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(grida di divertimento)
- Aspettatemi! - Aspettateci!
(ringhi) Vattene!
Bobo, vieni qui!
"Bobo, vieni qui!"
Bel cagnetto, torna dal tuo padroncino!
Bobo, il poveretto piange!
- Andiamo, è tardi. - Aspettatemi!
- Scherzavano, non farci caso. - Perché restiamo qui?
- Dove? - Al mare.
- Perché non torniamo a Milano? - A Milano fa già freddo.
Io mi annoio. I miei compagni sono già tutti partiti.
Facciamo a chi arriva prima alla macchina! Forza!
- Dai, Bobo! Vieni! - Su!
(Emanuela) Non correre così! Non ce la faccio. Hai vinto tu!
E se a casa fosse arrivato papà?
Su, vieni! E' tardi.
Entra, Bobo!
Quattro...
cinque...
sei...
sette...
otto...
- Nove! - Tanti auguri!
Su, coraggio! Un bel soffio!
- Evviva! - Tanti auguri, tesoro!
(voci non udibili)
Bravo! Sei bravo sul serio.
Molto bene! Ottima mira.
In autunno andremo a caccia insieme. D'accordo?
- Non la voglio! Buttala via! - Calmati.
Non fare così. Papà è in America e non può essere qui. Gianluca!
(singhiozzi)
(guaiti)
Ciao, Bobo.
Vieni qui.
Lo so che mi vuoi bene.
(musica di pianoforte)
Ecco fatto. Su!
Volevi prenderti un malanno? Ora vai di corsa al letto.
- Ciao, Gianluca. - Non saluti l'architetto Savona?
- Ciao. - Vuole farti gli auguri.
Questo è un regalino per te. Tanti auguri.
Grazie.
- Ti aspetto di sotto. - Sì. Scendo subito.
- Lasci stare, Tina, ci penso io. - Va bene, signora.
Adesso, un bel sonno lungo...
e domani starai bene. Su!
- Ecco qua. - Mamma.
- Sì? - Ti prego, abbracciami.
- Tesoro... - Tu e papà vi volete bene?
Che domande! Certo che ci vogliamo bene!
Su! Adesso dormi.
Buonanotte.
- Buongiorno. La signora Bennati? - Sì. Si accomodi.
Dove possiamo sistemarli?
- Metteteli là. - Grazie.
Siete sicuri di non aver sbagliato indirizzo?
Il biglietto è indirizzato a lei.
Sarebbe un peccato riportarli via. Una signora bella come lei...
Molto gentile.
- Ti piacciono? - Te li ha mandati papà?
- Credo proprio di no. (Tina) Buongiorno, ingegnere.
Ciao. Stupendi!
- Belli, eh? - Ciao, Gianluca.
- Ciao, papà. - Chi te li ha regalati?
Non lo so. Tu non me li mandi mai, ma c'è qualcuno che si ricorda di me.
Ho ancora qualche ammiratore. Anche se anonimo.
- Beh... io vado via. - Forse è meglio.
- Se li avessi mandati io? - Figurati! Sono anni che non lo fai.
Io ti trascuro? Oppure sai chi te li ha mandati e non lo dici?
- Vuoi dire che io... - Non dico niente!
- Ma questi fiori li butto fuori! - Non hai il diritto...
Ma quale diritto? Questi fiori non mi piacciono!
- Sono di pessimo gusto! - Non te lo permetto!
- Voglio proprio vedere che fai! - Vittorio!
Vado a Milano, ma tornerò sabato.
- Bene. - Quando gli dirai la verità?
Non è facile. E' un bambino così vulnerabile...
Tu non puoi capire. Anche io ho bisogno di riflettere,
di tornare alla vita. - Non ne verrai fuori in questo modo.
La tua realtà è il bambino.
Non ti darà tregua. Vorrà sapere. Non vuoi tornare a Milano,
ma Gianluca deve tornare a scuola. - Lo so.
- Non puoi tenerlo isolato da tutti. - Lo so, ma...
- Lasciami ancora un po' di tempo. - Sì, scusami.
- Ciao. - Buonanotte, Emanuela.
Grazie di tutto e a presto.
Ehi, bimbo!
Non fare l'impalato!
- Come ti chiami? - Gianluca. E tu?
- Hai un fiammifero, per caso? - Fumi per davvero?
E faccio tante altre cose proibite.
Scusa, non mi sono ancora presentata. Olga McGregory.
- Sei tu che suoni il pianoforte? - Mi hai ascoltata?
Dicono tutti che sono di una bravura morbosa.
Mia nonna mi ha fatto l'oroscopo e dice che surclasserò mia madre
che suona divinamente in tutti i teatri del mondo.
- Conosci mia nonna? - No.
E' una pizza! Ma sai come sono le principesse di altri tempi...
E' insopportabile, rompe sempre con le storie di quando era giovane.
- La Svizzera la deprime. - La Svizzera?
Sì. La nonna non vuole vivere con me e mia madre in Svizzera.
Dice che la servitù non è più quella di una volta. Tu con chi vivi?
Con mio padre e mia madre a Milano. Veniamo qui solo per la villeggiatura.
Mio padre e mia madre sono divorziati.
- Divorziati? - Da due anni.
Ma non stavano mai insieme. I tuoi stanno insieme?
Mio padre ha una fabbrica a Milano. Adesso è in America per affari.
Da più di un mese. Non è mai stato via così tanto tempo.
Che vuoi farci? I grandi sono così strani!
Si danno tanta importanza e poi un giorno
se la filano con la propria segretaria!
Come ha fatto mio padre. E' bella la segretaria di tuo padre?
(Emanuela) Dimmi. E' molto bella questa segretaria?
La vuoi finire? Vuoi tirarla avanti parecchio questa storia?
Come se non ti conoscessi! Ora ti fai negare in ufficio.
- A chi? - A me!
- Quando? - Ieri pomeriggio alle 5.
- Alle 5? - Sì.
Avevo una riunione con alcuni rappresentanti.
Una riunione misteriosa!
Il tuo telefono era isolato e la tua segretaria non era rintracciabile.
Ne ho abbastanza!
Non voglio sentirti dire un'altra parola su questo argomento!
- Perché non mangi? - Non mi va.
Mangia. Dopo c'è il dolce con lo zabaione.
- Ti piace tanto, no? - Non mi va.
- Che cosa avete contro di me? - Non sei stata buona con papà.
Sei sempre pronto a difenderlo!
Io so dov'era papà ieri pomeriggio.
- Davvero? - Sì, ero con lui.
- Ho promesso di non dirtelo. - Invece lo dirai.
- Non posso. - Sei un bugiardo!
Non sono bugiardo. So dov'era papà ieri pomeriggio.
Bel tempo, Bennati! Tuo padre ha la stoffa del campione.
Mio padre è un campione!
Beh? Come sono andato?
Un minuto e 18. E' il miglior tempo.
Niente male per un dilettante!
Questo deve restare un segreto tra te e me.
Mamma non deve saperne niente. Promesso?
- D'accordo. - D'accordo!
Ciao, tesoro.
- Dove sei stato? - Nel parco.
Ho conosciuto una bambina che abita alla villa accanto.
- Si chiama Olga. - Si chiama Olga?
Io invece sono stata in una bellissima scuola vicino al mare.
Ti piacerebbe andarci invece che in collegio a Milano?
Non torniamo a Milano?
Tesoro... Senti...
Se io ti dicessi che a Milano...
E' tornato papà? Mi vuoi dire che è tornato papà?
No... Non è tornato.
Volevo solo dire che a Milano c'è la nebbia
e qui c'è ancora molto sole.
E' stata una bellissima estate
che non ha voglia di finire.
- Sette per otto? - 56.
- Cinque per nove? - 45.
- Sette per sette? - 49.
Sei per quattro?
Due.
Sono due mesi che non vedo mio padre.
Sa bene le tabelline, ma dovrebbe fare più attenzione alle divisioni.
Va bene, Pietro. A più tardi.
- Chi arriva? - Che ganzo!
Ehi, Bobo! Bobo!
Bobo! Dove hai lasciato il cagnolino?
Prendete il libro di lettura e apritelo alla pagina 30.
Per cominciare, leggeremo insieme
una poesia di Gianni Rodari: "Gli odori dei mestieri".
Ripetete con me: "Io so gli odori dei mestieri."
"Di noce moscata sanno i droghieri."
"Sa d'olio la tuta dell'operaio."
"Di farina sa il fornaio."
"Sanno di terra i contadini, di vernice gli imbianchini."
"Sul camice bianco del dottore, di medicine c'è buon odore."
"I fannulloni, strano, però, non sanno di nulla e puzzano un po'."
E' proprio vero! E io sento puzza di fannullone qua dentro.
Su, al lavoro! Oggi andremo avanti
con il programma di geometria.
- Il triangolo. - Maestro!
- Che c'è? - Di cosa puzzano i milionari?
Marco! Una parola di più e ti mando in direzione!
Gianluca, sei tu?
- Ciao, mamma. - Ciao. Vieni.
Non vedi che c'è Giorgio? Saluta.
Non stare lì impalato.
Ciao, Gianluca. Come va?
- Buongiorno. - Tutto bene a scuola?
Così così.
Mamma, di cosa puzzano i milionari?
Che cosa vuol dire?
Forse odorano di denaro, visto che ne hanno tanto.
Noi siamo milionari? Papà è milionario?
Amore, ti è successo qualcosa? Non vuoi dirlo a mamma?
- Ti è successo qualcosa a scuola? - No.
Olga! Olga!
Sono qui!
Ci hai messo molto tempo! Uffa!
Scavalca il cancello.
Vieni giù!
Cos'è? Che piccino!
- Che amore! Come si chiama? - Gatto.
Lo vedo che è un gatto, ma che nome ha?
- Non lo so. Dagliene uno tu. - Lo chiamerò...
- Principe Igor. - E se è femmina?
- Non è un maschio? - Come si fa a saperlo?
Che scemo che sei! Che cosa ti insegnano a scuola?
I maschi hanno l'organo maschile e le femmine, quello femminile.
Ma... forse i gatti sono asessuati.
Come le galline che fanno le uova ed escono i pulcini.
Comunque, lo chiamerò "Principe Igor".
Olga, dove sei?
Che barba! Devo andare alla lezione di pianoforte.
- E' tua nonna? - Sì.
- Quando potrò rivederti? - Domani alla stessa ora.
Ma sii puntuale. Hai notizie di tuo padre?
No, però tra poco sarà il tempo delle anatre
e mio padre verrà sicuramente.
Mi ha promesso che quest'anno mi porterà con sé a caccia.
- Che brutalità! - Tu non puoi capire.
Sono cose da uomini. La caccia non è una cosa brutale.
E' una legge della natura. I veri cacciatori come mio padre
amano la natura. - Sarà! Me lo regali?
E' ancora troppo piccolo, ha bisogno di sua madre.
Non aver paura, lo terrò come se fosse mio figlio.
- Va bene, prendilo. - Grazie.
- Sei un tesoro! - Signorina Olga!
Signorina, sua nonna la sta cercando.
A domani. Ciao.
Pietro, voglio scendere alla strada qui a sinistra, per favore.
- Ma, signorino... - Svolta a sinistra, ti prego.
Non desidera arrivare davanti alla scuola in macchina, vero?
Va bene così? Contento?
Grazie. Sei un amico.
Ehi, milanese! E' vero che a Milano mangiate le rane?
E' vero o no che mangiate le rane?
- Io non le ho mai mangiate. - Va' via, ranocchio!
(insieme) Cra, cra, cra...
E anche se fosse? Mio padre le ha mangiate e dice che sono molto buone.
- Tuo padre ha un bello stomaco! - Lascia stare mio padre, imbecille!
Non mi importa di tuo padre! Se mangia le rane, l'imbecille è lui!
Dai, Marco!
(grida di incitamento)
(insieme) Dai, Marco! Dai!
Dai, Marco!
- Dai! - Dai!
Il maestro! Arriva il maestro! Scappa, Marco!
Gianluca!
Chi ti ha combinato in questo modo?
Dico a te! Con chi ti sei picchiato?
Faccia quello che vuole, mi punisca, ma io non faccio la spia.
Con voi facciamo i conti in classe.
Un bel musino così!
Tu sei di un'altra pasta.
Questi ragazzacci sono attaccabrighe.
Sempre pronti ad alzare le mani.
Non ti preoccupare, il sangue si è già fermato.
Che vuoi? Sei stato tu a conciarlo così, vero?
- Da bravi... - Mi dispiace, non volevo offenderti.
Avanti, datevi la mano. Poi, fuori di qui!
Se lo sa la direttrice, può pensare che io vi regga la corda.
Quando Marco mi ha insultato, mi sono arrabbiato e ce le siamo date.
- Veramente, me le ha date lui! - Perbacco!
- Ma non ho fatto la spia al maestro. - Bravo!
- Si è comportato da vero uomo. - Non dire niente alla mamma.
D'accordo, signorino.
Non chiamarmi più "signorino".
- Come vuole che la chiami? - Con il mio nome: Gianluca.
Va bene, se le fa piacere, quando saremo fra noi e non c'è la mamma,
la chiamerò "Gianluca". Non vorrei che...
- Pista! - Pista!
Andiamo.
- Divertente, vero? - Sì.
(Emanuela) Gianluca! Finalmente.
- Ecco il bambino. - Vieni.
- Saluta la principessa. - Buongiorno.
E' lui quindi il seduttore della mia Olga!
Sì, lui! La principessa è venuta per restituire qualcosa che ti appartiene.
Hai regalato questo gattino a Olga?
- Sì. - Dove lo hai preso?
(miagolii)
- In giardino. - Devi riportarlo alla sua mamma.
Piange perché è lontano dalla sua mamma.
Senti? Piange perché è triste senza la sua mamma.
- Io vado. - La principessa ha ragione.
E' troppo piccolo. Forse quando sarà più grande, potrai regalarlo a Olga.
No, no, no! Io amo solo cani e cavalli.
Io ho posseduto tanti cavalli, ma mio marito ha perduto tutto al casinò.
Io non amo i gatti. Vieni a trovare Olga qualche volta?
La mia piccola Olga ha una grande sensibilità musicale.
- Come si apre questa porta? - Ecco.
Grazie. I bambini sono molto intelligenti.
Vieni a trovarla qualche volta.
- Grazie. - Arrivederci.
Vieni a trovare la mia piccola Olga?
Vieni a giocare, ma non portare il gattino.
- Io porto il gattino! - Non lo portare, per carità!
Invece lo porto!
No! Non lo portare. Io amo solo i cavalli!
Amo solo cani e cavalli. Non portare il gattino,
ma tu vieni a sentire la grande sensibilità musicale di Olga.
Che hai? Non vuoi più giocare, tesoro?
Non ne ho più voglia.
Ciao, Pietro.
- Ehi, Gianluca! - Gianluca!
- Presto! - Che state facendo?
Non farti vedere. Vieni con noi?
- Dove andate? - Dal Barone Rosso.
Se ti va, deciditi. Noi andiamo di fretta.
Se non vieni, non dirlo al maestro. Non ci hai visto, intesi?
- Dove lasciamo le cartelle? - Non ti preoccupare.
So io dove nasconderle. Andiamo!
Aspettatemi!
Ehi, Barone! Guarda che ti abbiamo portato oggi!
Le anguille! Dammele che le metto a spurgare nel catino.
Ora vedrai.
Hai fatto altre battaglie?
Quello non lo conosco. E' uno nuovo?
E' di Milano. Uno fidato.
Non se la intende con il nemico. Vero, ragazzi?
Sì.
Raccontaci com'è andata l'ultima volta.
Ehi! Tuoni, fulmini e saette sul cielo di Vienna. Una roba...
Vado a mettere via le anguille e dopo vi racconto.
E' un po' matto, ma è una pasta d'uomo.
Squadriglia, attenti!
Riposo! Seduti.
Alle prime luci dell'alba mi arriva l'ordine del decollo.
Tromba... tà tà tà tà...
Salto giù dalla branda dove dormivo vestito.
Infilo casco e occhiali, scatto di corsa al comando,
e trovo il comandante Gabriele D'Annunzio
che mi aspetta con i pugni sui fianchi.
Dice: "Maggiore!"
Guarda l'orologio. "Fra sette minuti, deve decollare."
"Sì, signor comandante." Porca Eva!
Chiavetta del motore... Gira l'elica...
Romba il motore... Zac!
Sette minuti esatti e sono in fondo alla pista.
Alzo gli alettoni e via!
Verso Vienna!
Sto sorvolando le Alpi. Altitudine, 2.000 piedi.
Vento contrario, visibilità nulla.
(insieme) La battaglia! La battaglia!
Ecco la capitale imperiale. Picchiata! Contrattacco!
Broom, broom, broom...
Sento un ronzio...
Porca... Mi giro e...
Sei uccellacci neri HG42 che mi inseguono.
- Cosa faccio? - Che fai?
Mi abbasso.
Sfioro i tetti, faccio la barba ai campanili...
O mi sfracello o li frego.
Loro non hanno il coraggio di abbassarsi e passano sopra.
Allora io mi alzo...
Tiro fuori la mitraglia.
Tà tà tà tà...
Occhio alle pallottole!
Tà tà tà tà...
Occhio! Occhio!
- Ciao! - Ciao, Gianluca.
- Ciao, Marco. - Ci vediamo!
- Ciao. - Ciao.
Marco! Adesso siamo amici, vero?
- Certo. - Posso confidarti un segreto?
- Anche due. - Voglio tornare a Milano.
- Da solo? - Sì.
- Come farai? - Non lo so, ma devo farlo.
- E tua madre e tuo padre? - Lo faccio per mio padre.
Penso che mio padre e mia madre non vogliano più vivere insieme.
- Come lo sai? - L'ho capito.
- Tu mi aiuterai? - Contaci! Per quello che posso.
Ora è tardi. A domani. Ci siamo divertiti con il Barone Rosso, eh?
- Ciao. - Ciao.
Ciao.
(musica di pianoforte)
Dorme?
- Vieni. - E se si sveglia?
Non c'è pericolo. Quando dorme non la sveglia neanche la marcia dell'Aida.
- Che strano! - E' una mia bambola.
- L'hai imprigionata tu? - Ho dovuto farlo.
Voleva abbandonarmi per seguire un cantante d'opera.
Ci hai creduto!
La verità è che è una spiona.
Ha permesso che mia nonna scoprisse sotto il mio letto il Principe Igor.
A proposito, come sta il mio gattino?
L'ho riportato dalla madre. E' vero che piangeva?
Tutti i gattini piangono. Hai scoperto niente?
- Su che cosa? - Se i tuoi genitori divorziano.
- Penso proprio di sì. - Quell'architetto
viene sempre a trovare tua madre? - Chi? Savona?
Ieri ho visto tua madre e un uomo arrivare in auto al tuo cancello.
Doveva essere lui. Quando i grandi divorziano
c'è sempre di mezzo un altro uomo o un'altra donna.
Se ti confido un segreto, lo saprai mantenere?
Io adoro i segreti!
- Voglio andare a Milano da solo. - Davvero?
Se divorziano, io voglio stare con papà.
Con lui sto bene e poi mi ha promesso che mi porterà a caccia.
- Non mi hai detto che è in America? - Così dice mia madre,
ma io non ci credo. Come può dirigere la fabbrica stando sempre in America?
Sì, ma Milano è lontana da qui. Come farai?
- Ci andrò in aereo. - Hai i soldi per il biglietto?
- Ho 3.500 lire. - Sicuramente costa molto di più.
Ho un'idea. Ti darò uno dei gioielli di mia nonna.
Ne ha tanti. Riuscirai a venderlo?
(Gianluca) Da Pisa l'aereo porta a Milano in un'ora.
Mi occorre solo trovare un adulto che mi accompagni.
Altrimenti mi fermano in aeroporto.
(Marco) Il Barone Rosso! Che ne dici? Lui ha molta pratica di aerei.
Se glielo dico io, sono sicuro che ti accompagna.
Hai abbastanza quattrini?
(Gianluca) Non ti preoccupare, ne ho anche di più.
Guarda qua.
- Accidenti! Dove lo hai preso? - Me lo ha dato una mia amica.
E' appartenuto alla regina di tutte le Inghilterre.
Fate silenzio!
- Devi cercare di venderlo. - Ci provo. Conosco uno a Livorno.
Però non ti assicuro nulla.
Giuseppe!
- Sono Marco, non mi riconosci? - Che cosa vuoi?
Vieni. Ti devo parlare.
Guarda qui.
- Dove l'hai rubato? - Non l'ho rubato.
Te l'ha portato la Befana?
Né la Befana né altri. Non fare il "bischero" e dimmi quanto può valere.
E' bello.
- Però è falso. - Falso?
Come l'oro di gallina. Guarda.
Queste non sono pietre, sono fondi di bottiglia.
Tieni 5.000 lire. Giusto perché hai fatto il viaggio.
Guarda che io non sono il fesso che vai cercando!
- Ridammelo! - E' falso!
Hai capito? E' falso!
Falso!
Vatti a fidare della regina di tutte le Inghilterre!
Porca miseria!
- No! Non ho quattrini! - Caccia fuori i soldi, spilorcio!
Non ho i quattrini! Buongiorno, signora direttrice.
- Buongiorno. - Buongiorno, signora direttrice.
- Buongiorno. - Buongiorno.
- E' entrata. Di corsa! - Forza!
- Andiamo! - Dai!
Tu di qua e tu di là.
- Che c'è lì dentro? - Solo tanta cacca.
- Sta qui dentro. - Apri!
- Apri la porta! - Forza! Apri!
Ah, ah! Se li sta infilando nella scarpa sinistra. Forza, ragazzi!
- Attenti! - Che botta!
- Mi hai fatto male! - Apri!
(grida confuse)
- Non avevi i soldi, eh? - Dico tutto al maestro.
Gli racconti che rubi i soldi dalle tasche di tuo padre?
- Forza, andiamo! - Andiamo!
- Almeno ridammi 1.000 lire! - No, ci servono tutti. Sai perché.
(Marco) Fra poco arriva il maestro. Forza, sbrigati.
Dai, non fare il furbo! Ho detto 2.000 lire per uno.
Anche tu. Altrimenti le prendi!
Su, bellezza! Dammi anche tu 2.000 lire.
Sei riuscito a venderlo?
E' un gioiello che vale troppo. Non ci sono riuscito.
Però non ti preoccupare. Qui ci sono quasi 50.000 lire.
Una cosa tra noi compagni.
Abbiamo fatto una colletta. Penso che bastino.
Ci siamo informati sul costo dei biglietti.
- Grazie. - Non ti sarai mica offeso?
Ehi! Ci sono anche i miei.
Sì, è stato il primo.
Arriva il maestro!
Oggi siete mattinieri. Vedo che avete voglia di studiare.
Bene! Per soddisfare questo vostro desiderio,
faremo subito un dettato.
Prendete penna e quaderno.
Allora, Gianluca, quando partirai?
Tu vai dal Barone Rosso e digli di prepararsi per partire domattina.
- Olga! - Allora?
- Riprenditi la collana. - Non parti più?
Sì, domattina. Ho avuto i soldi dai miei compagni di scuola.
- Non ci rivedremo mai più? - Io tornerò.
- Dici sul serio? - Certo.
Studierò per diventare ingegnere come mio padre e tornerò per sposarti.
Chissà dove sarò io allora! A dare concerti in tutto il mondo.
- Io verrò ad ascoltarti. - Mi manderai grandi mazzi di rose?
Anzi, non le rose. Io adoro le orchidee.
Non ci lasceremo mai.
Sì, ma però...
io sarò libera di fare tutto quello che voglio.
Fumare e avere tanti gatti.
Avere tanti amici e fare tante feste. Con tanti dolci.
Insomma, essere libera di fare tutto quello che voglio.
Io andrò a caccia anche in Africa, farò il pilota e suonerò la chitarra.
- Perché proprio la chitarra? - Mi piace.
Gianluca!
Gianluca! Dove sei? Gianluca!
E' meglio che vada.
Sei sicuro che tua madre non abbia scoperto qualcosa?
Stai attento. Io ho imparato
che non bisogna mai fidarsi molto delle persone grandi.
Spero che non sospetti nulla, altrimenti sono fritto. Ciao.
Ricordati di scrivermi una lettera appena potrai. Ciao!
- Mamma. - Sì?
Ti piacciono le mie conchiglie?
- Sono bellissime. - Te le voglio regalare.
- Perché? - Voglio farti un regalo.
Tesoro...
Devo dirti una cosa.
Perché...
perché è giusto...
che anche tu sappia.
- Addio, Pietro. - Buona scuola. A più tardi, Gianluca.
Marco! Marco! Che fai qui?
- Vengo a Milano. - Come mai?
Il Barone vuole che venga anche io. Non si sente sicuro.
- E i tuoi genitori? - Mi daranno qualche legnata.
Una più, una meno... Andiamo!
Corri!
Eccolo!
Squadriglia!
Pronti per il decollo! Su, in carlinga!
Arriveremo a Pisa per le dieci?
Per le dieci? Sai come si chiama questo?
"La freccia del cielo"! Su, in carlinga!
Dai, monta!
(scoppi del motore)
(canta) Gira l'elica, romba il motore,
questa è la bella vita dell'aviatore.
(cantano) Gira l'elica, romba il motore,
questa è la bella vita dell'aviatore.
Dove vai? Fagli una puntura di vitamine e forse riesci a superarmi!
Sfido io, tu non hai il carico! Ignorante!
(scoppi del motore)
Cosa ti succede? Potevi dirlo prima di partire, no?
Porco mondo!
Ti ho fatto revisionare 5 anni fa. Ti darei un pugno!
Prendi! Vattene, stupido!
Eh! Spinterogeno, biella, testata.
Ferma! Ci dà un passaggio?
- Montate. - Andiamo!
Sì. Un momento!
Il bagaglio!
Ciao, bello!
(altoparlante) Attenzione, prego. E' in arrivo il volo ATI 214 da Roma.
Barone, noi chi siamo?
Come? Tu sei Gianluca e lui è Marco.
Noi siamo i tuoi nipoti! Capito?
- Lo sapevo! - E poi?
Vado dal bigliettaio e gli chiedo tre biglietti per Milano.
Avanti, dagli i soldi! Ricordati di toglierti gli occhiali.
Gli occhiali? No! Senza occhiali io non monto in aereo.
Lascialo fare come vuole. E' già tanto se ci fanno salire sull'aereo.
Forza, Barone! Tieni a mente tutto per bene.
No, di là.
(altoparlante) E' in partenza il volo Alisarda 1241 per Olbia-Sassari.
Io...
- Va bene. - Io vo...
- Sì, certo. - Io vo...
Buongiorno. Vorrei tre posti per Milano.
- Sì, ho capito. - Vado da una mia sorella...
con i miei nipoti. Quelli là sono i miei nipoti.
Lei abita là da tanto tempo
e mi ha detto di accompagnarli. I miei nipoti.
Ci ha telefonato... Lo giuro.
- Avete i ticket? - Eh?
(impiegato) Va bene. Arrivederci.
Che c'è, Barone?
Vuole sapere se abbiamo i "tic". Io sono già un po' nervoso.
I ticket sono i biglietti.
Quel signore ti ha chiesto se hai i biglietti.
La mamma ci aspetta a Milano.
- Lo zio non è pratico di viaggi. - Ma cosa dici?
Non gli dia retta! Io sono un asso dell'aviazione.
Ho volato con D'Annunzio su Vienna.
Va bene, ora vedo se ci sono i posti.
- Vai. (altoparlante) Siete pregati
di allacciare le cinture e di non fumare.
Sediamoci qui, Barone.
Non c'è! Dov'è?
- Cosa cerchi? - Non c'è il paracadute!
- Signore, scusi... - Dove può essere?
- Permesso? - Lascia passare.
Non si può volare senza paracadute!
Non c'è neanche qua.
Bisogna avvisare il comandante. Non c'è il paracadute!
Come si può? Avvisiamo il comandante!
Ha perduto qualcosa?
Voi avete perso qualcosa! Qui non c'è il paracadute!
- Senza paracadute, io non volo! - Signore!
- Si calmi. - Voglio andare a casa!
- Fatemi scendere! - Si calmi.
Si calmi. E' impossibile abbandonare l'aereo.
I motori sono già accesi. Si calmi e si metta qui.
- Su, da bravo... - Addio, mamma. Addio, babbo.
(canta) Partiamo per l'Abissinia.
- Senza paracadute. - Per favore, stai zitto. Ti prego!
Non ho mai volato con D'Annunzio.
Non ho mai volato. Mai!
Mai!
- Io non mi muovo! - Siamo a Milano, Barone.
Non siamo a Milano, non c'è il duomo!
Forse il Barone ha ragione. Noi qui ci sentiamo spaesati.
Non capisci che siamo a casa mia? Basta arrivare da mio padre.
La fabbrica è qui vicino. Se restate qui senza soldi,
come farete a tornare indietro? - Ma qui io non mi sento sicuro.
- Forza! Non fare storie! - Ehi!
Vedrete che riusciremo a trovare la fabbrica.
Conosco la strada.
Fermatevi! Perché fate il giro?
(clacson)
(clacson) Ancora?
Che maleducati!
- Porco mondo! - Dai!
E' una trincea. Era meglio se restavo agli aerei!
(Marco) Non ce la faccio più! Camminiamo da un'ora. Ho fame.
(Gianluca) Fra poco arriveremo. Nella fabbrica c'è anche la mensa.
(Barone Rosso) Noi dell'aviazione non siamo abituati a camminare.
- Io voglio doppia razione di rancio. - Okay, doppia razione per il Barone.
- Evviva! Si mangia! - Cosa vuoi mangiare?
Un piatto di maccheroni al sugo grosso così!
- Anzi, due! - Io tre piatti di fagioli.
E poi mangio dieci polli.
Dopo mangio un porcello grande come questa valigia.
No, più grande! Così! E poi...
Un camion della fabbrica!
Forza! Siamo arrivati.
- Ci siamo! Là dentro c'è mio padre. - E la mensa!
Mi raccomando, per me doppia razione di rancio.
Sono il figlio dell'ingegner Bennati. Avvisa mio padre?
Il figlio dell'ingegner Bennati?
Aspetta che domando se c'è.
Forse c'è da aspettare, a quest'ora sono tutti in mensa.
Non so se trovo qualcuno. Aspetta lì, mi raccomando.
E' qui.
In portineria.
Shh! Io vado.
Ehi! Che modi! Dove va questo qui?
Chi sei? Come ti permetti?
- Dov'è l'ingegner Bennati? - E' morto.
- Come? - E' morto.
- E' il figlio dell'ingegnere! - Oh!
- Vieni qui, piccolo! - Dove vai? Aspetta!
(Marco) Gianluca! (Barone Rosso) Gianluca!
(Marco) Gianluca!
(guaiti)
(singhiozzi)
Voglio sapere com'è successo.
Per non allarmarmi non mi diceva niente.
Invece correva ancora.
Mi aveva promesso che non lo avrebbe più fatto.
Dio mio!
Trovava tutti i pretesti per non farmelo sapere.
Usava perfino nomi falsi.
E' successo a settembre.
Subito dopo il suo ritorno dall'America.
Mi aveva chiamato da Milano al mattino
dicendo che l'indomani sarebbe corso subito da noi.
Era felice. Era felice!
Invece, solo poche ore dopo era dentro quella orribile macchina.
E' uscita fuori pista.
Come potevo dirtelo?
(singhiozzi)
Era un pilota molto coraggioso. Tu non lo sapevi, vero?
No, non lo sapevo.
Ma io preferisco ricordarlo in un altro modo.
Guarda. Questa è l'ultima lettera di papà.
"Cara Emanuela,
il mio viaggio sta per terminare."
"Ti scrivo mentre sono in volo da Detroit a San Francisco."
"Tra uffici, sale d'amministrazione, camere d'albergo e aerei,
ho per la prima volta un'immagine diversa dell'America."
"Uno sguardo rapido dall'alto su un Paese immenso
che l'uomo non è ancora riuscito a contaminare."
"Ma un giorno tornerò. Torneremo qui insieme."
"Voglio che Gianluca veda tutto ciò che a me ora non è permesso."
"La vera America. Le praterie,
i canyon, questi grandi ricordi di fiumi preistorici,
il colore di questi tramonti infiniti
che si stendono su foreste e montagne ancora vergini,
i deserti dove una preziosa e sterile primavera
nasce e si estingue nel giro di un giorno."
"Voglio che mio figlio ritrovi qui
la perduta immagine di un mondo adolescente
dove forse nascerà una nuova armonia tra il mondo antico e quello futuro."
"Non credi anche tu che questo sia possibile?"
"L'estate sta per finire."
"Spero di tornare in tempo per il compleanno di Gianluca."
"Voglio che sia un giorno felice e dedicargli, come gli ho promesso,
la torta più bella. A presto. Tuo Vittorio."
Io e il Barone Rosso siamo venuti con...
Venite qui vicino a me.
- Noi tutti ci vogliamo bene, vero? - Sì.
Bravi! Allora, da oggi, c'è un nostro compagno
al quale dobbiamo volere più bene ancora.
Gianluca non vuole tornare a Milano,
vuole restare qui, nella nostra scuola,
perché ha detto di aver trovato qui gli amici migliori.
Ora andate a posto.
(campanello)
Ah, è lei! La signorina Olga non c'è.
La principessa è partita improvvisamente con la bambina.
- Non c'è nessuno. - Quando sono partite?
Due giorni fa. Io sono rimasta qui a riordinare la casa.
- Mi dispiace. Arrivederci. - Arrivederci.
Gianluca!
La mamma la sta cercando.
- Olga è partita. - Una bambina simpatica, vero?
Vedrà che la prossima estate tornerà.
(risate)
Emanuela!
Ciao!
Su, Gianluca! Andiamogli incontro.
- Ciao! - Ciao.
Non speravo di incontrarvi. Vi offro qualcosa.
- E' abbastanza accogliente. - Mi basta una sedia.
Da molto non correvo così. Sono sfinita.
- Io non voglio niente. - Neanche un sandwich?
- Una cioccolata? - No.
- Ti dispiace? - Cosa?
Che siamo venuti qui. Possiamo andare via subito, se vuoi.
No, io non ho sete. Voglio solo restare qui sulla spiaggia.
Va bene. Se è così...
(canta) Gira l'elica, romba il motore...
Questa è la bella vita dell'aviatore.
Bobo, andiamo dal Barone Rosso.
Vieni!
Ti aspetto al bar. Non fare tardi!
Ehi! Barone Rosso!
(canta) La vita bella dell'aviatore.
Gianluca! Come mai da queste parti? Ha bisogno di qualcosa?
- No. Che cosa stai facendo? - Do l'olio al motore fuoribordo.
Starà fermo molti mesi, fino all'estate.
- Posso restare qui con te? - Mi fa piacere,
ma stia attento a non sporcarsi.
Quante cose hai! Sembra quasi un'officina vera.
Di chi sono questi libri di aritmetica?
- Sono miei. - Ecco perché sai tante cose!
Magari! Però mi sarebbe piaciuto studiare.
Se hai dei libri, vuol dire che studi.
Faccio quello che posso.
Non tutti da ragazzi hanno avuto certe possibilità.
Mi darebbe quella chiave inglese, per piacere?
Eccola. Posso restare qui ad aiutarti?
Ho quasi finito, ma un aiuto fa sempre comodo.
Mi darebbe anche quel cacciavite?
- Questo? - Sì, grazie.
Non te ne andare, papà! Non te ne andare!
Torna, papà!
Torna, papà! Non mi lasciare solo.
Ti prego, non mi lasciare solo. Torna, papà, ti prego!
Torna, papà!
(risate)
(Emanuela) Non ce la faccio più!
- Ciao, Marco! - Ciao, Gianluca.
- Marco è il tuo compagno preferito? - Sì.
Perché non lo fai venire qualche volta a giocare con te?
Su, dai! Forza!
Ecco, vedi? Qui ci mettiamo le ruote.
Come queste.
Sì, va bene, ma ci vogliono i cuscinetti più grossi.
Poi bisogna fare i perni di ferro.
Pensi che il legno non sia abbastanza resistente?
Ecco! Questi andrebbero bene.
Chissà se riusciamo a trovarne altri due!
- Cosa state combinando? - Vieni a vedere.
- Vogliamo costruire una carriola. - Ah! Con i miei cuscinetti a sfera?
Sì. Pensavamo non le servissero più. Stavano lì!
Vediamo un po' di che si tratta.
Ah! Qua metteresti una corda per sterzare, vero?
- Sì. - E se invece ci mettessimo
un perno e un manubrio,
non sarebbe meglio? - Ottima idea!
- Pietro. - Eccomi.
- Andiamo. - Certo.
- Buongiorno. - Buongiorno, signora.
- Come stai, Marco? - Bene.
Sono contenta che lo hai invitato a giocare qui. E' molto simpatico.
Divertitevi.
Proprio adesso dovevi andare in città?
Purtroppo sì.
La prossima volta verrai anche tu e magari portiamo anche Marco.
- Ciao. - Arrivederci.
Pietro, ci aiuterai a costruire la carriola?
Devi fare molti compiti per domani?
No, un riassunto e basta.
Più tardi vuoi venire in città con me a fare delle compere?
- Io e Marco dobbiamo aiutare Pietro. - A fare cosa?
- Non puoi capire, è roba da uomini. - Ah!
- Posso andare? - Sì, vai pure.
- Ciao. - Ciao.
- Pietro, è pronta? - Da più di un'ora.
- Ci hai messo il manubrio? - Venga a vedere.
Che bella! Ha il sedile e il manubrio!
Guarda, si sposta!
Broom, broom, broom!
- Come vi sembra? - E' bellissima!
- Fantastica! - Andiamo a provarla subito.
- Certo! - No, Gianluca.
Quando la provate vorrei esserci io. Bisognerà trovare una strada adatta
e chiedere il permesso alla mamma.
Se proprio insistete...
Si potrebbe fare qualche giro di prova nei viali del parco.
- Evviva! - Evviva!
Dai, spingi anche in curva! Avanti!
Più forte! Ancora, dai!
Avanti! Spingi più forte!
- Funziona tutto bene? - Sì.
- E' stupenda e tiene bene le curve! - Sì, ho visto.
(citofono) Oh! Chiamano al citofono.
Fate una volta per uno senza litigare e guidate con giudizio.
Andiamo a provarla anche fuori. Forza!
Svelto! Prima che se ne accorgano.
- Pietro! Pietro! - Sì, signora?
Scusi, credevo che volesse uscire più tardi e ho lavato la macchina.
- Dov'è Gianluca? - In giardino con Marco.
- Lo vado a chiamare? - Sì, ma faccia presto.
- Sono in ritardo. - Subito.
Allora? Dov'è Gianluca?
Non lo so, signora, erano qui dietro a giocare fino a poco fa.
- Non capisco dove siano andati. - Pietro, si spieghi!
Che cos'è questa storia?
La strada!
Che "sgropponata"!
Da lì si scende bene fino al mare.
E' una strada piena di belle curve. E' divertente!
Gianluca, che stai facendo? Di là è troppo ripida! Sei matto?
Mio padre era un grande corridore e da grande io diventerò come lui.
No, Gianluca! No!
Gianluca!
- Aaah! - Nooo!
Gianluca! Gianluca!
Gianluca!
Tesoro... rispondi!
Gianluca!
Gianluca!
Signora...
Purtroppo non posso illuderla. Ho appena visto gli esami radiografici.
Confermano che ci sono lesioni gravi.
Per il bambino non ci sono molte speranze.
Mi creda, mi dispiace. Mi dispiace molto.
Mamma...
Mi sento...
così debole.
- Tanto debole. - Amore mio...
Mi dispiace
proprio
di doverti lasciare.
Ma cosa dici?
Tesoro, piccolo mio.
Tu presto guarirai.
Perdonami.
Ma io...
non volevo farti soffrire.
Tu non devi piangere.
Presto rivedrò papà.
Quando mi sono gettato per quella discesa,
sentivo che sul fondo lo avrei incontrato.
Tesoro, amore mio...
Io e papà staremo sempre con te.
- Hai la lettera di papà? - Sì.
Leggimela...
ancora, per favore.
"Ma un giorno tornerò, torneremo qui insieme."
"Voglio che Gianluca veda tutto ciò che a me ora non è permesso."
"Le praterie e i canyon,
il colore di questi tramonti infiniti che si stendono su foreste
e montagne ancora vergini."
"Voglio che mio figlio ritrovi qui la perduta immagine
di un mondo adolescente dove forse nascerà
una nuova armonia."
Si è addormentato.
(Vittorio) Gianluca.
Gianluca.
Alzati!
Sono venuto per portarti a caccia.
Hai visto? Ho mantenuto la promessa.
Su, fa' presto!
E la mamma?
La mamma non può venire con noi.
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