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Grazie
Andato bene il cavallo, ingegnere?
Sì, benissimo.
Ciao, Camillo.
Buongiorno, signor ingegnere. Buongiorno, la signora è alzata? No,
signor ingegnere, le porto una colazione. Andate qua.
Maria, faccio io. C'è anche una posta. Grazie.
Buongiorno.
Buongiorno. Sono le nove. Ho fatto una magnifica corsa.
Tu invece te ne stai al buio a leggere.
Domani verrai con me.
Attraverseremo il bosco da nord a sud.
O se vuoi faremo l'Argio.
Una passeggiata splendida.
La conosco metro per metro.
Conosco troppo questi luoghi.
Una volta ti piacevano?
Una volta.
Vedi, allora mi sembravano più grandi.
Li vedevo diversi.
Oggi l'Argio è l'Argio. Il bosco è il bosco.
Invece una volta il bosco era tutta un'altra cosa.
Ogni sentiero portava i luoghi straordinari.
Ne ricordo uno che per noi ragazzi portava i ninvi.
Qualche volta mi sembra di essere diventato un po' come il bosco per te,
che è soltanto bosco. Mi sento marito e niente altro. Ma no, caro, sei... Che
cosa? Avanti, su, dillo, su. Sei... Io ora mangio anche la mia colazione,
mentre io guardo la posta.
Che cosa c'è?
Società altiforme.
Società per lo sfruttamento della miata, società edilizia.
Ditte, ditte, ditte, ditte...
Tutto per te.
E quello?
Una lettera di mio padre.
Posso dirti il contenuto senza leggerlo. C'è invidia di essere in campagna, sta
tentando un altro rimedio contro la sua asma ed è orgogliosa del suo giardino.
Ho indovinato. E poi ti saluto.
Grazie.
Concerti di primavera, il programma.
Ti interessa?
Sì, ma non ho voglia di mettermi in viaggio.
Bene, ti vado a cambiare.
Non fai colazione?
No, grazie.
Cosa c'è di speciale?
Non lo riconosci?
Ah, Brunello, l'inseparabile.
Terà un concerto. Un concerto?
Potremmo andarci, se vuoi.
Quanti anni che non lo rivedo.
Ma forse tu sarai occupato. Posso rimanere?
Oppure vuoi andarci solo?
Ma perché dici questo?
Scherzavo.
Forse faccia male scherzare.
Il piccolo Brunello non è più un ragazzo.
Avrà vent'anni, no?
Ventidue.
Ti aspetto giù.
Grazie
No, ridevo per il libro.
Scusami, sai.
Ma credevo che il castello fosse disabitato. Era sempre chiuso.
Sei il figlio del conde Traldi?
Sì.
Brunello Traldi.
Siamo arrivati ieri dalla Francia.
E tu come ti chiami?
Nicoletta. Tu abiti qui vicino, vero?
Resterai molto?
Tutta l'estate. E tu?
Non so. Nessuno sa niente. Neanche papà.
Dipende dalla chance, dici. Può anche darsi che arrivi mia mamma. E allora
sono free.
Chissà dove mi porteranno.
Qui invece mi piace stare perché ho fatto amicizie con Orlando.
Vedi, sente che stiamo parlando di lui.
Ti piace? Ha tre anni.
Papà dice che è cattivo, ma non è vero, è perché vuol bella.
Vogliamo diventare amici?
Certo, ci rivedremo. Quando sarai sola ti terrò a compagnia. Posso darti un
cavallo? Grazie, vero volentieri.
Quanti anni hai?
12 anni compiuti a maggio. E tu?
18.
Hai già l'innamorato?
Ma certo che ce l'ho l'innamorato.
Vuoi? Ma come, fumi di già?
No, non fumo, ma mi piace tenerle. Mio padre ne ha tanti di questi.
Mio padre fuma molto, fuma anche i sigari.
È molto buona, grazie.
Ah, prendile ancora.
Anzi, te le regalo tutte. No, no, no, sei troppo gentile.
Curioso.
Un momento fa mi volevi cacciar via.
Non ti conoscevo. Mi perdoni?
Signorina Nicoletta.
Volevo dirti, vieni quando vuoi in questo giardino.
Ma non sai fare niente, sbagli tutto.
Scusami, vogliamo ricominciare?
Su, su, ricominciate, avanti.
No, no, sono stupo di studiare.
Ehi, cos'è? Ma cos'è?
Un ragazzo.
Un ragazzo addirittura.
Oh, santo cielo. Dove vai tu adesso? Su, siedi.
Avanti, devi studiare.
Ricominciate, su. Mi raccomando, sulla tastiera non ci sono soltanto i tasti
bianchi, ci sono anche quelli neri. I diesis, i diesis.
Attenzione anche a lei, signorina Nicoletta. Va bene. E attento, attento.
Due quarti, due quarti.
Avertite il professor Salafolli.
La signora Contessa le vuol parlare subito e di là che aspetta.
Signori, mi dispiace, ma devo lasciarvi. No, no, continuate voi.
Scusatemi tanto.
Sarà meglio andare.
Continueremo a casa mia. Va bene.
Buonasera, Clara.
Buonasera.
Vorrei parlarti prima di... Parlare a me? Che io sappia non abbiamo niente da
dirci. Ma... Buonasera.
Hai fatto male a venire.
Ti avevo scritto una lettera. Non ho ricevuto nessuna lettera. L'ho spedita
ieri. Ti spiegavo tutto.
Tutto che cosa?
Ho molto riflettuto in questi giorni.
Non posso darti Brunello. Ah no?
Bene, e allora andrai contro il tribunale.
Se sarà necessario spiegherò le ragioni.
Tu non puoi educare Brunello come si conviene.
Devo dirti il perché.
E tu, perché vuoi insistere?
Lo sai benissimo che ho il mezzo per farti cedere.
Non puoi portarmelo via, Clara, se tu sapessi quanto mi vuol bene.
Lui stesso non vuole separarsi da me.
Vedremo.
Brunello. Buonasera, Contessa. Buonasera, professore.
Oh, mamma.
Come sei cresciuto.
Bravo.
Sono venuta per portarti via con me.
Non sei contento?
Non dici niente?
Buonasera, Contessa.
Buonasera, signorina. Lei è la nuova governante, vero? Veramente.
Ma è Nicoletta, la signorina Dossena, mamma.
Ah, sì, perfettamente. Dossena.
Brunello mi parla sempre di lei nelle sue lettere.
Devo ringraziarla. Prego, Contessa. Io voglio molto bene Brunella.
Certo. Ah, ti ho portato un bel libro.
Spero almeno che ti piacerà.
Devo averlo lasciato in albergo, nella valigia.
Beh, te lo darò domani.
E ora noi due dobbiamo parlarci.
Buonasera, Contessa. Io devo andare.
Buonasera, signorina.
Buonasera, professore, grazie. Buonasera, Nicoletta.
Tieni.
Ciao, Brunello.
Allora, domani sera partiamo?
Ti dispiace lasciare questa casa, forse? Qui diventavi un vero piccolo selvaggio.
È ora che qualcuno pensi per la tua educazione.
Ho deciso, sarai un po' di tempo con me, poi entrerai in un bel collegio, avrai
dei compagni e io verrò a trovarti ogni tanto.
Ma che hai?
Nulla, mamma.
Bene, allora a domani.
Buonasera, mamma.
Ma che cos'hai, caro, su, non piangere, su.
Ventola, ventola, non vedi che non suona più?
Allora spiegati, parla, ci sarà certamente qualcun altro, qualche
fantasia. Ma parla, ma parla una buona volta.
Non c'è nulla e nessuno.
Hanno suonato, saranno assensi. Ma no, ma no, non hanno suonato, non muoverti,
sta sotto.
Io lo capisco, ha un magnifico titolo, è un bel giovane.
Oddio che fatica a discutere. Un elegante spiantato.
Come i soldi? Te li do io i soldi. Ti do un milione di dote e te lo vincolo. Non
voglio un principe consorte. E poi voglio essere libera, libera. Avrò il
diritto di essere libera, no? Ed io mancherebbe come assenti la libertà. Del
resto potresti anche sposare un altro.
Ad ogni modo una ragazza perbene cosa può desiderare di meglio?
Sposarsi. Io non sono una ragazza perbene allora.
Nicoletta! Nicoletta! Ma non ti rendi conto? Già lo sento. Mi darai sempre dei
grossi dispiaceri.
Mi farai morire prima del tempo.
Sono sicuro che ne ho per poco.
Oggi non posso quasi respirare.
Ma basta.
Ma che vuoi che gliene importi a lei di te? Mi sei rovinata la vita per questa
figlia. Anzi, ce la siamo rovinata. Ti prego, mamma, non gridare. Speri di
meglio, si può sapere. Ma non spero niente, ve l'ho detto, no? È pazza come
il suo nonno. Maurizio, Maurizio, non ti agitare.
Nicoletta strilla, protesta e poi finirà per darci ascolto.
Sposerà il conte, ma senti, te lo garantisco io. E tu cosa fai? Dille
qualche cosa anche tu, avanti.
Brava Nicoletta, non dà retta a nessuno, fai di testa tua.
Ah, questa volta hanno suonato davvero. Sarà Duccio, apri tu.
Non ti sei neanche cambiata, lo ricevi in pantaloni.
Vanno a creanza.
Brunello, cosa vuoi?
Ma perché sei venuto?
Peccato che debba venire gente, aspetta che ti faccio asciugare.
Non occorre, me ne vado. Ma se puoi sapere cosa succede?
Buonasera a tutti.
Arrivo in mezzo alla tempesta.
Buonasera. Buonasera.
Mi scusi, Lucio.
Entri, entri, conte.
Entri. Avanti.
Avanti. Buonasera, signora Dossena.
Perché volevi scappare? Non rispondi? Non sapevo di...
Che sciocco, ti sei offeso?
Sì. Volevi dirmi qualcosa?
Che cosa?
Adesso non importa.
Perché non importa?
Su, Brunello, non fare misteri. Che cosa ti succede?
Chi era quel signore che è entrato e che è venuto a fare?
È nostro ospite per qualche giorno.
E dorme da voi?
Sì, perché?
Su, aventi, che cosa dovevi dirmi?
Niente. Oh, se poi credi che mi importi molto di quello che dovevi dirmi.
Vuoi scappare con me?
Brunello, che succede?
Non vuoi scappare, non ti fidi.
Guarda.
Possiamo andare in città. Tu fare l'attrice perché io darò dei concerti.
Salapodi dice che sono brava e che posso anche suonare il pubblico. Vuoi?
Non vuoi andare con tua madre, forse?
No.
E vuoi proprio fuggire con me?
Sì, te lo voglio.
Alto! Lo spero bene.
Dove vuole che vada?
Sapete perché vi ho condotta in questo deserto? No, non saprei. Ho uno scopo.
Guardate.
Bello. Quella sarà la mia fine se non vi decidete a dirmi di sì.
Dovete credermi, vi amo.
Ma le pare di conoscermi abbastanza. Certo, vi trovo adorabile, affascinante,
strana. Mi piacete moltissimo.
Ha voluto proprio farmi una dichiarazione.
È un anno che cerco di evitare questo momento, per lei soprattutto.
E guardi in quale imbarazzo mi mette. Mi costringe a difendermi con un
pettegolezzo. Ah, bene, i pettegolezzi sono armi terribili, le armi del nostro
mondo. Anche la storia in fondo non è che un grande pettegolezzo.
Quest'inverno lei non ballava al teatro Odeon? Io?
Sì, camofato da Torero.
La sua Carmen era ballerina milionaria, una delle sette mogli di Aga Khan.
Famosa per la sua generosità. Come voi pensate che io... Gliel'ho detto,
Pettegolezzi.
D'ora in poi può essere sicuro. Non ci sarà più pericolo di complicazioni.
Pettegolezzi!
Pettegolezzi!
Non faccio quegli occhi, su.
Le do una buona notizia, Duccio.
La mia dote non è di 5 milioni.
Uno, uno solo.
Oh, che spavento, ti sei fatto male?
Bisognerebbe disinfettare. Niente, niente, un po' d'acqua fresca passa
tutto.
Grazie.
Se mia madre parte domani, vai in Svizzera e mi lascia qui.
Davvero? Sì, sì, sei contenta?
Ai, che male!
Sì, sì, parte da sola.
E tu per dirmi questo?
Ah, che matto!
Signore!
Vieni. Puoi camminare?
Su, piano, così.
C'è ancora qualcosa?
Volevamo ringraziarla.
Fratelli? No, siamo amici.
Luigi Barbano. Nicoletta Dossena, Brunello Tralli.
Volete che vi accompagni? Ho qui il mio camioncino. Grazie, noi andiamo al
castello. È la mia strada?
Mi fa male. Molto? Alla fontana ci fermiamo.
Pensi lei alle biciclette!
Non ci sono. Mandalo via.
Senti, verrà qui Giantoni con due signori.
Li fai passare dalla torre.
E pazzo lei, vuole andare sotto?
La prego signorina, vorrei parlarle un momento solo.
Il figlio del conte Calvi, vero? Sì, che vuole?
Vorrei dirle una sola parola se permette, ma a parte.
Guido io fino al garai?
Piano eh.
Ecco signorina, io ho assolutamente bisogno... Di sapere dov'è il conte
Traldi, di vederlo. Io non so nulla, buongiorno.
Siamo le solite, eh?
Lei non sa nulla, al castello non sanno nulla, eppure si tratta di cose gravi.
E' una cosa molto importante.
Stanno per scadere certe cambiane, una somma molto rilevante.
Io non so nulla.
Ecco, forse lei non mi ha capito bene, signorina.
Io potrei rovinarlo, capisce?
Ma è possibile che nessuno sappia qui dov'è il conte Traldi? Io non sono della
famiglia, mi lascia in pace.
Oh, allora scusi.
Lo vedremo.
Chi voleva con noi?
Io. Cercava papà, vero? Sì.
Bene, ora spicciamoci.
Parola. Parola.
Mille.
Cinquamila.
Passo. Passo.
Visto.
Bella fortuna, eh?
Già il terzo poker. A me le carte.
Questa cassa è piena di costumi.
Salapolli dice che servivano per mascherarsi e per recitare a mio nonno.
Mio nonno non giocava come il babbo. Mio nonno si divertiva con le donne.
Ma cosa dici?
Non so. L'ho sentito dire un giorno dalla mamma.
Dice che venivano tanti signori. Lui le travestiva e recitavano insieme nel
teatro.
Facciamo lo stesso.
Noi due soltanto? E perché no?
Ecco qua.
Guarda quanto è bello.
È bello davvero.
Metti questo.
No, io non metto niente.
Tu lo devi mettere.
Me lo comandi?
Sì, te lo comando.
Come vuole vostra signoria.
Però non posso spogliarmi qui.
Ma perché no? Perché no, non si domanda.
Questo lo piglio per me.
Andiamo, le mie armi sono di là.
Scendiamo per la scaletta segreta.
Vieni, ma sta attenta.
Ecco, vedi, torniamo giù al pian terreno.
La scala è tutta scavata nel muro e va fino ai sotterrani dove ci sono le
prigioni.
Hai paura dei topi?
Questo va nel salotto. Non facciamo pure, mio padre sta giocando.
Vieni a vestirti dietro al palco. Ma se entra qualcuno?
Stiamo recitando, no?
E tu dove ti spogli?
Qui.
Sto attento al drago che ti morderà le gambe.
Spero che qualcuno di questi cavalieri mi salverà.
Brunello?
Senti, non dire niente a papà di quell'uomo.
Di quello che abbiamo quasi investito?
Sì, è meglio.
Non dire niente.
Va bene, perché?
Oh, guarda se ti vanno bene.
Perché tuo padre è già troppo inolio.
Sì, lo so, ma mio padre mette a posto tutto.
Ti sei messo a sedere sul conte Sinibaldo.
È stato ammazzato dai turchi, sai. Era alto due metri e aveva una corazza d
'argento. Davvero?
L'hanno buttato giù dalla torre di Tolemaide.
Vuoi che ti aiuti? Oh no, grazie, faccio da me.
Ti taglio la testa io.
Allacciami sulla schiena, per favore. Dammi la spada.
Mi avevi detto che non avevi bisogno, hai visto?
Come sei puntiglioso.
Stringi di più.
Chi è la testa?
Cosa recitiamo?
Ecco, tu sei un principe che passeggia per un bosco. Ed io un guerriero ferito
che si è trascinato presso un ruscello.
Tu mi vedi, ti chieni su di me e mi dici, chi sarà questo bel giovane? È
ferito, poveretto.
Allora gli apro gli occhi e... E allora?
Niente.
Ti chiedo di salvarmi dai miei nemici.
Poi al resto ci penseremo. Va bene, proviamo.
Sono stato ferita il cuore.
Tu invece devi uscire dalla legge. Vai dietro le quinte e incomincia.
Che foresta profonda.
Non vorrei allontanarmi chiaro.
Sento dire che da queste parti ci sono combattimenti continui.
Ma che vanno?
Delle tracce di sangue?
Sono solo e ho molti nemici.
Dei getti? Chi getti?
Aiutatemi!
C'è un ferito! Un guerriero!
Che bel giovane! E che bei capelli d'oro!
Che viso delicato!
Voglio soccorrere. Come ti chiami?
Brunelli. Vieni, ti porterò alle regge.
Scalzone, sono testimoni loro!
Io vi denuncio come nero a Dio! Io voglio il denaro che mi ha rubato questo
varo! Più di centomila franchi e chissà da quanto tempo dura questo imbroglio!
Tu non sai quello che dici, io ho sempre perduto! Io ho sempre perduto!
Adesso riprendeteli!
Siete voi che mi avete rovinato! Basta, non ti vergogni!
Imbroglione ladro!
E adesso che la diga è finita se ne andrà a ingegnere? Perché me lo chiede?
Non si direbbe che le spiace molto?
E invece mi dispiace.
Signore è il solo uomo che non mi abbia fatto l'accordo e di cui i miei parenti
non mi abbiano parlato. Se anch'io le facessi l'accordo?
Impossibile, è altro da pensare a lei.
Ma poi chi l'ha detto che me ne vada?
Ho intenzione di restare qui per molto tempo, ci sono ancora tutti con l'alba.
E' contento del suo lavoro?
Sì, piacerà anche a lei quando l'acqua entrerà nella valle. Perché?
La valle diventerà un grande lago, un lago lungo 7 chilometri.
Pensi che passeggiate domani.
Mi invidio gli uomini che possono costruire cose tanto importanti.
Anche le donne, non ne pare la famiglia altrettanto importante?
Io non credo che mi sposerò.
Ad ogni modo mi pare che lei debba trovare la sua strada, interessarsi a
qualche cosa su sé. È molto difficile.
Io invece le dico che lei è diversa dalle ragazze che stanno ballando là
dentro.
Io la stimo molto, avrei la più completa fiducia in me.
Farebbe male, sotto le mie apparenze c'è molto disordine e anche molta debolezza.
Lo dice per civetteria, io la prenderei come se... Starebbe fresco, la manderei
in rovina.
Vuole che andiamo a ballare?
Veramente ballo molto male.
Ma lei va da te? Mi promette di non ridirlo a nessuno?
Pallo malissimo anch'io.
Andiamo a ballare allora.
Signor papà, ingegnere! Che c'è? Deve andare subito alla villa, la vogliono al
telefono dal cantiere.
Il cantiere a quest'ora?
Un momento, torno subito, scusi.
Senti Nicoletta.
Di la verità Brunello, quella telefonata è una bugia, eh?
È tutta la sera che sta con te.
Non posso più sopportare di vederlo stare sempre con te.
Sì, ma non dovevi permetterti questo scherzo.
L'ingegnere è un mio amico.
E poi che ti ha fatto?
Perché ce l'hai tanto contro di lui?
Non lo posso soffrire.
A me sembra che tu non possa soffrire nessuno delle persone che conosco.
Su, non tenermi, bronce.
Facciamo la pace, vuoi?
Ma rispondi, dunque, parla.
Ma sai che stai diventando insopportabile? Non mi lasci più vivere.
Chi hai dunque? Parla.
Faccio la pace se mi dai quel fiore che sta nei capelli.
Ma aspetta, voglio prenderlo io.
Così non potrai più andare alla festa!
Ma cos'è, sei impazzito?
Stai d'accordo nel farmi questo scherzo?
No.
Che ragazzo viziato. Se fosse mio figlio la farei pentire come si deve.
Lei non può capire.
Non può capire.
Scusi.
Vogliamo entrare?
Passaggiamo ancora un po'. Vieni, porti in
cucina.
Fai piano.
Buongiorno, mamma.
Buongiorno, cara.
Hai dormito bene?
A proposito, dille tu, Pina. Pare che stamattina dal castello sia venuto
qualcuno a cercare di te. Di me? E chi? Brunello? No, signorina, era un
cameriere. Lei dormiva, era molto presto, ho pensato di non svegliarla.
Non ha detto di chi si trattava? No, certamente ritornerà.
Le preparo la colazione, signorina?
No, forse più tardi.
Esci?
Naturalmente correrai là.
Senti, cara, bisogna che io ti parli seriamente per la faccenda dei traldi.
Anche tuo padre ha trovato che esageri.
Scusami, mamma, ne riparleremo dopo.
Permesso?
Buongiorno, signorina. Ma cosa succede? Dov'è Brunello?
Eh? Sono partiti tutti. Ma come partiti? Sì, partiti stamani all'alba.
Vanno a Parigi. C'è il sequestro qui.
Grazie.
Non telefoni prima delle 11 perché al mattino il maestro studia. Grazie,
grazie. Senza discussioni, è il più grande pianista d'Europa. Il più
giovane, il più bello anche. Grazie signora.
Modestamente, io sono stato il suo primo maestro.
Modestamente?
Meritereste un bacio per questo. Anzi, ve lo meritate.
Perché evidentemente non sarei riuscita a superarmi da capo, non è
vero? Io ti capisco, però non ho l'arte qualcosa di... Ecco, ecco appunto. Che
maestria, veramente ha superato Cortò. Ecco un modo intelligente per rovinare
me, Cortò.
Intelligente, che caro, e che manoscultaria. Ho un rino e una strada
verso la gloria. Ha ragione, sarà pari. L'avvenire lo so a memoria. Quello che
mi preoccupa piuttosto è il passato, cara baronessa. Il passato.
Vuoi farmi il favore di chiedere un autografo per me?
Può chiedervi o lei stessa, signora, gli farà molto piacere.
Dimenticavo quest'angelo, ma guarda, non ha il coraggio di dire neppure una
parola.
Drematutto, arrossisce, va a dargli la mano. Su, ecco qua. E' innamorato di te,
è innamorato di te.
Andiamo, Flavio, andiamo.
Volentieri. Grazie. Prego, signora.
Ecco qua.
Andiamo via.
Hai ragione, c'è troppa gente qui.
Magari puoi mandargli un biglietto domani, invitarlo, se credi. Non so.
Pelusa.
No, è difficile spiegarlo. Forse non lo so neanch'io.
Hai veduto come se lo disputavano?
Nicoletta!
Nicoletta, è proprio vero sei qui.
Sì, sì Brunella.
È mio marito. Come va Barbano?
Complimenti Bruno.
Ma tu te ne andavi, forse il concerto non ti è piaciuto. No, anzi sei molto
molto bravo. Tenevo soltanto di disturbarti. No, la verità è che
Nicoletta ha avuto paura di essere oscurata dalle tue ammiratrici. Direi
che è successo il contrario.
Ma ora ve ne andate? È tardi ormai, ma se tu non hai niente di meglio da fare
puoi venire a cena con noi. Credo che sarà impossibile. No, no, no, niente
scuse, siamo venuti apposta da Rio Freddo per te. È giusto.
Scusi maestro, devo ricordarle che stasera abbiamo invitato la baronessa
Masiero. Ah già, la signorina Marie Belanger, la signora Barbano e il signor
Barbano. Piacere. Allora sarà per un'altra volta. Quando ritorneremo?
Quando ritornerete. Ma no, se non vi dispiace, accettate il mio invito
stasera. Staremo insieme.
E a lei abbiamo ancora un vecchio conto da regolare, ricordi?
Già, quello schiaffo. Credi che l'abbia dimenticato? E allora siamo tutti d
'accordo? Vogliamo andare?
Prego.
Siamo ancora amici?
In questi dieci anni ho sempre pensato che ci saremmo incontrati.
Curioso. Curioso che? Che non ti abbia dimenticato, mai.
Davvero? Avevo giurato di odiarti.
Sono uno sciocco sentimentale.
Conoscevo la signorina Nicoletta, era l'unica persona che amassi.
Un giorno apro un giornale e trovo la cronaca delle sue nozze.
Una colonna di intervenuti, la fotografia.
Gli sposi sono partiti per un lungo viaggio in Estremo Oriente.
E loro ti vendicavano rispondendo alle mie lettere?
Ma non parliamo più di quel ragazzo.
Dimmi di te piuttosto.
Io... Io non ho niente di interessante da dirti.
Non sei felice?
Non volevo dire questo.
Luigi mi ama molto.
E anch'io.
Non sei felice.
Non sono più la ragazza di allora, ecco.
Neanche tu sei ragazza di allora.
Sì, trovo anch'io.
Non è certo il bambino che ti dai su dalle rotaie tutto pesto?
Che storia. Già, bei tempi quelli.
Nicoletta era... Veramente non sono mai riuscito a capire che cosa volesse dalla
vita.
Una pantomima.
I mimi, i mimi.
Oh, sure, maître, mi sono permesso di ordinare degli altri liquori. L'avete
fatto benissimo, grazie. Prego. Senti, Bruno, levami una curiosità. Che ne è
della tua casa di Rio Freddo? Oh, mi ricordo di averci passato un autunno
delizioso con la tua mamma. Mi dicono che era sia di un arricchito, è vero?
Lo riconosceresti un arricchito a prima vista? Oh, sì, credo di sì, sì.
Bene, quell'arricchito sono io.
Quel castello l'ho comperato io.
Quando andrete a Parigi?
Tra una settimana o due, credo. Ci sarò anch'io. Ah, sì? Prego.
Grazie.
Alla signora.
Grazie.
È molto che segue il maestro?
Da un anno.
Deve essere molto bello aiutare un artista nel suo lavoro.
Credete?
Il maestro ha accettato il nostro invito.
Verrà anche lei, signorina Riafreddo, no? È molto gentile.
E se Bruno me lo chiederà, verrà.
Scusi. So che nel castello hai lasciato tutto così com'era. Ah, no, maestro.
Prego, questo mi fa piacere, ti ringrazio. Veramente dovresti
ringraziare mia moglie, è lei che ha pensato a tutto.
Allora siamo intesi, hai promesso che vorrai trovarci quest'estate? Sì, sì.
Ha detto 19?
Sì, l'ha detto il portiere, camera 19.
Vedi, c'è il piano, è lui, è lui.
Oh maestro, maestro. Subito signorine. Ma noi volevamo. Vorremmo un autografo.
Immediatamente.
Ecco. Ma loro hanno assistito al concerto? Sì. Lei ha suonato
divinamente. Ah, io?
La fatica l'ha un po' invecchiato.
Permette di dormire.
Quale era con me stasera?
Perché? Non mi hai neanche salutato.
Buonanotte.
Oh, sei ancora così?
Non hai sonno stasera?
Guarda, il cameriere ha portato il tuo cognac. Ah beh, il tuo cognac.
Sei irritata per qualcosa?
Perché ho messo a posto quella specie di pappagallo?
Credi che non lo sapesse che avevo comprato io il castello dei traldi?
Non lo sapeva, e come?
Che cos'hai?
Niente. Su, io ti conosco.
E cos'ha la mia Nicoletta?
Ti prego, Luigi.
Senti, ora incominci a preoccuparmi.
Di un po', hai l'incontro con Bruno?
No.
Ti dirò che lo capisco.
Rivedere un amico dopo tanto tempo fa ricordare la gioventù, i bei giorni.
Ma non è il caso di essere tristi.
Vuoi? No, grazie.
Non bere tanto, Luigi.
E allora vuoi spiegarmi?
Luigi, voglio dirti la verità.
Quel che mi passa ora per la mente è tutto così confuso.
Tu sai cosa provavo per lui allora.
Era un bambino e aveva tanto bisogno di tenerezza.
Ed io gli ho voluto molto bene.
Oggi, dopo dieci anni, mi pare che tutto sia come allora.
È assurdo. È così, Luigi, è assurdo, ma è così.
Ti dico queste cose sperando che tu mi possa capire.
Dovrei tacere, vero? No, anzi, devi essere sincera, sei sempre stata
sincera. Adesso capisco che qualcosa di molto forte mi lega a Bruno.
Non so, forse la giovinezza, come avrei voluto viverla.
Vuoi dire che non ho saputo farti felice?
Lasciami parlare.
Non vedi che cerco di capire io stessa?
Sì.
Luigi, ho bisogno del tuo aiuto.
Aiutarti?
Voglio uscire da questa specie di schiavitù.
È una vecchia storia, ridicola, lo so.
Capisci che mi fa soffrire?
Che c'è stato di vero o di falso nella nostra unione non saprei dirlo.
Mi sembra ora di dover dare ad ogni cosa una spiegazione diversa.
Hai vissuto tutto questo tempo contro di me. No, Luigi.
Come posso aiutarti? Luigi, ascolta.
Sono stata sciocca a dire tutto quello che mi passava per la testa
confusamente. Ma avevo bisogno di parlare.
Volevo che tu mi capissi.
Oggi è un giorno che dovresti ricordare. Ho soltanto io memoria per certe cose.
Luigi, Luigi, ascolta, dimentica quello che ti ha detto, perdonami.
Tu sei il migliore di tutti, sì, caro, caro.
In questi anni non ho saputo darti niente, non ho saputo farti felice.
Volevi un figlio.
Sto zitto ora.
Ti ho detto tante sciocchezze, cerca di dimenticarle.
E pensa che ti voglio bene, ti giuro, ti voglio bene.
Vita lunga, ma piuttosto movimentata.
Bruno, guarda, la linea della gloria è sempre più marcata.
Si approfondisce di settimana in settimana.
Oh, ma anche la linea dei debiti si allarga. Sta diventando un abisso. Non
importa, avremo sempre debiti e quattrini.
Anche il povero babbo tuo diceva sempre così.
Aveva ragione, qualche volta aveva ragione anche mio padre.
Continua. Oh, a 30 anni avrai una grande avventura.
Hai mandato i fiori alla signora Barbano? Sì, li ho mandati anche alla
baronessa. Ah, che te ne pare?
Di chi? Della baronessa? Ma no, di Nicoletta.
Ah, io la trovo bellissima. Hai notato? All'aria di essere felice.
Il matrimonio l'hai aggiovato. Grazie.
Di un po' salapolli, perché non ti sei sposato? Io? Per carità!
Ma hai rieletto i giornali?
Sì, curioso quell'RZ.
Dice che sei un pianista per signore eleganti.
E ti pare giusto?
Forse. Questo è il contratto per Montillo, vuoi leggerlo?
No, va bene, grazie. Per favore, Salapolli, pensa ai tuoi biglietti e ai
bauli. Per domani niente seccature.
Va bene, vado, vado.
Aspetta, cosa avevo da dirti io?
Non ho niente, te lo dico domani, te lo dico domani.
Io vorrei sapere come si fa a impedire alle signore eleganti di battere le
mani.
E questa lettera la spediamo così?
Ma certo.
Senti, Mary, oggi andremo a pranzo soli.
Scoveremo qualche trattoria senza turisti e parleremo... Di musica? E
perché proprio di musica?
Che hai da ridere adesso?
Sei stato proprio sincero questa volta. Sì, sì, voglio il chiaro di luni, il
pergolato, la musichetta e voglio parlare d'amore. Sono felice, Mary.
Non verrò. Perché?
Non sono io che debbo venire.
Arrivederci.
Avanti.
Avanti.
Buongiorno. Nicolette, questo è straordinario. Tu.
Oggi è il giorno dei miracoli, lo sento.
Parto Bruno, fra un'ora.
Abbiamo deciso così, improvvisamente. E ho voluto salutarti prima.
In un modo forse troppo miracoloso.
Ti ringrazio di avermi restituito la trossa.
Ancora una volta tutto finisce con due parole.
Sì, è meglio.
Meglio per chi?
Per tutti, per te e per me.
Tu non puoi capire.
E io sono qui perché non rinuncio alla tua amicizia.
Soltanto per questo.
Parti davvero?
Sì.
Ieri sera mi sono comportata come una bambina.
Non sono il ragazzo che speravi di trovare, vero? Rispondimi dunque.
Non dovevo venire da te?
Sì. Non dovevi, ma ora ascoltami Nicoletta, dimmi mi ami?
Non dobbiamo più vederci. Devo sapere se mi ami, devo saperlo.
Sei sempre lo stesso ragazzo.
Non hai nemmeno il coraggio di accettare una volta nella vita la felicità.
Ascoltami Nicoletta, andiamovi insieme subito.
Ti ricordi quando volevo scappare con te? Lasciami.
Devi promettermi una cosa.
Voglio che tu mi prometti di non venire al castello. È necessario.
Me lo prometti?
Me lo prometti?
Sì. Come vuoi tu.
Grazie.
Addio, Brunello.
Non ci vedremo più.
No, addio.
Addio.
Sai che mi sono venuti dei rimorsi?
Forse sono stato un po' egoista.
Non ti può bastare di vedermi felice per essere felice anche tu.
Hai bisogno di tante cose.
Di comprensione, per esempio.
Mi senti, Nicoletta?
Sì, ti sento, Luigi.
Sei tanto caro.
Ora tutto deve cambiare.
Hai pensato a chi dobbiamo invitare in campagna?
Per chi?
Per quando verrà Bruno.
È inutile.
Inutile? Sì, perché non verrà.
Te l'ha detto lui?
No.
Ah, bene.
Vedremo.
Nicoletta, dammi la mano.
Dormi già?
No, scusi, sa, avrei voluto, se... lei... Scusi.
Vedi il castello? È ancora in piedi. Sì.
Ma... dove vai?
Mi dà fastidio l'aria, ho gli occhi irritati. No, ecco qua, infila questi.
Grazie.
Guarda, hanno fatto la strada nuova.
Già.
Allenta.
Ma perché l'ha letto? Cos'è questo formato?
Ma è strano.
Oh, sono le quattro e mezzo.
Arriveremo appena in tempo per l'appuntamento col sovrintendente.
Por santo Dio, perché poi si è fermato qui questo treno?
Te l'avevo detto che bisognava partire un giorno prima.
Poi abbiamo l'appuntamento con quell'altro cretino della tornella.
Avremo appena il tempo per respirare, sai?
Guarda, hai deciso per il programma? Sì, sì, sì.
Senti, senti, questa è la tua prova più difficile, Bruno, mi raccomando, eh?
Ancora un uovo di treno!
Oh, finalmente!
Vieni qua, senti, senti, Bruno!
Bruno, il concerto! Il concerto, Bruno!
Bruno, per carità!
Sali, sali su, Bruno! Il concerto!
Mi raccomando l'impacco, eh?
Che la fasciatura non sia troppo stretta.
Adagio, adagio, eh?
Sì, così.
Come va la zampa?
Buongiorno, signore. Buongiorno, Leone. Eh, non c'è male. Ancora due giorni. Fra
due giorni passeggiata fuori. Via!
Ha il sangue buono.
Sa, da quando è morto il veterinario qui dentro stiamo tutti magnificamente bene.
Eh, ha visto il poleto? Sì. E come si chiama? Ah, ecco. Si chiama... Eh, c'è
messo il nome io.
Si chiama Volere Potere.
Non è un po' lungo?
Sì, forse.
Guardi, guardi, Zanetto.
Adesso vediamo che cosa sai fare tu.
Zanetto, è tutto da fare. Ci vuole la mano leggera.
Gambe, gambe, inquadralo con le gambe.
Redine destra, testone.
Come stai, Nicoletta?
Arrivi così? Ti racconterò, sono saltato giù dal treno come un ladro. No, neanche
le valigie. Mi hai quasi spaventata.
Non sei venuto dalla strada?
Ho fatto il nostro sentiero.
Tutto come una volta.
Anche tu.
Hai fatto bene venire. Quando ho visto Riofreddo non ho saputo resistere.
Vorrei vedere il castello, tutto insomma. Non ho così poco tempo per i
ricordi.
Tutti, sai, era alto due metri e aveva la corazza d'argento.
Davvero? L'hanno buttato lì, dalla torre di Ptolemaide.
Ma ti tieni lì?
Oh, no, grazie, faccio da noi.
Ti taglio la testa, io.
Lasciami sulla schiena, per favore.
Ed io, il guerriero ferito che si è trascinato presso l'uscita.
Mi vedi?
Ti tieni su di me e mi dici.
Ma scalzone, ma scalzone, solo che si vogliono!
Ma che cazzo, ma che cazzo! Ma che cazzo, ma che cazzo! Più di cento mila
franchi, chissà da quanto tempo dura questo imbroglio! Non è quello che dici,
io ho sempre perduto, io ho sempre perduto!
Questa scena, se non sbaglio, ci servì quel giorno.
Il bosco pieno di nemici. Il bosco incantato.
Forse sarebbe meglio bruciare tutti questi vecchi stracci. Perché?
Mi ricordo un tempo troppo bello.
Allora c'era qualcuno che mi voleva bene.
Ah, ecco, ho trovato il mio.
Nicoletta, siamo due bugiardi, ecco cosa siamo.
Sai cosa facciamo qui dopo tanti anni?
Vuoi saperlo da me?
Non hai sempre voluto fuggire.
Ti ricordi quella sera, avevo mille lire, te ne ricordi? Mi hai abbracciato
e mi baciavi.
Le nostre passeggiate erano passeggiate d'amore.
Le nostre liti erano scene di gelosia.
Ecco la verità. Perché noi ci siamo sempre amati. E ora è tempo che il gioco
finisca. Ora è tempo che... Basta!
Io amo mio marito.
Ti ho fatto paura.
Scappa Nicoletta!
Buonasera Bruno.
Buonasera Barbano. Buonasera Nicoletta.
Buonasera. È un po' buio qui dentro, bisognerà accendere.
Non lo aspettavamo più ormai.
È arrivato così all'improvviso. Già, non ti aspettavamo più.
La stagione è quasi finita, ancora pochi giorni e si chiude qui. Dovete scusarmi,
è stata una decisione improvvisa appunto. Anzi ripartirò domani mattino,
ho molto da fare in città.
Già che sei qui faccio anticipare la cena.
Va bene.
E ora scusatemi, vado a cambiarmi. Va bene.
Ho letto dei tuoi successi. Ah sì?
Prendi un vermut?
Volentieri.
Qual è il tuo?
Questo.
Grazie.
Michele è stato molto contento di averti riveduto. Non cambia mai, ha fatto un
patto con la vecchiaia lui.
È sempre rimasto fedele al ricordo di tuo padre.
Tutti più o meno rimaniamo fedeli a qualche cosa.
Nicoletta, per esempio, è rimasta fedele alla sua giovinezza.
Non ti pare, Bruno?
Sì, forse.
Fossi rimasto anch'io fedele alla mia, invece tutto cambia.
Tu, Bruno, sei un artista, non puoi capire.
Perché?
Per voi tutto è facile e bello nella vita.
Molte cose vi compensano di tante amarezze.
Noi, uomini comuni, con gli anni, un giorno, ci accorgiamo che non ci resta
niente. Sbagli.
Sei da invidiare, tu.
Pensa. Tu hai tutto quello che avevo desiderato io nella vita.
Questa casa e Nicoletta.
È un madregale questo.
Certo. Così che io ho preso il tuo posto.
E se ti dicessi di sì?
Ammiro la tua sincerità.
Del resto la sincerità non manca né a me né a mia moglie.
Io e Nicoletta siamo sempre stati profondamente leali.
E continueremo ad esserlo fino all'ultimo.
Vero?
Sì.
Non è necessario che tu me lo domani Luigi.
Vedi, Bruno, che hai ragione di invidiarmi. Sei molto sicuro dell
'avvenire, ma forse non è abbastanza.
A me fa paura il passato.
Sapete cosa sto pensando?
Che cambierò tutto in questo castello, da cima a fondo.
Sei tu il padrone.
E che diresti se te lo restituissi? Non ho abbastanza per ricomprarlo.
Grazie, andate pure.
A che ora parti domattina? Alle otto.
Va bene.
Grazie.
E allora se non ti dispiace partiremo insieme.
Sì, sì.
Buonanotte Bruno.
Buonanotte.
Grazie.
Bruno, staremo sempre insieme? Sì.
Non parlare, non dirmi nulla.
Ah, sei già pronta? Sì.
A che ora passa il treno? Alle 7.45.
Allora abbiamo ancora mezz'ora.
Con la macchina si fa presto.
Porterò soltanto due valigie. Va bene.
Alle nove saremo in città. Voglio subito firmare contratti, contratti, contratti,
saltare da un continente all'altro.
Sei mai stato in America?
È così bello viaggiare. Sono contento di avere vent'anni per l'immensa quantità
di chilometri che ho davanti.
Ah, dovrei scendere in un albergo. Mi dirai quale preferisci?
All'albergo?
Sì. Per i primi giorni.
Avrò una settimana molto intensa e non potrò subito.
Sai, devo sistemare alcune cose.
Allora se tu sei così occupato, forse è meglio che ti raggiunga più tardi in
città. Forse?
Ma no, no, come vuoi fare qui solo al castello?
Non preoccuparti, andrò da mia madre.
Cos'hai Nicoletta?
Niente caro.
Scusami, per un momento sono stato egoista.
Sono tanto felice.
Vedi Nicoletta, ora tutta la mia vita cambierà, bisogna che mi preparo un
poco. Saremo felici, ma io sono stato sempre così libero.
Sei felice?
Devo abitarmi a pensare in due, è bello ma è difficile.
È tardi, ti aspetto di là.
Nicoletta.
Sei felice?
Sì.
Ebbene sono contenta che tu sia felice, e anche che tu sia egoista.
Non lo sarò più.
Non hai finito?
Sì. Allora tu parti con me oggi, non è vero?
No, ho deciso.
Ti raggiungerò in città.
Se vuoi proprio così.
Almeno mi accompagni al treno.
Certo.
Andiamo.
Strana idea la tua di non partire.
Ti dispiace proprio che non venga con te.
Non ti capisco. Perché dovresti dubitarne.
Posso darti un bacio?
Pronto? Pronto?
No, signor ingegnere, non lo so.
Signora, al telefono, l'ingegnere.
Vuole... me?
Sì, signora.
Pronto? Sei tu, Nicoletta?
Sì. Ti chiamo da un'ora?
Ero fuori.
Sei sola?
Sì.
Sono sola.
Volevo sentire la tua voce.
Ho passato tutta la notte qui al cantiere, ma non avevo il coraggio di
telefonarti. Quando mi sono deciso non rispondeva nessuno.
Mi sono sentito solo per la prima volta nella mia vita.
Avrei pianto sempre.
Ma adesso tutto è passato.
Aspettavi che ti chiamasse?
No, credevo di non vederti, di non sentirti più.
Ieri sera ho avuto paura della mia immaginazione, non di te.
Per questo sono scappato.
Mi ascolti Nicoletta?
No, no, non dire niente tu, solo io devo parlare.
Ho una sola giustificazione, che sono innamorato. Ti amo al punto di essere
geloso anche di quello che non succederà mai.
Certe notti vicino a te pensavo mentre dormia.
C'è forse al mondo un uomo che potrebbe portarmi via mia moglie?
No, dicevo.
E poi dicevo, ma gli uomini sono milioni.
E tutti amano Nicoletta.
Finivo col vederlo, questo nemico. Te lo potrei descrivere.
Vedi come ti amo?
Sì.
Lo so, Luigi.
Tu mi hai amato veramente.
Piange, Nicoletta.
Non voglio.
Non ti ho mai fatto piangere, Nicoletta, mai.
E ancora come una volta, se vuoi.
Noi due, tu ed io.
Tu mi credi ancora, Luigi?
Rispondimi. Sì.
Sono migliaia di giorni che ti guardo, che ti ascolto.
Abbiamo passato insieme un numero infinito di ore.
Se ti dicessero che sono un ladro, che ho rubato, tu non potresti crederlo. Ti
basterebbe di ricordare come parlo, come cammino.
Così io penso di te.
Vedo le tue mani, i tuoi occhi.
E so che sei innocente.
Ti amo, Nicoletta.
Anch'io ti amo.
Luigi, ricordalo.
E amo tutte le cose che sono state per tanti anni vicino a noi, sotto i nostri
occhi. Mi sembra di scoprirli solo in questo momento.
Il tuo tavolo, i tuoi libri.
Quanto tempo ho perduto.
No, Nicoletta, tu sei mia moglie.
Abbiamo davanti noi un secolo. E saremo felici perché... Lasciami dire una cosa
stupida. Perché non avrò più nessuna timidezza di fronte a te.
Sì, sono sempre stato timido. Non potevi accorgertene.
Da oggi avrò il coraggio di telefonarti ogni ora. Ogni due ore correrò a casa,
ti guarderò e tornerò al lavoro. Ogni tre ore verrai tu a trovarmi.
Cara, giurami che siano così sciocchi, così ridicoli. Giuralo.
Giuro che ti amo.
Nicoletta, aspettami. Tra un'ora. No, no, prima.
Nicoletta, vuoi che andiamo via? Non so dove.
Via. Tre, quattro giorni, un anno.
Vuoi che restiamo a casa?
Dimmi cosa vuoi. Dimmi qualche cosa da pensare durante quest'ora di viaggio.
Vorrei averti vicino per sempre.
Mi difenderesti contro tutto.
Sì, il tuo amore è grande e comprenderebbe forse.
Ma io non potrei più sopportare il tuo sguardo.
Anche se tu mi perdonassi.
Ti ho perduto.
No,
no. Tu sei la mia Nicoletta.
Aspettami, non ci lasceremo mai più.
Oh, amore.
Per essere tua per sempre.
La tua Nicoletta.
Devo rinunziare alla felicità.
Scomparire.
Non c'è altra prova.
Perdonami.
Te lo posso chiedere ora.
Addio. Non lasciarmi.
Ti perdono, ti perdono.
Parla, Nicoletta.
Nicoletta, parla.
Nicoletta! Nicoletta!
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