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[Salvatore] Non fu facile smaltire la delusione della sconfitta
nella partita del secolo. Dietro le bandiere c'erano ancora
le nostre tristezze, i nostri problemi, le nostre paure.
Ma poi arrivò l'estate e il vento caldo portò una febbre nuova
che avrebbe investito anche noi, come stava facendo con tutti.
- Sei un comunista di convenienza. - Io? Siete un branco di ladri!
- Vi siete mangiati mezza Italia! - Vero!
- Vedi? - Tu hai mangiato.
Nell'aria la tensione saliva giorno dopo giorno.
E i politici collusi con la mafia temevano di perdere potere
e di non poter mantenere le promesse fatte a gente molto più pericolosa.
Santa Rosalia, fulmina e strafulmina
i comunisti radicali e dissidenti. Amen.
[Don Vito tossisce]
Giaci', è troppo grossa questa candela. Ci stai affumicando tutti.
Scusate, ma forse ne serve una più grande per vincere le elezioni.
- Te l'ha detto il Signore? - No.
Don Vito, è stato fatto un sondaggio.
Quella cosa che fanno gli americani.
Ma che minchia mi interessa! L'importante è che votino per noi.
Sì, ma questa situazione è delicata.
Le cose rischiano di andare in malora.
- In Sicilia. - Anche in Sicilia.
- Sì. - Stiamo scherzando?
In malora? Abbiamo fatto delle promesse!
Minchia che bella! Ne voglio dieci tutte così.
- Totò, dieci? Ma non sono un po' troppe? - Dieci.
Non sono troppe.
Don Vito ci ha fatto belle promesse con i nuovi appalti.
E se poi non le mantengono, dieci sono anche poche.
Se non le mantengono, sai quante fosse dobbiamo scavare?
Noi dobbiamo difendere la democrazia in questa nostra bella isola.
Queste minchia di elezioni dobbiamo vincerle noi! Punto!
- Punto. - Io ne metto un altro.
Bravo, Giaci'. Bravo.
Uno in meno che ti ficcheranno nel culo se le cose andranno male.
- Basta che non sia nostro.
- Il culo. - Il culo.
Speriamo.
[Salvatore] Anche la mia classe era in trepidazione.
Era iniziato il conto alla rovescia.
- Mancano sette giorni. - Mio cugino mi ha detto
che se non passi l'esame di quinta elementare, ricominci dalla prima.
- Non credo a tuo cugino. - Non è sciocco come te.
Ti credi Einstein?
Scommetti che avrò un voto migliore del tuo?
- Mille lire. - Salvatore, spacca.
Aspetta.
Hai i soldi?
Li trovo, non preoccuparti. Tanto vinco io!
Dai, Salvatore. Forza!
[Salvatore] E io, all'ansia dell'esame, dovevo aggiungere quella di mia madre.
Arrivato il suo ultimo giorno di supplenza
e lasciata la sua classe
la sua classe eravamo diventati io e Sebastiano.
- Finito! - Ve ne ho dato un altro.
Mamma, siamo stanchi!
Dai, è l'ultimo. Su, coraggio.
[Salvatore] Ma anche per papà molte cose erano cambiate da quel giorno infausto.
Non poteva togliersi dalla testa il sospetto che mamma lo tradisse.
[voce non udibile]
[Salvatore] Siccome non era riuscito a trovare indizi, gli rimase di pedinarla.
Salvatore, mentre sto fuori voi studiate perché quando torno vi...
- ...interrogo. - Ecco, bravo.
- Ma dove vai? - Dalla zia Carla. Ciao.
[Salvatore] Quando mia madre prese una strada che non portava a casa di zia Carla
mio padre sentì un tonfo al cuore.
Uguale a quelli che sentiva Marco per colpa di mia sorella
che proprio non voleva capire.
- Vai da lei e dille cosa pensi. - Cioè?
Che ti sei innamorato e che pensi sempre a lei.
- Non ne sarò mai capace. - Sì, ne sei capace. Dai, fai una prova.
- In che senso? - Fai finta che io sia Simonetta.
Va bene.
Angela...
Simonetta.
Ecco, io...
Tu mi piaci molto.
Non si vede perché sono settentrionale
e certe cose non so tirarle fuori.
Basta con questa settentrionalità. Per una volta buttati!
- Tira fuori ciò che hai dentro. - Minchia!
Dal primo momento che ti ho vista ti amo da impazzire! Ti penso sempre.
La mattina, il giorno, la notte. Sempre. Ti amo!
Accidenti. Non pensavo ti piacesse così tanto.
Adesso devi soltanto dirlo a lei.
- Vai. - Dove?
- Da lei. Vai! - Angela, ascolta...
Dai, vai!
Su, vai.
[Salvatore] E Torino andò da una di cui non gliene fregava niente
solo perché mia sorella era così ottusa da non accorgersi
di essere lei l'amata di quel babbeo. Due geni!
- Puoi aiutarmi? - Sì.
[rombo di motore]
Che fai qui?
Tu che fai qui? Questa non è casa di tua cugina.
Pia, grazie di essere venuta. Ah, c'è anche lei! Salve.
[Salvaotre] Era la madre di Fofò.
Scusi un attimo.
Per non perdere la scommessa,
Fofò faceva ripetizioni con mia madre, e la supplicò di non dircelo.
Bravo. 7+.
7+! 7+!
Totò, tua madre scasserà anche la minchia, ma guarda qua!
7+. 7+.
Che c'è di male se do ripetizioni a Fofò?
Niente.
Lorenzo, allora dimmi cosa succede.
Dimmi una cosa. Quel collega di cui Salvuccio parlava nel quaderno...
Era con lui che ti abbracciavi fuori dalla scuola?
- Quando? Di che parli? - Pia, vi ho visti.
Fuori dalla scuola. L'ultimo giorno, quando sei andata via, io ero lì.
Con i fiori in mano.
- Che facevi lì con i fiori? - Lasciamo stare.
- Vi ho visti abbracciarvi. - E allora? Era un saluto!
- Un saluto di addio tra colleghi. - Un saluto?
Sì.
- E chi me lo dice? - Io!
In quella scuola ci sono stata bene. Dovevo andare via senza salutare?
- Dovevo fingere di non conoscere nessuno? - Non volevo dire questo.
E allora cosa?
Vi ho visti mentre vi abbracciavate. Capito?
Sì! Che dovevo fare? Scappare? Scacciarlo via?
Pia, era un abbraccio...
- ...speciale. - Ma quale "speciale", Lorenzo!
Io ho abbracciato tutti! Ho salutato il direttore, i colleghi
e anche il bidello, perché ero emozionata.
In quella scuola sono stata bene. È grave?
- Non dico questo. - Devi rispondermi, Lorenzo.
Questa è una cosa grave?
Niente. Hai ragione tu, Pia. Scusami.
Io mi sento un minchione! E sto anche qua a farti le storie
invece di starti vicino perché ti hanno levato una cosa a cui tenevi.
Amore.
[Salvatore] Aveva mentito per salvare il suo matrimonio. E le era costato tanto.
Che c'è?
Niente.
[Salvatore] Mio padre si sentiva in colpa e pensò a un modo per recuperare.
Giammarresi. Non so se si ricorda.
Io dovevo venire a vedere la partita a casa del direttore.
Poi lei mi chiamò per dirmi di non venire.
- Sì, ricordo qualcosa. - Ecco. Il dottor Guarneri c'è?
No.
- Il dottor Guarneri è fuori. - Ah.
- E... quando torna? - Ma lei perché lo cerca?
No, niente. Avevamo parlato di una praticuccia.
Più precisamente di un mutuo.
Le ha accennato qualcosa?
Effettivamente... Mi ha parlato di un fido, ma non era per lei.
Lei ha una fabbrica?
- No, capo ufficio all'Anagrafe. - Non era lei.
Mi dispiace, deve aspettare che torni. Arrivederci.
Arrivederci.
[Salvatore] In quei giorni non era solo mio padre a cercare il dottor Guarneri.
E per caso il direttore è partito proprio adesso!
Era un'emergenza.
È partito così, su due piedi. Purtroppo.
Non ha lasciato un numero o un recapito?
- No. - Neanche a casa sanno qualcosa?
[Salvatore] Boris Giuliano girava attorno a stretti collaboratori del direttore
del Banco di Trinacria.
Sai cosa significa questo? Che stanno arrivando anche a te.
Cosa posso fare?
Devi andare via. Devi stare lontano per un po'.
Qua tira una brutta aria.
Quando Giuliano decide di morsicare, fa male.
- Hai capito? - Ho capito.
Ora ridi.
Sorridi.
Di più.
Così, bravo.
È svanito nel nulla!
Mennini. Mennini...
Non ti ha telefonato?
No. Mia madre dice che è normale perché sta lavorando tanto.
Forse dove sta lui ci sono pochi telefoni.
In Svizzera?
- Chi è in Svizzera? - Suo papà.
Almeno è vicino.
Ci vuole poco per venire qui. Il mio sta in Giappone.
In Giappone?
- Cosa fa lì? - A prendere il petrolio.
- Le macchine non vanno a spinta! - Il Giappone non ha petrolio.
Fofò!
- L'ho studiato in Geografia. - In Giappone fanno un petrolio speciale.
- Ne hanno parlato anche in TV. - Hai sentito, allocco?
Ah, è vero. Il famoso petrolio speciale giapponese.
Questo te lo sequestro così impari a non dire minchiate!
Ma è il mio panino!
- Sei stato bravo. - Grazie.
[Salvatore] Ero stato bravo.
Ma prima o poi a quel babbeo di Fofò sarebbe sfuggita la verità.
E non per un fatto di coscienza, come nel caso di mia mamma.
E adesso non sa se dire la verità al marito.
Giuliana?
Tra tutte le tue amiche proprio la più brutta ha questi problemi?
Mah.
Insomma, Massimo. Tu come reagiresti se Patrizia ti dicesse
che un uomo le fa battere il cuore?
La prenderei a legnate. Prima lei e poi lui.
Ma se le ha fatto battere il cuore, però poi non è successo niente?
E va bene, allora devi dire a Giuliana di stare zitta.
Non deve dire niente.
E se il marito avesse visto qualcosa? Un sorriso, un abbraccio.
Minchia, allora deve negare. Deve sempre negare, Pia. Sempre!
- Ti ricordi Marina? La mia amica. - Sì.
Mi ha trovato a letto con sua sorella. E io ho negato.
Ho negato così tanto che lei ha chiesto scusa a me e alla sorella.
- Devo andare a lavorare. Che seccatura. - Come? Eri così felice.
Sono ancora contento. Ma sempre di lavoro si tratta.
- Gli hai tagliato il dito? - Gli ho dato un altro giorno.
Ma gli ho detto che se domani non paga, gli taglio due dita.
Fidati, collega. È una mia tecnica. Funziona.
[Salvatore] Anche mio zio aveva una verità che gli faceva molta paura.
Forse lavorare per i Salvo non era stata la scelta migliore.
Massimo, che c'è?
Niente. Che deve esserci?
Venite qua! Venite a mettere i fiori nella tomba di vostro padre.
[Salvatore] Mia mamma non riuscì a seguire il consiglio dello zio Massimo.
Non solo per la coscienza
ma perché aveva capito che l'attrazione per Ayala
era il sintomo di quello che non andava più tra lei e papà.
E allora il silenzio non era la cura giusta.
[voci dalla TV]
Cosa guardi?
Niente, una tribuna politica.
Ma tanto è inutile.
Non cambia niente, fanno solo chiacchiere.
No.
Lorenzo, no.
- "No" cosa? - Così non si può andare avanti.
Non possiamo continuare a dire
che si fanno solo chiacchiere e che non va bene niente. Non si può.
- Perché? Secondo te non è così? - Sì, è così.
Ma non si può smettere di sperare e sognare. Tu e io non sogniamo più.
Abbiamo smesso. Invece dobbiamo ricominciare perché altrimenti...
Io ho paura che tu e io...
...ci perdiamo.
Quindi...
...l'abbraccio con quel tuo collega...
Che c'entra?
Io non so perché, Pia, ma secondo me c'entra.
- C'entra. - Ah.
Mi ha corteggiata.
Con insistenza. E mi è piaciuto tanto.
- Mi ha fatto sentire viva. - Che cosa c'è stato?
Niente, lo giuro.
Niente, ma poteva.
Penso sempre a quando Angela era piccola
e noi andavamo a passeggiare sul lungomare.
Io avevo la pancia grande con dentro Salvatore e tu sognavi.
Tu sognavi tanto.
E ci dicevamo quante cose belle ancora ci aspettavano.
Però questo io non me l'aspettavo.
Non mi sarei mai aspettato che mi avresti mentito così.
Per mesi, ogni giorno ti sei vista con quello che ti piaceva.
No.
Perché dici "no"?
Perché quando ho capito che la cosa era seria
io ho scelto te e la nostra famiglia.
Voi siete la cosa più importante che io ho al mondo.
Pensavo che mi avessi scelto 17 anni fa.
Non volevo dire questo. Dove vai?
Vado a respirare.
[Salvatore] Mia madre aspettò tutta la notte
che papà, dopo avere respirato, tornasse a casa.
[rumore di passi sulle scale]
[tintinno di chiavi]
[rumore di passi in lontananza]
[una porta si chiude in lontananza]
Ma papà non tornò.
[accende il motore]
[spegne il motore]
Cazzo! Cazzo! Cazzo!
Dormì in macchina e quando arrivò in ufficio era uno straccio
fuori e soprattutto dentro.
E forse per quello la sorte ebbe compassione di lui.
- Giammarresi! - Eh.
- Che hai fatto? Stai male? - Sto bene. Togli queste mani!
- Cusumano, oggi non è giornata. Che c'è? - C'è uno che ti aspetta.
- Lo mando via? - Chi è?
Viene per conto del dottor Guarneri.
Ma per caso è il Guarneri che penso io?
Sistemati.
Stai fermo con queste mani! Fammi vedere.
- Giammarresi! - Dottor Mennini.
- Buongiorno. - Buongiorno.
Lei deve scusarmi.
C'è stato un equivoco. Ho creduto fosse un'altra persona.
Ah.
D'altronde molti vengono dal direttore a chiedere cose e favori.
Mi sono confuso. Senta, possiamo parlare con più discrezione?
Certo. Prego, si accomodi.
Cusumano, non c'è uno spettacolino! Forza, cominciate a lavorare.
Su, forza, a lavorare.
- Sei ancora là, Cusumano? Vai via! - Un attimo. Ora vado.
- Allora? Le piace la casa? - Certo, ma...
Ma non posso. Servirà un mutuo...
Il direttore non vuole darle il mutuo, ma direttamente la casa.
La casa è della banca, ma per lei sarebbe disponibile
per un affitto agevolato. Diciamo pure irrisorio.
No, no. Davvero, non posso.
Accettare così sarebbe come accettare un regalo.
La capisco.
Se arrivasse qualcuno a offrirmi una casa come questa
quasi gratis, anche io mi sentirei a disagio. Ma lei...
Giustamente lei vuole sentirsi la coscienza leggera.
Eh.
Ma un modo c'è. Può fare una cosa piccola, una cosa da nulla
molto gradita dal dottor Guarneri.
[Salvatore] Con le elezioni alle porte, Ciancimino, Lima e i cugini Salvo
avevano chiamato alle armi tutti gli amici, vicini e lontani.
Buongiorno, dottore.
E anche quelli che erano lontani e vicini al tempo stesso
come chi diceva di stare in Svizzera quando invece era a Palermo.
- Prego. - Grazie.
- È sicuro che non l'ha seguita nessuno? - Sicurissimo, dottore.
Boris Giuliano si è calmato?
Si calmerà.
Ma chi deve calmarlo, prima deve vincere le elezioni.
[Salvatore] Bisognava mobilitare anche gli amici degli amici degli amici.
Ed è così che si arrivò anche a mio padre.
- Di cosa si tratta? - Deve darci una lista.
[Salvatore] Si era messa in moto una macchina del consenso implacabile
dai fili così sottili da raggiungere ogni ambito della vita sociale
dove tutti potevano dare il loro contributo alla causa.
Che bel computer ci ha dato l'assessore!
- Ma solo uno. - Ha detto che poi ce ne dà altri dieci.
Così fanno tutto loro e noi non facciamo più una minchia.
Però.... C'è un "però". Al momento giusto questi vanno votati.
Perché se vincono i comunisti, si mangiano i bambini e i computer
e poi noi lavoriamo il doppio.
Sei sicuro che lavoriamo di meno?
E per fortuna di mio zio anche i pidocchi avevano diritto di voto.
Allora, hai i soldi?
- Guarda che non sto scherzando! - Per pietà.
- Me l'avete strappata voi la pietà. - Non ho i soldi.
Ah, no?
No.
Aspetta! È cambiato tutto.
Servono i voti, non i soldi.
- Quanti siete in famiglia? - Io, mia moglie e quattro figli.
- I figli sono piccoli? - No, grandi.
- Allora sono sei voti. - Sei voti.
Per sei voti possiamo dargli un'altra settimana.
Stavolta hai avuto culo.
Andiamo.
- Che lista? - Una lista di quelli che ci sono quasi.
- "Che ci sono quasi" dove, scusi? - Più di là che di qua.
Ah.
Sa, questi vecchi, bisogna andare a casa a prenderli.
Bisogna aiutarli a esercitare il loro diritto democratico.
Sì, sì.
Mi sembra anche una cosa giusta e corretta.
Però per quello non servono favori.
- Basta fare domanda. - E quanto tempo ci vuole?
- Un paio di settimane. - Ecco, appunto. Non le abbiamo.
Mi scusi.
- Al dottor Guarneri cosa importa? - Vuole ritrovare dei vecchi amici.
Su, Giammarresi. Aiutiamoci a vicenda.
[Salvatore] Davanti agli occhi del dottor Mennini che lo fissavano
mio padre ripensò alle parole di mia madre e a tutte le volte
che aveva dato un calcio alle occasioni in nome dell'integrità.
E per la prima volta si disse che non c'era niente di male
a fare qualcosa che altrimenti, di certo, sarebbe stata fatta da altri.
- Prego. - Grazie.
A quest'ora sono tutti a pranzo.
Ecco qua. Sono tutti divisi per anno e in ordine alfabetico.
Sì, sì. Va bene.
- Senta, ma lei ha pranzato? - Io? No.
Allora vada a farsi uno sfincione. Poi si prende un caffè.
Una bella granita al limone, un altro caffè e poi torna qua.
[Salvatore] Ma durante quel pranzo papà avvertì che quello era il giorno
in cui si era semplicemente arreso.
Se capita la stessa cosa a te, che cosa fai?
- Accetto. - Bravo.
Non facciamo niente di male. È solo per non appesantire il lavoro.
E il macigno sul cuore lasciava il posto a una sensazione di vuoto.
Dai, non facciamo niente di male.
[Salvatore] La stessa sensazione che provavamo noi bambini
all'idea che tutto era quasi finito.
Quando mio fratello è andato alle medie non ha più visto i suoi amici.
- Se succedesse anche a noi? - Potremmo farci bocciare tutti.
O potremmo andare tutti nella stessa scuola.
Sì, potremmo.
Sono venuti a prendermi. Ciao.
- Ma cosa le è successo? - Non lo so.
Forse sta ancora male per suo padre.
[Salvatore] Un senso di vuoto lo provò anche l'ottusa, mia sorella.
Ma non fatevi ingannare dalla sua espressione. Lei non sapeva perché.
Una passeggiata? Sì. Però devo avvisare Simonetta che mi aspetta.
- Dai, le telefono. - No.
Se avevi appuntamento con lei, non preoccuparti, vado con Danila.
No, Angela. A me fa piacere!
Che è successo?
[Salvatore] Invece mia madre sapeva bene perché stava male.
- Salvo, quando hai gli esami? - Domani facciamo gli scritti.
- In bocca al lupo. - Grazie.
Ti senti preparato?
Io sono pronto. Cioè, lo spero. Ma tu dove sei?
Io... Te l'ho detto, sono fuori per lavoro.
Anzi, ora...
- Mi dispiace, devo andare. - Papà, aspetta.
Pronto? Lorenzo, pronto?
Il bambino? Sì, sta bene. È un po' nervoso, ma ora gli passa.
Ci sentiamo domani, va bene? Ciao.
- Io non ho capito dov'è papà. - È a Catania per lavoro.
- Proprio quando ho gli esami? - Hai ragione, ma doveva andare.
[campanello]
- Ciao. - Ciao!
- Buonasera! - Sei pronto per l'esame?
- Spero di sì. - Bravo.
Se ti promuovono ti faccio un regalo più bello di quello di tuo padre.
Però non dirglielo, altrimenti stasera mi tiene il muso.
Ciao.
- Mamma dov'è? - In cucina.
- E papà? - Non c'è.
- Perché Lorenzo non c'è? - È a Catania.
- Perché è andato a Catania? - Per lavoro.
Pia, guarda tuo fratello negli occhi.
- È andato via di casa. - Perché?
Perché ha saputo che per un po' il mio cuore ha battuto per un altro.
Quindi eri tu che dovevi dire la verità e non Giuliana!
- Minchia, ci sono caduto! - Abbassa la voce.
Perché non hai negato? Il consiglio valeva anche per te.
- Bisogna negare sempre. - Gliel'ho detto io.
Io non riuscivo più a tenermi questa cosa dentro.
Tu sei scema!
E ora sei senza marito. Perché avete tutti la mania dell'onestà?
Avete preso un virus?
- Nella vita le cose vanno affrontate. - No.
Nella vita le cose vanno risolte. È diverso.
- [Pia piange] - Vieni qua.
Scusa.
Non farti vedere piangere dai bambini.
Dai, si risolve tutto. Pensa che sto pure difendendo quello.
Dai, diciamo che hai sbucciato la cipolla. Va bene?
Basta.
Dai, vieni di là.
[Salvatore] Per tutta la cena mamma sembrò allegra come se niente fosse.
- Ti piace? - È speciale.
- È buona. - Favolosa.
Quando ne hai voglia, te la preparo.
Grazie, Pia.
[Salvatore] Ma anche per lei quella fu un'altra serata lunghissima
come lo fu per tanti altri.
[ronzio del frigorifero]
[Salvatore] Purtroppo non era il ronzio di un frigorifero difettoso
a non fare dormire mio padre, ma il ruggito della sua coscienza
che si arrovellava al pensiero che quella concessione fatta a Guarneri
avesse generato chissà quale operazione criminale.
- Cusimaro Maria, 1872. - Morta.
- Mancuso Giovanni, 1878. - Morto.
- Pastrani Aurelio, 1903. - Vivo, però sta malissimo.
- Allora non vota. - Rocci Santo, 1898.
Morto.
- Russo Anna, 1868. - Morta.
- Gherardi Gerlando, 1906. - Questo è vivo.
Sta bene. È vivo e vegeto.
Caruso Nitto, 1870.
- Morto. - Papà, cosa facciamo con questi morti?
Massimo, servono. Morti e sciancati, voti assicurati!
- [risate] - Forza, andiamo avanti.
- Caruso Alfredo, 1874. - Morto.
Dottore, non va a dormire?
- Ora vado. - Vuole un caffè?
- Sì, grazie. - Ma sua moglie che dice?
Quello che dice la tua.
- Allora ci metto molto zucchero. - Sì, è meglio.
Con permesso.
[Salvatore] Finalmente arriv il gran giorno.
E per la prima volta anche suor Battista sembrava emozionata.
Seduti.
Allora, avete due ore a partire da adesso.
Non è una gara a chi arriva prima. Ma cercate di dare il meglio di voi
come dovrete fare sempre nella vita. Mettetevi al lavoro.
[voce non udibile]
- Prego. - Grazie.
[Salvatore] Per quella prova di composizione ci chiedevano di parlare
del nostro futuro, e io scrissi che avrei solo voluto essere felice.
Ma per esserlo io, doveva esserlo anche la mia famiglia.
- Ciao. - Ho da fare.
Lorenzo, ti prego.
Salvuccio come sta?
- Era teso? - No. Non più di tanto.
- Angela? - Angela è come al solito.
E poi manchi da due giorni, non da un anno.
Ma neanche stasera torno.
Va bene, fai come vuoi.
Però mettiti in testa che il problema non sta in quell'abbraccio
ma tra me e te. E tu invece di parlarne e risolverlo insieme...
Tu sei andato via.
Ti ho portato le camicie stirate.
Lore'.
Ti ha portato i cannoli, eh?
Ah, non erano cannoli. Ho capito!
[Salvatore] Mio padre non tornò il giorno dopo né quello dopo ancora
quando tutta l'Italia si era recata alle urne per votare.
[TV] Da qualche ora stanno arrivando le prime percentuali dei votanti.
Alle ore 11 la media dei votanti sul territorio nazionale
era del 16,8%
rispetto al 19,2% delle precedenti elezioni politiche del 1976.
Leggero calo del 2,4%.
Adesso vediamo in particolare anche le altre Regioni.
Nel Settentrione il numero dei votanti, alle 11, è stato del 19,8%...
[squilli di telefono]
- Pronto? - Gioia mia.
Ciao, papà.
- Tutto bene? - Sì.
- E Salvuccio? - Oggi ha fatto gli orali.
- È qui. Se vuoi, posso passartelo. - Grazie, gioia mia. Ciao.
- Pronto? Papà, come stai? - Tutto bene, Salvuccio.
Tutto bene.
- Sono a Catania. - Sì, lo so. Me lo dici tutte le volte.
Già, sono qua per lavoro.
- Lo so. - Però, Salvo...
Io ti voglio bene, capito? Voglio bene anche a tua sorella.
- Devi dirglielo. - Certo, papà. Lo sappiamo.
Papà? Papà?
Quando saprai i risultati degli esami, se sei promosso?
- Domani. - Ah.
- Allora in bocca al lupo. - Ma tu non torni?
Eh... Salvo, te l'ho detto.
Non dipende da me. È il lavoro.
- Certo, ho capito. - Senza di me qua non possono fare niente.
Mamma, hai bisogno?
No. Sto preparando le melanzane abbottonate
- che piacciono a vostro padre. - Sì, a lui. Noi non le sopportiamo.
Lo so.
Mamma, che succede?
- Niente. Che deve succedere? - Non prendermi per scema.
Sono confusa. A te non capita mai?
Sì. E ora più che mai.
Vostro padre se n'è accorto e sta male per colpa mia.
Angela, ti prego, non giudicarmi per questo.
Mamma, come posso giudicarti?
Però dimmi cosa è successo.
[TV] Siete collegati con il secondo piano del palazzo dell'EUR
dove hanno allestito la sala stampa, accanto all'ufficio della DC.
- Ragazzi, la mamma va dalla zia Carla. - A quest'ora?
Sì, a quest'ora. Buon appetito.
Non andava mai da sua cugina e adesso ci va tutti i giorni.
[Salvatore] Mia madre ci raccontò che quella sera, appena uscita di casa
si rese conto di non sapere proprio da che parte andare.
Se proseguire o tornare indietro.
E allora decise di non scegliere lei
ma di lasciare che fosse il suo cuore a comandare le sue gambe.
Ci disse che per un po' camminò a occhi chiusi, come una sonnambula
e che quando li riaprì aveva già suonato al citofono.
Invece il nostro cuore rimase stretto tutta la notte perché...
6! Ho preso 6!
Invece io ho preso 8!
Allora dammi le mille lire. Io ho preso 9!
- Bravissimo. - Come hai fatto?
- Dammi i soldi. - Non ti do niente.
- Avevamo scommesso mille lire. - Non ti do niente.
- Dammele. - No.
- Però possiamo giocarcele alla morra. - Va bene, andiamo a giocare.
Sapevo che eri il più bravo di tutti, Salvatore.
Salvatore, hai preso tutti 10! Sei un secchione!
Non hai preso da tua sorella.
È venuta solo tua sorella a vedere i quadri?
Sì.
Mio padre è sparito. E questa mattina è sparita anche mia madre.
Tutti e due? A me almeno è rimasta mia madre.
Vieni, devo dirti una cosa.
- Angela. - Dimmi.
- Secondo te il 6 è un buon voto? - Sì.
- Ad agosto vado in Svizzera. - Con tuo padre?
No, vado sola.
- Vai in vacanza? Quando torni? - Salvatore, non hai capito niente.
Basta! Ho vinto altre mille lire perché hai perso alla morra.
- Tu hai barato! Vorresti fare il furbo? - Sei un fesso!
Il fesso sei tu che non hai capito che in realtà tuo padre è in galera.
- Fofò! - Chi è il fesso?
Dove scappi?
Sebastiano! Alice, cosa devo capire?
In Svizzera vado in collegio. Vado in collegio, hai capito?
[TV] Il popolo titola "La DC riconferma la sua grande forza".
"Lo Scudo Crociato mantiene le notevoli posizioni del 1976."
Sì!
[Salvatore] Le elezioni le aveva vinte chi doveva vincerle.
[insieme] Hip hip! Urrà!
Forza, ragazzi! Trenino!
[voci confuse]
[Salvatore] Ma l'esame più grande lo aveva superato mia madre.
C'era un motivo se non era venuta a vedere i miei quadri.
[rumore di passi]
Amore mio.
Che ore sono?
Le 10.
Oggi escono i risultati degli esami di Salvuccio.
E va bene.
Ci sarà andata Angela. Non preoccuparti.
Povero Salvatore.
Ma chi ti ha detto che stavo qua?
- Signora Pia, che cosa è successo? - Dove sta Lorenzo?
So che tu lo sai.
Cusumano.
Viale del Fante 37, sesto piano.
Mi raccomando, quando esce dall'ascensore deve andare a destra.
Non è la prima porta, ma la seconda, dove non c'è scritto niente.
- Va bene, grazie. - Buonasera.
Grazie.
Pia.
Che fai qua?
Sono venuta a portarti questi.
E adesso se vuoi, mandami via. Ma tanto io torno.
Torno domani.
E torno pure dopodomani.
Io torno sempre da te
anche se ti fa tutto schifo.
E anche se hai perso la speranza, la fiducia
e se i tuoi sogni sono tanto grandi da farti paura.
Perché io ti ho scelto. Perché tu sei l'uomo giusto per me.
Ma dove stavi andando?
Da te.
Andiamo a casa nostra, Lorenzo.
Accomodati.
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