Afrikaans
Akan
Albanian
Amharic
Arabic
Armenian
Azerbaijani
Basque
Belarusian
Bemba
Bengali
Bihari
Bosnian
Breton
Bulgarian
Cambodian
Catalan
Cebuano
Cherokee
Chichewa
Chinese (Simplified)
Chinese (Traditional)
Corsican
Croatian
Czech
Danish
Dutch
English
Esperanto
Estonian
Ewe
Faroese
Filipino
Finnish
French
Frisian
Ga
Galician
Georgian
German
Greek
Guarani
Gujarati
Haitian Creole
Hausa
Hawaiian
Hebrew
Hindi
Hmong
Hungarian
Icelandic
Igbo
Indonesian
Interlingua
Irish
Italian
Japanese
Javanese
Kannada
Kazakh
Kinyarwanda
Kirundi
Kongo
Korean
Krio (Sierra Leone)
Kurdish
Kurdish (Soranî)
Kyrgyz
Laothian
Latin
Latvian
Lingala
Lithuanian
Lozi
Luganda
Luo
Luxembourgish
Macedonian
Malagasy
Malay
Malayalam
Maltese
Maori
Marathi
Mauritian Creole
Moldavian
Mongolian
Myanmar (Burmese)
Montenegrin
Nepali
Nigerian Pidgin
Northern Sotho
Norwegian
Norwegian (Nynorsk)
Occitan
Oriya
Oromo
Pashto
Persian
Polish
Portuguese (Brazil)
Portuguese (Portugal)
Punjabi
Quechua
Romanian
Romansh
Runyakitara
Russian
Samoan
Scots Gaelic
Serbian
Serbo-Croatian
Sesotho
Setswana
Seychellois Creole
Shona
Sindhi
Sinhalese
Slovak
Slovenian
Somali
Spanish (Latin American)
Sundanese
Swahili
Swedish
Tajik
Tamil
Tatar
Telugu
Thai
Tigrinya
Tonga
Tshiluba
Tumbuka
Turkish
Turkmen
Twi
Uighur
Ukrainian
Urdu
Uzbek
Vietnamese
Welsh
Wolof
Xhosa
Yiddish
Yoruba
Zulu
Allora.
Lametta.
Parti dall'alto, piano piano, così.
Così...
e questo è il pelo.
Piano piano, bravo.
Poi sciacqui.
Poi...
Vai a contropelo, come me.
Bravo.
Bravissimo.
Adesso sciacquo.
[Paolo] Vai.
Adesso riproduca questa sequenza di colori.
[Paolo] In vita mia ho dimenticato
il volto della prima ragazza che ho baciato,
il nome che avevo dato alla tartaruga che mi aveva regalato mia madre
e che è morta dopo due mesi. La tartaruga, non mia madre.
- Il rumore degli schiaffi di mio padre. - [PIANTO DI NEONATO]
Le parole che ha detto l'infermiera quando è nato mio figlio.
È lei il padre? Le somiglia tantissimo. E anche questo lo abbiamo tirato fuori.
[Paolo] E otto anniversari su undici con mia moglie.
- [Michela] Mi gira la testa. - [Paolo] Tu strilla, strilla.
[Paolo] Nella mia vita non ho mai dimenticato
la prima volta che ho visto il video di boys boys boys di Sabrina Salerno.
I sorriso di mia madre quando mi ha regalato la tartaruga.
Il giorno del matrimonio con mia moglie perché quel giorno nevicava.
La ricetta delle polpette di melanzane alla siciliana che spiegavano in TV
mentre stava nascendo mio figlio.
- [TV] A che punto sei? - [TV] Eh, ancora.
[TV] Allora abbasso un po'.
[Paolo] E i primi tre anniversari con mia moglie.
Negli ultimi tempi ho dimenticato dove ho parcheggiato la macchina sei volte.
Le chiavi di casa tre volte
e l'indirizzo di dove lavoro due volte.
Qui è quando il medico mi dice che attraverso i test e gli esami fatti,
può diagnosticare che sono affetto da una rara forma di Alzheimer precoce.
Lei è affetto da una rara forma di Alzheimer precoce.
[Paolo] Questo significa che nel giro di otto, nove mesi dimenticherò tutto.
Purtroppo questo significa che nel giro di otto, nove mesi dimenticherà tutto.
[Paolo] Tutto.
Dai! Ce l'avete fatta!
- Benarrivati! - Ciao.
Amore, che bel costume hai. Da che sei vestito?
- Da Buster Keaton. - Chi?
È un comico del cinema muto.
- Certo! Divertitevi adesso. - Grazie.
Ciao, Woody Allen.
- Groucho Marx. - Scusa, ma tu sei vestito da vecchio.
- [Paolo] Ah, che simpatia! - Vabbè, amore, dai.
- Vai a parlare con i tuoi simili. - Sono muto.
Tu gli fai vedere Buster Keaton.
Magari passi più tempo con lui e gli fai vedere quello che vuoi.
Andiamo a bere?
[Michela] Dobbiamo dirglielo.
Devi dirglielo.
Aspetta, che cosa devo dirgli? Non mi ricordo.
Va bene. Va bene, glielo dico.
È un mese che lo dici.
Ehi, però...
È il quarto, dai, basta!
Possiamo fare anche come dici tu e vestirci come due imbecilli, eh?
Ma...
Almeno posso decidere io come reagirò a questa cosa?
[MUSICA SWING]
- Ti sei innamorato? - Eh?
La tennista.
Carina, carina.
Domani ti porto in un posto.
- Che posto? - Andiamo allo zoo.
Mi fa schifo lo zoo.
- Ti sono sempre piaciuti gli animali. - Per questo, poveri animali.
Allora... Allora andiamo dove vuoi tu.
Andiamo, su.
Buonasera.
[Paolo] Questo è il dottor Giorgi, il nostro vicino di casa.
Buongiorno.
Buonasera.
Salve.
Buongiorno.
[Paolo] Appunti per il me smemorato del futuro.
Ricordati di non salutare mai il dottor Giorgi.
- [Michela] Allora ti chiami Mia. - Sì.
È un nome bellissimo.
[Michela] Conosci questo gioco?
Aspettami qua.
[con voce contraffatta] Devi restituire tutto, Frank.
[Mattia] Posso spiegare.
[Mattia] Non hai niente da spiegare.
Ridammi il distintivo e la pistola.
[Mattia] Scusi, ho dimenticato la pistola a casa.
Allora corri a casa e me la riporti. Non ho tempo da perdere.
[Mattia] Lei è proprio cattivo.
[Mattia] lo non sono cattivo, faccio solo il mio sporco...
Scegli quello che vuoi.
Che cosa ti piace?
Qualsiasi cosa.
Non sei un po' troppo grande per questo coso?
L'ho sempre voluto.
[Mattia] Questi platani monumentali hanno cinquecento anni.
Sono stati piantati da Cristina di Svezia.
Ma li ha piantati lei di persona uno per uno?
Esistono circa 1500 varietà di bambù nel mondo.
Alcuni possono crescere anche venti centimetri al giorno.
Altri sono nani, come questi.
Anche quelli sono bambù. Sono bambù giganti.
Possono arrivare a 40 metri di altezza e avere il diametro di un uomo.
Come sai tutte queste cose?
Le ho lette sul libro che mi ha regalato mamma.
Alla fine anche questo è uno zoo.
È lo zoo delle piante.
Dicono che di notte qui è bellissimo perché è pieno di lucciole.
Allora dovresti portarci la tennista.
- Perché, a te non piace? - Sì, certo che mi piace.
Che hai detto a quel signore prima?
A chi?
- Al tuo capo. - Ah.
No...
No, niente.
Vabbè, gli ho detto che...
che mi prendevo una pausa dal lavoro perché volevo passare più tempo con te.
Davvero?
Davvero.
Questo albero è una Wollemia Nobilis.
Si credeva estinta dai tempi dei dinosauri.
Poi dei ricercatori l'hanno trovata.
Ci sono pochissimi esemplari nel mondo.
In Australia, per essere sicuri che nessuno sappia dove stanno,
i ricercatori vengono mandati bendati e poi li sbendano lì davanti.
Ah.
Bisogna prendersi cura delle cose rare.
- Mandiamo una foto alla mamma? - Eh?
Ah... sì, sì.
- Vuoi un cioccolatino? - No.
- Sai che li vendono solo in inverno? - Perché?
Perché d'estate si squagliano.
Si altera il gusto e allora...
Preferiscono non venderli, capito?
Okay.
- Sicuro che non lo vuoi? - No, c'è l'alcol dentro.
È vero.
[Mattia] Che succede?
- Che fai? - Dai.
Scavalca, mettiti al posto di guida.
- Eh? - Dai, mettiti lì.
Okay, cintura.
Allora, ci stanno tre pedali.
Frizione, freno, acceleratore. Va bene?
Quello a sinistra è la frizione. Spingilo fino in fondo.
- Un po' di più, dai, Matti. - Non ci arrivo.
Okay, vieni un po' più avanti. Perfetto, così.
Ora dobbiamo accendere la macchina. Gira la chiave.
Adesso la macchina è accesa. Ora mettiamo la marcia.
- Devi mettere la prima per partire. - Come metto la prima?
Qua, vedi che c'è scritto "uno"?
- Metti la marcia sul numero 1, dai. - [LA FRIZIONE GRATTA]
- Che era questo rumore? - No, niente. Tranquillo, è normale.
- [LA FRIZIONE GRATTA] - Eccola! Perfetto, è entrata.
Ora devi alternare frizione, acceleratore.
Alzi un po' il piede dalla frizione e spingi lentamente l'acceleratore.
Okay? Meno frizione... Guarda avanti perché adesso la macchina si muove.
Okay, meno. Vai, vai... Più acceleratore.
- Eccola, sì. - Oh, sta...
Vedi? Non mi riesce.
Ascolta.
Io non voglio sentire "non mi riesce". Non lo voglio sentire.
Quindi adesso schiaccia la frizione e gira la chiave.
Dai, perfetto.
Adesso lentamente molla la frizione e spingi l'acceleratore.
Dai, dai, dai. Lascia la frizione, sennò non si muove.
Eccolo qui. Piano, con calma.
Dai un po' più di gas. Vedi che stai guidando?
- Sto guidando! - Guarda avanti. Stai guidando!
- Sto guidando! - Stai guidando, bravissimo!
Guarda avanti e vai. Guarda avanti, bravo!
- Bravo, stai guidando! - Sto guidando!
- Sapevo che ce la facevi. Gira adesso. - Sto guidando!
- Come giro? - Gira!
- Va bene, non... - Basta!
- Mattia, stai tranquillo. - Ho 11 anni!
Perché devi insegnarmi a guidare?
Mattia, vieni qua.
Mattia, vieni qua. Ehi, Mattia!
Mattia!
Matti!
[RISATA]
Mattia!
Mattia!
[Paolo] Va bene, te lo spiego. Stavamo tornando dalla villa...
- Orto botanico. - Sì, l'orto botanico.
A un certo punto in mezzo alla strada sai che cosa c'era?
- Un gattino. - Mm.
Ma proprio un gattino... tipo un pugno.
Mattia mi ha detto: "Papà, occhio", io ho sterzato e ho preso un muro.
- Però per una buona causa. - Certo.
- Che dovevi fare. - Eh.
[Paolo] Appunti per il me smemorato del futuro.
Ricordati 'sta cazzata del gattino.
Ci siamo quasi.
La smettete di fare i misteriosi?
È la chiesa dove vi siete sposati?
- Esatto. - L'avevo vista nelle foto.
Qui è dove tua madre ha fatto la più grande cazzata della sua vita.
- Dai, entriamo. - [donna] Oh, Gesù, Gesù!
[in siciliano] Madonna, che bello, qua Ci sono pure i giovani!
Io credevo che Tonino era solo come un cane.
- Non ho capito. - Vieni qua, dammi il braccio.
Andiamo, dai, sennò qua finisce che casco e muoio anche io oggi.
Non la capisco.
- Io voglio un funerale tutto per me. - Certo.
- [Rosalia] Tonino... - Chi?
[Rosalia] Tonino...
[in siciliano] Vedi quanto è bello? L'attore poteva fare.
- [Rosalia] È vero. - [in siciliano] Tu a chi appartieni?
Non ho capito.
Di chi sei figlio? Qua siamo tutti imparentati.
Dai bei tempi che c'era la miniera e si trovava lavoro.
Io non...
- Sei parente? - Ah...
No, non sono parente. No, no, io sono...
cioè... un amico.
Ah, infatti parli strano.
Ah, io parlo...
È il quarto quest'anno.
- Che? - Funerale.
E zio Nuccio, secondo me...
- In effetti. - [Rosalia] Arriva il prete.
- Arrivederci. - Sedetevi là.
C'è il bambino?
Sedetevi là con il bambino.
[Michela] Buongiorno.
[TINTINNIO]
[TINTINNIO]
[VOCE NON UDIBILE]
Benvenuti.
Oggi celebriamo
la gioia di una nuova vita
che entra nel nostro cammino...
- [sottovoce] È un funerale. - Come?
È un funerale.
Che esce dal nostro cammino.
Preghiamo.
Imploriamo la tua clemenza, Signore,
nella grandezza della tua misericordia
per... l'anima fedele di...
Caterina...
- Arianna... - lo sono qua.
- Rosa - Rosa e...
ci uniamo al cordoglio dei figli...
Paolo e Nicola.
Paolo e Nicola.
Da quello che mi hanno raccontato,
la loro era una mamma
un po' sui generis
che amava prendere in giro tutti,
anche i preti
e pure la vita
e pure il qui compianto...
il qui presente...
- Marito. - Marito
Attilio.
Oddio!
Vabbè, secondo me avevano capito che non conoscevo il compare Tonino.
- Avevano bisogno di gente. - [in siciliano] L'attore doveva fare.
Un bambino mi ha invitato al funerale di zio Nuccio.
- Non possiamo mancare. - No, io voglio assolutamente andare
- al funerale di zio Nuccio. - Sai, Matti?
_ - Quando ci siamo sposati... - E stata la tua più grande cazzata.
Esatto, ma a parte questo... Quando ci siamo sposati,
siamo usciti dalla chiesa... Te lo ricordi?
Certo.
- È cominciato... - A nevicare.
A nevicare, esatto.
- Davvero? - Sì.
- Che fico! - Sì.
Nevicava, è vero.
È stato...
Vabbè, poi c'è stata la cena a rovinare tutto.
- Lasciamo perdere. - Eh.
- Lasciamo perdere. - La fontana di prosciutto.
- Ancora? - Ancora?
- Che cos'è la fontana di prosciutto? - Chiedilo a tua madre.
- Che cos'è? - Una mostruosità.
È illegale in una decina di Paesi. Arriva la polizia e ti arresta.
- L'ha voluta tuo padre. - Ancora? Non l'ha voluta lui.
- [Paolo] E ha voluto penne alla vodka. - [Michela] Non c'erano.
[Paolo] C'erano e c'era pure il cocktail di gamberi.
- [Michela] Sì, era buonissimo. - [Paolo] Il trionfo della maionese.
[RISATA]
- Alice arriva fra dieci minuti. - Ah.
Mattia si è lamentato che è grande per avere la bay-sitter.
Mi entra ancora.
Avevi dubbi?
Questa cosa non ha senso.
Perché no? Stai sempre a dieta.
Dovremmo pensare ad altro in questo momento.
Ci penseremo.
- Promesso. - Sì? Quando?
Non stasera, dai.
Dammi qualche giorno.
Va bene?
Neanche ricordo più l'ultima volta che siamo andati a cena fuori.
Io sì.
Io me lo ricordo.
Sì, noi avremmo scelto il menu Giostra.
Il vino?
Ehm... il vino...
- Faccio io. - Sì, grazie.
Grazie.
Grazie.
- Mamma mia, come stanno tutti... - Si fanno chiamare "osteria", capito?
Comunque almeno una volta dovevamo venirci.
- Chi assaggia? - Lei, l'alcolizzata è lei.
Va bene.
Dovrebbe sentirsi molto il tannino setoso, se mi conferma.
- Eh? - Si dovrebbe sentire molto
il tannino setoso. Conferma?
Sì, sì, molto.
Molto setoso.
Bene.
- Prego. - Grazie.
- Che fai, lo prendi in giro? - Ha cominciato lui, eh?
A questa sera.
Dici che il tannino setoso è questa cosa che pizzica la lingua?
Sei bellissima.
- Sto invecchiando. - Se io non ti conoscessi,
ti rimorchierei subito.
Non mi ricordavo questo vestito.
Sai quante volte l'ho messo?
- Mai. - Mai.
- Quando lo mettevo? - Vestita così sembri
una di quelle attrici degli anni '20, quelle che piacciono a te.
- Ti piacerebbe, eh? - Perché?
- Perché sarei muta. - Anche io sarei muto.
- Farei esattamente così. - Come?
No, dai.
Dai, ti guardano.
Dai.
Dai, basta.
[MUSICA DI PIANOFORTE]
Eccolo.
Ah, grazie.
Allora...
- È tanto? - Eh...
Mm? Com'è?
E... com'è.
- Ci sta. - Ci sta?
Ci sta.
[Paolo] Appunti per il me smemorato del futuro.
Mai accettare quando il cameriere per il vino dice "faccio io".
Sì, certo.
Ecco.
- Codice. - Sì.
[SEGNALE ELETTRONICO]
[SEGNALE ELETTRONICO]
No, no...
Aspetta un attimo, è che...
Ho bevuto un po' e...
[SEGNALE ELETTRONICO]
Morte al patriarcato.
Prego.
Comunque non è ancora finita.
- Certo che non è ancora finita. - No, stanotte non è ancora finita.
- Oh... Paolo! - Ciao!
- Che fine hai fatto? - Ho avuto un po' di cose da fare.
- Vedo che sei dimagrito. - Sì... un po'.
- Tu sempre il codino, non ti arrendi. - Divertitevi, dai.
- Grazie. Ciao, buon lavoro. - Signora.
Ma va bene così? Mi ha chiamato signora.
- Ti ha chiamato signora? - Sì. E sempre uguale.
- Ciao, Gioia. - Ciao, Paolo.
Mi fai due gin tonto?
- Eccoci. - Era tanto che non ci venivi, eh?
Sì, non per colpa mia. Non ci sei mai voluto tornare.
Io qua ci lavoravo. Non venivo a divertirmi.
Un po"' di soldi extra ci facevano comodo o no?
Certo.
L'ultima volta che sono venuta è stata quella volta li.
Ti piace?
Sì. Ci lavori?
Faccio il buttafuori nei weekend, arrotondo.
Non so ballare.
- "Non so ballare", ti ho detto. - Quello ero io.
- Non so ballare. - Non ti credo.
Fai con tutte così? Facevi con tutte così?
- Eh? Così come? - Mi ero accorta che sbirciavi quella.
No, io non sbirciavo nessuna.
Certo, quando mai tu sei uno che sbircia qualcuna.
[Paolo] Poi ti ho guardata e ti ho detto...
I tuoi occhi sono come il mare increspato d'inverno.
Mm...
No, non mi hai detto così, per fortuna.
Mi hai detto: "Sei bellissima,
anche sei hai le caviglie grosse."
- Veramente ti ho detto così? - Sì.
- Hai le caviglie grosse. - Non è vero.
Perché non mi hai mandato a quel paese?
- Non è vero, sei bellissima. - Dimmelo ancora.
- Hai le caviglie grosse. - No, l'altra cosa.
- Sei bellissima. - Più forte, non sento.
Sei bellissima.
Perché mi facevi ridere.
Poi perché ti avrei trovato tutti i giorni al negozio
- @ so che non avresti mollato. - No, non avrei mollato.
- E poi... - Poi?
Poi mi hai portato a ballare.
Devo dirti una cosa.
Che cosa?
- Sono sposata. - Sì?
- Chi è i! fortunato? - E uno
che lavora nel negozio di giocattoli con me.
- Ti piace? - Non sai che facciamo tra i peluche.
- E poi? - Poi?
[Paolo] Qua, qua, qua. Il posto.
- [Michela] Dai, dai, dai... - [URTO]
- Che, l'ho preso? - Sì.
- Vabbè, tanto era già graffiata. - L'altro lato.
- [Paolo] Che bel quartiere! - Vero, sì.
- [Paolo] Abiti qui? - Sì.
- Con lui. - Sì.
Adesso non c'è e neanche domani.
Se ti va...
- [RUMORE DI PORTA] - [Michela] Ssh...
- Ciao, Alice. - Dorme.
Grazie.
- Buona serata. - Buonanotte.
[Michela] Faccio io.
- Ah, ma quindi tu hai un figlio. - Sì.
I - Ah. - E un "poblema"?
Un cosa?
No, non è un "poblema".
Mi aspetti in camera?
Sì, se mi dici dove sta.
Devi andare in fondo a sinistra.
Ciao.
- È lui? - Sì.
È lui, ma niente di serio.
Si? Allora meglio!
Voilà!
- Chi c'è qui? - lo.
- Ssh, svegliamo... - Adesso svegliamo tutto il condominio.
- Tutto bene? - Eh?
Tutto bene?
Sì.
Lo facciamo domani?
- Sì. - Sì.
- Buongiorno. - Non mi avete svegliato?
- No, niente scuola oggi. - Ma avevo Scienze.
Non preoccuparti, facciamo lezione a casa.
- Mamma è al lavoro? - Mm.
- Quindi che facciamo? - Una ricetta che faceva tua nonna
e la madre di tua nonna prima di lei.
Tu non cucini mai.
Okay.
Inquadra bene, così se dimentichi qualche passaggio, ce l'hai.
Okay.
Okay.
Allora, per prima cosa bisogna fare una bella fontana al centro.
- Di prosciutto? - No.
Quella è un'altra fontana. Fai un buchetto qua in mezzo.
Seconda cosa, le uova. Tua nonna barava sempre.
Diceva: "Non si mettono le uova, massimo una" e ne metteva due.
Quindi anche noi... Vai.
Ora la parte più bella, impasta.
Piano, piano.
Vai, con calma. Bravo.
È un po' duretta
perché mi sono dimenticato l'acqua. Aspetta.
Adesso dobbiamo stendere l'impasto
rigorosamente a mano.
È un po' duretto, ma noi lo stendiamo lo stesso.
Non troppo sottile, eh?
Nel frattempo dobbiamo preparare il ripieno.
Qui tua nonna barava un'altra volta perché ci metteva un uovo.
Quindi adesso... Il sugo!
Un ingrediente segreto, anzi il principe degli ingredienti.
- Che cos'è? - Basilico.
No, questa è maggiorana.
Sua maestà.
Noi dobbiamo metterla qui dentro.
Non devi scordarla mai.
Adesso tocca a te, vai.
Devi fare tipo stampino.
Okay, vai.
Devi girarla.
Adesso devi mettere il condimento.
Non essere tirchio sul ripieno, okay?
Anzi, mai tirchio nella vita.
Mai.
E adesso...
Appoggialo sopra, a chiudere. Le due parti si devono baciare.
Bravo, spingi.
Voilà.
Eh? Com'è?
Fico.
Adesso dobbiamo farne altri 149.
No, scherzo, solo venti. Dai, continua.
Eccola qua.
La storia della tua famiglia.
Vai.
- Fanno cacare. - lo non volevo dirlo.
- Andiamo a mangiare fuori. - Decisamente.
Vabbè, che c'entra. Ci vogliono... anni e anni.
Comunque il pomodoro era buono, la farina...
La ricotta non me la raccontava giusta.
- Neanche a me. - Eh.
- Quindi non è colpa nostra. - No.
- È colpa della mucca. - Di quella mucca maledetta. Grazie.
- Che hai preso? - Hamburger vegano con ceci e verza.
- Com'è? - Buono.
- Addirittura. - Mm.
- Fammelo assaggiare. - No.
- Come no, dai. - E mio.
Non ribellarti, voglio assaggiarlo.
[Paolo] Appunti per il me smemorato del futuro.
Non sottovalutare l'hamburger vegano.
Com'è?
- Erano meglio i ravioli. - Certo, come no.
Stasera alle sette e mezza viene Alice.
- Uscite anche stasera? - Mm.
Ieri non è andata bene?
No, no, è andata bene.
Allora?
Allora...
Non è stata la serata...
perfetta fino in fondo come pensavo io e..
- Quindi ci riproviamo. - A fare che?
A fare...
Mangia, vegano, si fredda la verza.
[canta] O dolci baci
O languide
Carezze
Mentr'io fremente
Le belle forme
Disciogliea
Dai veli
Svani per sempre
Il sogno mio
D'amore
L'ora è fuggita
E muoio disperato
E muoio disperato
E non ho amato
Mai tanto la vita
Tanto
La vita.
[APPLAUSO]
[VOCI NON UDIBILI]
Tutto bene?
Sì.
È stato stupendo.
[canta] Allora perché sei così triste?
[canta] Perché non ho mai amato tanto la vita.
[canta] Ma questa serata non è ancora finita.
- [canta] Ancora? - [canta] Andiamo.
Non sapevo che conoscessi questo posto.
Eh, me l'ha consigliato un amico.
- Mm? - Eh.
Che bello!
Guardai!
[COLPI DI TOSSE]
- [Paolo] Sì. - [RISATA]
Ah! Di là.
- Ce la fai? - Sì.
Ahia!
[TUONO]
[TUONO]
Che freddo.
- Buonasera. - Buonasera.
Noi... vorremmo una camera.
- Davvero? - Sì.
Sì.
- Per quanto? - Una notte.
- Stanotte, sì. - [TINTINNIO]
No! Scusi.
- Una notte, avete detto. - Che, non si può?
- Eh? - Come?
Non accettate gli amanti?
- No! - Oddio, scusa.
Siamo amanti.
- Sì, abbiamo... - Uno.
...una matrimoniale al secondo piano.
- Comunque ci bastano pochi minuti. - No, che pochi minuti.
No, no, no.
Ci vuole una notte intera, proprio tutta,
anzi metta anche un late check-out.
Per il late check-out sono trenta euro in più.
Va bene, ma si faceva così per dire. Non c'è bisogno del late check-out.
- Va bene la camera per una notte. - Okay.
[Michela] Ciao. Hai chiuso.
Ciao.
- Il portiere verrà a origliare? - No, no. Aspetta il late.
- Aspetta, mi levo le scarpe. - Leva, leva, leva.
- Non servono. - I cappotti?
Li leviamo dopo.
Ehi.
Che hai?
Michi, mi parli? Per favore, che hai?
Non ce la faccio.
Noi non ci siamo conosciuti adesso.
Non abbiamo tutta la vita davanti.
Dai, per favore, non roviniamo questa serata.
Questa serata è una bugia.
- È una bugia, è finta. - No.
Non è finta.
Non è niente finto, no.
Mi fa schifo questa camera.
Voglio andare a casa nostra.
Va bene.
Va bene, dai, troviamo un posto...
Non so, un ospedale, una clinica e...
Mi lasciate lì.
Poi tu... tu ti trovi un altro.
Uno che sta bene.
Guardami negli occhi e promettimelo.
Lo devi fare.
Va bene? Lo devi fare, per me e per Mattia.
Per favore.
Che cazzo stai dicendo?
Vuoi decidere della mia vita adesso?
Pensi che siccome stai così, puoi permetterti qualsiasi cosa?
Poverino, è malato. Facciamogli fare quello che vuole.
Facciamogli dire quello che vuole. Vaffanculo.
Pensi di avere lo scontrino che posso riportarti indietro?
Io non ho fatto un giro dei negozi per prendere la cosa migliore.
Io non ti ho scelto.
Semplicemente eri tu
e sei ancora tu, vaffanculo.
E con questo sono due vaffanculo in...
quaranta secondi netti.
- Devi curarti, Paolo. - Non c'è una cura per questa cosa!
Ma si può rallentare.
Fai gli esercizi, magari ci sono delle cure sperimentali.
Fai quello che devi fare.
Anche una sola settimana in più che stai bene, vale la pena, no?
- Sì. - Fosse anche un giorno solo.
E devi dirlo a Mattia.
A Mattia lo dico.
Glielo dico.
È che non...
Non c'è mai stato il... momento adatto.
- Devi dirlo anche a tuo fratello. - Figurati!
Che gliene frega di me.
Basta scuse.
Tu dimenticherai tutto,
ma io no.
Io rimarrò qui e ricorderò ogni cosa.
Devi farlo per me.
Andiamo a casa.
[VOCE INDISTINTA]
Alzati, carciofo.
Non sono un carciofo.
Invece sì.
Preparati che andiamo.
- Non ti prepari? - Non vengo.
- Non vieni? - Questa cosa dovete vedervela da soli.
Salutamelo.
Non so nemmeno se lui saluterà me.
Ho preso appuntamento con la clinica per la settimana prossima.
Bravo.
Così ti voglio, ubbidiente.
Quando arrivi, mi chiami? Ti ricordi?
Certo che mi ricordo, Franca, Giulia, Maria, Eva...
Vai, prima che mi incazzo. Che scemo.
[Mattia] Immagino che non mi dici dove stiamo andando, vero?
[Paolo] È una sorpresa.
In questo periodo sei troppo fissato con le sorprese.
Ti presento la casa dei tuoi nonni.
[CAMPANELLO]
[CAMPANELLO]
È lo zio.
- Che è successo? - Che è successo?
Hai sbagliato strada?
- Nicola... - Che cazzo vuoi?
Va bene, io ci ho provato.
Dai, abbiamo sbagliato a venire. Andiamo, Mattia.
Hai mangiato, carciofo?
- È buona. - Molto più buona della tua.
Ti credo, tuo padre è una pippa a cucinare, tra le altre cose.
Quanti anni hai?
Undici.
- Fai la quinta? - Prima media.
Lo saprei se tuo padre non mi avesse tagliato fuori.
Io non ti ho tagliato fuori.
_ Sai che ha fatto? E sparito all'improvviso.
Gli ho mandato un sacco di messaggi. Lui leggeva, ma non rispondeva.
Capito che stronzo tuo padre?
Però adesso sto qua.
Secondo te basta? Un giorno arrivi come se niente fosse successo?
- Col cazzo! - Non parlare così davanti al bambino.
Ha 11 anni.
- Saprà che è il cazzo. - Nico, ti prego.
- Sai che è il cazzo? - Per favore, dai.
- Lo so. - Lo sa.
- Devo andarmene? - No.
Mi spieghi perché sei sparito, poi te ne vai.
- C'è bisogno che te lo spiego? - Sì.
Va bene.
Chi ti ha aiutato quando ti è fallito il baretto?
- Che c'entra. - Quando hai preso
le quote con quegli amici
per aprire una discoteca che ha chiuso dopo due mesi.
- Quelli erano due stronzi. - Quando ti stavano pignorando casa,
chi ci stava? Chi ti ha aiutato?
- Quello... - lo! lo ci stavo, Nicola,
però avevo anche una famiglia a un certo punto.
Tu sai che cos'è una famiglia? No, non lo sai.
Avevo i cazzi miei e non posso passare la vita a risolvere i tuoi di cazzi!
Non parlare così davanti al bambino.
Almeno io ho provato a fare qualcosa nella vita.
Ne vuoi ancora?
Sì, un po', grazie.
Tie'.
Mi è passata la fame.
Ho l'Alzheimer.
Ma... non è una roba da vecchi?
Evidentemente no.
Come funziona? La mattina ti svegli e hai dimenticato tutto?
No, non proprio così.
Comincia dalle cose più recenti e...
e poi va all'indietro
e alla fine si porta via tutto.
- Lui lo sa? - No.
Se vuoi, glielo dico io.
Meglio di no.
Tipo... Chi ha il padre in salute, faccia un passo avanti.
- Mattia, dove cazzo vai? - Ecco, appunto.
Sai quella del vecchio che va dal dottore?
Quale?
Un vecchio va dal dottore che gli dice:
"lo ho due notizie brutte.
La prima è che lei ha il cancro.
La seconda è che ha pure l'Alzheimer."
Il vecchio sembra sollevato e dice: "Beh, per fortuna che non ho il cancro."
Ridi? Bene, bene.
Così quando dimentichi tutto, te la racconto di nuovo.
Ho sempre pensato che fosse l'amore a far girare il mondo.
L'amore, la fica, è uguale.
Però dopo tutti questi anni, tutte queste cazzate,
alla fine ho capito chi lo fa girare davvero.
Che cosa?
È la paura di rimanere soli.
Tuo figlio è una sega a giocare a pallone, non ce la faccio a guardarlo.
Mattia, fermati. Mattia...
Dai.
Passamela di testa.
Sì!
[Paolo] Sì, è tutto a posto.
Sta dentro con mio fratello. Stanno guardando la televisione.
Non lo so, Michi, non lo so.
Va bene.
Sì, torniamo domani.
Come al solito, sempre uguale.
Sono piccolo.
Tuo nonno mi ha fatto bere il mio primo bicchiere di vino quando avevo sei anni.
Considerando i risultati, forse...
Questa fa ridere.
Non rido per non darti soddisfazione, ma fa ridere.
Comunque voglio bene a quello stronzo di tuo padre.
Però tu non glielo dire.
È che a volte le cose sono complicate.
Quando crescerai, capirai.
Le ho già capite.
- Ehi, Matti, a nanna, su. - Perché non andate in camera nostra.
Di solito ci dormo io, però stasera mi butto qua.
- La stanza di mamma e papà? - Non è a posto.
Tranquillo, ci vivo sul divano.
La stanza sta di là. lo adesso arrivo.
- Era questa la vostra stanza? - Mm.
Io dormivo lì e qua... come vedi, ci sta zio Nicola.
Questa stanza ha ancora lo stesso odore,
purtroppo.
Mi ricordo ancora quando ho attaccato questo.
- Questi che sono? - VHS.
VH che?
VHS.
Video,
ehm... H,
sis... super.
- Ci guardavamo i film prima del DVD. - Che sono i DVD?
- Come che sono i DVD. - Era una battuta.
- Vabbè. - Non ne ho visto neanche uno.
- Non hai visto neanche uno di questi? - No.
Non hai visto "Grosso guaio a Chinatown"?
- No. - No.
Ma...
- "Commando" non l'hai mai visto. - No.
- "Commando". - No.
Come no. Non ti ho mai fatto vedere "Blues Brothers", per esempio?
Ah.
Ecco perché ti piacciono i film che ti fa guardare tua madre.
Vabbè, "Rocky" te l'ho fatto vedere.
Non ti ho fatto vedere "Rocky"?
Vieni qua, Mattia, vieni qua.
Dimmi: "Papà, non ho sonno."
Papà, non ho sonno.
Bravo. Mettiti là.
Ta-ta.
Eccoci qua.
- Pronto? - Sì.
Vai.
[GRIDA DI TIFOSI]
Allora che dici?
- Fico. - Come fico?
Un capolavoro assoluto, fico?
Mi dispiace solo che alla fine perde.
No, non perde
perché è rimasto in piedi per tutte le riprese.
È andato al tappeto, ma si è sempre rialzato.
Sì, ha perso, però ha anche vinto.
Comunque...
Sono contento che lo abbiamo visto insieme,
perché...
Perché è un po' come mi sento io.
Ascolta, Matti.
Papà non sta bene.
Lo so.
Te lo ha detto la mamma?
L'ho capito da solo.
Sei strano.
A volte sei triste, a volte sei euforico.
Non vai più al lavoro.
Con mamma parli sempre a bassa voce
e soprattutto mi tratti troppo bene. Troppo bene.
Senti...
Mi dispiace di non avertelo detto prima, però...
però non volevo farti stare male.
Poi...
Ti sembrerà stupido,
però è come se...
È come se finché non te lo dicevo, non era...
non era vero, capito?
Non so se ha senso, ma è così.
Ho una cosa...
che...
che piano piano...
[voce rotta dal pianto] Mi cancella la memoria.
Tutta?
No, tutta no. Tutta no.
Non mi dimentico di te e di mamma.
- Non mi dimenticherò mai di voi. - Giuri?
- Giuro. - Giuri?
Giuro.
Hai paura?
Sì.
Anche io ho paura,
però...
Anche Rocky aveva paura, giusto?
Certo, aveva paura anche Rocky.
Una volta tu mi hai detto
che il punto non è avere paura,
perché tutti ce l'hanno,
ma è cosa ci fai con quella paura.
Io ti ho detto questo?
No, l'ho sentita in televisione,
però ero sicuro che avresti potuto dirmela anche tu.
[RUMORI INDISTINTI]
Qui sei? Su, dammi una mano.
Avanti.
Non stare lì imbambolato, su!
Ti sei scordato come si fa?
Su!
Premi forte, eh?
Forte, sennò non si stacca. Lo sai.
Che hai?
Niente.
Sai che ho trovato i biglietti per la partita, per domenica?
Quello scemo di tuo padre non viene. Ci andiamo io e te.
Mamma...
Dimmi, carciofo.
Volevo dirti...
che ti voglio bene.
Ma sei scemo?
Cosa ti salta in mente? Ti voglio bene?
A una mamma si dice "ho fame, dammi mille lire,
non sono stato io", no ti voglio bene.
Tu sei strano forte. Ho detto a tuo padre che sei strano,
no, anzi siete strani, tu e tuo fratello.
Sempre lì a ridere, a scherzare.
Chissà da chi avete preso. Lo so io.
Ci vorrebbe uno bravo per voi, ma bravo davvero.
Pensa che...
L'altro giorno tuo fratello ha portato a casa una cornacchia.
Gli ho detto: "Che ci fai?" che poi non era una cornacchia, ma una gazza.
Voleva salvarla. Era caduta dal nido.
Gli ho detto: "Sai che le cornacchie mangiano tutti gli altri pulcini?"
[VERSI DI GABBIANI]
[SCATTO DI SERRATURA]
[RUMORE DI PORTA]
Oh...
Mattiniero, eh?
- Buongiorno. - Buongiorno.
- Vuoi un caffè? - Magari.
Allora vai a comprarlo, è finito.
Senti, Nicola.
La camera di mamma e papà.
L'ho vista.
- Quindi? - E quindi...
È inutile continuare a tenerla così.
Perché?
Perché potrebbe servire,
in futuro.
Sei venuto proprio per rompere i coglioni, eh?
Vieni, dai.
- Ciao. - Ciao.
- Vai, va'. - Ahi!
- È strano lo zio Nicola, vero? - Mi ha detto che ti vuole bene.
- Ti ha detto così? - Sì.
- Tu ci hai creduto? - Sì.
Ti è piaciuta la birra?
Eh?
La birra.
Fa abbastanza schifo.
Poi ti piacerà.
Per qualche misterioso motivo tutte le cose meravigliose
all'inizio fanno abbastanza schifo.
[VOCE NON UDIBILE]
[VOCE NON UDIBILE]
[VOCE NON UDIBILE]
[VOCI NON UDIBILI]
[VOCI NON UDIBILI]
- [Mattia] Pesce. - Mare.
- Acqua. - Rubinetto.
Rubinetto... Lavatrice.
- Stendere? - Mm.
- Aspettare. - Aspettare...
Pranzo.
Ravioli.
Schifo.
Che associazione è?
- È una cosa nostra. - Non vale.
- Allora... gelato. - Finito.
È finito. Nel senso che è finito il gelato.
È finito?
Ho visto che hanno aperto una gelateria nel parchetto
e... noi proviamo sempre le gelaterie nuove, no?
Andiamo dopo pranzo?
Sì.
- Ci andate voi? - Mm.
È a due minuti da casa.
Se fanno il gelato buono,
rischiamo di diventare così.
- [Paolo] Tu che prendi? - Cioccolato e nocciola.
- Sono quelli che prendi sempre. - Esatto.
Hai visto?
- Che vi faccio? - Per lui cioccolato e nocciola.
Per me...
Questo.
Caramello salato, castagna.
- Perfetto. - Vado a pagare.
Ecco qua.
- Ciao. - Ciao, Mattia.
Ci sei già venuto qua.
Sì.
Anche io, vero?
Papà...
[Paolo] Ci siamo già stati.
[Mattia] Sì.
Quante volte?
Tante.
La...
La passeggiata?
Ti piace farla ogni giorno dopo pranzo.
Vi sto rovinando la vita, vero?
La mia solo da quando ti conosco.
Mmm...
- Non so che fare. - Non devi fare niente.
È che...
C'è un limbo, capito?
Un limbo.
Questo spazio grande e...
È vuoto...
e Paolo... sta lì.
Ma Paolo non è preoccupato
perché sa che noi saremo sempre con lui, no?
- Sì, certo, però... - Basta.
Basta.
Ecco qua.
[DADDY YANKEE: "LIMBO"]
Eccolo il tuo limbo.
Mamma è scema.
Ho imparato dal migliore.
Dai!
[DADDY YANKEE: "LIMBO"]
[DADDY YANKEE: "LIMBO"]
[VOCE NON UDIBILE]
[VOCE NON UDIBILE]
[VOCE NON UDIBILE]
Bello, vero?
[Mattia] Cose che non dimenticherò.
La volta che volevo presentare a mio padre una Wollemia Nobilis
e lui si era fissato a guardare un coniglietto.
- [VOCE NON UDIBILE] - [Mattia] Il giorno in cui ho imparato
che la frizione va premuta fino in fondo.
Che i funerali possono essere divertenti
e le cose divertenti possono finire anche malissimo.
Qua eravamo in Venezuela, nella foresta amazzonica.
La guida ci stava facendo delle foto
quando arriva un branco di scimmie imbestialite
che ci rubano la fotocamera. Tu inizi a rincorrerle.
Ti arrampichi sugli alberi e gliela riprendi.
Qua eravamo in Messico e stavamo scalando le rovine.
Qua eravamo in Giappone, a Tokyo.
All'improvviso mamma perde l'equilibrio e tu la prendi al volo.
[VOCE INDISTINTA]
[Mattia] Le storie fanno bene a chi le ascolta...
Ovviamente hai vinto tu.
[Mattia] ..ma anche a chi le racconta.
Non dimenticherò quando papà ha messo le mutande sui pantaloni.
La mamma gli ha messo un mantello e gli ha fatto fare Superman.
Quando papà mi ha detto che aveva paura
e finalmente ho potuto dirlo anch'io.
Allora, fai quello che faccio io.
Parti da sopra...
Guardati.
Parti da qua
e scendi.
Pelo.
Sciacqua.
Qua, sciacqua qua.
Adesso tocca a te, però.
Vai.
Okay, fai così.
Stai andando bene. Adesso sciacqua.
Pelo
e contropelo.
Bravo papà.
Vai, sciacqua.
[canzone] Era
Solamente ieri sera
lo parlavo con gli amici
Scherzavamo fra di noi
E tu e tu e tu
Tu sei arrivato
Mi hai guardato
E allora tutto è cambiato per me.
Stamattina siamo andati al Quirinale
dal Presidente Mattarella.
Sono stato nominato Alfiere della Repubblica
perché aiutavo il mio papà,
un giovane malato di Alzheimer, a fare tutte quelle cose
che non riusciva a fare da solo.
[Mattia] Dedico questo premio al mio papà.
Per me è stata un'emozione molto bella
e credo di essermelo meritato per i sacrifici fatti.
Anche se l'ho ricevuto io, vale per tutta la mia famiglia.
[VOCI NON UDIBILI]
Sottotitoli: Laser S. Film s.r.l. - Roma
Can't find what you're looking for?
Get subtitles in any language from opensubtitles.com, and translate them here.