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Original subtitles

La nostalgia è nel mio cuore, c'è anche la sera e un

sorriso nuore, ricordi e sogni da divina,

rimane solo per bugia, la luce batta

nell'anima.

Ma che la mina, ma che la milva, ma che la iva!

Ma non c'è confronto, guarda un po' lì!

Uff, anche dal punto di vista fisico. Hai visto che roba? Le labbra, per

esempio. E i pezzorati, quando li tira fuori. E il culo?

No, adesso non si vede il culo, ma c'ha un culo, oddio!

Beh, insomma, perché no? Eh, lo credo bene, bravo. Fa anche fatica, ha detto

che se la chiamerebbe anche lui.

Se mei, tagna ma a me.

Fiorella, sei una forza della natura!

Prende, pronta il cappellante.

Ma chi è quello?

Quello è il marito della cantante.

Mi scusi, signora.

Dico, va bene, va bene l'entusiano.

Per la prossima scrittura che cosa facciamo? No, dico, abbiamo un sacco di

impegni. Brisighella, Bagnacavallo, Lugo, Ostiglia. Dopo siamo stanchi.

Siete stanchi.

Capirà, debuttiamo Roma.

Poi dobbiamo registrare per la TV uno special.

Poi facciamo una bella tournée nel Veneto e nella stagione morta. Andiamo

in Argentina.

Sono sicuro che un buchino glielo trovo per fare un'altra serata qui a

Formigine.

così ripetiamo il bel pienone di questa sera.

Ne riparleremo? Senz'altro, ne riparliamo e combiniamo. Basta che lei

mi faccia una telefonata e la cosa è bella fatta.

Scusi, ma non l'ha ancora attaccata via?

Ma come, gli do una fotografia, è stanta mila franc e non me l'ha ancora

attaccata via?

Ma guardi, ci ho fatto anche l'autografo.

Guardi, guardimela come siamo venuti bene.

Sì, siete venuti bene tutti e due. Grazie tanti, direttore. Vado a portare

il caffè latte a Fiorella.

Largo che porto il caffè latte alla signora Fiorella.

Un trionfo, eh? Beh, mica tanto.

Ma cosa vuoi capire? Tu vuoi sentire il pubblico. Diceva anche delle cose

spinte, eh?

A proposito, la gola come va?

Così, non riesco a mandargli niente.

Meglio, così perdi qualche chilo. L'importante è l'emissione della voce.

È la seconda volta che ti capita, però, eh? Come mai, come mai?

È la seconda volta, come mai? Ma non lo so.

Ma come mai questo calo della voce, eh? Ma non lo so.

Riparati, riparati la gola con la siarpa.

Forse dovrei far riposare un po' la voce. Oh, non sarei mica matta, eh?

Dobbiamo lavorare qui. Più stiamo male, più dobbiamo lavorare, perché la

pulsione sviluppa l'organo, onde evitare l'atrofia.

Cittadini, domani sera al Trocadero di Capragna, Fiorella nel suo rutilante

repertorio di canzoni italiane e...

Sti bambole.

Arisa, allora l'Arisa c'était une chanteuse.

Neuf millions par soi.

Putain, la vache, qu'est-ce che ha ramassé?

Adriano, je n'ai plus de voix.

Adriano, Adriano.

Merci. Coucou, trésor. Alors, comment ça va, ta voix, ça va bien?

Je n'ai plus de voix, je ne peux plus parler.

Attends.

Qu'est-ce que tu as dit?

Non ho più voce, non riesco a parlare.

Non hai più voce?

Non hai più voce?

Non mi dire una cosa simile, per favore, guarda, non dirlo neanche per scherzo.

Apri bene la gola, fammi vedere.

Oddio com'è infiammato, oddio, oddio, oddio com'è infiammata. Fai un do,

prova. Un mi bemolle.

Ma porca d'una vacca, ma con tutte le parti del corpo che hai, proprio la gola

ti dovevi ammalare.

Fai un do, prova.

Papà, fa qualche cosa.

Sto spolverando le bambole.

Tutto fatto, professore. Com'è andata l'operazione?

Non l'abbiamo mica ancora operata. Ah, no? È una sciocchezza, un polipino alle

corde vocali, un'inezia.

Grazie, professore. Sono proprio contento. Ma io sconsiglierei l

'operazione. Come scon-con-siglierei?

Scosco. Il cuore fatica un pochino per una lieve insufficienza renale, piccoli

disturbi funzionali da controllare. Insomma, io rimanderei l'operazione di

un paio di mesi. No, no, un paio di palle. Ma dico scherza. Ma al pavion di

Brisichella chi ci va? Lei? E al picchio verde?

Chi ci mando? Il suo assistente? E dico al giumborosso di Piadena chi ci va?

Andiamo. Ma guardi un po' qua.

Lo sa chi è Fiorella? È l'uccellino dalla Valpadana.

Sarà? Ma sa, bisogna badare anche che l'uccellino non ci rimetta le penne. Non

so se mi spiego.

Ma io le ripeto che opererei volentieri fra un paio di mesi. No, no, no, guardi,

volentieri subito. Vado a operare bene.

Massi figuri, sono il marito. Ma mi assumo io tutte le responsabilità. Non

si preoccupi. Ma che responsabilità? Operi, operi.

San Biagio, veglie sulle mani di quel chirurgo, che tra l'altro è un chirurgo

locale.

Veglie su di lei e salvamela, tutto compreso, almeno la voce.

Fotografia con autografo.

Omaggio.

Finché la barca va, lasciala andare, finché la barca va.

Tu non remare, quando l'amore viene il campanello suonerà. No, no, no, è

velata, è velata.

Più velata di così.

Non è più la voce di prima, non è più.

Non c'è niente da fare.

Ma quel macellaio di quel chirurgo gliel'avevo detto di non operare. Cosa

gli è venuto in mente di operare quel macellaio?

Lo capisci che adesso a Brisichella arrischiamo il linciaggio? E a Lugo che

cosa gli andiamo a raccontare? Dio, d'un Dio, d'un Dio, d'un Dio, d'un Dio? D'un

Dio? Non c'è mica pietà per il nostro mestiere.

Oh, dico, se un giocatore di football si rompe una gamba, gioca di merda, il

pubblico si commuove, lo applaude lo stesso.

Ma un cantante, se non ha voce, sono cazzi da gagare.

Mi scuso con il mio pubblico, ma non mi sono ancora rimessa dall'incidente

avuto. E quindi sarà un po' più nocio di voce.

Guardi un po' qua cosa c'è scritto. Fiorella, per salvare un bambino si

frattura le gambe, capito?

Sottotitolo. La cantante implora, niente pubblicità. Oh, oh, si è buttata sotto.

Grazie.

A

domani, Torino.

Buona giornata, Don Salvatore.

Buon salvaguarda, carissimo. Facciamo le mani. Lo diamo. Ah sì, ok.

Li avete visti? Stavano a viso scoperto. Chi vi sparò?

E che?

A me spararono.

Quando mai?

Pure vizchiata in parte dagli effluvi della città vicina, quell'aria odora

ancora di fumo, di erba, di... E lo spinterò con eminenza.

Fumo, spigonardo selvatico.

Un mazzetto di questo fra la biancheria. Mio Dio, mi sembra di rivedere mia madre

quando preparava gli armadi a fine novembre.

Mentre io e i fratellini si stavano accovacciati sul fico gigantesco dietro

la casa a mangiare i frutti ultimi della stagione.

Sembra il fico maledetto dal nostro signore.

Già, forse gli effluvi della città sono un po' troppo vicini.

Un po' troppo.

Allora, Gaetano, la cosa grave? Ho paura di sì.

Poi oggi è domenica, tutte le officine sono chiuse. Potrei chiamare il

carroattrezzi. Beh, arrivare all'inaugurazione sul carroattrezzi non

mi pare molto decoroso.

Che cosa vogliamo fare? Proverò a dargli un'altra pulita. Ecco, bravo, sì, vai,

vai. Comunque nella sventura una fortuna.

La parrocchia di questa borgata è qui vicino.

Saranno ben lieti di ascoltare vostra eminenza.

È chiuso, proviamo a passare di là.

Oh, oh, oh.

che non lo so.

Ecco, questo è il collettivo della parrocchia di San Matteo.

A che cosa dobbiamo l'onore di una sua visita?

Come ti chiami, figliolo?

Io sono Don Paolo Arnoldi.

Ah, ecco, ho già sentito parlare di te, amico Paolo.

Posso sedere qui fra voi?

Franco, prendi una sedia.

Prego, sacco.

Prego.

Allora, chi aveva chiesto la parola?

Avanti, sentiamo.

Chi di voi voleva parlare?

Che fai, non parli più? Ti hai messo paura perché ci hai visto quello?

Ma che paura io?

Visto che i locati sono stati dichiarati inagibili perché è pericolante. Ma che è

pericolante? Che tutto cemento, l'immortazio.

Ci voglio con...

e occupiamo i locali. Sì, e dopo un'ora arriva la polizia e ci fa sgomberare. E

si menano o menamo? E noi andiamo là e menamo più dell'ora, comprare. Ma che

vuoi menare, che sei un invalido? Ma state zitta, fascista più della

migliore.

No, anzi, è con vera mortificazione e profondo

dolore che io prendo la parola per rivolgermi a voi.

Mortificazione perché io giungo nella vostra comunità per un fortuito, banale

incidente meccanico e non spinto, come avrebbe dovuto essere, dalla mia ansia

pastorale. E dolore, è vero, nel constatare il... profondo disagio nel

quale si trascina la vostra vita quotidiana, un disagio, diciamolo, che

può anche, certo, creare la violenza, la cieca, la inutile, la stupida violenza.

Ho sentito prima qualcuno di voi, qualcuno, sì, tu proprio, mi sembra,

vero, dire, dire, annamo, occupamo,

menamo.

Si è cambiato il tuo animo? Ti ho convinto? No, io ho soltanto aumentato

il tuo rancore, vero amico? La tua ira. E allora, vai figlio, torniamo a

voi, torniamo alla vostra comunità, la quale spesso viene accusata

di trascurare i valori dello spirito, privilegiando in maniera forse eccessiva

le istanze sociali. il miglioramento delle vostre condizioni materiali, della

vita. Ebbene, io non vi accuso, no. No, io non vi accuso. È vero che i santi

seppero elevarsi anche nella miseria. Io penso a San Francesco, il poverello di

Assisi, a San Benedetto da Norcia, ai mille eroi della fede che seppero

spogliarsi di ogni cosa per essere lieti in povertà.

Ma essi erano santi.

Noi, ahimè, non lo siamo.

Noi siamo imperfetti.

Ma come potreste non essere imperfetti voi che inseguite un ben altro

tipo di felicità? La felicità sulla terra.

Non la felicità, la giustizia. Eccoci, la giustizia, la giustizia. Ok, ok,

eccoci. Via, via, via, via.

Fuori, fuori. La giustizia, sì.

Ma quale giustizia? Quale tipo di giustizia, amico?

La giustizia di un prete che non sente il dovere di portare con dignità la

sacra tonaca? No, la giustizia di Dio. Non è la tonaca, Eminenza, non è la

tonaca... Stai zitto, lascialo parlare.

Bravo, Gesù ha detto, beati gli affamati di

giustizia perché saranno sfamati.

Ma ha anche detto, beati i mansueti, perché la mansuetudine diventerà

ricchezza. Ma quando l'ha detto questo? L'ha detto, l'ha detto, l'ha detto Gesù

Zeffirelli.

Leggiamo il Vangelo, diletti figli, e ricordiamo le parole del Cristo.

Non farti un tesoro in terra dove i ladri sconficcano e rubano, ma

fatti un tesoro nei cieli.

Ammazzalo come parla bene.

Lo dovrebbero da far papa.

Oggi l'è giorno di Letizia. Non per voi, forse, ma certamente per me, perché

sono qui in mezzo a voi, mie dilette pecorelle. E io voglio che questa casa

del Signore, che non è luogo di comezzi e di gazzarri...

sia illuminata a giorno, come avviene appunto nei palazzi ai dì della festa.

Accendete dunque tutte le vostre luci, rischiarate le vostre anime,

fiaturi. E tutti

insieme, figli, ascoltiamo l'antico caro suono delle campane, in gloria del

Signore.

Sì,

sì, di obbedienza. E cantiamo insieme, mie pecorelle, in gloria del

Signore.

Sì, fa nonna. Sì, al caso.

Va

che

gnocca, oh.

Buongiorno, molto gentile.

Buongiorno, dove vai? A Bondano.

Ah, peccato, io taglio prima il bivio di Ponselle.

E beh, ma fino al bivio è già un bel pezzo di strada, sa? Ma non potrebbe...

A Bondano. E perché vedi, sono atteso stasera e allora... Comunque salga, è

tutto di guadagnato, no? E poi... e poi vedremo. Venga, venga su.

Ah, ecco, ti accomoda.

Mi piace, sa, mi piace prendere su le autostoppiste.

Femine, eh, ben inteso.

Perché, vede, la presenza di una donna nella macchina dà sempre un tono di

gaiezza, ecco.

Ah, e poi allevi anche la strada, eh.

Eh, ragazze mie, ragazze mie, ma come farete, eh, a salire subito così col

primo venuto? Ma vi fidate, non rileggete i giornali.

Voglio dire...

violenze carnali, gli stupri. Ho visto che lei era il signore per bene.

La ringrazio per il signore per bene.

Ma sa, voglio dire, sono... sono anch'io sempre un uomo.

Anche se io potrei essere il suo papà, per esempio. Quanti anni ha lei?

Spero che la domanda non sia indiscreta.

Ho una figlia, più o meno, insomma, della sua età.

Come ha detto che si chiama?

Non l'ho mica detto.

Piera. Piera?

Ah, ma questa è bella! È come la mia macchina, guardi qui, Piera, Piera,

guardi! Ah, quello è il nome della macchina?

Ha messo il nome alla macchina? Ah, no, no, adesso le spiego.

E che io ho avuto per dodici anni una segretaria.

Oddio, era... Sai, era un po' più di una segretaria, eh?

Carino da parte sua.

Romantico? Ma romantico cosa vuole? Sono sentimentale più che altro.

Ma che bella che è questa colamina, eh?

Ma che bella, bella propria. Anche questa, sa? Ma cos'è? Cos'è questa qui?

È del folklore, forse.

100.979 chilometri!

Voglio dire, tra 21 chilometri festeggiamo i 100.000 belli tondi!

Ma che macchina, ragazzi!

Li festeggerà da solo.

Il bivio per pozzelle fa una decina di chilometri.

Ma allora perché chiede dei passaggi, scusi?

Una che si fa caricare deve essere pronta a pagare anche qualcosa, capisce?

Io sono disposto ad accompagnarla.

Ma se c'è, se ci fosse, una ragione valida.

Ha capito?

Lei di cosa si occupa, rappresentanza?

Ah, no, no, no, no. Industria e tessili, maglieria.

Do lavoro a domicilio.

Ho un particolare attenzione per le donne. Sì, perché, guardi, io sono

fermamente femminista. Ah.

Sarebbe quello che chiamano lavoro nero. E la madonna che brutta espressione.

Signorina, perché lavoro nero? Cosa vuol dire?

Che sfrutto la gente?

Ma non sa quante persone do lavoro io che senza di me sarebbero in mezzo a una

strada? Il fatto è che oggi di voglia di lavorare non ce n'è.

Questa è la verità. Non c'è la volontà di voi giovani. Sì, che siete solo buoni

a suonare la chitarra e a siringarvi e basta.

Io lavoro e tanti miei amici lavorano.

Ecco, brava, brava. I giovani devono lavorare.

Ci mancherebbe, invece di andare per le strade, a buttare via le bombe.

Questo fanno, secondo lei.

Ma, bambina mia, tu li leggi i giornali o non li leggi?

Ma non li senti, dico, le rapine, i sequesti di persona, e le cose lì, le

bande armate, i nap, le brigatte rosse, i botti?

E oggi basta aprire una pagina, una pagina di giornale, guarda, no, no, no,

guarda. Cosa c'è scritto qui?

Qui, per esempio, evasione?

Dal carcere che non vedo. Cosa c'è ancora qua?

Tre detenute evadono dal carcere femminile di Bovone.

Ecco, adesso cominciano a evadere anche le donne e stiamo fresche. Non si può

più stare tranquilli, glielo ho detto.

Bovone?

Ma Bovone non è qui vicino.

Le tre recluse avevano una pistola con cui la più giovane ha ferito gravemente

un agente di custodia. Ah, figuriamoci. Sono Maria Caslata, per 39 anni.

Assunta Scandapico, 36 anni.

Piera Pozzillo, 20 anni.

20 anni, fig... Oh,

come ha detto?

Piera? Sì.

Piero Pozzillo, sono io. Non lasciare l'acceleratore, non frenare. Come se

niente fosse.

Io vi dicevo ancora, l'ho sempre detto, l'ho sempre detto che non possiamo

confidare ai giovani.

Vi ho preso perché avete un visaggio che aspira a confidenza. Non è il mio

visaggio che hai guardato, è i miei nischi, è per questo che mi hai fatto

capire. Ma è vero, ma sì, parli. Se non hai capito cosa stai dicendo, si sente

bene, vecchio cazzo.

Ma non è vero.

Non parli che le figlie e tu ti paghi in natura. Io ti paghi in natura, io...

A 200 metri a destra c'è una stadina, buttati dentro.

Ma come buttati? Ma cosa siamo, a cinema siamo?

Ma è come ti dico! Ma va bene!

Guardate questo lavoro, non è possibile!

Ma voi vedete che mi faccio scattare la macchina! Non me lo fate!

Memento mila giusti, momento fatidico, eh? Eh sì, proprio fatidico, ragione

proprio. Festeggiamo?

No, no, non mi dia niente, sì, ci manca anche la bevutina adesso. Ma no, non

bevo, guardi. Bevi. Ma non posso, ne dico.

Bevi. Signor della Madonna, ragazzi.

Ma mi vuoi spiegare perché tu sei arrivato oggi? Eh, ma perché proprio

oggi? Eh?

Chiedimi piuttosto perché stavo dentro.

Ecco, va bene allora, perché stavi dentro?

C'è scritto lì.

Ho ucciso un direttore di banca.

Mamma mia!

Questa è una rapina! Sette revolverate.

Cammina, torniamo sulla strada. Metti in moto.

Apri il coppano, malordo.

Ma non è colpa mia.

Ma se non ti coppano...

Prema

lì, per favore.

Dov'è il buco qua?

E allora?

E allora, io non so dove mettere le mani.

Imbecille, imbecille!

Che fai l'imparato, femminista del cavolo, sfruttatore di donne, vai a

prendere uno straccio, cammina!

Ma chi poteva immaginare che era uno scherzo, scusi. Ma c'è la polizia

adesso. Ma abbia pazienza, io sono un bravo cittadino. Io l'ho caricato giù

per farle un favore.

Forse lei voleva spaventarmi e portarmi via la merce, cosa ne sappiamo.

Comunque le posso assicurare che non sono momenti per fare degli scherzi

questi. Ma ce l'ha il portodarmi lei? Ma come non c'è il portodarmi? E allora, di

chi si preoccupa? Ma ci mancherebbe altro.

Sono un uomo che lavora, ho famiglia io.

Tu, tu, peraltro. Ho pagato perfino le tasse. Che comodi, avanti, stia

tranquillo. Vado, vado, non si preoccupi che vado.

Quanta mi doveva succedere sta roba, oh!

Pronto!

Nazioni Carabinieri di Nusco!

Passami il comandante!

Parecciallo, buongiorno, brigadiere Cerioni dalla Questura di Roma.

Sento un po', ci è stata inoltrata richiesta di una licenza di porto d'armi

da parte del commerciante Pepe Filippo, nato a Nusco il 28 1945.

abitanti in via sotto Castello 51.

La preghiamo di darci con una certa urgenza informazioni del caso.

Grazie.

Troppo spago.

Troppo spago vi fu dato e da stampa compiacente e da opinione pubblica

pavida e da partiti politici troppo inclini ad acrobazie ideologiche

sorvoliamo. Si da indurvi a ritenere per un verso.

lo Stato essere disponibile a calarsi le mutande e per l'altro potere

tranquillamente e compiaciutamente da parte vostra affermare tanto questi sono

tutti fessi.

Ebbene foste poco furbi.

Veggo nella verbalizzazione.

Blocco stradale, rifiuto di identità, oltraggio, sedizione, detenzionamento,

detenzione, di armi proprie e improprie, droghe e loro uso.

Or bene, lo Stato non prevarica, lo Stato si attiene alla legge, la quale

sancisce che tutti voi qui presenti siete denunciati in stato di arresto.

Questo era mio dovere comunicarvi, sempre disposto tuttavia ad ascoltare

quanto abbiate da dirmi in relazione a quanto sopra sono tutto orecchio, prego

esternate.

Metteteli dentro.

Quello no, lasciatelo qui.

Vieni.

E chiudi la porta.

Chi l'ha fatto?

La pernacchia.

Non saprei. L'hai fatta tu.

Prego, dottore. La pernacchia l'hai fatta tu. No, dottore. Brigadiere Cerco

l'Antonio. Agli ordini. Tu fosti assunto in un corpo speciale in virtù della tua

tappa statura, la quale ti consentiva di sviare chiunque potesse sospettare la

tua appartenenza alle forze dell'ordine. Esatto, dottore.

Vuoi adesso costringerci a ritenere vero il proverbio che suona...

La bugia tiene la gamba corta. Non intendo, dottore. Ah, inteso è

benissimo.

La pernacchia l'hai fatta tu.

Io ti ho sentito e anche quasi veduto. Non tollerò ulteriori digni.

Adesso ricordo.

Fui io.

Ma come?

I veri estremisti non le fanno. E me la fai tu.

Non mi sembrava disdicevole.

E remissione.

La scurrilità labiale da te a me indirizzata fu la

risultante di una tua ragionata intenzione finalizzata a una migliore,

più incisiva penetrazione nel corpus eversivum, ovvero tu me l'hai ammollata

per qualche personale rancore nei riguardi del superiore.

Rancore magari a lungo covato dal brigadiere sindacalista Cercola,

rispondi Cercola.

Fu la risultante.

Accetto ufficialmente la tua spiegazione.

Ma la prossima volta la parnacchia, falla a mamma tua.

Signor sì.

Vai, vai.

Ma vedi tu a quali tentazioni siamo costretti ad esporre i nostri elementi

migliori.

Ciao Giada, scusami con René e Chilone, ma questa sera ho promesso a mamma di

andare dalla principessa Alto Prati. C'è una riunione per lo scisma Lefebvre.

Io non so neanche dove sia la casa, perché non c'è fica e non ho mai messo

piede. Ha detto mamma in zona Eor, l'unico riferimento monumento. Ma che

tagli, Gian Maria?

E non lo so, assolutamente, cara.

Se li manda a fanculo priva ti raggiungo al graticolo, altrimenti al gecchi. Ti

aspetto. Ciao Giada, ok? Bye bye.

Sì, ho letto.

Via Thailandia.

Via Indonesia.

Via Birmania.

In angolo con via Nuova Zelanda.

Via Oceania.

Ma che strano, stiamo facendo il giro del mondo e mi trovo sempre in zona

Euro.

Non è che riferimento, meno male.

Ecco un uomo, meglio chiedere.

Buonasera, carissimo.

Lei mi potrebbe rendere un servigio?

Conosce via Cambogia. Deve arrivare dalla principessa Altoprati. Mi han

detto alle spalle monumenta a coso, a Mussolini, mi pare.

Me l'ha detto mamma.

Ui là,

ma lei è malconcio, caro. Cosa è successo?

Una bomba? Un'automobile mantruppata, aiuto.

Aiuto, mi dice, caro.

Cosa posso fare per lei? Non so, non ho neanche la mia cassettina per sede, sa?

La cassettina pronto soccorso, la tengo installata sulla mia renderover. Quando

faccio l'auto africana la porto. Si rende necessaria, sa? Si prendono certe

inculate qui nel gheghe, le bestie incornano.

Col bufalo ti raccavi, ma con il rino, il rinoceronte, ci resti secco. Ma

portami via.

Ma dove la porto, caro? Io ho una riunione di famiglia, si parla di papi,

come non la posso portare?

All'ospedale. All'ospedale, mi dice?

E volentieri, caro, ma io non ho dimestichezza con gli ospedali. Io

conosco solo una clinica privata a Ginevra. Ci vado temps en temps per

sgonfiarmi. Lei vuole essere autotrasportato?

Ero io, si è già accomodato? Questa non mi ci voleva, d'altronde io non posso

certo rifiutare un trasporto.

Senta, lei mi dica dove devo andare, perché io in questa zona ho perso l

'orientamento. All'ospedale, al Sant'Arfonso, a lungo Tevere.

E' in quell'isolotto che emerge dal nostro biondo, lurido e sozzo Tevere.

Senta, facciamo un po' prestino, perché io devo ritornare in zona.

La vecchia sta già sbagliando.

Ma che cazzo di Dio!

Un prete che si mette contro il Padre Santo? Cosa può farlo?

E perché viene a cazzarci?

La Messa in latino è, senza dubbio, majestosa.

Ma latino o non latino, è la stessa cosa che ascoltare la Messa.

La Messa dominicale è semplicemente un pretexto per prendere un trinco. I amici

si vedono a mattina davanti a un vero, e mettono a punto il programma della

partuzza di notte. È tutto.

L'ospedale.

Sì, caro, è contento, anch'io. Ci siamo, eh?

Buonasera, carissimi.

Avrei autotrasportato un signore malconcio che ha bisogno delle vostre

cure. Volete provvedere, prego? Qui è tutto pieno, caro signore, non c'è

posto. Un forma di turisti olandesi è andato fuori strada.

Ui là, fuori strada, dice.

Comunque questo signore potete anche prenderlo. Lo mettete in mezzo ai

turisti, d'altronde non parla. Può anche essere uno straniero, chi ce lo dice?

Ah, io ho detto, non sei tratta di straniero. C'è un ospedale pieno, non c

'è posto.

La comprendo, caro, ma io questo malconcio l'ho trovato sotto il

monumento a Mussolini. Mi ha pregato di portarlo all'ospedale, io ce l'ho

portato. Adesso che faccio? Senta, direttami, non perda tempo.

Lo porti in un altro ospedale, c'è un pronto soccorso dall'altra parte del

ponte. Ecco, e ce lo devo portare io.

E certo, lei c'ha il mezzo.

Io c'ho il mezzo?

Ma scusino, loro hanno scambiato questa mia rosse bianca per un'ambulanza?

Io sono Giovanni Maria Catalan Belmonte.

Inoltre, questo signore mi perde copiosamente sangue e mi ha imbrattato

tutto il salotto interno della mia rosse.

Voi che mi dite? Noi tutto quello che possiamo dire è di portarla all'altro

ospedale, la misericordia, dall'altra parte del ponte. Ok, voi mi assicurate,

eh?

Misericordia, dice.

Vi ringrazio, cari, per l'informazione.

Aiuto.

Spero di trovare velocemente questo ospedale della misericordia.

Qui è tutto pieno di turisti, non c'è niente da fare.

I migliori posti si riprendono sempre loro, caro.

Io lo so, oggi è un gran casino ovunque.

Chi c'è figa sta a casa, non si mette nel malasma.

Se uno va in andaggio rischia dei brutti incontri.

Prendi il grobetrotter, ti chiedo un passaggio.

Tu elargisci, quello te lo metti in culo, questo lo trovo grave.

Guardi, io fiuto.

Ho sempre fiutato io, sempre. Non mi buco. Dice non ti buchi. No, non mi

buco. Allora sei antiquato. Ebbè, io so come sono.

Bevo un drink, fiuto e bevo drink, un cotto e tira l'altro, anzi facciamoci un

goccio. Ecco, prego.

Bien glacé in fiasca, prego.

Non beve? Mi assegno.

Certo questo non è il cotto che mi prepara il mio valerio, il mio caro

vecchio valerio del Genchi.

Quelle sono delle bombe, sono.

Io, guardi, giro con questa mia vecchia rosse, vero? Perché mi serve per i

morchio. Mi dice mamma, e quegli stronzi dei miei amici, ma questo è un catorcio.

No, non è un catorcio, questo è un salotto viaggiante.

Io prendo la mia preda, la colloco qui, mi lego in posti solitari, a contatto

con la natura.

La distendo su queste morbide poltrone e pomangroppo.

Adesso, tu un'altra.

Guardi, se lei non fosse in quello stato e fosse una donna, io già li sarei

saltato addosso.

Quando parlo di queste cose mi prende una sovra-eccitazione che... Guardi, per

curiosità, senta, senta, per curiosità, senta.

Oh,

ecco l'ospedale Misericordia.

Sì, sì, Misericordia, mi pare.

Ecco, siamo arrivati.

Aspetti, non si muove, eh?

Poi là, si è rodato Gesù e Maria, sorella madre.

Ho un ferito gravissimo che è duopo soccorrere.

Che facciamo? Entro con la Rolls o lo scarichiamo qui fuori? No, no, qui non c

'è il pronto soccorso.

Non c'è il pronto soccorso? Non c'è il pronto soccorso.

Leggo lì pronto soccorso, sorella madre?

Sì, fino alle undici di sera.

Ah, fino alle undici di sera?

Fino alle undici. E dopo le undici non soccorrere più?

Ha sentito, caro?

Lei un'altra volta deve farsi investire verso le nove o le dieci al massimo, le

undici non soccorrono più.

Mi renda grazia, sorella madre. Sono Giovanni Maria Catalan Belmonte,

preposto camerier del Zoglio Pontificio. Io devo scaricare l'infortunato perché

ho un appuntamento urgente con i miei familiari per discutere sullo scisma

delle febbre.

Io non so niente. Faccio tutto io, sorella. Lo prendo, lo metto dentro la

vostra ruota così potete ritirarlo domani mattina quando riaprite.

No, qui non ci sono rote per nessuno. No. Lo porti all'ospedale militare a due

passi. Ce lo devo portare io, sorella madre.

Sia rodato Gesù e Maria, sempre sia rodato, dato.

Ha sentito, mio caro?

Quella monachina, com'era decisa a mandarci via.

Non vedeva l'ora che ce ne andassimo per ritornare nelle sue ammucchiate fra

sorelle, madri e infermieri.

Altronde mi piacerebbe anche a me, sa? Io sono portato per queste ammucchiate.

Non sento più sto braccio.

Non sento più sta gamba.

Ah, è l'immobilità, mio caro, succede.

E anche l'umidità.

Accade anche a me molto tempo fa, quando feci il navigatore solitario.

Mamma mi diceva sempre, non me rompere i coglioni, sei uno smidollato, come uomo

non esisti, sei un embriagone. E allora mi sono incazzato e un giorno ho detto,

basta, guarda, mi compro una barca e mi faccio il giro del mondo e navigo da

solo, ecco.

E così compì questa impresa, feci il navigatore solitario, giorno e notte,

tra cielo e mare, mare e cielo, in questa natura, padrone del mondo, lei

non sa cosa vuol dire il navigatore solitario, solo nell'immensità del mare,

in assoluta meditazione, a contatto della natura più pura, e allora che

capisci quanto sei stronzo.

a compiere queste imprese che non servono a un cazzo.

Io poi, caro, faccio questi miei sfoghi, ma non so neanche se lei mi segue con

interesse.

Ci siamo, ci siamo, caro. Ecco.

Signore, signore, dica, dove va?

Chiarissimo, siamo agli estremi, da Erote a Pilato, stiamo girando tutti gli

ospedali con un malconcio che è stato massacrato da un pirata della strada e

ha bisogno di un pronto soccorso. Ma il ferito è militare?

È militare.

Lo domandiamo al malconcio.

Scusi, lei è militare?

Non mi risponde, deve essere caduto in deliquio. Fino adesso stavamo parlando

del più e del meno, ma perché, scusi, deve essere militare? Perché è un

ospedale militare, è per militari.

Ma veramente, stando all'età del malconcio, penso che a suo tempo, non

so, avrà fatto i militari. Chi non ha fatto i militari? Tutti l'abbiamo fatto.

Permette, Giovanni Maria Catalan Belmonte, sottotenente di Cavalleria

Pinerolo.

Cazzanighe. Io però il mio baglio lo abbandonai nella scuderia. Che mi

serviva? Montare. Fui assegnato ai servizi segreti del Ministero della

Guerra, dato la mia padronanza delle lingue. Vedo che stupisce, ma io fui

allevato da cinque nerds di cinque lingue diverse.

Cinque puttane scatenate che mi hanno iniziato all'erotismo satanico.

Poi l'8 settembre abbandonai la mia divisa perché volevo passare le linee e

andare a trovare mamà, che era dama di compagnia di sua maestà la regina d

'Italia, scappata a Bari naturalmente.

Quando mi presentai alle linee inglesi, diciamo nemiche, io parlai con l

'ufficiale e dissi vado a trovare mamà.

Non l'avessi mai detto, mi gonfiarono di botti.

Le botte che mi diedero e mi domandavano, caro, dici perché vuoi

oltrepassare le linee e io vado a trovare mamma? E giù botte da ospite, mi

gonfiarono. Evidentemente gli inglesi non concepiscono un uomo adulto che va a

trovare la mamma, e infatti le mame abbandonano i figli come cani.

D'onde deriva il figlio di nignota, madre ignota, vero? Che facciamo col

malconcio? Lo portiamo dentro oppure io lo buco? Noi possiamo accogliere solo

militari in servizio con regolare bassa di passaggio. Ok, il passaggio glielo ho

dato io, non per nulla. Io sono in forte ritardo, devo andare allo scisma di

Lefebvre, mi comprende? Se non mi presento sono un cazzi. Guardi, non

possiamo accettare i civili, solo militari in servizio. Mi dispiace, non

insista, sono ordini tassativi.

Mi dispiace, caro, ma è giunto il momento di salutarci. Sono certo che lei

comprenderà l'importanza inderogabile del mio rendezvous.

Sa cosa faccio?

Io la risdraio qui, dove l'ho trovata, sotto il monumento a Mussolini.

D'altronde, guardi, caro, forse è andata meglio così.

Lei poteva capitare nelle mani di un chirurgo incazzato che avevano buttato

giù dal letto durante un'ammulchiata.

L'avrebbe preso, aperto, ricucito e poi lasciato il martello dentro.

Venga, Carlo.

Sai che le dico? Lei sta molto, ma molto meglio. Ha anche ripreso i colori. Io la

saluto, Carlo, e la ringrazio infinitamente. Lei mi ha fatto scoprire

un ambiente a me del tutto sconosciuto. Gli ospedali. Io vi farò delle pazze

risate. Mi torcerò dalle risa quando lo racconterò al Jackie.

Ma ti dico io, un ospedale che alle 11 la sorella madre ti dà lo stop perché

deve fare le sue inglobate.

In un altro, due gorilla in bianco che ti informano che l'ospedale ricurgita i

contadini olandesi.

In quell'altro non entri se non sei un educe di guerra.

Fortuna per il malconcio che io ho ritrovato in un momento a Mussolini.

Vieni, Giovanni.

Attenzione.

Attenzione.

Siamo in salvo.

Ma che fate?

Su, attraversate, presto.

Giovannino, va a ringraziare il vigile così tanto gentile. Grazie, messie.

Signor vigile, signor vigile, sì, sì.

Volevo ringraziarla.

Ancora lei, ma l'ho fatta attraversare. Vadi di là, vai.

per la frenata.

La mano, mamma mia.

Hai visto?

Hai visto, mamma mia, come sono ridicolo.

Come si sono combinati.

Chissà quanto vale.

Adesso la piego bene.

Adesso andiamo, giovanino, che c'abbiamo tanto da fare.

Che belle scale. Un giorno ti ci porto, c'ho tanti amici, scultori,

cammerieri.

Ti starebbe bene intorno al collo, un bel bijou, così, tutto bel bijou.

Ma è troppo caro, signore.

Prendiamo un'informazione.

Signore.

Buongiorno. Mia mamma gli desidererebbe un collo, anche un orecchino dell

'orecchio. Mia mamma è contenta. Mi dispiace, stiamo chiudendo.

Oh, che domaggio.

Ripasseremo domani. Vieni, giovanino.

Dammi la mano.

Vuoi un po' di vino?

Voglio tanto che mi fa girare la testa.

Mi fai il conto? 450, signora.

Vieni con i bietti del tram.

I bietti del tram non li prendiamo, signora.

Ah, no?

No.

Offre la ditta.

Grazie, merci, monsieur. Molto gentile.

Ringrazio, Giovanni.

Grazie, molte. Ha pensato bene.

A presto.

Speriamo di no.

Date qualche cosa, grazie, è tanto buono.

Giovanni.

Sì?

Aiutami, aiutami fratello.

Grazie fratello, grazie.

E questi che sono?

Tappi. Ma te li schiaffi al culo?

Mamina, hai sentito il lucidino che cinguetta?

Ah, è quello della radio?

Ma dov'è, dov'è? Ma dov'è, dov'è?

Ah, eccolo lì.

Giovannino, non si cantare.

Ciao. Allò.

La mano, mamina.

Guarda là, che bel tappo di lira.

Ciappolo, ciappolo.

Sì, pure bello, pure bello.

Un altro lì.

Lo prendo.

L'uomo.

È un barone ungherese che ho conosciuto a Parì sotto il ponte di Notre-Dame.

Salutalo.

Perché col pugno chiuso? Lo sai che io sono di sinistra.

Che stai a fare, a zozzone?

Non posso.

Ma sì, Giovannino, che puoi, non è mica cattivo il signore.

Oh, che bella polpettina!

È fantastica!

Io ne prendo un'altra.

Adesso facciamo una cosa da ridere. Tu te nascondi dietro il burro.

Ho

dimenticato

la mia bambina.

Vieni, vieni, bambina, vieni.

Fa il saluto, fa il saluto alla sentinella come a me.

Un cucciagrazzo. Viva Mina.

perduto la chiave.

Andiamo in laboratorio.

Giovannino con Garbo, non fare disordine.

Non gliela dare tutta la caicchina, se no gli fa male.

Poverini, è meglio che chiudo.

Sono invidiosi del nostro geranio.

Ciao, amore.

Ciao.

È pronto?

Praticamente, amore.

Ecco, è tutto pronto.

Metteci un altro po' di salsa.

Mi fatta la madriciana, bravo.

Ho fatto pure i sofficini.

Sono fame.

Ciao, amore.

Da un bacetto a papà.

Ah,

c'è Pippo Franco.

Che hanno nato.

Senti, mi sbaglio?

O l'hai fatta col parmigiano invece che col pecorino?

E il pecorino non ce l'avevo?

Non ce l'avevi, la matriciana... Senza il pecorino non è più matriciana,

no? La prossima volta falla col pecorino.

Gaiato? Hai capito, non è cattiva, ma non è

matriciana.

Poi anche cerchi, non copi?

Al teatro numero 2.

La parte non è grossa, ma è piena di sostanza, di significato.

Una di quelle parti che incidono o buogono.

Io vi spalango una porta aperta. Se non ci sapete approfittare, peggio per voi.

Eccovi, non è questo.

E che la parte, come dire, ci pare un po' scabrosa.

Scabrosa? Il nudo è la cosa più pulita che ci sia.

Il nudo, quando non è volgarità, è arte, è armonia, è libertà. E

perché no, diciamolo pure, è denaro.

Ma è proprio un nudo nudo?

Signora mia, non esiste il nudo nudo e il nudo vestito. Esiste il nudo e il

vestito. Del resto, se mi serviva un'attrice vestita, non avrei offerto

tre milioni per cinque giorni di lavoro.

Avevamo detto quattro.

Vabbè, quattro giorni. No, no.

Quattro milioni. Mi ricordo che... Tre, quattro, non ha importanza. Io non vado

a queste sciocchezze.

Vabbè, sei milioni sono quattro.

E poi la scena si svolge su una spiaggia.

E il mare rende tutto più pulito, più armonioso.

Lei dovrebbe spogliarsi completamente come per fare il bagno nuda. Poi vede da

lontano avvicinarsi un uomo con una scimmia. Un uomo con una scimmia.

Ecco, scusi, ma quest'uomo com'è?

Nudo anche lui e anche la scimmia. Ecco, vedi, non è tanto per il nudo

quanto...

Come dire, per l'amplesso, che a me personalmente mi dà un po' di

fastidio, capito?

Oddio, io sono un uomo moderno, vero?

Disinibito.

Forse non ci siamo capiti.

È probabile. Con l'uomo non c'è nessun amplesso. L'amplesso avviene con la

scimmia.

Eh?

Con la scimmia?

Sì, ma intendiamoci, non si tratta mica di King Kong.

Una scimmietta piccola.

Allora?

Beh, se la scimmia è piccola.

Beh, abbiamo visto gli amplessi con i cani, con i cavalli. Ma a pensare alla

scimmia siamo stati i primi noi.

Bravi.

Che ne dici, Oriana, tu?

E tu?

No, no, dillo prima tu.

In fondo si tratta solo dei cinque giorni. E poi...

Se la scimmia è piccola.

Ma sì.

Allora lo vogliamo firmare, questo contratto?

Guardi, commendatore, io lo faccio proprio per far piacere a mia moglie,

che ci tiene tanto.

No, se lo fai solo per me, lasciamo stare.

Dove devo firmare? Qui, vicino al suo marito.

Ecco fatto.

Tra persone intelligenti ci si intende subito.

Vedi, Rosalba, questo è il signore che te farà diventare una diva del cinema.

Ciao, cara.

Però intendiamoci, commendatore, durante le riprese io voglio essere presente,

eh? Perché mi fia in quest'ambientaccio del cinema, sola non ce la mando. Ah,

no, no. Vieni, Angelo mio, vieni, bella di papà tuo.

Inquadra il telefono.

Appello ai rapidoni, uno prima.

Io sono qui, davanti a questo telefono, da due giorni

interminabili e due notti interminabili, per rivolgere

un...

Un appello implorante, una supplica ai rapituri, perché mi facciano sapere le

loro condizioni, tutto quello che devo fare.

Vi prego, telefonatemi.

Mia moglie non ha molta salute, ha bisogno di cure assidue, costanti,

quindi ti telefonatemi, vi prego.

Qualunque ora io ho pregato, ordinato a amici, parenti, conoscenti di non

telefonarmi mai in modo che il telefono sia sempre libero. Quindi chiamate,

chiunque voi siate, ascoltate questa

preghiera di un marito straziato e seduitemi mia

moglie.

Buongiorno.

C'era tanto che non uscivamo assieme, eh, Francino?

E oggi siamo usciti, sei contenta? Sì.

Ma che è nuova stamattina, Francino?

No, sono due anni che ce l'ho, ma... Allora si vede che sono due

anni che non uscimmo assieme.

Mamma, la vuoi una bella granita di caffè con panna? Mi piacerebbe sì, ma

dopo non dormo.

Ti ricordi quando ti portavo io ai giardinetti?

Mi ricordo sì, ma... Una volta ti sei perso, mi feci un sacco di pianti.

Per forza mi sono perso.

Stavi sempre a parlare con le amiche, ma... Tu non è che ci stavi tanto

attento a me. A Sandro sì, al cocco di mamma, tutto a lui.

Guarda che per me eravate tutte e due uguali, non c'era il cocco di mamma.

Uguali dici, eh?

Sì, sì, uguali.

Guardi sempre l'orologio, che fai tardi?

No. Ah, no.

Io l'ho dedicato a te questa giornata.

Mangia, mangia.

Quanti alberi. Sì.

Tanti. Sì, è proprio un paradiso questo, guarda.

Senti che aria.

Altro che casa nostra.

Ma qua che è?

Dove è posto?

E niente, dove è posto?

A vedere un bel posto. Eravamo di strada, dico.

Beh, diamogli un'occhiata, vediamo che è.

Guardare e non pagare.

Ma che occhiata dovevo dare.

E che occhiata devi dare, guarda.

Hai visto mai tante volte un domani uno si stancasse di stare a casa?

Se ne viene in questo grande albergo.

Libero, tranquillo, indipendente.

Scendiamo, ah.

Vieni, vieni, ma.

Vieni, abbracciami, così.

Vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola,

vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola,

vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola,

vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola,

vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola,

vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola,

vola,

vola

Francesco, ti sto bene con te? Sì. E pure con Patrice.

E noi no.

Vieni, vieni, mamma, guarda che palazzo. Mi hanno detto che dentro ci sono degli

ambienti meravigliosi, stile antico.

Vieni, vieni, andiamo a visitarli, ma... Questa l'è la cappella? Ah, cappella

privata, come nei palazzi dei nobili.

Che fai, mamma? Non dai un salutino alla madonna? La madonnina?

Come salutino?

E qui c'è l'infermeria, c'è quattro medici che si alternano 24 ore su 24.

Hai capito che assistenza ho? Io sto bene.

Io so che stai bene, mamma.

Ma come si dice, medico in casa, il male pasa.

No,

le stanze a un letto sono tutte occupate.

Meglio, così uno c'ha con chi parlare.

Buongiorno, buongiorno signora.

Veramente la signora è muta, è un fatto nervoso. Sì, ma davvero mi dice.

Oh, poverella.

E beh, vabbè, mamma è sorda.

Io sono sorda. Hai visto mai se capitasse con una brontolona che non si

accetta mai? Almeno uno può parlare, no?

Da sola?

Eh, da sola.

Come a casa, non cambia niente.

Questo è il bagno, vero? Eh no, gli è l'armadio, il bagno è in corridoio. Ah.

È in comune.

Giusto. Bene.

Almeno si cammina, sempre in macchina, non si cammina mai. Il moto è salute,

guardi noi, a 50 anni siamo già rugginiti.

Dico bene, so che... Vieni, ma...

La conosce anche mamma, eh?

Brava. Che bella voce, eh?

Ecco, qui è la sala da gioco, da pranzo e la televisione. Pure, a colori? No.

Meglio, fanno male agli occhi.

Il secondo è un mese che non funziona. Ebbè, quando uno si è addormito col

primo, il secondo addio.

Di là c'è la cucina.

Che odorino, mi hanno detto che qui la cucina è ottima. Che c'è di buono oggi?

Rodo e formaggino. Ecco.

In gamba la signora, eh?

Anche troppo.

Mi scusi, solello, forse è una chiacchiera, io non ci credo, ma è vero

che le picchiano. Ma che gli menate? Ma che dice, scherza, noi.

No. Ma no, mai.

Mi sembrava che... Sta chiuso e fa qualche capriccio. Vabbè, vabbè, quello

che c'è. Uno scapellotto così.

Eh no, eh su.

Piano con queste manone.

Si sta già ambientando, eh.

Brava, che vi dite, che vi dite, eh?

Ha voluto un gettune per telefono perché dice che il sor Liberata non la fa

telefonare. E tu gli dai retta, sta scherzando.

Ti sta prendendo in giro, basta domandare al sor Liberata, vuoi vedere,

guarda. Sor Liberata, posso fare una telefonatina?

Certo, sono comodi. Hai visto?

Aspettami qui, eh?

Torno subito, non ti muovere.

Pronto? Pronto, Patrizia?

Vuoi favorire? Eh. Prego. No, no, grazie, sorella.

È la suora?

Eh sì, stiamo qui.

Com'è?

Com'è?

Com'è?

Padrizia.

Ma lo sai che io meno?

Eh.

Senti, Padrizia.

Io quasi quasi la riporterei.

Dottore, dottore.

Scusi, sorella.

Mamma.

È mamma. L'ho perduto un anno fa. Sì.

Mamma, mamma, qui stai. Ma perché sei uscita? Ti avevo detto di non muoverti.

Franchi, perché oggi mi hai portato qua? Dove?

Allo spizio.

All'ospizio. Eh?

Ecco, vedi mamma, tu hai l'abilità di farmi incazzare a me.

Ma che c'entra all'ospizio? Ma che è un ospizio questo? Franchi, non ti

arrabbiare, non ti arrabbiare mamma. Eh, non ti arrabbiare, non ti arrabbiare.

Vedi mamma, noi lo facciamo per te, per il tuo bene, per il tuo avvenire,

accudita, servita, senza badare la spesa. Ma che credi, che ti tengono

gratis? Sì, sì, va bene, ma non ti arrabbiare, ti fa male a mamma.

Ma perché ti arrabbi sempre?

Chi è arrabbiato? Io rido.

Ridi pure te, mamma.

Siamo tre piccoli porcelli, siamo tre fratelli, mai nessuno ci dividerà.

Ti ricordi, mamma? Mi ricordo, mi ricordo. E quando è che mi volete

portare qua?

E quando ti portiamo?

Sai, purtroppo giovedì io e Patrizia dobbiamo andare...

A Cetona, sai, i crocitti si sono fatti a quella casa di campagna e... I

crocitti sono simpatici. No, non sono simpatici, ci andiamo così non so

neanche io perché.

E sai, Patrizia ha preso un mese di ferie, la cameriera è andata a Bortina a

Bissini e non c'è nessuno. Che fai, stai a casa sola?

Beh, come sempre, ci sono rimasta tante volte.

E vabbè, certo però, tutte le volte ci hai fatto stare in pensiero. Tu non sei

più una bambina, mamma, io sono tuo figlio delle responsabilità.

Non sono mica come il cocco di mamma che se ne frega. No, no, per me eravate

tutti e due uguali. Eh, sì, lo dici tu, tutti e due uguali. Invece no.

Allora mi portate giovedì.

Eh, giovedì dici? Eh, come vuoi. Ma che facciamo, vai e vieni, avanti e

indietro? Ormai stiamo qua, ma... Ma, ma io non ho portato niente. Ma non c

'è niente.

No, no, no, c'hai tutto.

Tu c'hai tutto, mamma, guarda.

Guarda che t'ha preparato Patrizia.

Guarda che valigione, perché ha detto, hai visto mai che mamma decide di

restare? Tutto ti ha messo come una figlia. La verità è che tu l'hai

sottovalutata, tu l'hai trattata sempre come una strana, ma... Io le voglio

bene, Patrizia. E lei che vuol bene a te, più bene della mamma, vuol più bene

a te che alla sua mutia, la mamma tedesca.

Sorella, noi siamo qui, mamma vuole stare.

Ma quando mi è venita a trovare? Sempre, mamma, sempre. Tutti i giorni?

Madonna, tutti i giorni non si può mica. Vero, sorella, non si può tutti i

giorni? Le visite solo la domenica. La domenica, senti, mamma. Ah, beh, domani

è domenica. Sì, e domani come se fosse oggi, domani che mi racconti.

Non ti sei neanche ambientata, invece quest'altra domenica troppo ne avrai da

raccontarmi, ma... Ecco, sorella, questa è la valigia di mamma.

E questo è una signora di tre mesi anticipati, come d'accordo con la

superiore. C'è anche un regalino per lei. Ciao, mamma. Ciao, Franchi. Ciao,

mammina.

Mannaggia che te possino, resterei pure io qui con te. Ciao, ciao.

E invece a me mi tocca ritornare a Roma, ma... Ciao.

Ciao, ciao, bello.

Saluta Patrizia. E certo che te la saluto, ciao.

Ciao.

Pure i ragazzi. Pure i ragazzi, tutti ti saluto, mamma.

Telefono. Sì, telefona quando vuoi, lo dice a sua liberata, vero sorella? Sì,

sì. Sì.

Addio, Franchi.

Ma che addio?

Mamma, che addio?

Il cotto, per favore.

Allora, abbiamo due rigaloni, uno zuppone, due porzioni a bacchio, una

porpetta, mezzo vino.

Buonasera. Buonasera, architetto. Per lei sempre, dottore. Uniamo questi due

tavoli. Io ci vengo spessissimo.

Costico, ma gentile. Vedrà come si mangia.

Qui si ritrovano antichi sapori che sembravano dimenticati.

Così sono le piole su da noi.

Oh, it's wonderful, I like, mi piace.

Sono già venuto qui con l'amico Indro Montanelli l'ultima volta che è venuto a

Roma. Ah, con Indro. Come no, ha detto che ci scriverà un articolo. Con quella

penna può scrivere quello che vuole. Ah no, neppure il tulare. I'll be in New

York next.

Per cominciare direi zuppone alla porcara per tutti.

Tutto porcara speciale. E vino della casa. Tutto porcara.

Un minestrone assai sofisticato ma delicato da cucinare.

Ma vada via il culo. Vada via il culo.

Vada via il culo.

Lo sciupate la roba.

Ti è perduto il parrucchino. Ma io se penso a un parrucchino tanto.

Stronto. Anzi, stronto.

L'archigliero.

Io mo che un piccolo e corno di mare ti

seppellisco.

Ti seppellisco.

Passa a diventare il gobbo della Notre Dame.

Capisci? Non capisco.

Non capisco.

Il

battuto.

Fanno ancora il battuto per il soffritto come la mia povera mamma.

Io ti faccio uscire la bagliata, amica, no?

E io ti tiro una di quelle robe che vada via il più.

Io ti metto un dito in bocca, uno in culo e me la porto in giro come un

manicotto. Ah sì?

Allora sai cosa faccio col manicotto? Sì. Ma vada via il più, va.

Pace.

Stanno ammazzando il tacchino Ruspante. Qui preparano tutto al momento.

Staccola, c'è un micolo! Le rendi? Le rendi, eh?

Oddio!

Oddio, come... Oddio, come brusa!

Oddio, come brusa! Oddio, come brusa!

Oddio, come

brusa!

Non ci vedo più.

Non ci vedo più.

Asciugate con questa spugnetta. Grazie.

Ma cos'ha la trippa?

Eh, ma vada via!

Guarda che hai fatto.

Rimettiti almeno la parrucca.

Oddio, già la parrucca mia è andata. Dov'è che è andata?

Ma l'era del polipo prima.

Ma c'era... E il polipo dov'è?

Cos'è che hanno ordinato di là?

Otto frupponi alla porcara.

Sei via.

Dov'è che l'hai?

Sei uno sporcaccione.

Rosso e cattivo.

Ah, sono cattivo io? Sì.

Te sei cattivo. No, sei te che non mi vuoi bene.

Sì, no, te voglio bene.

Me ne volessi te e bene come te ne voglio io.

Ah,

perché io non te voglio bene.

Diccelo tu, voglio più bene io a lui o lui a me. Allora, fai il culo. I clienti

aspettano.

Mettile meglio, ste goncoline, mannaggia.

Beh? Perché?

Si va via così.

Finalmente, ho una fame dell'uva. Che bontà, che bontà.

Senza formaggio.

Lei senza formaggio. Buono, io qua ci ritorno, eh? Ecco a lei. È un po' caro,

ma ne vale la pena.

Questo chi sarà?

Si chiedono i segreti del cuoco. La fine del mondo. Voi negli stessi non avete

dei ristoranti così, eh?

Ci mettono anche l'uova?

Per secondo cosa abbiamo?

Cosa dico?

Olivo strascinato, traccetti di tripla, pollico alla scarpara, tazzicce

frangolate, e attento che c'è una mosca, non so come è entrata, inguacchietto di

spinaci, polpette col succo maritato, fagioli alla porcareccia, bacca alla

lastrocita, abbiamo tutto, vogliamo fare un bel mischio mito, faccio io, ben

fidato.

Tu monti in alto?

No, tu prendi la valigia e vieni qui.

Grazie.

Io solo ti amo, in aria ti amo,

se viene testa vuol dire che basta, lascio io solo ti

amo.

Io solo ti amo, in fondo vuoi un

uomo, che non ha freddo nel cuore e nel letto, comando io

ma...

treno davanti al tuo seno ti odio e ti

amo è una farfalla che muore sbattendo le ali

l'amore che a letto si fa vendimi l'altra metà

Grazie.

Ma tu, di dove sei?

Aspetta.

Dove?

Grazie a tutti

Grazie.

Grazie a tutti.

La sua bombetta.

sua inseparabile compagna, la sua bandiera di mille battaglie combattute e

vinte sulle tavole del palcoscenico.

Noi tutti, e con noi simbolicamente il grande pubblico, siamo qui

riuniti per piangere la divertita di un collega e maestro, di

colui che seppe così generosamente faridere un'intera generazione.

facendoti da spalla in quelle varse travolgenti.

Io proponevo e tu realizzavi.

Io ti facevo fiumi di domande e tu, con un abbatto di nasola, ma che dico, con

corpo d'occhi, suscitavi...

sempre nella storia del teatro.

Ti ricorderò sempre, Formichella, dello sketch del ristorante, quando io da

stronzo le chiedevo, cameriere, che c'hai, i miei dolci?

E tu subito mi rispondevi, non lo so, vado a vedere in cucina.

Accompagnandoli con la chitarra cantavi, io sogno sempre i baci tuoi,

i baci mendaci tuoi, i baci

mordaci tuoi.

Grazie.

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