All language subtitles for [it] Un medico in famiglia S01E01 ITA WEB.mp4-it

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Original subtitles

Questo è mio papà, fa il medico, e

ci vuole molto bene, anche se a volte

rompe.

Vicino a lui c'è Maria, che sarebbe

mia sorella maggiore, e che rompe molto, ma

molto di più di papà.

Questa è la nostra casa vecchia, adesso stiamo

per andare in una casa nuova, questo che

fa lo scemo nonno libero, che è pensionato,

prima faceva il ferroviere.

E questa è Annuccia, la mia sorellina più

piccola, da quando è nata lei non ho

più potuto guardare la tv in pace.

Questo sono io, quello piccolo, io mi chiamo

Ciccio, quello grande è Zio Giulio, che non

è proprio mio zio, ma è il più

caro amico di papà, non ha figli e

non è sposato, fa molto ridere.

Quella che si stenca volando di brutto, perché

le freghiamo le olive a scolane, è via

la nostra casa.

Questa che gioca con Annuccia è zia Alice,

la sorella di mamma, lei cambia spesso lavoro,

è fidanzato, ma noi le vogliamo bene, anzi

benissimo.

Questa è la mia mamma, quant'era bella,

si chiamava Elena ed è morta due anni

fa in un incidente.

Tutti noi sentiamo tanto la sua mancanza, anche

papà, che certe volte è triste e dice

che non sa il perché.

Papà, ma il camion è già dato via,

devo metterci questi.

Mi hai messo in macchina, non ti preoccupare.

Papà, hai dato quante cose devo mettere in

macchina?

L'altro lo tengo io sulle mie girocchia.

No, tu c'hai da tenere il frullatore

e la sacca delle scarpe.

Ammazza, ma questo mi sta spezzando il braccio.

Lele, che c'hai messo dentro?

Il ferro.

I barattoli della salsa li hai presi?

Sì, papà, li ho presi.

Papà, così non si chiude.

Lo so anch'io che così non si

chiude, che è la prima macchina che carico.

Tu non hai idea di quanta roba ho

fatto entrare io nel camion degli ebrei.

Passami la sacca, papà.

Vabbè, tanto io tutto quello che dico è

inutile, tutto quello che faccio è inutile e

non parlo più, va bene?

Tanto non c'entra né in un modo

né nell'altro, c'è troppa roba.

Ecco, ha parlato la maestrina, sempre ottimista tua

figlia.

La moglie di Andrea si bacia in macchina

con l'avvocato del quinto piano.

E il disegnaccio nell'ascensore l'ha fatto

il signor Galli.

Ciccio, ma che fai?

Ma papà, tanto andiamo via.

E questa ti sembra una buona ragione, fila

in macchina, dai.

Forza, gambe, braccia.

Tia, facciamo centomila in più al mese.

No, io sono una donna semplice, non ho

cultura, sono nata in campagna e proprio per

questo non ci voglio tornare.

E poi qua c'ho la mia famiglia,

mia figlia deve avere un bambino.

Dai papà, andiamo, ti aspettiamo.

No, guardi, io devo proprio rimanere in città.

Dai papà, sfregati.

Un momento.

La pianta dell'androne si è seccata perché

ci fa pipì il cane di Carmen.

Eh, ma non ti vergogno.

Delle volte sei più piccolo di tuo figlio.

Io vado avanti, ti aspetto là, eh, brigata.

Ah, portatevi le cinture di sicurezza.

In campagna

ci passiamo pure a chi c'è nato,

figuriamoci a chi ha abituato la città.

Oggi ho finito, non è campagna, è una

zona residenziale immersa nel verde ai margini della

metropoli individuale, così diceva Zerbiano.

Capirai, mi sembra la descrizione del cimitero.

Allora è il posto tuo.

Sembra una zombie.

Cretino.

Deficiente.

Animale.

Oh, oh, guarda l'occhio.

Bra, bra, bra.

Non c'è chi c'è.

Quando sta così zitta mi sa cosa è.

A far pipì.

No, non puoi far pipì.

Eh, cantiamo una canzoncina, amore?

Insieme.

Ok, dai.

Uno, due, tre.

...con una

casa monofamiliare per non avere dei vicini.

Mi hanno detto che lui è un vedovo.

Un vedovo triste e romantico, con tre bambini.

Avrà sicuramente bisogno di me.

Vai, vai, vai, vai, vai, vai.

Io da mezz'ora che sto qua, eh.

Guardate che bello, guarda che belli alberi.

Sì, per il piccato.

Ah, mari.

Allora.

Ti aiuto?

Sì.

Andiamo subito a vedere, no?

Forte.

C'è il giardino con l'erba e

tutto.

Ti piace?

Che bello.

Eh, tutta roba nostra, senza condominio qua.

Per ora il giardino è nostro.

Il resto è della banca.

E ci permettono di dormirci dentro?

Certo.

Messo che ci riesca col pensiero della rata

del mutuo.

Sai cosa avrebbe detto qui il povero Carmine?

Papà.

Papà, ecco, avrebbe detto papà.

Dai, non armi.

Andiamo.

Vado?

Sì.

Uno, due, tre.

Ecco, ragazzi.

Questa è la nostra nuova casa.

Beh, altro che casa mia per piccina che

tu sia.

È bella grande.

Peccato che ci dobbiamo mettere i mobili.

C'è anche i partiti di calcio.

Vedi, lei, le lampadari.

Qui sì che stanno bene, eh.

Questo è quello di mia mamma che te

l'avevo detto.

Ti ricordi?

Luigi Isti.

Nonno, dov'è il pallone?

Ah, beh, lo chiedi, che ne so.

Allora, Maria, che mi dici?

Di che?

Ma come di che?

Della casa, del giardino, insomma, del posto.

La casa non mi piace, il giardino mi

fa schifo, il posto mi fa vomitare.

Adesso hai questa impressione perché lo vedi così

tutto in disordine.

Quando sarà sistemato, vedrai.

Potrai invitare i tuoi amichetti.

Quali amichetti?

I miei amici sono tutti in città e

qui gli autobus non arrivano.

Gli avrai di nuovi?

A me piacevano quelli.

Ecco dove era l'interruttore.

Io continuavo a guardare da tutte le parti.

Dico, non c'è qua.

Aspetta, aspetta, aspetta.

Piacere!

Calma, calma.

Sì, sì, aspetta.

Chiudiamo gli occhi.

Contiamo fino a tre.

Esprimiamo un desiderio e quando la luce si

accende, il desiderio si avvererà.

Sì.

Una, due, tre.

Chiudi gli occhi e andiamo.

Maria, tu che desiderio hai spesso?

Lei è più qua.

No.

Più da me.

Facciamo una bella cosa.

Tu sei padrone di casa.

Dove lo vuoi questo divano?

Qua.

Va bene.

Però secondo me stava meglio prima.

Ha ragione il nonno.

Stava meglio nella casa di Roma.

Signore mio, dammi la forza.

Amore mio, lo so che sei un'adolescente,

vai capito.

Papà è un pezzate, vai capito.

Ma quando è il mio turno?

Papà, ho trovato il pallone.

L'ho trovato nella sacca delle lenzuola.

Ma chi è che ha messo sto divano?

Ma chi l'ha messo?

Tu padre.

Ma papà, ma qua si deve correre in

giro.

Deciditi.

Dove devi andare?

Tu vai a mettere al posto gli interruttori

di sopra e io mangio al frigorifero della

cucina.

Penso io al frigorifero della cucina.

E tu vai di sotto.

Non è lo stesso?

Papà, sono arrivati i nonni.

Ahia.

Allora penso io a tutto, basta che tu

vada qui.

Buongiorno a tutti.

Ciao.

Oh madonna, siete ancora a questo punto.

Ma è un inferno.

Meno male che per venirvi a dare una

mano abbiamo dismisso tutti i nostri impegni.

Oh, chissà come ci è rimasto male il

principe di Monaco.

Adesso rimbocchiamoci le maniche perché ci aspetta un

lavoro da negri.

Oh no, oh pardon.

Da extra comunitari.

Senti, come va, tutto bene?

Il camionetto contento?

Chiedilo al tuo nipote.

Eh, non mi parli.

Come va, Paterottino?

Ti sembri un po' giù, ti è successo

qualcosa?

Mi è successo che devo cambiare scuola, che

non ho più un'amica vicino perché per

parlare con qualcuno devo fare la teleselezione.

Agnellino, non fare così.

Guarda che qui è un paradiso, ti troverai

benissimo.

Io adoro abitare qua.

Eh, abitaci.

Qui non si trova neanche un po' di

pizza a taglio.

La verità è che qui si può negare

nella solitudine.

Lei mi fa impressione.

Parla come una canzone sul disagio giovanile.

Ma andiamoli pure alla scuola pubblica.

Poi si vedono i risultati.

Asimus in capita.

Eh, sì.

Però se fai la brava, poi quando cresci

nonno ti regala il motorino.

Ecco, un bel motorino, risolviamo tutti i problemi

dell'adolescenza.

Bisogna prescriverlo alla USL.

A proposito, sono le undici, io devo stare

in ambulatorio alle undici e mezza.

Beh, da qui in centro ventitré minuti esatti,

se non c'è traffico.

Allora, non c'è nessun problema.

Oggi tutti i pazienti del dottor Martini saranno

visitati dal dottor Valenzi.

Mi dispiace, lo so di tutti.

Se non volete venire, non importa.

Vuol dire che non state abbastanza male.

Jessica, perché non ti metti le autoreggenti?

Ti fagliamo bene?

Mariano, tu sai che per una cosa del

genere in America ci sarebbero gli estremi per

una denuncia per molestie sessuali?

No, no, io non ti volevo denunciare.

Volevo solo dire che così...

Ma che te sei pettinata che è bomba

a mano?

No.

Sembra una ruceffola.

Grazie.

Ecco.

E come non detto, quindi tutti i pazienti

del dottor Martini restano al dottor Martini.

Dottor Martini, oggi ce la siamo presa comoda,

eh.

Ve la siete goduta la partita ieri.

Come no.

Com'è Cagliari?

Ancora con questo Cagliari.

Ma dottore, non ve lo ricordate che io

sono dalla Juventus?

Ele, ciao, ma cosa ti è successo di

stranotto?

Il trasloco.

Ah, già, poverona.

Nera per oggi è come mai, eh?

Pia, la mia cosa mi ha piantato.

Dice che non vuole vivere in campagna.

L'appoggio ferito non è campagna.

È una zona residenziale a 48 minuti dal

centro.

È una zona inversa del verde, lontano dalla

metropoli invivibile.

È campagna.

Dai, vai.

Buongiorno, dottore Martini.

Poteva aspettare un altro po'?

Perché affrettarsi?

Scusami, ma ho del trasloco d'appoggio ferito

e ho fatto male ai calcoli.

Allora calcola bene se vieni ancora a lavorare

qui.

Ah, Giulio.

Ammazza, dovevi venire a darci una mano, eh.

Perché qua chiacchiano e chiacchiano tutti.

Scusi, signore.

Sì, però non brontolare.

Guarda chi ti ha portato.

La nostra deliziosa vicina di casa.

Piacere.

Lei sa giustare il gas.

No.

Chi me l'avrebbe mai detto che sarei

entrata così presto in casa dei vicini?

Tanto qua ci entrano tutti i porciacani.

Oh, no, mi scusi, signore.

Per carità, mica intendevo dire...

Venga quando vuole, ecco.

Ma ti rendi conto che è un'ammazzata?

Lo so, io devo fare assolutamente l'oreo

spezzato.

Io ci devo pranzare con i miei figli.

Non li posso vedere soltanto la sera.

Se no va a finire che accendo la

tv e me li trovo a parlare male

di me in tutto il show.

Hai ragione.

Io mi sono pentita di mandare i miei

figli a tempo pieno.

Alla fine i maestri li conoscono meglio di

noi.

Attenzione, signori.

Devo ricordarvelo ancora che siamo una USL sperimentale

e che l'innovazione di cui siamo portatori

può diventare il modello per tutte le USL

italiane.

Oh, grazie, io me lo ricordo da sola

ogni volta che incasso lo stipendio.

Ma non potevo lavorare in un bello studio

privato?

Fino a prova contraria l'esperimento di medici

di base stipendiati dalla sanità pubblica ci ha

trovato tutti entusiasti e volontari.

Beh, veramente io sono un volontario per forza.

Io non c'avevo niente da fare.

Tutti voi lo sapete benissimo che se funzioniamo

siamo i precursori di una grande innovazione della

sanità italiana.

Se non funzioniamo andiamo tutti a spasso.

Sì, sì, sfottete, sfottete.

Intanto questa baracca è un responsabile e si

dà il caso che sia io.

Io volevo proporre di cucinarci qualche cosa all

'ora di pranzo per non mangiare il solito

panino al bar.

Che dici?

E certo!

Facciamo il soffritto in sala medici o magari

mettiamo un bel barbecue in sala d'attesa,

eh?

Vabbè, pure quello è un esperimento.

Però se lei non si trattiene a pranzo...

Questo non è ancora deciso.

Se ciascuno avanza a una sua richiesta personale

allora poi...

Ragazzi, decidete come vi pare.

Io voglio pranzare con i miei figli.

Tu rifletti e offra per il sì.

Non è che ci ripensi?

No.

Di bene.

Se io ti dicessi che il marito della

signora è un fervente vegetariano igienista...

Ah!

Appassionato di agricoltura biologica.

Tu cosa diresti?

Beh...

Direi una disgraziata la signora.

È quello che ho detto anch'io.

Ha deciso di venire in campagna perché è

ossessionato dalle auto e dai gas di scarico.

Per lui vivere in città è la morte.

Se fossero tutti come lui morirei anch'io.

Perché?

Io vendo auto, sa?

Beato lei!

Che mestiere romantico!

Mentre per me c'è un orto, solo

l'orto.

Praticamente una tomba.

Signora, si accomodi dove vuole.

Signora!

Noi la tireremo fuori dal sepolcro.

Cambieremo la sua vita.

Abbiamo quello che fa per lei.

Vero, Libero?

Abbiamo?

Sì, ce l'abbiamo.

Libero!

Eccolo!

Guardi!

Guardi che meraviglia!

È un gioiello!

Un vero gioiello!

Che bello!

Il piano Rode.

È una grande compagnia per una donna sensibile

come lei.

E il mio amico lo vuole vendere a

un prezzo vantaggioso.

Anzi, i tasti neri sono gratis, vero?

Gratis, sì.

Era il pioneo forte della povera moglie, vero?

Brava.

Ha troppi ricordi.

Insomma, ha incaricato me di venderlo.

Ma lei non vende auto?

Sì, automobili, pianoforti.

Basta che abbiano i pedali, insomma.

Sorpresa!

Improvvisate che stanno andando per il pranzo.

Lele, che ci fai qui?

Io veramente ci abito.

Ma scusa, a quest'ora è già Torbi.

Orario spezzato.

Maggior dialogo.

Scusate, dove stanno i bambini?

Eh, li hanno portati via, i tuoi cari

suoceri, a casa.

I bambini manco volevano andarci.

Soprattutto la piccolina.

Insomma, mi hanno strappato via la mia nipotina

dalle braccia.

Non è la loro nipote?

Anche.

Però lei non sa, signora mia, che quando

è mancata la povera moglie, io ho dovuto

far tutto.

Mamma, padre, nonno, io, tutto.

Buongiorno.

Piacere, Lele Martini.

Piacere.

Desideravo tanto conoscerla.

Io sono la sua nuova vicina di casa.

Hai portato qualcosa da mangiare?

E come no?

Pensavo di apparecchiare con le candele.

Non farlo spiritoso.

Lo sa che io non ho avuto il

tempo di preparare niente da mangiare?

Scusate, io ne ho approfittato nella stanza di

mio marito per cucinare delle belle cotolette.

È la mia specialità.

Alla milanese.

Con le patatine?

Sì.

Le vado a prendere?

Beh, una vicina così vale tutto il palazzo

del villino.

Torno subito.

Prego.

Lele...

Grazie.

Cotolette e pianoforte vendute in dieci minuti.

Se tardavi ancora un po', le facevamo pure

cardare i materassi.

Forza ragazzi, che è tardi.

Ciccio no, le cotolette avanzate da ieri per

colazione, no.

Sono meglio dei toast che ha fatto Maria.

Fanno proprio schifo.

Ma che è colpa mia se non ci

hanno attaccato il gas?

Papà, qui l'unica cosa che funziona sono

i rani.

In camera mia ce ne erano due, grandi

come coche.

Maria, non essere nervosa.

Comunque non sono male questi toast, Ciccio.

Sono delicati.

Sono sicuro che ti piacerà la nuova scuola

e avrai un sacco di nuovi amichetti.

E dai con questi amichetti, papà!

Sembra che vada all'asilo nido come Annuccia.

Annuccia?

È pronta?

Devo portarla all'asilo nuovo.

Papà?

No, volevo dirti che conoscerai un sacco di

ragazzi della tua età.

Ecco.

Capirai, già me li vedo questi fichetti da

villaggio residenziale.

Io sono contento di andare in una nuova

scuola.

Così almeno non mi conoscono e ogni casino

che fanno non è colpa mia.

Tanto ti conosceranno subito.

Eccoci qua.

Guarda che Annuccia ha le gambe, può camminare,

non è che devi tenerla sempre in braccio.

Ha le gambe?

Di prima mattina appena arriva uno, dopo quello

che ho passato, avanti, c'ha le gambe,

vai da sola, fai cento metri, va bene,

prendi la bambina.

La doccia perde.

Sì, mi porti sempre delle buone notizie.

L'Annuccia è pronta?

È pronta, dobbiamo mettere questo, lo zainetto, la

papalella l'ho presa, eh.

Annuccia, vedi?

Infila qua.

Te l'ho detto che la doccia perde.

Ancora?

Ancora.

Perde sempre, Lele.

Se ogni volta che ti dico la doccia

perde, tu fai sì, ancora.

La doccia mica sta giusta da sola.

E mica fosse l'unica cosa che perdi

in questa casa, papà.

Qua perdi tutto.

Maria, per favore.

Tanto, anche se non ce l'abbiamo per

tre giorni.

Che se ne importa?

Non te ne frega niente a te che

sei uno sozzone.

Adesso non ti dovrai ancora profumare per Robustelli.

Ma che c'entra adesso Robustelli?

Tanto Robustelli ti piace, ti piace?

Ciccio, smettila di spottare tua sorella.

Chi è sto Robustelli?

E' uno di una scuola vecchia, a lei

le piace da morire.

Ogni volta che andava a ginnastica, lei lo

aspettava.

Non è vero, è una fuggia.

Madonna, che devo fare con questa?

Quale?

Maria.

Ma non avevi detto che la bambina a

tenerla in braccio?

Ogni cosa che dico io è detta male.

Papà, adesso è tardi, vado alla macchina, ci

metto due minuti.

Ma siamo tutti neurotici qua.

Tienila bene, se no le gambe vengono anche

ilosate.

Va bene così?

Va bene.

La doccia, te l'ho detto.

Non voglio sentirlo minare, non ha doccia e

non è adolescente per ventiquattro ore.

Va bene.

Prendiamo un po'.

Ma chi è sto Robustelli?

Che ne so, ciao.

Ma chi è sto Robustelli?

Nonno, papà ha detto non si mangiano le

cotolette a colazione.

A colazione?

E noi facciamo che questa era cena, va

bene?

Allora, come va la casa nuova?

Miglia tutto da una casa.

Beh, ci vorrà un po' di tempo.

Ti ci dovrai ambientare e poi ci dovrai

vivere, insomma.

No?

Ecco.

Questo è il punto.

Oggi ti manca più del solito, vero?

L'avevamo pensato insieme.

Adesso mi sento...

Beh, per fortuna non ho il tempo di

pensare a come mi sento.

Lele, che fai?

Ti metti a chiacchierare?

Tra un po' qui fuori c'è una

risa.

Sono pronto.

Avanti il primo.

Vado anch'io.

Ero venuta a prendere una boccata d'aria.

Stamattina ne avrò visitati almeno 20.

Signor Affinetti?

Prego, il suo dottore preferito.

Dottore?

Signora Emilia, come andiamo?

Male, dottore.

Come deve andare?

Ho una forma di fibrosi sottocutaneo con complicazioni

osteoporose.

Chi le ha fatto la diagnosi?

Ne hanno parlato l'altra sera a Elisir.

Mi piace tanto quel programma.

Dovrebbe guardarlo anche lei.

Dicono delle cose interessanti.

Ciao famiglia.

Ciao papà.

Lo sai che non avevo più caro amico?

Si chiama Franci.

Lui ha delle scarpe più recente.

Non le compri ancora mai.

Traditore, avevi trovato un altro più caro amico.

Era Luca.

Sì?

Ma Luca valeva soltanto per la zona di

Roma.

Uè, uè, bambini.

Non vedete com'è sconciato il vostro papà?

Questo ha lavorato tutto il giorno.

Arrivate voi e gli scaricate addosso un camion

di problemi.

Calma.

Lele.

Guarda che qua non funziona niente.

Io non so che fare.

Non trovo le rifi.

Non riesco a montare la libreria.

Papà, perché non prepari un po' la cena?

Non ce la faccio.

Sì, è meglio.

Ciccio, dammi una mano, su.

Vieni Lola, che devo fare?

L'aiuto chef.

E l'altra chefa?

Andiamo.

Papà.

Venerdì è il complianno di Gaia.

Fa una festa.

Posso andarci?

Una festa di 18 anni?

Ma no, Gaia ne compie 13.

Posso?

E devi rimanere fuori tutto il weekend?

Ma no, una sola sera a Roma.

Così lontano.

Capirai, tanto se era a Firenze era lo

stesso.

La distanza è uguale.

No.

Lascia perdere Maria.

Prima o poi non puoi tornare da sola

a casa.

Posso rimanere a dormire là?

No.

Cioè, la mattina dopo chi ti accompagna qui

a scuola?

Abbi pazienza.

Quando avrà gli amichetti qui vicino andrà la

festa.

Quando avrà gli amichetti qui vicino sarà all

'ospizio e tu li chiamerai ancora amichetti?

Maria, ma...

Vanno?

Sono perfette, sembrano mie.

Ma come fate a 13 anni ad avere

i piedi di una della mia età?

Non lo so.

Emma, mi sa che questo è l'ultimo

anno che ti posso regalare le mie scarpe.

Che mi stavi dicendo di tuo padre?

Ti sto dicendo che lui mi fa le

domande ma me le fa per impicciarsi, non

per sapere.

Perché hai questa sensazione?

Mi ne frega se sono contenta o no

di cambiare casa.

Si fa e basta.

Io chi sono?

Un pacco?

Maria, quella casa l'hanno comprata tuo padre

e tua madre quando tu eri ancora troppo

piccola per decidere.

Sì, ma adesso mi considera ancora una bambina

piccola.

Mi regala ancora le barbie.

Lo sai che io e tua mamma abbiamo

giocato con le barbie fino a 15 anni?

Sì, e io ho giocato col dolce forno

fino a 17, però non lo dire a

nessuno.

Sì, ma lo sai che vuole vendere il

piano forte di mamma?

Me l'ha chiesto se sono contenta.

Vuole vendere il piano di Elena?

Ma adesso non lo suona più nessuno e

poi ha bisogno di soldi tuo papà.

Sì, ma poi non dice i tuoi amici,

ma dice i tuoi amichetti.

Ma quando mi dice amichetti mi fa diventare

pazza.

Tutti sono amichetti, però poi si impiccia di

Robustelli.

E chi è Robustelli?

Un figo da paura.

Però papà non lo deve sapere.

Vabbè, tuo padre non mi sembra il tipo

che si arrabbia se a te piace un

ragazzo, no?

No, però non gli voglio dare confidenza.

Dov'è te la tua?

Pronto?

Ciao amore, come stai?

Sì, sono qui con mia nipote.

Stiamo facendo un po' di chiacchiere tra donne.

Ti posso chiamare più tardi?

Va bene, sì.

Ciao.

Hai un nuovo fidanzato?

Com'è?

Un figo da paura.

È ancora una bambina, è piccola Maria, è

piccola.

Senti, facciamo una cosa.

Prendi un po' di camomilla che ti fa

bene perché tu oggi sei così nervosa.

Anch'io non ho neanche.

Eccola qui, eccola qui.

Sì, ecco.

Piccola, questo non è camomilla, è te.

Mi fai agitare ancora di più.

Scusami.

Niente, ormai non si può più stare tranquillo,

neanche nelle zone residenziali.

Con tutti questi extracomunitari che ci sono in

giro.

Maria?

No, sono io.

E adesso chi glielo dice?

Ah, qui si beve.

Fammi sentire.

Maria è scappata.

Ma che scappata?

La possono anche aver rapita o sotto una

macchina.

Corrondo tutti come dei pazzi qui.

Ma come?

Abbiamo detto che dobbiamo tranquillizzarlo.

Allora gli davamo un cazzottone nello stomaco.

Papà, cosa è successo a Maria?

Che è successo?

Appena mi sono reso conto che Maria non

c'era, che gli è venuto a nonno.

Il coccolone.

Il coccolone, la paura.

Papà, dov'è Maria?

Io ho fatto solo 20-25 minuti di

pennichella.

Certo, qui si fanno le pennichelle e poi

i bambini scompaiono.

Ma che devo fare?

Il vigilante sta la mattina e la sera

presso i bambini.

Stiamo calmi.

Noi siamo arrivati qui alle quattro.

Meno dieci.

Le quattro meno dieci, ricorda.

Le quattro meno dieci, hai ragione.

Noi siamo arrivati alle quattro meno dieci.

Lei non c'era e non è ancora

tornata.

Speriamo che non abbia fatto l'autostop.

Ci sono torme di maniaci.

Avete telefonato ai carabinieri?

E come telefoniamo?

Il telefono non ce l'abbiamo ancora.

Non ce lo facciamo il cellulare.

Facciamo gli ecologici, i country.

Io vado a una cabina telefonica a fare

un po' di telefonate.

Io vengo con te, abbiamo anche i robustelli.

State calmi.

Adesso nonna sai che fa?

Ci compra un telefonino per uno, quelli cellulari.

Lo vuoi pure tu?

Ah, non la conosci?

No, no, non fa niente, arrivederci, grazie.

Robustelli, non la conosce proprio a Maria.

Andiamo a casa, forse è tornata.

Papà, tu come stai a soldi?

Insomma...

Se l'hanno rapita, ce la fai a

pagare il riscatto?

Non dire scemenza.

Ah, papà!

Che c'è?

Se Maria non torna a casa, divento io

il figlio maggiore?

Entra dentro, scimolito.

Mani, piedi.

Sento che mi verrà qualcosa di grave.

Tu devi solo stare calma.

Enrica, solo calma.

Nicola, per qualsiasi cosa sia, dobbiamo pensare a

Maria che non è tornata o a tua

moglie che sta per sentirsi male.

Enrica, stai calmina.

Sì, calmina.

Che scomparsa mia nipote, io devo stare calmina.

Ecco, qualche volta bisogna che ti ricordi però

che nipote pure a noi, noi non siamo

conoscenti.

Sì, sì, va bene.

Eccola, è lei.

È lei.

Infatti.

Non mi da?

Niente, tu?

Ma bisogna telefonare ai carabinieri!

Al telefono azzurro, fai qualcosa!

Oh, non gridare.

Il telefono qua non ce l'abbiamo.

A chi chiamiamo?

Adesso vado dai carabinieri.

Però tu, Enrica, stai calma, eh?

Sì, stai calma.

E allora quando è che mi devo agitare?

Mai?

No, ciccio, resti qui.

No, io vengo.

Resti qui!

Ciao, Maria.

Ciao.

Io ti ringrazio.

Sta a scenda a quest'ora?

Ma, papà, che è successo?

Come che è successo?

Sparisci di casa, ricompari a lunedì notte, ci

fai prendere un accidente a tutti e chiedi

pure che è successo.

Ho chiamato anche a casa tua, c'era

la segretaria telefonica.

Eh, infatti, siamo usciti, siamo andati al cinema,

poi a mangiare una pizza.

Non mi dire che non l'avevi avvertito.

Lele, non ti arrabbiare, c'è stato un

malinteso.

Che eri pazza, lo sapevo, ma fino al

punto di non avvertire che stava con te.

Alice, tu mi farai morire.

Scusa, ma che colpa ha adesso Alice?

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