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Original subtitles

Tutto bene, tesoro?

Sei agitata?

Ricordati quello che ci siamo dette:

sei piccola, sei nella tua stanza, sei con il nonno.

Va tutto bene.

Buonasera signore e signori, grazie di cuore per essere venuti. Sono qui...

Comunque, noi saremo sempre qui per aiutarti!

No, mamma, smettila, che vergogna, mettili via!

Scusate, perdonatemi.

Scusa, Sun, ora devi andare.

...accogliamo la giovanissima vincitrice del premio della giuria di quest'anno

per Il libro del deserto.

Sun Del Renaque.

Tutto bene? Prego.

Tutto bene? Andrà tutto bene.

Allora, Sun, è un vero piacere incontrarla questa sera

e siamo estremamente felici di averla con noi.

So che ci sono alcuni giornalisti presenti. Ci sono domande?

- Signore. - Sì.

Sun, appena 15 anni

e già vinci un premio davvero prestigioso.

La tua scrittura è matura, vibrante, piena di poesia.

Secondo te, da dove viene il tuo talento?

Non penso che sia talento.

Era mio nonno che mi raccontava questa storia quando ero piccola.

Quando parlava,

muoveva le braccia come le ali di una farfalla.

Il vento del deserto soffiava nella mia stanza.

E dava vita ai personaggi come se fossero accanto a me.

Non volevo essere l'unica a goderne, così...

l'ho scritta.

Tutto qui.

Non appena ne ho avuto il permesso.

- Il permesso? - Sì.

Mi aveva fatto promettere di non farlo prima della sua morte.

Grazie mille.

Ora abbiamo il piacere di ascoltare la signorina Del Renaque

leggere un passaggio del suo libro. Prego.

Forza, mia fatina turchina, è l'ora della storia.

Sì!

Chissà quale ti racconterò.

Hadara, il bambino del deserto, nonno!

Ogni supereroe ha un superpotere.

Tranne uno.

Hadara.

Mio piccolo Hadara

Mio unico figlio

Sei bello come tutte le stelle del Sahara

Era un bambino come tutti gli altri.

Un piccolo figlio del deserto che seguiva la vita della sua famiglia nomade...

scandita dalla ricerca di acqua e cibo per i loro animali.

Nessuno avrebbe potuto immaginare

che avrebbe avuto un destino straordinario.

Questa storia è accaduta nel Sahara,

tanto tempo fa,

molto tempo fa.

Dai!

No!

No.

Resta qui! D'accordo?

Nel deserto, perdere un dromedario significa perdere un tesoro.

Era suo dovere rincorrerlo.

Così Fatma lasciò Hadara,

come aveva già fatto cento volte prima.

Mamma.

Mamma.

Mamma.

Mamma?

Buongiorno.

Ehi?

Come il dromedario di Fatma,

gli struzzi avevano percepito che un pericolo si avvicinava

ed erano venuti a proteggere il nido.

L'istinto non li aveva ingannati.

Pochi secondi dopo, si alzò la tempesta.

Le tempeste del deserto sono avversari senza pietà

che spazzano via tutto sul loro cammino.

Hadara!

Hadara!

Hadara.

Hadara sentì che gli struzzi stavano per fuggire,

il suo istinto gli gridò di non restare solo.

Così fece ciò che nessun bambino avrebbe mai osato fare.

Hadara!

Hadara!

Hadara!

Hadara!

Hadara!

Hadara!

Aveva due anni.

Ehi, cucù!

No!

Mio piccolo Hadara

Mio unico figlio

Sei bello come tutte le stelle del Sahara

- Mamma. - Mio unico figlio

Sei bello come tutte le stelle...

- Fatma! - Mamma.

Fatma!

- Said. Said. - Mio unico figlio...

Fatma, dov'è Hadara?

- Ho perso mio figlio, Mohammed. - Calmati.

- Ho perso Hadara! - Lo troveremo.

- Ho perso nostro figlio. - Lo troveremo. Non preoccuparti.

Il mio bambino.

Chérif, Hayeb, Hassan.

- Forza, andiamo a cercare Hadara. - Ho perso mio figlio.

- Ognuno dalla sua parte. - Andiamo verso sud!

Hadara cercò di mangiare come uno struzzo...

senza successo.

Ma il giorno dopo, tormentato dalla fame...

Forza!

Dopo giorni e giorni di ricerche vane,

accettarono il destino.

Erano tutti convinti che fosse morto.

Tutti, tranne lei.

Come i primi struzzi l'avevano accettato...

il branco lo accettò a sua volta.

Non aveva mai visto un fennec.

Ma sentì subito di aver trovato un amico.

È un amico, questo.

È un amico.

È un amico.

Come lui, il fennec orfano fu adottato da questa famiglia.

E senza ricordare che era una parola

che aveva sentito dalla bocca di sua mamma...

decise di chiamarlo Sahara.

Erano momenti preziosi di gioia,

perché la vita era dura per Hadara.

Gli struzzi facevano lunghi spostamenti estenuanti

per trovare da mangiare.

Ma soprattutto, ciò che non sapevano

era che il piccolo umano aveva un bisogno vitale d'acqua,

ancor più di loro.

Nel deserto, non c'è posto per i deboli.

Per Hogg, il maschio bianco e nero,

Hadara era troppo lento.

Era diventato un peso inutile di cui voleva liberarsi.

Per Mako, la femmina grigia,

non c'era alcun dubbio che bisognasse salvare questo piccolo essere fragile.

Quel giorno aveva rischiato di morire.

Mako lo aveva salvato, nonostante Hogg...

e avrebbe continuato a proteggerlo come uno dei suoi piccoli struzzi.

Anche se Hogg non lo accettò mai,

Hadara adottò il deserto e il deserto adottò lui.

A poco a poco, ne divenne il re.

E visse fino a 160 anni.

Grazie a lui...

la natura continua ad avere fiducia nell'umanità.

- Congratulazioni! - Brava, tesoro!

Allora, per il resto del programma...

avrai un'intervista per il telegiornale delle 13:00

e subito dopo dovrai andare al centro culturale per una lettura.

- Congratulazioni. - Grazie.

E...

ho una sorpresa.

Fantastico, ti ascolto.

Siete invitate tutte e due nel deserto del Sahara.

- Cosa? - Come?

Può firmarmi il libro, per favore?

- Sì, per chi? - Tom.

Nel Sahara, in tutti i campi,

c'è una ONG culturale.

Ogni anno, una parte del loro budget viene destinata a un evento.

E quest'anno hanno scelto te all'unanimità.

Allora, Sun, se sei d'accordo,

tu e tua madre siete invitate nel deserto del Sahara.

Beh, noi accettiamo!

Ma sei sicuro che non sia un errore?

No, non c'è nessun errore, te lo assicuro. Vogliono proprio te.

Hanno detto che era molto importante che tu andassi.

Tieni!

Ti fa piacere?

- Sì, è uno dei miei sogni! - È quello che volevo sentire.

- È incredibile! - Grazie.

- Oh, è Sun! - Arriva Sun!

È qui!

- Buongiorno! - Buongiorno, Sun!

Marhaba!

- Come va? - Ciao, Sun!

Non vedevo l'ora di vederti, adoro il tuo libro!

Sono io che ti ho fatta venire. Mi chiamo Kharouba.

Benvenuta.

Grazie per avermi invitata, sono davvero felicissima di essere qui.

- Io sono Sun e lei è mia madre. - Mandy.

Volete che vi faccia una lettura?

No.

Sono io che ti racconterò, perché credo tu non conosca tutta la storia.

Eh? Non capisco.

In realtà, vorrei che pubblicassi il seguito, ti interessa?

Ma è mio nonno che ha inventato la storia, non puoi conoscere il seguito.

No!

La storia di Hadara è la nostra storia.

- Ma... - Bene.

Siediti.

Ascolta, capisco che tu abbia molte domande.

E le risposte le avrai. Tutte.

Ma qui facciamo le cose a modo nostro.

Le storie si raccontano bene, o non si raccontano affatto. D'accordo?

Ok.

Alla fine del tuo libro...

dici un po' di sciocchezze.

Il re del deserto e la morte a 160 anni?

Beh, è vero che ho un po' inventato.

Ti consiglio di prendere appunti.

Per arrivare fino all'età di sei anni, Hadara ha dovuto lottare.

Hogg aveva più volte cercato di liberarsene.

Ma lui aveva resistito, era sicuro di essere un piccolo struzzo.

Hogg capì che, grazie alla presenza di Hadara,

avrebbero potuto mantenere tutti i loro piccoli in vita.

Da quel momento...

Hadara, il bambino senza ali,

quello di troppo, quello che non aveva un posto,

diventò il figlio preferito.

Nulla ormai ostacolava la sua felicità.

Quel periodo fu il più felice e il più spensierato della sua vita.

Aveva tutto.

Si godeva la vita e la vita gli dava lezioni.

Come questa, per esempio.

Gli struzzi non lasciano mai indietro uno dei loro,

camminano alla velocità del più lento.

È la loro legge.

L'unica differenza che vedeva tra lui e i suoi fratelli e sorelle,

era la sua passione per il disegno.

Aveva scoperto i tramonti, con Sahara.

E da allora non ne aveva mai perso uno.

Si prendeva il suo tempo.

Poi si rifugiavano nel loro paradiso segreto.

Senza mai perdere un tramonto,

senza mai separarsi,

sono cresciuti.

Come lui, Sahara aveva 12 anni.

Era ormai un vecchio fennec.

Hadara lo sentiva e voleva godersi ogni istante.

Per proteggere il suo branco,

Hogg fece in modo che il ghepardo seguisse solo lui.

Davvero, il ghepardo è morto?

Sì, il lungo artiglio di Hogg, affilato come una lama,

lo aveva sconfitto.

Hadara era stato codardo

e per la prima volta nella sua vita provava un sentimento orribile:

la vergogna.

Una vergogna così grande che si sentì incapace di tornare al campo.

Stava per vivere un esilio

che lo avrebbe portato a fare scoperte sconvolgenti.

Qui si dice di solito che le fiabe non sono fatte per addormentare i bambini,

ma per svegliare gli adulti.

Racconti quasi bene come il nonno.

Sembra una storia vera.

Che c'è?

Niente.

Vieni con me.

Devo mostrarti una cosa.

Sta per danzare.

È affascinante, sembrate...

- Degli struzzi? - Sì, proprio così, degli struzzi.

È normale, è esattamente la danza che fanno loro.

Sapete tutti danzare come gli struzzi?

- Com'è possibile? - Ce l'hanno insegnata.

Chi?

Mio nonno.

Hadara.

Aspetta, cosa hai detto?

Hai sentito benissimo.

Mio nonno era Hadara.

Tutta questa storia è vera.

Tutta.

Il bambino perduto, la tempesta,

gli struzzi che lo trovano, lui che sopravvive da solo nel deserto.

È tutto vero.

E Hadara era mio nonno.

Non è vero, non è possibile.

Hadara non esiste, è mio nonno che l'ha inventato.

Omar? Vieni qui.

Dimmi.

Come conosci questa danza?

Beh, è Hadara.

Sei strana, a volte.

Saoussène?

- Sì? - Dimmi, chi era mio nonno?

Hadara, o l'altro?

Hadara, risposta giusta. Ed era della tua famiglia?

Sì, era il marito della sorella di mia nonna.

E dov'è cresciuto?

Nel deserto, con gli struzzi. Lo sai benissimo, che ti prende?

Niente, non preoccuparti. Vai a divertirti.

È incredibile!

Ma com'è possibile?

Voglio sapere tutto.

Dimmi tutto.

Erano giorni che Hadara camminava nel deserto,

prendendosi cura del suo vecchio amico.

Aveva bevuto dai cactus, mangiato scorpioni, la solita routine.

Vide qualcosa che aveva completamente dimenticato.

Il suo cuore si mise a battere a tutta velocità.

Senza capirne il motivo.

Come un magnete, si sentì attratto da quel luogo.

Dopo quella scoperta,

aveva l'impressione di aver superato una frontiera

e di dover esplorare oltre.

"Non lasciarmi",

disse a Sahara.

Ma era l'ora dell'ultima danza e Hadara lo aveva capito bene.

Avevano attraversato tante prove insieme.

Ma questa...

non sapeva se sarebbe riuscito a sopportarla.

Sentì il bisogno di ritrovare Mako.

Colei che non poteva essere sostituita da nessuno.

E solo allora osò chiederle:

"Perché non ho le ali?

Perché non cresco come gli altri piccoli?"

Mako gli rispose:

"Ti ho cresciuto, sei mio figlio e non sei uno struzzo".

Hadara rimase scioccato.

"Non sono uno struzzo.

Non sono uno struzzo."

Continuava a ripetere quelle parole a sua mamma.

Ma lui sapeva benissimo che era lei sua madre.

Sai cosa sono le stelle?

Risate del sole.

Per noi sono migliaia di struzzi che cercano una fonte d'acqua nel cielo.

La mia fonte d'acqua è il mio Paese.

Sono nata in questo campo e non ho mai conosciuto altro.

Ma farò di tutto per andar via di qui.

Lavorerò per guadagnare soldi e andare all'università.

Ce la farò.

Aiuterò la mia famiglia e difenderò la mia terra.

E qual è la tua fonte d'acqua?

Non lo so.

Nemmeno Hadara, capisci,

sapeva più dove si trovasse esattamente.

Hogg non voleva che Hadara maneggiasse quegli oggetti.

Non gli ispiravano fiducia.

Ma per lui erano un tesoro.

Così, per la prima volta gli tenne testa

e litigarono.

Forza, avanti. Dai, sbrigati.

Avanti!

Dai, ma mi vuoi ascoltare? Brutto dromedario, sbrigati!

Brutto dromedario.

Ti avverto, se non ti muovi, ti chiudo fuori.

Forza, avanti!

Dai, ma cosa aspetti? Mi vuoi ascoltare? Avanti, brutta bestia!

Non era fiero di assomigliare a quell'essere.

Forza! Dai, sbrigati.

Dai, sbrigati.

Ed è in quel momento che arrivò.

Chi?

Colui che ha sconvolto il destino di Hadara.

- Dov'è quella verde? - Grazie.

Dove l'hai messa?

Tieni, prendi la pellicola.

Sì, lì.

- Ernie? - Sì?

- Questo è il proiettore. - Sì, John.

Mi servirebbero gli accessori.

- Dammi gli accessori. - D'accordo John, te li porto.

- Questo dove lo metto? Dove lo metto? - Dammelo.

Questo... puoi darlo al cuoco.

Una zuppa di verdure!

Qualcuno avrebbe un turbante?

Sai dove... dove posso trovare una sciarpa come la tua?

Eh?

Attenzione, attenzione a quello, non puoi metterlo qui.

- Devi metterlo dall'altra parte. - Esattamente.

Bene. Qui c'è ancora spazio per una tenda.

Là, laggiù.

Che facciamo con i camion? Li spostiamo, o li lasciamo qui?

- Christian? - Sì?

- Puoi venire un secondo? - Sì.

Vedi, quelle non sono cineprese, sono giocattoli.

Fammi vedere.

Funziona.

Sai dove posso trovare un turbante?

Piano.

Piano.

Come, piano? Guardami.

Sto sudando da tutte le parti e tu sei asciuttissimo,

eppure siamo sotto lo stesso sole. È pazzesco.

Che fai?

Potremo iniziare le riprese domani.

Sette gazzelle, due maschi e cinque femmine.

Una ha un corno rotto e il mantello più scuro.

Non mi credi, vero?

Oh, sì, ti credo.

Ho visto così tante cose folli qui che potrei credere a tutto.

E poi, ti chiamano il detective del deserto, no?

Al vostro servizio.

Cos'è quello?

Sì, cos'è quello?

È un cucciolo di struzzo, si è incastrato tra le piante.

- Dai, vieni, andiamo a tirarlo fuori. - No, no, no.

Qui non s'interviene sulla natura.

Ibrahim, per favore. Tienimi la borraccia.

Non s'interviene sulla natura, ma lo tiriamo fuori da lì.

Se lo lasciamo qui da solo, morirà.

- Forse, ma è la natura. - Dai.

Io lo salvo. Tu fai quello che vuoi.

- Ecco. - Christian.

- Dai, vieni. - Qui non si fa.

E allora?

- Christian. - Dai, vieni.

Guarda.

Ti presento il detective del deserto.

Ok, ma poi lo lasciamo.

Sono d'accordo, lo rimettiamo là sopra e poi lo lasciamo.

- Non lo portiamo via con noi. - Ho capito, non possiamo portarlo.

- Anche lui ha una famiglia. - Lo so bene.

Lo lascerò solo un po' più in là.

Lascialo qui.

Lo metto sulla collina e poi non se ne parla più.

Va bene...

Che succede?

Aspetta.

Aspetta, aspetta, aspetta.

Aspetta.

Torna indietro!

E perché non dici niente? Non capisco.

Non sono pazzo, era lì.

Era...

come un animale. Si vede che è diverso.

Non parlava nemmeno, ha solo fischiato come...

- Come uno struzzo? - Ah, quindi l'hai visto, non sono pazzo!

Non sono pazzo.

È venuto a cercare suo fratello, o sua sorella, o suo nipote.

Vive con gli animali, è sicuro.

È assurdo.

È unico, è eccezionale, non te ne rendi conto.

Un bambino selvaggio?

Ma se racconto questa storia, se la riporto, è...

È il reportage del secolo, in realtà.

È l'occasione di una vita.

Non posso lasciarmela scappare.

Niente succede per caso.

Mi fai incazzare con queste frasi fatte.

"Niente succede per caso."

"La verità è in riva al fiume." Sì, certo...

Ha lasciato un diario.

Tieni, leggilo con me.

Prendi. Vai.

"Ho raccontato loro quello che avevo visto

e li ho convinti a restare qualche settimana in più

per cercarlo e riportarlo indietro.”

"Ma dopo diversi giorni di ricerca,

nessuna traccia del bambino."

Ci sono delle tracce.

Ci sono tracce ovunque.

Sono ancora qui.

Ho la mia prova.

Ibrahim, vieni a vedere!

Guarda, leggi le tracce lì, guardale.

E dimmi verso dove sono andati.

Non vedo niente.

Come, non vedi niente? Non hai nemmeno guardato.

Dovresti essere il detective del deserto.

Ti sei perso, Ibrahim.

Sei tu che ti stai perdendo.

Vieni, andiamo.

Ero riuscito a far interessare un grande produttore di Hollywood a questa storia.

Fino ad allora, ci aveva finanziato a distanza.

Ma impaziente di vedere di più, si è unito a noi.

Quando saremo a New York.

Ehi, Chris! Felice di vederti.

Grazie.

- Dai, alla salute! - Signori, ho delle buone notizie.

Abbiamo trovato delle impronte, del bambino e degli struzzi.

Quindi è molto probabile che li troveremo presto.

- Ottima notizia, Chris. - Alla salute!

E credo di aver fatto un buon lavoro anch'io.

Penso che possiamo realizzare due film su questa storia.

- Ok. - Il primo film...

parla di noi all'inseguimento del ragazzo, ok?

E poi c'è il secondo film.

Lo portiamo a New York

e lì scopre tutti i miracoli della civiltà moderna.

D'accordo?

E nel terzo capitolo diventerà un ragazzo normale.

Lo vestiamo.

- Sì. - Gli insegniamo le buone maniere...

a parlare bene.

- A fare interviste. - Ottima idea.

Un'idea eccellente.

- Chris? - Sì.

Buona idea.

Molto bene!

- Alla salute, signori. - Alla salute!

Alla salute!

Molto bene, io... vado a fare un giro.

- A dopo. - A dopo.

La piega che stava prendendo il progetto non era quella che avevo immaginato.

All'improvviso, mi sentii a disagio.

Gli facciamo pagare le tasse.

Portare a spasso un cane...

O giocare a golf.

Potrebbe anche tornare nel deserto

e ritrovare la sua famiglia di struzzi, capisci?

Un racconto che ripercorrerebbe tutto il suo viaggio.

Sotto forma di una commedia musicale.

Eppure è così semplice.

Dove andiamo?

Non avevo mai assistito a qualcosa di così bello.

Era la prima volta che vedevo un essere libero.

Un essere umano non civilizzato.

La sua fuga mi lasciò confuso.

Cosa avrei dovuto fare?

Per settimane,

esitai tra catturarlo per conoscerlo meglio...

o lasciarlo in pace.

Aspetta.

Fu in quel preciso momento che capii.

Non mi sentivo in diritto di spezzare questa armonia che ci supera tutti...

per trasformare in fenomeno da baraccone un essere così eccezionale.

Christian?

Ehi, Christian!

Sì.

Sì?

- Allora, com'è andata la passeggiata? - Ecco...

Non abbiamo trovato niente, nemmeno una traccia.

Penso che dovremmo abbandonare le ricerche.

Scusa?

Mi dispiace, non se ne parla proprio.

Ascolta, Christian.

Stiamo cuocendo in questo deserto da tre settimane.

I soldi per il film? Tutti finiti.

Dov'è questo ragazzino? Dobbiamo assolutamente riportarlo con noi.

- Capisci? - Non è mai esistito.

- Prego? - Cosa?

Ascolta, la notte in cui credevo di averlo visto

ero ubriaco.

Da allora abbiamo cercato ovunque con Ibrahim.

- Non abbiamo trovato niente. - E le impronte?

E tutte quelle belle storie che ci hai raccontato, me le spieghi?

- Ho mentito. - Hai mentito?

- Cosa! - Ho mentito.

- Ho mentito. - Dannazione, Christian!

Mi fidavo di te.

Sai che ti dico? Rimpiango il giorno in cui ci siamo incontrati.

Sei solo un bugiardo, un poveraccio!

Te la farò pagare!

Non lavorerai mai più! Sei finito!

Sei morto!

Stavo sabotando la mia carriera.

Ma sapevo che non me ne sarei pentito.

Grazie, amico mio.

Non dimenticherò mai.

E io non parlerò mai di questo bambino.

Fai la tua indagine, ritrova la sua famiglia.

E se ne ha ancora una...

fai sapere a sua madre che suo figlio è vivo.

E che è speciale.

Promettimelo.

È una promessa, fratello mio.

Un'ultima cosa.

Se un giorno rincontrerai il bambino del deserto...

dagli questo da parte mia.

A presto, Ibrahim.

21 OTTOBRE

Ecco perché conosci anche tu questa storia.

È una foto di Ibrahim e di...

Christian.

Il giorno in cui si sono separati.

È papà.

Christian era mio nonno?

Nonno...

Ora capisci?

"Avevo un sogno, desideravo la gloria.

Diventare giornalista, raccontare storie."

Ma ho scelto di tacere per proteggere un bambino.

Ho sacrificato la mia carriera, un nome brillante.

Ho scelto di mentire per salvare questo innocente.

Ho preferito passare per un impostore, che perdere il mio onore.

Perché un piccolo uomo, senza codici, senza regole...

mi ha fatto capire...

che cosa significa davvero essere un uomo.

Perché ti fermi?

Perché non so più cosa devo fare.

Non so più se ho il diritto di raccontare questa storia.

Al contrario, devi raccontare questa storia.

Ma non dopo quello che ha fatto il nonno.

Tutti l'hanno sempre nascosta. Perché dovrei raccontarla io?

Non capisci.

Questa storia non è mai stata davvero nascosta.

È rimasta nella tradizione orale.

Così, almeno, si sapeva chi la ascoltava.

Era un po' il nostro modo di proteggere Hadara.

Ma oggi Hadara è morto.

E da molto tempo.

A poco a poco, i testimoni scompaiono e con loro la sua leggenda.

Allora, per favore, Sun...

fai vivere la leggenda di mio nonno il più a lungo possibile.

Scrivila.

Ok.

Continua a raccontarmi.

Allora.

Da quel giorno...

Ibrahim, fedele alle sue promesse...

ha fatto parlare le voci del deserto.

A poco a poco,

i pastori, i nomadi, i cammellieri

hanno passato la voce.

Ehi, torna qui! Fermati!

Non voglio che Hadara venga catturato.

Beh, dovresti già essere a letto.

Non riesco a dormire.

Nemmeno io.

- Nemmeno io. - Nemmeno io.

Non capisco, conoscete questa storia a memoria.

Ma non ce l'hai mai raccontata così.

No, la racconti così bene, per favore!

L'hanno seguito per due giorni.

Poi l'hanno lasciato andare.

Dai, resta qui.

Lì, a pochi metri da lui...

si trovava la donna che popolava tutti i suoi sogni.

Hada... Hadara?

Figlio mio?

Una parola risuonava sempre più forte nella sua testa.

"Mamma" ?

È lui! È Hadara!

Mamma.

- Hadara. - Mamma.

Hadara.

Era in un territorio ignoto.

Smarrito e spaventato.

Ma non faceva più alcuno sforzo per fuggire.

Grazie.

Grazie mille.

Era stato uno struzzo

e ora doveva diventare uomo.

E ci è riuscito?

È stata dura.

Per molto tempo non è riuscito a scegliere tra la madre che aveva ritrovato

e la libertà che aveva perso.

Ma all'improvviso...

tutto è cambiato.

Quando ha sentito il suo cuore battere nel petto

più forte di quanto non avesse mai battuto.

Non appena ha visto mia nonna...

la ragazza dagli occhi color di stelle...

ha capito che sarebbe rimasto.

Si sono sposati e hanno avuto cinque figli.

È l'unica e sola foto di Hadara.

Vieni.

Guarda quant'è bello.

Allora è deciso? Scriverai tu il seguito?

Mio nonno mi diceva che questa storia aveva il potere di cambiare la vita.

Ho sempre creduto che fosse la mia, ma mi sbagliavo.

Sei tu che devi scriverla, perché è la vostra storia.

Ma no, io... Io non saprei.

Sì! L'hai appena fatto, Kharouba.

Spero che questo ti aiuti a raggiungere la tua fonte d'acqua.

Poco dopo aver ritrovato i suoi genitori umani,

Hadara andava regolarmente nel deserto a trovare la sua famiglia di struzzi.

Non l'hanno mai dimenticato.

Lui non ha mai smesso di amarli.

È una storia vera

di un bambino incredibile di nome Hadara.

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