All language subtitles for La.mafia.uccide.solo.d_estate.S01E06.1080p.WEB-DL.ViruseProject.srt - ita(4)

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Original subtitles

La carta d'identità deve venire a ritirarla suo marito

perché qua non si fanno cose per interposta persona!

[in siciliano] È morto!

Correte, è morto!

- Ma chi? - Non lo so.

- Chi può essere? - Non lo so.

Forse è la signora Laura che ha due bypass.

- No, è il direttore! - Il direttore.

- Che è successo? L'hai fatto innervosire? - No, io no.

Come è successo?

Non lo so. Ha fatto un sospiro ed è morto.

Alberto, suo fratello lavora all'ospedale?

- Sì. - Chiamalo.

Ma quale fratello! Chiama subito l'ambulanza.

No, magari ci rimane male.

Dopo quasi 30 anni di onorato servizio, il ragioniere Musmeci

diretto superiore di mio padre

aveva realizzato il suo sogno. Era caduto sul campo.

Hai visto la vita com'è, Lore? Ora sei qua e dopo sei là.

Sì.

Era un bravo cristiano Musmeci. Sembrava fatto di gomma.

- L'acqua lo bagnava... - E il vento lo asciugava.

- Io dico in senso buono. - Sempre in senso buono si dice.

Comunque se ti serve qualcosa, ora puoi contare su di me.

Di che parli, Cusumano?

Quando c'era la buonanima di Musmeci, a lui facevo certi favori.

Ora che questo ruolo lo prendi tu, perché sei il più anziano...

Lore', cerca di capirmi.

Ti sembra il momento di parlare di questo? Musmeci è ancora caldo!

Musmeci era sensibile alle richieste degli amici

e degli amici degli amici. E Palermo era piena di gente come lui.

Ce n'era uno in ogni ufficio.

Per tutti era normale, ma per mio padre no.

E io lo amavo anche per questo, perché in mezzo a tante cose storte

lui cercava di stare dritto anche quando non gli conveniva.

E in quei giorni una promozione ci avrebbe risolto tanti problemi.

Già sono tutti pronti a farmi le moine.

Per te questa potrebbe essere un'ottima possibilità.

Sì.

Però ammesso che mi diano questo posto, ma non è sicuro

io già so come finirà.

Passerò il tempo a fare favori come faceva Musmeci.

Che male c'è?

Chi fa favori è generoso.

Salvo, ci sono favori e favori.

Questo posto l'hai guadagnato, non è un regalo.

Pia, è inutile.

Da questa cosa non si sfugge. Non si può.

Cos'è quella faccia?

Posso parlare?

Parla.

Non capisco perché ti ostini a vedere sempre tutto nero.

Non sei costretto a comportarti come Musmeci.

- Se non vuoi fare una cosa, non la fai! - E no, mia cara.

Non siamo al ristorante dove puoi scegliere dal menu.

Se ti chiedono di fare un favore, devi farlo.

E quando gliene hai fatto uno, non si torna più indietro.

Ha ragione papà. Mai cedere al compromesso.

Angela, stai zitta. E smetti di parlare con frasi fatte.

Questo non è uno scherzo!

Lorenzo, rifletti bene. Qua si tratta della nostra vita.

Il mutuo, la nostra casa, meno preoccupazioni. Ci hai pensato?

Pia, parliamoci chiaramente. Ora ti dico io una bella frase fatta.

Per me Musmeci era un mafioso!

Un mafioso! E basta questo per dire no!

[insieme] Amen.

Il ragioniere Calogero Musmeci, che noi chiamavamo Lillo

era un bravo cristiano.

Era un bravissimo cristiano che non giudicava.

Aveva un cuore grande. Proprio grande!

Lui diceva sempre: "Fai il bene e scordatelo.

Fai il male e ricordatelo."

Ma lui non fece mai del male. Mai!

Lui è sempre stato un uomo buono.

Lui adesso è lì.

In Paradiso.

Con il nostro Signore.

Ma quindi anche i mafiosi vanno in Paradiso?

[voci confuse]

- Fatelo stare zitto! - [voci confuse]

Vergogna!

- Vergogna! Siete una vergogna! - [voci confuse]

Ti sembra il modo di fare? In presenza del morto dentro la bara!

La vedova piangeva e tu ti alzi e parli? Qui siamo in chiesa!

E in chiesa non si ride. Non siamo al mercato. Hai capito?

- È vietato fare domande in chiesa? - Sì, è vietato.

- Tu finirai all'Inferno. - Fra' Giacinto...

Bruciato. Nessuno ti ha mai insegnato

che prima di fare domande bisogna chiedere il permesso?

E nessuno ti ha mai insegnato che certe domande non si fanno?

Chi semina vento raccoglie tempesta.

- Sono cose di piccirilli. - Di piccirilli? Bravo, continua così.

Quando dirà altre stupidaggini, poi non venire da me a lamentarti.

Salvatore, chiedi scusa così fra' Giacinto ti perdona.

- Chiedi scusa. - Scusi, fra' Giacinto.

Va bene, ma non farlo più.

Adesso vai a casa.

Anche voi. Arrivederci, ciao.

- Salvo. - Eh?

Secondo me i mafiosi in Paradiso non ce li fanno entrare.

Maria, che figura!

Secondo te avremmo dovuto dargli una punizione?

Una piccola.

È stato impertinente.

Però a un figlio che si fa domande su cosa è bene e cosa è male, io gli do un premio.

- Lorenzo, ho avuto un'idea. - Dimmi.

Domani vieni a prendermi a scuola, così stiamo un po' da soli tu e io.

Bello! Tutta una giornata insieme a te. Non c'è niente di più bello.

- Ti faccio fare un bel giretto turistico. - Hai preparato tutto.

No, voglio mostrarti la strada che faccio per andare a scuola.

E poi voglio presentarti i miei colleghi. Pensano che io sia vedova.

Ma quale vedova! Domani gli presentiamo questo bel fantasma.

Con quell'idea mia madre pensava di fare vedere a mio padre

quanta strada e quanta fatica faceva per fare la supplente a Partinico.

E voleva mostrare a qualcun altro che un marito ce l'aveva davvero.

Eccoci qua. Avanti.

- Ecco la cartella... - Papà!

Porca miseria! Potevi chiuderla.

Tieni.

- Ciao. - Ciao.

Ciao!

- [il motore scoppietta] - Ma cos'ha?

No, ti prego. No... Non ora.

Oggi no! Ti prego, oggi no.

[il motore non si accende]

No.

Cos'è questo fumo?

Questo motore non ce la fa più. Io lo cambierei.

So che bisogna cambiarlo, Nino!

- Ma i soldi me li dai tu? - Va bene, io ci provo.

Però per i miracoli devi andare in chiesa.

Porca miseria!

Proprio oggi che dovevo andare a prendere mia moglie a scuola.

Se vuoi che ci provo, devi lasciarmela.

Lorenzo! Questo quaderno è tuo?

Cos'è?

È di mio figlio.

- Nino, mi raccomando. - Ciao.

Eccomi, Pia. Mi aspettavi?

- Ciao, Antonio. - Ti accompagno a casa.

Non posso, oggi viene a prendermi mio marito.

- Ah. - Maestra Pia!

Allora che facciamo? Vado?

Ha chiamato suo marito. Ha detto che oggi non può venire a prenderla.

Pino, ti aspettano dentro.

- Non puoi metterti contro il destino. - Ho dimenticato di dirle

che suo marito non può venire perché si è rotta la macchina.

- Ho capito. Grazie. - Prego.

- Pino. - Mi dica.

Che fai ancora qui?

Sto andando via.

Andiamo?

E cos'è? Il "Rischiatutto"?

Mio padre aveva scoperto la mia scatola nera.

In quel quaderno c'erano tutti i nostri segreti.

Avevo iniziato a farmi domande con l'inchiesta per Mario Francese

e siccome una domanda tirava l'altra non mi ero più fermato.

Da quel momento ogni volta che avevo un dubbio lo mettevo lì.

"Perché Alice non vuole stare con me?

Perché Sebastiano ha toccato le "minne" di Santina e io no?"

Hai capito? Già alla sua età...

"Perché papà va in ufficio tutti i giorni e zio Massimo mai?"

L'ha capito anche lui.

"Perché Angela sta con quel cretino di Rosario?"

Rosario?

Disonorata. Allora ce l'ha il ragazzo.

"Quali sono i favori buoni e quali sono quelli cattivi?

Se papà prende il posto di Musmeci, diventa mafioso anche lui?"

La lettura del quaderno ebbe l'effetto di una valanga.

Le domande su Musmeci scossero mio padre nel profondo

perché ero l'unico in famiglia ad avere compreso la sua vera paura.

E avevo scoperto qualcosa che lui non doveva sapere.

"Chi è quel signore che accompagna mamma a casa?"

Ho pensato ad andare al nord.

Però mi sono detto... Dove lo trovo tutto questo?

Guarda la strada, altrimenti altro che nord!

- Ce ne andiamo all'altro mondo. - Con te vorrei andare ovunque.

A proposito. Perché non torniamo in quella bella trattoria?

Ti ricordo che abbiamo un pranzo in sospeso.

E in sospeso rimane, perché io mi alzo un'altra volta.

Ah.

Forse hai ragione. Io non ho neanche tanta fame.

Ma allora andiamo a Mondello a fare una bella passeggiata.

Con questo sole è un peccato tornare a casa.

Sono sposata.

Eh.

[voci non udibili]

Scusi, un'informazione. Sa dirmi dov'è Vicolo dei Lattarini?

- Cosa? - Può dirmi dov'è Vicolo dei Lattarini?

- Mi sembra che sia in questa zona. - Sì, sì. È lì a sinistra.

- Grazie. - Prego.

[scatto della serratura]

Ciao, Lorenzo.

- Pia, noi dobbiamo parlare. - Dimmi, sono qua.

Parla.

Guarda qua.

È il quaderno di tuo figlio.

Mio padre si ingoiò la gelosia, la paura e la rabbia.

Mise la preoccupazione per me davanti a tutto.

Anche per mia madre quella scoperta fu uno shock,

perché veniva fuori la mia ossessione per la mafia.

"Se non si muore per le femmine a Palermo, per cosa si muore?

Che significa 'si ammazzano tra di loro'?"

"Se la mafia non esiste, perché a Palermo ci sono i mafiosi?

E soprattutto, chi sono i mafiosi?"

Onorevole Lima, ma la mafia esiste?

La mafia? Ancora con queste minchiate! Sono voci, sussurri.

Ma come può negare che la mafia esista?

La mafia non esiste. La mafia è un'invenzione di voi giornalisti

per screditare i galantuomini e tutto il popolo siciliano!

- Onorevole! - Una domanda!

Mi chiedevo cose che solo dopo avremmo scoperto

che avevano a che fare con la mafia.

"Perché a Palermo i pali della luce sono tutti storti?"

- Tu a chi appartieni? - A Ciancimino.

- E tu? - All'onorevole Lima.

Il 5 maggio del 1972

morirono 115 persone nello schianto dell'aereo contro la montagna.

Continuano le ricerche nella zona dove stanotte il DC-9 dell'Alitalia

è caduto in mare mentre atterrava con a bordo 129 persone.

"Perché l'aeroporto è stato costruito

nel punto più ventoso e pericoloso, tra la montagna e il mare?"

Come "perché"?

Perché noi i terreni li avevamo lì, tra la montagna e il mare.

"Perché sono l'unico a farsi domande?"

"Forse sono sbagliato?"

Siamo noi ad essere sbagliati, Lorenzo.

È colpa nostra.

È solo colpa nostra.

Abbiamo trascurato Salvatore. E invece aveva bisogno.

Lui è una specie di spugna. Assorbe tutto quello che sente.

Dio, mi sento morire. I bambini alla sua età giocano.

Come gli è venuta questa ossessione delle domande?

Adesso dobbiamo aiutarlo. Non possiamo fare finta di niente.

Dobbiamo spiegargli come funzionano le cose.

- Dargli dei confini. - Ma forse non bastiamo noi.

No, dico... Magari ci serve un medico

che dica anche a noi cosa fare.

Oh, mio Dio.

Dopo lunghe riflessioni e tormenti

scelsero finalmente il premio per le mie domande sul bene e il male.

Salvatore, devi stare tranquillo. Non è niente, è solo una visita...

- Normale. - Sì. Quando uno cresce e diventa grande,

ogni tanto è giusto farsi visitare.

- Sai come si dice, no? - No. Come si dice?

- Eh... È una cosa di routine. - Sì, di routine.

Ma nonostante il lodevole impegno, questo confuso giro di parole

mi fece scattare un campanello d'allarme e nuove domande.

Ma se uno sta bene, perché deve andare dal medico?

Salvatore, tu devi stare tranquillo. Ok?

Però io ti vedo pallido. Senti la temperatura.

Ma quale pallido!

Mentre io continuavo a tormentarmi,

mia sorella Angela sfruttò lo sbandamento dei miei genitori

per avanzare una richiesta che in altri tempi sarebbe stata proibita.

A Firenze da sola? Ma è impazzita? Diglielo anche tu.

- Angela, tuo padre ha ragione. - È un'occasione unica!

Vengono da tutta Europa per vedere il concerto di Patti Smith.

No.

- Tu vuoi stare con il tuo ragazzo! - Marco non è il mio ragazzo.

È solo un amico.

- Ha detto "Marco"? - Sì. "Marco".

Marco è un mio amico.

Mi ha anche aiutato con una ricerca per la scuola. È simpatico.

Ah, è simpatico.

- Gentile. - Hai visto, papà?

Prima di dire di no, conoscilo. Dammi una possibilità, ti prego.

- Ti prego. - Va bene, conosciamo questo Marco.

- Grazie! - Per cortesia, ancora non abbiamo deciso.

Portami questo Marco qui.

Angela, pensiamoci ancora. Non so se è una buona idea.

Cosa vuoi che succeda? Non ti mangeranno, dai.

- Va bene, come vuoi tu. - Andiamo.

Dai!

Bene. Lui è Marco.

Siediti.

Però noi lo chiamiamo Torino perché viene da là.

- Sì. Ci siamo trasferiti quest'anno. - Torino.

È una città risorgimentale.

Storica. Bella.

Però non deve essere facile vivere a Torino.

- È tanto violenta. - Infatti mio padre è felice di Palermo.

Qui si sta bene, si è più liberi, non c'è il terrorismo e poi...

Suo padre è uno importante, anche se sta dalla parte dei padroni.

- Angela, che parole usi? - Ma si può sapere esattamente

- che lavoro fa? - Ingegnere.

Dai, di' tutto.

Suo padre è il capo dello stabilimento di Termini Imerese.

È lui che ci ha dato i biglietti.

- Ah. - Sì.

Averli è stato un miracolo. Questo è l'evento del decennio.

Non lo so... Come per voi lo è stato Woodstock.

Certo.

- Woodstock. - Papà, cos'è Woodstock?

Va bene, ragazzi.

È tutto molto bello e preciso, però... Io non lo so.

Due ragazzi da soli a Firenze...

- Mi sembra un poco azzardato. - Papà, dormiamo dai suoi zii.

- Diglielo. - Non vedono l'ora di averci a casa.

E poi vivono proprio accanto al concerto.

Bene, già è meglio.

- Possiamo chiamare gli zii... - Ora vuoi anche chiamare gli zii?

Certo che Firenze è bella.

Sì. Marco vuole mostrarmi la città.

Dice che...

Gli uffici sono bellissimi.

Sì, infatti volevo portare Angela al museo degli Uffizi.

Sì, magari un po' di cultura le fa bene. Vero?

Allora?

Che dici?

Questo Marco mi sembra... Un bravo ragazzo.

Io lo trovo simpatico. E poi è educato e colto.

Sì, però due ragazzini da soli a Firenze.

Che succederà mai, amore! Poi è giusto che Angela veda cose diverse.

Le mie domande e la richiesta di Angela avevano fatto da diversivo per un po'.

Qui a casa sono giorni difficili.

Già.

Sono giorni difficili.

Se non vuoi, non la mandiamo.

Ma papà pensava sempre al foglio che aveva strappato dal quaderno.

Pia, perdonami. Io ci ho provato, ma non ce la faccio più.

Ma che dici?

Chi è questo qua?

È un collega.

Un collega di scuola che ogni tanto mi accompagna a casa. È gentile.

Vuoi sapere altro?

No.

Mi fido di te.

Ce l'abbiamo fatta.

Sì. Grazie, Marco. Sei stato davvero un amico.

Se non fosse stato per te, i miei non mi avrebbero fatto partire.

Allora ciao.

- Arrivo! - Muoviti!

Allora vengo a prenderti.

Mi hai fatto aspettare!

- Non vedevo l'ora di stare con te. - Piano, piano.

- È tutto merito di Torino. - Sì. Poi lo ringraziamo l'amico tuo.

Il giorno della rivoluzione ci ricorderemo del polentone.

Fa anche rima.

- E dai. - Che c'è?

- Ti offendi? Allora vai con lui. Vai! - Ma che dici?

Io voglio stare solo con te.

Vedi? Abbiamo gli stessi desideri.

Tienimi gli occhiali.

- Ma cosa vuoi? - Compa', pace e amore!

Ma quale pace e amore!

- Apri! - Io ero come te. Tu sei il mio passato!

- Vaffanculo! - Liberati, compa'!

Il giorno della rivoluzione la gente come te farà una brutta fine!

Amore, basta.

Basta.

Mentre Angela coronava il suo sogno d'amore

io contavo i giorni che mi separavano dalla visita.

Tutto sarebbe stato meglio,

anche i seminari di Rosario sulla dittatura del proletariato.

Perché sei triste?

- I miei vogliono portarmi dal dottore. - Perché? Stai male?

No. Veramente.

- Io mi sento bene. - Quindi non hai niente.

Credo di no.

- Me lo prometti? - Promesso.

Adesso sono contenta. Non mi piace che stai male.

Quando guarisco?

Ciao, Salvatore.

Alla fine ho sposato Fofò. Tu stavi qui dentro.

Ti abbiamo portato i confetti. Li vuoi?

Li vuoi oppure no?

E alla fine il temuto giorno della visita arrivò.

- Papà, che vuol dire psichiatra? - Lo psichiatra è un dottore.

Un dottore come un altro.

Il professor Paolo La Lumia non era un medico come un altro.

Era il più importante psichiatra siciliano

tanto che il tribunale di Palermo lo chiamava per i casi più spinosi

quelli in cui si doveva decidere se l'imputato era mafioso o pazzo.

Oppure se apparteneva a una categoria tipicamente meridionale.

Il "mafioso pazzo" che a causa dell'infermità mentale

non può stare in galera.

Anche La Lumia si accorse subito della mia ossessione per la mafia.

Bravo, Salvatore.

Sei molto curioso, ti chiedi tante cose.

Però oggi voglio farti riposare. Facciamo così.

Io faccio le domande e tu rispondi. Va bene?

La Lumia era molto curioso.

A casa vai d'accordo con mamma e papà?

- Per caso li senti fare discorsi strani? - No.

- Ma... - Per favore.

E a scuola? Con la tua maestra ti trovi bene?

I tuoi compagni...

- Hai un'amichetta. Alice. - Mi piace, ma non riesco a dirglielo.

Commentava ogni risposta allo stesso modo.

Bene, bene. Molto bene.

Poi ci fu l'esame più delicato. Il test delle macchie di Rorschach.

Libera la mente e non avere paura.

Io non me lo feci ripetere.

Alice e Fofò che camminano mano nella mano.

E va bene.

Sì.

- Che cosa vedi? - Le minne di Santina.

Eh... È maschio.

Qui cosa vedi?

Andreotti e Ciancimino.

Salvatore, tu hai molta fantasia ed è evidente.

Però la curiosità, se spinta troppo, può portare gravi malanni.

Facciamo un elettroencefalogramma e ci leviamo il pensiero.

Come?

A quel punto credo che La Lumia decise di spaventare i miei.

- Signora, ci serve un quadro completo. - No, ascolti.

- Glielo tolga! - Si accomodi...

No, glielo tolga! Ce ne andiamo.

Mio figlio si fa delle domande. È curioso, intelligente. Allora?

Questa per voi è diventata una malattia? Andiamo via, forza!

Ha capito?

Tieni questo. Ora vediamo quant'è.

Sono 200.000 lire con ricevuta e 150.000 senza.

Con ricevuta, grazie.

Tempo dopo capimmo perché La Lumia era sconvolto dalle mie domande.

[tv] Questa mattina in un'operazione antimafia è stato fermato

lo psichiatra Paolo La Lumia.

Il noto professore è accusato di avere accettato somme di denaro

per aggiustare alcune perizie psichiatriche.

Questo era Lalumia.

- Mamma. - Mmm.

Non sono malato.

- Malato? Stai benissimo. - Sei un fiore.

- Le domande? - Puoi farne quante ne vuoi.

Perché il professore mi ha detto che devo liberare la testa?

Lascialo stare. Diciamo questo.

Salvatore, ognuno ha una caratteristica che lo rende unico.

La tua è che sei curioso e ti piace fare domande,

ma non ti accontenti mai della prima risposta.

Però è vero che a volte devi tenere la testa libera e agire d'istinto.

Non devi pensare troppo, ma fare quello che senti.

- Per esempio? - Ho deciso, compriamo la macchina.

Che ne dici? Vengo a prenderti a scuola tutti i giorni.

- Come facciamo? - Come facciamo? Facciamo...

Il posto di Musmeci... Lo accetto.

Con l'aumento piano piano...

- Sei contenta? - Sì.

Come dice tua madre? A volte bisogna agire d'istinto.

Ah!

Attento, poi bisogna portare tutto dal tintore.

[squilli del telefono]

Pronto?

Cosa? Sì, ho capito. Va bene, arrivo subito.

Grazie e scusami per il casino.

Lui?

È rimasto lì.

Però so che il concerto era bellissimo.

Era una merda.

Io pensavo a una cosa romantica e di stare insieme come due che si amano.

- Invece? - Quello stronzo aveva un'altra.

- L'ha pure baciata davanti a me. - È proprio una merda.

Ha avuto il coraggio di dire che è colpa mia perché sono bigotta,

repressa sessualmente e che la coppia deve essere libera.

Voleva che tu e l'altra...

Non dire cretinate, siete tutti così coglioni?

- Angela, scusa. Non volevo. - È stato tremendo.

Quello è un porco e senza le ali perché è anche cretino.

Marco.

Grazie di essere qui, pensavo di morire.

Insieme alla 500 tanti ricordi di famiglia andavano via.

Vai!

Più su, acchiappala.

Un po' più giù.

Spingi. Uno, due...

Ah! Olè!

- Lorenzo, non fare così. - Papà, cos'hai?

Tu stavi per nascere lì dentro.

Ti hanno concepito lì.

- Dai! - Che papà romantico.

Zio Massimo era l'unico che era felice.

Non aveva mai sopportato la 500 gialla di mio padre

perché la scambiava per quella di un altro.

Prendiamo il caffè alla Mobile, lo fanno più buono. Andiamo.

Mio zio ricordava quella di Saro Cutò, ispettore della Squadra Mobile

che non faceva gli arresti con l'auto di servizio, ma con la sua.

Che fai con quello? Dovevamo fare questo arresto domani sera.

Sì. Però tornavo a casa, l'ho visto e l'ho preso.

Sei il solito.

Mio zio forse non aveva la coscienza pulita

e quando vedeva una 500 gialla provava un po' di inquietudine.

[clacson]

Cognato, vuoi un passaggio?

[Massimo sospira]

Lorenzo, hai fatto la scelta giusta per te.

Un capoufficio non può andare al lavoro con un catorcio.

L'immagine è importante e questa la migliora.

Lei ha occhio.

La 127 è una sicurezza, è l'auto più venduta d'Europa.

È perfetta per la città e i viaggi, ma la provi.

La provi.

- Posso? - Certo.

- Com'è? - È un sogno.

- Un sogno! - Papà.

Si accomodi pure lei.

Si accomodi.

Ehi! Sa la strada.

La moglie di chi paga è lei, non la picciridda.

- Sono io. - Prego.

- Anche dietro è comodo. - Salvuccio.

Vai.

- I sedili sono reclinabili? - Sì.

- Lo sono. - Fatemi salire.

Posso provare?

- Pia, guarda qui. - Tirati su, la rompi.

- Si può dormire. - Tirati su.

La sento proprio mia nelle mani.

- Sono gelosa. - Quale gelosa!

Hai sentito? Sedili reclinabili.

- Però costa. - Non guardi il prezzo, lo abbassiamo.

Le do la macchina anche con rate piccole di cui non si accorgerà.

Decida se le piace, al resto ci pensa Alfonso.

- Chi è Alfonso? - Io.

- Puccio. - Il figlio di... Piacere.

Piacere.

- Ci fa uno sconticino. - Certo.

- Bei capelli. - Grazie.

- Come mi sta? - Sembra tua da sempre.

Vivemmo l'arrivo della 127 rossa come un nuovo inizio

anche perché in casa Giammarresi la parola "comprare" si usava poco.

Quella sera zio Massimo fece la sorpresa più bella.

- Siedo qui. - Perché?

- Voglio stare vicino a Lorenzo. - Vicino a Lorenzo.

- Va bene. - I bicchieri.

Non riusciva a stare senza di voi, dice che qui si sente in famiglia.

Patrizia, siamo felici che siate tornati insieme.

Grazie, grazie.

Lorenzo, è vero che siamo felici perché stanno insieme?

Certo, ormai Patrizia è di casa.

- Mi piace la zia Patrizia. - A me piaci tu, molto.

Oh! Io ho visto prima questa femmina.

- È vero. - Lo zio scherza.

Mi hai rubato gli occhi.

- Massimo. - Che c'è?

Spegni il forno o la pasta si brucia, vai.

- Hai registrato? Tu no. - Che ha?

- Non lo riconosco. - Il mondo si è capovolto.

Tu compri la macchina nuova e io chiedo perdono a una femmina.

Cose da pazzi. Te lo aspettavi?

- No. - Neanch'io.

Almeno stasera che siamo tornati insieme aprimi la portiera.

Ora che siamo insieme ringrazia perché hai di nuovo la macchina.

- Dici sul serio? - No, scherzo.

- Siamo stati bene. - Sì, benissimo.

Da domani ti accompagno e vengo a prenderti a scuola tutti i giorni.

Probabilmente fu un caso,

ma quella sera per la prima volta la 500 di Cutò passo sotto casa nostra.

Sembrava un lampo per quanto correva.

Forse dopo una giornata nel Far West palermitano

l'ispettore voleva tornare dalla famiglia.

Quella sera anche Cutò disse addio alla 500 gialla, ma non fu un caso.

Fu un avvertimento mafioso.

A Lorenzo Giammarresi, il nostro nuovo direttore che è il migliore!

Esageri sempre, Cusumano. Che minchia fai? Mamma mia.

Sei sempre il solito.

- Grazie di cuore. - Auguri.

C'è un giornale di oggi?

- Che devi farci? - Come!

Il 27 febbraio 1979 è un giorno storico da ricordare, conservalo.

Certo.

Che c'entra un giornale con il nostro direttore?

Mio suocero si sposò quando morì Kennedy.

- Allora? - Doppia tragedia.

A te che cosa è capitato?

Ciccio, che ti è successo il giorno del matrimonio?

Racconta.

Il matrimonio è andato bene, la tragedia è venuta dopo.

Papà guardò il titolo e capì che non avrebbe dimenticato quel giorno.

Lo prese come un cattivo presagio o un avvertimento.

Lorenzo, bevi un bicchiere con noi?

- Certo. - Dai.

- Avanti, dirigente. - Auguri!

Auguri, grazie.

- Felicità. - Congratulazioni.

Che bella notizia!

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