?
No, no, no, no, no, il più interessante.
Linfomane sconosciuta. E la vacca.
Umida carezza. Per carità.
Stuprami.
Ma dove li trovo sti titoli?
Chi è questa bella bambina?
È mia figlia.
Vero che mi somiglia?
Allora lei è felicemente sposato, come si dice.
Felicemente divorziato.
E un po' meno felicemente solo.
Siamo in due.
Due solitudini che si incontrano nel cuore della notte.
Liala! No, Muratti!
Bianca Maria farebbe un brindisi. Chi è Bianca Maria? Ah, è la protagonista del
mio romanzo. Una che va a champagne.
Non mi piace lo champagne.
Oh, ma un vischetto glielo posso offrire? Un whisky sì, grazie.
No, no, no, no, no, no, no.
Per carità non mi segua. La cucina di uno scapolo, che per di più da sei
giorni ha la macchina da scrivere, non è uno spettacolo troppo divertente.
con ghiaccio vero? si grazie
Mi scusi, ho dovuto rompere il ghiaccio. Lo abbiamo già rotto il ghiaccio, no?
Sarebbe andata a finire così, in un modo o nell'altro.
Eh sì, in un modo o nell'altro.
Cin cin.
A questo punto potremmo anche darci del tuo.
A questo punto potresti anche baciarmi.
ah ah
ah
Credevo che le cose andassero così solo nei romanzi.
Non ci pensare.
Rilassati.
Grazie.
Pronto, chi è?
Sono Giorgio.
Ti aspettavo per cambiarti l'assegno.
Ah, sì, sì, vengo subito. Ma che ore sono?
Le nove passate.
Ti addormenti sempre così sul più bello, Laura.
Ho scritto. Ci rivedremo se vuoi, quando sarai meno stanco.
Ti ho fatto una bella figura di merda.
Però ho trovato il finale.
Di merda.
E vabbè.
Bianca Maria uscì da Residence dove abitava alla solita ora.
Ma quella notte nella borsetta nascondeva un rasoio affilato.
Aveva finalmente capito come toccare il fondo.
grazie
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