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Questa è la storia di un genio. O forse di un matto.
Di uno scrittore.
Di un giornalista.
E di un disegnatore.
E di un sognatore.
Ha fatto persino del cinema.
Ma soprattutto non ha mai perso il senso dell'umorismo.
Don Camillo, mi sa che avete dimenticato una cosa più importante.
Ha inventato noi.
Già, ma di questo è meglio parlarne più avanti.
Dai Mo, Peppone, da dove iniziamo?
Beh, allora io direi di cominciare proprio da lì.
Eh sì, dalla mattina in cui è andato a costituirsi in prigione.
E non era nemmeno la prima volta.
Allora, dai.
Scusate, potete spostarmi un attimo? Magari mi fa bene.
Sta a vedere che butti giù un po' di pancia.
Magri ma sani.
Devi sempre scherzare te, anche adesso. Signora Guareschi, Guareschi, un
commesso. Signora Guareschi, vieni qua, per favore. Guardali là.
Oh, un boccalupo, eh? Grazie. Ecco qua.
Signor Guareschi, si può voltare un attimo?
Guarda. Guardi, un attimo. Fanno solo il loro mestiere, che poi è anche il mio.
Magari avessi fatto giornalista nello stesso modo di tanti tuoi colleghi.
Avremmo avuto meno guai.
Lo sai come la penso.
Un giornalista libero ha come padrone soltanto la propria coscienza.
Vedi che me la cavo, eh?
La testa attenta ai ragazzi. Sì.
Dica. Sono venuto a presentarmi.
Guareschi, Giovannino, Oliviero e Giuseppe.
Guareschi, vado ad avvisare il comandante. Attenda qui.
Ti ricordi cosa ti ho scritto quando mi hanno imprigionato nell'agri in Polonia?
Non muoio neanche se mi ammazzano.
Neanche io.
E pensare che se voleva se la evitava la galera, ma è più cocciuto di un mulo.
No, non è cocciuto, è coerente.
Sentiamo, tu cosa avresti fatto?
Lo stesso.
Pure io, ci ha fatto uguale a lui.
Tutte per lei.
Sono arrivate ancora prima che si presentasse.
Le ha aperte la censura e il regolamento.
So molto bene come funziona la censura in posti come questo.
Non è mica la prima volta che finisco sotto chiave.
Lo so.
Ho letto il suo diario clandestino.
Mi è piaciuto moltissimo.
L'hanno letto anche i miei figli.
Mi dispiace incontrarla così.
Le devo chiedere una gentilezza.
Mi serve un tavolo, anche un appoggio va bene, una sedia per poter lavorare.
Dobbiamo fare domanda.
È il regolamento.
Io dico che alla fine supera pure questa.
Vi ricordate l'altra volta quando è tornato dal campo di concentramento in
Germania?
Era vivo, ma per miracolo.
Nemmeno sapeva che avrebbe trovato a casa.
Se erano tutti vivi o se erano finiti sotto una bomba.
La guerra era finita da poco, ti ricordi?
Come faccio a dimenticarmelo?
È stato un giorno importante per lui.
Ah, ma anche per noi.
Sulla strada di casa ho trovato la prima brutta sorpresa.
Nel paesino di Sant'Ilario una bomba aveva fatto venire giù il granaio della
cooperativa agricola.
E la chiesa di San Nicola te la sei scordata?
Ah, un disastro.
Però è lì che ho incontrato quei due.
Qua c'era una chiesa che deve essere ricostruita tale e quale per prima cosa.
Davvero? Sì.
I paesi di chiese ne avete tre, secondo noi bastano.
O ci facciamo la casa del popolo?
Cos'è sta casa del popolo? Che ci volete fare?
La cultura ci facciamo.
Ma che cultura che non sai quasi leggere e scrivere? La cultura dei lavoratori,
non è mica come la vostra, che guasta la testa e serve solo imbrogliare le idee.
Non c'è cultura senza Dio e nemmeno popolo. Bravo. Sti preti.
Avete finito di incantarsi con le chiacchiere e fare il gioco dei padroni
e dei fascisti. Attenta come parli.
Guarda che io ho combattuto i fascisti e i tedeschi, proprio come te.
Bene, voglio vedere come combatti.
Ma cosa
fate?
Non vi è bastata la guerra?
E adesso che è finita cosa fate? Ricominciate da capo? A dividermi? Che
cosa poi?
Proletari e padroni, chi sgobbe chi sfrutta. Perché lavori solo tu.
Tu quando chiudi l'officina hai finito. Un prete invece non smette mai.
Reverendo, allora porgete moi l'altra guancia.
Volete fermarvi?
Ma cosa ti imbarazzite?
Ma chi sei?
Ma sei il figlio della maestra di Maruore.
E il figlio della Lina?
Ma ha dato soldi ai due tua madre? Pure a me.
E come sta? Sta bene?
Non lo so, sto andando lì.
Non ho notizie da mesi. Ma Estralina sta bene, l'ho vista il mese scorso, sempre
in gamba.
E te invece da dov'è che vieni?
Dalla Germania.
Ah, campo di concentramento.
Per quella roba lì meglio avere poca memoria.
E vieni a piedi. Dai, mo, riposati. Prendi un bicchiere di vino.
No, grazie.
Vado a casa da loro.
Amarore, in un'oretta ci arrivo.
O salutami la maestra Lina.
Digli Otello.
La compagno. No, dobbiamo finire un discorso.
Qui c'era una chiesa e deve essere... Ecco, vengo ancora a essere reso conto,
ma forse è così che è arrivata quella roba lì.
Come si chiama? L'ispirazione. Da due che litigavano in mezzo alla strada. Eh,
ma le idee non vengono mica così per caso.
Ci vuole a fantasismo un artista come lui, che prende la realtà, la trasforma
e la fa diventare una storia.
La nostra storia.
Giorni.
Mamma! Non ti avevo mica riconosciuto con questi baffi!
Come state?
Eh dai, noi ci siamo tenuti su.
Vieni a salutare il babbo.
Questo qui sarebbe il mio babbo.
Alberto, ma non lo riconosci?
Poverino.
Con quei baffi ci ha messo un po' di paura.
Siete rimasti sfollati qui nella loggia della scuola per due anni.
Si è stati benissimo qua.
Ce la siamo passata meglio che quelli in città, pensa.
Guarda.
Questi sono i risparmi che mi hai lasciato prima di partire. Ci sono
tutti. Guarda.
Com'è che hai fatto con i tuoi bambini?
Qua in campagna c'è la terra, fra l'orto e tutto il resto. Siamo stati bene.
Ma i risparmi non basteranno mica.
Vieni, tranquilla che qualcosa mi invento.
A proposito.
Ecco la seconda.
Carlotta, questo è il tuo babbo.
Mi piace la Carlotta.
Mi piace, sono il tuo babbo.
E' timida.
Cosa stai facendo?
Cos'è questa roba qua? È tua?
Eh sì.
Penso Alberto me la sono portata dietro fino dai lager.
Ma perché ci sei andato nel lager?
Perché... Perché non volevo combattere insieme ai tedeschi contro gli italiani.
Contro il nostro re.
Non sono mica un traditore, io.
Tutti questi fogli li hai scritti tu?
Eh sì.
Scusa, ma la mamma non te l'ha detto che il tuo babbo fa il giornalista?
Scrive anche libri?
Però questo è un disegno.
Guarda che certi disegni a volte parlano più delle parole.
Questo sei tu.
Eh sì, bravo.
Scommetto però che l'hai capito dei baffi.
quest'altro?
Questo sei te, è una favola, te sei il protagonista, siccome
ero nei campi e non potevamo stare insieme a Natale, l'ho scritto per te,
così siamo stati insieme lo stesso, con la fantasia.
Ma io un vestito così non ce l'ho.
Ce l'hai.
Ce l'hai nella mia testa?
Tu nella mia testa non ci sei.
È una cosa che dobbiamo rimediare.
E questa?
Questa è una canzone.
La vuoi sentire?
Però ci deve essere anche la Carlotta. La vuoi chiamare?
Cos'è? Una canzone.
L'ho scritta per questa signorina quando mi è arrivata la lettera che diceva che
era nata.
Devo ascoltare?
Quando sopra il lager nel mattino senza colore si scatena il vento e porta
cupo gelo nel cuore nel paese del sol tutto luce e calore
sulla sua sezzolina
La Carlottina sta... Ma guarda mo!
Nonno!
Ora sei tornato.
È che tua madre non mi ha mai detto niente, pensavo che fossi morto.
È che son dura a morire.
Come me.
Che fai?
Niente.
Ma, vedi, stavo disegnando una scena che ho visto.
Chi sono?
Perché litigano?
Allora, sono un prete e uno che c'era con i preti.
Litigano perché uno... Litigano per la politica.
La politica è una roba che fa litigare?
Dì Alberto, la politica è una cosa molto complicata, però della quale non
possiamo fare a meno.
Oh!
Ma che fai?
Ah, lascia stare.
Tanto è solo un disegno.
Adesso vai a giocare con tua sorella.
Ecco, è così che si è nati. Eh, già.
Bella mano, bella testa.
Però a me mi ha fatto meglio.
Ma che dite, Don Camillo?
Guardate qui, un uomo del popolo, con la schiena diritta e le gambe larghe. E
voi? Non si riesce a immaginare niente più di un prete. Anzi, sembrate uno
stoccafisso.
Muovala, Peppone, che se non c'ero io non ti si sarebbe filato nessuno a te.
E neanche a voi senza di me.
Com'è che si chiama sua moglie?
Maria. Abbiamo letto insieme i suoi racconti sul candido.
Ci siamo sganasciati delle resate. Appena è uscito il libro, sono corso
subito a comprarlo. Allora è anche un po' colpa vostra.
Perché io il primo racconto l'ho scritto così, per riempire un buco sul giornale.
Poi mi sono arrivate tante di quelle lettere che ho dovuto continuare.
Saluti, eh?
Grazie.
Per chi la dedica? Per mia nipote.
Si chiama?
Albertina.
Ma i soldi dei libri che vendono li prende tutti il babbo? No.
C'è il libraio. Ma vedi quel signore là?
E tutti gli altri come lui che vendono il libro del babbo nelle loro librerie.
Una parte va loro.
E comunque la fetta più grossa va ad un'altra persona.
E chi è quest'altro?
È l'editore.
Il babbo ha scritto il libro, ma l'editore lo ha stampato in tante copie.
Ah sì, è lo stesso che fa la rivista dove lavora il babbo, Candido.
Rizzoli.
Nel segreto della cabina elettorale Dio ti vede, Stalin no.
Comendatore, no, per farlo uscire sul prossimo numero del candidato la devo
portare subito in tipografia.
Mi pare un po' troppo facile.
Così la gente la capirà con un'occhiata.
La guardi bene, faccia il favore, la guardi bene.
Ma dà troppa importanza a Stalin.
Lei me lo paragona a Dio. Per molti Stalin è Dio.
E se le prossime elezioni vincono loro?
A me non lo perdonerebbero.
Se lo ricorda prima della guerra?
Quante volte i gerarchi fascisti la chiamavano perché si offendevano delle
mie vignette?
Se avessi paura, non l'avrei scelta come direttore.
Commendatore, le elezioni sono alle porte.
C'è un gioco il futuro dell'Italia.
Devo pensare anche al futuro della mia azienda.
A quello che i politici potrebbero farle.
E farò sapere.
Guarda, guarda.
Signorina, mi chiami Roma?
Sì,
pronto. Sono Rizzoli.
Si compri il prossimo numero del candido, c'è una vignetta che potrebbe
diventare anche uno slogan strepitoso.
Guareschi, sì, Guareschi.
È un genio.
Sì, però non bisogna farglielo capire, altrimenti poi si monta la testa.
Sono anni che mi chiede un aumento di stipendio, ma lei lo sa come la penso.
Io ti do tutto, basta che non mi chiedi niente.
Erano le elezioni del 48, le prime dopo il fascismo. Si decideva da che parte
stare, con il capitalismo americano o con i proletari. Con la libertà o con
una dittatura a stile sovietico.
Comunque quella vignetta lì diventò un manifesto che spostò un sacco di voti e
aiutò la DC a vincere.
Avete capito?
Dopo il referendum parla Repubblica, le sinistre credevano di avere la vittoria
in tasca.
Avete visto la faccia di Tognatti? Che dirà Cremlino?
Lo manderanno in Siberia.
Beh, che c'è?
Non sei contento?
La DC ha vinto le elezioni anche grazie a te, De Gasperi ti deve molto.
Per me la DC è solo il male minore.
Quanto a De Gasperi spero che presto lasci lo scudo crociato a casa e inizi a
fare il presidente di tutti gli italiani.
I partiti pensano solo ai loro interessi o comunque a quelli di una corrente.
Sì, ma se i comunisti si prendevano l'Italia rischiavamo di peggio però.
Rischiavamo la guerra civile, gli americani mica sarebbero rimasti a
guardare.
Ma il difficile viene adesso.
C'è un paese da ricostruire in tutti i sensi. Come si dice, c'è da fare gli
italiani prima che si rompano la testa gli uni con gli altri.
Eh, sta' attento che non rompano la tua di testa però.
Guarda che i tuoi manifesti hanno convinto un sacco di indecisi ed è per
questo che in tanti ti odiano.
Senti...
Sarebbe meglio se accettassi la protezione che ti ha offerto Rizzoli.
Vè che alla testa ce lo dura.
Roberto, cosa c'è?
Fa vedere?
Dove l'hai preso?
Sulla porta.
Ascolta, da uomo a uomo, un ragazzo intelligente come te...
Deve sempre distinguere tra una cosa seria e una fesseria, no?
Vedi?
Non è firmato, si dice che è anonimo.
Tu la firma la metti sempre sui disegni che fai.
Bravo. Anche quando devo accusare qualcuno io non ho mica paura di mettere
la firma.
Invece se lui non l'ha firmata cosa vuol dire?
Che ha paura.
E noi dobbiamo avere paura di uno che ha paura.
Forse lo so chi è stato.
Quello che vende i giornali.
Ogni volta che andiamo a prendere il candido con la mamma, ci guarda male.
E quando andiamo via, chi crede che non lo sentiamo, dice una cosa brutta.
Vedrai che hai capito male.
Ora va dentro che mamma ti aspetta.
Alberto.
Però non le dire niente, sai com'è fatta, si preoccupa inutilmente.
Bene, vai.
Buongiorno, signor Guareschi.
Mio figlio ha trovato questo.
Credo che lei sappi di chi è.
Ah, siccome il tratto della mano di chi l'ha disegnato era un po' elementare, mi
sono solo permesso di fare qualche modifica.
Così la prossima volta, se ricapita sul pianerotto di casa mia, lo trovo un
bambino, non si mette paura.
Lina, c'è una lettera qua, lettera te la leggo, cara mamma,
cara mamma, il babbo non esiste, io lo sento quando siete da
soli, quando parlate di me, che lui dice lui, lo.
Dai, dai, leggi.
Spero stiate bene.
Ci manca molto la bassa, la vera casa per noi sarà sempre
giù da voi, mica qua a Milano, perché stanno a Milano loro.
Volevo darvi la notizia importante, ho scritto la storia di un film, lo
so che pensi che il cinema non è un lavoro vero, ma pensa così, anche il
babbo non fa niente.
Ma per pagare l'affitto questi soldi ci servono.
Il film si chiama, sai come si chiama? Gente Così.
Ora che titolo?
Senz'altro vanno tutti a vederlo, Gente Così.
Buona giornata.
Signora maestra, buongiorno. Come sta?
Augusto, avrei bisogno di un passaggio.
Dovrei andare a Parma. A Parma?
Per me non ci sarebbero problemi, solo che... però ho solo la bici, quindi non
so se... Ma c'è qui Adamo che ha la macchina, no Adamo? La porti te la
maestra a Parma?
Ma certo, con la mia auto facciamo in un attimo.
Adamo? Ti sei comprato l'auto?
E pensare che a scuola faticavi persino a leggere speditamente.
Ma mica bisogna saper leggere per guidare.
E l'esame della patente?
Come hai fatto a superarlo?
Grazie.
Preferisco andare in bici.
Va bene.
Allora andiamo in bici?
Dove? A Parma?
No, ma c'è il nome di Giovannino qui.
Prima i libri, poi i giornali, adesso addirittura il cinema.
No, comunque anche da ragazzo si vedeva che era un fenomeno, eh?
Figlio vostro.
Il cinema, non sarà la solita storia d'amore.
Quaderno casa.
Capopanco passino ai caponucleo.
Caponucleo raccolgano, passino al capoclasse. Capoclasse consegni.
Eseguite.
È la storia di una maestra.
Si è ispirato a voi per... Scusi signorina, che significato avrebbero
tutte queste domande? Già, la popolazione non è abituata a questo tipo
di insegnamento. Cosa c'entrano gli affari personali delle famiglie con l
'istruzione pubblica? Come maestra, quando vengo mandata in una sede a me
sconosciuta, devo preoccuparmi anzitutto delle condizioni morali e materiali del
paese.
Le spese crescono.
Adesso bisogna pagare il dentista per Alberto.
Le vendite del libro vanno bene.
Sì, ma quei soldi lì chi li ha mai visti?
Eh, il re di conto arriva a fine anno.
C'è poco da fare, c'è da aspettare.
E poi c'è un'altra cosa.
La tua mamma.
L'ha scritto il dottore di Roccabianca e dice che la schiena va male, peggiorata.
Neanche il tuo papà, il poveretto.
Il problema della gola potrebbe essere un tumore.
Oh, due persone più diverse dei genitori di Giovannino nemmeno te le potresti
immaginare. E lui, quante gliene ha fatte passare la lina? Ha rovinato la
famiglia con i suoi fari sballati.
Per questo Giovannino non riesce a chiamarlo babbo. È vero, il padre è
sempre stato un po' matto, eppure...
Tutta la vita insieme alla Lina. Ma adesso la Lina è vecchia e sta male. E
non c'è nessuno che gli aiuti.
Mamma.
Nino. Come stai?
Bene, bene.
Va bene il viaggio?
Bene, sì.
E lui?
Non vuole scendere.
Allora?
Perché non scendi?
Dovevi essere tu a tornare alla bassa.
Invece siamo stati noi a venire a Milano.
Facciamo un po' per uno.
Ora siete venuti voi, poi torniamo lì giù con voi.
Ma perché quel gatto te lo tira al guinzaglio? Perché è un simbolo.
Simbolo? Sì, dell'Italia ha tenuto al guinzaglio da quei matti.
Sa che l'Italia c'ha fame.
Andiamo dentro, gli diamo un po' di latte.
È Natale, è Natale, è la festa dei bambini. È un
emporio generale di Trastulli e...
Zufalini.
Ma che Carlotta!
Questa poesia te la insegnano per recitarla al babbo la sera di Natale.
Cosa si fa di bello la vigilia?
Eh, la sera di Natale si suona. Ci sono gli zampognari che suonano gli zufoli.
Carlotta, impegnati.
Beh, ripeti con me.
È Natale, è Natale, è la festa dei... ...cretini.
Carlotta.
Angeli del cielo, che in queste notti sante stendete d'oro un velo sul popolo
festante. Lo senti tuo fratello?
Ha una poesia più difficile della tua, eppure la sa benissimo. Ma la sai anche
te? Dai, riprova.
È Natale, è Natale, la festa dei bambini, non è un povero generale, ti
trastulli, eh?
Eh?
Zuccherini.
Zuccherini, ce l'avevo sulla punta della lingua.
Prova.
Cummende, preoccupato anche stavolta?
Eh, attaccare Einaudi, il Presidente della Repubblica, mica una cosa da poco.
Vè che lui che ha scritto sull'etichetta del vino che produce nebbiò lo potere
del senatore Einaudi.
Ho sostato io.
Io vi lascio carta bianca, lo sapete.
Però qualche parlamentare zelante vicino a Enaudi potrebbe sporgere querela per
diffamazione. Non ci hanno mai spaventato, né lei né a noi.
Moreschi, per piacere, ogni volta che lei mi dice così va a finire che spendo
un sacco di soldi in tribunali.
Ma se le vince sempre le cause, so. Perché spendo ancora più soldi in
avvocati.
Chi l'ha che l'ha disegnata?
Io.
Eh, ma mentre lui disegnava io guardavo, eh.
Già ridevo. Ma me ne assumo tutte le responsabilità, però. No, no.
Qua la responsabilità è di tutti.
Guardi che funzione.
A ridere.
Vede? C'ho ragione anche stavolta.
C'è poco da ridere.
Buona vigilia!
Buona vigilia a tutti!
Aspettate, prima di incominciare i bambini devono recitare due poesie. Ah
sì? Sono proprio curioso di sentirle, sono tutto ricchi.
Poesia di Natale
O angeli del cielo, che in queste notti sante stendete d'oro un velo sul popolo
festante, nella stalla di Bethlehem, con il bue, la vinella, tutto il mondo è
bello. Sì, però è la mia poesia!
Ma allora hai fatto la commedia, quando fingevi di non aver memoria.
No, che io non mi spreco su delle poesie stupide, invece la sua mi piace.
Si vede che ti piace, l'hai recitata molto bene, però Carlotta, la poesia era
di tuo fratello e te gliel'hai rubata.
A Natale.
È Natale, è Natale, è la festa dei bambini, è un emporio generale di
trastulli e zuccherini.
Ma è la mia!
La stella come tencelo toglie alla notte il velo, la dolce coda luminosa attinge
d'oro ogni cosa. Gioite, ridete, cantate, tristezze e paura sono per
sempre superate.
E vai, bravi!
E' bravi i miei nipotini, hanno preso dal nome. Ora basta con le poesie, io ho
fame. Venite a tavola, Carlotta, vincere.
Avete due bravi figli, li avete tirati su bene.
E' stato l'ultimo Natale passato insieme.
La maestra Lina e Primo se ne sono andati a poche settimane una dall'altro.
Non si sono riusciti a separare neanche alla fine.
Giovannino le ha fatto fare una statua da Luigi Froni.
Un amico scultore? E che statua?
Quello che avrebbe voluto lei.
La statua di Gramigna.
L'ultimo della classe che è venuto a dirgli addio.
Anche il mio babbo, sai?
In qualche modo ci si sarebbe ritrovato.
Senta, amato, io l'avverto. Il Guareschi è un tipo un po' particolare.
È fatto su un po' a modo suo.
Come tutti i geni ha, diciamo, i suoi lati difficili.
Avanti.
Commendatore, c'è il signor Guareschi.
Faccio entrare.
Già è entrato.
Le faccio le mie condoglianze per i suoi genitori.
Grazie.
Vorrei scrivere il presento del dottor Giuseppe Amato.
Condoglianze. Io ho letto tutti i suoi libri, sono un suo grande ammiratore.
Il dottor Amato è uno dei più importanti produttori cinematografici italiani.
Ma qui non parliamo solo di Italia, qua è a livello internazionale.
Sono interessato ad acquistare i diritti del suo libro per fare una trasposizione
cinematografica. Sono stato a Hollywood e ho parlato col grande regista Frank
Capra. E Spencer Tracy è interessato al suo Don Camillo.
Non si fa quella faccia. A Oreschi non gli piace la notizia.
Capra, Tracy, Hollywood.
No, Frank Capra mi piace molto. Spencer Tracy poi cosa gli vuoi dire? Un grande
attore.
Ma c'hanno un problema in comune.
Sarebbe? Sono americani. E quindi?
A Guareschi gli americani non piacciono mica tanto.
Non fosse che ha ancora più terrore dei russi.
Non si tratta mica di politica.
Vuol dire solo che il film sarà visto in tutto il mondo.
Che lingua parlerebbero nel film?
Sono americano, parlo in inglese.
In inglese?
Vede?
Io sono italiano, scrivo in italiano.
Ha un vocabolario di 200 parole, mica di più.
Poi Don Camillo e Peppone parlano il dialetto della bassa, anzi, pensano, eh,
in dialetto.
Dottor Guarici, con tutto il rispetto, eh, ma chi sta in mastiera è meglio.
E mi deve credere.
Al cinema i pensieri dei personaggi non si vedono.
Dottor Amato, sempre col massimo rispetto, eh.
I pensieri dei miei personaggi, quelli, eh... Si vedono.
Mi dispiace dover rifiutare.
Aspetti, Guareschi. Non insista, Rizzoli.
Tanto si prenda uno di questi.
Mi aspetti qui.
Amato, mi dispiace.
Guareschi!
Giovanni!
Non provi almeno.
Mi arriva apposta da Cuba.
Mi dia retta perché le devo dire una cosa.
Cos'è che mi devi dire?
La querela per la vignetta sul presidente Einaudi.
Il magistrato ha chiesto il rinvio a giudizio.
Ma questa volta, Vareschi, mi sa che rischiamo la condanna.
L'Italia in questo non è cambiata niente dai tempi del fascismo.
Bisognerebbe mettere in ogni posto di frontiera un cartello con scritto
proibito ridere.
Sa cosa penso?
Che chi non sa ridere non sa governare.
Vorrei tanto averlo io, il suo spirito pareschio.
Io torno di là dal dottor Amato.
Ci pensi su bene, Giovannino.
Perché queste non sono occasioni da rifiutare così.
Ma la tempo raccurro.
I tempi sono difficili.
Attenti ai piedi, eh?
State attenti!
Ti piace?
Sì, è bello.
Chi ci vive qui?
Nessuno. Quelli che ci stavano sono andati a vivere in città. Come noi!
Un coniglio!
Ma no, scemo, è un gatto!
È in vendita.
È stato proprio mio padre a parlarmene prima di morire.
Siamo a posto.
Non aveva il senso degli affari, è vero? No.
Però quello là capiva il valore della terra.
Poi ti immagini i ragazzi come potrebbero crescere qui?
Liberi all'aria aperta.
Mica in mezzo all'asfalto e a casermoni di cemento come pulcini di allevamento.
Sì, sarebbe bello.
C'è solo un piccolo problema, i soldi.
Ah, quelli li trovo.
Potrei parlare con la banca. No, non esiste, Giovannino, niente debiti.
O la casa ce la facciamo con i nostri soldi o niente.
Forse una soluzione ci sarebbe.
Vogliono fare un film su Don Camillo.
Ma Giovannino, ma è una bellissima notizia.
Io però gli ho detto di no.
Come gli hai detto di no?
Ma scusa, non hai detto che vuoi comprare la casa?
Sì.
Allora?
Solo che non c'è solo la casa, c'è... Cos'altro è successo? Un guaio?
Babbo, mamma, al gatto manca una gamba.
Si dice zampa. Zitto, cretino! Possiamo riattaccargliela? Sì, sì, dopo ci
proviamo. Andatemi a giocare. Guardami, guardami.
Cos'altro è successo?
Ma niente.
Quella vignetta sul Presidente della Repubblica ci mandano sotto processo.
Oh, signore.
Tranquilla, anche se mi condannano sono pochi mesi. No, ancora in galera no.
Ti ho già aspettato due anni quando sei finito nel lager. E sai bene quante
occasioni ti hanno dato per rientrare.
Ti avevano anche offerto di andare a dirigere quel giornale umoristico. Il
giornale umoristico controllato dai tedeschi.
Sai quante risate.
Comunque tranquilla che in galera non ci vado.
C'è la sospensione condizionale della pena.
Cos'è?
Una roba legale, cioè se te fai un guaio, non vai in galera, ma se lo rifai
sconti tutta la pena.
Bene.
Il problema è che adesso servono i soldi per il processo oltre che per la casa.
Allora, scusa, perché non hai permesso di fare questo film? Perché ho paura che
stravolgano le mie storie.
No, Ennio, mi conosci, non accetto compromessi. Ascolta, io sono sicura che
anche se è possibile... Se te ti ci metti un'idea la trovi per dargli il
permesso senza compromessi. Dico in tutti che sei un genio o no?
Babbo, se sei un genio davvero, riesci a riattaccargli la zampa?
Vai.
In questo contratto lei vuole avere sempre l'ultima parola.
Sul copione, sugli attori, su tutto.
Ma io non capisco.
Devo cacciare milioni per pagare attori, regista, riprese. E poi magari viene lui
e mi blocca il film per una questione di lana caprina. No, non parliamo di lana
caprina, parliamo di coerenza.
Rizzoli, lei lo sa molto bene, queste storie fanno parte di me. Il film si fa
come dico io.
E allora il film non lo faccio, è semplice.
E ora come si fa?
Guarda, guarda il commenta. Mi sa che ne combina una delle sue.
Allora, sei per sei.
Dodici.
Cos'hai da ridere?
Sei più sei fa dodici.
Eh, io cosa ho detto?
Cosa hai detto?
C'è che suona.
Non segnali in alfabeto morse. Un SOS.
Ma quale S.O.S.? Alberto, te la devi smettere di leggere tutti quei fumetti d
'avventura. Mamma, vieni a vedere!
Signor...
Ma
dove l'hai presa questa?
Me l'hanno regalata. Chi?
Don Camillo e Peppone.
Rizzoli me l'ha dato come incentivo.
Oltre a un grosso anticipo sui diritti.
È americana.
Ho visto su un giornalino che in America le automobili hanno la radio.
No, Carlotta, è inglese.
Le macchine inglesi sono meglio di quelle americane.
Ma non hanno la radio.
Aspetta.
Quindi il film si fa?
Sì.
No, Amato non voleva, però Rizzoli si è assunto i rischi come coproduttore del
film. Quali rischi?
I rischi sulla mia coerenza.
O l'Anna Caprina, come la chiamano loro.
Ecco! Vuoi vedere?
Ora sì che è americano, vai!
Babbo!
Ma siamo diventati ricchi! No, solo la macchina è da ricchi.
Vai Carlotta, tieni la radio.
Allora la compriamo.
E facciamo la casa come ci piace a noi.
Ma grande, eh?
Vito solo due piani, ne facciamo un terzo.
Magari anche un quarto.
Ma senza termosifoni. Come senza termosifoni?
Quando eravamo giovani a Milano mica li avevamo.
E ne si scaldavamo con la fantasia.
Dai che fai il tuo studio senza termosifoni, che tanto di fantasia ne
hai tu per tutti.
Ma noi ce lo metti il riscaldamento?
A me va bene anche senza.
Pensa come sarebbe felice la tua mamma di vederci tornare qua, vicino a lei.
E anche il tuo papà.
Così Giovannino comprò la casa e iniziò i lavori, che non finivano mai, perché a
lui gli venivano sempre idee nuove.
Oh, così tante che in paese le chiamavano l'incompiuta.
Intanto la preparazione del film andava avanti, ma con qualche problema.
Giovanino voleva un regista italiano, ma quelli interpellati si erano rifiutati
di dirigere il Don Camillo, o compreso Vittorio De Sica.
Vedi bene, mica volevano fare un film ispirato al libro di uno che prende in
giro i comunisti.
Ma cosa dici? Senza film tu non saresti esistito.
E beh, voglio morire.
Anzi, non esistere.
Che tradire la causa.
Comunque, dato che i registi italiani si erano rifiutati, Amato ebbe un'idea.
Ecco il maestro du Rivière.
E' come le dicevo interessato al nostro Don Camillo.
Anche io ho letto il suo libro due volte.
Complimenti per l'italiano.
Quindi lei sa bene che si tratta di una storia molto italiana, anzi emiliana.
Le confesso però che nutro dei dubbi sul fatto che uno straniero possa
raccontarla. A me sarebbe difficile per me raccontare la Francia.
Eppure i suoi libri sono così più amati in Francia che in Italia.
Lei non si è mai chiesto perché?
Perché l'editore francese lo tormenta tutti i giorni.
Ma questo è il paese che voleva propormi per le riprese?
Questo è il paese dove mia madre ha insegnato per mezzo secolo.
Pensando alle storie del mondo piccolo immaginavo questi luoghi, alle storie
che ci raccontavano da bambini.
Il personaggio della signora maestra nel libro è ispirato proprio alla madre di
Guareschi, è vero?
No, non va bene.
Pensate che non va bene?
Scusate, questa è la vera ambientazione delle mie storie, la massa.
Le cose vere al cinema così sempre...
Non sono realistiche, ma questo voi lo sapete bene, no?
Come no?
Lo sto dicendo, non è buono, non è buono.
Invenzione del vero, non dite così?
Per la precisione è una frase di Giuseppe Verdi.
Che infatti era di queste parti.
Ma l'ha disegnato lei?
Sì.
Allora qui ho disegnato le due finestre su due pareti portanti. Non
si può fare.
Perché? Ma perché viene giù tutto.
Cosa si fa allora?
Facciamo così.
Conosco un geometra onesto, bravo, mio cognato.
Troviamo la maniera di fare come vuole lei, ma non le garantisco niente.
E poi le dirò che viene a costare di più perché con le due aperture...
Va
bene, i soldi li troverò, però ho bisogno delle finestre.
Io glielo ho detto, viene a costare di più.
Almeno la casa la voglio come dico io.
Già per il film mi hanno imposto quel regista francese, là.
Ah, bravo, eh? Bravo, per carità. Ma fidati, sa fare il suo mestiere. Il
mestiere? Ma lo sai chi è che vuole come cosceneggiatore?
René Barjavel.
Un altro francese.
Chi è? Uno scrittore di fantascienza.
Guarda, sta a vedere se questi non mi portano Don Camille Peppone sulla luna.
Cos'è successo?
Niente, va bene. Ti sono tornati i dolori? No, no.
Andiamo.
Buongiorno, Messie, dove vi viene?
Ciao. Guardi che siamo troppo in ritardo con il programma. Non possiamo aspettare
Guareschi. Eh,
beh, allora, onniva? Onniva, onniva.
Buongiorno.
Scusate il ritardo.
Messie, dove vi viene? Sono desolato.
Vi confesso che non ho dormito tutta la notte.
Sono stato sveglio, un gran mal di stomaco a pensare.
Soprattutto ho pensato a cos'è che può dividere un italiano da un francese.
Ma poi ho capito.
Ho capito che c'è qualcosa che ci può unire.
Ho pensato che questi sopralluoghi sia meglio farli in bicicletta. In
bicicletta? Ma guardi che ci sono un sacco di posti da vedere e dei
chilometri da fare.
Lo so.
Ma lei sa qual è il modo migliore per conoscere la bassa?
Pedalarci sopra.
Se tu vivi bene, non è mica una cattiva idea.
Pedalare fa bene al fisico e al portafoglio. E fa risparmiare benzina.
Eh, Rizzo, lei costa banza se va in bicicletta.
Guardi, amato, io sono cresciuto in un fanotrofio dai martineti. E ho
cominciato la mia carriera nella carta stampata consegnando i giornali in
bicicletta. Luigi!
Per cui io vi do la pista a tutti, alla mia età e con questa pancetta.
Dem!
Vabbè, ma aspettate un attimo che io non so andare in bicicletta.
Audista!
Dopo la guerra, tornando dalla prigionia, avevo paura di quello che
avrei trovato.
Non sapevo se la mia famiglia stesse bene, se io sarei riuscito a tornare
quello di una volta.
Allora mi sono fermato qua, a questo punto preciso, a riprendere fiato.
Ci sono arrivato con fatica.
E volevo che anche lei dovevi conquistarsi questo posto con fatica.
Perché solo così potrà capire.
Ma guardi bene.
È il Po.
L'anima della bassa. Lo spirito che le dà vita.
Col suo respiro pulisce l'aria.
Avevo già visto il Po dalla macchina.
Ma... Arrivarci così mi ha fatto capire come lo devo mostrare nel film.
Lei non è pazzo come tutti dicono, Goreski.
Nella bassa c'è una gran vena di pazzia, soprattutto nella mia famiglia.
Io la uso per non portare il cervello all'ammasso.
Come si chiama quel paese lì?
Guarda che ho ragione.
Eccoci.
Buongiorno, signori. Ah, buongiorno.
Come si chiama questo paese?
Brescello.
Guardi, il campanile di Don Camillo.
La chiesa, da dove sfida il comune col sindaco Peppone.
Vabbè, ma è un'inquadratura perfetta, dai.
Basta sistemare qualche dettaglio, ma... Miguel, mi perdoni, non voglio frenare
il suo entusiasmo, ma siamo in provincia di Reggio Emilia, non di Parma.
Non è la mia bassa.
Grazie. Non ci sarei mai arrivato se lei non mi avesse portato al fiume con la
bicicletta.
Stefano, come sta a fare le foto?
Le foto?
Non può decidere mica tutto lui, eh?
Scusate, questi chi sono?
Cosa sono venuti a fare?
Sono venuti a fare, devono fare un film. Un film qua?
Su che cosa?
Sui racconti di Don Camillo.
Don Camillo?
Il libro di quel porco reazionario? Il direttore del Candido?
Sì, proprio quello lì. Quello che fa sembrano i comunisti degli imbecilli.
Quello che ci disegna con tre narici. Eh sì, tre narici, è una cosa assurda. Che
cosa vorrebbe dire poi, no?
Goreschi dice che la terza narice serve per far uscire la materia grigia del
cervello per lasciare spazio alle ordini del partito.
All'obbedienza, quella cieca, pronta, assoluta.
La cosa che può succedere è mica solo ai comunisti, dice sempre Imbreschi. Lo
dicevo io che è una roba assurda. O altro che girare dei film dai libri di
questo Guareschi.
Bisognerebbe, guarda, fare della carta straccia. Ecco, bisognerebbe fare un bel
falò e lo insieme.
Appunto, quello che dico anch'io.
Ma che è questa violenza? Questo è un film.
Eh, è lavoro, c'è da guadagnare soldi, servono maestranze, servono le comparse.
Oh, pian, pian, pian.
Guarda che qui si ha dei lavoratori seri, non ci mettiamo mica a fare il
pupassi dentro il film. Ma cosa dici?
Il lavoro è lavoro.
E poi questo è un film, è diverso, mio caro. Ci sono gli attori, le attrici.
Ecco, a proposito, ma le attrici, chi sono le attrici? Atrici importanti,
italiane e pure straniere.
Hai visto?
Non parla italiano!
Sblocco il film!
Quando si mangia?
Ma poi Don Camillo è un uomone, solido come un campanile.
Questo attore francese è piccolo.
E la faccia? L'ha vista la faccia?
E' appunto, mi sembra un cavallo!
Chi? Quello con la facciata a cavallo.
Fernandello, un francese. Beh, ma è un comico bravissimo.
Al cinema non mi fa mai ridere nessuno, lui ci riesce sempre.
Don Camillo non deve far ridere.
Parli come uno di quegli scrittori invidiosi che sminuiscono i tuoi libri
perché fanno ridere.
Poi com'è che dici te?
Contro la retorica c'è solo l'umorismo, no?
Non usare le mie parole contro di me.
Qua stiamo parlando di una cosa seria.
Beh, a me non mi... Mi dispiace ridere ogni tanto.
E Peppone chi lo fa?
E chi lo sa? Te lo sai?
Sicuramente mi proporranno un altro francese. Anzi, se va avanti così mi
proporranno un cinese, un turco, un ostrogoto mi proporranno.
Oh, non c'è più fame? Hai passato l'appetito? Dai, giovanino, dove vai?
Adesso si rinchiude. Con tutto quello che abbiamo da fare la prossima
settimana c'è il trasloco.
Dai, mangiate, mangiate mo'.
Carlotta,
con le scarpe sul dipano o no?
Ancora? Ah, lascia, lascia, lascia, lascia.
Beh, è la macchina da scrivere. Ci ha fatto i milioni con quella. Sì, i
milioni, figuriamoci.
Guarda che i suoi libri li vendono in tutto il mondo. Come avrebbe fatto a
comprare questa cave se no? Se la compreda, ma con tutti i lavori che sta
facendo fare finiscono subito i milioni.
Ma nemmeno oggi il babbo viene?
È da due giorni che sta chiuso nello studio.
Damon, mandagli sul caffè.
Ci ha inventato pure staggeggio per non scendere a mangiare quando lavora.
Babbo, caffè!
Lo voglio, ma di sto!
Stai facendo i compiti, Alberto?
Te, Carlotta?
Sì, sto copiando i fiorellini.
Giovannino, c'è una persona.
Ma chi è a quest'ora?
È lei.
Guardi, se è qui per Fernandelli è un utile insistere. Ho già detto di no,
blocco il film.
Senta, sono venuto per fare una proposta.
Non è su Don Camillo, ma su Peppone.
Dai, mo che tocca a te.
Taccete, fatemi sentire.
Chi vorrebbe stavolta, sentiamo?
Gino Cervi. Ma è quello di Guglielmo Tell.
Alberto. Lui sì che è un grande attore, altro che il vostro con la faccia da
cavallo.
Ma non si sa se è disponibile, forse un altro film.
Così ho riflettuto su quello che lei mi dice sempre, che Camillo e Peppone sono
due anime della bassa, ma anche due parti della sua anima.
E allora?
Allora ho pensato un attore che nessuno potrà contestare.
Nemmeno lei.
Chi?
Chi sarebbe sto fenomeno?
Eh sì, chi diavolo sarebbe? Per fare me ci vuole uno di spessore, mica uno
qualunque. Perché ride?
Provi questi.
Così sembra un cowboy.
Oh no, è tale quale a te.
Prepariamoci a girare.
Voi conoscete la scena, no?
Immaginate la piazza piena di gente, le bandiere, gli applausi.
Per Pepone non è solo un comizio, ma anche una provocazione per Don Camillo,
che sta ascoltando dalla chiesa.
Nel provino lei deve fare il discorso con lo stesso spirito che avrebbe
Pepone.
Chi lo può fare meglio di lei che lo conosce così bene?
Eh,
gli dia la battuta.
Compagni, prima di dare la parola al compagno venuto dalla città... Non c'è
bisogno, conosco la battuta parola per parola.
Scritta io. Lo so.
Allora, giriamo?
Devo guardare lì?
Guardi me.
Pronti? Votore.
Partito.
Provino Guareschi, ruolo Peppone. Prima.
Azio.
Compagni.
Compagni. Stop, stop.
Più energico.
Lei deve galvanizzare i suoi concittadini e sfidare Don Camillo con
questo compagni. Capito?
Sì, guardi, sono molto bene quello che deve fare Peppone.
Solo che c'ho status, non l'ho mai avuto in questa stagione, vero?
Facciamo un'altra?
Pronti?
Motore? No, un momento, un momento.
Questo qua.
Pronti?
Quando volete. Motore, partito.
Provino Guareschi, ruolo peppone, seconda.
Azione.
Compagni, prima di dare la parola... Stavo
continuando. No, no, un'altra.
Oh, è così bravo con le parole, ma non riesce a dire compagni.
Dalle nostre parti, sai come si dice?
A ognuno il suo mestiere. A ognuno il suo mestiere.
Compagni?
Compagni?
Vedi? Non tossisco più.
Era il nervoso, dai.
Quale nervosa, eh? Quale nervosa?
Non sono mai stato nervoso. Neanche davanti all'SS.
Lui, là, il francese, me l'ha fatto ripetere cento volte.
Compagni, compagni, compagni, compagni.
No, cento no.
22.
22? Era scritto su quella tavoletta, Chuck.
Sì, però voglio dire, è possibile, non l'ho detto bene neanche una volta.
E cosa dici?
No.
Ma mica era solo il nervoso.
E che mancava qualcosa, non so mica, non so.
Non sembrava vero.
In un film, per far sembrare vero un personaggio, forse serve la finzione.
Come nei tuoi racconti.
Serve un attore.
Ma chi sono quelli?
Eh, siamo noi.
Sì, siamo noi. Era ora.
Fernandel.
È vestito da Don Camillo.
L'altro mi sembra Gino Servi.
Sta a vedere che alla fine è accettato.
Sembra che piacciono.
Eh?
Magari sono quelli giusti.
Lasciamo di lavorare, passiamo da dietro, vieni.
Ma quanto è simpatico questo Fernandel.
Piace proprio a tutti.
Peccato che l'hai scelto apposta. Così il pubblico dà ragione al prete e torta
i comunisti.
Ma che dici?
Caprone. Ma siamo preso Cervi che è un attore famosissimo proprio per far
spiccare il comunista. E poi se mi danno ragione è perché ho ragione.
Voilà, tutta propaganda.
Andiamo a prendere il gelato.
Dove siamo?
Secondo me ti ha riconosciuto.
E allora?
Allora non è proprio dalla sezione comunista di questo paese che è partita
la proposta di boicottare il tuo film?
Anche se fosse.
Vuoi solo una birra? E io il gelato.
Giovanni andiamo via, fammi il piacere. Io i miei soldi.
Prendo io il gelato e anche la birra.
Carlotta, dove?
Ma chi è questo con cui sta parlando?
È uno che conosco.
È una brava persona, un caratterazzo.
Ha preso la bambina.
Giovannino, ha preso la bambina.
Vabbè, mica crederai davvero che vogliono rapirla.
Perché poi? Perché mia figlia?
Tranquilla.
Adesso ci parlo io, eh?
Leni ha ragione a preoccuparsi.
Qui siamo nel bel mezzo del triangolo della morte.
Dopo la guerra ci hanno ammazzato un sacco di gente.
Fascisti, preti, proprietari terrieri.
E il candido è tra i pochi a scriverne.
Eh, dopo una guerra, una dittatura, la gente è arrabbiata. E certe volte si fa
giustizia con le sue mani. Ma stai zitto.
Decine di poveretti ci hanno lasciato la pelle e qualcuno ha regolato i conti in
sospeso che non centravano niente con la politica.
Buongiorno, vai. Il figlio della maestra.
Che ritorno.
E diesel?
No, benzina.
Cilindrata? 1.900.
Quattro cilindri, eh?
Velocità?
L'ho portata fino a 110.
Chiedi dove è andata la capo. Un attimo, ora glielo chiedo.
Signore, con la bambina non si preoccupi.
È una bella macchina, Guareschi.
Chissà cosa costa.
Ma tanto col film che stai facendo, dei soldi ne guadagni un bel po'.
Peccato che a far far la figura dei fessi è tutta quella gente.
Ma insomma, non è mica una bella roba, dai.
Quando uscirà il film capirai che nessuno fa la figura del fesso.
Non lo so, qua c'è un sacco di gente che dice il contrario.
L'ha scritto i giornali, l'ha scritto l'Unità. E se lo scrive l'Unità?
L'Unità?
Come fa a saperne più di me?
Il film non è nemmeno ancora uscito.
Ma l'ha detto un compagno come il De Micheli.
Ah, un indovino?
Ma che?
Quello lì è un campione di dialettica.
Eh? La dialettica, non c'è imbroglio che tenga.
Non mi sono mai tirato indietro davanti a un confronto.
Sono pronto a sfidare questo vostro campione di dialettica davanti a tutti.
Ne parlo in sezione a Reggio Emilia.
Ci vediamo.
Com'è, buono?
Molto.
Bene.
Qui al caffè non avevano i gelati e qui il signore giuntiere mi ha accompagnato
un po' più su dove c'era un bar aperto.
Vieni mosso.
Quando arriviamo a casa facciamo i conti, eh?
Un ridere.
Che fai?
Controllavo. Cosa?
Se scarica.
Ma ci devi proprio andare.
Eh sì, è solo un dibattito, non c'è mica pericolo.
E si tiene al teatro delle gemiglie davanti a tutti.
Eh sì, ma loro sono tanti e sono arrabbiati.
Forse è meglio se porti quella roba.
Che cosa ti devi portare?
Niente.
Ma cosa ti sei messo addosso?
Andiamo a teatro, no? Eh, ma ti ho detto che ci andiamo in moto. Vestita così,
supi l'abito.
Ho capito, va, me la cavo da solo. Da solo con me te la cavi meglio.
Per me le danno un sacco di legnate.
Ma no, dai, è un dibattito, parlano solo.
Sì, quelli prima parlano, parlano, e poi portano il legnate.
Il suo camerino è qui. E per la signora ho riservato un panchetto proprio sopra
il palcoscenico. Venga, che l'accompagno.
Di qua.
Maestro!
Non mi chiami maestro.
Mia madre, che ha insegnato per 40 anni, lei sì che era una vera maestra.
Le presento i suoi due interlocutori. Il dottor Bonazzi, del PC di Reggio.
Ed il professor De Micheli, che è venuto apposta da Bologna per confrontarsi con
lei. Ma come dice qua il signore, non ci sono né maestri né professori.
Mi chiami compagno De Micheli.
In quanto a lei, guardi bene, io ce n'ho due di narice.
La terza narice c'è.
Ascosta bene, ma c'è.
Ma cosa ci avrete da ridere qua?
La concezione del Guareschi è fondata sul fatalismo, sullo scetticismo
e allora non può dirsi comunista neanche la vita e l'impostazione dei suoi
personaggi.
Infatti Don Camillo, Peppone e il Cristo sono espressioni di un'unica persona,
che è Guareschi stesso!
Sì, preti!
si sentono offesi per via di Don Camillo, padronissimi di rompermi un
candelotto in testa.
Se i comunisti si sentono offesi per via di Peppone, liberi di rompermi
una stanga sulla schiena.
L'ho scritto io, nella prefazione del
mio libro.
Perciò il signor Bonazzi non ha fatto altro che ripetere quello che avevo già
detto io per primo.
Don Camillo sono io, Peppone sono io, così come c'è lo scrittore dietro tutti
i personaggi di ogni libro del mondo.
Se Guareschi ammette di essere Peppone lui stesso, visto che Guareschi non è
mai stato un comunista, neanche Peppone può essere un vero comunista.
È la logica.
Non bisogna mica essere un comunista per scrivere di un personaggio comunista.
Tolstoi.
Tolstoi. Non sto mica dicendo Giovannino Guareschi.
Tolstoi ha scritto la storia di Anna Karenina ed era un uomo.
Omero ha raccontato la guerra di Troia.
Non era mica un guerriero.
No, no, no, stai a calmi.
Queste sono solo parole. La verità è che questo film, quanti soldi costa?
Milioni. Milioni che possono essere usati per fare il nuovo Argine sul Po. E
invece li usate per fare la caricatura ai comunisti, ai compagni e ai
lavoratori della banca.
I soldi per finanziare il film sono soldi miei.
E io faccio il produttore cinematografico, non faccio il
costruttore di argini. Per quello vi dovete rivolgere allo Stato.
Il signor produttore ha spiegato benissimo come funziona in un paese
capitalista. Male, malissimo.
Quei milioni lì dovrebbero essere dello Stato e del popolo.
Non di gente come lei che fa la bella vita.
Io sono un lavoratore, non faccio la bella vita. La fa la bella vita. La fa
la bella vita e questo è un affronto agli operai delle regiane che invece
fanno la fame.
Via, via.
Non siete poi così malcontenti. Questa produzione darà da lavorare a tanta
gente, soprattutto a delle famiglie del posto.
A cui voi togliereste il pane di bocca ponendovi al film.
Vogliamo stare un attimo calmi?
Per favore, posso parlare?
Anche sull'argine Bonazzi sa ragione.
L'argine è una cosa importantissima per la bassa.
È una cosa reale.
Come reali sono le cose che io racconto nei miei libri.
Certo, lo faccio con personaggi di fantasia.
Ma non c'è l'argine.
Io ho letto tutto, non c'è.
Non c'è.
È vero. Perché il libro è stato pubblicato prima che venisse
approvato il progetto dell'argine.
Come potevo sapere!
Però mi sento di fare una promessa.
Nel prossimo libro ne parlerò.
Senta, Guarischi, adesso io però le devo fare una domanda. Dal cuore.
Lei non abbia paura di offendermi? Sia sincero.
Che cosa pensa di noi comunisti?
Io non ce l'ho con i comunisti, ce l'ho con le etichette.
E cos'è che vuol dire?
Le etichette, quelle che ti si appiccicano addosso, proprio qua, in
fronte.
E quando succede smetti di essere Don Camillo, smetti di essere Peppone,
smetti di essere Giovannino.
Perché è l'etichetta che ti dice cosa devi essere.
O peggio ancora...
ti dice che il tuo vicino di casa, quello che ti sta accanto, con il quale
magari sei cresciuto, che conosci da una vita, è diverso da te.
O ti dice chi devi amare, chi devi odiare, chi ti è nemico, chi ti è amico.
Ma se noi restiamo Don Camillo, Peppone, o restiamo Giovannino, invece
di essere fascisti, comunisti, democristiani,
potremmo accorgerci di essere fatti tutti allo stesso modo.
Quindi lei vuol dire che siamo tutti uguali?
Sì. E allora lei, senza saperlo, è un comunista.
Preferisco definirmi un uomo.
È difficile, è difficile essere degni di questa parola.
Lei pensa di esserci riuscito?
Non so se ci sono ancora riuscito, ma non smetto di provarci.
Allora chi è che ha vinto?
Secondo me siete stati pari. Pari in che senso, scusami?
Nel senso che siete stati tutti sinceri.
Sì. Moreschi, ma va piano un minuto.
Beh, insomma, starete mica scappando?
Perché dovremmo scappare?
C'è una cosa che ti devo dire.
Sì.
L'ho letto.
Il libro, Pepone e quell'altro prete.
Come l'hai trovato?
Ma è pieno di idee reazionarie.
Però, quel Pepone lì mi è parso un bel tipo.
Sì.
Un po' manesco, però ha delle qualità.
Ha la coscienza, il buonsenso, e poi è sincero.
Per questo che ci fa voler bene, no?
Dici che nei libri ti ispiri alla realtà?
E allora la realtà te pone chi è.
In una bella storia la fantasia e la realtà si devono mescolare bene.
Si devono fondere al punto che te poi non distingui più l'una dall'altra,
capisci?
Mi sa che l'hai mescolata bene a modo perché a me sembra tanto di conoscerlo.
Sai che ho pensato la stessa cosa la prima volta che ho scritto di lui?
E allora se lo incontri, me lo saluti.
Allora... Mi saluto.
Alla fine il film è uscito ed è stato un successo enorme.
In patria e pure all'estero.
Mi sembrava che le cose si fossero fidelmente sistemate per i Guareschi.
Finché un giorno... In Italia nessun
giornalista sarebbe disposto a pubblicarle.
Ma è per questo che sono venuto da lei.
Se queste lettere sono autentiche si tratta di una cosa gravissima.
Certo che sono autentiche.
Sono venuto da lei perché sapevo che è un uomo che non accetta compromessi. Ma
se ha paura vado a qualcun altro.
Ho detto che ha paura?
No.
Li farò controllare da un esperto.
Certo.
Speriamo che non gli dia retta. Ho un brutto presentimento.
Avete ragione.
Quel presentimento ce l'ho anch'io.
Se queste lettere sono vere, durante la guerra di Gasper avrebbe chiesto agli
alleati di bombardare la periferia di Roma.
Ma perché De Gasperi avrebbe dovuto fare una cosa così?
Colpire degli italiani?
Perché?
Per gettarli nella disperazione, nel terrore.
Per spingerli a ribellarsi contro i tedeschi, contro i fascisti, per
agevolare la vittoria degli alleati.
Te ci credi?
Vieni alla firma.
Sembra proprio la sua. Ce l'ho vista, ma te ci credi?
Che De Gasperi possa aver fatto una cosa del genere?
Credi a quello là che ha portato le lettere che neanche conosci?
Non lo so.
C'è nulla di personale, anche se ho delle riserve. Lo sai benissimo sulla
politica di De Gasperi, della democrazia cristiana.
Te l'ho detto anche in faccia di persona.
Scusa, ma pubblicarla non farebbe il gioco dell'opposizione comunista.
Quella che hai sempre combattuto. Non importa.
È una questione di coerenza.
Avrei tutti contro, Giovannino. Sarei solo.
Il film è stato un successo.
Siamo costruiti la casa che volevamo.
Adesso finalmente speravo che ci saremmo goduti un po' di pace, di serenità.
Ci sarà un po' di rumore, però vedrai che alla fine andrà tutto bene.
Ma le cose invece si misero nel modo peggiore.
Giovannino fu processato per diffamazione ai danni di De Gasperi. Il
processo durò tre giorni.
Non vennero concesse perizie sull'autenticità delle lettere e il
tribunale stabilì che non potevano che essere false.
Giovannino venne condannato.
Ma questa volta non ci poteva essere sospensione della pena.
Anzi, a quella per De Gasperi si sommò pure quella per la difamazione ai danni
di Enaudi.
E così eccoci tornati qua in prigione, come i tempi del Lager.
Per la prima volta un giornalista finiva in galera nella storia della Repubblica.
Buongiorno, Guareschi.
Buongiorno, comandante.
Sento questo libro.
Verrà una persona a ritirarlo.
Può farla cortesia.
Cosa c'è?
Mi guarisci che hai chiesto la grazia.
Io non ho chiesto nessuna grazia.
Io preferisco morire qua dentro piuttosto che avuliarmi a questo modo.
Scrivono che la domanda l'ha presentata sua moglie.
L'ultima volta che è venuta a trovarla era molto preoccupata per la sua salute.
Il medico del carcere le ha detto che la sua ulcera si è aggravata e anche il
cuore. Forse per questo che... Ma l'infarto mi verrà per questa domanda di
grazia.
Anche lei mi ha tradito.
L'unica su cui ho sempre contatto che fa sta roba?
Senti, io le devo parlare assolutamente.
Potrà vederla solo tra 15 giorni. Lo sa.
È in regolamento.
La notizia che hai chiesto la Grazia è come una pugnalata.
Che pressione ti hanno fatto?
E l'ho dovuto sapere dai giornali, come è potuto.
E che se mi danno questa grazia, che esco di gallina, a me non resta che
darmi una revolverata nel cervello.
Guareschi, legga.
Allora, non è stata Ennia?
Alcuni suoi lettori, in buona fede.
Ma in ogni caso non ha valore legale.
La domanda di grazia può presentarla solo un interessato o uno stretto
congiunto.
Se posso permettermi, perché non vuole la grazia?
De Gasperi non si è opposto, anzi.
Vedi, comandante, io apprezzo molto quello che dice.
È una questione di coerenza.
Eh sì, ci mancherà a me il padre, eh? Eh sì. Cina, so, so.
Ora c'avrà in lui la guardia.
Grazie.
Pensavo mi avessi tradito.
Vuol dire che non mi conosci allora?
Ho resistito durante la guerra quando i bambini erano piccoli.
Pensavi non ce la facessi adesso?
Eh?
Era scritto su quel giornale. E te credi a un giornale più che a me? Dopo una
vita che fai giornalista?
Se avessi chiesto la grazia non te l'avrei perdonato.
Però un po' ti avrei anche capito.
Sei sola con due bambini.
Sì, è molto dura.
Sia per me che per i nostri figli.
Ma stando insieme a te ho finito per diventare come te.
Non muori neanche se ti ammazzano.
Sì, ma fa il favore.
Vedi, ti devo farti ammazzare neanche per scherzo, se lo trovasmi.
Tempo scaduto.
Ma dimmi, non evitava un sacco di guai per tutti se chiedeva la grazia?
Lo conosci, no?
Dice che certe volte per essere liberi bisogna restare in prigione, che le
sbare sono per il corpo, non per lo spirito. Come no? Se ti danno un pugno,
anche se ti fanno male, mica ti cari le braghe.
Cerchi di assestargli una pedata.
Come fra noi due?
Ma quante te ne ho date?
E io voi?
Però dai, che anche così io e te ci siamo sempre capiti e tanta gente ci ha
voluto bene.
Eh sì, è stata una gran bella storia.
Compagni, primo di cedere la parola al compagno federale venuto dalla città.
Voglio darvi una grande notizia.
Tra qualche giorno cominceremo la costruzione della casa del popolo.
La casa del popolo? Dove troverai i soldi, mi domando?
Faccio la parola al compagno delegato!
Sì!
Ma chi è? È Don Camillo.
E fatelo tacere!
È una parola, venirebbe a prendere a carolati il campanile.
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