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Original subtitles

Bea!

Coincide con l'impronta di Carlo Pancaldi.

State fermi. Fermi! Nessuno si muova. Fermi!

Non volevo uccidere Attila. Lo sappiamo.

Verranno a prendermi.

E anche voi se non smetterete di cercarli.

No.

Carlo!

…zzo.

Carlo. Shh. No, no, no.

Carlo. No, tesoro.

Carlo non torna più.

Carlo. Stai tranquillo.

Guarda. Guarda che cosa ti do.

Carlo. Guarda.

Mm? Guarda.

Buh. Sei impazzito?

Scusa. Sei pazzo?

Non ho resistito. È stato incredibile, scusa.

Che cosa ci fai tu qui, a casa di Carlo?

Potrei farti la stessa domanda?

La Procura non aprirà le indagini,

e io voglio sapere che cosa c'è dietro le morti di Attila e Carlo Pancaldi.

Quindi, hai scoperto qualcosa?

Carlo mi aveva dato tutti i taccuini di Attila, tranne questo.

Ah, ah, ah, ah, ah.

Questo lo porto via io. Voglio solo dargli un'occhiata.

Enrico mi ha detto di starti alla larga, e non voglio farlo arrabbiare.

Va bene. Quando ti servirà il mio aiuto, non venire a cercarmi.

Non mi serve aiuto. Tranquilla.

Dopo di te.

Uh, uh.

Scusa. Niente.

salutami Enrico.

Posso sapere dove sei stata? A… cena con Jacopo.

E poi siamo andati da lui,

e ci siamo dati alla pazza gioia tutta la notte.

Posso? Scusa, Teresa.

Hanno arrestato la figlia di una mia cara amica.

Ha solo 16 anni.

Con quale accusa?

Omicidio.

La ragazza frequenta il collegio delle Figlie della Patria.

Secondo una testimone, avrebbe avvelenato il tè di una compagna.

"Secondo una testimone", cosa vuol dire?

La ragazza è stata vista versare il veleno nella tazza o…

No. Non è stata vista versare…

È un errore madornale. Io conosco Laura da quand'è nata.

Non farebbe mai una cosa simile.

E allora dimostreremo che si tratta di un equivoco.

Mm?

Grazie.

Ah. Questa è tornata indietro. Indirizzo sbagliato.

Comunque, a me piaceva quell'Andrea.

Mm? Magari ti riscrive.

Hai preparato tu il tè?

Sì, ero in refettorio. Ho messo il bollitore a scaldare.

C'era qualcun altro con te, in quel momento?

La direttrice.

Ma è rimasta solo per un istante, poi io sono andata da Beatrice.

Eravate amiche?

E avete mai discusso? Non so…

Mai? Neanche una volta?

Solo una.

Qualche tempo fa, Beatrice mi aveva confessato

di aver conosciuto un ragazzo. Un soldato.

Come si chiamava?

Matteo Barenghi.

Lui era piuttosto insistente, e lei era confusa.

Io lo so che i soldati non sono persone serie.

Non volevo si rovinasse la vita e ho avvertito i suoi.

Pensavo di aver fatto bene.

Beatrice l'ha presa come un tradimento?

Per questo avete litigato?

Sì. All'inizio.

Poi però ha capito che lo avevo fatto per lei.

Quel ragazzo non aveva serie intenzioni.

E abbiamo fatto pace.

In camera della vostra assistita abbiamo trovato un pestello e un mortaio.

Su entrambi c'erano residui di aconito,

un fiore ornamentale di colore giallo, dall'odore molto pungente che, pestato…

Pestato in polvere e dissolto in acqua diventa letale. Conosco.

Secondo il medico legale, è il veleno che ha ucciso Beatrice.

Ne abbiamo trovate tracce anche sulla tazza da tè da cui ha bevuto.

Se a questo aggiungiamo la testimonianza della ragazza che dipingeva in giardino,

la sig. na Sofia Bonacorsi,

io direi che il caso appare cristallino.

Cristallino, ma senza movente.

Emergerà nel corso delle indagini.

Se intanto volete parlare con la direttrice del collegio,

Maria Pia Cantiani,

è stata già avvertita.

Che dire, sig. procuratore? Noi…

non siamo abituati a tanta disponibilità.

Io lavoro al servizio della verità e della giustizia.

Buon lavoro.

Ho letto di lei, sig. na Poët.

Non ammiro affatto una donna che vuole vivere come un uomo.

No, non come un uomo. Mi basterebbe da donna libera.

Vede, noi qui abbiamo una missione. Mm.

Educare le ragazze ai più sani valori della Patria,

in modo che possano, a loro volta, educare gli italiani del futuro.

Per questo non possiamo permetterci uno scandalo.

Sig. na Cantiani, è morta una ragazza. E un'altra si trova in carcere, ora.

Dovrebbe pensare a questo, non all'opinione pubblica.

Beatrice era una ragazza splendida.

La sua perdita ci addolora più di ogni altra cosa.

Queste sono le sue compagne?

Solo quattro di loro erano presenti in collegio.

Le altre erano fuori con le famiglie.

Vorrei parlare con loro in privato.

Perché in privato?

Voglio sperare che non abbia sospetti sulla mia persona.

Dovrei?

L'unica cosa che mi sta a cuore è la serenità delle ragazze.

Anche a me. Perciò non le ho convocate in Procura.

Lei non avrebbe l'autorità per farlo. Ma io sì.

E se non ci fa parlare con le ragazze, dovrò seguire la prassi.

Bravo. Grazie.

Però ci parlo io. Perché?

Laura e Beatrice erano migliori amiche.

Sì. Sì. Migliori amiche.

Certo.

Però, dai, nessuna di voi le ha mai viste litigare? Così.

Io so solo che si volevano bene.

Laura non sarebbe capace di fare del male a una mosca.

E della direttrice Cantiani, cosa mi dite?

Era anche lei in refettorio, potrebbe aver messo il veleno nel tè.

Io non… Non credo.

Cioè, non posso essere del tutto sicura, ma la sig. na Cantiani non…

Non farebbe mai una cosa simile.

Che motivo avrebbe? Nessuno.

Però è vero che avevano un rapporto strano.

La direttrice la trattava con un occhio di riguardo

rispetto a noialtre.

Poco tempo fa, l'ha convocata nel suo ufficio per redarguirla.

Ma invece che darle una punizione, l'ha fatta trasferire in un'altra stanza.

Quella che affaccia sul giardino.

Bene, ragazze, vi ringrazio.

Se dovessi aver bisogno di qualcos'altro, posso contare su di voi?

Per Laura faremmo qualunque cosa, sig. na Poët.

Non sono testimoni attendibili.

Sono abituate a non fidarsi di nessuno,

e alzano muri per proteggere i loro segreti.

Sono troppo amiche di Laura.

E sono abbastanza furbe da incolpare la direttrice.

Almeno abbiamo una pista da seguire.

Sofia, la testimone, è l'unica che ho trovato sincera.

Infatti le altre la isolano. Una carrozza in questo posto?

Mi stai ascoltando? Ma sì.

Non possiamo fidarci di nessuna e io devo risolvere il problema.

No, tu devi trovare informazioni sul soldato di cui ci ha detto Laura.

Quel Matteo Barenghi. Va bene. Ora però devo scappare.

Ci vediamo a casa. Dove vai?

Vetturino?

Devo andare dal sarto.

Se non arrivo prima della chiusura, Teresa mi ammazza.

Ti sei scordata cosa dobbiamo fare questa sera?

No. Piazza Statuto. Veloce come il vento.

Sii puntuale, e non facciamo figure.

Puntuale.

…qual è l'equivalente giuridico di tutti questi pesi e gravezze?

Voto alle donne!

…nell'irriconoscenza totale dei diritti civili e politici…

Vuoi entrare? Abbiamo appena cominciato.

No, no. Ti rubo due minuti. Venerdì sei impegnata con me.

Non puoi rifiutarti, eh? Hai uno strano modo di chiedere.

Il presidente del Consiglio Depretis sarà a cena a casa nostra.

Se convinci lui ad ascoltarti, lo faranno tutti.

È l'occasione perfetta per parlargli della tua legge.

Sei preoccupata? Mm.

Ma no. Andrà benissimo.

E tu? Che volevi chiedermi? Ehm…

Questo taccuino apparteneva al giornalista della Gazzetta

morto qualche giorno fa.

Attila Brusaferro. Già.

Certo.

Mi spiace chiedertelo, Anna, ma devo, perché qui c'è scritto

che lui e tuo marito si sono incontrati due giorni prima dell'omicidio.

Sì. Non solo.

È venuto a pranzo a casa nostra.

Voleva che Filippo gli confermasse certe sue illazioni su Juvara, ma…

Per noi diffamare un avversario politico è un'azione ignobile.

Gli abbiamo detto di no.

Ha smarrito le chiavi, signorina? No.

Però ho dimenticato una cosa.

Cosa succede stasera?

La festa del duca Marchisio.

Il suo vestito è sul letto. L'ho stirato per bene.

Albertina! Arrivo!

Ah, Enrico. Non è meglio che io rimanga qui a lavorare?

Piacerebbe anche a me lasciarti qui, ma purtroppo siamo una famiglia.

Mi sono informato su quel soldato. Mm.

Matteo Barenghi, nato a Genova nel 1867,

artigliere, d'istanza a Torino da circa un anno. Bravo, eh?

Voilà. Non lo so fare. Ma cos'è?

Possiamo parlare col soldato? Ho fatto una richiesta formale.

Ma le procedure sono lunghe. Ci vorrà una settimana.

Una settimana?

Tesoro, sei bellissima.

Grazie, papà.

Anche tu.

Sì, ma il papillon è annodato male. Eh…

Come sta Laura?

Un po' provata, però…

Non facciamo tardi, stasera. Certo, tesoro.

Bene.

Sei l'unica che non è ancora pronta. Scattare!

Arrivo.

Albertina, i guanti. No, deve vestire prima me!

Siamo in ritardo, sai? Lo so.

E lo siamo per colpa tua. Lo so.

Stai zitto e aiutami. Sali. Sì.

Scusate.

"Scusate." Venti minuti che aspettiamo.

Sig. Jacopo! Mi ha fatto morire di paura.

Ma che ci fa in camera della sig. na Lidia?

Mi ha rubato una cosa. Ora la trovo e tolgo il disturbo.

Se l'avvocato sa che l'ho fatta entrare…

No. Non ti sei nemmeno accorta che ero qui. Adesso, esci.

Sì, ma le serve qualcosa? No, niente. Esci.

Sicuro? Sicuro. Esci. Esci.

Quando torniamo a casa, voglio rileggere Il capitale di Marx.

Cosa ti aspettavi? Sono nobili. No…

Non mi dire. Veramente? Lidia, risparmiaci il sarcasmo.

Siamo qui per Marianna.

Finalmente un raggio di sole. Mi sentivo perduto.

Grazie per esservi sottoposti a questa tortura.

Conoscete il duca, mio padre?

Buonasera. Signor duca, è un onore.

E la zia di Marianna, Lidia Poët. Ah, l'avvocatessa.

Ero molto curioso di conoscerla. Sono un esemplare unico, ma…

confido nelle imitazioni.

Per carità, Dio ce ne scampi. Eh, certo.

Curioso. È la stessa cosa che dicono i colpevoli quando scoprono

che mia sorella sta indagando su di loro.

Bene. E allora io vi lascio in buone mani. Con permesso.

Vogliate scusarmi. Margherita mi chiama in soccorso.

Avete come la vaga impressione che vi guardi dall'alto in basso?

Così, una…

Quella è davvero la Regina?

No, Enrico, hanno una sosia per le occasioni mondane.

Vieni, tesoro.

Insegniamo al duca e ai suoi illustri ospiti

cosa significa valzer.

Ahi.

Scusa.

"Ci sono donne che non aspirano al matrimonio,

né alla famiglia, né a curarsi dei figli."

Sig. Jacopo, le ho preparato il caffè.

Corretto, come piace a lei. Grazie, Albertina. Ma…

mi sa che tolgo il disturbo.

Albertina.

Dov'è che sono tutti?

Uno spettacolo!

Che belli!

Vi prego, signori. Un applauso agli artiglieri del 5° Reggimento,

che hanno rischiarato il nostro cielo d'estate.

Stai pensando a quello che penso io?

Quella non era una sosia.

Quella era proprio la Regina.

E ora seguitemi. Mia moglie ci attende per la grande sfida.

Esatto. Stavo pensando proprio a questo.

È un gioco che facevamo a Schönberg.

Bisogna dividersi in due squadre. Anzi, in due file.

Una di qua, e una di qua. Prego.

Lo spettacolo è stato magnifico. Bravi.

Spero vi abbiano offerto da bere. Purtroppo siamo in servizio…

No, no, no.

Il duca mi ha espressamente inviata a rifornirvi di cognac,

e non possiamo dargli questo dispiacere.

Chiamo il numero…

cinque!

Al 5° Reggimento. Al duca.

Questa ci stende tutti, ragazzi.

Possibile. Ehm… Prima di andare avanti, io volevo…

confessarvi una cosa. In realtà, sono qui perché…

ho un amico…

arruolato di leva nell'arma degli artiglieri,

e vorrei rincontrarlo.

Purtroppo non so come rintracciarlo, però.

Si chiama Matteo Barenghi. Magari lo conoscete.

Va beh, noi qui non andiamo bene?

Sì, forse sì. Altro giro?

Altro giro. Certo che sì.

Prego.

Ragazzi.

Mm!

Scusate.

Ora invece…

Ah, molto interessante.

Il numero sette.

Bravo! Complimenti.

È stato bravo, eh?

Non se la prenda, avvocato. Di certo in aula ha riflessi migliori.

E ora…

il numero tre.

Bravo.

Non dirmi che lavori come cameriere qua, perché non ci credo.

No. Il cameriere è un amico,

gli ho chiesto la divisa perché sapevo che venivi.

Volevo parlarti.

Di che cosa?

Di esserti pentito di avermi lasciato con una lettera?

No.

Per dirti che ti amo ancora.

E allora perché mi hai lasciato?

Ti saresti stancata di me, Marianna.

Guardati.

Questo è il mondo che ti piace.

E io non avevo niente da offrirti.

Perché parli come mio padre? Però, mi sbagliavo.

Io una cosa posso offrirtela.

Non sarà la ricchezza di tutta questa gente.

Ma è la promessa di non lasciarti più, finché avrò vita.

Allora…

La bottiglia non è ancora finita?

Finché non è vuota, non si torna in caserma. Qui.

Guardi. Fosse per me, resterei tutta la notte.

Eh! Ragazzi, non datele corda.

Vi sarete accorti che è completamente pazza.

Oh, guarda. Anche tu invitato dal duca?

No. Sono venuto a riprendermi quello che mi hai rubato.

Dai. Il cuore?

Perché stai facendo ubriacare questi bravi soldati?

Perché voglio sapere dove si trova un loro compagno.

Ma questi ragazzi hanno un codice morale molto stringente.

E non me lo dicono.

E ditemi, ragazzi, il vostro codice morale vi permette di bere in servizio?

La signorina ha insistito. Pensava che facendoci bere avremmo parlato.

No. Vi ha fatto bere per ricattarvi col vostro comandante.

Eh, sì. Sì.

Sembra un angelo, in realtà, è subdola e vendicativa.

Smettila. Vedete?

Ecco. Mi lusinghi così.

Comunque, ce l'avrei fatta anche senza il tuo aiuto.

Li ho adescati, fatti bere, messi in difficoltà…

Va bene, Lidia. Dov'è il taccuino di Attila?

L'hai già perso. Lidia. So che lo hai preso tu.

Enrico!

Se ci vede insieme, ci ammazza.

Dammelo e dileguati.

No.

Al tre vado a salutarlo. Uno…

Due. E tre. Jacopo, quanto sei infanti…

E va bene!

Poi sono io quella vendicativa. Grazie.

Ciao. Ciao.

Enrico.

Com'è andata la…

Com'è andata la sfida?

Sei ubriaca.

Un po'. Però…

Attenzione, perché ho parlato con tre simpatici artiglieri

e domani abbiamo un appuntamento con Matteo Barenghi.

E vuoi un applauso?

Me lo meriterei.

Le ragazze in collegio sono controllate, costantemente.

Come facevate a incontrarvi?

Beatrice era scaltra.

Quando voleva qualcosa, sapeva come ottenerla.

E diciamo che aveva trovato un modo per…

per cui la direttrice non le desse fastidio.

Ah, sì? Erano amiche? Non proprio amiche, direi.

Il fatto è che una volta la direttrice aveva scritto una cartolina…

un po' equivoca,

e Beatrice l'aveva incoraggiata a scriverne ancora, sempre più esplicite.

Finché…

non ha pensato di usare quelle cartoline per ricattarla.

I carabinieri, però, non hanno trovato cartoline, credo.

Perché ce le ho io.

"Contento al par de' Numi,

parmi colui che siede incontro a' tuoi bei lumi,

felice spettator."

Saffo.

Traduzione un po' datata, ma sempre molto bella.

Nelle altre, il contenuto è decisamente più esplicito.

Beatrice la ricattava.

Se questa corrispondenza fosse venuta fuori,

sarebbe stato uno scandalo.

E lei avrebbe perso tutto.

Il suo posto, il suo amato collegio. Tutto.

Per questo l'ha uccisa.

Beatrice non era di questo mondo.

Io non mi ero mai sentita così.

Sapevo che era l'inizio della fine.

Ci ho provato.

Ho provato a resistere, Dio solo sa quanto.

Erano solo fantasie.

Non mi sarei mai spinta oltre.

Ha cominciato a ricattarmi.

Le ho permesso di tutto.

Di vedere quel soldato, di prendere le chiavi del cancello,

persino di spostarsi in una stanza nuova che dava sul giardino.

Mi torturava con richieste assurde.

Per il solo gusto di vedermi soffrire.

E nonostante questo, lei non ha mai smesso di amarla.

So che non ha motivo di credermi.

Ma non le avrei mai fatto del male.

Le tue compagne ti hanno isolata?

No, qui andiamo tutte d'accordo. Certo.

A meno che non finisci per mettere nei guai un'amica.

Ascolta.

Le altre hanno cercato subito di mettermi in guardia, sulla Cantiani.

E in effetti era in refettorio, tu l'hai vista.

Manca solo che tu dica di averla vista versare

il veleno nella tazza.

Non posso testimoniare il falso.

Odi Laura così tanto?

No.

No. Non ho niente contro Laura.

Te lo giuro.

Però, la verità è…

che Beatrice e Laura si odiavano.

Perché?

Per quel soldato.

Matteo.

Anche Laura si era presa una cotta per lui.

Poi…

quando Beatrice ha iniziato a vederlo, Laura è impazzita di gelosia,

e ha raccontato tutto ai genitori di Beatrice,

che hanno deciso di portarla via di qui e di chiuderla in un convento di monache.

Doveva partire il giorno dopo.

Invece è morta.

Posso? Certo.

Quella mattina, Beatrice…

mi aveva chiesto di dipingerle la facciata del collegio.

Così. Come ricordo.

Qual era la stanza di Beatrice?

La sua nuova stanza era questa.

Va bene, Sofia. Grazie.

Quindi, mi credi?

Sei l'unica a cui ho sempre creduto.

Perché non ci hai detto che eri gelosa di Beatrice?

Se ve lo avessi detto, lo avrebbero saputo anche i miei genitori.

Se sei innocente, Laura,

la verità è l'unica cosa che ti può aiutare,

che ci può aiutare.

Quindi, per favore,

spiegami perché quel giorno eri in camera di Beatrice.

È stata lei a invitarmi.

Per un attimo ho pensato che volesse far pace.

E invece mi ha chiesto di prepararle il tè e poi mi ha cacciata via.

Ha detto che non mi sarei mai più liberata di lei.

Ci sono due possibilità.

La prima è che sia stata effettivamente Laura.

Era gelosa dell'amica, e ha deciso di avvelenarla.

No. Non… È impossibile.

Però ci ha mentito. Lo ha fatto solo per paura dei suoi.

È una ragazzina, Lidia.

La direttrice, piuttosto.

Beatrice la ricattava.

Questa… sarebbe la seconda possibilità, alquanto improbabile, però,

perché la direttrice avrebbe dovuto mettere il veleno nella tazza

prima che Laura preparasse il tè.

E quindi?

Quindi non lo so. Ci sono ancora dei dettagli che mi sfuggono.

Ora è tardi, devo vestirmi.

Non è che posso sempre sapere, cazzo, tutto.

Tieni.

Mm? Allora?

Allora, niente.

Sono decine e decine di…

di date, indirizzi, nomi…

Attento alla tazza. Cazzo!

Ah, cazzo! Togli qua.

Cesare, sulla pagina del sette giugno,

cosa c'è scritto?

Sette…

La pagina del sette giugno non c'è. L'ha per forza strappata Carlo.

"Libreria Nitti."

"Via dei Tintori."

Eh, andiamo.

Prendi le giacche.

Eh! Eh!

Lì seduto c'è il presidente, Depretis.

Alla sua destra c'è Magliani, ministro delle Finanze.

Spostati un po' con lo sguardo. Barba lunga, il nostro sindaco.

Immagino tu lo conosca. Sì. Lo conosco.

Questo signore seduto, chiacchiera, sguardo perso,

è il presidente della Corte di cassazione.

Evviva. Così posso dirgli cosa penso di lui.

Ecco. No.

Prima regola: non dire a nessuno quello che pensi.

La seconda è parlare a bassa voce, e la terza è sorridere sempre.

Vado a chiamare Filippo. Mm, mm.

Credevo che il procuratore del Re dovesse stare lontano dalla politica.

Ma quando ho saputo che avrebbe presenziato anche lei,

ho deciso di correre il rischio.

Poteva invitarmi a cena, allora.

Sto scherzando. No…

Non mi fraintenda. Volevo solo dirle che ho letto il suo ricorso in Cassazione,

e mi ha molto colpito.

Salve. Buongiorno.

Mi scusi. Starei cercando il proprietario.

Umberto Nitti, per servirvi. Ah, bene.

Se è per la presentazione, siete in anticipo.

No.

Volevo sapere se, per caso, ha mai visto quest'uomo.

Si chiama Attila Brusaferro.

Mm.

Ogni tanto veniva qui, e… Quel povero giornalista che…

Dottore, di questi cosa ne facciamo?

Ehm, arrivo subito. Inizia a portarli di là.

Diceva?

Che mi piacerebbe aiutarvi, ma non è il momento adatto.

Se poteste ritornare…

Domattina? Meglio lunedì.

Se volete scusarmi. Con permesso. Con permesso.

Le confesso che l'altro giorno è riuscita a stupirmi.

Sì?

Non in molti conoscono gli usi dell'aconito.

Ah.

Eh, sì, io avrò letto tre o quattro volte il manuale del dott. Plenk.

Poi l'ho perso nell'ultimo trasloco. Ah.

Mm.

Sig. na Poët. Sì.

La prego, non mi eviti con lo sguardo.

Le posso assicurare che io non ho nulla contro di lei, personalmente.

Lo stesso vale per me. Non…

Non la stavo evitando, comunque.

Non potevamo certo confermare la sua iscrizione all'ordine.

Questo lo capisce anche lei. Ma…

l'ammirazione e l'entusiasmo per…

per il suo sforzo è stata apprezzata da tutti.

Certo,

la legge è legge, purtroppo, e spetta ai politici cambiarla.

E infatti noi la cambieremo, signor presidente.

Mm? Me lo auguro.

Spero solo di essere già in pensione.

Ah, era una battuta?

Temo di non averla capita.

Se l'ho offesa, le chiedo perdono.

Vi prego, signori. La dottoressa è sensibile all'argomento.

Del resto, ci sono cose più importanti di cui parlare.

Certo, certo. Potremmo parlare del tempo? Mm?

O dell'ottimo Barbera d'Asti che ci è stato servito.

No? No.

Pensavo, piuttosto,

ai nostri sforzi in Eritrea.

All'allargamento del suffragio, orgoglio del nostro governo.

In realtà, ho solo enunciato una semplice verità.

Che c'è sempre qualcosa di più importante dei diritti alle donne.

E anche gli uomini più… illuminati della nostra nazione

e i politici più progressisti sono comunque uomini, nati nel privilegio

e totalmente indifferenti alle sorti di chi non ha mai avuto diritti.

Siete orgogliosi dell'allargamento del suffragio.

Certo.

Ora, due milioni di persone hanno diritto di voto.

La nostra nazione ne conta 30, di milioni.

E la metà sono donne, quindi…

Anna, senatore, io vi ringrazio molto per aver ascoltato le mie idee,

ma è chiaro che la nostra è un'impresa destinata al fallimento.

Con permesso, vado a prendere un po' d'aria.

Che succede, amore? Perché non mangi?

È da ieri sera che mi sembra che tu ce l'abbia con me.

Pensi che non ne abbia motivo?

Non è andata poi così male coi genitori di Paolo, no?

Hai detto tu a Lorenzo di lasciarmi? Lorenzo, chi?

Il giardiniere. Come ti viene in mente?

Non mentire. Non ti sto mentendo.

Chi ti ha detto queste assurdità? Era al ballo.

Perché non mi dici la verità?

Marianna, te la sto dicendo. Non so di che cosa tu stia parlando.

Sono stata io a parlare con Lorenzo.

Cos'hai fatto?

Non l'ho minacciato.

Non l'ho ricattato.

Gli ho solo offerto dei soldi.

Che lui ha accettato.

Se ti avesse amata davvero, li avrebbe rifiutati.

Vuoi sapere quanto vali per lui?

Non guardarmi così.

Ho fatto la cosa migliore per tutti. Perché non mi hai detto niente?

Me l'avresti lasciato fare?

Dopo tutto quello che ha fatto mio padre.

Dopo tutto quello che ha passato mia sorella.

Tu non sai che significa sposare l'uomo sbagliato.

E tu sì?

Io ho sposato l'uomo giusto.

Anna, perdonami. Mm.

Perdonami. No, ho fatto un disastro.

Ma no, dai. Almeno non hai detto parolacce.

Beh, è stata un'esperienza.

Testimoni in prima fila del tuo suicidio politico.

Del mio…

Enrico, ho capito tutto.

Lidia, ti prego. Adesso non credo di riuscire…

No, ti prego, tu. Ti prego, tu devi ascoltarmi, e concentrato.

Primo.

Beatrice si era fatta spostare di stanza pochi giorni prima della sua morte.

Ma se doveva andare in convento, che motivo aveva di traslocare?

Nessuno. Secondo.

Beatrice aveva chiesto a Sofia

di disegnare per lei la facciata del collegio, come ricordo, mm?

Ma noi sappiamo che era un luogo pieno d'invidie, cattiverie,

che non c'era niente di bello per lei da ricordare.

E già questo è strano.

Beatrice, proprio quel giorno, ha chiesto a Laura di prepararle il tè.

Una volta arrivata lì, preparato il tè, l'ha cacciata via.

Senza una parola.

Quindi?

Prova a metterti nei panni di una come Beatrice,

una giovane innamorata, orgogliosa, sicura di sé,

che improvvisamente perde tutto.

I suoi la spediscono in convento.

Sono monache di clausura, lei sa che non uscirà mai da lì.

Tu ti saresti ammazzata.

Esatto.

Beh, dottoressa, la sua ipotesi è…

affascinante.

Ma senza prove, non…

Il medaglione trovato tra gli effetti personali della vittima?

Ce l'ha qui?

Sì. Posso vederlo?

Prego. Ricorda il metodo del dott. Plenk?

L'aconito diventa rosso a contatto… Con soluzioni saline.

Esatto. Quindi, se non sbaglio…

È stata Beatrice a versare il veleno nella sua stessa tazza.

Prima di farlo, però, ha voluto vendicarsi

della persona che le aveva rovinato la vita.

Laura.

Beh, Depretis ha pienamente ragione.

Se le donne potessero candidarsi,

anch'io voterei per lei.

Quando l'avrebbe detto?

Non ha letto l'intervista di stamattina sulla Gazzetta?

"Ieri sera ho avuto l'onore di conoscere una giovane donna

di nome Lidia Poët.

In molti conoscono la sua storia."

"E le umiliazioni che ha dovuto sopportare.

Ma pochi conoscono le sue idee.

La sua battaglia, infatti, è quella per una rivoluzione

che non possiamo più permetterci di ritardare:

dare pari diritti a chi non li ha mai avuti."

"La capacità della dott. ssa Poët

di smascherare vanità e orgoglio dovrebbe essere di esempio

per noi che siamo al governo di questa gloriosa nazione."

Il presidente è rimasto molto colpito dalla sua arringa.

E io sono molto mortificata, senatore.

Non si dia pena. Abbiamo cose più importanti a cui pensare.

Se si potessero candidare le donne,

gli amanti del progresso e della libertà voterebbero per lei.

Allora, ci siamo chiesti:

"Chi è la persona più vicina a Lidia Poët?"

E Anna ha avuto un'ottima idea.

No. Nemmeno per tutto l'oro del mondo.

Enrico, ascolta.

Anche io sono un pochino scettica.

Però, guarda, è veramente un onore.

Sì, io sono molto onorato, ma no.

Marianna è andata a vivere a casa di Jacopo.

Che cosa? Ha svuotato l'armadio.

Che cosa è successo, stavolta?

Teresa…

ha pagato Lorenzo

per troncare la loro relazione.

Per sparire dalla sua vita.

Quando avrai figli, potrai giudicarmi. No. Penso di poterlo fare anche ora.

Vado a riprenderla. Stavolta mi sente. Enrico, no.

Penso sia meglio

che vada Lidia.

Voi avete combinato questo disastro, e dovrei risolverlo io?

E ti ricordo che mi hai vietato di frequentare Jacopo,

e ho altre cose da fare.

Se ci aiuti…

posso provare a prendere in considerazione la tua proposta.

Sul serio?

Non dico che accetto.

Dico che posso provare a prendere in considerazione.

Bene, allora, buona serata. Buonasera.

"Umberto Nitti, segretario del direttore Antonio Juvara."

Vai!

Vai!

Ma che succede? Chi c'è lì?

Come sta?

È molto arrabbiata.

Mia sorella l'ha fatta grossa.

Sono d'accordo.

No. Io non ci torno.

Non la voglio più vedere.

Marianna, non posso tornare senza di te.

O con lo scudo, o sopra lo scudo.

Per quanto mi riguarda, puoi anche restare qui.

Lo zio mi ha dato una stanza.

Perché non vieni a dormire con me?

Guarda.

Ci sono così tanti motivi che non so da dove cominciare.

Hai sentito?

Stai qui, eh?

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