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1 - Oddio! - Non è niente.
Andiamo.
Eccoci di nuovo qui, al settembre del 1979.
A quell'interminabile e caldissima estate.
L'alba della più sanguinosa guerra di mafia della storia.
(in siciliano) È come il burro. - Allo zio Totò piace aromatico.
Mi giri quella, per favore?
- Perché proprio quella? - È tenera come piace a lui.
Perché quella tenera è per Totò?
- Non gli piacciono i nervetti in bocca. - Guarda, girala tu.
I corleonesi di Totò Riina e Luchino Bagarella
detti "viddani", contadini brutti, sporchi e cattivi.
Contro i palermitani di Stefano Bontate detto il Principe
Masino Buscetta e Michele Greco che chiamavano il Papa.
Non buoni, ma belli, ricchi ed eleganti.
A Totò Riina questo fatto proprio non andava giù.
Anche lui che veniva da un paesotto di montagna
voleva diventare ricco ed elegante. Ma soprattutto bello.
Insomma, stava iniziando una specie di guerra medievale.
- È pronto. Contadini da una parte, principi e papi dall'altra.
Tutto è iniziato più o meno così.
(in siciliano) Per me deve morire.
Non doveva PEMMETTERVI.
PEMMESSESSI.
- PESSE... - Totò, abbiamo capito. - Non doveva tornare qui.
Va bene, Totò. Però...
- Questa carne è piena di nervi. - La mia si squaglia in bocca.
Non è successo niente. Siamo tutti qui. C'è Luchino, ci siete voi.
Ci siamo noi.
Oggi, ma domani?
È un fatto di regole.
Poi pensano tutti che possono fare ciò che vogliono.
Vuoi ammazzare un cristiano?
- Un cristiano che ha fatto come lui?
Non è un bravo cristiano. Se te ne vai, posso dimenticarlo.
Forse.
Ma se torni, io ti ammazzo.
Tu che dici?
Allora abbiamo deciso, ci pensa Luchino.
Ha anche un motivo personale.
Sì, ci penso.
Non ci pensi, lo fai!
- Lo faccio senza pensarci. - Ecco.
Lui non doveva tornare qui!
- Lorenzo. - Oh, Cusumano! Ma come fai?
Non hai le scarpe, ma le pattine! Non ti sento arrivare.
Sei tu che quando pensi, non senti né vedi niente.
- Neanche che è già ora. Andiamo. - Ah...
No, io devo trattenermi un attimo. Vai avanti tu.
Scusa, ma un giorno arrivi all'alba. L'altro a metà mattinata.
Una volta vai via prima, l'altra dopo. Che cosa nascondi?
Vieni, te lo dico in un orecchio.
(urlando) Non sono fatti tuoi!
- Minchia, non sento più niente. - Sì.
Non sento più niente, Lorenzo.
Sono cinque punti di invalidità per la pensione.
- Forse ti faccio anche causa. - Ti daranno la mia pensione.
- Avevate dimenticato le carte sulla scrivania. - Bravo.
- Lascia stare, ho fatto io. Non preoccuparti. - Andiamo.
Mio padre non nascondeva niente perché non ne era capace.
Aveva preso l'abitudine di uscire dal retro
e parcheggiare l'auto lontano, sempre in posti diversi.
Ah, la parallela!
Prendeva precauzioni di continuo.
Aveva addirittura fatto cambiare il colore dell'auto.
No, le chiavi...
Ciao.
Non ne posso più.
- Lorenzo, perché non ti tranquillizzi? - Non ci riesco, Pia.
Ma è passato un po' di tempo, non è successo niente.
Forse perché io prendo precauzioni.
Allora tu prova...
- Che cosa, Pia? A non prendere precauzioni? - No.
- Vediamo se mi ammazzano? - Non volevo dire questo.
Squilli di telefono
Pronto?
- Cos'è quella faccia? - No, niente.
Domani iniziano le scuole
e io speravo in un buco improvviso dell'organico.
- Mi dispiace, Piuzza. - Oddio.
Però io non ti ho sentito nemmeno parlare. Chi era?
- Nessuno, è caduta la linea. - Come? - Come?
"Tu, tu, tu..." Dev'esserci un guasto, è la terza volta.
Lo vedi? Squilli di telefono
No, non rispondere.
Pronto?
- Cade. - Dobbiamo andarcene da qui, Pia.
Dobbiamo andarcene!
Cornuto! Dammi i "piccioli"!
- Ehi! Così lo rompi. - Io lo rompo? - Sì.
Sono tre volte che cerco di chiamare mia sorella e si ruba i gettoni!
- Questo funziona? - È nuovo. - Nuovo di seconda mano!
Va bene.
Massimo, finiscila!
# E lasciami gridare! - Grida, grida.
# Lasciami sfogare! - Di che devi sfogarti?
♪ Io senza amore non so stare! ♪ - Buonasera, signora.
- Buonasera. - Buonasera.
# Io non posso restare seduto in disparte, né arte né parte.
# Non sono capace di stare a guardare questi occhi di brace
♪ e poi non provare un brivido dentro... ♪
Ha rivisto Alice.
# E correrti incontro e gridarti ti amo.
♪ Ricominciamo. ♪
Già, ormai non si stupivano neanche più.
Solo io continuavo a crederci.
Invece lei stava da qualche parte in Svizzera in collegio.
Con l'inizio della scuola ci saremmo separati anche da Fofò.
Il padre aveva deciso che avrebbe fatto le scuole medie al Gonzaga
l'istituto privato frequentato dai figli dei ricchi.
Io non voglio andare al Gonzaga. Lì sono tutti più ricchi di me.
- Puoi farcela, fidati. - Poi sono alto, mi prenderanno tutti in giro.
- Ho anche 42 di piede! - Fofò, parliamoci chiaro.
Tuo padre non può costringerti ad andare al Gonzaga se non vuoi.
- Ribellati, fai uno sciopero. - Che sciopero? - Della fame?
- No. - Della sete. - Assolutamente.
- Del biliardino. - È arrivata. No.
Al solo pensiero di dovere rinunciare a qualcosa...
Basta, è tutto troppo triste.
Non roviniamo questi ultimi minuti di vacanza tutti insieme.
Guardate il mare.
# Ancora ti amo!
♪ Ricominciamo. ♪
Minchia che "camurria" questa Alice!
♪ Ricominciamo! ♪
Il mondo è pieno di femmine. Devi immaginare un bel temporale
con tutte le lumachine che escono. Tu che fai? Le assaggi tutte, no?
- Che esempio è? - Quella giusta è una sola.
Così il "picciotto" non si riprende più!
Le femmine sono tutte uguali. Hanno due cose meravigliose, poi...
- Massimo! - Gli sto dando dei consigli.
Siedi al tuo posto, è pronto.
Ehi.
- Ancora? - Peggio.
Parla di andare via.
Lorenzo, è pronto.
Il 24% di inflazione. Vi rendete conto?
- Non so dove andremo a finire. - Lore', 24, 32, 60!
- Sono numeri. - Massimo, numeri che incidono sul mio stipendio.
Ogni mese vale sempre meno!
A scuola ci hanno detto che "l'inflazione è l'oppio dei popoli".
- Angela, quella non è l'inflazione. - Ma alla fine che ci manca?
Alice.
- La cattedra. - La serenità.
La serenità. È vero.
La serenità è la prima cosa.
Lore', facciamo due passi.
Andiamo.
- Comunque, Angela. Quella è la religione. - Che cosa?
- Coraggio. - È una parola.
Andiamo. Non avere paura, esci.
Si può sapere che hai?
In che lingua devo dirti che non c'è più pericolo?
Massimo, come fai a saperlo?
Come lo so?
Lo so perché... lo sai!
Quello che ha fatto tuo cognato è una cosa brutta.
- Bruttissima. - Lo so, don Masino. Io...
A me di Bagarella e degli altri viddani non mi importa una minchia.
Se gli sbirri li "fottono" tutti, io stappo la bottiglia buona.
Di quelli mi fido meno che degli sbirri. Ahi, piano.
Poi è coinvolta Pia.
Pia!
Sono pazzo d'amore.
Parola mia, a nessuno verrà torto un capello.
Grazie, don Masino.
Massimo!
Le ho appena fatte.
Soffia.
Sono bellissime.
- Conosco tanta gente, ho informazioni. - Scusami tanto, ma...
Lorenzo, gente che sa le cose.
Mafiosi, diciamolo!
Perché avete sempre questa parola in bocca? "Mafiosi"!
Chi sarebbero questi mafiosi?
Li hai mai visti? Sai come sono fatti?
Dimmelo tu visto che li conosci bene!
Non mettermi in bocca cose che non ho mai detto.
Ti ho avvisato del pericolo e ora ti dico che non c'è più!
Vuoi ricominciare a vivere e fare vivere la tua famiglia?
Vuoi fidarti di me per una volta?
Scusa, ma in questo momento
io non mi fido più di nessuno! - Maria santa.
Soprattutto di uno che frequenta...
Certe persone!
Va bene? Finalmente l'ho detto!
Non so nemmeno perché ti faccio ancora entrare in casa mia!
Sì?
Sai che ti dico? Sono io che non voglio più venire a casa tua!
Ingrato! Ecco che cosa sei.
Un ingrato!
Cacasotto!
Vai a chiamare Patrizia, dille di scendere. Grazie, vattene.
- Mancava la litigata con mio fratello! - Come puoi difenderlo?
È in buona fede ed è mio fratello!
In buona fede! Davvero fai finta di niente?
Secondo te è tutto normale? Come sapeva del pericolo?
- E della fine del pericolo? - Perché non ti accontenti?
Per una volta fidati!
Se sapessi che siete in pericolo, resterei qui?
Pia, stiamo parlando delle nostre vite. Chi è tuo fratello?
Il capo della polizia? Il Procuratore della Repubblica?
È stato in carcere, ha avuto dei contatti
e lì c'è gente che sa certe cose.
Buscetta?
Stiamo parlando di Buscetta?
Io non so chi è, ma c'è chi ha garantito. Che cosa doveva fare?
Se la minaccia veniva da lì, a chi doveva rivolgersi?
- L'ha fatto per proteggerci. - Fammi capire, Pia.
Noi siamo sotto la protezione... le nostre vite dipendono da un boss?
- No, non è proprio così. - Lo sapevi e non mi dicevi niente?
Se avevo un dubbio piccolo così... noi andiamo via da qui!
Ma dov'è Luchino?
Luchino, la colazione!
Peppino ti ha preparato la fetta biscottata.
Che minchia stai facendo?
L'ho trovato! Era ferito e lo sto curando.
- Si chiama Vincenzino. - Vincenzino?
Bel nome, vero?
- Ma Totò! Ancora non poteva volare. - E ora vola!
Luchino, guardami negli occhi.
Passano i giorni e tu non fai una minchia.
Sto studiando!
È un'ammazzatina come le altre, non è un gioco a quiz!
- Ora mi spieghi che cos'ha Luchino. - Zio Totò, "cherchez la femme".
- Come? - No, secondo me Luchino si è innamorato.
Vincenzina mia!
- Ti ha visto qualcuno? - No.
È pericoloso anche per me.
Insomma. Se ci scopre zio Totò?
- Se ci scopre, non mi manda i fiori. - È vero.
Vincenzina mia!
Amore mio.
Vincenzino!
Vincenzino! Vincenzino!
Minchia, lo ammazzo.
- Ragazzi, devo parlarvi. - Lorenzo, vuoi prima il caffè?
Pia, tanto non cambio idea.
Non possiamo più restare qui.
- In questa casa? - No, Salvo. A Palermo, in Sicilia.
- Cosa? - Non è più sicuro.
- Zio ha detto che potevamo... - Zio Massimo non sa quello che dice!
- Ma così ci arrendiamo! - Salvo, i soldati si arrendono.
Va bene? Noi siamo civili, persone comuni
che vogliono fare una vita normale.
Qui a Palermo non si può più fare una vita normale.
- Quindi hai deciso che andiamo via? - Sì, per il bene di tutti.
Tu che cosa sai del mio bene?
Perché devi sempre decidere per tutti?
- Qui ho la mia vita, i miei amici, un fidanzato. - Angela.
Non parlare così a tuo padre.
Salvo, tu vai a prepararti.
Non vogliamo fare tardi il primo giorno di scuola.
Sono sicuro che anche voi vi ricordiate il giorno
in cui avete dovuto tirare giù dal piedistallo i vostri genitori.
Per me il giorno in cui è caduto il mio Dio fu quello.
Aspetta un attimo.
Senti una cosa. Io so che tu sei arrabbiato con me come Angela.
Però... dovete avere fiducia in me.
- Io lo faccio per voi, perché... - Papà, non sono arrabbiato con te.
- Mi faccio delle domande. - Quando mai non te ne fai?
Che domande?
Davvero quelli come noi, i civili possono andare solo via?
Vai, è tardi.
- Ciao, papà. - Ciao.
Per quello ricordo il mio primo giorno di medie come fosse oggi.
Anche se quel giorno sono successe tante cose.
- Tumminello. - Presente.
- Scusate, quanti siete lì? - Tre.
- Tu sei? - Tumminello. - Sì.
Sarà un anno importante... Bussano alla porta
Sì, avanti.
Scusi, professoressa. Sembra che ci sia un intruso.
- No. - Muoviti, testa di legno! - No!
- Non voglio andare al Gonzaga! - Andiamo!
Scusi, professoressa.
- Quindi Tumminello... - Presente.
Risate Era così sicuro.
Negare l'evidenza non funziona mai.
Per Angela era diverso. A 17 anni gli dèi sono caduti da un pezzo.
Non mi faccio portare via, a costo di scappare!
Quindi scappi per restare. Sì, puoi provarci.
Allora sai che faccio? Prendo subito due o tre buoni voti.
Se torno a casa con un otto o un nove, non mi portano via.
Non mi portano via da te.
Bene, bene. Vedo che questa estate è successo qualcosa.
Che a me non è successa!
Ora la domanda è una. Questi amorosi sensi innalzeranno la Giammarresi
o affosseranno il nostro Giraudo?
"Ai posteri l'ardua sentenza!"
Capirai, questa già inizia con il latino.
Sì, amore.
Andiamo.
Era bellissimo qui.
Ci venivo sempre da piccolo con mio padre a pescare.
In canottiera.
Venivamo di notte e aspettavamo l'alba.
Un giorno volevo fare il pescatore, un altro il pilota di aerei.
- Alla fine il medico. - Il medico?
Non me l'avevi mai detto.
- Saresti stato bravo. - Sì, ma tanto...
Che fine hanno fatto tutti questi sogni?
Ma come fai a non vedere? Abbiamo realizzato il più grande di tutti.
Ci siamo io e te e i nostri figli.
Che futuro hanno, Pia? Che futuro abbiamo?
Ora mi odiano pure.
- Un giorno capiranno. - Ma se vanno via sempre i migliori
in questa terra chi rimane?
Pia, stai scherzando? Siamo appesi alla benevolenza di un mafioso.
Ti rendi conto? Violenze, soprusi, delitti.
Salvuccio ha visto ammazzare un uomo! Che vita è?
Lo so, ma dove ce ne andiamo?
Qui c'è mia madre, Massimo.
- Che andiamo a fare... - Che cosa, Pia?
Che cosa abbiamo da perdere?
L'attesa eterna della tua cattedra che non arriverà mai
perché ci sarà sempre qualcuno pronto a fregarti con un magheggio?
Il mio stipendio con il quale non arriviamo a fine mese?
Io chiedo il trasferimento al nord.
Lì non c'è tutto questo schifo.
Lì avremo tutti più possibilità.
Quel pazzo non pensa a te o alle creature?
Lo fa per loro. Dice che a Palermo non c'è futuro, ma al nord...
Che andate a fare al nord?
Io non posso nemmeno dargli torto. A parte il pericolo...
Che non c'è!
Minchia, è di legno!
Però che a Palermo non abbiamo niente da perdere...
- Come? - A parte voi e la mamma. Potete venire a trovarci...
Su, al nord. Forse ha un po' di ragione.
- Ma... - Patrizia, vai a servire fuori.
Vai, prendi un fazzoletto. Patrizia piange
- E se ci fosse qualcosa da perdere? - Che cosa?
Vieni qui.
Una cattedra.
Una cattedra?
Come faresti?
Massimo, se si tratta di Buscetta no.
Che Buscetta? "Perché devi inquietare il leone che abbaia"?
- Pia, che lavoro faccio? - Io non lo so. - Riscuoto le tasse.
Non sai che farebbe la gente per una semplice violazione.
Il Provveditore ha una cartella lunga così.
Se devo avere la cattedra è per i titoli, per i diritti.
- Mi spettano. - Appunto. - Io non voglio raccomandazioni.
- Lo fanno tutti. - È per quello che non me la danno. - Appunto.
Con una cattedra Lorenzo non può dire che non ha nulla da perdere.
Zitto. Devi stare zitto, muto.
No, non così. Mi dispiace.
- Ooh! Lo fanno tutti. - Zitto!
Il mondo girava al contrario. Chi era saldo nei suoi principi cadeva
e chi sembrava fragile resisteva.
Non l'ho convinta. La famiglia è tutta... intorcinata.
Non posso farci niente.
- Lorenzo, dobbiamo pensarci... - Pia, ho chiesto il trasferimento.
Pia sbatte la porta
- Angela? - Shh. Cicerone.
Cicerone... Questo nome non mi è nuovo.
Ha chiesto di essere trasferito.
Io non vedrò più i miei amici.
- Alice tornerà e io non ci sarò. - Marco.
- Salvatore, dobbiamo fare qualcosa. Che cosa potevamo fare?
Un bambino di 11 anni che aveva perso il suo faro
una ragazza di 17 anni che vedeva svanire la prima storia importante
senza nemmeno avere fatto l'amore.
Sei sicura di volerlo fare?
- Sei sicuro che non tornano i tuoi? - Non prima di due ore.
Per sicurezza ho messo l'allarme e il paletto.
- Marco? - Eh?
Mi fanno impressione le candele.
Sono romantiche.
Voglio che la prima volta sia indimenticabile.
Così io non ci riesco.
Sembra che sia morto qualcuno.
Le spengo.
Ti aiuto.
Entrambi tossiscono
- Un po' di musica? - No, sai che non mi piace quella che ascolti tu.
Allarme L'allarme.
Ho imparato dove si mette.
Allarme spento
- Che cos'hai? - Un crampo al dito.
- Sono felice che sia tu la mia prima volta. - Anche io.
Questo lo sappiamo grazie al grande poeta latino, Omero.
Ma quando Confucio pronunciò la sua frase: "Cogito ergo sum"...
- Buonanotte, Giraudo. - Grazie, altrettanto.
Gli studenti ridono
Giraudo, non è quattro.
Giraudo Marco, detto "Torino", dopo quell'incontro non era più lo stesso.
L'amore si sa fa miracoli.
Dallo a me.
Fammi vedere.
Senti, Fofò. Tuo padre ha ragione.
Tu devi stare con la gioventù più nobile della gioventù palermitana.
Io voglio stare con i miei amici. Mio padre dice
che se voglio stare con loro, mi toglie tutto. Paghetta, regali
uova di Pasqua giganti, tutto. Una vita di privazione.
- Come la vostra. - Figlio di puttana!
È sempre lui.
- Mi dica, è tanto difficile? - Durissima.
È una vita di privazioni.
Tu devi fare come San Francesco.
Devi liberarti di tutto.
Devi spogliarti di tutto, devi abbracciare la povertà.
Devi lottare contro il maligno.
Devi rinunciare al pallone nuovo, al giocattolo telecomandato
alla bici da cross. Capito?
Questa è la moglie!
Hai questa forza dentro di te?
- Sì. Fofò, non spaventarti. - Ti aiutiamo noi.
- In nome dell'amicizia. - Dài, Fofò. - Dài, Fofò.
Sì. Io ho questa forza. Io posso farcela.
Posso rinunciarci. Ce l'ho questa forza.
Beato te.
Falagna. Presente.
Cannuzzu. - Presente.
Cassina. - Presente.
> Cicero. Così Fofò era di nuovo tra noi.
Stavo per andarmene io. Giammarresi.
- Presente. La Rosa. - Che cos'hai? - Niente.
Marino. Bussano alla porta
Zio, Totò!
Segnale acustico
Che cos'hai, Luchino? Aspettavi qualcun altro?
- No. - Non dire minghiate.
Zio, Totò...
Io...
- Mi sono innamorato. - Innamorato!
Innamorato!
(in siciliano) Luchino, guardami negli occhi.
L'amore è una cosa bella. L'amore è...
- Come abbiamo detto? - "L'amore è un apostrofo rosa"
"fra le parole ti amo".
- Che c'entra? L'altra. - Quella dell'amore simile? - Eh!
L'amore è bello fra le persone simili.
E Vincenzina è un'altra specie.
Vincenzina è palermitana.
È la sorella di uomo d'onore palermitano.
Noi dobbiamo rompere il culo ai palermitani. A tutti.
- Facciamo soffrire Vincenzina? - No.
No, zio Totò.
No, perché io sposo Vincenzina.
La faccio diventare corleonese.
Così non è più palermitana.
- No. - Luchino, non farmi arrabbiare.
Tu fai una minghia di ammazzatina.
Perché anche che sei mio cognato, io ti squaglio nell'acido.
A te, a Vincenzina e a questo minghia di apostrofo rosa.
Hai capito?
Zio Totò sbatte la porta
Squilli di telefono
Chi è?
Pronto.
Sono io.
- Dormivi? - No, perché dovrei dormire?
Sono le tre e mezza del mattino. Che minchia vuoi, Pia?
- Allora Pia? - Va bene.
- Perché non parli? Parla. - Massimo, la cattedra.
Va bene. La prendo.
- Ah! Sei sicura, Pia? - No.
Magari domattina avrò già cambiato idea.
Però tu agisci subito.
Che seccatura! Devo fare la raccomandazione della minchia.
Squilli di telefono
- Non ci credo. Di nuovo?
- Già ci hai ripensato? - Lorenzo non deve saperlo mai.
Che cos'ha Pia? - Qualcuno dovrebbe coccolarla.
Massimo sospira
Massimo.
Massimo, ci ho ripensato. Quella cosa non dobbiamo più farla.
È troppo tardi, Pia.
Come è troppo tardi?
È fatta. Mi hai detto tu di fare in fretta!
No. Tu lo richiami e gli dici che non ci serve più.
Pia, "stiamo afferrando troppi cazzi nell'aria". Io perdo la vita per te.
Pia, hai la cattedra.
Il mio amico ci ha messo un secondo e mezzo.
- Sei di ruolo. - La cattedra.
"Scuola Isacco..."
"Newton".
Oddio!
Pia, ora ascoltami.
Non importa come l'hai avuta. La meriti? Sì.
Ne avevi il diritto? Sì. Più di quei caproni raccomandati
che ti hanno fottuto la vita? Sì. Hai capito?
Oddio.
Grazie. Che bello! Finalmente!
Minghia! Sei un'ingrata come tuo marito.
Pia, il peccato è un concetto relativo.
Dipende dal punto di vista.
Se uno lo fa a scopo benefico non è peccato.
- Tu lo hai fatto per la tua famiglia, per restare uniti. - Sì.
Anche io sono felice della cattedra. Però l'ho fatto anche per me.
- Allora non è peccato. - Come no? - Non è peccato.
- Io mi sono fatta raccomandare. - È una delle forme
con cui si manifesta la grazia di Dio.
La parola stessa lo dice. "Mi raccomando fai i compiti."
"Mi raccomando..." Il nostro Signore ha creato la raccomandazione
per aiutare gli ultimi, per farli avanzare.
Gli ultimi diventeranno penultimi, terzultimi, quartultimi...
Anche primi.
Però è un caso raro
perché anche il Signore ha le mani legate. Ora recita due Ave Maria
un Padre nostro, fai l'offerta ai poveri. Congratulazioni.
Vai a casa. Voglio vederti sorridente.
Grazie.
È successo un miracolo.
Un miracolo.
Un miracolo è troppo.
È blasfemo.
È successa una cosa bella.
Bella!
Una cosa bellissima. Davvero tanto bella!
Che aspettavo... Bella.
Bellissima. Troppo bella. Porta che si apre
- Ciao, Pia. - Ciao, Lorenzo.
Che c'è?
Niente. Che deve esserci?
Sono contenta di vederti.
Amore.
Non ce la faceva.. Si sentiva in colpa e felice.
Così in colpa di quella felicità che non riuscì a dire nulla.
La mattina dopo al termine di una notte insonne, finalmente...
Lorenzo, devo dirti una cosa.
Mi hanno dato la cattedra.
Ma... Te l'hanno detto quest'ora?
Sì.
Pia, sul serio?
Perché non abboccano, papà? - E perché?
Perché le nuvole sono troppo basse o troppo alte.
Per il vento e perché devi crederci.
Tu ci credi davvero?
Non tanto.
- Non prendiamo mai nulla. - Perché continuiamo a venire?
Perché non dobbiamo smettere di credere e di sperare
anche se le nuvole, il vento non sono quelli giusti.
Perché questo posto ci piace.
Allora?
- Restiamo. (insieme) Sì!
Non ci arrendevamo più. Il mio Dio era risorto.
- Fate i complimenti alla mamma che ha preso la cattedra. - Brava.
Dove la mettiamo?
Devo fare in fretta che è tardi. Se no faccio tardi in ufficio.
> Ero felice e mi ero dimenticato di non avere detto a nessuno
che stavo per andare via. Resto con voi.
- È lui che va via. - Sempre vittima delle sue fantasie.
- Tu che fai con la bici nuova? - Vado via, Salvatore.
Lo sapete tutti come sono fatto. Lo ha detto anche il frate.
Ci vuole una forza titanica. Questa forza io non ce l'ho.
Non ce l'ho. Vi saluto.
- Non andrà così lontano. - Perché?
- Ho bucato la gomma. - Sebastiano! - Dì ciò che vuoi.
Mi mancava un dettaglio.
- Ciao. - Ciao.
Lo hai detto a Salvatore? Non deve sapere che sono tornata.
Certo, stai tranquilla.
Il mondo si rimetteva a girare per il verso giusto.
I forti tornavano forti, i fragili fragili.
Gli ottusi ottusi.
Meno male. Otto e nove non li prenderò mai.
E gli assassini assassini.
Fermati qui.
Eccolo.
Sparo
Sgommata
"Le nuvole e il vento non sono quelli giusti".
Era il 25 settembre del 1979.
Rumore dell'elicottero
I killer dei Corleonesi avevano ucciso il giudice Terranova
e il maresciallo Lenin Mancuso che lo proteggeva da 20 anni.
Il giudice era tornato a Palermo.
Sarebbe diventato capo dell'ufficio istruzioni al palazzo di Giustizia.
Dopo un'esperienza da deputato nelle file del Partito Comunista.
Da magistrato e da membro della commissione parlamentare Antimafia
aveva combattuto i Corleonesi che non gli avevano lasciato il tempo
di iniziare a lavorare. In questo 1979
si è assistito a un'escalation della violenza a Palermo.
In gennaio viene ucciso Mario Francese Scherma.
In marzo Michele Reina, segretario provinciale della DC. Un politico.
In luglio il vice questore Boris Giuliano della squadra mobile.
Cesare Terranova ha amato la sua terra da magistrato e da politico.
Non ha mai smesso di occuparsene. Ha dato la caccia ai grandi mafiosi
e ha saputo cogliere gli aspetti pericolosi del retroterra culturale
in cui la mafia prospera, fa affari, trova alleanze, appoggi.
> Fu tra i primi a lanciare allarmi sulla cosiddetta "Zona grigia".
Sui piccoli e grandi comportamenti quotidiani fatti di conformismo
rifiuto della legalità, sempre a favore di interessi privati
rendite di posizioni, complicità che rendono più difficile la lotta
a Cosa nostra.
- Volevo ringraziarvi per Pia. - No, Massimo.
Quanto è bella questa Cosa Nostra che aiuta la brava gente, eh?
Che hai detto, Massimo? Non ho sentito.
Che ho detto? Molto, Tommasino.
Scivola, scivola.
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