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[Salvatore] Eccoci, siamo arrivati all'estate di quel 1979
a quei giorni che hanno cambiato la nostra vita e non solo la nostra.
Già si sentiva il profumo degli anni '80.
E aveva l'odore dei soldi.
Soldi che viaggiavano da una parte all'altra dell'Oceano Atlantico
e se qui arrivavano i soldi, da qui partiva l'eroina.
- Polizia! - Vai!
Vai! Cercate dappertutto!
Non vi fate fottere. Vai!
Cercate ovunque! Cerca anche nell'altra stanza, Saro!
[Salvatore] Quella era stata la grande intuizione del mio amico Boris.
La Sicilia era diventata una grande raffineria di droga.
La mafia la comprava, la lavorava, la spediva in America
e da lì arrivavano fiumi di denaro, cosa importante per tutti i mafiosi
e guai a toccargli i soldi! Niente li fa arrabbiare di più.
Devi darmi 3000 lire, non farmi girare i coglioni.
Denari, Primiera e il Sette di denari.
- Totò! - Che c'è?
- Il Sette di denari l'ho preso io. - Ma che dici?
- Mah! - Mah cosa?
- Niente. - Ah!
Va bene. Vai a fare la telefonata.
Luchino, non hai dimenticato qualcosa?
I soldi, 3000 lire.
Un assegno, un estratto conto sono come le impronte digitali.
Se troviamo il pezzo di carta giusto, li fottiamo.
Quando saremo lì, dovremo prendere tutto, fino all'ultima bolletta.
- È chiaro? - È chiaro.
- Allora andiamo! - [squilli di telefono]
- Sì? Giuliano. - Dottor Giuliano, lei è un uomo morto.
- Dottore, andiamo? - Andiamo.
Totò! L'ho fatta.
Ma io non l'ho mai capito, perché facciamo queste telefonate?
- A che serve avvertire? - Luchino!
Il tuo problema è che sei rimasto un contadino.
Ora siamo in città e le telefonate le facciamo per educazione.
[Salvatore] Quei giorni che avrebbero cambiato tutto, per noi erano pure belli.
- Avevamo finalmente la casa nuova. - Guardate, il cotto è ovunque.
Le rifiniture... È tutto nuovo e l'acqua non manca mai.
Così ora puoi fare lo sciampo tutti i giorni.
Bravo, Lorenzo!
- Ci hai messo un po' di tempo, però... - La cucina è bella!
Ti viene voglia di cucinare.
- Bella! - Grazie.
- Ti ho sottovalutato. - Io no, mai.
- Quanti metri quadri sono? - Saranno circa 130.
È più grande della nostra! È enorme, bravo!
- Bravi! - Ma come...
Come hai fatto?
Alla fine è stata un'occasione.
Spendiamo quanto spendevamo nella vecchia casa.
Lorenzo ha il fiuto per gli affari.
No, è stato un colpo di fortuna.
No, la fortuna è di chi se la va a cercare.
Tu te la sei cercata bene stavolta. Bravo!
- Finalmente hai imparato. - Non rispondergli, non ascoltarlo.
Non sopporta se qualcuno fa meglio di lui.
Nessuno fa meglio di me.
- Ecco. - Papà, è enorme, grazie!
È bellissima.
- Grazie! - Allora vi piace?
Sì.
Quando vi trasferite?
Oggi firmo il contratto e poi traslochiamo.
Sono impaziente, per noi sarà come un nuovo inizio.
- Lì c'era una cosa... - Sì?
- Poi tu mi dirai come hai fatto. - Ma io...
Poi me lo dirai.
[Salvatore] Non poteva dirglielo, non riusciva a dirlo neanche a se stesso.
- Le piace la casa? - Moltissimo.
Bene, il contratto è quadriennale e rinnovabile, l'affitto è bloccato.
L'appartamento è stato rinnovato, ma se vuole delle migliorie
vista anche la sensibilità dimostrata per la nostra causa
- la banca sarà lieta di provvedere. - Va benissimo così.
Anzi sono anche un po' in imbarazzo visto il prezzo...
- È praticamente un regalo. - No, è il minimo della riconoscenza.
Va bene, ma non parliamo più di questa cosa.
D'accordo.
Allora metta qualche firma
e la cosa è fatta.
Bene! Ecco, grazie.
Quindi per quanto riguarda l'alloggio
lei non avrà più preoccupazioni.
Già, posso ringraziare il dottor Guarneri?
Oggi è impossibile.
- Ci penserò io per lei. Arrivederci. - Arrivederci.
Dovremmo far venire qualcun altro, c'è tanta roba da sequestrare.
Portiamo questi, parliamo con il dottor Giuliano e vediamo che dice.
Va bene.
Eccolo qua. Tieni, io arrivo subito.
- Scende? - Sì, non so se ci entriamo, ma...
- Giammarresi! - Sì?
Ecco la copia delle chiavi.
- Grazie. - Allora auguri.
Auguri a lei.
- Ha fatto? I faldoni pesano. - Certo.
[Salvatore] Come tutti, anch'io ignoravo la sofferenza di mio padre.
Ero in vacanza e pensavo ad Alice, ma anch'io avevo dei problemi.
Seba!
- È già uscito. - Dov'è andato?
- Non lo so, è uscito presto. - Con il costume?
No, il costume è qua.
- Vi sembrava arrabbiato? - Non parla da due giorni.
Tu sai perché? E neanch'io.
Perché ci hai fatto correre qua?
- Sebastiano è scappato per colpa tua. - Ancora con questa storia?
Gli hai detto che il padre era in galera.
È la verità.
- Lui non voleva saperla. - Ho detto che scherzavo.
Lui non è minchione.
Sono un minchione!
Che minchione!
Forse Sebastiano non è scappato, è solo andato da qualche parte.
- Cerchiamolo. - Allora dividiamoci.
Alice e io andiamo al mercato del pesce, a volte aiuta lo zio.
- Tu potresti andare... - Non possiamo andare tutti insieme?
Va bene, andiamo tutti insieme.
Marco!
[Salvatore] In fatto di minchioni, gli imbattibili sono loro
l'ottusa di mia sorella e quel genio di Torino.
- Scusa, avevo la musica. - Cos'è?
Si chiama walkman.
Me lo ha portato mio padre dal Giappone.
Prova.
[musica dalle cuffiette]
È incredibile.
Esci anche con questo vento?
Sì, si chiama vela, più ce n'è e meglio è.
Già.
- Prima potremmo farci un bagno. - Sì, sta arrivando Simonetta.
Se anche a lei va...
Posso dirti una cosa?
Sei una palla di amico.
- Tu hai detto che io dovevo... - Lascia stare, me lo faccio da sola.
- Domani? - Poi vediamo. Ciao.
Angela, aspetta!
- Tienilo tu oggi. - Sei sicuro?
Sì.
In barca a me non serve, me lo ridai domani.
- Così dobbiamo vederci per forza. - Grazie.
- Ciao. - Ciao!
Noi cerchiamo il nostro amico Sebastiano.
Perché lo cercate qua?
- Perché è una chiesa. - E allora?
Abbiamo pensato che una persona disperata, bisognosa di conforto...
- Questa è la casa del Signore. - Sì, ma io non l'ho visto.
- Se lo vede, può rimandarcelo a casa? - Certo, lo rimando a casa.
E accenderò anche un cero a San Leonardo.
- Chi è? - Asino! San Leonardo!
È il santo protettore dei carcerati.
Se tu fossi venuto al Catechismo, ora sapresti chi è.
Adesso ho da fare, andate. Ciao.
Salutatemi tanto i vostri illustri genitori.
- Grazie. - Di cosa?
Ho detto "illustri". Non salutarmi nessuno, vai!
Ora dove lo cerchiamo?
Io penso che tra fra Giacinto e San Leonardo, Sebastiano salterà fuori.
Fofò, a volte mi chiedo se pensi davvero le cose che dici.
Che ho detto?
Tu ti affidi ai santi e noi alla ragione.
Non ho capito.
- E se fosse andato là? - Al monastero di San Leonardo?
Sì, va bene...
Perché andate via?
Arturo, puoi uscire.
Grazie, fra Giacinto.
Arturo, devi dirmi che cosa hai fatto.
Ho rifiutato di pagare la protezione, mi hanno dissanguato
- e ora vogliono scannarmi. - Già, questi sono tempi molto difficili.
Domani, al massimo dopodomani, prendo mia moglie e vado via.
- Vado nel continente. - Nel continente...
Ma dove vai?
Tu puoi stare qui quanto vuoi e nessuno può torcerti un capello.
- Capello... Si fa per dire. - Grazie.
Grazie, fra Giacinto.
Grazie.
Un altro.
Un altro.
Un altro!
Puoi andare. Vai!
Un minuto, fammi capire bene. Chi sta cercando Arturo Ardigò?
È qua, io ve lo do, ma non voglio nessuna seccatura, intesi?
Devi farlo tu, lo ha deciso don Masino.
Ma perché io?
Perché sei ancora vergine. Non pensi alla carriera?
Vuoi rimanere un soldato per tutta la vita?
Io ci tengo alla carriera.
Ma tecnicamente io sarei distaccato presso l'Esattoria.
Lui è distaccato! Sei anche simpatico.
Vai.
Devi farlo stanotte.
E devi farlo bene perché fra Giacinto non vuole problemi.
Deve sparire ogni cosa, il corpo e anche questa.
Carusi, forza, giocate! Stavate giocando.
- Tocca a te. - Forza!
- Tiro questa carta. - Bella!
Ti piace?
Prenditi questa!
[radio] Gli uomini della Squadra Mobile si sono presentati stamattina
al Banco di Trinacria, dov'è ancora in corso una perquisizione.
Ci sono operazioni sospette che coinvolgerebbero alti dirigenti...
- Giammarresi! - Oh! Cusumano, accidenti!
- Non sai bussare? - Scusa.
- Cosa c'è? - Lorenzo, devi farti proprio pregare?
- La casa la festeggiamo o no? - Fuori.
- Dai! - Fuori!
Perché fai così?
- Lorenzo, sei un uomo d'oro. - Non tutto quello che luccica è oro.
- Presi! Cosa stavate facendo? - Cosa stavamo facendo?
Massimo, cosa stavamo facendo? Mi hai detto di raggiungerti qui
- perché devo chiederti una cosa. - Già, a me, non a lei.
- Dammene uno anche a me. - "Amore mio, buongiorno, come stai?"
- Sei un villano! - Dammene uno anche a me.
Le femmine sono tutte uguali, le sposi e si attaccano come un polpo.
- Cosa devi dirmi? - Niente... Una cosa...
Lorenzo, sbrigati, non ho tempo, cosa c'è?
Tu che conosci tutto di tutti, questo dottor Guarneri
direttore del Banco di Trinacria... Cosa sai di lui?
- Perché me lo chiedi? - È lui che mi ha fatto avere questa casa.
- È il papà di un'amichetta... - Tua?
Massimo, cosa dici? È un'amichetta di Salvuccio.
Ti ha dato la casa perché è il papà di un'amichetta di Salvuccio?
Rispondi, per favore.
- Non ti dico niente. - Perché?
Se dico che è una persona squisita
per te è uno zozzone perché lo dico io.
Se ti dico che è uno zozzone, è uno zozzone... Allora non ti dico nulla.
Chiederesti i documenti anche a un biglietto vincente della lotteria!
Hai ammazzato una persona per avere questa casa?
No.
Gli ho fatto un favore.
Gli ho facilitato una cosa...
Bravo! Prenditi la vincita e goditela.
I peccati veri sono altri.
Massimo, forse hai ragione, mi faccio troppi problemi.
- Vado via. Ciao, Patrizia. - Ciao, Lorenzo!
- Adesso gli mandi anche i baci? - Sono baci volanti.
- Dammene un altro, anzi altri due. - Massimo...
Muta!
Stasera non torno a cena.
Lo sapevo, tu resta qua.
Ciao, Seba.
- Che volete? - Vedere come stavi.
- Lo sapevate tutti. - Seba.
[sirena]
- Ciao. Insomma è lei la tua... - Alice.
Invece di portarla al mare, la porti in prigione?
Tanto sta per piovere. Comunque lo ha scoperto.
Entra dentro, arrivo.
Sebastiano.
- Che succede? - Non lo so.
- È ancora arrabbiato con me? - È arrabbiato con tutti.
Stai su, non preoccuparti.
Salvatore, una parola. Puoi venire un attimo?
- Alice è carina. A che punto sei? - Forse ci siamo.
- Bene, allora. - Insomma.
Tra un po' parte per la Svizzera.
Va in un collegio e forse non torna più.
Bisogna farla innamorare di brutto così torna prima o non parte.
Serve un'idea grandiosa.
Lasciami pensare, ci vediamo al bar. Ciao, Alice.
Sebastiano, mi raccomando.
[Salvatore] Non sapevo se credergli. Con tutto quello che aveva da fare
figuriamoci se si metteva a pensare a me e Alice.
Però con Seba aveva trovato il tempo e le parole giuste.
Picciotto, diciamo la verità. Quando era imbarcato
quante volte l'hai visto?
Invece ora lo vedrai una volta alla settimana.
Lui ha fatto una minchiata. Anzi, una minchiatina.
So come vanno queste cose, con un buon avvocato in un attimo è libero.
Se fossimo stati in Giappone, ci sarebbero voluti mesi.
Ehi, va bene?
[Salvatore] Così i miei due amici deficienti erano di nuovo amici tra loro.
Eravamo tutti insieme.
Però ancora per poco.
- Tuo padre difende mio padre? - Gliel'ho chiesto e ha promesso.
Quando promette qualcosa, la mantiene.
- Gratis? - Non siamo amici io e te?
Seba, sai come sono fatto.
Le cose mi escono di bocca e non so neanche da dove mi vengono!
Questa cosa della Svizzera... Tu vuoi andarci?
No.
- Allora non andare. - Come faccio?
- Non sono io che decido. - Ma come?
Non possono farti fare una cosa che non vuoi.
No?
Non ti fanno mi fare quello che non vuoi?
- Il dentista no! - Ti prego, il dentista non ti fa niente!
Continuamente, ma sono cose che passano.
- Poi il dentista è vicino. - Il dentista?
Per dire. La Svizzera è lontana. Per tanto tempo.
[Salvatore] Più che un'idea per fare restare Alice ci voleva un miracolo.
Io volevo bene a Boris, avevo fiducia in lui.
Era bravo nel suo mestiere, ma non lo vedevo a fare miracoli.
Ho fatto un miracolo. Dalla questura a qui sette minuti.
Che belli siete! Ciao.
- Gioia mia, vieni qui. - Ce la fai a raggiungerci?
- Appena posso, un miracolo alla volta. - Ci mancherai.
Anche voi, ma ora godetevi le vacanze.
Salite sul treno che parte. Forza, attenzione allo scalino.
I bagagli sono sopra?
- Sì. - Bene. Ciao, amore mio.
State bene e non pensate a me.
- Ciao. - Ciao.
[Salvatore] Io avrei voluto dargli una grande idea.
Boris, sali su quel treno. Vattene da qui, vattene!
Ma non sapevo leggere il futuro e avevo problemi con il mio presente.
- Questi sono perfetti. - Come? Mi arrivano ai polpacci!
Che importa? Guarda che orlo, possiamo scucire la stoffa.
[Salvatore] Con l'occasione del trasloco
mamma aveva deciso di verificare cosa tenere e cosa regalare.
Vediamo questi. Guarda che belli.
- C'è solo un buco, ma mettiamo una toppa. - Un'altra?
- [urlando] Io butto tutto. - Togli quegli affari.
Quali calamari?
Angela, stai urlando.
Scusa. Comunque a me non va più bene niente.
Neanche a me.
- Ciao. - Ciao, papà.
Questi due, i tuoi figli
siccome andiamo a vivere in una casa da signori
pensano che siamo ricchi.
Ragazzi, tranquilli. Siamo rimasti sempre gli stessi.
- Però siamo belli così. - Certo!
Aspetta!
Aspetta! No!
- Perché? - Cammina.
- Sali. - Aspetta.
Sali!
Aspetta. No!
No, no!
No, ma non c'è un'altra. Massimo è pazzo di te.
Si tratterà di questo nuovo lavoro. Stai tranquilla.
Ero al telefono con Patrizia, dice che Massimo è strano.
La tratta male e stasera non è tornato neanche a casa.
Pensavi che fosse cambiato solo perché si è sposato?
Oggi abbiamo fatto molto.
In effetti anche io lo vedo strano. Tu, stamattina?
Cosa?
Patrizia mi ha detto che sei passato al bar per parlargli.
Sì, una sciocchezza. Gli ho chiesto un consiglio per la casa.
Comunque mi sembrava lui.
Lorenzo...
Mi dispiace averti fatto del male.
Però non parliamo più di questa cosa. Mai più?
Mai più.
Ora voglio guardare solo in avanti. Solo al futuro.
Tutto quello che ci aspetta.
Il dottor Guarneri è stato gentile a offrirci questa opportunità.
Solo in nome dell'amicizia tra nostro figlio e la sua.
- Secondo te dobbiamo fargli un regalo? - No.
- Ci ho già pensato io. - Sì? Cosa?
Amore mio, abbiamo detto che vogliamo guardare solo in avanti?
- Perché mi guardi così? - Perché mi piaci.
I ragazzi sono ancora svegli, dobbiamo fare piano.
Piano per l'ultima volta.
Angela, dormi?
Che ti prende?
Io sono contento di andare in una casa nuova.
Però è l'ultima volta che dormiamo insieme.
Un po' mi dispiace.
- Perché non vedi più Marco? - Si è fidanzato.
Peccato, era simpatico.
Però sono contenta per lui.
- Non sembra, sai?
Ma tu cosa ne sai?
Perché Alice ora che mi ha preso la mano deve partire?
Perché le cose belle non possono essere belle e basta?
Ti prego, Salvatore. Basta con le domande.
No.
Ne ho tenute troppe dentro, ora le tiro fuori tutte insieme!
Allora tirale fuori tutte adesso.
Quando saremo a casa nuova e avremo due stanze separate
dovrai bussarmi alla porta per dirmi qualcosa.
[Salvatore] Perché ci vuole un buon avvocato per tirare fuori il papà di Seba
se ha fatto una cosa piccola piccola?
Perché ai genitori di Alice non dispiace mandarla lontano da loro?
Perché papà non sembra contento della nuova casa?
[Salvatore] Senza risposte quelle domande non mi lasciavano dormire.
Anche se eravamo a casa nuova
nel letto di Angela ci sono andato lo stesso.
La vita...
...è tutto un mistero.
[Salvatore] Non ero il solo a non riuscire a dormire.
Ma doveva essere qualcosa che aveva a che fare con...
Boh! Le costellazioni? Lo scirocco?
O con il fatto di essere maschi?
[Salvatore] Si capisce che in quelle condizioni
il giorno e la luce non potevano portare alcun sollievo.
- Amore, io scappo. - Sono le 7,30.
Lo so, ma da qui ci metto di più per andare al lavoro.
- C'è il traffico. Ci vediamo più tardi. - Ciao.
- Mamma, io esco. - Dove vai a quest'ora anche tu?
Vado al mare con Alice, Fofò e Sebastiano.
"Da due giorni non si hanno notizie di Arturo Ardigò
il commerciante che avrebbe ricevuto minacce a fine estorsivo.
Gli inquirenti temono il solito caso di lupara bianca."
Bravo, Massimino. Minchia, hai fatto un lavoro pulito.
Picciotti, don Masino aveva ragione.
- Questo farà strada. Dai, beviamo! - Alla salute.
- Alla salute. - Alla salute.
Alla nostra.
[Salvatore] Con il giorno anche le femmine diventarono nervose.
È sgusciato via come un'anguilla. Credimi, non esagero.
- Nel cuore della notte. - A questo punto devi parlare con Massimo.
Lui mi dice che è per il suo lavoro.
Dice anche che sono pazza e gli scasso la minchia.
- No. - Fammi faticare, così non ci penso.
Capirai, qui la fatica non manca.
Non so dove tenevamo tutta questa roba nell'altra casa. Angela!
- Muoviti. - Ora devo andare, mi stanno chiamando.
Neanche oggi ci vediamo?
Che devo dirti? Dobbiamo mettere a posto.
Sì, ma tutto il giorno? Neanche dieci minuti?
Una granita, due chiacchiere.
Avevo fatto una cassetta che volevo darti.
Ora non lo so. Se è per il walkman, te lo lascio a casa
o da qualche altra parte.
[Salvatore] Attenzione, il momento è cruciale.
Finalmente si è rotto qualcosa
dentro quella specie di monaco tibetano piemontese a Palermo.
- Angela. - Eh?
Non mi frega niente del walkman, capito?
Puoi tenerlo, buttarlo, schiacciarlo, non mi importa!
È un anno che ti vengo dietro come un cretino.
Prima Rosario, poi Alfonso. Io sempre lì e tu non te ne accorgi.
Sai che ti dico? Mi hai scassato la minchia.
[Salvatore]Lei, l'ottusa venne travolta da quella dichiarazione?
Il suo cuore si aprì finalmente insieme ai suoi occhi?
Torino, parli così a tua sorella!
[Salvatore] Però qualcosa iniziò a farsi largo nel disordine della sua testa.
Che significa "un anno che ti vengo dietro"?
[Salvatore] Forse troppo tardi. Il maschio una volta ferito si sa come fa.
- Ciao. - Ciao. Questa è per te.
- L'hai fatta per me? - Sì.
Grazie.
[Salvatore] Perché non fosse troppo tardi anche per me e Alice
quella mattina andai a cercare il mio amico Boris.
Lui era la mia ultima speranza. Era il 21 luglio del 1979.
Qualcuno ricorda cosa successe quel giorno a Palermo?
- Cercavi me? - Sì, ma...
Sì. Stamattina sono venuto da solo.
- Che fai qui? - Lo sapevo, lo ha dimenticato!
Dove vai? Vieni qui. Non dimentico una cosa così importante.
Salvatore, ci ho pensato e ho trovato.
È nel centro storico, uno dei posti più belli di Palermo.
- Lo Spasimo, lo conosci? - No.
Devi portare lì la tua Alice a sentire la musica.
- Che musica? - Quella che suonano lì tutte le sere.
Nessuno sa chi suoni quella musica
ma tutte le sere sale ed è una magia.
Portala lì e ci sarà la magia per te e Alice.
Portala lì, il resto ti verrà dal cuore.
- Grazie. - Di cosa?
L'importante è che quando succederà, pensami.
- Ciao. - Ciao, Salvatore.
[spari]
[clacson]
[TV] Il capo della Squadra Mobile di Palermo
il vicequestore Boris Giuliano è rimasto vittima di un agguato.
Erano da poco trascorse le 8. Ecco il vicequestore Giuliano.
Sette i colpi di arma da fuoco sparati con una calibro 765
lo hanno raggiunto alla nuca e alla tempia.
Il delitto è stato compiuto all'interno del bar Lux
nella zona residenziale della città.
In questo bar il capo della Mobile si recava ogni mattina
a prendere il caffè prima di andare in ufficio.
[voci confuse]
- Che succede? - È chiuso?
Come?
- Dicono così. - Dicono così?
Cusumano, si può sapere che succede?
È per te! Per festeggiare la casa.
- Auguri! - Auguri.
Cosa dovete festeggiare?
- Auguri! - Ma cosa devi festeggiare?
Cinque minuti.
Lascia la bottiglia! Che devi festeggiare? La gente aspetta!
Vogliamo tornare al lavoro? Forza!
Dove siamo?
Questo non è siciliano e neanche italiano!
Agli sportelli, c'è gente che aspetta.
Vedi tu! Prego, signori. Accomodatevi.
- Papà! - Salvuccio.
- Che è successo? - L'hanno ucciso.
- Chi? - Boris.
- Come? Chi te l'ha detto? Cosa... - Io l'ho visto.
Zitto.
Tu l'hai visto? Ascoltami bene.
Non devi parlare di questa cosa con nessuno. Ti prego.
Neanche a scuola, ai tuoi compagni, alla mamma, a tua sorella. Nessuno.
Mi raccomando, non hai visto niente.
Cosa fatta?
Fatta.
- Sai la differenza tra noi e gli altri? - No.
Noi siamo gente di parola. Andiamo.
Ho già mescolato.
No, prima si danno all'altro.
- Giusto. - Giusto.
Tieni.
Mille a me!
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