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Ti fa molto male?
Sì, molto.
I tuoni mi rimbombano come se avessi la testa vuota.
Poverina.
Appoggiati un po', dai.
I segnali di questo lungo ponte sono stati visibili fin dalle prime ore della
mattina. Nonostante le ultime previsioni meteorologiche indichino che il tempo
potrebbe migliorare durante il ponte...
Vuoi che resti qui con te?
No.
Faccio respirazione.
Vediamo se con questo analgesico ti passa.
È l'ultimo però, poi non ne ho più.
Vai in salone, non riesco a parlare.
Chiamami se ti serve qualcosa.
Va bene, amore.
Svegli la luce in corridoio, per favore.
Oggi resto con te, al locale non vado, anche se è venerdì Non mi azzardavo a
chiedertelo Come posso lasciarti sola?
Grazie Riposati
Bo, portami in un pedale.
Mi sento peggio.
Prendo il giubbotto e andiamo.
Buonasera. Salve, buonasera. La tessera, grazie.
Ho un emicranio terribile, mi sento molto male.
Aspettate in sala e tra un attimo vi chiamano. Grazie.
Grazie.
Buonasera.
La tessera?
Sì. La tessera. La tessera, sì.
Potevate almeno pulirla bene dalla cocaina, ragazzi.
Mi scusi.
Qual è il problema?
Siamo usciti per locali.
Elsa Rossado?
Sì, venga con me, prego.
No, no, solo la paziente.
Aspetto qui.
Prego.
Può lasciare le sue cose sulla sedia.
Si sdrai lentamente.
Si può spegnere la luce? No, non si può. Stia tranquilla che adesso viene il
dottore.
Buonasera.
Salve. Dica pure, che cos'ha?
Ho un'emicrania terribile.
Che parte della testa le fa male?
Tutta. Le succede di frequente?
Le emicranie ormai da un anno.
Sono genetiche, immagino, molti cugini da parte di padre. E poi i temporali
come oggi, a volte anche quelli me li provocano. I viaggi in aereo per la
pressione, penso, non so.
È terribile.
Le posso dare un analgetico per indovina e un calmante per farla rilassare.
Grazie, dottore.
Come ti sente?
Va un po' meglio?
No, sto peggio.
L'infermiere che mi ha messo la flebo ha detto che ho la pressione un po' alta.
Quanto?
158 la massima e 90 la minima.
Bene, meglio trasferirla in reparto.
Preferisco tenerla qui stanotte.
Questa stanza è libera?
Sì. Può mettermi lì?
Devo domandare. Per favore.
Se sta più tranquilla la metto lì, ma prima devo domandare.
Va bene, grazie.
Credi di farcela dormire su quel divano?
Sì, certo.
Io dormo in qualsiasi posto.
Salve, sono la dottoressa Garcia.
Mi sa che ci siamo già viste, è possibile?
Sì.
Ho girato qui il mio secondo film, dieci anni fa.
In questa stanza e in quella di fronte.
Certo, non l'ho visto.
Però da qualche parte ricordo di aver letto che col tempo è diventato un film
di culto.
Dottoressa, mi scusi, ma io ho l'impressione che nessuno si occupi del
mio problema.
Sì, hai un'emicrania spaventosa e ti butteresti dalla finestra se non fossi
accompagnata da quest'uomo.
Boh, Bonifacio. Piacere, dottoressa. Piacere. L'ha descritta benissimo. Un
ramo della mia famiglia ne soffre spesso. Anche la mia.
Ti abbiamo dato un analgesico molto potente e qualcos'altro per farti
calmare. Grazie. Vedrai, ti passerà presto.
Che significa questa cosa del culto? Una regista di culto.
Appartieni a qualche setta?
Al culto evangelico?
So che sono tremendi.
No.
No, no, non sono evangelica.
Io ho diretto solo due film finora e nessuno è andato bene.
Oh, poverina, mi dispiace.
Che sono due film di culto significa che alla maggior parte della gente non sono
interessati. Sono stati un fiasco.
Però esiste un piccolo gruppo di spettatori che li adora.
Questo è il culto.
Quello di quei pochi spettatori.
Oh.
Pensa tu.
Non immaginavo che di culto significasse questo.
Bene. Grazie per la lezione magistrale. E adesso cerca di dormire un po'.
Qualsiasi cosa puoi chiamare con quello.
Tra la pioggia e il ponte oggi c'è molto movimento.
Dovresti fare il prossimo film su di noi.
Bonifacio, che nome bellissimo.
Beh... La lascio nelle tue mani. Sì, sì, sono qui a porta, non si preoccupi.
E a te non ti conosco?
Mi sembri familiare.
Non so, sono un pompiere.
No, ma non è per questo.
Per caso ultimamente è stata una festa di addio al nobilato?
Sì, un mese fa, di un'amica. Ho ancora i postumi dell'alcol. Ma come lo sai?
Mi avrà visto là.
Bo... Bo fa lo stripper nei fine settimana.
Ah!
Può darsi, può darsi che sia stato lì, sì.
Buonanotte.
È forte, eh?
Tu già stai meglio, vero?
Questo sì che funziona.
Dammi un bacio.
Anche due.
Ora addormentati.
Avrei solo una domanda. Posso?
Sì.
Perché hai detto al bariliere di portarti in questa stanza qui e non nell
'altra?
Le scene che ho girato qui per il mio secondo film erano ambientate in queste
due stanze.
Una era quella dove ci stava portando e abbiamo girato anche in questa.
La paziente della stanza di fronte moriva e quella che stava in questa
stanza sopravviveva.
Ah, chiaro.
Non sono superstiziosa, però il cinema in qualche caso è premonitore.
Ah, sì?
Beh, è una mia teoria, però.
E perché non hai fatto degli altri film?
Se sei di culto.
No.
Perché con la pubblicità faccio molti più soldi.
Ho comprato casa a Madrid, ho comprato l'altra mia madre al paese.
E poi non è che i produttori mi corrano dietro.
Sono un pochino strana per l'industria.
Già.
La colazione.
Già. Ma non ci siamo addormentati da pochissimo?
La colazione va fatta, poi viene il medico a visitarti.
Come ti senti?
Intontita. Va bene, ma il dolore invece è sparito?
Sì, sì, credo di sì.
Hai già un'altra faccia?
Non so se è passato del tutto, ma preferisco andare a casa.
Sì? Sì.
Andiamo.
Perché vuoi che la tua storia succeda nel 2004?
Perché all'inizio è il mio primo attacco di panico e lo avuto quell'anno.
E perché al giorno d'oggi, grazie ai tanti reality, tutto il mondo sa che cos
'è un attacco di quel tipo.
Adesso non è strano, vent'anni fa lo era.
E comunque, Santi, è stato di grande aiuto.
Sarà molto confessionale?
Vorrei che lo fosse il meno possibile, però sai bene che la realtà finisce
sempre per intrufolarsi senza che te ne accorga.
A proposito della realtà, mi piacerebbe prendermi, non so, tre mesi sabbatici
perlomeno.
Per fare che?
A te non piacciono i mesi sabbatici?
Da una settimana invece sì.
Non mi vuoi dire per cosa li impiegherai?
Non mi lascerai per un altro?
Ti ho già detto che l'impasca che avevo è ormai superata e che tra pochi mesi
staremo preparando un altro film. Non ti lascerò per un altro e non voglio dirti
niente di più.
Santi si occuperà di ricordarti i tuoi appuntamenti con i medici, le
retrospettive e tutti i casini che salteranno fuori.
Direi che hai pensato anche al sostituto.
Tu continua a scrivere e speriamo che tra qualche mese avrai messo la parola a
fine e che questa sceneggiatura ti appassioni.
Siete voi, vero, che mi avete chiamato? Sì.
Salve. Salve, ciao.
Ciao. Ditemi. Stiamo cercando un locale di striptease maschile, da vedere,
diciamo. Beh, guardate, il palco è questo.
Però qui non si fanno striptease.
Ah, no? No, ormai è una cosa antica. Qui ora la gente viene a veder scopare.
La gente vuole solo veder scopare. Per ballare e per vedere striptease la gente
ormai ha internet.
Certo. Qui quelli che vengono, vengono a scopare o a vedere scopare.
Chiaro.
Se volete vi faccio vedere una sala che ho qui che ha pure dei letti rotondi di
velluto rosso stupendo per chi fa gli scambi di coppia.
Venitela a vedere.
No, non fa niente, grazie.
Però ha avuto molto successo. C'è la lista d'attesa ormai. Sul serio?
detracting from the bomb
Non posso restare!
Ti costa 100 euro in più qua.
Dopo ti pago. Sì?
Beh, non so come.
Vorrei parlare con te.
È vietato entrare nei camerini.
Vorrei proporti un lavoro.
Grazie, ne ho già due.
Questo ti ruberà poco tempo.
A proposito, mi chiamo Elsa.
Io Bonifacio.
Ti hanno presentato come Bo. Sì, è il mio nome d'arte.
Se mi vuoi proporre il porno, stai perdendo tempo.
Ho la faccia di una regista di porno.
Beh, ma comunque non so che... Ti offro da bere e te lo spiego.
Dimmi prima cos'è.
La gente spesso fraintende con noi, con me almeno.
Non sono in vendita né in affitto.
È per uno spot di intimo. Uno spot di intimo?
E cosa devo fare?
Niente, svegliarti in un letto, metterti seduto.
Ma nudo?
No, con le mutande.
Solo questo?
Ovviamente davanti a una troupe che ti dovrà riprendere. Ci sarà un po' di
gente.
Va bene.
Andiamo a bere qualcosa.
Però offro io.
Che facevi prima di fare il boy?
Non chiamarmi boy, ti prego.
Sono un pompiere.
La mia vocazione è salvare la gente.
Questo è quello che faccio.
Siccome abbiamo dei giorni liberi e ho bisogno di soldi.
Ho mio padre che sta in una casa di riposo.
Qualche ora in più non mi fa male.
Certo, capisco.
Dai, dimmi di più dello spot.
Anche se mi hai visto ballare, io sono un po' rigido.
È una cosa facile.
Sei seduto su un letto, appena sveglio, con lo sguardo perso.
Colorezione? No, no, no, al contrario, rilassato.
Come ti svegli tu in un giorno normale?
Spesso ce l'ho duro al risveglio.
Ah, ma per questo non serve.
Però mi fai anche dei primi piani del pacco.
Perché di questo si tratta, no? No, no, non sarà così ovvio.
Però mi sorprende che tu sia timido col tuo corpo, considerato che resti quasi
nudo su un palco. La sono sfacciata.
E poi mi diverto.
Ma nello spot è uguale.
Buongiorno. Ciao.
Tutto bene?
Sono un po' intontita.
Faccio il tetti, va?
Arriva.
Il mal di testa sta regredendo.
Ma l'angossa cresce.
Dettaglio minuziosamente le sensazioni fisiche del momento.
Mi tiene occupata.
Devo distrarre il cervello.
Non riesco a concentrarmi.
Riesco a scrivere solo dell'immediato.
Ammiro la facilità con cui Boo si addormenta.
È un dono che io non ho.
Mi commuove avere accanto a me, addormentato, un animale così bello.
Percorro con lo sguardo il suo corpo come fosse un paesaggio.
E non so perché, penso che a un certo punto io lo farò soffrire.
Ciao. Ciao, già svegliata?
No, sto lavorando.
Che c'è?
Ho un mal di testa terribile.
Mi era passato con due innogran, ma mi sento ancora molto male e non so che ho.
Hai sudorazione?
Sì. E hai conati anche se non vomiti?
Sì.
Ho l'antomaco sotto sopra.
Allora è un attacco di panico.
Non ne hai mai avuto uno?
No.
Adesso sai cos'è.
Passa con un ansiolitico messo sotto la lingua.
Hai tranchisolanda 0,50?
No. Ma posso comprarlo in qualsiasi farmacia, no? Ti chiederanno la ricetta.
Di solito ce l'ho.
Invece proprio oggi niente.
Puoi chiamare la tua psichiatra così me lo prescrive?
Elsa, lo sai che ora è?
È che mi sento malissimo.
Va bene.
È ponte, magari non dormi ancora.
Ciao, Patrizia.
La mia psichiatra oggi è fuori, ma torna domani e potrebbe vederti.
Resisterò fino a domani.
La prima cosa da fare è smetterla di preoccuparti.
Senti, chiama Gabriela.
Lei sicuro ce l'ha il tranquisolano? Gabriela fa una festa stasera.
Mi ha invitata, ma ho detto che non vado. Sono troppo stanca. Ha insistito,
lo sai quanto è pesante.
È la cosa più veloce.
Va bene, vado da Gabriela.
Scusami, eh, Patrizia, grazie.
Mandami il numero della psichiatra. Adesso.
Credo sia meglio se entri solo tu.
La chiamo ora e l'avverso. Solo io? Sì.
No.
Ho paura di lei.
Ma se hai paura tu ed è tua amica, immagina io.
Se mi vede insisterà perché resti. Non sarà facile andare via.
Tu dille che stai male.
Come posso andarci da solo Elsa? Sarebbe pure la prima volta.
Lei già ti conosce e le piaci.
Cazzo.
Peggio.
Le dici che non mi sento bene e che hai fretta.
Io faccio quello che mi chiedi ma lo troverà un po' strano.
Vedrei che neanche ci fa caso. Non ci fa caso, lei pensa solo a sé.
Va bene, vado.
Avvertila.
Non risponde.
Guardate la macchina.
La macchina, per favore.
Chiedetevi... Che ci faccio qui? E aspettate con un sorriso il futuro, che
si presenta oscuro, plurale, imprevedibile e distopico.
Nel frattempo sorridete, fate buon viso al futuro.
Questo è importante per la foto, questa è la base della resistenza, l'ottimismo
a forza di bombe.
Grazie.
Ha ricevuto una chiamata.
Elsa, torno subito.
Pronto? Ciao, Gabi.
Elsa, che gioia che hai deciso di venire.
Proprio adesso parlavo di te con Barenboim.
No, non posso, Gabi. Però ascoltami bene. Ti mando invece Bo. Potresti
dargli un po' di tranchisolana? Tu ce l'hai il tranchisolana a casa, vero?
Certo, bella. Ho anche cocaina e una cena stupenda. A Barenboim mancava la
cotoletta argentina e ho fatto un sacco di filetti. Anche a te piacciono. Sì,
molto. Vieni col suo ragazzo, no?
No, Gabi, viene solo lui.
E che sono in pieno attacco d'ansia e mi serve il tranchisola. Non posso andare
in farmacia perché non ho la ricetta.
E mi sento veramente male.
Quello che ti serve è una bella festa.
Gabi, davvero, ti prego, non posso.
Vieni, dai, anche solo mezz'ora. Parli con Barenboim che ha fissato che devi
dirigere un flauto magico. Prendi il tranchisola e te ne vai.
Gabi, per favore.
Sei pesante, lo sai.
Va bene.
Forza, aprici che siamo al portone.
Ma sei già qui.
Adesso ti apro.
Ciao. Che brutta faccia che hai.
Te l'ho detto, sto male.
Non ti preoccupare, saliamo dritti in camera mia e parliamo tranquilla.
Povera.
Mi imbarazza disturbarti così.
Hai fatto bene, invece.
Ho una scatola intera di tranchisolana. Ti do un blister e me ne tengo un altro
per domani. Che la notte è ancora lunga, mi sa.
Venite, venite.
È tutto sotto sopra. Sai come sono le mie feste.
Sdraiati qui, che stai male.
Sì, sì, sì, qui va bene.
Guarda, questo blister è tutto per te.
Mettene uno sotto la lingua e poi vedi. Una mano santa, venti minuti e sei come
un'uova.
Qui non vi disturberanno.
Posso mettermi anch'io?
Sì, sì, certo.
A meno che non vuoi scendere un po' alla festa.
Preferisco restare con Elsa.
Vuoi da bere?
No, sto bene, grazie.
Allora, tra mezz'ora se ti senti un pochino meglio ti porto a Barenboim e
parlate qui tranquilli, va bene? No, ti prego, Gabi, non posso, non posso.
Va bene, non insisto più.
Riposatevi quanto volete. Bene, grazie.
Che peccato, no?
Che cosa?
Visto che sei qui, potresti farci uno striptease.
Non è il momento, Gabby.
Già, ma mi avevi promesso che a una delle mie feste l'avresti fatto
integrale.
Un altro giorno.
La prossima non la scampi.
Bene, vi lascio.
Cosa ci fate qua?
Amalia, come stai? Bene.
Elsa non stava tanto bene.
Mi dispiace, ma che hai? Niente.
Devi cantare all'aperta.
Sì, poi canto qualcosa.
Scusa, ma come siete entrati? Non me ne sono accorta.
È una lunga storia, Amalia.
Siamo venuti direttamente in camera.
Capito. Mi piacerebbe sentirti cantare, ma non ce la faccio a scendere.
No, no, non ci pensare. No.
Dovevamo prendere il tranquillan.
Elsa ha avuto un attacco di panico.
Oh, poverina.
Ma figurati se io qui non ti canto quello che vuoi.
Sì? Vuoi un pezzo di ciavela, per esempio?
So che a te piace, io l'ho scoperta, ne vado pazza.
Ah, sì, mi piace.
Che bello, grazie.
Aspetta, che tonalità è?
Grazie per aver guardato il
video.
Dunque...
Ciao Monica.
Ciao Santi.
Io esco, sto andando a giocare a tennis.
Ti ho mandato delle mail per le cose da ricordare a Raul. Le hai ricevute?
Sì, gliele ho già passate tutte.
Non ti preoccupare. Gliele devi ricordare e dovrai sempre insistere.
Chiamerò ogni tanto per sapere come va.
Va bene, ma non ti preoccupare.
Risolvi le tue cose e pensate.
È quello che farò, ma Raul non è abituato. Ah, lo so.
Ma si dovrà abituare.
Tu insisti.
Insisto, io lo conosco.
Vado, ciao. A presto.
Sono qui per licenziarmi, come ti ho detto al telefono. Non hai cambiato
idea, quindi.
Ma volevo ricordarti le ultime cose arrivate.
Un invito dell'Istituto Cervantes di Los Angeles per tenere un discorso e
inaugurare la biblioteca di spagnolo. Lo sai che con la mia schiena non posso
andare fino a Los Angeles.
Sì, ma fino a oggi mi hai pagato per dirtelo.
Un'associazione LGBTQ Plus ti dà il premio piume dell'anno.
Perché? Proprio quest'anno che non ho fatto niente di speciale. Come l'anno
scorso, ma non ti costa andare.
Vai, ti prendi il premio e sostieni il collettivo. Sembra brutto se non vai.
Ho varie altre proposte, ma sono tutte un no. Se vuoi, te le leggo. No, non c'è
bisogno, grazie. Santiago ha tutto.
Ah, ti invitano anche in Catara, dove si festeggia la prima edizione di un
festival del cinema.
È un giorno solo e ti danno una fortuna.
200.000 euro.
Veramente? Lo sai che in Qatar non risparmiano su cose di cultura e di
sport. E il tuo nome dà prestigio. Che assurdità.
Cosa dico? Che non tutto ha un prezzo.
E con questo mi licenzio, Raul.
L'hai già detto.
Ma è meglio se ti licenzio io.
Accompagnami in cucina.
Sono io che me ne vado.
Sono molti anni che mi sopporti, tesoro.
Meriti una compensazione.
Parlo col mio agente così prepara i documenti.
E poi così...
Hai due anni di disoccupazione.
Va bene, grazie.
È il minimo che io possa fare dopo vent'anni di fedeltà e attenzione.
Mi mancherai moltissimo.
E tu a me?
Un po' di cioccolato?
No, grazie.
E adesso che non ci sarò, per favore, non ti trascurare.
Cerca di goderti le cose, esci di casa, vivi. Non esistono solo scrittura e
film. Per me sì.
Santi si occuperà di tutto. E se hai qualche problema lo sai che puoi
chiamarmi. E consideralo un po', vive qui con te.
Ha già iniziato a tormentarmi?
Lo vuoi un caffè? No, non voglio niente, grazie.
Non mi vuoi dire perché te ne vai?
Sì, certo.
Sto aiutando la mia amica Elena.
La tua amica Elena?
Sì. Pensavo fosse sparita dalla tua vita da anni. Non è mai sparita del tutto.
E ora ha bisogno di me.
Al suo figlio hanno trovato un tumore, devono operarlo.
Ha solo il 50% di possibilità di sopravvivere all'operazione.
Mi dispiace.
Voglio vivere con lei questa agonia.
Fin dove ci porta il futuro.
E il suo marito? Lui sì che è sparito da tempo, non ne abbiamo bisogno.
Non potevo immaginare... Non volevo dirtelo per telefono. Sì, capisco.
Se spuntano cose importanti te le mando, ma penso che avrò la testa altrove.
Sì, certo. Santi è contento di rompermi le scatole.
Lascia che si occupi di te.
Glielo concedo da tanto.
All'endocrinologo e la coloscopia ce l'hai a fine mese. Non li saltare. E
quanto al Qatar, se ti fa piacere, dovresti rispondere.
Sono dei soldi, pensaci.
Chi ci pensa al Qatar adesso?
Chiamami quando ne hai voglia. Hai bisogno di sfogarti e per qualsiasi
cosa.
Natalia. Ciao, Elsa.
Ciao.
Senti, io non ho capito bene se poi per il punto vieni qui.
Il punto è che sono appena tornata a casa dall'ospedale e ho passato lì tutta
la notte per una gastroenterite.
Tesoro, è meglio se resto qui a riposare questi giorni. Ma tu stai bene?
Sì, come sempre.
Sì. Fatti forza, tesoro.
Ti chiamo quando mi riprendo, va bene? Va bene.
Un bacio.
Era Natalia.
Le avevo detto che forse andava a trovarla al paese per il ponte.
Dì, ti chiamo a quest'ora?
Non saprà neanche che ora è.
Non so, meglio che riposi, no? Sì, le ho detto così.
Però me l'ero proprio dimenticato.
Oggi mi aspettano in caserma.
O posso chiamare per dire che sto male, ma dovrei andare.
No, no, no, tu vai.
Bazzi, fai le tue cose.
Io sto bene, davvero.
E poi ora ho le pillole se mi riviene l'ansia.
Come sto oggi?
La dottoressa Potao, per favore. Sono io.
Mi ha dato il suo numero Patrizia Otero.
Sì, mi ha chiamata ieri.
Potrei vederla stasera?
Le va bene alle 20?
Sì, mi faccio dare l'indirizzo da Patrizia. La ringrazio.
Come stai, amore?
Bene. Mi sono riempita di appuntamenti. Ora sto andando al cinema, ma non so a
che ora arrivo perché sono nel traffico.
Dopo mi vedo con Patrizia a casa sua e poi con la psichiatra.
Però stai bene, vero?
Sì, sì, sì.
Sono un po' angostata dalla folla.
Mi ero dimenticata che oltre al ponte è Natale.
Non mi preoccupo quindi?
No, no, no. E a te come va?
Sto bene, tesoro.
Una bella giornata tranquilla.
Non sei troppo stanco?
No, ho riposato un po'.
Te ne parli.
Lo senti l'allarme? Un bacio.
Oh, come stai?
Stamattina mi ha chiamato Natalia dal paese.
Eravamo rimaste che la andava a trovare, ma col mio malessere.
Non lavora molto, vero?
Non la vedo da tanto in una pubblicità. No, sta al paese con i suoi finché non
si riprende.
Ma la cosa va per le lune.
Lorenzo, guarda chi è arrivata.
Ciao. Mi hai portato un regalo? Sì, prima però voglio un bacio. No. Cosa?
Lorenzo, non fare il maleducato. Cosa si dice?
Niente.
Te la do allo stesso. È tremendo, scusa.
Stavi guardando il film? L'ho messo prima.
Qui stava già perdendo la voce.
Ma sapeva benissimo come usarla.
Avrò sentito Ciavella cantare la Iorona più di cinquanta volte.
Erano tutte diverse e ho sempre pianto.
Io ho diverse versioni.
Credo di avere l'ultima.
La vuoi sentire?
Ai suoi ultimi concerti.
Siccome stava perdendo la voce.
Quasi non la cantava la canzone.
La diceva.
La murmurava.
Sì,
perché ti voglio
amare.
Sì, perché ti voglio amare.
Sì, perché ti voglio amare.
via!
Acaba de una vez de un solo golpe.
¿Por qué quieres matarme poco a poco?
Si va a llegar el día en que me abandone.
Prefiero corazón que sea esta noche.
Leva la canzone, per favore.
Un'amica è andata a Parigi approfittando del ponte e mi ha mandato questa foto
chiedendomi se questo è il mio marito.
Anche Riccardo è a Parigi per un viaggio d'affari, dice lui.
Cioè, che vuoi dire?
Che è lui.
Ma non si vede la faccia di nessuno, Patrizia.
Magari non è lui.
Ha un'immagine molto confusa, vedi?
Riconosco la sua camicia.
I suoi pantaloni.
Il suo modo di apprezzare.
E lui alza.
Tranchissolan sotto la lingua.
Così.
Tranquilla.
Come ti senti adesso?
Bene.
Nelle ultime due ore non ho avuto nessun sintomo. Il tempo è volato.
Secondo lei da dove arriva questo attacco di panico? È la prima volta, mi
ha detto Patricia.
Sì, così forte sì.
Non lo so.
La stanchezza.
In pubblicità lavoriamo senza sorta.
Non può cercare di attaccare dal lavoro qualche volta?
Non lo so fare.
È da molto tempo che attacco un lavoro all'altro.
E poi... mia madre è morta giusto un anno fa.
In questo periodo.
Proprio durante il ponte.
La sto sentendo molto presente come se fosse successo oggi.
Ma allora è riuscita a salutarla?
No.
Ero andata a trovarla la mattina e... tutto il giorno l'ho passato al lavoro.
Mi levo l'accapatoio?
Quando vuoi.
Siamo quasi pronti. Bene.
E che devo fare?
Niente. Sei seduto sul letto e guardi fuori dalla finestra.
E pensi a quello che vuoi. Meglio a una cosa triste.
Una cosa triste?
Penso a mio padre.
Bene, pensa a tuo padre.
Per il resto stai bene?
Hai freddo? Vuoi qualcosa da bere?
No.
Beh, mi sento nudo.
Ma non lo sei.
Faremo presto, vedrai.
Vogliamo spegnere tutti i telefoni, per favore?
È il tuo Elsa.
E silenzialo.
È all'ospedale.
Sì? Elsa Rosato?
Sì, sono io.
Purtroppo sua madre è appena deceduta.
Elsa? Sì, sì.
Dovrebbe prendere le cose di sua madre e firmare qualche documento.
Sono in pieno lavoro, posso venire tra un paio d'ore?
Sì, non c'è problema.
Venga quando può.
Grazie.
Problemi?
Mia madre è morta.
Devo andare in ospedale.
Mi dispiace.
Ti accompagno se vuoi.
Fa male pensare che è morta sola.
Ha avuto tempo di elaborare il lutto?
No.
Non ho smesso di lavorare da quando è morta. A volte passano anni prima che
uno affronti una perdita.
Io non l'ho ancora affrontata.
L'ho incappata.
A parte quello che le prescriverò, dovrebbe prendersi una pausa e fare un
viaggio. Meglio se parte accompagnata.
Sì, certo.
Ciao, Monica.
Ciao, Raúl.
Puoi parlare?
Sì, ti ho lasciato un messaggio ieri. L'ho sentito, ma... Ho pensato che fossi
impegnata.
Il figlio di Elena è morto.
Che cosa tremenda.
Vengo da voi.
Adesso siamo in treno. Ci lasciano una casa nelle Empordà. Appena so che cosa
sarà delle nostre vite... Sì, ti chiamo. Mi dispiace molto.
Diglielo a Elena o passamela.
Ora non è qui. Le ho detto che andavo in bagno per parlare con te. Non mi sente.
Anche Santi ti manda un bacio. Se possiamo fare qualcosa... Grazie.
Dove stiamo andando, mamma?
Non lo so.
Stanotte dormiamo a casa di Chelsea, Elsa, va bene?
Ma che è successo, mamma?
Niente, tesoro.
Preferisco continuare a bere, tesoro.
Io?
No, tu non puoi bere perché... E la tua Elsa?
Sto là.
A lei non importa di noi.
Mi importa invece. Mi piace questa scena familiare. Sì.
Penso è sì, sei stato già troppo lì. No, non voglio. Tesoro, ti sconti con questo
sole, forza, vieni.
Siediti qui.
Ecco, stai qui tranquilla.
Sono ore che stai scrivendo, eh?
Mi piacerebbe fare un terzo film, sai?
All'improvviso mi è venuta una voglia. Deve essere quest'isola.
Che bello.
E di che parla?
Di tutto.
Di due amiche su un'isola vulcanica e di cosa passa loro per la testa.
Le due stanno vivendo un lutto.
Una sono io?
Beh, una storia è pirata a te, sì, immagino. E cosa mi passa per la testa?
Perché io nemmeno lo so.
È solo un modo di dire, Patricia.
Ho cominciato ispirata dal nostro soggiorno sull'isola e qui ci sei solo
tu, il bimbo e io.
C'è anche Riccardo, mio marito.
Lui non è qui.
Ma è il motivo per cui sei venuta.
E parli del motivo?
Ancora no.
Sto cominciando.
Adesso mi appunto tutto quello che mi passa per la testa.
Però visto che me lo domandi... Sì.
Vorrei parlare di lui e della tua liberazione. La mia liberazione?
Sì.
Quindi mi sono liberata di Riccardo senza neanche accorgermene?
Così mi hai detto.
Questo viaggio ne è la prova.
Te l'ho detto tante volte.
Ma non mi hai mai creduta.
E questa volta devo crederti o è come sempre?
Questo è solo un unpass.
Mi aspetta ancora una lunga via a croce prima di liberarmi di lui.
Non so che succederà.
Credevo che non avessi dubbi.
Invece ce li ho.
Tutti.
E non mi piace che tu stia scrivendo di noi. Sarà tutto mescolato alla finzione.
Patrizia, nessuno ti riconoscerà. Lui ti riconoscerà.
Racconterà i dettagli della nostra vita.
delle stronzate da cui secondo te mi hai liberata senti le stronzate le ho
apprese dalla tua voce ma visto che ne parli penso di sì mi piacerebbe poter
parlare di come quest'uomo ti abbia annullato per anni e della tua
incapacità di reagire però alla fine reagisci Patrizia e te ne liberi
finalmente ho sempre voluto darti un lieto fine altrimenti non mi ispirerei a
te se c'è un finale
Non penso che sarà un lieto fine.
Dimentichi che è una finzione e che sono io a scegliere il finale.
Ti ho sempre sentito dire che il finale si impone autonomamente nello sviluppo
di una storia.
E che l'autore deve accettarlo, anche se non è il finale che aveva previsto.
Che il finale a volte è una sorpresa.
anche per l'autore stesso e per il personaggio. Non pensavo che ricordassi
le mie interviste.
Mi piaceva ascoltarti quando parlavi della tua esperienza da regista.
Non dovevi smettere.
Però non mi piace che scrivi di me e di Riccardo.
In ogni modo pensavo di fartelo leggere una volta finito.
Non hai mangiato niente?
Tu nemmeno.
Sono sazia di vino bianco.
Sparecchiamo, dai.
Avresti dovuto chiedermelo prima.
Scusa, mi sono fatta prendere dell'entudiasmo.
È così importante scrivere questa cosa?
Sì.
Ma non ti preoccupare, tu non ci sarai nel racconto. Che brutte queste parole.
Come se potessi decidere della vita della gente.
Lo dico per tranquillizzarti.
Né tu né Riccardo apparirete come ispirazione.
E comunque non sareste mai stati voi. Mi stupisce che tu non l'abbia capito, che
questa è fiction.
Non prenderla in senso letterale. Scusa, scusa se sono un anticlimax. Non fa
niente. Il problema è che tuo marito sa che può fare quello che vuole con te.
Lo lascerai.
Prima o poi.
Ma più poi.
E vuoi comunque continuare a ingoiare merda finché non scoppierai.
È il tuo carattere.
Non hai il diritto di parlarmi così.
Mi dispiace.
Sono io. Dove sei?
All'Antarote, in una villa.
E il bambino?
Sta qui con me.
Sta dormendo, stiamo bene.
Pensi di tornare?
Sì.
Vieni a prendermi, per favore.
Domani prendo il primo volo, ma... Dove ti chiamo? Ti chiamo io.
Va bene.
A domani.
Ti amo.
Dammi 25 minuti.
Aspettaci in aeroporto, va bene?
Amore mio, metti il secchiello qui dentro, forza.
Aiuta mamma, tieni.
Io vado.
Scusa per ieri sera.
È che avevo bevuto molto.
In vino Veritas.
Hai detto quello che pensi.
Ma in modo crudele. Sì.
Molto.
Riconosco che la tua situazione mi fa dare di matto, Patricia.
Ma comunque non ho il diritto di intromettermi.
No.
Non ce l'hai.
A un'amica non si parla così.
Sei più di un'amica.
Ero più di un'amica.
Non ti confondere.
Andiamo, amore. Saluta.
Sono con papà e madrid.
Ah sì?
Sì, adesso ci sta aspettando all'aeroporto.
Ah, che bello.
E ti è piaciuto il viaggio?
A me è piaciuta la spiaggia nera e i cactus.
E i cactus?
Quelli sono super belli, mi fa molto piacere.
Mi mancherai tanto, sai Lorenzo?
Anche tu.
Ti auguro un bellissimo viaggio di ritorno.
Ciao. Ciao.
Andiamo, amore.
Prendi la borsa.
Ho
trovato
tre ville.
Ma ce n'è una che mi è piaciuta molto.
Non è questa, ma è molto simile.
E ha pure un giardino di cactus all'entrata, arido.
Di terra nera, però.
È molto bello.
E poi davanti al portico c'è un cielo immenso.
E la piscina.
È climatizzata?
Non lo so, penso di sì.
Ma se vuoi poi controllo.
È Monica.
Ciao, Monica.
Ancora in Empordà?
No, siamo tornate a Madrid e credo che Elena sia più seguita qui. Vuoi che ci
vediamo?
No, ora non posso separarmi da lei.
Due settimane fa ha cercato di suicidarsi con le pillole che prende per
la depressione.
Veramente? Ma non voglio angosciarti con i nostri problemi.
No, non mi angosci, dimmi solo se possiamo aiutarti in qualcosa.
Grazie, qui abbiamo trovato una psicologa che Elena pare vada a genio.
Ne usciremo, vedrai.
Ti devo lasciare.
Un abbraccio immenso e un bacio da Santi.
Un bacio a tutti e due.
Ciao.
Che è successo? La compagna ha cercato di suicidarsi.
Ma che dici?
Hai preso il temporale mentre venivi?
No, tutto bene.
Che brutto temporale.
Tu come stai?
Bene.
Non lavori oggi?
Sì, oggi giro una pubblicità.
Di cosa?
Di mutande.
Che sei costretta a fare?
Mi pagano bene e non è indecoroso, mamma. Il temporale sta passando, mi sa.
Dovevi sentire che tuoni.
Le porto da mangiare, signora Antonia.
Poco fumo fa il cibo nel mio corpo.
Oggi ti faccio mangiare io. Va bene, mamma?
Mille grazie, figlia mia.
Tutto bene?
Sì, credo di averlo finito.
Beh, finalmente.
Sei contento?
Secondo me è un po' corto, manca qualcosa, non so. Ma dici sempre così
quando finisci di scrivere, no?
Lo posso leggere?
È una prima stesura però.
Lo so.
C'è un personaggio che assomiglia a te nella prima parte.
Ah. Ma non sei tu. Ah, no? No, mi sono ispirato solo all'inizio.
Non avrei problemi se fossi completamente io.
In verità è il contrario.
Mi piace ispirarti.
Sono nella prima parte, quindi... Sì, ma non leggere davanti a me. Vattene in
camera tua o in giardino.
Psicopatico. Mi nervosisce vedere che lo leggi.
Starei lì fermo aspettando le tue reazioni.
Beh, sappi che reagirò bene.
Anche se non mi piacesse niente.
Vedrai.
Sì? Ciao Angelita, sono Elsa.
Elsa, come stai amore?
Bene, e tua figlia? Mia figlia è qua, sempre un po' inquieta.
Tesoro!
Arriva, eccola. Ora te la passo.
Grazie, un bacio.
Elsa.
Ciao Elsa.
Ciao Natalia, come stai?
Ma come sto? Piano piano.
Però sono felice di sentirti e non ti fare problemi se non sei venuta.
Non ce l'ho fatta.
Durante il ponte ho avuto un attacco di panico orribile.
Poverina, so che vuol dire.
E ho dato retta alla psichiatra e sono venuta a Lanzarote.
Ah, brava, hai fatto bene.
Devi riposare, tu non ti fermi mai.
L'isola mi sta facendo bene.
Ho una villa con due camere da letto e ho pensato, e se tu venissi a stare un
po' qui?
Così ci facciamo compagnia.
Mi stai invitando a venire a Lanzarote?
Sono sicura che ti farebbe bene uscire di casa.
Se hai voglia, ovviamente, pensa a tutte le spese. Ti mando un biglietto per
domani, va bene?
Mi metto subito a cercarlo. Ti mando un bacio, ciao tesoro.
Dice se vado da lei a Lanzarote. Io sarei già sull'aereo. Non dico niente.
Tesoro, che gioia!
Fatto buon viaggio? Sono molto frattornata.
Quanta gente!
Sono le uniche persone che vedrai.
Sì? Sì, andiamo alla macchina.
Questa roba è pazzesca.
Sono tombe? No, si chiamano fuoco.
Servono a proteggere le viti.
Proteggono le viti?
Dal vento.
Sono meravigliosi.
Perdonami a chi è al paese.
Vivo come una selvaggia.
Dovevo farmi la tinta, vero?
Sei bellissima.
Sono contenta di essere venuta.
E che hai fatto dall'ultima volta che ti ho visto?
Niente, a casa tranquilla, con mia madre.
Con tua madre? Ma non hai amiche e non esci?
Guarda che il paese ha 53 abitanti e mia madre è la più giovane e ne ha 60.
Gli altri vanno dagli 80 in su.
Questa qui è la mia stanza e questa a sinistra è la tua.
Vieni.
In questa c'è stata Patrizia qualche giorno.
Poi è tornata col marito.
Non sapevo che essere rotto.
Rotto no, stanno come sempre.
Sono felice che sei venuta.
Anch'io. Ti aiuto?
No, faccio io.
Se hai voglia di fare qualcosa, ci sono tanti posti da visitare.
Vedi? No, sto bene qui.
Sicura?
Vuoi parlare?
O non ti dispiace se scrivo un po'? Ah, no, no, tu scrivi.
Io sto benissimo qui a prendere il fresco.
Che
scrivi?
Una sceneggiatura. O almeno spero.
Mi è venuta voglia di girare un altro film.
Ma tu interrompimi quando vuoi, va bene?
E di che parla?
Della mia infanzia.
E del mio arrivo a Madrid.
Per la prima volta parlo della morte di mia madre.
È passato un anno.
Mi fa molto bene.
Da quel giorno ho lavorato sempre, sfuggendo al dolore.
Però, dopo il malessere della settimana scorsa, ho avuto paura.
E ho scelto di fermarmi.
Quanto dura il lutto?
Io mi sento uguale a quando è successo l'incidente.
E siamo quasi a due anni.
Io non lo so.
Dipende dalla persona.
Però tu devi fare la tua parte.
Natalia. E la stai facendo, vero?
Non lo so.
Certi giorni non ho forza.
Non dire così.
Sei depressa, ma questo poi passa.
Hai visto il medico? La stai facendo una cura almeno?
Sì, però... a volte mi dimentico.
Beh, se vuoi dimmi cosa devi prendere e me ne occupo io.
No, non ti preoccupare.
Ho portato tutte le medicine.
Hai idea di che fare in futuro?
Beh, Jean Paul ha saputo cosa mi era successo e mi ha offerto due pubblicità.
Ah, che bello.
Gli ho detto che avevo un aspetto orribile.
E gli ho mandato una foto per farglielo vedere, ma ha detto che sono perfetta.
Sei bellissima come sempre.
Sono solo due foto.
Mi ha organizzato una cosa molto facile.
Comunque fosse in te me li tingerei.
Sì. E mangerei un po' di più.
Prova il formaggio.
Domani possiamo andare dal parrucchiere. O ti ha detto di lasciarli così?
No. No?
No, no.
Domani parlo chiare.
Hai il viso più bello, il viaggio ti sta facendo bene.
Mi sono anche truccata un po'. Un momento.
Ebo, devo rispondere, l'ho messo un po' da parte, non gli piace, va bene? Sì,
certo, certo.
Amore, come stai?
Senti, ti devo salutare.
Domani ti chiamo e ti spiego, va bene? Un bacio tesoro.
Ecco il secondo.
Stai bene?
Come sta, Bo?
Bene.
Arrabbiato perché lo chiamo poco.
Ma ora chi mi preoccupa sei tu.
Io rispetto il tuo silenzio, però ti osservo e mi
piacerebbe che mi dicessi come ti senti.
No, non ti piacerebbe.
Ti sfogheresti.
Serve parlare.
Elsa, ti ringrazio tanto.
Ma preferirei non parlare di questo.
Come vuoi.
Ma sappi che ci sono altri.
Non stai bene, Natalia.
Però sei l'unico modo di aiutarti e di farti vicina.
Ci sono.
Vado a dormire, sono molto stanca.
Riposa bene.
Anche tu.
Davvero, grazie di tutto.
Se non riesci a dormire o qualsiasi altra cosa, mi chiami.
Va bene?
Io sono in camera mia, leggerò un po'.
Ti prego, l'altra volta l'ho.
Ora leviamo il tetto della macchina per tirarti qua.
Sono qui.
Tabula. Tabula. Tabula.
Natalia? Natalia, stai dormendo?
No!
Natalia!
Natalia!
Natalia, dai, svegliati!
Svegliati! Natalia!
Pronto? Stavi dormendo?
No.
Mi hai chiamato, no? Eravamo in uscita.
L'avevo immaginato.
Non era niente di importante.
Mi fa piacere che mi chiami.
Senti, io stavo pensando che anche a me farebbero bene due o tre giorni di
vacanza.
E domani pomeriggio c'è un volo con dei posti liberi.
Dimmi che sei contenta se vengo da te.
Boh...
Sono in ambulanza in questo momento con Natalia.
È successo un incidente e... ora devo stare con lei.
Poi te lo spiego.
Ma no, non è un buon momento per venire, né per parlare.
Va bene.
Cerca di capire. Sì, sì, sì.
Capisco.
Non è il momento di parlare di me.
Non mi sembra che ti importi molto.
Scusa se ho chiamato.
Sì, li ho sentiti.
Un temporale orribile.
Sembra che ora il temporale stia parlando.
È già parlato.
Verresti con me a Parigi?
Per la cosa delle foto.
Da mesi ho chiuso col mio agente.
Vengo dove vuoi.
Grazie. Però devi promettermi che non ci proverai ancora.
Te lo prometto, Elsa.
Ho fatto un sogno.
Sì, ho sognato chiaro nella mia camera.
Con la valigia aperta.
E non so perché non riuscivo a riempirla.
Per qualche motivo non sapevo farmi la valigia.
Me ne rendevo conto e mi angorravo.
Non mi pare che avessi vestiti in mano.
Ricordo solo la valigia aperta e che non riuscivo a metterci niente.
Ed eri da sola?
No.
O meglio, prima lo ero.
E all'improvviso c'era un'altra donna con me, più grande di età.
L'altra donna ha finito di fare i bagagli.
Mentre io non riuscivo a fare la valigia.
Se l'altra donna fossi io, finirei di fare la mia valigia e farei la tua.
Vi dispiace stare da sole un'ora? Devo uscire.
E poi faccio la spesa. Vuoi qualcosa, Elena?
No, grazie.
Monica, che succede?
Ho letto la sceneggiatura. E non ti è piaciuta?
La devo ancora limare.
Come ti sei permesso?
Cosa? Pensi che con la compensazione hai comprato la mia vita e anche la sua?
Non mi parlare così.
Se vuoi che continuiamo, cambia tono.
Di che cazzo stai parlando? Come ti sei permesso di usare il tentativo di
suicidio di Elena?
Ma non c'è niente che ti freni quando scrivi.
Non è la prima volta, Monica, che leggi un copione.
Risparmiami la storia di realtà e finzione.
Ora calmati, va bene?
Il personaggio di Natalia è molto diverso da Elena.
Natalia è una giovane donna che ha perso il figlio in un incidente stradale
mentre al volante c'era lei.
Natalia non è Elena.
Non puoi farmi questo, Raul!
Farti che cosa?
Per favore, controllati. Non ti riconosco, Monica.
Lo vuoi un caffè?
Ho mai bevuto Whippy a quest'ora? Non so, io a volte lo bevo. Sei alcolizzato,
tra le altre cose.
Elena non mi perdonerà di avertelo detto.
Ma non l'ho detto a nessuno.
È in una sceneggiatura, ti pare poco?
Ma lo sai com'è la fiction?
Questa non è fiction.
Autofiction. Sfronzate!
Non dirò niente, Elena.
Tanto non si accorge di cosa sto leggendo. Ma se tu adesso non levi
quella parte, io cerco di trovare un modo legale o illegale, non so, per
impedirti di continuare. Ti renderò la vita impossibile. Monica, stai
vaneggiando. Non mi importa, mi inventerò qualcosa.
Io ho vent'anni della tua vita qui. Io ho soldi a sufficienza per farti
spezzare le gambe. Sei impazzita.
Non ti riconosco, Monica.
Lo so che non mi conosci, ma io conosco te.
Che succede con Monica?
Vi ho visto discutere.
In Amarga Navidad ho inserito un personaggio alla fine. Una madre che ha
perso il figlio.
E Monica pensa che sia ispirato alla sua amica Elena.
Ed è vero?
È vero il dolore. Il senso di colpa. Ma tutte le madri che conosco provano
entrambe le cose.
Monica si è arrabbiata, era furiosa.
È normale.
È molto suscettibile.
Ci pensi a quello che sta passando?
Sì. E mi dispiace moltissimo, ma è arrivata a minacciarmi.
Nella sceneggiatura anche il personaggio tenta il suicidio come Elena.
Non lo so, non l'ho ancora letto.
Sì.
Ma mi devi credere, è molto diverso.
Ed è essenziale per il resto della storia. Sì, è fondamentale. Di fatto è
la soluzione alla storia.
Mancava qualcosa.
E quindi non puoi eliminarlo.
Certo che posso e posso anche non girare più, ma non lo voglio fare perché è
costretto da Monica o da altri. Però devi renderti conto che la loro
situazione è delicatissima.
Hai detto a Monica qualcosa per cui può minacciarmi?
Io?
No.
Hai qualcosa da nascondere?
Beh, il magazzino dove teniamo gli oggetti di scena. L'ho pagato metà in
nero, ma mille anni fa.
Non penso voglia ricattarmi per questo.
No.
Monica non è quel tipo di persona.
Era arrabbiata ed è esplosa.
Ma devi sistemare la cosa.
Sì, devo riuscire a farla ragionare.
Ma tieni sempre presente che ama una donna che ha perso suo figlio e che ha
tentato il suicidio.
Pensa al dolore di entrambe, non pensare solo al tuo film.
Chiunque direbbe che sei dalla sua parte.
Devo davvero spiegarti a questo punto che posso scrivere soltanto con la
libertà più assoluta, a tutti i costi.
Ora basta, Santi, non cominciare anche tu.
Ciao, sono Raula.
Cosa vuoi?
La discussione di ieri non può finire come è finita.
Dimmi tu dove e quando, ma continuiamo a parlare.
Ti faccio sapere.
Sono cinque anni che non faccio un film e non perché non ho provato a scrivere,
ma non mi è uscito niente che mi abbia rapito.
Tu sai meglio di chiunque altro che la mia vita non ha senso quando non sto
girando. Questi cinque anni sono stati una vera agonia.
Però hai diretto la tua prima opera teatrale, hai pubblicato due libri sulla
tua filmografia, un documentario, hai girato mezzo mondo raccogliendo premi
alla tua carriera. Non sognavo quello quando ho iniziato col cinema. L'ho
fatto perché a Santi piace viaggiare.
Stai diventando vecchio, Raoul. Prenditi una pausa. Ho bisogno di girare.
Ami così tanto questa sceneggiatura?
Sai quanto è duro scrivere una storia dove tutto si incastra. Con Amarga
Navidad ho trovato il modo migliore per riuscirci. A me è sempre interessata l
'origine della creazione e il rapporto tra la finzione e la vita e credo che
alla fine ce l'ho fatta a renderli parte organica della trama.
Se ti piace tanto, fallo questo film.
Ma senza quell'epilogo col personaggio di Elena. Si chiama Natalia, fa la
modella e ha vent'anni meno della tua compagna.
E per questo che mi hai chiamata? Siedi un po', Monica.
Sei sempre stata la mia prima e miglior lettrice.
Conosci la mia fragilità in questa parte del processo. La tua fragilità? E quella
di Elena? E la mia?
Non pretendo di paragonarmi a voi, sono solo uno scrittore che sta invecchiando,
come hai detto.
Che posso fare?
Leva Natalia dalla storia.
E lascia Elsa a piangere per sua madre e tu risolvi il lutto per tua madre.
Senza l'epilogo di Natalia il film durerà un'ora.
Però puoi venderlo a una piattaforma. Il tuo nome basta per piazzare un originale
senza problemi.
Ricordati che Netflix aspetta cose tue da tempo.
Appiappagli questo.
Non mi prendere in giro, ti prego. Volevo un consiglio positivo, non essere
declassato ai tv movie. Ma questo è il segno dei tempi.
E tu li hai già fatti, i tuoi film migliori. Ora puoi vivere del tuo
prestigio. Sì, sarà un film minore, ma alla lunga i tuoi fan lo apprezzeranno,
come noi oggi apprezziamo i film minori di Bergman o di Fellini.
Ma quelli sono morti, il prestigio di un regista vivente dura cinque minuti,
perché finché sei vivo sei in competizione, tanto più in un lavoro
come il nostro già di suo agonizzante. Prego, ditemi, cosa vi porto?
Un'acqua naturale, per favore. Un mescalo. No, meglio un mescalante per
me. Due shot di mescalo.
Benissimo.
Mi avevi chiesto un consiglio. Lascia stare.
Ho cambiato idea, non mi servi più come consigliera. Non sono la tua prima e
migliore lettrice? No.
In questo momento non sei imparziale. Lascia che dica una cosa, anche se
parziale, sulla mia prima lettura. Non c'è bisogno, Garza. Io ce la voglio dire
comunque. Un personaggio così importante come Natalia non può apparire così
tardi, praticamente alla fine.
Le scriverò altre scene nella prima parte in cui Elsa la chiama preoccupata
per lei.
Sono molto amiche, hanno lavorato insieme. Voglio che Elsa la salvi. Non
ha potuto salvare sua madre, non ha potuto salvare Patricia da suo marito.
Vuole salvare la sua giovane amica, Natalia.
Chi credi di essere per salvare la gente?
La finzione non ha questo potere.
Finché non appare Natalia, la storia non è male.
Mi piace la stravaganza di sostenere due scene essenziali solo con la voce di
Savela che canta.
È coraggioso.
Anche se sembra qualcosa che hai già fatto. Mai fino a questo punto.
È vero.
Non hai mai scritto un personaggio che prende la decisione di lasciare il
marito e cambiare vita solo perché ha sentito una canzone.
Di sicuro è azzardato.
E mi piace.
Però, grazie.
E devi smettere di parlare della morte di tua madre. Con questa è la seconda
volta. Parlo di mia madre ogni cazzo di volta che mi pare e questo è un colpo
basso. Raul, io sono furiosa con te.
Però non mi sto vendicando. Da quando hai aperto bocca non hai fatto altro
invece.
Condivido le tue lamentele.
Secondo te è tanto tempo che non hai un'idea originale o un'idea che ti
soddisfi abbastanza. Perciò nella sceneggiatura parlo di me, di ciò che mi
circonda. Anch'io mi espongo. Non lo fai abbastanza. Non sei giusto nemmeno con
Santi. Lassi che c'è una storia. La tua relazione con Santi da quando lo
conosci. Lidia la bottiglia. Non coinvolgere Santi ora.
Dov'è Santi nella storia?
E dov'è Bonifacio? Un personaggio che all'inizio promette di essere
protagonista e all'improvviso lasci che svanisca. Essa non gli dice neanche che
non hanno niente in comune e che il loro rapporto ha i giorni contati. Non è il
nostro caso, adesso confondi la finzione con la realtà.
Non hai il coraggio di dire cosa provi per Santi adesso.
La passione del ponte della Costituzione è svanita da tempo e nella storia si
nota. Tu sai mentire nella vita, ma non quando scrivi. Nelle tue sceneggiature
sei il più sincero. Sono ermetico e budico, questo non è mentire.
Nella storia Bo è un burattino, non esiste come personaggio. Santi invece
esiste e non è Bo. Certo che è Bo. Come ti pare? Con lui non sei giusto nella
vita e nella finzione.
Che intendi dire?
Santi è di 15 anni più giovane di te. Potrebbe scoparsi tutta Madrid se
volesse. E invece vive con te accudendoti e vive in cazzità.
Fai un po' troppo la veggente, Monica.
Di noi non sai tante cose.
Ho assistito a tutto. Ma ti sbagli. Santi entra ed esce e io non gli chiedo
dove va. Che ne sai che è cazzo, Monica?
Non me lo immagino che te lo dice. Questo è un problema vostro. Qui
parliamo del suo ruolo nella storia.
Il peggio non è che ci vampirizzi, ma che il risultato non è una buona
sceneggiatura. Se non ti spiace, chiudiamola qua.
Molte grazie per i tuoi consigli.
So che hai bisogno di girare, ma non ti serve usare tutto.
Ti ho sentito dire moltissime volte che avevi paura di ripetermi.
Che se arrivava il momento non saresti stato compiacente con te stesso e che se
quel momento arrivava speravi almeno di esserne costente.
Molto bene.
Quel momento è arrivato e tu ora sei compiacente con te stesso.
Il peggio è che non lo capisci.
Non ti ritenevo capace di tanta cattiveria con chi ho lavorato in questi
vent'anni.
La nostra è una storia di gente perdente, Raoul.
Elena ha perso qualcosa di vitale.
E io con lei.
Senti, è da tempo che ha perso te.
Ma anche tu hai perso qualcosa.
La grazia.
Io ti ricordo praticamente in trance, quando riuscivi a prendere una storia
per le corna.
Non è questa l'espressione che vedo adesso.
Difendi la sceneggiatura per orgoglio, per non darmi ragione.
Perché nessuno più di te sa che non è abbastanza buona per te.
Immagino la perdita che questo vuol dire.
Presta ancora un momento, per favore.
Perché?
Sapevo che avresti fatto questa fine.
Quale fine?
Non mi riferisco alla tua cattiveria.
Tutto questo è nuovo, ma... Che fine ho fatto, Raul? Sono molto curiosa.
Capisco di essermi sbagliato su di te, Monica.
E anche su Santi ho sbagliato.
Ma lui...
Mi legge nel pensiero anche se non parliamo e vuole stare dove sta. Lui ti
ama, io non più. Se no, saremmo parlando di una tragedia. Il figlio morto di
Elena è quello di Natalia nell'incidente in cui al volante c'era lei.
Perché sai che è un dettaglio molto diverso da quello di Elena. Un figlio
morto è la stessa cosa per qualsiasi madre. Sono d'accordo, ma io mi
riferisco a te. Ho sbagliato su di te.
Non dovevo ispirarmi al fine settimana della Costituzione del 2004.
Avrei dovuto ispirarmi a te.
Hai vent'anni di lavoro insieme.
Ma che stai dicendo? Come ho potuto essere cieco? Io non esistevo. Non sono
mai esistita. Esistevo solo in funzione tua. Adesso esisti e come?
Adesso esisto per Elena. Non immagino. Però mi pento di non averti vista prima
come ti sto vedendo adesso.
Lasciami in pace.
Sei tu la storia, Monica.
Il modo in cui hai vegliato su di me.
La capacità di diventare invisibile. E la capacità che hai appena dimostrato di
distruggermi. Era di te che avrei dovuto scrivere. Ma sono ancora in tempo.
Elsa sarà ispirata a te. Io scomparirò. Da questo momento Elsa sei tu.
Guardami in faccia.
Dimmi se non riconosci l'espressione di cui parlavi prima.
Quando io trovavo la chiave di una storia.
Non sarei dovuta venire.
Non so perché l'ho fatto. Perché sei la mia miglior lettrica.
E dovevi darmi un'ultima lezione.
Scusi, signore, stiamo chiudendo.
Un momento.
Stiamo chiudendo, signore.
Quant'è?
43,50.
Tenga pure il resto.
Grazie.
Ma purtroppo deve andare.
Vorrei leggere il nuovo finale.
Quello del litigio con Monica.
Nemmeno io lo conosco.
E boh?
Come finisce il personaggio?
Non lo so.
Però ora devo continuare a scrivere.
Ti piace se parliamo in un altro momento?
No, certo.
Ero solo curioso.
Sì, non hai urgenza di dirmi qualcosa?
No.
Posso aspettare.
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