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-Caramelle d'Isigny, zuccherini di Nantes!
Pasticche d'altea dall'Egitto!
Avanti, signore e signori! Qui si vendono dolciumi e dolcezza.
-Dalla testa ai piedi, non si rompe nulla.
-La madre, quando era incinta,
si strinse il ventre così forte con delle fasce
che le gemelle sono venute fuori come saldate insieme.
-Avvicinatevi, avvicinatevi!
Non esitate!
Qui
niente magia né illusioni,
niente mostri né giganti,
solo emozioni e sensazioni!
-Vieni, andiamo a vedere la donna barbuta.
-Grazie.
-Signore e signori,
che cos'è una vita senza passione né brividi?
Una rinuncia, uno spreco!
Una vita senza estasi né febbre
è un'offesa al miracolo di essere vivi!
Allora venite, raggiungetemi!
Venite qui, salite su questo palco!
Sì, proprio voi, salite!
Qui siete voi al centro dello spettacolo!
Coraggio!
Avvicinatevi e provate
quell'esperienza unica cantata dai poeti
dalla notte dei tempi: il colpo di fulmine!
Proprio così, il colpo di fulmine!
Sul mio palco non è un'idea,
non è una metafora:
è una sensazione!
Su queste tavole
vi prometto il turbamento,
il fremito,
la vertigine e l'estasi!
Estasi per tutti!
Ricchi o poveri, aristocratici...
-Mira al piede quando lo alza.
-Proprio così, qui
il progresso è al servizio
dell'uguaglianza!
-Le sorelle siamesi:
i loro pensieri si intrecciano
e a volte una finisce il sogno dell'altra
e glielo racconta al mattino.
-Se la timidezza
o un aspetto poco avvenente vi hanno privato
delle delizie dell'amore,
ebbene, Venus Electrificata
vi offre l'incanto che l'amore procura
e il fremito che l'accompagna.
Per soli 30 centesimi,
il colpo di fulmine
ve lo regala Venus...
Electrificata.
Allora, nessuno?
Signore e signori,
un po' di coraggio!
Un po' di fegato!
Sì, signore. Bravo, giovanotto.
Chi non osa non ama.
Venite ad assaporare le delizie
del bacio elettrico.
Trenta centesimi.
Prego, si faccia avanti.
L'amore
è dolore
ed estasi.
Chi può dire
di averlo provato davvero?
Chi?
Provate
il delizioso brivido dell'amore.
Guardate come l'elettricità
ormai porta
nelle vostre vite ben più
del comfort
e della luce...
L'intensità!
-Complimenti!
-Bravo!
-Il prossimo!
Spese per lo spettacolo: 2 franchi e 75.
Cibo: 3.
Posteggio: 5.
Pubblicità: 8.
-Otto? -Sì,
ci sono i manifesti, gli strilloni.
Siamo appena arrivati nella capitale,
non te ne sei accorta? -No.
-Parrucca: 3 franchi al mese.
E tabacco: 50 centesimi.
Quindi fanno 38,50
meno 29,75...
8 franchi e 75.
Ecco qua.
-Vieni a mangiare? -No.
Non voglio ridargli le sue tre monete.
-Pensi di andare
in America con quelli? Vieni! -No.
-Non mollarmi tutta sola.
-Non stasera.
-Dai, offro io.
-No, non ne ho voglia!
-Vieni!
-No, ti ho detto! Sei sorda?
-Ora chiameremo il defunto!
-André.
-Con sentimento, signora. C'è un mondo da attraversare.
-André.
-Sento...
qualcosa,
come una presenza
alle sue spalle.
-Oh! André!
-Hélène. -André, è Lei.
-Sono io, cinghialetto mio.
-Oh, mio Dio, mio Dio.
Voleva...
Voleva dirmi qualcosa,
ma Lei è svenuta.
-Mi dispiace. È una pratica che sfinisce il corpo.
-Sembrava importante.
Non si ricorda?
-Durante la seduta la mente si spegne.
Divento un corpo vuoto in cui risuonano le sue parole.
La prossima volta, sicuramente.
-Beh, salute.
-Dai, vieni a bere qualcosa.
-Oh!
Signore...
-Io... vorrei entrare in contatto
con una persona cara,
"decentemente"...
recentemente scomparsa.
-Come?
-Come dice
il cartello là fuori. -Ah!
Ah, no,
è troppo tardi,
sto chiudendo. -No. La prego, si sieda.
-No, non c'è più nessuno, gli spiriti dormono.
Dovrebbe riposarsi.
-Prenda. -Non ho resto.
-Tutto.
-Tutto cosa? -Tutto...
Tutta la banconota.
-Dieci franchi? -Sì.
-Per mettermi in contatto? -Sì,
con la persona cara re... re...
-Recentemente scomparsa.
-Ecco! Esatto.
Esatto.
-Facciamo in fretta, allora.
Su, si sieda.
Sta comodo, signore?
Inspiri,
espiri.
Inspiri,
espiri.
Accidenti,
ascolti il suo respiro.
Inspiri,
espiri.
Inspiri.
Espiri.
Come si chiamava la persona cara?
-Irène.
-Ascolti il battito del suo cuore.
E pensi a Hélène.
-Irène.
-Sì.
Pensi al suo viso,
al suo sguardo.
Immagini i suoi occhi,
i suoi occhi vicini, vicinissimi.
La chiami, signore.
-No.
-La chiami.
-Irène.
-Con il cuore, signore, c'è un mondo
da attraversare. -Irène.
-Sento...
-Irène. -Sento una presenza
alle sue spalle.
Oh, sento...
Sento qualcuno,
sento qualcuno che risponde. -Cosa dici?
-Sento qualcuno
sussurrare un nome.
-Quale... quale nome?
-Non è chiaro.
-Quale?
-Antoine?
-Cosa?
-Ah, sì,
la sento avvicinarsi.
La sento. Ah!
-Ah.
-Ah!
Antoine. -Ah.
-Antoine.
Calmati,
sono qui.
-Dove? -Proprio accanto a te.
-Non è possibile.
-Lontano.
Ovunque. -Non è possibile.
-Calmati, sono qui.
Sono qui, amore...
amore mio.
-Oh! -Il tuo odore,
il tuo profumo... lo sento.
Ah, Irène.
Sei qui.
Irène.
-Sì?
-Tu...
Tu...
Tu...
Tu...
Tu...
soffri?
-Ehm...
No.
Va tutto bene. -Ah.
-È tutto...
azzurro,
dolce,
leggero.
-Oh.
Oh. -Ecco.
Io... io... ora devo andare.
-Aspetta!
Irène, aspetta.
Aspetta.
Resta, ti prego. Ti prego, resta.
Sei qui.
Non ho più niente.
Non ho più niente.
Oh, sei qui.
È un miracolo!
Mi manchi.
Mi manchi da morire.
Ti prego, Irène.
Di' il mio nome.
-Antoine?
-Ancora.
-Antoine.
-Ancora.
-Antoine.
-Oh.
Oh, sto tremando, sto tremando.
-Sì.
-È colpa mia?
È successo per colpa mia?
-Oh!
Oh.
-Cosa? -È finita.
-Come?
-Se n'è andata. -No!
-Sì, se n'è andata. E devo andare anch'io.
Su, signore, deve andare.
-Tornerò domani. -Va bene.
-Qui. -Ah, no!
-Cosa? -Non deve.
-Perché? -È stato...
troppo doloroso.
-Doloroso? -A volte i corpi non sono compatibili.
Guardi.
Ho le mani come bruciate.
-Accidenti. -Mmh.
-Voglio tornare.
-No. -La pagherò di più.
-Buonanotte.
A domani.
-Venti franchi.
-Venti franchi?
-Per le bruciature.
-Allora da Lei. -Da me?
-Mi dia il suo indirizzo.
-A casa mia? -Sì, sarà più favorevole.
-Certo, più favorevole.
Il mio biglietto.
-Il suo biglietto?
-Da visita.
-Benissimo. -Allora...
-Allora a domani.
Alle tre. -Alle tre. A casa mia.
-Adesso vada.
-Claudia.
-Cosa?
-Grazie, Claudia.
-Ah.
No, no.
Da quella parte.
-...ho alzato le spalle. Perché ho rifiutato?
Per dipingere, per uscire a Parigi?
Ancora oggi, amore mio, me ne faccio una colpa.
Penso spesso a cosa avremmo fatto
se fossi rimasto.
Avremmo bevuto champagne
e mangiato castagne, poi ti avrei disegnata.
Mi avrebbe commosso la tua presenza.
Il miracolo della tua sola presenza.
Perdona questo marito stupido,
questo vedovo patetico.
Che cosa stavo dicendo?
Ho bevuto un po' stamattina... Che cosa stavo dicendo?
Anzi, è giusto che tu lo sappia.
Sono diventato un ubriacone.
Mi senti?
Mi ascolti mentre mi lamento? Irène?
Irène, mi senti?
Sei lì?
-Sì, sono qui. -Mi senti?
-Certo, cinghialetto mio.
-Mi sono spaventato.
-Sono qui,
amore mio. Sei la mia luce
nelle tenebre.
-L'amore c'è ancora?
-C'è ancora, amore mio.
-Ti ho fatto soffrire tanto.
-L'amore
è sofferenza e balsamo.
È estasi e bruciore.
Lo sento come lo sentivo quaggiù.
-Allora mi ami?
-Ti amo, amore mio. -Sei in pace?
-Sì. -E...
mi hai perdonato?
-Mmh.
-Mi hai perdonato davvero? -Certo, amore mio.
-Dillo ancora. -Ti ho perdonato, Antoine.
-Ancora.
-Ti perdono.
-Chi è Lei, signora?
Approfitta della disgrazia
di un vedovo e della sua fragilità.
Come può farlo?
Gli è rimasto solo il suo dolore.
E Lei lo sfrutta? Ci guadagna sopra?
-Ma la smetta!
-"L'amore è bruciore ed estasi."
Quando penso a lei
e la sento sproloquiare queste sciocchezze,
dovrebbe vergognarsi.
Lo rende ridicolo e umilia anche lei.
-Cosa?
-Vederla mi fa bene. Accanto a lei mi sento meno brutto.
Ora sparisca.
Se ne vada prima che chiami gli sbirri.
E non torni mai più!
Mai più!
Antoine?
Oh, sta dipingendo.
Sta dipingendo.
Oh, grazie a Dio, grazie. Dipinge!
Finalmente.
Che idiota!
Ma che idiota!
Che idiota!
Per favore.
-Attento alle schegge, giovanotto!
-Cos'è l'amore? È sofferenza e balsamo.
Estasi
e bruciore!
Ma chi può dire
di averlo provato davvero? Chi?
Arrivata direttamente dall'America,
è qui per farvi vivere quell'esperienza unica,
cantata dai poeti dalla notte dei tempi...
Il colpo di fulmine!
Non dovrebbe tardare.
La vedo arrivare,
carica di un'onda vibrante e misteriosa.
-Yah!
-Yah! -Vi spalancherà un mondo infinito!
Avvicinatevi, signore e signori!
Il colpo di fulmine è vostro
per la modica somma
di 30 centesimi, grazie a Venus Electrificata!
-Yah!
-Ascoltami.
Mi ascolti? -Mmh.
-A Parigi hanno visto di tutto. Bisogna dargli qualcos'altro.
-E cosa vuoi che gli dia? -Amore!
Porca miseria! La fierezza.
La grazia.
Sembri quasi vergognarti.
Come vuoi che ti amino?
Gli trasmetti solo la tua vergogna.
Cosa c'è scritto lì? Ti ho insegnato a leggere!
-Sì, sì. -Venus Electrificata.
L'elettricità la vedo. Ma Venere dov'è?
Fatti vedere di più,
sii più ammaliante.
Quando uno se ne va, guardalo negli occhi
e fagli sentire che tra voi è successo qualcosa di forte.
Guardalo così.
Alza il mento,
poi inclina
la testa
e apri la mano così, come se si fosse portato via
qualcosa di te.
Ti fa male.
Eh, certo!
Fagli capire che ti manca, così torna!
-Sì. -Eh.
Allora fammi vedere!
-Cosa?
-Fammi lo sguardo innamorato!
-Adesso? -Sì!
Inclina un po' la testa.
E guarda lontano.
-Oh!
Io vado, sono stanca. -No, continua!
-Più tardi, mi fa male tutto.
-Sei arrivata tardi.
-Mi ero persa.
-Io ero lì come un cretino.
-Mi dispiace.
-Ti metto 5 franchi di multa!
-Scusi. Mi perdoni.
-Forza, vai!
-Scusi. -Attenta.
-Mi scusi.
-Oh!
-Signorina?
-Tenga.
Per le due sedute.
Se ne vada!
-La prego!
Sono venuto a scusarmi.
Mi dispiace davvero. Sono mortificato.
È stato l'affetto per il mio amico a farmi perdere la testa.
-Cosa?
-In fondo,
Lei voleva soltanto aiutarlo, non è così?
No?
-Sì, certo.
-Ed è stato lui a chiederglielo?
-Sì, esatto.
-Senta, mi vergogno. -Non è facile,
mi creda.
-Non ne dubito.
-Sfinisce il corpo.
-La imploro di perdonarmi.
-Beh...
Va bene.
-Grazie.
Grazie infinite.
-Posso tenere i soldi? -Certo.
Se li è guadagnati e se li merita tutti.
-Vuole farsi leggere il futuro?
-Non per il momento.
-Se è per quello che penso, è troppo.
Di là c'è tutto quello che serve.
-Oh!
Riprenda le sedute con il signor Balestro.
-Come?
-È un grande, un grandissimo pittore.
Audace, ispirato, moderno.
Non dipingeva più da anni, ma grazie a Lei
e alla sua... scienza,
ha ricominciato.
-La mia scienza?
-La sua arte.
-Non c'è né arte né scienza. Gli racconto
quello che vuole sentirsi dire. -Meraviglioso.
Vorrei
che continuasse. -E perché?
-Per renderlo felice.
-Signore... -Armand.
-Io prendo la scossa, ma il cervello non mi si è fuso.
-Senta, sono suo amico, ma anche il suo mercante.
-Mercante di cosa?
-D'arte. Vendo i suoi quadri.
-Ah.
-Ecco. Quando vede lei, dipinge. Quando dipinge, io vendo.
Se continuasse le sedute a questa tariffa,
farebbe comodo anche a me.
Avrà 40 franchi a settimana
per pagarla. Ci guadagniamo tutti.
-Non sono una veggente. Non ho né il dono né il vizio.
-La aiuterò.
Conosco la sua vita, i suoi segreti. Le suggerirò cosa raccontargli.
-La credevo suo amico.
In quel corpaccione non c'è posto per uno scrupolo?
-È abbastanza grande.
Ci stanno sia l'amico che il mercante.
-Purtroppo non posso più.
-Lascia Parigi?
-No.
La mia... la mia coscienza.
-Ah, sì.
La sua coscienza? -Mmh.
È come se le sue ingiurie, la sua brutalità l'avessero illuminata.
Mi ha salvato l'anima.
-Mmh.
Le propongo
100 franchi per ogni quadro finito
e 150 franchi per quelli di grande formato.
Pagabili alla vendita.
Sono contorto, ma onesto.
Posso farle un contratto, un impegno scritto.
Una specie di riconoscimento di debito.
Capisce? -Sì, benissimo.
-150 a quadro e 200 per quelli grandi.
-Buongiorno.
-Buongiorno.
-Prego.
-Non ha una bella cera. -Sono sobrio.
-Mi dispiace. -Grazie.
Ho deciso
di non consultarla più.
Questo sarà il nostro ultimo incontro.
Le pago la seduta.
-Grazie.
-Da giorni fingo di credere a questa magia.
Cerco un po' di pace
in mezzo a tanta follia.
Ma non rende onore né a mia moglie né al nostro amore.
Cercavo solo un po' di conforto.
Spero che non me ne voglia.
-Affatto, signore.
Se sono riuscita a darle un po' di conforto, mi rattrista meno
doverla lasciare.
-La accompagno.
-No, grazie. Conosco la strada.
Arrivederci. -Arrivederci.
-Ah!
Signorina.
Tutto bene, signorina?
Signorina. -Mmh.
-Venga.
Signorina, signorina.
Signorina.
Tutto bene?
Signorina. Signorina, sta bene?
-Lei non può più
sentirti.
-Claudia, non provo rabbia né rancore.
-Sono stato io a venire da lei. -Amore mio, sei qui.
-Mi ha incantato. Perciò le lascio
un compenso e torno
-alla triste realtà. -Capisco la tua diffidenza.
Vagavo nel limbo,
fuori dal mondo, fuori dal tempo.
Poi, all'improvviso, si è aperta una finestra
e ti ho visto.
-Dobbiamo andare. -Era come un sogno.
Tu dubiti, e anch'io.
Sto sognando di essere morta?
O sogno i vivi?
-Dobbiamo andare.
-Ma ho deciso di crederci, Nino mio.
Piuttosto che perderti di nuovo.
-Cosa? -E se è un sogno,
voglio che continui.
-Cosa hai detto? Come mi hai chiamato?
-Nino.
Nino mio.
Ti ricordi l'Italia?
Il lago di Como?
-Irène. -Quando ti insegnavo a nuotare?
-Irène.
Irène.
-Galleggiavi sulla schiena al sole.
Il tuo corpo
non pesava più nulla.
Come il mio adesso.
Ti lasciavi andare sull'acqua luminosa, aggrappato ai miei capelli.
-Ah, Irène, se sapessi... Quel lago...
Quante volte ci ho pensato.
-Mmh. -A volte vorrei tornarci.
-Sì.
-Sdraiarmi sull'acqua.
E lasciarmi andare a fondo.
-Cosa?
-Il mondo è pesante.
Mi schiaccia.
Mi seppellisce.
Vivo
nella solitudine, nel rimorso.
Se solo ne avessi la forza.
-La forza? Di fare cosa?
-Di sdraiarmi sull'acqua.
Di lasciarmi andare a fondo.
E ritrovarti.
-Ma no. No! -Sì...
Sì, ti sento, amore mio.
C'è più speranza nella morte che nella vita.
-No.
Te lo proibisco, mi senti? Ascoltami.
Antoine.
Quando ti ritrovo, è come un sogno meraviglioso.
Rivedo il mondo.
Lo percepisco intorno a te.
La luce, i rumori.
A volte persino i profumi.
Adesso sento il profumo del gelsomino
che mi inebria.
-Detestavi quell'odore.
-Sì, perché era gelsomino,
ma adesso... è il profumo di casa nostra.
Antoine. -Sì?
-Quando torno,
rivivo.
Vorresti privarmi di questa gioia? -No, no.
-Allora ti supplico, lascia aperta questa finestra.
Ridammi la vita.
E non perdere la tua. -Sì.
-Ti prego, vivi, amore mio. Vivi.
Vivi.
E dipingi.
-Cosa?
-Dipingi.
Dipingi il mondo per me.
Dipingi i villaggi, le città, i vicoli,
i caffè, i volti. -Sì.
-La frutta, la verdura.
Dipingi paesaggi... immensi.
Dipingi affreschi e quadri enormi.
Dipingi giorno e notte, amore mio.
Colora la mia notte.
-Oh.
-Signore?
Signore?
Oh!
Merda.
-Mmh.
-Signore? -Mmh.
È cosciente?
-Sì.
Ha avuto un malore e...
-Claudia.
È stato straordinario.
-Ah?
-Devo uscire.
-Sì, certo.
-Scusi, scusi.
A giovedì, stessa ora. -Sì.
-Scusi!
-Passo io davanti! -Hai capito o no?
-Ho una macchina grossa!
-Forza, forza!
-Armand, dov'è?
-Nel suo ufficio.
-Armand?
Armand? -Sì, sì,
sono qui.
Che succede?
-Non posso tenermelo per me.
-Che hai fatto?
-Non mi giudicherai? -No, mai.
-Armand.
Parlo con Irène.
Da qualche tempo
vedo una medium.
Una specie di spiritista
che ci permette di parlarci.
È una donna
magica, straordinaria.
Non parlo di bicchieri
che si muovono, ma di trance.
Gli occhi le diventano bianchi.
E all'improvviso...
Irène mi parla.
Mi parla.
Penserai che sono un idiota, un pazzo, un disperato.
L'ho pensato anch'io.
Ma è tutto così reale.
Ha detto parole, ricordato momenti che nessuno conosce.
Che nessuno conosce. Non sono pazzo.
È lei. Devi credermi. Devi.
Devi credermi. -Ti credo.
-Mi credi?
-Sì.
Ho cambiato
idea sull'argomento. -Davvero?
-Non sono ottuso.
Mi sono documentato, ne ho sentito parlare
anche a cena. Molta gente, grandi menti,
ci credono.
Scienziati,
politici, letterati. Persino Hugo e...
-Edison.
-Edison. -Ha bisogno di me, Armand.
Me l'ha detto.
L'ho fatta soffrire tanto.
Mi ha detto di dipingere.
-Dipingere?
Ma... dipingere cosa?
-Tutto.
Sempre.
-È meraviglioso.
-Mi ha detto:
"Colora la mia notte."
-È... è bellissimo.
È bello.
-8 aprile 1919.
Oggi ho raggiunto Sylvette a Parigi.
Mi ha trovato un posto da domestica dai Belgrand.
9 maggio 1919.
Il signor Belgrand preferisce che mi occupi di lui anziché della polvere.
Mi ha rovinato un occhio.
-Vieni.
-Io gli ho rovinato un magnifico vaso.
12 maggio 1919. Per 2 franchi a settimana,
Sylvette mi ospita di nascosto nella sua stanza.
Cammino molto.
17 maggio 1919. -Irène.
-Oggi, in rue Tronchet, ho incontrato Albert,
il figlio dei nostri vicini di Calais. -Vieni a sederti.
-Mi ha chiesto di posare per lui,
poi per i suoi splendidi compagni
e per i loro simpatici amici.
Dicono che sono magnifica e affascinante.
Tra questi artisti morti di fame,
significa semplicemente disponibile e gratis.
7 dicembre 1920.
Oggi,
alla Ruche, ho incontrato un certo Antoine Balestro,
decisamente bello dalla testa ai piedi.
Faceva un tempo da cani. Ero in cerca di legna da ardere.
-Forza. -Signorina Irène?
-Buongiorno.
-È proprio Lei?
-Sì, maestro.
-Ma guardi che posa!
-Buongiorno, signore.
-Signora.
-E poi, un po' più su la spalla.
Ecco,
così va bene.
Oh!
Oh, è magnifico!
Venga a vedere, signorina Irène.
-Maestro, è sublime.
-Mi stupisco da solo.
Guardi... come ho reso la coscia
con appena pochi tratti. -Ammirevole.
-Oh... -E poi il sedere...
L'accentuazione delle curve gli dà un'ironia tutta particolare.
L'ha sublimato.
Mi scusi, l'originale è rispettabile, ma...
-Grazie. -No, ma questo è...
è glorioso.
-Sì. Mi scusi, avevamo appuntamento?
-No.
Potrei prenderle in prestito qualche pezzo di legna per la stufa?
L'ho finita. La stanza è gelida.
-Eravamo d'accordo per la stanza, non per il riscaldamento.
-Gliela restituirò, naturalmente. -Va bene, prenda due legnetti
da quel mucchio.
-Grazie, maestro.
E... complimenti.
È davvero il più bel disegno che abbia visto qui
da molto tempo.
E sicuramente il più bel paio di natiche.
Sì?
Ero appena rientrata. -Sono Ermes.
-E il semidio bussò alla mia porta.
Già?
-Il tempo di cambiarmi.
-Non doveva.
-E dove avrei messo tutto questo?
-E come tutti i semidei,
in un attimo compì qualche mezzo miracolo.
Per prima cosa riscaldò la stanza.
È sicuro che non l'abbia vista? -Non vede niente.
Ha visto i suoi quadri?
-Poi mi fece venire voglia di essere allegra.
Ci diamo del tu?
-Faccio fatica a dare del lei a chi mi ha vista nudo.
-Sei tu? -Sì.
-L'hai fatto tu? -No.
L'ho rubato a un cafone che non voleva mai pagarmi.
Ti piace?
-Un po'.
-Tutto qui?
-Non so parlare d'arte.
Il naso, io lo avrei un po'... -Rifallo.
Correggilo.
Tieni.
E infine mi fece venire voglia di essere graziosa.
Mi fai più bella di quanto sono.
-Sarebbe molto difficile.
-Sei pittore? -Dipingo.
-Da molto?
-Da sempre,
ma a Parigi da otto anni.
-Non ti ho mai incontrato.
Hai mai esposto qualcosa da qualche parte?
-Il mio rispettabile sedere un po' dappertutto, sì.
-Niente? Da nessuna parte?
-Otto anni della mia vita in tre parole.
Posso restare un'ora o due?
-Perché?
-Aspetto che il vecchio se ne vada. Non sa che dormo nell'atelier.
-Con lui è tutto semplice e sincero.
Puoi restare quanto vuoi.
-Vorrei restare un anno.
-D'accordo.
-Cosa leggi? -La Bibbia.
-Tieni,
ti ho portato da mangiare. -Non ho fame.
-Cos'hai?
Perché rendi tutto così complicato?
Cos'è che non ti piace più qui?
Potremmo ridere, renderci la vita più sopportabile,
alleviare le nostre sofferenze.
-Non voglio ridere
né rendermi la vita più sopportabile,
capisci? -No.
-È per questo che sei ancora qui.
E non voglio alleviare il mio dolore. Ci tengo.
-Allora tienitelo e fatti un maglione.
-Ho tormentato Antoine perché mi mostrasse i suoi quadri.
L'ho supplicato, l'ho blandito.
L'ho fatto ubriacare.
E all'alba ho vinto io.
Erano nel seminterrato di una panetteria,
da un lontano cugino.
Antoine era a disagio.
Io morivo dalla curiosità.
Era come srotolare una mappa del tesoro.
Per un attimo,
confesso che pensai di scappare.
-Allora?
-Odiavo tutto.
Odiavo lui per avermi fatto sperare tanto.
-Ti piace?
-Avrei potuto picchiarlo.
Parecchio.
Quando disegna, Antoine è libero, preciso, ispirato.
Ma appena dipinge, ha paura di tutto.
Del vuoto, dei colori. Non osa nulla,
si perde nei dettagli e spalma colore come un intonacatore.
È un pollo.
-I topi apprezzano il mio lavoro più di te.
-Antoine, vedi tutto questo?
È brutto,
spento, faticoso.
Sa di fatica.
È brutto.
Ma questo...
Qui dipingi come disegni.
Ah, mio Dio...
Ho avuto così tanta paura.
Non rispondere. Presto.
-Non muoverti.
Basta, basta.
-Dai. -Non muoverti.
-Dipingi!
Mettici del rosso. È triste.
-Che ne sai? Non vedi niente.
-La tua tavolozza è lugubre. -Vi sento.
-Anche noi ti sentiamo.
Antoine. -Mmh.
-Mettici del rosso.
Fallo per farmi contenta. -No.
-È mezz'ora che sto qui a fare la muffa,
Antoine. -Shh.
-Devo andare. -Finisci.
-Riprendiamo dopo. -Ti prego.
-Finiamo domani.
-No! -Perché?
-Dev'essere importante. -Io me ne vado. Te la vedrai
con la vecchia. -Chiudi il becco.
Non sei stufo
delle tue vecchie? -Loro non si stufano di me.
-Stai perdendo tempo.
-Di notte non si può dipingere.
-Troveremo un modo. -Dobbiamo pur mangiare.
Tele, colori... Sai quanto costano?
Il tuo adorato rosso.
-Costa un occhio.
-Un occhio e anche l'altro.
-Mmh.
-Che diavolo fai? Quella odia aspettare.
-Le piace da morire.
-Mi sono giurata
che non sarei mai andata a letto con Antoine.
Ma stasera
la gelosia mi faceva male allo stomaco.
Avrei potuto trattenerlo con un solo gesto.
L'ho lasciato andare perché, caro diario,
non ne posso più di questa miseria che si mangia la mia gioia.
Sento che potrebbe tirarci fuori da qui.
Perché so che se mi ascolta, se lavora,
ci aspetta un'altra vita.
So anche che al primo bacio,
non mi ascolterà più.
Che alle prime carezze mi vedrà soltanto come un'amante.
Che passeremo la vita a mangiare, baciarci, accarezzarci,
abbracciarci.
E che, a pensarci bene, preferisco morire di gelosia
piuttosto che di fame.
-Non andiamo in salotto?
Starebbe più comoda.
-Claudia, ho ricominciato a dipingere.
-Ah.
-Non toccavo un pennello da quando è morta.
È stata lei a chiedermelo. -Ah!
-Mi ha detto:
"Colora la mia notte."
-Oh. È... è molto bello.
-Non è bello, Claudia, è sublime.
Voglio mostrarle un quadro, non sto più nella pelle.
Ho bisogno del suo occhio. -Del suo...?
-Del suo occhio!
Ha sempre saputo vedere
cosa non andava,
e trovare le parole giuste.
-Oh...
Non si aspetti troppo.
A volte
i defunti percepiscono male ciò che li circonda.
-Ah, no,
signorina,
lei percepisce...
tutto, proprio tutto, persino i profumi.
Se ci sdraiassimo sull'erba, sentirebbe il calore del sole
sulla sua pelle,
l'erba che le pizzica la schiena.
Venga.
Allora?
Non è finito, eh.
-Oh, è...
-Irène, dimmi. -Magnifico.
Audace,
ispirato,
moderno. -No!
Cazzo!
-Antoine!
Antoine!
Che fai?
-Sembri Armand
quando non sa più cosa dire! -Smettila!
Smettila!
Smettila. -Perdonami, Irène.
-Come vuoi che ti amino se ti vergogni?
S... Sii fiero,
cazzo!
-Di questo?
-Ti ricordi...
la panetteria di tuo cugino?
Il tuo quadro
mangiato dai topi, il rettangolo
di lato.
-Sì. -Il tuo quadro è qui
come allora.
-Dov'è?
Dov'è? Dov'è il rettangolo?
Dove? È... è...
Dov'è,
il rettangolo?
-Davanti a te?
-Lì, lì, lì, lì.
Lì? -Guarda meglio.
-Lì.
Lì.
È lì?
-Sì, è lì.
-È lì.
Ti piace?
-Sì,
mi fa battere il cuore.
Mi rallegra.
-E qui...
Qui,
per farti piacere.
-Rosso inglese?
-E un blu.
No, no, un verde...
-Sì.
-Smeraldo.
-Più in alto.
-Sì, hai ragione.
Sopra la spalla...
e sul bordo della stoffa.
Meraviglioso.
-È magnifico.
-Oh, Irène.
Irène, amore mio.
Irène.
Irène.
Irène.
Irène.
Irène.
Irène.
Irène.
Irène. Irène!
Oh, merda.
-Che... che cosa...
Che cosa è successo?
-Non lo...
Non lo so.
Lei... si è sollevata all'improvviso.
In aria.
-In aria? -Sì, sì.
-E... di quanto?
-Venti...
-Oh!
-Trenta centimetri. Poi è ricaduta
di colpo.
-Incredibile,
non mi era mai successo.
-Si fanno progressi ogni giorno.
Io ci ho messo del giallo.
L'abbiamo fatto insieme.
-Quello che amo
è il modo in cui un quadro mi fa crescere.
Amo i pittori che si sforzano di non sforzarsi.
Troppa bellezza mi schiaccia.
Amo gli artisti che la nascondono,
che la trattengono.
Amo le opere in cui una parte
della loro bellezza appartiene a me.
Perché ho fatto io la strada
fino a loro.
Amo le opere che fanno di ognuno di noi...
un artista.
-Cavoli di Vaugirard! Fragole di Meudon!
Carciofi di Versailles!
-Ah, Reverdi. È un eterno deluso.
Un malinconico, ma non un pessimista.
C'è sempre una luce, un colore, un'attesa.
Un riflesso cangiante.
Non parlo francese.
È bello.
-Sì, assolutamente.
-Arrivederci, signore.
-Goodbye.
Massard.
È un artista savoiardo.
I suoi tratti sono spezzati, violenti.
Eppure, la sua pittura è commovente.
-Sì. -È un ritratto di sua madre.
È struggente.
-È bella, quella mano sul bordo della tela.
Viene voglia di prenderla.
-Sì, è vero. Assolutamente.
Esatto.
Questo
l'ha dipinto un giovane italiano. Con l'indice
sembra indicare qualcosa.
Ma allora...
cosa?
Adoro questo viso.
La sua vitalità,
la sua curiosità
e la sua bellezza.
Quando le cose vanno male, la guardo.
Mi consola.
Mi risveglia.
Immagino... -Cosa immagina?
-Cosa attira il suo sguardo.
Immagino la sua vita.
-Spero di non deluderla.
-Vuole comprarlo?
-La priverei del suo conforto.
-Per un buon prezzo, cercherò conforto altrove.
-Sarebbe triste, no?
-Per 350 franchi può portarselo via.
-Poso spesso, signore, ma di soldi ne dispongo raramente.
Sono al verde.
-Ah.
-Ho passato tre pomeriggi da lui.
Doveva darmi tre franchi che sto ancora aspettando.
-Non spetta a me pagarla. -Non sono qui per questo.
-E allora per cosa?
-Conosco un pittore che potrebbe piacerle.
-Signorina.
-Conosco tutti gli artisti che espongono qui.
Madeleine,
François, Martin.
Ho posato gratis per loro, solo per guardarli lavorare.
Adoro tutto quello che c'è qui.
-Sì, certo, però... Lei è povera.
-Lui ha lo stesso ardore, la stessa inventiva di tutti loro.
Ma ha qualcosa in più.
È facile da amare.
-Non c'è più posto su queste pareti. -Lo vedo.
-Dovrei staccare uno dei suoi amici.
-Sì.
Cosa?
-Certamente.
-Mi lasci mostrarle un quadro.
Uno solo.
-Va bene.
-Si sta aprendo poco a poco al colore.
E i prossimi saranno splendenti.
-Forse è un po' presto.
-Deve puntare su di lui.
-Non lo so.
-È uno fedele.
Gli voglia bene ora che lui non sa volersene.
Le sarà riconoscente per tutta la vita.
-L'hanno visto altri? -No.
-Mi dispiace.
-A me no.
Se non lo vuole, andrò da Bosco.
Grazie.
-Aspetti! Aspetti!
Aspetti!
No, volevo dire... io...
Le prendo cinque quadri.
-La bottiglia di rosso.
-Ah!
-Cosa mangiamo?
-Allora portaci... degli asparagi...
-Che vuoi?
-Dovevamo provare lo sguardo.
-Quale sguardo?
-Lo sguardo innamorato.
-Cosa?
-Come ti ho fatto vedere.
-Non è il momento, Titus.
-E quando sarebbe? Arrivi tardi e passi la vita a Parigi.
Intanto sul palco non dai niente. Perdiamo pubblico.
-C'è gente. -Potrebbe essercene
il doppio.
Dai, forza, fallo.
Dai.
Ecco, guardami
e respira un po' più forte.
Sì, inclina la testa.
Brava, così.
Come se ti mancasse l'aria.
Sì, inclina la testa. Sei innamorata, inclinala.
-Perché devo inclinare la testa? -Perché...
quando si è innamorati, non si capisce più niente.
Si ragiona così, capisci?
Eh?
Dove vai sempre a Parigi? Vedi qualcuno?
-Vado in giro. È la capitale.
-Perché indietreggi?
Hai paura di me? Non ti ho mai picchiata.
-No, è vero.
Mi hai sfruttata, insultata, fulminata,
ma non mi hai mai picchiata.
Bravo, Titus.
-Lo so che vedi qualcuno. Ti ho seguita.
-E allora?
-Allora...
Vorrei che mi baciassi.
Solo per vedere. Ti do 5 franchi.
-E io vorrei che tu morissi.
Solo per vedere. Ti do 10 franchi.
-Dove li hai presi?
-Sono miei. -Io non ti ho mai dato banconote.
-Ma va?
-Quei soldi me li devi.
-Toccami
e vado alla polizia. -E io gli dirò
che batti il marciapiede.
Dai, solo un bacio. -Sparisci!
-Ti tolgo 50 franchi dal debito. 100!
-Ma smettila! -Fuori di qui!
-Titus!
-Fuori di qui, porco!
Forza!
-Lasciami!
-Fuori!
-Tieni pure il trucco.
Ho di meglio che pane e lardo.
-Vi faccio accomodare.
-Buonasera.
-Buonasera. -Buonasera. Prego.
-Prego. -Grazie.
-Suzanne, sei sicura? -Ma sì.
Ci sono cose che non so neanche cosa siano.
Timbale di animelle di vitello.
-Cosa mangiamo? -Portaci
asparagi, ostriche
e filetto di manzo. -Per me un'insalata di rucola.
-E delle sogliole. -E da bere?
-Allora...
-Una caraffa di vino della Loira. -No, Borgogna.
-Antoine, siete
miei ospiti, d'accordo?
Festeggiamo il tuo glorioso futuro.
Del Borgogna, di quello buono.
-Allora, aspetta.
Armand è quello che paga per i quadri?
-Mi pagherà quando saranno venduti.
-Valgono tanto, questi quadri?
-Se vado in fondo a questa storia, potrò saldare il debito con Titus.
-E poi cosa farai?
-Non lo so.
Qualcos'altro.
Signorina. -Ah, questo è buonissimo.
-L'ha scelto lui.
-Senta, Antoine,
dovrà fidarsi di me.
Ascoltarci, collaborare.
Posso contare su di Lei?
-Può contare su di noi. Senza di lei,
dipingo solo
sciocchezze.
-Antoine non ha fiducia in se stesso né nel futuro.
Se avesse potuto, si sarebbe portato via i piatti,
le posate e i tovaglioli.
-E il pittore? È bello?
-Ah, sì.
Bello come una moneta d'oro.
-Non riesco a credere
che mi paghiate per dipingere. -Nemmeno io.
-Irène! -Oh!
Ero felice,
leggera.
Avevo portato Antoine da Armand e mi sentivo sollevata.
Antoine sembrava più tranquillo,
come se i consigli di un uomo fossero più facili da accettare.
Li guardavo parlare, bere, conquistarsi a vicenda,
e all'improvviso, senza capire perché,
mi sono sentita invadere dalla tristezza.
In pochi istanti,
tutto il mio corpo
era divorato da quella cancrena.
-Perché frigna?
-Per il contratto firmato.
-Ma no. -Sì! Ha fatto
tutto questo insieme a lui. Ha paura
di restare sola.
Pensa che Armand la scaricherà. -No,
ha appena capito di essersi innamorata di lui.
-Mmh. -E sa cosa l'aspetta.
-Sono sciocchezze.
Quando mio padre si mise d'accordo con Titus, li osservavo.
Ho capito subito che stavano facendo affari sulla mia pelle.
-È stato tuo padre a mollarti a Titus?
-Sì, avevo 15 anni.
Mi portarono alla fiera, poi se ne andarono senza di me.
Oh, non fare quella faccia.
Mio padre era un ubriacone.
Mmh.
E mia madre mi odiava, quindi alla fine
hanno fatto tutti un buon affare.
Lei invece l'hanno fregata.
Come noi.
E lo sa.
-E allora?
Allora?
-E allora non c'è più niente. Siamo arrivati alla fine.
-Sono viole del pensiero
piantate da Irène.
Ci tengo molto.
-Antoine.
-Sì?
-Sono mortificata.
Non sono sicura di riuscire a entrare in contatto
con la persona cara, oggi. -Ah.
-Devo ammettere che ho bevuto un po'.
-Davvero? -Mmh.
Mi scusi.
-Non si preoccupi.
-Oh, merda!
Oh!
Merda, merda, merda!
Si sono baciati.
-Non mi hai aspettata, stronza!
-Non ho letto niente. Solo un pezzetto.
-Ho portato Antoine nel mio luogo segreto.
Al lago della vecchia Colombe.
Si stava bene.
La nostra ebbrezza era intatta.
Sapevo dove stavamo andando.
E avevo già nostalgia di quell'istante,
mentre ancora lo stavo vivendo.
Alla fine di una bella amicizia?
Baciare Antoine e non restare delusa da quel bacio.
-"Baciare Antoine
"senza restare delusa da nessun suo gesto.
"Non avevo mai provato niente di così emozionante.
"Di così conturbante.
"Adoro l'odore dei suoi capelli. L'odore della sua pelle.
"Sa di cioccolato.
"Mi piace baciargli il collo. Baciargli
"il petto.
"Baciargli la pancia.
"Poi
"il suo ombelico perfetto.
"E il suo..."
Si è fatto tardi, no? -Io sono stanca.
-Riprendiamo domani. -Sì.
-Adoro l'odore dei suoi capelli.
L'odore della sua pelle.
Sa di cioccolato.
Non avevo mai provato niente di così emozionante,
di così conturbante.
Mi piace baciargli il collo. Baciargli il petto.
L'odore della sua pelle.
Sa di cioccolato.
Baciargli il petto.
L'odore della sua pelle. Baciargli il collo,
il petto,
la pancia.
La sua pelle sa di cioccolato.
Poi il suo ombelico perfetto. Sa di cioccolato.
Cioccolato. -Signorina.
Signorina?
-Mmh? Mmh!
Sì?
-Abbiamo bucato.
Può proseguire a piedi? -Sì.
-Buongiorno. -Buongiorno.
Berrei volentieri un'aranciata fresca.
Grazie.
E Lei?
-No, grazie.
Andiamo?
-Sì.
-Andiamo.
-Mmh.
-Ancora niente?
-Eh... no.
-Altre candele?
-No,
è lei che è lontana.
-L'abbiamo trascurata.
Se n'è andata! -Shh!
Ah!
-Che succede? -La sento,
come se parlasse attraverso una finestrella.
-Cosa dice? -Mi sembra che voglia...
-Dica, dica.
-Dormire, u...
uscire. -Uscire?
-Sì, sì, uscire.
Sentire il sole sulla pelle. Mi parla di un frassino?
O di una... Ah, una quercia?
Ah, un vecchio albero cavo
vicino a un lago.
-Oh...
Antoine.
-Sì?
-Fammi bere.
-Cosa?
-Voglio sentire il calore dell'alcol, l'ebbrezza che arriva,
sentire la testa girare.
Fammi bere.
-Io... non ho portato niente.
-Ricordati,
l'albero magico.
-Oh.
-Mmh.
Resta lì.
Resta lì, vicino a lei.
Lascia che ti guardi.
Da bere.
Mmh.
Mmh.
Antoine, ti prego...
-Sì.
-Baciami.
-Cosa?
-Dammi un bacio.
-No.
No.
-Sì, sì. -No, no.
Irène, questo... questo...
non sei tu.
-Non avere paura, sono qui, vicinissima.
-Questa non è la tua bocca. -No.
Ma... sotto queste deliziose labbra rosse,
ci sono le mie.
-Ah.
Allora...
-Accarezzami la spalla, amore mio.
-Non è la tua.
-Non avere paura.
Sotto questa spalla perfetta,
c'è la mia.
-Oh.
-Sotto questo seno delicato,
c'è il mio.
-Davvero?
-Assolutamente.
Oh, sì.
Sotto questo corpo meraviglioso, c'è il mio.
-Mmh.
Prendilo, è tuo, Antoine.
-Senti le mie labbra sul tuo collo?
-Quasi. -I miei baci.
-Continua.
Mi raggiungono, arrivano fino a me, amore mio.
-Irène.
-Accarezza l'altro seno.
Non preoccuparti, sotto questo seno...
-Lo so, lo so.
-È delizioso.
-Ti amo.
Claudia. -Anch'io La amo.
Sono tua, amore mio.
Vieni. -No, no.
-Vieni. -No, no.
Non posso. -Continua. Sotto la sua pelle,
c'è la mia. -Non con lei.
-Cosa?
-Non con lei.
Claudia.
Claudia.
Claudia.
Claudia.
-Mmh.
Mmh.
È andato tutto bene?
-Sì, sì.
Sì, sì.
-Durante... è stato...
È stato bellissimo.
Era lì, stretto a me, mi baciava.
Io baciavo lui.
Anche lei lo baciava, ma i baci lui li restituiva
a me.
Eravamo in due, ma eravamo in tre.
Capisci? -Sì, capisco.
-E poi, all'improvviso...
Eravamo in due, ma... io ero sola.
Lo vedevo bene
che voleva scappare.
Non capivo. -Gli hai fatto paura,
perché sei viva. E lui preferisce amare una morta.
È più facile. -Mi sentivo brutta, stupida.
Ero a disagio. Avrei voluto sprofondare.
-A lui sarebbe piaciuto. -Mi vergogno.
Mi vergogno, Camille. Lei mi salva, mi eleva.
E io la uso per andare a letto con suo marito.
-Non abbiamo niente, Suzanne, niente.
È difficile non prendersi qualcosa.
-Per la prima volta, l'ho odiata.
-Se lo merita. -No, lei.
Ho odiato lei.
Più parlo, più lei appare.
Più lei appare, meno lui mi vede.
Tutti i bei giri di parole,
tutte le belle frasi che invento per lei,
mi cancellano un po' di più. Lei è troppo forte,
mi annienta.
-Che c'è? Sei malata?
-No. -Non incassiamo niente da due settimane.
-Gli inviti sono già partiti.
I grandi formati,
li hai finiti? -Mi dispiace.
-Ne ho uno solo. -Shh.
-Mi servono quadri costosi per far sembrare economici gli altri.
-Non stare lì.
-Cosa? -Nasconditi.
-Cosa? -Parla piano.
-Cosa?
-È lei.
È Claudia. La medium di cui ti ho parlato.
Quella che vedo regolarmente.
È lei, è qui.
-Non le apri?
-C'è un problema.
Credo di provare... come dire?
Oh, mio Dio.
Dei sentimenti per lei.
-Per la medium?
-Sì. Mi sono accorto che, giorno dopo giorno,
aspettavo un po' meno Irène e un po' più Claudia. Capisci?
-Sì, sì.
-Ho bisogno di Claudia per parlare con Irène.
Ma non posso fare a meno
di guardare Claudia
e desiderarla.
E l'ho baciata.
-La medium?
-Sì, a sua insaputa.
-Com'è possibile?
-Mi vergogno da morire.
È successo durante una seduta.
Lei non si è accorta di nulla.
Durante la trance, la mente si spegne.
-Mi rassicuri.
-È stato delizioso, Armand. Terribilmente delizioso.
-È meraviglioso.
Perché non le apri, se ti piace tanto?
-Non posso farla soffrire di nuovo. -Chi?
-Irène. -Oh, Antoine!
-È morta per colpa mia.
-Non puoi saperlo. Smettila.
-Tu non c'eri, Armand.
Dopo che ci siamo trasferiti, le cose hanno cominciato ad andare male.
Come se quella casa ci avesse separati.
Come se fosse troppo grande per noi.
Aveva finito di plasmarmi. Io vivevo chiuso nell'atelier.
Lei passava da una mostra all'altra
con te.
E io vedevo spesso Madeleine.
La guardavo
allontanarsi sotto la pioggia, distrutta.
Quella sera non tornò.
E il giorno dopo
era morta.
-Questo... non prova niente.
Ti ha sorpreso, se n'è andata. Poi c'è stato un incidente.
-Così?
Per caso? -Sei proprio presuntuoso, amico mio.
Si sarebbe uccisa perché avevi smesso di amarla?
La credi così tragica?
Vuoi privarla della sua morte accidentale
per darle un senso,
ma è stato solo un automobilista...
ubriaco fradicio
a investirla.
Lasciala in pace.
I morti sono umili. Non chiedono niente.
Dimentica un po'. -Non so come fai.
-Faccio finta.
Come faccio finta di avere due gambe.
Tu hai perso una sola persona.
Hai il lusso di pensarci tutto il tempo.
Io non posso.
Ho troppi morti per lasciarmi perseguitare.
-Ti sbagli, Armand.
I morti chiedono.
Lei ha bisogno di me. Me l'ha detto.
Me l'ha detto.
È sola, è...
perduta.
Da qualche parte.
Nel nulla, nel limbo.
Non posso farlo di nuovo, abbandonarla.
Tradire ancora la sua fiducia.
-Oh!
Oh!
-Ha baciato Armand.
Ha baciato Armand!
-Non me ne frega niente.
Mi hanno rotto con le loro storie e le loro vite.
Hanno tutto e non ne fanno niente.
Chi? Chi ha baciato?
-Armand. -Ma che stai dicendo?
-"Uscendo dall'acqua,
"ho guardato Armand,
"ripensando al nostro incontro e al quadro che amava tanto
"nella galleria.
"L'ho baciato
"senza pensarci, perché era una bella giornata
"ed ero felice. Mi sono sdraiata.
"Ho creduto che il cuore mi scoppiasse."
-Ma che stronzate sono?
Come sarebbe, le scoppiava il cuore?
Era al lago con Antoine in piena estasi,
e lì si sbaciucchia Armand?
-Si sta innamorando.
-Quindi si bacia la gente perché c'è bel tempo?
-Non lo so.
-Sono andati
a letto insieme? -No, pranzano tutti e tre.
Antoine farà un ritratto ad Armand.
-Prima non è successo niente? -Sì.
-Dimmi. -Vedrai, è una noia.
Aspetta.
Felicità, felicità. Ah, ecco!
L'estasi al lago.
Poi ancora tanta estasi.
Estasi.
E ancora. -Mmh.
-Ha cominciato a vendere qualche quadro.
Parecchi quadri.
Ha cominciato a guadagnare.
Sempre più soldi.
Sempre di più. È diventato famoso.
Quindi sempre più quadri.
E sempre meno estasi.
È diventato ricco.
E si sono trasferiti nella loro bella casa.
-E Armand? -Adesso arriva.
E qui
ha cominciato ad annoiarsi a morte.
Tanto più che ormai
era Armand a occuparsi di tutto.
E una mattina...
-Come sta il pirata?
-Ha fame! Vieni con me?
-Sì!
-All'inizio si vedevano ogni tanto,
poi sempre più spesso.
Lei lo accompagnava per gallerie e atelier,
a incontrare artisti. Gli dava consigli.
E lui la ascoltava.
Si accorse che adorava la sua compagnia.
Poi si accorse che adorava lui e basta.
-Da' qua, da' qua.
-Armand, mi dispiace.
-Perché? È stato delizioso?
-Per stamattina, al lago,
mi dispiace.
-Armand!
Sei qui!
È da una vita che non ti vedo!
Hai un'aria molto seria.
-Me ne vado. -No, non muoverti.
Aspetta. -Perché?
-Non muoverti.
-Ah...
Va bene.
-Qui è più fine, sul naso. -Ah, sì.
-Sì.
E lo sguardo è più luminoso.
Vedi? -Mmh.
-No, no, no.
Guarda.
Il sopracciglio è più scuro.
-Ah, sì.
-Ecco.
E qui, più squadrato.
-Qui? -No, la mascella, più netta.
Ecco, morbido, non molle.
-Spero di sì.
-Guarda,
Antoine.
Vedi, qui,
qui, il dorso del naso,
è più sinuoso.
-Sono contento che mi correggi. Era da tanto.
-È un dettaglio, ma...
Ah, no. Qui non va niente.
Non c'è più ironia, non c'è più misura.
Lo... lo vedi?
-Scusami, non so disegnare il ritegno.
-Aspetta, quella piega all'angolo della bocca è brutta.
-Sì, ce l'ha.
-No, non ce l'ha. -Sì.
-No. -Ce l'ha!
-No. -Ce l'ha!
-No. -Ce l'ha!
-È così
che vuoi ritrarlo? Seduto a tavola come un ingordo?
-Sono porri... -Ma non si improvvisa così.
-È spontaneo,
come mi hai insegnato tu.
-Armand, alzati.
-Sì. -Alzati e togliti
quel tovagliolo.
-Resta seduto
e tranquillo!
-Armand, alzati.
E guardalo
come se vegliassi su di lui.
-Resta seduto.
-Così lo rende tozzo!
-È vero. -Alzati!
-Seduto! -Qui c'è troppo disprezzo.
-Che... che cos'hai? Che ti prende?
-Io sono qui. -Qui dentro non c'è niente, solo tu
che vuoi mostrare quanto sei bravo. -Hai rotto!
-Io me ne vado.
Ho un appuntamento.
-Guardando Armand andarsene, ho provato una strana tenerezza.
Armand!
-Adesso non ho tempo.
-Un'inquietudine quasi piacevole.
-Non è possibile.
Armand. -Armand.
-Armand.
-Oh!
-Armand!
-Armand.
Suzanne, so cos'è successo con Antoine.
L'ha baciata.
-Cosa?
-Sono mortificato.
Non era questo
che avevamo concordato. -No.
-Se ho capito bene, prima ha baciato Irène,
sostenendo che sotto le sue labbra c'erano quelle di Irène.
-Le ha detto questo?
-Poi si è reso conto che stava baciando Lei,
e ha provato un misto di stupore e...
desiderio.
-Ah, sì?
-E subito dopo, vergogna.
-Davvero?
-Devo avvertirla che Antoine ha cominciato a provare qualcosa per lei.
-Cosa?
-Sì. Mi dispiace, Suzanne.
Non l'avrei mai immaginato.
-È sicuro? -Mi creda.
Non l'avevo mai visto così vivo,
così innamorato, così pieno di desiderio. -Oh, mio Dio, è terribile.
-Certamente, ma...
è stato meraviglioso vederlo così vivo.
Suzanne.
-Sì?
-Per fare i miei interessi, le ho chiesto
di manipolare il mio amico.
Ora, solo per il suo bene, le chiedo di fingere di amarlo.
-Armand, non dirà sul serio? -La supplico.
Mi ascolti.
Sono molto preoccupato.
Temo il peggio. È divorato
dal rimorso, perseguitato da un fantasma che abbiamo creato noi.
Dobbiamo tirarlo fuori da questa ossessione morbosa.
-Ma Armand, non vuole aprirmi la porta.
-Ci penso io.
Domani sia da lui a mezzogiorno in punto.
Riportiamolo verso la vita, verso la gioia.
E quella strada, Suzanne...
-Buongiorno, signora. -Buongiorno, signore.
non può essere che Lei.
Se potesse dargli solo un po' di speranza,
uno sguardo,
una mano che indugi un po' nella sua.
-Mi scusi.
Signore, mi sta chiedendo molto.
-Deve avercela con me,
sono sparito.
-Anch'io ce l'ho con Lei.
Ero preoccupata nel vedere la sua porta chiusa.
-Mi perdoni, Claudia.
Sono stato male.
Ora sta meglio?
Non proprio.
Ma adesso ci sarò per lei.
-La supplico.
Lo riporti nel mondo.
-Antoine.
-Claudia.
-Amore mio.
-Irène.
-Temevo di non ritrovarti mai più.
Ho avuto tanta paura. -Adesso sono qui.
-Avevo paura di non riuscire a dirti addio.
-Addio?
-È ora che io riparta.
-Cosa?
No...
Non ti lascerò mai.
Ti ho già fatto soffrire abbastanza.
-Anch'io ti ho fatto soffrire.
Molto più di quanto immagini.
-Voglio venire con te.
-Ho buttato giù qualche battuta su cui può appoggiarsi.
-Amore mio.
Sono tornata solo per darti pace.
Per riportarti alla vita.
Al lavoro.
Alla gioia.
-Irène.
Se hai sentito che amo un'altra,
perdonami. Non la vedrò più.
-No.
No!
Antoine.
È quest'amore che nasce che mi permette di lasciarti in pace.
-Irène.
-Antoine.
Sono tornata perché eri inconsolabile.
La tua infelicità mi tratteneva.
La tua felicità mi libera.
Ora devo andare.
E me ne vado felice.
-Io...
Non riuscirò a dimenticarti.
-Non te lo chiedo.
Un nuovo amore non ne cancella un altro.
Addio, Antoine.
Addio.
-Addio. Addio.
Addio.
Oh, Irène.
-L'ha riportato al lavoro e il mercante la ringrazia.
Ora lo riporti alla vita.
È l'amico che la supplica.
-Antoine, io...
-La prego,
gli lasci coltivare la tenue speranza di una storia con lei.
-Claudia.
-Mi ascolti. Le chiedo di accendere una fiamma dentro di lui.
Non di andarci
a letto. -Ci mancherebbe altro.
Oh, merda.
-Signore e signori,
arrivano i rinfreschi!
-Jacques. -Ormai non ci speravo più!
-Complimenti, signor Balestro.
-Sei bellissimo!
-Complimenti.
-Che meraviglia.
-Grazie.
-Io la conosco, sa?
-La modella?
-Ho perso il conto dei suoi baci infuocati.
-Come, scusi?
-È Venere.
-No.
-Sì.
-No. -È proprio lei.
Venere Elettrificata.
La Fata Elettricità della fiera di Saint-Ouen.
-No, deve sbagliarsi. È Claudia, la giovane veggente.
-Signore, ancora ieri la stringevo tra le braccia.
L'ho supplicata di sposarmi
davanti alla folla che rideva, mentre lei baciava un vecchio.
-L'amore è dolore ed estasi.
L'amore è una bruciatura, l'amore è un balsamo...
Ma chi può dire di non averlo mai provato?
Chi? Lasciatevi attraversare
dal delizioso brivido dell'amore!
Venite a provare
l'onda deliziosa e bruciante che attraversa
i veri innamorati.
Signore...
Eh sì, non se ne esce mai indenni.
Ceda il turno, per favore.
-Generali, preti, politicanti!
Per il vostro piacere li infilzo,
li brucio!
-Allora? -Ah ah!
È andato via tutto in due ore. È stato straordinario.
-Meglio così. -Alla fine ho raddoppiato
i prezzi.
-Presto sarà ricco.
-Non la dimenticherò, Suzanne. Per Lei ci saranno 7500 franchi.
Ho aumentato la sua parte.
Le ho chiesto molto.
-Eh, sì.
Ma quando?
-Beh, il tempo di incassare gli ordini.
Tra una settimana o dieci giorni.
Ha fretta?
-Voglio essere libera.
Non soffrire più.
-Oh! Che ci fai qui, tu?
-Non lo vedevo
così felice da una vita.
Quello che ha fatto è meraviglioso.
-Non ero sola.
-Sì.
Sa,
a volte
invidiavo la sua credulità,
la certezza di parlarle,
di poterla consolare.
Dev'essere stata una sensazione meravigliosa.
Anch'io l'amavo molto.
-Sono certa che era ricambiato.
-Forse sì.
-Ne sono certa.
Pirata.
-18 centimetri d'acciaio affilati come sciabole.
Yah!
Yah! Yah!
-Antoine?
Antoine?
-Suzanne,
visto che questo è il tuo nome.
La menzogna era deliziosa,
ma ha reso la verità insopportabile.
La mia credulità,
il mio amore per Irène, poi il tuo fascino velenoso
e la tua falsa innocenza mi hanno accecato.
Il tuo spaventoso cinismo e la tua profonda bruttezza
mi hanno riportato alla terribile realtà.
Oh... Oh...
Preferisco raggiungere un mondo senza menzogne.
Che coglione...
Addio.
Antoine.
-Che stai facendo?
-Come hai potuto farmi una cosa simile?
Tirami giù.
Tirami giù!
-Sì.
Adesso basta!
L'ho fatto per te, lo sai.
-L'hai fatto per te.
Volevi che dipingessi. -È vero.
Volevo anche che tu vivessi.
Avevo solo te.
Avevo perso Irène.
-Che stai dicendo?
-Il giorno in cui ti sorprese con Madeleine,
tu la vedesti fuggire distrutta.
Ma in realtà
se ne andava...
sollevata.
Mi sono data un pizzicotto, Antoine.
Credevo davvero di sognare.
La amavo così tanto.
Ha dormito da me.
Il giorno dopo
siamo andati a vedere un locale che aveva trovato.
Un'ex cappelleria.
Aveva in mente di aprire una galleria tutta sua.
Voleva dirti la verità.
Ero terrorizzato.
Avevo paura che mi odiassi.
Che volessi cambiare gallerista.
L'ho supplicata di aspettare ancora un po'...
Quando l'ho vista allontanarsi, mi sono sentito come...
travolto.
Resta!
Voglio dire...
sono un mercante d'arte.
Cerco la bellezza ovunque, continuamente.
E quando la trovo, la lascio andare.
La vendo.
Voglio tenerti con me, Irène.
Voglio tenerti con me.
Voglio meritarti.
Ci vado io.
Vado da lui e...
gli dirò la verità.
-Mi tengo la tua giacca.
Signorina! Signorina!
-Sai, Antoine, io... non mi era mai capitato di amare
e di essere ricambiato.
Non è morta di dolore, Antoine.
È morta di gioia.
La verità non te l'ho mai confessata.
Ti ho lasciato morire di rimorsi per tutti questi anni.
E bere...
come una spugna.
Perdendo l'amore, ho perso anche un po' di dignità.
-Hai fatto quel che potevi.
È bene che ora lo sappia.
Così potremo essere infelici insieme.
-La prospettiva mi rallegra, ma... potresti anche rivedere Suzanne.
-Mi ha mentito.
-È stata una mia idea.
-Manipolato.
-Non si riconquista la libertà senza fare qualche danno, no?
-Umiliato.
Ridicolizzato.
-Resuscitato.
-Derubato.
-Ha fatto quel che poteva.
-Signore e signori,
avvicinatevi, avvicinatevi. Venite a provare un'esperienza unica...
-Suzanne!
Suzanne!
Suzanne!
Suzanne!
Suzanne.
-Antoine.
-Con un bacio vi aprirà
un mondo infinito.
-Suzanne.
-Non sei morto?
-I fantasmi non esistono.
Me l'hai insegnato tu.
Perdonami.
Perdonami.
Mi vergogno così tanto.
Volevo farti soffrire.
-Sì, sì. Non allontanatevi, signore e signori.
Sarà
presto qui.
Presto qui. -Che tristezza.
Ero a un passo dalla felicità.
-A noi.
Eccola.
Eccola che si avvicina, carica di un'onda vibrante
e misteriosa.
Signore e signori,
qui e ora,
il colpo di fulmine vi sarà dato da...
Venere Elettrificata!
Un dottore.
Un dottore!
Presto!
Forza!
Allora?
-È finita. Non c'è più niente da fare.
-Svegliati!
Svegliati!
Svegliati!
-Suzanne...
Suzanne.
-Smettila, Titus!
Vieni qui! -Smettila! Smettila!
Traduzione e sottotitoli: CINEQUARANTENA
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