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Se fossi acqua, mi la negherei. Se fossi
Dio, manderei nel profumo.
Se fossi Papa, l 'ortareggio condò che tutti i
cristiani imbrigherei. Se fossi imperatore, che
farei a tutti i morti
Arriva Cecco, arriva il mago di mille giostre, e seri illustri, per voi le
donzelle, ardenti d 'oriente, fan con il ventre danze d 'amor lascivo.
Venite, venite, ammirate del grande Camillo le fate, i giochi, le giostre,
danze, i donna le belle abbondante, e il mago che fa scomparire le cose che
vuole, e apparire creature viventi e volanti, facendo stupir tutti quanti.
Tranquille, vengo subito. Cecco, ma non fare il matto. Vieni, Cecco. Vieni,
Cecco.
Ehi,
fermati. Oh, bella città.
Sfasciata. Vieni, vieni.
E lascia, non dirà, non dirà. Lascia perdere, lascia perdere.
Ma guarda qua. Lascia perdere.
Non dirà che casca.
Ma figurati.
Quante volte te lo so detto che non devi mettere male mezzo. Fra la moglie e lo
marito non devi mettere male dito. Giusto. Ma che ci fa col dito? E che ne
E saluto. Do tu vai? Che ti importa?
E va in convento. Lascia lo perdere, sto sfaticato.
Bevi, sì, dai.
Belle gitte, sono tutto qui per voi.
Anche tu qui?
Sì, ma qui dirigo la baracca. Ah, ti sei messa a fare la badezza? Eh, già.
Eh, ne facevi di lavoro a buon convento, eh? Tu eri capace da sola di spiancare
un 'intera compagnia di ventura.
E ora tu fai lavorare le altre, eh? Prova, tu hai fatto carriera.
Avrai anche un ganso, no? Sai, c 'è uno che dice che mi ama e mi vorrebbe
sposare. Però ho scoperto che ha già moglie.
Tu capisci?
Ha moglie.
Eh, non è un impedimento. Se vuoi...
Per cento fiorini ti fa vedovo il ganso.
Sempre lo stesso ribaldo, te.
E tu, sempre buona come allora. Vimmo, quando metterai i giudizi?
Spero mai.
Si vive così bene senza giudizio. Cosa ti sei messo a fare adesso?
Salti in banco.
Ho visto una donna, mi è piaciuta, e ho messo su famiglia.
Ah, hai preso mogli.
È la moglie del padrone del carrozzone. Un cataplasma che ci sta sempre fra i
piedi. Per liberarsene bisogna sempre inventare qualche malattia infettiva.
Il prezzo l 'ho stabilito con lei.
Peccato, quella monahella mi piaceva.
Ci starà di molto con quel vispero. Eh sì, la Lena di solito la fa lunga. È una
ragazza coscienziosa.
Ma adesso perché non te ne vai? Se la tua bella sa che sei qui, sarà gelosa.
La gelosia è il pepe dell 'amore.
Hai smesso di fare il poeta? Eri bravino una volta.
No, un sipole smette. Se nasce con gli occhi celesti, li puoi cambiare colore.
Ogni tanto, come ditta dentro.
Ma è un gioco mio, una cosa seria.
Ciao. Ciao. Quella rossa mi piace, chi è?
È Fiametta, una romagnola bravissima, tutta a fuoco, è il tuo tipo.
Ah, sono tutto il mio tipo.
Come finiva quella tua canzonetta, ti fosse secco come sono e fui?
Torrei le donne giovani e le giatre, vecchie e laide, lascerei altrui. Come
volite, mi te paga.
Ma non mi ha detto che era romagnola?
Sì, ma... Eh, lo primo amore mio era bruzzese.
Stami bene a sentire, per avere la fiammetta ci vuole uno scudo e mezzo.
buon mercato, eh? Va bene, pago poi. No, no, eh, devi pagare prima.
Cos 'è, non ti fidi?
Ecco qua.
Tieni. È a me che devi darli, se no saresti capace di convincere a
poi sono io che tengo la cassa. Ah, è così, eh?
E dove? Dove? Fammela vedere.
Dai, fammi il resto.
Anzi, visto che devo fare delle spese, cambiamo questo fiorino d 'oro.
E il fiorino dov 'è? L 'hai messo nello stile.
Ah, eccoti lo scudo e mezzo per Fiammetta.
Sì, ma il fiorino d 'oro?
Come il fiorino d 'oro?
Allora ti vuoi approfittare di me? Ma hai detto che per Torre Fiammetta ci
uno scudo e mezzo? L 'hai detto sì o no? Sì, ma... E allora perché vuoi un
fiorino d 'oro?
Perché hai visto che il desiderio di questa donna mi arde nelle vene e mi
il senno, eh?
Non è bello approfittare della pazia di un uomo sconvolto dalla passione dei
sensi. Non è bello.
Ma cosa dici? Io non voglio mica approfittare di te, sai. Ma perché mi
Ah, volevo ben dire.
Sono felice di essermi ingannato.
La mia Filippa Unè è una volgare approfittatrice delle debolezze umane.
scudo e mezzo hai chiesto, uno scudo e mezzo ti do. Non un soldo di più, né un
soldo di meno.
Andiamo su.
Sì, bello Iemo.
Dai, facciamo la sveglia. Come vuoi.
Tu dimmi va subito, subito. E non pensare al tuo primo amore, eh? Ti è
tanta prescia?
Sì, ma aspetta.
Chiamate, chiamate tuo sfatigato recente. Voglio cercarlo. No, tu resti
'è un biondello.
Faccia il cacetto.
E che ne so, provalo a abbazzire.
Dodici. Il tuo bello è bugerato. Aspetta a parlare.
Undici.
Ero sicuro di vincere.
Rivaldo, imbrogliore, mascalzone che non sei altro.
Ok, questo è il modo di interrompere.
Uno non ha neanche il tempo di sbogliare. Mani, Goldo, ma hai preso
per il valore di un fiorino e il fiorino te lo sei rimesso in borsa.
Questa è diventata scema. No, che non sono scema. Con i tuoi gesti da
mai imbrogliato. Mi dai il fiorino o chiamo il bargello.
Senti, mia bella Filippa, se credi di farmi passare per grullo, ti sbagli.
Prima mi chiedi uno scudo e mezzo per la monahella, poi ci ripensi e mi chiedi
un fiorino d 'oro. Io ti do lo scudo e mezzo e ti ritieni soddisfatta. Poi ci
ripensi ancora, vieni in camera e mi impedisci di votare gli zebedei e mi
ancora un fiorino. Due sono le cose qui.
O sei matta o mi imbrogli. Sei te che vuoi imbrogliarmi? Di su, vuoi forse
ad intendere che non hai fatto l 'amore? Allora chiedila a lei.
E con gli zebedei pieni mi sento chiedere ancora un fiorino dopo che ho
lo scudo e mezzo richiesto. Con il che gli zebedei mi si gonfiano ancora di più
e stanno per scoppiare.
T 'ho pagato, ho i testimoni.
È vero sì o no che ho pagato uno scudo e mezzo? È vero, lo so visto io. E per
dimostrarti che menti posso farti vedere la mia borsa.
Vuota, vuota la mia borsa.
Lo vedi?
Vuota, ecco come l 'hai ridotta. Se la spremi tutto al più, può uscirne un
pulcino.
Beh, modico. L 'uccello lo deve dare a lei, mica a me.
Ah, povero Cecco.
Coltretto.
Coltretto a tornarsene a casa con la borsa vuota e gli zebedei pieni. Una
l 'ha rovinato, ridotto in miseria.
Non gli era rimasto che un pulcino nella borsa e anche lui l 'ha lasciato, ma
sta' attenta. Il signore di questa città è un vecchio amico di Secco Angiulieri
e se gli chiederò di chiudere la tua abazia, la chiuderà. Tu puo' sta'
tranquilla.
Che diavolo.
Sta' a vedere che ti fa.
Ehi, dieci, che fai biondello?
Perdi? L 'anima mia.
Quattro volte la posta, ultimo colpo. Sì.
Il Pulcino ha fatto l 'ova. Come?
Niente, niente, da me me le dì e da me me le intendo.
Undici.
Andiamo, biondello, dai.
Guarda che fortuna.
Sei fortunato tu, vinci sempre.
Ma come farai? Me lo dici?
Non vinco mia perché sono fortunato. Vinco perché bar.
Chi un bara si affida alla fortuna e all 'onestà dell 'avversario. Due cose di
cui è bene non fidarsi mai, proprio mai.
Se fossi fuoco, arderei lo mondo.
Se fossi vento, lo tempesterei.
Se fossi acqua, io l 'annegherei. Se fossi Dio, manderei l 'improfondo.
Se io fossi papa... Ehi, guarda la mona.
Via, cammina.
E'
una mona vera. Mi lavo me quello del bordello.
E' più bella della Madonna in trono di Cilapue.
Ma come ammazzo non sembra un granché.
Aiutiamola, ne vale la pena.
Non se move.
E se diventa matto? Con voi sulla groppa lo sarei diventato anch 'io. Siete
troppo bella per un somaro così brutto, sorella. Mare?
O che c 'entra al mare?
No, sorella, mare.
Madre Lucrezia, capito?
Chiamatemi madre.
Così giovane e già madre.
Complimenti.
Sapresti indicarmi dove è l 'abazia?
Beh, se non lo sapete voi siete la mona.
Mi sono la nuova madre badessa, vigno da Fiorenza.
Ah, siete nuova del paese. Lo sono anch 'io.
Ma l 'abazia so già dov 'è. La madre intende dire là. Zitto, tu non ti
mischiare. Ce ne sono due, signore. No, no, non date letta a lui, ce n 'è una
sola, quella vera. Volete indicarmi la strada?
Volentieri, anzi se volete vi accompagno io.
Su, scendete dall 'estriero, avanti.
Ah, ah, ah.
Cecco.
Ah, ah.
Oh Cecco, e che tu fai? Non sarai mica diventato matto?
Vai, vai e dia a Camillo che vuoi pregare.
Le direi pure io quelle preghiere, anche due volte al giorno.
Che strano edificio.
Non sembra un convento.
Eh già, infatti fino a poco tempo fa non lo era.
Lo ha lasciato in eredità a Lemona e un signorotto del paese è morto di recente.
Entrate, entrate.
Prego madre, entrate.
Non capisco, quegli uomini e queste donne.
Gli uomini sono forestieri di passaggio che si pigliano un po' di ristoro.
E le ragazze sono vizie in attesa di prendere il voto. Un è vero figliole che
quando sarà giunto il momento lo prenderete con molta devozione. È vero,
con molta devozione.
Ero stata avvertita che in questa abbazia le monache si abbandonano a
licenze. A gravi infrazioni della regola. Che cedono spesso agli stimoli
carne. È vero.
Io sono la nuova madre Badessa e riporterò ordine e disciplina.
Dov 'è la monaca più anziana?
Quella che esercita per tempo le funzioni di Badessa. Filippa!
Filippa, dove sei?
Ecco di qua.
Siete voi la decana?
Vuol dire la più vecchia.
Sono la meno giovane. Cosa fate con quest 'abito? Cosa volete? Chi siete?
Io lo domando a voi, ma come osate vestire così? Non vi vergognate?
Rimettetevi subito le sacre vesti e queste novizie, con questi abiti così
indecenti. Non sono mica tanto novice. Se sapeste come si fanno a scuotere bene
le collezioni.
So che molti conventi sono ridotti a veri e propri bordelli, ma questo,
'avete fatto diventare un lupanare. E quei foresti che vi guardano come
baldracche. Vergogna, vergogna, vergogna. Vada come parli, monaca.
Te sei stata tanto sciabordita da dar retta a quel manigoldo che t 'ha portata
nel mio bordello.
E così siete un ribando.
Lo so, madre, che ci volete fare?
Ognuno è come Dio l 'ha fatto.
Non io devo vergognarmi di aver messo piede in questo luogo di perdizione, ma
siete voi che dovete vergognarvi di viverci.
Rientrate nella grazia del Signore, pentitevi della vostra vita lussuriosa.
Le fiamme dell 'inferno vi attendono se non chiedete perdono a Dio, se
continuate a sguazzare nel fango.
Piantala, di su, porti le braccia.
Lasciatemi in pace.
Ah, quanto sei bella, madre mia.
Su, dai, scappa.
Calma, una bella lezione l 'ha avuta e ogni beppa è bella quando dura poco.
Camina Benedetto, camina avanti.
Ah, avanti.
Sapete dov 'è il convento delle Dominicane? Che ti è successo figliola?
convento delle Dominicane. Da questa parte, tu va a diritta e vedrà la
Ho detto il convento. Ma non è la stessa cosa figliola. Non direi.
Avanti, su, cammina.
Perché la si è lasciata scappare? L 'avessimo dato un sacco di legnate.
Dì la verità, ti piace la vestita di Monica?
Mi piace spogliata la Monica.
Ma va là che ti piaceva la badessa.
La guardavi con certi occhi?
Dimmi un po'. Niente, niente ti ingriffi a vedere le vesti di Monica.
C 'è tu certi uomini che... Beh, io non sono di quelli.
Si è pentito?
E di che?
E gli schizzo fatta la Monica.
Non mi pento mai di nulla, purtroppo.
Figuriamoci se Cecco si pente. Forse ad essere nato si può pentire.
L 'hai detta giusta. Alle volte i cretini dicono le cose più intelligenti.
Grazie tante, poeta.
E questo cos 'è?
La lettera del ganto della badessa. Sentiamo cosa dice.
Sua eminenza, Monsignor Arcivescovo, eccetera, eccetera, comunica a
Comunità che...
Che l 'alatrice della presente madre Lucrezia dell 'ordine di San Domenico di
Cusman è stata nominata abbadessa dell 'abbazia di Corneto.
A che pizzi?
Alle coppe della madre badessa.
Che volete, per l 'elemosina dovete tornare domani mattina e indossate un
vestito decente. Chiamate le sorelle, mi sono la nuova madre Batessa. Ah, la
nuova madre Batessa, ma che fate?
E che è?
Tinta mia, dillo, che te senti? Fermo, fermo, una toccaresa, è un attacco d
'orecchioni. E beh?
Gli ha avuti te gli orecchioni da piccino? No. E allora una a toccare. Se
piglia gli orecchioni da grande, sono guai grossi. Gli ha un affare serio.
E che guai? Gli vengono orecchioni e poi guarisce, no? Beh, prima di tutto e può
anche morire.
Davvero? E se uno muore, gli è pure peggio.
Peggio? Eh. Perché?
Campa, ma gli muore l 'uccello.
Veramente?
Veramente, gli muore l 'uccello, te lo dico io, fidati.
Ma te?
Io che?
Dell 'uncello, non ti frega niente se muore. Ah, io da piccino le malattie
infantili le ho avute tutte. Non presi gli orecchioni. E quelli quando tu le
avute non tornano più.
Fuori, dindina mia.
Non la toccare, sei pazzo. Mangalo a mano.
Ma lo sai i bacilli fanno dei salti spettacolosi.
E fanno dei salti anche mortali.
Mannaggia questi bacilli.
Che cacchio sono questi bacilli poi?
E te che ci fai?
Assisto. Se Dindina c 'ha qualche bacillo campione di salto, tu sei
Ma io non ci posso stare lontano da Dindamia, la senti come se lamenta? Te
mettere una barriera tra te e i bacilli.
La porta basterà? Eh, eh.
Allora, allora aiuto la porta.
Vado a mettersene su pescale però. Sì, vai, vai.
meglio, Dinda.
Non te sento più che te lamenti. Lamentati, su. Ah, che dolore.
Ah, qui.
Ah. Ah.
Ah.
Lì, che dolore.
Ah.
Cecco! Cecco!
Sta meglio la sposa mia? Non se lamenta più? Allora sei guarita.
Ma verrompi, oglioni, ancora lì.
Oh, Ammillo! E sto qui, che me vo', me vo'! Le forze della malata vanno
sostenute. Sì!
Sennò i bacilli avranno la meglio subito. E sostenevole, no, sostenevole!
tu le vuoi sostenerle? Beh, troviamo una maniera!
Bisogna nutrirla, darle da mangiare. C 'è! È l 'unico modo per sostenere le sue
forze. Ma che io che glielo posso portare una zuppa, va bene, una zuppa?
ecco, bravo, Bischero, vai a prendere una zuppa, vai! Sì, sì! Ah, e sbattici
dentro anche tre o quattro, va! Sì! Su, vai, e quando tu torni bussa, eh! Sì,
sì, buro, buro! Vai!
Vieni, amore mio, che c 'è ancora molte malattie infantili a nostra
disposizione. Ma se soltanto la scarlattina... Questo è il mio pazzo a
Che non mi basta mai l 'aria che respiro, il pane che mangio, il vino che
la vita che vivo, la donna che amo.
Lora mi amo. Tu lo sai, tu lo sai che amo tutte le donne giovani e leggiari.
Non pensare alle altre ora.
Io sono la sola donna e tu sei il solo uomo.
Gekko!
Come...
dolori terribili. Sì, credevo che stesse un po' meglio, non la sentivo più
lamentare.
I grandi dolori sono muti, anche i lamenti portano fatica, non devi essere
egoista. No, no.
Su, ora va a preparargli una bella frittata con gli spinaci.
Con gli spinaci? E di con gli spinaci?
Arrangiati, lei ha detto così, ho voglia della frittata con gli spinaci. Vabbè,
speriamo di trovarli.
Grazie.
carrozzone, che è?
Non ti impressionare, è il vento. Ah sì?
Piovian, dai!
Cecco!
Cecco!
Cecco! E lo massaggio a dinda!
Che impiastro questo uomo!
La frittata è fatta!
Vengo a prenderla!
Ah, ha fatto presto a far cos 'è sta frittata. Guarda quanto è bella.
Che tu ha fatto a quest 'occhio?
I spinaci.
Come gli spinaci? Eh sì, sono dovuto far botte con biforco per rubare i spinaci.
Ma io ti avevo detto che Dinda voleva la frittata o le cipolle. Che?
Se ora gli porto questa roba, me la sbatte in faccia.
No, tu prima mi sei detto che i spinaci. Ma sei sicuro? Sono sicurissimo, Dinda
non le posso offrire gli spinaci.
È vero, Dinda?
Sì, è vero.
Su, ora va a fare un 'altra o le cipolle. Le cipolle. E te le coglio?
Dove hai preso gli spinaci? No, lì no, me ne ho forte, sa, guarda.
Arrangiati, eh?
Arrangiati, sei bravo tu.
Ah, Cecco, ha sentito come ballava un carrozzone?
No. Avresti dovuto vedere come ballava, pareva che ci avesse un ballo di San
Vito. E lo sai perché? Lo sai?
No. È semplicissimo.
Lo faceva ballare a vento.
Che diceva quel gruppo?
Ha visto che il carrozzone ballava e crede che sia al vento a farlo ballare.
Che vischero.
Bisogna fare più piano.
Ma no.
Crederà che il vento soffi più forte, se non ci tavano più.
Sicché voi osate mettere in dubbio le mie parole.
Ma noi non abbiamo nessuna prova che siete la nuova madre Badesa. V 'ho già
detto che goperdù la lettera di Monsignor Arcivescovo. Ma a me me ne
mandare un 'altra, intanto voi... Noi abbiamo degli scrupoli. Ve li toglierò
Permettete, dobbiamo consigliarci.
Venite, sorelle.
Io ho pensato una cosa.
E se appartenesse ad una di quelle sette che vogliono la rovina di santa madre
chiesa? E perché sarebbe venuta qui a fare la madre patessa? Per fare tanti
peccati e per farli fare anche a noi.
E poi poter dire al mondo, vedete, le moniche fanno questo e quello.
Io ho un 'altra idea.
Quella è una strega.
Agli occhi, la strega.
Verdi, balenanti.
Ci dannerà tutte.
Se non la riduciamo all 'impotenza.
Credo che suo Rosolina abbia ragione. Ascolti, suo Ranci.
Ebbene? Avete preso consiglio?
Sì, ma abbiamo ancora un gravissimo dubbio. E quale, sorella? Il nostro
gentile ha troppi turbamenti.
Il
vento
sconquassa la nostra ditta.
Dicono che le cipolle fanno piagne. E fanno piagne, sì.
Non
perdere
tempo.
Approfitta di questi orecchioni.
Io mi domando una cosa e non riesco a trovare una risposta.
Come mai ha sposato un minchione come Camillo?
Però voi mi dette il modo di campare.
Eh, quello te lo dà.
Sì. Ma quando ti campa, cioè si mangia la meno peggio tutti i giorni, alla fine
viene voglia di vivere. Con me?
Sì, con un uomo come te.
Che non potrebbe farti campare. Lo so.
Vieni.
Ma... Piondello!
Ma io... Non capisco strumento, sconguazza il carrozzone e qui non si
niente, com 'è?
Sì, è che noi stiamo al coperto, prova a chiamare Cecco, vedrai che smette di
ballare. Sì?
Cecco!
E' vero, non balla più.
E allora stiamo al coperto.
Cecco!
Cecco, ti ho portato la frittata, ho fatto bene, sai.
Guarda un po'. Camillo mio.
Che? O che ha fatto sotto quell 'altro occhio? Le cipolle. Ho capito, e ora
Dinda vuole la frittata o le patate?
E non posso, eh. Perché? E c 'ho solo due occhi.
Ah, io ti capisco, caro Camillo, ma ci vuole pazienza.
Questa malattia rende volubili. Ma non è questione di avere pazienza, è
questione di resistenza. E non so se la faccia resiste pure con le patate.
Beh, questa dalla me la mangio io, vai, vai.
Senti un po'. Ma perché un carrozzone balla e quando togliamo si ferma le
È semplice, non l 'hai ancora capito? No, il fatto è che... E così l 'abbiamo
persuasa a lasciarsi rinchiudere a chiave in cella di punizione.
E lei si è lasciata persuadere facilmente?
Non ha detto bacio.
Se ha mentito, come credo, dovrà essere inquisita.
Bisognerà appurare se è posseduta da un incubo o se è una strega vera e propria.
Sarà torturata? Forse, è giovane, mi avete detto, è bella? Oh sì, molto.
Dovrò prima interrogarla a fondo.
Da solo?
Non temete che lo spirito maligno la possieda? State attento padre Faustino.
Allo sguardo del serpente che paralizza la volontà. Sorelle, sorelle, è arrivata
la nuova madre Patrizia.
Grazie per l 'accoglienza figlie mie. Io sono madre Lucrezia, mi manda l
'arcivescovo per prendermi cura di voi.
Ecco le mie credenziali. Chi di voi è la decana? Sono io, madre.
Non ho bisogno di leggerla. Si vede bene che voi siete una vera madre Badessa. È
vero. No, no, leggi. Voglio che tu ti accerti.
Negli ultimi tempi qualche impostora si è presentata nei conventi spacciandosi
per Badessa.
Lo sappiamo bene noi poverette.
Proprio stamani ha bussato al convento una sciagurata una donna in braghe.
che raccontando una storia fantastica voleva darci ad intendere di essere la
nostra nuova madre Badè. Ma il cielo ci ha illuminate.
L 'abbiamo subito smascherata e ridotta all 'impotenza. Ora sta chiusa in cella.
Padre Faustino la interrogerà e cercherà di metterle in corpo la grazia del
Signore per cacciarle l 'incubo demoniaco che la possiede. Padre
è? Sono io, madre!
Madre Lucrezia, permettetemi di porgervi i miei ossequi.
reverendissima madre e il nostro padre confessore Il loro padre confessore, eh?
Circolano molte dicerie sui confessori delle monache di questi tempi. Voci
calunniose, madre.
Certo, voci calunniose. D 'altronde anche sulle badesse hanno messo in giro
certe voci. Quelle sì che sono voci calunniose e mi meraviglio di voi che le
abbiate raccolte e potete andare. Ma prima devo interrogare a quattro occhi
prigioniera. Quella la interrogo io, sono io la badessa. Come volete, madre.
Sono io che le metterò in corpo la grazia del Signore. Sapete a che cosa mi
pensare?
Ha un maialetto intonacato. Madre Badesa, è il nostro padre confessore?
Confessore. Io non capisco, vi sono antipatico.
Ci avete azzeccato. Comunque oggi non confesserete nessuna. E ora potete
Vi riverisco, reverendissima madre. Riverisco.
Padre Faustino.
Madre Lucrezia.
Oggi si va in bianco, eh?
L 'avete trattato male, poverino.
Gli uomini meritano questo ed altro.
Sono tutti maiali, credete a me. Ma i servi del Signore? A volte anche quelli.
Se volete interrogare la strega? Eh, non sarebbe una cattiva idea, ma prima sarà
bene che mi occupi delle mie pecorelle.
Per vedere se sono pure serve del Signore.
Prima parlerò con te.
E poi con te.
Ma no, vi assicuro, nessun uomo mi ha mai accarezzato. Oh, via, cerca di
ricordare.
Magari una toccatina qui?
No.
Oppure una toccatina qui?
No. Ma te la sai la differenza che c 'è fra l 'uomo e la donna?
Sì, l 'uomo porta i calzoni e la donna la sottana.
E poi?
L 'uomo ha la barba e la donna no.
Bene, e poi?
Ah sì, l 'uomo può dir messa e la donna no. Può confessarci dei nostri peccati,
darci la soluzione e la donna no.
Ma te ti sei mai confessata da Don Faustino? No, sono qui da pochi giorni.
Ma ha detto che domenica prossima mi confesserà e mi insegnerà molte cose
Ah, domenica fa festa lui, eh? Anche noi facciamo festa, madre.
Eh, cara bambina.
Vai, vai, e non confessarti mai da Don Faustino, anzi, non confessarti per
niente. Ma perché?
Perché in confessione si parla spesso di peccati e tu non sai nemmeno cosa
siano.
Anche le parole sporcano l 'anima qualche volta.
Quanti peccati sapete, madre Lucrezia?
E tu li fai spesso? No, spesso no.
E non tutti quelli che avete detto voi.
Ci sono poche occasioni qui per fare peccato.
Soltanto con Don Faustino, eh?
Sì, mi confesso soltanto una volta ogni dieci giorni. Servizio completo a
domicilio. Che cos 'è?
Forse il mio candore, che mi ha lasciato per il momento ed è andato a farsi una
volatina nei paraggi. Vi so molto male, madre.
Atrocemente.
È un giradito? Magari. È un male molto più grave, un ascesso maligno. Il
cerusico ha detto che dovrà tagliarmi il dito. E forse la mano.
Oh, santo cielo, abbiate pietà di questa povera madre.
Sì, ha detto che non c 'è scampo, a meno che io non possa sottoporre il dito
malato ad un certo grado di calore animale.
Vorrei tanto potervi aiutare, madre.
Va bene, tu lo puoi, figliola, lo puoi.
Ma forse anche questo è peccato. Ma non se è fatto a fin di bene.
E poi ci penserà Don Faustino a toglierti ogni macchia.
Del resto, se l 'operazione avrà luogo al buio, così che venga salvaguardata la
modestia dell 'una e dell 'altra parte, essa non costituirà un vero e proprio
peccato.
Allora, soffio?
Soffio, signora.
Che
dito
gonfio, madre mia!
Oh, madre mia benedetta.
Guarda, l 'ascesso è scoppiato e il dito è già sgonfiato.
Per amor del cielo, sorella, liberatemi da queste pene.
È da stamani che sono chiusa qui drento e mi sembra di impazzire.
Mi può arretta.
Vi giuro che tutto quello che godete è la pura verità.
Mi son puta da bene?
Eh sì, sei puta, ma da bene un direi.
Come si chiama quel ribaldo che hai incontrato in paesi?
Petto de Diana, non lo so.
So solo che me la cassa nei guai.
Beh, non proprio cassata.
Ma sì, ho perduto le mie vesti con la lettera dell 'arcivescovo.
Sarò torturata come una strega.
In quali altri guai volete che mi cassi?
Da come me l 'hai descritto, mi pare che quello non sia un uomo, ma un diavolo.
No, no.
E se dovine, non se brutto.
Se un puto che piace, un po' troppo furbato forse, ma no, un diavolo no.
E allora via, se ti piace.
Oh,
oh, cospetto di Diana, mi poverassa, ti me la pagherà, disgraziato.
Lasciami stare, lasciami.
Oh,
non mi sta passando, lasciami stare, penso di strambato.
Dito, dito, lasciami, lasciami.
Sorelle, ho il sospetto che madre Lucrezia sia un uomo.
Sorelle, era il diavolo.
Inginocchiamoci sorelle e chiediamo perdono dei nostri peccati.
Quelli di pensiero e tutti gli altri.
Forse sono quel carrozzone la tenda, eh? In un certo senso, sì.
E allora dovete pagare un 'ammenda per occupazione abusiva del suolo pubblico.
Noi siamo armiggere al servizio di Sergianne Lotteringhi, signora del
detto in un certo senso, in realtà il padrone è lui.
Chi è lui?
Viandè! Viandè!
Lo sapevi perché il carrozzone ballava? Te l 'ho detto, no, è per il vento. No,
me l 'ha spiegato Cecco. È per i massaggi che lui fa a Dinda per cercare
guarilla dalle orecchioni.
E questi che fanno? Il padrone della baracca.
Cecco, Cecco, vieni qua, senti.
Tu ce devi da salvare, Sergiani Lotteringhi si è ingazzato perché aveva
la piazza senza il permesso suo, capito?
E io che ci posso fare? E facci tu a parlare con lui, viene una buona
tu qua, la lingua ci sa fare.
E con la sua guarda.
Quella è Sergiani Lotteringhi e quella deve essere la moglie. Quando è buona.
Allora, ce vai o non ce vai?
Oh, Cecco!
Cecco! Linda, e voi?
Ho fame!
Ora vengo.
Va bene, mi sacrificherò io per il bene della compagnia. Sì. Te da da mangiare a
dinda, ma... Sì. Un entrare però, sa, un la toccare. Sì, sì.
Daglielo la pala attraverso il finestrino. Eh beh.
Non dai guardare in piazza, per quante fiate te lo a dir!
Non vo che fai la pazza, che pensi ogni or che mi vuoi tradire. Respiravo un po'
d 'aria fresca.
Sì, vuoi l 'aria va in terrazza, sì. E poi prendi la ramazza.
La terrazza non c 'è e a ramazzare ci pensano le fanti. Lo so, ma erano due
belle rime, non ti pare?
No, non mi pare.
Ti piace sempre contrariarmi.
Or dunque va, e là ci sono le monache che aspettano i doni di tetta, donna,
energica e pia, per poi tornare all 'abbazia a far la festa al santo
Gedeoni. Gedeone.
Lo so, ma mi vuoi concedere una piccola licenza poetica ogni tanto?
Poetastro.
Nessuno ha cercato di me? Messere sì.
Un giovine garzone di nome Filippo. Sì, ma prima di lui giunse a palazzo un
tale Cecco Angiolieri che chiede udienza.
Cinque angiolieri... Il poeta Senese!
Sì, non so, ma a me parve male in arnese.
Oh, bravo! Bella rima!
Senese, arnese.
Adesso me la scrivo, se no me la dimentico.
Se è lui, vuol dire che la mia fama è di già arrivata infino a Siena.
Fall 'entrare, di poi riceverò il garzone. Fall 'entrare!
Ah, bel trucchetto.
Conciata così puoi vedere il tuo canzo quando ti pare, anche due volte al
giorno. E l 'hai trovato anche di alto lignaggio.
Sì, ha un linguaggio ricercato, non sempre si capisce ciò che dice.
C 'è il congiuriere, ha messo all 'udienza. Scusa, mi devo andare.
Eccomi qua.
Bravo, poeta.
Entri, entri, Messer Angiolieri.
Benvenuto, ser cecco, benvenuto.
Grazie. Sarò molto lieto di conversare, seco voi di lettere. Anch 'io, ma so che
siete avverso agli stilnovisti.
Poetastri. Ecco.
Io sono un di quelli. Ah, sì? Beh, non proprio tutti, ci sono anche le
eccezioni. Spero che mi annoveriate fra queste. Sì, certo, vi annovero. A
proposito di quei saltimbanti... Ah, d 'accordo, sono uno scandalo, li mettono
tutti in prigione, tutti contento. No, no, io vi supplico invece di conceder
loro il condono dell 'ammenda e di dar licenza per i loro giochi nella piazza
grande. Mi si dice che siano figli del diavolo.
Soltanto buoni diavoli, credetemi.
Ma... Non hanno così donne indemoniate che fanno commercio con Satana? Ma no,
hanno donne giovani e belle e uomini destri che fanno giochi per sollazzare
gente.
Giovani e belle?
E vengono tutte dall 'Oriente.
Gente Oriente, voglio annotarmi la rima. Che dono avete, che dono, saranno
giolieri. Le rime beccano dalla bocca spontaneamente. A me invece spesso mi
vengono a mancare.
Come i soldi ai saltimbanchi.
Non hanno il becco di un quattrino?
An soltanto il becco cammillo. Vi prego, dunque, fatelo per amor di una poesia.
Ma che c 'entra la poesia? In questo momento?
C 'entra, perché c 'entro io nella brigata.
Voi? Un giorno mi venne il chiribizzo per dimenticare la mia becchina, la
della mia svenza. Oh, magnifico, voi parlate in decasillami, che bello. Sì,
parlo in versi e faccio giochi di prestigio.
Scusate, cosa portate all 'anulare della mano destra?
Un anello da metista, perché?
L 'ametista è una pietra stregata. Fate vedere.
Fracchiude in sé spiriti diabolici. Fra tutte le pietre stregate, questa è
quella che non perdona.
Ecco, si è perso nelle profondità infernali.
Siamo salvi.
Già, ma mi costa 200 fiorini e i fiorini non sono fave. Volete il rionpaia?
Bene, fa tornare dall 'inferno la vostra maledetta pietra e poi fuggirò via
prima che un tremuoto mi inghiotti. No, no, no, il tremuoto no, meglio perdere i
200 fiorini.
Gianni, Gianni, vieni a parlare con le monache, hanno bisogno di una poesia.
Ho detto loro che sei bravissimo a comporre. Si tratta dell 'inno da
San Gedeone. Oh, fu un grande santo. Tant 'è vero che si chiamava Gedeone e
Gedeino. Mi sembra una considerazione blasfema. Ma no, ma no.
Mettele Angiolieri è un devoto di San Gedeone. Ci pensere a lui a fare l
E poi è un grande poeta, grandissimo. Ma le monache volevano parlare con te. E
invece parleranno con lui.
E' un grande poeta, t 'ho detto.
Dovrebbero essere onorate. E poi io devo ricevere gente. Via, andate via.
Mentre ricevete gente, non dimenticate i saltimbanchi. State tranquillo, la
licenza è accordata.
Madre Lucrezia, vi presento il poeta Angiolieri.
Sono felice di rivedervi.
Tutto bene, sorelle? E il padre confessore è contento di voi?
Vi conoscete già?
Sì, si è pregato insieme.
Ah, bene.
Madre, lo scriverà lui, Lino, per la festa di San Gedeone.
Parlagagli del santo.
Ah, no.
Ma perché?
Gopremura, l 'abbazia ha bisogno delle mie cure.
Fate bene a pensare all 'abbazia. Chi c 'è stato una volta non se la scorda più.
Ecco, prendete le offerte che ho raccolto per le famiglie povere.
Penserete voi a distribuirle.
E questo è l 'omaggio per voi, madre Badesa, per festeggiare il vostro
insediamento nel convento.
Non dovevi disturbare... Permettete, sono bravissimo a confezionare pacchi.
Chi era presente?
San Gedeone, il santo protettore.
Cosa c 'è che avverde? Abba Seioci.
L 'ultima volta che ve lo dico. Guardavo San Gedeone, madre. Forse la sorella
pensava ad un dito malato.
Ecco a voi, madre.
E quando aprite il pacco, pensate a me.
Grazie, Madonna.
Anima mia, cuore del mio cuore, amore, alquanto di mercè e pietà vi prenda, Di
me che vivo un cotanto dolore che nora nora par che il cor mi fenda. Ma siete
pazzo. Ma avete conosciuto Aurora?
Amore, il cor prezzo s 'apprende. Molte volte va a mirare in finestra.
Sembravate un angelo del paradiso.
Facetevi, prego.
Una sola parola e mi farete felice. Ma è che in generato fui da fitto duolo e la
mia baglia fu malinconia.
Siete pazzo. Di là c 'è mio marito. Potrebbe entrare da un momento all
Non credo che egli abbia voglia di entrare qui.
Penso che sia preso da altre faccende.
Venite a vedere.
Guardate.
Guardate. Venite.
Guardate.
Guardate come ti ama.
Deve essere atroce per un uomo essere sorpreso con un altro uomo dalla propria
moglie. Con un altro uomo?
Non
è
possibile.
Chi l 'avrebbe mai immaginato?
Io che non ho mai sospettato di nulla.
Certi uomini riescono a nasconderlo.
Chi farò vedere io?
Bene, dovete vendicarvi mettendogli le corna.
Sì, ma come?
È gelosissimo.
Qual è la vostra camera da letto? Dov 'è?
È quella che dà sul giardino. E c 'è un passaggio per la vostra camera?
Agevole passaggio.
Ma che volete fare?
Lui sta tutte le notti in camera mia.
Non potrete avvicinarvi senza che se ne accorga.
Lasciate fare a me.
Vi darò modo di vendicarvi.
Ce penso io, alle volte ha fame.
Tieni, senti un po' quanto è buono il morito tuo.
Via!
Ha preso?
Dinti, ti piace?
Ma vaffanculo!
E te corca un furmino!
Mannaggia, mi sono sbagliato. Ho preso quella con la crema, invece a lei gli
piace il cioccolato.
Porra dintina mia, come faccio?
Come faccio?
no ti stanno chiamando
8 sera
Sono vent 'anni che è morto e ancora parla. Leoma Fantasima.
Giardino Seringhi, vieni, l 'aspetto in giardino.
Non posso farlo aspettare, sono vent 'anni che mi va cercando.
Oh, poi in giardino dai fiori belli a trovare i guinizelli.
Che all 'occo questo Finocchio.
Finalmente sei venuto, Ser Gianni Lotteringhi.
No, non ti avvicinare.
Satana ti afferrerebbe.
Tu sei un grande poeta, ma non hai ancora colto l 'ispirazione.
Sì, è vero, l 'ho ancora colta, no. Se vuoi coglierla vai fino allo stagno.
Pesca una ranocchietta e mangiala viva, senza toccarla coi denti. E poi dirai,
Calliope son tuo fino alla morte ed oltre. Quindi incrocia le mani dietro la
schiena e attendi l 'alba a limitar dello stagno. L 'ispirazione verrà.
Eh, ma...
Posso andarci domani notte? No! No, devi andare stanotte. Stanotte o mai più, se
vuoi l 'ispirazione.
Calliope ti attende. Non farla attendere in vano.
Abbiamo tutta la notte per noi.
Tutta? Sì, c 'è a me aspettare l 'ispirazione fino a là.
sono tuo fino alla morte d 'oltre.
Quindi, dove c 'è la mattina di oggi?
Dicono che le ore del mattino siano le meglio, le migliori per il lavoro della
mente. Sono in cerca dell 'ispirazione.
Volte!
Poi forse fra nove mesi viene fuori un bambino. Non ci credete?
Chiedetela alle vostre mogli.
Camillo, venitemi un momento. Che volete da me? Nulla.
Non fate mica qualche brutto scherzo. No, voglio provarvi questo cappello.
Grazie, Messeri, troppo buone. Grazie, grazie.
Camillo, riportate il cappello al signore. Sì.
Ecco il cappello.
Scusate, scusate D 'Andrea.
Giustissimi Messeri, ora vi presento Dinda, la famosa divoratrice di
Ne mangia una pranzo e una cena.
Nei giorni festivi mangia uno di quelli velenosi. Messeri, Dinda.
Caspide, uno dei serpenti più velenosi che esistano al mondo.
Messeri lustrissimi. E' il serpente che fulminò con un morso la grande
Cleopatra. E che io, con l 'arte imparata in Oriente, ridurrò a mio
Oh, Cecco, aiutami.
Aiutami, Cecco. Su, su.
Lustrissimi signori, a causa dello svarimento della prima donna tendo da
sospendere lo spettacolo. Domani, serabrica senza svarimenti, ecco lo
successo di oggi.
Dinda.
Dinda. Oh, Dindina.
Ma che ti è successo?
Sta morto il carpente.
Ma no.
Lo sai, è sdentato.
E allora?
Allora gli è un bel disastro.
Sono incinta.
E sono sei mesi che non ho contatti col mio marito.
Eh già.
La malattia è infettiva.
Il bimbo lì è tuo.
Capirà che uno è suo.
Capirai. Per quanto minchione potrebbe essere spinto dalla gelosia ad atti
estremi. E c 'è un colterro a serramani che vuol così.
Devi fare l 'amore con lui.
Ma mi fa schifo.
E te fatti coraggio. Lo prendi l 'olio di ricino quando tu hai fatto l
'indigestione?
No. Fai conto di aver fatto l 'indigestione. E che tu debba prendere l
ricino. Tu chiudi gli occhi, tu ti tappi il naso e tu lo butti giù.
A questo punto tutto è risolto. Tutti i cali, le bracche e tutti liberi il
corpo. Cecco, come sta Dinda? Che c 'è un 'altra malattia d 'infanzia?
Oh, Camillo, sta tranquillo.
Non è una cosa grave.
Dinda è ancora viva. Ha ripreso il sentimento? Sì, ma è ancora debole. Per
parla? Si vede che non ha nulla da dire.
Ma che malattia c 'ha? Sto esaminando la cosa a fondo per vedere se si tratta di
uno strascio d 'orecchioni.
Accertate bene che non fosse pericoloso. Va in buona le cose, sa?
Sì, sì, va a fondo.
Ma in queste cose un bisogno aveva fretta e ci vuole un pochino di tempo.
Ma è tanto che si è fatto sembio.
Ah, le mutande.
Oh, Camillo, ho una bella sorpresa per te.
Dimmi, dimmi. Qual è questa sorpresa?
Vieni, vieni pure. Non solo è completamente guarita, ma non c 'è più
'orecchioni. Davvero? Non posso entrare?
Te t 'ho detto di sì. È ansiosa ad abbracciarti.
Ma perché imbarla?
Su, dai, entra.
È guarita completamente.
Completamente? Su, abbracciala. Lo vedi, è una donna innamorata. E aspetta da
tanto tempo di stare col suo uomo.
Vinta mia.
Senti un po', ma sei sicuro che non ci stanno più gli imbecilli? Su, su, dai.
Non aver paura.
Mi lascio soli, piccioncini.
Dinda, mi induccia mia bella.
Camillo. Dinda, come ti sei sbiancata la faccia.
E tenghi tutti i mozzarella di fora.
Oddio, orecchioni.
Ah, mi è venuta una voglia.
Muoviti, che sono già tutta attizzata.
E muoviti.
Come sei forte, mi fai male.
Mi fai morire.
Scusa, meditina.
Ti sono fatto male.
No, tu non puoi farmi male, anche se mi tratti.
Sì, hai vinto.
Sono tua.
Tutta tua.
Prendimi.
Prendimi, no.
No. Ma come mai? Dopo sei mesi un tè andava ad intingere il becco? C 'è stato
qualche imbacillo sovravvissuto che ha fatto un zarto mortale e mi si è ficcato
dentro al corpo. Ma no, non è possibile.
E perché?
L 'ha detto tu che questi imbacilli fanno i zarti mortali? Sì, ma sono tutti
morti, sterminati dai farmaci. Beh, fosse che fosse, non su prestiti.
Ti ripeto, sono tutti morti.
Ho fatto, eh.
Con un cello mio è morto, mo'. No, forse dormiva, hai fatto niente per
svegliare. Eh, ho fatto, ho fatto.
Niente.
Morto. Stecchito.
E dove vai ora?
Alla taverna. A zuppare il biscotto mio dentro l 'ovino.
Dinda!
Oh, Dinda!
Sì?
Quel maledetto babbeo li ha il bischero sordo come una campana.
Ma tu hai cercato di... Ho avuto...
Un bel cincischiare, ma... Forse il rimedio c 'è.
Senti, fa una bella torta. E fra gli altri ingredienti, mettici questo.
Ok. È una polverina orientale. Tu mettine parecchia nella torta e vedrai
morto s 'alza dalla tomba.
Ma se ti è sempre piaciuto. L 'altro ieri me ne sono gozzato una gofana e ora
fa schifo.
Assaggiane un pezzo, fallo per lei, per noi.
Ma voi, che cazzo vi importa se mangio cioccolato o no?
Lei l 'ha preparato con tanta cura, ridendo di farti cosa gradita, e ora te
lo vuoi mangiare.
Sì, cara la mia dindina, che mamma tanto, ma camillo tuo
non è più quello di una ossa.
Appunto per questo mangialo.
Che c 'entra?
Chissà che un po' di cioccolato... Va bene, sai, cioccolato. E poi ti dà una
forza.
Me li sgusca.
Fallo per amor mio.
Mangiala.
Buona, eh?
Vinda, me ne dai una fetta anche a me?
No, la torta è di Camillo. Se ne avanzerò un po', la darò anche a voi.
Ma che guardi?
Hai visto la torta? Se l 'hai mangiata... Lasciami, diventi matto! C
Fermati! Via qua!
Devi da essere mio!
Devi da essere mio pure tu!
La bella volastralla mia.
È l 'effetto della torta. Fatti sotto, fatti sotto.
Oh, Camillo.
Ma che fai?
Dentina mia.
Lo sai che me l 'ho scordato da te?
Un momento, un momento. Vorrei a me fare l 'amore davanti agli altri. Che ti
formalizzi? Che mi frega a me dell 'amore.
Vieni, andiamo nel nostro nido. Sì, dentina mia, andiamo.
Andiamo alla salute degli sposini.
Matteo, sei geloso?
Non vedo l 'ora di liberarmene.
La donna è come il pesce, dopo tre giorni puzza.
Ma non ti sbagli. No, no, faccio tutto vestuto, è lo stesso.
L 'induccio mio.
Credo che un tiravento. Gli è tempo di buonaccia per Camillo.
Ma non c 'è il ripreso, poi?
Ma che?
Ha scaricato una decina di volte.
Ogni volta che si avvicinava a me, doveva correre a calarsi le brache.
Ma questa colica dovrà pur finire, però. Non credo.
Caricherà l 'anima e affogherà in un mare in merda. E alla fine si merita.
Bisogna fare in modo che non si accorga e ti cresce la pancia.
Senti un po'. Mi è venuta un 'idea.
Lo capisco tutto.
Quante volte?
Quante volte e cosa?
Non fatela, Gnorri. Quante volte avete ceduto?
Cosa vorrei dire questo?
Un 'infinità di volte, madre.
E ogni volta ci provavo più gusto.
E desideravo il peccato anziché averne orrore, perché è grave peccato tradire
proprio marito, vero?
Anche se si tratta di un minchione ome il mio.
Certamente. Così, non potendo resistere al mio tentatore, ho deciso di
rifugiarmi nella pace di un convento.
E chi è questo irresistibile tentatore?
È Cecco, un poetesse aggregato alla nostra compagnia.
Corri, Balto. Lo conoscete?
Di sfugita.
Capisco le vostre angose.
Anche a me lo provate prima di prendere il velo.
Quando c 'era una bella puta.
Io un voglio più vivere nel peccato, un mi voglio dannare.
Quel cicco è un diavolo.
Sta ben.
Entrate nel convento come novizia.
Dopo quattro mesi di meditazione, se avete ancora la vocazione, prenderete i
voti. Oh!
Facciamo sette mesi, madre, eh?
Volete una meditazione più lunga?
E sia.
Ditemi, quel cecco, cosa cade speciale da non poter che resiste?
Oh, madre, fatemi parlare.
Confidatevi, figlia mia, confidatevi. E poi andremo a riposare in pace.
Confidatevi. E poi?
Dite, dite tutto.
Confidatevi.
Oh, satanasso!
Oh, basta, figlia mia.
Andiamo a riposare in pace.
Se non la posso vedere, posso lasciarle le sue cose. Fate pure, questo vi è
concesso, ma niente più.
Un paio di calze per le sue belle gambe.
Per le sue solide cosce, solide e belle.
E si dolci nell 'avvinghiarsi alla schiena dell 'amante.
Vi prego di non far commenti osceni.
Un paio di brahe perché possa cambiarsi.
Perché... Perché anche in convento vi cambierete qualche volta, spero.
Voltate gli occhi dall 'altra parte.
Guardate, è meraviglia.
Tutte rosa e coi merletti, da donna che conosce l 'arte di accendere il
desiderio del suo uomo, che sa gustare il desiderio del maschio.
E Dinda lo sa gustare, ve l 'assicuro io.
Permettitela. Trattatele con delicatezza, sono così belle le bracche
Dinda. Certo non belle come le vostre, madre Lucrezia.
Ora basta, basta, che tu capio.
Anch 'io ho capito che mi desideri, che mi ami.
Che la notte sogni di stare fra le mie braccia.
Così come lo desidero io.
Voi siete matto, sì, matto.
Del resto il pacco per Dinda era un pretesto per rivederti. Perché anch 'io
amo.
Non amo che te.
Maledetto e distrutto sia da Dio, lo primo punto che io innamorai di quella
dilettassi di guai, d 'armi ed ogni altro sollaccio e noblio.
Danato, devia, devia.
Non sgacciarmi, ti prego.
Abbi pietà di un povero innamorato.
Demonio, usate tutte le arti della seduzione voi.
Non sai che dalla prima volta che t 'ho vista non faccio che sognarti con le tue
brache celebre.
Anch 'io vi ho sognato.
Sì, vi ho sognato. Ma avevate le sembianze del diavolo perché voi siete
diavolo.
Lucrezia, vieni con me all 'inferno.
Saremo felici.
Lasciatemi! Ande via, demonio!
Lasciatemi!
Lasciatemi! Ma che succede, madre?
Ma fra le vostre braghe, costui vi ha usato violenza. Non sono le mie.
No, le sue sono celesti.
Questo Messere non ha più da mettere piede in convento per nessuna ragione.
via! Ciao, via, via!
Non lo sai che il diavolo può entrare quando vuole?
E senza chiedere permesso.
Suor Angelica, raccogli quella roba e dalle Dinda la notizia.
Da solo non so cambà.
Io li voglio Dinda.
Ma perché si è annata, perché?
Te l 'ho detto, gli è venuta la vocazione e è andata in convento. Ma io
da vedere, ce devo parlare.
Impossibile, almeno per sette mesi.
Deve fare gli esercizi spirituali.
E poi forse adotterà un bambino.
Un bambino?
E perché?
Non lo so.
In clausura vengono certe idee alle donne.
Ma che testo ammetti?
Non è mica carnevale, sa?
Devo andare al convento. Al convento? Ce vengo pure io, cioè.
No, te no, che vieni a fare? Vengo a vedere Dinda.
E io sono sicuro di essere guarito.
Mi rifunziona la chiave.
Permesso.
Oggi ti hanno portato un pacco.
Madre Lucrezia mi ha detto di dartelo, ma io me ne ero scordata.
Belle queste braghe rosa.
Le vuoi? Te le regalo.
A me mi ricordano troppe cose. Quali cose?
Cose dolci, meravigliose.
Vai, vai a letto.
E felice riposo nella pace del Signore.
Dai, monta.
Dai.
Oh, leva sta mano che comincia niente la fasa. Dai, su, sali, sali.
Ehi, che
fai?
Che vuoi? Quando sta a dentina mia?
Non lo so, cercala da te.
Vieni da troia.
Ancora diavolo.
Bettina.
Padre.
Vieni nello mio inferno.
Oh,
Satana!
Va di retro!
Va di retro!
Va via!
Vittina, stai qui!
Perché fai la commedia?
Mi sono accorto benissimo che facevi finta di dormire e di sognare. Non è
dormivo, dormivo.
Voi avete inventato il peccato della carne, ma questo peccato vi piace di
anche.
Vado indietro, vado indietro.
È Braghi, è Braghi dell 'Inda.
Dindina! Sono il camilluccio tuo, Dindina!
Eccomi! Funziona la chiave, Dindina!
Ma che ti importa? Salvati dalle monache!
Invece di fare il tuo dovere con la tua moglie, tu va a caccia di monache, eh?
Vieni, Carmelo, vieni.
Ah, dentina mia!
C 'è la mia chiave nuova, come funziona!
È il biscotto.
Sono rimasta incinta, lo sento.
Nascerà a settimino di certo.
E come lo sai?
È fatto così alla svelta.
Perché mi sono fermato se non nasce alle cinque.
Sergiani, mettetevi in salvo. La vostra vita è in pericolo. In pericolo? Ma che
succede?
Vostra moglie ha scoperto la tresca con Filippa. Ha radunato alcune donne del
paese che vogliono bastonare voi e le prostitute.
No, no, date a me i codesti e mettetevi il mio.
Così potrete salvarvi dall 'ira di vostra moglie.
Così conciato, forse un virio non uscirà. Forza. Su, sorelle,
Posate i ceri, avanti le grasse, poi le medie e infine le magre. Tutte...
Forza, uno, due e...
tenete a mente che la vita è breve e la donna sia mona o puttana sempre goderla
una volta
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