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[Salvatore] I funerali del mio amico Boris si svolsero due giorni dopo l'omicidio.
[officiante] In questa nostra Palermo
per accogliere i resti di un onesto cittadino, un padre di famiglia.
Un prode servitore del popolo, dello Stato, della legge.
Il dottor Boris Giuliano, capo della Squadra Mobile di Palermo,
trucidato da chi ha avuto l'interesse di eliminarlo...
- [Salvatore] Io avrei voluto andarci. - I funerali non sono per i bambini.
- Sì, ma sono andato a quello del nonno. - Che c'entra?
- Il nonno era il nonno. - E lui era mio amico.
[Salvatore] Anche mio papà non voleva che andassi.
Era il suo modo di proteggermi e ogni tanto ci riusciva.
Ma con se stesso era molto meno bravo.
- Come è andata? - È stato bellissimo.
Bellissimo? Un funerale?
Pia, c'erano tante persone. Un sacco di gente.
Il cardinale ha fatto un'omelia piena di coraggio e speranza.
Ma soprattutto c'erano tante persone.
- Tutte contro questo schifo. - Allora che c'è?
C'è che Boris è morto.
Questo purtroppo lascia pure tanta tristezza.
Noi dobbiamo aggrapparci a quella speranza.
La tristezza, l'orrore, la violenza. Lasciamole fuori da questa casa.
[Salvatore] Quali sono i favori buoni e quali quelli cattivi?
Se papà prende il posto di Musumeci, diventa mafioso?
Se a Palermo non si muore per le femmine, per cosa si muore?
Che significa "si ammazzano tra di loro"?
Se la mafia non esiste, perché a Palermo ci sono i mafiosi?
- Hai ricominciato con le domande? - No, l'ho trovato per caso.
Papà.
Chi sono i mafiosi?
- Loro hanno ucciso Boris? - Ascoltami.
Non devi pensare a queste cose.
Alla tua età pensa ad andare al mare con gli amici.
Perché non dobbiamo dire quello che ho visto?
Forse può aiutare a prendere quelli che lo hanno ucciso.
No!
Ascolta.
Quello che hai visto tu, l'hanno visto altre persone.
Sono già andate a raccontarlo, per cui non serve.
È inutile. Non pensarci più, amore mio.
Non pensarci più.
[Salvatore] Non era vero che altri avevano visto
e raccontato quello che avevo visto io.
Era quello che sperava e per questo ascoltava i radiogiornali
e spulciava i quotidiani.
Così la mia testimonianza diventava inutile
e potevamo restare in silenzio, al sicuro senza sentirci complici.
- C'è da firmare questo. - Sì.
[Salvatore] Anche quello era un modo per proteggermi.
- Ecco. A posto? - Grazie.
Se ritardiamo cinque minuti, sembra che viene giù Monte Pellegrino.
Invece lui legge i giornali tutto il giorno.
Quello è più palermitano di tutti noi messi insieme.
Te lo dico io.
[Salvatore] A forza di cercare trovò qualcosa che lo fece stare molto peggio.
Ovviamente di tutto questo mia mamma non sapeva niente.
Ho parlato con Massimo, mi sento più tranquilla.
Finalmente, sono felice. Passami questi quaderni.
Lui mi ama.
Mi passi i quaderni o vogliamo fare un balletto?
Però c'è stato un momento in cui mi sono spaventata davvero.
Te ne vai? Si può sapere dove?
- A lavorare. - Alle 3 di notte?
- Sono le 3? - Sì.
- No. Fermo. - Lo vedi?
Le 4 meno 5!
- Quante sveglie hai? - Due e non cambiare discorso. Dove vai?
Da nessuna parte, pensavo che fosse l'ora.
Massimo, siediti.
- Dobbiamo parlare? - Siediti e guardami negli occhi.
Guardami.
- Tu hai un'altra? - Che dici, Patrizia?
Io l'ho capito, hai un'altra. Anche ieri sei uscito durante la notte.
Non mi guardi più, non mi baci, non dici cose carine. Niente!
È normale, dopo un po' di tempo il matrimonio va in stallo.
- Uno non deve stare sempre lì a baciare! - Dopo due mesi?
Patrizia, è questo cazzo di lavoro. Non posso spiegarti.
Devi credermi, gioia mia. Sei solo tu, non c'è nessun'altra.
- Giura. - Lo giuro.
Sì, troppo facile così. Giura sulla cosa più cara che hai.
Tu sei la cosa più cara che ho.
No! Stiamo discutendo su di me e giuri su di me? Non vale.
- Devi giurare su un'altra cosa. - Cosa?
- La macchina. - Va bene, giuro sul Mercedes.
Che si scassi tutto e gli cada un fulmine addosso?
Sì, che gli cada in testa un fulmine se non è vero che ti amo!
- Se non mi ami, io ti ammazzo! - Patrizia.
Io ti amo.
Ti amo, ti amo, ti amo.
- Dimmelo ancora. - Cosa?
Che mi ami.
- Ti amo. - Anche io.
Ora devo andare.
Mettiti a dormire. Dai, altrimenti domani mattina ti lamenti.
Insaziabile.
Ciao.
- Ti amo. - Anche io.
- [Pia] Quindi lui è uscito lo stesso? - [Patrizia] Sì.
- Alle 4 meno 5 del mattino? - Sì.
Però ha detto che mi ama.
- Perché fai così? - Come?
Sicuramente era al lavoro.
Ti ha detto che ti ama? Lo ha giurato.
- Sulla Mercedes. - Una cretina.
- Ecco cosa sono, una cretina! - No, non volevo insinuare niente.
Di sicuro era al lavoro, ma non fare così.
Devo andare!
[Salvatore] Patrizia non era la sola a sentirsi una cretina.
Angela!
[Salvatore]Anche lei aveva eccellenti motivi per sentirsi così.
Angela.
Sempre con queste cose nelle orecchie? Ti chiamavo.
Che c'è?
Non ti si può più parlare.
Che succede?
Non ho capito niente.
Ho sbagliato tutto, mamma.
All'improvviso ho come la sensazione di non sapere più niente di voi.
Hai voglia di parlare con tua madre?
[Salvatore] Da quando Marco le aveva detto di esserle stato dietro un anno
aveva ripensato a tutti i momenti insieme.
Marco.
Grazie di essere qui. Pensavo di morire.
Ora che facciamo?
- Ascoltiamo. - Cosa?
Il silenzio.
Devi solo trovare una persona gentile che ti vuole bene.
- Dove trovo uno così? - Magari lo hai già trovato.
Avevi ragione a dire che lo avevo trovato.
Si chiama Alfonso.
Alfonso?
Lo avevo trovato e non me ne sono accorta.
Va bene, gioia mia. Ma non è morto.
No, ma ora è troppo tardi.
Un anno.
Potevi aspettare un anno e un giorno! Settentrionale!
Piccola mia.
[Salvatore] Io non stavo meglio sapendo di avere le ore contate con Alice.
Già rassegnato alla separazione mi portavo avanti con gli zuccheri.
- Ciao. - Ciao.
Non vengo al mare, sono venuta solo per salutarti.
Devo tornare a casa a preparare i bagagli con mamma.
- Non vado neanche io. - Allora io vado subito al mare
prima che inizi a piovere.
Devo tornare presto, domani devo vedere papà! Ciao.
Ciao.
Domani è il tuo ultimo giorno?
Ma facciamo che sia bellissimo così non lo dimentichiamo più.
Ciao, Salvatore.
[Salvatore] L'ultimo giorno e io la stavo lasciando andare
come fosse un giorno qualunque.
Poi mi è venuto in soccorso lui.
[Boris] Salvatore, ti sembro uno che parlava per fare vento?
Andiamo!
- Alice! - Salvatore.
Che c'è?
Vuoi che domani non lo dimentichiamo più?
Domani sera devi venire con me in un posto.
- Che posto? - Fidati.
- Di sera? - Ti prego, trova una scusa.
Va bene, ci provo.
- Ehi, che vuoi? - Che modi!
Non ho tempo, perché mi hai fatto venire qui?
- Che stai combinando con Patrizia? - Che seccatura! Anche tu?
Hai un'altra?
Dopo quello che hai fatto con il tuo collega
- non mi fai la ramanzina! - Io non ho fatto niente. Tu?
Neanche io, niente.
Quindi ti alzi in mezzo alla notte solo per lavoro?
- Strozzerò Patrizia! - Rispondi.
Sì, per lavoro.
Lo sapevo. Di che lavoro si tratta? Ti devi alzare durante la notte?
Lo sai, quando ci sono quelli che non vogliono pagare
ti svegli durante la notte e li vai a cercare.
- Don Massimo, come state? Aspettate. - Non c'è bisogno.
- No, sono come lo zucchero. - Grazie.
Baciamo le mani.
- Grazie. - Buongiorno.
Arrivederci.
Don Massimo?
Sì...
Hai trovato questo lavoro dopo essere uscito dal carcere.
- Dopo la tua amicizia con Buscetta. - Pia, basta così. È meglio.
Allora ha ragione Lorenzo quando dice che i Salvo sono chiacchierati.
Ah! Lorenzo dice così?
Da che pulpito!
Massimo, non ti permettere. Se qui c'è una persona immacolata
- quella persona è Lorenzo. - Sì? E chiedigli come ha avuto la casa!
Chiedigli che favore ha fatto a quelli della banca.
Quale favore?
- È il papà di un'amichetta di Salvo! - Nessuno ti regala niente!
E a chiacchierare si finisce chiacchierati.
[Salvatore] Adesso anche mia mamma sapeva.
In quell'articolo c'erano i sospetti di legami tra la mafia
e la banca del papà di Alice, tra gli assassini di Boris e la banca.
E lui era a pezzi.
Avevamo avuto la casa da gente in combutta con la mafia.
Non lo sopportava e soffriva come un cane a mantenere il silenzio
su quello che avevo visto la mattina in cui avevano ucciso Boris.
Pia, che fai? Non dormi?
Come te.
Che c'è, Lorenzo?
No, niente.
Non riesco a dormire per colpa di questo rumore. Tu non lo senti?
- Quale rumore? - Non lo so.
È un rumore... È un rumore che se ci fai caso, non lo senti.
Poi ti distrai un attimo e ricomincia.
È una specie di ronzio.
Anzi.
Non è un ronzio, è più un cigolio.
Sembra proprio un cigolio. Ed è strano.
[Salvatore] Non riusciva a dire la verità...
Lo capirei in una vecchia casa dove magari i tubi possono avere...
A meno che un uccellino non ha fatto un nido in un tubo...
[Salvatore] E mia mamma per non umiliarlo non gli disse cosa aveva capito.
Andiamo a dormire.
Poi domani ci occupiamo dell'uccellino e del tubo.
[Salvatore] Mia mamma e mio papà non erano i soli e essere svegli quella notte.
Mamma. Mamma?
Mamma, è ora.
- Già? - Già.
Mannaggia, avevo messo la sveglia...
- Sebastiano, sono le 2. - Ecco.
"Ecco" cosa? Il carcere apre alle 8.
- Tu cosa fai già vestito? - Mamma, voglio che siamo i primi.
[Salvatore] E per mio zio Massimo quella notte fu fatale.
Ciao.
Sali davanti.
[Patrizia piange]
La casa...
Pia, questo rumore mi fa fare anche gli incubi.
[scroscio della doccia]
Pia? Amore?
Lorenzo! Chiudi!
Ma cosa fai in bagno, Patrizia?
- Lorenzo, chiudi subito! - Ma io come facevo a saperlo? Pia!
Non posso crederci.
Massimo con un'altra? Non lo so, mi ero fatta un'idea diversa.
Che idea?
No, era tanto per dire.
E poi l'hai detto anche tu... Si è messo con una che è anche brutta?
[squilli di telefono]
Pronto?
Sì, Massimo, sta qua. Te la passo?
Aspetta.
- È Massimo. - Ciao.
Patrizia, vieni a parlarci.
Patrizia, vieni a parlare con mio fratello.
Cosa vuoi?
Non m'interessa, Massimo. Non ti ascolto e non ti credo!
Io saluto i ragazzi e poi vado via perché è tardi.
- Lorenzo. - Sì?
Sai che tu e io dobbiamo sempre dirci tutto, vero?
[Salvatore] Da giorni mio padre si cuoceva nell'angoscia
di ciò che avevo visto il giorno in cui avevano ucciso Boris Giuliano.
Quell'ossessione lo consumava.
Ma non riusciva a parlarne con la mamma.
Parlava solo con me e io non capivo perché.
Sì, certo.
Massimo, dici sul serio?
- Che vuoi sapere? - Tutto. Devi raccontarmi di nuovo tutto.
- Tutto ciò che hai visto. - Perché?
Perché...
Non sei più sicuro che quello che ho visto io
- l'hanno visto anche gli altri? - Esatto. Voglio esserne sicuro.
Per cui devi raccontarmi ogni dettaglio. Hai capito?
Patri', non so più come dirtelo. Non ci sono altre parole per dirlo.
Non è come sembra! Capisci? Non è come sembra!
Non me ne frega niente se non è come sembra! Tu dici sempre così!
Se non è come sembra, allora com'è?
Non posso dirti com'è! Io m'ammazzo qua!
Patrizia, per piacere. Ti sto pregando.
- Torna a casa, per favore. - Ah, non puoi? Allora non torno a casa.
- E non chiedermelo più! - Patrizia, ti sto pregando.
- E io non ho mai pregato nessuna femmina. - Dovrai pregarmi ancora.
E forse neanche basterà. Mettiti l'anima in pace. Non torno a casa!
Patri'? Patri'!
Ma vaffanculo!
Tuo fratello sa dire solo una cosa. "Patrizia, non è come sembra."
Basta, Pia. È finita.
Non voglio più sentirlo neanche nominare! Basta!
Però magari non è come sembra.
Prima mi fai venire i dubbi e poi me li levi? Non capisco più niente.
Ciao.
Comunque tutti dicono che con le femmine non ci si capisce niente.
Però anche i maschi non scherzano.
Buongiorno.
Desidera?
Ha bisogno di qualcosa?
Gentile signore, qui non si può stare.
Se ha bisogno di qualcosa, lo dica, altrimenti vada via.
Certo.
Che tipo!
Crede che qui perdiamo tempo?
[Salvatore] Ci voleva tanto coraggio. E non era il solo ad averne bisogno.
Non te n'eri accorta? L'avevo capito anch'io.
Senti, mi do già abbastanza della scema da sola. Ok?
Non volevo dire questo.
E cosa? Che un altro imbecille se n'era accorto prima di me?
Scusa.
Io sto dietro ad Alice da un anno.
E non ho smesso di farlo anche quando lei si è messa con Fofò.
Allora io mi sono messo con Santina.
Ma non mi piaceva Santina, mi piaceva sempre Alice.
Voi avete dieci anni. Che significa essere fidanzati alla tua età?
Non lo so di preciso.
Ecco, appunto.
Ma non può essere tanto diverso.
Io ho provato a smettere di starle dietro, ma non ci sono riuscito.
Alla tua età funziona così?
Quando si decide di smettere, si smette e non si sente più niente?
[Salvatore] A mia sorella bisognava spiegare tutto. Ma proprio tutto.
[voci non udibili]
Perché lui non viene?
Amore, vedrai che adesso arriva.
Messina, non vai a salutare tuo figlio?
Non volevo che lo sapesse.
Non volevo farmi vedere da lui.
Mi dici cosa devo fare?
Devo dirglielo?
Tu non parlavi da vivo.
Marco!
Marco!
Ascoltami, Torino!
Io non avevo capito!
Non avevo capito niente!
Ti amo!
- Parla con te? - Shh!
Ti amo!
Scusami, Simonetta.
Marco, dove vai? Marco!
[voci non udibili]
Non volevo che tu sapessi che ero qui dentro
e che ero un ladro.
Sebastia'...
E così
non ci siamo visti per due anni.
Ti preferivo ladro che non vederti mai.
Così adesso sai che sono un po' ladro e un po' minchione.
Questo è il padre che ti è capitato.
A me... basta che questo padre ci sia.
[Salvatore] Ora toccava a me. Quella era la mia sera.
Alice, volevo dirti...
Alice, io ho pensato una cosa...
Penserai che sono matto...
[Pia] Sono tornata! C'è nessuno?
Angela, Salvatore, sono a casa!
Ci sono io, ma tra poco esco.
Dove esci? Solo le 8.
Dai, mamma, devo fare una cosa. Ti prego.
Torno presto.
Salvatore, di giorno puoi uscire quando vuoi.
- Ma la sera alle 8 no, sei piccolo. - Mi alleno per quando sarò grande.
- Ciao. - Ma che "ciao"? Salvatore!
Dimmi "buona fortuna".
- No, così mi fai preoccupare. - Dai, mamma.
Sai che puoi fidarti di me. "Buona fortuna."
Buona fortuna.
[Salvatore] Quella fu una sera lunghissima per tutti noi.
La sera che cambiò tutto.
[Patrizia urla dalla paura]
- Cretino, mi hai messo paura! - Vieni con me.
- No! - Vieni!
- Non vengo con te che mi tradisci! - Ancora con questo fatto?
- Non ti ho mai tradita in tutta la vita. - Tutta la vita? Buffone!
- Sono passati solo due mesi! - Va bene, non ti ho mai tradita.
- Vieni e te lo dimostro. - No!
Patri', magari mi fotto la vita.
Ma non voglio perderti.
Vieni.
Aspetta! Le luci, la cassa...
Ci siamo quasi.
Perché non mi dici dove mi stai portando?
Perché...
Aspetta.
- [musica classica] - La musica! Aveva ragione.
Vieni, entriamo.
- Salvatore, io ho paura. - Ma non devi avere paura.
Della persona che mi ha parlato di questo posto ci si può fidare.
E poi non può esserci niente di brutto
in un posto da dove viene una musica così.
[musica classica]
Hai visto?
È bellissimo.
- Da dove viene questa musica? Chi suona? - Non lo so.
È una magia.
Una magia?
[musica classica]
E adesso? Che facciamo?
Balliamo.
- Ci vedi? - Sì.
Attenta, c'è il gradino.
Vieni.
Patri', giura che non mi chiedi niente.
Giura.
Giuro.
Vieni.
Sono marito e moglie e si vogliono molto bene.
Tu mi hai visto prenderla. Ma la portavo da lui.
Andiamo.
[musica classica]
Che c'è?
Non... Non ti è piaciuto?
Troppo piano?
Troppo forte?
Troppo presto?
Salvatore, perché fai sempre tante domande?
Sono... Sono fatto così.
[Salvatore] E ubriaco di quei due bacetti
mi avventurai lungo un sentiero di follia.
Dai, scappiamo. Così tu non vai in Svizzera e non rimaniamo soli.
[Salvatore ]Ecco, si sa. Certe cose basta dirle e già sono un po' fatte.
Senza dubbio l'indomani saremmo fuggiti.
Pia.
Che fai qua?
Devo parlarti, Lorenzo.
Anch'io devo parlarti.
Però la mia è una cosa...
- Una cosa un po' forte. - Anche la mia.
Aspettate.
Ciao, Giuse'.
Grazie.
Arturo, guardami bene negli occhi.
Voi due non dovete più tornare qua. Capito?
Sì.
Se no quelli staccano la testa a te e poi a me. Vai in Continente.
- Dimenticati la Sicilia. - Tranquillo.
Ci tengo alla mia vita e anche alla tua.
- Grazie. - Ma figurati. Vai.
Procedi.
Vai.
Hai fatto una bella cosa.
Perché non vuoi spiegarmela? Non ti fidi di me?
Tu ti sei fidata di me?
E sei femmina.
È ancora peggio.
Andiamo, sono stanco morto.
Andiamo.
Quanto tempo perso.
- Sono proprio scema, vero? - Sì.
Se tu avessi aperto la bocca un po' prima.
E tu gli occhi.
I "se" fanno perdere solo altro tempo.
[ridono]
[Salvatore] Ero contento. Proprio contento.
Ma anche già un po' malinconico.
- E adesso perché? - Perché sì.
[Salvatore] Non potevo certo dirle il perché.
E non potevo spiegare perché rimasi indifferente
quando mamma e papà dissero...
Ragazzi.
Lasciamo questa casa.
Cosa?
E perché, scusa?
Io ho capito tutto, Lorenzo.
Ma soprattutto ho capito perché l'hai fatto.
E perché ora non riesci più a sopportarlo.
Ma io non posso vederti così.
E per questo neanche io sto più bene in questa casa.
Non dire che non è così. E non parlarmi dell'uccello nel tubo.
Perché ridi?
Perché è la stessa cosa di cui volevo parlarti io.
Perché non ci piace il modo in cui l'abbiamo avuta.
È giusto che vi spieghi.
C'è una possibilità che voi cambiate idea?
No.
Tu non dici niente?
[Salvatore] Cosa avrei dovuto dire? Quella sera io sarei scappato con Alice!
Hai deciso?
Le femmine fanno fare tante minchiate.
Sei sempre sicuro?
Allora, non ho trovato molto.
Una torcia.
Una borraccia.
- Un walkie-talkie. - Solo uno? E l'altro?
Già. Niente walkie-talkie.
Un binocolo.
E questi se dovete camuffarvi.
- Mi mancherete tanto. - A me no.
Invece sì. Tantissimo.
Ti mancheremo? Totò, pensi davvero che tu e Alice andrete lontano?
[Salvatore] Quello che pensavo non importava, perché quello è il momento
in cui si è messa in mezzo la mafia. Cosa Nostra aveva scoperto tutto.
Buongiorno, Massimino.
Carmelo.
Che fai qua?
Ti do la possibilità di salvarti la vita.
E stai attento perché ne hai solo una.
Quello che è successo è grave.
Minchia, un uomo d'onore non può avere addosso uno schifo così.
Devi ringraziare Don Masino.
Se fosse stato per me, saresti morto anche tu.
E ora ascoltami bene.
Va bene, dai.
Alla fine è anche meno peggio di come...
No?
[ridendo] È spaventosa.
È orrenda, papà.
È addirittura peggio di come la ricordavo.
- Fa proprio schifo! - [ridono]
[Salvatore ]Per un bel po' quella è stata l'ultima risata che ci siamo fatti.
- Ma che fai? Guarda cosa hai combinato. - Sei il solito, papà.
Sì, cavolo. Ma ora usiamo questo spumante!
Facciamo un brindisi.
Io...
Io vi voglio bene. Anzi!
Di più. Io vi amo.
- Ma tanto, però. - È durissima lo stesso.
- Ma è giusto. - Tieni, Angeluzza.
- Anche io. - No.
Dai, solo un goccio.
E allora, che dire?
Grazie.
Grazie...
...per avere compreso.
Per avermi compreso.
Lo so, non è facile.
[colpi alla porta]
Ma chi è questo maleducato?
- [colpi alla porta] - Oh! Ma chi è?
Dov'è quello scemo di tuo marito?
- Sei impazzito? - Che c'è?
Vuoi farci ammazzare?
- Massimo! - Levati! Quelli ci scannano.
- Calmati. - Tu devi calmarti!
Lui fa l'eroe. Ma qui gli eroi non esistono! Esistono solo gli spioni.
E gli spioni finiscono dentro i piloni! Lo capisci?
Lui e tutta la famiglia!
- Forza, uscite! - Zio, ma...
- Zitta! - Massimo, che succede?
Grazie a quella cosa inutile di tuo marito, dobbiamo andare via tutti!
Fuori, cammina.
[Salvatore] La mafia non aveva scoperto lo zio Massimo.
Aveva scoperto quello che aveva fatto papà.
È di nuovo qua? Ma si può sapere cosa vuole?
Voglio parlare con chi segue le indagini per l'omicidio di Boris.
Ho delle informazioni.
Io ho visto.
Prego, venga con noi. Da questa parte.
[Salvatore] Non riuscì a tenersi dentro quel peso e si prese la responsabilità.
- Di qua. - Sì.
E per non subire vendette ora dovevamo scappare.
Dai, gioia. Sali.
Alice.
Alice!
- Che c'è? - Che c'è?
Ferma, zio, c'è Alice!
[Salvatore] Ovviamente non ci siamo fermati.
E così avevo perso anche Alice.
Allora, ora andiamo a Torino. Io vi sistemo là e poi torno qua.
- Che dici? - Ma è sicuro?
[Salvatore] In quel momento ricordai ogni cosa brutta successa in quei sei mesi.
Filù! Filù!
[pianto di una donna]
[esplosione]
Don Vito.
Adesso vi piace il panorama?
Allora?
Ti giuro che c'era! Era qua!
Non devi andare a valle delle cose, ma a monte, Salvatore. A monte!
[spari]
Ciao, Tore.
State bene. Non pensate a me.
- Ciao. - Ciao.
[spari]
[Salvatore] E finalmente ho capito cos'era la mafia, chi erano i mafiosi
e tutto quello che giorno dopo giorno ci stavano portando via.
- Salvatore! - Va via.
Ma dove va?
Salvo, dove vai?
- Dove è andato? - Di là.
Salvatore!
Salvo, sta partendo la nave!
Minchia, è scemo come suo padre!
Dove vai?
Ho l'auto qua. Non partite senza di noi.
Ferma tuo figlio!
[voci non udibili]
[Salvatore] E ho capito che quella era una guerra
e che non dovevano vincerla loro.
[voci non udibili]
[voci non udibili]
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