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Grazie.
Grazie.
Il tappeto, chi vuoi che sia.
Te l'avevo detto che non si poteva reggere appoggiato così.
Ecco qua.
Antonio, stai attento a non farti male con i cocci.
Non ti muovere, vado a prendere il disinfettante.
Accidenti. Dovrei dirlo io, accidenti, non tu.
Ehi!
Ho la buccetta in mano, attento alle scherze. Non ti preoccupare, ho già
spazzato via tutto.
Ti un po'. Mi vuoi ancora bene? Sì, ma sei troppo pesante.
Ehi,
sono tanti i tre anni di matrimonio? Non sono tre.
Se lo vuoi sapere, noi ci conosciamo da quattro anni e cinque mesi.
E quando lo facciamo questo bambino?
Il tempo passa.
Ho deciso di interrompere la pillola il mese prossimo. Il mese prossimo?
E adesso intanto?
E adesso che cosa?
Vedi? Fa comodo avere un bel tappeto morbido.
Sei tu quella che vuole venderlo. Che faccia tosta!
Non mi sa io l'inserzione sul giornale.
E dici che sono io che parlo nel sonno? Beh, se ci tiene a saperlo, lo fai anche
tu. Io? Quando?
Posso sapere cosa avrei detto?
Non ho capito, Boconchiavi, a un certo punto hai detto professore, no,
professore. Comunque guarda che stanotte ti sei fatto una bella chiacchierata,
prima che il tappeto cadesse.
Non ci credo.
Non ricominciare per favore, eh?
Perché non mi hai svegliato allora?
Perché ci ha pensato il tappeto, ecco perché.
E come mai hai messo la sveglia?
Non è sabato oggi?
La gente comincerà a telefonare presto. La gente?
E sabato mattina?
Non te lo ricordi più l'annuncio sul giornale?
Ma se poi non telefona nessuno?
Io mi faccio un altro sonno.
Guarda che l'ho capito, sai.
Quel tappeto lo vuoi vendere soltanto perché ti ricorda il mio patrigno.
Ah sì?
Perché hai avuto un padrigno tu?
Cerca di ricordare.
Su, fa un piccolo sforzo.
Non ti ricordi neppure come si chiamava?
Andiamo, ammela il nome.
Franca, per favore, lasciami dormire.
No, no, non si preoccupi, ero già sveglia.
Sì? La seconda a destra, il numero 23.
Sì.
Antonio!
Antonio, sarai soddisfatto, ha telefonato il primo cliente.
Su!
Senti un po', che voce aveva?
Chi? Quello che ha telefonato?
Non so, una voce normale.
Come sarebbe una voce normale?
Una voce come un'altra.
E poi si sentiva bene.
Ma era una voce di uomo o di donna?
Vecchio? Giovane?
Di uomo.
Non so, mi è sembrato maturo, con una sfumatura di ironia.
Sembrava quasi che mi conoscesse.
A quanto pare una voce che ti ha colpito abbastanza.
considerando che hai detto che si sentiva a pena.
Ah, per favore, mi ci hai fatto pensare tu adesso, a forza di insistere.
Beh, guarda, Franca, lo lascio a te. In fondo, per gli affari sei più brava di
me. E poi il tappeto è tuo.
Già, ma sei stato tu, caro, quello che ha deciso di venderlo.
Oddio, ricominciamo adesso.
Va bene, va bene.
Pronto? Per favore, ma che cos'è? Uno scherzo? Com'è possibile?
È assurdo, non è mai successo in questa strada.
Non c'è neppure il cartello del divieto di sosta.
E va bene, adesso chiamo mio marito.
Antonio, ti stanno portando via la macchina, è arrivato un caratterezzo. Ma
come sarebbe? Sono impazzito.
Ma poi è sabato, no?
Non si riposano mai questi qui? Evidentemente no, ma se tu stai qui a
discutere con me, lunedì ti toccherà andare a lavorare con i pattini. Va
bene, va bene, adesso scendo, vado.
Senta!
Senta!
Oh, pure il caffè!
Cavolo!
Sei tu, Antonio?
No, non sono Antonio.
Un momento.
Ci siamo sentiti per telefono stamattina. Ah, sì. Infatti, mi sembrava
di riconoscere la voce. Mi scusi.
Ce ne ho messo a trovare l'indirizzo.
Lei è venuto per il tappeto, non è vero? Sì, certo, sono venuto per il tappeto.
Altrimenti non mi avrebbe fatto entrare, no?
Lei non è il tipo che apre al primo che capita.
No, no, certo.
Soprattutto a uno sconosciuto qualsiasi.
Mi sbaglio oppure...
Ha fatto il caffè proprio adesso.
Sento un profumino.
Scommetto che lo sto rubando a suo marito.
È uscito proprio adesso, mi dispiace. Ma dovrebbe tornare subito.
L'ha chiamato la portiera perché i vigili gli stavano portando via la
macchina.
Che bugiardo.
Suo marito è qui sotto in macchina con una bella ragazza.
E d'accordo con la portiera, naturalmente.
Parlo sul serio, sa?
Li ho visti.
Non le dico quello che stavano facendo.
Non lascio la sua immaginazione.
Bene.
Dov'è il tappeto?
Ottimo questo caffè.
Stavo scherzando, naturalmente.
Non mi avrà mica preso sul serio.
Io non so neanche come ha fatto suo marito.
So solo che si chiama Antonio.
È così che lei mi ha chiamato attraverso la porta, no?
Sì, infatti.
Mio marito si chiama Antonio.
Si rende conto che mi sta prendendo in giro?
Eh sì.
Mi fa venire fin qui, poi mi fa vedere soltanto metà del suo tappeto.
No, dico, secondo lei dovrei comprarlo così, sulla fiducia?
Abbia un po' di pazienza.
Non lo vede quanto poco spazio c'è qui dentro?
Anche per questo lo vendiamo. È troppo ingombrante per questa casa.
Scusi se non l'aiuto, ma questo braccio è impedito.
Permesso.
Antonio?
Ah, è lei.
Ma dov'è mio marito?
Mi ha detto di dirle che sta ancora discutendo con i vigili.
Dice che non gli vogliono togliere la multa.
Ah sì, così ha detto, sono qui, dietro l'angolo.
Gli dica di lasciar perdere, che non mi importa niente della multa.
Gli dica che c'è una persona qui, il signore della telefonata.
È meglio che ci sia anche lui.
Glielo dica, per favore.
Lo preghi di salire subito.
Ma sì, lui lo sa.
Ma mi raccomando, glielo dica.
Mio marito sta per tornare.
Le secca se lo aspettiamo?
No, no affatto.
Le dispiace se fumo?
No, no, le pare, faccio pure.
Lei saprà certamente come si fa ad accendere un sigaro.
Aspetti.
Ci vuole più tempo di una sigaretta.
Così, brava.
Suo padre fumava?
Non l'ho quasi conosciuto, mio padre.
C'erano altri uomini in casa prima di suo marito?
Sì, ho avuto un padrino.
E cosa ha fatto con la mano?
Lei magari si spaventa se glielo dico.
Ma forse no.
E poi suo marito sta per arrivare e lei ha tutta l'aria di essere una ragazza
moderna e sicura di sé. Guardi che non ci tengo mica a saperlo. Sul serio.
Me l'ho chiesto così per fare due chiacchiere.
Non so, pensavo che avesse avuto un incidente.
Tre incidenti.
Me l'hanno spezzato tre volte in tre punti diversi.
Ecco.
Legga qui.
Legga.
Legga a voce alta.
Achille Cimatti...
Torna in libertà dopo 14 anni di carcere. Qualcuno dei nostri lettori
ricorderà ancora la sanguinosa vicenda di cui fu protagonista.
15 anni fa Cimatti uccise sua moglie per gelosia.
Fu condannato a 19 anni e 4 mesi di carcere.
Gli furono tolti due anni durante il processo d'appello. E adesso ha ricevuto
un ulteriore condono per buona condotta.
Sì, sì.
Sono proprio io.
È tutto vero quello che hanno scritto.
Certo, ce ne sarebbe dell'altro.
È stato il racket del carcere che me l'ha spezzato. A distanza di anni, tre
volte.
Ricatavano tutti.
È impossibile sfuggire ai ricatti fra quelle mura.
Io non mi sono lasciato piegare, loro mi hanno spezzato il braccio.
E poi si deve pur passare il tempo in qualche modo in carcere.
Impressionata?
Non particolarmente.
Ma che mi dice del tappeto? Come mai le interessa comprarlo? E come mai lei
vuole venderlo?
Prima pretenderebbe di farmelo vedere a rate e non mi risulta sia previsto il
pagamento a rate.
Poi dobbiamo aspettare suo marito.
Non potrebbe trattare da sola?
Tanto suo marito non torna per adesso e quindi... è inutile che si illuda.
Scusi, ma lei come fa a saperlo? Così.
Comunque, il prezzo del tappeto è 6 milioni in contanti.
È un buon affare, è stato stimato a 9 milioni dal signor Agababian, che è un
esperto del magazzino Tasta alla cornice.
Le faccio vedere la lettera, se vuole. Sono un esperto anch'io, ma aiuti a
stenderla.
Così potrò giudicare.
Questo signor Agababian l'avrà esaminato centimetro per centimetro, voglio
sperare.
Scommetto?
Che ci sono tracce di una macchia lì sul bordo.
No, veramente non mi risulta. Scommettiamo?
Un milione in meno.
Cinque invece di sei.
Ecco, guardi.
Guardi lì, contro luce.
Io non vedo niente. Va bene, non lo vuole.
Lo avevo capito subito.
Non ho mai creduto che volesse comprarlo veramente.
Lei adesso questo me lo deve spiegare, mia cara.
Che significa?
Non le piace la mia faccia?
O è per quello che le ho raccontato di me?
Ma insomma, che cosa le prende? È impazzito?
Non speri in suo marito.
Tanto non verrà.
Avanti, mi risponda.
Il mio tempo è prezioso.
Se lo metta bene in testa.
Se lo sto perdendo con lei ci deve essere una ragione.
Non mi interessa. E adesso per favore esca da questa casa.
Non creda che sia completamente menomata.
Ho avuto tutto il tempo per rieducarla.
Non vuole credermi?
È una strana forma di paralisi.
Va e viene.
Va e viene.
La verità è che questa mano porta il lutto per la morte di Elena.
Era mia moglie.
Come crede che abbia ucciso mia moglie?
Su un tappeto giallo come questo qui.
Perché se ne vuole liberare?
Mi dica solo questo e io me ne vado.
Gliel'ho già detto prima.
È ingombrante, occupa troppo spazio.
L'appartamento è molto piccolo.
E poi mio marito vuole comprare un'automobile nuova. Già, per farsi
portare via anche quella dall'autogru un sabato mattina.
Come ci è capitato un tappeto così bello in questo buco di casa?
È stato il regalo di qualcuno?
Sì, è stato il regalo dei miei genitori per il nostro matrimonio.
Dei suoi genitori, sua madre e suo padre. No, no, no, lei ha detto che era
un patrigno.
È stato il regalo del suo patrigno.
Il regalo per il matrimonio della sua cara figliastra, che si sposava, che
usciva di casa e si portava via il tappeto e i ricordi legati al tappeto.
Non avrebbe del whisky?
Una cosa qualsiasi dà bene.
Adesso mi dia la chiave.
Mi ha promesso qualcosa da bere.
Io non le ho promesso proprio niente. Avanti, mi lasci uscire.
Mi guardi bene negli occhi.
Lei vuole darmi la chiave, è vero?
Mi dia la chiave.
No, e adesso se ne vada.
Se no mi metto a urlare. Vuole urlare veramente?
Non capisco perché.
La mia è semplice curiosità, tutto qui interesse umano.
Non mi ha ancora detto se è stato il suo patrigno a regalarle quel tappeto. Beh,
sì o no?
Chi gliel'ha regalato?
È stato lui, vero?
Ernesto, è stato lui a regalarmelo.
Ernesto, il mio patrigno.
È contento adesso?
Che cos'altro vuole sapere?
Adesso la chiave.
Su, su, mi dia questa chiave.
Su, su, su, avanti.
Apra la mano.
Ecco, brava.
Così adesso potremo continuare a chiacchierare senza essere disturbati.
Adesso mi affaccio e grido.
Non faccia socchezze. Se puoi perdere l'equilibrio e vola di sotto.
Vengo via di qui e non ci si provi nemmeno.
Gliel'ho detto.
Non abbia paura, il mio è puro interesse umano.
Ecco qui, c'è più intimità adesso, non è vero?
All'improvviso è calata la notte.
Buio e silenzio.
Leviamo qualcosa.
Ne beva un sorso.
Le farà bene.
Lei è pazzo.
Perché ho un interesse umano per lei?
Quando tornerà Antonio, la faccio arrestare per sequestro di persona.
Oh, e perché?
Non le ho messo le mani addosso?
Sì.
Sì, ha fatto anche di peggio.
Ma se è stata lei a darmi la chiave di casa, sì o no?
Mi ha minacciata.
Lei è prevenuta, lo ammetta.
Non si era mai trovata a scambiare quattro chiacchiere con un assassino.
E quando ha saputo che io ho un delitto sulla coscienza, ha perduto la testa.
Questo è razzismo!
Siamo tutti uguali, mi creda.
Qualunque può commettere un delitto, basta che ne abbia l'occasione. Suo
marito, la portiera.
Tutti, tutti quanti, anche lei.
Si copra.
È davvero più intimo così, non trova?
Lasciamo che la tempesta si scateni là fuori.
Io e lei dobbiamo parlare.
Il marito tornerà a casa tra poco.
Non ha mai sfiorato l'idea che potrebbe essere d'accordo con me? Il suo marito?
Sì, d'accordo.
L'autogru, la multa, il deposito comunale, la telefonata.
È tutto un alibi.
L'abbiamo progettato insieme.
Suo marito è geloso.
E io sono un perfetto killer.
L'ho già uccisa una persona.
Sì, quelle macchie.
Le ho riconosciute subito benissimo.
Ma di che sta parlando? Guardi qui.
Le ho tolte io, le macchie.
Con le mie mani. È uno smacchiatore da pochi soldi.
La gelosia.
Oh sì, la gelosia. Era come se l'avessi vista.
Aveva fatto l'amore con un mio amico.
Proprio qui, su questo tappeto.
L'ho costretto a confessare.
Lei si divincolò, riuscì a liberarsi e corse in camera da letto.
No!
Il coltello era là in un cassetto. Lo afferrai in un lampo, feci scattare la
lama. Lei saltò giù dal letto e cercò di fuggire verso il salotto. Le afferrai un
lembo della vestaglia e gliela strappai di dosso. E lei, lei, lei restò lì.
Restò lì.
Col seno denudato. Il suo seno. Il suo bel seno.
Io non me ne accorsi neppure. Il sangue schizzava dappertutto. Sì, sì, sì!
Io la colpì alla gola.
Il sangue cominciò a zampillare come una fontana.
No, no,
no, no, no.
Ci misi... ci misi un giorno intero per far sparire quelle macchie dalla stanza.
Qualche schizzo di sangue era rimasto...
Perfino sul tappeto, perché non me ne accorsi fino al giorno successivo?
Venga, venga.
Venga.
Sentiamoci.
Ho bruciato il corpo in una pineta.
Ma poi, dopo un mese, purtroppo riuscirono a identificarlo.
Per via della lacca delle unghie. Sì, sì.
si metteva la lacca sulle unghie dei piedi. L'avevano pubblicato i giornali.
Io avevo licenziato una domestica pochi giorni prima e lei andò dritta, dritta
alla polizia. Disse che se la morta aveva la lacca sulle unghie dei piedi,
allora doveva essere la sua padrona.
Gli dette una boccettina di quella roba che aveva rubato a mia moglie e quando
fecero le analisi si accossero che il liquido era lo stesso.
E così vennero ad arrestarmi.
E io confessai.
Non avevo più alcun interesse alla vita.
Non si può lottare contro la gelosia.
Sì, la capisco, ma... Io non riesco a vedere che cosa avrebbe a che fare tutto
questo con me.
Forse lei si voleva solo sfogare. Forse è solo questo che voleva.
Adesso mi lasci in pace.
Riapre quella serrante.
Non ci resisto così al buio.
La prego, non ci resisto.
Ma allora non ha capito quello che voglio dirle. È così.
Mi scusi, ho bisogno di andare al bagno. Non posso farne a meno.
Le fa questo effetto il mio racconto.
Eh già, la capisco.
Anch'io mi sento sconvolto.
Ogni volta che mi torno davanti agli occhi quella scena.
Ma non deve chiudersi dentro.
Non voglio più scherzi, capito?
Dobbiamo arrivare al nocciolo della questione, noi due.
Lei cerca di sfuggire alla verità.
Invece deve conoscerla, deve affrontarla.
Io le sto offrendo una cura, una analisi.
Dovrebbe essere migrata.
Perché hai riempito la vasca da bagno di acqua bollente?
Dio, devo stebbiarmi la testa.
Devo pensare a qualche cosa.
Deve esserci una via d'uscita.
Tutta un'allucinazione. Forse basta guadagnare tempo a secondarlo in tutto.
Guadagnare tempo.
Non è pericoloso come crede da apparire.
E se fosse pazzo di tutto?
E' più sottile di qualsiasi rasoio.
Dica la verità.
Non ha sentito niente.
Il dolore è solo un'impressione.
Si copre quei seni.
Mi ricorda troppo lei.
Si tolga dal tappeto.
Ho voluto solo dimostrarle che filo eccezionale ha questa lana.
Lei lo sa perché il suo patrigno le regalò questo tappeto.
Perché sapeva quello che so io.
Secondo un'antica leggenda persiana, il colore giallo di un tappeto serve solo
ad esaltare il rosso del sangue.
Sì, i tappeti gialli nascondono un'antica maledizione.
Le dirò quello che ho saputo dal suo patrigno. La morte di tua madre.
Ne parlaste nella tua camera, col tuo patrigno, come di un evento naturale.
Era il primo passo verso un patto di morte.
Te ne ricordi? Te ne ricordi? No!
Mia cara, siamo tutti potenziali assassini.
Su, avanti, confessalo.
Confessalo! Adesso basta!
Basta! Devi confessare.
Tutto, fino in fondo. Devi confessare se vuoi essere perdonata.
Ecco, qui.
Parla qui.
Hai desiderato di ucciderla, vero? Sì.
Sì, sì.
La volevi uccidere? È vero, la volevo uccidere.
Io odiavo quella donna.
Mia madre era soltanto un'ipocrita. Io l'ho sempre odiata con tutte le mie
forze. La sua mano sulla tua spalla. Eri gelosa.
Gelosa della donna con cui andava a letto.
Sì, è vero. Quando li vedevo insieme, io ero sempre gelosa.
Ero terribilmente gelosa.
È vero.
Solo che non potevo farci niente, purtroppo. Era una cosa naturale.
Io ero molto giovane.
Avevo tanto...
Bisogno di qualcuno da amare.
Di qualcuno da cui essere amata.
E questo qualcuno era Ernesto, il tuo patrigno.
Lo hai sempre amato disperatamente.
L'amore che provi per Antonio, tuo marito, non è niente al confronto.
No, non è vero!
Non è vero! Lei vuole farmi dire delle cose assurde, delle falsità!
Ero soltanto una ragazzina.
Non l'ho pensato mai più da allora.
Sono pronta a giurarglielo.
E' Antonio il solo uomo che amo.
E'
Antonio l'unico uomo che amo al mondo.
No, Antonio vorresti amarlo.
Perché è tuo dovere amarlo.
Questo è quello che ti hanno insegnato.
Ma non ci riesci.
Perché il tuo patrigno è ancora dentro di te, Ernesto.
Non è vero niente di quello che dice, Ernesto non è mai stato dentro di me.
Ernesto non è mai stato niente per me.
Presto dove sei, vado io.
Pronto?
Pronto?
Sì, pronto, sento benissimo.
Sì, sì, è casa sua, il signor Antonio, vero?
Beh ecco, io sono il cliente del tappeto.
Ci stiamo per accordare sul prezzo.
Sugli 8 milioni, direi.
Che cosa dice?
Ah, bene.
Lo dico a sua moglie.
Suo marito ha detto che 8 milioni gli vanno bene.
Deve tardare ancora.
Come mai?
Ah, lo capisco.
Questa maledettissima burocrazia è incredibile. Davvero incredibile.
Eh già.
Sì, sì, capisco.
Le faranno perdere tutta la mattinata.
Beh, comunque noi qui non perdiamo tempo.
Vuole parlare con sua moglie?
È andata adesso di là a prendere un foglio per scriverci sopra il
compromesso.
Sì, facciamo le cose in regola. Dunque, io le lascio un assegno come caparra e
quando l'avrete incassato lunedì o martedì porterò il resto della cifra e
mi prenderò il tappeto.
Anzi, sa che facciamo?
Le porto la seconda rata in contanti, così non ci sono dubbi.
Va bene, mi metterò d'accordo con la signora per la cifra dell'anticipo.
Sì?
Glielo dirò io.
Sì, sì, non si preoccupi.
Se ne vada, esca subito da questa casa! Ferma!
Stia ferma così.
Che bella fotografia verrebbe.
L'assassina.
Non sono mai stata in prigione io.
Ma che vuol dire?
Non c'è stata ma ci andrà.
Ora basta, fuori!
E se le dicessi che sono d'accordo con suo marito?
Se le dicessi che è stato lui a mandarmi qui?
Gli otto milioni sono quelli che lui mi ha promesso per uccidergli la moglie.
E' pazzo di gelosia. E vuole cancellare, cancellare per sempre dalla mente i suoi
sospetti. I suoi fondati sospetti.
E' geloso del patrigno di sua moglie.
E adesso ci sono le prove.
Sul registratore.
Chi è lei?
Chi sta facendo qui? Che cosa vuole?
Ero sul punto di suonare il campanello.
Le chiedo scusa, non avevo intenzione di spaventarla.
Lei non mi ha affatto spaventata. È che non me l'aspettavo tutto qui.
Stavo uscendo di casa e ho molta fretta. Mi deve scusare.
Signora, lei non sa neanche come mi chiamo.
Lasci che le dica perché sono qui. Senta, per favore, le ho già detto che
ho molta fretta. Ritorni un altro giorno.
in un altro momento se vuole, ma adesso non ho proprio tempo.
Immagino che sia per colpa di mio marito. Ne avrà combinata qualcun'altra
delle sue.
Suo marito?
Come sarebbe a dire suo marito?
Se non conosco lei, cosa avrei a che fare io con suo marito? Non lo ha messo
lei questo annuncio?
Sì, sì, ma continuo a non capire che... Lei deve scusarmi, ma vado avanti e
indietro da stamattina. Avevo sbagliato indirizzo. È meglio quando mi lascio
guidare dall'estinto.
Le dispiacerebbe farmi sedere un momento?
Stia tranquilla, non resterò molto. Non riesco quasi a tenermi in piedi.
La prego. È lei che deve scusarmi, ma non posso. Non posso davvero invitarla
ad entrare.
Va bene.
Devo aver frainteso.
Una cosa però deve dirmela.
È venuto a trovarla un signore stamattina. Un uomo vestito
elegantemente. Sulla cinquantina, prendendo per scusa questo annuncio
economico. Erano mesi che non lo faceva più, ma se sa qualcosa deve dirmelo.
Io devo sapere.
Lo devo sapere.
No, è già, teatro a domicilio, così lo chiama lui.
Ma delle volte sapessi i pasticci che combina.
La gente chiama la polizia.
Eh sì, purtroppo.
E io devo sempre correre per spiegare, per cercare di calmare le acque.
Ma non capisco, perché lo fa?
Ma era un attore famoso.
Non glielo ha detto?
Un attore?
Come sarebbe a dire un attore?
Beh, diciamo un ex attore.
Il suo era un nome ancora famoso dieci anni fa.
Achille Marinelli.
Lei forse è troppo giovane per ricordarlo.
E poi ebbe una crisi in tournée, un esaurimento grave in seguito a un
incidente. Era col capocomico.
E poi perse la memoria.
Non riusciva più a ricordare le sue battute. Non gli venivano più le parole
quando saliva sul palcoscenico.
Sapesse quanto sia ostinato.
Non voleva darsi per vinto.
È una storia pietosa, la posso capire, ma non vedo... Adesso per recitare va
nelle case degli altri improvvisa.
Inventa le parti sul momento in base agli annunci che trova sui giornali. Gli
annunci sui giornali? Sì, sono la scusa per entrare nelle case.
Nessuno aprirebbe la porta a uno sconosciuto di questi tempi. Allora... L
'inganno per farsi aprire è una specie di truffatore?
Ecco, lo sapevo.
È stato anche qui.
Ma lei deve dirmelo, signora.
Ui, signorina.
Erano mesi che era tranquillo, che si era calmato.
Io sono qui solo per chiedere scusa. Sa, credevo che gli fosse passata. Ma
evidentemente questo annuncio economico gli deve aver colpito la fantasia. E che
ha troppa fantasia, inventa tante di quelle storie.
E molte volte qualcuno si offende.
A volte non vogliono neanche credermi quando lo giustifico.
Dicono che lo fa apposta per prendere in giro me o per mettere ridicolo loro.
Ma non è affatto così.
È proprio inoffensivo.
Guardi, glielo posso giurare.
È una persona adorabile finché non gli prende quella follia di mettersi a
recitare.
È una specie di valvola.
Uno sfogo per sentirsi vivo.
Altrimenti è proprio inoffensivo.
Non farebbe male una mosca.
Guardi, non credo una parola di quello che mi sta dicendo. Io penso che qui c'è
qualcuno che sdraggiona e questo qualcuno non sono io. La prego, devo
uscire adesso.
Lei ha avuto il tempo di riposarsi, mi ha raccontato la sua storia. Adesso, per
favore, esca.
Ecco qual è il mio destino.
Una umiliazione dopo l'altra.
No, non di qua.
Dove vuole andare?
Non si esce di qui.
È venuto qualcuno stamattina.
Mio marito ha aperto la porta, è sempre lui che apre.
Era un uomo anziano, ha detto che voleva entrare in casa, ma Antonio lo ha
mandato via. È sempre molto sbrigativo con gli estranei. Ma quell'uomo avrà pur
detto qualcosa.
Dove è suo marito adesso?
Io devo parlare, lo capisce?
Se io mi sbagliassi e lui non fosse stato qui, Dio sa dove è adesso il mio
Achille a inventare le sue storie.
Ne potrei sapere di più se parlassi con suo marito.
Lo prego, non mi abbandoni!
Mio marito è uscito, non è in casa.
Allora le tolgo il disturbo, mi scusi.
Lei non mi ha detto la verità.
Io l'ho capito, sa.
Non sono mica stupida.
se vuoi essere perdonata.
Ecco, qui, parla qui.
Hai desiderato di ucciderla, vero? Sì.
Sì, sì.
La volevi uccidere? È vero, la volevo uccidere.
Io odiavo quella donna. Mia madre era soltanto un'ipocrita. Io l'ho sempre
odiata con tutte le mie forze.
Eri gelosa.
Oh, hey.
Buongiorno.
Anzi, per la verità dovrei dire buonasera.
Ti sei fatto un personnellino?
Che succede?
Chi mi ha messo addosso questa vestaglia?
Veramente non te la sei mai tolta.
Da quanto sei tornato?
Come tornato?
Sì, come è finita la storia della macchina.
Ah, sì, la contravenzione.
C'è voluto un po' di tempo, ma...
Franca!
Franca, mi dici che ti è preso?
Ti dispiace spiegarmi?
Per favore, spiega.
Dove è finito il tappeto?
Aspetta, aspetta un momento.
Guarda.
6 milioni 500 mila.
Che ne dici, niente male?
Eh, ma sei sicura di star bene?
Come, devi aver dormito 5-6 ore.
E ti svegli in questo stato, ma hai capito che ti ho detto?
Va bene, l'hai venduto a chi?
Quando?
A quello che ti aveva telefonato, è venuto mentre dormivi.
Non è possibile.
Franca, ma cosa fai? Dove vai?
Sono le quattro e un quarto. E con questo te l'ho detto che hai dormito
come un sasso.
Sai cos'è? Che ti sei stancata un po' stanotte.
In fondo era parecchio che non facevamo gli straordinari.
Chi è che ha mangiato su questo tavolo?
Chi vuoi che ci abbia mangiato? I fantasmi?
Io naturalmente, mi è venuto appetito. Ormai avevo perso la speranza di vederti
sveglio, così mi sono preparato qualcosa.
Solo per fermarmi lo stomaco però.
Questa sera mi voglio rifare, ceniamo fuori.
Tanto siamo in soldi, no? Andiamo a festeggiare.
Cioè, cioè, solo se tu permetti.
Dopotutto sono i tuoi soldi. Vuoi stare zitto?
Stai zitto, io non credo a una parola di quello che dici.
La storia del tappeto, e poi la storia dei milioni.
Guarda che non sono pazza.
E sono sicura di non soffrire di allucinazioni.
E sì, perché è di questo che stai cercando di convincermi.
Io l'ho ammazzato quell'uomo, Antonio!
L'ho ammazzato, l'ho ammazzato, è vero! L'ho ammazzato, te lo giuro, te lo
giuro! Franca, ma di cosa stai parlando?
Era stesso di là, sopra il tappeto, tutto coperto di sangue. Che cosa?
Adesso non c'è più niente, niente, niente.
Anzi no, no, no, si era alzato, si era alzato in piedi.
Quindi può darsi che fosse solo ferito.
Il registratore.
Che cosa?
Franca, il registratore.
Ma è da un po' che non lo vedo in giro.
Non è possibile.
Perché non mi dici cosa ti succede?
Perché non mi spieghi?
Spiegare io a te?
Magari io non chiederai altro. È una cosa inconcepibile, assurda. Te l'ho
detto, non ho mai sofferto di allucinazioni in vita mia.
Allucinazioni no, ma tutti quei sogni strani la notte? Te l'ho detto tante
volte che parli nel sonno, no?
Questo lo dici tu, ma io non me ne accorgo, non mi ricordo di niente.
Invece questa volta io mi ricordo di tutto benissimo. Di tutto, di tutto, hai
capito?
Perfettamente. Minuto per minuto.
Ogni secondo.
Mi ricordo di ogni particolare. Ma cosa ti ricordi? Di quello che mi è capitato.
Capitato quando?
Stapattina.
Mentre stavi dormendo?
Mentre tu eri uscito per andare al deposito a farti restituire la macchina.
Io al deposito? Ma tu sei matta.
Ieri sera non mi ero accorto di averla posteggiata davanti a un passo
carrabile. Qualcuno ha chiamato i vigili e io sono sceso. Questo te lo
ricorderai. Sì, certo.
Beh, ho pagato la multa, ho spostato la macchina e dopo un po' sono risalito in
casa. Tu eri di nuovo a letto e dormivi. Tutto qui.
Non è possibile.
Ricordo di aver fatto il caffè. Ah, tu hai fatto il caffè. Sono stato io che mi
sono fatto il caffè. E l'ho offerto a quel signore. Tu il caffè non te lo sei
fatto per niente. La macchinetta era pulita oppure l'hai lavata dopo aver
fatto il caffè.
No, no, non ne ho avuto il tempo. Tutto è successo... è successo tutto dopo. Ma
io ti assicuro che non è successo niente, niente. È soltanto che tu lo
savi un pochino.
Io tutta la mattina a camminare in punto di piedi, a parlare sottovoce, a stare
attento a non svegliarti.
E poi, cos'è questa cosa misteriosa che è successa? Me lo vuoi dire?
Evidentemente è stato un incubo.
Perché non provi a raccontarmelo?
Può darsi che parlarne sia un modo per liberarsene?
Io non capisco come puoi restare sconvolta da un incubo fino a questo
punto. Ti dico che non è stato un incubo, non è stato un incubo. Allora
cosa era? Me lo vuoi raccontare cosa è successo? È stato orribile Antonio,
orribile.
Mi era sembrato tanto male al principio,
un po' strano, quasi simpatico.
Che stai dicendo?
Ma perché ti ostini a non voler capire?
Io l'ho ucciso.
Sì, l'ho ucciso.
Ho subito torture fisiche e morali terribili.
E non sarò più quella di prima.
Lo sento.
Ne sono certa.
Io sono un'assassina, Antonio, devi credermi. Anzi, magari lo sono sempre
stata, capisci?
Io forse sono davvero l'essere perverso che ho sognato di essere. Ma che
sognato?
Che io ho vissuto.
Io ho vissuto veramente.
Quella era realtà.
Cerca di spiegarti.
Cerca di farmi capire.
Quest'uomo di cui stai parlando, dimmi chi è. Quest'uomo chi sarebbe? Dimmelo.
Che tipo era? Come era fatto?
Franca.
Aspetta, non rispondere ancora.
Tieni.
Tieni, cerchiamo di ragionare.
Cerca di rilassarti ora.
Raccontami tutto.
Con calma, amore, con calma.
Senza fretta.
Con calma.
Allora ripiloghiamo.
Non è un assassino, non è un pazzo.
Non è mai stato in prigione.
È solo un attore.
O lo sarebbe stato?
Non è niente male.
Un colpo di scena dopo l'altro.
È una bellissima storia.
Certo che ne hai d'immaginazione, ma perché non provi a scriverla?
Guarda che non è mica finita.
Dunque, dove ero rimasta?
A quando sei riuscita a spingere la moglie fuori dalla porta, se veramente
poi era sua moglie. Certo che lo era.
Perché non ci credi?
E lui ha cambiato pelle un sacco di volte. Ha detto addirittura che era
amico del tuo padrino, no?
Comunque va avanti.
Che è successo con la moglie?
Niente. Se n'è andata.
L'ho guardata dallo spioncino.
Ecco, lo vedi? Pensa che particolare.
Ricordo benissimo anche questo dettaglio.
L'ho vista attraverso lo spioncino.
Era rimasta là.
In mezzo al pianerotto.
Sembrava che mi guardasse.
Andiamo.
Continua, su.
Ormai mi ha messo la curiosità addosso.
Che è successo dopo?
Per me quando sei andata è stato un attimo di sollievo.
Ma subito dopo... Mia cara, quello che è successo
dopo non lo saprai mai tu.
Lo so io, invece.
Venga su, presto.
Venga su.
Andiamo.
Un momento.
Non si preoccupi, finora è andato tutto per il verso giusto.
Un momento, tutto.
La porti a letto, avrà da dormire per un pezzo con l'iniezione che le ho fatto.
Ma era in vestaglia quando sono uscito.
Certo, una vestaglia nera, è nel bagno adesso.
Ecco la roba pulita.
Senta, una cosa alla volta.
Gli dia una mano lei, dottoressa.
Io devo cominciare.
a rimettermi un po' in ordine.
Tenga, ecco la vestaglia.
Basta trascurare il minimo dettaglio e addio risultato.
Stia tranquilla, è a me che sta a cuore tutto questo. La rega, per favore.
Sì.
Lasci.
Le rega le testa. Sì.
Come erano le serrande? Lasci.
Ecco, stavano così.
È sicuro?
Voi uomini spesso vi sbagliate.
Sicurissimo, ne ho preso nota mentalmente mentre uscivo. Bene, allora
qui abbiamo fatto, credo.
Metta via la sua roba.
Sì. Prenda anche le scarpe.
Di un'ultima occhiata, guardi se c'è qualcos'altro.
No, non credo proprio che ci sia altro.
Allora abbiamo finito qui.
Pieno.
Dio mio, tenga, tenga questo.
Venga via, per ora sua moglie non ha bisogno di lei.
Mi sveglio un segreto.
Dica. Chi di voi dirige veramente l'equipe?
Ognuno ha la sua parte, a seconda della propria esperienza professionale.
Ora basta con le domande, per favore.
La smetta di fare l'angelo custode.
Sa che non lo sopporto.
Lei si stanca troppo e poi abusa dei suoi farmaci.
Adesso basta, per favore.
Mi scusi.
Lo dia a me quello.
Eppure ho come un campanello qui dentro.
Cioè?
Come se avessi dimenticato qualcosa.
Qualcosa di importante.
Quando me lo fa sentire il nastro?
Quando saremo più tranquilli tutti e tre. Le consiglio di mettersi a sedere e
di rilassarsi, è troppo nervoso.
Stia attento, per favore. Stia attento.
C'erano delle macchie rosse sul tappeto.
Com'è quella frase?
Dovrebbe ricordarsela.
Un'antica leggenda persiana dice che il colore giallo su un tappeto...
Serve solo ad esaltare il rosso del sangue.
L'ha detta male, ma più o meno così.
Comunque ho già venduto io a pulirlo. Non si nota assolutamente la minima
traccia di rosso.
Ah, meno male, perché io l'ho già venduto il tappeto e mi dispiacerebbe
dover restituire sei milioni e mezzo.
Che memoria.
Adesso ne combinavamo una grossa.
Mi sono dimenticato la tortura. Come sarebbe? La tortura.
Sì, le sevizie a sua moglie.
Mi sono dimenticato di dirvelo.
Lo vede questo taglio qui?
È incredibile che Scherzi può fare incondizionamento psicologico. Sua
moglie era convinta che io l'avessi ferita.
Bisogna pulire scrupolosamente la parte.
Sarà il controllo più accurato che la signora farà dopo il risveglio.
Vada pure, ci penso io. Ma il nastro voglio sentirlo anch'io.
Chiamatemi appena pronti.
Ma tutte queste complicazioni?
Non mi crollerai adesso.
Si ricordi che il risultato finale dipende da lei.
Ma come reagirà quando si sveglierà?
Lei sa già tutto.
Si renda conto che noi in una sola seduta abbiamo risolto un problema che
normalmente richiede due anni di analisi.
Adesso aspetta lei affrontare la situazione senza compromettere il nostro
lavoro. Sì, sì, capisco.
Va bene, io mi troverò solo.
Le dia questa.
Ma soltanto...
In caso di assoluta necessità.
Solo se noterà che sono rimasti residui emotivi.
Cos'è esattamente?
Lo potremmo chiamare una specie di smacchiatore.
Rimuove i residui tossici dalla mente, toglie ogni stato d'ansia e restituisce
un equilibrio perfetto.
Non ne parli con la dottoressa, lei è una psichiatra di vecchia scuola e
contravia i farmaci.
Comunque vedrà che...
Che non ce ne sarà bisogno. Glielo posso assicurare.
Dove le tenevate?
Là dentro.
Non sarebbe meglio distruggerla?
No, sarebbe un gravissimo errore.
Dottoressa? Sì?
Il nostro amico vorrebbe distruggere la fotografia del patrigno di Franca.
Eh no, un oggetto si può anche esorcizzare.
Resta lì, fermo nel tempo e dopo poco sbiadisce e perde la sua suggestione.
Ma il ricordo dell'oggetto, la sua forza di suggestioni diventano traumatici se l
'oggetto viene distrutto.
Il trauma non scomparirà più, anzi col tempo potrebbe rinforzarsi.
Vorrei proprio studiarmele anche io, queste cose.
Allora, ecco il famoso nastro. Ah, sì, sì, sì.
Ah, già, devono essere i facchini per il tappeto.
State attenti, per favore, state attenti.
Aspettate, ora vi altro.
Io penso che sollevandolo... Aspetta. Forse...
Entriamo qui.
No, no, no, non lì, un momento.
Provate qui.
Ecco. Che scivo.
Sì, così va bene.
Arrivederla. E salutatemi, signora Gababian. È stato un ottimo mediatore.
Grazie.
Grazie. Questa è la frase decisiva.
Ah, no, no, io vorrei sentirlo tutto.
Lunedì passi dall'istituto e glielo faremo sentire quanto vuole. Prima però
lo dobbiamo analizzare noi.
Il professore ha ragione, adesso stia calmo. Ascoltate.
Non è vero niente di quello che dice. Ernesto non è mai stato dentro di me.
Ernesto non è mai stato niente per me.
Riascoltiamolo.
Ernesto non è mai stato niente per me.
Allora? Spillo adesso.
Era giusta la mia tesi.
Per favore.
Come fa ad essere sicuro che ha detto la verità?
Non poteva certamente mentire ad un estraneo. Non le pare?
Le sue resistenze psicologiche erano tutte completamente scardinate.
Vede, se fosse riuscita ad appagare realmente il suo desiderio, non saremmo
stati in presenza di un trauma. E lei, Antonio, non avrebbe avuto la tentazione
di strangolare sua moglie ogni notte, sentendola copulare in sogno col
padrino.
Lo so.
In fondo il vero malato sono io.
Purtroppo è proprio così.
Franca non poteva immaginarlo.
Ma la moglie uccisa sul tappeto potrebbe essere lei.
Ma il tappeto se n'è andato adesso.
Io ci credo alle maledizioni. Io credo nella scienza invece.
La sua gelosia verso morto aveva assunto tinte paranoiche.
E alla fine erano diventate ossessive.
Sì, sì, è vero. Io non riuscivo proprio a controllarmi più. Non ci sarei mai
riuscito da solo.
Siete stati bravissimi.
Recitate veramente bene.
Conosciamo a fondo l'animo umano, scientificamente parlando. Sì. Ma lei l
'ha capito davvero il nostro trattamento?
Certo, un sogno vissuto nella realtà che passa nell'inconscio.
Grazie all'aiuto determinante di diversi psicofarmaci.
Vuol dire l'iniezione? Non solamente quella. Ho somministrato due leggeri
allucinogeni a sua moglie.
In due dosi successive nel whisky. E l'incubo che le abbiamo costruito oggi
passa nell'inconscio a neutralizzare il sogno traumatico preesistente.
Vuol firmare qui, per favore?
Un'altra firma?
Ma ormai quello che dovevate fare l'avete fatto, no? Ci serve l
'autorizzazione alla pubblicazione del caso.
Anche l'amico che ci ha messo in contatto ci dette l'autorizzazione.
E che succede se mia moglie lo legge?
Verrà pubblicato non prima di tre anni e solo sulla pubblicazione dell'istituto.
La nostra rivista psicoterapia sperimentale.
E pubblicherete anche quanto mi è costata la terapia?
Io ho un solo rimorso.
Povera Franca.
Le ho rubato quattro ore di vita che nessuno potrà restituirle mai più.
Quattro ore, ma non la vita.
Credo che la signora sottoscriverebbe anche lei, se sapesse.
Sì, avete ragione.
Due settimane fa, la notte del sabato, stavo proprio per
strangolarla. Le telefonai alle due di notte, si ricorda?
Niente.
Ho gridato, sono svenute e mi sono risvegliata nel letto.
Ma è una storia magnifica, un colpo di scena dietro l'altro.
Non so dove, ma secondo me si potrebbe pubblicare.
Certo come intreccio è un po' scombinato. Il cadavere che si rialza in
piedi, quel tipo che sa tutto di te, il tappeto venduto dal patrigno. Però a
pensarci bene come sogno non fa una grinza.
Ma dove vuoi andare?
Ancora non me l'hai detto. Oh, a festeggiare.
Siamo in Sog, sì o no?
E poi ci siamo liberati da un incubo, quel maledetto tappeta.
Ce ne andiamo al mare e ce ne andiamo là.
Una bella mangiata di pesce, vino bianco e ghiacciato.
Non ti va l'idea?
Ma certo che mi va.
E me lo chiedi?
Non vedo l'ora di uscire da questa casa.
Di prendere una boccata d'aria.
Antonio, mi prometti che appena potremo ce ne andremo da qui? Eh, oggi ti
prometto tutto quello che vuoi.
Sai, volevo farmi una doccia poco fa, ma ho trovato l'acqua del bagno appena
tiepida.
Quando? Un minuto fa.
Doveva essere calda, e invece era tiepida.
Come me lo spieghi?
Sì, sì, certo.
L'ha aperta lui l'acqua calda.
Era bollente.
Credevo mi ci volesse cuocere dentro.
Lui chi?
Ma di chi stai parlando?
Ma cosa hai intenzione di ricominciare?
Ancora il tuo incubo?
Ma coincide.
L'acqua non ha fatto in tempo a scaldarsi di nuovo.
Certo che coincide, l'ho fatta io la doccia.
Tu?
Sì. A metà del pomeriggio.
Ma perché no? È impossibile.
Guarda, non ci crederei neppure se ti vedessi. Ma ero stanco, te lo giuro,
Franca. Smettila adesso, ti prego. Per favore, credimi.
Credimi, Franca. Non ricominciamo.
Te lo giuro.
Te lo giuro.
Credimi.
Ti prego.
Ecco la differenza tra essere un attore e recitare la parte di uno psichiatra.
Si ricorda la paga che prendeva quando faceva le turne in provincia?
Una miseria. Era anche plausibile.
Costretto a recitare con quell'assurdo nome Achille Marinelli.
Preferiva recitare col suo vero nome?
Dopo aver ucciso sua moglie e dopo essere uscito dal manicomio criminale?
Che cosa ha dato quel poveretto?
Lei ha l'orribile istinto del guardiano.
Io sono solo il suo medico.
Non è vero, al contrario.
Sono io che le ho dato una ragione di vita.
Ha recitato molto bene la parte della moglie oggi.
Seguendo le mie istruzioni alla lettera.
Brava. E lei ormai potrebbe prendere una bella laurea in psichiatria.
Mi dica piuttosto di quella pillola.
Non è il suo rimedio preferito?
Quello mortale?
Lei sa benissimo che non lascia traccia, non si preoccupi.
Se la signora Franca è inguaribile, suo marito la ucciderà comunque, dandole una
morte orribile. Noi glielo impediamo, tutto qui.
Morirà dolcemente e senza rendersene conto nel sonno.
Non posso lasciarmi indietro un fallimento.
In un modo o nell'altro il caso deve essere chiuso.
Lei ha soltanto una voglia bestiale di uccidere.
Ma la
signora
è guarita, ne sono convinto.
La mia performance artistica è stata irresistibile, non servirà alla pillola.
E poi i suoi colleghi del manicomio criminale hanno certificato che sono
guarito, il che vuol dire che non ucciderò più.
Era stato solo un raptus, è chiaro, io sono innocente, lo garantiscono loro.
Sì, la vera pazza sono io forse, che ho nutrito la speranza di guarire un
criminale incallito come lei.
Non è stata soltanto la mia personalità artistica che l'ha attirata.
Lei è stata affascinata, è vero, ma dal fascino ancestrale del delitto.
Ultimo avviso, Alitalia annuncia il volo AZ194 per Torino. Il parco immediato,
uscita 9.
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