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Mio padre non era un mondano, ma quella sera avrebbe fatto di tutto
per partecipare a una festa esclusiva della "Palermo bene".
- Buonasera. - Scusi, dove va? È sulla lista?
La lista?
Certo, sono sulla lista. Che significa?
No, le mani addosso no.
Piano, la scarpa.
Lui non aveva ricevuto un invito.
Questo era successo a mia sorella Angela
e le sembrava di vivere in una favola.
La prima dedica è ad Angela Giammarresi.
Per capire come si sia arrivati a questo,
torniamo indietro di qualche giorno quando arrivò un mazzo di fiori.
- Grazie. - Prego.
Sono per Angela.
Che belli!
Avevo pensato al tuo collega.
Lorenzo, rilassati su questa storia.
Sono bellissimi, chi te li ha regalati?
Un ammiratore, non c'è scritto chi è.
- Non hai nemmeno un sospetto? - No, non lo so.
Forse è stato Rosario per farsi perdonare.
Ti pare il tipo?
Comunque non lo perdono, preferisco rimanere zitella.
Angela, tu non rimani zitella.
Devi trovare una persona gentile che ti vuole bene per come sei.
- Sì, dove trovo uno così? - Magari lo hai già trovato.
Va bene, aspettiamo che questo ammiratore esca allo scoperto.
Marco aveva trovato il coraggio di fare un passo verso Angela,
ma il destino gli metteva contro un rivale misterioso.
Invece io conoscevo il mio rivale molto bene,
ma ora stava in silenzio da solo.
- Fofò sta male? - No.
Fa così perché mi sono presa una pausa di riflessione.
- Per riflettere su cosa? - Su quello che è successo.
Cosa?
Mi hai detto che andavi dal dottore e mi sono preoccupata.
Sì, ma non era un dottore vero. Era soltanto uno psichiatra.
Dice che mi faccio troppe domande ed è meglio se non me ne faccio.
- Forse dovrei andarci anch'io. - Anche tu ti fai troppe domande?
- No. Me ne faccio una, ma spesso. - Quale?
È normale che mentre tieni la mano a una persona, pensi a un'altra?
Alice si era presa una pausa di riflessione con Fofò perché pensava a me!
Era un'emozione incredibile che diventò una specie di paresi.
Avevo lo sguardo fisso, un sorriso ebete e insensibilità degli arti.
[telefono] Pronto?
- Lorenzo, sei tu? - Pia, che succede?
Indovina. Sono entrata.
- Entrata dove? - Ce l'ho fatta, passo di ruolo.
Veramente?
- Sì, ti ho chiamato subito. - Sono così contento!
Pure io, Lorenzo. Sono così contenta che non so cosa fare.
Che devi fare? Devi essere felice.
Devi essere felice e basta. Brava, lo meriti.
- Ci vediamo stasera a casa. - Sì, ci vediamo stasera.
Ciao.
- Lorenzo, a un amico serve un favore. - No, l'ho detto subito.
- Non faccio favori a nessuno. - Non gli presti il cric della 127?
- Ha bucato. - Sì, certo. Scusa, non avevo capito.
Per il cric non c'è problema. Andiamo, ti accompagno.
Sei una bella persona, Lorenzo.
- Se mi interrogava oggi, era la fine. - Solo oggi?
Abbiamo trovato il tuo ammiratore segreto.
- Non ci credo. - Lo conosci?
L'ho visto solo una volta.
Vai.
- Vado. - Che aspetti?
Se hai gradito i fiori, magari gradirai che ti accompagni a casa.
Con la mia macchina. Sì?
- Va bene. - Andiamo.
- È carino. - Sì, guarda che macchina!
In una settimana Angela passava con disinvoltura
dalla moto da rivoluzionario di Rosario alla spider di Alfonso
con entusiasmo inconsapevole.
120 cavalli e 1600 di cilindrata.
Non fu quello a farle credere di essere innamorata.
Papà me l'ha regalata per il compleanno.
Nemmeno l'aspetto da bravo ragazzo o l'eleganza nel vestire.
Nemmeno l'impaccio che si trasformava in sorrisi teneri
o il modo galante di preoccuparsi per lei.
[il motore perde colpi]
- No, no. Ti prego. - Che succede?
La benzina.
Angela si innamorò per il fatto
che Alfonso Puccio era l'opposto di quello che sembrava.
Pensavo che fosse piena. Non guardo le spie, mi confondono.
Per un venditore di macchine non è il massimo.
Ti confesso una cosa.
Oh!
- Fermo. - Si fermi, la prego!
Che dovevi dirmi?
Non m'importa una minchia delle macchine, scusa la frase.
Non mi sono mai piaciute.
- Come? - Sì.
Da piccolo mi regalavano macchinine, ma volevo soldatini e costruzioni.
Da vent'anni fingo che mi piacciano i motori.
- Perché? - Per mio padre.
Sarebbe dispiaciuto se sapesse che non mi piacciono i motori.
Dice che sono il suo unico figlio e devo mandare avanti l'azienda.
Come se fossimo gli Agnelli!
Non l'hai mai detto a nessuno?
Sì, a te.
Angela era già cotta del ragazzo che non voleva deludere il padre,
malgrado non sapesse chi fosse davvero suo padre.
[in siciliano] Voglio comprare un trattore.
È chiuso.
Per i trattori c'è l'altro Puccio in fondo alla strada.
Grazie.
Giuseppe Puccio era un prestanome del boss di Cinisi Gaetano Badalamenti
che aveva fatto uccidere l'attivista antimafia Peppino Impastato.
Il boss pagava l'ostilità verso i corleonesi Riina e Provenzano.
- Chi era? - Un contadino.
- Un corleonese? - No, era un villano vero.
Don Tano, devo parlarvi degli altri villani.
Hai sentito voci?
- Già. - Come sono queste voci?
Cattive, don Tano. Cattive.
Riina si sente offeso da voi e sapete come sono quelli.
Sono bestie feroci.
Sapete quanto affetto e riconoscenza mi legano a voi,
ma è meglio se andate in vacanza.
- Dove dovrei andare? - Lontano.
Gli diciamo che siete andato a Cefalù e invece andate...
In America o in Brasile, dove vi piace.
- Qui chi rimane? - Rimango io.
Dopo tanti anni non vi fidate di me?
Peppino, certo che mi fido.
- Per me sei come un figlio. - Allora state tranquillo.
Quando avremo sistemato ogni cosa, tornerete qui tranquillo.
Eravamo all'alba della seconda guerra di mafia.
I morti ammazzati avrebbero riempito le strade,
ma noi non lo sapevamo.
Come la maggioranza dei palermitani non volevamo sapere.
[urlano]
Evviva la maestra di ruolo! Brava, amore mio.
- Lo meriti. - Grazie.
- Auguri, gioia. - Grazie, figli miei.
La gente dice tante cose sulla Sicilia
e invece se uno fa le cose bene, prima o poi i risultati arrivano.
- È vero. - Brava.
- Basta con le prediche, facciamo la foto. - Sì.
Pare Fittipaldi.
- Nicky Lauda. - Sorridete.
- Evviva la professoressa. - Professoressa? Io sono maestra.
Non hanno confermato la cosa, non so se è il caso di festeggiare.
Non è ufficiale?
- No. - Chi te lo ha detto?
Chi glielo aveva detto?
Antonio, tutto bene?
- Mmm. - Che c'è? Devo preoccuparmi?
No, tu devi essere felice.
Ho sentito il mio amico che lavora in Provincia e...
Mi ha detto che sei entrata, intendo nella graduatoria.
Sei sicuro? Aspetto questa notizia da tanto.
Se non fossi sicuro che andrai via, sarei così triste?
Oddio!
- Il direttore me l'ha detto. - Allora che paura hai?
- Il direttore! - Auguri.
Una foto.
- Sì. - La faccio io.
- Che devo schiacciare? - Non c'è il rullino, ma falla lo stesso.
Sorridete o veniamo male.
Fai questa foto!
- Va bene, facciamo un brindisi. - Tu vieni qui.
Io e Patrizia dobbiamo dirvi una cosa.
- Cosa? - Vogliamo...
[insieme] Sposarci!
Che bella notizia!
- Zio. - Eh.
Dicevi che il matrimonio è peggio della galera.
Ah.
Lo zio deve prepararsi alla galera, ma ricorda questo.
Un uomo non è un uomo senza una femmina accanto.
Una con cui formare una famiglia e due o tre per sfogarsi.
- Non ascoltare. - Due o tre?
- Scherzavo. - Sei mio.
Ormai sono fedele, dentro.
Un bel brindisi alla fedeltà e alle maestre di ruolo.
- Brava, amore. - Evviva.
Le parole "fedeltà" e "maestra di ruolo" misero a disagio mia madre
per la bugia sulla persona che le aveva detto del passaggio in ruolo
e perché non le era indifferente.
Aspettate, faccio il gioco della monetina?
- Sì. - Perfetto.
- Vedete la monetina? - [insieme] Sì.
La metto in questa mano, guardate qui.
Faccio una magia e prendo la monetina
dalle orecchie di Walter!
Mia madre già provava malinconia per il maestro Ayala.
Noi Giammarresi non proviamo mai solo felicità se qualcosa va bene
e infatti io mi sentivo in colpa verso Fofò.
Vieni a ricreazione?
- No. - Stai male per Alice?
Un po', ma so come farle finire la pausa di sospensione.
Riflessione. Come?
La invito alla settimana bianca con i miei.
Speriamo che funzioni.
Io vado.
- Fofò? Dobbiamo fare le squadre. - Non viene, soffre per Alice.
Che hai fatto con lei?
- Niente. Non gliela rubo, siamo amici. - Sì?
Lui si è fatto problemi? Se non ci provi tu, ci provo io.
Guarda che scherzavo! Mi piacciono quelle formate.
Non si sono lasciati, lei si prende una pausa di riflessione.
- Che vuol dire? - Non sa se lascia Fofò.
Se sono fidanzati, è diverso.
Non si rubano le donne agli amici. Zitelle e compari hanno i baffi.
Alice non aveva i baffi
e se li avesse avuti, niente sarebbe cambiato.
Inoltre un esperto diceva...
"Donna baffuta, donna virtuosa."
- Guarda la foto, ci sono io. - Dove?
Ero piccolo come te, non si vede. Gioca.
Ero confuso. Si poteva rubare la fidanzata a un amico oppure no?
- Sei tu, che vuoi? - Scusi, fra' Giacinto.
Portare via la femmina a un amico è peccato oppure no?
Sì, no. Vedi tu.
Recita quattro "Ave Maria" e cinque "Padre nostro".
Giacintuzzo.
- C'è una ragazza? - No.
È la radio. Quattro "Ave Maria" e cinque "Padre nostro" e viceversa.
Non venire più a quest'ora.
- È peccato o no? - Dipende.
Avevano bussato.
Salvuccio, non è bello, ma conta anche l'amore.
Se c'è quello, è un'altra cosa.
- Se qualcuno porta via mamma per amore... - No, è diverso.
Amico o nemico gli rompo le corna.
Che vuol dire "rubare"? Una donna non è una bici, sceglie dove andare.
Noi non possiamo farci niente. Dico bene, Saro?
Parole d'oro.
L'amore ha i suoi tempi e se è amore vero, il tempo non lo cambia.
"L'amore ha i suoi tempi e se è amore vero, il tempo non lo cambia."
Parole bellissime, ma non ditele a Marco.
Aveva passato pomeriggi interi a creare la compilation perfetta
che avrebbe steso mia sorella.
[dal giradischi "Un'emozione da poco" di Anna Oxa]
C'è una ragione che cresce in me
E l'incoscienza svanisce
E come un viaggio nella notte finisce
Devo darti qualcosa.
- Io devo dirti qualcosa. - Prima tu.
Ti ringrazio perché ieri mi hai fatto capire di cosa avevo bisogno.
- Cosa? - Un ragazzo sincero e sensibile.
Avevi ragione a dire che lo avevo già trovato.
Si chiama Alfonso.
- Alfonso? - Sì, lui mi ha mandato i fiori.
Siete un po' simili, sono sicura che ti piacerebbe.
- Sono contento per te, Angela. - Grazie, ma che dovevi darmi?
Una cosa, ma l'ho lasciata a casa.
- Angela, andiamo. - Ciao.
Se avesse fatto la compilation e si fosse dichiarato prima, chissà...
Ora poteva solo darsi la cassetta in faccia.
Alfonso Puccio era stato molto più svelto di lui.
Attenta ai gradini.
- Dove mi porti? - Ti fidi o no?
- Sì, ma dimmi dove mi porti. - Vieni.
Ti piace? Lui è Sansone.
È bellissimo.
Per adesso ho solo lui, ma presto altri cavalli arriveranno.
Questo sarà il più grande centro equestre della Sicilia.
È tuo?
Sì, diciamo che devo accordarmi con i proprietari di prima.
- Ci siamo quasi. - Ovviamente tuo padre non sa nulla.
Avvicinati, è molto buono.
Angela aveva seppellito Rosario ed era già innamorata di lui
perché mia sorella era così.
Più che delle persone lei era innamorata dell'amore.
Basta essere innamorati e si è felici.
Non fare come me, mi piaceva una ragazza, ho perso l'attimo e se l'è presa un altro.
Il mondo non è degli indecisi.
Quindi cosa devo fare?
Vai lì e dille che sei innamorato di lei.
Con il mio amico Fofò?
È stata lei a dirti che pensa a te, vero?
Sì.
Dille che anche tu pensi a lei. Sai come dicono i francesi?
- No. - "À la guerre comme à la guerre."
Cosa vuol dire?
Vuol dire che in amore tutto è lecito, devi essere più deciso.
Sali.
Marco aveva toccato il tasto giusto, l'indecisione, il dubbio.
Quello era il mio problema e se volevo Alice, dovevo cambiare.
Mai più domande.
Basta domande, basta dubbi, buttarsi, osare!
Salvatore Giammarresi, da oggi, nella vita, sarai un kamikaze.
- Alice! - Salvatore, cosa fai?
Vuoi venire in barca con me?
In barca? D'inverno?
Sì, intanto il mare c'è sempre e anche il vento.
Poi non c'è quasi nessuno, sembra tutto per noi, è bellissimo.
Ci vieni?
Sì, ci vengo.
Ve lo dico subito, quella era l'alba di una grande minchiata,
ma era niente al confronto del guaio nel quale si stava cacciando Angela.
- Finalmente ti sei degnata di rientrare. - Angela, cos'hai fatto?
Niente.
- Dove sei stata tutto il giorno? - A studiare da un'amica.
- L'amica, quella che ti manda i fiori? - Papà, ti prego.
Tuo padre non vuole impedirti di vedere qualcuno.
Vuole solo sapere se è un bravo ragazzo. Lorenzo, diglielo.
Sì, per stare più tranquilli.
Non c'è nessun ragazzo.
È solo un amico e basta.
Allora di' il nome di questo amico e basta.
Alfonso Puccio.
- Alfonso Puccio... - Sì, il ragazzo che ti ha venduto l'auto.
- Ah! - Ma ora basta domande, va bene?
Credo sia una cosa buona.
Nostra figlia sta con questo bravo ragazzo che poi mi ha venduto l'auto
- e mi ha fatto un ottimo sconto. - Non sei geloso?
Intanto doveva succedere, è meglio che sia successo con persone serie
che hanno anche una bella attività avviata alle spalle...
- Ma con il padre voglio parlarci. - Sì, ma non qui.
- Vado a trovarlo in concessionaria. - Bravo, vai in concessionaria.
- Questo lo pago il prossimo mese. - No, deve pagare adesso
e anche i prezzi sono aumentati, c'è l'inflazione.
- Io avevo preso accordi con don Tano. - Don Tano è a Cefalù.
Mentre non c'è, devi parlare con me. Mimmo, fagli il memorandum.
- Va bene, domani porto tutto. - Bravo, vai!
Curati il raffreddore che fa male.
Prego.
No, niente io...
- Volevo delle informazioni... - È scivolato e si è fatto male.
Dica.
- Quella Mercedes in vetrina... - Venduta.
- Va bene, grazie. - Prego.
Ciò che aveva visto mio padre meritava un approfondimento
e visto che aveva accesso all'archivio dell'Anagrafe,
decise di vedere se c'era qualcosa di più su Puccio.
Ma lì c'erano solo nascite, morti, matrimoni.
I peccati, certi in particolare, all'epoca non venivano mai scritti.
- Oh! - Lorenzo!
Dimmi una cosa.
Ma questi Puccio che mi hanno venduto l'auto...
Cosa?
Stamattina sono stato da loro, ho sentito cose strane...
- Poi è uscito uno tutto sanguinante... - Come?
Secondo me gli hanno spaccato il naso. Questi chi sono?
- Lorenzo, l'auto cammina? Ha problemi? - No, cammina.
Allora che te ne fotte di Puccio?
Angela si è fidanzata con Alfonso, il figlio di Puccio.
Questa è una bella notizia, auguri!
Quelli sono grandi lavoratori.
Piccioli!
Lorenzo, tanta fortuna! Prendi e porta casa.
Cosa fai?
"Grandi lavoratori", detto da Massimo, in quel modo...
Mio padre non era per niente rassicurato,
per cui fu un colpo, quando tornato a casa...
Lorenzo, guarda chi c'è.
Signor Giammarresi, è un piacere rivederla.
Sì, anche per me. Prego.
Ho fatto i complimenti alla signora per la casa, piccola ma deliziosa.
Io gli ho detto che la cambiamo.
Vorrei che sapesse che io ho intenzioni serie con Angela.
Bene.
Alfonso è venuto a chiedere se può portare Angela ad una festa.
Sì, una festa di gala, io ci terrei molto.
Papà, anch'io.
E anche mio padre sarebbe felice di vedermi accompagnato
a una ragazza speciale come Angela.
Pia, sono rimaste due dita di rosolio?
Certo. Con permesso.
- Anche tre. - Sì!
Mio padre rimase quasi gentile finché Alfonso non andò via.
Posso capire una festa di ragazzini, ma una festa di gala...
- No, poi torni tardi... - A Firenze con Marco mi ci hai mandata.
- Non c'entra, Marco è un tuo amico. - Allora il problema è Alfonso?
Il problema non è Alfonso, sto dicendo che una ragazzina di 16 anni
ad una festa di gala... Mi sembra un po' compromettente.
E perché?
Perché una ragazzina di 16 anni, la sera, sta a casa con la famiglia.
Perché devi sempre rovinare tutto?
La serata di gala non creava scompiglio solo in casa nostra.
Volevano andarci tutti, anche da Corleone volevano andarci.
"Venuti, Vito e Zambuto."
- No, Totò, la lista è finita. - Controlla sotto la "R".
"R..." Niente, Totò.
Sotto, Ligio? Se c'è "più due" siamo noi.
Ma Ligio sta in carcere.
Che minchia me ne fotte? Se c'è "più due", noi entriamo.
Totò, perché non ci invitano mai a queste feste?
Perché a questi palermitani piace stare da soli.
Pensano che noi puzziamo.
Badalamenti c'è nella lista?
Don Tano sta in vacanza e al suo posto c'è Puccio.
- Puccio non mi è simpatico. - Neanche a me, Totò.
[rumore indistinto]
Totò, posso accendere la televisione?
Accendila.
- [tv] Il sole sorge alle 6,11... - Vai via!
[tv] La luna sorge all'una e 58...
Non solo Puccio era mafioso, ma non era simpatico neanche a Totò Riina
e ciò non era salutare. Ecco il guaio in cui si era cacciata mia sorella.
Devi scusarmi, ma proprio non ti capisco.
Sembrava ti piacesse Alfonso Puccio.
- Penso delle cose. - Cosa?
[sottovoce] Giuseppe Puccio, il padre di Alfonso
- secondo me è una persona di rispetto. - Davvero?
- Chi te l'ha detto? - Io penso di sì.
Lorenzo, tu vedi uomini di rispetto dappertutto.
Poi stiamo parlando del padre di Alfonso, non di lui.
È un bravo ragazzo, l'hai detto anche tu, ti piaceva tanto.
Lo so.
Dai, Lorenzo, si tratta dei suoi migliori anni.
Noi non possiamo rovinarglieli così, dobbiamo darle fiducia.
Mandiamola a questa festa, Angela è una ragazza coscienziosa come te.
Poi lei capirà, sempre che ci sia qualcosa da capire.
Va bene, fate voi, non voglio saperne niente!
Lorenzo, scusa...
Domani i colleghi della scuola mi hanno organizzato una cena d'addio.
Però mi dispiace lasciare soli te e Salvuccio.
No, non c'è problema, stiamo qui soli, tranquilli, Salvuccio e io...
Sempre che non abbia una festa anche lui. Ci organizziamo.
Non sto facendo niente di male.
Si ripeteva che non faceva niente di male, ma non si convinceva.
La cena non l'avevano organizzata i colleghi.
Pia, so come ti senti, poi finisce che ai bambini ti affezioni...
Ho fatto supplenze per dieci anni e quando partivo era uno strazio.
E adesso che vai via, per me sarà uno strazio.
Vorrà dire che quando entrerò nella mia scuola, penserò a te
- che mi hai dato la bella notizia. - Hai ragione.
Niente malinconia, festeggiamo, ti porto a cena fuori.
Pia, non accetto nessun rifiuto.
Il giorno dopo, mia madre, Angela e io per primo
iniziammo ad andare incontro ai nostri guai.
A che ora torniamo? Devo farlo di nascosto.
Una volta messa la barca in acqua, poi è velocissimo e bellissimo.
Sì, però...
Non preoccuparti, in due ore facciamo tutto.
Lo so...
- Non lo diciamo neanche a Fofò. - Va bene.
Come sto?
Ti sta benissimo, devi solo farlo sistemare un po'.
- Grazie. - Vado a ripassare che arriva quella.
Vai alla festa di gala con il tipo delle macchine?
Si chiama Alfonso e comunque la sua passione sono i cavalli.
Perché vende macchine?
Suo padre vuole che mandi avanti la ditta di famiglia.
Cosa c'entra?
Mio padre mi vuole ad Ingegneria, ma non la farò. Puccio mi sembra scemo.
Non è scemo e poi non possono essere tutti fortunati come te,
che hai un padre moderno, del Nord.
Bisogna fare tante cose prima di partire. Le hai fatte giuste?
Sì.
Questo lo faccio sempre con Marco.
- Alice, io penso tanto a te. - Cosa?
Volevo dirti che penso tanto a te, anzi penso sempre a te.
- Cosa c'è? Non sei contenta? - Salvatore, non mi sento sicura.
Non preoccuparti, ci sono io e poi quando ti ho visto la prima volta...
Salvatore, fa freddo.
Da quando sei entrata la prima volta in classe
io penso sempre a te, anzi solo a te. Volevo dirti...
- Alice, vuoi metterti con me? - Cosa?
Ero nel panico, le avevo chiesto di mettersi con me, ma non rispose.
Forse non aveva sentito o aveva fatto finta di non sentire.
Salvatore, cosa succede? Ho paura!
Forse avevo sbagliato a portarla lì, avevo la testa piena di dubbi.
L'unica cosa sicura è che non era quello il nodo da sciogliere.
Salvatore, cosa succede?
- Arrivo! - Salvatore!
- Alice, arrivo! Aiuto! - Ti prego, fai qualcosa!
- Aiuto! - Salvatore!
Qui lo stringiamo sui fianchi ed è perfetto.
Guarda quanto è bella!
Sì. Le hai detto che deve tornare alle 23?
Sì, papà, 23, 23:30... Al massimo a mezzanotte mi riportano a casa.
Cosa?
Anch'io torno presto, il ristorante è qua vicino.
Va bene, divertitevi tutte e due.
- Perché è sempre così musone? - È perché stai crescendo.
Prima eri la sua bambina, ci pensava lui a renderti felice
ma ora guardati, sei una donna.
Mamma, perché hai scelto papà?
Non l'ho scelto, ci siamo innamorati.
Non hai mai avuto dei dubbi?
Hai mai pensato che fosse la persona sbagliata?
No, mai.
- Aiuto! Aiuto! - Aiuto!
Marco! Aiuto!
- Marco, veloce! - Salvatore, aiuto!
Vai, Marco!
Arriva Marco, stai tranquilla!
Marco ci salvò da quello che alla fine era solo uno spavento,
ma non avrebbe salvato me dalla rovina, dalla catastrofe completa.
A fare il kamikaze, avevo rimediato una figura da miserabile.
Rivolevo i miei dubbi, le mie incertezze, le mie domande.
Per fortuna a Palermo, l'immondizia la raccoglievano quando capitava.
- Io vado. - Amore mio, sei bellissima.
Grazie. Dai, mi sbrigo, così torno presto.
- Divertiti. - Sì, ciao!
Non sto facendo niente di male.
- Non sto facendo niente di male. Niente! - [squilli di telefono]
Pronto?
Dottor Guarneri, buonasera. Sì, mi dica.
Salvuccio è qui, perché?
A mare? Con
la barca?
No, non ne sapevo niente.
La bambina come sta?
Certo, ora mi sente!
Ti rendi conto della gravità di ciò che hai fatto?
Da dove ti è venuta una minchiata del genere?
Da qua.
Mi è venuta da qua.
Da là gli è venuta...
E quello ci fa fare tante minchiate, vero?
Per questo io non ti punisco.
Siamo d'accordo?
Papà, cosa c'è?
Salvo, devi farmi una cortesia.
Ora esco un momento e torno subito, ma tu devi rimanere qui buono
- senza fare altri danni, d'accordo? - Dove vai?
Voglio assicurarmi che qualcun altro in famiglia non faccia minchiate,
sempre per colpa di questo.
Grazie.
La prima dedica ad Angela Giammarresi!
C'è un biglietto: "Come ho fatto a vivere fino ad oggi senza te?
Non so. Tuo Alfonso."
- Nostro figlio è un poeta. - Nostro figlio è innamorato.
Ti piace?
Certo, ma non so se ti faccio fare bella figura.
Angela, qui dentro sei la più bella.
Papà dice a tutti che sei la mia fidanzata, è molto orgoglioso di me.
- Perché non glielo dici? - Cosa?
Del maneggio, della tua passione.
Devi dirgli che all'autosalone non vuoi più starci.
Ma stasera?
Mio padre sapeva che quella che veniva chiamata "la Palermo bene"
era "bene" solo sulla carta e per quando provasse a far finta di niente
sentiva che Angela, in quel posto, era in pericolo.
Le mani addosso no! Piano, la scarpa!
Un attimo!
Sembra che uno voglia entrare...
Mah!
Signor sindaco!
- Ciao, caro. - Da questa parte.
Ad un certo punto, di fronte a tutte quelle autorità
pensò che non era possibile che amministratori, deputati regionali
prelati, professionisti, andassero a feste dove c'erano dei mafiosi.
Pensò che la sua ossessione l'avesse sopraffatto.
Infatti ci vollero molti anni prima che scoprissimo che era proprio così.
Alfonso, ti accompagni ad una bella ragazza così e non me la presenti?
Certo.
- Piacere, Stefano. - Angela.
Bravo, Alfonso! Divertitevi.
- Chi è quello? - Stefano Bontade, un cliente di papà.
Anche a lui piacciono molto le macchine sportive.
Angela non lo sapeva, ma aveva appena stretto la mano
al "Principe di Villagrazia" Stefano Bontade
che non era un nobile, ma uno dei più feroci boss della città.
E Stefano Bontade, di queste feste eleganti, era un ospite d'onore
dove non potevano mancare i politici come il democristiano Salvo Lima,
ex sindaco di Palermo ed ex sottosegretario al Tesoro.
Ho pensato ad un nuovo slogan per le elezioni europee.
Salvo, parla.
"La Sicilia ha bisogno dell'Europa e l'Europa ha bisogno della Sicilia."
Che pensata! È troppa bella!
E come Nino e Ignazio Salvo, esattori dello Stato in Sicilia,
esponenti della Democrazia Cristiana.
Ma forse a Bruxelles dimenticherai gli amici.
- "I piccioli portano i piccioli." - "I pidocchi portano i pidocchi."
- Questo poi diventa pidocchio? - Gli amici non li scordo.
Quelle feste erano l'occasione per fare affari, spartirsi i carichi
e decidere del destino di cristiani più o meno innocenti.
Don Tano?
Sta a Cefalù a prendere un po' di fresco.
Quando torna?
- Non lo so e poi ora ci sono io. - Certo, ci sei tu.
Sanno tutti che ci sei tu.
- Hai paura che vi dimentichi? - No.
È un piccolo pensierino.
Poi chissà! Se sta male qualche altro insegnante, magari torni.
Pia, il regalo te l'avevo fatto perché ero sicuro.
Ma ho sentito quel mio amico che mi ha detto che le cose sono cambiate.
- Quali cose? - La graduatoria.
Già, prima c'eri e ora non ci sei più.
Non volevo neanche dirtelo per non rovinare la serata, ma come faccio?
Pia, mi dispiace.
Ma tu ce la farai, non ci sono insegnanti come te.
Prego, signora.
- Prego. - Pia!
Pia! Sei già rientrata?
Tu dov'eri?
Io sono andato a controllare la festa di Angela, c'era tanta gente.
Gente importante, il sindaco... Cos'è successo?
Lorenzo, non è vero che sono diventata di ruolo.
Cosa dici?
[piangendo] Non so cosa sia successo.
Prima c'ero, ora non ci sono più.
Avevo creduto a quello che tu mi avevi detto,
che a fare le cose perbene prima o poi i risultati arrivano.
- Io ci avevo creduto. - Vieni qui, amore mio.
Mi dispiace.
Tu non immagini dove sono stata.
Puccio!
Quella mattina mia sorella rimase a lungo ad aspettare Alfonso.
Avevano deciso che lui non sarebbe andato al lavoro
e lei non sarebbe andata a scuola per stare insieme. Ma lui non arrivò.
- Mi scusi! - Mi dica.
- Ha visto Alfonso? - No, non è venuto.
Mia sorella ebbe un brutto presentimento,
ma ad Alfonso non era successo nulla.
Papà, ricordi la cosa importante che dovevo dirti?
Vai in camera tua, prendi la tua roba e andiamo via.
Ma io devo parlarti, dove dobbiamo andare?
Dobbiamo scappare!
Perché?
Hanno sparato, hanno ucciso l'altro Puccio.
- Ma a noi non interessa. - Volevano ammazzare me!
Non capisci niente, minchione! Vai! Sei ancora qua? Vai!
I sicari dei Corleonesi avevano fatto l'errore di molti palermitani
confondere i due Puccio.
Così morì Giuseppe Puccio, l'altro Puccio.
Quello che vendeva macchine agricole, un uomo onesto
che si era attardato in negozio per rifare i conti
perché diceva che di sera si lavora meglio e nessuno ti disturba.
Nonostante la fuga, Giuseppe Puccio, il mafioso,
fu rintracciato e ucciso dai Corleonesi.
Di Alfonso Puccio si persero le tracce e dal giorno di quella festa
mia sorella non ha mai più saputo nulla di lui.
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