Afrikaans
Akan
Albanian
Amharic
Arabic
Armenian
Azerbaijani
Basque
Belarusian
Bemba
Bengali
Bihari
Bosnian
Breton
Bulgarian
Cambodian
Catalan
Cebuano
Cherokee
Chichewa
Chinese (Simplified)
Chinese (Traditional)
Corsican
Croatian
Czech
Danish
Dutch
English
Esperanto
Estonian
Ewe
Faroese
Filipino
Finnish
French
Frisian
Ga
Galician
Georgian
German
Greek
Guarani
Gujarati
Haitian Creole
Hausa
Hawaiian
Hebrew
Hindi
Hmong
Hungarian
Icelandic
Igbo
Indonesian
Interlingua
Irish
Italian
Japanese
Javanese
Kannada
Kazakh
Kinyarwanda
Kirundi
Kongo
Korean
Krio (Sierra Leone)
Kurdish
Kurdish (Soranî)
Kyrgyz
Laothian
Latin
Latvian
Lingala
Lithuanian
Lozi
Luganda
Luo
Luxembourgish
Macedonian
Malagasy
Malay
Malayalam
Maltese
Maori
Marathi
Mauritian Creole
Moldavian
Mongolian
Myanmar (Burmese)
Montenegrin
Nepali
Nigerian Pidgin
Northern Sotho
Norwegian
Norwegian (Nynorsk)
Occitan
Oriya
Oromo
Pashto
Persian
Polish
Portuguese (Brazil)
Portuguese (Portugal)
Punjabi
Quechua
Romanian
Romansh
Runyakitara
Russian
Samoan
Scots Gaelic
Serbian
Serbo-Croatian
Sesotho
Setswana
Seychellois Creole
Shona
Sindhi
Sinhalese
Slovak
Slovenian
Somali
Spanish
Spanish (Latin American)
Sundanese
Swahili
Swedish
Tajik
Tamil
Tatar
Telugu
Thai
Tigrinya
Tonga
Tshiluba
Tumbuka
Turkish
Turkmen
Twi
Uighur
Ukrainian
Urdu
Uzbek
Vietnamese
Welsh
Wolof
Xhosa
Yiddish
Yoruba
Zulu
Grazie.
Ti fa molto male?
Sì, molto.
I tuoni mi rimbombano come se avessi la testa vuota.
Poverina.
Appoggiati un po', dai.
Vediamo la situazione delle strade.
Avviato il piano d'emergenza
del ponte della Costituzione.
All'uscita di Madrid per Valencia abbiamo Pilar García Muñiz.
Pilar, com'è la situazione adesso?
Fin da questa mattina
sono evidenti i segnali del lungo ponte.
Anche se le ultime previsioni
indicano che il tempo potrà migliorare...
Vuoi che resti qui con te?
No. Faccio respirazione.
Vediamo se con l'analgesico ti passa.
È l'ultimo, non ho altro da prendere.
Vai in salone, non riesco a parlare.
Chiama, se ti serve qualcosa.
Va bene, amore.
Spegni la luce in corridoio.
lo resto, non vado al locale,
anche se è venerdì.
Non osavo chiedertelo.
Non posso lasciarti sola.
Grazie.
Riposa.
LA RESPIRAZIONE NON LA RILASSA, ANZI LA FA AGITARE.
Beau, portami al Pronto Soccorso. Mi sento peggio.
Prendo la giacca e andiamo.
Buonasera.
- Buonasera. La tessera? - Eccola.
Ho un'emicrania tremenda.
Aspettate in sala, vi chiamano.
Grazie.
Grazie.
Salve.
La tessera?
Sì. La tessera...
La tessera, sì.
Potevate almeno pulirla un po' dalla cocaina.
Che c'è?
Mi scusi. Coglione!
- Che vi è successo? - Vede...
- Zitto, cazzo. - Va bene.
Siamo usciti per locali.
- Elsa Rosado? - Sì.
Venga con me, prego. No, solo la paziente.
Ti aspetto qui.
Lasci pure le sue cose sulla sedia.
Si sdrai lentamente.
- Può spegnere la luce? - No.
Adesso arriva il dottore.
Buonasera.
Salve.
Che succede? Mi dica.
Ho una terribile emicrania.
Che parte della testa le fa male?
- Tutta. - Le succede di frequente?
Le emicranie? Da un anno, ormai.
Genetiche, penso. Ho tanti cugini da parte di padre.
Me le provocano anche i temporali, a volte. Come quello di oggi.
E i viaggi in aereo, per la pressione, penso. È terribile.
Le faccio dare un analgesico endovena e un calmante, così si rilassa.
Grazie, dottore.
Come si sente? Meglio?
No. Peggio.
Chi mi ha messo la flebo
ha detto che ho la pressione alta.
Quanto?
158 di massima e 90 di minima.
Allora la trasferiamo in reparto.
Meglio se passa la notte qui.
- È libera quella stanza? - Sì.
Può mettermi lì?
- Devo chiedere... - Per favore.
Se la fa stare meglio, sì. Ma devo chiedere.
Va bene, grazie.
Ce la fai a dormire su quel divano?
Sì, certo.
lo dormo ovunque.
Salve, sono la dottoressa García.
È possibile che ci siamo già viste?
Sì.
Ho girato qui il mio secondo film, dieci anni fa.
Qui e nella stanza di fronte.
Certo. Non l'ho visto,
ma ricordo di aver letto che era diventato
un film di culto.
Scusi, dottoressa,
ho l'impressione che nessuno si occupi del mio problema.
Sì, hai un'emicrania spaventosa,
e ti butteresti dalla finestra se lui non fosse con te.
Beau. Sta per Bonifacio.
- Piacere. - Piacere.
L'ha descritta benissimo.
La mia famiglia ne soffre.
Anche la mia.
Ti abbiamo dato un analgesico potente,
e altro per calmarti.
Grazie.
Vedrai, ti passerà presto.
Che significa "di culto"?
Regista di culto. Appartieni a qualche setta?
Al culto evangelico?
Ho sentito che sono tremendi.
No, no, non sono evangelica.
Ho diretto solo due film, e nessuno è andato bene.
Poverina, mi dispiace.
Che sono due film di culto significa che...
sono piaciuti a pochissime persone, sono stati un fiasco.
Ma c'è un esiguo gruppo di spettatori che li adora.
Questo è il culto, quello di quei pochi spettatori.
Pensa tu.
Non credevo che significasse questo.
Bene, grazie della lezione magistrale.
Ora cerca di dormire un po'.
Qualsiasi cosa, chiama con quello.
Tra la pioggia e il ponte, c'è molto movimento.
Dovresti fare un film su di noi.
Bonifacio. Che... che bel nome.
Bene.
La lascio in mano tua.
Sono qui per questo, non si preoccupi.
Ma non ti conosco già? Mi sembri familiare.
Non so. Faccio il pompiere.
No, non è per questo.
Ultimamente è stata a qualche addio al nubilato?
Sì, un mese fa, di un'amica.
Ho ancora i postumi dell'alcol. Come lo sai?
Sarà stato lì.
Beau fa lo stripper nei weekend.
Forse è stato lì, allora.
Buonanotte.
È forte, eh?
Stai già meglio, vero?
Questo sì che funziona.
- Dammi un bacio. - Anche due.
E adesso dormi.
Avrei solo una domanda. Posso?
Sì.
Perché volevi stare in questa stanza,
e non nell'altra?
Le scene del mio secondo film che ho girato qui
erano ambientate in queste due stanze.
Una, dove ci stava portando il barelliere.
Poi abbiamo girato anche in questa.
La paziente della stanza di fronte moriva,
quella che stava in questa stanza sopravviveva.
Chiaro.
Non sono superstiziosa, ma...
il cinema ha qualcosa di premonitorio.
Sì?
È una mia teoria.
Perché non hai fatto più film,
se sei di culto?
Perché con gli spot faccio più soldi.
Ho comprato casa a Madrid e a mia madre al paese.
E non è che i produttori mi cerchino.
Sono un po' strana per l'industria.
Già.
La colazione.
Di già? Ci siamo addormentati da pochissimo...
La colazione va fatta.
Poi viene il medico a visitarti.
Come ti senti?
Intontita.
Va bene, ma il dolore è sparito?
Sì, credo di sì.
Hai già un'altra faccia.
Non so se è passato, ma preferisco andare a casa.
- Sì? - Sì.
Allora andiamo.
Perché ambienti la tua storia nel 2004?
Apro col mio primo attacco di panico, che fu allora.
E al giorno d'oggi, grazie ai reality,
tutti sanno cos'è una crisi di quel tipo.
Oggi non è strano, vent'anni fa sì.
E Santi è stato di grande aiuto.
Sarà molto confessionale?
Il meno possibile, almeno ci provo.
Ma sai che la realtà poi si intrufola sempre,
senza che te ne accorgi.
A proposito di realtà,
mi piacerebbe prendermi...
non so, tre mesi sabbatici, almeno.
Per fare che? A te non piacciono i mesi sabbatici.
Da una settimana invece sì.
Non mi vuoi dire cosa farai?
Mi lasci per un altro?
Sai che la mia impasse è superata,
che tra pochi mesi prepareremo un altro film.
Non ti lascio per un altro. E non dico di più.
Santi ti ricorderà gli appuntamenti medici,
le retrospettive e tutti i casini che salteranno fuori.
Hai pensato anche al tuo sostituto.
Tu continua a scrivere,
e speriamo che tra qualche mese avrai messo la parola "fine",
e che la tua sceneggiatura ti appassioni.
Sì?
- Siete voi che mi avete chiamato? - Sì.
- Salve. - Salve.
- Salve. - Ditemi.
Stiamo cercando un locale di striptease maschile.
Da vedere, diciamo.
Allora, il palco è questo.
Ma qui non si fanno striptease.
- No? - No, ormai è roba antica.
Qui la gente viene a vedere scopare.
La gente vuole vedere scopare.
Per ballare e per gli striptease ormai hanno Internet.
Certo.
Qui vengono a scopare, o a vedere scopare.
Chiaro.
Vi faccio vedere una sala con dei letti rotondi
di velluto rosso,
stupendo, per chi fa scambi di coppia.
Ve la faccio vedere.
No, grazie.
Ha grande successo. C'è la lista d'attesa.
- Sì? - Sul serio?
ELSA RICORDA COME HA CONOSCIUTO BEAU, UN ANNO PRIMA.
Non posso restare.
Cosa?
Non posso lasciare il bambino da solo. Ricardo deve uscire.
Non gli hai detto che lavoravamo?
Deve uscire. L'ha chiamato un cliente.
A quest'ora? Non credo sia così urgente.
Nessuno compra biciclette di notte.
Non posso restare. Scegli tu.
Qua ti costa 100 euro in più.
Poi ti pago.
Sì? Non so come, però.
Vorrei parlare con te.
Non puoi entrare qui.
Vorrei proporti un lavoro.
Grazie, ne ho già due.
Questo ti ruberà poco tempo.
A proposito, mi chiamo Elsa.
lo Bonifacio.
Sul palco hanno detto Beau.
È il mio nome d'arte.
Se proponi il porno, perdi tempo.
Ti sembro regista di porno?
No.
Ma non so che...
Ti offro da bere e ti spiego.
Dimmi prima cos'è.
La gente fraintende, con noi.
Con me, almeno.
Non mi compri né mi noleggi.
È uno spot di intimo.
Di intimo?
- E che devo fare? - Niente.
Sederti su un letto...
Nudo?
No, in mutande.
Solo questo?
Ovviamente davanti a una troupe che ti riprende.
Ci sarà un po' di gente.
Va bene, andiamo a bere qualcosa.
Ma offro io.
Che facevi, prima del boy?
Non chiamarmi boy.
Sono un pompiere.
Salvo gente per vocazione.
Cioè, questo è il mio lavoro.
Ma abbiamo giorni liberi,
e a me servono soldi.
Ho mio padre in una casa di riposo.
Mi servono soldi extra.
Certo. Capisco.
Dimmi di più dello spot.
Mi hai visto ballare, ma sono rigido.
È una cosa facile.
Sei seduto su un letto,
appena sveglio, con lo sguardo perso.
- Con un'erezione? - No.
No, al contrario. Sei rilassato.
Come quando ti svegli.
È spesso duro al risveglio.
Ma per questo non serve.
Ma mi farai primi piani del pacco?
È di questo che si tratta, no?
No, non sarà così scontato.
Sei timido riguardo al corpo,
eppure resti quasi nudo su un palco.
Lì sono sfacciato.
E mi diverto.
Nello spot è uguale.
- Buongiorno. - Ciao.
- Stai bene? - Un po' intontita.
Vado a fare il tè.
Arrivo.
Il mal di testa regredisce,
ma l'angoscia cresce.
Dettaglio minuziosamente le sensazioni fisiche del momento,
mi tiene occupata.
Devo distrarre il cervello.
Non riesco a concentrarmi.
Riesco a scrivere solo dell'immediato.
Ammiro la facilità con cui Beau si addormenta.
È un dono che io non ho.
Mi commuove avere accanto a me,
addormentato, un animale così bello.
Percorro con lo sguardo il suo corpo, come un paesaggio.
E non so perché, penso che, a un certo punto,
lo farò soffrire.
- Ciao. - Ciao. Ti ho svegliato?
No, sto lavorando. Che c'è?
Avevo un mal di testa terribile.
Ho preso due Innogran,
ma mi sento ancora molto male. E non so cos'ho.
- Hai sudorazione? - Sì.
E conati, anche senza vomito?
Sì, ho lo stomaco sottosopra.
È un attacco di panico.
- Non ti era mai successo? No.
Adesso sai cos'è.
Basta un ansiolitico sotto la lingua.
Hai il Trankizolán da 0,50?
No. Ma posso comprarlo in una farmacia qualsiasi, no?
Vorranno la ricetta.
Di solito ce l'ho,
ma oggi purtroppo no.
Chiedi la prescrizione alla tua psichiatra.
Elsa, lo sai che ora è?
È che sto malissimo.
Va bene.
Oggi è ponte, magari non dorme ancora.
- Pronto? - Ciao, Patricia.
La psichiatra è fuori, ma può vederti domani.
Resisterò fino a domani?
Comincia a smettere di preoccuparti.
Chiama Gabriela.
Sicuro ha il Trankizolán.
Gabriela fa una festa stasera.
Ho detto che non ci andavo perché ero stanca.
Ma lei è pesante, insiste.
È la cosa più veloce.
Va bene, vado da Gabriela.
Scusa, Patricia. E grazie.
Ricordati la psichiatra.
Ti mando subito il numero.
Grazie.
Credo sia meglio se entri solo tu.
Ora la avverto.
- Solo io? - Sì.
- No. - Ho paura di lei.
Sei hai paura tu, ed è tua amica, pensa io.
Se mi vede, vorrà che resti. Non mi farà andare via facilmente.
Dille che stai male.
Non posso andare io. Sarebbe pure la prima volta.
Lei ti conosce, e le piaci.
Cazzo. Peggio.
Le dici che non sto bene e che hai fretta.
lo lo faccio, ma le sembrerà un po' strano.
Non ci farà nemmeno caso.
Lei pensa solo a se stessa.
Va bene, entro. Avvertila.
Non risponde.
Guardate la macchina. La macchina, per favore.
Chiedetevi: che ci faccio qui?
Aspettate sorridenti il futuro,
che si presenta oscuro, plurale, imprevedibile e distopico.
Nel frattempo, sorridete. Fate buon viso al futuro.
È importante per la foto.
È la base della resistenza, l'ottimismo a forza di bombe.
Grazie.
È arrivata una telefonata.
Elsa . Torno subito.
- Pronto? - Ciao, Gaby.
Hai deciso di venire, che gioia.
Parlavo ora di te con Barenboim.
No, non vengo, Gaby.
Però sentimi bene, ti mando Beau,
gli devi dare del Trankizolán.
Ce l'hai a casa, vero?
Certo. Ho anche cocaina e una cena stupenda.
A Barenboim mancava la cotoletta argentina e ho fatto i filetti.
- A te piacciono. - Molto.
Vieni col tuo ragazzo, no?
No, Gaby, viene solo lui.
Sono in pieno attacco d'ansia e mi serve il Trankizolán.
Non ho la ricetta per la farmacia.
E mi sento veramente male.
A te serve una bella festa.
Gaby, ti prego, non posso.
Dai, anche solo mezz'ora.
Parli con Barenboim, che vuole farti dirigere un Flauto Magico,
prendi il Trankizolán e te ne vai.
Gaby, per favore.
Quanto sei pesante.
Va bene.
Apri, siamo al portone.
Siete qui! Vi apro subito.
Eccola.
Ciao.
Hai una brutta faccia.
Te l'ho detto, sto malissimo.
Saliamo subito in camera mia
e parliamo tranquille.
Poverina.
Mi imbarazza disturbarti così.
Hai fatto benissimo.
Ho una scatola di Trankizolán.
Ti do un blister e ne tengo uno per domani,
che la notte è lunga.
Venite, che qua è tutto sottosopra.
Sai come sono le mie feste.
Sdraiati, che stai male.
- Qui tra i cappotti? - Sì, qui.
Guarda, questo blister è tutto per te.
Mettine uno sotto la lingua e vedrai, è una mano santa.
Venti minuti e sei come nuova.
Qui state tranquilli.
Posso mettermi anch'io?
Sì, a meno che non vuoi scendere un po' alla festa.
Preferisco restare qui.
- Vuoi bere qualcosa? - No, grazie.
Allora, tra mezz'ora,
se stai meglio, ti porto Barenboim e parlate un po'.
- Ti va? - No, per favore.
Non ce la faccio.
Bene, non insisto più. Riposatevi quanto volete.
Grazie mille.
Che peccato, però.
Cosa?
Potresti farci uno spogliarello.
Non è il momento, Gaby.
Avevi promesso che a una delle mie feste l'avresti fatto...
integrale.
Un altro giorno.
La prossima non la scampi. Dai, vi lascio.
Cazzo, quanto ci costa.
È tremenda.
Che ci fate qui?
- Amaia, come stai? - Bene.
Elsa non stava bene.
Come mai? Che cos'hai?
Niente. Devi cantare alla festa?
Sì, dopo canto.
Ma come siete entrati, che non me ne sono accorta?
È una lunga storia, Amaia.
Siamo venuti direttamente qui in camera.
Ho capito.
Vorrei sentirti cantare, ma non ce la faccio a scendere.
- Non ci pensare neanche. - No.
Siamo qui per il Trankizolán,
perché Elsa aveva un attacco d'ansia.
Poverina.
Ma io ti canto quello che vuoi.
Sì?
Un pezzo di Chavela?
L'ho scoperta e la adoro. So che ti piace.
Sì, mi piace tanto.
- Grazie. - Perfetto.
In che tonalità era?
Ci si separa
Con indifferenza
Dalle piccole cose
Così come un albero
In autunno
Resta senza foglie
Alla fine, la tristezza
È la lenta morte
Delle cose semplici
Quelle cose semplici
Che restano con dolore
Nel cuore
Si torna sempre
Nei vecchi posti
Dove si è amata la vita
E allora si comprende
Quanto sono assenti
Le cose amate
Per questo, ragazza
Non partire adesso
Sognando il ritorno
Perché l'amore è semplice
E le cose semplici
Le divora il tempo
Si torna sempre
Nei vecchi posti
Dove si è amata
La vita
Ciao, Mónica.
Ciao, Santi.
lo vado a giocare a tennis.
Ti ho scritto le cose da ricordare a Raúl.
Hai avuto le mail?
Sì, gliele ho già girate tutte.
Dovrai ricordargliele.
Dovrai insistere sempre.
Chiamerò per sapere come va.
Va bene, ma non preoccuparti.
Pensa a te e alle tue cose.
Lo faccio, ma Raúl non è abituato.
Lo so.
Ma dovrà abituarsi.
Tu insisti.
Insisto, che lo conosco.
- Vado, a presto. - A presto.
Sono venuta a licenziarmi, come ti ho detto.
Quindi non hai cambiato idea?
Ti ricordo comunque le ultime cose arrivate.
II Cervantes di Los Angeles vuole un discorso per inaugurare
la biblioteca di spagnolo.
La schiena non regge un viaggio così, lo sai.
Sì, ma fino a oggi mi hai pagato per dirtelo.
Un'associazione LGBTIQ+ ti dà il premio... "Piuma dell'anno".
Ma quest'anno non ho fatto cose speciali.
Come l'anno scorso. Ma che ti costa andare?
Vai, prendi il premio, e appoggi il collettivo.
Sembra brutto se non vai.
Ho altre proposte, ma sono tutte da "no". Te le leggo?
No, non c'è bisogno. Grazie.
Santiago ha tutto.
Ti invitano anche in Qatar.
C'è la prima edizione di un festival del cinema.
Un giorno solo, danno una fortuna.
- 200.000 euro. - Davvero?
Sai che in Qatar non risparmiano su cultura e sport.
Il tuo nome dà prestigio.
Che follia.
- Che dico? - Non tutto ha un prezzo.
E con questo mi licenzio.
Ho capito. Ma è meglio se ti licenzio io.
Vieni con me in cucina.
Sono io che me ne vado.
Sono molti anni che mi sopporti, tesoro.
Meriti una compensazione.
Faccio preparare i documenti dal mio agente.
Così hai due anni di disoccupazione.
Grazie.
È il minimo che possa fare dopo vent'anni di fedeltà e attenzioni.
Mi mancherai molto.
Anche tu.
Un po' di cioccolato?
No, grazie.
E ora che non ci sarò, per favore, non trascurarti.
Goditi le cose, esci di casa, vivi.
Non esistono solo scrittura e film.
Per me sì.
Santi si occuperà di tutto.
E se hai problemi, mi puoi chiamare.
Consideralo un po', vive con te.
Ha già iniziato a tormentarmi.
- Non vuoi un caffè? - No, grazie.
Mi dici perché te ne vai?
Sì, certo.
Aiuto la mia amica Elena.
- La tua amica Elena? - Sì.
La credevo sparita da anni dalla tua vita.
Non è mai sparita del tutto,
e ora ha bisogno di me.
Hanno trovato un tumore al figlio, lo opereranno.
Ha il 50% delle possibilità di sopravvivere all'operazione.
Mi dispiace.
Voglio vivere con lei questa agonia,
fin dove ci porterà.
E suo marito?
Lui sì che è sparito da tempo. Non ne abbiamo bisogno.
Non potevo immaginare...
Volevo dirtelo di persona.
Certo, capisco.
Ti mando eventuali altre cose, ma avrò la testa altrove.
Sì, certo.
Santi romperà volentieri.
Lascia che si occupi di te.
Glielo concedo da tempo.
Hai endocrinologo e colonscopia a fine mese.
Non li saltare.
Quanto al Qatar, se ti fa piacere, dovresti rispondere.
Sono tanti soldi, pensaci.
Figurati se ora penso al Qatar.
Chiama quando vuoi, se hai bisogno di sfogarti, o per qualsiasi cosa.
Grazie.
ELSA RICEVE UNA TELEFONATA DALLA SUA AMICA ELENA
NATALIA.
- Natalia? - Ciao, Elsa.
Ciao.
Non ho capito se poi vieni qui per il ponte.
No, è che... sono appena tornata a casa dall'ospedale,
ho passato la notte lì per una gastroenterite.
È meglio se resto qui a riposarmi questi giorni.
Ma tu stai bene?
Sì, come sempre.
Fatti forza, tesoro.
Mi riprendo e ti chiamo.
Va bene. Un bacio.
Un bacio.
Era Natalia.
Le avevo detto che andavo da lei al paese per il ponte.
Ti chiama a quest'ora?
Non saprà che ora è.
Non so, meglio riposare, no?
Sì, le ho detto così.
Ma... me l'ero proprio dimenticato.
Oggi dovrei andare in caserma.
O dico che sto male. Ma dovrei.
No, no. Tu vai.
Vai, fai le tue cose.
lo sto bene, davvero.
E poi ho le pillole, se mi torna l'ansia.
RIPOSA, SONO IN CASERMA.
RIMETTITI, TORNO PRESTO!
TI AMO. TUO BONIFACIO.
Come sto oggi?
La dottoressa Potau, per favore?
Sono io.
Ho avuto il numero da Patricia Otero.
Sì, mi ha chiamato ieri sera.
Potrei vederla stasera?
Le va bene alle otto?
Sì. Mi faccio dare l'indirizzo da Patricia. Grazie.
Come stai, amore?
Bene. Mi sono riempita la sera di appuntamenti.
Vado al cinema, ma forse tardo,
perché c'è molto traffico.
Dopo vado da Patricia, e poi dalla sua psichiatra.
Ma stai bene, vero?
Sì, sì. Un po' angosciata dalla folla.
Oltre al ponte, è anche Natale.
Quindi non mi preoccupo?
No, no. A te come va?
lo sto bene, tesoro.
Una giornata tranquilla.
Non sei stanco?
Ho riposato un po'.
Cazzo, appena parlo...
Lo senti l'allarme? Un bacio.
- Ciao. - Ciao. Come stai?
Stamattina mi ha chiamato Natalia.
Eravamo rimaste che andavo da lei, ma col malessere...
- Non lavora tanto, eh? - No.
Da molto non la vedo fare spot.
Sta al paese con i suoi finché non si riprende.
Ma va per le lunghe.
Lorenzo, guarda chi c'è.
- Ciao. - Hai un regalo per me?
- Sì, ma prima voglio un bacio. - No.
Ehi, non fare il maleducato. Cosa si dice?
Niente.
Te lo do lo stesso.
È tremendo, scusa.
Stai guardando il film?
L'ho messo prima.
Qui Chavela già perdeva la voce.
Ma sapeva benissimo come usarla.
L'ho sentita cantare "La Llorona" più di 50 volte.
Ogni volta era diversa, e ho sempre pianto.
lo ho diverse versioni.
Dovrei avere anche l'ultima.
La vuoi sentire?
Ahimè, Llorona
Llorona
Llorona
Portami al fiume
Agli ultimi concerti,
siccome stava perdendo la voce,
quasi non cantava la canzone.
La diceva.
La mormorava.
Coprimi col tuo scialle, Llorona
Perché sto morendo di freddo
Se
Perché ti amo tu vuoi, Llorona
Vuoi che ti ami di più
Se
Perché ti amo, tu vuoi
Llorona
Vuoi che ti ami di più
Se già ti ho dato la mia vita, Llorona
Cosa vuoi di più?
Vuoi di più!
Fa venire i brividi.
Vado a fare il tè.
Falla finita
In un colpo solo
Perché vuoi uccidermi poco a poco?
Se deve arrivare il giorno in cui mi abbandonerai
Preferisco, amore, che sia questa notte
Mi sta bene che te ne vada a dicembre
Che il mio Natale sia il tuo addio crudele
Non voglio iniziare l'anno nuovo...
Leva la canzone, per favore.
...con questo stesso amore che mi fa tanto male
Natale amaro.
Che titolo appropriato.
Guarda.
Un'amica è andata a Parigi per il ponte,
e ha mandato questa chiedendo se è mio marito.
Anche Ricardo è a Parigi. Per un viaggio d'affari, dice lui.
- Che vuoi dire? - Che è lui!
Ma non si vede la faccia di nessuno!
Guarda.
Magari non è lui. È un'immagine molto confusa, guarda.
Riconosco la sua giacca...
i suoi pantaloni...
il suo modo di abbracciare...
È lui, Elsa.
Rispondo?
Dammelo.
Trankizolán, alza la lingua.
Così. Tranquilla.
Come ti senti adesso?
Bene.
Da due ore non ho sintomi.
Il tempo è volato.
Secondo te da dove arriva questo attacco di panico?
È il primo, ha detto Patricia.
Sì, così forte sì.
Non so, la stanchezza.
In pubblicità non ci fermiamo mai.
Non puoi cercare di staccare ogni tanto?
Non lo so fare.
Da tempo attacco un lavoro all'altro.
E poi,
mia madre è morta giusto un anno fa.
In questo periodo, proprio durante il ponte.
La sento presente, come se fosse successo oggi.
È riuscita a salutarla?
No.
Ero andata a trovarla in mattinata e...
per il resto della giornata ho lavorato.
Levo l'accappatoio?
Quando vuoi. È quasi tutto pronto.
Va bene.
- E che devo fare? - Niente.
Sei seduto sul letto e guardi fuori dalla finestra.
Pensa a ciò che vuoi, meglio se è triste.
Triste?
Penso a mio padre.
Bene.
Pensa a tuo padre.
Per il resto stai bene?
Hai freddo? Vuoi bere qualcosa?
No.
Beh, mi sento nudo.
Ma non lo sei.
Faremo presto, vedrai.
Spegnete i telefoni!
È il tuo, Elsa.
- Silenzialo. - È l'ospedale.
- Sì? - Elsa Rosado?
Sì, sono io.
Mi dispiace, sua madre è appena deceduta.
- Elsa? - Sì, sì.
Dovrebbe prendere le sue cose e firmare dei documenti.
Sto lavorando, posso venire tra due ore?
Sì, non c'è problema.
Venga quando può.
Grazie.
- Che succede? - È morta mia madre.
Devo andare in ospedale.
Mi dispiace.
Ti porto io, se vuoi.
Fa male pensare che è morta sola.
Hai avuto tempo di elaborare il lutto?
No.
Da allora non ho smesso di lavorare.
A volte ci vogliono anni per affrontare una perdita.
lo non l'ho ancora affrontata.
Sono scappata.
A parte ciò che ti prescriverò,
dovresti prenderti una pausa,
fare un viaggio.
Meglio se parti con qualcuno.
Sì, certo.
- Ciao, Mónica. - Ciao, Raúl.
Puoi parlare?
Sì. Ti ho lasciato un messaggio ieri.
L'ho sentito, ma...
- Ho pensato che fossi impegnata. - Sì.
Il figlio di Elena è morto.
È terribile, Mónica.
Posso venire da voi?
Adesso siamo in treno.
Andiamo nell'Emporda.
Appena so che ne sarà delle nostre vite, ti chiamo.
Mi dispiace molto, Mónica.
Dillo a Elena, o passamela.
Ora non è qui con me.
Sono venuta al bagno, così non mi sente.
Anche Santi ti manda un bacio.
Se possiamo aiutare...
Grazie.
Dove andiamo, mamma?
Non lo so.
Stanotte dormiamo da zia Elsa, va bene?
Che succede, mamma?
Niente, tesoro.
PARTO COL BAMBINO. NON MI CHIAMARE.
Ti vuoi buttare?
Preferisco continuare a bere.
E io?
Tu non puoi bere, o anneghi.
E la zia Elsa?
Lasciala stare. A lei non importa di noi.
Torno subito. Attento con l'acqua.
Invece mi importa, amo questa scena familiare.
Sì...
Esci, Lorenzo, sei già stato troppo lì.
No, non voglio.
Tesoro, ti scotti con questo sole. Vieni, forza.
Adesso ti metto i cartoni.
Dai, vieni con me.
Andiamo.
Forza.
Siediti qui.
Ecco, stai qui tranquillo.
Sono ore che scrivi, eh?
Mi piacerebbe fare un terzo film.
A un tratto mi è venuta voglia.
Dev'essere quest'isola.
Che bello.
E di che parla?
Di tutto.
Di due donne su un'isola vulcanica, di cosa passa loro per la testa.
Le due vivono un lutto.
Una sono io?
Sì, una storia è ispirata a te, direi.
E cosa ho per la testa?
Perché neanch'io lo so.
È un modo di dire, Patricia.
Ero ispirata dal soggiorno sull'isola,
e qui siamo tu, il bimbo e io.
C'è anche mio marito Ricardo?
Lui non è qui.
Ma è per lui che sei qui.
E parli di questo?
Ancora no, sto iniziando.
È il momento di appuntarmi ciò che penso.
Però, visto che me lo domandi...
Sì, vorrei parlare di lui e della tua liberazione.
- La mia liberazione? - Sì.
Quindi mi sono liberata di Ricardo senza neanche accorgermene?
Così mi hai detto.
Questo viaggio ne è la prova.
Te l'ho detto tante volte...
ma non mi hai mai creduto.
E ora devo crederti o è come sempre?
Questa è solo un'impasse.
Mi aspetta una lunga via crucis prima di liberarmi di lui.
Non so che succederà.
Credevo non avessi dubbi.
Invece ce li ho, tutti.
Non mi piace che ne scrivi.
Sarà tutto mescolato alla finzione, non ti riconosceranno.
Lui si riconoscerà!
Darai dettagli della nostra vita?
Le stronzate da cui mi dici liberata?
Le stronzate le so dalla tua bocca.
Ma poiché ne parli, sì, penso di sì.
Mi piacerebbe poter parlare di come quest'uomo ti ha annullato per anni,
e della tua incapacità di reagire.
Ma alla fine reagisci, Patricia,
e ti liberi di lui.
Ho sempre voluto darti un lieto fine.
O non mi ispirerei a te.
Se c'è un finale,
non penso sarà lieto.
Dimentichi che è finzione,
e che il finale lo scelgo io.
Ti ho sempre sentito dire...
che il finale si impone da solo mentre la storia si evolve.
E che l'autore... deve accettarlo,
anche se non è quello che pensava.
Che a volte è una sorpresa,
anche per l'autore stesso e per il personaggio.
Ricordi le mie interviste.
Mi piaceva ascoltarti sulla tua esperienza da regista.
Non avresti dovuto smettere.
Ma non mi piace che scrivi di me e Ricardo.
Pensavo di fartelo leggere, una volta finito.
Non hai mangiato niente.
Neanche tu.
Mi ha saziata il vino bianco.
Sparecchiamo.
Avresti dovuto chiedermelo prima.
Scusa, mi sono fatta prendere dall'entusiasmo.
È così importante per te?
Sì.
Ma non preoccuparti, non ci sarai nel racconto.
Che brutto, detto così.
Non puoi decidere della vita altrui.
Lo dico per tranquillizzarti.
Tu e Ricardo non apparirete come ispirazione.
E comunque, non sareste mai stati voi.
Mi stupisce che tu non abbia capito che sto scrivendo fiction.
Non prenderla alla lettera.
Scusa se sono un anticlimax.
Non fa niente.
Il problema è che tuo marito sa che può fare come vuole con te.
Lo lascerai, prima o poi.
Probabilmente poi.
E vuoi comunque ingoiare merda finché non scoppi.
È il tuo carattere.
Non puoi parlarmi così.
Scusa.
- Sono io. - Dove sei?
A Lanzarote, in una villa.
E il bambino?
È qui con me. Sta dormendo. Stiamo bene.
Pensi di tornare?
Sì.
Vienimi a prendere, per favore.
Domani prendo il primo volo.
Dove ti chiamo?
Ti chiamo io.
Va bene.
A domani. Ti amo.
Dammi 25 minuti.
Aspettaci in aeroporto.
A tra poco.
Amore, metti dentro il secchiello.
Aiuta mamma. Prendi.
Vai tu, da solo.
lo vado.
Mi dispiace per ieri sera.
Avevo bevuto molto.
In vino veritas.
Era ciò che pensi.
Ma sono stata crudele.
Sì, molto.
Ammetto che la tua situazione mi fa dare di matto,
ma non ho il diritto di intromettermi.
No, no ce l'hai.
Non con un'amica.
Sei più di un'amica.
Lo ero,
non ti confondere.
Andiamo, amore. Salutala.
Andiamo con papà a Madrid.
Ah, sì?
Ci sta aspettando all'aeroporto.
Benissimo.
Ti è piaciuto il viaggio?
Mi è piaciuta la spiaggia nera, e i cactus.
E i cactus?
Sono bellissimi.
Mi fa molto piacere.
Mi mancherai molto, Lorenzo.
Anche tu.
Fai un buon viaggio di ritorno.
- Ciao. - Ciao.
Dai, amore. Prendi la borsa.
Dai, Lorenzo.
Ho trovato tre ville,
ma una mi è piaciuta molto.
Non è questa, ma è simile.
Ha un giardino di cactus all'entrata.
Arido, di terra nera, ma è molto bello.
E davanti al portico c'è un cielo immenso.
E la piscina.
È climatizzata?
Non lo so, penso di sì.
Ma dopo controllo.
È Mónica.
Ciao, Mónica. Ancora in Emporda?
No. Siamo tornate a Madrid.
Credo che qui Elena sia più seguita.
Vuoi che ci vediamo?
No, ora non posso separarmi da lei.
Due settimane fa ha tentato il suicidio
con le pillole per la depressione.
Davvero?
Ma non voglio angosciarti coi nostri problemi.
Non mi angosci, dimmi solo se possiamo aiutarvi.
Grazie. Qui c'è una psicologa
che a Elena piace, a quanto pare.
Ne usciremo.
Non ho dubbi.
- Ti devo lasciare. - Un abbraccio enorme.
Un bacio da Santi.
Un bacio a entrambi.
Ciao.
Che è successo?
La ragazza voleva suicidarsi.
Ma che dici?
Hai preso il temporale mentre venivi?
No. Tutto bene.
Che temporale forte.
Tu come stai?
Bene.
Oggi non lavori?
Sì. Devo girare una pubblicità.
- Di cosa? - Mutande.
Cosa sei costretta a fare...
Mi pagano bene e non è indecoroso, mamma.
Il temporale sta passando.
Dovevi sentire che tuoni.
Ecco da mangiare, signora Antonia.
Poco fumo fa il cibo nel mio corpo.
Oggi ti faccio mangiare io, va bene?
Grazie, figlia mia.
CALA LA SERA.
ELSA SI ALZA DA TAVOLA,
COME PER SGRANCHIRSI LE GAMBE.
FINE
Tutto bene?
Sì. Ho finito la sceneggiatura.
Finalmente.
Sei contento?
Forse è un po' corta, manca qualcosa.
Dici sempre così quando finisci di scrivere, no?
Posso leggerla?
- È la prima stesura. - Lo so.
C'è un personaggio che assomiglia a te, all'inizio.
Ma non sei tu.
- No? - Mi sono ispirato solo all'inizio.
Fosse anche me in tutto, non ho problemi.
Anzi.
Mi piace ispirarti.
Sono all'inizio, sì?
Ma non leggere con me qui. Vai in camera o in giardino.
Psicopatico.
Mi innervosisce vederti leggerla.
Starei lì ad aspettare le tue reazioni.
Sappi che reagirò bene.
Anche se non mi piacesse niente.
FINE.
IL GIORNO DOPO, ELSA CHIAMA LA SUA AMICA ELENA.
Sì?
Ciao, Angelita. Sono Elsa.
Come stai, Elsa, amore?
Bene. E tua figlia?
È qui, un po' inquieta.
Tesoro!
Arriva, eccola. Te la passo.
Grazie. Un bacio.
È Elsa...
Ciao, Elsa.
Ciao, Natalia. Come stai?
Mah, così...
Ma sono contenta di sentirti.
E non ti preoccupare se non sei venuta.
Non ce l'ho fatta.
Avevo avuto un attacco di panico tremendo.
Poverina, so cosa vuol dire.
E me ne sono venuta qui a Lanzarote.
Hai fatto bene.
Devi riposare, non ti fermi mai.
L'isola mi sta facendo bene.
La villa ha due stanze da letto
e ho pensato: "Perché non te ne vieni qui?".
Ci facciamo compagnia.
L'isola ha un'energia molto speciale.
Mi stai invitando a Lanzarote?
So che ti farebbe bene uscire di casa.
Se hai voglia, penso io a tutte le spese.
Ti mando un biglietto per domani, sì?
Te lo faccio adesso. Un bacio. Ciao, tesoro.
Dice se vado a Lanzarote.
lo sarei già in aereo. Non dico niente.
Che gioia!
Com'è stato il viaggio?
Sono frastornata. Quanta gente!
Sono le uniche persone che vedrai.
- Sì? - Sì. Andiamo alla macchina.
Questa roba è pazzesca.
Sono tombe?
No, si chiamano zoco.
Servono a proteggere le viti.
A proteggerle?
Dal vento.
Sono meravigliosi.
Scusa, è che al paese vivo come una selvaggia.
Dovevo farmi la tinta, eh?
Sei bellissima.
Sono contenta di essere venuta.
Che hai fatto dall'ultima volta che t'ho visto?
Niente. A casa, tranquilla, con mia madre.
Con tua madre? Ma non hai amiche? Non esci?
Il paese ha 53 abitanti,
e mia madre è la più giovane, e ne ha 60.
Gli altri vanno dagli 80 in su.
Questa è la mia stanza.
E questa a sinistra è la tua.
Vieni.
C'è stata Patricia, due giorni.
Poi è tornata col marito.
Non sapevo avessero rotto.
Stanno come sempre.
Sono contenta che sei qui.
Anche io.
Ti aiuto?
No. Faccio io.
Se ti va di fare qualcosa, c'è tanto da vedere.
- Guarda. - No, sto bene qui.
Sicura?
Bene.
Vuoi parlare?
O non ti dispiace se scrivo un po'?
No, no, tu scrivi.
Sto benissimo qui, prendo il fresco.
Va bene.
Che scrivi?
Una sceneggiatura.
Cioè, almeno spero.
Vorrei fare un altro film.
Ma interrompimi quando vuoi, chiaro?
E di che parla?
Della mia infanzia,
del mio arrivo a Madrid.
Parlo della morte di mamma, un anno fa.
Non l'avevo mai fatto.
Mi fa molto bene.
Da allora avevo lavorato sempre, sfuggendo al dolore.
Ma, dopo il malessere della settimana scorsa, ho avuto paura
e ho deciso di fermarmi.
Quanto dura il lutto?
lo mi sento uguale al giorno dell'incidente.
E sono passati quasi due anni.
Non lo so.
Dipende dalla persona.
Ma tu devi fare la tua parte, Natalia.
La stai facendo, no?
Non lo so. Certi giorni non ho forze.
Non dire così.
Sei depressa, ma poi passa.
Sei stata dal medico?
Stai facendo qualche cura?
Sì, ma...
a volte mi dimentico.
Se vuoi, dimmi cosa prendi,
e te la gestisco io.
No, non ti preoccupare.
Ho portato tutte le medicine.
Hai idea di cosa fare in futuro?
Jean-Paul ha saputo cos'era successo,
e mi ha proposto due pubblicità.
Che bello!
Ho detto: "Ho un aspetto orrendo".
E gli ho mandato una foto.
Ma ha detto che sono perfetta.
Sei bellissima, come sempre.
Sono solo due foto.
Ha organizzato una cosa facile.
Comunque, fossi in te li tingerei.
Sì?
E mangerei un po' di più.
Prova il formaggio.
Domani possiamo andare dal parrucchiere. O li vuole così?
- No. - No?
- No. - Parrucchiere. Domani.
Hai il viso più bello. Il viaggio ti sta facendo bene.
Beh, mi sono truccata un po'.
Scusa.
È Beau.
Devo rispondere, l'ho un po' trascurato.
- Va bene? - Sì, certo.
Amore, come stai?
Non ti arrabbiare, no.
Sai che sono molto impegnata con la scrittura.
Senti, ti devo salutare.
Domani ti chiamo e ti spiego. Un bacio, tesoro.
Ecco il secondo.
Stai bene?
Come sta Beau?
Bene.
È arrabbiato perché lo chiamo poco.
Ma ora chi mi preoccupa sei tu.
lo rispetto il tuo silenzio,
ma... ti guardo e...
mi piacerebbe che mi dicessi come ti senti.
No, non ti piacerebbe.
Ti sfogheresti.
Parlare serve.
Elsa, io ti ringrazio...
ma preferirei non parlarne.
Come vuoi.
Ma sappi che io ci sono.
Sto già meglio.
Sto bene.
No. Non stai bene, Natalia.
Però...
se l'unico modo di aiutarti è starti vicina...
io ci sono.
Vado a letto. Sono molto stanca.
Dormi bene.
Anche tu.
E grazie mille per tutto.
Se non riesci a dormire, o qualsiasi cosa,
chiamami, va bene?
lo sono in camera, leggerò un po'.
Ti prego, un'altra volta no.
No.
Ora leviamo il tetto, per tirarti fuori.
Sono qui con te.
Natalia?
Natalia, stai dormendo?
Natalia!
Natalia?
Natalia, svegliati! Svegliati!
Natalia! Natalia!
MI DISPIACE, ELSA. NON CE LA FACCIO PIÙ. PERDONAMI, TI VOGLIO BENE.
- Pronto? - Dormivi?
No.
Mi hai chiamato? Ero in uscita.
Sì, l'avevo immaginato.
Non era niente di importante.
Sono contento che mi chiami.
Senti, stavo pensando
che due-tre giorni di vacanza farebbero bene anche a me.
E domani c'è un volo con posti liberi.
Dimmi che sei contenta se vengo.
Beau...
Sono in ambulanza con Natalia, adesso.
È successo un incidente,
e ora devo stare con lei.
Poi ti spiego.
Ma non è un buon momento per venire o per parlare.
Va bene.
- Cerca di capire... - Sì, sì.
Capisco. Non è il momento di parlare di me.
Non sembra che ti importi.
Scusa se ho chiamato.
Hai sentito i tuoni?
Sì.
Sì, li ho sentiti.
Un temporale orribile.
Sembra che stia passando.
È già passato.
Verresti con me a Parigi,
per la cosa delle foto?
Col mio agente ho chiuso.
Vengo dovunque vuoi.
Grazie.
Ma devi promettermi che non ci riproverai.
Te lo prometto, Elsa.
Ho fatto un sogno.
Ah, sì?
Ho sognato che ero nella mia stanza,
con la valigia aperta.
E non so perché, ma non riuscivo a riempirla.
Per qualche motivo, non sapevo farmi la valigia.
Me ne rendevo conto e mi angosciavo.
Non mi pare avessi vestiti in mano.
Ricordo solo la valigia aperta,
e che non ci mettevo niente.
Eri sola?
No.
Cioè, all'inizio sì.
Ma a un tratto c'era un'altra donna,
più grande di età.
Lei ha finito di fare i suoi bagagli,
mentre io non riuscivo a farmi la valigia.
Se l'altra donna fossi io,
finirei di fare la mia valigia, e farei la tua.
Vi dispiace stare da sole un'ora? Devo uscire.
Faccio anche la spesa. Tu vuoi qualcosa, Elena?
No. Grazie.
Che succede, Mónica?
Ho letto la tua sceneggiatura.
E non ti è piaciuta. Ma la devo ancora limare.
- Come ti sei permesso? - Cosa?
Pensi che la tua compensazione compri la mia vita e la sua?
Non mi parlare così.
Se vuoi che continuiamo, cambia tono.
Di che cazzo stai parlando?
Hai osato usare il tentativo di suicidio di Elena.
Non c'è niente che ti freni quando scrivi?
Non è la prima sceneggiatura che leggi, cazzo.
Non parlare di realtà e finzione!
Ora calmati, va bene?
Il personaggio di Natalia è molto diverso da Elena.
Natalia ha perso il figlio in un incidente,
e guidava lei l'auto.
Natalia non è Elena.
Non puoi farmi questo!
Farti che cosa?
Per favore, controllati. Non ti riconosco, Mónica.
Vuoi un caffè, o un whisky?
Bevo mai whisky a quest'ora?
Non lo so, io a volte sì.
Tu sei alcolizzato, tra l'altro.
Non mi perdonerà di avertelo detto.
Non l'ho detto a nessuno.
È in una sceneggiatura! Ti pare poco?
- Sai com'è la fiction. - Non è fiction!
- Autofiction! - Stronzate!
Non dirò niente a Elena,
tanto non si accorge di cosa leggo.
Ma se non levi quella parte,
troverò un modo legale o illegale...
per impedirti di continuare.
Ti rovino la vita!
Mónica, stai vaneggiando.
Non mi frega! Qualcosa mi invento.
Ho vent'anni della tua vita qui!
E ho soldi per farti spezzare le gambe.
Sei impazzita. Non ti riconosco, Mónica.
So che non mi conosci, ma io a te sì!
Che succede con Mónica? Vi ho visti discutere.
In Amarga Navidad ho inserito un personaggio alla fine,
una madre che ha perso il figlio.
Lei pensa che mi sia ispirato a Elena.
Ed è vero?
È vero il dolore. E il senso di colpa.
Ma le madri che conosco provano entrambi.
Mónica si è infuriata.
È normale. È molto suscettibile.
Ci pensi a cosa sta passando?
Sì! E mi dispiace tantissimo!
Ma è arrivata a minacciarmi!
Ma il tuo personaggio tenta il suicidio come Elena?
lo non l'ho ancora letto.
Sì, ma è veramente molto diverso.
Ed è essenziale per la storia?
Sì, è fondamentale.
Di fatto, è la soluzione.
Alla sceneggiatura mancava qualcosa.
Quindi non puoi toglierlo?
Certo che posso. Posso anche non girare mai più.
Ma non voglio farlo obbligato da Mónica o da altri!
Però devi capire che la loro situazione è delicatissima.
Le hai detto cose con cui può minacciarmi?
lo? No.
Hai cose da nascondere?
No.
Il magazzino per gli attrezzi di scena
l'ho pagato metà in nero, anni fa.
Ma non lo userà per ricattarmi.
No.
Mónica non è quel tipo di persona.
Era arrabbiata ed è esplosa.
Tu sistema la cosa.
Sì. Devo riuscire a farla ragionare.
Ricordati che ama una donna che ha perso un figlio,
e che voleva suicidarsi.
Pensa al loro dolore, non solo al testo!
Si direbbe che sei dalla sua parte.
Devo spiegarti che a questo punto posso scrivere solo
con la libertà più assoluta?
Costi quel che costi?
Basta, Santi. Non iniziare tu, ora.
Sono Raúl.
Che vuoi?
La conversazione non può finire così.
Dimmi dove e quando, ma continuiamo a parlare.
Ti faccio sapere.
Sono cinque anni che non faccio film.
Ci ho provato a scrivere,
ma niente mi ha conquistato.
Sai meglio di tutti che la mia vita non ha senso, se non giro.
Questi cinque anni sono stati un'agonia.
Ma hai diretto la tua prima opera teatrale,
hai pubblicato due libri sulla tua filmografia, un documentario,
hai girato mezzo mondo raccogliendo premi alla carriera.
Non ambivo ad avere questo dal cinema.
L'ho fatto perché Santi ama viaggiare.
Diventi vecchio, Raúl. Prenditi una pausa.
Ho bisogno di girare!
Ti piace tanto questo testo?
È raro scrivere una storia in cui tutto si incastra.
Con Amarga Navidad credo di poterci riuscire.
Mi ha sempre interessato l'origine della creazione,
e il rapporto tra finzione e vita.
E credo di averli resi parte organica della trama.
Fai questo film, se ti piace tanto.
Senza l'epilogo col personaggio di Elena.
Si chiama Natalia e ha 20 anni in meno della tua ragazza!
Volevi dirmi questo?
Cedi un po', Mónica.
Sei la mia prima e miglior lettrice.
Sai la mia fragilità in questa fase creativa.
La tua fragilità? E quella di Elena? E la mia?
Non voglio paragonarmi a voi.
Sono solo uno scrittore che invecchia, come dici tu.
Che posso fare?
Leva Natalia dalla storia,
lascia che Elsa pianga la madre,
risolvi il tuo lutto per la tua.
Senza l'epilogo di Natalia, il film durerà un'ora.
Lo vendi a una piattaforma.
Il tuo nome basta per piazzare un originale.
Netflix aspetta qualcosa di tuo da tempo,
appioppagli questo.
Non mi prendere in giro.
Ho chiesto consiglio, non di declassarmi ai film TV.
Ma questo è il segno dei tempi.
Li hai già fatti i tuoi film migliori. Puoi vivere del tuo prestigio.
Sarà un film minore, ma alla lunga piacerà ai tuoi fan,
come a noi piacciono i film minori di Bergman o di Fellini.
Quelli sono morti.
Il prestigio di un regista vivo dura cinque minuti.
Se sei vivo, sei in competizione.
Specie in un lavoro agonizzante come questo.
Salve, cosa vi porto?
- Acqua naturale, grazie. - Un mezcal.
Un mezcal anche per me, meglio.
- Due shot di mezcal. - Bene.
- Volevi un consiglio. - Lascia stare.
Non mi servi più come consigliera.
- Non ero la tua miglior lettrice? - No.
Al momento non sei imparziale.
Ti dico una cosa, anche se parziale, sulla mia lettura.
Non c'è bisogno.
Te la dico comunque.
Un personaggio importante come Natalia non può apparire così tardi,
praticamente alla fine.
Le scriverò altre scene all'inizio,
in cui Elsa la chiama, in pena per lei.
Sono molto amiche, lavoravano insieme.
Elsa la salverà.
Non ha salvato la madre,
non ha salvato Patricia da suo marito,
vuole salvare la sua amica Natalia.
Chi credi di essere per salvare qualcuno?
La finzione non ne ha il potere.
Fino a Natalia, la storia funziona.
Mi piace la stravaganza di sostenere due scene essenziali
solo con la voce di Chavela che canta.
Anche se sembra qualcosa che hai già fatto.
Mai fino a questo punto.
Sì, non avevi mai creato un personaggio che decide
di lasciare il marito e cambiare vita
per via di una canzone.
È sicuramente azzardato, e mi piace.
Però! Grazie.
E non parlare più della morte di tua madre.
È già la seconda volta.
Ne parlerò ogni volta che voglio, e questo è un colpo basso!
Raúl, sono furiosa con te, ma non mi sto vendicando di te.
Da quando stai parlando non hai fatto altro.
Mi associo alle tue lamentele.
Secondo te è da tanto che non hai idee originali,
o che ti soddisfino abbastanza.
Perciò qui parlo di me e di ciò che mi circonda.
Mi espongo anche io!
Non abbastanza!
Neanche con Santi sei giusto!
Lì c'è una storia: il tuo legame con lui da quando lo conosci!
Mi dia la bottiglia. Non coinvolgere Santi!
Dov'è Santi nella sceneggiatura? E Bonifacio?
Grazie. - Uno che, all'inizio,
promette di essere protagonista e a un tratto sparisce.
Elsa non gli dice che non hanno cose in comune,
e che la loro relazione finirà.
Non è il nostro caso. Ora confondi finzione e realtà!
Non hai il coraggio di dire cosa provi per Santi ora.
La passione del ponte della Costituzione è sparita
e nella sceneggiatura si nota.
Sai mentire nella vita, non quando scrivi.
Nelle tue sceneggiature sei più sincero.
Sono ermetico e pudico, ma questo non è mentire.
Beau è un burattino, è inesistente.
Santi invece esiste. E non è Beau.
- Certo che è Beau! - Come vuoi.
Sei ingiusto come nella vita.
Che vuoi dire?
Santi ha quindici anni meno di te.
Volendo, potrebbe scoparsi tutta Madrid.
E invece vive con te, accudendoti, e vive in castità.
Fai troppo la veggente, Mónica.
Che cosa sai di noi?
Ho assistito a tutto.
Ti sbagli. Santi entra ed esce, e non gli chiedo dove va.
Che ne sai che è casto?
Non ce lo vedo a dirtelo.
È un problema vostro, qui parliamo di lui nella storia.
Il peggio non è che ci vampirizzi,
ma che non è una buona sceneggiatura.
Scusa, chiudiamola qua.
Grazie dei consigli.
So che hai bisogno di girare,
ma non ti serve usare tutto.
Ti ho sentito spesso dire che avevi paura di ripeterti.
Che non avresti voluto essere compiacente con te stesso.
E che, se quel momento arrivava, speravi di esserne consapevole.
Beh, quel momento è arrivato,
e tu sei compiacente con te stesso.
Il peggio è che non lo capisci.
Non ti avrei mai ritenuta capace di tanta cattiveria.
Con chi ho lavorato in questi 20 anni?
La nostra è una storia di perdenti, Raúl.
Elena ha perso qualcosa di vitale, e io con lei.
Santi è da tempo che ha perso te.
Ma anche tu hai perso qualcosa. La grazia!
Mi ricordo di te in trance,
quando prendevi una storia per le corna.
Non è l'espressione che vedo adesso.
Difendi la tua sceneggiatura per orgoglio, per non darmi ragione.
Nessuno più di te sa che non è abbastanza buona per te.
E capisco la perdita che ciò vuol dire.
Resta un momento, per favore.
Perché?
Sapevo che saresti finita così.
Così come?
Non parlo della tua cattiveria.
Tutto ciò è nuovo, ma...
Come sono finita, Raúl? Sono curiosa.
Capisco di essermi sbagliato su di te.
E anche su Santiago.
Ma lui... mi intuisce anche se non parliamo,
e vuole stare dove sta ora.
Lui ti ama. lo non più.
Altrimenti parleremmo di una tragedia,
il figlio di Elena, di Natalia,
perso mentre la madre guidava...
Perché sai, è un dettaglio molto diverso!
Un figlio morto è uguale per qualsiasi madre.
Sono d'accordo,
ma io mi riferisco a te.
Ho sbagliato su di te.
Non dovevo ispirarmi al weekend della Costituzione del 2004.
Dovevo ispirarmi a te!
Ai 20 anni del nostro lavoro insieme.
Ma che dici?
Sono stato cieco.
Non esistevo, non sono mai esistita, se non in funzione tua!
Adesso esisti, eccome.
Adesso esisto per Elena!
Lo immagino. Ma mi pento di non averti vista
come ti vedo adesso.
Lasciami in pace!
Sei tu la storia, Mónica.
Il modo in cui mi hai vegliato,
la capacità di renderti invisibile,
e quella di distruggermi che hai appena dimostrato.
Era di te che avrei dovuto scrivere,
ma ho ancora tempo.
Lasciami!
Elsa sarà ispirata a te, io sparirò.
Da questo momento, Elsa sei tu.
Guardami in faccia.
Non ho l'espressione di cui parlavi prima,
quando trovavo la chiave di una storia?
Non sarei dovuta venire.
Non so perché l'ho fatto.
Perché sei la miglior lettrice,
e dovevi darmi un'ultima lezione.
Scusi, stiamo chiudendo.
Un momento.
Stiamo chiudendo, signore.
Quant'è?
43,50.
Tenga il resto.
Grazie.
Ma purtroppo deve andare.
ELSA AMARA
ELSA DOLCE
ELSA SARÀ ISPIRATA A MÓNICA.
Vorrei leggere il nuovo finale, quello del litigio con Mónica.
Nemmeno io lo conosco.
E Beau? Come finisce quel personaggio?
Non lo so, Santi, ma ora devo continuare a scrivere.
Ti dispiace se parliamo dopo?
No, certo.
Ero curioso.
O forse devi raccontarmi qualcosa?
No.
Posso aspettare.
Sottotitoli: Valerio Piccolo
Can't find what you're looking for?
Get subtitles in any language from opensubtitles.com, and translate them here.