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Bene, i tempi sono stati abbastanza buoni. Quanto a te, Richter, come al
solito sei stato di una distrazione incredibile.
Per stamattina abbiamo finito, potete andare.
Ci vediamo nel pomeriggio.
Buongiorno. Buongiorno.
Buongiorno, signori.
Buongiorno.
Buongiorno, signori.
Buongiorno.
Buongiorno. Mi scusi, sono Mattia Morandi.
Morandi?
Ah, Morandi. La borsa di studio di pianoforte.
Sì. Lei è di Lecco, vero?
Sì. Per questa mattina abbiamo finito, ma ci vediamo oggi nel pomeriggio e
parliamo di tutto.
Buongiorno. Va bene.
Sei tu il nuovo di pianoforte?
Sì. Renato Richter, ben arrivato.
Sono Mattia Morandi. E questa è la roba che studiamo.
Non ti capisco, come ti è venuto in mente di venire proprio a Venezia? È
stata mia madre, era nata qui e ci teneva a tornarci.
È morta prima che io vincessi il concorso.
E ho dovuto accettare, capisci, con la borsa di studio almeno riesca a
mantenermi. La mia famiglia non era ricca. Non è pure la mia, figurati. E
nemmeno noi siamo di Venezia, siamo triestini.
Ma abbiamo vissuto un po' dappertutto, Vienna, Germania.
Mio padre morì che io ero piccolo, ci ha lasciati senza un soldo e mia madre si è
messa a lavorare.
In quegli anni credo di aver imparato un sacco di lingue straniere, ma non
ricordo più niente.
Anche mio padre è morto quando avevo due anni. Ma è fantastico. Ma cosa dici? Sì,
tutte queste coincidenze.
E poi dicono che mio padre era insopportabile. Quindi è stata una bella
fortuna, no?
Scusa un attimo.
Sono in ritardo, vero? Non sapesse che corsa ho fatto.
Non riesco mai ad essere puntuale, ormai mi conosci. Ma è che ho sempre tante di
quelle cose da fare e poi... Ti presento Mattia Morandi, un mio nuovo compagno di
corso. Piacere.
Questa è Carla, mia madre.
Tua madre?
Ma sì, Renato è mio figlio, lo trova così strano?
No, no, ma la pensavo un'amica, una sorella.
L'ho avuto a 17 anni.
Faccia un po' lei il conto.
Eh, dovrei proprio chiamarlo un errore di gioventù.
È così che si dice, no?
Non è un brutto errore, però.
Non cominciare con le tue scemate.
Vieni, andiamo.
Arrivederla, Morandi. Arrivederla.
Ciao, Mattia. Ciao.
Allora che fai, vieni?
No, non mi va.
Si può?
Chi è?
Un momento!
Scusa, la porta era aperta.
Non mi direi che ti vergogno. No, no, no.
Hai fatto compiere?
Io? Nulla. È tutto per te.
Per me?
Te lo manda Carla.
Non so che cos'è. Io sono solo un portapacchi.
Una coperta con questo caldo.
Come sempre pratica, Carla.
È ancora estate e già pensa ad assicurarti l'inverno.
Ti piacciono i dolci? Sì, ma... Senti, Renato, io non so se posso accettare
tutte queste cose da tua madre.
Tua madre?
Per carità, chiamala Carla.
Sai, dice che madre è una parola da vecchia.
E anche mamma non è che le piaccia, anzi, ancora meno.
L'hai già letto? No, non ancora, ma mi hanno detto tutti che è molto bello.
Hai visto?
Carla pensa anche alla tua cultura.
Va bene, io me ne vado.
Ah, domani ti aspettiamo a pranzo da noi, a luna.
E non mi dire che hai da fare, è domenica. Va bene. Ciao.
Ciao.
Purtroppo siamo senza domestici. Non me li posso proprio permettere. Ma non è
sempre stato così, sa, Mattia? Una volta ne avevamo tre, di domestici.
Adesso comincia con le sue megalomanie. Ma scusa, quando mai abbiamo avuto dei
domestici noi? Mai?
Non è vero, li avevamo. E tu lo ricordi benissimo.
A volte penso che Renato si vergogni della nostra famiglia.
E fa male.
I Richter erano una famiglia ricca.
Molto stimata, una delle migliori di Trieste.
Poi, come succede spesso, sono rimasti con pochissimo.
Questo palazzo, per esempio, sarebbe il pochissimo che ci è rimasto.
Il resto lo abbiamo venduto quasi tutto.
E noi ci siamo ritirati in queste quattro stanze.
Di un certo decoro, no?
Ma sai, Mattea, degli altri nostri parenti sono armatori milionari.
E Carla vorrebbe tanto arrufianarseli.
Ma che figura mi fai fare con il tuo amico?
Lo sai che io volevo studiare pittura? Mi piace molto di più della musica. Ma
guai a parlarne a Carla.
Sai che siete colleghi, voi due.
Carla è maestra di pianoforte. Insegna al conservatorio?
Ma figurati.
Insegna a muovere le dita a qualche cretina che se va bene in due anni
arriva a suonare la marcia reale.
Eccomi.
Il vostro caffè.
Scusate.
Signora, buongiorno.
L'ho pregata di aspettare pochi giorni, non mi hanno ancora pagata, sia gentile.
Guardi che io aspetto solo fino alla fine del mese. Per favore, la prego. E
poi faccio gli atti e le sequestrano la casa. Se lo ricordi, eh?
Arrivederci.
Chi
era?
Niente, niente.
Nessuno di importante.
Sapesse quante volte gli ho chiesto di farmi il ritratto, ma per me ha sempre
una scusa pronta.
Sa una cosa? Io penso che Renato sia un po' innamorato di lei.
Quanto zucchero?
Quanto zucchero? Uno, grazie.
Il tuo caffè è lì, tesoro.
Vi lascio.
Avete uno strano modo di parlare, tu e tua madre.
Sta fermo, che sono alla bocca.
Perché strano?
Non so, ma io non parlerei così con mia madre.
Carla per me non è solo una madre, è un'amica.
E poi anche una donna. Lo vedo anch'io che è una donna, ma è sempre tua madre.
E allora cosa vuoi dire?
Lo so benissimo che la gente si meraviglia quando ci sente parlare.
Ma a noi non importa.
Ma è normale se la gente si meraviglia. Ci sono delle convenzioni che bisogna
rispettare.
E poi c'è una morale.
Ah sì?
Proprio così che tu lo voglia o no.
Ha un'aria malinconica oggi, signora Richter.
Fa diventare triste anche me. Su, venga, le faccio vedere una cosa.
Elena, mi fai cadere, non correre.
Visto? È quello che mi ha consigliato lei.
L'ho fatto senza dirlo alla mamma.
Non ne piace?
È bellissimo.
Sono contenta che tu mi abbia ascoltata.
Adesso lo metto, così mi dirà con che cosa dovrò portarlo.
Forse non ti rendi conto di quanto sei fortunata.
Perché?
Hai avuto tutto della vita.
Io invece non ho neppure vissuto la mia giovinezza, come fai tu adesso.
Pensa che alla tua età avevo già mio figlio, Renato. Uffa questi bottoni.
Mi dà una mano a chiuderli?
Non sai quanto mio figlio ha condizionato la mia vita.
Ma ti annoio con le mie chiacchiere.
Ti dispiace?
Ma cosa dice?
Basta con le tristezze.
Sei così bella, giovane.
Approfitta di questo momento più che... Ma brava.
Hai fatto di testa tua, eh?
Fa un po' vedere.
Sì, è bello, ti sta anche bene.
Però c'è qualcosa che non mi piace.
Non è elegante, ecco.
Deve rimproverare me, signora.
Sono io che ho consigliato a Elena quell'abito. Come sta, signora Victor?
Abbastanza bene, grazie. Non è in casa, non deve preoccuparsi.
Come vanno le sue lezioni?
Mi sembra che... Sì, capisco. Non sapevo che lei si occupasse anche di moda.
Arrivederci.
Ciao, amore. Ci vediamo al Lido più tardi.
Non ci faccia casa.
Mia madre ha uno strano carattere.
Non fa niente, non preoccuparti.
Ci avrei scommesso che eri già al lavoro.
Ma dimmi una cosa, tu a donne ci vai mai?
Tu non preoccuparti, eh? Invece mi preoccupo.
E sono anche curioso, se no che amico sarei.
A proposito, sei mai andato a letto con una donna più vecchia?
Più vecchia come?
Voglio dire una donna, non una ragazzina.
Una per esempio dell'età di Carla.
Senti Renato, non mi va che tu parli così.
Come sei noioso.
Va beh, con te non si può proprio scherzare? No.
E così si è trovato in una situazione un po' ambigua, capisci?
Allora, sai una cosa, Carla?
A Mattia non piacciono le donne. Ma no, ma che dici?
Aspetta, non ti scandalizzare, fammi finire.
Volevo dire che non gli piacciono le signore, ma solo le ragazzine. E quindi
non gli piaci nemmeno tu.
Lo trovo molto giusto.
Però, Mattia, mi dica una cosa.
Le sembro così vecchie?
Ma no, è Renato che dice delle stupidaggini. Ma lo so, lo so, non ha
alcun bisogno di giustificarsi.
Le perdono, le perdono a patto che non mi chiami più signora. Mai più, d
'accordo? Sì.
E dammi del tuo.
Va bene.
A volte tu sei a disagio con noi, vero?
Ma no, perché dici questo?
Ma come perché?
Non sono così sciocca, sai?
Cara Mattia, lo gusto.
Hai una faccia così buffa che mi viene voglia di provocarti ancora di più.
Lo vedi?
Che ti dicevo?
Sediamoci qui.
Hai visto quanta gente?
Una manifestazione bellissima. Sì, veramente.
Grazie. Buongiorno, come stai? Buongiorno.
Oh, guarda, ci sono i mazzarini.
Chi? Sono della gente molto ricca e importante.
Io do lezioni alla fine.
Buongiorno, come va? Buongiorno. Come state?
Un bellissimo discorso.
Buongiorno, eccellenza.
No, prego. Una bella donna non deve mai scomodarsi per un uomo.
Posso presentare il conte e la contessa Grimani?
Piacere, molto lieto.
Molto piacere. Signore e signor Cartelli. Onoratissima.
È un grande onore.
Comodi, comodi signori. Ci vedremo più tardi in prefettura.
Certo che è un gran momento per l'Italia.
Credi? Sì, sì, lo dicono tutti.
Però... Però?
Stavo pensando una cosa. Oggi è sabato, voi non avete lezioni e io neppure.
Perché non andiamo da Linda? Eh, Renato?
Linda è una cugina di Carla.
Una delle nostre famose parenti Rick.
L'unica simpatica.
Ehi!
Ciao! Ciao!
Ciao!
Risale ancora l'impero volutario. Sai, il nostro nonno è un po' bizzarro.
Ciao!
Ciao! Ciao!
Grazie. Linda!
Ciao! Finalmente!
Questo è Mattia Morandi, un compagno di Renato al conservatorio. Sono felice di
conoscerla. Anch'io, caro. Tu, lascia stare le valigie che ci pensa Giovanni.
E vieni a darmi un bacio.
Ciao,
cugina. Ciao, tu.
Oh, Carla, per te farò preparare la solita camera e voi due ragazzi
dormirete insieme. Spero che non vi dispiace. No, no, per me va benissimo,
semmai per Mattia. Anche per me va benissimo. Ciao, molto bene.
Non ho mai visto tanto pesce in vita mia. Ah, è vero.
Bellissimo. E buonissimo.
Hanno fatto una pesca straordinaria stamattina. Ah, sì, eh?
E poi so quanto siete golosi, tu e tuo figlio.
Mangiate. Eh, mangiamo. Mangiamo, sì.
Un po' di questo, questo. Che buono, eccezionale.
Oh, ma Linda, basta. Ma quant'è che mangiamo? Hai deciso di farmi scoppiare.
Grazie, sì.
Prendi questi che non hai ancora presi.
Buoni, eh?
Buonissimi.
E tu assaggia queste che Alecco non le trovi di certo.
Ma cosa sono?
Mangia, mangia, non star lì a fare tante domande.
Ma è viva.
Certo che è viva, per questo è buona.
Su, non star lì a pensare.
Allora? Eh?
Ti piace?
Sì, è buona.
Si vede benissimo.
Si vede benissimo che gli fa schifo.
Insomma, questo tuo amico mi sembra un bravo ragazzo.
E anche un bello ragazzo.
E mi sembra anche una persona per bene.
Certo che lo è. Quando mai ti ho portato persone che non lo erano?
Ah, già.
Perché io sarei una povera scema senza memoria.
Bravo Mattia, fa piacere vedere gente che mangia di gusto, sai?
Non mangiare troppi molluschi però.
Poi stanotte ti agiti e in camera con te ci sono solo io.
Non ti senti bene?
Avevo sete.
Anch'io non riesco a dormire.
Con questo caldo.
Certe notti riesco ad addormentarmi solo quando vedo il primo raggio di sole.
È brutto, sai?
Avere tante ore per pensare, soprattutto di notte.
Forse sto invecchiando.
Non è vero, sei così bella.
Dici davvero?
grazie per essere venuto
Oddio, è già buio. È tardissimo.
Devo scappare.
Renato sarà in pensiero.
Cosa posso dirgli?
Dovrò inventare ancora qualcosa?
Aspetta ancora un po'. No, non posso.
Devo correre.
Cerca di capirmi.
Ci vediamo domani. Sì, sì.
Sì, verrò presto.
Ciao. Ciao. Ciao.
Ciao.
Hai visto Carla ieri pomeriggio? Tua madre?
No, perché?
Su, non fare l'imbecile, dai.
Me ne sono accorto fino alla prima volta, sai. A casa di Linda.
Te l'ha detto lei?
Ma neanche per sogno.
L'ho visto dai suoi occhi.
Era felice.
Vieni, dai.
Adesso che ci siamo spiegati non hai ragione di sentirti imbarazzato.
Fai felice a mia madre.
Quindi io ti voglio ancora più bene.
Renato, Mattia!
Vi ho fatto aspettare, scusate. Ciao Carla, buongiorno.
Vieni a colazione da noi?
Mi dispiace, un impegno di lavoro è importante.
Come vuoi tu.
Hai dato a Mattia quella cosa?
No, aspettavo che ci fossi anche tu.
Sono le chiavi di casa.
Le puoi usare quando ti pare.
Se a voi fa piacere.
Ormai fai parte della famiglia, no?
Ciao, Mattie.
A presto.
Bravo.
Bene, Andrea, molto bene. Bravo.
Ma che bravo che sei. Grazie, è tutto merito della signora. Io dovrei andare,
signora, se gentilmente potessi. Un momento, vedevo il suo settimanale.
Grazie, signora, grazie. Non c'è di che.
Bene, ciao Andrea.
Arrivederci. Arrivederla, signora.
Grazie ancora.
Arrivederci, signora Richter.
Amore mio.
Quant'è che siamo qui? Siamo due pazzi.
Io avevo le mie lezioni.
Mi fai dimenticare tutto.
Lo sai?
Ti amo.
Amore mio.
Sono sensazioni, sensazioni che non ricordavo più.
Non riesco a pensare a niente.
Nemmeno a Renato.
E lui mi fa delle domande, nervoso.
Sì, insomma, mi controlla, continuamente.
Fai il marito geloso?
No.
Ma anche i figli possono essere gelosi.
Vieni qui.
No, non mi guardare in questo modo, mi imbarazzi.
Non sono bella. Non è vero, sei bellissima.
Dici sul serio?
Ma se te lo giuro, perché insisti? Sono uscita presto perché dovevo lavorare. Ho
fatto lezioni tutto il pomeriggio, guarda. Non le sopporto più le tue
bugie. Ma calmati Renato, calmati. Non ti credo. Ma non ti ho mai visto così
agitato. Oggi non l'ho visto, non l'ho visto.
Non è vero, bugiarda.
Anche oggi sei stata da lui, ci sei stata anche ieri.
Oramai ci vuoi tutti i giorni. Ma ti ripeto che non è vero niente, non è
vero. E allora guardami.
Ci siamo sempre detti tutto, noi due sì o no. E adesso non più. E perché?
Perché ti sei innamorata. Ma no.
Te lo giuro, no! Non cercare delle scuse! E guardami!
Ti sei innamorata e ora vuoi più bene a lui che a me! No, non dire stupidaggini,
Renato! Calmati, tu sei mio figlio!
Lui si sta prendendo tutto il tuo amore! Anche quello che appartiene a me!
Mamma!
Mamma! Scusami, mamma!
Scusami!
Scusami! Su, su, Renato, su, non fare così!
Avanti, avanti, tesoro, su! Basta, basta!
Non sei più un bambino!
Io non voglio che tu soffra. Tu sei la cosa più importante della mia vita, lo
sai? Non voglio perderti.
No, ma no, ma che dici? Ma che ti salta in mente?
Mattia mi ha anche piaciuto, è vero, però non conta niente. Niente, nessuno è
più importante di te.
Guarda Renato, facciamo così, eh?
Non lo vedremo più, io non lo voglio vedere mai più. Contento?
Te lo prometto.
E poi mi ha già stancato, sai?
È uno sciocco, sì, uno sciocco noioso.
Va bene così, Renato?
Va bene, tesoro?
Tesoro mio, è passato, eh?
Il mio bambino.
Cos'è stato?
Non lo so.
Vieni anche tu, ho paura.
Grazie.
Ciao.
Come stai?
Bene, e tu?
Così.
Posso entrare?
O no?
Entra.
È un po' di tempo che non ci vediamo. È il tuo ritratto, l'ho finito a memoria.
Ho agito male con te.
Non parliamone più.
Ma vorrei spiegarti.
Ti ho detto non parliamone più.
Grazie del disegno comunque.
Sono venuto perché avevo voglia di vederti.
Abbiamo sentito la tua mancanza.
Che stai dicendo?
Sì, abbiamo sentito la tua mancanza.
E poi... Ecco, volevo invitarti a
cena da noi.
Carla ha invitato i Mazzarini, quei suoi famosi allievi ricchissimi. Ricordi?
Sì, mi ricordo.
Allora vieni.
Elena, cara.
Mattia.
Sì.
Lei non sapeva che saresti venuto.
È una bella sorpresa.
Entra.
Ehi, avete fatto molti cambiamenti. Che te ne pare? Ma il cameriere è solo in
affitto. Carla, megalomani come sempre, ha venduto il suo ultimo gioiellino per
questo pranzo e per l'abbellimento. Oh, Renato.
Non è vero forse?
E sai perché?
Perché spera di comprare con un anellino metà ricchezza dei mazzarini.
Cioè che io sposi la divina Elena.
Lo vedi com'è? Non lo smette mai di prendermi in giro, neppure quando io
penso al suo avvenire.
Vuoi bere qualcosa?
Ti do un vermouth, va bene? Va bene.
Te lo do così, liscio, eh?
Signori Mazzarini. Grazie.
Bene arrivati.
Buonasera, signore.
Buonasera, Elena.
Buonasera, Edoardo. Buonasera. Vorrei presentarvi...
Vorrei presentarvi Mattia Morandi, un amico.
Buonasera. E questo è Renato, mio figlio.
Ah, il famosissimo Renato, finalmente.
Non sa quanto sua madre ci ha parlato di lei.
Vero, Edoardo?
Sì, molto.
Chissà quante sciocchezze vi avrà raccontato Carla.
E poi non dovreste parlare di me, ma di musica. Carla?
Lei chiama sua madre per nome? Sì, è una vecchia abitudine della nostra famiglia.
Hai visto com'è bella Elena?
Allora, volete bere qualcosa?
Faccio volentieri. No, lasci stare, c'è il cameriere.
Giuseppe?
Carla non fa che parlare della sua bellezza.
Ma non sappiamo affatto che cosa c'è dietro. Ce ne parli un po' lei stessa.
Le dispiace?
La mia bellezza?
Se ci tiene.
Allora, io studio parecchie cose.
Ricamo, pianoforte.
Danza classica, ballo moderno e poi cos'altro?
Ah sì, faccio un corso per infermiera.
Ah, interessante.
Ma per carità, è una mania di mia madre. È convinta che tra poco ci sarà la
guerra.
Insomma, dovrò fare anche la croce rossina, come tutte le ragazze di buona
famiglia. Soddisfatto?
Io sì.
E lei?
Nel senso, che cosa farà dopo tutti questi studi?
Probabilmente sposerò un uomo che avranno scelto i miei genitori. Che non
amerò affatto.
Che sarà per me una protezione.
E che diventerà il padre dei miei figli.
Le va bene anche questo?
Mi sembra un quadro perfetto.
Ma lei non deve credere che io non abbia le mie ribellioni.
Mia madre, pensi, voleva mandarmi a una scuola di cucina.
Ecco, lì mi sono ribellata.
Cucinare è una cosa che detesto.
Ha fatto benissimo. È come me.
Anch'io non saprei cucinare neppure un uovo sodo.
Ma lei è un uomo.
E Edoardo, lei?
Beh, io vorrei fare il fotografo d'attualità.
Girare il mondo.
Ma c'è un piccolo problema.
Mio padre non vuole assolutamente.
Cos'è che dice sempre Elena?
Elena? Dice che non è un lavoro serio.
Buonanotte Elena, ciao cara.
Edoardo, buonanotte.
Si è fatto tardi, forse è bene che vada via anch'io.
Che ne diresti di uscire anche noi Renato? Un po' d'aria fresca ci farà
bene, fa un tale caldo stasera. Possiamo accompagnare tutti insieme Elena e
Edoardo fino a casa. Che ne dite, va bene? Certo, perché no?
Ma poi ci siamo completamente persi di vista.
Erano persone piuttosto originali, no?
E mi ricordo...
Che li conosceva anche mio cugino.
Io mi ricordo il loro matrimonio. Una cosa sontuosa. C'erano veramente tutti.
Una splendida cerimonia. Il marito era un violento, sa?
Un giocatore, pare di professione. Dica pure un baro.
Lei aveva perso letteralmente la testa. Beh, avrà avuto altre doti.
Siamo arrivate.
Vuol venire al cinema con me, sabato pomeriggio?
Elena, sbrigati, sbrigati, che mamma ci starà aspettando. Vengo.
Domani alle tre e mezza all'impercadero di Sant'Angelo. Bene.
Signori, grazie e buonanotte.
Buonanotte, Elena. Eduardo.
Avrete qualcosa da dirvi voi due.
Io me ne vado.
Non mi sono mai piaciute le scene madri.
Ah, nessuno ride.
Peccato.
Non siete spiritosi, ecco.
Arrivederci.
Mi sei mancato.
Non sai che fatica ho fatto a non venirti a cercare.
Avevo tanta voglia di te.
E volevo spiegarti.
No, no, no, no. Non importa, amore. Non importa, non ti dirò niente.
Niente, tesoro.
Hai voglia di me?
Dimmelo, dimmelo.
Vieni, vieni qui.
No, aspetta. Può passare qualcuno. Non mi importa niente. Ho troppa voglia.
Carla. Ho troppa voglia, amore. Prendimi su.
Hai visto?
Sì, sì.
grazie
Ci possono vedere.
Andiamo? Aspetta, non ti va di vederlo un'altra volta? Per carità, è già tardi.
Buonasera, Morano. Buonasera.
Sentiamoci lì.
Ti va bene?
Se non hai altri impegni, vuoi cenare con noi?
Io? Non so.
Poi, così non... Ma smettila. Non facciamo tanti complimenti noi.
E poi non siamo mica i Richter.
Buonasera, signorina. Buonasera. Buonasera.
Ma i tuoi? Stai tranquillo, non ti preoccupare.
Davvero le piace?
Però a Venezia ci sono decine di palazzi straordinari.
Vedi, Edoardo, io non ho dei preconcetti verso le carriere artistiche. Il vostro
amico qui, per esempio, vuol fare il pianista.
Benissimo, questa è un'arte vera. I concerti, le registrazioni
discografiche, ma francamente questa tua idea della fotografia.
Che razza di arte sia, poi...
Ma dai papà, ha fatto come volevi tu, si è scritto all'università.
Adesso lascialo provare, no? Oh, fotografo d'attualità.
Ma vi sembra un lavoro per un ragazzo con delle aspirazioni?
Un lavoro che non esige alcun titolo di studio.
È ridicolo.
Posso capire uno studio per ritratti artistici come la Carel, ma questo
vagabondare per il mondo è anche pericoloso.
Ci sono guerre dappertutto.
Lo sai questo o no? Ma è assurdo, mamma. Allora dovrei smettere di andare anche
in automobile.
Si muore anche lì. Lo sai questo o no?
A me sembra che Eduardo abbia ragione.
Halt, cara.
Non ne vale la pena.
I giovani sono sempre d'accordo fra loro.
Era così anche ai miei tempi.
Lascia pure che giochino a fare i piccoli ribelli.
Molto bene. Bravo, bravo Mattia.
Allora Elena, hai sentito come si suona?
Ma io non devo fare concerti.
Elena ha ragione.
Venga, si sieda qui Mattia.
Venga.
Secondo lei, la Richter è una brava maestra?
Sì, molto.
Questo mi fa piacere. Ho l'impressione che con lei Elena stia facendo molti
progressi. È vero, tesoro? Sì, mamma.
Ho sento il censo.
Là, le tende.
Un schiavo. Un uragano.
Spaventoso. Sono due mesi che piove ininterrottamente. Muove la campagna. Il
vino sarà pessimo, come l'anno scorso.
Là.
Un'estate impossibile.
Ma cosa aspettano a venire ad accendere le candele?
Ecco. Finalmente.
Mi fa paura il buio.
Avanti, Elena. Fare la bambina.
Accendete anche lì. Con attenzione. Non macchiate di cera i tappeti, per favore.
Mamma? Sì?
Come farà Mattia a tornare a casa?
Non so.
Si può fare accompagnare col motoscafo.
Edoardo, vai a vedere se Vittorio è ancora sveglio. Non c'è bisogno, grazie,
anche se mi bagno un po'. Come un po'? Non mi hai detto che abiti lontano,
fuori città?
Eh sì, smetterà di piovere.
Ma non senti, è un uragano.
Scusa papà.
Ma non sarebbe meglio se Mattia rimanesse a dormire qui da noi stanotte?
Già, veramente io... Tu cosa ne dici a Mario?
Ma... Sì, mi scusi Morandi, ma non avevo proprio pensato.
Mariuccia, prepara subito la stanza degli ospiti.
No, no, non importa, facciamo da noi.
Andiamo, Edoardo.
Vieni.
Arrivederci, Morandi.
Sono molto contenta di averla conosciuta.
A domani.
Buonanotte, Edoardo.
Buonanotte, mamma.
Buonanotte, caro.
Mi sembra un ragazzo serio, quel.
Suona bene.
Sì, ma è così timido.
Ciao. Elena, guarda chi ti ha portato.
Ciao. Sorpresa?
Eh beh, sì.
È una brutta sorpresa?
Oh no.
Edoardo, lo metteresti un disco?
Ecco il disco.
Che bello, cos'è?
I'm in the mood for love.
Cioè? Mi sento di fare l'amore.
L'abbiamo comprato l'anno scorso a New York.
Siete stati in America?
Certo.
Com'era?
Straordinario. Un paese fantastico.
Mi fai ballare?
Per carità, contentala, altrimenti lo chiede a me. Io stasera non ne ho
voglia.
E no, Pomicioni, adesso state andando un po' troppo avanti.
Dagli il bacio della buonanotte e vieni a dormire.
Buonanotte, Elena.
Ciao, sorellina.
Buongiorno. Mattia, ti abbiamo cercato dappertutto.
Renato è venuto da te non sai quante volte.
Avevamo paura che ti fosse successo qualcosa.
Anch'io sono venuta da te, ma tu non c'eri. Con tutta quella pioggia non
potevo tornare a casa e loro hanno insistito che io mi fermassi qui.
Ma dovevi venire a cena da noi.
L'hai dimenticato?
Scusami.
Non ti importava niente di vedermi?
Ma no, che dici? Senti, non parliamo qui.
Vengo a casa tua oggi nel pomeriggio, d'accordo?
Oggi pomeriggio?
Va bene.
No, attenta qui.
Non avere troppa fretta, va bene?
Guarda me.
No, no, sei distratta oggi.
Cos'è, non ti va?
Vuoi che smettiamo?
Forse sì.
Non ho voglia di star qui.
Vorrei uscire, andare fuori. Eh sì, ti capisco. È una bellissima giornata, così
limpida.
Venendo qui ho incontrato Mattia.
Sì, ha dormito qui da noi.
Con quel temporale di ieri notte non poteva uscire. Eh già, la pioggia.
Siete stati molto gentili a ospitarlo.
Buongiorno. Già finita la lezione?
Elena oggi non ne aveva voglia.
Edoardo, le andrebbe di accompagnarmi per un po'? Vorrei parlarle.
Volentieri.
Vedo che torna dal tennis.
Giocavo anch'io da ragazza, sa?
Ah, signora mia, ma io non mi sono mosso, eh. Certo, non ho fatto niente
per impedirglielo.
Capirete. Eh, sì.
Le tedesche hanno un altro temperamento.
Chiedetelo a vostro marito.
Eccellenza, siete veramente tremenda. Ma questo è niente. Dovevate conoscermi
dieci anni fa.
Mamma, sei bellissima, la più bella. Ma Elena, cosa dici?
Se me lo consente, Elena, la c'è da contare.
Grazie. E poi non c'è niente da fare, gli piacciono i bei sederi.
E tu pensi che Annina e Tito verranno, certo?
Copriti, c'è molta umidità stasera.
Grazie.
Eccellenza, com'è la Petacci, la conoscete? Se me lo concedete, contessa,
non voglio parlare della signorina Petacci, anche se non nego di averla
conosciuta personalmente.
Prego, accomodatevi.
Mamma, Mattia può restare ancora un po' da noi?
Ma certo, ormai è di famiglia.
Buonanotte, Mattia.
Buonanotte e grazie infinite.
Grazie, mamma.
Buonanotte, papà. Quando è che porti anche me a un ballo?
Quando sarà il momento, signorina.
Buonanotte.
Ciao.
Senti, domani vado sulla luce.
Ti prego, Edoardo, lo ricarichi, lo rimetti. Ma l'abbiamo già sentito mille
volte, dai.
Ma a me piace. Faccio io.
Ieri ho visto la signora Richter.
Ah, sì?
Dì un po', ma che le hai fatto?
Io niente. Perché?
Fa dei discorsi non tanto simpatici nei tuoi confronti. E cioè?
Beh, insomma, delle allusioni spiacevoli sul tuo conto.
Non fare il cretino, Edoardo.
E' così facile da capire, povera donna.
Voleva sistemare il figlio con me.
Me l'ho anche detto.
Ma a me Renato non piace.
Dunque.
Oh che sonno. Non avete sonno voi due?
Vabbè ho capito, vado a letto.
Mattia, stai altri cinque minuti e poi te ne vai a casa.
Capito? Va bene.
Buonanotte. Ciao.
Guarda che sono le cinque.
Devo andar via.
Non voglio che qualcuno mi veda.
Amore mio.
Aspetta, ti accompagno.
Buongiorno, Mariuccia.
Buongiorno, signorina.
Si può?
Buongiorno.
Come stai, amore? Ciao, mamma. Sì, sì, non preoccupatevi.
Sarò di certo a Roma la prossima settimana.
Ne parlerò direttamente con Sua Eccellenza, state tranquillo.
Va bene.
Ma prego, prego.
Beh? Che cosa sono tutte queste coccole? Ma, così.
Avete fatto tardi ieri sera, eh?
Alle dieci ancora a letto.
Vi siete divertiti?
Sì, un bel ballo, molta gente, anche troppa.
E tutti non facevano altro che parlare della guerra.
Dicono che verrà presto.
Tua madre è ossessionata dalla guerra, la vede anche ai balli.
Senti, mamma.
Non ho voglia di fare lezione oggi.
E come mai?
È una così bella giornata.
E poi ho voglia di andare fuori.
Perché non ci date la macchina?
Così andiamo in villa.
Non ci andiamo mai.
Ma io non so.
Chiedi a tuo padre.
Dai papà, ti dissi.
Se tua madre non ha niente in contrario.
Allora sì.
Mai che chiude una porta, Elena.
Però con la sua confusione dà un senso d'allegria in casa.
È vero. È ancora così bambina.
Senti, Amalia, dovresti evitare di parlare sempre di guerra.
Dà l'impressione di un allarmismo un po' eccessivo, data anche la nostra
posizione. Ma non è solo un'idea mia, Riccardo.
Anche l'altro giorno dai Levi, quando... Sì, ma la loro situazione è diversa.
Sono ebrei. D'accordo.
Però facevano dei discorsi molto giusti e io non... Sì, forse, ma da Miretta
Amalia, per cortesia.
Meno se ne parla, meglio è.
Ehi, guardala!
Le mele cotogne.
Vedi?
Presto, venite!
Dove andiamo? Vedrai.
Dove siete?
Bella forza, voi conoscete il percorso, io no.
Ti piace?
Sì.
Andiamo in partenza?
Sì, va bene.
Torniamo all'inizio.
Facciamo la gara.
Allora, questo è il punto di partenza.
Là è il punto d'arrivo.
Guarda un po' chi c'è.
Come ha fatto ad arrivare fin qui?
E brava Elena, ti sei dimenticata della nostra lezione stamattina, vero cara?
No, non l'ho dimenticato, ma non ne avevo voglia, mi scusi. Me l'ha detto
tua madre e mi ha anche detto che eravate qui e di raggiungervi.
Buongiorno Edoardo.
Buongiorno.
Buongiorno Mattia.
Buongiorno.
Noi non vogliamo interrompere il vostro gioco.
Possiamo giocare anche noi.
Ma sì, certo.
Anche perché sono convinta di vincere io.
Allora vengo con te.
Anch'io voglio vincere. Su allora, ognuno in una direzione differente.
Punto d'arrivo comunque lassù. Va bene.
Andiamo.
Mattia?
Devo dirti una cosa.
Sì, ma in fretta.
Ma lo sai che sei proprio un mascalzone.
Perché? Perché ti comporti come un mascalzone.
Adesso non ti serviamo più, eh?
Così pensi di poterci trattare in questo modo, come due pezze da piedi.
Guarda che non lo dico per me.
Io ti ho capito subito, anche se sei carino e simpatico.
Infatti io me ne frego.
Ma Carla no.
Con lei non lo devi fare, sai?
Fare cosa?
Ma stai umiliando in tutti i modi.
L'altro giorno è venuta da te e hai fatto finta di non essere in casa.
Ma non c'ero in casa.
C'eri, c'eri.
E allora ascoltami bene, Renato.
Per l'ultima volta.
Forse hai ragione tu, ma io ho cercato di farvelo capire in tutti i modi.
Mi sono innamorato di Elena.
Sì, è vero.
E allora cosa volete da me? Non mi rompete più le scatole!
Invece di arrabbiarti.
Guarda lassù.
Carla è arrivata per prima.
Lo vedi?
Se fossi in testa, eri bene attento, sai.
Le donne non rinunciano così facilmente.
No, guardi, sono cose che non mi riguardano. E poi preferirei non
parlarne. Nulla riguardano? Ma come sarete?
Io penso che riguardino tutta la vostra famiglia.
Non riesco proprio a capire come possiate avere l'ingenuità di credere
veramente che Mattia sia sincero. Proprio non riesco a capirlo.
E perché non dovrebbe esserlo?
Perché Mattia è il mio amante.
Perché te ne sei andata così prima? Potevi aspettarmi.
Tu parlavi con Renato. Ma neanche per sogno, non parlavo con nessuno.
Dovevamo fare la gara, no?
Che strano profumo.
Ma ci tenevi tanto?
Sì.
E ho vinto.
Mi piace vincere.
A me non fa piacere che tu stia con la signora Richter da sola.
Guarda, una tartaruga!
Cosa ti dicevo?
Lo vuoi sapere davvero?
Sì.
Le ho detto che sono innamorata di te.
Mi hai irritato tutta la pelle intorno alla bocca.
Si vede molto?
Sì.
Speriamo che la mamma non se ne accorga.
Che barbaccia dura che hai.
Elena.
Ti è piaciuto?
Elena?
Ti è piaciuto?
Certo che mi è piaciuto.
E questo che ti vuoi sentire dire?
Sono di là, stanno parlando.
Ma sei proprio sicura di quello che fai?
Sì. Ma ti ho detto... Certo, anche dopo quello che ti ha detto la signora
Richter.
Sì, sì, mi rendo conto che ci sono dei problemi economici.
E per ora purtroppo sono certo in grado di... La mia carriera è soltanto all
'inizio. No, Mattia, lasciamolo stare l'argomento soldi.
Se noi fossimo degli arricchiti pretenderemo un nome importante per
nostra figlia.
Invece, grazie a Dio, ci possiamo permettere di darle un marito di suo e
di nostro gradimento.
Lei è un'artista, ma serio.
Ed è questo che noi apprezziamo soprattutto in lei, la serietà.
Oggi noi siamo un paese all'avanguardia in Europa e lei se ne rende conto. Ma
soprattutto lei ama veramente Elena.
Il resto sono chiacchiere.
Però siete tutti e due giovanissimi, ragazzi.
Vi chiederei una cosa sola, di aspettare a sposarvi per due o tre anni. Non ho
ragione, caro.
È inteso però che fin d'ora lei sarà per noi come un figlio.
Grazie.
Su, su, andiamo, giovanotto, andiamo da Elena.
Bene, brava, brava, Elena.
E così hai deciso.
Sì. Ma sei così giovane.
Mi ricordo che alla tua età sbagliavo tutto quello che facevo.
Sai, quando si è giovani si seguono solo i sentimenti.
Non ci si rende conto che l'amore ideale non esiste.
E poi invece si scopre che l'unica cosa che conta è l'amore fisico.
Non ti dà fastidio se ti parlo così, non è vero? Ma no, affatto.
Mi fa piacere.
Del resto noi siamo in confidenza, tra donne.
Dimmi una cosa, sei mai stata a letto con lui?
Io? Ma no, mai.
E non hai mai avuto la voglia?
Nemmeno quando lui ti bacia, insomma, ti stringe.
Beh, certo.
Ma non siamo ancora sposati?
Eh, già.
Sei proprio una gran brava ragazza. Eh, sì.
Ti auguro di essere tanto, tanto felice.
Eh, collega, guardi cosa ci dicono di lei.
Legga pure ad alta voce.
Una persona affezionata da tempo alla vostra famiglia vuole avvertirvi che un
individuo poco raccomandabile sta corrompendo i vostri figli.
Costui ha vissuto a lungo in intimità sospetta con un suo amico e con donne
notoriamente immorali.
E' inutile dirle che noi non crediamo una parola di quanto c'è scritto. La
ringrazio, manca soltanto la firma a questa lettera, quella della signora
Richter. La Richter?
Ma pensa che sia stata lei a scrivere questa lettera?
Non penso, lo so.
Ma per quale motivo?
Sì, avvocato.
No, adesso non posso.
Mi sembra di essere stato chiarissimo.
Hanno fatto il passo più lungo della gamba, se sono in difficoltà non mi
interessa.
La saluto, avvocato.
Mi volevi, papà?
Ah, sei qui.
Cos'è successo? Una cosa molto spiacevole, Elena.
Stai tranquilla, lui non c'entra.
Cara, per una serie di gravi motivi che Mattia lealmente ci ha spiegato...
Da oggi le lezioni di pianoforte con la signora Richter sono finite. Ma perché?
Non capisco.
Cosa ha fatto di tanto grave?
Ci ha mandato una lettera anonima piena di calunni nei riguardi di Mattia. È
veramente odiosa anche verso di noi.
Ma se è anonima, come è fatta a dire che l'ha scritta lei?
Mattia ne è certo.
È vero? Sì, è vero. Mi devi credere.
Buongiorno. Mi scusi signora, ho l'ordine di darle questa.
La signora è in casa?
Ma non saprei, non credo.
La vado a cercare.
Le dica che devo parlarle immediatamente.
Elena! Ma che cosa... Le devo parlare, ma non qui, non posso.
Ci sono cose che devo sapere anch'io.
Allora vieni da me domani pomeriggio.
Ti aspetto.
La signora si scusa, ma non può riceverla.
Dice che se non è contenta della liquidazione si rivolga all
'amministratore.
Mattia. Tu sei pazza.
Mi vuoi rovinare? Su, entra.
No, parliamo qui.
Una cosa così sporca, così schifosa, non me la sarei mai aspettata. Neanche da
te.
Ne hai fatto male.
Io faccio qualunque cosa.
Sei stato tu che mi hai portato a questo.
Sì, Mattia, sei stato tu.
Io? A cosa c'entro io?
Sei stato un vigliacco.
Hai rovinato tutto.
Ma cosa speri?
Che io lasci Elena?
Ma non ci penso nemmeno.
Ma sei sicuro che lei ti ami?
Basta con questa storia, Carla!
E poi... non è bello che ci parliamo in questo modo.
Sì, sono successe tante cose.
E poi, in fondo, Elena l'ho conosciuta qui da voi.
Ma non ti devi preoccupare.
Non mi scorderò né di te né di Renato.
Che cosa vuoi dire?
Niente.
Che ti ricompenserò.
Ti darò una somma.
Dio mio.
Io mi domando come faccio ad amarti ancora.
Sei uno squallido, piccolo arrivista. Pensi solo ai soldi,
ai soldi e basta.
E tu, Renato, perché lo volevi fare sposare con Elena? Non era per i soldi,
no?
Io non ti avrei mai abbandonato, mai.
Mai, mai, mai!
Sì, sì l'ho scritta io quella lettera.
Ma hai visto?
È come se l'avessi firmata.
Lo so che non avrei dovuto farlo, ma è stato l'unico modo per... per rivederti,
per... per farti tornare qui.
Va bene.
Anche questo è amore.
Non lo capisci, Mattia?
Una volta.
L'ultima volta, se vuoi.
No, no, no, aspetta, aspetta. Rimani, no.
Parliamo ancora un po', amore.
Non sai quanto vorrei non averla mai scritta.
È una cosa orrenda, di cui mi vergogno.
Ma mi dovevo difendere, in qualche modo.
Difendersi? E da chi?
Vi ho visti tutti d'accordo, contro di me.
Prima io vi sentivo come una famiglia, anche un po' mia.
Poi mi avete abbandonata.
Io sono sola.
Sola. Non so neppure a chi chiedere perdono.
A nessuno.
Tu sei buona.
Sei l'unica che mi capisce.
Sempre. Sai, quando ho avuto qualcosa qui tenevo, me l'hanno sempre portata
via, sempre.
No.
È un momento di debolezza. Non faccia la bambina.
Anche tu e Mattia, anche voi vi siete allontanati da me.
Ma io le voglio ancora bene, sai.
Ti prego, non mandarmi via.
Ho bisogno di essere consolata.
Fallo tu ora.
Così.
Sì.
Così. Così.
Sì, così.
Adesso tu lascerai Mattia.
Mattia?
E perché?
Mattia è il mio fidanzato.
Lo era.
Adesso non lo sposi più.
Perché?
Noi due potremmo vederci di nascosto.
Allora non hai capito.
Capito cosa?
Tu, Mattia, non lo sposi più.
Ma... Sono stata chiara?
Cosa stai dicendo? Sei pazza?
Io, Mattia, lo sposo e come?
No, perché altrimenti io vado a raccontare tutto quello che è successo
tra di noi ai tuoi genitori, a tutti.
Mi fai schifo.
Prima, quando facevamo l'amore, non dicevi così.
Vuoi che ti dica perché l'ho fatto?
Perché era l'unico modo che mi era rimasto per impedirti di sposare Mattia.
Non ti crederanno.
Non ti crederanno mai, mai! Tu dici?
Oh sì, invece, mi crederanno. Si spargerà la voce.
Ci vuole così poco a sbargere una voce in una città come questa.
E tu sarai rovinata. E con te i tuoi genitori, che hanno tanta fiducia nella
loro bambina così dolce, così pura.
E tu credi che dopo questo Mattia torni con te?
Tu sei pazza, pazza!
Tu ci sei dentro quanto me.
Forse è vero.
Anzi, lo è.
Ma io...
Ormai non ho più niente da perdere.
Ma lui non lo avrai nemmeno tu.
E questo mi basta.
Adesso vestiti e vattene, non posso più sopportare la tua presenza.
Potremmo andare a Salisburgo.
Ci sono dei laghi bellissimi vicino.
E Mattia potrà sentire dell'ottima musica. Sarebbe fantastico. Fare un bel
viaggio tutti insieme.
Ma da quant'è che non ti prendi più una vacanza? Una vera vacanza, voglio dire.
Eh, hai ragione.
L'ultimo è stato quel viaggio in America.
Che succede?
Ma niente, sarà il solito contadino che ruba le mele.
Anche l'altro anno.
Una mezza tragedia per un quintale di mele.
Gli hanno anche dato due anni di prigione a quel poveraccio.
Ho una brutta notizia da darvi.
Una cosa molto spiacevole.
La signora Richter è morta.
Forse è stata assassinata.
Ce li dai, commissario Franchetti?
No, tesoro, non piangere. Ti prego, calmati. Non fai così, su. Il
commissario è un amico.
Vuole parlare con noi e soprattutto con te, Elena. Su, calmati. Non piangere.
Per amicizia e per riguardo alla vostra famiglia.
Ho preferito venire io personalmente.
La mia è una visita di pura formalità, ma purtroppo inevitabile.
Certo, commissario, comprendiamo.
Mi dica, signorina Elena, quando ha visto per l'ultima volta la signora
Richter?
Io, l'altro giorno.
Pensi che la signora era stata licenziata proprio ieri.
E' per questo che, commissaria, lei è proprio sicuro che si tratta di un
omicidio? Forse la povera signora aveva dei problemi. No, signora, non ci si
suicida spezzandosi la base cranica alla nuca.
E poi è stata ritrovata accanto al cadavere l'arma.
Una piccola statua di bronzo, da cui sono state cancellate tutte le impronte.
Lei capisce, signora?
Certo, mi scusi.
Il figlio della signora Richter è lui che ha rinvenuto il cadavere.
In un improvviso attacco di nervi ha fatto dei nomi.
Anzi, un nome in particolare.
Una persona che, se ho capito bene, farebbe parte, in un certo senso, della
vostra famiglia.
Il signor Mattia Morandi.
Come?
Ma è il fidanzato di mia figlia, commissario.
Lo so.
Senta, signor Morandi, io sono costretto a chiederle delle cose molto personali.
Se però lei crede...
Potremmo avere un colloquio molto più riservato.
Non c'è bisogno, non ho niente da nascondere.
Va bene.
Allora, signor Morandi, lei è stato l'amante della signora Richter?
È vero.
E quando si interruppe il vostro rapporto?
Quando ho conosciuto Elena.
La signora Richter come prese, diciamo così, la fine della vostra
amicizia?
Beh, non voleva accettare il fatto. Non si era resa conto che la nostra
relazione era soltanto, come dire... Sì, sì, capisco.
Capisco. E mi dica, la signora Richter ha tentato in qualche modo di ostacolare
il vostro fidanzamento.
Voglio dire...
ha tentato di ricattarla con delle minacce, con delle lettere magari.
Signor commissario, se lei è già al corrente di tutto, perché me lo chiede?
Se ha qualcosa da dirmi, me la dica.
D'accordo.
Allora io sono costretto a chiederle, signor Morandi, dove era ieri
pomeriggio, fra le 15 e le 18.
A casa a studiare.
Da solo?
Solo.
Sono dolente, signor Morandi, ma temo che questo non sia sufficiente. Il
figlio della signora Richter sostiene che lei... Dillelo, Mattia, per favore,
dillelo.
Mamma, papà, so di darvi un dispiacere.
Ma è necessario.
Ieri pomeriggio, dalle 15 alle 18, io ero con Mattia.
Nella sua camera.
Ma io...
Non dire niente.
Signorina Mazzarini, lei è pronta a testimoniare anche sotto giuramento,
anche in un eventuale processo, quanto mi ha detto poco fa?
Ma certo, commissario.
Dove e quando vuole.
Va bene.
Senta, Franchetti, è mio vivo desiderio, se possibile, che non una parola di
quanto è stato detto qui oggi venga riferita.
Lei mi comprende?
Naturalmente. Del resto la parola di sua figlia è per me più che sufficiente.
Da numerose testimonianze la signora Richter è emersa come una persona poco
chiara.
Probabilmente sarà stata uccisa da qualche amante occasionale. Niente di
più facile.
Certo, certo.
È stata una vera leggerezza mettere a contatto con i nostri figli una donna di
cui non avevamo preso informazioni.
A proposito, suo figlio?
Molto bene, grazie. Si è appena laureato. Dovrebbe trovare un lavoro.
Me lo mandi, me lo mandi.
Farò senz'altro qualcosa.
Grazie.
Arrivederci, Franchetti.
Arrivederla.
La terra è di Dio e tutto quello che è nella terra è di Lui.
Renato.
Fermi!
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