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Grazie.
proprio a te.
Bevete, madre, e che San Tommaso vi faccia la grazia. Io ci vado per
però sarà un po' difficile.
Oste, anche a noi manca da bere per le corna di Belzebù. Vengo, signor Mugnaio,
che diamine, un po' di pazienza, in quanto le corna è meglio lasciar
la pazienza me la sbatto, e se non mi versate subito da bere, quanto è vero
Tommaso di Canterbury, mi infinso come un pollo.
Anche voi andate a sciogliere un vuoto a Canterbury? Certo che vado a
Canterbury. Converrà a ritirarci presto, la strada è molto lunga.
Io ho già fatto 40 miglia per questo pellegrinaggio.
A quanto sembra tutta questa comitiva è qua per lo stesso motivo.
Andate proprio a Canterbury? Sì, certo. Anche voi andate a Canterbury? A
Canterbury, a Canterbury, eh.
e mi costerà almeno quanto sei sacchi di grano. Sì, io vado a Canterbury per
trovare il marito. Mi scusi, padre.
Bene, allora se proprio tutti andate a Canterbury, che Dio vi protegga e che il
martire vi faccia la grazia.
vi conviene, signori miei, inventare qualcosa.
Che so, magari raccontarvi storie o novelle, affinché il cammino vi appaia
agevole che noioso. E giura Bacco è capace che vi divertirete pure.
È certo una bella idea, mio caro Oste, ma dovranno essere tutti d 'accordo.
Tutti d 'accordo.
Lo vediamo subito, madre mia.
Allora, chi è d 'accordo? alzi la mano va bene, va bene ma non scherzateci
perché io inservo una sorpresa chi infatti prima della fine del viaggio
raccontato la storia più bella e divertente avrà una cena e viaggio
poiché io verrò con voi sorveglierò che tutti stiano al palco e
chi farà da giudice? l 'oste naturalmente che mi sembra una persona
poi il suo ha l 'idea e quindi il suo sarà anche il giudizio. Va bene, va
calmatevi, va bene. Se siete tutti d 'accordo andiamocene a letto che
si deve partire di buon 'ora. E allora prendiamo tutti a questo patto.
tutti a questo patto.
Allora, prima di partire, vediamo chi sarà il primo a raccontare la storia.
tirerà la paglia più corta comincerà.
Anche voi, madre priora, venite su, fatevi sotto. Avanti, signori.
Ecco,
prendete.
A voi.
Ecco, signor Oste, io credo di avere la paglia più corta.
Effettivamente è la paglia più corta.
Guardate. Allora mettiamoci in cammino e appena in viaggio comincerò il mio
racconto.
Allora in marcia per l 'abazia di Canterbury.
Allora, signor Cavaliere, volete cominciare?
Vi racconterò una storia dolce e gentile. Ma vado le ciance, signor
ed entratere il vivo della cosa.
Dunque. Un giovane di nome Bertrando.
Smettetela dunque di cantare, giovine signore.
Che io ad altri ho promesso il mio amore.
Ed è meglio per voi che vi mettiate l 'animo in pace.
Ma a me basta vederve, son felice.
Andè, andè, consignore, e rassegnatevi ordunque.
Che giammai potrò essere vostra.
Questo viene tutti i giorni a far delle serenate, ma di lui non mi importa
niente. Mentre il mio amato Paolo non si fa vedere quasi mai.
Eppur lo save che anche lui ve ama.
Lo so e credo che sia sincero, ma il suo carattere è diverso, non è espansivo né
affettuoso. Sono tre giorni ad esempio che non lo vedo. Sarà impegnato in
qualche negozio.
Io credo invece che passi il suo tempo in taverna a embriagarsi.
Anzi, penso una cosa.
Vai a cercarlo e digli che questa notte voglio stare con lui. E come fai con
vostra mare?
Mia madre si è abituata ad andare a dormire con le galine.
Tu digli che venga stasera vicino alla porta di casa.
A metà notte in punto.
Otto, can del porco, sfido chiunque a farne più. E mi ti dimostro che passo
nove. Mister Paolo. Eh?
Con ambasciata da parte della mia parona.
Di me.
E allora, eh? Cosa te manda a dirmi, l 'amor mio?
Cerca di trovare pace, fratello mio, che così in d 'arno ti consumi. Io non
resisto, capisci? Non resisto lontano da lei.
Ma se non vi è possibilità alcuna, ti devi rassegnare. No, no e poi no. E
che farai?
Niente.
Ora me ne andrò sotto la sua casa e forse la vedrò.
No, cerca di non renderti ridicolo.
Meglio se ci andrai stasera.
La notte in amore porta imprevisti e io ti starò vicino.
Non mi dispiace quello che te ne dici.
Di gatto farò una che non mancherò.
Ascoltemi.
Amici miei, stasera non poterò giocare con voi altri perché sarò impegnato in
gioco assai più divertente che il vostro.
E adesso, oste, verso da bevare.
Madre mia, come mai questa sera siete ancora in piedi?
Ormai la mezzanotte è vicina. E da quando in qua ti preoccupi della mia
Lo dicevo solo per il vostro bene, non certo per il mio. La vostra camera è
pronta e se volete andare a riposarvi io vi accompagnerò.
Andrò a dormire quando che voglio e adesso la seme tranquilla.
Ma non mi sono stufato.
Mi vago via.
Cosa ti gaffia, mia?
Niente, che cosa volete che abbia? Vedo che non ti sta ferma un momento. È
probabile che mi sia rimasto qualcosa sullo stomaco.
È probabile.
Ma... Ora mi vado in letto perché sono strada. Manco mal.
Come manco mal?
No, mi dicevo per voi, così vi riposerete.
Io vado da lei.
Ah, e mi raccomando, spranghi ben tutto.
Buonanotte, mare.
Ah, notte.
Notte.
Presto, amor mio, portami via.
Corri, corri, amore mio.
La faccia di Paolo. Salute, amici.
Devo dire che ho vinto alla tua faccia, ma come l 'hai brutta stasera, caro mio.
La seme perde, Fiori, non è serata.
Amici, ho visto Paolo.
Ah, ma ti sei qua?
E allora, chi sei che c 'era a cavallo con la tua bianca stasera?
Oh, strega soveco.
E con quale inganno ti aveva preso il posto dell 'amato mio?
Io? Non lo so.
Però devo dire che la situazione non mi dispiace affatto. E cosa ti speri di
ottenere? Già che ci sono, il paradiso.
E ti cosa ti fa qua?
Quel che ti fa ti.
Bella risposta.
Mi sono l 'amante di Bianca e ti ti viene so da la sua camera, guarda. Sì,
tanto Bianca non c 'è.
No che sì.
E dov 'è? E chi lo sa?
Orcocan, Giovanni ti ha fregati.
Mai e poi mai potrei godere del mio amore. Certo, certo.
Non oso neppure pensarlo. Mi sono innamorata di Paolo.
Ne sono convinto.
E poi, anche Bertrando spasima per me.
Lo so, lo so.
Non lo metto in dubbio.
Ahimè, ma cosa ti fa Benedetto? Io?
Niente.
Sono tanto triste.
Ancora mi... Ti tesi amico mio?
Insomma... Volevo andare a cercarla insieme.
Devo?
Il cavallo con noi può essere andato tanto lontano.
I dorme.
E adesso cosa facciamo?
Rimassimo subito o aspettiamo un pochetto?
Beh, mi diria di aspettare un poco.
Facciamo che si sveglia e poi li uccidiamo.
Grazie
Se non ci hanno svegliato loro, perché li dobbiamo svegliare noi?
Eh, già.
Ecco, esempio.
Come esempio?
Cosa fa? È la brutta vacca del tuo mare. E' la colpa tua del tasetto, sì?
E temo che si sveglia.
È proprio vero che il mondo è pieno di buona fede, grazie alla quale ci si
guadagna il paradiso.
Allora temo che il buon Dio dovrà fare un po' più di spazio. A proposito di
buona fede, conoscevo una ragazzetta che si chiamava Santa del Gran.
Oh, Santa!
E che ne farai di...
Mi sa che stamattina li vado a vendere al mercato.
Sono tanto belli, vedi?
Più belli che te ne sei sicuro.
Oppure più furbi.
Beh, non hai mai visto piscià?
Allevate.
Stimbicciona.
Santa, oh, sbrigati un po', vorrei darti allo mercato.
Mi lavavo. Quelli sono tu belli agnelli, cerca di vendeli bene, eh.
Non li devi datare per meno di tre lire.
E non ti fanno i nocchiaci, capito?
E che sono scema, guarda un po'? Beh, lasciamo perdere.
Invece guardate non ritornare tardi.
Non vi state a preoccupare. Anzi, fate conto che sono già ritornata, ecco.
E beh, e non ti muovi?
Sono già ritornata indietro, no?
Venga, va subito allo mercato, lo vedi sto bastone con lo sbatton d 'esta?
Ebbano, e muovete un po'. Allora che faccio, ci vado allo mercato? Non te ne
vai. E me sto a camminare, no?
Perché lo padre
eterno mi ha dato una figlia così stupida? Io proprio non l 'ho capito.
E la so pure andata a chiamare santa.
Mi dice in cazzo, pensa che una volta gli abbiamo dato una bagnotta, gli dì e
magna, era un sercio, non se l 'è bagnata tutta.
A Zanda, beh, che fai?
Che te li vendesti tu, Capponi?
Eh?
Mi madre mi ha detto che erano agnelli, no, Capponi? E che te pensi, che mi
madre mi ha imbrogliato? E' andata, mi è stata a piedi in giro, non sono mica
scema, sa?
Oh, Zanda, ma che ci stai a coglionare?
Lo vedi che so capponi?
Oh, guarda un po' che bei capponi! Allora, li prendi sti capponi?
Su, Agnelli, non so capponi!
Ma va che so capponi, sei diventata ciecata!
Allora, secondo te, testa di una cosa pennante!
Mi madre mi ha detto che ci devo da chiedere almeno tre lire! Ma non posso
pagare tre lire per due capponi! Oh, ci sciolta! Tu, che dici che so Agnelli,
saranno Agnelli! Ma me ne frega! Me ne frega come scema, guarda un po'! Corri,
corri, corri!
Mi devi dire che sono cappone e non agnelli. Va bene, va bene.
Eccolo, sta arrivando, andiamo dentro, eh? Sta tranquillo, ci penso io. La
La vuole dire?
La mora.
Oh,
pagamo tu, eh? Sì, pago io. Te via.
Aspettami.
Oh, io non ci posso più da qua.
Oh,
quanto devo da pagare questi due agnelli? Eh?
Quali agnelli? Questi sono capponi. Ma non ti starai mica a sbagliare per caso?
Mi parevano agnelli. Va, va a pagare, va.
Quanto pagano gli agnelli? Quanto pagano gli agnelli? Ma questi sono capponi e
pagano un sordo al paio.
Intanto, paga la cabella di questi capponi. Quando che verrai con gli
vuol dire che pagherai tre sordi. E spiegate il po' qui, che non c 'è per
da sede.
Abbiate pazienza, non stringete. Lì c 'è una matta che può pagare i capponi per
agnelli.
Eppure l 'avevo sentito i pelati.
Ma sta a sedermi. Caponi, caponi. Sì, caponi.
Quella, non capisci?
Agnelli, agnelli, agnelli.
Oh,
che fai? Prendi quegli agnelli?
Non sono agnelli, siete cieca.
Sono caponi, non lo vedete?
Caponi? Ma questi sono agnelli.
E' bello.
Sbrigati, fate sotto.
Non perda tempo, vai.
E dai.
O sembra che a te, o sembra che a io.
Ma no.
Sto piacendo. Ecco, cappella.
Oh, senti un po'. Quando li fai, questi capponi?
Io l 'ho sempre detto che erano capponi. Ma mia madre mi ha proprio
invinocchiato dicendo che erano agnelli.
E ora non so più che devo da chiedere.
Siccome mi stai simpatica, ti voglio dare una lira.
Anche se mi pare un prezzo un po' troppo alto per due capponi, eh?
E io te li do.
Ma mia madre mi dovrà da sentì quando torno a casa.
Mi caso scema, sa?
E chi te l 'ha detto?
Beh...
Guarda un po', stanno a pelare.
Va per forza, modo spiego.
In dove stavano i capponi?
Nella stalla, insieme alle pecore. E quindi avranno imparato a parlare
Già, non ci avevo pensato.
Sono proprio scema.
Ah, un bel.
Che stiamo a fare qua? Andiamo, no?
Oh, santa, com 'è nata la vendita degli capponi, eh? Ci ho fatto una lira.
C 'è stata furba, eh?
Beh, insomma, sì. Oh, si è visto che faccia, eh? Beh... E guarda, ci ho
bembo. Che pensi che ci avrà?
Ah, ce lo so, certo che non promette niente di buono.
Ma non sarebbe meglio di dirgli tutta la verità con me, eh? Tu pensi? È meglio.
Ci mancherebbe pure che ci morisse qui.
Ma credi che ne hanno stato a parlare voi due?
Santa, ma tu ti senti bene? Sì, certo, perché?
Che mi c 'è da fa'? Tieni la faccia. Perché? Che faccia tengo?
Rasfigurata. Ma che ti fa male da qualche parte?
E' fiammio, mi pari mezza morta, già puzzi.
E tu devi da bere qualche cosa, vai o vai in boppia qualche cosa da bere?
Tu stai male.
Vero che stai male? Ti gira la testa?
È vero che ti gira la testa? Per forza che ti gira, sta a girare come una
Dai, mettete un po' a sedere, ecco, così.
Mettete giù.
E sta buona, sta buona.
Dai, dai, notti questa che ti fa bene, questa ti pulisce tutto quanto dentro.
Così, brava, ecco, insomma, un pochettino che ti fa bene. Giù, un
sì, ti apri.
Mi sento male, mi sento proprio male. La testa mi schioppa, mi si staccano le
gambe, mi rimucina la pancia, tutto. Sanda, te lo senti lo freddo che ti
Non mi vieni a far male?
Mi sento male.
Mi sento proprio male.
La testa mi schioppa, mi si staccano le gambe, mi rimucina la pancia, tutto.
Sanda, te lo senti lo freddo che ti sale? Non mi vieni a far male? Mi sento
male. Mi sento male.
Va piano.
Va
piano,
eh? Stenditi, stenditi.
Così, bravo.
Allora, cominciamo.
Da quanto tempo è che te confessi?
Tanto, tanto, tanto.
E se mori, dov 'è che vuoi essere seppellita?
Portatemi da lì mia, a Santa Giulia.
Lui cimitero è tanto bello. Ah, gli sordi degli caponi. Cicci, i caponi.
a mia madre, anche se mi ha preso per scema.
Noi volevamo che tu vada sottoterra come una cristiana. Però sbrigati, se no va
mica a tempo. E adesso state ferma che si è morta, eh?
Non parlare più, si è morta, ti sto a dire. Come una cristiana.
Brava, con le mani.
State ferma, si è morta. Chiudi gli occhi. Ecco, non parlare, si è morta.
Mi ha fatto capanna.
Ma non sono morta?
Sì, sì, sono morta.
Vero? Mica brutta sta morta. Fatemi respirare.
Va a chiamare i portatori, che la famo portare a casa sua, che la madre la deve
da vedere prima che sia morta e seppellita dentro la terra.
Vamo, corri, corri.
Ah,
guarda un po', la rughetta, sì, sì.
Vorrebbe un po' di limone in bocca.
Oh, sì.
Un po'. Coprimo.
Ma che ti piace?
Oh,
dimmi un po'. E chi è sto morto?
Noi non ce lo sappiamo. E non ci hanno detto di portarlo a casa sua? Beh, noi
lo stiamo a portare.
Ma questa non è quella povera scema di Sanda?
E che gli ha preso, un corpo?
Se fossi viva come son morta, vedresti chi è Sanda dello grande!
Si è spiegato lo sondaggio, ma si è svegliato lo morto, aiuto! Ma guarda
è scema pure da morta.
Aiutatemi e portatemi via, se no Lucane mi mozzica il culo.
Ma dove sta Lucane? Ci sta Lucane, ci sta.
E vieni un po' che ti porto a casa tua.
E piano che sono morta, no? E cammina.
Oh, vieni un po' qua.
Dammi la mano.
Ma chi è?
Sono io.
Ma che sta male?
Dice che è morta.
Morta? Dice che uscì.
Oddio, mamma.
Hai sentito?
Sandra dice che è morta. Comare del grande!
Chi è? Chi mi cerca?
Sono io, c 'è sta vostra figlia.
E dove sta?
Sta qui, dice che è morta.
Morta. Che cusci dici? Te la faccio vedere io la morta e quella disgraziata.
Ah, e che stai a fare tu?
Madre. Beh, allora?
Ma voi mi avete dato due capponi e mi avete detto che erano agnelli. E io li
venduti per una lira.
Poi mi sono sentita male fino a morire. E poi si vede che sono resuscitata,
ecco. Ah sì?
Insomma, hai venduto gli agnelli per capponi e per una lira.
e poi si è morta e poi si è risuscitata e non te la do io la morte brutta
disgraziata che agnelli di una lira una lira ma che mi
doveva capitare e non ride sa io ti ho messo al mondo e io te ce mi levo
brutta figlia di una mignotta e noi e che c 'entro io brutta figlia di un
d 'accio
Mi pare che abbiamo cominciato bene.
Avanti dunque chi vuole raccontarne un 'altra.
Speriamo che sia meglio questa volta.
Se non vi sta bene, madama la priora, tappatevi le orecchie.
Allora, il prossimo passato gennaio, fe un anno che in Napoli fu un buon uomo
legnaiuolo, la maestria del quale a nessun 'altra cosa si estendeva se non
fare zoccoli.
Costui aveva per moglie una vaga e bellissima fegna.
Che refrattaria, certo, non si poteva dire alle attenzioni mascoline. Madonna
Viola, quando vi si vede arriva il sole.
Mi commetto che recita così a tutte e femmine.
Se no me la levo la voglia, io scopio.
Venite in mano a posto.
Come fa, si paga?
Quando facciamo l 'amore, tutti in urla. Vi piacerebbe?
Sì, sì, quando?
Vediamo, ne riparliamo, venite stasera a casa mia, a cena da me.
Mio marito per il vespre ha da partì.
Venite, ma... stateva zitta, eh? E certo che sto zitta, a parlare il fiato
sconsumo. Stateva buona, messer Brunetto.
Addio. No.
Dove corri, figlia?
A casa, padre, perché?
Non ti si vede mai in chiesa? Eh, tengo che stare.
Hai commesso peccato?
Allora ti devo vedere.
Ah, e perché?
Per confessarti e assolverti.
Sì, vabbè, ho capito.
Venite stasera a casa mia, ma non prima della terza ora di notte.
Arrivederci, padre.
Arrivederci. E che Santa Lucia ti conservi la vista e il culo.
Marito mio, tra poco sarà il vespro, vi conviene partire.
Ah, voglia mia.
Forse tra poco pioverà. Eh, sì.
E corno facendo, non vorrei che per strada mi cogliesse la pioggia. E corno
faccio io, marito mio.
Perché se piove non vi abbiate a bagnare.
Ah, allora vado a prepararmi.
Salve, Mastro Vincenzo, ho portato un corno degli odi. Bene, mettetelo lì.
Torno subito con la moneta.
E attacchiamo il corno.
Viola, Viola, non si fa mai d 'amore.
Oggi mi sai di Taranzino come un pollo. Due polli, una palata di pane e una
brocca di quello buono. E chi li manda?
Io non lo so, è venuto il sor Brunetto e mi ha detto di portarli qui in gran
segreto. Quindi non vi posso dire altro. Porta, porta.
E per qual ragione, messer Brunetto, vi manda con questa roba? Perché ci ha già
fanno servizio.
Ah sì? Che servizio? E non fuggilo, usa.
Vieni a godere con me stanotte.
ma non prima della quinta.
Viola, io c 'ho la voglia che me se magno.
Questi sono i vostri soldi, maestro Taddeo.
Beh, state in buona salute, eh?
Se vedete mio, l 'ho previnto.
Serra bene la bottega, mi raccomando.
Sì, sì.
E non far entrare nessuno.
A domani, moglie mia.
Viola, finalmente!
Bella!
Sono arrivati i polli? No, ma arriveranno.
Ma io dissi che te li portassero subito, e anche pagati!
Sì, sì, sono arrivata, stanno aggiungendo un po' fuoco. Fuoco? Anch
tutto fuoco!
Viola! Allora, vieni.
Sì, vengo, vengo.
Che fame!
Vieni.
Mangia.
C 'ho i denti vestiti.
Se nascevo verme ero già nudo.
Dove vai? Vieni qui.
Che sane.
Mangia tu che mangio anch 'io.
Hanno bustato la porta, chi sarà?
Sarà lo frate. Quale frate?
Mio fratello. Un fratello, bellissimo. Sì, sì, piglia questo, esci fuori dalla
finestra. Va bene. Lo mando via e torno a te, uccellino mio d 'oro. E'
uccellino.
Ma guarda cosa ti tocca fare.
Oh,
era ora che tu venissi ad aprire.
E tu troppo ambresso sei venuto, per l 'occhio mio.
Ho osservato l 'ordine che ti diedi. Io di ordine conosco solo quello... Beh,
lasciamo perdere. Vieni qua subito che ti do una razione doppia di indulgenza.
Vieni, vieni.
Brava. E mo vattene.
Ma come?
Non manco incominciato, vieni. Vieni, su, andiamo.
Vieni, vattene, vattene, mo vattene, amore mio Dio.
Oh, che bel fuoco, che bel fuocherello.
Aspetta che mi aggiungo un momento.
Oh, non tu vai, vieni qua, vieni qua sul letto, che facciamo benitenza.
Padre mio, ma che fai?
Per prima cosa intingo il dito nella pila, così questo servirà a scacciare il
demonio e a purificare l 'anima di dentro e la coscienza di fuori.
Non sapevo che si chiamava pure coscienza.
Ma purifica, purifica.
Sai purificare così bene che mi fai vedere tutti gli angeli del paradiso.
Padre, pure il campano mi fai sentire.
Ah, sì, sì.
Per essere il fratello, a me sembra un po' troppo affettuoso.
E chi vuole essere a quest 'ora?
Forse il mio fratello.
Oppure chi lo faccia è Mastro D 'Addeo. Io ho promesso a lui quello che tu
adesso ti stai pigliando. Ah, sì?
Aspetta qui che mi voglio prendere sull 'azzo e farti divertire.
Chi è che
bussa? Sono io davvero.
Abre la viola mia che fremo tutto.
Oh mamma mia, non posso aprire quest 'uscio.
Perché il rumore che si metterebbe a fare ne farebbe fuori uno scandalo
grandissimo. Ah, per me te prego, che tutto me sfruggo, per amor suo.
Sì, sì, aspetta un momento, già, aspetta.
Amima mia.
Intanto baciami attraverso questa fessura, che poi vedrò di aprirti l
eh?
Viola mia, questa sera sei come una rosa.
Aspettami, che vado a prendere il regalo da te e torno subito.
Sì, sì, torna presto, cuoricino mio.
Riprendiamo il discorso.
E me l 'ha baciato.
È ritornato.
Aspetta che vo giù e mi fa ribaciare il culo un 'altra volta.
Ah, malandrino, non ti basta quel che ti devi.
Aspetta e vedrai.
Ah, finalmente l 'uccelino d 'oro va a beccare.
Amore mio, se la porta a non sapere, affaccia dalla finestra, che te posso
almeno baciare un 'altra volta.
Ma certo, cuoricino, non essere impaziente.
Vengo subito alla finestra, ma mi arrampico e sono da te.
Vieni, cuoricino, sono qua tutta tua.
Ci mancherebbe, se ricomincia a piovere mi prendo una polmonite. E gli acqua,
assassino!
Ma che ne è che è stato?
Che ne è?
Passera o non passera, mi sono rotti i coglioni.
Ma che ne è successo? Mi sono rotti i coglioni.
Ma che è successo? Un terremoto! Niente, non è successo niente, non è terminato.
Quasi, quasi me ne torno a casa.
Ma sì, andrò a farmi consolare dalla mia cara moglie.
Eh, andiamo su, bello, andiamo. E mentre stavo per godermi la bella legnaiola,
non è arrivato quel carrettino d 'un frate che mi ha rotto le uova nel
E chi sarebbe mai sta bella legnaiola di cui mi stai ricontando?
Eh, ma Viola, no? E chi altro dovrebbe essere?
Bruto, Viola è una mignotta che non c 'è altro!
Cavolo, te stavo perfino a aiutare!
Speriamo che te possa rompere la gamba. Già, me la sono rotta.
Buonanaccia.
Su, stronzo del cielo, vieni qui.
Eddio, sono io, sono Viola. Amore mio, aiutami a liberarmi da un frate
che mi è capitato in casa e che tra l 'altro non è più buona niente. Vieni,
vieni.
Vieni qua, su, bello, che te li porta al convento. Dai, tira di su.
Ecco, che sarà mai.
dai fammi vedere se riesci a stampargli da solo su bello poveri che ce la
fai in fondo sono tutte storie vai bello vai vai
vai
Sei già arrivato. Hai fatto presto ad accompagnare il frate, eh? Ebbene sì, ha
preferito portarsi via le chiappe da solo.
Vieni, vieni. Ecco qua, bella bollacchiosa mia.
Spogliamoci. Aiutami, aiutami. Spogliamoci tutti.
E viva! Anche tu.
Vieni qua, metti il strigolo.
Eccoli qua, i polli del pollo.
Buoni, buoni.
Andiamo.
C 'è un po' di linguetta del gioco.
Vuoi vedere?
Che ora mettiamo... Oh, Libertà, un guerriere.
Andiamo, andiamo. Guardi la bianca.
Siamo arrivati, no?
Ecco.
La lascia sempre spalancata.
Eccola lì. Si è fatta tutto un sonno.
Buona, tranquilla.
Che moglie.
E' proprio una santa.
E ora sarà bene che ci fermiamo un po' per riposarci.
Rifocillatevi.
E
perché
no?
Rifocillatevi pure voi, eh?
E ora riprendiamo la marcia, signori.
E riprendiamo anche a raccontare storie come abbiamo già fatto.
Potrei cominciare io, signorotte?
Sarà un piacere, sorella. Non è vero, signori? Ma mi pare possibile stare a
sentire le ciance di una monaca. Ve la racconto io una storia. Io posso
aspettare. La pazienza è una virtù cristiana.
Allora, state a sentire.
Vicino alla nobile città di Marsico era un monastero nel quale l 'anno passato
non erano gli altro che dieci monache, tutte giovani e di gran bellezza ornate,
con una vecchia badezza de buona e santa vita.
Ora basta, bambine. Su, in camera.
Andate a prepararvi per la funzione.
Piano, bambine, piano, fate piano. Ma guarda lì che roba, siete ben
indisciplinate, vè. Oh, signor.
Suor Chiara di Letta, ma allora tenetevi pronta.
Per questa sera.
Suor Agnese, amatissima.
Non dubitate, questa sera sarò pronta.
E preparate anche la vostra... La vostra.
Non dubitate.
Questa sera sarà lavata, profumata e ben stirata. Ma presto allora.
Arrivederci e buon introito.
Figliole mie, dilettissime e amatissime, volontariamente avete silto la via
della castità e della preghiera.
Ma chi ve l 'ha fatto fare?
Il desiderio, naturalmente, il desiderio di dedicare la vostra vita alla
contemplazione e alla rinuncia. Ed è facile osservare come in questo santo
vi manchi ogni possibilità di cadere in peccato, essendo lontane dalle
tentazioni del mondo, quell 'orribile mondo pieno di sassure che si trova in
fondo a pochi passi, là fuori.
Ma allora come si possono evitare le tentazioni del demonio? Quali
direte voi? Quelle del pensiero, figlie di lette. Evitate dunque di pensare. Non
pensate, ma fate, che sarà molto meglio. Cioè fate atto di penitenza e di
contrizione, ecco. Va bene?
E adesso, ragazzone, cantiamo insieme, eh?
Figlio di una cagna, ti sembra questo il modo di interrompere il tuo racconto?
No, volevo solo bere un sorso d 'acqua. E allora dai.
Dai, dai e ridai, il fatto si riceppe in alto. Che vuol dire in alto, in cima al
campanile? No, volevo dire che la cosa arrivò alle orecchie del vescovo, il
quale in una bella mattina di maggio arrivò al convento.
Benedicite, madre.
Benedicite, monsignore.
Bene, bene, bene.
Cioè, male.
Mi si dicono cose sul conto di questo convento che preferisco non ripetere e
anzi per questa volta voglio dimenticare.
Ma, monsignore, cosa mai può essere accaduto che io non sappia?
Niente, mia buona madre, niente.
Come vi chiamate, figlio Ala?
Sor Chiara, monsignore, e sono vostra umilissima servitora.
Alzatevi.
Siete molto bella e giovane. Da quanto tempo siete in
convento? Da un anno.
Volete entrare al mio servizio? No, grazie, monsignore, ma preferisco
in convento.
Solo qui potrò sciogliere il mio voto. Posso conoscere quale voto avete fatto?
Quello dell 'astinenza, monsignore.
Penso se non lo faceva.
Andate, andate pure.
Vorrei parlare brevemente con questa diletta figlia.
E andate.
Su, ragazze. Il signore vi accompagni.
Grazie. Prego.
Monsignore.
Cosa ti dirà adesso, poverina?
E poi, che ci fai questo convento? Vieni alla penitenza, monsignor. Sì, sì, lo
so, ma... E come? Non verresti a fare penitenza?
Monsignore, è inutile che voi giriate le parole.
Il mio cuore mi dice che tra una penitenza vecchia e una penitenza
è meglio quella giovane.
Buongiorno, monsignore.
E che la provvidenza sia con voi.
Almeno lei.
Così, eh?
Rifiuta il suo vescovo per un frate qualsiasi.
Non sia mai che io possa più facilmente ottenere un vescovado che le grazie sue.
Ma io le farò vedere che vale più un vescovo di un frate zocolone.
Mi raccomando, non perdete d 'occhio quella porta e attenti bene.
Questa è la terza notte che passiamo qui e non mi va di essere uccellato.
Statevi tranquillo, monsignore.
Ma che cosa vuoi? Vabbè, io ho finito, tu cosa fai? Vieni. No.
Perché?
Stiamo inventando un nuovo gioco. Sì? E di che cosa si tratta? Dunque, te ti
metti in ginocchio sul letto, poi prendi la femmina e te la fai salire dietro.
A me a questo punto poi... Arriva questa faccia da cretino che mi fa perdere
tempo, ma vai in convento, va là, ci vediamo dopo. Sì, sì, sì.
ferma chi è?
chi è?
chi è? chi è?
chi è? chi è? chi è?
chi è?
chi è? chi è?
chi è?
chi è? chi è? chi è?
chi è? chi è?
chi è?
chi è?
Ma io non ne ho mica nessuna. Che colpa!
Con chi ti zazzeri, lurido frate? Parla!
Ma io sono venuto qui per accompagnare un mio fratello. E chi è costoso?
Fra Gaudenzio.
E con chi si zazze?
Parla, parla!
No, no, no.
Con suor Chiara?
Sì, io l 'ho lasciato proprio lì nella sua terra.
Bene, ora ho finito di godere.
Buttatelo via.
Benedicite, monsignor.
Andiamo, così li coglieremo sul fatto, sti schifosi.
Hanno aggiappato il frate mio e il monsignore sta venendo qua. Io non so
cosa fare.
Moranzati.
Madame la badessa.
Madama Labadessa, svegliatevi presto. Eh?
Sì, sì, un momento, vengo, vengo. Forza, forza, le San Procopio. Cosa sarà
successo?
Che succede, figliuola, a quest 'ora della notte?
Madre, un serpente, un serpente grosso così.
Un serpente? Sì. Ma che serpente?
E nel vostro pollaio si sta mangiando tutti i pulzini.
Oime, sono morta.
Oh, sassino, glielo faccio vedere io, glielo faccio vedere io, serpente.
Oh, monsignore, io sono trasecolata. A quest 'ora lei è qui, a quest 'ora di
notte. Come mai?
Oh, santa poca benedetta, pensare che c 'è giù il serpente nel polaio.
Mi dica, la scongiuro, parli. Cosa devo fare?
La vostra sorella e figlia prediletta, Sor Chiara, sta giocindosi in questo
momento con un tal Fragaudenzio, ambedue immersi nel peccato sotto questo
venerabile tetto. Cosa sento nelle mie caste orecchie? Prima il serpente, poi
Fragaudenzio. Oh, io non ci capisco più niente. Su, su, su, su. Non induziamo
più oltre, reverenda madre.
E cogliamo sul fatto illusoriosi. Dov 'è la cella di questa torbida Chiara?
Qua. Oh, Santa Poca, San Caldino. Guardiamo cosa mi deve succedere.
Oh, Santa Chiara.
Ecco.
Aprite questa porta maledetta.
Vengo.
Cos 'è questo frastuono?
Revalda, noi siamo qui per punirti come sacrilega e tu ancora a rimatteggiarti.
Come se non sapessi che fra Gaudenzio si è giazzuto questa notte se con te e che
ancora ora in camera tua si trova.
Ingrata figlia, approfittare così della mia bontà e ingannare in tal modo anche
il povero signor Vescovo che si è dovuto alzare perfino nel cuore della noce.
Mostratelo, che è meglio.
Io spero solo che il glorioso Tommaso, al servizio del quale noi siamo,
chiaramente dimostrerà la mia inotenza e l 'altrui peccato.
E adesso entrate e soddisfatevi.
Guarda cosa mi dovrebbe capitare.
Non è mica possibile.
Che cosa devo fare adesso?
Non c 'è.
Come non c 'è? Com 'è possibile? Dov 'è?
Cercate, cercate.
Cercate, cercate pure in tutte le celle delle altre sorelle. E cominciate pure
dalla mia.
Lo devo al coso, reverenda madre, che vogliate essere tratto ad esempio.
Voi due cercate pur prima nella cella della badessa, sì.
Monsignore, ci amo.
Domani stesso avviserò i miei parenti che immediatamente mi tragano da questo
pubblico bordello dove i frati sono nel letto di chi deve dare il buon esempio o
che vi prenda il malanno.
In quanto a voi, monsignore, io volevo dire che chi ad uccellarsi apparecchiato
si prende lo scorno ed è uccellato.
Andiamo avanti, a chi toccò?
Ve ne posso dire una io piuttosto piacevole, che accadde a un mio fratello
predicatore. Purché non sia noiosa.
No, non credo proprio.
State a sentire.
In Catania, nobile e ricca città della Sicilia, vi fu un dottore in medicina,
Mastro Rogero Campisciano nominato.
Costui, quantunque de anni pusse pieno, prese per moglie una leggiadra femmina
chiamata Agata.
Femmina, che veniste a fare a quest 'ora in negozio? Non vedi che c 'è un uomo
nudo? Chiudete gli occhi e non guardare! E tu, maledetto guaddone, vai via di
qui, vai via, vattene, vattene via!
se ne via, vai a caricare le tue ossa altrove, e anche voi, via tutti di qui,
via tutti di qui, via, via, via, via, via.
E tu svergognata, sempre in casa devi stare, con nessuno devi parlare, né
parenti, amici e nemmeno servitori, con nessuno, hai capito?
Ah sì?
E allora spacco tutto.
Parliamo dunque del fetido peccato di lussuria che fra la gente sposata si
chiama adulterio.
Sangreffone dice che all 'inferno gli adulteri stanno in una fossa a dente di
fuoco e di zolfo. Nel fuoco per la loro libidine, nello zolfo per il fetore
della loro sozzura.
Quanto mi piacerebbe farmi da lui confessare.
E ricordatevi le parole di Sangreffone.
Chiunque guardi una donna per appepirla ha già commesso adulterio con lei nel
suo cuore.
E ora andate, figlioli.
Andate in pace.
La predica è finita.
Io mi confesso. Se lo sapesse vostro marito. Ma non lo sa. E poi io
mi voglio. E mi pare che non ci sia proprio niente di male.
Buongiorno, padre.
Che il Signore sia con te, figliola. In che cosa posso esserti utile? Vorrei
confessarmi, padre.
Non mi pare questa né l 'ora né il luogo, figliola. Ma mi scappa, padre.
Se è così, vieni meglio in dispatti affinché io possa confessarti. Sì.
Tu aspetta il mio ritorno.
Vado e vengo.
Allora.
Che c 'è che urge nell 'animo tuo? Dimmi.
Faccio spesso dei cattivi pensieri, pace.
Che pensieri, figlione?
Penso a braccia nerborute che mi stringono, a petti vellosi che si
mio e poi sento un prurito.
Dove? In tutto il corpo, pace.
È peccato questo.
Direi di no, ma tuo marito non ti gratta? Eh?
Cioè volevo dire, tuo marito non ha cura della tua persona?
Mio marito è molto illacco gli anni.
E per di più geloso è. Figliola mia, non c 'è da farsi meraviglia che tuo marito
sia di te si fottemente geloso. Pensai allora che dovendo il mio marito andare
domani a svolgere un certo affare, fingerò di farmi assalire da una specie
malore. Subito quindi vi manderò la mia fidata fante con il pretesto che voi
veniate a portarmi una qualche reliquia di sangrifone. Che tu sia benedetta per
la tua scogedazione.
La ringrazio. Allora a domani, padre.
A domani, figliola.
Quanto male la pancia mi fa, marito mio.
A chi lo dici?
Ma se stai qua da mezz 'ora e niente feci.
Quanto è dura l 'esistenza. È dura.
È dura, sì.
È dura.
Ahimè.
Ahimè.
Ora va meglio.
Puzza, buon segno.
Sarà il vostro solito malore. Non mancherò prima di uscire di prepararvi
infuso d 'erbe che allieverà la vostra sofferenza.
Sangre e folle. Perché non fate in modo di mandare a cercare le sessante
reliquie? Che pare miracole facciano.
Bene dici, ma io devo partire per un negozio importantissimo.
Se a voi piacesse, andrei io per la mia pagioncina. Questo è ben detto, vai.
Vai pure, così io risparmierò l 'infuso e posso partire subito. Io intanto per
le reliquie vado.
Moglie mia, abbiate cura della vostra persona.
Vossi e benedica, pace.
Pace mio, siate benvenuto e pregate sangrifone per me.
Che il Signore ce ne renda degni.
Ma se la grazia sua volete ricevere attraverso le sue reliquie, vi conviene
ricorrere ad un atto di congezione. A ciò che sanata l 'anima, facilmente il
coppo si possa guarire. Non chiedo di meglio, pace.
Uscite, vi prego.
No, voi restate, me serverete per le giacolatorie,
eccetera, eccetera.
Rogetta, Argentina, approfondiamolo sempre.
Come sta la poverina?
C 'è di là il frate predicatore che la sta confessando.
Ero preoccupato, è per questo tornai.
Speriamo che Sangreffone faccia la grazia.
Sangreffone, Sangreffone ha fatto la grazia, ringraziamo Sangreffone.
Muglie mia!
Barido mio, io ero morta. Il buon padre predicatore con le reliquie di
Sangreffone mi ha guarita.
Ho fatto umilmente quello che anche Sangreffone avrebbe fatto.
Padre, chiedetemi, non ho parole. Non importa, non importa.
Dimmi, gufu, eh?
Gufu, eh? Mi sento bene.
Le motande.
Cosa? Le motande al capo del letto, Dementekai.
Fratello mio, si vede che sei poco avvezzo alle tensioni d 'amore.
Brava, brava, contento sono.
Proprio contento sono.
E che ci fanno sul letto queste mutande?
Quello che ho detto prima, marito mio.
Infatti, sono proprio le miracolose mutande di San Griffone che il buon
predicatore mi ha lasciato insino al vespro per mia maggiore consolazione.
Ma ormai sto bene e non ne ho più bisogno.
Vai, vai mia buona fante e di al frate.
di venire a ritirare la reliquia che non mi serve più.
E la fante raccontò al frate che il rogero aveva trovato le sue braccia.
Egli si grattò la pera e promise che avrebbe posto rimedio alla malefatta.
Questa è dunque la tua pratezza?
Non ti vergogni?
Non hai dunque il rispetto per l 'abito che porti?
Almeno potevi evitare di cavartele. E una volta che le avevi cavate, te le
potevi nascondere in seno o in una manica.
E poi ci lamentiamo che il popolo non ha più fiducia nei predicatori e nella
loro parola.
Comberrebbe quasi che ti facesse incarcerare.
Ma per questa volta sarà meglio cercare di aggiustare il fatto e salvare la
faccia.
Fratelli, fratelli, fratelli miei, in casa di Maestro
Roggero, dottore in medicina, che tutti voi ben conoscete, per virtù della
mutante che fu rongiata e santissimo greffone, un miracolo evidentissimo è
oggi dimostrato.
Conviene dunque regarsi in casa di detto maestro e riportare dentro il monastero
quella preziosa religia.
Maestro nostro carissimo, le nostre ordinanze vogliono che occultamente
portare le reliquie dei nostri santi in casa di coloro che le domandano. che se
l 'infermo per qualche suo difetto non ricevesse grazia per non diminuire la
fama dei miracoli nascosto le possiamo indietro ritornare ma dove il cielo
mediante tali reliquie un evidente miracolo ci moscia noi dobbiamo con
cerimonia e solennità riportarle indietro manifestando a tutti detto
miracolo siate benvenuti Io non ho parole per dirvi come sono
felice che un tal miracolo si sia verificato nella mia casa.
Che bravo il nostro fratozzo.
E ora, sorella, se volete, potete dar la stura al vostro edificante racconto,
perché tale credo che sia.
Poiché il nostro viaggio è quasi al termine, conviene che ritroviamo un sano
equilibrio.
Non fare come il padrone, che padrone non sei.
Lascia in pace, Castagliano.
Hai sentito che lancio? Devo lasciarsi in pace.
Non dite semenza, adesso anche i galli si mettono a parlare.
Questa sì che è buona, ma per chi ci ha preso?
Ma quello non era un gallo come tutti gli altri. E poi, che ne sapete voi?
A quei tempi le bestie sapevano parlare, e come?
Magari oggi gli uomini parlassero e ragionassero come allora ragionavano le
bestie. Ah, come sono triste.
Perché vi lamentate in si batta maniera, mio signore? Perché, perché stanotte ho
fatto un brutto sogno.
state lì a prendervela per un sogno. Ho visto una specie di grosso cane che mi
saltava addosso, è terribile, non lo so, ma mi è entrata dentro una malinconia.
Ma che gallo senza coraggio.
In questo modo voi perderete tutto il mio amore, poiché io non posso amare un
codardo, bensì un gallo coraggioso e saggio.
Forse avete mangiato troppo ieri sera.
Su, prendete qualche lassativo e tutto vi passerà.
Allegro marito mio, beccate in pace, che i sogni sono illusioni. State
tranquilli.
Ma sì, forse avete ragione voi, mi lascio impressionare troppo a volte.
per te, Lota.
Sentite gli uccelli come cantano. Vuoi cantare anch 'io?
Ti ne dici, padrone piccolo?
Dico che Dio conosce le cose ancora prima che si compiano. Comunque fa come
pare. Tanto sei soltanto un gallo e che, disgraziatamente, fa sentire una
gallina.
E perché mai? Che vorrebbe significare?
Perché aveva dato ascolto a sua moglie, proprio il giorno in cui aveva fatto un
brutto sogno.
Infatti è assodato che sovente i consigli delle donne sono fatali. E voi,
Chosa, cosa ne pensate?
Non dispiacetevi troppo se con la mia storia ho biasimato i consigli delle
donne. Lasciate perdere, l 'ho fatto per scherzo. Io non penso male di nessuna
donna e quelli sono pensieri di una gallina, non miei.
Viva, gentile essere.
Vorreste forse scappare, eh?
Ma veramente io... Su via, io sono vostro amico e non intendo arrecarvi
danno. E non sono un demonio, né tampoco voglio essere scortese.
Sono qui soltanto per sentirvi cantare. Voi che cantate così bene che sembrate
un cherubino.
Io conoscevo vostro padre, sì.
Che Dio l 'abbia in gloria come cantava bene.
Mi ricordo che al mattino ce la metteva tutta e faceva un tale sforzo per dare
più forza alla sua voce da chiudere tutte e due gli occhi.
E tenendo il collo lungo e dritto e alzandosi sulle zampe lanciava un
picchirichì da far piangere le pietre dall 'invidia.
No, no, no, nessuno era più bravo di lui.
E voi, e voi sapreste fare altrettanto?
Ma gli direi, e con tutta franchezza, il gallo è mio. E quando voglio, me lo
mangio alla faccia vostra.
Certo che lo farò.
Ahimè, povera me.
Canta chiaro, hai ragione. Ti ho fatto un gran torto a portarti via così, senza
preavviso. Ma se scendi giù, ti dirò cosa avevo in mente di fare.
Accidenti a tutte e due.
Naturalmente più accidenti a me che a te. Mai più io canterò d 'occhi chiusi.
Chi chiude gli occhi quando dovrebbe tenerli aperti non può aspettarsi che
E no, eh?
No, no. No, no, no. Dio mandi un accidente a chi invece di star zitto
bocca.
Non
era
male questa storia.
Ora, chi tu?
Se nessuno si fa avanti, potrei raccontarvene una io di storia, eh?
Vi racconterò della dabbenaggine di un certo Messer Raffaello e di sua moglie,
che certo babbiona non era.
Sai tu, Antona, domani voglio recarmi fino a Siena, a riscotere quei denari
abbia a imprestare a Donato del Corno.
Mi dispiace un poco che partiate, ma so anche che tornerete presto.
E anche che mi porterete forse un regaluccio.
È vero che lo porterete, un piccolo regalo?
È vero che non vorrete dispiacere la vostra cara mogliettina?
Vedremo, moglie, vedremo.
Ci penserò.
Ma ditemi almeno quando ritornerete.
Perché lo vuoi sapere?
Perché non posso stare troppo tempo senza di voi.
Moglie mia cara, il tempo d 'andare è ritornare.
Tre giorni?
Su, marito mio, sbrigatevi, se no vi farete tardi. Tardi? Non potevo dormire
ancora un pochino?
No.
E sbrigatevi. Perché?
Perché prima partite e prima tornerete.
Ah già, è vero.
Devo partire. Devo partire.
A presto.
Addio, bella.
Accidenti. Mi son dimenticato la scritta de denaricio da riscopere.
Bispero.
Sarà meglio che torni a prenderlo.
Beh... Antonia, sono io, Raffaello, apri!
Apri!
Si può sapere che tu fai!
Vuoi aprire sì o no?
Apri e buttati sulla porta!
Antonia, sono io!
Chi è che bussa così alla tua porta?
E' quel maledetto del mio marito, che si possa rompere il collo. E ora, e che
foglio?
Aspetta.
Mamma mia.
A proprio ora. Mamma mia santa.
In dove vado? In dove mi nascondo? E che foglio, e che foglio?
Ecco, ecco, vieni.
Mettiti qui sotto.
Un fa rumore, sta volendo. Un centro.
Vai, vai.
E sta fermo, mi raccomando. Oh, mi fa la storia girare.
Si ventano qui.
E che vi prende, marito mio, di tornare così presto?
Ma se sono tre ore che sono qui a picchiare all 'uscio. E mi sono fatto
corno.
E io non potevo sentirvi perché stavo dormendo.
Ma non mi avete detto ancora perché siete ritornati indietro.
Entra dentro, ti spiegherò tutto.
Antona, guarda se io non sono un castronaccio. Me ne andavo a Siena senza
carta dei denari.
Già che ci sono. Sai che fa? Voglio scrivere sul libro che tengo qui sotto
tavolo anche certi denari che ho dato ieri a Messerlapo.
Ecco la carta dei denari e ora andate. Il conto di Messer Lapo lo scriverete
quando tornate.
Ah, no, no, carina, ti piacerebbe. E poi me ne dimentico, no, no,
no.
Fammi intanto vedere questa carta.
Vediamo un pochino.
Ora, vediamo il libro dei conti. E che c 'è? Se un tenete abada il vostro
cavallaccio, invece di andardene in terra di Siena, ve ne potete anche
all 'osteria. L 'avete lasciato sciolto.
Vergine Santissima, un cavallo che mi costa un occhio della testa. Io,
È andata bene per un pelo.
Ho avuto una paura. Anch 'io.
Beh, ma ormai si è fatta l 'ora di desinare.
Conviene quasi che io mi fermi per mangiare. Partirò dopo.
Ma sì, vi preparerò subito un buon pranzetto leggero affinché voi possiate
partire subito e riprendere il vostro viaggio.
Che brava moglie!
Il pranzo è pronto.
Ma come? Hai fatto così presto? Perché sono una buona moglie.
Cara, cara.
Che tesoro.
Ho una fame.
E che mi hai preparato di buono, mogliettina mia?
Una frittata.
Tutto qui?
altrimenti vi sentirete troppo pesante e ritarderete ancora una volta la vostra
partenza, maritino mio.
Boh.
O chi sarà a quest 'ora?
Aspettavi qualcuno? Io no.
Vado a vedere.
È Giustina.
Oh, cara sorella. Che non avendo niente di meglio da fare, gli è venuta a
desinare con noi.
Benome, benome, vero? Come no?
Oggi fa un gran caldo e vorrei prima rinfrescarmi un poco.
Su via, lasciatemi, che io griderò e chiamerò il mio fratello. Non aver
anima mia, che io sono come un angelo, poiché angelo mi chiamo.
E fa questo soltanto per il tuo bene.
Ora mi sento bene.
E io invece mi sento male, pensando che devo rimettermi in viaggio.
Bene.
Tenetevi compagnia magari fino in mi ritorno, eh?
Addio, tesoro.
Addio, sorella.
Che caldo. Già.
Ti fermi?
Perché no?
Antona? Sì?
Antona, io so tutto.
E allora?
E allora non te lo puoi tenere solo per te quel tesoro, altrimenti addigo tutto
al tuo marito.
Comandami pure, cognata cara, che io farò volentieri a mezzo del tesoro.
A proposito, quanto sarà fuori? Tre giorni.
Allora mi parrebbe che noi ci si dovesse godere insieme quel bel giovine, almeno
per tre giorni.
Cognata cara, ma quel che è mio è tuo e non c 'è bisogno di far tante parole.
Vieni, vieni.
Mi pare il vero. E chi lo dice?
Angelo?
Vieni fuori.
Mmm.
Grazie.
Dai che ce la fai.
E dopo tre giorni e tre notti...
Grazie.
Non mi dirai che è stato lui.
Ma sei scemo, è con un cervello piccolo così.
Forza per Cantermo!
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