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Original subtitles

Ciao!

Tende che sei arabo

Con tutta la merce.

Ma quale merce? Non sia stupido.

Giù, la lasci giù.

Scusi, ho un fiammifero.

Sai una cosa, io ho sempre paura di svegliarmi e di avere voglia di fumare.

Ma come fa a resistere tutto vestito?

Vedere qualcuno vestito mi fa sentire ancora più caldo.

Si spogli.

Si spogli.

E adesso non venga a raccontarmi che non sta meglio così.

Meglio sì, ma... No, no, no, per favore non cominci con i ma. Tanto per farmi

capire che nonostante tutto comincia ad eccitarsi.

Beh, veramente un pensierino ce l'avevo fatto.

Ma dove trova l'energia per pensare soltanto a certe cose?

Con questo caldo, a quest'ora.

Lei di che paese è? Di Marrakesh?

No, della Cina.

Il ventaglio, per favore. Il ventaglio, ho detto. Sì, giusto. Un ventaglio ci

vuole. Ecco, ecco qua.

Avanti, faccia lei.

Io? Sì, lo muova.

Mi faccia vento, mi faccia vento. Sì, faccio io. Lei non si muova.

Ah, che bello.

Sì, così.

Ah, così meraviglioso, sì.

Posso chiederle una cosa?

Sì, sì, però non si fermi.

Mi scusi.

Volevo chiederle di quella fotografia. Come ha fatto a portarla laggiù fino

alla spiaggia?

È stato il ragazzo.

Quale ragazzo?

Quello che vende le bibite sulla spiaggia.

Gli ho detto di mettere la mia foto in un punto di passaggio.

Mi serviva un fiammifero. Ah, era un'esca.

Esattamente. E in questo caso io sarei il pesce.

Senta, io detesto i doppi sensi.

Non volevo... Aveva da fare qualcosa di meglio?

Direi proprio di no.

Spero che non le dispiace con questo caldo.

Non mi dispiace se la faccenda è un seguito.

Ah, lei ama il seguito nelle cose.

Su con quel ventaglio.

Dopo vedrò se posso accontentarla.

Così, sì, così.

Ah, che bella, più forte, più forte.

Non fermarti, non fermarti.

Così, così, più forte, più forte.

Cosa ho fatto?

La sua mano è bollente. Pur il resto è bollente, se è per questo.

Il tagliacarte, forse fa bene.

Il tagliacarte?

Sì, il metallo è fresco, me lo passi sulla fronte.

Così?

Sì, così.

Qui, anche qui.

Ah, che bello, ah, che bello.

Dovrebbero farli più grandi, questi tagliacarte.

Com'è vero, com'è vero.

Mi faccia ancora vento, per favore. Sì.

Prende il ventaglio.

Va bene, però non si spaventi se... Senta, non si aspetti niente da me con

questo caldo, eh? Non si preoccupi.

Ma no, così mi rovina tutto l'effetto del tagliacarte, scusi. No.

Fai faccia così.

Pensi al tagliacarte. È un fatto mentale.

Pensi alla neve, eh? Ah, sì. A una bella tramontana.

Brrr, un freddo della Madonna.

In questa casa non c'è neanche un quadro con un paesaggio invernale.

Ce l'avevamo quasi fatta.

Eh, va bene.

Proprio perché lei mi sembra una persona a modino, adesso provo a... provo a fare

una doccia fredda. E poi vedrò se posso accontentarla.

Grazie, troppo gentile. No, no, le pare.

Sono stata fortunata con lei.

Sa, quando si lascia una foto sulla spiaggia... Eh, certo.

Lei quanti anni ha?

Diciamo 30.

Beh, è già qualcosa.

Ah, senta, mentre faccio scorrere un po' l'acqua della doccia, le dispiacerebbe

rimettere un po' in ordine?

Tutto questo disordine mi fa sentire ancora più caldo.

Rimetta a posto quei cuscini, se non le dà troppo disturbo.

E questo chi è?

Signora. Che c'è?

Nella sua stanza c'è un uomo che dorme. Non è possibile, chissà che ha visto.

Ho visto bene.

E allora guardi meglio.

Vabbè.

Signore.

Ehi, signore.

Si svegli.

È morto.

Signora!

Signora, in camera sua c'è un uomo morto!

Signora! No, stia fermo lì, eh, non si avvicini.

Io, io non ho fatto niente, io.

Fermo dove sei e non fare scherzi. Io non c'entro niente, c'era una fotografia

sulla spiaggia e io... Certo, certo, ma adesso vieni con noi e così ne parliamo

con calma.

Ho telefonato io al 113.

Avevo visto che quello là era un tipo un po' sospetto.

Ha ucciso anche lei?

No, no, la signora è solamente svenuta. Posso portarla di sotto, magari un po' d

'aria fresca, lontana dal corpo del povero marito.

Che succederà all'arabo?

Se la caverà con una decina d'anni, forse gli è utile. Ho conosciuto un

tizio. che è andato in prigione ignorante e ne è uscito professore.

Eh, ti capisco.

Certo che farsi dieci anni per essere andato in bianco. Ma che vuoi che mi

freghi di dieci anni per una donna così?

Eh, anche venti.

Palle, lo dici adesso perché i dieci anni sono passati.

E voi siete tutti stronzi e segaroli.

Una donna come quella non riuscite nemmeno a sognarvela.

Tutte mignotte queste donne. Buono.

Da quando sto in galera, tengo adesso che mi scoppia.

L'ho detto pure al dottor, sono tutto intorcinato.

Qua se non mi scarico... Come si dice, il più è fatto.

La settimana prossima esci e ti sfoghi con chi ti pare.

Ah, ma allora non hai capito niente. E che me ne frega delle altre?

Eh, io è quella che devo beccare, se no non mi diverto.

Gigetto, qua, mi ha procurato l'indirizzo, so tutto.

Dove abita, che fa.

Basta che esco.

Tacci sua. Che fai?

L'ammazzi?

Scusi, abita qui la signorina Martucci?

Lei è Fioroni?

Sì.

Ma a lei chi gliel'ha detto?

La signorina la sta aspettando, venga.

Sola?

Quinto piano, appartamento 12.

Uscendo la prima porta a destra.

C'è nessuno?

Venga, venga!

Dove? Su, per la scala!

Finalmente, sono dieci anni che la sto aspettando.

Non si decideva mai ad arrivare?

Beh, non è di peso solo da me.

Cos'è, un rimprovero?

A questo punto ne avrei anche il diritto.

Come fa, sempre così vestito da capo a piedi, con quest'afa?

Ah, è terribile, solo a guardarla mi vengono i calori.

Io i calori ce li ho da dieci anni, se permette.

Vuole vendicarsi, eh?

Vuole uccidermi.

Prego, si accomodi.

O preferisce eseviziarmi, abusare di me.

Mi sbaglio o abbiamo un conto in sospeso.

Ho avuto il mal di testa per dieci anni solo a pensarci.

I debiti sono debiti, ma con questo canto è come se io non esistessi.

Sono morta. Non parliamo di morti, per piacere.

Certo che se l'avessero liberato in ottobre, o non so, anche in primavera,

Sì, quando fa un po' meno caldo. Ci sono cose che fanno rapprividire, anche in

agosto.

E allora va bene.

Si spogli.

Non so come faremo con questo caldo, ma senza vestiti mi sembra che vada già

meglio.

Sì, sì.

Però stavolta, caldo o non caldo, faremo quello che dovevamo fare allora.

Va bene, va bene, cercherò di applicarmi. E niente trucchi, eh?

Qui siamo.

Qui resteremo.

Chiaro?

Ah, com'è fresco questo metallo. Goditelo, quel fresco per la mia, perché

adesso arrivo io.

Ah, sì.

Vieni. Ah, sono la tua schiava, la tua prigioniera.

Aspetta. Se viziami, picchiami, fammi male. Aspetta, aspetta.

Aspetta. Non arrivo, non ci penso io. Sì. Non ti preoccupare.

Sono dieci anni che sto aspettando.

Facciamoli i miei prigioni.

Vabbè, scopo così.

Aspetta, non ti muovi. Non mi pare vero.

Fammela gustare.

Così, così.

Mi è

venuta sete.

Dicono, se hai sete, smetti. Se hai fame, fotti.

È un vecchio proverbio cinese.

Se dopo ti viene sete, vuol dire che fare l'amore ti fa male.

Se invece ti viene fame... Io ho sete, ma non ho nessuna intenzione di

smettere.

Senti, c'è dello champagne di là in frigorifero. Francese originale?

Posso? Certo, devi.

Sai, avevo ragione, valeva la pena.

In che senso?

Nel senso che, dopo questa scorpacciata, me potrei pure fare altri dieci anni di

galera.

Ti ringrazio del complimento, ma non è tanto il caso di scherzarci sopra? No,

dicevo tanto per dire.

Su, fai presto, tesoro.

Io mi sto eccitando di nuovo.

Aspetta.

Portaci il suo mare fregato.

Ecco, non tento neanche di difendermi.

Giù c'è un morto.

Tanto lo so che l'ho ammazzato io.

È stato lui ad ucciderlo. Sì, e poi mi ha anche violentata.

Oh, povero Oreste, è morto per difendermi.

È terribile, terribile.

Puttana, ti sei fatta sbattere da lui, eh?

Sta zitto, idiota.

O preferisci farti la galera al posto suo?

Andiamo. Ho toccato la pistola, ho toccato i bicchieri, ho toccato tutto

quello che c'era da toccare.

Ho lasciato impronte dappertutto.

L'indagine sarà breve e coincisa.

Vigliacco!

L'ho visto salire, aveva l'aria sospetta, per questo ho chiamato 113!

Povera signorina, è troppo!

Effettivamente è un po' troppo. Ma che dici? Non c'è nessuno, nessuno al mondo,

che per farsi una bella scopata si fa vent'anni di galera.

Questo è un proprio partito, eh? Ma se mi regge la capoccia!

Ci rivediamo fra dieci anni.

Bella colonna.

Scusi, signora.

Sono in ritardo a scuola perché ho dovuto accompagnare il fratellino

piccolo all'asilo e mia mamma è malata. Oh, ma è purello.

È la prima volta che mi succede se non mi accompagna qualcuno della famiglia,

come lei, per esempio.

Come me?

Io? Sì, lei.

No, dai, dai.

Io non sono adatta.

E poi io non ho mai avuto bambini. Mi hanno anche dato il premio della bontà.

La bontà?

Ma che... ma non so come se fa.

Può fare finta di essere mia madre, lei è anche più bella. Se lo sa mio padre mi

rovina de botte.

De botte?

No,

ma io ste cose non... sono tipo che le bugie non le sa di.

Me scoprono subito, me si muove subito il culo. Volevo di la... la coda, no?

Come i cani, sai, quando fanno... Lascia perdere, va. Ste bugie, no.

Avanti, signora.

Non dica così, chissà quanto ne avrà inventato in vita sua, mi aiuti.

Sia buona.

Va bene, va.

Speriamo bene. Dov'è la scuola tua?

Di là.

Andiamo, vieni.

Dai, su.

Fammi chiudere il cappotto, se dovessero credere.

Siete niente? Dammi la mano.

Ecco, così.

Bene, andiamo.

Lo perdono, signor direttore. La prego, perché in fondo è la prima volta.

La prima volta, eh? Eh sì, non l'ha mai fatto. Scusi, parlava del bambino? Eh

sì, di chi se no.

Ma se viene due giorni alla settimana il signorino.

Come due giorni? Due, e meno male, è meglio.

Meno male.

Anzi, quando viene è un disastro. No, ma forse lei adesso esagera, è un po'...

Perché, come lei sa, il bambino ha avuto l'influenza, questo glielo posso

assicurare. Sì, ha avuto l'influenza. Sei asciubato, sei impallidito, non è

più lui.

Stavattina al momento non lo riconoscevo. E poi deve fare anche la...

La mattina, la mattina deve accompagnare il fratellino a scuola, e già all'asilo,

perché, sa, devono fare un po' da soli, perché noi, la sua famiglia, la nostra

famiglia, è una famiglia che lavora solo, capisce? Io tutto il giorno fuori,

su e giù all'aperto, pure col freddo. Certo, capisco, beh, con un uomo come

suo marito, il comendatore Salveri, credo che... Oh, ma chi è?

Comendatore Salveri? Sì, è suo marito.

Copertoni da buttare, sol Salveri può salvare... Non capisco.

Comunque io apprezzo il suo tatto nel non voler far pesare la condizione

economica della sua famiglia, ma io devo dirle che questo ragazzo, diciamo così,

è un po' indietro.

Indietro quanto?

È il secondo anno che ripete la quarta.

ho il quarto anno che ripete la seconda ma non sarei mica da cinque anni prima

insomma è un ripetente è un ripetente ma no ma non è possibile ma scusi ma allora

il premio della bottega gliel'avete dato a fare il premio

Della bontà. A lui?

Sì. Ah, sta parlando sempre del ragazzo. Certo.

Sì, perché il premio della bontà glielo abbiamo dato perché, e qui se lo

meritava, ha bruciato un'aula, ha lagato i gabinetti delle bambine,

e sicché abbiamo deciso di dargli questo premio della bontà.

Ma hai sentito che ha detto il professore?

Direttore. Non hai sentito?

Non ha sentito. L'ultimo compito su 12 righe ha

fatto 28 errori di ortografia. Lei capisce? 28?

Ma mamma, ma che fai ridi?

Lei capisce, non per voler essere, ma io se vuol venire lei con tutta la buona

volontà, lei mi dirà che voto. Che voto? No.

Ma come?

4.

Facciamo sei almeno, no?

Allora cinque, quattro, ecco.

Ragazzi, come ti chiami?

Filippo.

Filippo? Sì. Vieni un po' qua, Filippo.

E bella questa!

Che te possido!

Prosegua.

Scusi, ma...

Comendatore, d'accordo? Sì, sì, sì, è d'accordo, è d'accordo.

Prosegui, in storia. Mi dica come va in storia, che era la mia passione. In

storia? Sì, in storia.

Oh, beh, capirà.

Eh? No, no, no, non capisco, voglio sapere la verità, in storia.

Oddio, proprio storia. Sì, sì. In storia è sempre stato un po' la materia stessa,

un po' deboluccio.

Deboluccio quanto?

Beh... Tre!

Tre e sei!

Aritmetica. Ecco, ecco, brava.

Aritmetica, ecco, lì è meglio lasciar perdere. No, non lascio perdere, voglio

la verità. Vedo che lei non mi dice la verità. No, veramente, guardi, benino,

benino. In aritmetica è sempre stato benino. Ma che benino, benino.

Io ho sempre desiderato un bambino istruito, lo sa, credevo di conoscerlo.

Mi sono affidata, invece come uno sconosciuto che non ha nemmeno preso il

premio della bontà. L'ha preso?

No, non l'ha preso.

Ecco, con tutti i sacrifici che ho fatto per lui, non si offende così una madre.

Ora, non infierisca così, non per lui, se viene a saperlo il commendatore,

insomma. No, no, no, io infierisco, perché se va male in storia e in

italiano, chissà in aritmetica.

Come va?

No, in aritmetica le ho detto che va proprio bene, è vero o no?

Guardi, provi a fargli una, una, so, una, una, qualsiasi scelta, una

moltiplicazione, eh, provi.

Provo, eh? Faccia pure.

Sei per nove.

Sei per nove!

Zitto, non suggerisca, non si permetta. L'ho visto, sa, ha suggerito, ha

suggerito. Dillo tu, sei per nove?

Non lo sai, eh? Non lo sai? Non lo sai? Non lo sai?

Vaffanculo.

Alla tua mamma?

Sì.

Ma sentite cosa ha detto la sua mamma, ma è finita la bismoccia, per tutte e

due è finita.

Vabbè, vabbè signora, ma adesso si calmi perché cercherò di rimediare, perché mi

è molto simpatico il commendatore, sì, e allora praticamente è già promosso, non

si preoccupi. Lei non si intrometta, non si intrometta se non me lo rovina di

più. Ma come m'hai mentito? Non è mia madre. Non è mia madre, sta stronza.

Ma chi è detto stronza? Bella scuola la sua. Bella famiglia la vostra. Non sono

affari suoi. Ma che fai, merennei? E chi te conosce? Se lo dico a mio padre, te

manna in galera.

Ma insomma, vorrei capire, ma allora, ma eh?

Mi ha offerto i caramelli e mi ha detto se me lo fa accompagnare.

Io a te?

Insomma signora, ma lei chi è? Ma sua madre, non si capisce?

Fa la mignotta.

Ma come lo sai?

A mamma tua!

A mamma tua, dici mignota! Signora, per favore, mi mostri un documento. Prima

lei, prima lei.

Io? Sì, prima lei.

Vuole scherzare?

No, io ho capito che lei gli tene mano, sa. Io farò un esposto.

Lei me lo mette contro a me. Gli faccio cambiare scuola al tubo. Andiamo, no? Eh

no, no, no, signora. Lei adesso non se ne va finché non mi avrà mostrato il

documento. Ma cosa? Ma non mi tocchi con quelle sue manacce, sa. Mi ha rovinato

il bambino e adesso vuole rovinare anche la sua mammina. Basta, andiamo. Bello di

mamma. Ci penso io. Vidello!

E tu, da oggi in poi, capivica. E le bugie. Vidello!

Vidello, fermi! Quella donna, quella donna, la madre del bambino di quei...

Che dia come tu, eh? L'ho detto sempre, le madri devono fare...

E tu, madre!

Sì?

Mi scusi, signora.

Mi perdoni se vengo a disturbarla, ma sa, prima al cimitero non ho osato

avvicinarla perché, beh, insomma, sa, in quella circostanza non mi sembrava il

caso. Ah, no, eh.

Adesso ne ho abbastanza.

Non avete un minimo di pudore?

Ho chiesto di essere lasciata in pace. Suo marito è sempre stato comprensivo

con la stampa. Mai una volta, dico una volta, che si sia rifiutato di

concedere... Lo so, ma io non sono un personaggio pubblico.

Io non ho niente da dire alla nazione.

Non sono nessuno.

La prego, se ne vada. Vedi, signora, il suo dolore oggi, ma non è mica soltanto

suo, sa?

La scomparsa dell'onorevole è una perdita grave. Per tutti.

Per chi lo amava e chi lo stimava.

E anche per i suoi stessi nemici, sa?

Glielo assicuro.

Allora? Eh, prego. Che cosa aspetta? Ah, certo.

Eh, certo.

Dunque, senta.

Ecco, si può mettere la veletta lì col capellino? Mi serve.

Perché? Per il raccordo.

Dobbiamo raccordarle con quelle già scattate al funerale.

Ma ne avete già fatte talmente tante di fotografie al funerale?

Perché gliene servono ancora?

Eh sì, lo so, però lì al Camposanto, con tutta quella gente, c'era sempre

qualcuno che la impallava, sa?

Come? La impallava.

Copriva la sua faccia. Mi scusi, ma è una parola di gergo.

È proprio necessario che me lo metta?

È assolutamente necessario.

Ecco.

Permette.

Perfetto.

Benissimo. Grazie.

Sono pronta.

Bene.

Le dispiace spostarsi un pochettino? Ecco, così.

Non si può fare. Perché?

Ci vuole una finestra, non so, ci vuole uno sfondo.

Ma perché?

È per il cielo, no?

Ma da qui si vedono solo palazzi.

Io ho bisogno, per dare l'impressione del cimitero, ho bisogno del cielo. Se

glielo faccio qui nel salotto la gente non ci crede. Capisci? È il famoso

raccordo. Eh sì, sono così brutte quelle finestre. Io le odio. Del resto tutte le

finestre di questa casa sono assurde. Le hanno fatte nei punti sbagliati. Eh,

vedo, vedo. Quello era il punto giusto. Lo dicevo sempre a mio marito. Bisogna

aprire una finestra proprio dove è il quadro. È un punto bellissimo. L'unico

dal quale si sarebbe potuto vedere il cielo.

E perché non l'avete fatto?

Oh, ci saremmo scontrati con la sovrintendenza ai monumenti. E mio

marito non era l'uomo adatto per questo genere di cose.

Per il partito avrebbe lottato fino alla morte, ma per la casa no.

Senta, ma non c'è una finestra con una veduta meno soffocante, più aperta?

L'unica è nel bagno.

Che assurdità. E perché?

Mi sembra chiaro che, come lei spero capirà, non ho intenzione di farmi

fotografare vestita a lutto in un bagno.

Vabbè, ma che vuole che sia? Questa casa è di una tale scomodità.

Non per niente gli dicevo, bisogna che buttiamo giù quel bagno. In tal modo la

finestra del bagno sarebbe diventata la finestra della camera da letto. E dal

letto si sarebbe potuto vedere il cielo.

Certo, certo, capisco.

Allora, andiamo? E va bene, andiamo.

Le faccio strada.

Ecco, non si muove.

E si rilassi.

Adesso, se potesse, ci vorrebbe un po' di commozione.

Sempre per il raccordo, sa?

Cerchi di concentrarsi un po'. Ma se mi ha detto di rilassarmi, o mi rilasso

oppure mi concentro. No, no, no, ecco, mi ha perso la posizione.

E permette?

Ecco.

Ferma così, eh?

Ah sì, che ce la fa.

Pensi, pensi a qualcosa di triste.

Magari si riporti al clima del funerale. Ecco, ecco, e se le riesce una, una

lacrima, eh? Una sola, una lacrimuccia.

Non ci riesco.

Non è facile.

Ma sì, ma sì. Basta, basta volerlo.

Tra l'altro, non piango mai.

Vedrai che ci riesci.

Un modo c'è sempre, basta trovarlo.

Ecco, ecco, ecco, ecco che ce la fa, ce la fa.

No, no, no, non abbia fretta. Ci siamo.

Non ce la faccio.

Beh, scusi, allora niente.

No, non importa, insomma. Quando una fotografia è senza emozione non serve.

Sarebbe contraproducente, capisce? Non dica sciocchezze.

La mia faccia esprime disperazione anche se non piango.

Le giuro di no.

E che cosa esprime, allora?

Beh, se devo essere sincero, quasi... quasi un senso di sollievo, sembra...

Stia attento a come parla, altrimenti la sbatto fuori, ha capito?

Scusi, signore, io parlavo di una sua espressione esterna, non...

superficiale, capisce? Non mi permetterei mai di mettere in dubbio la

sua... la sua verità interna.

Capisce? Io... Io so che mi sono spiegato male prima.

Io credo al suo dolore. Lei mi ha frainteso perché, vede, nel nostro

lavoro bisogna saper cogliere il momento giusto. Ecco, ferma.

Io sapevo che la sua era un'emozione, come dire... Fermate, non si muove.

No, non c'è niente da fare. Lei sta molto meglio con i capelli sciolti.

No, no, ma che fa? Per favore, non me li tocchi. Li lasci così, liberi.

Quando una donna è eccitante non dovrebbe nasconderlo.

Selvaggia.

E poi, vede, il trucco.

Lei dovrebbe adoperare dei colori più caldi, tipo albicocca, pesca, vestirsi

di rosa, di arancione, nonno violento, eh?

Lei mi sta dipingendo con un po' troppi colori. Come faccio a prenderla sul

serio? Senta, mi perdoni, eh?

Senza offesa.

Lei mi permette di fare il suo nome?

Per cosa?

Guardi, io, ma modestamente, sa, conosco un po' tutti nell'ambiente del cinema,

col mio mestiere, si sa, e...

Stavo pensando, non che voglia impegnarmi in qualche modo, a parte da

una mia idea.

Del resto non mancano precedenti di signore nobilissime, con tanto di

titoli. Ha visto quella mia amica principessa? Non credo assolutamente

che... Che cosa? Che una donna come lei, giovane, bella, che porta il nome che

porta? Non vogliamo scherzare.

Soltanto la curiosità su di lei è una tu che non capita tutti i giorni, sa?

E cosa dovrei fare?

Lei niente, assolutamente niente. Guardi, penso a tutto io. Contatti,

appuntamenti, fotografie.

Quali fotografie? E quelle che le farò io, naturalmente. Le farò un servizio a

regola d'arte, qualcosa che valorizzi in pieno il suo corpo.

Naturalmente scelgo tutto io.

Pettinature, vestiti, trucco. E andremo in giro per i negozi, faremo... Senta,

lei è molto gentile, molto.

Ma in tutto questo c'è un aspetto che io non posso assolutamente permettermi di

trascurare. Devo considerare il nome di mio marito e la mia reputazione.

Ma certo, signora, non si preoccupi... Ma non vede che cosa sta succedendo nell

'ambiente del cinema?

Mi sembra di capire che queste attrici...

Insomma, una si deve piegare a certe concessioni.

Ma no, ma... Ma per carità, quali concessioni? Allora, mi faccio un

esempio.

Certe fotografie.

Ecco, prenda una rivista qualunque.

Non devo dirlo proprio a lei.

Ecco. Guardi, guardi, guardi.

Questa qui, mezza nuda tra l'erba, con quel costume da bagno, ma poi un costume

da bagno per modo di dire... No, francamente io non mi ci vedo. Ma certo,

lei ha perfettamente ragione. Un servizio del genere per lei sarebbe

completamente controproducente. È adatto a una stellina così appena arrivata che

voglia farsi notare. Ma per lei ci vuole qualcosa di completamente diverso,

qualcosa di più suggestivo, di più sofisticato.

La donna di trent'anni, tutta mistero nella sua sensualità.

Guardi, io faccio capire tutto di lei senza far vedere nulla.

Me lo garantisce? Parola mia.

Scusi, potrebbe mettersi sul cavallo?

Solo un attimino.

Così, ferma.

Ecco, si rilassi.

Senta, ce l'ha un due pezzi?

No.

Ho un déshabillé.

E di che colore?

Beige, con dei fiori.

Stupendo, lo indossi subito.

Già fatto.

Ecco, sì, sì, sì.

Così, sì.

Ecco.

Bellissimo.

Bisognerebbe, senta, metto un po' di musica.

Ecco così, appena, appena, appena.

Ecco.

Venga.

Ecco qui.

Si mette qui seduta. Prende delle pose così come si sente.

Facciamo delle foto molto morbide, a mezza luce.

Splendida.

Ecco così, si lascia andare.

Venga un attimo, venga.

Qua.

Adesso cerchi di essere ancora più sexy.

Sorrida.

Un attimino, aspetta, ti rievo appena, appena, appena, così.

Non troppo però. No, no, non troppo, non troppo, non troppo.

Splendida, meravigliosa.

Meravigliosa, meravigliosa. Si abbandoni.

No, non è niente.

La sciva, ecco. Però dietro non si deve vedere. Non si vede niente.

Adesso qui, seduta sul letto, un po' più sensuale. Si rilassi.

Splendida. Lei farà una splendida carriera d'attrice, sa?

Le labbra sono chiuse.

Brava, è eccitante così.

Meravigliosa.

Passo di qua.

Ecco, ecco, continuiamo.

Ora si distende.

Così.

Così.

Bene.

Ferma, ferma, ferma.

Tenga così, tenga la scarpa.

Alza un po' la testa.

Guarda in su.

Ferma.

Brava, brava, vai, vai. Voltati.

Guarda qui, ecco.

Ecco.

Vieni, vieni avanti adesso. Alza di su le ginocchia.

Brava, brava, così.

Ecco, ora distendo, così.

Sì, sì, ecco.

Volgare, porca. Porca.

Eccolo, sì, così.

Le gambe, ecco, qui sotto.

Così, così, così.

Volgare, splendida.

Langhida, langhida, langhida.

Langhida.

Così.

Così troppo.

Ti spogli o non ti spogli?

Non ho sonno oggi.

E che ti dice che dobbiamo dormire?

Tanto vale che resti in piedi allora.

Insomma, che hai?

Niente, perché?

Chi è quello?

E chi ne so.

Certo. Bene, vediamo.

Adesso scende in strada e gli passa sotto il naso.

Voglio vedere che succede, come reagisce.

Avanti, fa come ti ho detto, muoviti.

Ma non fare il cretino, vengo a letto. Fa come ti dico, non rispondo più di me.

Va bene.

Soddisfatto? È il tuo amante, vi ho visto. Che cosa credi? Vi siete messi d

'accordo? Confessa!

Ma se non lo conosco nemmeno, sei matto.

Che schifo.

Adesso non ricominciare con le tue solite minchiate.

Mi stai pegando bucolo. Ora capisco la tua indifferenza, la tua apatia, la tua

noia quando stai con me. Chissà quante volte avrete il resto alle mie spalle!

È quello.

Facci pure, professore.

Almeno dall'aspetto.

Come sta la signora?

Bene, bene.

È tanto che non la vedo.

Beh, sa, deve andare alla casa, ai bambini, e poi è così giovane, così

inesperta. E tanto caruccia.

Così, quando posso, le do una mano.

Certo che la sua signora ha avuto una bella fortuna a trovare un marito come

lei. Beh, non esageriamo. No, no, professore, io mica esagero, dico sul

serio. De' uomini come lei è difficile di trovarli. Si è perso lo stampo. L

'uomini, priva del matrimonio, sono tutti gentilezze, sciccherie.

Ma poi si infilano le pantofole e chi si è visto, si è visto.

Così hanno la donna a tutto servizio, eppure è buona per i peccatucci loro.

È tutta colpa del mammismo italiano.

Ah, professore, io non so un cazzo di chi è la colpa, io so soltanto una cosa,

che qui tutte si lamentano, però tutte si fanno l'amico, boh.

Ah, professore, scusi, eh, queste sono per i pubblici. Grazie. È tanto bello

vedere la gente che se va bene oggi.

E beh, sa, quando uno trova una rosa, è bene che la coltivi come si deve.

Che c'è?

Non so, un sapore curioso.

Non ti piace?

Non è che non mi piaccia, ma c'è qualcosa.

Ti odi?

Chiodi di garofano nel purè di mele.

I francesi li usano.

Ma ai miei tempi li usavano soltanto i dentisti.

Volevo farti una sorpresa.

E me l'hai fatta, me l'hai fatta. Insomma non indovino mai una.

Non sono proprio buona a niente.

Ma quella della cucina è un'arte difficile.

E allora ha bisogno di un lungo tirocinio.

Intendi dire che sono negata, vero? È così, no?

Finirai con notiarmi.

Ma dai, che parolone! Su, non esageriamo.

Fai finta di essere a scuola, ti è stato dato un compito in classe e hai fatto

qualche errore.

E allora io, che sono il tuo professore, te lo sottolineo con la matita rossa.

Se dovessi odiare tutti i miei allievi quando fanno degli errori?

Sì, ma io sono tua moglie.

Certo, e quindi la mia allieva preferita.

Ma perché non mi hai telefonato?

Ti avrei raggiunto e l'avremmo scelto insieme. E perché, scusi? Mi trovavo già

in centro e ho pensato di evitarti una noia.

E poi, che novità è questa? Te li ho sempre comprati io i vestiti.

Ma non so.

Forse sarà il colore.

La mia mamma è bella.

Bellissima. Scusa tesoro, non penserei mica che ti voglia mandare in giro

vestita male, eh?

No.

Questo no.

Sai, certe volte, dal punto di vista della donna... Dammi retta, tesoro. Non

ti fare montare la testa dalle amiche, dai giornali, dalla televisione. Tu hai

la fortuna di avere un marito che ti ama e che ti può insegnare tante cose.

E modestamente è un uomo di gusto.

E lo butti via?

Sai, mi dispiace tanto, ma non lo faccio apposta.

Non importa.

Invece sì che importa.

Noi godiamo sempre troppo in fretta. Perché non usi il cervello e poi non ti

applichi.

Io ci provo, ma tu mi ecciti talmente che perdo il controllo.

E ma è per questo che l'uomo si distingue dagli animali. E poi ci sono i

freni inibitori.

E tu allora?

Ma cara.

Per un uomo è diverso.

Mi dici sempre la stessa cosa.

Ah, rispondi anche.

A volte mi sembri proprio quella discola della Rivelli, della terza P.

Eh, no, scusa, adesso sei ingiusto.

Senti, se vuoi possiamo anche ricominciare da capo.

Mi prendi anche in giro?

Lo sai che sei proprio una gran birichina?

Birichina, eh?

Vuole mettermi in castigo, professore? Buona, buona, che svegliamo i bambini.

Vedete?

Fate piano.

Ma Giovanna!

La mamma...

Aspetta, adesso ci riprovo.

Siediti qua, al centro della stanza. Dai, lasciami finire di leggere questo

saggio. No, è avanti, su, giochiamo un po'. Giochiamo con papà. La

mamma ti lega, la mamma ti lega, la mamma ti lega.

Va bene, piccola, però fai prestino, eh.

Faramonzi, faramonzi, vero. Fermo, fermo con la testa.

Ecco così, adesso facciamo un bel nodo.

L'ho visto fare in televisione.

Lei legava il marito e poi gli faceva uno scherzo. Ma quale trasmissione? L'ho

vista anch'io.

No, no, no.

Quella non l'hai vista.

Altrimenti, scusa, che razza di sorpresa sarebbe, non ti pare, caro? Eh, già.

Papà è legato come un salame.

Buoni, buoni bambini.

Non te l'aspettavi, eh?

Ah, ma non è mica finito, sai.

Adesso vedrai che bello scherzetto ti ha preparato la tua mogliettina. Non

indovineresti mai.

Ecco.

Adesso resta così e non muoverti finché non te lo dico io, capito?

Che bambina pazza.

D'altra parte, come donna di casa e come madre, è perfetto.

Perché dovrei arrabbiarmi.

se di tanto in tanto fa delle bufonate, se vuole giocare con me.

Bisogna essere larghi di vedute.

Se penso che fino a cinque anni fa era ballerina a Parigi, al Crazy Horse, che

posso pretendere di più?

Dove andiamo a trovare la nonna?

Sì, tesoro, andiamo a trovare la nonna.

Ah, per favore, prendere le valigie. Di a me.

Grazie. Su, salite, presto.

Svelta.

Buongiorno, signora. Che fa, parte? Sì. E stravia molto?

Beh, io e i bambini sì. Sa, è tanto tempo che non vedo mia madre. Così vado

a trovarla a Parigi. E poi lì ho moltissimi amici. Ah, capisco, capisco.

Sapesse come vorrei andarci anch'io.

No, no, per la posta non si preoccupi. La mette pure nella buca. Tanto mio

marito rimane.

Buoni!

Desidera qualcosa?

Cosa è questo?

Cosa vuoi? Tu mi hai fatto sbavento!

Sono il segretario della principessa.

Perché vuole entrare in questa camera a quest'ora della notte?

Tu mi sacca! Tu mi spacca il coronario!

Questa è mia stanza, mia chiave! Guarda il numero!

Corrisponde a questo numero! Avanti! Che numeri è questo?

Leggi! Leggi! Vi faccio vedere.

Ottantanove. Cosa dici? E qui? Cosa è scritto? Ah, già! Però ho letto la

rovescia, fa sessant'ora! Allora questo è il mio tanto! C'è stato un piccolo

equivoco! Equivoca!

Guarda!

Equivoca. Sicuro?

Sicurissimo.

Oh, beh, carino questo, stessa notte, tanto noi.

Ha ragione, scusi tanto.

Buonasera, carasciò.

Carasciò.

Ah, venga, la mia chiave. Sì. Oh, sta svitata.

Grazie a tutti.

No,

no, è un piccolo errore.

Doveva essere su 8 questa.

No, 8 questa.

Non ho bisogno di più. Non ho bisogno di più. Non ho bisogno di più. Non ho

bisogno di più. Non ho bisogno di più. Non ho bisogno di più. Non ho bisogno di

più. Non ho

bisogno

di più.

Bravo, bravo.

Io conoscete il tuo piccolo segretario. Ma io non ho un segretario.

No,

io penso, io otto non uscito perché io, come dite voi, io non ho il culo di

principessa. Oh, bello. Che mangiato, canina? Sì, buono.

Ma sei bella, ma sei bella. Quanti biscotti ti ho dato, canina?

Ma che bella canina.

Adesso escio.

Ah, un buon collier.

Ma vale un buon collier. Oh, sei tan bello.

La mia collana. Mi hanno rubato la mia collana. Lei ha visto qualcosa.

Ma cosa frega in me di tua colana? Scusa tanto, io ho tenuto stretta mia colana e

come tu vedi io ora ho.

Tu ora piangi, io rido.

Ti piace la salsiccia? Vieni!

E mo vaffanculo!

È bella, bella!

Tutto ok, vero?

Come non c'è? Se ti dico che non c'è, non c'è! Ma hai visto bene?

Ma non è possibile!

Forza il buio!

Invece di mettergliela intorno al collo, gliela avrò messa intorno al culo,

guardaci! Con tutto quel pelo e questi occhiali che non ci vedo!

Beh? No, niente, non c'è.

Ma come se l'è persa?

Non c'è.

Avevo una prenotazione sull'aereo per Zurico, quello delle quattro. Vuole

confermarlo, per favore?

Prima classe.

No, no, vado direttamente all'aeroporto.

Senta, se mi prepara anche il conto.

Tre quarti d'ora prima, va bene, grazie.

solamente sola.

Buonasera. Buonasera.

Anche lei non riesce a dormire?

Veramente non ci ho nemmeno provato. Io ci ho provato, ma non mi riesce. D

'altronde, dormire in una notte così è un'eresia.

Calda, bella, misteriosa notte.

Come l'ha detto bene.

Certo, io ho studiato recitazione.

Si sente...

Sola?

Ma siamo tutti soli.

Buonanotte. Finché non ci si incontra su un terrazzino.

Lei crede agli incontri sui terrazzini?

Giulietta e Romeo?

Beh sì, in questo caso sì.

Voglio darle questo fiore.

Mi si è rotto, ne prendo un altro.

Grazie.

Beh, veramente ne ho già uno, ma... Lo prenda, sento che la sua presenza mi fa

bene, mi aiuta.

Le conosci?

No. Queste sono le... le rosse di notte.

Rosse di notte? O belle di notte, adesso non dipende dai testi. Si chiamano così

perché sbocciano alle prime ombre della notte e muoiono alle prime luci dell

'alba. Che peccato.

Comunque, grazie.

Prego.

Anche lei è molto bella di notte.

Come di notte? Di notte, di giorno, mi faccia finire, sempre.

Ma si vede di profilo, scusi? Oh beh, ma guarda, guarda, guarda, guarda. Oh ma ha

una straordinaria faccia da ragioniere, beato lei.

Da ragioniere? Sì, io prima quando l'ho vista ho pensato che lei fosse uno

scrittore, ma sai poi ragioniere e scrittore si somigliano moltissimo, solo

che i ragionieri sono più buoni.

Come deve essere buono, lei... Buonissimo.

Come mi sento bene tra le sue braccia.

Anch'io mi trovo molto bene. Sì.

Io ero triste, mi sono lasciata andare.

Cosa penserà di me? Ma niente, si figuri, anzi... Lei è soltanto una donna

che... Che soffre.

Ecco, se qualcuno ci vedesse così adesso, non capirebbe.

E invece cosa c'è di male?

Eravamo tutte e due bisognosi di qualche cosa e...

Certo. Non è così anche per lei?

Sicuro, certo.

Lei è una donna adorabile.

Sì.

Sa ballare lei?

Sì.

Ma perché ha spento la radio? La riaccenda? No, è molto meglio così. Si

va più a tempo.

E come si fa?

Si fa...

Il ballo della mattonella.

Abbracciati. Stritti.

Sì.

Immagini. Un ritmo lento del maestro Gambara. Sì.

È bello così, vero?

Meraviglioso. Pochi minuti fa ero un essere inutile, ora sono felice.

E tu non puoi sapere che ricchezza mi dai.

Vedi, io so che non ti amo.

Però non vorrei dirlo. No, non dirlo. Ti prego, non dirlo.

Perché voi non mi amate ed io non vamo.

Eppure il tempo stringe.

La musica sta per finire. Perché non rientriamo? Eh, ma la mia non è finita.

Tieni gli occhi chiusi. Ai, ma non andare fuori tempo. Perché mi hai già

pestato un piede. Restiamo ancora così, ti prego.

Ma dentro... Dentro sarà più intimo. No, ho paura. Non così in fretta.

Ti prego.

Siamo scoperti.

Nascondimi. Non vorrei che fosse mio marito. Ah, mio marito.

Ma a me mi sembra un frate. Sì, è peggio, molto peggio. Ma lo conosci? No,

ma... Ebbene, allora, ma che ti importa?

Mi giudica, mi condanna e io mi vergogno. Ma che ti importa? Scusa.

Vieni qui.

Hai visto?

L'abbiamo offeso. Se n'è andato.

Meglio così.

Vieni. No, no.

Continuiamo. Ti prego. Ormai si è rotto l'incantesimo e sono tutta sconvolta.

No, no, no. Facciamo un ballo? No.

Basta così.

Lasciamoci col meraviglioso ricordo di questa notte. Ma che fai? Mi tocca il

culo, eh?

Ebbene sì, arrivati a questo punto non ce la faccio più. Ma è sempre così nella

mia vita. Io parlo d'amore e voi mi toccate il culo.

Guarda, le giuro, non volevo offenderla nel comune senso del pudore. No, basta

così, credimi.

Buonanotte. Non voglio più vederti.

Ascolta. Addio.

Vincione.

Adesso giochiamo a carte scoperte, eh?

Mi dici dov'è la tua complice.

Sbrigati. Non ho tempo da perdere.

È un posticino? No. Mi scusi, sorella, è stanco e stranito.

Benedetta pazienza.

La gola non è peccato. Sai, puoi?

Pipì!

Pipì! Signora!

Signora, ha detto pipì! Lo porti via! Ha detto pipì!

Tutto bene?

Padre?

Fuori la collana!

Fuori la collana!

Non ce l'ho! Non ce l'ho la collana! Non ce l'ho!

Si è lodato Gesù Cristo! Venga, venga, presto!

Ma che succede? Non lo so, ha lanciato un urlo improvvisamente, poi è svenuto

un malore, non lo so. Apre il finestrino, ha bisogno di un poco d

'aria. No, ma forse nulla di grave. Sa, noi religiosi a volte facciamo dei

lunghi digiuni, può darsi che la poveretta... Ma forse sarebbe meglio

cercare un dottore. Un medico, sì, sì, vado io, eh!

Lei venga, venga a vegliarla!

No, padre, no, non vada via, resti qui con me. Ah, si è riavuta, eh? Sì, mi

sono ripresa, sì.

specialmente se il padre resta qui con me.

Ma ho battuto cadendo. Sì, ho battuto cadendo, sì. Si sente meglio, sorella?

Molto, molto meglio, molto meglio, specialmente se il padre è così buono e

resta ad aiutarmi. Vero, padre?

Tra cinque minuti siamo ad Alassio. È stata una cosa breve, adesso mi sento

meglio e avrà cura di me e tutto andrà bene. Mi dispiace molto.

Vado tranquilla.

Aio! Ma scalzone! A tradimento!

Mai preso. Era l'unico modo.

Sei modo, ma che modo è modo?

Non hai classe?

Ma come aggredire così una donna, una suora, una quasi amante? Ma che amante?

Io, cara mia, adesso me ne vado con la collana. Le nostre strade, grazie a Dio,

si dividono. E sta buona, pensa io!

Amore, amore, amore, amore.

Amore mio.

Champagne.

A noi due. Al nostro primo incontro.

Oh, quando ti ho visto sulla terrazza vestito così, beh, io ho perso la testa.

Ho perso la testa. Fa parte del mio mestiere.

Sì? Sì, quando voglio. Fai innamorare.

Eh?

Vediamo. Adesso al lavoro.

Ecco. Dunque.

Dai un po'. Sì, sì, sì, sì, sì, sì.

Sì, sì, sì, sì.

Allora. Da qui a qui.

Io mi faccio uno zippellino duple phase.

Perché con il nostro lavoro io mi sono presa i dolori reumatici e ho molto

freddo. Eh, ma il duplifasso è un po' caro, io ce ne metterei un altro

pezzettino. Sì, è uguale.

Perché due per sette è quattordici e tre.

Qua mi ci faccio la macchina perché me l'hanno rubato una settimana fa.

Da qui a qui... Fermati.

Da qui a qui... Da qui a qui ci facciamo una casa.

Una casa?

Ma allora tu pensi al nostro futuro?

A tutta la nostra vita.

Sì, stupendo. Al mare.

Al mare? No, perché al mare? In montagna, è meglio.

Ma sei isolati, hai visto mai qualcuno che dice ci vengo? Pronti, pronti,

pronti, pronti.

Ecco qua.

Dunque, quella casa... Eccolo, montagna, cortina, cortina, cortina, villa

panoramica, 200 milioni trattabili. Fammi vedere un po'. Turbendo, guarda un

po'. 200 milioni, sì, giusto. Con questo ci facciamo pure l'arricamento.

Ci avanza pure un pezzettino, ci avanza. Che ci facciamo?

Ti compro una collana.

Tutto, compriamo tutto.

Senti, della collana poi, che ne facciamo?

Niente, per quello che vale.

No, per me invece vale molto lo stesso, anche se è falso.

In che senso?

Nel senso che ci ha permesso di incontrarci, di conoscerci, di stare

assieme. Anche se per un attimo, come due treni che si sfiorano nella notte e

si allontanano.

Ti è piaciuta come ho detto?

No, adesso scherzi a parte. Io la vorrei tenere per ricordo. Tutto qui.

Ti dispiace darmela?

Sì, mi dispiace, vedi? Perché c'ho un amico mio che centomila lire ce le dà.

Sì, è falsa, però sistemandola... Ecco, vedi, con questa frase tu hai rovinato

tutto. Perché adesso io non la vorrei nemmeno se fosse vera. La tua collana.

Senti, guarda che scherzavo. Te l'ho messa nella borsa.

Sapevo che non potevo sbagliarmi.

Sei un uomo meraviglioso.

Ah, come ti chiamo?

Angelo. E tu?

Maria.

Ciao.

Ciao.

Vado a vedere un po' il giornale.

Sì, sì.

Tengo, scusi.

Tengo questo perché ho fatto uno scherzo a un amico.

Tengo. Anch'io.

No, ferma, devo scendere.

Fermate, è un brutto. Mi vuole violentare, aiuto.

c'è lavoro per un mese, pensate alle macchine, aspetti!

Che disastro!

Guarda qui, adesso come usciamo?

Sgraziata, macchina nuova, appena ritirata!

Alfetta GT2000, cofano e semiassa anteriore, Fiat 131, sfondato il

portabagaglio e parte anteriore destra, BMW 3005, radiatore, coppa dell'olio,

trasmissione, sospensioni e batteria. In totale fanno la bellezza di 16 macchine

danneggiate. Allora, abbiamo detto... il 10%... No, no, no, il 15%. Oh,

ma va bene.

Va bene, va bene. Il 15.

Ah, voglio accontentarti.

Dunque, il 15% di 12 milioni fa un milione e otto.

Senza ritenuta da conto. Dai, su, arriva a due.

Ma perché mi vuoi rovinare? Ma ti conosco e so che lo puoi fare.

Hai coperto?

Naturalmente. Vuoi che mi metta a fare il fulbo con te?

Ok, grazie.

Ci vediamo, eh? Sì, tra una ventina di giorni, appena mi sono levato tutto

questo lavoro.

Aspetta, fammi guardare gli impegni che ho.

Dunque, per questa settimana devo fare un paio di officine a Roma.

Poi la settimana prossima sono a Milano.

Ok, ti telefono da Milano. Però non mi abbandonare, eh? Ma no, sta tranquillo.

Ma non qui, è pericoloso.

Che ne diresti dell'officina di tuo fratello? Siamo d'accordo. Lo avverto

subito, quando si berli.

Grazie, bye bye. Stato buono.

Senti Armando, io la fermo, stavolta la fermo.

Ma non parla.

È una donna eccezionale, sempre di corsa e così bella. Io la fermo. Dai, magari

ti fa fare una figuraccia. Chi se ne frega, ne vale la pena.

Mi scusi, mi scusi se la fermo così, ma avevo una voglia pazza di conoscerla.

Capisco.

Purtroppo però ho molto da fare, sono in ritardo già dal primo appuntamento.

Mi dica almeno se potrò rivederla.

Perché non mi lascia il suo biglietto da visita?

Eh? Sì, certo.

Ecco.

Va bene oggi alle quattro?

Perché? Dove?

A casa sua, naturalmente. Conosco la zona.

Meraviglioso. Maestro di che cosa, scuso?

Musica. Maestro di musica.

Bello orecchio.

Proprio musicale.

Mi può dire come si chiama?

Giovanna. Giovanna.

Allora alle quattro a casa sua. Alle quattro.

Alle quattro. E allora?

Amore mio, è fatta!

Sì? Sì, stavo per uscire.

Arrivo tra dieci minuti. Non è venuto, eh?

Dai presto perché sono già tutti pronti.

Manca solo Lobo, eh? Ha avuto un incidente.

Bel guaio.

Chiama Micheluzzi e cerca di sostituirlo. Intanto io arrivo.

Ciao, eh?

Eccomi qua.

Che telepatia. Prego, si accomodi, prego. Scusi per il ritardo, ma non

avevo previsto tutto questo traffico infernale. Ma si figuri, non ne parliamo

nemmeno. Ah, che carino qui, veramente delizioso.

Non mi ero sbagliata sul suo conto, vedo.

Mi sono permessa di portare delle rose.

Per me?

Certo, arte, musica e fiori nella casa di uno scapolo stanno sempre bene, non

ne pare?

Avrei dovuto pensarci io, mi scusi. Ma si figuri.

Anzi, si ha un vaso? Un vaso, sì.

Senta, mentre lei li sistema, posso fare una telefonatina? Faccia come se fosse a

casa sua. Mi dispiace che il telefono è in camera da letto.

Ma perché le dispiace?

Anzi... L'accompagno.

Faccia pure con comodo.

Senta, caro, posso dare il suo numero?

Forse dovranno richiamarmi per una cosa urgente. Posso?

Ah sì, sì, faccia come se fosse a casa sua. Lei è un angelo.

No, noi eravamo d'accordo in un altro modo.

Certo.

Sì?

Sì che me lo ricordo, ma non nei termini che dice lei. Ho segnato tutto, non

posso sbagliarmi.

Eh no, caro Marchetti, non è questo il modo di trattare gli affari. No, no, no,

per carità.

Se lei ci ha ripensato va bene, amici come prima, ma se lei... Ma mi lasci

dire? Se lei sostiene che i termini del contratto erano diversi, no, allora non

ci sto assolutamente.

Ma cosa fa lì impalato?

Mi scusi per questa scocciatura, ma negli affari quest'anno è un disastro.

Si spogli intanto, svelto. Sì.

No, se la prende così, no, allora tronchiamo subito. Se lei sostiene che

no, a queste condizioni non mi interessa assolutamente.

Ma allora lasciamo perdere e non ne parliamo più, ecco. E vedo che non ci

capiamo. Senta.

Io non le ho telefonato per sentirmi dire queste cose.

Ma così lei mi fa pentire della mia buona volontà. No, guardi, ma cosa vuole

di più? Il terreno vale 200 milioni. La lottizzazione è pronta, il piano

regolatore approvato, l'autostrada quasi cominciata e lei mi sta lì a fare il

pignolo.

Ma sì, guardi, signor Marchetti, queste sono pignolerie, se lo lasci dire.

Ma no, di certo, no, di certo.

Lasciamo perdere.

Negli affari bisogna anche avere classe.

No, senta, lei mi ha fatto passare la voglia.

Ma mi scusi, signor Marchetti, ma io con lei non tratto più.

No, mi dispiace. Addio, signor Marchetti.

Oh, scusami tesoro, ti ho scottato. Un pochino, ma non fa niente.

Ti assicuro che non mi piace mischiare il lavoro con le mie faccende private,

ma... Se non stai lì con tanto di occhi aperti ti fregano dei milioni come

niente. Anche per questo mi piace, perché sei una donna che sa quello che

vuole, una donna senza complessi, sensibile.

Tesoro.

Posso rispondere io? Se è per me non ci sono.

Pronto? Sì, sono io.

No, non potevo concludere l'affare con lui, è un imbranato.

Non ci si può trattare.

Ma sta lì a spaccare la lira quando sa che tra un'ora il terreno vale di più.

No! Ho altri clienti migliori, se ne pentirà.

Ah, se ne è già pentito, beh, tanto piacere.

Peggio per lui, adesso è tardi.

Scusami, amore, tra un minuto sono da te, mi farò perdonare, vedrai che ci

riuscirò.

Eh? No, non lo so.

Cosa ha detto?

Ma, ma come si permette? Io gli faccio causa.

Ma lei doveva cacciarlo fuori dalla porta.

Lei non si muova che arrivo tra un minuto.

Ah, voglio vedere chi la spunterà. Non è per l'affare in sé, ma mi devo togliere

questa soddisfazione una volta per tutte.

È chiaro?

Sì. No.

Guardi, no. Non ho potuto concludere l'affare perché questo tipo è un

energumeno, un nevrastenico.

Quindi gli voglio dare una lezione, perché se la merita. Lui non può giocare

così in affari. Lei mi chiami l'avvocato Roberti.

Senta, anche a costo di perderci qualche cosa, io voglio dare una bella lezione a

quel provinciale.

Arrivederci. Sì, sono il tempo di arrivare. Arrivederci.

Guarda un po' cosa ti deve capitare quando te ne vuoi stare tranquilla.

Ma lei che fa ancora in mutande? Su svelto si vesta?

Non può mica finire così tra noi.

Ah no?

No. Ce l'ha la macchina?

Sì. Allora mi accompagna.

Ci sbrighiamo questa rognetta e poi sono tutta per lei.

Va bene?

Sì. Bello.

Ma così non arriviamo mai.

Ma vada a destra, non vede come scorre la fila di destra? Non mi ha detto che

devo girare a sinistra? Non puntualizzi sempre tutto, dovrebbe guidare con più

aggressività, su!

Non si offenda subito.

Da quando siamo usciti non mi ha ancora detto una parolina dolce.

Veramente credevo che... Non le piace più?

Ha mai fatto l'amore alla cinese?

Eh? Alla... no.

Vedrà, vedrà.

Al... fermati!

Siamo arrivati? No, ma devo comprare della carta bollata. Però qui non mi

posso fermare, troviamo un altro tabaccaio. Ah, ma ci metto un minuto.

Anzi, mentre io compro la carta bollata, vedi quel negozio lì? Sì. Vado a

comprarmi tre paio di mutandine terze a misura. Ma io non me ne intendo di

mutandine. Ma è facile, è come queste, guardi.

Capito? Sì. Ma poi li aveva già visti a casa, no?

Grazie tesoro. Grazie.

Il mutandino.

Permesso.

Mi scusi.

Mi scusi.

Permesso. Buongiorno. Buongiorno.

Come?

Vorrei tre paia di mutandine della terza misura. E qui abbiamo solo indumenti

femminili. Infatti sono per una signora. Le vorrei di tipo francese.

Gliele prendo subito. Posso fare una telefonata? Prego.

Signorina, sono il maestro Spadini.

Mi passi De Robertis, per favore.

Grazie. Che colore? Bianco.

Credo.

Armando, sono io.

Senti, qui sta succedendo un mezzo disastro.

Bisogna rimandare.

Armando, ascolta, ti telefono da una farmacia.

Sposta il turno alle sei.

Non ti sento.

Ma che è successo? Qualcosa di grave?

No, no, non è niente, poi ti spiego. È un parente.

Sì, scusami con l'orchestra, offri da bere a tutti.

Sì, sì, pago io, naturalmente.

Ci vediamo alle sei, eh?

Ciao.

Così piccolo.

Mi dica una parolaccia.

Non è male, però ne ho sentite di più eccitanti.

Mi raccomando, Stadini, cerchi di assecondarmi.

Guai se negli affari non c'è un po' di intrigo.

Senta Marchetti, visto che lei ha dei ripensamenti sull'affare, qui c'è il

maestro Spadini disposto a rimborsarle la caparra e a sostituirsi a lei in

tutta la combinazione.

Molto piacere.

Molto piacere. Prego.

Io non ho detto che voglio rinunciare alla transazione, ho semplicemente

richiesto di... Eh no, lei è la quarta volta che richiede semplicemente. Ha

preteso l'alberatura, il levelamento del terreno non è mai soddisfatto.

Se permette vorrei dire... No, io non le permetto niente a questo punto. C'è il

maestro Spadini qui che sono settimane che mi morde il freno.

Ma glielo dica, Spadini, è vero o non è vero che lei mi ha offerto qualche

milione sotto banco per far cadere la candidatura di Marchetti in suo favore?

Ma non abbia paura, siamo fra amici.

Gli affari sono affari, resta fra noi.

Su, Spadini, glielo dica.

Guardi, ho qui la carta bollata. Credevo che lei avesse rinunciato all'affare.

Intanto Spadini me la firmi, su. No, mi scusi, aspetti un momento.

Spadini, firmi? Sì, firmo, certo.

Non abbia paura di Marchetti, gliel'ho proposto io la fare sì o no. Sì? E

allora firmi. E allora firmi, firmi. Ma insomma la lasci, l'ho detto. Ah, senta,

Arduini, è arrivato il geometra per la planimetria del terreno? Sì, sì, è già

sul posto. Bene, allora andiamo, cosa aspetta?

Venga, venga.

Senta, Arduini, non posso venire, sai? Ma come non può venire? Si è affissato

lei l'appuntamento.

Ma il maestro Spadini, accidenti, non posso lasciarlo così. Siamo in ritardo

di un'ora e oltretutto si sta facendo notte. Gli telefono da sotto e torno, mi

aspetti.

Marchetti ha firmato?

Spadini, lei è un tesoro, ha visto com'è stato facile?

Sì, c'è solo un problema, io avrei un appuntamento urgente, perché non viene

con noi?

Ma sì, sì, troveremo un momentino per stare soli. Su, venga, scenda subito.

Bacino.

Buongiorno, signore. Il geometra è andato al bar del paese. Dice che avete

bisogno di lui, fate un salto e andate a chiamarlo. Ha aspettato un sacco di

tempo.

Che facciamo, Arduino?

Ci va lei, allora? Sì, forse è meglio. Bene, ma faccia presto.

Sentite, non ci sarebbe qui un ragazzo robusto? Sì, è il figlio mio.

Adesso sta nella stalla. Ah, perché vede quello là? È il maestro Spadini, si è

sentito male.

Vede come palle, poverino.

Non ci sarebbe un letto per stenderlo 10 minuti? Sì, che c'è un letto. Chiami il

suo figlio. Subito.

Alfredo, Alfredo!

Adesso ti mettiamo a letto. A me? E perché?

Ho detto che stai male, così ne approfittiamo un po'. Ma tu sei matto.

Dai, dai.

È svenuto?

No, no.

Aiutatemi, presto. Lo prende in braccio.

Guardi, guardi. Non faccia complimenti, siamo tra amici. Per favore. Si calmi,

maestro, non deve affaticarsi. Ma io posso benissimo camminare. Sì, è calmo,

vedrà che tra poco le passere a tutto.

Lo faccio scendere.

Ma dove mi porta? Ah, benissimo, qui. Sul letto, sul letto, lo metto sul

letto.

Ecco fatto, un po' di silenzio le farà bene, la paura è passata, vero?

Resto io con lui, anche perché potrebbe essere una malattia infettiva. Andate,

andate. Non gli serve niente. No, no, no, ci penso io, grazie mille, grazie.

Guarda un po', povero maestro.

Sfogliati, su. Qui?

Sì. Vuoi che mi sfogli qui?

Sì, svelto. Non senti la campagna? Questo odore è così selvaggio, non lo

senti? Così non ci riesco, mi blocco. Non mi sento a mio agio, non posso. Ma

come dai? Perché? Su, avanti, non fare il bambino. Non c'è tempo, è pericoloso.

Se entra qualcuno, eh?

Che gli raccontiamo? Non mi preoccupare.

Un momento che mi sfoglio, eh? Un attimo. No, va

bene anche così.

No, no, no, un attimo, guarda.

Ci metto un attimo, aspetta.

Allora ti aiuto io. Sì, slacciami la cravatta. Io penso ai pantaloni.

Ecco.

Presto, presto, che non abbiamo molto tempo. Sì, sì.

Sfila, sfila dietro.

Così, così va bene.

Ecco qui. Ecco qui.

Signora Giovanna!

Chi è? Te l'avevo detto che non c'era tempo per spogliarsi.

Signora Giovanna!

Ma,

no!

Giovanna!

Che è successo al maestro Spadini?

Uno svenimento, ma adesso sta meglio, grazie. Meno male.

Ecco, come vede, qui si passa da quota 103 a quota 107. Si tratta di portarlo a

una quota media di 105, per stare in regola col piano regolatore.

E la spesa?

Ci vogliono 20 giorni di lavoro per sbancare un 6.000 metri cube di terra,

sui 3 milioni più o meno.

Troppo, per me è un lavoro che si può fare in 10 giorni. E la spesa non deve

superare assolutamente il milione e mezzo, è chiaro?

Su di là.

Venitevi dietro.

Ma allora è una cosa grande.

Non mi pareva, a meno che... Ma chi l'ha chiamata? Il figlio mio, se è una

malattia infettiva se la potrebbero pià pure il bestia nostro.

Ma insomma, vi ho detto che sto benissimo.

Mettetemi giù.

Mi è passato tutto, sto bene.

Mettetemi giù, fatemi scendere. Non posso lasciare il maestro in queste

condizioni, anche perché il ministero mi chiude alle sei.

Se non approfitto di questa corsa, ci pensi lei, eh?

Signora, deve decidere il da farsi. Decida lei, per me va bene.

Ma questo sbancamento, dobbiamo farlo o no? Veda lei.

No, no, no, no, senta, lei vada pure davanti, ci penso io al maestro.

succede? C'è stata una manifestazione. Ma come? Qui c'è un moribondo e lei si

ferma davanti a una manifestazione. E che ci posso fare? Non mi fate far

tardi, io me ne vado. Vengo anch'io.

Devo fare subito una telefonata, è un disastro. Oh, fermo lei, grazie.

Grazie un cazzo, lei viene con noi, noi dobbiamo giustificarvi. Non si

preoccupi, pago io il disastro. No, no, no, e se fra due passi lei gas cantera e

muore, chi ce va in galera?

Un momento, visto che... Se qui si perde tempo io me ne vado, se no arrivo tardi

al ministero. Ci vediamo stasera alle 8 al bar di Piazzarelli, va bene? Sì, ma

che gli racconto all'ospedale?

Non ti preoccupare, una visitina di controllo fa sempre bene, no?

Ciao! Oh, dentro, eh? Però spieghiamoci, eh? Dentro, dentro, su!

E che posso farci se sto all'ospedale?

Sì, sono malato.

Devono farmi delle radiografie e degli esami molto strani.

Ma non era un tuo parente che stava male?

Sì, no, cioè l'ho detto così per non farti preoccupare.

Ma non sono io che mi impressiono, è che qui la situazione sta diventando

veramente drammatica.

Trenta musicisti che aspettano sono milioni di spese. Se non posso venire,

non posso venire, no? Sto qui all'ospedale di San Camillo.

Vuoi parlare col medico di guardia?

Ma che me ne frega del medico! A me devi dire soltanto che ora pensi di arrivare.

Sì, aspetta, dunque, vediamo, alle nove, sì, ti prometto che sarò lì per il turno

delle nove.

Ah, scusami, abbiamo poco tempo, mancano solo 20 minuti. A cosa?

Partiamo, vagone letto, già prenotato tutto.

Partiamo? Sì, ho un appuntamento a Milano domattina.

E io che vengo a fare a Milano?

Ma come, io ho messo il mondo sotto sopra per passare una notte con te?

Piano, piano, ma io ho un turno d'orchestra, una registrazione.

La disdici, puoi telefonare dalla stazione. Hai pagato qui? No, tu non

prendi niente?

Lascia, ce l'ospici.

Ecco, vieni, vieni, sennò perdiamo il treno.

Ho pensato a tutto io, ti ho portato un pigiama, delle pantofole e un rasoio

elettrico. Tanto l'importante è stare insieme, non ti pare?

Sì, sì, sì.

Hai mai fatto l'amore in un vagone letto?

No.

È meraviglioso, ti farò morire.

Armando?

Armando, senti, è inutile, non posso venire. Non posso venire.

Facciamo una cosa, sali sul podio e dirigi tu l'orchestra, andrà benissimo.

Potrebbe essere l'occasione della tua vita.

Ma che cavolo dici? Non ce la faccio!

Mi metti nella merda! C'è tutto il crescendo della carica di cavalleria.

Dammi retta, Armando, vedrai che te la caverai benissimo.

Io ti sono vicino, eh?

Ti abbraccio e che Dio ce la mandi buona.

Addio, Armando!

Ma su, vieni.

Quanto tempo vuoi farmi aspettare? Hai fatto una telefonata interminabile.

Non aspettiamo che parta. Ma che ti frega? Qui in stazione potrebbero

vederci.

Si può sempre abbassare la tapparella, non ti pare?

Sì, certo, è vero.

Ingegnere? Ingegnere Busardi?

Ingegnere? Oh, Dio mio.

Anna?

Adesso che succede? Che fai?

Zitto, zitto. È stato un vero miracolo. Torno subito.

Torno subito, non ti preoccupare.

Ma come torno subito? È io.

Ingegnere Busardi?

Ingegnere Busardi, ma come? Non dovevamo incontrarci a Milano domattina? Ho

preferito venire io.

L'ho fatta anche avvertire dalla mia segretaria. Ma la segretaria non mi ha

detto niente. Forse perché non è riuscita a ritracciarmi.

Meno male che ero affacciata al finestrino. In vettura!

Oddio mio, mi parte il treno. Mi aspetti un attimo, torno subito.

Maestro!

Maestro!

Spadini! Non si parte più, scenda! Ma come scenda? Come faccio a scendere?

Sono in pigiama. Vede? Ora la sua impazienza viene pulita. E io che vado a

farci a Milano? È quello che mi domando anch'io.

Potrebbe scendere a Firenze. No, è meglio che arrivi a Milano. Poi prende

un aereo e torna a Roma. Un aereo?

Sì. Ha capito? Sì. Ah, mi raccomando, non dimentichi il mio bagaglio. Il

bagaglio, sì. Forse avrà bisogno di soldi, tenga.

Poi me li restituirà.

Quando torna mi telefoni.

Così ci facciamo un bel protrammino.

Arrivederci. Mi raccomando.

Ciao.

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