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Guardate come gli uomini danno la colpa agli idei.
Dicono che le sventure vengono da noi, ma sono essi, con le loro follie, ad
aver dolori oltre la parte assegnata dal destino.
O padre nostro Zeus, figlio di Crono, a me il cuore si spezza per Ulisse, che è
saggio e da tanto tempo soffre lontano dai suoi.
Non ti commuove la sua sorte?
Non ti era caro Ulisse quando faceva sacrifici accanto alle nadi greche nella
vasta pianura di Troia?
Figlia mia, Atena, come potrei avere dimenticato Ulisse, che è tanto
superiore agli altri uomini per ingegno e sapienza?
Ma è Poseidone, lo sposo della terra, a covare odio e ira implacabile contro di
lui, perché gli ha accecato il figlio.
E non lo uccide, no, ma lo fa errare lontano dalla terra dei suoi padri.
Ma Poseidone non potrà lottare da solo contro tutti.
Se noi tutti vogliamo che Ulisse giunga alla sua casa.
Poi Atena, figlia di Zeus, chiuse le strade agli altri venti.
Fece soffiare leggero Borea e con esso ruppe i flutti davanti ad Ulisse.
Ed egli baciò la terra.
E disse al fiume, Signore, chiunque tu sia, a te arrivo fuggendo
dal mare.
Ora mi immergo nella tua corrente e mi proclamo tuo debitore.
Abbi pietà di me.
Come un uomo nasconde sotto la cenere un tizzone, al limite estremo di una
campagna, serbando il seme del fuoco perché non ha intorno vicini a cui
chiederlo, così Ulisse si coperse di foglie.
Allora Atena gli versò il sonno sugli occhi.
Poi si recò nella città dei Feaci a preparare il suo arrivo.
Come un soffio penetrò nella stanza dove dormiva una fanciulla di nome Nausicaa,
le stette sopra la testa ed entrò nel suo sogno prendendo la forma di una
fanciulla a lei amica.
Nausicaa, così trascurata ti è fatta tua madre.
Le vesti sono tutte là abbandonate, ancora da lavare.
Per te si avvicinano le nozze, quando bisogna essere in ordine il corredo di
casa deve essere pronto.
Qui nel paese già molti dei giovani feacci ti domandano, tu lo sai bene.
E non per molto sarai ancora ragazza.
Su, andiamo a lavare al fiume, verrò anch'io ad aiutarti. Ci sbrigheremo e
più presto avrai pronte le tue vesti.
Fa preparare le mule per portare i panni, il viaggio sarà più facile così.
E poi è più comodo anche per noi, la strada non è poca.
Su, dunque, potremo andare appena spunta il giorno, quando ti sarai svegliata.
Orrido, incrostato di salsedine, Ulisse apparve alle fanciulle che fuggirono
spaventate.
Solo una usica arrestò a guardarlo.
Atena le aveva messo coraggio in cuore.
E Ulisse fu incerto se gettarsi alle sue
ginocchia? o pregarla da lontano senza spaventarla.
Sei una dea o sei immortale?
Sei così bella che mi sembri davvero una creatura divina.
Una delle figlie immortali di Zeus?
Hai mai visto una figlia di Zeus lavare i panni in un fiume?
Tu però non sei fuggita.
Non hai paura di me? Paura?
No. Perché dovrei avere paura?
Allora dimmi, ti prego.
Che terra è mai questa?
Ieri sera il mare mi ha buttato qui.
Su questa spiaggia.
Non so come ho potuto sopravvivere tutti questi giorni.
Aiutami, ti prego.
Non nascondo nel cuore nessun inganno. Non sono un uomo malvagio.
Ti prego di avere pietà di me.
Lavati adesso e vai.
Le mie ancelle ti aiuteranno.
Dopo che Ulisse si fu lavato e vestito, si mise in disparte sulla spiaggia del
mare.
Nausicaa pensava fra sé.
Non è contro il volere degli dèi che quest'uomo è venuto fra noi.
Prima infatti mi pareva brutto e adesso somiglia a loro.
O se gli piacesse restare qui e abitare tra noi.
Tre volte beati tuo padre e tua madre, tre volte beati i tuoi fratelli.
Ma beato soprattutto colui che ti porterà nella tua casa.
Vuoi mangiare?
Sì.
Il mio nome è Nausicaa. E tu come ti chiami?
Il popolo dei Feaci abita questa terra. Non devi temere nulla. Io ti condurrò da
mio padre.
Chi è tuo padre?
Alcino, re di questa gente.
Ti fidi di me?
No.
Andiamo.
Ti ho già detto di non seguirmi così da vicino.
Ma come troverò la città? La troverai anche da solo.
Non voglio che qualcuno possa dire guarda che bel forestiero si porta a
casa nautica.
Cosa vorrà fare di questo sconosciuto?
Forse penseranno che voglio sposarlo.
Anzi diranno che sono andata al fiume proprio nella speranza di incontrarlo.
Chissà quanto si risentirebbero i più nobili dei feaci. Il loro orgoglio ne
sarebbe ferito.
Potresti dargli torto?
Cosa penseresti tu di una fanciulla che si facesse vedere in giro con uno
straniero prima delle pubbliche no?
E ricordati quando sarai arrivato alla reggia. E mia madre che dovrai implorare
per prima.
Atena, mia protettrice, ascoltami almeno adesso.
Già che non mi hai udito, quando stavo per annegare imploravo il tuo aiuto.
Dov'eri?
Perché non mi sei apparsa fra i flutti?
Chi temevi?
Aiutami ad arrivare gradito a quelli che abitano questo paese.
L'ascoltava Atena, che aveva preso l'aspetto di una ragazza del luogo.
ma non volle farsi vedere da lui, temendo la collera di Poseidone,
fratello di suo padre Zeus.
Però gli mormorava.
Vai avanti in silenzio.
Io guiderò il tuo cammino.
Non guardare nessuno prima di arrivare al palazzo di Alcino. Non fare domande.
Questo è il palazzo che mi hai chiesto di indicarti.
Lì troverai i feaci che ti attendono, perché ormai sei stato avvistato.
I feaci non amano gli stranieri, né si mostrano amici a chi viene da lontano.
Ti faranno molte domande, ti guarderanno con stupore e sospetto.
Ma tu non scoraggiarti, sia audace.
L'uomo audace può superare qualsiasi prova, anche se non conosce il luogo in
cui è capitato.
Regina, io ti onoro. Non ho né armi né intenzioni ostili e chiedo la tua
ospitalità. Tu, il tuo sposo e la tua gente possiate godere la sacra
benevolenza degli dèi.
Regina, in nome di Zeus, protettore degli ospiti, ti supplico di aiutarmi.
Hai fatto bene a rivolgerti alla regina.
Il suo nome è Arete.
È figlia di un fratello del suo sposo, Alcino.
Entrambe discendono da Poseidone stesso, il dio degli abissi, e da Peribea, la
donna nata da uno dei giganti.
Questa è la discendenza divina di quelli che ora devi supplicare con accortezza e
prudenza.
Ma confida in Arete.
È lei che mantiene la pace tra il suo popolo.
Per questo il suo sposo la onora tanto.
Da molto tempo era digiuno.
Mangiava e beveva avidamente, adirandosi col proprio ventre che chiedeva cibo e
metteva in disparte i pensieri, gli affanni. E gli dispiaceva anche di dover
mangiare così davanti a tutti, ma sapeva che proprio questo volevano i suoi
ospiti, per osservarlo meglio, per capire chi era e quanto grande fosse il
suo bisogno di loro.
Sei stato accolto come un ospite, che è sacro per noi.
Ora vorremmo sapere chi sei e da dove vieni e come sei giunto qui.
Sono un marinaio e la mia patria è molto lontana.
Molte sventure si sono accanite contro di me.
Sì, va bene, ma ancora non ci hai detto il tuo nome.
Il nome di un naufrago?
Di uno che non ha più né patria né avere?
Che nome volete che abbia?
Costui non sembra essere un uomo da poco.
Sei solo, hai detto?
Sì, regina.
Quando sei naufragato sulla nostra costa? Ieri, sulla spiaggia vicino alla
foccia del fiume.
E la nave?
E i compagni?
Compagni e nave li ho avuti, ma molto tempo fa. E navigavi per questo mare da
solo?
Sì, regina.
E come?
Su una zattera.
18 giorni di viaggio.
Non avevo più acqua.
I viveri di scorta li avevo consumati tutti.
Avevo perso ogni speranza quando mi è apparsa la vostra terra.
Da dove vieni, straniero?
Otto anni fa i venti e le correnti marine spinsero la mia nave verso
occidente, dove non esiste nessun luogo abitato.
Una tempesta distrusse la nave proprio sulle scogliere dell'isola Ogigia.
Tutti i miei compagni morirono.
Io fui raccolto da una ninfa. Il suo nome è Calypso.
Mi curò e riuscì a farmi guarire.
Ma vuole tenermi con sé tutti questi anni, malgrado la pregassi ogni giorno
di lasciarmi andare via, di farmi tornare a casa.
Poi, prima dell'ultima luna, mi lasciò andare.
Così mi costruì la zattera e presi il mare.
Tu sei naufragato ieri, hai detto.
E sei venuto da solo a palazzo.
E la veste che hai indosso appartiene a uno dei miei figli.
Chi te l'ha data?
Chi ti ha dato quella veste?
Tua figlia.
È lei che ho incontrato per prima questa mattina sulla spiaggia, al fiume, quando
mi sono svegliato.
È lei per prima che ha avuto compassione di me.
Mia figlia è molto giovane, senza volerlo ha sbagliato.
Doveva condurti lei stessa qui e non tacermi il tuo arrivo. Non devi
rimproverarla.
L'ho pregata io di non farlo perché fosse chiaro il mio rispetto per lei.
E per timore che ti adirassi.
Adesso sei tu che sbagli.
Nessuno dei feaci si adira senza ragione.
Ma tu hai rischiato molto.
L'ospitalità per noi ha un grande valore, perché abbiamo conosciuto la
malvagità, l'invidia, la vilità.
La nostra terra non era questa un tempo.
Abitavamo un'isola vicina ai ciclopi, che minacciavano continuamente la nostra
pace.
Mio padre decise allora di trasferire il suo popolo in un'isola che fosse lontana
da ogni rotta. Quest'isola, ma è un'isola.
Non lo saprei mai, franiero.
La nostra terra si chiama schieria, ma i nostri fiumi e monti e spiagge non hanno
alcun nome, perché nessun viandante possa indicarli ad altri.
L'isolamento è il prezzo che paghiamo per la pace.
È un prezzo molto alto, ma per un bene di grande valore.
Ora capisci perché non ci piace che uno straniero giunga qui senza essere
annunciato.
Padre, è stato a causa di un sogno. No, non dire nulla. Tuo padre ha ragione.
Come un sogno?
Un soffio di vento è penetrato nella mia stanza improvvisamente.
Poi vicino al mio letto ho visto una mia compagna, la figlia di Dimante, il
vecchio timoniere. Ha detto, non si capi. Perché sei così trascurata? Guarda
in che stato sono le tue vesti.
Andiamo, andiamo insieme a lavare le tue vesti e quelle dei tuoi fratelli. Ecco
perché sono andata al fiume questa mattina e perché ho incontrato lo
straniero.
Hai mai sognato così?
Non ti conosco, straniero, ma sei stato annunciato da un sogno.
I sogni dell'innocenza sono sovente degli avvertimenti che qualcuno ci
manda. E non in vano.
Perciò, straniero, sii il benvenuto tra noi.
Ma Alcino vide che l'ospite sconosciuto non si era coricato e pensò che i suoi
pensieri segreti lo tormentassero.
Decise allora di rivelare ciò che era stato detto sulla sorte del popolo dei
Feaci. Era necessario che lo straniero, chiunque egli fosse, ne venisse
informato.
Perché non ripoti? Non sei stanco?
Mi pare che dovresti dormire.
Il cielo dei Feaci è molto chiaro.
È vero. Le stelle qui sono molto più luminose.
I naviganti non possono perdersi sotto il nostro cielo.
Quante volte ho guardato queste stelle per trovare la lutta.
Per anni ho cercato in vano di puntare verso una terra che conosco.
La tua patria?
Sì.
Ma nemmeno queste stelle così luminose me la indicano. Mi dicono solo che non è
lontana. Lo capisco chiaramente dalla inclinazione del grande carro.
La tua buona sorte ti ha guidato perché è molto difficile sbarcare sulla nostra
terra. Da qui invece ogni via è chiara.
Le nostre navi sono governate dall'intelligenza umana e percorrono le
strade del mare senza deviare mai.
Vedo che le tue navi hanno una mano sulla prua.
È un avvertimento. Non obbediscono a chi non ha intenzioni buone. E questa perché
la state costruendo qui? Perché non è destinata a navigare.
Molto tempo fa mio padre predisse che una nostra nave un giorno avrebbe
accompagnato in patria un uomo odiato da Poseidone e che forse il Dio si sarebbe
adirato con noi.
Ecco il perché di questa offerta votiva.
Vogliamo scongiurare lo sdegno del mare.
Ormai è cominciata la stagione delle tempeste.
Credo che sia pericoloso prendere il mare.
Perché non resti?
Almeno fino a primavera.
Vorrei restare, ma... Quanto?
Quanto vuoi tenermi?
Un anno?
Un anno è troppo poco.
Nell'isola Ogigia ci sei stato sette anni?
Sì, sette anni, che è un tempo infinito, breve o lungo che sia stato.
Quant'è lontana quell'isola?
Nel mare occidentale.
Ma penso che sia molto lontana, perché le stelle avevano luoghi diversi
rispetto ai nostri.
Ma ho navigato 18 giorni, a volte con venti favorevoli, a volte con correnti
contrarie, quindi non posso dirti dove sia.
Era bella l'isola?
Era un'isola perfetta.
Anche gli dèi si sarebbero incantati a guardarla.
Piena di prati, prati di viole.
E di boschi.
Là nessuna notizia giunge mai dal mondo.
Perfino i venti vi arrivano smorzati.
Chi è Calypso?
Una dea o è una maga? Una creatura non mortale.
Che aspetto aveva?
Potrei dirti di che colore erano i suoi occhi.
I capelli, che aveva lunghi e sciolti come i tuoi.
Calypso è una ninfa.
È una delle figlie di Atlante, così dicevano.
Ti teneva prigioniero?
Era il mare che mi teneva prigioniero.
Senza compagni, senza nave che mi portasse.
Ma perché pensavi sempre a tornare in patria?
Ti pesava molto quella prigionia?
Di giorno sì, molto.
Ma poi, quando veniva la notte, i miei ricordi si perdevano e mi addormentavo
nella grotta di Calypso.
Al risveglio, il desiderio di partire tornava a tormentarmi come prima.
Poi una mattina venne d'improvviso, là dove, seduto sopra le rocce della riva,
guardavo ogni giorno il mare e mi disse... Ti sbagli, la tua patria è più
a settentrione.
Questa notte le cornacchie hanno gridato a lungo.
Tu dormivi e poco fa d'improvviso è venuto da me un gabbiano.
Si è infilato dentro la grotta.
Sembrava che cercasse me, proprio me, che qualcuno lo avesse mandato da me
come un segno.
Tu sai cosa vuol dire questo?
Un colpo di vento, la stanchezza per un lungo viaggio.
Forse cercava il nido.
Tu lo avrai certamente catturato.
L'avrai chiuso in una gabbia.
No, se n'è andato.
Anche tu puoi andartene se vuoi.
Di che cosa stai parlando?
Di quello che mi chiedi da tanto tempo.
Del tuo ritorno.
Ritorno?
E come?
Guarda il mare.
In questo momento lo vedrai diverso.
Il mare non è invalicabile.
Io ho voluto che tu lo credessi.
E adesso invece io ti farò costruire una zattera. Ti darò una vela, ti darò cibi
adatti e una scorta d'acqua.
Una zattera?
No, tu non parli sul serio, non ti credo.
L'incantesimo è finito.
Giura. Che cosa?
Giura che hai cambiato pensiero e che ora vuoi lasciarmi partire.
No, non sono io che ti faccio partire, ma gli dèi, gli dèi che sono più
potenti di me, maligni come sono e invidiosi.
Io ti ho salvato, eri in balia del mare, la tua nave era distrutta e adesso gli
dèi ti vogliono strappare da me.
Io sola ti ho ridato la vita e ti ho curato.
Il gabbiano era un dio.
Ha portato un ordine di Zeus.
Solo per questo avrai la zattera.
Allora venire qui era tuo destino?
Un dio mi apriva la strada se volevo.
Sì.
Sì.
Rimani qui con me, io ti renderò immortale.
Non cambierai mai, resterai così per sempre.
Non dovrò morire mai?
No, come un dio.
Né malattie, né dolori.
Immortale, purché tu rimanga qui con me.
No.
Non riesci dunque a dimenticarla.
La tua sposa.
E a lei che pensavi tutti questi anni.
Non adirarti con me per questo.
La mia sposa non può confrontarsi con te.
Tu sei immortale e lei invecchierà, morirà.
Eppure, anche così, desidero di tornarmene a casa.
Rivedere lei e rivedere mio figlio.
Allora questa dovrà essere la tua rotta.
Tra Levante e Settentrione, dove le pleiadi sorgono dal mare.
Straniero, che significa diventare immortale?
Forse vuol dire che gli uomini si dimenticano di te e che tu li
dimentichi.
Come vedi, io non ci sono riuscito.
bravo
Salute, straniero. Ora noi faremo la gara delle spade.
Vieni a misurarti insieme con lui.
Perché questo invito?
Per deridermi?
Le glorie dei giochi sono per i giovani.
Vi sono uomini che conservano il loro vigore anche quando la loro giovinezza è
passata. Onorerai le nostre gare se vi prenderai parte.
Non posso, Alcino.
Le fatiche del viaggio mi hanno indebolito e il lungo esilio mi ha
spezzato l'orgoglio che fa combattere e vincere.
Lascialo stare.
Non mi sembra un uomo capace di competere con noi. Ha piuttosto l
'aspetto di un mercante di mare.
Uno di quelli che pensano solo al carico e al guadagno.
Hai parlato troppo. È male.
Certo, gli dèi non distribuiscono i loro favori a tutti in parti uguali.
Tu, per esempio, hai un aspetto florido davvero, ma non hai cervello.
I miei pensieri sono lontani da qui e non ho più il vigore della mia
giovinezza, ma anche così accetto la sfida, perché tu, sciocco giovane, mi
hai irritato.
Grazie.
grazie a tutti
Mi sono lasciato provocare e ho avuto torto, ma per lunghi anni non ho
conosciuto altro che la guerra.
La guerra è rimasta dentro di me, perciò è bastato poco per risvegliare tutto il
mio passato.
Voi mi avete conosciuto come uomo di mare, non posso nascondervi di essere
stato un guerriero. Non ti abbiamo chiesto di giustificarti, quel giovane
ti ha offeso.
Ma dimmi chi sei, forse il tuo è un nome famoso a giudicare dal valore che hai
mostrato. Non chiedere il mio nome, ma se pensi davvero che come guerriero io
meriti la stima dei feaci, ti prego concedimi una nave perché io possa
finalmente ritrovare la mia patria.
A che cosa pensi, Nausicaa? Tu sei cresciuto ormai, perciò ascolta.
Quando si è giovani è un fatto naturale amare le persone che sono sole e forse
soffrono. Esse sembrano chiederci tutto, le amiamo di più per questo.
Perché abbiamo un debito naturale verso chi è in pena.
Ma non dobbiamo dare più di quanto possiamo, più di quanto sia giusto.
Anche se il cuore ci spinge oltre gli affanni consueti.
Il suo destino non è di restare con noi.
È un uomo molto diverso da noi.
E io intuisco che pensa solo a tornare alla sua casa e alla sua famiglia.
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