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Original subtitles

Ale? Messo?

Ale, ma ci sei?

Ale, sei qui?

I call upon a star, I want to go away And leave the silence broken every day

Can you lead me to find a way?

And here we are again, the lights should never fade Beside the rain the smile is

on your face Can you lead me to find my way?

La prima volta che ho viaggiato in un autobus come questo, avevo i miei sogni

di ragazza e un quaderno in borsa.

Volevo diventare una scrittrice.

Quella promessa l'ho mantenuta. Ho scritto.

Ho pubblicato.

Ho vissuto vite che non erano la mia e le ho raccontate per voi.

Poi ho anche amato. E fatto degli errori. Come tutti del resto.

Ma quando ho perso i miei genitori, il viaggio ha invertito la rotta per

riportarmi qui.

A casa.

Dicono che le storie più belle iniziano con un ritorno.

Io non lo so ancora.

So solo che ogni volta che ho creduto di essere arrivata, ho scoperto che la vita

non stava chiudendo un capitolo.

Stava soltanto prendendo la rincorsa per scriverne uno nuovo.

Scusi, ma io la conosco, l'ho vista alla tv.

È la scrittrice. Dio, come si chiama?

Erika Magliani. Ecco, brava. I libri gialli.

In realtà è la mia moglie che li legge, poi però me li racconta.

Bellini, complimenti.

Grazie. Arrivederci.

Arrivederci. Erika!

Ale, ma che sorpresa!

Come stai?

Non me l'aspettavo.

Andiamo, dai, ti accompagno al posto.

Allora, come stai? Bene.

Bene?

Se ci aspetta in barca, arriviamo fuori.

Ciao, Lucia.

Ciao, Ale.

Come va? Bene, e tu? Bene. Ciao, sorellina. Ehi! Che bello vederti.

Allora?

Allora, ti è piaciuta questa sorpresa?

Molto. Grazie di aver lasciato che fossi io ad andare a prendere Erika.

Figurati, grazie a te. È stato un piacere.

Quante state insieme su quella barca, eh? Eh, sì.

Quanti ricordi.

Beh, ragazze, vi lascio sbrigare le vostre cose.

Ci vediamo stasera. Sì, ci vediamo stasera.

Ciao. Ciao Ale, grazie.

Vuoi vedere qualcosa?

No, non lo so.

Allora? Allora, qui abbiamo il contratto di vendita. Ah, e lì c'è il signor

Altieri di cui ti avevo parlato, che è il nostro acquirente.

Sei pronta?

No.

E questo è suo.

Grazie mille.

Posso salire sulla barca per l'ultima volta? Certo, faccia pure, io ne

approfitto per sbrigare le ultime cose, semmai ci salutiamo dopo. Va bene,

grazie.

Guarda che ho trovato.

Il maglione di papà.

Pensiero del male.

Ale? Permesso?

Il vecchio vizio di devastare i libri non te lo sei levato eh?

Ale ma ci sei?

Ale sei qui?

Marco, dimmi.

Quando hai avvertito quelli della scientifica?

Va bene, arrivo subito.

Salve commissario.

Come va?

Alessandra Albanesi, 42 anni, sposata con un certo Vittorio Moretti, senza

figli.

Questa qui era casa sua, però viveva insieme al marito a Firenze dove

gestivano una galleria d'arte.

Che ci faceva qui?

Vacanze. Ci veniva nei fini settimana. Pare anche piuttosto spesso ultimamente.

È la nipote dei peregrini.

Quelli delle medicine?

Mm-hmm.

Azienda farmaceutica.

C'è presente quella specie di reggia, appena fuori città?

Zia e cugino vivono lì.

Lo zio è morto.

Avete avvertito i genitori?

Sì. Padre, madre e sorella sono in Svizzera, però arriveranno qui domani.

E il marito?

Segreteria telefonica.

Chi è che l'ha trovata?

Salve, commissario Carrese.

Salve.

Scusi se la disturbo, in questo momento poco felice.

Lei conosceva la signora Albanesi?

Sì, eravamo amiche da ragazzine.

Poi ci siamo perse di vista, ma... ero contenta di averla incontrata oggi.

Poi ci siamo date appuntamento per cena.

Mi spiace che l'abbia trovata lei.

Ha toccato niente? Ha spostato oggetti per caso?

No, niente.

Tu hai già preso le generalità?

Va bene, questa sera può andare a casa e poi la convocheremo per la deposizione.

Mi scusi, eh.

Ma mi lasciate andare via così?

Siete sicuri di aver liberato adeguatamente la scena?

Sono l'unica testimone che avete.

Mi faccia capire, sta preparando un concorso di polizia?

No, commissario, la signora Erika Magliani.

Dovrei conoscerla?

È scrittrice.

Giallista.

Molto brava.

È meglio se va a casa adesso.

È stata una serata difficile per tutti.

Vorrei dirle un'ultima cosa.

Lei invita a cena un amico che non vede da più di vent'anni e prima del suo

arrivo si taglia le vene.

Ma le sembra normale?

Convoca la signora per domani.

Questi mesi dopo il funerale, Erika, non hai idea di quanto siano stati

complicati.

Tutto moltiplicato per due.

Per papà e per mamma.

Mi dispiace non essere stata presente negli ultimi tempi.

Questa cosa di Alessandra adesso...

Che ti ha detto la polizia?

Deve rimanere qua?

Sì, per ora sì.

Per le indagini.

Che hai?

Niente.

Pensavo solo che doveva succedere un'altra tragedia per farti stare un po'

con i tuoi nipoti.

Lo sai che lavoro faccio?

La mia vita è a Milano.

O no?

Cosa?

Sono arrivati i poliziotti.

Ma chi? I due poliziotti.

Ma perché ti nascondi? Perché non voglio che mi vedano.

Questi due qua che si stanno... Beh, io non voglio che mi vedano.

Si è svegliata.

Vieni, vieni.

Vieni.

Eccola qua.

Vogliamo andare dalla zia?

Che dici? No, non me la sento. Come non me la sento? Guarda che non può

succedere niente.

No, Lucia, non ce la faccio.

Allora noi ci andiamo a cambiare?

Che dici?

Sì. Tra due minuti spegniamo questo telefono, eh? Va bene.

Ho cercato di capire quali potessero essere le alternative al suicidio.

Stanotte, sull'avambraccio, non ci sono segni di autodifesa e cose del genere.

Zero tracce di lotta in tutto il corpo.

E in più sai che cosa dice il tossicologico?

Alto dosaggio di benzodiazepine.

Se due più due fa uno, va bene, ma non credo.

Guarda cosa ho trovato a casa di Alessandra.

Test di gravidanza.

Positivo.

Amore, vuoi fare una foto?

Sì! Sì? Vieni, vieni, che zia ti fa una bella foto.

Sei pronta?

Fammi un bel sorriso.

Ma quanto sei bello, vieni qua, dammi un bacio grande.

Vabbè, non è la prima donna incinta che si suicida.

Circa 2,3 casi percentuali. Sì, sì, sì, è vero, però se tu rifiuti il bambino

che c'è in Grimbo o se soffri talmente tanto che arrivi a ucciderti, che fai?

Tieni il test positivo a casa?

No? Che fai? Lo butti?

Quindi? Wow.

Wow.

Quando l'hai preso?

Chi? Quando l'hai preso? Cosa?

Quella cosa che appena... Tu.

Il... Dai.

Lenta. Io non parlo con gli sconosciuti. Bambana. Ok.

Erika. Qui è tutto fermo in attesa che tu partorisca la tua creatura.

Senti, ci sto lavorando giorno e notte, va bene?

Va bene.

Ci sentiamo dopo che ho da fare.

Ciao Erika.

Ciao, ciao. Ciao, ciao.

Erika.

Mi dispiace.

Erika.

Io non capisco perché l'ha fatto. Mi sembrava felice.

Signora Banesi, prego.

Prego, qui sulla destra.

Signora Magliani, in anticipo. Devo prima sentire i genitori della vittima e

fra mezz'ora arriva il marito.

È meglio se va a farsi un giro.

Le dovrei parlare. E dovrà aspettare il suo turno.

Alessandra non si è uccisa.

Ne sono sicura.

Quando uno si taglia le vene, inizia prima sempre dal polso opposto alla mano

dominante.

Quando ha trovato Alessandra, aveva la lametta nella mano destra.

Quindi questo vorrebbe dire che si è tagliato prima il polso destro con la

mano sinistra. Ma lei non era mancina.

Tipico ragionamento della scrittrice.

Senta, qualcuno sta cercando di far passare questo omicidio come un suicida.

Ne parliamo dopo, ok?

E tenga questa cosa per lei, per favore.

Alessandra... era incinta.

Lo sapevate?

No. Ma di quanti mesi era?

Sapremo qualcosa di più domani.

Signora... Lei sa se qualcuno avrebbe

potuto fare del male a sua figlia? In che senso farle del male? È solo un

'ipotesi. Nelle fasi iniziali cerchiamo di non trascurare nessuna pista. Voi ci

avete detto che si è suicidata.

Ma le volevano tutti bene.

Aveva un marito che l'adorava.

Un lavoro splendido. Era una donna realizzata. Digli la verità, Barbara.

Noi di Alessandra non sapevamo più niente.

Malapena si faceva vedere per Natale.

Quando avete lasciato il paese, Alessandra quanti anni aveva?

Aveva 18 anni, aveva appena finito il liceo.

Elio, mio cognato, aveva offerto a mio marito un posto di lavoro prestigioso.

In Svizzera, nella filiale dell'azienda farmaceutica della famiglia Peregrini. E

siamo andati là.

Abbiamo lasciato che si allontanasse.

Questa è la verità.

Buongiorno.

Salve. Sono Erika Magliani.

Oddio, certo, Erika.

Ero amica di Alessandra.

Tu devi essere suo marito. Vittorio.

Ale mi parlava spesso di te.

Quando usciva un tuo libro, correva subito a comprarlo.

Aveva un sacco di ricordi di voi insieme, di te, di tua sorella.

Da come ne parlava era il periodo più spensierato della sua vita.

Ultimamente come stava Alessandra?

Niente che potesse far immaginare una cosa... Scusami se te lo chiedo,

ma... come andavano fra di voi le cose?

Sì, io... penso di dover andare adesso.

Ah. Sì, mi stanno aspettando. Certo. Ci vediamo presto. Sì, ciao.

Signor Moretti, lei ieri era a Firenze?

Sì.

Lavoro, casa.

C'è qualcuno che l'ha vista che può confermarlo? All'orario che dicevamo,

cioè dalle 18 alle 19, ovviamente.

Sì, certo.

Ero impegnato in una call con Diletta Mori, la mia assistente.

Di chi avete parlato?

Ieri non sono stato in galleria e lei mi ha aggiornato.

Quando è rimasta incinta sua moglie?

Beh, da poco.

Due o tre mesi circa.

Va bene.

Grazie per la disponibilità. A lei.

So che non è facile.

Permesso? Prego, prego.

Allora...

Ha pensato all'ipotesi dell'omicidio?

Si accomodi.

Grazie.

Voglio essere molto sincero.

Non mi è piaciuto come si è mossa ieri.

E tanto meno quello che ha fatto oggi.

Marco, prendi due caffè?

Subito.

E che cosa avrei fatto, mi scusi?

Mi ha fotografato di nascosto.

No.

Guardi, stavo fotografando mia nipote. Ah sì?

È una strana prospettiva. Sono scemo.

No, guardi, io non... No, no, guardi lei.

Io non lo so che cos'ha in testa, ma questo qua non è un romanzo.

Lo so bene, ma è la mia amica che è stata ammazzata.

E mi scusi se mi sono permessa di farle notare delle cose che forse le stavano

sfuggendo di mano.

No, lei non ha capito.

Questa è un'indagine di polizia su un fatto gravissimo.

Non lo so, magari lei pensa che stiamo perdendo tempo, che brancoliamo nel

buio, ma non è così, gliela assicuro.

E poi io procedo come anni di professioni mi hanno insegnato. E non

tollo le interferenze.

Interferenze? Interferenze.

L'ho trovata io.

Questo caso mi riguarda e come.

Accompagna la signora fuori, grazie.

Io vi do delle dritte per farvi capire che questo non è un suicidio e lei mi

liquida così.

Comunque tutti possiamo sbagliare.

E certo come no.

Noi per primi.

Grazie.

La porta è quella, signora. Se vuole le diamo una mano.

E lei non mi conosceva?

Non è mio.

Ah, non è suo.

Vuole che glielo firmi?

È quello il suo posto.

L'accompagno Marco il Caffè.

Ragazzi, attentili con quei secchi.

Ehi!

No!

Ciao! Come stai? Dammi un bacio.

Come va?

Hai la faccia un po' stanca? Beh, un po' sì.

Senti, mi dispiace tantissimo per i tuoi.

Non ti ho fatto neanche una chiamata, perdonami, sono una bestia, veramente.

Beh, mi hai mandato un messaggio, l'ho apprezzato tanto.

Adesso con tutta questa storia di Alessandra, ti volevo chiamare stasera,

però mi sono detto magari è impegnata interrogatori, la polizia, non lo so

come funzionano queste cose.

Domani vieni alla commemorazione?

Non ce la faccio, perdonami, non mi dire niente.

Perché non voglio proprio vederla così.

Non so come hai fatto tu, sinceramente.

La vedevi spesso?

Un po' qui in paese, ma io ho una vita molto impegnativa.

È tua moglie?

Ho capito tutto.

Ciao. Ci sentiamo presto. Quando vuoi. Ciao, Erika.

Facciamo un buon show.

Buongiorno.

Buongiorno. Lei è l'amica di Alessandra, vero?

Da bambina qualche volta veniva a giocare in giardino qui da noi.

Lei mi è più sentita con doglianze.

Non ci saremmo mai aspettati che Alessandra potesse fare una cosa del

genere.

Del resto, vero, è che la vedevamo poco.

Veniva qua nei fini di settimana, ma mai una visita, una telefonata.

Si ricorda di Dario, mio figlio, il cugino di Alessandra?

Non credo si possa ricordare.

Era un ragazzino.

Molto più piccolo di loro.

E invece mi ricorda come.

Una volta ti abbiamo chiuso nel ripostiglio.

Beh, adesso sei una scrittrice importante.

Beh, non esageriamo.

Barbara e Carlo, i poveretti sono confusi.

Storditi, sono sotto shock.

Ho detto a loro di fermarsi qui da noi.

Il tempo dei funerali, certo, ma anche dopo.

Tutto il tempo che vorranno.

Certo.

Signora Magliani, buongiorno.

Buongiorno.

Abbiamo fatto pace?

Non abbiamo mai litigato.

Però solo nell'esercizio delle mie funzioni.

Certo.

Come sta?

Abbastanza bene.

Chi è quella ragazza?

Credo che sia Gemma, la sorella di Alessandra.

Io non l'ho conosciuta. Quando è nata si sono trascriviti in Svizzera.

Alessandra era incinta di tre mesi.

Stiamo aspettando il test del DNA.

Non credo che il marito sia il padre del bambino.

Quindi siamo diventati una squadra?

Beh, proprio una squadra no.

Non esageriamo.

Usciamo?

Va bene.

Prego. Grazie.

Cosa sa della zia del cugino di Alessandra?

Beh, non molto.

Ci sono cresciute, le ho conosciuti da bambina.

Per il resto sa, eravamo adolescenti, quindi... Avete percusito la casa?

E cominciamo?

Beh, bisogna sapere bene cosa cercare.

Immagino che lei lo saprebbe fare molto meglio di noi.

Mi guardi tutti in faccia.

Lo sa che nell'80% dei casi funerali è presente l'assassino?

Nell'82% dei casi.

Anch'io le mie fonti, sa?

Se qui dovesse sentire qualcosa di interessante.

Signorina Moy, dunque lei conferma che collaborava con la vittima Alessandra

Albanesi e suo marito, Vittorio Moretti, in galleria, giusto?

Sì, lavoro in galleria da sette anni.

Finito il master sono entrata e non me ne sono più andata. Questa call di cui

appunto parla anche il signor Moretti, a che ora si svolta più o meno?

Alle 18.30 mi sembra. Di che cosa avete parlato?

Di lavoro.

C'era stato un possibile acquirente americano.

Da quanto tempo andate a letto insieme?

Prego? Lei è il signor Moretti?

Da quanto è che siete amanti?

Ci mettiamo mezz'ora ad accertarlo.

E c'è di mezzo anche un omicidio.

Due anni.

La prossima settimana.

Alessandra.

Sapeva?

Sì.

Ma non costituiva un problema per lei.

E lui pensava di lasciarla?

Proprio no, guardi.

Era troppo attaccato a lei.

E io come una cretina a lui.

E questa storia della Cole?

Io ero al cinema.

E lui dove era?

Non ne ho idea.

Una cosa me la devi dire.

Questa storia degli amanti che le hai sparato dritto in faccia oggi, ti sei

buttato?

E il profumo che usa.

Ok.

Lo stesso profumo che si sentiva nel bagno di Alessandra Albanesi quando

siamo entrati.

Vabbè.

Spesso si fa così quando c'è un amante.

Mia moglie mi ha regalato lo stesso profumo per tre anni.

A Natale.

Lo stesso profumo che usava l'uomo con cui mi tradiva.

Scusate se vi ho fatto aspettare.

Ma che scusate?

Anzi, dovevo preparare io la cena. Ma figurati.

Ci siamo autoinvitate, mi sembra il minimo.

Grazie.

Allora, come va? Grazie.

Sei sul nuovo lavoro?

Certo deve essere una pressione incredibile, no?

L'ansia della pagina bianca, la paura di sbagliare, le critiche pesanti.

Amore. Non sono freschi per niente.

Aspetta, provale un altro.

A me sembrano buoni.

Senti, con Nicola come va?

Amore, ti ricordi che ti avevo detto che... Scusami, scusami Erika, non avrei

dovuto chiederlo.

Figurati. So che non volevi.

Erika, senti.

Noi abbiamo pensato che sia il caso di vendere questa casa.

Cosa?

Ma questa è casa nostra.

Sì, certo, è casa nostra, ma... mantenerla...

Costa troppo e adesso con la nascita di Anita noi non possiamo più

permettercelo.

Non ci posso credere.

Aspetta.

Dove lo... Ah, ecco.

Guarda, ti faccio vedere le carte. Noi abbiamo già parlato con il notaio. È

tutto a posto.

Serve solo la firma per la procura.

Non ci avevamo detto di non vendere questa casa.

Ci siamo cresciute.

Qui c'è la vita di mamma e papà.

Ma se te ne sei andata a vent'anni.

A te non mi è importato niente di questa casa, Erika.

Non te ne è mai importato niente neanche di mamma, di papà, di me.

No, non è vero.

Non le pensi queste cose.

Sì che le penso.

Erika, abbiamo appena avuto un'altra figlia.

Mettiti nei nostri panni.

Nei panni di un agente immobiliare?

Vuoi che lo firmi?

Donate lo firmo subito, guarda.

Tieni.

Sei contenta ora?

Ma dove vai adesso?

of another quiet star chasing down a sentence that

keeps surrounding her heart stack a blank in a lamplight

like snow before you fall she taps the edge of a

pencil can't find the first word at all

Sono nella villa di Alessandra.

Qualcuno è entrato in casa. Venga il prima possibile, per favore.

L'hai visto in faccia chi era?

No, non lo so.

Era un uomo incappucciato con una torcia, è andato via.

Ma perché sei entrata?

Perché c'era qualcuno in casa.

Sei un'incosciente, io non ti posso fare da balia. E che cosa dovevo fare?

Chiamarmi e basta.

Ti ho chiamato.

Vabbè, andiamocela che qua non ci puoi stare.

E domani mattina alle otto in commissariato.

Buongiorno.

Lui aspetto fitness, direi che ci siamo.

Un po' vanesio, in realtà, però... Andiamo avanti?

Lui? No, lui.

Disturbo? No, no.

Vedo che hai portato il caffè.

Come al solito il ritardo, però noi abbiamo già fatto colazione.

Sì. Guarda, hai avanzato un cornetto. Non mangio quella roba.

E comunque un altro caffè lo prendo volentieri, sai?

Grazie.

Il tizio di ieri sera ha ricordato qualcosa?

Se è uscito di casa con qualche oggetto, se aveva qualcosa in mano?

Non mi sembra.

L'orario della morte di Alessandra è stato stabilito tra le 18 e le 19 di

sabato.

Abbiamo verificato che lei era con sua sorella, quindi può pure tornare a

Milano. Ero un'indiziata.

Non me ne ero accorta.

E comunque no.

Rimarrò ancora per un po' qui.

Ciao Marco. Ciao Erika.

Buongiorno. Oh, Erika Magliani.

Buongiorno. Buongiorno. Ci contavo.

Sapevo che eri in paese e mi sono detto, è impossibile che non venga a trovarmi

questa volta.

Eccomi qui.

Mi ricordo quando venivate qui, tu, Francesco, la tua amica Alessandra.

Poverina, l'ho pensata tanto.

Comunque ci sono anche delle novità ora.

Ci sono i miei libri?

Posizione privilegiata.

Senta, dovrei chiederle un favore.

Dimmi tutto quello che ti serve. Credo che questo faccia parte della copertina

di un libro.

Lei riuscirebbe a capire quale?

Oh mio Dio, questa cosa strana, anni 90, carta lucida.

Io non ti prometto niente, però nel mio settore è pieno di collezionisti, è un

mondo di matti. Va bene, sarebbe importante, ecco.

Mobilito tutte le mie conoscenze, però...

Ti devo chiedere un piccolo favore in cambio.

Io sarei felice se riuscissimo a organizzare qui in libreria un seminario

di scrittura con te.

Va bene. Ovviamente decidi tu quando, anche i prossimi mesi. So che sei molto

impegnata. Allora farei fatto.

Mi faccia sapere qualcosa.

Ti chiamo. Grazie.

Dove era sabato sera tra le 18 e le 19?

Alessandra sapeva della storia fra me e Diletta. Signor Moretti, però mi deve

fare un piacere. A domanda risponde preciso.

Ci arrivo.

Fra noi c'era una specie di patto implicito. Ci lasciavamo delle libertà.

Poi però ho scoperto che era rimasta incinta.

Tre settimane fa, più o meno.

Come?

Avevo ascoltato mentre ne parlava al telefono. Prendeva appuntamento con un

'ostetrica.

Il bambino non era sicuramente il mio.

Noi non stavamo insieme da tanto.

Comunque, ora le rispondo.

Sabato ho preso la macchina.

Tutti quei weekend passati qui da sola in paese.

Volevo vedere il tipo per cui mi avrebbe lasciato.

E l'ha visto?

Sono entrato nel vialetto e mi sono appostato.

Da dietro le siepi ho riconosciuto solo Alessandra.

E poi ho visto una sagoma che indossava una specie di giacca con

una grande V fosforescente.

Come quei giacchetti che usano i ciclisti.

Me ne sono andato.

Non c'era nient'altro da vedere.

Signor Moretti, lei aveva un serio movente.

Ed era sulla scena al momento dell'omicidio.

Io non ho detto niente, io ho mentito, ma era solo per evitare questa figura

patetica che adesso sto facendo.

Signor Moritti avrà capito che dobbiamo trattenerla.

Allora signori, prego, passiamo alla parte interna della casa.

Come potete vedere questo è l'ambiente principale. Può essere diviso facilmente

in due saloni, possiamo pensare anche a dei lavori. Sono comunque due locali

molto grandi, luminosi.

Erika, ciao!

Perdonami, non ho fatto in tempo ad avvisarti.

Faccio vedere la casa a questi gentili signori. Dicevamo...

Magnifica struttura, spazi immensi, luminosi, soprattutto, signori,

riservatezza e agio rispetto al caos del centro.

A patto che non ci siano allergie.

Certo. I miei genitori non l'avevano, poi alla fine hanno iniziato a tossire

anche loro, sai?

Poi c'è un sacco di muffa.

La muffa. Ma i miei genitori non sono morti per quello. Hanno avuto un

incidente sulla statale, una macchina l'ha travolti.

È una strada micidiale quella, lo sapevate?

Sì. Ma è vero?

È vero, sì, ma poi hanno messo i dossi, giusto?

Niente affatto. Non li hanno messi, ma li metteranno. Scusate, signori, noi

dobbiamo proprio andare via.

Abbiamo avuto un imprevisto, no, scusateci, davvero. Non volete vedere le

camere? Sono splendide.

Le faremo sapere, grazie mille.

Arrivederci.

Lo sai vero che la venderemo?

Bene, nel frattempo posso farti incazzare.

Ah.

Vuoi farmi incazzare?

Lasciami stare.

È finito di farmi fare la figura del coglione. Mi stai facendo male.

Mollami.

Mollami.

C'è qualcuno?

Sì, vieni. Vieni pure.

Scusate, non si disturbo. No, Gemma, no, no. Mio cognato stava per andare via.

Sì, infatti, stavo andando.

Ci sentiamo per i prossimi appuntamenti.

Sì. Ciao.

Io e mia sorella non eravamo tanto vicine.

Lei è andata via di casa che io andavo all'asilo.

Ci vedevamo per i compleanni, per Natale, però niente di più.

E adesso che... Scusa.

Non mi devi chiedere scusa.

Con Alessandra abbiamo passato tutta l'adolescenza insieme.

Lo sai che tutti i ragazzi erano innamorati di lei?

Soprattutto uno.

Lo vuoi vedere?

Aspetta.

Guarda.

Lui è Francesco.

Era il mio miglior amico.

Era innamoratissimo di Alessandra.

Passavamo tanto tempo insieme tutti e tre.

Eravamo molto curiosi, leggevamo tanto, ci scambiavamo tanti libri.

Se sono diventata scrittrice lo devo anche allora.

Ma la vera grafoma ne sai chi era?

Alessandra.

Scriveva tutti i suoi segreti nei risguardi dei libri, ovunque.

Erano il suo diario.

No, nella mia famiglia i miei genitori, mia zia, nessuno ha mai parlato di

Alessandro.

E io penso che sia... strano.

Ciao Lucia.

C'è una cosa di cui ti devo parlare.

Riguarda Giulio.

Richiamami, per favore.

Ciao.

Salve, sono il commissario Carrese.

Buonasera. Che cos'altro ho combinato?

No, no, niente.

È ancora Piombino? Sì.

Abbiamo interrogato nuovamente il marito di Alessandra, ma abbiamo ancora dei

dubbi.

Vorremmo fare un altro sopralluogo a casa della vittima. Io vorrei che lei

venisse con noi.

Beh, è un po' strano, no?

Perché? È l'ultima persona che è entrata lì dentro, magari ci può aiutare a

trovare qualcosa.

Vuole? Sì, certo.

Va bene, noi stiamo andando adesso, va. Ci vediamo lì.

Grazie. A tra poco.

Una specie di giacca con una grande V fosforescente, come quei giacchetti che

usano i ciclisti. O quella giacca V che ha visto il marito di Alessandra.

Andiamogli dietro.

Siamo i vigili del fuoco! Sì! Sì!

Erika!

Erika!

Erika!

Stai bene?

Sì.

Andiamo.

Scusami se t'ho messa in questa situazione.

Veramente mi hai salvata.

Questa scena la inserisco subito nel mio nuovo romanzo.

Il fuoco, il salvataggio.

Al mio editore chiedo di pagarti i diritti. Ci sto.

Vuoi entrare?

Forse è meglio di no.

Certo.

Scusa.

musica

Le sue labbra l'avvolsero e in un attimo tutte le paure scomparirono.

Tra i baci e il fuoco della passione, una nuova linfa sembrò nascere.

E dopo averlo osservato, cullato dai suoi sogni, lei tornò tra le sue

braccia.

Pronto Marco?

Buongiorno, ci sei?

Aspetta un attimo. Ci sei o no Leo?

Dimmi. Perché parli a bassa voce? Che c'hai?

Niente, ieri sera ho fatto tardi.

Che c'è?

Vabbè, i pompieri ci hanno provato tutta la notte, non ce l'hanno fatta. È andato

tutto a fuoco.

Dobbiamo scoprire se chi ha piccato un incendio è lo stesso che ha aggredito

Erika l'altra sera.

Ho accompagnato la signora Magliani a casa.

È certo, commissario. Regola numero uno. La sicurezza dei testimoni viene prima

di tutto, no? Bravo. A dopo. Ciao. Ciao.

Era Marco.

Buongiorno.

Buongiorno.

Che ti ho detto, Marco?

Niente, è tutto bruciato.

E il marito di Alessandra?

È in custodia da ieri, almeno sappiamo che non è stato lui ad appiccare l

'incendio.

Ammesso che è stato lì la notte dell'omicidio e dice di aver visto un

uomo che indossava una giacca con delle strisce riflettenti a forma di bu.

Che fai ora magari?

Metti anche questo nel libro?

Prossima domanda.

No. Comunque ti volevo dire che il libro che hai visto nel mio ufficio non era

mio. Era di mia moglie.

Cioè della mia ex moglie.

Certo. Sì, io l'ho preso per farla incazzare così non poteva leggere la

fine.

Beh, non siamo obbligati a parlare di queste cose.

No, non è che dobbiamo.

Giusto per avere un quadro limpido.

Tanto la storia è breve.

Andava a letto col mio capo, gliel'ho scoperto, l'abbiamo scaricato.

Io e lui ce le siamo date di santa ragione e poi mi ha trasferito qua.

E questo è tutto?

E questo è tutto.

E tu?

Beh, ho avuto delle storie, le ho vissute ed eccoci qui.

Non mi hai convinto.

Non ti ho convinto.

Vado a farmi una doccia.

Si portava la vita addosso, silenzioso ma solare come la gente di quel piccolo

paese, schivo sì, ma intelligente e pieno di fascino.

Sua moglie mi ha detto che l'avrei trovata qui.

E' venuto a guardare le barche.

È allontanare i brutti pensieri.

Guardare il mare mi calma.

È stato lei a bruciare ieri sera la villa, vero?

Io?

Ecco.

C'ero anche io dentro quella villa.

Erika, se avessi saputo che c'era anche tu io non avrei mai... Non si preoccupi,

non si preoccupi, sto bene, sto bene.

Come l'hai scoperto?

Ieri Gemma è venuta a casa mia.

Mi ha chiesto di raccontargli qualcosa di Alessandra e io gli ho detto quando

scriveva i suoi segreti nei risguardi dei libri.

Il vecchio vizio di devastare i libri non te lo sei levato, eh?

Immagino che gliel'abbia detto.

Ma lei lo sapeva già.

E per paura che io o la polizia avremmo potuto scoprire qualcosa che riguardasse

Alessandra o riguardasse voi direttamente, ha bruciato tutto.

Non è così?

E lei era già stato due notti fa nella villa.

Ha preso il libro ma non ha trovato dentro nulla.

E allora ha avuto più paura.

Due notti fa?

Non ero alla villa due notti fa.

Signora Albanesi, deve seguirci in commissariato per alcuni chiarimenti.

Mi ha denunciato. No, la signora non c'entra nulla.

No, aspetta, aspetta, aspetta. Chiami un medico.

Chiamate un medico, per favore, un medico.

Non ci posso credere.

Mi hai fatto seguire?

Sono un commissario, Erika.

Lavoro in polizia, è ovvio. Lo sentivo che mi nascondevi qualcosa.

E comunque abbiamo scoperto che era Carlo attraverso le telecamere di

sorveglianza. Niente pedinamenti o cose da romanzo giallo.

E dato che sono un poliziotto, tu hai l'obbligo di dirmi tutto.

Chiaro?

Forse quello che non parla, quello silenzioso, massolare come la gente di

cui non sono io.

Ma sei impazzito?

Quello che scrivo nel mio computer è privato, è chiaro? Sì, quello che scrivi

sì, certo.

Scusami, ero là e mi è caduto l'occhio. Però se tu hai delle informazioni sul

caso, sei obbligato a riferirle. E tu non l'hai fatto.

E non è la prima volta.

Erika, è una cosa seria.

Non riesco a capire che ti passa per la testa.

Scusami un secondo.

Pronto?

Ah sì, Lucia.

Va bene, arrivo subito.

Va bene.

Mi dici che ti ha detto Carlo?

Mi ha detto che è stato lui ad appiccare il fuoco ieri.

Ma qualsiasi cosa abbia fatto è stato per proteggere l'immagine di Alessandra.

Di questo ne sono certa.

Nient'altro.

Nient'altro.

Bene.

Bene.

Intralcia di nuovo le indagini e ti faccio arrestare.

Dopo che siamo andati a letto insieme, voglio vedere che cosa gli dici al

magistrato.

Ti dico che mi ha messo le mani al collo e mi ha spinto contro il muro.

Sono sicura che non voleva farti del male.

Ah no? E che cosa voleva fare?

Mi ha messo le mani sul collo.

Meno male che hanno suonato alla porta.

Scusami perché non... Tu che cosa le avevi detto prima?

E che cosa c'entra questo?

Allora facciamo così.

Io dico a Giulio di non programmare più le visite quando tu sei a casa.

Così sei tranquilla, va bene?

Davvero, davvero glielo dico, non ti devi preoccupare.

Non accadrà più.

Lucia, io non sono preoccupata per me.

Io sono preoccupata per quello che potrebbe fare a te. No, fai male. Non te

l'ha chiesto nessuno di preoccuparti per me. Ma non hai visto come ti ha trattata

l'altra sera? Cosa l'altra sera? Erika, abbiamo due figli, è normale.

È stata una giornata particolare. Anita ha pianto tutto il pomeriggio. Io non

capisco perché continui a giustificarlo.

Allora, Giulio con me non l'ha mai fatto.

Forse sei stata tu a provocarlo.

Ah,

sono stata io a provocarlo?

Adesso è colpa mia.

È colpa mia se mi ha aggredito.

Aggredito. Adesso ti ha aggredito. Devi sempre esagerare.

Aggredito.

Lucia, non darmi della bugiarda.

Guardami.

Non ti sto dando della bugiarda, Erika.

Però penso che tu sia invidiosa. E questo è il tuo problema. Tu sei

invidiosa di me e di Giulio. Perché da quando sei tornata non ti sta mai bene

niente. Devi sempre giudicare tutto, tutti, dall'alto della tua superiorità

di donna che ce l'ha fatta. Poi però, tu non sei capace ad essere felice. È vero,

hai proprio ragione.

Io non sono invidiosa di te, io sono invidiosissima di te. E soprattutto di

quell'idiota di tuo marito che ti ha fatto il lavaggio del cervello. Tanto

che non sai nemmeno difendere tua sorella. E di difendere te stessa.

Cos'è questo? Niente, niente.

Lucia, cos'è questo? No, no, no, no.

Erika, no.

No, Erika, no. Non è... Non è come pensi. Erika. No.

Se tocchi di nuovo mia sorella ti uccido. Hai capito?

Ma sei impazzita, sei?

Scusate.

Eh,

qua dobbiamo capire che fare con Carlo.

Che vuoi fare? Mica ha ucciso il suo figlio? No, appunto, era in Svizzera,

abbiamo verificato, però... Vabbè, ha fatto esplodere l'incendio perché voleva

cancellare qualcosa di compromettente per Alessandra.

Dentro casa c'era sicuramente qualcosa di importante.

Bene, no?

Dico, tutto quello che potrebbe esserci utile è andato in fumo e lui non parlerà

nemmeno sotto tortura.

Abbiamo troppi pochi elementi.

Dobbiamo ripartire proprio dalla villa.

Senti, chiama Nutaio Catasto e cerca di scoprire come e quando è stata

acquistata Alessandra. Mi attivo subito, però ho bisogno di un caffè, mi sta

scoppiando il cervello.

Volentieri.

Guarda qua.

Non ci credo. Non te l'aspettavi così presto, vero? Ne ho una a casa.

Ma come ha fatto? Il mondo dei collezionisti è pieno di sorprese.

Basta una piccola traccia e trovano subito qualcosa.

La verità è che senza Rossella non ce l'avrei mai fatta. Ha tenuto aperto la

libreria da sola in tutti questi giorni. È stata bravissima.

Grazie mille. Ma si figuri.

Quanto le devo? No, ferma, ferma. Non ci devi nulla, però ricordati del

seminario. Ma certo, grazie ancora.

A te.

Arrivederci. A presto. Ciao.

Arrivederci.

A Erika, amica del cuore e futura scrittrice. Non ti scordare di me quando

sarai famosa. E non scordarti neanche di Francesco.

Ciao Francesco. Ciao.

Come va?

Bene, tu?

Sei stato tu?

A fare che?

A rubare il libro di Alessandra.

Quello di Voltaire. Stai scherzando? Non ridere. Non prendermi per un idiota,

Francesco. Quel libro è stato l'ultimo regalo fatto a noi due.

Tutte e tre lo stesso libro.

Era un patto a quell'epoca, te lo ricordi?

Tu sapevi perfettamente dove nascondeva il segreto di Alessandra, nei risguardi

dei libri.

C'era scritto qualcosa.

Qualcosa che doveva rimanere segreto, giusto?

Stai dicendo un sacco di sciocchezze.

Non ci posso credere.

Tu e Alessandra stavate insieme?

E il bambino?

Sei tu il padre?

Il libro di Ale.

Aperlo. Vai all'ultima pagina.

Amo Francesco e voglio vivere con lui e con il bambino.

Guarda la data.

Tre settimane fa.

Avevamo deciso di stare insieme.

Lei avrebbe parlato col marito, io con la moglie.

Poi è morta e io sono andato nel panico.

E ho pensato che se avessero trovato quel libro sarebbero venuti da me e mi

avrebbero accusato, non lo so.

E me lo sono andato a riprendere.

Mi dispiace.

Tu muovi al corrente? No.

Ma non c'è più niente fra di noi?

Devi andare alla pulizia.

No, non ero da lei sabato sera.

Non ho nessuna giacca da ciclista.

E soprattutto non avrei mai fatto del male ad Alessandra.

E certo, perché eravate innamorati.

E sua moglie sapeva?

No.

Io non gliel'ho mai detto.

Magari l'ha capito e non me ne sono accorto.

Alessandra voleva continuare la vostra storia?

Sì. Volevamo stare insieme.

Io avrei lasciato mia moglie e lei suo marito.

Perché non l'avete mai fatto?

Perché aveva una cosa da sistemare, così mi diceva.

Una cosa della sua vita che doveva mettere a posto.

Cosa?

Non lo so.

Gliel'ho chiesto mille volte e non me l'ha mai detto.

Mi diceva solo che doveva trovare le parole giuste.

Zia?

Amore.

Ehi, Lucia.

Che succede?

Possiamo stare qua?

Ma certo.

Stiamo bene, eh?

Tranquilla.

Solo che ho pensato a tante cose e ho capito che...

È meglio se stiamo un po' qua.

Se tu vuoi.

Certo che voglio.

Vieni qua, muoio. Dai una ciazione.

Allora? Sì, però io voglio la camera di mamma. Va bene, allora vai a prendere la

camera di mamma. Corri.

Ehi.

Non avrei dovuto proporti di vendere la casa.

Scusami.

Vieni qua.

Ciao piccolina.

Non piangere.

Che giornata.

Si sono addormentate finalmente.

Bene.

Scusami, ti ho riempito la testa, ho parlato solo di cose mie.

Non ti preoccupare.

Non ti ho nemmeno chiesto come stai.

È complicato.

A Milano mi sentivo come bloccata e...

E invece qui mi sento diversa.

Diversa in che senso?

È che la mia scrittura è cambiata.

Sto scrivendo per la prima volta di cose, di persone che conosco, che mi

riguardano.

E quello che scrivo è più vivo, è più bello.

E c'entra qualcosa, il commissario?

Anche lui ti fa sentire diversa?

Che c'è?

Non lo so.

È che non riesco ad aprirmi con lui.

Mi sento come bloccata, non riesco a fidarmi al cento per cento.

Tu provaci lo stesso.

Non si bussa più?

Cos'è successo?

Gemma non è la sorella di Alessandra.

È la figlia.

Come scusa?

Alessandra è rimasta incinta quando aveva 17 anni.

I genitori quando l'hanno scoperto l'hanno presa e si sono trasferiti in

Svizzera.

Gemma è nata in una clinica in Svizzera.

Questo è il suo certificato di nascita.

Alessandro l'ha richiesto una settimana fa, ma non so il motivo.

Questo come l'hai avuto?

L'ho chiesto.

Ho recuperato delle cartoline che mi aveva mandato Ale.

Una era da una clinica svizzera.

Lugano.

Sì, buongiorno, sono Alessandra Albanesi.

Sono stata ricoverata da voi nel 2001 e avrei bisogno di... Signora Albanesi,

buongiorno.

Guardi, le abbiamo preparato il certificato che ci aveva chiesto la

settimana scorsa.

Se vuole le mando subito il link per scaricarlo sul numero da cui mi sta

chiamando. Le va bene? Sì, certo, la ringrazio.

E l'ho anche stampato.

Collega.

No, grazie, rimango in piedi.

Sai chi potrebbe essere il padre di Gemma?

No.

Ma perché scappare in Svizzera?

Inventarsi che Gemma è figlia di Carlo e Barbara?

Non lo so.

Nemmeno io.

Scegliamo a prendere una boccata d'aria.

Scusami se ieri mattina sono scappata così a farmi una doccia.

Sono stata per tanti anni con un uomo.

Si chiamava Nicola.

Abbiamo provato ad avere dei figli, ma non sono arrivata.

Una sera mi ha detto che per lui una famiglia senza figli era una scatola

vuota.

Ha preso, ha fatto le valigie e se n'è andato.

Come se fosse la cosa più facile al mondo.

Ci sono stata tanto male e da allora non riesco a fidarmi più di nessuno.

Di? No, scusate, è che è arrivata la madre di Alessandra.

Eh.

Devo andare?

Certo. Ci sentiamo dopo?

Scusa.

Abbiamo scoperto che Alessandra, la vera madre di Gemma,

Perché tutta questa montatura?

Alessandra non voleva quella bambina.

Cosa dovevamo fare io e Carlo?

Farcela portare via? No.

L'abbiamo tenuta e cresciuta come fosse figlia nostra.

Era la cosa giusta da fare. Certo.

Certo, Barbara, che è stata la cosa giusta da fare.

Noi però adesso dobbiamo sapere chi è il vero padre di Gemma.

Lo faccia per Alessandra.

Non l'abbiamo mai saputo.

Alessandra non ce l'ha mai detto.

All'inizio pensavamo fosse Francesco, il ragazzo che frequentava in quel periodo.

Ma lei ha sempre negato.

Sicura?

Oddio.

Non lo direte a Gemma, vero?

Se ci sono novità ci facciamo sentire noi, va bene?

Bene. Arrivederci.

Arrivederci.

Commissario? Buongiorno, ho un pacco per lei.

Buongiorno.

Ciao.

Ecco a lei.

Grazie. Arrivederci.

Arrivederci.

Ma ma sempre... Il sguardo generoso.

No, no, no.

Allora, l'atto d'acquisizione della villa di Alessandra.

Non l'ha comprata lei.

Com'è?

È un regalo degli zii.

L'hanno regalata per i... per i diciottenni.

Complimenti ai peregrini?

Ah.

Vale due milioni.

Mi sembra un po' tanto per un regalo ad una diciottenne.

Sì.

È là.

Cosa? Ah, tu dici... No.

Allora.

Erika, ciao. Ciao.

Permesso? Vieni, vieni, vieni.

Prego. Sono passata a salutare tuo padre.

Volevo vedere come sta.

Meglio, meglio, meglio. È su in camera che riposa, però molto meglio. Prego.

Oh, grazie mille. Super gentile, grazie. Poi lui adora i fiori, quindi gli

piaceranno sicuro. Sono contenta.

Senti, io vado a cercare un vaso. Se vuoi puoi salire su, tanto camera di

papà è l'ultimo in fondo al corridoio. Va bene, grazie. Grazie a te.

Permesso. Erika.

Salve Carlo.

Non ti dovevi disturbare.

Mi sembrava al minimo.

Come sta?

Il dottore dice che devo riposare. E io... riposo.

Cos'è successo? L'hanno chiamato Barbara in commissariato.

Le devo parlare di una cosa.

L'hanno scoperto chi ha ucciso Alessandra.

Non proprio.

Ma allora... hanno saputo di Gemma?

Lo sapevo che prima o poi sarebbe successo.

E infatti è per questo che ha bruciato la casa.

Perché aveva paura che Alessandra avesse scritto sui libri che Gemma era sua

figlia. Sì, sì.

Glielo diranno, non è così?

Lo devono fare per forza.

Però se vuole chiedo di aspettare... No.

No, ti ringrazio.

Credo che sia meglio che lo sapete a me.

Almeno questo.

Capisco. In ogni caso per me Gemma resta una figlia.

Anche se la partirei da Alessandra.

Gemma!

Gemma!

Gemma, aspetta! Lasciami stare, Gemma, ti prego, aspetta!

Gemma! Gemma!

Lasciatemi stare!

Ma dove vai? Gemma!

Che succede?

E cos'è che ha detto?

Abbiamo trovato questa famosa giacca da ciclista con la V,

fosforescente.

Sono stato io ad ucciderlo.

Eravamo sempre insieme da bambini e anche da ragazzi.

Spesso da soli.

Rimase incinta e con la mia famiglia decidemmo di non dirlo mai a nessuno.

Questa villa da due milioni di euro, cos'era?

Il prezzo per il suo silenzio.

Qualche settimana fa, d'improvviso, Alessandra ha cambiato idea. Ha detto

che voleva dare una svolta alla sua vita.

Girare pagina.

Lasciare il marito per viversi liberamente la storia con Francesco? Sì.

Voleva raccontare ogni cosa.

E voleva che Gemma sapesse tutto.

La verità.

A quel punto che cosa ha fatto?

Ho provato a convincerlo.

Gli ho spiegato che sarebbe scoppiato uno scandalo, che la mia famiglia

sarebbe saltata in aria e che io stesso avrei perso tutto.

La mia immagine... No, non potevo farlo.

E quindi...

E quindi sono tornato da lei, sabato.

Indossando la sua giacca da ciclista.

Ho capito che non sarebbe tornato indietro.

E ho agito.

Aveva deciso di dire tutto, quindi?

Sì.

Come avrà fatto a tenersi dentro questo segreto per tutti questi anni?

Non sarà stato semplice.

No.

Non lo è stato di sicuro.

Lucia, guardami.

Giulio.

Da quanto tempo?

Prima volta, forse...

È stato quando Giada aveva tre anni, forse.

Era preoccupata perché gli si era gonfiato il labbro e io gli ho detto che

era solo un rossetto nuovo.

Non è facile da spiegare, Erika. Si inizia con delle piccole bugie.

Dici che magari pensi sia stato un incidente che tanto...

non ricapiterà mai più e camuffi con un po' di trucco, a volte pensi che magari

quello schiaffo te lo sei meritato perché sei stata tu a provocare il

problema delle bugie e che quando cominci poi non

riesci più a smettere e allora ti rendi conto che tutto quello che fai lo fai

per proteggere quel segreto perché ti vergogni.

E io mi vergogno tantissimo.

Mi dispiace non aver capito.

Sarei dovuta essere qui.

Ma ti prometto che sarò sempre vicino a te.

Capito? E quando te la sentirai andremo a denunciarlo insieme.

Sono piccolino, guarda chi c'è.

Guarda qui che c'ho.

Siamo dalla galazzia.

Ti pare che derra un po'? Fallo per me.

Solo qualche minuto.

Hai parlato con quel ragazzo?

Quale ragazzo?

Un corriere.

Ma che corriere è il corriere? Mi stai scherzando?

Perché? Mi vergogno. Ma sempre visto solo al commissariato.

Non lo so, mi fa strano. Vabbè, ci penso io.

Perché ci pensi? Certo, chiamano l'agenzia delle consegne e gli chiedo di

darmi il nome di quel tipo perché serve per un caso.

Non lo pare stupido.

Domani c'è il numero. Ma che fai?

Scommessa? No, nessuna scommessa. Ok, prossima cena pesce o fritù?

Sfida?

Il laboratorio mi ha scritto che Gemma Albanisi ha rifiutato di sottoporsi al

test del DNA. E gli altri invece?

Ah, ne ha consentito. I genitori di Alessandra, Dario, solo Gemma ha

rifiutato.

Sai che domani faccio un salto a Villa Peregrini.

Salve. Che altro c'è, commissario?

Ho saputo che Gemma ha rifiutato di fare il test del DNA.

È nel suo diritto, giusto?

Sì, sì, certo.

Poi, dico, il caso è chiuso, quindi... Volevo solo scambiare due parole con la

ragazza. Gemma e la sua famiglia rientreranno più tardi, per poi partire

per la Svizzera.

Vogliono lasciarsi alle spalle tutto questo.

Lei capisce, vero?

Assolutamente, sì.

Se non le reca disturbo, io attenderei il loro ritorno. Le chiedo scusa, l'ho

tenuta sulla porta.

La prego, si accomodi.

Grazie.

Ho capito che non sarebbe tornata dietro.

Quindi sono tornato da lei sabato.

Ehi. Ehi, ciao.

Sono passata per un saluto.

Già riparti per Milano?

Sì, ho ricominciato a scrivere.

E anche se ho scritto qualcosa di molto diverso da quello che ho fatto finora,

sento che in qualche modo funziona.

Voglio parlare con la mia editrice e sentire che cosa ne pensa.

Bravo, sono molto contento per te. Grazie.

Tu te la caverai?

Sì.

Con mia moglie abbiamo deciso di separarci, ma va bene così, l'abbiamo

deciso insieme.

La pensiamo tutti e due.

Per quanto parti?

Ce l'abbiamo il tempo per una chiacchiera?

Sto questa storia di Alessandra con Dario, ho documentato a finire.

Io non riesco a crederci.

Te lo ricordi anche tu da piccolo, no?

Era un bambino un po' introverso, che parlava poco, ma... Era un tipo

tranquillo. Beh, le persone cambiano.

Non sai mai come sono veramente dentro.

Soprattutto i peregrini.

Ti ricordi che silenzio in quella casa?

Non era normale, sì.

Si sentiva già all'epoca che c'era qualcosa che non andava.

Beh, tutte le famiglie nascondono qualcosa.

Però non me lo ricordava che tu e Dario eravate così amici.

Non eravamo proprio amici. Abbiamo passato un'estate insieme nel 2000.

Mi avevano offerto un lavoro sul veliero dei peregrini.

Erano tanti soldi per me all'epoca, così accettai.

Potessi tornare indietro, non lo farei mai.

La Grecia era meravigliosa, ma... Visitarla con l'antipatica della madre,

con gli amici di Dario... Però c'era Alessandro.

Magari. Ti ricordi? L'avevano rimandata in matematica. Era rimasta a casa.

È vero, giusto.

Scusami tanto, in che periodo siete andati in vacanza voi?

Era da poco finita la scuola, quindi dalla fine di giugno a metà agosto all

'incirca. Perché?

Gemma è nata nel marzo 2001, quindi Ale deve essere rimasta incinta in quel

periodo. Ma tu e Dario eravate in vacanza insieme.

Non può essere stato lui a metterla incinta.

Ecco a lei.

Vuole dello zucchero? No, no, grazie.

Quell'uomo è suo marito?

Esatto. Quel ritratto l'ha fatto quando ci siamo sposati.

Quanti anni avevate al momento del matrimonio? 17 anni.

Io?

Lui ne aveva 35.

A suo marito piacevano le ragazze giovani.

Mio marito era un mostro.

Lei non può capire.

La reputazione di una famiglia è la cosa più importante.

Va tenuta alta.

Come la testa quando si cammina tra la gente.

E noi l'abbiamo fatto.

Per tutti questi anni.

È stato lui a violentare Alessandra.

Era lui il padre di Gemma.

Non Dario.

E perché Dario si è accusato di uno stupro fatto dal padre?

Perché ucciderà Alessandra?

Lui ha voluto solamente proteggere me.

Oltre che la famiglia.

È stata lei?

Sì.

Non era più la stessa.

Si era innamorata come una ragazzina.

Aveva perso lucidità, senso della misura, il buon senso che l'aveva sempre

guidata. Non c'era più.

Voleva raccontare la verità.

Così sono andata da lei.

Le ho ricordato i patti.

La villa che le avevamo regalato.

Il lavoro e la condizione sociale che avevamo procurato ai suoi.

Ma Alessandra non sentiva ragioni.

Non c'era altro modo.

O avrebbe infangato la nostra famiglia per sempre.

Bene.

Mi porti pure in commissariato.

Dario ha già preso troppe colpe.

Dario ha mentito!

Dov'è Leonardo?

È andato a Villa Peregrini.

Come Villa Peregrini? Che stavi dicendo? Dario ha mentito? Cioè non è il padre di

Gemma, questo stavo dicendo io. E tu come fai a saperlo?

Ho trovato il suo profilo segreto nell'app di incontri, questo c'è proprio

altri gusti. Andiamo, andiamo, muoviti, muoviti!

Ma spiegami almeno! Non farmi tante domande, vai, muoviti!

Quando è andata da Alessandra cos'è successo?

Si è messa a raccontarmi tutta una storia che avrebbe compromesso per

sempre il nome della mia famiglia.

Insomma ci avrebbe fatto crollare tutti.

Ero sconvolta.

Così le ho chiesto da bere.

Volevo qualcosa di forte.

Mentre Alessandra andava a prendere la bottiglia ho messo una polvere nel suo

bicchiere d'acqua.

La stessa polvere che ho messo nel suo hotel poco fa.

Lei è pazza. Ha permesso di perdere il senso, commissario, e consiglio di

accostare.

che la hiciera dolontana.

Allontanati dalla macchina!

Girati! Girati!

Leo!

Leo, sveglia!

Sveglia, ti prego, sveglia!

Sveglia! Perché me ne schiaffo?

Non lo avevo cercato. Non lo avevo immaginato né desiderato in quel momento

della mia vita.

Ma quell'amore mi era arrivato addosso senza chiedere permesso.

Improvviso, casuale, bellissimo e spaventoso come una finestra aperta d

'estate. Non ero pronta, perché le radici non crescono in fretta.

Hanno bisogno di buio, di silenzio, di tempo, a volte anche di una distanza.

Devo ritrovare me stessa, quella parte di me che si perde sempre quando l'amore

non sa ancora guidarmi.

Signora Magliani, si torna a Milano?

Beh sì, è ora di tornare. Allora aspettiamo il nuovo romanzo. Certo,

glielo prometto.

Signora Magliani!

Sì? Signora Magliani, scusi, mi dispiace disturbarla, ma se non lo faccio adesso

non lo faccio più.

Qui c'è un racconto che ho scritto.

Io lo so che riceverà ogni giorno decine di rotture di scatole, però ci terrei

tanto che lei lo leggesse.

Mi sento un po' come lei quando è partita da qui.

Grazie allora.

Arrivederci. Scusi. No, figurati.

Ma che carina questa ragazza. Molto.

Hai detto a Leonardo che partivi, sì?

Erika?

Ti stai innamorando?

No, ma che innamorando? Ma che dici?

Non lo senti questo odore di gomme bruciate?

Ho la nausea.

Anche a me e a mamma gli odori forti, soprattutto quello delle gomme degli

automobili, facevano venire il volto a stomaco quando eravamo in città.

Signori, si parte!

Erika, non puoi partire. Senti, devo andare.

Non puoi, devi rimanere. Ti chiamo quando arrivo, va bene?

Aspetta la borsa. Sì.

Voglio bene. Anch'io.

Mangia qualcosa.

Sì.

Grazie a tutti

She dreams in half-broken mutters And wakes up halfway through

Crossed out names in the gutter Like old lovers fade from

view Her fear sleeps in the footnotes Her hope

stays underlined She falls the corner on heartbreak And leaves

the worst behind

Grazie a

tutti

Grazie.

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