Afrikaans
Akan
Albanian
Amharic
Arabic
Armenian
Azerbaijani
Basque
Belarusian
Bemba
Bengali
Bihari
Bosnian
Breton
Bulgarian
Cambodian
Catalan
Cebuano
Cherokee
Chichewa
Chinese (Simplified)
Chinese (Traditional)
Corsican
Croatian
Czech
Danish
Dutch
English
Esperanto
Estonian
Ewe
Faroese
Filipino
Finnish
French
Frisian
Ga
Galician
Georgian
German
Greek
Guarani
Gujarati
Haitian Creole
Hausa
Hawaiian
Hebrew
Hindi
Hmong
Hungarian
Icelandic
Igbo
Indonesian
Interlingua
Irish
Italian
Japanese
Javanese
Kannada
Kazakh
Kinyarwanda
Kirundi
Kongo
Korean
Krio (Sierra Leone)
Kurdish
Kurdish (Soranî)
Kyrgyz
Laothian
Latin
Latvian
Lingala
Lithuanian
Lozi
Luganda
Luo
Luxembourgish
Macedonian
Malagasy
Malay
Malayalam
Maltese
Maori
Marathi
Mauritian Creole
Moldavian
Mongolian
Myanmar (Burmese)
Montenegrin
Nepali
Nigerian Pidgin
Northern Sotho
Norwegian
Norwegian (Nynorsk)
Occitan
Oriya
Oromo
Pashto
Persian
Polish
Portuguese (Brazil)
Portuguese (Portugal)
Punjabi
Quechua
Romanian
Romansh
Runyakitara
Russian
Samoan
Scots Gaelic
Serbian
Serbo-Croatian
Sesotho
Setswana
Seychellois Creole
Shona
Sindhi
Sinhalese
Slovak
Slovenian
Somali
Spanish
Spanish (Latin American)
Sundanese
Swahili
Swedish
Tajik
Tamil
Tatar
Telugu
Thai
Tigrinya
Tonga
Tshiluba
Tumbuka
Turkish
Turkmen
Twi
Uighur
Ukrainian
Urdu
Uzbek
Vietnamese
Welsh
Wolof
Xhosa
Yiddish
Yoruba
Zulu
La nostalgia è nel mio cuore, c'è anche la sera e un
sorriso nuore, ricordi e sogni da divina,
rimane solo per bugia, la luce batta
nell'anima.
Ma che la mina, ma che la milva, ma che la iva!
Ma non c'è confronto, guarda un po' lì!
Uff, anche dal punto di vista fisico. Hai visto che roba? Le labbra, per
esempio. E i pezzorati, quando li tira fuori. E il culo?
No, adesso non si vede il culo, ma c'ha un culo, oddio!
Beh, insomma, perché no? Eh, lo credo bene, bravo. Fa anche fatica, ha detto
che se la chiamerebbe anche lui.
Se mei, tagna ma a me.
Fiorella, sei una forza della natura!
Prende, pronta il cappellante.
Ma chi è quello?
Quello è il marito della cantante.
Mi scusi, signora.
Dico, va bene, va bene l'entusiano.
Per la prossima scrittura che cosa facciamo? No, dico, abbiamo un sacco di
impegni. Brisighella, Bagnacavallo, Lugo, Ostiglia. Dopo siamo stanchi.
Siete stanchi.
Capirà, debuttiamo Roma.
Poi dobbiamo registrare per la TV uno special.
Poi facciamo una bella tournée nel Veneto e nella stagione morta. Andiamo
in Argentina.
Sono sicuro che un buchino glielo trovo per fare un'altra serata qui a
Formigine.
così ripetiamo il bel pienone di questa sera.
Ne riparleremo? Senz'altro, ne riparliamo e combiniamo. Basta che lei
mi faccia una telefonata e la cosa è bella fatta.
Scusi, ma non l'ha ancora attaccata via?
Ma come, gli do una fotografia, è stanta mila franc e non me l'ha ancora
attaccata via?
Ma guardi, ci ho fatto anche l'autografo.
Guardi, guardimela come siamo venuti bene.
Sì, siete venuti bene tutti e due. Grazie tanti, direttore. Vado a portare
il caffè latte a Fiorella.
Largo che porto il caffè latte alla signora Fiorella.
Un trionfo, eh? Beh, mica tanto.
Ma cosa vuoi capire? Tu vuoi sentire il pubblico. Diceva anche delle cose
spinte, eh?
A proposito, la gola come va?
Così, non riesco a mandargli niente.
Meglio, così perdi qualche chilo. L'importante è l'emissione della voce.
È la seconda volta che ti capita, però, eh? Come mai, come mai?
È la seconda volta, come mai? Ma non lo so.
Ma come mai questo calo della voce, eh? Ma non lo so.
Riparati, riparati la gola con la siarpa.
Forse dovrei far riposare un po' la voce. Oh, non sarei mica matta, eh?
Dobbiamo lavorare qui. Più stiamo male, più dobbiamo lavorare, perché la
pulsione sviluppa l'organo, onde evitare l'atrofia.
Cittadini, domani sera al Trocadero di Capragna, Fiorella nel suo rutilante
repertorio di canzoni italiane e...
Sti bambole.
Arisa, allora l'Arisa c'était une chanteuse.
Neuf millions par soi.
Putain, la vache, qu'est-ce che ha ramassé?
Adriano, je n'ai plus de voix.
Adriano, Adriano.
Merci. Coucou, trésor. Alors, comment ça va, ta voix, ça va bien?
Je n'ai plus de voix, je ne peux plus parler.
Attends.
Qu'est-ce que tu as dit?
Non ho più voce, non riesco a parlare.
Non hai più voce?
Non hai più voce?
Non mi dire una cosa simile, per favore, guarda, non dirlo neanche per scherzo.
Apri bene la gola, fammi vedere.
Oddio com'è infiammato, oddio, oddio, oddio com'è infiammata. Fai un do,
prova. Un mi bemolle.
Ma porca d'una vacca, ma con tutte le parti del corpo che hai, proprio la gola
ti dovevi ammalare.
Fai un do, prova.
Papà, fa qualche cosa.
Sto spolverando le bambole.
Tutto fatto, professore. Com'è andata l'operazione?
Non l'abbiamo mica ancora operata. Ah, no? È una sciocchezza, un polipino alle
corde vocali, un'inezia.
Grazie, professore. Sono proprio contento. Ma io sconsiglierei l
'operazione. Come scon-con-siglierei?
Scosco. Il cuore fatica un pochino per una lieve insufficienza renale, piccoli
disturbi funzionali da controllare. Insomma, io rimanderei l'operazione di
un paio di mesi. No, no, un paio di palle. Ma dico scherza. Ma al pavion di
Brisichella chi ci va? Lei? E al picchio verde?
Chi ci mando? Il suo assistente? E dico al giumborosso di Piadena chi ci va?
Andiamo. Ma guardi un po' qua.
Lo sa chi è Fiorella? È l'uccellino dalla Valpadana.
Sarà? Ma sa, bisogna badare anche che l'uccellino non ci rimetta le penne. Non
so se mi spiego.
Ma io le ripeto che opererei volentieri fra un paio di mesi. No, no, no, guardi,
volentieri subito. Vado a operare bene.
Massi figuri, sono il marito. Ma mi assumo io tutte le responsabilità. Non
si preoccupi. Ma che responsabilità? Operi, operi.
San Biagio, veglie sulle mani di quel chirurgo, che tra l'altro è un chirurgo
locale.
Veglie su di lei e salvamela, tutto compreso, almeno la voce.
Fotografia con autografo.
Omaggio.
Finché la barca va, lasciala andare, finché la barca va.
Tu non remare, quando l'amore viene il campanello suonerà. No, no, no, è
velata, è velata.
Più velata di così.
Non è più la voce di prima, non è più.
Non c'è niente da fare.
Ma quel macellaio di quel chirurgo gliel'avevo detto di non operare. Cosa
gli è venuto in mente di operare quel macellaio?
Lo capisci che adesso a Brisichella arrischiamo il linciaggio? E a Lugo che
cosa gli andiamo a raccontare? Dio, d'un Dio, d'un Dio, d'un Dio, d'un Dio? D'un
Dio? Non c'è mica pietà per il nostro mestiere.
Oh, dico, se un giocatore di football si rompe una gamba, gioca di merda, il
pubblico si commuove, lo applaude lo stesso.
Ma un cantante, se non ha voce, sono cazzi da gagare.
Mi scuso con il mio pubblico, ma non mi sono ancora rimessa dall'incidente
avuto. E quindi sarà un po' più nocio di voce.
Guardi un po' qua cosa c'è scritto. Fiorella, per salvare un bambino si
frattura le gambe, capito?
Sottotitolo. La cantante implora, niente pubblicità. Oh, oh, si è buttata sotto.
Grazie.
A
domani, Torino.
Buona giornata, Don Salvatore.
Buon salvaguarda, carissimo. Facciamo le mani. Lo diamo. Ah sì, ok.
Li avete visti? Stavano a viso scoperto. Chi vi sparò?
E che?
A me spararono.
Quando mai?
Pure vizchiata in parte dagli effluvi della città vicina, quell'aria odora
ancora di fumo, di erba, di... E lo spinterò con eminenza.
Fumo, spigonardo selvatico.
Un mazzetto di questo fra la biancheria. Mio Dio, mi sembra di rivedere mia madre
quando preparava gli armadi a fine novembre.
Mentre io e i fratellini si stavano accovacciati sul fico gigantesco dietro
la casa a mangiare i frutti ultimi della stagione.
Sembra il fico maledetto dal nostro signore.
Già, forse gli effluvi della città sono un po' troppo vicini.
Un po' troppo.
Allora, Gaetano, la cosa grave? Ho paura di sì.
Poi oggi è domenica, tutte le officine sono chiuse. Potrei chiamare il
carroattrezzi. Beh, arrivare all'inaugurazione sul carroattrezzi non
mi pare molto decoroso.
Che cosa vogliamo fare? Proverò a dargli un'altra pulita. Ecco, bravo, sì, vai,
vai. Comunque nella sventura una fortuna.
La parrocchia di questa borgata è qui vicino.
Saranno ben lieti di ascoltare vostra eminenza.
È chiuso, proviamo a passare di là.
Oh, oh, oh.
che non lo so.
Ecco, questo è il collettivo della parrocchia di San Matteo.
A che cosa dobbiamo l'onore di una sua visita?
Come ti chiami, figliolo?
Io sono Don Paolo Arnoldi.
Ah, ecco, ho già sentito parlare di te, amico Paolo.
Posso sedere qui fra voi?
Franco, prendi una sedia.
Prego, sacco.
Prego.
Allora, chi aveva chiesto la parola?
Avanti, sentiamo.
Chi di voi voleva parlare?
Che fai, non parli più? Ti hai messo paura perché ci hai visto quello?
Ma che paura io?
Visto che i locati sono stati dichiarati inagibili perché è pericolante. Ma che è
pericolante? Che tutto cemento, l'immortazio.
Ci voglio con...
e occupiamo i locali. Sì, e dopo un'ora arriva la polizia e ci fa sgomberare. E
si menano o menamo? E noi andiamo là e menamo più dell'ora, comprare. Ma che
vuoi menare, che sei un invalido? Ma state zitta, fascista più della
migliore.
No, anzi, è con vera mortificazione e profondo
dolore che io prendo la parola per rivolgermi a voi.
Mortificazione perché io giungo nella vostra comunità per un fortuito, banale
incidente meccanico e non spinto, come avrebbe dovuto essere, dalla mia ansia
pastorale. E dolore, è vero, nel constatare il... profondo disagio nel
quale si trascina la vostra vita quotidiana, un disagio, diciamolo, che
può anche, certo, creare la violenza, la cieca, la inutile, la stupida violenza.
Ho sentito prima qualcuno di voi, qualcuno, sì, tu proprio, mi sembra,
vero, dire, dire, annamo, occupamo,
menamo.
Si è cambiato il tuo animo? Ti ho convinto? No, io ho soltanto aumentato
il tuo rancore, vero amico? La tua ira. E allora, vai figlio, torniamo a
voi, torniamo alla vostra comunità, la quale spesso viene accusata
di trascurare i valori dello spirito, privilegiando in maniera forse eccessiva
le istanze sociali. il miglioramento delle vostre condizioni materiali, della
vita. Ebbene, io non vi accuso, no. No, io non vi accuso. È vero che i santi
seppero elevarsi anche nella miseria. Io penso a San Francesco, il poverello di
Assisi, a San Benedetto da Norcia, ai mille eroi della fede che seppero
spogliarsi di ogni cosa per essere lieti in povertà.
Ma essi erano santi.
Noi, ahimè, non lo siamo.
Noi siamo imperfetti.
Ma come potreste non essere imperfetti voi che inseguite un ben altro
tipo di felicità? La felicità sulla terra.
Non la felicità, la giustizia. Eccoci, la giustizia, la giustizia. Ok, ok,
eccoci. Via, via, via, via.
Fuori, fuori. La giustizia, sì.
Ma quale giustizia? Quale tipo di giustizia, amico?
La giustizia di un prete che non sente il dovere di portare con dignità la
sacra tonaca? No, la giustizia di Dio. Non è la tonaca, Eminenza, non è la
tonaca... Stai zitto, lascialo parlare.
Bravo, Gesù ha detto, beati gli affamati di
giustizia perché saranno sfamati.
Ma ha anche detto, beati i mansueti, perché la mansuetudine diventerà
ricchezza. Ma quando l'ha detto questo? L'ha detto, l'ha detto, l'ha detto Gesù
Zeffirelli.
Leggiamo il Vangelo, diletti figli, e ricordiamo le parole del Cristo.
Non farti un tesoro in terra dove i ladri sconficcano e rubano, ma
fatti un tesoro nei cieli.
Ammazzalo come parla bene.
Lo dovrebbero da far papa.
Oggi l'è giorno di Letizia. Non per voi, forse, ma certamente per me, perché
sono qui in mezzo a voi, mie dilette pecorelle. E io voglio che questa casa
del Signore, che non è luogo di comezzi e di gazzarri...
sia illuminata a giorno, come avviene appunto nei palazzi ai dì della festa.
Accendete dunque tutte le vostre luci, rischiarate le vostre anime,
fiaturi. E tutti
insieme, figli, ascoltiamo l'antico caro suono delle campane, in gloria del
Signore.
Sì,
sì, di obbedienza. E cantiamo insieme, mie pecorelle, in gloria del
Signore.
Sì, fa nonna. Sì, al caso.
Va
che
gnocca, oh.
Buongiorno, molto gentile.
Buongiorno, dove vai? A Bondano.
Ah, peccato, io taglio prima il bivio di Ponselle.
E beh, ma fino al bivio è già un bel pezzo di strada, sa? Ma non potrebbe...
A Bondano. E perché vedi, sono atteso stasera e allora... Comunque salga, è
tutto di guadagnato, no? E poi... e poi vedremo. Venga, venga su.
Ah, ecco, ti accomoda.
Mi piace, sa, mi piace prendere su le autostoppiste.
Femine, eh, ben inteso.
Perché, vede, la presenza di una donna nella macchina dà sempre un tono di
gaiezza, ecco.
Ah, e poi allevi anche la strada, eh.
Eh, ragazze mie, ragazze mie, ma come farete, eh, a salire subito così col
primo venuto? Ma vi fidate, non rileggete i giornali.
Voglio dire...
violenze carnali, gli stupri. Ho visto che lei era il signore per bene.
La ringrazio per il signore per bene.
Ma sa, voglio dire, sono... sono anch'io sempre un uomo.
Anche se io potrei essere il suo papà, per esempio. Quanti anni ha lei?
Spero che la domanda non sia indiscreta.
Ho una figlia, più o meno, insomma, della sua età.
Come ha detto che si chiama?
Non l'ho mica detto.
Piera. Piera?
Ah, ma questa è bella! È come la mia macchina, guardi qui, Piera, Piera,
guardi! Ah, quello è il nome della macchina?
Ha messo il nome alla macchina? Ah, no, no, adesso le spiego.
E che io ho avuto per dodici anni una segretaria.
Oddio, era... Sai, era un po' più di una segretaria, eh?
Carino da parte sua.
Romantico? Ma romantico cosa vuole? Sono sentimentale più che altro.
Ma che bella che è questa colamina, eh?
Ma che bella, bella propria. Anche questa, sa? Ma cos'è? Cos'è questa qui?
È del folklore, forse.
100.979 chilometri!
Voglio dire, tra 21 chilometri festeggiamo i 100.000 belli tondi!
Ma che macchina, ragazzi!
Li festeggerà da solo.
Il bivio per pozzelle fa una decina di chilometri.
Ma allora perché chiede dei passaggi, scusi?
Una che si fa caricare deve essere pronta a pagare anche qualcosa, capisce?
Io sono disposto ad accompagnarla.
Ma se c'è, se ci fosse, una ragione valida.
Ha capito?
Lei di cosa si occupa, rappresentanza?
Ah, no, no, no, no. Industria e tessili, maglieria.
Do lavoro a domicilio.
Ho un particolare attenzione per le donne. Sì, perché, guardi, io sono
fermamente femminista. Ah.
Sarebbe quello che chiamano lavoro nero. E la madonna che brutta espressione.
Signorina, perché lavoro nero? Cosa vuol dire?
Che sfrutto la gente?
Ma non sa quante persone do lavoro io che senza di me sarebbero in mezzo a una
strada? Il fatto è che oggi di voglia di lavorare non ce n'è.
Questa è la verità. Non c'è la volontà di voi giovani. Sì, che siete solo buoni
a suonare la chitarra e a siringarvi e basta.
Io lavoro e tanti miei amici lavorano.
Ecco, brava, brava. I giovani devono lavorare.
Ci mancherebbe, invece di andare per le strade, a buttare via le bombe.
Questo fanno, secondo lei.
Ma, bambina mia, tu li leggi i giornali o non li leggi?
Ma non li senti, dico, le rapine, i sequesti di persona, e le cose lì, le
bande armate, i nap, le brigatte rosse, i botti?
E oggi basta aprire una pagina, una pagina di giornale, guarda, no, no, no,
guarda. Cosa c'è scritto qui?
Qui, per esempio, evasione?
Dal carcere che non vedo. Cosa c'è ancora qua?
Tre detenute evadono dal carcere femminile di Bovone.
Ecco, adesso cominciano a evadere anche le donne e stiamo fresche. Non si può
più stare tranquilli, glielo ho detto.
Bovone?
Ma Bovone non è qui vicino.
Le tre recluse avevano una pistola con cui la più giovane ha ferito gravemente
un agente di custodia. Ah, figuriamoci. Sono Maria Caslata, per 39 anni.
Assunta Scandapico, 36 anni.
Piera Pozzillo, 20 anni.
20 anni, fig... Oh,
come ha detto?
Piera? Sì.
Piero Pozzillo, sono io. Non lasciare l'acceleratore, non frenare. Come se
niente fosse.
Io vi dicevo ancora, l'ho sempre detto, l'ho sempre detto che non possiamo
confidare ai giovani.
Vi ho preso perché avete un visaggio che aspira a confidenza. Non è il mio
visaggio che hai guardato, è i miei nischi, è per questo che mi hai fatto
capire. Ma è vero, ma sì, parli. Se non hai capito cosa stai dicendo, si sente
bene, vecchio cazzo.
Ma non è vero.
Non parli che le figlie e tu ti paghi in natura. Io ti paghi in natura, io...
A 200 metri a destra c'è una stadina, buttati dentro.
Ma come buttati? Ma cosa siamo, a cinema siamo?
Ma è come ti dico! Ma va bene!
Guardate questo lavoro, non è possibile!
Ma voi vedete che mi faccio scattare la macchina! Non me lo fate!
Memento mila giusti, momento fatidico, eh? Eh sì, proprio fatidico, ragione
proprio. Festeggiamo?
No, no, non mi dia niente, sì, ci manca anche la bevutina adesso. Ma no, non
bevo, guardi. Bevi. Ma non posso, ne dico.
Bevi. Signor della Madonna, ragazzi.
Ma mi vuoi spiegare perché tu sei arrivato oggi? Eh, ma perché proprio
oggi? Eh?
Chiedimi piuttosto perché stavo dentro.
Ecco, va bene allora, perché stavi dentro?
C'è scritto lì.
Ho ucciso un direttore di banca.
Mamma mia!
Questa è una rapina! Sette revolverate.
Cammina, torniamo sulla strada. Metti in moto.
Apri il coppano, malordo.
Ma non è colpa mia.
Ma se non ti coppano...
Prema
lì, per favore.
Dov'è il buco qua?
E allora?
E allora, io non so dove mettere le mani.
Imbecille, imbecille!
Che fai l'imparato, femminista del cavolo, sfruttatore di donne, vai a
prendere uno straccio, cammina!
Ma chi poteva immaginare che era uno scherzo, scusi. Ma c'è la polizia
adesso. Ma abbia pazienza, io sono un bravo cittadino. Io l'ho caricato giù
per farle un favore.
Forse lei voleva spaventarmi e portarmi via la merce, cosa ne sappiamo.
Comunque le posso assicurare che non sono momenti per fare degli scherzi
questi. Ma ce l'ha il portodarmi lei? Ma come non c'è il portodarmi? E allora, di
chi si preoccupa? Ma ci mancherebbe altro.
Sono un uomo che lavora, ho famiglia io.
Tu, tu, peraltro. Ho pagato perfino le tasse. Che comodi, avanti, stia
tranquillo. Vado, vado, non si preoccupi che vado.
Quanta mi doveva succedere sta roba, oh!
Pronto!
Nazioni Carabinieri di Nusco!
Passami il comandante!
Parecciallo, buongiorno, brigadiere Cerioni dalla Questura di Roma.
Sento un po', ci è stata inoltrata richiesta di una licenza di porto d'armi
da parte del commerciante Pepe Filippo, nato a Nusco il 28 1945.
abitanti in via sotto Castello 51.
La preghiamo di darci con una certa urgenza informazioni del caso.
Grazie.
Troppo spago.
Troppo spago vi fu dato e da stampa compiacente e da opinione pubblica
pavida e da partiti politici troppo inclini ad acrobazie ideologiche
sorvoliamo. Si da indurvi a ritenere per un verso.
lo Stato essere disponibile a calarsi le mutande e per l'altro potere
tranquillamente e compiaciutamente da parte vostra affermare tanto questi sono
tutti fessi.
Ebbene foste poco furbi.
Veggo nella verbalizzazione.
Blocco stradale, rifiuto di identità, oltraggio, sedizione, detenzionamento,
detenzione, di armi proprie e improprie, droghe e loro uso.
Or bene, lo Stato non prevarica, lo Stato si attiene alla legge, la quale
sancisce che tutti voi qui presenti siete denunciati in stato di arresto.
Questo era mio dovere comunicarvi, sempre disposto tuttavia ad ascoltare
quanto abbiate da dirmi in relazione a quanto sopra sono tutto orecchio, prego
esternate.
Metteteli dentro.
Quello no, lasciatelo qui.
Vieni.
E chiudi la porta.
Chi l'ha fatto?
La pernacchia.
Non saprei. L'hai fatta tu.
Prego, dottore. La pernacchia l'hai fatta tu. No, dottore. Brigadiere Cerco
l'Antonio. Agli ordini. Tu fosti assunto in un corpo speciale in virtù della tua
tappa statura, la quale ti consentiva di sviare chiunque potesse sospettare la
tua appartenenza alle forze dell'ordine. Esatto, dottore.
Vuoi adesso costringerci a ritenere vero il proverbio che suona...
La bugia tiene la gamba corta. Non intendo, dottore. Ah, inteso è
benissimo.
La pernacchia l'hai fatta tu.
Io ti ho sentito e anche quasi veduto. Non tollerò ulteriori digni.
Adesso ricordo.
Fui io.
Ma come?
I veri estremisti non le fanno. E me la fai tu.
Non mi sembrava disdicevole.
E remissione.
La scurrilità labiale da te a me indirizzata fu la
risultante di una tua ragionata intenzione finalizzata a una migliore,
più incisiva penetrazione nel corpus eversivum, ovvero tu me l'hai ammollata
per qualche personale rancore nei riguardi del superiore.
Rancore magari a lungo covato dal brigadiere sindacalista Cercola,
rispondi Cercola.
Fu la risultante.
Accetto ufficialmente la tua spiegazione.
Ma la prossima volta la parnacchia, falla a mamma tua.
Signor sì.
Vai, vai.
Ma vedi tu a quali tentazioni siamo costretti ad esporre i nostri elementi
migliori.
Ciao Giada, scusami con René e Chilone, ma questa sera ho promesso a mamma di
andare dalla principessa Alto Prati. C'è una riunione per lo scisma Lefebvre.
Io non so neanche dove sia la casa, perché non c'è fica e non ho mai messo
piede. Ha detto mamma in zona Eor, l'unico riferimento monumento. Ma che
tagli, Gian Maria?
E non lo so, assolutamente, cara.
Se li manda a fanculo priva ti raggiungo al graticolo, altrimenti al gecchi. Ti
aspetto. Ciao Giada, ok? Bye bye.
Sì, ho letto.
Via Thailandia.
Via Indonesia.
Via Birmania.
In angolo con via Nuova Zelanda.
Via Oceania.
Ma che strano, stiamo facendo il giro del mondo e mi trovo sempre in zona
Euro.
Non è che riferimento, meno male.
Ecco un uomo, meglio chiedere.
Buonasera, carissimo.
Lei mi potrebbe rendere un servigio?
Conosce via Cambogia. Deve arrivare dalla principessa Altoprati. Mi han
detto alle spalle monumenta a coso, a Mussolini, mi pare.
Me l'ha detto mamma.
Ui là,
ma lei è malconcio, caro. Cosa è successo?
Una bomba? Un'automobile mantruppata, aiuto.
Aiuto, mi dice, caro.
Cosa posso fare per lei? Non so, non ho neanche la mia cassettina per sede, sa?
La cassettina pronto soccorso, la tengo installata sulla mia renderover. Quando
faccio l'auto africana la porto. Si rende necessaria, sa? Si prendono certe
inculate qui nel gheghe, le bestie incornano.
Col bufalo ti raccavi, ma con il rino, il rinoceronte, ci resti secco. Ma
portami via.
Ma dove la porto, caro? Io ho una riunione di famiglia, si parla di papi,
come non la posso portare?
All'ospedale. All'ospedale, mi dice?
E volentieri, caro, ma io non ho dimestichezza con gli ospedali. Io
conosco solo una clinica privata a Ginevra. Ci vado temps en temps per
sgonfiarmi. Lei vuole essere autotrasportato?
Ero io, si è già accomodato? Questa non mi ci voleva, d'altronde io non posso
certo rifiutare un trasporto.
Senta, lei mi dica dove devo andare, perché io in questa zona ho perso l
'orientamento. All'ospedale, al Sant'Arfonso, a lungo Tevere.
E' in quell'isolotto che emerge dal nostro biondo, lurido e sozzo Tevere.
Senta, facciamo un po' prestino, perché io devo ritornare in zona.
La vecchia sta già sbagliando.
Ma che cazzo di Dio!
Un prete che si mette contro il Padre Santo? Cosa può farlo?
E perché viene a cazzarci?
La Messa in latino è, senza dubbio, majestosa.
Ma latino o non latino, è la stessa cosa che ascoltare la Messa.
La Messa dominicale è semplicemente un pretexto per prendere un trinco. I amici
si vedono a mattina davanti a un vero, e mettono a punto il programma della
partuzza di notte. È tutto.
L'ospedale.
Sì, caro, è contento, anch'io. Ci siamo, eh?
Buonasera, carissimi.
Avrei autotrasportato un signore malconcio che ha bisogno delle vostre
cure. Volete provvedere, prego? Qui è tutto pieno, caro signore, non c'è
posto. Un forma di turisti olandesi è andato fuori strada.
Ui là, fuori strada, dice.
Comunque questo signore potete anche prenderlo. Lo mettete in mezzo ai
turisti, d'altronde non parla. Può anche essere uno straniero, chi ce lo dice?
Ah, io ho detto, non sei tratta di straniero. C'è un ospedale pieno, non c
'è posto.
La comprendo, caro, ma io questo malconcio l'ho trovato sotto il
monumento a Mussolini. Mi ha pregato di portarlo all'ospedale, io ce l'ho
portato. Adesso che faccio? Senta, direttami, non perda tempo.
Lo porti in un altro ospedale, c'è un pronto soccorso dall'altra parte del
ponte. Ecco, e ce lo devo portare io.
E certo, lei c'ha il mezzo.
Io c'ho il mezzo?
Ma scusino, loro hanno scambiato questa mia rosse bianca per un'ambulanza?
Io sono Giovanni Maria Catalan Belmonte.
Inoltre, questo signore mi perde copiosamente sangue e mi ha imbrattato
tutto il salotto interno della mia rosse.
Voi che mi dite? Noi tutto quello che possiamo dire è di portarla all'altro
ospedale, la misericordia, dall'altra parte del ponte. Ok, voi mi assicurate,
eh?
Misericordia, dice.
Vi ringrazio, cari, per l'informazione.
Aiuto.
Spero di trovare velocemente questo ospedale della misericordia.
Qui è tutto pieno di turisti, non c'è niente da fare.
I migliori posti si riprendono sempre loro, caro.
Io lo so, oggi è un gran casino ovunque.
Chi c'è figa sta a casa, non si mette nel malasma.
Se uno va in andaggio rischia dei brutti incontri.
Prendi il grobetrotter, ti chiedo un passaggio.
Tu elargisci, quello te lo metti in culo, questo lo trovo grave.
Guardi, io fiuto.
Ho sempre fiutato io, sempre. Non mi buco. Dice non ti buchi. No, non mi
buco. Allora sei antiquato. Ebbè, io so come sono.
Bevo un drink, fiuto e bevo drink, un cotto e tira l'altro, anzi facciamoci un
goccio. Ecco, prego.
Bien glacé in fiasca, prego.
Non beve? Mi assegno.
Certo questo non è il cotto che mi prepara il mio valerio, il mio caro
vecchio valerio del Genchi.
Quelle sono delle bombe, sono.
Io, guardi, giro con questa mia vecchia rosse, vero? Perché mi serve per i
morchio. Mi dice mamma, e quegli stronzi dei miei amici, ma questo è un catorcio.
No, non è un catorcio, questo è un salotto viaggiante.
Io prendo la mia preda, la colloco qui, mi lego in posti solitari, a contatto
con la natura.
La distendo su queste morbide poltrone e pomangroppo.
Adesso, tu un'altra.
Guardi, se lei non fosse in quello stato e fosse una donna, io già li sarei
saltato addosso.
Quando parlo di queste cose mi prende una sovra-eccitazione che... Guardi, per
curiosità, senta, senta, per curiosità, senta.
Oh,
ecco l'ospedale Misericordia.
Sì, sì, Misericordia, mi pare.
Ecco, siamo arrivati.
Aspetti, non si muove, eh?
Poi là, si è rodato Gesù e Maria, sorella madre.
Ho un ferito gravissimo che è duopo soccorrere.
Che facciamo? Entro con la Rolls o lo scarichiamo qui fuori? No, no, qui non c
'è il pronto soccorso.
Non c'è il pronto soccorso? Non c'è il pronto soccorso.
Leggo lì pronto soccorso, sorella madre?
Sì, fino alle undici di sera.
Ah, fino alle undici di sera?
Fino alle undici. E dopo le undici non soccorrere più?
Ha sentito, caro?
Lei un'altra volta deve farsi investire verso le nove o le dieci al massimo, le
undici non soccorrono più.
Mi renda grazia, sorella madre. Sono Giovanni Maria Catalan Belmonte,
preposto camerier del Zoglio Pontificio. Io devo scaricare l'infortunato perché
ho un appuntamento urgente con i miei familiari per discutere sullo scisma
delle febbre.
Io non so niente. Faccio tutto io, sorella. Lo prendo, lo metto dentro la
vostra ruota così potete ritirarlo domani mattina quando riaprite.
No, qui non ci sono rote per nessuno. No. Lo porti all'ospedale militare a due
passi. Ce lo devo portare io, sorella madre.
Sia rodato Gesù e Maria, sempre sia rodato, dato.
Ha sentito, mio caro?
Quella monachina, com'era decisa a mandarci via.
Non vedeva l'ora che ce ne andassimo per ritornare nelle sue ammucchiate fra
sorelle, madri e infermieri.
Altronde mi piacerebbe anche a me, sa? Io sono portato per queste ammucchiate.
Non sento più sto braccio.
Non sento più sta gamba.
Ah, è l'immobilità, mio caro, succede.
E anche l'umidità.
Accade anche a me molto tempo fa, quando feci il navigatore solitario.
Mamma mi diceva sempre, non me rompere i coglioni, sei uno smidollato, come uomo
non esisti, sei un embriagone. E allora mi sono incazzato e un giorno ho detto,
basta, guarda, mi compro una barca e mi faccio il giro del mondo e navigo da
solo, ecco.
E così compì questa impresa, feci il navigatore solitario, giorno e notte,
tra cielo e mare, mare e cielo, in questa natura, padrone del mondo, lei
non sa cosa vuol dire il navigatore solitario, solo nell'immensità del mare,
in assoluta meditazione, a contatto della natura più pura, e allora che
capisci quanto sei stronzo.
a compiere queste imprese che non servono a un cazzo.
Io poi, caro, faccio questi miei sfoghi, ma non so neanche se lei mi segue con
interesse.
Ci siamo, ci siamo, caro. Ecco.
Signore, signore, dica, dove va?
Chiarissimo, siamo agli estremi, da Erote a Pilato, stiamo girando tutti gli
ospedali con un malconcio che è stato massacrato da un pirata della strada e
ha bisogno di un pronto soccorso. Ma il ferito è militare?
È militare.
Lo domandiamo al malconcio.
Scusi, lei è militare?
Non mi risponde, deve essere caduto in deliquio. Fino adesso stavamo parlando
del più e del meno, ma perché, scusi, deve essere militare? Perché è un
ospedale militare, è per militari.
Ma veramente, stando all'età del malconcio, penso che a suo tempo, non
so, avrà fatto i militari. Chi non ha fatto i militari? Tutti l'abbiamo fatto.
Permette, Giovanni Maria Catalan Belmonte, sottotenente di Cavalleria
Pinerolo.
Cazzanighe. Io però il mio baglio lo abbandonai nella scuderia. Che mi
serviva? Montare. Fui assegnato ai servizi segreti del Ministero della
Guerra, dato la mia padronanza delle lingue. Vedo che stupisce, ma io fui
allevato da cinque nerds di cinque lingue diverse.
Cinque puttane scatenate che mi hanno iniziato all'erotismo satanico.
Poi l'8 settembre abbandonai la mia divisa perché volevo passare le linee e
andare a trovare mamà, che era dama di compagnia di sua maestà la regina d
'Italia, scappata a Bari naturalmente.
Quando mi presentai alle linee inglesi, diciamo nemiche, io parlai con l
'ufficiale e dissi vado a trovare mamà.
Non l'avessi mai detto, mi gonfiarono di botti.
Le botte che mi diedero e mi domandavano, caro, dici perché vuoi
oltrepassare le linee e io vado a trovare mamma? E giù botte da ospite, mi
gonfiarono. Evidentemente gli inglesi non concepiscono un uomo adulto che va a
trovare la mamma, e infatti le mame abbandonano i figli come cani.
D'onde deriva il figlio di nignota, madre ignota, vero? Che facciamo col
malconcio? Lo portiamo dentro oppure io lo buco? Noi possiamo accogliere solo
militari in servizio con regolare bassa di passaggio. Ok, il passaggio glielo ho
dato io, non per nulla. Io sono in forte ritardo, devo andare allo scisma di
Lefebvre, mi comprende? Se non mi presento sono un cazzi. Guardi, non
possiamo accettare i civili, solo militari in servizio. Mi dispiace, non
insista, sono ordini tassativi.
Mi dispiace, caro, ma è giunto il momento di salutarci. Sono certo che lei
comprenderà l'importanza inderogabile del mio rendezvous.
Sa cosa faccio?
Io la risdraio qui, dove l'ho trovata, sotto il monumento a Mussolini.
D'altronde, guardi, caro, forse è andata meglio così.
Lei poteva capitare nelle mani di un chirurgo incazzato che avevano buttato
giù dal letto durante un'ammulchiata.
L'avrebbe preso, aperto, ricucito e poi lasciato il martello dentro.
Venga, Carlo.
Sai che le dico? Lei sta molto, ma molto meglio. Ha anche ripreso i colori. Io la
saluto, Carlo, e la ringrazio infinitamente. Lei mi ha fatto scoprire
un ambiente a me del tutto sconosciuto. Gli ospedali. Io vi farò delle pazze
risate. Mi torcerò dalle risa quando lo racconterò al Jackie.
Ma ti dico io, un ospedale che alle 11 la sorella madre ti dà lo stop perché
deve fare le sue inglobate.
In un altro, due gorilla in bianco che ti informano che l'ospedale ricurgita i
contadini olandesi.
In quell'altro non entri se non sei un educe di guerra.
Fortuna per il malconcio che io ho ritrovato in un momento a Mussolini.
Vieni, Giovanni.
Attenzione.
Attenzione.
Siamo in salvo.
Ma che fate?
Su, attraversate, presto.
Giovannino, va a ringraziare il vigile così tanto gentile. Grazie, messie.
Signor vigile, signor vigile, sì, sì.
Volevo ringraziarla.
Ancora lei, ma l'ho fatta attraversare. Vadi di là, vai.
per la frenata.
La mano, mamma mia.
Hai visto?
Hai visto, mamma mia, come sono ridicolo.
Come si sono combinati.
Chissà quanto vale.
Adesso la piego bene.
Adesso andiamo, giovanino, che c'abbiamo tanto da fare.
Che belle scale. Un giorno ti ci porto, c'ho tanti amici, scultori,
cammerieri.
Ti starebbe bene intorno al collo, un bel bijou, così, tutto bel bijou.
Ma è troppo caro, signore.
Prendiamo un'informazione.
Signore.
Buongiorno. Mia mamma gli desidererebbe un collo, anche un orecchino dell
'orecchio. Mia mamma è contenta. Mi dispiace, stiamo chiudendo.
Oh, che domaggio.
Ripasseremo domani. Vieni, giovanino.
Dammi la mano.
Vuoi un po' di vino?
Voglio tanto che mi fa girare la testa.
Mi fai il conto? 450, signora.
Vieni con i bietti del tram.
I bietti del tram non li prendiamo, signora.
Ah, no?
No.
Offre la ditta.
Grazie, merci, monsieur. Molto gentile.
Ringrazio, Giovanni.
Grazie, molte. Ha pensato bene.
A presto.
Speriamo di no.
Date qualche cosa, grazie, è tanto buono.
Giovanni.
Sì?
Aiutami, aiutami fratello.
Grazie fratello, grazie.
E questi che sono?
Tappi. Ma te li schiaffi al culo?
Mamina, hai sentito il lucidino che cinguetta?
Ah, è quello della radio?
Ma dov'è, dov'è? Ma dov'è, dov'è?
Ah, eccolo lì.
Giovannino, non si cantare.
Ciao. Allò.
La mano, mamina.
Guarda là, che bel tappo di lira.
Ciappolo, ciappolo.
Sì, pure bello, pure bello.
Un altro lì.
Lo prendo.
L'uomo.
È un barone ungherese che ho conosciuto a Parì sotto il ponte di Notre-Dame.
Salutalo.
Perché col pugno chiuso? Lo sai che io sono di sinistra.
Che stai a fare, a zozzone?
Non posso.
Ma sì, Giovannino, che puoi, non è mica cattivo il signore.
Oh, che bella polpettina!
È fantastica!
Io ne prendo un'altra.
Adesso facciamo una cosa da ridere. Tu te nascondi dietro il burro.
Ho
dimenticato
la mia bambina.
Vieni, vieni, bambina, vieni.
Fa il saluto, fa il saluto alla sentinella come a me.
Un cucciagrazzo. Viva Mina.
perduto la chiave.
Andiamo in laboratorio.
Giovannino con Garbo, non fare disordine.
Non gliela dare tutta la caicchina, se no gli fa male.
Poverini, è meglio che chiudo.
Sono invidiosi del nostro geranio.
Ciao, amore.
Ciao.
È pronto?
Praticamente, amore.
Ecco, è tutto pronto.
Metteci un altro po' di salsa.
Mi fatta la madriciana, bravo.
Ho fatto pure i sofficini.
Sono fame.
Ciao, amore.
Da un bacetto a papà.
Ah,
c'è Pippo Franco.
Che hanno nato.
Senti, mi sbaglio?
O l'hai fatta col parmigiano invece che col pecorino?
E il pecorino non ce l'avevo?
Non ce l'avevi, la matriciana... Senza il pecorino non è più matriciana,
no? La prossima volta falla col pecorino.
Gaiato? Hai capito, non è cattiva, ma non è
matriciana.
Poi anche cerchi, non copi?
Al teatro numero 2.
La parte non è grossa, ma è piena di sostanza, di significato.
Una di quelle parti che incidono o buogono.
Io vi spalango una porta aperta. Se non ci sapete approfittare, peggio per voi.
Eccovi, non è questo.
E che la parte, come dire, ci pare un po' scabrosa.
Scabrosa? Il nudo è la cosa più pulita che ci sia.
Il nudo, quando non è volgarità, è arte, è armonia, è libertà. E
perché no, diciamolo pure, è denaro.
Ma è proprio un nudo nudo?
Signora mia, non esiste il nudo nudo e il nudo vestito. Esiste il nudo e il
vestito. Del resto, se mi serviva un'attrice vestita, non avrei offerto
tre milioni per cinque giorni di lavoro.
Avevamo detto quattro.
Vabbè, quattro giorni. No, no.
Quattro milioni. Mi ricordo che... Tre, quattro, non ha importanza. Io non vado
a queste sciocchezze.
Vabbè, sei milioni sono quattro.
E poi la scena si svolge su una spiaggia.
E il mare rende tutto più pulito, più armonioso.
Lei dovrebbe spogliarsi completamente come per fare il bagno nuda. Poi vede da
lontano avvicinarsi un uomo con una scimmia. Un uomo con una scimmia.
Ecco, scusi, ma quest'uomo com'è?
Nudo anche lui e anche la scimmia. Ecco, vedi, non è tanto per il nudo
quanto...
Come dire, per l'amplesso, che a me personalmente mi dà un po' di
fastidio, capito?
Oddio, io sono un uomo moderno, vero?
Disinibito.
Forse non ci siamo capiti.
È probabile. Con l'uomo non c'è nessun amplesso. L'amplesso avviene con la
scimmia.
Eh?
Con la scimmia?
Sì, ma intendiamoci, non si tratta mica di King Kong.
Una scimmietta piccola.
Allora?
Beh, se la scimmia è piccola.
Beh, abbiamo visto gli amplessi con i cani, con i cavalli. Ma a pensare alla
scimmia siamo stati i primi noi.
Bravi.
Che ne dici, Oriana, tu?
E tu?
No, no, dillo prima tu.
In fondo si tratta solo dei cinque giorni. E poi...
Se la scimmia è piccola.
Ma sì.
Allora lo vogliamo firmare, questo contratto?
Guardi, commendatore, io lo faccio proprio per far piacere a mia moglie,
che ci tiene tanto.
No, se lo fai solo per me, lasciamo stare.
Dove devo firmare? Qui, vicino al suo marito.
Ecco fatto.
Tra persone intelligenti ci si intende subito.
Vedi, Rosalba, questo è il signore che te farà diventare una diva del cinema.
Ciao, cara.
Però intendiamoci, commendatore, durante le riprese io voglio essere presente,
eh? Perché mi fia in quest'ambientaccio del cinema, sola non ce la mando. Ah,
no, no. Vieni, Angelo mio, vieni, bella di papà tuo.
Inquadra il telefono.
Appello ai rapidoni, uno prima.
Io sono qui, davanti a questo telefono, da due giorni
interminabili e due notti interminabili, per rivolgere
un...
Un appello implorante, una supplica ai rapituri, perché mi facciano sapere le
loro condizioni, tutto quello che devo fare.
Vi prego, telefonatemi.
Mia moglie non ha molta salute, ha bisogno di cure assidue, costanti,
quindi ti telefonatemi, vi prego.
Qualunque ora io ho pregato, ordinato a amici, parenti, conoscenti di non
telefonarmi mai in modo che il telefono sia sempre libero. Quindi chiamate,
chiunque voi siate, ascoltate questa
preghiera di un marito straziato e seduitemi mia
moglie.
Buongiorno.
C'era tanto che non uscivamo assieme, eh, Francino?
E oggi siamo usciti, sei contenta? Sì.
Ma che è nuova stamattina, Francino?
No, sono due anni che ce l'ho, ma... Allora si vede che sono due
anni che non uscimmo assieme.
Mamma, la vuoi una bella granita di caffè con panna? Mi piacerebbe sì, ma
dopo non dormo.
Ti ricordi quando ti portavo io ai giardinetti?
Mi ricordo sì, ma... Una volta ti sei perso, mi feci un sacco di pianti.
Per forza mi sono perso.
Stavi sempre a parlare con le amiche, ma... Tu non è che ci stavi tanto
attento a me. A Sandro sì, al cocco di mamma, tutto a lui.
Guarda che per me eravate tutte e due uguali, non c'era il cocco di mamma.
Uguali dici, eh?
Sì, sì, uguali.
Guardi sempre l'orologio, che fai tardi?
No. Ah, no.
Io l'ho dedicato a te questa giornata.
Mangia, mangia.
Quanti alberi. Sì.
Tanti. Sì, è proprio un paradiso questo, guarda.
Senti che aria.
Altro che casa nostra.
Ma qua che è?
Dove è posto?
E niente, dove è posto?
A vedere un bel posto. Eravamo di strada, dico.
Beh, diamogli un'occhiata, vediamo che è.
Guardare e non pagare.
Ma che occhiata dovevo dare.
E che occhiata devi dare, guarda.
Hai visto mai tante volte un domani uno si stancasse di stare a casa?
Se ne viene in questo grande albergo.
Libero, tranquillo, indipendente.
Scendiamo, ah.
Vieni, vieni, ma.
Vieni, abbracciami, così.
Vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola,
vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola,
vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola,
vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola,
vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola,
vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola,
vola,
vola
Francesco, ti sto bene con te? Sì. E pure con Patrice.
E noi no.
Vieni, vieni, mamma, guarda che palazzo. Mi hanno detto che dentro ci sono degli
ambienti meravigliosi, stile antico.
Vieni, vieni, andiamo a visitarli, ma... Questa l'è la cappella? Ah, cappella
privata, come nei palazzi dei nobili.
Che fai, mamma? Non dai un salutino alla madonna? La madonnina?
Come salutino?
E qui c'è l'infermeria, c'è quattro medici che si alternano 24 ore su 24.
Hai capito che assistenza ho? Io sto bene.
Io so che stai bene, mamma.
Ma come si dice, medico in casa, il male pasa.
No,
le stanze a un letto sono tutte occupate.
Meglio, così uno c'ha con chi parlare.
Buongiorno, buongiorno signora.
Veramente la signora è muta, è un fatto nervoso. Sì, ma davvero mi dice.
Oh, poverella.
E beh, vabbè, mamma è sorda.
Io sono sorda. Hai visto mai se capitasse con una brontolona che non si
accetta mai? Almeno uno può parlare, no?
Da sola?
Eh, da sola.
Come a casa, non cambia niente.
Questo è il bagno, vero? Eh no, gli è l'armadio, il bagno è in corridoio. Ah.
È in comune.
Giusto. Bene.
Almeno si cammina, sempre in macchina, non si cammina mai. Il moto è salute,
guardi noi, a 50 anni siamo già rugginiti.
Dico bene, so che... Vieni, ma...
La conosce anche mamma, eh?
Brava. Che bella voce, eh?
Ecco, qui è la sala da gioco, da pranzo e la televisione. Pure, a colori? No.
Meglio, fanno male agli occhi.
Il secondo è un mese che non funziona. Ebbè, quando uno si è addormito col
primo, il secondo addio.
Di là c'è la cucina.
Che odorino, mi hanno detto che qui la cucina è ottima. Che c'è di buono oggi?
Rodo e formaggino. Ecco.
In gamba la signora, eh?
Anche troppo.
Mi scusi, solello, forse è una chiacchiera, io non ci credo, ma è vero
che le picchiano. Ma che gli menate? Ma che dice, scherza, noi.
No. Ma no, mai.
Mi sembrava che... Sta chiuso e fa qualche capriccio. Vabbè, vabbè, quello
che c'è. Uno scapellotto così.
Eh no, eh su.
Piano con queste manone.
Si sta già ambientando, eh.
Brava, che vi dite, che vi dite, eh?
Ha voluto un gettune per telefono perché dice che il sor Liberata non la fa
telefonare. E tu gli dai retta, sta scherzando.
Ti sta prendendo in giro, basta domandare al sor Liberata, vuoi vedere,
guarda. Sor Liberata, posso fare una telefonatina?
Certo, sono comodi. Hai visto?
Aspettami qui, eh?
Torno subito, non ti muovere.
Pronto? Pronto, Patrizia?
Vuoi favorire? Eh. Prego. No, no, grazie, sorella.
È la suora?
Eh sì, stiamo qui.
Com'è?
Com'è?
Com'è?
Padrizia.
Ma lo sai che io meno?
Eh.
Senti, Padrizia.
Io quasi quasi la riporterei.
Dottore, dottore.
Scusi, sorella.
Mamma.
È mamma. L'ho perduto un anno fa. Sì.
Mamma, mamma, qui stai. Ma perché sei uscita? Ti avevo detto di non muoverti.
Franchi, perché oggi mi hai portato qua? Dove?
Allo spizio.
All'ospizio. Eh?
Ecco, vedi mamma, tu hai l'abilità di farmi incazzare a me.
Ma che c'entra all'ospizio? Ma che è un ospizio questo? Franchi, non ti
arrabbiare, non ti arrabbiare mamma. Eh, non ti arrabbiare, non ti arrabbiare.
Vedi mamma, noi lo facciamo per te, per il tuo bene, per il tuo avvenire,
accudita, servita, senza badare la spesa. Ma che credi, che ti tengono
gratis? Sì, sì, va bene, ma non ti arrabbiare, ti fa male a mamma.
Ma perché ti arrabbi sempre?
Chi è arrabbiato? Io rido.
Ridi pure te, mamma.
Siamo tre piccoli porcelli, siamo tre fratelli, mai nessuno ci dividerà.
Ti ricordi, mamma? Mi ricordo, mi ricordo. E quando è che mi volete
portare qua?
E quando ti portiamo?
Sai, purtroppo giovedì io e Patrizia dobbiamo andare...
A Cetona, sai, i crocitti si sono fatti a quella casa di campagna e... I
crocitti sono simpatici. No, non sono simpatici, ci andiamo così non so
neanche io perché.
E sai, Patrizia ha preso un mese di ferie, la cameriera è andata a Bortina a
Bissini e non c'è nessuno. Che fai, stai a casa sola?
Beh, come sempre, ci sono rimasta tante volte.
E vabbè, certo però, tutte le volte ci hai fatto stare in pensiero. Tu non sei
più una bambina, mamma, io sono tuo figlio delle responsabilità.
Non sono mica come il cocco di mamma che se ne frega. No, no, per me eravate
tutti e due uguali. Eh, sì, lo dici tu, tutti e due uguali. Invece no.
Allora mi portate giovedì.
Eh, giovedì dici? Eh, come vuoi. Ma che facciamo, vai e vieni, avanti e
indietro? Ormai stiamo qua, ma... Ma, ma io non ho portato niente. Ma non c
'è niente.
No, no, no, c'hai tutto.
Tu c'hai tutto, mamma, guarda.
Guarda che t'ha preparato Patrizia.
Guarda che valigione, perché ha detto, hai visto mai che mamma decide di
restare? Tutto ti ha messo come una figlia. La verità è che tu l'hai
sottovalutata, tu l'hai trattata sempre come una strana, ma... Io le voglio
bene, Patrizia. E lei che vuol bene a te, più bene della mamma, vuol più bene
a te che alla sua mutia, la mamma tedesca.
Sorella, noi siamo qui, mamma vuole stare.
Ma quando mi è venita a trovare? Sempre, mamma, sempre. Tutti i giorni?
Madonna, tutti i giorni non si può mica. Vero, sorella, non si può tutti i
giorni? Le visite solo la domenica. La domenica, senti, mamma. Ah, beh, domani
è domenica. Sì, e domani come se fosse oggi, domani che mi racconti.
Non ti sei neanche ambientata, invece quest'altra domenica troppo ne avrai da
raccontarmi, ma... Ecco, sorella, questa è la valigia di mamma.
E questo è una signora di tre mesi anticipati, come d'accordo con la
superiore. C'è anche un regalino per lei. Ciao, mamma. Ciao, Franchi. Ciao,
mammina.
Mannaggia che te possino, resterei pure io qui con te. Ciao, ciao.
E invece a me mi tocca ritornare a Roma, ma... Ciao.
Ciao, ciao, bello.
Saluta Patrizia. E certo che te la saluto, ciao.
Ciao.
Pure i ragazzi. Pure i ragazzi, tutti ti saluto, mamma.
Telefono. Sì, telefona quando vuoi, lo dice a sua liberata, vero sorella? Sì,
sì. Sì.
Addio, Franchi.
Ma che addio?
Mamma, che addio?
Il cotto, per favore.
Allora, abbiamo due rigaloni, uno zuppone, due porzioni a bacchio, una
porpetta, mezzo vino.
Buonasera. Buonasera, architetto. Per lei sempre, dottore. Uniamo questi due
tavoli. Io ci vengo spessissimo.
Costico, ma gentile. Vedrà come si mangia.
Qui si ritrovano antichi sapori che sembravano dimenticati.
Così sono le piole su da noi.
Oh, it's wonderful, I like, mi piace.
Sono già venuto qui con l'amico Indro Montanelli l'ultima volta che è venuto a
Roma. Ah, con Indro. Come no, ha detto che ci scriverà un articolo. Con quella
penna può scrivere quello che vuole. Ah no, neppure il tulare. I'll be in New
York next.
Per cominciare direi zuppone alla porcara per tutti.
Tutto porcara speciale. E vino della casa. Tutto porcara.
Un minestrone assai sofisticato ma delicato da cucinare.
Ma vada via il culo. Vada via il culo.
Vada via il culo.
Lo sciupate la roba.
Ti è perduto il parrucchino. Ma io se penso a un parrucchino tanto.
Stronto. Anzi, stronto.
L'archigliero.
Io mo che un piccolo e corno di mare ti
seppellisco.
Ti seppellisco.
Passa a diventare il gobbo della Notre Dame.
Capisci? Non capisco.
Non capisco.
Il
battuto.
Fanno ancora il battuto per il soffritto come la mia povera mamma.
Io ti faccio uscire la bagliata, amica, no?
E io ti tiro una di quelle robe che vada via il più.
Io ti metto un dito in bocca, uno in culo e me la porto in giro come un
manicotto. Ah sì?
Allora sai cosa faccio col manicotto? Sì. Ma vada via il più, va.
Pace.
Stanno ammazzando il tacchino Ruspante. Qui preparano tutto al momento.
Staccola, c'è un micolo! Le rendi? Le rendi, eh?
Oddio!
Oddio, come... Oddio, come brusa!
Oddio, come brusa! Oddio, come brusa!
Oddio, come
brusa!
Non ci vedo più.
Non ci vedo più.
Asciugate con questa spugnetta. Grazie.
Ma cos'ha la trippa?
Eh, ma vada via!
Guarda che hai fatto.
Rimettiti almeno la parrucca.
Oddio, già la parrucca mia è andata. Dov'è che è andata?
Ma l'era del polipo prima.
Ma c'era... E il polipo dov'è?
Cos'è che hanno ordinato di là?
Otto frupponi alla porcara.
Sei via.
Dov'è che l'hai?
Sei uno sporcaccione.
Rosso e cattivo.
Ah, sono cattivo io? Sì.
Te sei cattivo. No, sei te che non mi vuoi bene.
Sì, no, te voglio bene.
Me ne volessi te e bene come te ne voglio io.
Ah,
perché io non te voglio bene.
Diccelo tu, voglio più bene io a lui o lui a me. Allora, fai il culo. I clienti
aspettano.
Mettile meglio, ste goncoline, mannaggia.
Beh? Perché?
Si va via così.
Finalmente, ho una fame dell'uva. Che bontà, che bontà.
Senza formaggio.
Lei senza formaggio. Buono, io qua ci ritorno, eh? Ecco a lei. È un po' caro,
ma ne vale la pena.
Questo chi sarà?
Si chiedono i segreti del cuoco. La fine del mondo. Voi negli stessi non avete
dei ristoranti così, eh?
Ci mettono anche l'uova?
Per secondo cosa abbiamo?
Cosa dico?
Olivo strascinato, traccetti di tripla, pollico alla scarpara, tazzicce
frangolate, e attento che c'è una mosca, non so come è entrata, inguacchietto di
spinaci, polpette col succo maritato, fagioli alla porcareccia, bacca alla
lastrocita, abbiamo tutto, vogliamo fare un bel mischio mito, faccio io, ben
fidato.
Tu monti in alto?
No, tu prendi la valigia e vieni qui.
Grazie.
Io solo ti amo, in aria ti amo,
se viene testa vuol dire che basta, lascio io solo ti
amo.
Io solo ti amo, in fondo vuoi un
uomo, che non ha freddo nel cuore e nel letto, comando io
ma...
treno davanti al tuo seno ti odio e ti
amo è una farfalla che muore sbattendo le ali
l'amore che a letto si fa vendimi l'altra metà
Grazie.
Ma tu, di dove sei?
Aspetta.
Dove?
Grazie a tutti
Grazie.
Grazie a tutti.
La sua bombetta.
sua inseparabile compagna, la sua bandiera di mille battaglie combattute e
vinte sulle tavole del palcoscenico.
Noi tutti, e con noi simbolicamente il grande pubblico, siamo qui
riuniti per piangere la divertita di un collega e maestro, di
colui che seppe così generosamente faridere un'intera generazione.
facendoti da spalla in quelle varse travolgenti.
Io proponevo e tu realizzavi.
Io ti facevo fiumi di domande e tu, con un abbatto di nasola, ma che dico, con
corpo d'occhi, suscitavi...
sempre nella storia del teatro.
Ti ricorderò sempre, Formichella, dello sketch del ristorante, quando io da
stronzo le chiedevo, cameriere, che c'hai, i miei dolci?
E tu subito mi rispondevi, non lo so, vado a vedere in cucina.
Accompagnandoli con la chitarra cantavi, io sogno sempre i baci tuoi,
i baci mendaci tuoi, i baci
mordaci tuoi.
Grazie.
Can't find what you're looking for?
Get subtitles in any language from opensubtitles.com, and translate them here.