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Le solite! Angela!
Papà, che vuoi?
Tutte le mattine devi parlare al telefono?
- Salvatore, che fai? Ancora fuori? - Un momento.
Quale momento? Per una volta che abbiamo l'acqua la fai freddare?
È uno spreco, un peccato di Dio!
Sai che a Palermo c'è gente che ammazzerebbe per un po' d'acqua?
Entra, tua sorella deve fare il bagno dopo di te.
Lo sapevo, per quello non volevo entrare.
A Palermo per l'acqua si moriva davvero.
A farmelo capire era stata una persona speciale.
Un giornalista che aveva dichiarato guerra alla mafia.
"A decidere la morte del carabiniere non sono stati i Bontate,
gli Inzerillo o i Badalamenti,
ma le nuove teste mafiose venute da Corleone."
Quel giornalista era Mario Francese e scriveva sul Giornale di Sicilia.
La maestra ci aveva fatto leggere alcuni suoi articoli
ed era stato come un fulmine a ciel sereno.
Queste cose succedono davvero qui a Palermo?
Sì, Alice. Proprio qui, nella vostra città.
- Questo signore come fa a saperlo? - Potrete chiederglielo voi stessi.
Sì. Tra qualche giorno questo signore verrà a trovarci.
Chiesi in giro e capii che si trattava di una visita importante.
Ce ne vorrebbero di giornalisti come lui!
Anche politici, direttori, vigili urbani. Tutti come lui.
Bravo, bravissimo! Un amico.
Ma alla fine questi giornalisti sono tutti uguali. Scrivono minchiate!
- Ma chi l'ha chiamato? - La maestra Gabriella.
La maestra Gabriella!
Suor Battista lo sa?
Ho capito, alcuni genitori si sono lamentati.
È normale.
Si chiedono se i figli siano pronti ad affrontare certe cose.
Sinceramente anch'io mi chiedo se sia giusto metterli di fronte
a quello che li aspetta fuori.
- Prima o poi lo scopriranno da soli. - Sì.
Perché spingerli a crescere prima del tempo?
- Li guardi. Come sono belli! - Sì.
Quando venne il grande giorno, eravamo tutti eccitatissimi.
- Secondo voi, che macchina ha? - Avrà una Mercedes come mio padre.
Scusate, ragazzi. Cerco la maestra Gabriella.
È dentro.
- Noi aspettiamo una persona. - Un giornalista importante.
- Va anche in televisione. - Fa nomi e cognomi dei malacarne!
- Allora è un pezzo grosso. - Già.
- Dottor Francese, benvenuto. - Buongiorno.
Scoprimmo che il famoso giornalista, il pezzo grosso
era una persona normale con il dono di farsi capire da tutti.
- Anche da noi bambini. - Io ho una passione.
Mi piacciono gli animali.
Ho una casa in campagna e la domenica ci vado con i miei figli.
Mentre do da mangiare agli uccellini
penso a Palermo come alla città più bella del mondo.
E mi viene la nostalgia. Forse è l'effetto della distanza.
Poi appena torno vedo l'immondizia per le strade, l'incuria ovunque.
Le facce dei mafiosi e dei loro amici, politici e gente comune.
Mi prende una grande tristezza e una grande rabbia.
Quindi vuole bene a questa città anche se ne parla male?
Vediamo. Tu come ti chiami?
- Salvatore. - Salvatore.
Se esci di casa spettinato, che ti dice tua madre?
- Che sono "scombinato"! - [risate]
Lo dice perché ti vuole bene o vuole prenderti in giro?
- Perché mi vuole bene. - Ecco, lo vedi?
Se vuoi bene a qualcuno, devi dirgli la verità!
Altrimenti si diventa omertosi.
- Sapete cos'è l'omertà? - No.
È quando si sa una cosa, ma si fa finta di non saperla.
L'omertà è il grande male di questa terra.
Per i prepotenti è come acqua per i fiori. Più ce n'è e più crescono.
Il mio lavoro è cavare quest'acqua.
- Il suo lavoro è difficile? - Lo scoprirete da soli.
Io e il dottor Francese abbiamo pensato che farete anche voi un'inchiesta.
- Su cosa dobbiamo farla? - A vostra scelta.
Basta che vi riguardi da vicino e vi stia a cuore.
Quella più meritevole sarà pubblicata sul suo giornale.
Se con queste "richieste" si arrabbia qualcuno?
- Inchieste. - Ah.
Se si arrabbia qualcuno, pazienza. Rischi del mestiere.
Sapete come si dice? "Cane che abbaia, non morde!"
[risate]
Cornuto.
Ora la mafia è cornuta!
Non "cornuto", ma "connubio" tra mafia e politica.
Significa che stanno insieme.
Ma come minchia fanno a saperlo?
Poi chi minchia ha scritto questo articolo?
È scritto in calce.
- Mario Francese. - Ancora questo!
Gli hai detto che ci ha scassato la minchia?
Totò. Gli ho mandato due letterine.
[in siciliano] Allora è stupido. Sa parlare, ma non ascoltare.
Io lo faccio sugli invalidi di guerra come mio padre.
È un falso invalido! Dobbiamo dire la verità.
- Io lo faccio sui marinai imbarcati. - Cosa?
Sui marinai come mio padre. È sempre in mare e mai a casa.
Noi la facciamo sui rapimenti dei bambini ricchi.
Noi chi?
Io e Alice. Facciamo insieme l'inchiesta perché ci fa paura.
C'è mio papà, ciao.
- Ciao. - Ciao.
- Io non ho così paura. - Allora perché la fai con Fofò?
Perché siamo fidanzati.
Anche io, la faccio con Santina.
Cosa facciamo insieme?
- L'inchiesta. - Davvero? Su cosa?
È un segreto, te lo dico dopo.
Ero preoccupatissimo.
I miei compagni avevano argomenti che li coinvolgevano da vicino.
Mentre vicino a me aspettavano tutti di andare nella nuova casa
e fare sacrifici non sembrava pesare.
Papà aveva smesso di fumare per risparmiare su tutto
e pagare la rata del mutuo quando glielo avrebbero dato.
Mamma continuava ad alzarsi alle cinque del mattino
per non perdere nemmeno un giorno di supplenza.
- Sei stanca, amore mio? - Un po'.
Mia sorella faceva la cuoca al posto di mia madre.
Ma erano felici e provate voi a fare un'inchiesta sulla felicità!
Avrei dato chissà cosa per avere qualche tragedia in famiglia!
Poi per fortuna successe qualcosa.
Manca l'acqua per la pasta!
- Di nuovo? - Sì!
- Io devo anche lavarmi i capelli! - Li hai lavati ieri.
Poi viene a dirmi che non ha lo "zito".
- Zito o no, io devo lavare i capelli! - Non voglio sentirvi!
Vado a prendere l'acqua così faccio una passeggiata.
Salvuccio, accompagna mamma a prendere l'acqua.
- Sto apparecchiando! - Gioia mia, accompagna la mamma.
Andare a prendere l'acqua era una tortura.
Ma avevo trovato l'argomento della mia inchiesta.
Mamma, perché a Palermo manca sempre l'acqua?
Chi lo sa?
Per i tubi.
- Il malocchio! - Chi lo sa?
[voci confuse]
Era un problema che riguardava tutti da vicino.
A Palermo l'acqua arrivava a singhiozzo e nelle ore più assurde
e non bisognava farsi cogliere impreparati.
- Scende! - Ciao.
Lorenzo, scende! Angela, dai.
- Prima io! - Cosa?
- Vai a prenderne altre in cucina. - Devo lavarmi i capelli.
Ti metti in coda!
- Che fai? - La doccia!
Con le scarpe?
- Ora le tolgo. - L'acqua è fredda.
Pia, devo proprio dirti che puzzo?
I temporali venivano accolti con la stessa enfasi
con cui le tribù africane salutavano la stagione delle piogge.
- Forza, Giovanni! - Giammarresi, piove!
Speriamo che duri!
- Pia, hai preso quella grossa? - Ho solo questa libera.
Dai, che piove!
Il bello è che tutto questo sembrava normalissimo.
Che significa "manca l'acqua"? A casa mia non manca mai.
Basta che uno vada a prenderla alla fontana. Ascoltami, Totò.
- A nessuno importa dell'acqua! - [campanella]
Salvatore, hai sentito? Forse è meglio cambiare.
- Chi mi dice che hanno ragione? - Chi ti dice che hai ragione?
Oh! Fermo, dove vai? Non vieni a scuola?
No. Se la maestra ti chiede qualcosa,
dille che mi sono sentito male e sono tornato a casa.
Era la prima volta che marinavo la scuola, ma per una giusta causa.
Dovevo risolvere una faccenda importante.
Prima me lo comunichi, così andiamo dal direttore insieme.
- Che dici? - Mi scusi.
Cosimo, aspetta un attimo.
Dimmi.
Dovrei parlare con il signor Mario Francese.
- Il signor Mario Francese? - Sì.
Per un'inchiesta.
- Un'inchiesta? - Sì.
- Chi devo dire? - Salvatore, quinta B.
Rosario aveva detto ad Angela che le avrebbe presentato un'amica del nord.
- Lei era agitatissima. - Ti presento la mia amica da Arcore!
Usata, ma dalla fabbrica.
- Mi hai preso in giro. - Ti ho fatto uno scherzo.
- Ti piace? - È bellissima!
Non hai visto come macina. Sali, ti faccio diventare i capelli così.
- Ora non posso. - Cosa?
Ho la versione di latino.
- Quale versione? Sali, devi provarla. - Oggi pomeriggio.
- Tuo fratello? - Lo sistemo.
Brava, angelo mio.
Sbrigati a fare questa versione! Cammina!
Prego, il direttore la sta aspettando.
Direttore, il signor Giammarresi. Prego.
- Venga, Giammarresi. - Buongiorno, direttore.
Si accomodi. Posso offrirle una caramella?
- Scelga pure. - Prendo questa.
Proprio le mie preferite! Le mou.
- Mmm! - Le mou!
Prego.
Vediamo. Giammarresi...
Giammarresi.
Famiglia composta...
- Due figli. - Due.
Bravo, Giammarresi.
Tutto regolare.
- Non posso, ho lezione di piano. - Non puoi rimandarla?
- Non sai quanto mamma paga la lezione. - Anche io ho da fare.
- A saperlo prima! - Come facevo a saperlo prima?
- Belle amiche! Chiedo un favore... - Posso tenere io tuo fratello!
Scusa, non ho potuto fare a meno di sentire la discussione.
- Davvero lo faresti? - Certo. Per te.
Grazie, grazie!
- Buongiorno! - Giammarresi!
Vogliamo organizzare un balletto?
Chiedo al preside di mettere una musica in filodiffusione?
Così da allietare questo momento di...
Vorrei dire "di passione", ma mi urta la rima.
Ride? Lei ride?
Secondo me preferisce che la interroghi, vero?
Ha detto di scegliere un argomento che ci sta a cuore.
- Magari l'acqua è un argomento sbagliato. - No, Salvatore.
È un argomento giusto.
- Mario, la posta. - Grazie.
- Che faccio? Vado avanti? - Certo.
Però lascia che ti dica una cosa.
Conosci quella bella poesia del Petrarca
- "Chiare, fresche e dolci acque?" - Sì.
Ecco, devi sapere che in Sicilia di chiaro non c'è niente.
Nemmeno l'acqua.
- Tutto bene? - Tutto bene.
Uomini del Colorado, vi saluto e me ne vado!
Ciao, Mario.
- Che significa "uomini del Colorado"? - Niente.
A te piacciono i film western?
- Sì. - Anche a me.
Le parole di Mario Francese mi avevano riempito di entusiasmo.
Passai tutta la mattinata in biblioteca, dove scoprii tante cose.
Una volta Palermo era piena d'acqua
infatti per i Fenici il suo nome significava "tutto un porto".
Veniva attraversata da tre fiumi. Il Kemonia, il Papireto e l'Oreto.
I primi due erano stati interrati.
Il terzo scorreva da qualche parte in periferia.
Allora mi venne un'idea degna di un grande ingegnere idrico.
Peccato che della mia inchiesta c'era a chi importava poco o niente.
- Perché devo stare con lui? - Perché sì!
- Devo fare la mia inchiesta. - Prometti che oggi non scapperai.
Ciao.
Grazie, Marco. Mi hai fatto un favore enorme.
Figurati! Ma non ho capito cosa dovevi fare di così urgente.
- Un giro. - [fischio]
- Va bene, divertiti. - Fai il bravo.
Ciao.
- Vuoi un lecca lecca? - Non mi sono mai piaciuti.
- Un gelato? - Ora no.
Vuoi andare sulle giostre?
No, voglio vedere il fiume Oreto per un'inchiesta per la scuola!
Un fiume?
Purtroppo Marco non aveva una motocicletta,
ma trovò un modo per arrivare a questo fiume.
Si potrebbe fare come i veneziani con il Po.
Dirottare il corso dell'Oreto e farlo tornare in città.
In un fiume c'è tanta acqua. Ti sembra un'idea scema?
No, al contrario. Potrebbe funzionare.
Sentivo che era una giornata magica.
Era la prima volta che andavo in barca a vela
e avevo trovato la soluzione ai problemi idrici di Palermo.
Vista dal mare, forse per effetto della distanza come diceva Francese
Palermo sembrava davvero la città più bella del mondo.
Poi appena ci avvicinammo di nuovo non era proprio così bello.
Credo che siamo arrivati.
Come?
- Dov'è il fiume? - È lì.
Era ridotto a un triste rigagnolo di periferia.
È quello.
Dalle foto che ho visto era un fiume grande, pieno d'acqua.
Era trasparente, c'erano pure i pesci. Era un fiume bellissimo.
Un momento è la città più bella del mondo.
Il momento dopo è il posto più brutto.
È impossibile capirci qualcosa, come con le persone.
Nel compagno di classe di Angela avevo trovato un nuovo amico
con il quale avevo molte cose in comune. Soprattutto una.
Secondo te sono andati lontano con la moto?
Non lo so.
Va bene, l'importante è che vadano piano.
- Dai, torniamo? - Sì.
Le mie idee per risolvere il problema dell'acqua a Palermo
non avevano retto lo scontro con la dura realtà.
A causa del vento ci mettemmo il doppio dell'andata per tornare
e mia sorella da un'ora faceva su e giù per la spiaggia.
Dove eravate? Pensavo che foste affogati!
Ci abbiamo messo molto a rientrare.
Siamo stati a vedere il fiume per la mia inchiesta sull'acqua.
Ma non è servito.
- Devo ricominciare da capo. - L'hai aiutato con l'inchiesta?
- Sì, ne abbiamo approfittato. - Grazie.
Tu? Ti sei divertita?
- Vi lascio il conto. - Grazie.
Cos'è?
- Cosa? - È "salato"?
Minchia, carissimo!
Tanto non lo paghiamo.
- Come? - No.
Il proprietario è uno del MSI.
Angela, militanza a oltranza. Facciamo l'esproprio proletario.
Perché noi siamo proletari?
Angela, non ho i soldi. Ho messo la benzina.
Ora che facciamo?
Vado a prendere la moto. Appena arrivo, tu sali e andiamo.
Sì, mi sono divertita.
Papà sarà arrabbiatissimo con noi, lo sai?
Lo so.
Andiamo?
- Ciao. - Ciao.
Quella sera papà non si accorse nemmeno del nostro ritardo.
Anche lui aveva avuto una delusione.
Giammarresi, so che lei è una persona onesta.
Voglio essere onesto anche io. Il mutuo, come dice lei,
- non possiamo darglielo. - Ah.
Come dite voi...
Dice: "Con il suo stipendio, con quello di supplente di sua moglie,
ci vorrebbe una casa da ipotecare."
Gli ho detto: "Se avessi una casa da ipotecare
non mi servirebbe una casa da comprare!"
E il direttore?
Ha detto che l'economia funziona così e non c'è niente da fare.
A volte penso che Angela abbia ragione. Serve una rivoluzione!
Una volta e per sempre!
Lore', ne abbiamo superate tante. Supereremo anche questa.
Poi io parlo, ma alla fine mi piace questa casa.
Ci sono affezionata.
- Lo dici per farmi contento? - No! È vero.
Qui sono nati i nostri figli, tutti i ricordi.
Per tutta la mia famiglia quello fu un duro colpo.
In quel pomeriggio la felicità era svanita
e sembrava tutto inutile e insopportabile.
In realtà mia madre era ancora più delusa di mio padre.
Si era così abituata all'idea di cambiare casa
che quella notte non chiuse occhio e la mattina dopo...
- Scusi, ma dove siamo? - A San Cipirello.
Io dovevo scendere a Partinico!
Di colpo fare sacrifici non aveva più senso.
Per papà andare in ufficio diventò come andare ai lavori forzati.
Mia sorella tornò a rifiutarsi di fare la sguattera.
Angela!
Gioia mia, non hai fatto neanche il caffè?
Devo fare delle cose, non faccio in tempo.
Va bene!
Sentivo che la mia inchiesta non andava da nessuna parte.
Ormai vedevo i nomi di Fofò e Alice sul giornale!
- Papà, torno subito. - Sì.
- Ciao, Salvatore. - Buongiorno.
- Vi conoscete? - Certo.
È venuto nella mia scuola.
- Ormai siamo colleghi. - Sì. Sono andato alla foce dell'Oreto.
Ma è diventato un fiumiciattolo, tutto sporco.
Che tristezza! Non si può fare più niente.
Non devi andare a valle delle cose, ma a monte.
A monte.
- Come va con la tua bella? - Non è ancora la mia bella.
Salvatore è innamorato di una femmina che lo fa un po' faticare.
- Mi dispiace. - Salvuccio, vogliamo andare? È tardi.
Salve.
- Ciao. - Ciao, Salvatore.
- Questa quando è arrivata? - Ieri.
- Hanno mai fatto minacce così aperte? - No.
Non così.
Il timbro è di Messina.
Scommetto che l'hanno scritta a Corleone.
- Buongiorno... - Maestra Pia, prego.
Che c'è? Prego.
I miei sono con don Fabio.
Ho tenuto la porta chiusa, nessuno si è accorto di niente.
- Tutto a posto? - Sì, sono solo di corsa.
- Grazie per il favore. - Figurati. Senti, volevo chiederti...
- Dopo torni con me a Palermo? - Non lo so, vediamo.
- Per evitare di farti arrivare alle 16. - Non vorrei approfittarne.
Ne approfitteresti se a me non facesse piacere.
Ma a me va, eccome.
Dammi il cappotto, te lo porto io.
- Grazie. - Pia, una cosa.
Tu quando sorridi, sei bellissima.
È vero che la maestra Pia è bellissima?
- No! - [insieme] Sì!
Salutiamo il maestro Ayala!
- Ciao! - A dopo.
Arrivederci, grazie.
Avete già fatto l'appello?
- No. - Lo faccio io.
Alla tua età stai ancora dietro a quei "fetusi" delle banche?
A chi dovevo chiedere il mutuo?
Il problema non è a chi chiedere un mutuo per comprare la casa,
ma perché chiederlo!
Volevi comprare quella casa bella che hai visto?
Sì.
Ti ho detto che i costruttori erano amici,
persone perbene alle quali potere spiegare la situazione.
Che situazione, mi scusi?
- Non sei una persona perbene? - Sì.
Tra persone perbene non c'è bisogno di garanzie, fideiussioni e minchiate varie.
- No? - No!
Tu non hai 40 milioni.
- No. - Ne hai tre?
- Eventualmente... - Oggi ne dai tre.
L'anno dopo gliene dai altri tre e l'anno dopo ancora altri tre.
E così via! Se non ne hai tre, gliene dai due.
Dai quello che hai.
- Così? - Così.
Se non arrivi a 40, gliene dai 35 e va bene lo stesso.
Uguale!
Giammarresi!
Che mi dici? Vuoi conoscere questi amici?
Musumeci, mi ci faccia pensare un attimo.
No, un attimo tuo dura un mese. Poi le case volano.
- Ciao, Santina. - Ciao.
Oggi dobbiamo andare sul Monte Gibilmesi per vedere dove nasce l'Oreto.
- Perché? - Me l'ha detto Francese.
Dobbiamo capire dove smette di essere un fiume vero.
Bello.
Noi abbiamo già fatto l'inchiesta.
In realtà l'ha fatta un amico del padre di Fofò.
Battuta a macchina.
Che gusto c'è farla scrivere da un altro? Venite con noi.
La sorgente di un fiume! Magari è divertente.
A me sembra una minchiata. Poi che fiume sarebbe?
- L'Oreto. - Almeno sai dove nasce?
Per quello non c'è problema.
Quattro a tre.
- Quattro a quattro. - No.
- Ciao! - Ciao.
Ciao, Salvo. Che fai qui?
Sono venuto con i miei amici perché...
- Tu sei barista o forestale? - In che senso?
Non dovresti essere al lavoro a quest'ora?
Sono in pausa pranzo.
- A quest'ora? - Pausa caffè.
- Con chi ho il piacere di parlare? - Fofò.
Quello che... È un po'...
- Tutto chiaro! Piacere. - Alice.
Piacere, Massimo. Ciao.
Piacere, io sono Santina. La fidanzata di Salvatore.
Un'idea...
Patrizia, offriamo un po' di patatine ai bambini?
Certo.
- Piacere. - Bambini, venite.
Salvo, vieni qui!
Sciupatina la fidanzatina!
Mi sono messo con lei per fare ingelosire l'altra. L'hai detto tu.
- L'hai detto tu. - Ho detto un'altra cosa, non ha capito.
Salvo, ma come fa quella a essere gelosa dell'altra?
L'hai vista? Va bene.
- Zio, ho bisogno di sapere una cosa. - Fosse solo una!
Dimmi.
Il Corpo Forestale siciliano era il prodotto tipico
della nostra autonomia regionale.
Avete fatto bene a venire da me. Andiamo nel mio ufficio.
Ha tutte le mappe, troviamo subito la sorgente.
Oh, scusate.
La mappa gli serve per trovare il suo ufficio.
Tua figlia si è sposata?
- Eh. - Beata lei.
Ehi!
- Come va? - Tutto bene.
- Avete fatto cambiamenti qui? - No.
Ma le targhe nelle porte come nei Paesi civili, no?
Qui nessuno ha voglia di fare una minchia!
Qui c'è il bagno.
Sapete che facciamo? Invece di vedere le mappe, andiamo direttamente alla sorgente.
Se uno deve capire le cose davvero, deve vederle con gli occhi!
Mio zio Massimo si sarebbe fatto in quattro per me.
Pur di aiutarmi a trovare quella benedetta sorgente aveva fatto ciò
che come forestale avrebbe dovuto fare da tempo. Trovarsi in un bosco.
Mio papà è un appassionato di montagna.
Tutti gli anni andiamo a sciare a Canazei.
- È da questa parte? - Sì, sì!
Se fai un po' di silenzio, riesco a sentire il rumore del fiume.
- Venite a vedere, ci sono piante strane. - Dove?
- Qui. - Arrivo.
Salvatore, aspetta. Forse è meglio se recuperi la tua fidanzatina.
La vedo un po' in difficoltà.
Guada che bella.
Quelli che fiori sono?
- Eh? - I fiori gialli.
- Avranno un nome, no? - Certo.
Quelli sono... "Gigliette", "ghiandaiette".
Gigliette e ghiandaiette?
- Sì. - Mai sentite.
- Quelle piante lì in fondo? - Non sono piante, ma cespugli.
Vedo da solo che sono cespugli, ma di cosa?
"Cuccureddu"! È un bel cespuglio di cuccureddu.
- Come il giocatore della Juventus? - Sì, uguale. Però è un caso.
- Mai sentito neanche questo. - Andiamo, a guardarlo si secca.
Finalmente.
Santina, vuoi riprendere fiato?
- Io resto qui. - Come?
- Preferisco. - Siamo arrivati, sono due minuti.
- Resto qui. - Come vuoi.
Allora tieni il cappotto.
- Però non muoverti. - No.
- Promesso? - Sì.
Va bene.
Scusa, ma come fa a seccare cuccureddu?
Cuccureddu è un fiore insicuro.
Se lo guardi, non succhia più l'acqua dal terreno e muore di sete.
Visto, è come te. Insicuro.
Andiamo, ragazzi. Da questa parte.
Invece di salire facemmo il giro della montagna.
Fofò, non mi sono perso, ma qui...
Sbucammo dal fianco opposto e dopo un'ora che camminavamo...
- Che fai lì? - Voi che fate qui.
Io sono rimasta dove mi hai lasciato.
Attenzione.
- Zio, ma che stanno facendo qui? - Non lo so.
Io sono forestale e non geometra.
- Mi scusi, ma che stanno facendo qui? - Il lago.
- È la diga Garcia? - Sì.
Ho capito! Questa è una grande opera di ingegneria.
Qui fanno una diga. Ne hanno parlato al telegiornale.
Altro che problema dell'acqua a Palermo!
Con questa togliamo la sete a Palermo, la Sicilia, la Basilicata.
Facciamo loro la doccia!
- Quando la finiranno? - Mai. Hanno iniziato da 30 anni
- e ancora fingono di lavorare. - Trenta anni?
Perché non l'hanno mai finita?
[in siciliano] "Il cane morde sempre il poveraccio."
- Che voleva dire? - Niente, lasciatelo stare.
L'avete visto? Come minimo porta male!
Guardate quanto è grande e bella.
Qui viene un lago bellissimo. Sapete che facciamo?
Una bella foto. Mettetevi qui.
Un po' più in qua.
Così.
Vai, sorridete.
- Sorridi. - Fai questa foto, Massimo!
Questa confidenza?
- Salvatore. - Eh?
Sei sicuro di volermi bene?
- Sì. - Anche se non sono come Alice?
- Sì. - Meno male.
Mio zio credeva davvero che quella diga fosse un'occasione di sviluppo
e benessere per tutti.
Purtroppo c'era chi del benessere di tutti se ne fregava!
Il pilone è armato?
- Sì. - Quanto ferro mettete?
Siamo già stretti per la verità.
Se siete stretti, vi stringete ancora di più!
Di' al capocantiere di mettere più sabbia.
Perché questi camion corrono?
Il problema è che i giornali fanno notare i ritardi.
L'altro giorno è venuto un giornalista a fare domande.
Sì?
Come si chiama questo giornalista?
È molto conosciuto.
Mario Francese.
Ci sta scassando la minchia!
Vedi come è vispo, Giuseppe?
Non mangia più perché ha la pancia piena.
Domani lo portiamo in campagna e lo liberiamo.
Domani, papà?
Non è meglio aspettare la primavera? È ancora piccolo.
Anche tu sei ancora piccolo, ma vorresti rimanere in una gabbia?
Non avete capito. Hanno tagliato la montagna a metà
e hanno tirato su un'opera che è un monumento!
Pia, un monumento. Diglielo, Salvo.
- Sembra che invento le cose. - Già.
Non hanno fatto come te, Lore'. Per prendere una casa stai invecchiando.
Voglio dirti solo che il mondo è stato creato in sette giorni.
Ho finito.
Posso avere una reazione da qualcuno o devo morire?
- Ma che succede? - Il mutuo. Non ce l'hanno dato.
Pia, lascia stare...
- Si può dire. - Pia.
- Non lo sapevo. - Va bene.
Dicono che ci darebbero anche casa senza l'aiuto della banca, ma...
Il mio capo conosce quello che fa i lavori nel cantiere.
Dice che possono darci la casa...
- Sulla parola! - Allora che problemi ti fai?
Te l'ho detto un milione di volte.
"L'occasione fa l'uomo ladro, ma quella persa lo fa fesso!"
Accetta. Lore', accetta.
Scusate.
Si è offeso?
Un velo di tristezza era calato su quella cena.
Io sentivo che l'amarezza di mio padre aveva qualcosa in comune
con i dubbi sulla mia ricerca.
Mi erano tornate in mente le parole di quel vecchio in montagna.
- [tv] Oggi fa gli spaghetti in una maniera nuova.
- Papà.
Che significa: "Il cane morde sempre il poveraccio?"
- Il cane morde sempre il povero. - Sì, l'ho capito. Ma perché?
Perché il mondo è ingiusto, Salvo.
Quindi non vuoi conoscere i miei amici.
- Per ora meglio di no. - Giammarresi.
Te lo dico spassionatamente.
Continuando così tu nella vita non combinerai mai una minchia!
Avevamo capito che per raggiungere i nostri obiettivi
dovevamo superare prove che sembravano troppo grandi per noi.
- È una foto bellissima. - Abbiamo visto piante strane.
Strane come?
Una se la guardi, smette di succhiare l'acqua e muore di sete.
Addirittura. Eccoti qui.
Alice mi stava raccontando. Sarà un'inchiesta bellissima.
Non lo so, maestra. Forse neanche la finisco.
No, perché? Alice, parlaci tu.
- Salvatore, perché non la finisci? - Allora vinceremo noi.
La nostra è bellissima, fatta con la macchina da scrivere.
- Perché non la finisci? - Perché no!
Non ho capito niente di questa cosa dell'acqua.
Non sono sicuro di niente, come hai detto tu.
Anche con Santina, non so se posso continuare a fingere.
Fingere cosa?
Non hai capito che a me non piace per niente?
- Salvatore. - Faccio finta, Santina non mi piace.
- È così chiattona! - Ma come?
Ieri hai detto tutt'altro.
Avevi detto che ti piacevo così com'ero.
Salvatore, sei proprio una brutta persona!
- Santina, aspetta. - Bambini, che succede?
- Sei davvero una brutta persona. - Bruttissima.
Rimasto solo e senza amici, decisi di spazzare via tutti i dubbi
che mi avevano bloccato e di ributtarmi nella mia ricerca.
Almeno ci provai.
- Rosario. - Eh!
Sei sempre in prima linea quando esci!
- Tu sei Marco? - Sì.
Ti ringrazio per avere tenuto il fratello.
Nessun problema.
Hai visto? Puoi chiederglielo anche la prossima volta.
Mi ha fatto piacere. Sempre lotta dura! Sempre.
Invece mia madre aveva deciso di provare a prendere qualcosa da un'altra parte.
- Che fai? - Parcheggio.
- Perché? - Ti porto a pranzo fuori.
Io devo tornare a casa.
Avevo capito che per te non era un problema tornare a casa alle 16.
- Quando te lo avrei fatto capire? - Non è questo il punto.
- Io ho già prenotato. - Antonio, non scherziamo.
Posso dirti una cosa.
Ti ammazzi di fatica tutti i giorni per arrivare a scuola in tempo.
Chissà quante cose farai a casa!
Che male c'è se per una volta ti prendi del tempo per te?
Non c'è niente di male.
Allora, andiamo!
Per amore della sua famiglia,
mio padre aveva ingaggiato una lotta con la sua coscienza di uomo onesto.
Sapeva che accettare avrebbe reso la nostra vita migliore.
Vado un attimo...
Avanti.
- Giammarresi, dimmi. - Allora...
Io volevo dirle che...
Manca la carta carbone.
Che fa? Ci pensa lei...
Grazie.
Che c'è? Non ti piacciono?
Sì, mi piacciono.
Allora?
Proprio perché mi piacciono tanto non mi va di mangiarli... Qui.
Così...
Non dipende da te.
Riportami a casa.
Pronto? C'è Santina?
Può dirle che l'ho chiamata?
Sono Salvatore, il suo compagno di classe.
Grazie, buonasera.
Finii da solo l'inchiesta, ma era diventata qualcosa di diverso
e mi sentivo in colpa.
"Gentile signor Francese, ha detto che bisogna sempre partire
da qualcosa che ci sta a cuore.
Mi sono chiesto perché a Palermo mancasse l'acqua.
Però per rispondere a questa domanda me ne sono fatta un'altra.
Perché a casa di Fofò l'acqua c'è sempre?
Perché abbiamo inquinato i nostri fiumi e fatto morire i pesci?
Perché ci vogliono 30 anni per fare una diga? E così via.
Alla fine questa non è una vera inchiesta.
Ho una lista di domande alle quali non so dare una risposta.
Voglio chiederle scusa per averle fatto perdere tempo.
Mi dispiace tanto. Salvatore Giammarresi."
Purtroppo non riuscimmo mai a sapere cosa pensasse Mario Francese.
Purtroppo lui non...
Non potrà leggere niente.
Non potrà leggere niente perché...
Perché...
A distanza di tanti anni mi piace immaginarlo mentre sorride
al pensiero di quella lettera farneticante scritta con il cuore.
Uomini del Colorado, vi saluto e me ne vado.
Ciao, Mario.
Il killer Leoluca Bagarella lo colpì a pochi metri dal portone di casa.
[spari]
Era il 26 gennaio 1979.
Giuseppe, che fai?
Così vengono gli uccellini e gli tengono compagnia.
Da quel giorno Giuseppe non si dette pace finché la legge non gli rese giustizia.
"La Corte d'Assise di Palermo riconosce la penale responsabilità
degli imputati Riina Salvatore, Madonia Francesco, Greco Michele
e Bagarella Leoluca, condannandoli alla pena di anni 30 di reclusione ciascuno..."
Mario Francese era stato eliminato perché si era preso a cuore
quella Diga Garcia con cui la mafia dei corleonesi faceva affari d'oro.
Dopo avere ottenuto ciò a cui aveva dedicato la sua vita,
il rispetto della memoria del padre,
Giuseppe Francese si tolse la vita all'età di 36 anni.
Sua madre e i suoi fratelli, sul Giornale di Sicilia scrissero
"Giuseppe se n'è andato, ha svoltato in fretta l'angolo di questa vita,
che lo ha segnato nell'anima cercando lassù, nell'abbraccio paterno, la pace."
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