All language subtitles for Il.Materiale.Emotivo.2021.iTA.AC3.BDRip.x264

af Afrikaans
ak Akan
sq Albanian
am Amharic
ar Arabic
hy Armenian
az Azerbaijani
eu Basque
be Belarusian
bem Bemba
bn Bengali
bh Bihari
bs Bosnian
br Breton
bg Bulgarian
km Cambodian
ca Catalan
ceb Cebuano
chr Cherokee
ny Chichewa
zh-CN Chinese (Simplified)
zh-TW Chinese (Traditional)
co Corsican
hr Croatian
cs Czech
da Danish
nl Dutch
en English Download
eo Esperanto
et Estonian
ee Ewe
fo Faroese
tl Filipino
fi Finnish
fr French
fy Frisian
gaa Ga
gl Galician
ka Georgian
de German
el Greek
gn Guarani
gu Gujarati
ht Haitian Creole
ha Hausa
haw Hawaiian
iw Hebrew
hi Hindi
hmn Hmong
hu Hungarian
is Icelandic
ig Igbo
id Indonesian
ia Interlingua
ga Irish
it Italian
ja Japanese
jw Javanese
kn Kannada
kk Kazakh
rw Kinyarwanda
rn Kirundi
kg Kongo
ko Korean
kri Krio (Sierra Leone)
ku Kurdish
ckb Kurdish (Soranî)
ky Kyrgyz
lo Laothian
la Latin
lv Latvian
ln Lingala
lt Lithuanian
loz Lozi
lg Luganda
ach Luo
lb Luxembourgish
mk Macedonian
mg Malagasy
ms Malay
ml Malayalam
mt Maltese
mi Maori
mr Marathi
mfe Mauritian Creole
mo Moldavian
mn Mongolian
my Myanmar (Burmese)
sr-ME Montenegrin
ne Nepali
pcm Nigerian Pidgin
nso Northern Sotho
no Norwegian
nn Norwegian (Nynorsk)
oc Occitan
or Oriya
om Oromo
ps Pashto
fa Persian
pl Polish
pt-BR Portuguese (Brazil)
pt Portuguese (Portugal)
pa Punjabi
qu Quechua
ro Romanian
rm Romansh
nyn Runyakitara
ru Russian
sm Samoan
gd Scots Gaelic
sr Serbian
sh Serbo-Croatian
st Sesotho
tn Setswana
crs Seychellois Creole
sn Shona
sd Sindhi
si Sinhalese
sk Slovak
sl Slovenian
so Somali
es Spanish
es-419 Spanish (Latin American)
su Sundanese
sw Swahili
sv Swedish
tg Tajik
ta Tamil
tt Tatar
te Telugu
th Thai
ti Tigrinya
to Tonga
lua Tshiluba
tum Tumbuka
tr Turkish
tk Turkmen
tw Twi
ug Uighur
uk Ukrainian
ur Urdu
uz Uzbek
vi Vietnamese
cy Welsh
wo Wolof
xh Xhosa
yi Yiddish
yo Yoruba
zu Zulu

Original subtitles

Buongiorno Vincenzo. Buongiorno Giulia.

Ehi, però Colombo non compra mai niente da me. Sei troppo caro. Sì, sono sempre

troppo caro. Sei caro.

Buongiorno, piccola mia.

Hai dormito bene?

Ecco il cappuccino.

Che nottata.

Non sono riuscita a chiudere occhio.

I vicini hanno fatto un gran casino. Jerome non c'è neanche svegliato.

Io invece ho il sonno leggero.

Ho preso i carciofi per tuo padre. Sì.

Lui è proprio fissato con i carciofi.

Ti ho comprato uno smalto di un colore bellissimo. Ti piacerà da morire.

Non me lo fai un sorriso?

Me lo farei non vuole.

Buongiorno, papà.

Buongiorno, Vincenzo.

Buongiorno, Gerard.

Come va? Molto bene, e lei? Bene.

Già salito sul ring?

No.

Preferisco sempre metterle il K.O. a fine giornata.

È una tradizione.

Ah, sì?

Suo marito l'ha convinta ad andare in analisi da un collega lacaniano per

liberarsi della dipendenza dal padre, che era un puttaniere. Perciò lei è

andata dall'analista e si è liberata della dipendenza dal padre, che era un

puttaniere. Ma era ancora infelice.

Così è tornata dall'analista, su consiglio del marito, ma stavolta per

liberarsi della dipendenza dal figlio, cocainomane.

Ma era ancora infelice.

Allora... Allora è venuta da me e io le ho detto, Virginie, tuo marito ha

ragione. Devi tornare dall'analista, perché così ti liberi dell'ultimo

coglione.

Tuo marito.

Sì, perché è molto innamorata di me.

Tutte le mie pazienti lo sono.

A parte te.

E lo sai perché, Albertine? Perché tu hai proprio un pessimo gusto.

Il ciclo ha ancora niente.

Non è che sei incinta.

Albertine, Albertine.

Se ti decidessi a scendere dal piedistallo e...

In mezzo a tutta questa merda in cui galleggiamo con gioia.

Hai visto che la tegola è ancora là?

È così da mesi oramai.

Non cadrà mai, secondo me.

Certi equilibri più fragili durano più a lungo rispetto ad altri.

Ho perso il mio cane.

Bubù, ce l'avevo qui nella borsa, col muso che spuntava e poi non spuntava

più. Ho perso l'ombrello e ho perso il cane. E quel tipo orribile mi ha seguita

nella metro e allora mi sono messo a correre per segnarlo.

E non certo che lo stia messo alle mani lì. E ha cominciato a sfregarsi il coso,

Dio che schifo!

E che questa mattina il mio scooter ha fatto un rumore strano e quel maledetto

non ha più ripartito. Che ne so, forse non c'era benzina, o è colpa della

sfiga, o magari delle candele. Bubù!

Sono in ritardo per riprovare a quel cazzo di regista. Proprio non so portare

i cani, ma che fastidio gli dà a un cane così piccolo.

Vorrei salvarmi.

Devo salvarmi. Devo salvarmi.

Qui dice, oggi sono andato in farmacia e appena sono entrato c'era una bella

ragazza, una ragazza proprio in carne, fatta bene proprio.

Evidentemente si doveva pesare perché sale sulla bilancia, mette la moneta e

non le piaceva, non era soddisfatta del suo peso. Quindi che fa? Scende dalla

bilancia, si leva il capotto, risale sulla bilancia, mette la moneta, non era

soddisfatta e scese un'altra volta.

Si è levato il golf, è risalito sulla bilancia e a un certo punto questo ha

finito le monete.

Arrivo io e dico, signori, levatevi pure la gonna, che la moneta ve la metto io.

Ha fatto una risata, vince!

Eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto volgerà al bene e che questa

spietatezza cesserà.

Buongiorno.

Buongiorno.

Cerca qualcosa in particolare?

Cerco Bubù.

Ho cercato tutta la notte sotto ogni auto paccheggiata.

Ho passato la notte in ginocchio.

Non è il passo, eh, questa notte?

Ma non è Vincenzo?

Mi sento talmente in colpa.

Tanto mi sento in colpa da quando ero piccola, sa? Ho imparato prima a

sentirmi in colpa che a parlare.

Lei non è l'unica.

Se non ci fosse il senso di colpa, nessun scrittore esisterebbe.

Come si chiama lei?

Vincenzo.

Italiano, libraio.

Dica qualcosa.

No. Su, mi dica qualcosa.

Forza.

No, no, no. No, no, no. Non sui libri.

La prego.

Coraggio. Su, mi dica qualcosa.

Cosa fa?

Dica quello che vuole. Racconti qualcosa.

Cosa?

Non lo so.

Reazione.

Sminuzzate alla cipolla.

Fatela soffriggere in un tegame con un bicchiere d'olio.

Spegnete il fuoco, aggiungete il prezzemolo tritato e tagliate le sarde a

pezzetti.

Infarinate lo stoccafisso.

Che cos'è?

È la ricetta del baccalà. È così, del baccalà alla vicentina.

Lei è proprio un tipo strano.

Tu dimostramelo, vecchio.

Cosa? No, no, è che mi viene in mente un personaggio che diceva, io sono un tipo

strano. E Hemingway gli rispondeva, beh, tu allora dimostramelo, vecchio.

Adesso basta però, eh? No.

Quindi lei vive circondato dai libri?

Eh già, sì.

No, insomma, è che... A che servono i libri?

Viviamo nell'era digitale, voglio dire, la carta ormai è diventata inutile, è

solo uno spreco, è soltanto un grande spreco, non crede?

Sinceramente, lei non si sente un po' un Batman walking?

Ma il dialogo con questi libri che mi tiene in vita,

sì, la letteratura rende eterni.

L'attualità uccide.

L'attualità uccide? Sì.

Ma questo è geniale! È pazzesco questo sicchio del buon materiale! Devo

rifilarlo a quell'idiota! È davvero... Ma che cosa significa che

l'attualità uccide?

Perché ci folgora.

Sì. Non ci rafforza mai. E ci rende fragili.

Invece l'essere umano ha bisogno di...

Di fermarsi e di esistere.

Oh merda, mi è morta la batteria.

Non è che è un caricabatterie?

No, no, no, io non possiedo un cellulare.

Non possiede un cellulare? No.

Lei non possiede un cellulare?

No.

Non ci credo.

Aspetta.

Io non ho un cellulare.

È incredibile.

e poi no, fece Cosimo e respinse il piatto.

Via da questa tavola! Ma già Cosimo aveva voltato le spalle a tutti noi e

stava uscendo dalla sala.

Dove vai?

Dove vai?

Cosimo salì fino alla forcella di un grosso ramo dove poteva stare comodo e

si sedette lì, a gambe penzolanti, a braccia incrociate, con le mani sotto le

ascelle, la testa insaccata sulle spalle, il tricorno calcato sulla

fronte. Nostro padre si sporse dal davanzale.

Quando sarei stanco di stare lì, Cambierà idea, gli gridò.

Non cambierò mai idea, disse mio fratello dal ramo, e ti farò vedere io

appena scendi.

E io non scenderò più.

E mantenne la parola.

È bellissimo.

Buonasera.

Buonasera.

L'ha ritrovato poi il suo cane?

No, ancora non l'ho trovato, no.

Aveva paura, dovevo sempre nasconderlo perché il regista è fuori di testa, è

matto.

Che spettacolo preparate?

Nessuno.

E il titolo?

No, no.

No, volevo dire che...

Il testo lo scriviamo noi, cioè dovremmo scriverlo. Siamo tutti degli autori

viventi.

Interessante. Sì, lo dice anche lui.

Quindi ci fa fare delle improvvisazioni, delle immedesimazioni, non lo sa

nemmeno lui. E prende appunti e noi ce ne stiamo lì, come dire, a svuotare il

sacco, a tirare fuori quello che abbiamo dentro.

Ma a me non me ne frega niente, non mi interessa parlare di me.

andiamo in giro, che parliamo con la gente, che catturiamo il materiale

emotivo. È così che dice. Il materiale emotivo. Materiale emotivo.

È uno simolo.

Perciò ho abbordato quello lì, quel tipo col tatuaggio. Così ha creduto che... Il

problema è che tutti mi fraintendono sempre.

Davvero. Tutte le volte.

Io vivo nel terrore di non essere frainteso.

È Oscar Wilde che l'ha detto.

Yolande, che ci fai qua? Lo sai che devi entrare quando attacca il pianoforte?

Tocca a te, sbrigati! Arrivo, che palle!

Dormo nella fossa dei coglioni.

Buonanotte.

La settimana prossima andrò in Italia. In Italia o in Vaticano? No, no, no, in

Italia. Ah, questo è il libro perfetto da leggere in Italia.

Grazie. Fate buon viaggio. Buonasera. Arrivederci. Arrivederci, padre Matteo.

Devi respirare, Albertin.

Respirare.

Altrimenti i polmoni si impigriscono, capisci? Ecco.

Respira, amore mio. Tu pensa al vento.

Pensa al mare.

Pensa alla corsica.

Ti ricordi? Alle bocche di Bonifacio. Torri presa per miracolo. Amore mio.

Ce la vogliamo affittare una barca quest'estate, a giugno?

quando non c'è nessuno.

Tu ti metti al timone, io cazzo la randa, qualche cazzata la riesco ancora

a fare o no.

Ci andiamo soltanto io e te.

Io,

te e il mare.

Penso che lascerò la compagnia, non riesco a integrarmi. Sto sempre in

disparte.

Rimpiazzo la protagonista che era la compagna di regista.

Hanno litigato, lei gli ha tirato dietro mezza scenografia. È stata l'unica scena

degna di applausi, secondo me. Perché il resto è una catastrofe.

Io facevo una passante, quell'idiota mi ha presa per il braccio, mi ha lanciata

sul palco e mi ha detto la passante non passa più, l'ho eliminata. La

protagonista sei tu.

Molte carriere straordinarie sono cominciate con una...

Sostituzione riuscita.

Ho una brutta voce io.

No, perché?

Che c'è?

Sì? No, te lo giuro, non l'ho toccato il tuo muesli.

Ma io ho lavato i piatti, tocca a te buttare la spazzatura.

Certo che la casa puzza perché tu fumi, io non fumo, eh?

Ma vado con la stronza.

È la mia coinquilina.

Eh, ma lei però fuma. È totalmente squilibrata. È una vegana.

Ah. Sa, nel frigo ho un piccolo ripiano. Quando torno la sera ho una fame da

lupi. Apro il frigo e che vedo? Si è mangiata tutte le mie uova e il mio foie

gras.

La vegana? La vegana.

Vegana di giorno, però.

Perché di notte mangia anche i topi.

Stanotte ho pianto.

È che non è un bel periodo per me.

E poi questo tempo certo non mi aiuta.

Ma aspetto la primavera. In primavera mi riprendo sempre.

Bene,

allora ce l'hai un libricino da consigliarmi?

Non sono una grande lettrina, però...

La schiuma dei giorni, Boris Vian.

Non sembra male, ma no, è troppo grande.

Io sono dislessica, ho imparato a leggere tardi. Mi dica la verità, lei è

un pochino mitomane.

Sai, in effetti cerco sempre di aggiustare le cose, di lucidarle un po'.

Mi dia qualcosa di corto da leggere in metro.

Di corto?

Se inizio a leggere un libro e non posso finirlo, divento matta.

E quante fermate deve fare?

Tre. Tre?

Tenga, il suo libro.

È riuscita a leggerlo in tre fermate?

La mano che entra in contatto con le cose.

Lo adoro.

In scena non so mai che cosa fare con le mani. Non so se devo seguire il testo

oppure no.

Allora cerchi di tenerle immobili. Non ci riesco.

Non so, è un tic nervoso. Non ci riesco. Non so niente di teatro, ma immagini

che... Immagini che qualcuno gliele tenga...

Sì, dietro la schiena, no? Sì, certo.

Lo farò senz'altro.

Arrivederci. Arrivederci.

Mi tenga le mani.

Eh?

Mi stringa i polsi.

Cosa? Mi tenga le mani.

Mi tenga le mani.

Le tenga forte. Perché? Oh!

Oh!

Hector.

Hector, amore mio.

Mio fottuto amore. Che stai facendo? La prego, stia calma. Tutte quelle

promesse. Come delle fiamme nella notte. E poi niente, il buio assoluto e nulla.

Ho bisogno di tempo per capire se sei davvero la donna della mia vita.

Mi sono perso, ti ho perso, mi sono perso.

Sei troppo, sei troppo per me.

Non ti chiedo di aspettarmi.

No, perché tu devi vivere la tua vita.

Sarò felice se tu sarai felice.

È una felice di sapere che sei felice! È grave!

È grave questo!

Cazzo!

Cazzo! Cazzo! Cazzo! È grave! Non è mica grave!

Ho creduto alle tue stranzate!

Ho creduto alle tue stranzate!

E poi tu mi hai detto... Ci vediamo tra un anno, sul Pannas.

Perciò...

Passo tutti i giorni sul pannone.

Passo tutti i giorni sul pannone.

Perché ti parte di me?

Perché ti parte di me? Perché ti parte di me?

Perché non te lo sei portato in Mazzambico? Perché non te lo sei portato

in Mazzambico?

E adesso Pupù è scappato via.

Nessuno si sente al sicuro con me.

Eppure io aspetto, aspetto.

E moltiplico le mie illusioni.

Lei, lei è una prigione magnifica.

Grazie. Vuole un altro libro da leggere?

Sì, mi ha accorto.

Sì.

Le notti bianche di Dostoievski.

Ma che fa? Mi prende per il culo?

E di colpo mi fermai come impalato.

Avevo sentito un pianto soffocato. No, non mi ero sbagliato. La ragazza...

piangeva e per un minuto ancora si sentì il suo singhiozzo.

Dio mio, mi si strinse il cuore.

E anche se io sono timido con le donne, quello fu un momento particolare.

Ritornai, mi avvicinai a lei e avrei certamente detto, Madame, se non avessi

saputo che tale esclamazione era stata già pronunciata mille volte in tutti i

romanzi russi che trattavano.

Vincenzo? Sì?

Posso chiederle un favore? Certo.

Mia madre ha scritto un diario segreto per molti anni.

Sono solo delle sciocchezze.

Degli appunti, dei piccoli segreti, delle ricette. Come conservare il

basilico in pieno inverno.

La floricoltura domestica.

E ci sono anche dei pensieri.

Modesti, ma incisivi. Vorrei farlo rilegare.

Sì. E che tipo di rilegatura?

Non lo so, non ci ho pensato. Lei ha un titolo?

No, no.

Potrei usare della vacchetta.

Albertino non può andare avanti così.

Perché non prova a parlare con sua figlia?

Mia figlia non parla.

Ma è molto eloquente.

Il suo è un mutismo selettivo.

Il cervelletto non ha nessun danno.

Ha soltanto un blocco.

Non ha superato il trauma, tutto qui.

Eh, io sono qua per obbedire ai traumi di mia figlia. Io sono sempre qua.

Deve tornare all'università, vedere gli amici.

Albertin può avere una vita quasi normale.

Normale?

Quello che è normale per il ragno è l'inferno per la mosca.

Sua madre è... È ancora viva.

Ma ieri mi ha chiesto di fare l'amore.

Non riconosce più nessuno.

Sa, Vincenzo, lei sta invecchiando. È così.

La vita di Albertine deve avere un senso anche dopo di lei.

Deve pensare al suo futuro.

Lo so che la vita di Albertine è tutta la sua vita, lo so.

Sì.

Gerard, lei non sa niente. Invece sì. So che Albertina ha un'intelligenza fuori

dal comune.

So che quando l'elettricità le attraversa il corpo, i muscoli

rispondono agli stimoli.

Chi è il suo parrucchiere, Gerard?

Oh!

Ieri sera mi ha di nuovo umiliata davanti a tutti.

Perché fingi? Perché non cerchi di essere te stessa quella merda che sei?

Poi ha preso il giornale e è andato al cesso.

Comunque quell'idiota ha ragione.

Non sarò mai una protagonista.

Sarò sempre una passante.

Ma lei è un'attrice straordinaria.

L'altro giorno, quando le... tenevo le mani, è stata magnifica.

Sì, ma... l'altro giorno era una storia vera.

Ah.

Hector non si fidava di me.

E forse aveva ragione.

O magari aveva solo paura.

Vincenzo.

La mia vita è piena di illusioni. Io le moltiplico come buone di sapone.

Lei è un artista, Yolande.

E la prima qualità dell'arte è l'illusione.

Sì, ma non nella vita, Vincenzo. Nella vita...

Mi sento talmente ridicola.

Perché è coraggiosa.

Bisogna rischiare il ridicolo per arrivare a toccare il sublime.

Coraggio, Yolanda.

Provi a essere se stessa.

Cerchi di guardare quello che ha.

Io non ho nulla, però.

Lei è stupida, se dice così.

Ma chi c'è lassù?

Ha ragione, Vincenzo. Guarderò quello che ho. Guarderò la punta dei miei

piedi.

Ma questo sta fissa qua.

Cerca qualcosa in particolare?

Sì, la storia di un vecchio stronzo.

Fano? È uno che se la tira da intellettuale, ma in realtà è un gran

porco. E si vuole fare tutte le donne.

Lei ha l'imbarazzo della scelta, potrei parlarle di Vittorio Gosi, Menon,

Bukowski, e... Philip Roth.

Philip Roth?

Eh sì.

Lasciala stare, capito?

Cosa? Yolanda.

È la mia donna, chiaro?

Capito? Yolanda. Dov'è che te la scopri? Lì dentro? Lì dentro? Che fai? Nella

libreria?

Roxanne, i libri. E qui che te la fai? Nella libreria?

Che cosa fai?

Mi dai i libri per scoparli? È così?

Ma chi è lei?

Sono io.

Te lo faccio vedere. Chi sono?

Ti spacco la faccia!

Come cavolo hai fatto a farla innamorare di te? Tiri fuori la coda! Eh? Tiri

fuori la codina!

Vero? E questo che fai?

Ora stommi bene a sentire!

Ascoltami, alzati!

Guardami, brutto pezzo di merda! Ascoltami bene!

Se ti becco ancora insieme a lei, torno qui e do fuoco a tutto, hai capito? Ti

brucio questa...

Jerome è un bravo ragazzo, ma è un po' stupido. Lui si fa sempre fregare.

Piccola, hai finito? Ti serve aiuto?

Mi ricordo quando pulivo le scale del palede con Greg con lui sopra le spalle.

Io mi mettevo a cavallo sopra la scopa per farlo ridere.

Tieni, piccola, ti ho comprato una bambola santa e ti porterà fortuna.

Sì, gliel'ho detto a Jerome.

Noi siamo integrati. Io lavoro con una bella signorina che mi vuole bene come

se fossi sua madre.

Ma lui niente da fare. Ce l'ha col mondo interno.

Se Dio mi perdoni.

La piccola è nervosa. Non ha voluto lavarsi neppure sotto le braccia. Ha

qualcosa che le frulla per la testa.

Magari le sta tornando il ciclo, no? No, signore, è troppo facile.

Quando una donna è nervosa per voi uomini è sempre colpa del ciclo.

Che c'è? Cosa? Che cosa ha combinato?

Ha una faccia davvero strana.

Che faccia?

Grazie.

Non muoia, signor padrone.

Accetti il mio consiglio e viva molti anni.

Perché la maggior pazzia che possa fare un uomo in questa vita è quella

di lasciarsi morire così senza motivo, Albertino.

Senza che nessuno lo ammazzi.

Sfinito dai dispiaceri.

Non faccia il pigro.

Si alzi da questo letto.

E chi lo sa se dietro qualche siepe non si trovi la signora Ducine.

Cosa le ha detto, Alain?

Lui è tutto matto.

È colpa della cocaina.

Della cocaina e della palestra, sì.

Spero non le abbia fatto male.

Mi sono difeso.

Lui non è niente per me.

Io credo che... Siamo andati a letto due volte.

Materiale emotivo.

No, no.

È sesso.

Comunque sono stata io a chiudere con lui.

Anzi, direi che non è mai cominciata.

Senta, mi dispiace tanto, sono un disastro, ovunque vado faccio solo...

Non importa, nessun problema.

Buonanotte.

Il mio zaino, mi serve il mio zaino Sì

È vero quello che le ha detto a lei l'altro giorno.

Non riesco a stare lontana da lei, Vincenzo.

Senta, per favore, Yoland.

La prego.

Ma mi deve credere.

Lei non dice mai la verità. Io dico sempre la verità, non mento mai.

Le dispiace se mi siedo un minuto.

Sono molto stanca. Non dormo da due notti, sono ristrutta.

solamente quello che ho.

Sì.

Ebbene, ho chiuso gli occhi e ho visto lei.

E l'ho sognata. Oh, no, no, no, per l'amor di Dio. No, no, no, niente sogni,

la prego.

Niente sogni.

Sa cosa ho sognato?

Lo so.

No, no, no.

Che andavamo sulle macchine a scontro.

Ma è da tanto che non ci vado.

Lei era davvero bravissimo. Mi dava certi colpi, sì, mi veniva continuamente

addosso. E io saltavo e saltavo e mi veniva da ridere.

Mi sono svegliata ridendo.

E poi dopo sono scoppiata a piangere.

Come al solito.

Lei vive in un luogo fuori dal mondo.

E io mi sento così bene qui.

Davvero non le importa niente di me?

Ma no, lei è... Lei è una buona cliente.

Non sono affatto una buona cliente. Io non leggo quasi mai.

Il fatto è che mi stanco quasi subito, ho troppi pensieri, non riesco a

concentrarmi.

Le andrebbe di uscire con me?

Cosa?

Potremmo andare a mangiare. Non devi offrire a lei, tranquillo, pago sempre

la mia parte.

In teatro ognuno paga per sé, si fa così.

A meno che lei non voglia invitarmi.

Ma certo io la inviterei, certo.

Quindi sì? No.

No. Sì, no, no, no, no, no, no.

Lei è sposato, Vincenzo?

È separato.

Meglio perché ho una sfortuna e io...

È un po' freddo qui.

Ce l'ha una coperta?

Sì.

Ha ucciso qualcuno. Se ha bisogno di sbarazzarsene, Jerome ha degli amici che

l'aiuteranno. Sono bravi ragazzi, ben integrati.

Però dovrà pagarli.

Una rotonda a Parì.

La prossima volta porta una camomilla al tuo amico.

Ma chi è l'errorista?

Te la sei messa in vetrina.

Buongiorno. Buongiorno. Buongiorno.

Ho bisogno di andare in bagno.

No, no, no.

Mi scusi, mi scusi.

Il bagno è di là.

Hai visto come si è strafugato il croissant?

Manca Maria Antonietta!

Bene, allora io vado.

Ho le prove generali, ora facciamo le dita.

Sua figlia è lassù?

Sì.

Mi dispiace, le chiedo scusa.

Sono troppo impulsiva, sono una stupida.

Pensavo ci fosse una donna, avevo paura che lei... Vada via, Yolanda, la prego,

se ne vada.

Sua figlia non esce mai?

Posso capirla.

Cosa c'è fuori?

Non c'è granché.

Giusto un po' di luci e... molto rumore.

Adesso basta, eh?

Adesso basta, eh?

Mio caro professore, eh?

Per favore, eh?

Mi scusa? Adesso basta, però, eh? Deve farla finita di rubare.

Bisogna pagarlo. Bisogna pagarlo il libro, ha capito, professore? Bisogna

pagarlo, ha capito?

Se ne vada, per favore. Ogni attrazione è reciproca.

Certamente, ma bisogna pagarlo.

Vaffanculo.

C'è la memoria che flasca, non mi ricordo più molto bene.

Come era molto musicista, giocava molto con le mani.

Tutti tra noi abbiamo iniziato con un molto lungo bacio.

Sulla bella blu del pennello, un lungo bacio senza fine.

C'è la memoria che flasca, non mi ricordo molto bene.

Qual poteva essere il suo nome e qual era il suo nome.

Come eri da bambino?

Non me lo ricordo, è passato troppo tempo.

Riesco a immaginarti.

Ah sì? E com'ero?

Alcune persone cambiano molto.

Altre non cambiano affatto e sono certa che tu non sei cambiato. E come lo sai?

Se ti avessi visto tra tanti bambini ti avrei riconosciuto.

Ah sì? E da che cosa?

Dagli occhi, dal naso. Il naso era molto più piccolo quando ero bambino.

Tu non ami parlare di te. No.

No, mi trovo noioso. Quando mi guardo allo specchio penso... Chi è quel tipo

là? Mi chiamavano il misantropo.

Sai come chiamavano me il... Il porcospino. Il porcospino? Sì.

E perché?

Perché se qualcuno si avvicinava troppo lo pungevo.

Ah.

E tua figlia?

Non ne parli mai?

Vivo per lei.

Tutto qui.

È la mia stella.

E il suo padre?

È andato a vivere a New York. Adesso vive lì con un altro.

Una scrittura.

Quando ero sposato, vivevo come gran parte degli uomini sposati.

Solo.

Albertine la vedevo pochissimo.

Faceva la sua vita, andava a scuola.

Era brava, andava benissimo, era una perfezionista.

Era sempre ansiosa di mostrare a tutti la sua perfezione, come sua madre.

Mia moglie non mi stimava, ma io me ne fregavo.

Ho sempre preferito essere un gran perdente piuttosto che un vincente

mediocre.

Ci stavamo separando.

È stato orribile.

La nostra casa era piena di veleno, piena di rabbia.

Tutto è successo improvvisamente, quattro anni fa.

Albertin non voleva più uscire di casa, ma poi un giorno ha deciso di andare in

piscina.

E così è uscita e è salita su quel trampolino.

La piscina era vuota.

E... E lei è caduta.

C'erano delle foglie sul fondo. È caduta su quelle foglie.

Abbiamo avuto fortuna.

Passiamo la notte insieme?

Non dovrei nemmeno essere qui.

Però sei qui.

Sai...

Rinunciare

non è sempre una sconfitta.

Ho venduto un libro, fin c'è.

Bravo. 18,56 euro costava. Lo strunzo mi ha dato 20 euro e se ne chiude. Rideva

pure. Ma per caso è Madame Bovary che era in vetrina.

1856. 1856.

È la data della prima edizione.

Il libro vale molto di più.

Ah, è per questo che rideva.

Che lo strunzo.

Probabilmente sì.

Ma non fa niente.

Comunque questa non è un'attività inattiva, Vincenzo, io te lo dico. Il

vino, il vino è un ottimo business.

Tu metti qua, no?

Togli tutti questi libri, ci metti le bottiglie di vino, svuoti questi

scaffali. Lascia giusto un paio di libri per scenografia. Oh, io la vedo la

gente, vogliono bere.

Vogliono bere, è nostalgica la gente, è malinconica. Ci stanno certi chiatuna

tanto, russi, arabi, che si scolano le bottiglie di vino da 20.000 euro, magari

se fosse acqua minerale. Tu levi questi libri d'acqua, no? Poi dopo tu ci metti

il locale, io ci metto il palato, ti do una mano.

Vince!

Ma stai piangendo per madame Bovary?

Sai che cosa disse Flaubert sul letto di morte?

Io morirò.

Mangi.

Allora non sei incinta.

Meno male.

Apri il regalo.

Si sieda. Non posso, ho un incontro di boxe. Ah, e allora vado a combattere.

Ho qualcosa qui, dentro al petto, come un rospo che salta, salta continuamente.

Albertin, sono io che la trattengo.

Sbottoni la camicia.

Lei si è occupato così bene di sua figlia, è stato un buon padre.

Eh, credo che Albertin si sia stufata di me.

Ne approfitti per ricominciare a vivere, allora.

Eh? O semplicemente per vivere.

Prima che sia troppo vecchio.

Alzi la camicia.

Sa, la paura è la madre dei rimpianti. Inspiri profondamente.

E se ci riprovasse?

Se riprovasse di nuovo quel tuffo?

Vincenzo, la vita è una grande imboscata.

Tossisca.

Io penso che un suicidio sia solo un gesto maldestro.

Penso che ogni suicida, se ne avesse avuta l'occasione, avrebbe ucciso

qualcun altro.

Ho una cosa per lei.

Grazie.

Era intriso di vino.

Che cosa aveva a bere la sua madre? L'orgogna.

No, cioè qualche volta, ma per lo più beveva, sì, del vinaccio.

Aveva una vita meno rosea di quello che racconta nel diario.

Ho l'impressione che sapesse che un giorno l'avremmo trovato e letto.

Quindi ha aggiustato un po' le cose, penso.

Sono le madri che ci insegnano l'amore.

Aspetti, ce l'ha!

Aspetti! Ho conosciuto una donna.

Probabilmente non è niente. Magari invece è tutto. È un'attrice.

Non mi sembra grave.

Io non vorrei che Albertin però credesse che... Albertin crede nel suo amore.

Buongiorno, Vincenzo. Buongiorno, Julie.

Ha preso gli assorbenti per la piccola.

Lei pensi alle sue bari, alla vita ci pensano le donne.

Sì. Sta bene, Vincenzo?

Sì, sì, sto bene.

Ciao, Albertine.

Guarda, ti ho portato un regalo.

È un proiettore di stelle, vedi?

Guarda.

Quell'idiota lo voleva per lo spettacolo e poi non l'ha più voluto.

Niente stelle, ha detto così.

Stasera è una serata importante per me.

È la sera della prima.

Augurami merda.

Che cos'è?

È ricostruito tutto a Parigi. È in miniatura, ma che carina.

I pesci chi sono? Un papà e una mamma? Un fratello, una sorella?

Oh, guarda! Sono innamorati.

Eh sì?

Sai, anch'io ho gli attacchi di panico.

Si alza e si parla.

Ho paura di non riuscire a parlare, però poi parlo.

Devi parlare per forza.

La gente paga il biglietto, perciò parli, parli, bla bla bla, reciti,

ciascuno interpreta il suo ruolo. E devi anche farlo bene.

Devi restituire il dono che hai ricevuto. Già.

Buonasera, Vincenzo. Padre Matteo.

Vincenzo, porto le sue rose a teatro. Sì, grazie.

C'era una volta una famiglia di porcospini che si volevano tanto bene.

Una notte molto fredda decisero di avvicinarsi gli uni agli altri per

scaltarsi.

Ma dopo un po' iniziarono a sentire il dolore degli aculei. E questo li spinse

ad allontanarsi. Solo che dopo un po'

sentirono di nuovo freddo.

E allora si riavvicinarono.

E di nuovo sentirono il dolore degli aculei.

Continuarono così tutta la notte, divisi tra due mali, il freddo e il dolore.

Tutto questo durò finché non trovarono la distanza giusta, la posizione ideale.

Schopenhauer, il dilemma del parco spino, lo conosci?

Io leggo sempre i consigli sulla felicità.

C'è la memoria che flasca, non mi ricordo più molto bene.

Ecco che dopo tutte queste noci blanche, non mi resta più niente.

Niente che un po' d'ora che si flotta, ogni giorno si ragiona.

Cazzo! Oh cavolo, c'è un sacco di gente!

Supervitato!

Il cielo si apre sempre a una stretta.

Grazie a tutti.

Don't you know that she thinks that I

still can And

just because I saw her face and went to

pieces Yes I did, I tell you She

thinks that I still can

Grazie.

Ci hanno fischiato.

C'era da aspettarselo, no?

Ho tante cose da dirle.

Tantissime.

Sono un po' brillo, ma ora è tutto chiaro nella mia testa.

Venga, venga con me.

È tornato.

Che cosa l'avevo detto? I cani tornano sempre.

Hector ha mantenuto la promessa, Vincenzo.

Era seduto in prima fila.

Non mi ha tolto gli occhi di dosso.

Ero talmente nervosa, avevo la salivazione a mille. Quando l'ho visto

ho creduto di svenire.

Avevo le mani gelate, credevo che fosse lì per prendermi in giro. E poi ho visto

qualcosa in mezzo alla nebbia. Ho sentito una tale forza, come se la

speranza in persona fosse seduta lì davanti a me.

Vincenzo ha recitato come non avevo mai fatto.

Come un patino che scivola sul ghiaccio senza alcuna fatica.

Volavo, volavo letteralmente.

Sì. E poi è venuto in camerino e ho capito che non avevo mai smesso di

aspettarlo. Oh, Vincenzo.

Le illusioni sostengono le nostre ali.

Non importa se domani mi repentirò.

Ora so che la felicità mi ha raggiunto.

Quando meno me l'aspettavo.

Partiamo stasera.

Mi accompagnerai in tournée?

Fantastico.

Volevo salutarti.

Ah, e... Volevo sapere di Bubù.

Tutto il quartiere vorrà sapere di Bubù.

Pensa, una mattina Hector se l'è trovato davanti alla sua porta.

È così sensibile quel cane.

Mi sta aspettando.

Ti dimenticherai di me?

Neanche io ti dimenticherò.

Bene, ora devo andare.

Le spine.

Dimmi buona fortuna.

Grazie, Leo.

Sei stata davvero grandiosa.

Cazzo, sei una grande attrice, sul serio.

Anche tu sei stato bravo l'altro giorno. No, io sono solo un principiante.

Perché l'hai piantato così?

Quel poveraccio.

Si vede che sei pazza di lui. Rinunciare non è sempre una sconfitta.

Aspetta.

Hai rubato in teatro? Il culo è importante.

Almeno è qualcosa.

Allora, ciao.

Dove dormi stanotte?

Non lo so, poi vedrò.

Bene.

Mi raccomando, va piano e non drogarti, d'accordo?

Yolanda.

Stai bene?

Te lo dirò domani.

Le stelle vengono e vengono, vengono velocemente, vengono velocemente,

vengono come la ultima luce del sole, tutte in un'esplosione.

Tutto ciò che vedi è la gloria, ma si diventa lontano lì, quando

non c'è nessuno a condividere.

Puoi sbagliare.

If you hear a story

People

lust for fame Like athletes in a

game They break their collarbones

and come up swinging Some of them are crowned

Some of them are downed

Some are lost and never found But

most have seen it all

They live their lives in sad cafes

and music halls And

they always have a story

Buongiorno, Nektar.

Buongiorno.

Abusing a name you never owned The years of

forgetting What you know too well That you

who gave the crown Have been let down You tried to make a man

... ... ... ...

Some make it when they're old.

Perhaps they have a soul they aren't afraid to bear.

Perhaps there's nothing there.

But anyway that isn't what I meant to say.

Voglio raccontare una storia, perché tutti abbiamo storie,

ma non posso ricordarle in alcun modo.

Quindi racconteremo il mood che c'è negli Stati Uniti oggi,

permeando anche la Svizzera.

But I'll continue anyway until I get it together Some

women have a body men will want to see

So they put it on display Some

people play a fine guitar

I could listen to them play

all day

ma comunque sto cercando di raccontare la mia

storia Janis Ian lo ha detto molto

bene Janis Joplin l'ha detto ancora meglio

Billie Holiday l'ha detto ancora meglio

Grazie.

Can't find what you're looking for?
Get subtitles in any language from opensubtitles.com, and translate them here.