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Questa è una storia semplice,
non è facile raccontarla.
Come in una favola, c'è dolore
ma è anche piena di meraviglie e di felicità.
Canto quello che vedo su niente soprassiedo.
"Eccomi", dissi al caos. "Son tuo schiavo".
Egli rispose:"Bravo"! "Di che", diss'io "Chi fu?"
Libero alfine sono. Che serve una carezza quando
di me l'ebrezza s'impossessò?
Eccomi sono pronto,
Son già partiti i treni, si sono rotti i freni,
e non resisto più. Vai, dolce Bacco, portami...
Si sono rotti i freni! Si sono rotti i freni!
Ho capito!
- No, si sono rotti per davvero! - Frena!
Ma non stavi recitando la poesia? Stai attento ci sono i lupi.
Non funziona!
Frena!
Ci si ammazza! C'è il basco!
Frena!
Sta arrivando il re!
Eccolo!
Gira, c'è un monte di gente laggiù! Diritto!
Non ti muovere non ci sono i freni!
Non ci sono i freni, via, viaaa!
Via! Via!
Viva il re! Viva il re!
Fatti una passeggiata, dieci minuti.
Sennò arriviamo domattina.
Ho trovato il chiodo di prima, lo vuoi?
Grazie, dammelo, vai...
Ora che ti do?
Nulla, lasciami solo 10 minuti!
- Vabbè, dai... ti lascio solo... - Sennò arriviamo a mezzanotte.
- Lo vuoi più il chiodo di prima? - No, non lo voglio.
- Non lo vuoi? - Voglio restare 5 minuti da solo.
- E allora ti lascio solo. - Ecco, bravo!
Va bene. Guarda che caldo... Senti.
Se trovo il chiodo te lo butto?
No, lasciami 10 minuti solo!
Dieci minuti...
- Mi vado a lavare le mani! - Bravo!
Ohi là, bella bambina, come va?
Che stai facendo?
Guarda quanta bella roba, chi ce l'ha messa, la mamma?
- No, la padroncina. - La padroncina?
Ma guarda, che è? Un mercato? È una cosa bellissima!
Si può comprare? Quanto costa? E quanti anni hai?
Dov'è la mamma?
Come ti chiami?
Eleonora.
Molto piacere, principe Guido.
Principe?
Sono principe io, non lo sapevi? Qui è tutto mio sai,
qui principia il principato del principe.
Questo posto lo chiamerò... Addis-Abeba.
Cambio tutto io qua:
Via le mucche, tutti cammelli!
Via le galline, tutti struzzi!
Struzzi e cammelli?
E anche qualche ippopotamo.
Ciao, vado via perché ho un appuntamento con la principessa.
Quando?
Ora.
Buongiorno principessa!
Che spavento, stavo per ammazzarmi! Le ho fatto male?
Mai stato meglio in vita mia!
Ma lei esce sempre di casa così?
Volevo bruciare quel nido di vespe, ma mi hanno punto.
L'ha punta una vespa? Lì? Con permesso... ferma principessa.
È pericolosissimo...
il veleno delle vespe... bisogna levarlo...
Si stenda, ci vorrà almeno mezzora.
Ecco, è passato. Grazie.
Ah... sì.
L'hanno punta da qualche altra parte?
No, grazie.
Ma che posto è questo? È bellissimo!
Volano i piccioni, le donne cadono dal cielo.
È tutto suo!
Vuole farlo tutto cammelli e struzzi. È un principe!
Principe Guido. Al suo servizio, principessa.
Ora vengo!
Va bene, allora, arrivederci!
Come posso ringraziarla?
Niente.
Se proprio mi vuole ringraziare,
mi prendo qualche uovo che faccio una frittata per il mio scudiero.
Prenda tutto quello che vuole. È tutto suo.
Grazie,
Ne prendo due... sei, va bene? Faccio una bella frittata.
Arrivederci, Eleonora.
I miei omaggi, principessa.
Arrivederci.
Eccomi, Nuvolari. Stasera frittata!
Tutti struzzi e cammelli qua!
- Ma dov'è questa casa? - Gira lì a sinistra, siamo arrivati.
E tuo zio dorme con noi?
Ma scherzi, mio zio? Lui vive in albergo da più di 30 anni.
E la casa ce la presta. Lui la usa come magazzino.
Ecco, siamo arrivati.
Rallenta. Piano... Lo vedi? Quello è Robin Hood,
il cavallo dello zio. Quello è il calesse dello zio...
e quella è la casa dello zio.
- Andiamo, andiamo. - Zio, eccoci!
Andiamo, s'è fatto proprio tardi.
Eccoci zio! Abbiamo fatto tardi, si è rotta la macchina.
Andiamo, andiamo!
Zio! Zio!
Ma zio... Oh!
Ma che è? Alzati, zio.
Barbari!
- Ma che è successo, ma che è? - Ma niente... barbari.
Ma perché non hai gridato?
Il silenzio è il grido più forte! Ma venite qua...
- È il tuo amico poeta, vero? - Sì, mi chiamo Ferruccio.
Faccio anche il tappezziere.
Bravo, qui dovete adattarvi, è un vecchio magazzino.
Qui ci sono tutte le cianfrusaglie, una vecchia passione.
Essa stessa una cianfrusaglia!
Madonna... ma a che serve tutta questa roba?
Potete rimanere quanto volete.
Fare il cameriere non è facile, te lo dico subito.
Quello è il letto, la leggenda vuole che ci abbia dormito Garibaldi.
Nulla è più necessario del superfluo. Barbari!
Il municipio è a via Sestani. Ci puoi andare domattina.
Questo è il bagno, corredato della invenzione di monsieur Bidet.
Qui ci sono alcuni libri, anche la vita del Petrarca, di Lorenzo Paolino.
La cucina di là, qui il velocipede o bicicletta che è solo da gonfiare.
È tardi, devo tornare in albergo.
La chiave è una sola, non la perdete, è attaccata alla porta.
Che piacere vederti.
Eccomi, Robin Hood!
Che zio!
Guarda che roba! Guarda... Ferruccio!
Ma te l'avevo detto, eh? Qui siamo in città.
Puoi fare quello che ti pare, siamo proprio liberi.
Ti va di fare una cosa, la fai!
Che bellezza! Vuoi sfogarti? Vuoi urlare? E urli, no!
Fermo, oh, che sei impazzito?
Siamo in città, mica puoi fare ciò che ti pare come in paese.
Che ho fatto?
È tre ore che urli come un forsennato.
Non si urla, siamo in centro città.
Maria, la chiave!
- Scusate... - Niente.
Ecco lo vedi? Non si urla.
Vieni!
Se te tu levassi le poesie dalla testa,
tu faresti più contento tuo babbo e faresti più soldi di lui.
Bravo Oreste, glielo dico sempre "Devi mettere la testa a posto".
Che bel cappello... posso? Come mi sta?
- Bene. - Come mi sta? Bello, no?
Bene, però questo è mio!
E quando comincio io a lavorare?
Tu sei di già in ritardo. Subito!
Prendi quella poltrona e portala in laboratorio.
- Quella lì? - Quella!
E fai attenzione, mi raccomando.
Bene, allora io vado in comune, arrivederci.
Arrivederci, e fate i bravi ragazzi.
Questi son tempi brutti! Ma brutti brutti!
- Son brutti, eh... - Brutti...
Ma perché, lei... come la pensa politicamente?
Benito! Adolfo! State boni!
Come diceva?
No, dicevo... come... come va, insomma...
- Bene... - Allora io la saluto...
Bene, fa attenzione, tu mi rompi le gambe, è delicata.
Arrivederci.
Arrivederci.
C'è riuscito, m'ha ripreso il mio cappello.
Ma tanto lo ritrovo...
Benito, e ti do due sberle!
Vorrei fare tutto l'iter di legge per aprire una libreria.
Di legge. Ci vuole molto tempo?
Anni!
Allora è meglio aprire la pratica subito. Faccia...
Lei deve fare la domanda che deve firmare il capo-sezione.
Intanto... Porca miseria!
Stavo per fare una frittata. Ci ho le uova da ieri.
Menomale che non si sono rotte!
Allora scriva:
Il sottoscritto fa domanda
per aprire...
Ma non può firmare subito!
Beh, che succede?
Senta ci vorrebbe una firma sua per aprire una libreria mia.
Signorina, che succede?
Dr. Rodolfo, io gliel'ho detto ma lui ha insistito.
- Una firma solo... - No, guardi, non posso.
Fra un'ora riprende il sostituto, si rivolga a lui.
Basta una firma, un secondo...
Alle una qui si chiude, ha capito?
Ma è l'una meno dieci.
Faccia reclamo.
Accidenti che antipatico!
Ma qui per fare una firma per aprire una pratica...
Bastava che facesse così...
Ora mi tocca aspettare il sostituto, fra un'ora.
Allora faccio reclamo. Scriva: il sottoscritto...
Madonna che botta!
Oddio!
Si è fatto male? L'aiuto io! L'aiuto io, venga qua.
Non l'ho fatto apposta.
Non mi tocchi, faccio da solo.
La libreria...
lei se la sogna, caro signore.
No. Ci sono le uova!
Farabutto, io t'ammazzo...
Io t'ammazzo!
Al ladro! È la mia bicicletta!
Via! Via!
Si tolga di mezzo!
Si sposti di lì!
Si sposti, devo passare!
Buongiorno, principessa!
Chissà se un giorno riusciremo a incontrarci in piedi.
Mi scusi ma ora devo proprio scappare, arrivederla.
Arrivederla principessa, arrivederla.
- Pollo. - Facile.
Il pollo si serve intero con il dorso sul piatto.
"Me lo taglia?" "Prego".
Il pollo fermo con il coltello sotto l'ala e stacco la coscia.
Poi incido la carne lungo la carena
dello sterno. Via ali e petto, via la pelle...
Aragosta!
Facilissimo zio! Allora, aragosta...
Infilzo l'ala sotto la coscia, via la coscia.
Stacco l'aragosta, l'aragosta si infilza...
L'aragosta è un crostaceo.
Via la crosta, del crostaceo.
Via la crosta... e via le antenne!
Che mangiamo le antenne?
Via le antenne. Via... via l'aragosta!
A questo punto non c'è più niente.
L'aragosta l'abbiamo finita, però abbiamo un pollo buonissimo.
L'aragosta non me la ricordo, zio!
L'aragosta si serve come esce dalla cucina, non bisogna toccarla!
È troppo facile, per questo non me la ricordavo.
- Vai avanti. - Comportamento.
L'attesa, fermo così, "Cameriere!" "Sì."
Ritorno. Comportamento d'attesa. "Cameriere!" "Sì."
Ritorno. "Cameriere!"
Ritorno. "Cameriere!"
Che chiameranno tutti me, zio? Ci saranno altri camerieri?
Eh, sennò!
Inchino. Inchino, facilissimo.
Allora inchino ci si inchina giù... così.
Di 45, come una bottiglia di champagne.
Di quarant... di 45 o anche
55,
o 90 gradi, angolo retto. 180. Ma zio quanto ci si inchina,
180 gradi?
Guarda i girasoli. S'inclinano al sole.
Ma se ne vedi qualcuno che è inclinato, un po' troppo, significa che è morto!
Tu stai servendo, però non sei un servo.
Servire è l'arte suprema...
Dio è il primo servitore.
Dio serve gli uomini, ma non è servo degli uomini!
- Qui zio il bottone non c'era... - Il bottone qua non ci vuole!
La macchina al babbo gliela devo riportare... ci tiene.
Gliela riporterai tra un mesetto, dai.
No, gliela devo riportare presto. Lo sai perché?
Perché?
Oh, Ferruccio.
Ferruccio.
Che c'è? Che ore sono?
Ma come che ore sono? Dormivi?
E certo che dormivo!
Tu mi hai fatto una domanda un secondo fa,
ti sei voltato, dormivi! Come hai fatto?
Shopenhauer.
Shopenhauer chi?
Dice che con la volontà si può fare tutto.
"Io sono ciò che voglio".
In questo momento voglio essere uno che dorme.
E mi stavo dicendo "Dormo, dormo..." E mi sono addormentato.
- Bello! Poi è semplice... - Vuoi provare?
Dormo, dormo, dormo,
dormo, dormo...
Non muovere le mani, non sei un prestigiatore! È cosa del pensiero.
Seria, e poi ci vuole tempo. Ne riparliamo domani. Buonanotte.
Va bene, bello però...
Svegliati, svegliati, svegliati...
Che c'è? Ma che fai?
Funziona in pieno!
- Funziona che? - Shopenhauer.
Ma lo sai che ho detto in questo momento? "Svegliati".
E ti sei svegliato di colpo.
È incredibile! Ma come avviene tutto ciò?
Che mi urlavi negli orecchi, per questo mi sono svegliato!
- Lo devo dire più piano allora... - Non lo devi dire per niente!
Ah per niente...
Va bene.
È una cosa profonda, del pensiero!
Vabbè ho capito, va.
Piano, ma che corri, vai piano!
- Lesto che è tardi! - Ho capito.
Maria, la chiave!
Tutte le mattine butta la chiave.
Guarda là.
Quella è la maestrina, Guarda come è bella!
L'ho anche sognata stanotte!
Vieni, te la faccio conoscere.
Porca miseria... Fermo!
- Che c'è? - Fermo!
Non ti muovere.
Quello lì con la macchina, lo vedi? Quello è lo scemo delle uova.
L'ufficiale comunale, se mi vede m'ammazza!
- Che fa? Lo vedi? - Sta lì,
Sta parlando!
- Che... che dice? - E che ne so?
- E che fa? - Saluta... ecco... sta andando via.
Fermo!
- Ci ha la macchina uguale alla mia! - E che mi interessa.
Eccolo.
Fermo, non ti muovere! Se mi vede m'ammazza morto!
Fermo, aspetta Fermo!
Buongiorno, principessa!
Ma è lei, ancora? Ma come fa?
Questa è la principessa che mi è caduta dal cielo
tra le braccia.
È lui quello che ti ha succhiato il pungiglione dalla coscia?
Sì, noi ci incontriamo sempre così. Appare all'improvviso.
Potremmo incontrarci organizzando... Stasera alle otto?
No, è più bello così.
Andiamo, Dora, fai tardi a scuola.
Spero di incontrarla ancora,
all'improvviso.
Arrivederla, principessa, arrivederla.
Hai visto?
Sarà bella eh?... Le piace quando la quaglio all'improvviso.
- Non ci credo! - Sì.
L'oscurità.
Sei un genio.
"Più è grande e meno si vede". Soluzione: l'oscurità.
Bellissimo. L'ha inventato lei.
- Dottore? - No.
Ma tu l'hai risolto in 5 minuti, e io in 8 giorni.
- L'oscurità. - Ecco.
Salmone, insalata e un vino bianco.
Allora fai attenzione, Guido.
Se lei permette, tocca a me.
Me lo faceva
mio babbo da piccino.
"Biancaneve in mezzo ai nani".
Risolvi questo enigma, cervellone
nel tempo che ti da la soluzione.
Sembra raffinato. Lo voglio risolvere subito.
Prima mangi, se no si raffredda!
Non ce la faccio, è troppo tardi.
Ma come? Insalata, salmone, vino bianco, leggero.
Biancaneve, in mezzo ai nani...
- Guido. - Sì.
È chiusa la cucina?
Non c'è più nessuno, perché?
È arrivato un signore dal ministero. Vorrebbe mangiare.
È chiusa la cucina.
Peccato, ti avrebbe dato una bella mancia.
È aperta la cucina.
Si accomodi.
- Prego. - Grazie.
- Dottore, lei non mangia niente? - No, no.
I nani sono sette.
Buonasera.
Piccoli.
So che la cucina è chiusa. Magari una cosa fredda.
Qua è tutto buonissimo, scelga lei.
Qualcosa di leggero.
Abbiamo carne: un bella bistecca pesante, oppure agnello,
rognone,
fegato fritto.
Altrimenti pesce.
- Pesce, pesce. - Allora...
Un rombo grasso grasso, baccalà imporchettato intriso unto
al Grand Marnier.
Altrimenti un salmone magro.
Un salmone. Molto gentile.
Contorno?
C'è anche il contorno?
Certamente, abbiamo: funghi fritti fritti,
patate imburrate al burro di Nancy con crema squamosa...
Non ci sarebbe un'insalatina leggera?
Se no niente.
Un'insalatina leggera?
Mi dispiace perché i funghi fritti erano eccezionali.
Abbiamo detto: insalata leggera,
un salmone magro e un bicchiere di vino bianco.
Perfetto. Più presto che può.
Faccio il possibile.
Prego.
"Risolvi nel tempo che ti da la soluzione", giusto?
Giusto!
- Biancaneve in mezzo ai nani. - Buonanotte, dottore.
Buonanotte, genio.
Biancaneve...
Che ha detto, Biancaneve? Cos'è ubriaco?
È un indovinello. "Fra sette minuti".
- Fra sette minuti? - No.
"Fra 7 minuti" è la soluzione.
Biancaneve in mezzo ai nani. I nani sono sette, sono piccoli,
sono minuti, Biancaneve sta in mezzo a loro, dove sta? Fra 7 minuti!
Il Dottore è un medico
una persona serissima, però è fissato per gli indovinelli.
Sicuro che non ci dorme
la notte.
Ho capito. Scusate, la scuola Francesco Petrarca?
La scuola elementare? Ci insegna una mia amica.
È qui vicino? Perché?
Bene, possiamo dormire una mezzora in più.
Ma perché?
- Domani mattina deve andare lì? - Sì.
Mi aspettano alle 8:30.
Bambini, per favore silenzio! Un po' d'attenzione.
Fra poco arriverà l'ispettore da Roma.
Fatemi fare bella figura. Ascoltate quello che dice
attentamente e in silenzio.
Dirà cose molto importanti sulla nostra bellissima patria!
Signora Direttrice! È arrivato l'ispettore!
È già arrivato? Ma è in anticipo!
Roberto, siediti!
In piedi!
Buongiorno, principessa!
Buongiorno, signor Ispettore. Io sono la direttrice.
Questi sono alcuni insegnanti.
Bene.
E quindi...
¿Come...? Scusi...
Da quanti anni insegna in questo circondario didattico?
16.
Lei è in regola con il programma
in corso ministeriale quest'anno?
Sì.
Ha letto la circolare che ho mandato sull'igiene infantile?
Certo!
Che fa domenica?
No, dico, domenica no,
è la festa della Madonna, che fa?
Vado a teatro.
A vedere che?
Offenbach.
Già, è vero, c'è Offenbach.
Bene, e insomma...
Bene, benissimo, allora...
Io la ringrazio, arrivederci, ero venuto appunto per...
Lo sappiamo.
Il signor Ispettore, come sapete,
è venuto a parlarci del "Manifesto della razza",
firmato dai più illuminati scienziati italiani.
Egli, e noi ne siamo onorati, ci dimostrerà,
che la nostra razza è una razza superiore,
la migliore di tutte!
Seduti bambini!
Prego, ispettore.
- La nostra razza è vero... - È superiore.
Certo.
- Prego. - Grazie.
La nostra razza è superiore.
Sono venuto da Roma, testé, ora
per venire a dirvi, acciocché voi sappiate, bambini,
che la nostra razza è superiore.
Sono stato... appunto,
scelto io dagli scienziati razzisti italiani,
acciocché dimostrarvi quanto la nostra razza sia superiore!
Perché, bambini, hanno scelto me?
Ma dico...
C'è bisogno di dirlo?
Dove lo trovate uno più bello di me?
Dove lo trovate
uno più bello di me?
Giustamente s'è fatto il silenzio.
Avete davanti un'originale "razza superiore", ariana purissima.
Bambini, partiamo
da una cosa che uno magari dice "che vuoi che sia?". L'orecchio.
Guardate, guardate la perfezione di quest'orecchio!
Padiglione auricolare sinistro,
con campanula pendente finale.
Guardate che roba!
Cartilagine mobile,
pieghevole!
Trovatemi due orecchi più belli di questi e io me ne vado.
Però me li dovete far vedere.
In Francia se le sognano due orecchie così.
Le razze esistono, eccome!
Ma andiamo avanti, vi voglio far vedere un'altra cosa.
Attenzione.
- Ha detto ispettore? - Sì.
- Da Roma? - Da Roma.
L'ombelico!
Guardate che bell'ombelico.
Che nodo! Ma non si snoda, neanche coi denti!
Ci hanno provato gli scienziati razzisti, niente.
Questo è l'ombelico italiano, della nostra razza.
Guardate che roba!
Guardate la muscolatura: cipite, bicipite, tricipite!
Guardate che bellezza!
Guardate l'anca, guardate!
Guardate che movimento! Guardate, signori!
Signori, io ora vi saluto perché ho un appuntamento,
devo fare un'uscita ariana.
Io vi saluto. Arrivederci.
L'ombelico!
Principessa, ci vediamo a Venezia.
Ci sento solo da quest'orecchio.
Guardami principessa!
Dai, sono qui.
Dai.
Guardami principessa, guardami.
Dai, guardami!
Voltati, principessa, voltati.
Voltati, voltati...
Voltati, voltati.
- Ci prendiamo un gelato? - Sì, ma dobbiamo fare presto.
Perché?
Alle 8 in punto dobbiamo essere dal prefetto,
Siamo stati invitati a cena.
- Da chi? - Dal prefetto!
Dio, pietà, fa che non sia vero. Un'altra cena dal prefetto?
Viene anche tua madre.
- Tombola! - Va bene.
Andiamo a cena io e te. Ci passiamo dopo per il caffè.
Non ci vengo!
Va bene, ho capito! Gli dico che non andiamo.
Stiamo insieme io e te.
- Buonasera, Rodolfo. - Buonasera signor Prefetto.
Ci vediamo più tardi a casa mia.
- Vi aspetto alle 8. - Alle 8 in punto saremo lì.
Perfetto.
- Dov'è, l'hai vista? - No.
S'è persa.
Sei qui?
- Buonasera. - Buonasera.
- Domattina puntuale. - Sì, signor Nardi.
- Me l'hai levata dalla macchina? - Sì, sì.
- Quella è seta, non la rovinare. - No, signor Nardi.
Mi raccomando.
- Bello spettacolo, eh? - Bellissimo.
Ma quella tenda l'ha messa lei?
Quale? Quella?
No, dev'essere stato il mio collega.
S'è ripreso il mio cappello.
Andiamo, dai.
Ma non vedi come piove? Vai a prendere la macchina.
Ma è qui a due passi.
È qui dietro l'angolo. Va bene.
Tu aspettami qui, io mi fermo qui davanti e ti suono.
Ferruccio, dammi la chiave. La chiave.
Non quella di casa, quella della macchina! Dai, dai!
Della macchina? Ma sei matto?
Sì, no. Dai, tienilo occupato, lo scemo delle uova.
Tienilo occupato il più possibile. Ci si vede.
Ma nella macchina c'è... Vai piano!
Potevi venirmi a prendere con l'ombrello.
Sei un gran maleducato. Guarda in che condizioni!
Se c'è una cosa che mi fa venire il nervoso,
sono le cene dal prefetto.
Lo sapevo, mi è venuto il singhiozzo.
Mi viene sempre quando mi fanno fare una cosa
che non mi piace.
Non hai capito che per farmi contenta ci vuole così poco?
Un bel gelato al cioccolato. Anche due.
Una passeggiata insieme
e quello che succede succede. Invece a te...
Buongiorno, principessa!
Ma è incredibile. Lei mi deve spiegare.
No.
È lei che mi deve spiegare.
Mi scusi, mi fermo sotto un tetto e lei mi cade in braccio.
Cado dalla bicicletta e mi ritrovo in braccio a lei.
Faccio un'ispezione a scuola, e mi trovo ancora lei davanti.
E mi compare pure nei sogni.
Ma mi vuol lasciare in pace? Lei ha preso una cotta per me.
Va beh, la capisco. Però...
Va bene,
a questo punto cedo, ha vinto lei.
Dove andiamo principessa? Andiamo al mare? Le piace?
Mi piace, ma mi aspettano davanti al teatro. Mi riporti indietro.
Ma che succede?
Scusi, sa mica come si azionano
i tergicristalli?
Oddio, freni!
Principessa!
- Freni! - Non abbia paura,
si attacchi a me!
Si è rotto!
- Da quanto tempo sa guidare lei? - Io? Da 10 minuti.
Pensavo meno.
- Non si chiude la "capotte". - Non si apre lo sportello.
Aspetti, siamo incastrati!
Adesso usciamo, principessa. L'importante è che non si bagni.
Ecco, guardi. Si ripari con questo, principessa.
Venga, adesso usciamo.
Ci penso io, attenda. Ecco.
Ecco qua.
Venga, principessa, venga.
Ecco qua, venga.
Alt, principessa, c'è un lago, si bagnerà i piedi.
Aspetti! Aspetti, principessa.
Ecco.
Ecco qua.
- Prego principessa. - Ma dove siamo finiti?
Ci siamo già stati insieme in questo posto.
Io e lei? Quando?
Ma non si ricorda? Quella notte che pioveva.
E io le feci un ombrello col cuscino. Una notte bellissima!
Mi misi il volante in spalla,
feci due giri di valzer, e quando mi fermai davanti a lei,
lei mi baciò.
Principessa, lei ha il culetto al vento!
Dipende dalle persone.
Mio babbo era una di quelle. Era capace di farmi fare
qualsiasi cosa. Mi capiva, sapeva come prendermi.
E io cadevo come una pera cotta.
Gli dicevo sempre, sempre di sì.
Ma allora tutti questi tesori che lei nasconde,
questo scrigno, c'è il sistema di aprirlo e farsi dire di sì?
È più facile di quello che pensa. Basta avere la chiave giusta.
Dove sarà questa chiave?
Lo sa il cielo.
Si sta aprendo.
Allora diceva, insomma, la chiave che lei dice sempre di sì
bisogna farla venire dal cielo?
Eh, sì.
Va be', io ci provo.
Se la Madonna la buttasse... Non si sa mai. Proviamo!
Maria, la chiave!
È questa?
Deve proprio andare a casa?
E il gelato? Al cioccolato. Prendiamolo subito!
No, ora no.
- E quando? - Non lo so.
Facciamo decidere al cielo anche questo?
No, per carità! Lasci stare la Madonna.
Non la disturbi per un gelato.
No, è troppo importante,
non sappiamo decidere
quando prenderlo questo gelato. Glielo devo chiedere via...
Maria! Manda qualcuno a dirci fra quanto tempo
dobbiamo prendere questo gelato al cioccolato.
Fra sette minuti!
Ecco questa è casa mia.
Ci sono passato mille volte, e mi sono chiesto: chi ci abiterà?
Sa che volevo fare il negozio proprio qua davanti?
- La libreria? - Sì, così la vedrò tutti i giorni.
Allora arrivederci.
Lei è stato molto gentile con me.
Adesso ho voglia di farmi un bagno caldo.
Dimenticavo di dirle...
Dica.
Che ho una voglia di fare l'amore con lei che non si può immaginare!
Ma questo,
non glielo dirò mai a nessuno, soprattutto a lei.
Mi dovrebbero torturare per farmelo dire.
Dire cosa?
Che ho voglia di fare l'amore con lei,
Ma non una volta sola, tante volte.
Ma a lei non lo dirò mai.
Solo se diventassi scemo le direi che farei l'amore
anche ora, davanti a casa, per tutta la vita.
Corra, sennò si bagna, sta per piovere.
Principessa.
- È tutto bagnato! - Il vestito.
Non è niente.
Il cappello sì, mi dà noia.
Ci vorrebbe un cappello asciutto, ma dove lo trovo?
Com'era? Già, è facile.
Maria, manda qualcuno che dia un cappello asciutto al mio amico.
Bene...
Buonasera, principessa. Arrivederla.
Cameriere, scusi, dov'è la toilette?
Diritto a sinistra.
Se non ti alzi immediatamente,
io giuro su tuo padre, che non ti rivolgerò la parola.
Per tutta la vita.
Conto fino a tre. Sennò ti porto via con la forza.
Uno...
due...
tre.
Brava.
- A proposito, sai chi si sposa? - No, chi si sposa?
Non te l'ho detto?
Lo scemo delle uova.
Ma con chi si sposa?
Boh, secondo me lei non viene. Sono tutti ad aspettare!
Guido, è un'ora che ti cerco.
Tuo zio.
È successa una cosa grave, vieni!
- Dove? - Fuori. Il cavallo!
Il cavallo?
Ma cos'è? Mamma mia!
Zio, che è? Il tuo cavallo!
Che hanno fatto, l'hanno truccato? Che hanno scritto?
"Atchung."
"Cavallo ebreo."
I soliti barbari.
È proprio triste, che stupidaggine!
"Cavallo ebreo".
Dai, zio, non te la prendere. Dai, l'hanno fatto per...
No, non l'hanno fatto per... l'hanno fatto "per"!
Ti ci dovrai abituare, cominceranno pure con te.
Con me? Dai zio!
Che mi succede? Mi spogliano, mi dipingono di giallo, scrivono:
"atchung, cameriere ebreo."
Non sapevo che era ebreo
questo cavallo.
Dai andiamo, te lo strucco io domattina.
Lo riporti nella stalla, eh?
Guarda lì, lì davanti a te!
No, Dora!
Aspetta che le faccio una sorpresa.
Dora!
Dora, ciao.
Voglio farti conoscere Fido.
- Chi? - Fido Giovanardi.
Guido!
Dr. Lessing! Dove va?
Telegramma urgente. Partire immediatamente per Berlino.
Questi fiori?
Sono per lei, per la sua pazienza.
Uno lo prendo.
Lo porto a mia moglie, fiore di Guido.
Sono stato molto bene con te,
Guido.
Sei il cameriere più fantasioso che abbia mai conosciuto.
E lei, è il cliente più colto che abbia mai servito.
Grazie.
Arrivederla, dottor Lessing!
A proposito.
"Se fai il mio nome"
non ci sono più, chi sono?
Se fai il mio nome
non ci sono più.
Non ci sono...
più.
Che c'è, che ha detto?
Il silenzio!
Bellissimo: se fai il suo nome non c'è più:
il silenzio.
E non dico a Berlino,
addirittura in provincia, a Greveneck.
Terza elementare! Ascoltate questo problema, lo ricordo
perché mi ha colpito.
Problema:
un pazzo costa allo Stato 4 marchi al giorno.
Uno storpio, 4 marchi e mezzo.
Un epilettico, 3 marchi e 50.
Visto che la media è di 4 marchi al giorno, per 300.000 ricoverati,
quanto si risparmierebbe
se questi individui venissero eliminati?
Non è possibile!
La stessa reazione che ho avuto io Dora "Dio mio, non è possibile"
"che un bambino di 7 anni risolva questo problema!"
Il calcolo è complesso.
Le percentuali... Ci vuole
un'infarinatura algebrica. Un problema da scuola superiore.
No, basta una moltiplicazione. Quanti sono questi storpi? 300.000?
- Sì. - 300.000 per 4.
Se li ammazziamo tutti, risparmiamo 1.200.000 marchi.
Facile, no?
Esatto. Bravo!
Ma tu sei grande e grosso. In Germania
lo propongono ai bambini di 7 anni.
Veramente un'altra razza!
"Buongiorno, principessa."
Come hai detto?
"Buongiorno Principessa". Lo vedi, qui, sulla torta.
Dora! Che fai lì impalata? Dai, andiamo, andiamo a ballare.
Vieni cara.
Grazie, grazie.
Solo due parole. Ormai lo sapete già, lo sapete da diversi anni.
Dora e io siamo nati nella stessa via,
Siamo stati a scuola insieme, abbiamo gli stessi amici.
Siamo sempre stati insieme.
Dora è la donna della mia vita.
E io l'uomo della sua vita. E quindi...
abbiamo deciso di sposarci entro l'anno.
Siete tutti invitati, il 9 di aprile.
Alla Basilica di Santa Maria del Pellegrino.
Poi festeggeremo fino all'alba, ancora tutti insieme.
Con lo stesso buonumore.
Bacio, vecchio marpione!
Bacio! Bacio!
- Guido, che ti succede? - Niente, niente.
- Come stai? - Bene, bene.
Chi ce l'ha messa qui questa poltrona?
Guido, come stai?
Bene, bene, sto bene.
- Mi dispiace. - Non mi sono fatto nulla.
No dicevo per...
- E la Guicciardini? - È tutto a posto.
Vai, non la lasciare sola.
Faccio io Andate, faccio io.
Faccio io, grazie. Ecco.
Guido.
Come stai?
Bene. Perché mi chiedete tutti come sto?
C'è qualcosa che non va? Qualcosa di strano?
No, no, non c'è nulla che non vada.
- Però vai in cucina. - Va bene.
In cucina.
Hanno spostato tutto stasera, guarda dove hanno messo la cucina.
Piripè, indovina chi è?
- Chi è? - Io. Ti sei rincitrullito?
Bruno!
Signorina...
Finalmente ti conosco, Dora.
Non ci aveva mai presentati. Avevi paura, eh, vecchio marpione?
Ora non hai più bisogno di venire al casinò con noi.
Scusate se ho disturbato. Auguri e felicità.
Vecchio marpione!
Che ragazzo allegro!
Non è successo niente, raccolgo tutto subito.
Scusate, scusate.
Si è fatto tardi.
Purtroppo è tardi... Però, complimenti, io so...
Principessa!
Anche lei qua?
Portami via.
Ed ora, signore e signori,
un superbo spettacolo offerto dal Grand Hotel.
La torta etiope!
Grazie. Musica, maestro!
Auguri.
Grazie.
Prego, principessa.
Lei?
Veloce, principessa.
Ma quello...
Quello è lo scemo delle uova!
No! Ferruccio!
Le chiavi di casa ce le ha lui. Porca miseria.
Un fil di ferro, se trovo un fil di ferro l'apro. Ecco.
Sono un mago, me l'ha insegnato il babbo, ci facevo giocattoli
da piccino col fil di ferro. Ecco.
Uno...
due...
tre.
L'ho aperta!
Giosuè!
Giosuè!
Andiamo, che fai far tardi alla mamma.
- Avevo perso il carro armato! - Va be', dai, lo ritroviamo.
Andiamo, montalo qua.
- E il carro armato? - Lì sulle scale.
Tieni la bicicletta allora, io lo prendo.
- Il carro armato di Giosuè. - Che musetto sporco che hai.
Vediamo dov'è il carro armato? Ecco qua.
Vai.
- Vai. - Vai, babbo!
Piano! Piano! Siete matti tutti e due!
Facciamo tardi a scuola.
Eh, c'è un cavallo! Un cavallo, un cavallo!
È un cavallo!
Smettila con questo campanello, mi hai intontita!
Non sono io.
È Giosuè.
Non sono io. È il babbo!
Basta, fatemi scendere!
Gira, gira.
Arrivati.
- Ci vediamo stasera. - Ciao.
Ciao, mamma.
Ciao, Dora, ciao.
- Vai forte babbo. - Sì.
Uno, due, e tre. Vai!
La compriamo per la mamma?
- Quanto costa? - 15 lire.
È finta, sarà una torta finta, come il tuo carro armato.
Andiamo, Giosuè.
"Vietato l'ingresso
agli ebrei e ai cani".
Perché i cani e gli ebrei non possono entrare, babbo?
Loro ebrei e cani non li vogliono. Ognuno fa quel che gli pare.
Lì c'è un ferramenta.
Loro non fanno entrare gli spagnoli e i cavalli.
Là c'è un farmacista.
Ieri ero con un amico cinese che c'ha un canguro.
Dico: "Si può entrare?". No, i cinesi e canguri non li vogliamo.
Che ti devo dire?
Ma noi in libreria facciamo entrare tutti.
No, domani ce lo scriviamo. Chi t'è antipatico a te?
I ragni. E a te?
A me... i visigoti.
Da domani ce lo scriviamo: "Niente ragni ne visigoti".
M'hanno rotto le scatole i visigoti. Basta!
Buongiorno.
Eccomi, tutto a metà prezzo.
Orefice Guido?
Sono io, dica.
Deve venire con me
in prefettura.
Un'altra volta?
C'è già stato.
Andiamo.
Ma a fare ché?
- Quel signore è con lei? - Sì. Andiamo.
Va bene.
- Vengo anch'io babbo. - No, no.
Tu stai qui.
- È questione di poco, no? - Pochissimo.
Lo vedi. Ciao, Giosuè, tratta bene i clienti,
mi raccomando.
Torno subito. Buongiorno.
Buongiorno.
Buongiorno.
Prendo questo.
Costa 5 lire.
No, c'è scritto 10 lire.
È tutto a metà prezzo.
Questa la dai alla tua mamma, la dici che è da parte della nonna.
La mia nonna non la conosco, non l'ho mai vista.
Ti piacerebbe conoscerla?
Domani la conoscerai.
Domani?
Sì, perché domani è il tuo compleanno.
Verrà anche la nonna e ti porterà un bel regalo.
Un carro armato nuovo?
No, una sorpresa.
Dai la lettera alla mamma.
Ciao, Giosuè.
Ti sei scordata il resto, nonna.
Grazie.
- Fra quanto arrivi? - Fra un'oretta.
Passerò dallo zio, a vedere se ci da qualche vaso per domani.
- E poi cosa ha detto la nonna? - Viene domani.
Era ora.
- E ora devi fare il bagno. - Non lo voglio fare.
- Vai a fare il bagno! - L'ho fatto venerdì.
È vero.
- E tu cambiati la camicia. - Ma l'ho cambiata giovedì.
- Non vi dimenticate i fiori. - Son qui fuori, li vado a prendere.
Vengo anch'io, babbo.
Tu devi fare il bagno, vai che l'acqua si raffredda!
Non lo voglio fare, non lo voglio fare.
Devo andare a prendere la nonna.
- Dove li metto i fiori? - Poggiali lì, ora vengo.
Va bene.
L'ho fatto venerdì.
Giosuè!
Giosuè!
Sai dov'è finito Giosuè?
Dev'essere di là.
- Quella roba la sistemi tu? - Certamente.
I fiori me li fai vedere? Sembrano così belli.
Son bellissimi. Vuoi vederli?
Te li faccio venire subito!
Fiori, venite!
Comodino, vieni, comodino! Shopenhauer, la volontà.
Voglio che il comodino venga. Vieni, comodino!
Basta! Comodino!
Questo comodino sembra molto sporco.
Buongiorno principessa!
- E sa già leggere e scrivere? - Da più di un anno.
Sei stata brava.
Siamo arrivati.
- Ti aiuto a scendere, mamma. - No, faccio da sola.
Dora, che c'è?
Siamo arrivati?
No, è un passaggio a livello. Vieni qua.
Adesso, babbo,
me lo dici dove andiamo?
Come dove andiamo? Andiamo a...
Me l'hai chiesto mille volte. Andiamo lì...
In quel posto... Come si chiama?
Andiamo...
Ma dove andiamo?
Dai, ma che giorno è oggi, scusa? È il giorno del tuo compleanno.
Mi avevi detto che volevi fare un bel viaggio. Vedi?
Ci ho messo mesi per organizzare tutto. Ma scherzi?
Sai dove andiamo? Andiamo...
Non te lo posso dire. L'ho promesso alla mamma.
Sai com'è fatta lei, poi si arrabbia.
E poi, vien da ridere...
Me l'ha organizzato anche il mio babbo,
quand'ero piccino.
Eh, pazzie.
Era una cosa... morire dal ridere.
Non me lo far dire, voglio che lo vedi da te.
Guarda! Che è una cosa... Una sorpresa.
Davvero mi viene da ridere.
Ho sonno, babbo.
Dormi, dormi.
Zio.
Ma dove andiamo, dove ci portano?
Che ore sono? Partiamo in orario spaccato.
Che organizzazione, eh?
Non l'hai mai preso il treno, vero?
- No. Com'è, bello? - È bellissimo!
Devi vedere, dentro è tutto legno, senza sedie.
- Non ci sono sedie? - Scherzi? Le sedie in treno?
Si vede che non l'hai mai preso. Tutti in piedi, tutti attaccati.
Ma scherzi?
Ho preso i biglietti per miracolo.
Andiamo zio! Non vorrei che ci dicessero
che è troppo tardi. "Qui è tutto pieno, tornate a casa".
Fermi, siamo prenotati. Lasciate un posto.
Guarda che fila.
Vai Giosuè, eccoci.
Siamo prenotati.
Grazie. E vai.
Mi dica signora?
C'è... c'è stato un errore.
Che errore? Chi è lei?
Mio marito e mio figlio sono su quel treno.
Come si chiama vostro marito?
Orefice Guido.
Orefice Guido.
Anche Orefice Giosuè
e Orefice Eliseo sono su quel treno.
Non c'è errore.
Voglio salire anch'io.
È tutto pronto!
Allora fai partire.
Vai, vai, parti pure.
Torni a casa signora. Vada.
Voglio salire su quel treno.
Mi faccia salire su quel treno!
C'è la mamma!
Dora.
Hanno fermato il treno per far salire la mamma.
Zio Eliseo.
È stanco.
Ciao, Giosuè.
Hai visto, sei contento?
Hai visto che posto? Sei un po' stanco?
Sì, non mi è piaciuto il treno.
Nemmeno a me è piaciuto.
Allora al ritorno si piglia l'autobus.
Noi al ritorno prendiamo l'autobus. Con le sedie!
Gliel'ho detto.
- Sì, è meglio. - Anche secondo me.
Hai visto? Tutto organizzato.
Hai visto che fila di gente?
C'è gente fuori che fa la fila per entrare.
Vogliono entrare tutti qua.
Me lo dici, babbo, che gioco è?
Bravo! Che gioco è? È proprio il gioco della cosa...
Il gioco della...
Noi siamo tutti concorrenti capito? È tutto organizzato.
Ci sono gli uomini di qua, le donne di là,
e poi ci sono i soldati, ci danno tutti gli orari.
È difficile, non è facile.
E poi se uno sbaglia, lo rimandano a casa, subito!
Quindi bisogna stare attenti.
Però se si vince, si prende il primo premio.
Me lo dici che premio è?
È il primo premio, te l'ho detto.
- È un carro armato. - Ce l'ho già un carro armato!
No, è un carro armato vero, nuovo, nuovo.
- Vero? No! - Vero.
Sì! Non te lo volevo dire.
Dove va lo zio?
Eh... altra squadra. Tutto organizzato.
- Ciao zio! - Ciao.
Un carro armato.
Che t'avevo detto, Giosuè?
Una cosa eccezionale, eh?
Che posto!
Andiamo, se no ci fregano il posto.
Siamo prenotati. Due singole.
Vieni, vieni.
Permesso, permesso.
Eccolo qua, dov'è? Eccolo qua, lo vedi?
Dormiamo qua, ci stringiamo, eh!
Giosuè.
Babbo, qui è bruttissimo, puzza, voglio andare dalla mamma.
Dai, ci andremo.
Ho fame.
Mangeremo, oh!
E poi sono
cattivi, urlano.
Urlano perché il premio è grosso. Un carro armato fa gola a tutti.
Ma posso vedere la mamma?
Quando finisce il gioco.
E quando finisce?
Bisogna fare mille punti.
Chi fa mille punti, vince un carro armato vero.
Non ci credo. Ce la danno la merenda?
La merenda?
Basta chiedere, sono tutti amici qua, sai?
Ecco, guarda chi c'è, c'è coso...
Bartolomeo.
Ti vorrei chiedere una cosa.
È già passato quello che dà il pane con marmellata?
Porca miseria! Si è fatto tardi per un secondo. Hai visto?
Ripassa comunque, no, per il secondo turno, ce la da.
Ripassa.
Che ha detto?
Cerca uno che parli tedesco.
Spiega tutte le regole del campo.
- Che, sai il tedesco? - No.
Comincia il gioco. Chi c'è c'è, chi non c'è non c'è.
Si vince a mille punti, il primo vincerà un carro armato vero!
Beato lui!
Ogni giorno vi daremo la classifica da quell'altoparlante.
All'ultimo classificato, verrà attaccato un cartello "asino",
qui, sulla schiena.
Noi facciamo la parte di quelli cattivi, che urlano, chi ha paura perde punti!
In tre casi si perdono punti. Li perdono:
uno: quelli che si mettono a piangere;
due: quelli che vogliono vedere la mamma;
tre: quelli che vogliono la merenda. Scordatevela!
È molto facile perdere punti per fame.
Io stesso ieri ho perso 40 punti.
Perché volevo un panino con marmellata.
Di albicocche.
Lui di fragole.
Non chiedete i lecca-lecca,
perché non ve li danno. Ce li mangiamo tutti noi.
Ieri ne ho mangiati 20.
Un mal di pancia.
Però erano buoni!
Lascia fare!
Scusate, oggi gioco a nascondino, ora vado se no mi fanno tana.
- Scusa ma... - No, non mi chiedete niente.
Chiedete a Bartolomeo, lui sa tutto. Dopo lo dice anche a me.
Mille punti?
Te l'avevo detto, ci si diverte!
Ma questi son matti.
Ma questo peserà 100 kg! Ci saranno 3.000 gradi.
Vittorino! Io non ce la fo' più.
- Già alla prima? - Bisogna portarne un'altra?
- Oh! Fino a stasera, Guido. - Che hai detto?
Bartolomeo, che hai fatto? Dove ti portano?
In infermeria, mi sono fatto male ad un braccio.
Qui si muore, Vittorino.
Io non ce la faccio più. Io la metto a terra.
Gli dico che non ce la fo', che mi possono fare?
- T'ammazzano. - Eh?
T'ammazzano!
- Dove bisogna portarla? - Laggiù.
Porca miseria, non ce la fo', non ce la fo'.
Vittorino.
Ci saranno 10.000 gradi.
Babbo!
Giosuè, ciao.
Che c'è, ecco.
Guarda qua, visto? Bella eh?
Guarda qua,
siamo iscritti, siamo.
Quando sono arrivato là per l'iscrizione,
c'era l'arbitro che m'ha fatto:
"No, lei e suo figlio qui non risultate.
Non avete pagato la quota".
M'ha fatto venire un colpo. Dico. "Oh?".
Dice: "Potete tornare a casa". Dico: "No, a casa ci vai te".
Io e Giosuè siamo iscritti.
Ma scherzi? "Dammi il numero".
Infatti me l'hanno dato. Guarda qua, bello eh?
Per sicurezza me lo sono
fatto mettere anche qui. Vedi?
Insomma hai visto, il babbo dove ti porta?
È un bel posto eh?
Senti, hai giocato con... coi bambini, oggi?
Sì, ma i bambini non sanno le regole.
Mi hanno detto che
non si vince un carro armato. Non sanno che bisogna fare punti.
Ci sei cascato?
Loro son furbi come volpi. Lo vogliono vincere loro.
Scherzi? Non c'è il carro armato?
Non ci cascare.
Quanti punti abbiamo fatto oggi?
Oggi, io 50.
Va beh, 48. M'hanno levato due punti perché
sono inciampato mentre giocavo a campana.
Sono inciampato, va beh. Oggi da schiantare dal ridere.
Come mi sono divertito, non vedo l'ora
di ricominciare domani.
E a campana, a ruba bandiera, il girotondo.
Tutti giochi che non mi ricordo neanche.
"Voi siete fissati? Basta, sono stanco". Gli ho detto.
Senti, hai mangiato qualcosa?
Sì, ma non ho chiesto la merenda.
Bravo, se non l'hai chiesta hai fatto 12 punti.
48 io, allora 12 te. Sessanta!
A 60 punti abbiamo guadagnato già
questo pezzo di pane senza marmellata, guarda.
Tieni, mangia.
Grazie.
60 punti sono tanti?
- Porca miseria, scherzi? - 60 punti sono tanti sì,
sono proprio tanti.
Guarda chi c'è.
Bartolomeo! Come è andata?
Peggio di così. M'hanno dato 20 punti.
Abbiamo fatto
di più noi.
Non glielo dire, siamo in testa.
Ho già detto: vecchie e bambini no!
Dentro! Voi non lavorate!
Giù, voi giù!
Andiamo ragazze, su svelte, su belle, di qua.
Questa è nuova. Ha imparato subito.
Quella che ci ha fatto uscire,
appena arrivata sembrava buona. È la peggio di tutte.
Almeno non ha mandato vecchie e bambini a lavorare.
Le vecchie e i bambini non li fanno lavorare, li ammazzano tutti!
Uno di questi giorni li chiamano per farsi la doccia!
"Bambini, la doccia!" Solo che la doccia la fanno lì,
nella camera a gas.
Ma come si fa?
Oh, Vittorino!
Dove le hanno trovate tutte queste incudini?
Babbo, babbo!
Giosuè, che ci fai qui? Non ci puoi stare.
Via, via, non ti far vedere!
Perché non stai con gli altri bambini?
Ho sentito dire che i bambini devono fare la doccia.
Io non la voglio fare!
Vai a fare la doccia!
No, non ci vado.
Vai a fare la doccia, t'ho detto!
E qui che fate, babbo?
Stiamo... stiamo facendo il...
il carro armato.
Si costruisce il carro armato. Siamo ancora ai cingoli,
siamo indietro, ci si diverte.
Non ci puoi stare qui, Vai a fare la doccia, vai.
Non ci voglio andare! Non ci voglio andare!
Testa dura, lo dico io alla mamma!
Perdi 10 punti!
Nasconditi lì, quando ho finito si torna insieme.
Non ti far vedere.
Ci si diverte.
Tutto!
Toglietevi tutto, attaccate lì!
Li riprenderete dopo la doccia.
Avanti!
Le donne e i bambini fanno la doccia insieme.
Si è fatta male?
Grazie, Bartolomeo.
D'ora in poi devi stare nascosto tutto il giorno.
Se ti vedono ora, è finita. Ci squalificano.
Io che devo fare?
Vittorino, aiutami.
Devi stare nascosto tutto il giorno?
Non ti devi far vedere da nessuno, da quelli cattivi che urlano.
Ricordatelo. Nasconditi.
Non devi far... è il momento più difficile, Giosuè.
Però se va bene, il carro armato è nostro, 120 punti al giorno.
Ci penso io, ti nascondo io. Tu sei sparito.
Chi t'ha mai visto? Chi ti conosce? Dov'è?
Hai capito?
Giosuè, t'ho visto!
Bravo.
C'è nessuno? Disturbo?
Bitte, bitte.
Giosuè vieni.
Veloce, vieni.
Buongiorno, principessa.
Stanotte
t'ho sognata tutta la notte.
S'andava al cinema.
Te ci avevi quel "tailleurino" rosa che mi piace tanto.
Non penso che a te, principessa. Penso sempre a te.
- E ora... - Mamma!
Mamma, il babbo mi porta in carriola e non sa guidare.
Da morir dal ridere.
Siamo in testa. Quanti punti abbiamo oggi?
Corri, qui dietro, quelli cattivi che urlano!
- Dove? - Di qua, di qua, vieni.
Vieni, Giosuè!
Babbo, sono asciutti?
Sì.
Sono asciutti, vieni.
Vestiti.
E Vittorino, Alfonso e tutti gli altri?
Non ce l'hanno fatta.
"Se fai il mio nome, non ci sono più".
"Il silenzio."
Grand Hotel.
Guido.
Guido!
M'ero impaurito. Che t'è successo?
Sono mezzi matti, eh? Sono mezzi matti.
Quello lì che fa le visite, è amico mio.
L'ho conosciuto quando facevo il cameriere.
M'hanno detto che fanno una cena con gli ufficiali, con le mogli.
Hanno detto che se faccio il cameriere alla cena...
Forse mi vuole aiutare Magari ci portasse via.
Giosuè, eh, Giosuè.
Hai visto Giosuè?
Come?
Giosuè!
Giosuè.
Che fai lì?
- Vieni. - No.
- T'ho detto vieni. - No.
Come no? Vieni da babbo.
Vieni fuori. Guarda, sei tutto sporco.
Dove sei stato?
Dovevo finire quella partita a briscola.
Con noi ci fanno i bottoni e il sapone.
Ma che dici?
Ci bruciano tutti nel forno.
Chi te l'ha detto?
Un uomo, piangeva.
Ha detto che con noi ci fanno i bottoni e il sapone.
Ci sei cascato? Ci sei cascato un'altra volta.
Eppure, ti facevo un ragazzino vispo, furbo,
intelligente. I bottoni e il sapone
con le persone? Sarebbe il colmo.
Ma c'hai creduto?
Ci pensi.
Domani mi lavo le mani con Bartolomeo. Una bella insaponata.
E poi mi abbottono con Francesco.
Guarda, m'è caduto Giorgio. E questo sarebbe
una persona?
Dai! Ti hanno preso in giro, ci sei cascato.
E poi che t'hanno detto?
Che ci bruciano nel forno.
Ci bruciano nel forno.
Ci bruciano...
Ci sei cascato, ma te le fanno bere tutte.
Il forno a legna l'avevo sentito, ma il forno a uomo, mai visto.
Dice "Mi manca la legna."
Prendi quest'avvocato.
"Non brucia quest'avvocato, è verde. Guarda che fumo che fa."
Ma dai, Giosuè!
I bottoni e il sapone, ci bruciano nel forno.
Parliamo di cose serie.
Domani mattina ho una corsa coi sacchi con quelli cattivi.
Basta, babbo! Voglio andare a casa.
Ora?
Adesso.
Ma ora, ora piove. Lo vedi? Ti viene la febbre.
Non mi importa, andiamo.
Va bene, se vuoi andare, andiamo.
Prendo la roba e ce ne andiamo.
Va bene?
Si può andare?
Certamente. Non crederai che tengano la gente qui per forza?
Sarebbe il colmo!
Questa sarebbe bella. Andiamo, facciamo le valigie
e ce ne andiamo. Peccato perché eravamo primi.
Eh, ci si ritira, ci si scancella.
Il carro armato lo vincerà un altro bambino.
Non ci sono più bambini. Sono solo.
Non c'è più bambini? È pieno, è zeppo di bambini.
Dove sono?
Sono tutti nascosti. Non si devono far vedere.
È un gioco serio.
Non capisco niente di questo gioco. Quanti punti abbiamo?
687. Te l'ho detto mille volte. Comunque,
andiamo, va.
Siamo i primi, comunque...
- Siamo i primi? - Te l'ho detto, sì.
Comunque ci si ritira, va.
Ho visto ieri la classifica, proprio i primi, è uguale.
Ciao, io e Giosuè andiamo.
Ci siamo stufati, ciao.
Senti, il carro armato, hai visto, è finito, è pronto.
Prima di mettere in moto
dai una pulita alle candelette.
E tira l'aria se no, si inceppa,
il cannone con cingoli e mitraglia. Hai visto, bello il cannone!
È venuto benissimo. E leva il freno
a mano prima di partire.
Io e lui andiamo.
Si vuole ritirare. Potevamo tornare col carro armato,
torniamo in autobus. Tanto è uguale!
Io e Giosuè andiamo. Arrivederci a tutti.
Ci siamo stancati di stare qua.
Andiamo, se no si perde l'autobus.
Arrivederci a tutti.
Giosuè, andiamo.
Andiamo!
Ma piove, mi viene la febbre a 40º.
Giosuè!
Giosuè, sono io, il babbo!
Ti devo dire una cosa importante. Vieni, corri!
Questo furbacchione mi scappa.
- C'è davvero un bambino? - Uno? Saranno 2.000!
Son come topi. Si nascondono dappertutto. Vogliono il carro.
Fermo, aspetta!
Forse l'ho visto. Dovrebbe essere qui vicino.
Vieni. Guarda qua.
Vai a vedere se è nascosto lì. Io aspetto qua, sto attento, vai!
Babbo c'è, c'è!
- Com'era, biondo? - Sì.
Allora è lui. Se chiama Schwanz.
Son tre settimane che sta là dentro.
Era il secondo in classifica, l'abbiamo eliminato.
Troverò anche gli altri.
- Quanti ce n'è? - Un vespaio, è pieno così.
Sono tutti nascosti.
Babbo, guarda!
C'è un covo.
Visto, visto, visto, eliminato!
Andiamo.
Porca miseria, ci ha visto!
- Babbo, eliminati? - No.
Sta venendo a pigliare te. Comincia il gioco dello zitto.
Hai capito? Non devi parlare mai. Giuralo!
- Giuralo! - Lo giuro.
Bravo.
Parlano tutti strano, non ci si capisce niente.
Se passiamo questa, il primo premio è nostro.
Siamo primi in classifica. È il gioco dello zitto.
Sempre zitto, hai capito?
Sempre zitto.
Non devi parlare mai.
Capito?
Giuro.
Ti devo parlare, molto importante.
- Dove? Quando? - Ti faccio segno io più tardi.
Grazie.
Allora? Ho detto te di non parlare con bambini!
Dottore, c'è anche mia moglie.
Piano.
Mangia piano, chi ti fa male.
Siamo in testa.
Forse ce ne andiamo prima, Giosuè. Sì.
Finisce prima il gioco.
Non sbagliare ora che siamo in testa.
Piano.
Allora, Guido,
fai attenzione.
"Grasso grasso, brutto brutto,"
tutto giallo in verità.
Se mi chiedi dove sono,
ti rispondo 'qua, qua, qua'.
Camminando faccio popò.
Chi son io, dimmelo un po"'.
L'anatroccolo, no?
È l'anatroccolo,
invece non è!
Me l'ha spedito un amico veterinario di Vienna.
Non posso spedire a lui il mio
finché non risolvo questo.
Ho pensato... l'ornitorinca.
Ma non fa "qua qua qua".
L'ornitorinca fa "frr".
L'ornitorinca.
L'ho tradotto in italiano per te stanotte.
Allora, che mi dici tu?
Tutto porta all'anatroccolo.
Aiutami, Guido.
Per amore del cielo, aiutami!
Non riesco a dormire.
È l'anatroccolo!
Giosuè, vieni.
Ora. Qua, vieni, qua!
- Ho sonno. - Ecco, vieni, andiamo, a letto.
Ma qui dove siamo?
Forse ho sbagliato strada.
Giosuè, bravo, dormi. Fai un bel sonno, vai.
Forse è un sogno per davvero.
Si sta sognando, Giosuè.
Domani viene la mamma a svegliarci,
e ci prepara due belle tazze di caffè e latte coi biscotti.
Prima si mangia,
e poi io ci fò l'amore due o tre volte...
Se ce la fò.
Scusa. Bartolomeo.
Gli ufficiali li hanno chiamati 20 volte. Se la sono svignata.
Hai capito qualcos'altro in tedesco?
C'è bisogno di sapere il tedesco?
Non lo vedi? È finita la guerra, è tutto un fuggi fuggi.
Quei camion dove vanno?
Non salire su quei camion. Vanno pieni e tornano vuoti.
Hai capito dove vanno?
E le donne? Che succede?
Conviene sparpagliarsi, o si fa la fine del topo.
C'è da fare la valigia.
Sento mitragliare, cani che abbaiano.
Vogliono fare piazza pulita.
Senti Bartolomeo, io vado.
Ci si vede a Viareggio,
si fa una società, un'azienda di incudini, ciao.
Giosuè, vieni a vedere.
Guarda come sono arrabbiati. Proprio neri neri, eh?
Hai visto? Stanno cercando te. Tutto per te.
Sei rimasto l'ultimo, l'unico da trovare.
Guardano pure sotto i sassi. Domani mattina
il gioco finisce, c'è la premiazione.
Se non ti trovano stanotte, facciamo 60 punti.
Quanti punti abbiamo?
Abbiamo 940 punti. Più 60?
- Mille! - Primi! Vinto!
Come ti cercano, sono arrabbiati.
Non sbagliare stanotte, mi raccomando.
Vai lì, nella cassetta, veloce, come un razzo.
- Ma là c'è Schwanz. - Chi?
Schwanz, quel bambino biondo, babbo.
No, l'hanno preso ieri. È stato eliminato.
È il posto più sicuro non ci guarda nessuno.
Andiamo, veloce. Uno, due, tre.
Vai, andiamo.
Vieni qua, sì dentro. Vai!
Vai. Tieni la coperta, se hai freddo.
Torno fra poco, Giosuè Vado a buttarli fuori strada.
Mi pare di averlo visto di là.
Babbo, mi hai fatto prendere un colpo.
- Dammi la coperta. Hai freddo? - No.
Allora dammi il maglioncino.
Lo butto su un albero, li metto fuori strada.
Vedessi come ti cercano.
Tutti che urlano. "Dov'è Giosuè?".
Dicono parolacce. Sono proprio arrabbiati!
Non ti trova nessuno. Ciao, ritorno dopo.
Senti Giosuè. Se ritardassi di parecchio,
non ti devi muovere, eh?
Non uscire, tu devi uscire,
stammi a sentire, devi uscire quando c'è silenzio assoluto,
e non vedi più nessuno. Ripetilo.
Non esco finché non c'è nessuno.
Bravo, testa dura.
Ciao, ciao.
Andate via, via cane, vai via!
Via cane.
Vai via!
Vai via cane, vai via. Vai via.
Bravo, Ferruccio. Funziona!
Dora!
C'è una che si chiama Dora?
Dora, sei qui? Sono Guido.
Lo so che c'è qualcuno.
C'è una che si chiama Dora?
Una che si chiama Dora? È italiana. È mia moglie.
Sì, c'è una che si chiama Dora!
Dora, sono io.
Chi è?
No, non è lei! C'è un'altra Dora?
Appena fuori, buttatevi sotto il camion.
Scendete! Buttatevi!
È vero!
Ehi, ragazzo.
Sei solo?
Come ti chiami?
Non mi capisci, vero?
Vieni, ti porto.
Andiamo, vieni.
Sali.
Bene.
Mamma!
Stop!
Mamma!
Questa è la mia storia.
Questo è il sacrificio
che mio padre ha fatto.
È stato il suo regalo per me.
Abbiamo vinto.
Sì, abbiamo vinto.
Mille punti, da schiantare dal ridere.
Primi! Si torna a casa con il carro armato.
Abbiamo vinto.
[ITALIAN] Sottotitoli in formato ASS: anonimo (13-04-2019)
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