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(musica ad alto volume)
(campanello della porta)
Torno subito, aspetta.
- Ehi! - Non chiamarmi più così tardi.
- La prossima volta non vengo. - Dai...
- Va bene. - Grazie. - Buonanotte.
Bimbo!
Che fai? Torni?
(la musica riprende)
Lola... Il caffè?
Il caffè...
(canticchia)
Lola...
Vieni.
Guarda questo.
Alla buon'ora!
Queste sono le prime proposte che abbiamo abbozzato.
- Per la festa dell'Immacolata. - Sì, le proiezioni.
L'idea è questa: cupole che si sfaldano.
Dal crollo vediamo nascere dei raggi di luce
e degli angeli in volo.
Crollano? Si sfaldano?
No.
No.
Si schiudono come un fiore che ci svela un volo di colombe
e annuncia l'apparizione della Vergine.
L'effetto è quello di una volta celeste
su cui si potrebbe anche comporre delle scritte
o dei simboli
da proiettare sui maxi schermi.
- Bello. - Molto suggestivo.
- Andiamo avanti. - C'è altro?
Vorrei che riconsideraste la nostra proposta per il restauro dei quadri.
Quella azienda giapponese è disposta a investire molti soldi.
Le ho già detto che non sono convinto...
(in francese) Una ditta di cosmetici
vuole finanziare il restauro de "La Madonna delle Arpie"...
- Scusate... - Permettetemi di insistere.
Vediamola in questo modo: la bellezza protegge la bellezza.
Questo quadro compie 500 anni,
è sopravvissuto ad alluvioni, terremoti, guerre...
cortigiani di dubbia moralità, ladri...
e nessuno si ricorda di loro.
Capisco che il connubio possa sembrare un po' azzardato,
ma tra 500 anni, chi si ricorderà di un finanziatore giapponese
o di noi?
Rimarrà soltanto la bellezza dell'opera.
La bellezza protegge la bellezza...
Mi ci lasci pensare, Matteo.
Questo potrebbe esserci utile, portiamolo.
Allora...
Questo mi sta largo, te lo regalo.
- Grazie. - Te lo presto.
Tante camicie...
starai via solo tre giorni.
Sì, ma ad Abu Dhabi fa 50 gradi e io sudo molto.
Magliette...
- Ti accompagno all'aeroporto? - No.
Prima devo passare al Grand Hotel, mi accompagnerà Arturo.
Ad Abu Dhabi sarai ospite o andrai in albergo?
Geloso, geloso...
- Albergo, albergo... - Perché ripeti le parole?
Chiudi la valigia, chiudi la valigia.
(voci non udibili)
(squilli di cellulare)
Giovanni?
Sì.
Come hai detto?
E' in ospedale?
Sì.
(dal cellulare in viva voce) Il "primitivo" non si trova..
Che vuol dire, scusa?
Per le metastasi al cervello può fare la radioterapia,
ma ha un melanoma e non si trova.
Un melanoma è un neo, no?
Quindi... si vedrà sulla pelle...
Non sempre.
Non si vede?
Quando si trovano nelle mucose, è quasi impossibile trovarli.
Il neurochirurgo ha detto che è operabile?
Matteo, cerca di capire, sarebbe un intervento troppo invasivo.
Il melanoma è molto aggressivo.
Adesso fa la radioterapia, poi potrà provare delle medicine sperimentali
che sono meno tossiche e allungano le aspettative di vita.
Va bene...
Ho capito.
- Ehi! - Regalini!
Amore della mamma!
(canticchiano)
Oddio, basta, mi gira la testa.
Bella, mammona mia!
- Ettore? - E' là fuori.
- Che ti ha detto il dottore? - Prendi i regali. - Sì, ma...
(in inglese) Ciao, fratello!
- Quanto sei americano! - Riattacca la spina.
Ho parlato con il medico, hai solo una cisti.
E' il punto in cui sta che ti fa svenire.
Ehi! Frena!
Questo mio amico è un genio, va a Boston una volta al mese.
E quindi?
Mi ha spiegato tutto.
Hai una cisti, è una cazzata.
Ma il posto in cui sta ti provoca
il mal di testa e gli svenimenti.
- E il singhiozzo. - Che c'entra, mamma?
Lo hai avuto per tre giorni, forse è sintomo di qualcosa.
- Lascia qua le camicie. - Perché? - Non parto per il militare.
Parli da mezz'ora ma non ci ho capito un cazzo.
- Me la tolgono? - Non lo so, non sono un medico.
Ma il tuo amico, sì!
- C'è un referto? - Certo, lo ha lui, ce lo darà.
Mi ha detto che te la toglieranno, ma non subito perché è grande.
Prima la riducono e poi te la toglieranno. Mamma!
- Sì? - I regali? - Ecco, te li porto.
- Eccoli... Ma non so di chi sono. - Questo è il tuo.
Quello per te sta a casa. Questo è per Andrea. Ma dov'è?
Andrea sta a casa sua. Con Michela.
- Ho preso un regalino anche per lei. - Non ci riesci.
E' ancora mia cognata...
Non riesci mai a concludere un discorso.
(in inglese) Ho cambiato i piani, ma sarò lì la settimana prossima.
(in inglese) Sì, certo, è una grande opportunità.
Hai portato il pane, mamma?
- A casa mia, il pane c'è. - Però lo mangiate!
(in inglese) No, non parlo con lei.
(voci non udibili)
- Ma tu... - Eh?
- Tu... - Eh?
Sei svenuto tante volte?
No... due volte e mezza.
- Mezza? - Sì, perché...
Dimmi, dimmi...
Ho sentito che stavo per svenire e ho fatto in tempo a sedermi.
La prima volta mi è successo a scuola.
Stavo spiegando l'orbita di Saturno
e all'improvviso c'è stato un buco nero.
Un momento... Facciamo un brindisi.
- A Matteo. - No, a Tatiana che oggi compie... - Zitto!
- Non si può dire? - Puoi dire che è il mio compleanno ma...
- Va bene. - Allora facciamo un brindisi a questa bella cena.
Cm cìn'.!
Questo vino è buono!
Perché hai fatto fare le cotolette a quella signora e non a me?
Mio figlio adora spendere soldi.
Anche io svengo.
- Hai fatto le analisi? - No, è perché sono triste.
- Mi sono appena lasciata con il mio... - Mi dispiace.
Smettila di bere!
- Dopo 20 anni parli ancora di lei? - Ti piaceva.
- A lei piaceva lui? - Certo! Credo che siano stati a letto insieme.
Oooh!
Prima non era gay.
Eeeh!
Davvero...
A lui sono sempre piaciute le donne.
Scusate questa parentesi folcloristica di mia mamma...
Ma suo fratello gliel'ha soffiata.
A Nepi, Ettore ha fatto stragi.
Piace alle donne come alle mosche il miele. E' vero?
- C'era la fila. - Certo!
Lui ha scelto la più bella e l'ha sposata.
Era davvero la più bella, aveva vinto il concorso di bellezza.
- Miss... - Lago di Bolsena.
Dai!
Che dici? Era Miss Rimini.
- Miss Romagna. - Ecco! Miss Romagna.
- Voglio farvi vedere come erano carini da piccoli. - Matteo!
Allora... eccoli qua...
Li ho qui...
Eccoli! Mascherati a carnevale.
Quanto sono bellini!
- Ti piace? Hai visto? - E' bellissima.
Ti ricordi? Avevano imparato la canzoncina, la cantavano e ballavano.
- E io fischiavo. - Tu fischi? - Sì, io fischio.
- Fischia. - Adesso no...
(in coro) Fischia! Fischia! Fischia!
Va bene. Aspetta...
(fischietta)
(canta) Le papere si divertono a fare i cigni nel ruscello.
Ettore...
Dai...
Non me la ricordo.
(applaudono e gridano) Brava, mamma!
(voci dall'altra stanza)
- Oh! - Che succede?
Non ci credo...
- Guarda. - Sì, ho visto.
Questa è la casa del mago Silvan!
- Ti abbiamo svegliato noi? - No.
- Quando siete arrivati? - Vuoi l'arrosto? - Buongiorno.
- Ne vuoi un po'? - No.
Non mangi niente? Sei così magro!
Io volevo andare al ristorante ma lei ha già preparato tutto.
- Sì, è tutto pronto. - Vuoi del formaggio? - No.
- Non ammalarti... - Che bella casa!
C'è una terrazza fantastica. Me lo aveva detto...
Vuoi una spremuta?
- Volete il caffè? - Sì, un caffè. - No, grazie.
- Andrea ti ha visto? - No, ma io ho visto lui che giocava.
- Il puzzle gli è piaciuto molto. Grazie per il profumo. - Figurati...
Allora?
(voci dalla TV)
Se avesse fatto solo una scopata, lo avrei capito.
Non mi avrebbe fatto piacere, ma dopo tanti anni può succedere.
Ora dice che deve capire...
Non so che cosa.
Secondo me non sta bene con la testa e si è ammalato per questo.
Dice che è finita, che si sono lasciati.
E non vuole tornare con me.
Ha detto che si era innamorato. Hai capito?
Quello mi ha fatto male.
Voleva dire tutto ad Andrea. E' un bambino, che sa di queste cose?
Che poteva dirgli? "Papà lascia la mamma perché ama un'altra."
Una ragazzina!
Una ragazzina? Quanti anni ha?
30 o 32...
Allora non è una ragazzina, è una donna.
Ma che ne sai tu? Hai parlato con tuo fratello di questa storia?
Non mi ha mai detto niente.
Certo, non ci stai mai, non vieni a Nepi da un anno.
Sono venuto l'altro ieri.
E poi lo sai che io e Ettore non abbiamo mai parlato molto.
Non mi ha mai detto i fatti suoi.
Né ha mai voluto sentire le cose mie.
Lui non parla con nessuno.
Ad Andrea ho detto che il papà...
Cosa?
Niente.
E' incredibile.
E' ottobre e fa ancora così caldo.
Che bello!
(voci confuse)
(voci confuse e concitate)
- Ecco un pezzo azzurro. - No, questo è verde.
(versacci)
- Hai capito? - No. - No?
Ehi! Non glielo hai mai fatto?
- Ettore! - Eh?
- Non glielo hai mai fatto? - No.
Nonno ce lo faceva sempre.
- Prova... (versacci)
Bravo! Ci sei riuscito!
(voci e risate confuse)
Ma dove abita il tuo pusher? A Katmandu?
Shh! Dormono tutti!
Shh!
Non fate casino.
(sottovoce) Possiamo?
(ridacchiano sottovoce)
Ciao, bella! Ciao...
Che vi do? Che volete?
Un po' di Biancaneve!
- Qui c'è il bagno? - Idiota!
(risate)
(voci non udibili)
(musica dall'autoradio)
- Ciao! - Ciao. - Che fate? - Andiamo in giro.
Che bella musica! E' vecchia ma è bella.
Guardalo.
Guarda... guarda...
- Vieni a vedere. - No, ho paura.
- Di che cosa? - Sono cattivi.
Non è vero. Guarda questo.
Io odio i gabbiani.
- Mamma, ci vediamo lì alle 12. - Sì, sto aspettando Michela.
Andrea! Vuoi venire a lavorare con zio?
- Posso? - Vai.
So che hai già approvato le altre.
Manca solo "La Dispersion du Fils", che è bellissima.
- Luigi, ho poco tempo. - Che novità!
(risate)
Ehi! Ci sta ingoiando?
Non aver paura, è tutto finto.
Che figo!
Andrea, ti piace?
- Sei sicura, Michela? - Se porto l'auto a Roma,
potrò accompagnarlo io.
Ma c'è molto traffico e tu non conosci la città.
Cosa ne pensi, Ettore?
Dammi questo... Guarda.
Bugiarda!
(parla in una lingua straniera)
- Quella signora è finta? - No, è vera.
Smettila o cadremo.
- Eccoli. - Ciao, mamma. - Perché avete quelle facce?
E' tutto a posto, andiamo.
Abbiamo fatto la centratura. Dobbiamo tornare dopodomani.
Matteo, questo è un problema di oncologia.
- Come? - Sull'impegnativa è scritto:
"Riduzione massa tumorale. Oncologia."
La radioterapia si fa al reparto di oncologia.
Sì, ma quello che c'è scritto qui...
"Tumorale... Oncologia..."
- "Tumore" viene dal latino e significa "gonfiore". - Sì...
Come un'infiammazione, una cisti, oppure una cosa come questa.
Sì, però...
Guarda l'impegnativa.
Basta con questa impegnativa!
Hai parlato con il medico?
Avete parlato con il dottor Bartoletti? Altrimenti lo chiamo
e ci facciamo spiegare bene tutto.
- Ho detto che va tutto bene. Dov'è la macchina? - Al parcheggio.
Allora andiamo.
Levamele da torno, mandale via.
- Che dico? - Che non puoi ospitarle, inventa qualcosa.
- Ma dai... - Mandale via!
Anche il bambino. Mi rompono il cazzo!
- Ti ho svegliato? Il volume è troppo alto? - No.
Stavo facendo un sogno strano...
Stavamo qua... c'eri anche tu.
Non lo so...
POSSO?
Non lo so... Magari ti fa male con le medicine.
- Una sola... - Va bene.
Però prendi quella piccola.
Ti avevo detto quella piccola!
Lui è il tuo...
ragazzo?
No, è un amico.
Però gli voglio bene.
---
- Eh? - Voglio dire...
- Vuoi sapere se scopiamo? - Sì. - No.
- Perché? - Siamo troppo intimi, è come uno di famiglia.
E' la mia dama di compagnia.
- Che c'è? - No...
Ho una curiosità, ma...
Di' pure.
Quando fai... le tue cose...
- Non con lui, ma... - Sì?
Lo metti o lo prendi?
Che cosa preferiresti?
Poiché sei mio fratello, preferirei sapere che non lo prendi in culo.
Intendevo dire: tu che cosa preferiresti fare?
Che deficiente!
Prenderlo potrebbe essere molto istruttivo.
Sì...
- Comunque non funziona così. - No?
- E come funziona? - Si prende e si mette
a seconda delle circostanze e dell'interlocutore.
- Sì? - Sì.
- Dell'interlocutore? - Sì, è molto importante.
Qual è il tuo interlocutore tipo?
Beh... per fare un'ipotesi...
Sì, tranquillo.
- Sono curioso. - Per esempio...
Sì?
Tu saresti il mio interlocutore tipo.
Perché...
hai questa barbetta...
e poi hai questi peli da orsetto che escono dalla camicia...
Non mi toccare. Puoi dirlo, ma non toccarmi.
- E le tue cosce... - Non mi toccare!
- Le coscette... - Non mi toccare o ti spacco tutto!
Sì, sì, ancora...
(voci non udibili)
(risate)
E quei cosi che si devono gonfiare fuori dall'aereo?
- Dove sto, se sono fuori dall'aereo? - Sopra?
- Ciao, Ettore. - Lui è mio fratello Ettore. - Ciao.
- Com'è andata? - Bene. Sono un po' stanco, ho preso la metropolitana.
Vai in ospedale con la metro? Non è meglio il taxi?
- Il taxi? Ma dai! - Domani ti mando Arturo. - Sì, certo...
- Arrivederci. - Ciao.
Ciao.
Torno subito... Ettore!
Ettore, aspetta un attimo...
- Ti faccio accompagnare da Arturo. - Non voglio un autista.
Ti imbarazza? Cos'è questo?
- E' uno stabilizzatore dell'umore. - Te lo ha dato Bartoletti?
- Sono Benzodiazepine? - Non lo so. Chi le ha mai prese? - Io.
E' ottimo... leggero.
Preparati, stasera andiamo fuori a cena.
Siamo d'accordo, domani ti mando Arturo.
- Ancora? - Non è un problema, io guadagno molto più di te.
Mi fa piacere mandarti l'autista.
Non preoccuparti per me. Mi ospiti, grazie, è sufficiente.
Va bene, ma ti do questa per ogni evenienza.
- Ciao, Matteo. - Andate già via?
- Ci sentiamo dopo? - Va bene, ciao. - Ciao. - A domani.
A domani.
Andiamo?
Ho un cliente di Abu Dhabi
che ha chiuso un grosso contratto in Kenya.
Hai presente il Kenya? Ci sono zone aride, deserti.
- Gli arabi ci porteranno l'acqua. - Cioè?
Sabbia nanotecnologica che trattiene l'umidità.
Dove c'è acqua, c'è coltivazione e ombra.
- Mi segui? - Sì, vai avanti.
L'idea è questa...
In queste zone riqualificate,
costruire campi profughi di nuova concezione.
Occorrono sponsor internazionali. Per l'Italia ho pensato a te.
Quale sarebbe il mio ritorno d'immagine?
Il mondo sta cambiando,
stiamo passando dall'era del desiderio a quella del bisogno.
Servono cibo, carta igienica, bagni chimici e tende.
E chi fornisce le tende?
- Noi? - Certo! Con il vostro tessuto per esterni.
Il business del futuro è la misericordia.
Bel progetto! Bravo, complimenti!
Cos'è che non va bene? Io creo nuovi campi per i profughi,
porto acqua, alberi e tutto il resto, e non dovrei guadagnarci dei soldi?
- Non è questo... - No? - Ti giuro che mi sta bene tutto.
Ma a te non interessa risolvere il problema dei profughi.
- Sì, però... - Allora mettigli anche il parquet!
- Matteo... - Almeno io faccio qualcosa! - Non ti sto giudicando.
- Buongiorno. - Salve. - Sono Arturo.
- Piacere. - Prego... - Grazie.
Non posso dirtelo, è una sorpresa.
Dove sei?
Allora chiedi a Lola di prepararmi riso in bianco e patate bollite?
Devo mangiare leggero.
Va bene.
- Ciao. - Non può portare dentro il telefono.
- Ah no? - Glielo porto in camera.
Dovevo avvisare i miei famigliari.
Senta... Può farmi fare un'anestesia totale?
So che non ce n'è bisogno, ma la preferirei.
Mi piace molto quella sensazione...
(insieme) Eccolo!
Che impressione!
Che cosa non andava nei tuoi polpacci?
Erano come due stuzzicadenti.
- Ho le cosce grandi e... - Stai fermo.
Secondo me, dovevano mettere protesi più grandi.
- Ci sono le misure? - Certo, come per il seno.
Il seno serve a qualcosa, i tuoi polpacci a che servono?
A me servono! Comunque sono troppo piccoli.
Ho sempre paura di esagerare.
- Sono anche molto rigidi. - E' normale.
Mi ha detto che devo camminare, camminare, camminare...
- Poi si sgonfieranno? - Non devono sgonfiarsi, altrimenti è inutile.
Buongiorno.
Buongiorno.
Che ore sono?
Non lo so, è presto.
Parlavi nel sonno.
- Davvero? - Sì.
Che cosa dicevo?
Dicevi: "Non voglio morire, non voglio morire!"
- Davvero? - Sì.
Non entravo in un ospedale da quando Michela ha partorito.
Lì c'è gente molto malata.
LO SO.
Ti ho messo qui le pillole da prendere, giorno per giorno.
Non ti puoi sbagliare.
- Non prendere quelle gialle la sera. - Sì, me lo hai già detto.
Altrimenti non dormirai e ti arrampicherai sui muri.
Lascio tutto qua, così poi lo ritroverò domani.
- Ho portato l'acqua. - Grazie.
- Per dormire, puoi prendere le gocce. - Va bene.
Buongiorno.
- Scusa, ho quasi finito. - Scusa tu.
Ho dormito con Matteo perché ero troppo triste per tornare a casa mia.
- Basta che lo sfili. - Sì.
Quando inizi la nuova terapia?
Non lo so, è stato Matteo a parlare con i dottori.
Ciao, salutatemi Matteo.
Ciao, Luca. Arrivederci, signora.
Signora?
Si deve svegliare qualcun altro o siamo al completo?
Al completo.
Bene.
Guarda quello.
Camminare, camminare, camminare, camminare...
Con chi hai parlato?
- Poi le manderemo una e-mail. - Fermati.
Accosta qua. Metti le quattro frecce, tanto facciamo presto.
- Prendo questa. - No, è una maschera per capelli.
Venga, mi mostri il viso...
Ha la pelle mista.
- Come ti chiami? - Viola.
Come funziona questa?
Si applica la sera, è per il punto vita.
Perfetto! Ho le maniglie dell'amore e vorrei eliminarle.
- Funziona? - E' eccezionale, le clienti sono felicissime.
Però bisogna metterla con costanza.
Matteo! Con quello che costa...
Quanto costa?
- Ciao. - Ciao.
- Allora? - Sto bene, tu?
Che hai fatto oggi?
Ho fatto un giro non Tatiana. Siamo andati in libreria.
Sto facendo un nuovo programma per i ragazzi, per quando tornerò.
Ho tanto tempo libero, cerco di approfittarne.
Com'era Tatiana? Triste?
Tristissima.
Sono passato allo studio di Bartoletti.
Sono arrivate le pasticche, domani cominci la terapia.
- Ciao, Ettore. - Ciao. - Mi manderà un sms con le dosi.
- Devo fare anche uno shampoo? - Me le ha date così.
Le teneva in un contenitore più grande. Che differenza fa?
Niente, però...
- Vuoi? - No, grazie.
- Grazie. - Di niente.
- Che stai combinando? - Niente, faccio una doccia.
Non mangiamo troppo tardi, altrimenti non possiamo andare al cinema.
- La crema? - Eccola. Cos'è questa pantomima?
Dov'è la busta della profumeria?
Perché hai buttato la confezione delle medicine?
Non voglio che legga il bugiardino.
Perché?
Che cazzo di domande fai?
Potrebbe andare su Internet a leggere i blog dei malati terminali.
Leggerebbe chiaramente: "Tumore al cervello."
"Aspettativa di vita: 6 - 8 mesi."
Di che parli?
Secondo te, di che parlo?
- Che cosa sa Ettore? - Niente. - E Michela? E tua madre?
- Niente. - Non hai il diritto...
Ascoltami bene! Non deve sapere un cazzo!
Lo dicono anche i medici.
E' importante.
Deve pensare di poter guarire.
- Sì. - Okay...
okay...
Noi speriamo che "La Madonna delle Arpie" sia solo il primo dei quadri
su cui interverremo.
- Signor Barbieri? - Sì? - Vuole chiedere una grazia?
Ci stiamo congedando. Viene?
Certo.
- Ti sei stancato subito. - Il nuoto contro corrente è una stronzata.
Non è vero, si lavora il doppio. Vieni di qua, nell'area relax.
CO \ s'è?
Ti porto a Lourdes.
- A me? - Sì.
Perché? Sono invalido?
No... Ci devo andare per lavoro.
Ho un cliente che mi deve dei soldi e vuole pagarmi a nero.
I soldi non mi interessano, mi faccio prestare il suo aereo privato
e andiamo a Lourdes.
- Tu sei scemo. - Devo andarci davvero.
- C'è un'esposizione sulla Madonna. - Quindi?
- Ci facciamo fare la grazia. - Ora sei credente?
- Dipende. - Da che? - Dalle circostanze e dall'interlocutore.
Ah!
- Ti aspetto qui. - Dai, accompagnami.
Ci facciamo benedire.
Andiamo a farci benedire con l'aereo privato?
E allora? Tanto... chi lo saprebbe?
La Madonna. Lei sa tutto, vede tutto.
Allora ci credi!
A Lourdes, non ci vengo.
(suonano la chitarra e cantano)
Sono bravi, vero?
- Dove andate? - A Medjugorje.
- Voi dove andate? - A Medjugorje anche noi.
Hai visto? I Papa Boys sono bravi.
Come va?
Ogni tanto, mi sento come se avessi
un calamaro gigante dentro la testa
che schizza inchiostro in giro.
Mi fa incazzare il fatto che non me la posso prendere con lui.
E' come se ci fosse una rivolta, un amm... un amm...
- Un amm... un amm... - Un ammutinamento.
Macché...
Hai il mal di mare.
(suonano la chitarra e cantano)
"Cari amici dell'Ariete, siete tra i più amareggiati dello zodiaco."
"I problemi sono stati tanti. Giove è stato dissonante."
"E purtroppo dovrete avere ancora molta pazienza."
Lascia perdere, leggi il tuo.
Allora... "Scorpione."
"Gli astri vi sorridono."
- Ho 5 stelle in salute, amore, lavoro... - Strano!
"Lungo transito di Venere..."
In amore, che dice il mio?
Allora... "Amore... Ariete."
- L o leggo, però... ' Dai!
"Abbiate cura dei vostri amici pelosi." Sta scritto qui.
Lasciamo perdere l'oroscopo...
Come si chiama?
Elena.
Poi?
- Che? - Dico... - Che vuoi sapere?
- Sei innamorato? - Sì, sono innamorato.
- Lei? - Anche.
- Beati voi! - Apri...
Apri...
Apri... Eh!
Quando lo ha saputo, Michela è impazzita.
Ha fatto delle scenate che non ti dico.
Per poco non è finita in ospedale.
Andrea è ancora piccolo, avrebbe sofferto troppo.
Ma non tornerò con Michela.
E' vacua, è superficiale.
Purtroppo, io l'ho sempre saputo.
- Almeno prima era bella. - Lo è ancora.
Sei cattivo.
Sì, sono una merda.
(Ettore ha il singhiozzo)
(Matteo) Fiumiciattolo bosniaco.
(Ettore ha il singhiozzo)
(Matteo) Casa crivellata e bambini bosniaci.
(Matteo) Oche bosniache.
Parrucchiere bosniaco.
Avevi lo stop.
Poliziotti bosniaci.
Bel ragazzo bosniaco!
(Ettore ha il singhiozzo)
- Vecchietto bosniaco! - Ehi! - Frena, per favore...
Almeno ti è passato il singhiozzo.
(voci dall'altra stanza)
(pregano in una lingua straniera)
(pregano in una lingua straniera)
- Aspetta... - Ha finito. - Buon appetito.
(ripetono "buon appetito" in varie lingue)
Buon appetito.
(voci non udibili)
- Chi è questa? - E' una specie di addetta all'ufficio stampa
che ci permetterà di assistere all'apparizione in prima fila.
- Non staremo nel caos. - Quando ci sarà l'apparizione?
Non lo so.
No.
Come?
(parla in una lingua straniera)
- Hai capito? - Due volte al mese? - No.
- Una volta ogni due mesi? - No, il 2 di ogni mese.
- Oggi è il 9. - Ci sono altre cose carine che potremmo fare domani.
Poi vediamo sulla guida.
- Quante sono queste stazioni? - 14.
Siamo già a metà strada, coraggio!
Non si sale sul monte per liberarsi delle proprie croci,
ma per imparare a portarle.
Dobbiamo fermarci, mio fratello è stanco.
Tuo fratello? Io ce la faccio, andiamo!
- Mi fanno male i polpacci. - Potevi tenerti quelli veri...
Aspettate un attimo.
Tante persone che soffrono vengono qui
per essere liberate con l'aiuto della preghiera.
Preghiamo per lei.
(prega in inglese)
(in inglese) Aspetta.
- Ettore... - Che c'è? - Fammi un favore, esci un attimo.
- E dove vado? - In balcone.
- Sei matto? - Dai, solo mezz'ora...
Al massimo 20 minuti.
- Scendo, non esco in balcone. - No, se ti vedono, ci cacciano.
- Chi è? - E' tutto a posto...
- Metti il giubbotto, fa freddo. - Dai, aiutami...
Che freddo! Tu sei matto...
Tieni, prendi anche il cuscino.
(in inglese) Mi dispiace. - Anche a me!
- Però fai in fretta. - 20 minuti al massimo.
- Professore... Salve! - Ettore!
- Come sta? La trovo bene. - Sì, mi sento pieno d'energia.
Non so perché.
E' il cortisone che la eccita e la tiene su.
Comunque muoversi e camminare le fa bene.
Mi scusi, devo rinnovare l'aspettativa a scuola,
organizzarmi con le supplenze e il programma.
Quando potremmo fare l'intervento per la ciste?
Una cosa alla volta. Ora chiudiamo questo ciclo di radio,
poi ci ragioniamo sopra e decidiamo cosa fare.
- Va bene. - Fra mezz'ora starò a studio.
Mi raggiunga lì e ne parliamo con un po' di calma.
Ora ho l'autista che mi è venuto a prendere...
- Ci vediamo al controllo tra 10 giorni. - Va bene.
- Arrivederci. - La saluto.
Togliti da davanti al caminetto. Ti piace?
- Sì, è bella. E' originale? - Certo.
- Zio sta cercando i biglietti per lo stadio. - Per domenica prossima?
- No, è meglio tra due che c'è l'Inter. Vero, Arturo? - Sì.
- Amore, guarda, un romano che tifa per l'Inter. - Ciao.
Ciao.
Lui mi guida per la città.
Quando ci vediamo, te lo pret... te lo pret... pret...
Che hai detto, papà?
Niente... Passami mamma. No, passami mamma mia, cioè, nonna.
Nonna!
- Vado a vedere se sta di sopra. - Sento fischiare, segui il fischio.
(fischio dal telefono) - Nonna!
E' sorda... Nonna!
- Nonna, c'è papà. - Che fai sulla scala?
- Scendi. - Cambio la lampadina.
Che fai tutta truccata sopra una scala?
- Che vuoi? - Niente, ti volevo salutare.
Ora mi hai salutato, ciao!
Che succede? Che hai?
Sono 10 giorni che tu e tuo fratello non rispondete al telefono.
- Era meglio non chiamarti. - Anche se sei malato,
non puoi permetterti di fare tutto quello che vuoi.
- Sono tua madre, mi devi rispetto. - Hai ragione, stasera ti chiamo.
Bravo.
- Chiamami. - Sì.
- Non salire su quella scala. - Non ti preoccupare. - Ciao.
Ciao.
- Matteo, andiamo? - Sì.
- Buongiorno. - Buongiorno. - Buongiorno.
- Fai colazione? - Vorrei una spremuta di mandarino.
- Mandarino? - Anzi, melograno.
Guarda quanti melograni abbiamo...
Non ti agitare, l'ufficio legale è al corrente di tutto.
- Oggi pomeriggio si saprà cosa fare. - Io non ne voglio sapere nulla.
Rischiamo di finire di nuovo sui giornali.
- Me ne occupo io, stai tranquillo. - Non posso.
Abbiamo chiamato Prestieri e Bellucci, ti abbiamo avvertito.
Ha chiamato la banca, c'è movimento sospetto sulla sua carta oro,
quella che lei non usa mai.
- Spegni I'aspirapolvere, Lola. - Sì.
- Ettore? - Non lo so.
Ettore!
Ettore!
Ettore!
Io stasera esco. Che vuoi per cena?
Non lo so... Quello che vuoi.
Io esco, sei tu che mangi a casa.
Che hai?
Niente.
Allora? Prosciutto e formaggio?
Fai come ti pare.
Ti rode il culo?
Dicevi di non volere l'autista e la carta di credito,
e poi hai speso 9.000 euro!
Ah, ecco!
Mi sembrava che avessi qualcosa...
Che hai fatto con 9.000 euro?
Mi sono comprato un orologio.
Ah! Quale orologio?
Un Cartier. Quello più economico di tutti.
Hai capito, il professore... E dov'è?
- In camera mia, perché? - Perché non lo indossi?
Ti vergogni? Ti vergogni?
Se me lo chiedevi, te lo regalavo, così non dovevi nasconderti.
- Non volevo dirti grazie. - Dovresti farlo comunque! - Come dicevi?
"Guadagno molto più di te..."
E ora ti fai rodere il culo?
Quanto costa l'orologio che indossi tu? 20.000 euro?
- E fai i conti in tasca a me? - Guarda che il conto arriva a me!
- E poi non è una questione di soldi. - E cos'è?
- Lasciamo stare... - No, dimmi che cos'è.
Spiega... Che questione è?
Deve partire tutto da te, così uno deve dirti
che sei bravo e generoso?
Perché mi tieni qua? Lo fai per te stesso o per mamma?
Per mamma.
Ancora fai le cose per lei, per farti perdonare di essere frocio?
Sei uno stronzo.
Ahia! Cos'è?
Che schifo! E' un pesce!
Gli è cascato dal becco.
- Che ho in faccia? - Era... - Non toccarlo!
- Buttalo! - Ti fa schifo?
Però quando lo mangi non ti fa schifo!
- Va messo in acqua. - Buttalo.
- No, va ributtato nel fiume, nel Tev... nel Tev... - Come?
Nel Tev...
Ehi! Ettore!
Ehi! Che hai? Ettore!
Guardami!
Lola!
- Lola! - Non strillare.
(l'altro paziente canticchia)
(Matteo canticchia con lui)
Perché non vai a casa? Che fai qua?
(sottovoce) Non ti lascio con questi due cadaveri.
Vattene a casa, dai...
(segnale di messaggio in entrata)
Ettore...
(canticchia)
Matteo!
(voci confuse)
- Facciamo un giro della casa. - Ti porto io.
Non prendo pillole.
Però vorrei una tisana. Che ne dici?
Dov'è Matteo?
Credo sia nella camera degli ospiti.
Di Ettore?
Un attimo...
Guido, lascia stare, vado a casa, prendo un taxi.
Prendo un taxi.
Vado a casa.
(un cane abbaia)
Ehi! Vai...
- Andiamo a casa. - Eh? - Andiamo a casa.
- Non sniffo. - Dai... - Altrimenti non si alza.
Te lo faccio alzare io! Non ti preoccupare.
- Che bei muscoletti! - Tanto lavoro...
Bello!
- Come si chiama? - Mia.
- Si chiama Mia. - Carina... - E' mia.
- E questo è mio! - Prendilo.
(Mia abbaia) - E' gelosa.
Vieni qua... Togliti!
- Ehi! - Il cane... - Sei pazzo?
- Lascia stare. - Scusa... - No!
- Aspetta, Marcello... - Non la devi toccare.
- Chi credi di essere? - Marcello, non volevo... - No.
- Mi si stava attaccando dietro... - No, lascia stare.
- Tranquillo, Marcello, dai... - No.
Lasciami stare!
Mia, andiamo.
- Marcello... - Ancora?
Chi cazzo credi di essere?
- Anche se hai i soldi, non puoi fare il matto. - Aspetta...
- Vai a dormire, matto! - Marcello... - Ancora? Andiamo, Mia.
- Scusa, ho sbagliato. - Vai a dormire! Mia, andiamo.
Marcello...
(imita Anita Ekberg in "La Dolce Vita")
"Marcello! Come here!"
(ride)
- Grazie. - Prego.
- L'ho accesa adesso... - Non fumare.
Questa è a metà.
Fra mezz'ora Lola verrà a staccartela.
Scusa.
Mi dispiace, ho fatto una cazzata.
Volevo fare il vuoto qui dentro.
- Sono troppo angosciato per Ettore. - Non mettere in mezzo tuo fratello.
- Il problema sei tu. - Sì.
Sei tossicodipendente.
Devi farti curare.
- Sì, devo farmi curare. - Smettila di darmi ragione!
- Smettila! - Aspetta.
Non voglio che tu vada via.
Non mi vuoi più bene?
E' diverso , Matteo...
Io ti amo.
Ti amo.
Non fare finta di non saperlo.
"Io ti amo, Matteo... Gne, gne, gne..."
Ehi!
Ho preso il succo di frutta, lo metto in frigo o lo vuoi subito?
Ora no, grazie.
Dai, bevine un po', ti fa bene, è biologico.
- Devi mettere su un po' di peso. - Con il succo di frutta?
Contiene zucchero...
- Apro la finestra per cambiare aria? - No, no! State calme.
Qui non si mangia male.
Ieri ho mangiato la carne che lui ha lasciato, era ottima.
- Grazie a tuo fratello, ti trattano molto bene. - Ti piace questo posto?
- Sì, mi sembra bellissimo. - Allora prenotiamo anche per mamma?
Io ci verrei per stare vicino a te, ma tu non mi vuoi.
Tanto uscirai fra due giorni.
Il medico dice che devi solo fare degli accertamenti.
- Andiamo al bar? - Al bar? - Sì.
- A fare che? - Dai... - Andiamo a bere qualcosa.
- E' una bella giornata. - C'è tanta gente.
"Tutto bene?" "Mi hanno operato." "Prostata?" "Trachea."
Può essere divertente.
Ha detto che qui non tengono questo tipo di pazienti
e che quello che fanno qui possiamo farlo anche noi a casa.
Io gli ho detto...
"Se succede un altro episodio come questo, noi che facciamo?"
Quello mi ha detto: "Prima o poi andrà all'hospice."
Un medico non può parlare così! Ad alta voce, in corridoio...
- Ma come si permette? - E' un demente, un imbecille!
Hai detto qualcosa a mamma?
Dai... Non farti vedere da Ettore mentre piangi.
Adesso finisce questo ciclo,
poi lo porterò a Milano o a New York...
Perché non gli hai detto niente?
Vuoi dirglielo tu?
Questa cosa doveva succedere proprio adesso?
Ora che lui non vuole neanche vedermi.
Non farti vedere mentre piangi!
Ehi...
Che fate?
Non è vero che non vuole vederti, mi ha detto che ne è contento.
Anzi, ha detto che...
ti ama ancora.
Ha solo bisogno di tempo.
Ti ha detto così?
Sì.
Noi torniamo da mamma in camera.
(Tatiana dal cellulare) Ho sbagliato a telefonargli...
- Stasera vieni da me? - No. - Che c'è, Matteo?
- Stasera resto qua. - Per Ettore? - Sì.
- Ora tornerà a vivere da te? - E' ovvio.
Ti prego, vieni da me.
(gemito dall'altra stanza)
- Ehi! - Aspetta un attimo. - Che hai?
Ti ho anche fatto un regalino.
Aspetta .
(gemito) ' Ehi!
(musica dal computer)
Dai, dai...
Via!
Sinistra...
Uno, due, tre...
Ora a destra...
(Matteo canta)
Hai visto che ti ricordi?
(canta)
Lascia, te la porto in camera.
Hai visto? Mentre non c'eri...
- Cosa? - Abbiamo finito il puzzle.
Non è finito, manca un pezzo.
Non si trovava.
Però è praticamente finito.
No...
Non è finito.
- Oddio! - Scusi...
- Stavo cercando lei. - Mi hai spaventato.
(voci non udibili)
- Da bambini venivate a giocare qui? - Io no. Forse Matteo.
- La casa è lontana? - No, sta qua dietro.
Eccoli...
- Lo hai rotto tutto, papà? - Sì, così lo rifacciamo insieme.
- Vuoi un caffè? - No, magari un tè.
- Posso avere un tè? - Lo porto subito. - Grazie.
Grazie per essere venuta. Hai preso il treno?
- Quanto sei bella! - Grazie.
Ettore sa che mi hai chiamato?
No, Ettore non sa nulla.
E' stata una mia iniziativa.
- Non vi vedete da tanto tempo? - Perché mi hai chiamato tu?
E' successo qualcosa?
Sì, Ettore è stato qualche giorno in ospedale. Adesso sta a casa.
A casa mia, qui a Roma.
Purtroppo...
ha...
Fisicamente sta bene,
però credo che fra poco comincerà a peggiorare.
Non è operabile... Lui non sa niente.
Pensa che sia benigno.
Non lo sa?
Che ha? Un tumore?
La malattia potrebbe avere un decorso veloce.
Che vuol dire?
Non lo so.
POCO.
Sai, noi non ci siamo più sentiti perché...
Lui ha voluto così.
Mi ha detto che era per suo figlio,
che era meglio non sentirsi più.
E io l'ho capita, questa cosa...
Sì, me lo ha detto.
Non è più tornato a casa sua.
Parla ancora di te.
Dice che ha sbagliato.
Che ti ama ancora.
Non lo so... Adesso è un po' difficile.
Stai con un altro?
Mi stai chiedendo di rivederlo?
Stai con un altro?
Che domanda è? Come ragioni?
Come ragioni?
- Lola! Dov'è Ettore? - In terrazza.
Gli è caduto un pesce in testa. L'ho raccolto, era enorme.
Madame...
- Monsieur... - Che cos'è?
Gin tonic.
- Oddio! - Ahi! - Scusa, non lo faccio più...
- Ti ho fatto male? Fai vedere. - Nell'occhio... - Scusa, scusa.
Non schiaccio più.
Ti amo.
Io vado, buona serata.
Ciao.
- Che fai? - Mangio una mela, posso? - Mi vedi?
No.
Olé! Fico, vero?
CO \ s'è?
- Fai vedere... - Cosa?
(voce in inglese dal video)
Matteo...
Elena?
Sta dormendo.
- Svegliala, andiamo al mare. - No.
Lei deve tornare a casa.
No, vedrai che verrà.
Sbrigati.
Vai.
- La Batis Batipelagica. - Insegni la stessa materia?
Insegno matematica, ma lui me lo ha detto mille volte.
Oltre i 4.000 metri, abbiamo la zona Abissopelagica,
luogo buio, abitato da personaggi inquietanti come l'inghiottitore nero
e il calamaro gigante...
Il calamaro gigante!
Oppure il pesce tripode.
Ha un cavalletto, si poggia sul fondo marino, apre la bocca e mangia.
Non è finita qua.
Sotto i 7.000, c'è la zona Adopelagica.
- Viene dal latino. - Che vuol dire?
Che non c'è un cazzo! Niente luce, niente colori,
gli organismi sono ciechi, non vedono neanche dove stanno.
Praticamente, è l'Aldilà.
Bisogna stare molto attenti alle persone con cui scendi.
Quelli bravi risalgono e ti lasciano sotto.
Lì non c'è molto da fare, l'unica cosa è risalire lentamente.
Ci vieni con me? Appena sto meglio, ricomincio.
Dolcetto?
- No, grazie. - No, io faccio un tuffo.
- Non fare il cretino. - Sei matto? - E' fredda.
- Ma no, si sta benissimo! - E' dicembre. - Vado.
- Dai, Ettore... - Fa freddo! - Eeeh!
Mamma mia!
Devo prendere il treno delle 4, altrimenti faccio tardi.
Sì, tra un po' andiamo via.
Un attimo!
(voci non udibili)
Hermès...
(gemiti dall'altra stanza)
Ehi!
Sarebbe stato meglio se non fosse venuta.
- Perché? Siamo stati bene, era contenta. - Macché!
Non era contenta, le ho fatto pena.
- Non mi doveva vedere così. - Così, come? Sei solo dimagrito.
Stai pure meglio.
Non mi guardava nemmeno.
Vedeva solo uno con il piede nella fossa.
Sei andato su Internet e ti sei messo a leggere?
Sono tutte cazzate, non ti fare impressionare.
- E' tutto sotto controllo, farai la radio... - Basta, Matteo!
Dici ancora che è tutto sotto controllo? Non ti sei stancato?
Parli con i medici, chiami Elena...
Decidi tutto tu.
Io non posso neanche dire che ho paura.
Non posso dirlo, perché lo hai deciso tu.
Perché l'hai chiamata?
Pensavo che ti facesse piacere.
Come cazzo ti sei permesso?
Volevi fabbricare la scenetta del grande addio?
Al mare, romantica...
Per raccontarla ai tuoi amici mentre bevono champagne in terrazza,
e farli commuovere.
"Dovevate vederli mentre si baciavano..."
Volevi questo?
- Che cazzo dici? - I tuoi amici mi fanno schifo!
Ti fanno schifo i miei amici? Sono io che ti faccio schifo.
- Dillo, se hai il coraggio. - Sì, mi fai schifo.
Tu invece sei il migliore, sei perfetto!
Certo! Non hai mai fatto un cazzo, perché sei un vigliacco.
Tu ti sei sempre sentito speciale soltanto perché sei frocio.
Prova a essere normale e vedrai quanto è difficile.
Come te? Non vuoi bene neanche a tuo figlio.
Stai fermo con le mani!
- Ehi! - Non dire più questa cosa.
Sei impazzito?
Stai fermo.
Mi stai facendo male.
Ahio!
Ma quando muori?
Che ti sei fatto?
(squilli di cellulare)
Sì, Arturo, mi dica.
Nessun cambiamento, perché?
Chiama Ettore.
(segnale di linea libera dal vivavoce)
(dal cellulare) Informazione gratuita...
Chiama casa.
(segnale di linea libera dal vivavoce)
Chiama Arturo.
- Pronto? - Arturo. - Sono qui.
- Allora? - Come le ho detto prima,
sono arrivato alle 8,30 come al solito.
Davanti al portone non c'era,
l'ho chiamato ma il cellulare è staccato,
ho citofonato ma non risponde nessuno.
- Lola non è ancora arrivata? - Al citofono non risponde.
- Per questo ho chiamato lei... - Non salite, aspettate me.
(segnale di linea libera dal vivavoce)
- Matteo... - Ehi! Dove cazzo stai?
- Ti sto chiamando da un'ora. - Non strillare.
- Non posso fare una passeggiata? - Devi andare in ospedale.
- Devi fare la terapia. - Io non ci vado più in ospedale.
- Va bene così. - No, non va bene così!
Mi dispiace per ieri, ho sbagliato, ti ho detto delle cose brutte.
Scusami, però ti prego, andiamo in ospedale.
Dove sei? Ti vengo a prendere.
Sono stanco, sfinito.
Mi dispiace anche a me per ieri, anche io ti ho detto cose brutte.
Io so che sto morendo, non ci vado più in ospedale.
Non è vero, non stai morendo. Non è vero!
Dai... Non sto mica morendo ora!
- Ettore... - Vattene a casa.
Oggi lasciami stare.
Mi dispiace...
Smettila di piangere.
Mi dispiace.
Basta, dai...
Ettore...
Non sai che mi sta passando adesso sopra alla testa.
E' bellissimo!
- Che cosa? - Uno stormo di uccelli.
E' immenso.
Si aprono, si chiudono... sembra un organismo che respira.
Te li faccio sentire...
(verso degli uccelli dal cellulare)
Li senti? Vanno verso il fiume.
- Verso il fiume? - Matteo...
Non avevo mai visto uno stormo così.
Sono neri e argentati.
Disegnano forme bellissime.
Cos'è? Una festa?
Questa è la festa di tutti gli stormi. Che meraviglia!
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