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Original subtitles

(segnale acustico)

(gong d'inizio)

(uomo) Vai, Vai!

Vai!

Sinistro!

Dai!

{donna) Bene così!

(voci indistinte)

(uomo) Forza!

(uomo) Destro, sinistro, forza! Più in alto, più in alto!

(voci indistinte)

(gong)

Grazie.

- Buonasera, Luisa. - Oh, Rocco.

- Ti hanno combinato per bene. - Eh.

(Rocco) Grazie.

- C'è stata una rissa? - (Luisa) No, gioia.

È la clientela del venerdì sera.

Gente poco raccomandabile che mi sgocciola

ghiaccio e sangue sul bancone.

Perché, che cosa succede il venerdì sera?

Mai sentito parlare di scacchi-pugilato?

No.

- Metti la testa indietro. - Cazzo.

- (Rocco) Grazie. - (Luisa) Hai vinto almeno?

Scacco matto al terzo round.

- Ah. - (donna) Beh, buono, no?

Festeggiamo.

Che cosa beve lui di solito?

Lei cosa ha preso?

(Luisa) Tre Gin Tonio.

Voleva un Bloody Mary, ma non abbiamo il succo di pomodoro.

- Glielo chiedi tu? - Cosa?

Come "cosa"? Cosa ci fa una ragazza come lei in un posto così, no?

Ogni tanto, quando... quando mi prende la tristezza,

io apro Google Maps...

a caso, zoomo,

e vado nel posto che mi è capitato.

(Luisa) E poi? Che succede?

{(donna} sto li.

Chiacchiero un po' e poi vado via.

Perché sei triste?

Basta, ho bevuto troppo.

Te li lascio qui.

Grazie. Ciao.

- Ciao. - Ce la fa a stare in piedi?

Sembra di sì.

Non ci sono più i gentiluomini di una volta.

Non mi ricordo dove ho parcheggiato.

Comunque a me sembrava questa la strada, però sono tutte uguali.

- La conosci questa zona? - Sì, sì. Io ho l'ufficio lì.

Ah.

- (donna) Che lavoro fai? - Sismologo.

Eccola, eccola.

Ecco, era qua.

Ce la fai a guidare?

Sì. Sì, sì.

Certo se mi ferma la polizia... Meglio di no, diciamo.

Vuoi che ti chiamo un taxi?

No, mi serve la macchina domani.

Facciamo così.

Ti accompagno io con la tua e poi prendo un taxi al ritorno.

Sei sempre così gentile?

Solo con gli sconosciuti, come tutti.

Lea.

- Rocco. - Adesso non siamo più sconosciuti.

Quindi... puoi trattarmi male, se vuoi.

Mamma mia, questi tre Gin Tonio quanto li maledirò domani.

L'alcol è autoterapia della depressione, dice mia moglie.

Fa l'analista.

E di chi fa a pugni tra una partita di scacchi e l'altra non dice niente?

Dice molte cose anche di quello.

Stai per baciare una donna e continui a parlare di tua moglie.

Qui a destra.

- Qui?

Ti fa male?

No.

Hai bevuto.

Lo so.

Vado. Sei arrivata.

Dove vai a piedi?

Vado. {si schiarisce la gola)

Ciao.

- Ciao. - (moglie) Ci hai messo un sacco.

Stavo per chiamare gli ospedali.

Fatti vedere.

(donna dal tablet) ...nei corridoi del supermercato, ma singhiozzavo.

Ho pensato: "Adesso mi ficco una busta della spesa in testa

e muoio, così, nel reparto casalinghi.

- Vuoi sapere come va a finire? - No, no, lo so, non si fa.

Buonanotte.

{donna) Poi è arrivata la commessa col gorgonzola in offerta...

- Ehi! - Non lo sa, ma mi ha salvato la vita.

Me ne sono mangiata un chilo, poi è arrivata...

{registrazione continua indistintamente)

(ragazzo) Ehi. Ho fatto tardissimo.

Voi?

Vuoi sapere cosa ho fatto stasera?

Aspetta, sennò ci muore anche questo.

Fino al luna park per trovarlo.

Così magari Ada la lasciamo ancora all'oscuro del concetto di morte.

Sicuri che essere all'oscuro sia meglio?

Fai amicizia.

L'altro ti stava pure sul cazzo.

Dai.

Che c'è?

Ti devo tagliare i capelli.

(donna) Vai.

Polizia, fermo! Fermo!

- Fammi vedere le mani. - Calmo. Non le ho fatto niente, guarda.

Fammi vedere le mani!

(urla)

(donna TV}) Non ci posso credere.

Se non era per te, adesso...

Tranquilla, è tutto finito.

Ti ricordi quanti take?

{musica di "Sarà perché ti amo", Ricchi e Poveri)

Ci hai scopato con quella?

- Ma chi? - Con l'attrice.

- Geraldina? No, direi di no. - No.

L'altra, quella della scena di sesso.

No, Lea. No.

- Beh, credibili, eravate credibili. - Eh, meno male.

Puoi non stargli così attaccato? Gli stai a un centimetro.

Sembravate molto intimi.

Ma chi la conosce.

No, dico Geraldina.

Vabbè, allora se devi essere gelosa, decidi di chi.

Eh, dimmelo tu di chi.

- Non ci ho fatto niente. - Con chi?

Mio Dio, con nessuna delle duel!

- Va bene. - Dai, Cristo.

Puoi non stargli attaccato? Ce la fai a guidare meglio?

No.

- Mi dà fastidio. - A me dà fastidio come fumi.

Te le stupri le sigarette, non è che le fumi.

- E con questo cosa... - Niente.

Ti fa male. Tutto qui.

Perché non mi dici quello che vuoi dire?

Cosa? Lea, cosa?

- Non stiamo parlando di sigarette, no? - Ma di che cazzo stiamo parlando?

{(tonfo)

"Oodal."

Lingua tamil.

Che vuol dire?

"La finta rabbia di due amanti dopo una lite del cazzo."

(temporale)

(collega) L'altro giorno ho visto un film con Adele, una commedia molto scema.

Ho pianto come un vitello.

E Adele il giorno dopo mi ha comprato una cyclette.

Le due cose sono collegate?

Io per reazione...

ho comprato una moto.

- A un'asta online. - Ah.

No, no, no, no, no!

No!

{collega) Tieni, c'è pure questo.

Chiudi.

Ho fame. Andiamo a mangiare, che dici?

Che modello hai preso?

- Che ho preso... Il Super Bol d'Or 1100. - (Rocco) Ah.

- Colorazione Rothmans, ovviamente. - Eh, certo.

Classica. Ti porto a fare un giro quando arriva. Bella.

- Ciao. - Ciao.

Che ci fai qui?

Volevo rivederti.

- Però non ho il tuo numero, quindi... - Ah, giusto.

- Me ne vado? - No.

- Buongiorno. - Buongiorno.

{receptionist) Buongiorno.

Avete una stanza libera, per favore?

Eh! Ce l'abbiamo, sì.

Posso avere un documento?

Sì.

- L'ho dimenticato. - E vabbè...

- Mi dà un nome? Chiuderemo un occhio. - Sì.

Alba Mantovan.

Beviamo. Eh?

Ti va?

Non ce l'ha mai nessuno il succo di pomodoro.

Vodka?

A quest'ora?

Dici socialmente inaccettabile?

Non si può?

(Rocco sospira, ride)

È bello rivederti...

Alba.

- Sei fuggito l'altra volta. - Eh!

Perché hai lasciato un nome falso?

Era la mia professoressa di latino.

Volevo regalarle la vita avventurosa che non ha mai avuto.

Aspetta, aspetta.

Da quant'è che sei sposato?

Diciannove anni.

Felicemente?

Sono curiosa.

Figli?

- Fai sempre tutte queste domande tu? - Mm-mm.

Deformazione professionale.

Perché, cosa sei? Un magistrato?

No, io intervisto donne illustri,

qualsiasi cosa voglia dire,

per un femminile che ha meno lettori dei clienti di quest'albergo.

No, niente figli.

Non ho altre domande.

Orsetto?

(donna) Io e mio marito ci siamo traditi per una vita,

ma non ci siamo mai lasciati.

Perché per me, la famiglia è sempre stata la cosa più importante.

Anche prima della musica, sa?

Io ho vissuto tutta la vita con l'uomo che amavo.

SÌ, certo, ne ho amati anche altri,

ma sono sempre tornata a casa.

Beh?

- Non prende appunti, non registra? - Ah, no.

- Ho una buona memoria. - Ah.

Fortunata.

- Quando esce l'intervista? - Il mese prossimo.

Nella sua autobiografia lei parla molto più di, insomma...

dei suoi amori che dei suoi concerti.

Ma non si è mai sentita in colpa?

Beh, no, assolutamente. Perché, scusi?

Non credo di aver fatto del male a nessuno, no?

Piuttosto, ho visto che anche lei ha scritto un romanzo.

- Ah, sì. Sì, sì. - Mi sono documentata.

Qualche anno fa.

Non era un granché.

SÌ, ho letto anche delle recensioni.

Lo liquidavano come l'ennesimo inutile libro sull'amore.

Appunto.

Del resto...

che cosa c'è di più importante?

Facciamo fare il salto?

Il salto! Uuuh!

Salto in alto!

Posso mangiare questa? SÌ?

Andrea ci ha raccontato della sua fissa per le parole intraducibili.

Fissa? Ha un quadernino pieno di parole intraducibili.

Vi dico soltanto che la sua prima frase d'approccio,

la prima volta che ci siamo conosciuti, è stata...

"Sai che cosa vuol dire 'Yang Fuen' in cinese?"

- Cosa vuol dire? - Cosa vuol dire?

Questa è tosta, eh.

La connessione tra due persone destinate a incontrarsi.

(in dialetto) Cavolo.

Ma dove lo trovi un altro così romantico?

A te è andata male.

- Senti, la porto a letto? - Magari, se ci riesci.

Con tutte queste caramelle, sta a tremila.

Saluta mamma.

- Ora l'inchino. Andiamo. - Buonanotte.

(collega) Oh, che portiamo stasera? Del dolce, un vino? Boh.

(Rocco) Non lo so, porta un dolce.

Che poi neanche potrei mangiarlo.

- Allora portate il vino. - Eh, neanche quello potrei.

Ma come sei messo?

Ecco qua.

SÌ, è l'Istituto di Geofisica.

Vi comunichiamo che alle 12:21

è avvenuto un evento di magnitudo 2.7.

Profondità dieci chilometri,

e le coordinate geografiche sono latitudine

40.80 e longitudine 14.14.

SÌ, benissimo. Grazie a voi.

(Lea) Ti stanno bene i lividi.

Un giorno vengo a vederti a un incontro, se ti va.

Tu la conosci la regola del tre?

No, mai sentita la regola del tre.

Con tua moglie ci scopi ancora?

Speravo che mi chiedessi cos'è la regola del tre.

Ah, sì, guarda, muoio dalla voglia di saperla.

Tre è il limite oltre il quale una storia di sesso diventa una relazione.

E questa è la terza volta che ci vediamo.

L'hai mai tradita, prima di me?

È successo.

E nessuna è mai arrivata fino alla quarta?

Neanche alla seconda, se è per questo.

Tu?

No, mai.

Disse lei, nuda a letto con un altro.

Mai prima di te.

E perché?

Perché ho sempre pensato che fosse una cosa squallida.

E poco nobile.

Perché sei giovane.

Tutti fissati con la purezza, voialtri.

E poi perché io andrei direttamente alla quarta.

Prima è riscaldamento.

Poi mi affeziono.

E un casino.

Adesso me lo dici se ci scopi ancora?

Smettila.

Non te lo chiedi di tutte le coppie che ti trovi davanti?

Se scopano?

Anche. Se... se sono felici, se sono fedeli.

Vieni qui.

Bacio d'addio?

Mm-mm.

Peccato che era l'ultima volta.

Ma tu che vuoi da me?

Hai un uomo, una figlia...

Che cerchi?

Perché, tu lo sai cosa vuoi?

Sono felice con mia moglie, e la mia vita va bene così.

Andiamo?

A me uno che tutti i venerdì si fa prendere a pugni

pur di non tornare a casa, non sembra tanto felice.

{moglie ride)

(Adele) Avete ricevuto l'invito al matrimonio?

- {moglie) Di Sara e Vincenzo? Sì, ieri. - Mmm.

(Adele) Umberto pensa che Vincenzo abbia un tumore.

- O Sara. - (Adele) Terminale.

- (Umberto) Esatto. - ({moglie) Addirittura?

{Umberto) Sennò perché? Dopo 25 anni che stanno insieme,

prendono e si sposano? Dai.

Da quant'è che non li vedete?

{moglie) Ma lei non l'aveva lasciato per il maestro di tennis?

- (Adele) Padel. - (Umberto)} Sì, però poi è tornata.

- (Adele) SÌì. - (Umberto) Dove andavano?

Avevano 20 anni di differenza. Capisco la crisi di mezza età...

A proposito, Rocco, ma tu lo sai che quest'imbecille ha comprato una moto?

Io? No, che moto?

(Adele) La stessa con cui si è schiantato a 20 anni.

- Appena arriva la rimandi indietro. - Non ci penso proprio.

Niente, lei non si dà pace

finché non ha raso al suolo quel poco di personalità che mi resta.

(ride)

Cecilia, voglio un parere professionale.

Secondo te, crisi dei 50 anni,

pulsione di morte, o semplicemente ho sposato un coglione?

Ecco, brava, la terza.

Io non mi intrometto. No.

No, tutte le coppie che sono venute in terapia da me hanno divorziato.

- Io ho smesso con le coppie. - (Adele) Magari gli hai fatto un favore.

{ridono)

Comunque, se vuoi venire in studio da me,

tre sedute e te ne sei liberata.

- Ecco, lo vedi? - (ridono)

E tu e Rocco come fate invece?

Eh, non lo vedi? 1 lividi.

(ridendo) Botte.

No, ma io e Rocco abbiamo smesso di avere aspettative uno sull'altro

da molto tempo.

{(Adele) La mia aspettativa è che vada a schiantarsi al primo incrocio.

(Umberto) Oh! Ma poi, pensa che morte fantastica, scusa.

- Un bel botto e via. - (Adele) Dai.

- Altro che cancro terminale di Vincenzo. - (Adele) O Sara.

(Umberto) O Sara.

{Cecilia) Come si sente oggi?

{uomo) Sa quando dà un pugno su una lastra di vetro e quella...

si crepa, ma non si rompe? Mi sento così.

Vorrei disintegrarmi, ma non succede mai. Mai.

Sembra la rappresentazione fisica della mente di uno psicotico.

Pensieri neri, ossessivi,

che si agitano senza uno sfogo.

(cellulare vibra)

È il tuo.

Pronto?

(parlano indistintamente)

(Adele) Siamo arrivati sotto casa,

ha preso le chiavi del portone e...

ho visto che non riusciva a infilarle.

Mi ha guardato e ha detto una cosa incomprensibile.

E poi è crollato a terra.

E dicono che non si sa se torna a parlare, a camminare.

Ma come cazzo è possibile? Un secondo prima scherzava.

Vieni qui.

- Andrà tutto bene, vedrai. - (Adele piangendo) Sì. SÌì.

{Cecilia) Vedrai. Forza.

(dialogo non udibile)

- Ci penso io alla moto. - Grazie.

'Sera.

Mmm. Come stai?

Abbiamo una camicia alla coreana.

E quindi?

Beh, dopo i 50, il collo alla coreana

è un indicatore infallibile.

Di cosa?

Abbiamo anche il casco.

Abbiamo anche una moto qui fuori.

È tornata quella ragazza.

Fortuna che ho comprato il succo di pomodoro.

È venuta qui?

Ha lasciato questo.

Ovviamente l'ho letto.

(Rocco) Sai, mi ricordi la ragazza che avevo a 20 anni.

Arianna si chiamava.

Vivevamo in barca.

Un giorno, eravamo a Napoli

e decidiamo di fare la traversata per la Corsica.

Il meteo dà un po' di mare, ma noi...

noi ce la rischiamo.

(gemiti di piacere)

(Rocco) E poi siamo finiti in mezzo alla tempesta,

eravamo...

eccitati, ridevamo e...

- Salve. - Buongiorno. - Buongiorno.

(Rocco) Quando ti senti padrone di una cosa,

quella ti fotte.

Soprattutto il mare.

E poi è arrivata un'onda...

la barca si è rovesciata e siamo finiti in acqua.

Non l'ho mai più vista.

E poi attacchi di panico, depressione.

E poi analisi.

E poi matrimonio con la mia analista.

Vabbè, non ti volevo ammorbare.

Quindi adesso la nostra è una relazione.

(cellulare squilla)

Scusami.

Ehi.

Sono a pranzo con Valeria.

Ada sta giocando da un'amica, vado io a prenderla dopo.

Ah, ok.

Fai tardi?

Ciao.

Tu non ti senti mai in colpa?

Quello che si fa in un albergo non è reale.

Voglio andare a casa tua.

Cos'è?

È la rappresentazione fisica della mia mente.

No, era uno studio finanziato dall'università.

Per indagare se le formiche percepiscono in anticipo i segnali di un terremoto.

E?

Sono finiti i soldi prima di scoprirlo.

- E te le sei tenute? - Sì.

È lei tua moglie?

Cecilia, sì.

È bella.

Cecilia.

E dov'è adesso?

In studio, o al poligono.

- Mia moglie spara. - Ah.

Bene.

E dov'è la stanza da letto?

- No, no. Falla finita, no. - Dai!

Dai, vieni qua.

No.

Lea. No.

{(tonfo)

Cazzo.

Cazzo, scusami, è caduto.

- Non so come ho fatto. - No, lascia così, lascia.

Faccio io. Faccio io.

Scusami, è...

Vai, faccio io.

- Scusa. Scusami. - Attenta.

{musica di "Shake the Disease", Depeche Mode)

Ti rubo questo, eh.

- Il corpo di Cristo. - Amen.

- (prete) Il corpo di Cristo. - (donna) Amen.

- (prete) Il corpo di Cristo. - (uomo) Amen.

- (prete) Il corpo di Cristo. - (uomo) Amen.

- (prete) Il corpo di Cristo. - (donna) Amen.

- (prete) Il corpo di Cristo. - (donna) Amen.

- (prete) Il corpo di Cristo. - (donna) Amen.

- (prete) Il corpo di Cristo. - (uomo) Amen.

- (prete) Il corpo di Cristo. - (donna) Amen.

- (prete) Il corpo di Cristo. - (uomo) Amen.

- (prete) Il corpo di Cristo. - (donna) Amen.

(parlano indistintamente)

- (prete) Il corpo di Cristo. - Torno subito.

- (prete) Il corpo di Cristo. - (donna) Amen.

- (prete) Il corpo di Cristo. - (donna) Amen.

(Rocco) Cosa volevi dimostrare?

Volevo vederla.

E adesso che l'hai vista?

(Lea) Lo sapevi che gli organi interni dei papi venivano seppelliti a parte?

Il cuore, soprattutto. E venerato.

Lea, per favore.

Per favore.

Come hai fatto poi con le formiche?

(prete parla indistintamente)

Mi hanno invaso casa, sono ovunque.

Mi dispiace.

Non va bene quello che stai facendo.

Credevo che ti piacesse.

- (prete) Per Cristo, nostro Signore. - (tutti) Amen.

{prete} La messa è finita, andate...

- Scusami. - (fedeli) Rendiamo grazie a Dio.

Davvero, scusami.

Confessi i tuoi peccati?

Dai, andiamo.

(Adele) I medici dicono che sta bene.

Il cervello non ha subito gravi danni, a parte quelli che aveva già prima.

Il corpo si è ripreso bene.

Attento, perché questo fra un po' ti chiede indietro la moto.

(Rocco ridendo) No, la moto non te la do.

"Velecocco dilemma piccione.'"

(Adele) Dice che ti trova bene. Sembri più giovane.

- Ha detto questo? - A modo suo, sì.

Le parole ci sono in testa, solo che escono un po' confuse.

"Fai fiori."

Mm. "Vado fiori."

Senti, ma come fai a capirlo?

Ah, guarda, quando vuole, si fa capire benissimo.

Ok.

"Colorata viredana bu?"

(ridendo) Scusa. È che io non ti capisco.

Ma che hai detto?

Mm-mm.

In effetti, c'è una ragazza.

L'hai pure vista fuori all'ufficio quel giorno. Ti ricordi?

Mamma.

Però...

fa delle cose strane, tipo...

ehm, si è infilata a casa nostra, mi segue.

È venuta pure al matrimonio di Sara e Vincenzo.

Eh, non lo so che vuole.

Comunque dovremmo parlare dei tuoi problemi, non dei miei.

“"Toro, toro, toro."

- Che? - Brava.

Ah.

- Eh.

Beh, fa piacere avere un po' di attenzioni.

Anche se qui il limite con lo stalking...

- Infatti non so che fare, Umberto. - Mangia.

Vabbè, comunque credo che abbia capito.

E non lo farà più.

{(Cecilia) Posso chiederle come mai ha deciso di rivolgersi a me?

L'ha consigliata qualcuno?

No, in realtà su Internet c'era un...

un forum e si parlava molto bene di lei.

Devo dire che non si trovano molte cose di lei online.

Non c'è neanche una foto.

È già stata in analisi?

No, mai.

Che cos'è?

Cosa, l'analisi?

{ridono)

Alcuni pazienti preferiscono comunicare con il gioco.

Vuole provare?

Magari la prossima volta.

Guardi, io non ho molto spazio in questo momento, però...

potrei indirizzarla a qualcuno, a un collega...

Io voglio lei.

Facciamo così, facciamo un paio di incontri

e poi capiamo cosa fare. Mh?

- Grazie. - D'accordo? - Mm-mm.

Io registro le sedute per, insomma...

- Ah. - Non è un problema? - Va bene.

- Alba, giusto? - Sì. - Prego.

Mantovan. Alba Mantovan.

Allora...

Allora...

Eh...

Ho un amante.

Da un po' di tempo.

Che strana parola, "amante".

Ci incontriamo in una stanza d'albergo.

Non so che cosa sto cercando, in realtà, forse vendetta o...

Vendetta per cosa?

Il mio compagno ha una relazione.

Mi tradisce.

La tradisce?

- Mm-mm. - Vede, già chiamarlo "tradimento"

è fuorviante, è un equivoco vittimista...

- Mmm. - ...a cui bisognerebbe resistere.

Facile.

Lei che cosa farebbe se scoprisse che suo marito ha un'altra?

Io credo che ci sia una sola cosa da fare se scopri di essere...

tradito.

Niente. Un bel niente.

La cosa buffa è che...

da quando ho un altro, le cose con lui vanno meglio.

No, non è affatto buffo. Succede.

Non come prima, però...

E com'erano prima?

Eh...

Nessuno mi aveva mai fatto sentire così.

Proprio... amata, desiderata,

fortunata.

Sembrava che facessimo a gara a chi era più generoso.

Eravamo attenti,

attenti a conservarci in equilibrio su questo miracolo.

Sapevamo che era difficile, però sapevamo anche che...

che se volevamo, poteva durare per sempre. Davvero.

Adesso...

ci scegliamo per abitudine e non per desiderio.

Pensiamo ad altri. Ridiamo con altri.

Insomma quella sensazione li, di...

di chi aveva la grazia

e l'ha perduta.

Stai fermo. Fermo!

(ride)

“"Age-otori", giapponese.

- Stare peggio dopo un taglio di capelli. - La scrivi sul tuo quaderno?

- Andiamo di là? - Fermo, mi distrai così.

- Andiamo di là. - Ti faccio un buco.

Comunque si chiamano doveri coniugali. Così.

- Dobbiamo essere sposati per avere i doveri coniugali. - Ah.

- Mi vuoi sposare? - Mm-mm.

No, sul serio.

Non ci crediamo al matrimonio.

Vabbè, facciamo un matrimonio nichilista.

Tutti neri, ci rode il culo.

- Ti devi far perdonare qualcosa? - (Ada) Mamma.

Mamma. Papà.

- Vai tu? - Vado io? SÌ.

Mi levi...

Grazie.

(cellulare vibra)

(porta si chiude)

- Che dice? - Niente. Parla nel sonno.

- Oh! - Ti è arrivato un messaggio.

Forse devi dirmi qualcosa?

Devo sedermi?

Mi siedo.

Allora?

Niente. Non ti devo dire niente.

Niente.

Dai, che ti devo dire? Siamo noi, stiamo bene.

Posa le forbici.

Sai che cosa vedo?

Cosa?

Un pavido.

Un pavido con un bellissimo taglio di capelli.

(Lea) Mi hanno detto che era morto per una malattia.

Che si era impiccato, l'ho scoperto io anni dopo.

Stavo frugando tra le lettere di mia madre.

Ma ha sofferto di più perché suo padre si era ucciso

o perché sua madre gliel'ha nascosto?

LIo la capisco mia madre.

Però si è rifatta una vita subito, ha avuto mio fratello...

Si è sentita tradita.

Sì.

Sempre lì torniamo.

Eppure, adesso sta tradendo anche lei.

Sì.

- Lo vede ancora l'uomo dell'albergo? - Mm.

E c'è una cosa che devo dirle.

Che rende tutto molto più complicato.

Ah, sì?

Mi sa che mi sono innamorata.

E mi sa che è finito il tempo.

Eh, sì, questa era la nostra seconda seduta.

Perché, che succede alla terza? C'è una regola?

Beh, se vuole continuare, diventa un impegno costante.

Io purtroppo, come le dicevo, non posso prendere altri pazienti.

Mi dispiace davvero.

Però...

c'è una mia collega molto brava che potrei consigliarle, se vuole.

Non so quanto mi...

mi fa bene questo.

Guardi qua.

Che idea si è fatta su di me?

- (ride) - Eh...

Su cosa lavorerebbe?

Proverei a farle capire che il tradimento ha anche un valore positivo.

E che spesso quello che chiamiamo "fedeltà"

è solo paura di vivere.

Di incontrare noi stessi.

Quindi è giusto tradirsi.

Pensi a Giuda.

Se non fosse stato per lui, Gesù non avrebbe incontrato il suo destino.

Sì, è morto crocifisso. Però...

- {ridendo) È vero. - Non un gran destino, però...

Ho capito che cosa voleva dire. Ho capito.

E questi, per lei.

Grazie, le mando la fattura.

Grazie.

- Arrivederci, Alba. - Arrivederci.

- Io sono Alba. Ciao. - E lui è...

Ugo. Ugo.

Marina, piacere.

- Sergio. - Ciao, Sergio.

Bello conoscere altre persone. Insieme non facciamo mai vita sociale.

- Eh... - Sì, è vero.

Secondo me sono scambisti.

Oh, io ho l'autosalone all'angolo, se dovesse servire.

- Ah! - Non si sa mai.

Potrebbe... in effetti.

E voi di che cosa vi occupate?

- Eh... - Noi facciamo musica.

- Abbiamo una band. SÌì. - (Marina) Ah!

Andiamo in giro, suoniamo nei piano bar.

- Io voce e lui pianoforte. - Bello.

Sbruffona.

- Venite a sentirci, una sera. - Già, una sera magari...

- potete venire. - Ma come...

- La sera è impossibile. - Come facciamo?

- È proprio... - Vabbè, peccato.

Va bene.

Alba.

Perché non ci canti una canzone?

- Eh? - Ma no, Ugo.

- Lo sai. No, no. - {Marina) Ma sì.

- Dai! - No, senza il pianoforte non...

- Ti accompagno io. - Lo sai.

- Fa la timida, lo fa sempre. - Una canzone d'amore, la scegli tu.

Una canzone d'amore. Brava, Marina.

- Eh, una canzone d'amore. - Eh, dai.

- Questa me la paghi, bastardo. - SÌì.

Una canzone d'amore, ehm...

- Ok. - (Rocco) Ce l'ha, ce l'ha.

(canta) Ti ricordi quella strada

(schiocco di dita)

Eravamo io e te

E la gente che correva

E gridava insieme a noi

- Tutto quel che voglio, pensavo... - È bravissima!

È solamente amore

{insieme) Ed unità per noi

Che meritiamo un'altra vita

Più giusta e libera se vuoi

Corri, amore

Corri, non aver paura

Non mi ricordo.

Mi chiedevi: "Che ti manca?"

Mi chiedevi: "Che ti manca?"

(insieme) Una casa tu ce l'hai

Una donna, una famiglia

Che ti tira fuori dai guai

E tutto quel che voglio, pensavo

È solamente amore

Ed unità per noi

Che meritiamo un'altra vita

Più giusta e libera se vuoi

(Sergio, Marina) Nata sotto il segno

Nata sotto il segno dei pesci

(Lea) Mi sa che avevi ragione tu sulla regola del tre.

Te l'avevo detto. Ormai è troppo tardi.

(cellulare vibra)

Si?

Ora?

Ok, arrivo.

Ciao.

Devo partire. C'è un'allerta vicino Napoli.

Quando torni?

Eh, starò via un po'.

Ti direi quasi di venire con me.

E come faccio?

Infatti.

Devo risolvere po' di cose, prima.

Vai.

Vai.

Ugo.

Vai.

(Lea, voce registrata) Ho un amante. Da un po' di tempo.

Che strana parola, "“amante”.

Ci incontriamo in una stanza d'albergo.

Non so che cosa sto cercando in realtà, forse vendetta o...

{(Cecilia) Vendetta per cosa?

(Lea) I mio compagno ha una relazione.

- Mi tradisce. - (Cecilia) La tradisce?

Vede, già chiamarlo "tradimento” è fuorviante, è un equivoco vittimista

- a cui bisognerebbe resistere. - (Lea) Facile.

{Cecilia sorride)

(Lea) Lei che cosa farebbe, se scoprisse che suo marito ha un'altra?

{Cecilia} lo credo che ci sia una sola cosa da fare

- se scopri di essere... - Ciao.

- (Cecilia) ...tradito. - Ehi.

Queste formiche sono un problema.

Domani prendo lo spray, te lo dico.

Io parto per Napoli per lavoro.

C'è stato un terremoto?

No, no, solo dei movimenti anomali. Ma non...

Non le sterminare perché...

loro fanno così perché si sono perse

e si stanno inseguendo a vicenda, poi vedrai che una strada la trovano.

Quando torni magari ci facciamo due giorni fuori, ti va?

Dove?

Boh, in moto.

Io e te.

Vediamo, magari... magari sì.

- Che hai fatto? - Eh?

Sei più bello.

Vai, vai.

- Vado che perdo il treno. Ciao. - Ciao.

- (Andrea) Ehi. - oh.

Stai qua. Come va?

Quando sei arrivato?

Senti, ho deciso una cosa.

Smetto di lavorare.

Cosa è successo?

Niente. Basta.

- Basta? - Basta.

Poi con questi capelli mi hai rovinato, non mi vuole più nessuno.

No, veramente.

Pausa. Un anno, due anni.

Ah.

Tanto un po' di soldi da parte ce li abbiamo, no?

Oddio, con quello che mi danno al giornale...

Lo molli il giornale.

Ah, sì?

Ricominci a scrivere.

E quando l'hai pensata questa cosa?

No. Ho pensato...

tutti questi anni ho sempre lavorato,

tu stavi da sola con Ada.

(in dialetto) Ora ti spetta.

Io faccio il padre. E tu scrivi.

- Ma che scrivo? - Questo non lo so.

Sei tu che hai talento.

Di mestiere faccio le facce io, quindi...

- Fammi una faccia. - Come la vuoi?

Esterrefatta.

Interdetta.

(ridendo) Mamma mia.

E se non ci riesco?

Se non ci riesci, ci riesci.

E se no, ti lego alla scrivania.

Ti incateno finché non finisci di scrivere un romanzo.

Ti frusto, se vuoi. Se ti serve...

Non ti voglio perdere.

Ma anche tu non ti devi perdere. Ok?

Non ti devi perdere.

{musica di "Far Away Island", Blur}

(voci indistinte)

Scusate, state cercando qualcosa?

Era mia.

Quanto ci vuole per rimetterla in mare?

(spari)

Ora penserà che sono una stalker.

Armata, per giunta.

Lo è?

No, no, immagino che con il lavoro che fa sarà abituata a pazienti sotto casa, ma...

No, in realtà, una mia amica veniva qua e mi ha consigliato di provare.

Però se è un problema, me ne vado.

- No?

Lei non è più una mia paziente, e questo è un posto pubblico.

Bene.

Come funziona qua?

Respira, e non pensare a niente.

Capirai. (Lea ride)

- Vediamo. - (uomo) Allora...

- Mettiamo gli occhiali? - SÌ.

(uomo) Fai un bel respiro

- e, espirando, rilasci il colpo. - (Lea) Ok.

(Lea) Comunque mi ha fatto meglio un'ora a sparare

che una seduta a parlare dei miei problemi.

- (ridendo) Senza offesa. - (Cecilia ride)

Senti, come sono le regole di comportamento tra ex-pazienti?

Io non ci ho mai creduto veramente alle regole, insomma...

È già tanto che non mi hanno ancora radiato.

(ride)

- Perché, che hai fatto? - Niente, scherzo.

- Hai avuto una storia con un paziente? - No.

- Dai. - Ma che dici?

Non ti è mai successo di innamorarti di una persona che viene in terapia da te?

- Mai? - Ma anche se fosse...

c'è una parola intraducibile in lingua malese, mi pare, o balinese...

che vuol dire...

"fermarsi un attimo prima di fare qualcosa di molto sbagliato".

Tailandese, forse.

Anch'io sto facendo delle cose molto sbagliate.

Però non riesco a fermarmi.

Per esempio?

Scusami. No, scusa.

Davvero non volevo metterti in imbarazzo, scusa.

No, tranquilla. Sono nata negli anni '70.

Non sei mica la prima donna che bacio.

(ridendo) E neanche il primo paziente, se è per questo.

Ecco, l'ho detto.

- Anzi, ex paziente. - Ah, sì.

Vabbè, dai, vado. Sennò... questa volta mi radiano davvero.

Ciao.

- Buonanotte. - 'Notte.

- (Rocco) Ehi. - Ehi.

Sei ancora a Napoli?

Sì. Ancora un paio di giorni. Perché?

Così.

Ho voglia di vederti.

Come stai? Hai... hai risolto le tue cose?

Ci sto lavorando.

{musichetta annuncio treno)

Ok. Quando torno, ti chiamo. Ciao.

{voce femminile) I treno arriverà alla stazione di Roma Termini

alle ore 20 e 20 minuti.

Grazie per aver scelto Italo. Buon viaggio.

(telefono squilla)

Pronto?

(Lea) Ciao, sono io, sono... Alba.

Ciao, Alba. Che succede?

- Ti ho chiamata in un brutto momento? - No, dimmi.

Volevo chiederti se possiamo vederci.

{balbetta) Ehm... ma... sì.

Ho bisogno di parlare.

Vuoi venire in studio domani mattina?

Verso le 08:00, so che è un po' presto, però...

poi sono tutta piena.

Possiamo fare stasera?

No. Stasera no, Alba.

È tardi, ho un ultimo paziente e vado a casa.

Ti prego, non ce la faccio più. Sto male.

Va bene, allora vieni a casa.

Adesso ti mando l'indirizzo, mh?

- Ok, grazie. - Ciao.

- Chi era? - Una mia paziente.

E la inviti a casa?

SÌ, la invito a casa perché mi preoccupa.

La vedo fragile, persa.

Pensa che l'altra sera mi ha baciata.

Ma magari lo mandi anche a me l'indirizzo? Così vengo anch'io.

Allora...

Vai, vai, vai, perché arriva il paziente fra cinque minuti.

- Ci vediamo il prossimo venerdì? - Sì.

Ciao.

Andrea, io stasera vado a cena da una mia amica.

Ho già detto a Giacomo di stare con Ada, l'ho già avvertito.

Mi raggiungi lì?

Ti mando l'indirizzo. Ciao.

- {(Cecilia) Ciao. Prego, entra. - (Lea) Ciao. Grazie.

{(Cecilia) Eccoci.

Però ti devo chiedere di toglierti le scarpe.

- {(Lea} Ah, sì, ok. - Grazie.

È l'abitudine. In casa facciamo sempre così.

Grazie per avermi fatto venire.

Allora, Alba, che succede?

Che cos'è che ti fa stare tanto male?

Io questa cosa da sola non la so affrontare.

Non so come uscirne. Aiutami tu.

A fare cosa?

Ho detto al mio compagno di venire qua.

- Qui?

Ma stai scherzando? Ma perché non me l'hai detto prima?

Guarda che io la terapia di coppia non la faccio più.

Io ho provato a fargli dire la verità, ma niente. Non mi dice niente.

- E pensi che con me cambi qualcosa? - Penso di sì.

Sì.

Va bene, dai, aspettiamo.

Grazie.

Che bella casa che hai.

Eh, però guarda queste cavolo di formiche.

Siamo invasi.

Senti, già che aspettiamo, vogliamo...

bere qualcosa? Non so...

Secondo me ne abbiamo bisogno.

(ridendo) Va bene.

- Che... vino? - Sì.

Dai, lo prendo.

Grazie.

- (barista) Buonasera. - Una tequila.

Tua moglie ha cacciato anche te?

No...

- Non volevo tornare a casa. - (barista) Prego.

Ho detto a tutti che sono ancora fuori.

E come mai?

Sempre lì sto.

Restare al sicuro o decidere di andare a vedere che c'è lì fuori.

Hai provato con la psicanalisi?

No, no, anch'io ero scettico, ma mi ha cambiato la vita.

Mi sa che devo cambiarla pure io.

(campanello)

(Lea) Primo piano, interno due.

Sta salendo.

(Lea) Ciao, levati le scarpe.

In casa fanno così.

Vieni.

Andrea, Cecilia. Cecilia, Andrea.

Credo che non ci sia bisogno di presentazioni, no?

Cecilia è la mia analista.

Molto brava.

Ah, hai portato il vino, hai fatto bene. Grazie.

E io mi chiamo Lea, sono...

la sua compagna e la madre di sua figlia.

- In analisi da lei sei andata? - Sì.

La volevo conoscere.

Volevo conoscere la donna con cui mi tradivi.

Lo so, "tradimento" è un termine vittimistico.

Lo so, però comunque...

Anche questo è un tradimento. Mi hai detto che stavi male.

E io, come una cretina, ti ho fatto...

Ci vai a letto da più di un anno, ci andrei piano con le accuse.

Insomma?

So che vi siete conosciuti al poligono, no? Giusto?

Lui doveva imparare a maneggiare le armi

per la serie, no?

Giusto?

Andrea, vieni qua.

Siediti. Sediamoci.

Come l'hai scoperto?

(Lea ridacchia)

Per caso l'ho scoperto.

Perché avevi lasciato il telefono collegato all'iPad.

Ho visto tutti i messaggi,

le canzoni, le foto.

- Belle tette, a proposito. - Grazie.

Che poi, è proprio quello che hai fatto

quando sei andata a frugare tra le lettere di tua madre.

Solo che stavolta speravi di trovare qualcosa di sconvolgente.

Ti ho detto che è brava.

Comunque io sto male.

Non so come uscirne.

Quindi?

Nessuno dice niente? Va bene così? Eh?

Così...

Che vogliamo fare? Vogliamo... non so, spaccare tutto,

urlare, svegliare i vicini. Faccio io?

- Lea, dai, ti prego. - "Lea, dai" cosa? Di' qualcosa.

Di' qualcosa, per favore.

Ci sarà una di quelle parole in tedesco

per quando sono finiti gli specchi su cui arrampicarsi. Tanto se lo inventa.

Vabbè...

Siamo qui.

Parliamo. Dai.

Era una stronzata, l'hai fatta diventare la fine del mondo.

Ah, è colpa mia adesso.

Lea, mi dispiace. Veramente.

Possiamo andare a casa? Questa discussione mi ammazza, coi calzini.

{Lea} Perché?

Stiamo parlando, finalmente.

Te lo dovevo dire, perché? Per farti star male? Perché?

Cosa pensi che hai fatto così?

Che ti ho fatto, Lea? Che ti ho fatto?

Ti ho fatto mancare qualcosa?

Affetto, amore, sesso? Dimmi.

Stai scherzando?

Tu non hai niente da dire?

Se penso a tutte le energie, il tempo che hai buttato in questa cosa.

Potevi...

non so, imparare una lingua, viaggiare,

imparare a suonare il violino.

Ho imparato a sparare. Può sempre tornare utile, no?

(porta si apre)

Rocco?

(Rocco) Ohi.

{Cecilia) Ma...

- Non eri a Napoli tu? - (Rocco) No, no, tutto rientrato.

Dobbiamo parlare.

Ci sono due pazienti, ma stanno andando via.

- Ah, due pazienti. Scusatemi. - Sì, li ho fatti venire io qui.

Ma stavano andando.

Buonasera. Andiamo.

Scusa, non capisco. Lei è una tua paziente?

Sì, è una mia paziente. Perché?

Lea, che cazzo significa?

Lo conosci?

Mi dispiace.

Ti dispiace cosa?

Non ci credo.

Sei tu l'uomo dell'albergo?

Che albergo?

No, così, perché ci sono anche io.

- Te lo spiego dopo a casa. - (Andrea) Ora vuoi parlare a casa?

- No, me lo spieghi adesso. - Te lo spiego io.

Per vendicarsi, questa stronza è andata a letto con mio marito.

Giusto? Alba, Lea, o come cazzo ti chiami.

Per vendicarsi...

Mi spiegate che succede?

Succede che stiamo nelle mani di una pazza manipolatrice,

che ci viene pure a fare la morale.

Lea?

Ho scoperto che tua moglie aveva una storia con il mio compagno.

Dai, umiliami davanti a mio marito.

Non sapevo chi fosse, sapevo soltanto che si vedevano il venerdì sera,

mentre tu andavi a farti prendere a pugni.

E ho deciso di venire da te perché volevo...

volevo fare un casino, volevo dirti tutto.

E poi...

Poi?

Poi?

No, tu non puoi incazzarti.

E nemmeno tu.

Tu ti devi fare curare.

Ma da uno molto più bravo di me. Da un luminare.

Guarda che hai combinato, Lea.

- Ma perché? - No, tu perché?

Mh?

Perché vi sentite in diritto di fare come vi pare senza pensare alle conseguenze?

Alle persone che fate soffrire?

Io volevo sentirmi come voi.

E non immaginarvi e basta.

Perché quando le cose le immagini,

ti sembrano mostruose, ti sembrano enormi.

E allora ho deciso di entrarci dentro, di toccarle, di assaggiarle.

E più facevo parte delle vostre vite, più mi riappropriavo della mia.

Mi sembrava almeno.

Adesso sono come voi.

(ride)

Ora, per favore, fuori da casa mia.

Fuori.

(porta sbatte)

{musica di "All the World Is Green", Tom Waits)

Te la ricordi questa canzone?

Questo è un colpo basso.

(uomo) Mettersi per mare ha a che fare

con il desiderio di cambiare lo stato delle cose.

Indagare l'ignoto, alla ricerca di un vivere più intenso.

È un gesto romantico.

Ai personaggi di questo libro la realtà sta stretta.

Sono inquieti, anelano l'infinito, la deriva.

Ma è una navigazione esistenziale,

il cui unico esito possibile è il naufragio.

Dico bene?

Ma io veramente volevo soltanto scrivere

l'ennesimo inutile libro sull'amore.

{ridendo) Perché...

perché...

alla fine che cosa c'è di più importante?

(parlano indistintamente)

Ah!

Grazie.

- Allora, che dici? Com'è andata? - Bene.

A parte lui che diceva cazzate, però bene.

(Lea ride)

Senti, a che ora me la porti Ada domani?

Andiamo al lago. Il tempo che finiamo e te la porto.

- Dopo cena, comunque. - ok.

Grazie che sei venuto.

Ma di che.

- Ciao. - Ciao.

Rocco, siamo tutti.

(Rocco) Allora...

Eccoli! Siete pronti?

- (tutti} sì! - Bene, accendiamo il motore.

Bene.

Allora, sentite che non c'è un filo d'aria adesso?

- (tutti) sì. - Appena cominceremo a navigare,

sentirete un bel vento in faccia. Lo sapete perché?

- No. - No.

(Rocco) Si chiama vento apparente, o vento di velocità.

E si sente solo in navigazione.

- Lo sentite adesso? Il vento? - E vero!

Ma non è reale, è un'illusione.

- Però è bello. - Eh, è molto bello.

{musica di "Sotto il segno dei pesci", Antonello Venditti)

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