All language subtitles for La.mafia.uccide.solo.d_estate.S01E04.1080p.WEB-DL.ViruseProject.srt - ita(4)

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Original subtitles

Uno, due...

- Tre. - Perché fa così?

- Perché deve fare quattro. - Quattro.

- [rumore di dadi] - Quattro!

Costruisco! Papà, passami due case e due alberghi.

- Papà, passami due case e due alberghi. - Piano.

Due case e due alberghi.

- Vai sulla casella. - Sì, sì.

La casa nuova era sfumata, ma ce n'eravamo fatti una ragione.

Così ripeteva sempre papà.

Comunque anche se hai tre case o quattro, non sei un imprenditore.

L'importante è come si sta in una casa.

E poi io voglio costruirne una! Me la fate costruire almeno qua?

Dai, fate il tifo per me. Devo fare due.

- Tiè! - Oh, no.

- "Imprevisti"! - Imprevisti.

Ecco, ho chiamato l'imprevisto.

Che succede?

- C'è la lavatrice accesa? - No, l'ho stesa prima.

- Non preoccupatevi, state tranquilli. - Ci penso io.

Vai a vedere se fuori dal palazzo c'è la luce.

Mi sembra che ci sia. Ma non sarà niente.

Chiamo il signor Presti?

L'importante è starci bene nelle case.

- Pia, hai il numero dell'elettricista? - È grave?

Diciamo che provavamo a farcene una ragione.

Poi qualcuno ci restituì la speranza.

Patrizia, tre spumantini!

- No. Ma quale spumantini! È mattina. - Dobbiamo festeggiare.

Cosa? Perché ci hai fatto venire?

Per presentarvi la fine di tutti i vostri problemi.

In che senso?

[sottovoce] Qua c'è scritto che un costruttore...

- Perché parli a bassa voce? - Non voglio che lo sappiano tutti.

Ma sta scritto sul giornale.

Un costruttore di Milano sta cercando dei terreni in alto per piantare tralicci.

Tralicci?

- Per la televisione. - Ma scusa...

Un costruttore che c'entra con la televisione?

Come sei pignolo!

- Lascialo finire. - Questo costruttore di Milano è un genio.

Ha creato una nuova città, una seconda Milano vicino a Milano.

E dentro questa città ha messo la televisione. Hai capito?

No.

E lo sapevo!

Comunque ora questo costruttore vuole trasmettere in tutta Italia.

- Quindi sta cercando tralicci. - Cerca terreni o tralicci?

Mi fai confondere! Cerca terreni in alto per metterci le antenne.

Ora ho capito. Cerca terreni per le antenne.

Ma perché questo signore dovrebbe risolvere la nostra situazione?

- Qual è l'altura più alta in questa zona? - Rocca Busambra.

Esatto. E chi ha un pezzo di terra proprio là?

Papà.

Esatto! Un "fetoso" pezzo di terra che non vale una minchia.

Ma ora, grazie a questo costruttore, può valere molti soldi.

- Voi vi comprate la casa e io... - Lo spumante è pronto.

- A cosa si brinda? - A niente. Papà non venderà.

Minchia! Stando con lui ti sei presa il virus della rassegnazione!

"Il dottor Silvio Berlusconi, titolare di Tele Milano 58,

ha ottenuto le autorizzazioni per l'installazione di ponti radio

sul suolo siciliano."

- Pia, questa sembra una cosa seria. - Sarà anche una cosa seria.

Ma con mio padre è completamente inutile.

Non accetterà mai.

Ma almeno proviamoci.

Prova a convincerlo. Magari ricaviamo i soldi per la casa.

Sì, lo so. Questa volta sono io che ti trascino a fare le cose.

E tu... Prova a sorprenderti. No?

Vienimi dietro, dammi retta.

- Per una volta. No? - Ma sì.

Pensaci.

Domenica vado dai miei nonni. Le galline hanno fatto i pulcini.

- Ma... Quale domenica? - Quale? Questa!

- Peccato. - Un grande peccato.

Perché? Perché "peccato"?

[voci non udibili]

Anche se ti sei comportato davvero male, sei invitato anche tu.

- Grazie. Ma dove? - Al mio compleanno.

Chiedile quando. Dai, chiedi.

No!

Peccato.

Risolviamo il problema. Come faccio a non andare? Cosa gli dico?

Angela, ti sto dicendo che qua non è messa in discussione

soltanto la legittima aspirazione di due giovani

come noi due, in questa circostanza, di condividere un'esperienza.

La posta in gioco è molto più alta. È una cosa più grande di noi.

Ti cito Marx.

Karl Marx.

- Conosci Karl Marx? - Non di persona.

Ma... Dai, sto parlando sul serio.

Karl Marx diceva:

"Ogni qualvolta è posta in discussione una determinata libertà

è la libertà stessa in discussione."

Per cui se i tuoi genitori vogliono costringerti ad andare a Ficuzza...

Ma poi, Ficuzza che posto è?

Loro stanno mettendo in discussione tutta la libertà.

Tu devi ribellarti. Devi combattere.

Innanzitutto per la libertà e poi anche per...

Così abbiamo a disposizione la domenica e casa tua libera. Giusto?

Ci provo.

Com'era la frase?

"Ogni qualvolta è posta in discussione una determinata libertà,

è la libertà stessa in discussione."

Mamma, papà...

Io non vengo a Ficuzza dai nonni.

Posso sapere perché?

- Volete sapere perché? - Direi di sì.

Ho le mie cose e non mi sento bene.

Anche io ho le mie cose.

Vieni. Vieni qui.

Ahia! Che ho detto?

- So io cosa hai detto. - Gioia, ascolta.

O c'è qualcosa che non va, e quindi dobbiamo andare da un medico.

O menti. Perché le tue cose le hai avute dieci giorni fa.

Mi spii?

Certo! Non voglio sorprese.

- Giusto. - Mamma.

- Karl Marx dice che... - Amore! Karl Marx è morto.

È morto?

Sì, e ciò che diceva non può cambiare i nostri programmi.

Mi passeresti un po' di patate?

- Prego. - Ma come è morto?

Non pensarci più. Mangia le patate così ti passa.

Povero Karl Marx.

[Rosario ride]

[ridendo] Certo che è morto. Ma cento anni fa!

Non c'è ridere. Ho fatto la figura della cretina. Potevi anche dirmelo.

Mi fai morire dalle risate.

Non offenderti. Va bene, ho capito.

"Se la montagna non va da Maometto, Maometto va alla montagna."

Adesso chi è questo?

Ti prego, dimmelo subito. È vivo o morto?

Gioia mia.

Sei senza speranze, gioia. Non offenderti.

Dai, non ti offendere.

[Rosario ride]

[ridono]

La domenica della gita a Ficuzza mio zio era così eccitato

che ci fece partire all'alba.

Era sicuro che quella domenica la sua vita sarebbe cambiata.

Hai capito? Una volta venduta la terra, io mi faccio il Mercedes!

- Sì! - Ti piace il Mercedes, vero?

Mi compro anche il bar, così ci metto qualcun'altra a lavorare.

No, a me piace lavorare.

Cosa? Con tutti gli uomini che ti guardano, i sorrisi dolci... No!

Mi innervosiscono. Io sono uno serio, ho bisogno di tranquillità.

- Sì. "Hai il carbone bagnato"? - Ma vale così tanto quella terra?

"Così tanto"? Vale miliardi.

Miliardi! La nostra vita sta per cambiare!

- Sei un pazzo. - [clacson]

[clacson]

Ecco Lorenzo. Quello va incontro alla vita nuova a 30 km all'ora!

[clacson]

Che faccio? Ti traino?

- Vai piano! - E quando mi riprende!

Ciao!

I nonni erano contadini e abitavano a pochi chilometri da Corleone.

Già, proprio quello. Il paese di Luciano Liggio, Bernardo Provenzano

Totò Riina, nomi da fare paura.

Anche se a me, allora, a volte faceva molta più paura la nonna.

Picciriddu della nonna, quale vuoi? Questa o questa?

E questa sia!

[clacson]

I picciriddi!

- Andate a salutare la nonna. - I miei picciriddi!

Mia nonna Ninetta era piena di vita e ottimista.

Mamma e zio avevano preso da lei.

Piano.

Cosa? Quando diventi grande non potrò farlo più!

Ciao.

Tranquilla, tu pensa che sei la mia luce.

- Lei chi è? - È la nuova fidanzata di Massimo.

- Dai, sorridi, mamma. - Perché le porta qua? Io mi ci affeziono.

E poi lui le lascia tutte.

- Che c'è? Che dici? - Vieni qui.

- Ciao, bello della mamma. - Posso presentarti Patrizia?

Buongiorno, signora.

- Molto lieta. - Patrizia.

Mamma, è una cosa seria.

- Sicuro? - Sì, sono sicuro.

Quanto sei bella! Vieni, dammi un bacio. Benvenuta a casa nostra.

- Grazie. - Tore!

Tore, dove sei? Sono arrivati! Tore, vieni fuori!

Andate a salutare il nonno.

Mio nonno si chiamava come me. Cioè, io mi chiamavo come lui.

Salvatore. Ma tutti lo chiamavano Tore.

Era l'esatto opposto di mia nonna.

Stava sempre in disparte e in silenzio, perché un bel giorno

di tanti anni prima, aveva perso il dono della parola.

Neanche una sillaba usciva più dalla sua bocca.

Ciò che aveva da dire lo diceva con gli occhi.

- Va bene. Entriamo? - Sì, andiamo.

Per questo lo zio Massimo lo chiamava Chiacchiera.

Loro due non erano mai andati d'accordo.

Io sto bene. Tu?

- Bene. - Che bella casa!

A me Ficuzza piaceva da morire.

Mia mamma diceva che tutto era rimasto uguale a quando era bambina.

A me sarebbe piaciuto vivere lì.

- È contenta. - Bene.

Gioia, raccoglie.

Invece Massimo detestava quel posto.

- Andiamo. - Speriamo bene.

Mamma.

- Andiamo a mangiare? - Sì, ora andiamo. Le sto insegnando.

- Pia, parlaci tu. - Sì.

A me non mi ascolta anche se dico che ho fatto 13!

Sì, vai.

Cogli i ravanelli.

Patrizia, prendili tu. Io sono allergica.

Diceva che gli restava attaccata addosso la puzza di merda e fatica.

Anche per questo il nonno aveva capito che quella visita nascondeva, male, qualcosa.

Ninetta, come sempre è un pranzo eccezionale.

Sono contenta.

- Il pranzo migliore della mia vita. - Come sei buona, grazie.

Papà dice che vuole sapere cosa volete.

Angela e Salvuccio, andate a vedere i pulcini di sotto.

Papà.

Volevamo parlarti della terra vicino la Rocca.

"Non voglio vendere".

So che non vuoi venderla. Ma adesso le cose sono cambiate.

- La pagherebbero molto bene. - Un imprenditore di Milano, papà.

È di Milano, ma è amico della Sicilia.

Ha molti amici siciliani che ha portato a Milano per lavorare.

E qua vuole mettere le antenne per fare una televisione nuova.

Minchia, ci metterà anche Mike Bongiorno!

"Sai che minchia di novità... Mike Bongiorno..."

Papà dice che gli piace la radio.

Signor Tore, noi sappiamo quanto lei tenga a questa terra.

Però, alla fine...

È abbandonata.

La verità è che a noi ci servirebbero un po' di soldi

perché stiamo provando a comprare casa.

"Un Piccolo aiuto noi ve lo possiamo dare.

Ma la terra non si tocca."

Dice che un piccolo aiuto possiamo darvelo anche noi.

Sì, grazie mille. Ma...

- A Palermo le case costano molto. - Anche noi vogliamo comprare casa.

- Abbiamo deciso di sposarci. - Cosa?

- Non me l'avevi detto. - Amore, era una sorpresa.

Mamma mia!

Mi sto sentendo male... Amore mio!

Amore mio, grazie. Grazie a tutti.

"Ma sta scimunita ci crede veramente?"

Grazie a tutti.

Che dice il signor Tore?

Eh... È contentissimo per voi.

Anche io. Mi sto sentendo male.

Fatemi bere.

Allora, papà? Lo facciamo questo grande passo?

Per aiutare i picciotti tuoi.

Mamma, che dice?

Ha detto... Insomma, per vostro padre quella terra è sacra.

Minchia! Ha la testa dura come un carrubo!

Anzi, ce l'ha dentro la testa il carrubo!

- Andiamo via. - Massimo, aspetta.

Andiamo! Su quella terra anche le capre si schifano a cacarci!

Non parlare così a tuo padre!

- Io non ho più un padre! - Fuori!

Vai fuori da questa casa!

Aspetta. Aspettami.

Vieni, ti aiuto.

Non preoccuparti. Stai tranquillo.

Pia, mi dispiace. Per una volta che ti ho convinta a fare una cosa...

- No, è colpa mia che ti ho dato ascolto. - Ma...

Fofò, non fare il prepotente. Lascia un po' di cibo a Sebastiano.

Alice, non fare la smorfiosa.

Che fai? Hai dato il nome dei tuoi amici ai pulcini?

Se li sono presi. Si assomigliano.

E quello chi è?

Quello è un pulcino solitario. Si chiama Tore. Come il nonno.

- E Angela? - Angela è quella là.

Quelle sono le sue amiche Danila ed Emanuela.

Io dico quella vera.

È andata a fare una passeggiata.

- Andiamo anche noi? - Dove?

A scoprire perché la terra del nonno è così preziosa. Andiamo, dai.

[rombo del motore di una motocicletta]

Le moto in campagna?

Vieni, andiamo.

Non finiva più questa strada.

- Rosario. - Sì?

Sono troppo felice che sei venuto fino a qui.

L'ho fatto solo per te. Non dimenticarlo.

Però devo dirti che tutto sommato

Ficuzza è uguale a L'Avana per me.

- Avana? - Avana.

Ma guarda come ti sei ridotto!

La rivoluzione non è un pranzo di gala, gioia mia.

Quante volte devo dirtelo?

Senti, ma perché...

Cerchiamo un posticino tranquillo.

Sì?

È la prima volta che vedo i tuoi occhi.

Solo per te.

- Che c'è? - Mi sembra di avere sentito delle voci.

No, sono uccelli.

Angela, devi stare tranquilla. Sarà bellissimo.

Va bene?

- Papà. - Che c'è?

Con un po' di fortuna potremmo vedere un cervo.

O un cinghiale. Nonna dice che ce ne sono molti da queste parti.

Sì, ma dobbiamo fare piano. Se quelli ci sentono, scappano.

- C'è qualcosa! - Cosa?

Cosa hai visto?

- Forse un cervo. - Un cervo?

- In Sicilia? Fammi vedere. - No, sta andando da quella parte.

- Dove? - Là, vieni!

Aveva le corna?

- No. - Allora che cervo era?

- Aspetta. - Che c'è, Angela?

- Niente. - Allora?

Non lo so.

Ti va se prima parliamo un po?

Parliamo? Di cosa dobbiamo parlare?

Non lo so, tipo...

Di cosa è morto Marx?

Mi stai babbiando?

Se volevo parlare di Marx, restavo a Palermo.

Mi sono fatto 50 chilometri per stare con te.

E ci sei con me.

- No, in quel senso là. Capito? - A me, in quel senso, non mi va.

Angela, mi hai fatto venire fino a Ficuzza. A Ficuzza di merda!

Dammi la giacca, dai.

Mi hai fatto togliere anche gli occhiali! Ma vaffanculo!

Ciao, picciridda.

- E io come torno? - A piedi!

Che stupida. Stupida, stupida.

Mamma.

Non fare così. Sai come sono fatti papà e Massimo.

E poi io sono più contenta se non la vendiamo.

Non è questo.

Tuo padre non sta bene.

- Papà. - Che c'è?

Non abbiamo visto niente.

- Come "niente"? E il tuo cervo? - Solo di sfuggita.

Va bene. Almeno abbiamo capito perché nonno ama tanto questa terra.

- Veramente? - Veramente.

È bellissima.

Andiamo.

Abbiamo trovato anche Angela.

Guarda. Angela!

Che c'è? Cos'è questa faccia?

Non volevo venire. Quindi ora non puoi pretendere che io sia contenta.

Femmine.

Beato chi le capisce!

Ma...

Ora dovete darmi delle spiegazioni. Cos'è questa cosa delle femmine?

- Papà, non sono problemi tuoi. - Le femmine?

- Perché non pensi ai problemi di Angela? - Angela ha problemi?

Mentre eravamo via, il nonno si era sentito male.

Il medico aveva detto che il suo cuore era stanco

e che doveva andare in ospedale.

Ma il nonno, testardo come sempre, non aveva voluto.

"Meglio morto che in ospedale", disse con gli occhi.

Mamma decise di restare lì, mentre papà tornò a Palermo.

Noi restammo con mamma, vicino a nonno.

Danila.

Sono stata una cretina.

Non so cosa mi sia preso. E se Rosario non vuole vedermi più?

Facemmo la fila al telefono perché ognuno aveva qualcosa da comunicare.

Pia, mi dispiace tantissimo. Dimmi se posso fare qualcosa per te.

No, Antonio. Niente, grazie.

Ti ho chiamato solo per avvertirti che domani non verrò a scuola.

Anzi, scusa per il disturbo, ma avevo soltanto il tuo numero.

Ma quale disturbo! No, no.

Piuttosto, se eventualmente volessi distrarti un pochino

io ci metto un attimo a venire lì.

E mio papà, che cercava di chiamare per avere notizie

trovò occupato tutta la sera.

Niente.

[bussano alla porta]

Ehi... Patrizia?

[piangendo] Mi ha lasciato.

Mi ha lasciato!

Ma come? Dovevate sposarvi.

Mi ha detto così: "Patrizia, ci lasciamo. Arrivederci e grazie."

Ma è soltanto per l'arrabbiatura di oggi. Vedrai che poi gli passa.

- Io lo conosco. - Lorenzo...

- Lorenzo. - Che c'è?

Ma perché io non trovo mai la persona giusta?

Perché?

Ma no, Patrizia. Che cosa pensi? Dai!

No, è così.

Per me non c'è una persona buona, una persona semplice e onesta.

Mi servirebbe uno come te.

Sei sensibile, Patrizia.

- Ho fatto bene a venire da te, vero? - Sì, sì.

Ora ti faccio una bella camomilla, così ti calmi.

Vai in cucina, io arrivo subito.

Chiudo la porta.

Comunque tu lo sai, io sono qui.

Per qualsiasi cosa, chiama a qualsiasi ora. Io resto sveglio.

Grazie, Antonio.

- Ora devo salutarti. - Va bene, Pia.

- Ciao. - Ciao.

Ho chiamato un collega per avvertire che domani non andrò a scuola.

- Tu che fai qui? - Posso chiamare anche io?

Tu? E chi devi chiamare?

Ti prego.

Totò, la festa più bella del mondo! C'era un prestigiatore.

E un tavolo lungo una Quaresima!

Cannoli, bignè, pizzette.

Una cosa così io non l'avevo mai vista, Totò.

E Alice?

Uno, due, tre...

Tanti auguri, Alice!

Ti piace? Volevo regalarti un cavallo, ma in giardino non c'entra.

Un pony!

Io non ci ero mai stato sopra!

Minchia, mi sentivo il caruso americano di Furia!

- Sì, ma Alice? - Eh, Alice, Alice...

Si sono dati un bacio.

Volevi sapere questo? Hai proprio la testa dura.

Ora soffri, vero?

Ehi, Totò?

- Ci sei? - Sì.

Anch'io l'ho baciata.

- Hai dato un bacio ad Alice? - Non ad Alice.

A Santina.

- Ma dicevi che era una "chiattona". - Esagerato.

È generosa. Ho capito una cosa, Totò.

- Cosa? - Quelle un po' chiattone sono più facili.

- Ma che significa? - Mi ha fatto toccare subito le "minne".

A te, ti ha fatto toccare le minne? Ehi, Totò?

Secondo voi, a me, Santina mi aveva fatto toccare le minne?

Totò?

Certo che no.

Angela.

Perché le femmine si comportano in un modo

con certi maschi, e in un altro modo con altri?

Perché alcuni maschi si sanno comportare e altri no.

E... Secondo te io mi so comportare?

Tu sei un bravissimo bambino.

A volte sono le femmine che non si sanno comportare.

Tu ti sai comportare?

Non lo so.

Secondo me sì.

- Oggi ti ho vista con Rosario. - Come mi hai vista?

Ti ho vista.

Stava per vederti anche papà, ma io l'ho portato via.

Ho fatto la figura della scema. Se mi vedeva, era meglio.

Quindi...

Sono io che non mi so comportare.

Va bene, vado a vedere come sta il nonno.

Come stai, nonno?

Devo bruciarli?

"È scomparso misteriosamente il segretario della CGL di Corleone.

Rinvenute tracce di Placido Rizzotto presso Rocca Busambra."

"Gentile dottore capitano Dalla Chiesa,

mi chiamo Melfi Salvatore, e io so."

In quelle carte c'era il segreto della terra del nonno.

Del perché fosse diventata per lui sacra.

Un segreto di 30 anni prima, che aveva a che fare con Giuseppe,

il ragazzino che aiutava mio nonno con la terra e con il gregge.

Un segreto così pesante da levargli la parola per il resto dei suoi giorni.

Lascia stare, sei ancora troppo secco.

- Devi mangiare tanto. - Ma non c'è da mangiare.

Va bene.

Tieni, mangia.

Fai una cosa.

Vai a prendere le bestie. Qui ci penso io.

Salvatore.

Ma... Almeno una sigaretta americana?

Sei troppo secco anche per quelle.

Vai dalle pecore.

[Salvatore fischia]

Torna presto!

[urla in lontananza]

[voci non udibili]

[urla di un uomo]

L'uomo che Giuseppe aveva visto precipitare

era Placido Rizzotto, un sindacalista socialista di Corleone.

A buttarlo di sotto erano stati gli uomini di Luciano Liggio, il mafioso corleonese

che aveva insegnato il mestiere a Totò Riina.

Tiratemi giù!

Rizzotto lo aveva umiliato pubblicamente e dal quel momento era già un uomo morto.

Peppuzzo?

Peppuzzo! Peppuzzo?

Che c'è?

Che ti succede?

Non ci vado dalle pecore. Non torno là...

Che minchia dici? Perché?

Che stai dicendo?

Minchia.

Ninetta!

Giuseppe era rimasto così impressionato da ciò che aveva visto, che tornò sconvolto.

Salvatore, sembra che la febbre stia salendo.

L'hanno buttato... L'hanno buttato di sotto.

- Ma cosa hanno buttato? - Non lo so.

Serve un dottore. Dobbiamo chiamare anche i genitori.

Preparo il carretto così vado a prendere la madre e lo portiamo in ospedale.

Sì.

Peppino, stai tranquillo. Hai capito? Stai tranquillo.

Dottore!

Dottore! Il picciriddu.

Dove lo porto? Ha la febbre alta.

Peppuzzo, siamo arrivati. Ora ci pensano i dottori a te.

Figlio mio.

Ecco.

L'hanno preso... E l'hanno buttato di sotto.

Da quando è tornato dice questa cosa.

L'hanno ammazzato.

- Da dove è tornato? - Dalla Rocca. Governa le pecore.

- Oggi? - Oggi.

L'hanno ammazzato...

L'hanno ammazzato.

- Devo chiamare il primario. - È grave?

- Temo di sì. Scusate. - Ma che cos'ha?

- Figlio mio... - Rosa, ora tu devi stare tranquilla.

Qua i dottori sono bravissimi.

Vedrai che starà meglio di prima.

Giuseppe.

[piangendo] Giuseppe.

Dottor Navarra.

Qui c'è un ragazzo che ha visto cosa è successo oggi alla Rocca.

Va bene.

Michele Navarra, segretario della Democrazia Cristiana di Corleone

titolare di un'impresa di trasporti, primario e direttore dell'ospedale.

E capo della mafia locale.

- Buonasera. - Buonasera.

Dottore, come sta?

Faremo tutto il possibile.

- Prego, uscite. - Prego.

Stai calma.

- Come sta? - Aspettiamo e preghiamo.

[urla di donna]

No!

Stai calma. Che c'è?

Mi dispiace, non c'è stato niente da fare.

Forse se l'aveste portato prima...

- Che vuole dire, dottore? - No!

Giuseppe!

Giuseppe mio.

Giuseppe Letizia aveva 13 anni.

La sua colpa era quella di essere stato testimone involontario

di un delitto di mafia.

Penso a lui quando sento dire che la mafia aveva codici d'onore,

che aveva regole, non uccideva le donne e non uccideva i bambini.

Il nonno aveva capito. Aveva scritto al capitano dei Carabinieri

che conduceva le indagini su Rizzotto, Carlo Alberto Dalla Chiesa,

ma quella lettera non l'aveva mai spedita.

Per la vergogna e il senso di colpa,

decise che non avrebbe più pronunciato una parola.

Mi raccomando.

Schiena sempre dritta.

Ciao, Tore.

Nonno.

Nonno?

Nonno!

Tu lo difendi sempre.

- Smettila. - Massimo ha esagerato.

- Sì, va bene. - È il picciriddu di mamma!

- Che c'è? - Salvatore, che c'è?

Il nonno.

Il nonno?

Oh, Dio mio. Che è successo?

Che è successo?

Ti prego, papà, rispondi.

[Ninetta e Pia piangono]

[Pia piange]

[voci non udibili]

Di quello che avevo scoperto non ho mai detto niente a nessuno.

Ora che il nonno non c'era più, l'avrei rivelato soltanto

se qualcuno avesse di nuovo proposto di vendere la terra.

Ma nessuno lo fece.

[Massimo piange]

Papà riprese a scervellarsi attorno al modo per trovare i soldi

per cambiare casa.

Pia, stavo pensando che se rinunciassimo...

Lorenzo.

Rinuncia a qualcosa chi ha qualcosa a cui rinunciare.

Anche se non ce n'eravamo accorti,

io e Angela tornammo da Ficuzza cambiati.

Grazie. Anche per il telegramma.

Se non hai voglia di entrare, potremmo andare a fare un giro.

Infatti non ho voglia.

Ehi!

Lo sai, sono nervoso. Sono un tipo...

Sei ancora arrabbiata?

No.

- Andiamo a fare un giro? - Sì.

Me lo dai un bacio?

Andiamo, dai.

Ti ho perdonata.

Buon compleanno.

Salvatore, è bellissimo.

È un po' capoccione, però ha un cuore grande.

Si chiama Tore.

Ciao, Tore.

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