All language subtitles for Badehotellet.S03E02

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Original subtitles

- Non sapevo ci fosse qualcuno. - Non mi disturbate affatto.

- Apriremo una nuova società. - Georg...?

Lo so che non posso possedere nulla,

Ma lo faremo a nome tuo. Sarai dirigente.

- Costruzioni A/S. - Non suona un po' socialdemocratico?

Mi fa piacere che tu l'abbia notato.

Perché sono loro che dovranno approvare il finanziamento per le case popolari.

- Vendete la casa? - Avrei dovuto farlo tanto tempo fa.

- E se Morten tornasse? - Non si è fatto più sentire.

- Come potrei tornare da Ditmar? - Non devi, infatti.

- Devi restare con me. - Sì.

- Che succede, Ditmar? - Papà è morto.

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Traduzione di Lexlex

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Chi siete?

- Cosa ci fate qui? - Devo parlare con Morten.

- Non abita qui? - Non più.

Scusate, non sapevo fosse casa vostra.

Non lo è, ma se torna il proprietario saranno guai.

Beh, allora me ne vado.

- Come conoscete Morten? - Beh... eravamo imbarcati insieme.

- Aspettate qui. - Chi è quello?

- Chi è quello? - Dormiva nel pollaio.

- Sono giorni che non mangia. - Prepariamogli del porridge.

Martha, lessa le uova. Gli ospiti sono scesi.

- Era in mare con Morten. - Dici davvero?

Ma quando gli ho chiesto dove, non ha voluto dirmelo.

- Avranno contrabbandato alcolici insieme. - Io credo possa dirci di più su Morten.

- Scusate il ritardo. - Almeno saranno caldi.

Che meraviglia. Hai ancora intenzione di partire per Vienna?

- È già qualche giorno che non la nomini. - È proprio così importante?

- No. - Vuoi che parta?

- No, Olga. - Allora perché me lo chiedi?

Hai detto che saresti partita, quindi un letto sarebbe rimasto vuoto,

così ho pensato che avrei potuto invitare la signora Petersen.

- La signora Petersen? - La medium dell'associazione spiritica.

Le ho raccontato della Montagna del Morto che c'è qua fuori.

La grande scogliera dove sono sepolti tanti marinai inglesi

morti nel terribile naufragio del 1872.

Vuoi dire che se io parto la signora Petersen verrà a parlare con dei marinai morti?

Dovresti lamentarti con Leslie. Aveva promesso di scrivere tutti i giorni.

- Abbiamo ricevuto una singola cartolina. - Significa che sta proprio bene.

Un'altra cosa, Alice. Hai programmi per il pomeriggio?

Cosa avevi in mente?

Volevi esercitarti a bridge con la signora Madsen?

- Quando torneranno dal funerale. - Sì, ne abbiamo bisogno.

La signora Fjeldsø ci sta stracciando.

- Ma all'inizio eravamo brave. - Allora non cambiare i tuoi piani.

- Tu cosa farai? - Non ti preoccupare per me.

- Farò un giro a Skagen. - Con questo caldo?

È così terribile?

- Buongiorno. - Buongiorno.

- Siete appena arrivati? - No, siamo arrivati ieri sera.

Siamo partiti presto. A Georg non piacciono i funerali.

- No, per niente. - C'era tanta gente?

Sì, la chiesa era stracolma. Il conte era un grande uomo.

- Ditmar e Amanda sono qui? - Arrivano più tardi con sua madre.

Le farà bene distrarsi un po'. Adesso Amanda e Ditmar sono i nuovi conti.

Chi l'avrebbe mai immaginato vedendola da piccolina?

- Ne vuole ancora. - È la quarta porzione.

- Glielo porto io. - Tappatevi il naso, signora Andersen.

- Sono settimane che non si lava. - Sopravvivrò.

- Fie, porti tu il caffè? - Sì.

- Prego. Ce n'è ancora, se volete. - Grazie.

È buonissimo. L'avete preparato voi?

No, è stata Martha. Io sono la signora Andersen.

- La padrona dell'hotel? - Sì.

- Grazie dell'ospitalità. - Prego. Mangiate, adesso.

Quindi eravate imbarcato con Morten?

Sappiamo cosa faceva con Bremer. Tranquillo, non faremo la spia.

Sapete dov'è?

Pensavo fosse qui. Mi hanno detto che aveva un lavoro per me.

- Quand'è l'ultima volta che gli avete parlato? - A Fredrikshamn, ma è passato tanto tempo.

Dopo che Bremer è stato catturato in Norvegia, pensavamo che la polizia ci stesse cercando.

- E non è così? - No, stanno cercando degli svedesi.

- L'ha detto la moglie di Bremer. - Allora non sospettano di Morten.

Ah, purè di carote a pranzo?

Come? No, beh...

- Come va con il bambino? - Va meglio, per fortuna.

- È un sollievo. - Certo, certo.

- In questo caso l'uomo è impotente. - Già, non possiamo fare proprio niente.

Fortunatamente.

- Buongiorno, signorina Kitty. Dormito bene? - Sì, grazie, signor Frigh.

Ieri avete detto di non essere mai stata a Skagen.

No, infatti.

Se volete vedere la città, io ci devo andare per delle commissioni.

È gentile da parte vostra e di vostra moglie.

Mia moglie non viene, vado solo io.

- Non fa niente. - Siamo d'accordo, allora?

Devo chiedere al signor Weyse. Dovevamo studiare la parte.

Certamente, certamente.

È un po' rigido quando si tratta di giovanotti.

- Lo capisco. - Ma con voi non sarà un problema.

Edward? Edward, vieni qui.

Grazie. Avevi ragione, non è il caso di dire la verità a Hjalmar.

Avrei rovinato tutto. Non so cosa mi è preso.

Adesso sto molto meglio.

- Mi fa piacere. - Mi vergogno di ciò che ho detto...

Quando ho suggerito di sposarci.

- È un'idea folle. - Sì, ovviamente.

Volevo solo dirti che Severin non è ancora stato battezzato.

- Possiamo ancora cambiargli nome? - No, Hjalmar non accetterebbe mai.

Come vorresti si chiamasse di secondo nome?

Sarebbe il nostro piccolo segreto.

Quando Severin sarà abbastanza grande glielo racconterò.

- Charles. - Charles?

Sì, era il nome di mio padre.

Severin Charles Aurland...?

Dimmene qualche altro, così potrò contrattare con Hjalmar.

Se può chiamarsi come il padre di Hjalmar, può chiamarsi anche come il mio.

- L'ultimo tratto lo faccio a piedi. - Perché?

- Amanda adora passeggiare. - Johansen!

Ti ricordi che alle 13 riceviamo la visita dei senatori, vero?

- Vogliono conoscere la moglie di Ditmar. - Sì, me l'hai detto anche ieri.

Sarò lì in tempo.

- Passeggia spesso da sola? - A volte. Perché?

- Non dovreste farlo insieme? - A volte lo facciamo.

Una passeggiata non sarà la fine del mondo.

Per lei non è facile avere tutti gli occhi puntati addosso.

Dovrà farci l'abitudine. L'abbiamo fatto anche noi.

- Cosa dico al signor Madsen? - Che non puoi permettertelo.

Non posso.

- Sono soldi suoi. - No, Ditmar.

Sono soldi tuoi e tu sei il nuovo conte di Frijsenholm.

- Hai ricevuto il mio messaggio? - Sì, me l'ha portato Fie.

- Quando? - Poco dopo che siete partiti.

Max... sono dovuta partire per forza.

- Non ho ancora parlato con Ditmar. - Certo.

- Come è stato il funerale? - C'era tanta gente. Tutti che ci salutavano.

Gli si leggeva in faccia che il nostro status era cambiato.

- Sua madre mi sta addosso. È qui. - È qui?

Solo per qualche giorno. Parlerò con Ditmar quando sarà partita.

Devo rientrare. Vengono due senatori a porgere le condoglianze.

- Ah, uomini importanti. - Il padre di Ditmar è stato in senato per anni.

Ma davvero?

- No, tornerò più tardi. - Dici sempre così. E poi non lo fai.

Adesso sei qui.

- Non c'è la signorina Amanda? - Sì, ma è andata a fare una passeggiata.

- Le piace la spiaggia, a quanto pare. - Sì, sono molti anni che viene qui.

Avrete la solita camera, contessa.

- Vi prendo i bagagli. - Ci pensa Johansen.

- Anche lui ha bisogno di una camera? - No, ripartirà subito.

Ditmar, gli hai detto che verranno due senatori a pranzo?

Ehm, sì.

Vi abbiamo apparecchiato in salotto, così potrete stare in pace.

Benissimo, grazie.

- Tra poco saremo al completo. - Sì.

Sono così felice che la polizia non stia cercando Morten.

- Vedrai che presto tornerà. - Lo avrebbe già fatto, se avesse voluto.

Credo sia arrabbiato con me.

Mi dispiace. So quanto vi manca.

Ma perché Valter pensava che Morten avesse un lavoro per lui?

- Lo aveva saputo. - Ma dove? E che genere di lavoro?

Oh... dovevo andare...

Avete detto di essere venuto perché pensavate che Morten avesse un lavoro per voi.

Me l'ha detto Clausen. Il cameriere del ristorante Kahytten.

Ho pensato di tentare. Se Morten era veramente senza equipaggio...

- Equipaggio per cosa? - Per la sua nave.

- La sua nave? - Sì, l'ha comprata.

Morten ha comprato una nave? Una barca a vela, o cosa?

Una barca a vela? No, non credo.

- Come ha fatto a comprare una nave? - Aveva tutti quei soldi.

Se riusciamo a trovare la nave, troveremo Morten.

Chiamerò quel cameriere.

Signora Andersen, che facciamo con quel vagabondo?

Diamogli qualcosa da mangiare e mandiamolo via. Li conosco.

- Tra poco vorrà anche una birra. - E allora dagli una birra.

E poi riempi la vasca nell'officina, così potrà fare un bagno.

- Fare il bagno? - Sì, e devi lavare i suoi vestiti.

- Fallo tu, se vuoi. - No, ha assegnato il compito a te.

Ecco il mio genero preferito. Gli ospiti non sono ancora arrivati?

- No, ma arriveranno tra poco. - Allora fai in tempo a firmarmi l'assegno.

Ehm, sì... ho dato una controllata alla cosa. È necessaria una somma così alta?

Eh, Ditmar... architetti, ingegneri, progetti, sono cose che costano.

Dobbiamo essere convincenti se vogliamo ottenere l'appalto.

Sì, ma è una spesa enorme, e se poi non lo otteniamo?

Per come stanno le cose adesso... Non mi azzardo.

- Non ti azzardi a fare cosa? - A mettere soldi nel progetto.

Cosa...? Aspetta un attimo.

I soldi che hai te li ho dati io.

Sì, come regalo di nozze. E te ne sono molto grato.

Ma adesso ho altri obblighi. Ho parlato con il nostro amministratore.

Le cose vanno malissimo. Mio padre aveva debiti ovunque.

Quindi i miei soldi dovrebbero riempire il buco che tuo padre ha scavato?

Permettimi di contestare il modo in cui parli di mio padre.

Contesta quanto vuoi. Non me ne frega un cazzo!

Io ho creato tutto da solo! Tu l'hai avuto in regalo!

- Tu non hai mai concluso niente. - Questa conversazione, suocero...

- ...non porterà a niente. - Non capisci quello che ti dico?!

- Quei soldi mi servono subito! - Ditmar.

Sono arrivati i nostri ospiti.

Scusami, suocero.

È stato...

- Benvenuti. - Grazie.

Accomodatevi.

Ditmar è fuori dalla società! Me la caverò da solo!

- Avete litigato? - Non me ne frega niente.

È lui che paga i nostri conti. E tu scialacqui in continuazione.

- Perché non dovrei? Quei soldi... - Glieli hai dati tu. Lo sappiamo.

Ma se non lo avessi fatto, la banca avrebbe preso anche quelli.

- Andiamo a fare un bagno, tesoro. - No!

- Dove vai? - A parlare con il direttore Lauritzen.

- Vai a chiedere soldi a lui? - Sì, è ricco per merito mio.

È ora che mi dia qualcosa in cambio.

- Guarda le nuvole, Helene. - Peccato tu non abbia portato il cavalletto.

Beh, poco male per il mondo dell'arte.

- Ma ti piaceva. - Ma mi piace ancora di più stare con te.

Ho pensato a una cosa. Quando battezzeremo Severin...

Sì, dimmi.

- Tuo padre aveva due nomi. - Vuoi battezzarlo Severin Olfert?

No, pensavo più a Charles.

- Charles? - Sì.

- Proprio Charles? - Sì.

C'è qualcuno nella tua famiglia che portava quel nome?

No, non che io sappia.

Allora non capisco.

Beh, tu hai scelto Severin, posso scegliere un nome anche io.

Sì, certo. È solo che mi sembra una proposta strana.

Charles... come ti è venuto in mente?

- Che vuoi dire? - Dove l'hai trovato?

Un nome particolare come Charles...

Ma davvero non l'hai ancora capito?

- Cosa? - Il tuo scrittore preferito.

No! Dickens! È vero! Si chiama Charles.

- Amanda... avevamo detto alle 13. - Scusatemi.

Dove sei stata?

- A fare una passeggiata. - Vai a darti una rinfrescata.

Vostro padre non aveva fiducia nella democrazia.

No, sognava di tornare ai tempi prima del 1901.

- Quando era il re a scegliere il governo. - Cosa dice?

- Parliamo del 1901, senatore. - Il 1901 è stato l'anno della vergogna.

E adesso abbiamo un tabaccaio a capo del governo. Questo è il risultato.

Io e il senatore Hjørting condividiamo le idee di vostro padre.

Abbiamo sempre meno fiducia nel sistema parlamentare.

Voi come la pensate?

Con un capo del governo come Stauning non posso che essere d'accordo con voi.

Il re non avrebbe mai lasciato il potere decisionale alla plebe.

- Dov'è Estrup? - Estrup è morto, senatore.

Abbiamo bisogno di un uomo forte!

Il parlamento è dominato dai socialdemocratici.

L'unica speranza è che la camera faccia opposizione.

Mia moglie Amanda. Senatore Hjørting, redattore Bruun.

- Perdonatemi se non ero qui al vostro arrivo. - Eravate al mare?

Sì, adoro l'odore del mare e dell'erica.

- L'aria di mare vi fa bene. - Che dice?

- La contessa ama l'odore dell'erica. - Anch'io! Anch'io!

I miei ricordi d'infanzia sono l'odore dell'erica,

dell'estate e delle fragole con la panna.

- È possibile avere delle fragole? - Sì, certamente.

Non credo che il senatore volesse delle fragole nel bel mezzo del pranzo.

- Vi andrebbero delle fragole con la panna? - Sì! È un'idea meravigliosa.

Allora portate pure fragole e panna come dessert.

Non avevo mai visto vestiti tanto sporchi in vita mia.

- Smettila di ridere, Edith. - Ma non ho detto niente.

Un marinaio ha la sua solitudine

quando è prigioniero su un'isola

- Ma cosa gli ha dato la signora Andersen? - Gli ha dato birra e grappa.

Gli ospiti del conte Ditmar potrebbero sentirlo.

- Dov'è Fie? - È andata a prendere le fragole.

- Usiamo ancora l'orto? - Sì, finché non venderanno la casa.

Nel buio della notte penso...

Il mio pensiero va a te, a te...

Sarai per sempre il mio amore.

Abbassate la voce. Gli ospiti potrebbero sentirvi.

Oh... mi si è seccata la gola.

Potete portarmi un'altra birra?

Non ho tempo, temo.

Cosa devo dire alla signora Petersen?

- Chi? - Te ne ho parlato stamani.

Quella dei marinai morti?

Avevi detto che saresti partita. Voglio sapere cosa devo dirle.

Partirò quando partirò. Dillo pure alla signora Petersen.

- Ah, siete voi, signor Weyse? - Sì, proprio io.

- Cosa posso fare per voi? - Avevo parlato con Kitty di andare a Skagen.

Sul serio?

- Sì, oggi pomeriggio. - Mi spiace, ma non ha tempo.

- Nel pomeriggio deve lavorare. - Il signor Weyse è molto duro con me.

Duro ma giusto. L'arte bisogna sudarsela.

Ho promesso al regista che al suo ritorno avrebbe saputo la parte.

Beh, quindi... Dovrete andare da solo.

In realtà ero venuto per rimandare la gita.

- È talmente caldo. - Benissimo.

Ho teso i suoi vestiti fuori, al vento, così asciugheranno in fretta.

- Dov'è? - Ancora là fuori.

Mi sono dimenticata di dargli l'asciugamano.

Sarà la chiamata che ho prenotato. Le servi tu le fragole?

Posso farlo io. Tu puoi occuparti di quello là fuori.

Certo che posso.

Schiuma sull'acqua, correnti e scogli nascosti...

Ma cos'è in confronto alla profondità del mare, è la vita del marinaio...

mentre l'acqua mi riempie la bocca il mio pensiero va a te.

Che canzone triste.

Non vi avevo mai visto. Anche voi lavorate qui?

Sì. Volevo solo lasciarvi l'asciugamano.

- Come vi chiamate? - Edith.

- Io mi chiamo Valter. - Lo so.

- Di dove siete? - Di tanti posti.

- Non abitate da nessuna parte? - Non in questo momento.

- E voi? - Io abito qui.

- Ma solo in estate. - E altrimenti?

- Abito a casa. - Siete sposata?

- Dai miei genitori e fratelli. - Ma siete fidanzata?

- No. - Veramente?

- Sì, è la verità. - Ma ve lo hanno chiesto in tanti?

Non ve lo dico. Conoscete soltanto canzoni tristi?

No, ne so anche altre. Potrei cantarvele uno di questi giorni.

Allora è deciso. Ma dove vi trovo quando non siete qui?

- Clausen del Kahytten è al telefono. - Clausen? E cosa vuole?

Gli ho chiesto della nave di Morten, ma non ne sapeva niente.

Potete parlargli? Potete prendere in prestito questi vestiti.

Forse ne ho parlato con tua moglie?

Adesso lo chiede a sua moglie. Credo fosse lei...

Else? Sono al Badehotellet.

Sei tu che mi hai detto della nave di Morten? C'è qualcuno che vorrebbe parlargli.

Se riuscissimo a trovare la nave... Charlotte di Svendborg?

Grazie mille.

- Morten è a Svendborg? - No, la nave è di Svendborg.

Non sanno dove sia Morten. Ma avevo ragione.

- È un mercantile. - Un mercantile?

- Iniziamo dove ci siamo interrotti ieri. - Non quando sei arrabbiato, Edward.

Quante volte devo dirtelo? Quando siamo fuori sono il signor Weyse.

Perdonatemi, signor Weyse. Posso andare a fare il bagno?

Vi piace così tanto vedere una ragazza giovane che si spoglia.

Recita! Tuo padre ti ha voltato le spalle e ti ha abbandonato. Fammi sentire!

"Potrei morire. Cosa gli ho fatto?"

- "Mamma. Devi farlo tornare a casa" - No, no, no, no.

Non riesco a sentire il tuo dolore. Tuo padre ti ha abbandonato.

- Non ti sarà difficile entrare nella parte. - Non c'è bisogno di essere scortese.

Allora fammi sentire, ragazzina. Adesso ascolta.

Hjalmar ti ha abbandonato perché ha scoperto di non essere tuo padre.

Aspetta un attimo... Si chiama Hjalmar.

- Che c'è di strano? - Come? No, niente.

Assolutamente niente.

Adesso continuiamo. Emozionami con le tue lacrime.

Sì. Piangi. Piangi.

- Cosa devo fare? - Chiudi la porta.

È andata bene.

Amanda sa essere affascinante quando è dell'umore giusto.

Già, è proprio del suo umore che voglio parlarti.

- Come state? - In che senso?

Com'è il vostro rapporto?

- Che domanda strana. - Dove va Amanda durante le sue passeggiate?

In spiaggia, sulla scogliera, a prendere il sole.

Non sarebbe più naturale se andaste insieme?

- Non capisco dove vuoi arrivare. - Credo si veda con qualcuno.

- Gliel'ho letto negli occhi. - Negli occhi? Siamo seri, mamma.

Cos'era quella lettera che ha ricevuto prima di venire qui?

- Quale lettera? - È arrossita, si è alzata e se ne è andata.

Ha un amante, Ditmar. Riconosco i segnali.

- Perché ci sei passata anche tu? - Smettila.

Stai fantasticando, mamma.

Tu non vuoi aprire gli occhi, così lo faccio io per te.

Gli abbiamo dato colazione, birra, grappa, pranzo, bagno e vestiti puliti.

E adesso vuole anche la cena.

- Mangerà qui? - No, certo che no.

La signora Andersen ha riacquistato il senno e l'ha mandato via con il pranzo al sacco.

- È partito? - Preferivi che restasse?

- No. - Sembrava quasi di sì.

Assolutamente no.

Volevo solo salutarvi, e così...

Prego.

Poi non mi avete detto dove posso trovarvi quando non siete qui.

Ålbæk. Abito a Ålbæk.

Ci vediamo, allora.

Non ho dimenticato il nostro accordo.

- Quale accordo? - Non c'è nessun accordo.

Quale accordo?

Hai fatto un ottimo lavoro, Otilia. La madre del conte Ditmar vuole un tovagliolo.

- E altri bicchieri. - Sì, signora Andersen.

- Hai contattato l'agenzia marittima? - È Morten che ha comprato la nave.

- Sanno dove si trova? - No, non ha lasciato nessun indirizzo.

Ma possono vedere dove si trova la nave. Hanno un registro.

Il treno da Skagen è in arrivo sul binario 2.

- Non è la cifra di cui avevamo parlato. - È ciò che sono disposto a pagare.

Ma se non siete interessato...

Posso chiedere per cosa vi serve la nave?

Certo. Sarà rimodernata.

La doterò di motore e farò trasporti in Inghilterra.

Grazie dell'affare.

- Grazie a voi. - Il conto lo pago io.

Molto gentile.

- Siamo arrivati nel momento sbagliato. - È tutta colpa del suocero.

- Come? - Il suocero del conte. Il signor Madsen.

- Ah, certo. - Buonasera.

Ecco a voi. Il piatto del giorno è pasticcio di carne e patate.

Io prendo quello. E voi, Hjørting?

- Perfetto. Birra e acquavite. - Benissimo.

- Qual è il problema con questo Madsen? - Ha a che fare con i soldi.

- Come? - È fallito. Con le azioni americane.

Sta cercando di rimettersi in piedi.

Ha un progetto e vuole che il conte glielo finanzi.

Sarà difficile se è fallito.

Credo gli abbia detto di no. Cosa ne pensate del conte Ditmar?

- Non è come suo padre. - No, per niente.

Ma la contessina... una bella ragazza. In questo dovete darmi ragione.

Assolutamente. Una coppia dignitosa.

- Dove l'hai trovata? - Nella borsa di Amanda.

- Hai curiosato tra le sue cose? - Immaginavo l'avesse tenuta. Leggi.

- No. - Allora te lo dico io. È di un certo Max.

Ha affittato un cottage estivo dove spera di potersi vedere con Amanda.

- Non avresti dovuto farlo. - Lo sapevi?

Si sono conosciuti la scorsa estate. Pensavo fosse finita.

Ditmar...

Sono commosso dal fatto che tu ti sia ricordata di Dickens.

Ho letto molte volte "Grandi speranze". È strano che mi piaccia Dickens.

- Perché? - Io non ho grande fiducia nelle persone.

E neanche se la meritano, credo, ma quando leggo Dickens...

...ricomincio a credere nella bontà delle persone.

- Beh, non so cosa mi prende. - È meraviglioso.

È anche merito tuo, Helene.

- Hai di nuovo unito i letti. - Sì, mi è venuta voglia di farlo.

È stato così piacevole lo scorso anno. Ti dispiace?

No. No.

Adesso non è più allegra la signora Madsen.

Non hanno vinto neanche una partita. Neanche una!

Mi piace il suo modo di prenderla. Ha uno spirito combattivo.

Promette bene per il resto della stagione. Non vai a letto?

Sì. Ho scritto alla signora Petersen che non se ne fa niente.

Ah, e dovrei sentirmi in colpa?

- No, certo che no. - Preferiresti la sua compagnia?

Come puoi pensarlo?

Sembra che abbia un potere particolare su di te.

- In che senso? - È sempre stato il tuo problema.

Non riesci a dire di no alle persone un po' dominanti.

Mi stupisce che tu l'abbia invitata solo perché valutavo se partire.

Hai scritto a Adam che saresti andata da loro in Austria.

Non ha nessuna importanza, Lydia. Avresti dovuto chiedermelo.

Sono io che pago tutto. So che tu non hai i mezzi,

ma un po' di gratitudine me la sarei aspettata.

Buonanotte.

- Scusa se ho fatto tardi. - Non fa niente.

- Non sei arrabbiato? - No, solo stanco.

Buonanotte.

- Buongiorno. - Buongiorno.

Edith. Stanotte hai sognato vagabondi?

- Smettila! - Pensavo alla casa del padre di Morten.

Non lo sai che il padre di Fie è interessato?

- Pensavo non volesse trasferirsi. - Viene a dare un'occhiata.

- Buongiorno. - Sì, buongiorno. Avete visto mia sorella?

Ho visto che è partita mezz'ora fa.

Cosa?

Andava a Copenaghen.

Andava...? Sì. Sì, ma...

Sì?

- Venite a mangiare? - Volentieri.

- Papà non è ancora tornato? - Non so se sia un buon segno.

È bello che si sia rimesso in moto. Avrà trattato affari tutta la notte.

Mi dispiace solo che lui e Ditmar abbiano litigato.

Ci tratta davvero bene.

Ecco le mie bellissime... signore.

Hai guidato fin qui?

Therese... non possiamo permetterci un autista.

Lo lascio a mio genero, che sperpera i miei soldi nella sua tenuta fallita.

- Il direttore Lauritzen ha detto di no? - Sì.

E il direttore Skaarup e il fabbricante Ingemann...

E anche il grossista Vestergaard, che sembra non ricordare ciò che ho fatto per lui.

- Georg, scendiamo a pranzare. - Io non vado da nessuna parte.

Portami una birra quando torni. Anzi, due!

Maledizione...

Cosa è successo alla signorina Vetterstrøm?

È partita stamani. Deve essere successo qualcosa.

La signora Fjeldsø non è scesa a fare colazione.

- Già, non è da lei. - Buongiorno.

Vi siete alzati presto?

Mio marito no. Non vuole mai fare niente. Ho perso le speranze.

- Ecco il tesorino! - Vieni qui.

La carrozzina è là fuori. Si addormenterà presto, credo.

Grazie, signorina.

Sapete che lo chiameranno Severin Charles?

Sapevo di Severin, ma non Charles.

Ho dovuto abituarmici anch'io.

Ma quando mia moglie mi ha detto il perché, sono stato pienamente d'accordo.

- Charles Dickens. - Ah, Dickens?!

Sì, ma certo. Sì, sì!

- Buongiorno, signor Weyse. - Buongiorno.

Stamani prenderò in prestito la signorina Kitty.

So che nel pomeriggio studiate.

- Il signor Frigh mi mostrerà Skagen. - Scusate.

Posso scambiare due parole con la mia allieva, signor Frigh?

Ma certo. Io metto in moto la macchina, intanto.

Cosa stai facendo?

Temi che venga sedotta da un uomo più anziano?

Lo sai che per me esiste soltanto un padre. Non è vero, papà?

Se non fai come che ti dico, torniamo immediatamente a casa.

Come si chiama il signor Aurland? Hjalmar? Come nell'opera teatrale?

È per questo che ti sei interrotto mentre provavamo?

Sei il padre del bambino della signora Aurland?

Ho indovinato!

Non lo dirò a nessuno.

- Avete visto mio figlio stamani? - Lo hanno chiamato al telefono.

Grazie, signorina.

Il redattore Bruun ci ringrazia per ieri. Mi ha chiesto di salutarti.

- Come ti è sembrato? - Era molto cordiale.

Amanda gli è piaciuta molto.

- Hanno detto così? - Sì.

Sono ansiosi di farle incontrare il Presidente della Camera.

Allora sai quello che devi fare.

- Non posso. - Non fare storie.

Certo che puoi. È ora di dimostrare che sei figlio di tuo padre.

Esco un po'.

Ti porto i saluti di Bruun e Hjørting.

- Erano entusiasti di averti conosciuto. - Bene.

- Ho avuto il posto di mio padre alla Camera. - Congratulazioni.

Questo cambia un po' le cose, avremo entrambi degli obblighi di rappresentanza,

quindi devo chiederti di smettere di vedere Max.

- So che ti vedi con lui. - Chi te l'ha detto?

- Abbiamo visto la sua lettera. - Abbiamo? Tua madre?

È lei che ha ficcato il naso nelle mie cose?

Volevo aspettare per rispetto di tua madre, ma tanto vale che te lo dica subito.

Ho deciso di lasciarti. E avrei dovuto farlo tanto tempo fa.

Nella mia posizione il divorzio non è contemplato. Pensa anche ai tuoi genitori.

- Sono sette mesi che ci penso. - Mi riferivo alle loro finanze.

- Senza di me se la passeranno male. - Venderanno la casa.

Tuo padre non può possedere niente.

Ho comprato la loro casa, l'auto, beni personali, vestiti.

Se esci da quella porta, gli levo tutto.

Grazie di aver richiamato. Sì. Buona giornata.

Era Svendborg?

Sì. La nave è a Aalborg.

- Allora lui è a Aalborg. - Sembra di sì.

Me lo sentivo che era vicino.

Non ha soltanto una nave. Sembra ne abbia diverse.

Davvero?

Dove lo trovo questo Madsen? (Compagnia marittima Skagerak)

All'hotel degli Andersen sulla spiaggia.

- Sapete dov'è? - No.

Quindici chilometri a sud di Skagen.

Sta cercando il capitale per un nuovo progetto, e...

Voi siete un avvocato, magari riuscite a scoprire di cosa si tratta.

- Posso chiedere perché? - Forse voglio investirci dei soldi.

- Voi e il signor Madsen siete amici? - Direi di no.

Allora perché volete aiutarlo?

Chi dice che voglio aiutarlo?

Capisco. Vi farò sapere.

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