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[prete] È nostro dovere non lasciare soli i nostri ragazzi
che stanno lottando per noi.
Ragazzi che non hanno paura di sfidare il gigante Golia.
Quei ragazzi sanno che da loro dipende il futuro della città.
[Salvatore] Non si era mai vista la città così assorta in preghiera.
In quel 1979 di conforto religioso ne avevano bisogno in tanti.
I valorosi uomini della Squadra Mobile di Boris Giuliano.
I giudici antimafia o qualche isolato e coraggioso commerciante
che provava a dire no al pizzo.
Ma in quei giorni le preghiere di tutti erano per altri valorosi.
- Per Chimenti. - [insieme] Ascoltaci, Signore.
- Per Frison. - Ascoltaci, Signore.
Per Di Cicco.
I giocatori del Palermo Calcio chiamati a un'impresa titanica.
Sfidare la Juventus nella finale di Coppa Italia
che si sarebbe giocata allo stadio San Paolo di Napoli.
Preghiamo per il santo Palermo Calcio!
- [insieme] Forza, Palermo! - Forza Palermo.
[Salvatore] Nessuno metteva in conto una sconfitta.
Quella non era una semplice partita, ma una rivincita storica.
Finalmente Dio apriva gli occhi su di noi per portarci in gloria.
Nei palermitani si era diffusa l'illusione
che quel match potesse cambiare il destino della città per sempre.
- Anto', attento. - Scusate, ma ho la testa sulla partita.
Ho sentito che se il Palermo vince
portano qui un po' di industria e chissà quanti soldi!
Sai quanti ladri!
Faranno grattacieli come a New York. Cose bellissime!
Sì?
Basta che facciano questa fetenzia di scuola.
Sì.
Sono sicuro che il Palermo ce la farà, ha un gioco all'antica.
All'antica? Allora quando vince questa partita?
Ayala, di' qualcosa. Antonio?
[Salvatore] In quei giorni ogni palermitano aveva un sogno
che immaginava si realizzasse.
Magari ci portano anche l'acqua direttamente dal mare!
Magari!
Mia madre ha detto che se vinciamo, mio padre torna a casa!
Davvero?
Sì, la nave dove è imbarcato viene qui per i festeggiamenti.
Forse chiude anche la scuola, si ferma tutto come per Santa Rosalia.
Tipo festa nazionale!
Trascinato dai sogni impossibili di Sebastiano mi lasciai andare
e affidai al Palermo i miei problemi di cuore.
Sì, in mezzo alla festa, tra i fuochi d'artificio...
...finalmente io e Alice ci baciamo.
Totò, ci sono miracoli e miracoli.
No, che sfiga!
- Brio e Virdis giocano! - Porca miseria!
Non avete capito niente, è buono.
- È meglio. - Come?
È buono.
Se il Palermo è dato per sconfitto, le quotazioni aumentano
- e noi guadagniamo tanti soldi. - Giusto!
- Forza Palermo. - Forza Palermo!
- Quali quotazioni? - Vieni, te lo spiego.
Ci giochiamo la vittoria del Palermo al Totonero.
Eh!
Diventiamo ricchi. Forza, io faccio le giocate.
- A posto. - Questa è la mia parte, scrivi.
Ecco. Lorenzo, non vuoi diventare ricco?
- Andiamo. - Avanti, per il gusto del gioco!
- Ecco qui, 5000 lire. - Che fai con questi?
- Sei timido? Dai! - Dai!
Facciamo 10.000!
Sarò breve, la matematica mi fa impazzire. Se
vuoi vincere milioni, devi mettere i soldi veri!
I milioni, Lorenzo! Io ho messo 200.000 lire.
I milioni, Cosumano! Sei impazzito?
Lorenzo, devi fidarti.
Puoi vincere l'anticipo per una casa.
Andiamo, Lorenzo.
Guardami, i milioni.
[Salvatore] Nella testa di mio padre si innescò una reazione a catena.
Milioni uguale anticipo casa, uguale acquisto casa
uguale mamma felice.
I milioni.
Tieni, 500.000!
Minchia!
- Forza Palermo! - Forza!
[Salvatore] Quel momento di follia non abbandonò più mio padre
che quella mattina si era giocato un pezzo importante dello stipendio.
Nel suo ufficio iniziò a perdersi dietro calcoli astrusi
convinto che attraverso una vincita avrebbe potuto risarcire mamma
di tutte le delusioni che continuava a patire.
Maestra Pia, cercavo lei.
Evito di fare tanti giri di parole perché non ha senso.
Il maestro Ayala sa come vanno queste cose e può dirglielo.
Cosa?
Ha chiamato la collega Furitano.
Dice che sta bene e vuole riprendersi la classe.
Mi dispiace perché mancano poche settimane alla fine dell'anno.
- Purtroppo con le supplenze va così. - Da quando?
Da giovedì. Mi dispiace e se ha bisogno, sono qui.
Lo so, direttore. Grazie.
Mi dispiace.
Hai pensato a quello che ti ho detto?
Io e te.
Una nuova vita.
Come devo dirtelo, Antonio?
No.
[Salvatore] Invece ci pensava e si vergognava solo per il fatto di pensarci.
Era come una febbre che saliva in mezzo a speranze e delusioni.
Nel suo cuore tutto si confondeva.
La scuola, la famiglia, l'amore per papà.
Signora, quanto ci vuole per accenderne una?
Cento lire.
Cento lire bastano?
- Ce ne metto dieci. - Cosa?
No, niente. Ci metto...
Grazie.
Lo so, ho fatto un colpo di testa.
Ma a me quei soldi servono.
Mi basta anche un piccolo gol, uno a zero.
- Alla fine io sono umile. - Se devi chiedere una grazia
devi inginocchiarti lì e non qui!
Lo so, signora!
Lore'. Che fai qui?
Niente, passavo di qui... Mi era venuta voglia di pregare.
- Ma tu? - Pure.
Passavo di qui e mi sono detta:
"Recito una preghiera per la buonanima di papà."
Va bene, diciamo insieme questa preghiera?
Ave Maria, piena di grazia.
- Dai, vieni domani. - Non lo so.
È una settimana che ci torturano con questo Palermo.
Dai, vieni.
- Io vado sicuro, c'è uno troppo carino. - Io vengo, così lo trovo lì.
- In bocca al lupo. - Ciao.
Ciao.
- Ci vai anche tu domani, vero? - Dove?
- Alla partita. - Io no.
- Come? Un uomo a cui non piace il calcio? - Io odio la Juve.
- Il mio cuore è granata! - Granata?
Sì.
È il nome del Torino, la vera squadra della città. La gloriosa.
Allora passiamo la serata insieme?
Mentre tutti sono davanti alla TV, noi ci godiamo la città vuota.
Ti faccio vedere Palermo come non l'hai mai vista.
Sono sicura che ti innamorerai.
Ora perché fai questa faccia?
[Salvatore] Tra i tanti in fila per un miracolo ora c'era anche Marco.
L'unico che non aveva dovuto affidare i propri sogni alla partita
era un detenuto molto rispettato del carcere di Palermo.
- Don Masino. - Massimo.
- Posso? - Certo, entra.
Siedi. Che c'è? Parla.
Mi liberano.
Sono cadute tutte le accuse.
Allora il nostro avvocato sa lavorare bene.
- Quindi sapeva tutto? - Certo. Pensi che non sappia le cose?
Ora che sei della famiglia secondo te ti lasciavo solo?
Cos'è questa faccia? Preferivi l'ergastolo?
Massimo, mi fai preoccupare. Perché hai questa faccia?
No, no, sono felicissimo.
- Però? - Mi dispiace lasciarvi.
È questo?
Massimo! Non l'hai capito?
Ormai io e te siamo la stessa cosa.
Tu mi sei piaciuto subito perché sei come me.
Sei un tipo sveglio, capisci subito le cose, sai comportarti
e soprattutto sai qual è il momento giusto per stare zitto.
È un'arte difficile.
Ora io penso
che tu andando fuori potrai esserci molto utile. Molto.
Don Masino, io per quello che posso...
- Come forestale, qualsiasi cosa. - Quale forestale, Massimo?
Io per te mi sono espresso!
Per te ho pensato un avvenire luminoso tra la gente che conta.
Devi stare in mezzo alla gente con i soldi.
Ho già parlato con alcuni amici. Ti aspettano.
- Vai. - Non la deluderò, don Masino.
- Lo giuro. - Dimmelo un'altra volta.
Non la deluderò, don Masino. Lo giuro.
Ci credo.
Vai, ora ho un bell'impegno.
Troppo bello e importante.
- Grazie, don Masino. - Mezza parola.
Sei bella.
Nunzio!
- Vai! - Amore!
Non ce la facevo più a stare senza di te.
Chi ti lascia più!
Amore, ci aspettano grandi cose.
Come stai?
Bene.
Non ce la facevo più. Patrizia, la valigia.
Allora?
- Ti ho preparato le melanzane. - Ancora? Basta!
Aspetta.
- Si è dimenticato di me. - Magari ha avuto un impegno.
- Vedrai che ora arriva. - No, mio padre lo fa sempre.
Dice che viene e stiamo insieme, poi mi lascia qui.
Ci tenevo a stare con lui.
Salvo, scusami. Oggi in ufficio non si ragionava! Andiamo?
- Alice, che succede? - Il padre doveva passare a prenderla
per portarla al torneo di tennis. Oggi aveva una partita importante.
Davanti al tennis si dimentica tutto.
Anche della banca e di mia madre.
- Anche di me. - Ma no!
Tuo padre mi ha chiesto la cortesia di venirti a prendere.
Anzi, ha detto: "Portamela, senza il suo tifo non posso vincere!"
Hai capito, gioia mia? Andiamo.
Hai visto che non si è dimenticato?
- Che bello qui! - Ecco papà.
Bene. Aspettiamo che finisca di giocare, sediamo qui.
Io parlo con tuo padre.
Palla!
- Guarda che ho capito. - Cosa?
Tuo padre si è inventato tutto per non farmi restare male.
Però sono contenta lo stesso. Tuo padre è come te, siete buoni.
- Pausa! - Porca miseria!
Dottor Guarneri, buongiorno. Sono Lorenzo Giammarresi...
Senta!
Le sembra il momento delle presentazioni?
- No, ma sua figlia Alice... - Minchia, Alice! L'ho dimenticata.
Stia tranquillo, l'ho presa io a scuola.
- Ciao, papà. - Ciao, gioia.
- Mi scusi per la reazione, ma... - Si immagini, capisco.
- L'adrenalina della partita. - Lei è stato molto gentile.
Non so come ringraziarla. Se c'è qualcosa che posso fare per lei...
[Salvatore] Quando si trovò davanti il direttore del Banco di Trinacria
pensò che ci fosse una strada più sicura per arrivare alla casa
- e restituire la felicità alla mamma. - Mi faccia avere un mutuo!
Non c'è niente di più facile! È il mio mestiere.
No, guardi.
- Io scherzavo. - Essere intraprendenti è una virtù.
Time!
Arrivo. Mi scusi, mi chiamano per giocare.
Mi farebbe piacere parlare ancora con lei.
Perché domani non venite a vedere la partita da noi?
I bambini stanno insieme e noi ci occupiamo delle nostre cose.
- Ora io non so cosa dire. - Non dica niente, venga e basta.
- L'aspetto. - Senz'altro.
- Arrivederci. - Grazie.
[Salvatore] A quel punto mio padre toccò il cielo con un dito.
In qualche modo quella benedetta casa sarebbe saltata fuori.
- Salvo, andiamo. Saluta Alice. - Ciao.
Ciao.
- Ciao, Alice. - Ciao.
- Entra, Salvuccio. - Ciao, mamma.
- Ciao. - Allora!
Siamo pronti per fare il nostro ingresso nell'alta società?
Come?
La famiglia Giammarresi tra i signori che contano!
Sei pazzo?
Sì, amore mio. Ho il piacere di comunicare alla signoria vostra
che domani siamo invitati a casa del dottor Guarneri! Il papà di Alice.
Anche direttore del Banco di Trinacria.
Per vedere la finale tra i freddi sabaudi della Juventus
e i coraggiosi picciotti del Palermo.
- Che c'entriamo noi con i Guarneri? - Siamo diventati amici.
Abbiamo scoperto di avere tante cose in comune, compresi i figli.
Te l'hanno detto all'ultimo momento. Io non ho niente da mettere!
Domani lì saranno tutti elegantissimi.
- Dobbiamo andarci per forza? - Figurati, è una partita di calcio.
Uno non va allo stadio con l'abito da sera.
Noi andiamo a casa loro.
Ci sarà un clima amichevole. Lui tiene tanto ad averci.
Ci apriamo un po', conosciamo persone nuove.
Magari diventi amica della moglie!
- Non sono dell'umore giusto. - Vuoi perderti la partita del secolo?
Hai il coraggio di dire a tuo figlio che non vedrà la partita con Alice?
Mamma, ti prego, sono simpatici, te lo giuro, non dire no. Ti prego.
Come faccio a dire di no a te? Vieni da mamma.
[Salvatore] Mio padre era sicuro di aver trovato un santo disposto ad aiutarlo
senza compromessi, quelli che invece aveva accettato mio zio Massimo
che era già in rampa di lancio.
Che macchina! Hai capito tuo fratello...
Bambini, andate dallo zio Massimo.
- È bellissima! - Non ho sentito.
Bellissima!
[clacson]
- Ciao! - Ciao!
- È troppo bella! Tu sei bello!
- Ha il colore della tua camicetta. - La macchina nuova!
- Quanto guadagni con questo lavoro? - Spendere i soldi porta bene.
Aumenta l'ottimismo. Quando sei nella tomba, ci incarti questi?
- Bisognerebbe avere i soldi... - Guardala bene e non toccarla!
- Com'è? - Bella!
Vuoi fare un giro? Ha 3000 cavalli!
- Andiamo a mangiare. - Andiamo dalla nonna.
A parte la macchina, come ti sei vestito?
Cosa c'è?
- Non ti piace la giacca? - È bellissima!
Poi te la regalo.
[Salvatore] Zio Massimo aveva addirittura due santi.
- Venga. - Massimo, si accomodi.
- Questa è la nostra piccola grotta. - Il nostro rifugio.
Gli uomini d'onore di Salemi, Nino e Ignazio Salvo
considerati tra gli imprenditori più ricchi della Sicilia.
Si accomodi.
I cugini Salvo avevano un impero con interessi sparsi in vari settori
ma il loro business principale erano le esattorie regionali
una macchina finanziaria capace di produrre soldi a pioggia.
- Don Masino... - Don Masino...
Don Masino ci ha detto grandi cose di lei.
Io...
- Cos'è il "Vangelo" per i cugini Salvo? - Cos'è?
- Quando parla don Masino. - Anche per me don Masino è il Vangelo.
Spero solo di essere all'altezza di tanto onore.
Massimo, lei deve seguire un'unica regola.
Un'unica regola.
Prego, sono qui per imparare.
Come dice sempre mio cugino Nino: "I piccioli portano piccioli".
- "I pirocchi solo altri pirocchi". - Noi siamo pidocchi?
- No! - No.
E i cugini Salvo si sono mai approfittati della povera gente?
- No! - Hai visto?
Lo diceva don Masino...
- Don Masino... Noi portiamo ordine. - Aggiustiamo le cose.
Ci lavoro.
[Salvatore] Il senso di quella regola l'aveva capito subito.
E poi ci mise del suo.
Di piccioli non ne ho più, devo dirvelo in musica o in canzone?
Dove prendo 10 milioni? Venite in pescheria e prendetevi tutto.
E cosa ci facciamo? Lei ha quattro pesci fetusi.
Piccioli non ci sono più, i piccioli sono finiti! Guardate!
- Io mi butto da lì! - Con la finestra chiusa? Così la rompe!
La apro!
Attento, si vedono le mutande, che figura di merda!
Sedetevi.
C'è bisogno di fare la tragedia Grecia? L'alternativa c'è.
- Parlate. - Allora...
Lei ogni tanto viene da me e mi dà qualcosa.
Noi, la pratica da sopra la mettiamo sotto, così scaliamo un po'.
Poi quando lo Stato torna perché vuole i piccioli, lei che fa?
- Che faccio? - La pratica dov'è sopra o sotto?
- La pratica è dove l'ha messa lei... - Sopra!
Sopra.
Lei ritorna da me, mi dà qualcosa e la pratica la rimetto sotto
- e sta tranquillo per un po'. - Ma è sicuro?
Certo come la morte.
I Salvo fanno gli interessi dei siciliani, siamo tutti una famiglia.
[Salvatore] In realtà, i Salvo erano bravi a curare i propri interessi.
Erano generosi con la politica, Democrazia Cristiana in testa
- e i politici siciliani ricambiavano. - Sperpero di denaro pubblico?
- Come dicono i comunisti? - Equa distribuzione...
Questa è una equa distribuzione delle risorse.
Cosa?
Tutti gli esattori italiani prendono il 3% per riscuotere le tasse
mentre i cugini Salvo intascano il 10% dei nostri soldi.
Intascano?
Ma voi comunisti vi sentite sempre derubati?
- La Sicilia è una Regione Autonoma? - [insieme] Sì.
E noi, autonomamente,
- diciamo che il 10% va bene. - Bravo!
Onorevole collega, non si arrabbi, il 10% è più facile da calcolare.
[risate]
Dopo questa grande mangiata, vostro padre avrebbe chiesto:
"Ma cosa sono venuti a fare?" Ci sono novità? Devo preoccuparmi?
Non devi preoccuparti. Patrizia e io dobbiamo dirvi qualcosa.
Ora dobbiamo dargli del lei, è entrato nella Palermo che conta.
Scherzaci! Mi sembra di fare questo lavoro da una vita.
Non lo so, me lo sento nel sangue e mi diverto.
- Mi pagano... - Tutti dicono che è bravissimo.
- Dovete immaginare... Posso dirlo? - Certo.
È una cosa importante.
I Salvo l'hanno invitato a vedere la partita del Palermo da loro!
Mamma, gli sono simpatico.
Credo che gli proporranno una promozione.
Vediamo, siamo scaramantici.
Ma non è questo il motivo per cui siamo qui.
Patrizia e io dobbiamo dirvi una cosa importante.
- Fai presto, sono vecchietta. - Ricordi quando siamo venuti qui?
- Quando c'era ancora papà? - Sì.
Io vi ho presentato Patrizia
e in quell'occasione le ho detto che l'avrei sposata.
Ta-dah!
Questa donna l'ho sposata perché la amo
perché sono un uomo d'onore.... di parola.
- L'avete fatto senza dire niente? - No!
- Come due galeotti. - Stai zitto.
- Cos'hai detto? - Niente.
Cos'hai detto?
- Come due galeotti... - Dai!
- Minchia, ma sei simpatico! - Ma si scherza...
- Vai a scherzare fuori! - Dai!
- Mamma, eravamo in vacanza... - Sì, al fresco.
Lorenzo, basta!
Eravamo al nord e sono stato preso dalla passione.
Non ho capito più niente e ho detto: "Sono scemo come lui? No!"
Niente di personale. Abbiamo visto una chiesa, siamo entrati...
...e gli ho detto di sì perché sono pazza di lui.
- Sono pazza di te. - Io sono pazzo di te. Vieni.
- Evviva gli sposi! - Evviva!
- Un brindisi! - Mamma, dai!
- Che fai? - Mamma, non sei contenta?
- Felice. - All'amore!
- All'amore! - All'amore!
Che musica antica!
- Mamma, ce n'è un altro. - Grazie.
Con questo abbiamo finito.
- Sei stanca? - Un po'.
- Hai cucinato per tutta questa gente. - Ogni tanto è bello.
Pia, non dirlo a tuo fratello, ma capisco le cose, grazie a tuo padre
anche se non mi vengono dette. Ha fatto qualcosa di brutto?
- No, si è trattato di un equivoco. - Sicuro?
Sì, stai tranquilla.
- Sicuro? - Sì!
Per fortuna.
Anche perché come l'ho visto felice oggi, non l'ho mai visto.
È proprio bello, si vede che è contento.
Patrizia è un po' strana, ma è una brava ragazza
- e gli vuole molto bene, si vede. - Sì, gli vuole bene.
Una mamma cosa può desiderare di più?
- Pia, tu? - Cosa?
Con Lorenzo come va?
- Bene. Va bene, perché? - Niente...
- Vado a fare il caffè. - Va bene.
Mi sono stancato, pausa.
No! No!
Questi balli non li ricordo più.
- Patrizia! - È tutto in famiglia, non preoccuparti.
Attento!
- Stasera sono stato bravo. - Bravo?
Non ho detto niente, sono stato zitto.
Lorenzo, tu stai scherzando.
Secondo te, uno va a lavorare dai Salvo così? Per niente?
- E allora devi dirmi "bravo". - Avevi detto che stavi zitto.
- Se mi dici "bravo", io sto zitto. - Bravo.
E forse tra poco dovrai dirmelo di nuovo.
No, stasera sono stanca.
Non ce la faccio a fare l'amore. Ti dico "bravo" sulla fiducia.
Bravo!
[Salvatore] Mio padre pensava come sarebbe cambiata in meglio la nostra vita
grazie all'amicizia con il dottor Guarneri.
Oggi mamma ha preparato tutto, sarà una serata stupenda.
Sarebbe bello
- se i nostri genitori diventassero amici. - Sarebbe bellissimo.
Così potrei passare più tempo con papà.
E anche con te.
[Salvatore] Ascoltare quelle parole fu come sentire le campane del Paradiso
che suonarono a festa fino al grande giorno.
- Buongiorno! - Buongiorno!
I torinesi hanno paura!
Ti ho capito! Sei venuto perché vuoi giocarti altre 50.000 lire.
No, cosa dici? Anzi, volevo chiederti...
Sono ancora in tempo per ritirare quelle cifre...
No! Lorenzo, soldi giocati, soldi salutati.
Proprio...
- Certo, vai tu a parlare con quelli? - Va bene.
Io credo che stasera svolterò lo stesso. Stasera svolterò, miei cari.
[Salvatore] Per nessuno quello era un giorno qualunque.
- Come ti sei vestito? - E tu come ti sei vestito?
Dopo la scuola non vieni a vedere la partita da Fofò?
No.
- No? Non vedi la partita? - Sì, vedo la partita.
Dove?
- [sottovoce] La vedo a casa di Alice. - Minchione!
- Non viene a vedere la partita. - Perché?
Fofò, mio padre ed io abbiamo un impegno e lui ci tiene.
Prova a convincerlo, se vieni, ci divertiamo tanto.
- Lo farei, ma non posso. - Perché?
Fofò, ci hai stancato.
Sai perché non può venire? Perché la partita va a vederla da Alice.
Hai capito?
[Salvatore] Avevo sempre pensato che gli amici venissero prima delle donne.
Chiamiamolo un errore di gioventù.
Un altro punto e abbiamo finito.
Mi raccomando, non posso fare brutte figure.
Stia tranquillo.
Per stasera mi sento in colpa, ma farei di tutto per restare con te.
I miei genitori non sentono ragioni, devo andare con loro.
- Non preoccuparti, lo capisco. - Già avevo immaginato tutto, guarda.
Saremmo andati a Piazza della Vergogna
poi, attraverso un vicolo, ti avrei portato alla cattedrale.
Saremmo scesi per San Domenico alla Vucciria, fino a Piazza Marina.
- Sarebbe stato bellissimo, ma... - Mi basta che tu ci abbia pensato.
- Hai fatto una cosa bellissima. - Allora non ce l'hai con me?
No, come faccio?
Poi questo giro possiamo farlo un'altra volta.
[Salvatore] Tutto bello e romantico, ma se pensate che lui riesca a dichiararsi
e lei a capire che prova qualcosa per lui
state sottovalutando Torino e mia sorella.
Carina quella, la conosci?
No.
Credo che tu le piaccia, non ti toglie gli occhi di dosso.
- Cosa dici? - Ti giuro!
Il programma che hai fatto è bello.
- Magari, potremmo... - Stai cambiando argomento? Ti piace?
- Forse è meglio che vada via. - Perché? Che hai?
Niente.
- Non voglio rovinarti la piazza. - No...
Torino, in bocca al lupo.
Ehi! Scusa, puoi aiutarmi?
- Sì, certo. - Grazie.
Non ce la facevo più, non so come avrei fatto senza il tuo aiuto.
- Non c'è problema... - Grazie, come ti chiami?
Torino.
- No, Marco. - Io sono Simonetta, piacere!
Piacere.
Sto bene?
Amore mio, perfetta! Sembri una diva del cinema.
Mi vedo brutta, mi sono cambiata tutto il pomeriggio.
Cosa dici?
Tu sei sempre bella.
Domani è il mio ultimo giorno di scuola e sono dispiaciuta.
Non ti mancheranno più le cose belle.
Io non mi vesto così, Alice mi prenderà per cretino.
Sei bello!
- [squilli di telefono] - Papà...
Telefono! Scusatemi.
- Sei bello! Hai la camicia messa male. - Salvato in corner.
Pronto?
Giammarresi? Il mio nome è Gianfranco Mennini.
Sono il collaboratore del dottor Guarneri, la disturbo?
No, dica.
Il dottor Guarneri si scusa con lei, ma deve annullare la cena.
Ma...
- Al dottor Guarneri è successo qualcosa? - No, urgenze di lavoro.
- Qua non si finisce mai. - Ho capito.
Ma il dottor Guarneri non ha dimenticato ciò che ha fatto per lui e la richiamerà.
- Si goda la partita anche per noi. - Grazie e buonasera.
Arrivederci.
- Salvuccio, mi dispiace. - Cos'è successo?
- Niente, Guarneri ha annullato la cena. - È solo una cena!
Infatti, non dico che... Era più per Salvuccio.
[Salvatore] Quella, per mio padre, fu una doccia gelata, ancora una volta
l'appuntamento con il suo riscatto personale era rinviato.
Le circostanze diedero però un'altra chance ai due geni.
Ne faranno buon uso?
[TV] Una partita che per le due squadre ha un significato diverso.
[TV] Per i bianconeri, vincere la Coppa Italia significa...
Che fai qui?
Ho pensato che qualcuno mi stesse aspettando.
- Sono ancora in tempo? - Certo.
Allora, andiamo.
[Salvatore] Prima della partita, si ripassavano i miracoli
che erano stati chiesti.
Quelli che non avevano bisogno di miracoli erano dai cugini Salvo.
- Mi tremano le gambe. - Amore, questa è la nostra serata.
- Dobbiamo goderci la vita. - Sì.
Posso?
A noi due.
Quanto sei bella! Ti mangerei tutta.
Non dire così perché poi mi fai venire le vampate.
- Sono i Salvo. - Quelli?
Sì.
Massimo!
Carissimo Massimo, senza fretta, poi ci facciamo quattro chiacchiere.
- Tante cose bollono in pentola. - Bollono.
Certo.
Graziosa signora...
- Lo prendo io. - Inizia la partita!
- A disposizione. - Grazie.
- Grazie. - A dopo, Massimo.
A dopo.
- Guardiamoci un po' di partita. - Contro chi giocano?
- Palermo - Juventus. - Forza Palermo.
Certo.
[TV] Sugli spalti si fanno sentire i circa 10.000 tifosi rosanero
giunti nella città partenopea per sostenere la loro squadra.
Sembrano di più se paragonati ai silenziosi juventini.
Va bene, Salvuccio. Alla fine è meglio così, no?
- Già. - Stiamo belli tranquilli a casa.
Birretta e partitona.
Forza Palermo!
Anzi, facciamo così.
Festeggiamo.
Facciamo uno strappo alla regola, solo un goccio. E forza Palermo!
Cominciamo, vai!
[telecronaca della partita impercettibile]
Vai! Zitti... Buono...
- Ma è rigore!
- Gol!
[Salvatore] Una prodezza al secondo minuto fece sparire tutti i brutti pensieri
e la stessa cosa accadde in ogni casa della città.
E sulle ali dell'entusiasmo
tutti i palermitani iniziarono a credere davvero ai loro sogni.
Pia, abbiamo segnato! Abbiamo vinto!
Mio padre si sentì in tasca i milioni.
Sebastiano iniziò a contare i giorni che lo separavano
dal ritorno di suo padre.
Gol!
Antonio Ayala si convinse che se Palermo poteva battere Torino
per lui non era impossibile vincere le paure di una donna sposata.
- Forza Palermo!
Invece mia madre
con un po' di vergogna, immaginò come allungare la convalescenza
della maestra che aveva sostituito.
Ahia! Si è rotto il femore.
Forza Palermo.
Forza Palermo. Forza Palermo.
E ora la cosa che mi piace di più.
In quell'euforia collettiva.
Angela e Marco ci stavano andando veramente vicini.
Non ho mai visto tanta bellezza tutta insieme.
Ma come?
- Abiti qui dietro e non l'hai mai vista? - Di notte no.
- Non ci avevo mai pensato. - Torino.
Allora? Ti sei innamorato?
E dai.
Ammettilo.
Sì.
Angela...
Se le fai fare lo stesso giro, di sicuro la conquisti.
Sì, certo.
Non fare il prezioso. Mica sei il primo a cui piace una ragazza.
[Salvatore] Il primo miracolo che quella notte avrebbe dovuto compiersi
era sfumato.
Dai, vieni!
[TV] La Juventus schiaccia il Palermo nella sua metà campo.
Siamo all'84esimo. I bianconeri avanzano con Tardelli che crossa...
No... No!
[TV] Gol della Juventus. I bianconeri pareggiano.
- Sei un cornuto! - Luigi!
Anche in banca fai così? Perché i soldi non ce li mettiamo più.
- Ma lascia stare! - Mi fai paura.
Finiscila, guarda la partita.
[Salvatore] Sì, sì, è proprio lui. Il dottor Guarneri, il papà di Alice.
Il santo di mio padre.
Quello che gli diede buca per un impegno improrogabile.
Forse fu un bene che le nostre famiglie non si fossero incontrate
perché da lì in poi fu una catastrofe.
- [TV] Ed è gol. - Ma come? Un altro gol?
[TV] La Juve va in vantaggio sul Palermo a pochi minuti dalla fine.
[Salvatore] Per il Palermo, stremato, fu impossibile recuperare quel gol
segnato a tre minuti dalla fine del secondo tempo supplementare.
I sogni di gloria erano svaniti.
[TV] I bianconeri vincono la sesta Coppa Italia della loro storia.
[Salvatore] La mattina dopo, Palermo si svegliò piena di lividi e dolori.
[piangendo] Palermo... Ma come è potuto succedere? Palermo...
Palermo sconfitto, soldi persi, cena da Guarneri saltata.
Mio padre, per la prima volta in 20 anni, non si presentò al lavoro.
Intanto mia madre affrontava il suo ultimo giorno di scuola
con il passo del condannato a morte.
Il cuore le pesava tantissimo perché erano troppe le cose
e soprattutto le persone, a cui quella mattina avrebbe detto addio.
[insieme] Buongiorno, maestra Pia!
Venga, maestra. Venga a vedere cosa le hanno regalato.
Grazie.
Sono senza parole.
[ridendo] Mi fate cadere.
Grazie davvero.
- Lei resterà per sempre nei nostri cuori. - Anche voi.
[Salvatore] Il cuore di mia madre era un groviglio di sentimenti ed emozioni.
Le cose belle si mischiavano alle brutte e lei non capiva più niente.
Ma in fondo le sorprese fanno questo. Ci prendono in contropiede.
Venite qua.
Venite dalla maestra Pia.
Pia.
Ci salutiamo così?
- Ciao. - Come dovrei salutarti?
- Non so, ma non così. - Ciao, Pia!
- Ciao. - Io sto male all'idea di non vederti più.
Non possiamo salutarci con freddezza come se non fossimo niente.
Antonio, ho passato dei momenti bellissimi con te.
Non posso dimenticarli.
Dimmi che mi chiamerai, Pia.
Ti prego, dimmelo.
[Salvatore] Mio padre, sapendo che quella mattina sarebbe stata dura per mamma
mise da parte le sue sconfitte e si presentò da lei
con l'unica cosa che era sicuro di poterle offrire. Il suo amore.
Tutti i fantasmi che faticosamente aveva sepolto ora tornavano a galla.
La partita del Palermo aveva cambiato davvero le nostre vite.
E purtroppo in peggio.
- La serata è finita, andiamo a casa. - Devo aspettare un momento.
Il nostro Massimo!
- L'uomo dai numeri incredibili! - Lei è sempre troppo gentile.
Signora, lei è fortunata ad avere accanto un uomo così.
Sì, ma adesso deve scusarci perché dobbiamo rapire suo marito.
Però solo per qualche minuto.
Tanto lei deve tenerselo tutta la vita.
Fate con comodo.
- Massimo, vieni. - Sì. Ora torno. Va bene?
Massimo, so che tu sei una persona sveglia.
- Quindi non farò tanti giri di parole. - A disposizione.
E poi parlare di queste cose mi dà fastidio.
Però c'è un pidocchio che non ci sente.
Oppure ci sente, ma comunque non paga. Ora tu devi schiacciarlo.
Se no altri pidocchi si mettono in testa che possono non pagare!
Schiacciare... In che senso?
[batte il piede a terra]
Ah! In quel senso.
Hai capito.
- Signora. - Buonanotte.
Massimo.
- Ma'! - Sì.
Andiamo.
Tutto a posto?
Sì, sì. Andiamo.
[Salvatore] Invece quella di zio Massimo l'aveva trasformata in un incubo.
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