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Zulu
[squilli di telefono]
Pronto?
Aspettate un secondo, così scrivo tutto.
Sono pronto, ditemi.
Panelle e crocchette.
Ma certo!
Poi un plateau di frutti di mare. Certo che metto anche le ostriche!
E poi?
Ma certo che ho le aragoste!
Se non le avevo, per voi andavo a pescarle con le mie mani.
A champagne come state? Rinforziamo?
Rinforziamo. Il tempo di preparare e vi mando tutto.
Grazie. Grazie mille.
Per me è sempre un onore. Grazie.
Carme lo, vieni qua. Questo bisogna prepararlo subito.
E metti nel congelatore due casse di champagne. Dev'essere ghiacciato.
Aspetta!
Porta anche quella. Scrivici: "Siete sempre nel nostro cuore."
Ma quella l'ho già decorata. Ci ho scritto "Buona Pasqua".
Lo cancelli! Se mi fate fare brutta figura
vi stacco le corna e le aggiungo al sugo di castrato di cameriere!
È chiaro? Andate!
[Salvatore] A Palermo la Santa Pasqua si celebra come si deve.
È una di quelle cose a cui tutti tengono.
Ricchi, poveri, sani, infermi, cittadini liberi e meno liberi.
Come direbbe Sciascia:
"Uomini, mezzi uomini, ominicchi, piglianculo e quaquaraquà."
[insieme] Tanti auguri!
[voci confuse] Buona Pasqua!
- Potete mangiare. - Scusate... Fermi.
Don Masino, scusate, non è per mancanza di rispetto... È Pasqua.
È la Santa Pasqua. Una preghierina prima di mangiare?
- Un Ave Maria, un segno della croce... - Qualcosa di più breve.
Un segno della croce. Nel nome del Padre, del Figlio, dello...
Giù le mani! Che fai? Fatti il segno della croce perbene!
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
- Oggi non mangi con noi. - Fra Giaci', qui posso parlare solo io.
Scusate. Prego.
Oggi tu non mangi con noi. Vai.
Anzi no! Siediti.
Ma non mangi.
Potete mangiare.
[Salvatore] Era la cena di Tommaso Buscetta, don Masino, un pezzo da 90
quello che un giorno si sarebbe pentito
e svelato i segreti di Cosa Nostra.
Vi ho mai raccontato di quella volta
in cui eravamo tutti all'Hotel delle Palme?
Stavamo trattando l'eroina con gli americani. Ve l'ho raccontato?
Sì, una decina di volte.
Ma raccontatela ancora.
Potete mangiare.
[Salvatore] Non tutti se la passavano bene.
- Massimo, ma tu sei un forestale! - E allora?
Minchia! Tu con gli animali devi parlarci, non devi ucciderli.
Che c'entra? Io sono un forestale, non sono mica San Francesco!
Nella foresta ci sono volpi e aquilotti. Ma qua ci sono i topi!
- Stanno in mezzo a voi, fetosi e spioni! - [voci confuse]
Eccolo!
- [risate di scherno] - Buona Pasqua, forestale!
[Salvatore] Anche a casa nostra quella Pasqua venne celebrata in tono minore.
Anche se alla nonna non era stato detto, l'arresto di zio si sentiva.
Facciamo un brindisi! A chi c'è...
...e a chi non c'è.
Auguri.
Auguri, mamma.
Patrizia...
[Patrizia piange]
Patrizia... Certo che tu non hai nemmeno un minimo di sensibilità!
- Perché fa così? - Patrizia, apri.
- Cos'ha detto di male Lorenzo? - Niente.
Niente, mamma. Era la loro prima Pasqua insieme e Massimo è di turno.
Patrizia è emotiva.
È emotiva.
Sono così legati?
[Pia] Patrizia, apri questa porta.
Papà...
Mi sembrava un gesto gentile. E va bene.
Gioia, apri la porta. Lorenzo non voleva.
- [piangendo] No! - Patrizia, apri.
A me sembra un po' esagerato.
[Salvatore] L'arresto dello zio aveva spinto qualcosa
che era già in bilico.
E mamma e papà erano finiti uno contro l'altro e avevano litigato.
- Fammi capire. Ora la colpa è mia? - Sì. Un po' sì.
È pazzesco.
Tuo fratello è pappa e ciccia con i mafiosi e la colpa è mia?
Hai dimenticato chi gli ha chiesto di andare a parlare con quello là?
Hai dimenticato perché l'ho fatto? Per farti avere la cattedra!
Ma chi te l'ha chiesto? E poi, quando hai scoperto chi era quello
non l'hai fermato e l'hai mandato lì da solo!
Ci ho provato.
Conosci tuo fratello!
Lui non si fa problemi a essere coinvolto con certa gente, ma io sì.
E certo, tu le mani non te le sporchi mai.
[Salvatore] Mia mamma e mio papà non erano gli unici a essersi allontanati
e a non capirsi più per colpa della mafia.
Torino dà una festa.
Incredibile! Torino e festa è come dire l'acqua è asciutta.
Ti sbagli. Sembra abbia una casa meravigliosa. Guarda che biglietto!
È il figlio di un pezzo grosso della FIAT.
Quelli sanno fare le feste. Fidati di me.
Angela, che dici?
Tu sei sua amica.
Dico che sicuramente sanno fare le feste.
Ma non m'importa niente perché tanto non ci vengo.
E poi non è mio amico.
- Ho saputo che non vieni. - No, non vengo.
- Perché? - Per non metterti in imbarazzo.
Hanno arrestato mio zio. L'hanno beccato con un mafioso.
È un vizio di famiglia. E poi a tuo padre non piacerebbe
una che è stata con un mafioso e ha uno zio in galera.
- Può essere sdicevole. - Disdicevole.
Sbaglio anche l'italiano.
- Un motivo in più. - Non volevo correggerti
ma solo vedere se intendevi quello.
La festa è stata un'idea di mia madre. Ha fatto lei i bigliettini.
Se fosse per me, neanche ci andrei.
È l'anniversario dei miei e lei ha voluto che invitassi i miei compagni
perché siamo qui a Palermo da un anno e io non ho ancora degli amici.
- Quindi... - Chiediti perché.
[Salvatore] Mia mamma si era messa in malattia dalla scuola
per occuparsi del fratello carcerato e sostenere Patrizia.
Non posso presentarmi così. Fammi sistemare il trucco.
No.
È già la quarta volta. Dobbiamo andare al colloquio!
Un secondo.
Ora mi passa.
Gioia, andiamo, altrimenti non ci fanno più entrare.
- [piangendo] Non mi passa. - Tu aspetta qui.
Eccoci.
Dai, entriamo.
[Salvatore] E io, che dovevo aspettare fuori, feci una scoperta sconvolgente.
- Era lei, la madre di Sebastiano! - Che significa questo fatto?
- Che il padre non è imbarcato. - È carcerato?
- Magari stava lì per un altro motivo. - Certo, Fofò.
Andava a farsi i capelli in carcere. Svegliati!
Sono sveglio.
- A me non sembra. - Questo fatto non mi aveva mai convinto.
È possibile che uno imbarcato non torna a casa una volta in due anni?
Natale, Pasqua, Santa Rosalia, Ferragosto... Mai!
Poverino.
Non gliel'hanno detto per non farlo soffrire.
Se lo immagina come un eroe del mare. Una specie di Ulisse.
Non ho capito.
Tieni.
Quanto è bella!
- Mockba? - No, Mosca.
Ah.
Ho scritto anche il testo. Tieni.
"Sebastiano, questa è la città dove sto.
Però ti prometto che un giorno ti ci porto.
A te e a alla mamma.
- Ti bacio forte. Papà." - Dai, scrivi.
Un giorno vi ci porto veramente. Parola mia.
Tra qualche giorno sarò fuori.
Patrizia, ti prego, non fare così. Amore mio, guardami.
Io sto benissimo qua. Mi trattano tutti con rispetto.
Mi cambiano le lenzuola tutti i giorni.
Tu non sai come si mangia bene qua! Ti inviterei a cena tutte le sere.
- Mangi? - Ma certo!
Sei sicuro?
Amore, io mangio meglio di quando ero piccolo e vivevo con la mamma.
- Hai portato le melanzane abbottonate? - Certo.
L'avvocato ha detto che devi stare tranquillo.
- Dammele. - Sì.
Eccole. L'avvocato ha detto che non possono trattenerti.
Ha fame.
Che belle.
Questo profumo...
Lo sapevo. Melanzane abbottonate.
Don Masino.
Baciamo le mani.
Pia?
Oh... Ce l'ha con te.
Pia, sono Masino.
Ah.
Ciao, Tommaso.
L'odore mi è bastato. È inconfutabile.
- Si dice "inconfondibile". - Indimenticabile.
Sì.
Ma... Vi conoscete?
Questa femmina la porto ancora qua.
Sullo stomaco?
Il Paradiso!
Con te... Io tocco il Paradiso.
Pia.
Vuoi sposarmi?
Che dici, Masino? Ci conosciamo da tre giorni.
Io sono già pazzo d'amore.
Pazzo d'amore!
Siamo usciti solo due volte. Due! Tanto tempo fa e poi è finita.
- Tommaso, conferma. - È vero.
E dalle braccia sono passato al corpo.
- E poi le ho messo le mani tra i capelli. - Ho la pelle d'oca.
Per attrarla a me.
- Per sentire la sua bocca carnosa. - [qualcuno sospira]
Oh, chi ha sospirato?
E questa mano?
Secondo voi dove ho messo questa mano?
Sulle gambe. No, no. Prima ci sono le gambe.
Picciotti, minchia che gambe! Lunghe, lisce.
E morbide.
Masino.
Ci conosciamo da appena tre giorni, ma ho capito già una cosa di te.
Tu parli troppo.
No, Pia... Pia, non lasciarmi.
Pia! Pia, non lasciarmi!
Pia!
Cornuto io che parlo!
Don Masino, allora è come se fossimo in famiglia. Io sono il fratello.
Mi hanno portato le melanzane. Ne vuole un po?
- Le ha prese tutte. - Tu sei scemo.
[Salvatore] Lo zio sperava di trarre vantaggio da quella conoscenza.
Invece mamma provava imbarazzo. Era un segreto di cui si vergognava.
Patrizia, questa cosa non deve saperla nessuno. Ripeti.
- Non deve saperla.... - Non deve saperla.
- Nessuno! - Nessuno.
Anzi, non è proprio mai esistita. Capito?
Brava.
[Salvatore] Un segreto così in mano a Patrizia non era esattamente in banca.
L'altro segreto, quello che riguardava il maestro Ayala
mia mamma lo custodiva nel suo cuore, ma era comunque insidioso.
Sì?
Ah, buongiorno.
- La maestra Pia? - Non c'è neanche oggi.
- Sai quando torna? - No. Posso aiutarti io.
- E come? - Prego?
No, dicevo... Come?
- "Come" cosa? - Niente. Punto. Arrivederci.
[Salvatore] Mio padre, ignaro di tutto, voleva solo fare pace.
Non ha mai amato i conflitti e quelli con mamma non li sopportava.
Va bene, basta il pensiero.
Sono a casa.
Che buon profumo!
Che bello tornare a casa e trovare queste meraviglie.
Sono per Massimo.
Una volta potresti farle per noi.
A Massimo gliele hai appena fatte.
Massimo è in carcere. Poverino, gli sono rimaste solo le melanzane.
Certo.
[squilli di telefono]
Pronto?
[Salvatore] Anche io non amavo i conflitti perché non ne capivo i motivi.
Angela, tutti litigano con tutti. Papà con mamma e tu con Marco.
- Se vuoi, litighiamo anche tu e io. - Dev'essere lo scirocco.
Lo scirocco rende nervosi. Anche io sono nervoso.
Perché sei nervoso?
- È lo scirocco.
Tieni, piccola mia.
Grazie, papà.
Così ti ricordi che anche quando non ci capiamo e io mi arrabbio...
...io ti voglio bene.
Tanto.
Non erano per me, vero?
No.
Però...
...te li meriti comunque.
E io?
Eh... Avevo solo un regalo da riciclare.
Però ti giuro che il prossimo è tutto per te.
Vieni qua, sto scherzando.
- Sai perché ti voglio bene? - Perché?
Perché sei come me.
[squilli del telefono]
- Pronto? - Pia.
Ciao, sono io.
Perché non vieni più a scuola?
Pia?
Pia!
[Salvatore] Ovviamente lo scirocco non c'entrava niente.
Ero nervoso perché intorno a me tutti erano infelici.
E Sebastiano... Sebastiano mi faceva una pena infinita.
Il 25 aprile festeggiamo il giorno della Liberazione.
- [bussano alla porta] - Avanti!
- Scusi per il ritardo, signora maestra. - Vai al tuo posto.
Guardate! Mio padre è a Mockba.
È cirillico, si scrive "Mockba", ma si legge "Mosca".
Va bene.
- È sempre in Unione Sovietica. - Sì.
A Mosca non c'è il mare.
Fofò! Bambini, ascoltate, è importante.
- Il 10 luglio del 1943... - Non c'è?
Non è il mare, è un fiume enorme, la Moscova, più grande del mare.
Mio padre sta sulla Moscona che è più grande del mare.
Moscova.
[maestra] La prima tappa fu Pantelleria.
[Salvatore] Sentivo di dover fare qualcosa.
Picciri... Ah, sei tu! Vai!
Mi fa piacere che tu venga da me, ma non hai altro da fare?
- Sono arrabbiato. - Perché?
Ha arrestato mio zio e il padre di Sebastiano.
Siediti.
- Che hanno fatto? - Non lo so di preciso.
- Scoprilo prima di arrabbiarti con me. - Non posso scoprirlo.
A casa, di mio zio non parlano e del padre di Sebastiano... È un segreto.
- Cosa? Chi è Sebastiano? - Un mio amico.
Mi piaceva quando mi parlavi della tua bella.
L'amicizia è importante.
Anche l'onestà.
Mi dispiace per loro, ma se li hanno arrestati, un motivo c'era.
Non è giusto, Sebastiano pensa che il padre sia imbarcato a Mosca
dove non c'è il mare.
Sì, è un po' minchione, ma ha un cuore grande.
- Finalmente! - Stai attenta!
- Patrizia, entra tu e salutamelo tanto. - Per Buscetta?
- Sì, non voglio vederlo, vai. - Buscetta te lo saluto io.
- No, Buscetta, Massimo. - Va bene, ciao.
Patrizia, salutami Massimo!
- Pia, l'ho capito, fammi entrare. - Brava.
Ciao.
Vai!
Patrizia, vieni qui.
Ti amo, gioia mia.
Ciao.
- Devi stare tranquilla. - Don Masino.
Il fratello di Pia.
Melanzane abbottonate. Come piacciono a voi.
- Grazie. - Prego.
Sei un bravo ragazzo.
- E a te... Quando ti mangio? - Gioia mia!
- Ti ho detto grazie. - Sì, scusi.
Don Masino, gliene faccio avere una al giorno.
- In cambio non le chiedo niente. - Certo.
Infatti.
Solo le briciole della vostra benevolenza.
Ah!
- Don Masino, le briciole. - Va bene.
Anzi, basta la polvere.
Perfette!
- Gli piacciono. - Dimmi una cosa.
Tu sei più parlatore o sei più ascoltatore?
- Io? - Tu.
Diciamo che a me parlare...
...mi piace assai... poco.
Se devo essere sincero, a me piace molto ascoltare.
Mi piace molto ascoltare.
Quand'ero piccolo, avevo i dischi delle favole.
Li mettevo, li toglievo, li mettevo... Centinaia di volte.
Sono nato per ascoltare.
A parte che è il fratello di Pia
e a parte che mi porta anche le melanzane, a me piace Massimo.
Anche il nome, Massimo!
Picciotti, andatevi a cercare un'altra camera, Massimo sta qua.
- Don Masino, grazie. - Volete chiedere come?
Volete chiedere chi? Andate.
Sia sempre lodata Santa Rosalia.
È vero, si stava bene, ma faceva due coglioni don Masino!
Già, lo so, ho un fischio all'orecchio
che posso chiedere 30 punti per l'invalidità.
Massimo, hai mai sentito parlare di questa organizzazione
- che si chiama Cosa Nostra? - No.
No?
- No, mai sentita nominare. - Mai, mai?
Te la spiego io.
Però dobbiamo partire dall'inizio, dai Beati Paoli.
Era il XII secolo...
[Salvatore] Noi adesso non lo prendiamo sul serio
ma grazie a Buscetta, la gente non ha più potuto dire
che la mafia non esiste.
Sono impaziente che esca, ma ora Massimo sta meglio.
Gli hanno cambiato la cella e dice che è come stare in villeggiatura.
- Televisore a colori in camera... - In camera...
Il barbiere gli fa tutti i giorni la barba
e poi entra ed esce dalla stanza quando vuole.
Com'è possibile?
È legale?
Io non dico niente, sono contento per Massimo e basta. Va bene?
Poi gli portano anche da mangiare dal ristorante.
Se lui vuole la pasta con le sarde, ordina e poi gli arriva.
Così mangiamo anche noi un po' di melanzane abbottonate.
Scherzo!
- Lorenzo, devi lasciarmi. - Non ti lascio, ora basta!
Un sorriso! Hai sentito Patrizia? Massimo sta meglio di noi.
Dai, ti prego, sto morendo!
- Sorriso! - [insieme] Sorriso! Sorriso! Sorriso!
- Sorriso! - Ma le melanzane non te le faccio.
- Dai! Milinciane! - [insieme] Milinciane! Milinciane!
- Milinciane! - Va bene, vi faccio anche le milinciane.
Ma continua a farle per don Masino, altrimenti Massimo lo riportano...
Per chi?
Per don Massimo.
- Lì Massimo si fa chiamare così. - No, hai detto "Masino" con la "N".
Chi è questo don Masino?
Tommaso Buscetta? Tu sei stata con un boss?
Sono stata? Sono uscita due volte, 20 anni fa, neanche sapevo chi fosse
- e tu e io non stavamo insieme. - Ora sai chi è e gli fai le melanzane?
Mi fai una scenata di gelosia per le melanzane?
No, Pia.
Non è una scenata di gelosia né per le melanzane né per altro.
- Mi sto solo facendo qualche domanda. - Cosa vuol dire?
Che sto ripensando ai discorsi, alle discussioni di questi giorni.
Ti prego, non farmi quella faccia da catastrofe che conosco bene
- che da una minchiata ne fa una montagna. - Sì, Pia, può essere.
- Ma può essere anche di no. - Cosa vuol dire?
Parla! Parla!
Pia, ogni tanto mi chiedo se io sia l'uomo giusto per te.
Ecco, vedi? Neanche mi rispondi.
Neanche mi dici che sono un cretino a farmi domande del genere.
Forse stavolta non ho fatto una montagna da una minchiata.
- Dove vai? - A prendere un po' d'aria.
È una domanda stupida!
Tu sei mio marito, il mio uomo!
Sarà una domanda stupida, ma questa non è la risposta alla mia domanda.
[Salvatore] Le cose si erano guastate di nuovo quando sembrava che si aggiustassero
e papà aveva visto giusto, non era Buscetta il problema
neanche Massimo in prigione e io non potevo farci niente, almeno per loro.
- Una cosa bella per Sebastiano? - Sì, farlo contento per un giorno.
Così contento che poi gli dura per un po'.
Una specie di festa!
No, una vera festa, potremmo farla a casa mia, ma ci pesteremmo i piedi.
Se gli pestiamo i piedi, non lo facciamo felice.
Fofò!
Cosa ho detto?
- Qual è la cosa che gli piace di più? - Le minne.
La seconda.
- Le minne. - La terza.
Il pallone, rgazzi!
La cosa che gli piace di più è il pallone.
Un bel campo da calcio, una partita.
E tu gli regalerai la divisa del Palermo.
- Io? - Tu hai i soldi.
- Quella nuova? - Sì.
Al circolo di tennis di mio padre c'è un nuovo campetto da calcio.
- È piccolo, ma è come uno vero. - È perfetto.
Se vi guardate così, io non compro niente.
Ok, non ci guardiamo.
Ehi, che ho detto?
[Salvatore] Una cosa stavo per aggiustarla e zio stava per aggiustarne un'altra.
Anzi, stava per aggiustarla Buscetta.
Massimo, finalmente! Mi è venuta in mente una cosa
che devo raccontarti assolutamente.
Ma devo cominciare dall'inizio.
Che è successo?
Ho visto l'avvocato e ha detto che per ora di uscire non se ne parla.
E allora?
Che c'è che non va? Non stai bene qua?
Che cosa ti manca?
C'è qualcosa che non va qua?
Ho capito, vuoi una femmina.
- Io te ne porto due. - Non è questo, a me manca la mia femmina.
Stavamo per sposarci, eravamo pronti
e invece bisogna aspettare.
Io aspetto, ma se lei non mi aspetta?
Se non ti aspetta, la mettiamo in un pilone di cemento.
Così non si muove più. No?
No, eh?
- Allora c'è solo una soluzione. - Quale sarebbe?
Lascia fare a me.
State scherzando? Forse voi non vi rendete conto.
Ma se lui dice che si può fare, significa che si può fare.
Lui? Ma chi è lui?
Il direttore del carcere? Il prefetto? Il Presidente?
- Don Masino Buscetta. - Zitta!
Lorenzo, ascoltami.
Nella tua posizione non è la cosa più semplice...
Tu non capisci.
- Sposarsi in carcere... - E allora, Lorenzo?
La cappella c'è, il prete c'è, i testimoni ci sono...
No, Patrizia, non guardarmi così, i testimoni non ci sono.
Dovrei fare il testimone in carcere circondato dai criminali?
Non ci penso proprio.
Vorrà dire che mi troverò un altro testimone.
Ciao. Grazie, Lorenzo. Grazie.
Lorenzo, non mischiare le cose, qui si tratta di mio fratello.
Fate come volete, vado a lavorare per le Istituzioni di questo Paese.
[Salvatore] In quel momento penso che anche mia madre si chiedesse
se papà fosse l'uomo giusto per lei.
- Pia. - Antonio! Cosa fai qui?
Scusami.
- Non sapevo più che fare, che pensare. - Non devi fare né pensare.
- Perché fai così? -Non lo capisci? - Capisco che non vuoi più vedermi.
E allora?
Allora vuol dire che significo qualcosa per te.
- Anche se fosse, non cambia le cose. - Pia, invece le cambia.
Forse non sarò stato il primo a fartelo capire, ma a te ci tengo.
O pensi che faccia lo sciupafemmine con il macchinone di mio cugino?
La macchina è di mio cugino che è andato al nord a lavorare.
Pia, ti prego, guardami negli occhi.
- Io sono innamorato perso di te... - Ssshh!
No, se vuoi, lo grido!
Ti voglio accanto, ti prendo per come sei, anche con i tuoi figli
anche con tua madre, non mi interessa, ti voglio per sempre.
- Signor Prestifilippo, allora? Va meglio? - Meglio?
- Abbastanza. - È già una cosa.
Pia...
- Suo figlio è a lavorare? - Ha problemi al lavoro.
Mi dispiace.
- Pia. - Le cose non vanno molto bene.
Pia!
[Salvatore] Credo si chieda ancora come abbia fatto a resistere in quel momento.
Mentre la mia famiglia stava per disintegrarsi
io mi occupavo della felicità di Sebastiano.
Un bravo psicanalista avrebbe parlato di tecnica dello struzzo
ma la gioia di quel minchione faceva bene al cuore.
- Perché non siamo mai venuti prima? - L'hanno fatto adesso.
È gratis come la mia maglietta? Anche il pallone?
Certo.
- Possiamo anche giocarci? - Basta domande, Sebastiano, è tutto vero.
Non ho finito.
Minchia, è morbido! Che prato è?
Sebastiano, è un prato sintetico, ora possiamo giocare?
Allora?
Andiamo, picciotti!
[voci non udibili]
Tiro e gol!
È stupendo alla Favorita!
Ma chi è questo fenomeno? Un campione!
Papà!
Sei bravo! Devi dire a mamma di farti fare un provino.
Mamma non sa niente, passavo qui vicino e ho fatto fermare la nave
- ma devo ripartire. - Quando torni?
Non ho tempo per tutto.
Non so quando ritornerò, ma spero presto.
Guarda cosa ti ho portato, l'ho comprata a Mosca.
Aprila.
È un regalo del mio collega di Mosca. Ho fatto bene?
- Hai fatto bene. - Allora non sei più arrabbiato con me?
- Hai fatto un bel gol. - Ti è piaciuto?
Sì! Devi farne tanti.
- Papà, ne ho fatti sei. - Sei? Sette! Otto! Nove...
Sebastiano, falli per me.
Torna presto.
[Salvatore] Aveva rubato una TV da un camion
e gli avevano dato tre anni. Gliene mancava uno.
Se lo sarebbe fatto tutto e non come Masino e quelli come lui
perché a Palermo la legge non era uguale per tutti.
Massimo, pensaci bene perché sei ancora in tempo.
Anche se ti danno 30 anni, ammesso che tu li faccia, dopo 20 sei libero
ma con l'anello al dito, la libertà la perdi per sempre.
A me questo "ergastolo" mi sembra un dono di Dio.
L'ergastolo biondo? Contento tu...
- Guarda qui. - Ci penso io.
Patrizia, sei...
Stai zitta altrimenti mi metto a piangere.
- Posso? - Sì.
- Sei bellissima! - Ecco, ora piango.
Sei una stupida!
- Prendimi un fazzolettino. - Dai!
Sono troppo emozionata. Pia, ora come faccio?
[squillo di telefono]
- Pronto? - Ciao, Salvatore.
Ciao, Marco.
- Mi passi Angela per favore? - Sì... No, non può rispondere.
- Non può rispondere? - Si sta lavando i capelli.
No, volevo dire...
È appena uscita con i capelli bagnati come un fulmine.
Ho capito.
- Grazie, lo stesso. Ciao, Salvatore. - Ciao, Marco.
- Non sai inventarti una scusa? - Non so dire bugie.
Devi imparare.
- Perché non vuoi parlarci? - Devi farti anche i fatti tuoi.
- Ragazzi, noi andiamo. - Sei bellissima.
- Sì, tanto. - Grazie.
- Mi dispiace che non vi facciano entrare. - Patrizia, tanti auguri!
- Auguri anche per Massimo. - Sì, andiamo, è tardi.
- Ciao! - Ciao!
[Salvatore] Aver fatto felice Sebastiano, penso abbia portato bene anche a noi
perché chi era lontano, iniziò a riavvicinarsi.
[colpi sul vetro]
Ciao! Angela!
- E la tua festa? - Non era la mia festa.
- Allora? - Scusa, non avevo capito che stavi male
ma non volevo giudicarti e le parole mi sono uscite così, male.
Tu, Angela, sei importante per me.
Sei tutta la mia socialità.
- Vorrei che fossi felice. - Davvero sono importante per te?
Molto più di quanto ti immagini e di quanto io riesca a dirti.
Ho pensato a quello che mi hai detto
e passare da Rosario ad Alfonso è stato strano.
Più che delle persone, mi innamoro di ciò che provo per loro.
- Forse mi innamoro dell'amore. - Forse?
Non so riconoscere quando una persona conta davvero per me.
Ora ad esempio, vorrei abbracciarti.
Non so perché, ma ne ho bisogno.
Massimo, vuoi tu accogliere, come sposa nel Signore, Patrizia
promettendo di essere sempre fedele... Vedi quello che puoi fare.
Nel dolore e nella gioia, nella malattia e nella salute
onorandola e rispettandola per tutti i giorni della tua vita? Sì!
- Sì! - Bravo! Adesso tu.
Patrizia, vuoi tu accogliere, come sposo nel Signore, Massimo
e promettere di essere sempre... Tu sì!
Fedele nella gioia e nel dolore, nella malattia e nella salute
e amarlo e onorarlo per il resto di tutti i tuoi giorni?
Sì!
Adesso facciamo la cosa dei testimoni.
Signori testimoni, avete sentito la risposta affermativa degli sposi?
- Sì! - Cosa?
Lorenzo!
Con permesso.
- Che dobbiamo fare? - È...
Allora?
Scusate, vada avanti, fra' Giacinto.
Signori testimoni... Questi che siete ora.
Avete ascoltato la risposta affermativa degli sposi?
Sì.
Il Signore misericordioso e onnipotente
confermi il consenso che avete manifestato davanti alla Chiesa
- e vi ricolmi della sua benedizione. - Amen.
- Amen. - Amen.
- Gli anelli. - Certo.
- La mano sinistra... - Devo metterglielo io.
Sì, è la sposa che lo infila.
Viva gli sposi!
- E il mio anello? - C'è l'anello B.
Amore, scusa.
Ecco qua.
Viva gli sposi!
Pia, non so se io sia l'uomo giusto per te, ma di una cosa sono sicuro.
Che tu sei la donna che voglio, ho voluto e vorrò sempre accanto a me.
[Salvatore] Alla fine molte cose si erano aggiustate
altre forse si stavano aggiustando, ma altre si stavano complicando.
Molto.
[parla in dialetto siciliano]
Giuro di essere fedele a Cosa Nostra.
Se dovessi tradire, le mie carni
devono bruciare come brucia questa immagine.
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