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Original subtitles

Elisabetta I d'Inghilterra, Caterina di Russia,

Maria de' Medici, Cleopatra, la Regina Vittoria, ovviamente,

Isabella di Castiglia, Maria Teresa d'Austria.

Ecco, se… Parli con me, bellezza?

Sto più avanti.

Allora, se queste donne sono state in grado di governare un Paese

con fierezza e lungimiranza,

potrà mai essere così assurda la mia richiesta?

Vorrei essere iscritta alle liste elettorali del mio comune.

Mi chiamo Poët Lidia.

Sono nata a Traverse di Perrero il 26 agosto 1855

e risiedo a Torino, a casa di mio fratello, Poët Enrico.

Ma è uno scherzo?

No.

Signorina.

Lei è una donna.

Corretto.

Ed è anche stata radiata dall'Albo degli avvocati.

Corretto. Statuto del Regno d'Italia, articolo 24:

"Tutti godono dei diritti civili e politici, salve…"

"Salve le eccezioni determinate dalle leggi."

Giusto. E mi dica…

Quale legge vieta alle donne di esercitare il diritto di voto?

Io non ne ho trovate.

Glielo dico come un padre. Se ne torni a casa.

Effettivamente è una cosa che avrebbe potuto dire anche mio padre.

Le servono altri documenti per finalizzare l'iscrizione,

o siamo a posto così?

Per l'ultima volta,

si allontani dallo sportello, signorina.

Se non me ne vado, che fa?

Putain.

Avrà rubato delle galline. Le mostro il mio gallo.

Ti starebbe bene.

Com'è morbido.

Non mi devi toccare! Non mi devi toccare. Non…

Sei una di classe, tu.

Avvocata!

Se fai il bravo, ti dico dove comprarlo.

Fate silenzio, voi!

Posso andare a casa ora? No, perché si stanno affezionando.

Il procuratore l'ha fatta chiamare.

Venga.

Aspetti qui.

Chi l'avrebbe detto che ci saremmo rivisti così?

Lidia, se è uno scherzo, non…

La voglia di scherzare con te mi è passata da un pezzo, sai?

E del perché siamo sotto casa di Attila, hai idea?

Pierluigi Fourneau, procuratore del Regno.

Vorrei chiedervi di seguirmi, per favore, ma, mi scuso in anticipo,

non sarà uno spettacolo piacevole.

Prego.

Vorrei sapere…

se conoscevate quest'uomo.

Inizialmente si era pensato a un suicidio,

ma dopo una breve ricognizione sul luogo,

il procuratore Fourneau ha ritenuto opportuno

aprire un'indagine per omicidio.

Nel panciotto del sig. Brusaferro abbiamo rinvenuto questi.

Sono indirizzati a voi due.

"Lidia, devo parlarti con urgenza di persona.

Tu stessa sei divenuta per lui un grande enigma."

"Jacopo, devo parlarti con urgenza.

Tu stesso sei divenuto per lei un grande enigma."

Ha scritto lo stesso anche a me.

A che potrebbe riferirsi?

Non so. Da quando ho lasciato la Gazzetta Piemontese,

io e Attila ci vedevamo di rado, non…

Sì, a me aveva affidato una rubrica domenicale,

quindi lo frequentavo, ma…

Il biglietto non me lo spiego.

Col fratello avete parlato? Vivevano assieme.

Sì, stiamo cercando.

Nel frattempo, però, io vorrei sapere, dottoressa,

in che rapporto siete lei e il dottor Barberis.

Non abbiamo nessun rapporto.

La signorina è cognata di mia sorella, ma non ci vediamo da tempo.

Torniamo al caso? Siamo già sul caso.

Per questo io adesso vi ripeto la domanda. In che rapporto siete?

È una questione privata

di cui non vedo la rilevanza, sinceramente.

Beh, la rilevanza c'è.

Se il sig. Brusaferro è morto

con in tasca un biglietto per ciascuno di voi.

Quindi i messaggi sarebbero per risolvere la vostra questione privata?

Attila ci conosceva abbastanza da sapere

che una riconciliazione sarebbe stata impossibile.

Assolutamente impossibile.

Assolutamente. E quindi, signorina?

Su quale ipotesi scommetterebbe?

Mi sta offrendo un lavoro, signor giudice?

L'avverto che la Cassazione non vedrebbe la cosa di buon occhio.

Me ne offri un po'?

Grazie.

Senti, tregua.

Andiamo alla Gazzetta, parliamo con i miei ex colleghi.

Dobbiamo scoprire su cosa stava indagando Attila.

E dobbiamo farlo per lui.

Lidia, ascolta.

Ho fatto i miei errori.

E sicuramente vendere la villa non…

Sì, non è stata una grande idea.

Hai ragione, anch'io…

Voglio scoprire che cos'è successo ad Attila.

Bene.

Ma non voglio farlo con te.

E non è perché hai venduto la villa e lo sai benissimo.

Vieni. Dai.

Signora, io le voglio bene,

ma noi qui lavoriamo da due settimane e non si è visto nemmeno l'anticipo.

Dev'esserci un malinteso, mio marito è sempre molto preciso.

Come anticipo dovrebbe bastare.

Non tocchi quel denaro. Enrico, dai.

Sono soldi di Jacopo?

Non tollero che accetti soldi da quello.

Quello è mio fratello.

Hai mai sentito parlare di Caino e Abele?

Eteocle e Polinice?

Teresa, io ho una dignità.

Mi spiace che non apprezzi gli sforzi che sto facendo.

Enrico?

Enrico.

Perché litigate? Non stiamo litigando.

La signora voleva pagarci,

ma l'avvocato non vuole perché ha una dignità.

Grazie per la preziosa sintesi, sig. Tonino.

Ora, se per cortesia potete andare, che è già tardi. Domani saldiamo.

Grazie.

Lidia.

È morto Attila Brusaferro.

È stato ucciso.

Assassinato un giornalista!

Ecco tutti i particolari sulla Gazzetta Piemontese!

Grazie. Grazie, signore. Buona giornata.

Gazzetta Piemontese! Assassinato un giornalista!

Ecco tutti i particolari sulla Gazzetta!

Assassinato un giornalista!

Ecco tutti i particolari sulla Gazzetta Piemontese!

Come ti senti?

Così così.

Questa è appena arrivata.

"Lidia cara,

ho saputo della tua azione di protesta all'ufficio elettorale. Brava!

Oggi saremo tutte in Piazza Castello. Ti aspetto lì, se vorrai.

Anna."

Ascolta. Stanotte hanno arrestato il fratello di Attila Brusaferro.

Per l'omicidio?

No. Non… Non può essere stato lui.

Lo conosci? Cesare? Sì.

È un bravo ragazzo.

So che erano fratellastri.

La mamma di Attila è morta tanto tempo fa. Il padre si era risposato.

Andiamo da lui? Sì. Dobbiamo capire.

Se è innocente, dobbiamo aiutarlo.

Però…

Prima, devo dirti una cosa.

Attila aveva in tasca due biglietti, con un testo strano, una specie di rebus.

E? E uno era per me,

l'altro per Jacopo.

Lidia.

Se ciò significa avere a che fare con quel satanasso…

Ecco, appunto, non è detto.

"Non è detto" è poco. Mi devi assicurare che non accadrà.

Non lo faremo accadere.

Per i falegnami che mi stanno dissanguando.

Per il rumore delle carrozze che entra dalle finestre e fa tremare la casa.

Per la cantina umida.

Per tutto quello che ci ha fatto passare quel minus habens,

se vuoi ancora lavorare con me,

devi giurarmi che non avremo nulla a che fare con lui.

Va bene.

Promesso.

Non è così umida, la cantina.

Non ho ucciso io Attila.

Ve lo giuro.

Quel livido, come te lo sei fatto? È stato tuo fratello?

I vicini parlano di liti continue.

Perché, lei non litiga mai con sua sorella?

Sì. Di certo non gridiamo furiosamente nel cuore della notte.

E nemmeno ci prendiamo a pugni. Enrico.

Questi litigi tra te e Attila sono il principale argomento della Procura.

Quindi, per noi è fondamentale ridimensionarli.

C'è un mio collega all'università.

Non è che sia proprio un mio amico. Si chiama Cosimo Balbiani.

È il figlio dell'armatore, Balbiani. Vieni al punto.

Attila non voleva che lo frequentassi.

Diceva che lui e i suoi amici sono gentaglia, che non dovevo mischiarmi.

Era convinto che ce l'avessero con gli ebrei.

Attila era ebreo da parte di madre. Guarda, lo so.

Era fissato. Vedeva antisemiti dappertutto.

Io gli ho detto che me ne fregavo di quello che pensava.

E poi lui mi ha dato un pugno. Mi ha buttato fuori di casa.

E quindi Attila e questo Balbiani si conoscevano?

Non lo so. È importante? Può darsi.

Va bene, Cesare, parleremo col procuratore.

Cercheremo di contestare la richiesta di custodia in carcere.

E un'ultima cosa.

Tu sai perché Attila voleva parlare con me e Jacopo?

Una questione privata, una preoccupazione…

L'unica preoccupazione di mio fratello era rompermi le balle.

Sì, i fratelli maggiori lo fanno.

Guardia! Abbiamo finito.

È stata una lettera anonima a confermare i nostri sospetti su Cesare.

Naturalmente io non do mai credito a certe testimonianze,

però qui tutto sembra dargli ragione. Prego.

Allora…

la serratura non è stata forzata.

Dunque l'assassino doveva avere le chiavi.

È entrato in casa che non c'era nessuno. Però fuori già pioveva.

Quindi ha lasciato impronte praticamente a ogni passo. Vedete?

Da qui, poi, si è diretto verso lo studio.

E ha iniziato a cercare tra i libri.

Li ha presi, li ha aperti, li ha gettati per terra.

Evidentemente sapeva che Attila nascondeva il denaro qui.

Ma non lo ha rubato. Infatti.

Perché fuggire è diventata la sua priorità.

Attila ha sorpreso il fratello con i soldi in mano,

e da lì è nata una colluttazione.

Lo ha colpito con un pugno. Il fratello ha reagito e lo ha spinto.

Prima contro questa credenza. Poi contro il tavolo.

E infine contro la finestra, che non ha retto il peso.

E Attila è caduto giù, purtroppo.

Procuratore, viene un attimo? Scusate.

Quindi…

non ci sarebbe premeditazione, giusto?

E la custodia in carcere non le sembra un po' eccessiva?

Beh, lo abbiamo trovato in una pensione in periferia con un ematoma sul volto.

Francamente, la custodia in carcere mi sembra un atto dovuto.

Si sente bene? Sì.

Soltanto un giramento.

Questi sono ancora umidi.

Non credo che Attila usasse due ombrelli allo stesso tempo.

Forse apparteneva a Cesare.

Comunque, ho già dato ordine di rilevare le impronte digitali.

Si tratta di un metodo piuttosto nuovo.

Conosco.

Ne ha scritto il dottor Faulds sulla rivista Nature.

Riprendendo il lavoro di Sir William Herschel.

Esatto.

Comunque, ancora meglio. Non vi servono ulteriori spiegazioni.

V'informerò quando avrò i risultati. Con permesso.

Ehm… Aspetti. Un'ultima cosa.

Nella sua ricostruzione

manca il motivo per cui Attila avrebbe scritto quei biglietti

per me e il dottor Barberis.

Forse voleva parlarvi dei suoi alterchi con Cesare.

O, non so, farvi riconciliare.

Comunque, capiremo anche questo.

Grazie.

Silenzio! Piano! Signore! Voto alle donne!

Secondo questi cosiddetti democratici, l'opposizione dovrebbe tacere.

Mentre il presidente Depretis… Juvara, vergogna!

…permette a due milioni di persone di votare!

Anna!

Una massa, signori, facilmente manipolabile.

Anna! Ciao. Lidia, non ci speravo più.

Ciao. E quindi è tuo marito che ti manda a contestare Juvara?

Shh! Filippo non deve sapere che sono qua.

Non è appropriato per la moglie di un senatore.

Aspetta che ti do dei volantini. Tieni. No, Anna. Perdonami.

Vorrei evitare il secondo arresto della settimana.

Sono venuta a lasciarti la proposta di legge che voglio portare avanti.

Signore! Silenzio! Se puoi farla avere al senatore.

"Proposta di legge contro la discriminazione

tra uomini e donne in ambito lavorativo e sociale."

Lidia, è molto difficile.

Gliela darò, ma non ti prometto che la leggerà.

Magari puoi leggerla tu e fargli un sunto, non so.

Va bene, ci provo. Grazie.

Siamo ancora in tempo per fermare il declino.

Prima che il diritto di voto sia esteso anche ai nullatenenti.

Agli analfabeti.

E persino alle donne!

Buffone! Buu!

Voto alle donne! Voto alle donne!

Signori, ringraziamo le forze dell'ordine,

che nella difficoltà garantiscono la nostra sicurezza.

Non rispondiamo! Non rispondiamo alle provocazioni!

Se non vuoi farti arrestare ancora, vattene adesso.

Sì, grazie.

Se ti serve un avvocato, scrivimi.

E tutti insieme riusciremo a riportare questa nostra povera Italia

ai fasti perduti.

Io non ho capito bene cosa vorresti con questa… legge.

Fondamentalmente che le donne e gli uomini avessero gli stessi diritti.

Lo trovi divertente?

La zia ha rinunciato all'America per tutto questo.

Parità di diritti significa anche parità di doveri, no?

Dipende.

Visto che gli uomini sono obbligati alla leva militare,

bisogna obbligare anche le donne?

Chi ha detto che l'obbligo militare è giusto?

Mm!

Allora sei una vera rivoluzionaria.

Scusate, per come la vedo io,

cancellare le differenze tra uomini e donne

significa cancellare quei pochi privilegi che abbiamo.

Allora ti faccio un esempio, Teresa.

Se tu volessi vendere una cosa di tua proprietà,

dovresti chiedere l'autorizzazione a tuo marito.

Ti sembra un privilegio questo?

Enrico, lo sapevi che Lidia vuole riscrivere lo Statuto Albertino?

Le passerà. Vatti a preparare. Ci sono novità, dobbiamo andare.

Stavo bevendo il tè.

Avvocato, c'è una visita per la sig. na Marianna.

Il duca Paolo Marchisio. Savoldi.

Si… Sibol… Sidol… Di Belgioioso.

Scusate, ma…

Ehm… non posso farmi vedere vestita così.

Intrattenetelo. Non ne sapevo nulla.

La casa non sarebbe in questo stato altrimenti.

Non vivremmo qui se tuo fratello non fosse un criminale.

Enrico.

Buongiorno. Signor duca.

Salve, avvocato. Buongiorno.

Piacere. Paolo Marchisio.

Marchisio… Quel Marchisio?

Sì. Mio padre è il duca Alfonso Marchisio,

e mia madre la duchessa Maria Vittoria di Cortemiglia.

Ma chiamatemi Paolo, vi prego.

Paolo. Paolo.

Sono venuto per invitarvi al ballo della prossima settimana

in onore di Margherita.

Margherita…

Di Savoia, la Regina.

Eh, certo.

Sì, lei e mia madre sono cugine di secondo grado.

Zia Margherita.

Queste splendide rose sono per Marianna? Sono per lei, signora.

Un piccolo omaggio per la vostra nuova…

splendida dimora.

Albertina, mettile in un vaso.

E avverti Marianna. Sì.

Enrico, che cazzo facciamo? Io sono vestita. Tu?

Lidia, noi abbiamo un illustre ospite. Salve.

Salve. Salve.

Io e mio fratello dobbiamo uscire, ma ci occuperemo presto del suo caso.

Spero niente di tragico. Cosa dici?

Il signorino, Lidia, è il duca Marchisio Savoldi Sidoli.

Paolo. Paolo.

Paolo. Paolo.

Il futuro sposo di Marianna, se il sig. Poët acconsentirà.

Non sapevo fossimo già a questo punto. Non mi dici niente?

In effetti si è fatto tardi e…

Vi lascio proseguire. Con permesso.

Paolo.

Paolo. Sì.

Tu sai come comportarti con Marianna? Certo.

Mi raccomando. Sì.

Ciao. Arrivederci.

Vai, spara.

Sento che siamo molto vicini. Dopo solo mezza giornata, sei ottimista.

Ho chiesto un po' in giro.

La settimana scorsa, Brusaferro si è presentato da Balbiani.

Mm. Gli ha dato del debosciato.

E gli ha detto di stare alla larga da suo fratello.

In risposta, Balbiani lo ha chiamato "ebreo".

Un po' poco come movente per un omicidio, non credi?

Aspetta, sig. na Perfettini.

Sono stato in tribunale

e ho cercato tra i condannati per reati contro persone di religione ebraica.

Mm? E Balbiani era fra quelli?

No, ma siccome sono un genio… Umile!

…ho controllato anche tra gli indagati.

Su di lui pende l'accusa di vandalismo ai danni di una pasticceria kosher.

Un giovane antisemita avvezzo alla violenza

viene umiliato in casa sua da un ebreo.

Impazzisce, va a devastargli casa.

E quando viene colto sul fatto, la situazione gli sfugge di mano.

Sai che non è male come ipotesi?

Ho applicato il tuo metodo.

Quando mi viene un'idea assurda, invece di scartarla, la seguo. Facile, no?

Ora dobbiamo solo dimostrare che non è un'ipotesi.

Beh, a questo ci pensi tu. Ti sto portando proprio da Balbiani.

Hai il suo indirizzo di casa?

Beh, non direi proprio "casa".

Ho parlato qualche volta con Cesare.

Ma non vado molto spesso all'università.

Sapete, non amo la terraferma. Preferisco la barca.

Però sappiamo che vi frequentavate.

No, ma non siamo amici.

Volete qualcosa? No, grazie.

Ehm, no, no. Ho già il mal di fiume.

E del fratello di Cesare si ricorda?

Giornalista della Gazzetta…

Ebreo.

Perché? Dovrei conoscerlo?

Sappiamo di una scena un po' sgradevole accaduta qualche giorno fa.

Un litigio…

…proprio su questa barca.

Dovevo essere ubriaco.

Sta male, signorina?

Devo scendere un attimo perché soffro un po' la barca.

Enrico…

Ti aspetto fuori, a terra.

L'accompagno? No, no. Eh…

Fa così, è un po' delicata.

Fa un bel caldo qui, eh?

In realtà, ci vorrebbe proprio un bel drink.

Cosa vuole? Un whisky scozzese?

Va bene.

Qualsiasi cosa che abbia sentore di pepe, spezie…

con sentori di fiume. Visto che…

Quindi, sig. Balbiani. Eh?

Cosimo. Posso chiamarla Cosimo, sì?

Lei è un appassionato di poker, eh? Le piace il gioco.

Oddio.

Ah.

Lei è proprio un avventuriero.

Dove scappa? Aspetti!

Vedo che sta meglio.

Sì, e… Cercavo la toilette.

Mi spiace, avvocato, ma credo che non abbiamo più nulla da dirci.

Lei e la signorina non siete più graditi su questa imbarcazione.

E quindi, immagino…

niente toilette.

Ecco qua. Allora, questi sono gli articoli

di quando Juvara era direttore del Banco di Torino.

Ma cosa speri di trovare qui dentro?

La risposta a un messaggio che Attila non ha fatto in tempo a spedirmi.

Anche io vorrei trovarla, quella risposta.

Ciao, Carlo. Ciao, Lidia.

Non montarti la testa, non sono qui per te.

Quando ho sentito la tua voce, volevo andarmene.

Poi però hai cambiato idea.

Una cosa sono gli impulsi, un'altra le priorità.

Comunque, Carlo,

volevo sapere se hai mai sentito parlare di un certo Cosimo Balbiani.

Certo. Amicissimo di Cesare e incubo di Attila.

Sai se lo ha mai minacciato?

Sì, me l'ha detto lui. Quasi si picchiano.

Bene. Preparati, Enrico ti chiamerà a testimoniare.

Va bene.

Cosa fate? Cos'è?

Questo è l'ultimo dossier di Attila.

Indagava sul cavaliere Antonio Juvara.

Si candida con l'opposizione alle elezioni.

Conosco Juvara.

Pare che abbia stappato champagne dopo la mia esclusione dall'Albo.

Attila scopre qualche suo scheletro nell'armadio,

Juvara lo mette a tacere.

Mm. Ha senso.

Sì, però non per forza un reazionario è un assassino.

Il tuo Balbiani invece sì. Mm?

È quello che sto cercando di capire.

Ha carattere da vendere.

Beh, da come la guardi, sembra che tu stia pensando a tutt'altro.

Oh! Sei impazzito? Ma cosa fai? Mi segui?

Ma perché non ti fai accompagnare? Lo fai apposta?

Certo che no. E allora perché?

Perché ho soltanto Enrico,

e lo sai che certe idee un po' anticonvenzionali

non me le appoggia.

Beh, quindi?

E quindi andiamo.

Qua oggi c'era una camicia sporca di sangue.

Ahia.

Vi prego. Paura, eh?

C'è qualcuno. Vieni.

Che vuoi fare? Vuoi piangere?

Guardami negli occhi.

Aiuto. Guardami negli occhi.

Oddio.

Oddio. Jacopo, fa' qualcosa.

Tipo? Non lo so, fai qualcosa.

Aiuto.

Ma sono armati.

Ma sei totalmente… Hanno il coltello.

Stai zitto. Va bene, scusami.

Rispondi!

Shh.

Shh, tu. Piano. Piano, piano. Fai piano.

Piangi? Piangi!

Vieni.

Vieni.

Che facciamo qua?

Ci serve un diversivo.

E che… Cosa… Shh!

Ancora meglio. Mm.

Un fiammifero. No, io non fumo.

Chi ti ha chiesto se fumi? Ho capito, mi chiedi un fiammifero.

Oh!

L'ho acceso! Cazzo, buttala!

Cazzo. Tirala via, non lo so!

Buttala!

Levati! Sfondala!

Dai, veloce!

Ah! Shh.

Shh. E adesso che?

Dai! Dai, veloce!

Dai, dai, dai.

Veloci, veloci!

Andiamo di qua.

Dannati!

Dannata Poët! Fermi tutti!

Giù le armi!

Che cosa volete? Non abbiamo fatto nulla!

Ah. Questi vestiti non sono proprio…

il massimo per il bagno nel fiume. Me lo devo ricordare.

Che freddo!

Devi andartene prima che torni…

il carabiniere.

Hai paura di Enrico?

Beh, diciamo che non alimenterei la sua proverbiale eloquenza.

Teresa lo sa?

Glielo dico domani.

Dovevo trovare una soluzione, come hai detto tu.

L'ho trovata. No.

Io non ho detto di vendere la casa. Senti.

Apro un giornale tutto mio,

dove posso scrivere quello che mi pare,

ed è il sogno della mia vita. Tu sei l'unica persona che mi può capire.

Com'era? Com'era?

"Non dare conto a nessuno è la più grande libertà."

Sono parole tue.

Tu parli di cose che non conosci, Jacopo.

Perché io la mia libertà, devo difenderla. E tu non hai idea di che cosa significhi.

La tua, nessuno la metterà mai in discussione.

Au revoir. Au revoir.

Grazie, eh? Niente.

Io devo ringraziare la dott. ssa Poët

per aver reso un servizio alla giustizia.

Il sig. Balbiani e i suoi tre complici

sono già stati portati al carcere delle Nuove.

Tuttavia…

Scusate.

Tuttavia, il Balbiani, la mattina dell'omicidio,

era già impegnato nel sequestro di cui è accusato.

Ergo, non può aver commesso due crimini nello stesso momento.

Abbiamo la testimonianza del sequestrato.

Le impronte sugli ombrelli?

Anche quelle le danno torto, signorina.

Eccole.

A sinistra, di Attila.

L'altra non appartiene né a Balbiani né a Cesare Brusaferro.

Beh, se non sono di Cesare, possiamo sperare in una scarcerazione?

No, io non credo.

Sa che la presenza di un'impronta è una prova a carico,

ma la sua assenza non è una prova a discarico.

Come mai si…

interrompono le creste cutanee?

Quella lì. Forse un taglio? Una piccola cicatrice.

Però non avete trovato l'autore della lettera anonima.

Quindi almeno quella non ha alcun valore probatorio, spero.

È vero, non l'abbiamo trovato. E infatti…

può tenerla.

Come dice l'avvocato, alla Procura non serve.

La Procura ha presentato tutto, attendo la vostra memoria difensiva.

La sezione d'accusa si pronuncerà

per il rinvio a giudizio di Brusaferro Cesare tra cinque giorni.

Consegneremo tutto entro domani, signor giudice. Grazie.

Dottoressa, mi tolga una curiosità.

Sul battello del Balbiani, davvero lei ha fatto tutto da sola?

Mio fratello può confermare

che ho questa irrefrenabile pulsione a mettermi nei guai.

Con permesso.

Chissà cosa pensa il procuratore di me.

Che fratello è uno che manda una giovane donna da sola

da uno come Balbiani?

Sono io che ho fatto le cose di nascosto, però…

Eh, appunto.

Io lo so che tu mi consideri pavido.

Io non sono il tipo che ama certe avventure,

ma se tu hai bisogno dell'aiuto di qualcuno, io ci sono.

Cosa ridi?

No, è che…

l'ultima volta che ti ho chiesto aiuto,

ti sei slogato la caviglia dopo cinque secondi, quindi ho paura.

Vero.

Infatti la mia offerta vale doppio.

Che carino che sei.

Sei un grande.

Ma com'è possibile?

Pare che al procuratore questi documenti non interessino.

Punta dritto su Cesare. Sei stato fortunato.

Vedrai che farai un bellissimo articolo.

Sicuramente.

Salute.

Eh, stai bravo con quelle mani, duca di non so cosa.

Te lo do io il bacio. Cosa fai, brutto pazzo?

Sto verificando il nuovo arredo urbano.

Temo che le panchine siano state piazzate senza effettuare rilievi accurati.

Fa' vedere. No.

Fa' vedere i rilievi. Fa' la brava con queste mani. Lascia!

Ah. Lo sapevo. Il promesso sposo…

No, nessuno ha mai parlato di matrimonio.

Preferivo Lorenzo.

Io invece sono felice che Marianna frequenti una persona a modo.

Cos'è questo? "Patrimonio Marchisio." Hai fatto le ricerche!

Fatti i fatti tuoi. Mm.

Decine e decine d'immobili. Sono cose private.

La tenuta di caccia. Oh! Seimila ettari in Val Germanasca.

Beh, molto a modo questo ragazzo.

È un mio diritto sapere con chi m'imparento.

Vai a revisionare la memoria difensiva.

Vai, fila in camera tua.

Avvocato, ci sarebbe una visita. Un senatore con sua moglie.

Come un senatore? Io sono in vestaglia.

La casa è un cantiere. Ma qui è un via vai continuo?

Stai sereno. È per me.

Egomaniaco.

Anna. Lidia.

Credevo ti avessero dato 30 anni. Ti avrei chiamata a difendermi.

Ciao.

Eccoci. Ti presento mio marito. Molto piacere.

Chiedo scusa per l'accoglienza,

ma siamo in mezzo a un trasloco un po' travagliato.

No, dottoressa. È lei che deve scusare me per essere piombato qui senza preavviso.

Ho saputo che siete impegnati col caso del giornalista ucciso.

Beh, spero non siate venuti per parlare di cronaca nera.

No, in effetti no. Sediamoci.

Ho dato a Filippo la tua proposta di legge.

Lo spirito con cui si batte contro le discriminazioni verso le donne

è veramente ammirevole.

Penso le stesse cose anch'io.

Ma ci vorrà del tempo per l'uguaglianza e il diritto di voto.

La politica è compromesso, dottoressa.

È tutta la vita che accetto compromessi e non è mai cambiato nulla.

Te l'avevo detto che era testarda.

La testardaggine non è un male, ma la fretta sì.

Adesso dobbiamo salutarla.

Juvara è già in campagna elettorale

e noi ancora non abbiamo un candidato da opporgli.

Senatore Cravero.

Non so dire che onore riceverla.

E perdoni la confusione. Sa, il trasloco…

No. Sig. ra Cravero.

Stanno andando via.

Ma come? Senza nemmeno una bella tazza di tè?

I tuoi collaboratori si sono già licenziati?

Innanzitutto, benvenuta.

E comunque, me ne posso permettere solo due.

Ho tenuto da parte una quota dei soldi.

Per Marianna.

L'unica che mi parla ancora.

Anzi, non dirlo a Enrico… No, tranquillo.

Come mai qui? Nella… tana del lupo?

Balbiani aveva un alibi.

Domani devo consegnare la memoria difensiva

e non ho niente in mano.

Tranne quel biglietto che ci ha scritto Attila.

Il famoso grande enigma.

E se fossimo semplicemente noi due?

Sai, io invece, penso che volesse dirci qualcosa.

Sono questi i suoi appunti, sì? Sì.

Magari qui in mezzo c'è una strada. Ancora no.

Però ti avviso, non si capisce un…

Non aveva una bella grafia.

Che è?

È caffè. Ti rimette in vita. Fidati.

Mm. Mm?

Dai, dillo. Cosa?

Che ti sono mancato.

Lavora, Barberis, lavora.

Que… Questo l'ha scritto Attila?

No, sono gli appunti di Carlo.

Oh, putain.

Cosa?

La…

La… La… La…

La lettera anonima che accusa Cesare.

Guarda.

Vedi?

Anche qui le S non sono in linea. Come qui.

Non…

Jacopo, è stata scritta con la macchina di Carlo.

Lidia, non ha senso. Me li ha portati lui stesso stamattina.

Beh, glielo hai chiesto tu. No?

Se si fosse rifiutato, sarebbe stato strano.

Ehm…

Quand'è venuto, gli hai dato da bere?

Sì. Sì.

Da quale bicchiere ha bevuto?

Lidia, non mi ricordo. Pensa, ragiona.

Da questo qui o da questo qui?

Questo qui. Questo qui.

Questo qui.

Può funzionare. Allora…

Vediamo.

Lidia, mi diresti esattamente cosa stai… Aspetta.

Sull'ombrello trovato da Attila,

il procuratore ha fatto rilevare quelle impronte.

Sì.

Non appartengono né ad Attila né a Balbiani.

Però hanno un tratto particolare.

Come una piccola cicatrice orizzontale sul pollice.

Corrisponde all'impronta di Carlo Pancaldi.

Dov'è Carlo?

Jacopo.

Che succede?

Questa l'hai scritta tu.

Ma di che parli? Carlo.

Che cosa aveva scoperto Attila e cosa cercavi a casa sua?

Cerca di ragionare, Jacopo. Mi conosci.

Non lo avrei mai fatto. Lo credevamo anche noi.

Tu non solo hai ucciso Attila,

hai anche scritto quella lettera anonima per incastrare il fratello.

Che follia. Che motivo avrei avuto? E dove sono le prove?

Carlo.

Quando sei uscito da casa di Attila, hai lasciato lì il tuo ombrello.

E su quell'ombrello ci sono le tue impronte.

Mi dispiace.

Va bene.

Allora andiamo dal procuratore, spiegherò a lui.

State fermi. Fermi! Nessuno si muova! Fermi!

Carlo, getta quella pistola.

Calma.

Dai, dalla a me.

Io non volevo uccidere Attila. Ci tenevo.

Lo sappiamo.

Però adesso ti devi calmare.

Lidia, fidati che io sono già morto.

È stata sfortuna. È rientrato mentre stavo lì.

È successo così velocemente. Ha visto che cercavo tra i libri.

Va bene. Che cosa cercavi?

Tieni su le mani!

Carlo.

Perché dovresti essere già morto? Spiegaci. Possiamo aiutarti.

No, non potete fare niente. Verranno a prendermi.

E verranno a prendere anche voi se non smetterete di cercarli.

Mi dispiace.

Per tutto.

No!

Abbiamo confrontato le impronte. E non ci sono dubbi.

Carlo Pancaldi ha ucciso Attila Brusaferro.

Abbiamo trovato una copia della chiave con cui è entrato

nell'appartamento del collega.

Farò subito presentare un'istanza di scarcerazione per il vostro assistito.

Grazie.

Ma sul movente ha delle ipotesi?

No.

Temo che sia destinato a rimanere sconosciuto.

La Procura per ora chiude il caso. Mi spiace.

Se emergessero nuovi elementi? Dottoressa, stavolta ha rischiato molto.

La prego per il futuro di non sfidare ancora la fortuna.

Ha ragione.

Grazie. Ma io devo scoprire la verità su Attila.

Con permesso.

Non vai a salutare il tuo compagno d'avventure?

È capitato, Enrico. No, invece. L'hai deciso tu.

Poi un giorno mi spiegherai perché.

Anzi, scusami.

Te lo dico una volta e non voglio ripeterlo.

Stai lontano da mia sorella.

A chi scrivi?

A zio Jacopo…

Cosa vuoi, Marianna? Marianna, puoi lasciarci?

Chiudi la porta, quando esci.

Marianna, non origliare, grazie.

Io sono tuo fratello e ho il dovere di proteggerti.

Ti assicuro

che tra me e Jacopo non c'è assolutamente nulla,

se è questo che ti preoccupa.

Era quello che volevo sentirti dire. Però…

È vero. Non…

Non sono stata completamente sincera con te.

Oh, mio Dio.

No, cioè… Mi devo sedere?

Se vuoi, sì. Ne parliamo. Prendo la sedia.

Un anno fa… Aspetta.

Pronto. Colpisci.

Un anno fa,

quando ho deciso di rimanere qui a Torino,

io e Jacopo ci siamo frequentati per un po'.

Mm.

Ci vedevamo in albergo, di nascosto, di notte.

Anche un po' di giorno.

Possiamo evitare dettagli, grazie? Certo, no. Certo.

L'essenziale è che…

Lo so che è difficile da capire.

Per me, sposarsi non è una scelta possibile.

Non sono partita per gli Stati Uniti, sono rimasta qui,

ma per cambiare il sistema, non per fermarmi.

E per me, essere moglie, essere madre,

oggi significa perdere la propria libertà.

I propri obiettivi.

Tu con me potresti fare quello che vuoi.

Lo so, Jacopo. Non dipende da te.

Sono io che…

devo potermi sentire libera. Devo…

poter combattere la mia battaglia senza rendere conto a nessuno.

E magari non raggiungerò mai i miei obiettivi,

però devo poterli vedere.

E devo poter provare a seguirli.

Sei incinta di Jacopo?

No. No, no, no.

Deo gratias!

No, ho detto di no.

Ed è a quel punto che…

ha venduto la villa.

Tu mi stai dicendo che Jacopo ha venduto solo perché…

Ha venduto perché poteva farlo, Enrico.

Perché stava male, era confuso e non sapeva cosa fare della sua vita.

E onestamente non credo nemmeno che volesse sposarmi davvero.

Voleva uno scopo, una novità, e li ha trovati.

Dio, come sono contento che Jacopo ha trovato il suo scopo!

Maledetto.

Ti voglio bene.

E mi spiace se non ti ho detto tutto.

Ci sono donne che non aspirano al matrimonio,

né alla famiglia,

né a curarsi dei figli.

E io da molto tempo ho la certezza di essere tra queste.

I miei interessi sono tutti concentrati altrove

e in questi giorni forse ho fatto un piccolo passo avanti

verso il mio obiettivo:

portare in Parlamento una legge

che agli uomini e alle donne riconosca gli stessi diritti.

Questo è il compromesso che sono disposta ad accettare.

E nessun taglio in più.

Che alle donne possa essere permesso

di accedere alle professioni allo stesso modo che agli uomini.

No, non posso vivere qui. Dai, prepara una valigia

e vieni a stare da me.

Scopriremo perché è stato ucciso tuo fratello.

Hai la mia parola.

Se hai tempo, scrivimi. Mi manca un amico con cui parlare.

Ciao, Andrea.

Portala all'ufficio postale, per favore. Va bene.

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