All language subtitles for Era ora - Still Time (2022) 1080p H264 iTA EnG AC3 5.1 Sub iTA NUiTA.EnG AsPiDe-MIRCrew.it

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Original subtitles

Dieci, nove, otto, sette,

sei, cinque, quattro,

tre, due, uno...

Ehm, scusate. Eh, lo so, scusate.

- Scusa.

Scusate.

Eh, lo so.

Scusate.

Oddio, scusa. Mi sa che ho sbagliato.

- Mi sa di sì. - Eh?

È che la mia fidanzata c'ha un vestito proprio uguale al tuo.

- Sì, come no. - Veramente.

È proprio uguale.

Se non te ne vai, ti arriva uno schiaffo.

Non è proprio la mia fidanzata, però... Oh, Fede. Ehm...

Hai visto, che ti avevo detto? Guarda. È successa una cosa assurda.

- Praticamente... - Ho visto.

- Vaffanculo, Dante.

Io te l'avevo detto che ti arrivava uno schiaffo.

Eh...

Dovresti seguirla.

Dici?

Senti, scusa.

Mi dispiace per questa cosa che è successa, non...

Ti posso offrire una cosa da bere?

C'è l'open bar.

Ah. Allora te ne offro due.

Dante.

Alice.

- Buon anno. - Buon anno.

Ahia!

- ♪ It's your party, and I'll cry... ♪

- ♪ Cry if I want to ♪

♪ You would cry too ♪

- ♪ If it happened to you ♪ - Non ci credo.

♪ Nobody knows where my Johnny has gone ♪

♪ But Judy left the same time ♪

- Straordinaria. - Grazie, mi sono allenata un mese.

♪ When he's supposed to be mine ♪

♪ It's your party And I'll cry if I want to ♪

- ♪ Cry if I want to ♪

- Wow! - ♪ You would... ♪

- No.

No, non lo fare. Non lo fare!

- Oh!

Buon compleanno.

Ti amo.

Ho fatto tipo ninja stamattina per spegnerti la sveglia.

Perché? Che ore sono? Eh?

Mh?

Oh, cazzo!

'Sta porta maledetta!

Un po' di rispetto. C'ho messo due ore per farla.

Alice, non so come dirtelo. Faccio tardi.

Non esiste che non ti faccio i pancake per il tuo compleanno. È una tradizione.

Sì, ho capito, però è proprio tardi.

Ecco. Pronto.

Aspetta, ti bruci! Devi contare fino a dieci.

Ah. Uno, due, tre... ...quattro, cinque, sei,

- sette, otto, nove e dieci. - No!

Undici, dodici, tredici...

...quattordici.

- A che ora torni? - Non lo so.

- Devo portare questo a mio padre. - Proprio oggi?

Ehm... Vabbè, dai. Ci vado in pausa pranzo, ok? Ciao.

Ciao. Buongiorno.

Eh...

Dante, oggi vengono quelli di Pianeta Armadio.

- Il contratto è pronto, no? - Sì, sì.

Ma è oggi?

Ti ho mandato una mail.

- Ah, Dante. - Eh?

Buon compleanno.

Grazie.

Waka waka.

- Ti avevo detto di non portare niente. - Mio nonno diceva:

"Presentati alle feste quantomeno con l'alcol che pensi di consumare".

Zitti, zitti, zitti. È lui.

Oh, finalmente si beve qualcosa, va'.

- Stai arrivando? - Devo passare da mio padre.

- Hai detto che andavi a pranzo. - Lo so. Ho avuto una riunione.

Comunque, ci sto poco. Gli porto la scatola e to...

Permesso.

Ecco qua. Tutta roba tua.

- È venuta fuori col trasloco. - Grazie.

- Guarda che meraviglia. - Senti, papà...

Questo veliero, guarda la bellezza.

Mettimelo lì, va'.

Vabbè...

- Oh, eccolo, il mio cappello.

Oh! Sono due mesi che mi rompe le scatole per il cappello.

Ha detto pure che gliel'ho rubato io.

- Papà... - Chi?

Non è il cappello che hai rubato tu.

Io ne avevo tanti altri perché ho vissuto in mare tanti anni.

Hai capito, sì o no?

Io ti ci butterei a te, a mare. Pensa un po'.

Ma, dico, a te pare normale che io la pago per farmi trattare così?

- Ah, la paghi tu? - Eh.

E da quando, scusa?

Ma lo sai che è venuta a stare qui una signora, si chiama Rosa.

- Sì. - Una signora gentile, elegante, vedova.

- Appassionata d'arte.

M'ha tenuto due ore a parlarmi di artisti, pittori.

M'ha fatto tutti i nomi, io non li conoscevo.

- Ma mi piace come parla. - Mh.

C'ha questa voce soave, delicata...

- Eterea... - Sì.

C'ha pure un discreto culo, che a 63 anni, se permetti...

- Certo. - Appendimelo da qualche parte.

Papà.

E a me farebbe tanto piacere...

Ecco qua.

...quando magari...

- Il cappello sta appeso. Ciao, papà. - ...ti trovi a passare, che...

- Sì? - Sì, sono il falegname.

- La porta è pronta. - Ah, meno male.

- Magari se riesce a portarmela domani. - Sì, domani. È arrivato!

- Vabbè, dopodomani. - Sì, dopodomani!

Ora?

Se aspettavo quello, stavamo col lenzuolo appeso fino all'anno prossimo!

Dai, mezz'ora e arrivo.

Mezz'ora e sta qui.

Vabbè, tranquillissima. Questa, tempo dieci minuti, è finita.

Altro giro?

No, no, no, non c'è problema.

No.

Sto qua.

Sta imbottigliato nel traffico.

Ho capito, però tu mi dici "bottiglia".

Ho detto "imbottigliato".

Sì, tesoro, ma la radice è quella. Capito? Omofoneticamente parlando...

Te l'ho detto che insegno Latino e Greco?

Alice, sono...

Sorpresa!

Auguri, amore mio.

Mh. Grazie.

- Bello. È Il tuo nuovo portachiavi? - Eh?

- Porta-chiavi, è un gioco di... - Sei già ubriaco?

Sì.

Ho capito che sei in pieno trasloco, ma devi farlo proprio adesso?

E se qualcuno deve andare in bagno, che faccio?

- Tieni. - Che?

- Senti... - Ma tu...

- Ti ho portato un rum delle Barbados. - Eh.

- Extra invecchiamento.

Prodotto notevolissimo.

E, oltretutto,

te lo posso dire anche con una certa cognizione di causa,

- perché ne ho bevuta mezza bottiglia. - Non ti sei lavato le mani.

Ma...

il vero regalo è questo.

Ta-dan. Auguri.

- Ma che cos'è? - Un biglietto per le montagne russe.

Ti ricordi? Da bambini ci stavamo sempre sotto

- e non avevamo il coraggio di farle? - Sì.

Il mio amichetto ha fatto 40 anni, è un ometto, è ora che fa qualche cazzata.

Le facciamo insieme. Sabato.

Sabato sto incasinato. C'ho duemila cose da fare.

Allora quando?

Non lo so, guarda...

Le giornate mi passano davanti e non capisco, nemmeno me ne accorgo.

Mh. E che vogliamo fare?

Il posto fisso.

- Il posto fisso. Te lo dico da una vita.

Lavori la metà del tempo, hai molto più tempo a disposizione.

Se io invece lavoro di più, verso i 50, il tempo me lo compro.

Come sei ingenuo. Ti voglio bene.

- Auguri. - Grazie.

- Sappiamo che ti piacciono le piante. - Sì.

- Che bella. Bellissima. - Visto?

Senti, e quel libro che mi dicevi?

Devo consegnare le illustrazioni questa settimana.

Ma dai, che bello, sono contenta.

E questo, invece, è per te.

Il mio regalo?

Mhmm...

- Se non ti piace, puoi dirmelo, eh? - Sì, certo.

No, vabbè.

- Questo sei tu... - E questa tu. Il vestito è lo stesso.

Un altro giro. Forza, vai.

- Grazie, è stupendo. - Questo timbro?

Lo usava mio padre.

Mi ci faceva giocare quando mi portava con lui in ufficio.

E adesso lei ci firma i suoi disegni da quando è bambina.

Ti piace davvero?

Mhmm...

È bellissimo.

- Sporcaccione.

- Ubriacone.

Grazie.

♪ Tanti auguri a te ♪

♪ Tanti auguri a te ♪

♪ Tanti auguri a Dante ♪

- ♪ Tanti auguri a te ♪

Posto fisso.

- T'è piaciuto davvero il disegno? - Bellissimo. Lo appendiamo in soggiorno?

È tuo. Decidi tu.

Ok, soggiorno.

Comunque, c'è anche un'altra sorpresa.

Quale sorpr...

Se non sei troppo stanco.

Ah...

E questa chi sarebbe?

Arwen,

de Il Signore degli Anelli.

Mhmm...

È una specie di gioco di ruolo?

Sono una mezz'elfa. Più gioco di ruolo di così.

Ero indecisa tra Arwen di Gran Burrone e Frodo della Contea.

Poi ho pensato che non mi andava di mettermi quei peli sui piedi.

Mhmm... E che c'è di più eccitante di un bel piede peloso. Mh?

Scusi se mi permetto.

Gliel'hanno mai detto che lei è veramente un gran pezzo di mezz'elfa?

Senta, un po' di rispetto. Sono sempre una signora di una certa età.

Mhmm. Ah, sì?

Quasi 2.700 anni.

Faccia lei.

Portati benissimo.

- Ali?

Sì, sì. Sto qua.

Tutto bene?

- Sì, ho un po' di nausea. - Mh.

Non pensavo che avessi bevuto così tanto ieri sera.

Non mi fai ridere.

Scusa, Ali, ma a che ora ti sei alzata per mettere tutto a posto?

Eh?

Ma questo quando l'hanno portato, stanotte?

Che cosa?

Come, che cosa? Ehm... Il tavolo.

Ma che tavolo?

"Che tavolo"? Que...

Oh.

Non lo so se me la sento di venire stasera.

Perché? Che c'è stasera?

Non hai detto che volevi andare a cena fuori per il tuo compleanno?

Tanti auguri, amore.

Per il mio compleanno? Quante volte lo festeggiamo questo compl...

Dai, vabbè. Adesso da che ti sei vestita?

In che senso?

Dai, su.

Alice, io te lo dico.

Ti stai facendo prendere troppo la mano da questa roba dei travestimenti.

Quanto sei scema. Che ci hai messo, un cuscino qua sotto?

Eh...

Che c'è? Non stai bene?

Sì, sì. No. Cioè...

Io... Io sto... Tu stai bene?

Sì, dai.

Adesso che mi sono vomitata pure l'anima va meglio.

È che sei...

Sei gonfia. Cioè, proprio gonfia.

Sì, sono una balena proprio.

Magari ti ha fatto male qualcosa. Eh?

No, perché hai detto che hai vomitato.

Magari è una reazione allergica.

Sai che l'ho letto da qualche parte? Non mi ricordo dove.

Però ho letto che questa pancia gonfia è proprio la reazione allergica

di quando sei incinta.

Che sei cosa?

Oddio, senti.

- Cosa? Che c'è? - Senti. Si è mosso.

- Oddio.

Fa impressione, ma è bello.

Tra l'altro oggi entriamo nella ventunesima settimana.

Che vuol dire la ventunesima settimana?

Hai ragione, non si capisce.

Uno dice "ventunesima settimana". Perché non la fanno più facile, no?

Uno dice "cinque mesi". Cinque mesi e un po'.

- Ventuno settimane... È più facile. - Aspetta. Questa cosa non c'ha senso.

Ieri sera abbiamo festeggiato il compleanno mio qua.

Tutti fuori con le paperelle, le trombette...

♪ Tanti auguri... ♪

Mi avete fatto i regali. Tu mi hai regalato il disegno ieri sera.

Quello era l'anno scorso.

Come, l'anno scorso?

Scusa, ma stai scherzando o dici veramente?

Perché c'è scritto "2011" qua?

Ho un attacco di panico.

Mi devo sedere un attimo.

Tu lo fai venire a me un attacco di panico.

No, no, no, tu stai tranquilla. Io adesso mi siedo, mi...

Mi calmo...

Ok.

Tu adesso ti riposi un po'.

Sì, sì, sì. Mi devo riposare.

- Ti fai una bella doccia. - Sì, sì.

- Io, intanto, ti faccio i pancake. - Sì, sì.

- Tu ti metti a letto. - Sì, sì.

Poi chiami al lavoro e dici che oggi non vai.

Sì, sì. No, semmai dico che vado dopo pranzo.

Vabbè, sì, dopo pranzo.

Sì.

Mi faccio una bella doccia.

- Oddio, scusa!

- Ti ho fatto male alla pancia? - No, tranquillo.

Eh...

- Che c'è?

No, vabbè...

Ho fatto un sogno assurdo.

Che sogno?

Mi sono sognato che eri incinta.

Ma figurati. Ci manca solo di rimanere incinta.

- Eh... - Di nuovo.

Eh? Come, di nuovo?

- Che...

Amore mio, no!

- Vieni, piccola.

Fai gli auguri a papà, è il suo compleanno.

- No.

Tanti auguri, papà.

- Che... Che bel bambino.

Bambina.

- Bambina. Sì, certo, bambina.

- Amore! - È che sembra proprio una bambina vera.

- Sì, è proprio vera lei, proprio vera.

Me la tieni un attimo? Devo scaldare il latte.

- No... - Che è?

- Non mi sono lavato le mani. - Ma bene, così si fa gli anticorpi.

- Vai, amore. - Sì.

A proposito, dovremmo prendere un cane.

Ho sentito che fa benissimo per il sistema immunitario.

Oddio.

E poi aiuta anche a sviluppare un'intelligenza emotiva.

- Non ho capito bene che significa, però... - Io c'ho un figlio.

- Una figlia. - Una figlia. Certo, certo.

- Chi l'avrebbe mai detto, eh? - Eh, io no di sicuro.

- Chi l'avrebbe mai detto, eh? - Ehm...

Vieni, vieni.

- Come si... chiama?

In che senso, come si chiama?

Come la chiamiamo?

Col suo nome.

Ah, certo.

E...

Facciamo un gioco? Contiamo fino a tre e poi la chiamiamo

e vediamo da che parte si gira.

Ma perché?

No, così, mi sembra una cosa divertente.

Allora...

Uno, due, tre.

Galadriel!

Ma che cazzo dici?

Non dire le parolacce, poi le ripete.

- Ma che razza di nome è Galadriel?

Ma come che razza di nome è? È l'elfa de Il Signore degli Anelli.

- Galadriel.

Sì, amore, la sposa di Celeborn, la regina di Eregion e Lórien!

A scuola la pigliano per il culo con questo nome.

- Ancora? - Sì.

Ma ti eri convinto! Scusa, ci ripensi adesso?

Avevi detto che era un nome bello, particolare, internazionale, amore!

- Non fare finta che non ti ricordi, eh.

Allora, guardi,

i risultati delle analisi

sono tutti nella norma.

Lei sta benissimo.

Ma come sto benissimo?

Dottore, io non mi ricordo niente.

Io non riconosco mia figlia.

Ascolti, senta. Mio padre ha un principio di Alzheimer.

- Non è che le due cose sono collegate? - L'Alzheimer non ha origine genetica.

No.

Ha già detto a sua moglie di questo disturbo?

No, e non siamo sposati.

Eh, almeno credo.

Ah, ecco, no. Non siamo sposati.

Comunque, non le ho detto nulla. Non voglio farla preoccupare.

Ma non c'è niente di cui preoccuparsi.

Non ho niente di cui preoccuparmi? Ho festeggiato i miei 40 anni,

sono andato a dormire, mi sono svegliato ed era passato un anno.

Mi sono riaddormentato, è passato un altro anno.

Guardi, mi è venuta la stessa cosa. Ma dopo i 40 è così.

Il tempo passa e non te ne accorgi, ma è fisiologico.

Fisiologico cosa? Gli ultimi due anni non li ho proprio vissuti.

- Sta lavorando molto, ultimamente?

- Sì, credo di sì. - E allora è stress. Rallenti un po', no?

Si goda più sua moglie, sua figlia.

Dante!

Eh.

- Allora? - Allora che?

Non è che se vai tu per una volta è una tragedia.

Non ci vado mai?

Per favore. Ho una consegna entro domani.

Va bene.

Va bene, vado io.

Che ci vuole.

Eh, ehm...

- Uuuh! Uuuh!

- Devi fare la cacca?

Hai fame? Hai fame?

Peserai sì e no cinque chili. Ma quanta resistenza puoi avere tu?

No, no, no. Ti prego!

Se smetti, a 14 anni ti faccio il motorino.

Eh, ma ti stancherai, prima o poi.

La macchinetta? La macchinetta ti piace? Eh? La macchinetta.

No, no.

Dante, non dormire.

Dante, tu non hai... [sbadiglia] ...sonno.

No. No.

Non dormire. Non dormire.

Dai, dai, dai!

E questi?

No...

Ma questi?

- Ah, dici... - Eh.

Io sono tre mesi che te lo dico.

Ma come?

Ecco, pronto.

Ehm... Buon compleanno.

Ah. Grazie.

Sì.

Senti...

- Devi contare fino a dieci. - Eh...

Alice...

C'è qualcosa che non va.

Ah. Ehm...

No.

Sì, beh, non proprio una.

Ci stanno tante cose che...

Che non vanno, ma...

Ne vogliamo parlare adesso?

No, no. Senti, approfitto, ché c'ho una cosa da fare.

- Ma perché, vai al lavoro anche oggi? - Ehm...

Almeno al tuo compleanno avevamo detto che stavamo insieme.

Torno dopo pranzo.

Almeno dai un bacio a Galadriel.

A chi?

Tua figlia.

Ah, mia fi... Certo. Gal...

L'hai detto veloce, non avevo... Vado.

Ma quanto sei cresciuta?

- Ma cammini. Eh?

Ma... Alice!

Alice, cammina.

La bambina cammina! Guarda.

- Eh? - Eh, sono tre mesi che cammina.

- Come, tre... - Papà.

"Papà."

Eh? Hai sentito?

Ha detto papà. Eh?

- La sua prima parola, "papà". - Non ci provare.

La prima è "mamma", ti ho mandato pure il video.

Perché il video? Io dove stavo?

- Vabbè, la sua seconda parola. "Papà".

- Ottava. - Ottava?

Non sto nemmeno tra i primi cinque?

Eh, "mamma", "palla", "sì", "no", "bau", "nanna", "cacca", "papà".

Ma pure "cacca" mi ha battuto?

Beh, di sicuro vede più la cacca di quanto vede te.

No, scusa, ma da quant'è che fumo?

Boh.

Grazie di essere venuto.

- Figurati, ho la scuola occupata. - Mh.

I miei studenti sono delle capre, ma ogni tanto una giusta la fanno.

Tieni.

Grazie.

- Che devo farci? - Sono le 10:30, però pensavo che...

A canna?

Vabbè, lasciala lì.

"Lasciala lì."

È una parola.

Vabbè, dai.

Senti, Valerio, io non so come dirtelo...

È analcolica?

- Che... - È analcolica?

No, no. No...

È buona, bevi.

Allora, io credo di aver...

viaggiato nel tempo.

Ah.

E in che epoca saresti finito?

In questa. Cioè, qua, adesso.

Cioè, tu hai viaggiato nel tempo e sei finito qui nel presente.

Sì.

Mi pare ovvio che tu non abbia la più pallida idea

di come funzionino i viaggi nel tempo.

Cioè, io vengo dal passato, giusto?

Però è come se gli ultimi tre anni fossero volati. Capito?

Non "volati" così, un modo di dire.

Proprio volati, in un giorno solo.

Sei andato da un dottore?

Sì, ci sono andato, l'anno scorso.

- Come? - Vabbè, ieri.

Ah, beh. Che t'ha detto?

M'ha detto che sono stressato, che devo rallentare.

L'altro giorno ho visto un documentario su esperimenti americani,

queste cose che piacciono a me. Hanno preso due orologi precisissimi,

li hanno sincronizzati e ne hanno lasciato uno a Washington

e uno l'hanno messo su un aereo che ha fatto il giro del mondo.

Embè?

Quando l'aereo è tornato, li hanno confrontati

e si sono resi conto che quello che era rimasto a terra, ovvero...

Eh?

Ah, a Washington.

- ...a Washington... - Sì, sì.

...era più avanti di quello che aveva viaggiato.

E che c'entra?

Che lo stesso lasso di tempo sull'aereo è trascorso più velocemente.

Più velocemente ti muovi nello spazio, più velocemente ti muovi nel tempo.

Credo... Non lo so, ero ubriaco.

- Che c'entra? - Non è questo il punto.

La sensazione del tempo che ti vola è perché non ti fermi mai,

mai un giorno di vacanza, sei sempre di corsa.

- Pure quel che sta succedendo con Alice... - Perché? Che sta succedendo con Alice?

Che sta succedendo con Alice?

L'ho chiesto io.

Tu m'hai detto che le cose non vanno bene, che stavate pensando di farvi aiutare.

Di farci aiutare da chi?

Che ne so. Da un professionista.

Dante, ti lamenti tanto di tuo padre, poi non credo che vorrai fare come lui.

E allora, molla.

Adesso.

Non come al solito tuo, tra un mese, un anno.

Oggi. Adesso.

- Non fumo. - E non fumare.

Il problema non è quello che faccio oggi,

ma quello che faccio gli altri 364 giorni dell'anno.

Certo. In che senso?

Però...

se io, oggi, mi licenzio...

Mhmm... Mh!

- No! No, no, no. - Oggi, sì.

- Grazie. - È il classico errore che fanno tutti.

- Ti voglio bene, ma non lo fare. - Grazie.

Figurati. Ciao.

Dante.

Ma come sei vestito? Vieni, entra.

- Scusate.

Ma il direttore che fine ha fatto?

Scusa, Francesca.

Puoi venire? Ti devo dire una cosa.

- Certo. - Grazie.

E quindi sono diventato...

direttore.

Eh, già.

Ah.

E...

E da quanto?

Cioè, saranno...

Otto mesi.

Otto mesi?

Sì.

Ah...

Tutto ok?

Eh? Sì, sì.

Sì.

Francesca, senti, visto che mi conosci bene...

Tu mi conosci bene, vero?

Sì, abbastanza.

Eh.

E... E com'è che sono diventato direttore?

Beh, quando è andato in pensione Pintucci sei sembrato la scelta più ovvia.

Hai sempre lavorato sodo per quest'azienda.

E pensa che io ero venuto per licenziarmi.

Cioè, l'anno scorso io mi volevo licenziare.

E perché?

Perché volevo cambiare tutto.

- Vita, ritmi, tutto. - E saresti stato un pazzo.

Lo stipendio da direttore è,

direi, interessante.

Per non parlare dei benefit.

I benefit?

Certo.

Le polizze gratuite, caso vita, caso morte,

l'assicurazione sanitaria per tutta la famiglia.

Vedi.

Per tutta la famiglia.

L'avrò fatto per quello, sicuro.

Mh.

Tanti auguri.

Ah, grazie.

L'ha scelto Gaetano. È anche da parte sua.

Gaetano.

Certo, Gaetano.

- Grazie. Non dovevi, comunque. - Ma figurati, mi sembra il minimo.

Se non ti sbattevi per darmi le ferie, non facevo il viaggio di nozze.

Ah, ti sei sposata? Congratulazioni! Con chi?

Con Gaetano.

Con Gaetano. Certo. Eh.

Grande, Gaetano.

- Ma stai bene? - Sì, sì.

E...

Lo apro dopo. Grazie, Francesca, puoi andare.

Ok.

Ah, e ti abbiamo preso una torta.

Te lo dico perché a te non piacciono le sorprese.

Tu, però, fai finta di niente, magari. Ok?

Ok.

- ♪ Tanti auguri a te ♪

♪ Tanti auguri a te ♪

♪ Tanti auguri, Direttore ♪

- ♪ Tanti auguri a te ♪

Konnichiwa, mister Dante.

Una delle messe più partecipate a piazza San Pietro

da quando Papa Ratzinger ha rinunciato al suo pontificato.

- No. - Ora passiamo alle notizie di cronaca.

Ehm...

Ah.

Alice, ma che, s'è licenziato il Papa?

- Dante, dove sei? - In macchina, perché? Tu dove sei.

Dove vuoi che sia? La terapia inizia tra due minuti.

La terapia?

Ma perché, stai male?

Ma che, fai il simpatico?

La nostra terapia, Dante. Non mi dire che te lo sei scordato.

No, ma figurati.

Ehm...

Mi rimandi un attimo l'indirizzo? Così, per sicurezza, eh.

Alice, ma che, davvero?

Che ci dobbiamo fare con la terapia di coppia?

Ce lo siamo già detti. Abbiamo bisogno d'aiuto.

A meno che non vuoi buttare tutto nel cesso.

- Ma no, certo che non voglio. - Allora...

Riprendiamo dall'ultima seduta.

Stavamo parlando di questo vostro blocco comunicativo.

E del tentativo che stavate facendo per cercare di trovare un modo nuovo

per drammatizzare le vostre emozioni.

Che ha detto?

Oggi utilizzeremo una tecnica che si chiama "scultura di coppia".

Che bello, mi piace.

- Dante. - Eh.

Lei deve cercare, adesso, di rappresentare quello che sta vivendo

nella sua relazione con Alice.

Le chieda di muoversi nella zona di coppia dove la vede

e poi rappresenti in questo spazio i vostri confini personali.

Ah, beh, tipo gioco dei mimi.

- Sì, tipo gioco dei mimi. - Comunque per me non c'è nessun problema.

La nostra relazione va benissimo, per cui non...

Quella bambola orrenda cosa...

- Vostra figlia. - Ah, nostra... Bella. È carina.

Ah, il gioco dei mimi, sì.

E... Beh.

È facile.

Puoi...

E...

Ecco qua.

La bambina.

Ah, la ba...

Sì, me l'ero...

La bambina

sta fra noi, quindi...

Così.

È cascata, ma non è che l'ho fatto...

apposta.

Prego, Alice.

Grazie.

Allontanati.

Eh?

Vai.

Ancora.

Di più.

- C'è la scrivania. - Sotto.

Mh?

Sotto? Come sotto?

Ma è pure bassa, non ci entro. Non è che...

Vabbè, però c'è un limite a tutto.

Scusate, mi sembra veramente...

È un'esagerazione, abbiate pazienza. Eh.

Dante, che cosa voleva dire con la sua rappresentazione spaziale?

Eh, che volevo dire? Che, mhmm...

Non c'è nessun problema. Amo la mia famiglia.

Ma se con Galadriel non ci stai mai.

- Con chi? - Galadriel, nostra figlia.

Ah, nostra figlia. Lo so.

Senta, qualche seduta fa...

- Sì. - ...lei ha detto...

"A volte non torno a casa

perché ho bisogno di passare del tempo da solo."

- Io? - Sì.

Io ho detto questa cosa?

Lui preferisce andare al lavoro perché a casa si annoia.

Non è vero. Ho sempre detto che con te non mi sono mai annoiato.

No, non è vero. Tu m'hai detto che sono bipolare,

un modo strano di dire che non sono noiosa.

Quando l'ho detto?

Poi gli ho anche proposto di fare delle cose insieme, tipo lo yoga.

Yoga?

- È bellissimo, lo yoga. - Vabbè, adesso, proprio yoga magari non...

Si lamenta della gestione della bambina.

- No... - Dice che mi comporto come una 15enne.

Ti ho detto... Ma quando...

- Non ti piacciono più i miei disegni. - Questa è una falsità.

- Una volta eri orgoglioso di me. - Lo sono ancora.

- Ti interessavi, mi chiedevi... - Senti...

- Adesso non parliamo più di niente. - Non mi puoi dire...

E sarebbe anche strano se riuscissimo a parlare,

perché sei sempre al lavoro!

Se mi faccio il culo in ufficio,

è per permetterti di fare i tuoi disegnini!

Per oggi può bastare. Ci vediamo la prossima settimana.

Quelle cose che ti ho detto

- non so da dove sono uscite. - Lascia stare.

- A me piacciono un sacco i tuoi disegni. - Ma non c'è problema.

Veniamo qua per dirci proprio le cose che non ci siamo mai detti.

Ma non torniamo insieme?

Ho da fare, ci vediamo dopo.

- Dante. - Alice. Ma dove sei?

Eh, sono a casa.

Non sei a casa. Io sto qua, tu non ci stai!

L'altra casa.

L'altra... Quale altra casa?

Alice, vieni qui per favore?

Non ci possiamo prendere una pausa dormendo insieme. L'hai detto anche tu.

Ma quale pausa di...

Non abbiamo bisogno di nessuna pausa di riflessione.

Dimmi dove stai che vengo io da te.

Adesso devo accompagnare Galadriel a danza. Passo più tardi, ok?

- Però vieni, eh? - Va bene. Tranquillo, a dopo.

Ciao.

Sì.

No, guardi, non è proprio il mom...

Sulla terrazza?

Quale terrazza?

Sono solo tre piani.

Col culo che hai nemmeno muori, ti fai solamente molto male.

Ehi. Non vuole un figlio da me.

- Ma di chi stai parlando? - Rosa.

La vicina. Non gliene frega niente di me.

Papà, non fare il bambino. Scendi, forza.

No, lasciami. Ho detto che mi butto e mi butto.

Fai il bravo perché ho abbastanza problemi per conto mio.

Tu lavori troppo.

Se io lavoro troppo è per far star bene la mia famiglia.

E questa cosa non sai nemmeno cosa significhi.

Io sono stato un ottimo padre.

Ah...

Glielo dico sempre, a Rosa.

Ecco perché non ti vuole. Perché dici un sacco di stronzate.

Sarà. Ma, intanto...

a me, tua madre

non m'ha mai lasciato.

Alice non mi ha lasciato.

Ci siamo presi una pausa.

Certo, certo. Come no.

Sai qual è la tua fortuna, papà?

Che non ti ricordi di tutto lo schifo che hai fatto.

Di quando te ne sei andato via di casa sei mesi con quella...

Chi?

Quando hai comprato una barca da cento milioni perché era un affare.

Eh?

Cento milioni, papà.

E poi non avevi nemmeno i soldi per mandarmi in gita. Te lo ricordi?

No. Non te lo ricordi.

Beh, buttati. Ti aspetto giù.

Alice.

Alice?

Bentornato.

Francesca? Ma che ci fai qua? Scusa, ma come sei entrata?

Come? Con le chiavi, no?

Ah, mi sono fatta una doccia.

E... a casa mia ti fai la doccia?

Ecco fatto.

Che...

Buon compleanno.

Ah, sì, scusa. L'ho un po' bruciato.

Sono un disastro in cucina.

No... Cioè...

Mhmm. Però so come farmi perdonare.

Senti, io ti...

- Stavo pensando una cosa. - Che c'è?

Tu non eri sposata con...

Con coso, con... Gaetano?

Sì, ma con Gaetano è finita un anno fa.

- Ah. - Ammazza come passa il tempo.

Senti, Francesca, io ti devo dire una cosa.

E mo non so manco bene come...

Come dirtela, nel senso che il motivo per cui tu sei qui...

Cioè, io non...

No, lo so, nel senso, mi sembra evidente che...

Però, insomma, credo che sia stato un episodio.

Ecco, insomma... Sai come si dice...

L'errore di una notte.

- Dante.

Sono sei mesi che scopiamo.

Come, sei mesi?

- Ma com'è...

Eh, credo che sia Alice.

E allora?

Allora... Francesca, senti, puoi venire un secondo?

Ti devo chiedere una gentilezza.

Siccome devo parlare cinque minuti con Alice

di una cosa molto importante...

E quindi se puoi andare un attimo al bagno.

- Al bagno? - Sì.

Così ti levi pure l'accappatoio. Cinque minuti.

Dante.

Ti giuro, risolvo. È una cosa importante.

Risolvo questa cosa e...

Se ti puoi proprio, cioè...

Non tirare...

Disturbo?

No, no, figurati. No, no.

Ehm...

Ah, vuoi... Vuoi entrare?

- Sì... - Sì, sì.

- Oh, auguri. - Grazie.

Allora...

No, hai detto che mi volevi parlare. Sembrava anche una cosa urgente.

Non è niente di grave. Se vuoi ne possiamo parlare dopo a casa tu...

È che mi manchi, Dante.

Ah.

Lo so che questa pausa è la scelta migliore per tutt'e due, però...

È che mi è successa una cosa bella.

Cioè?

Un gallerista vuole esporre le mie cose.

- È una notizia bellissima. - Sì.

- Non è ancora sicuro, sicuro, però...

È una cosa bella.

È che non mi è sembrata tanto bella perché non potevo condividerla con te.

Il mio primo istinto sarebbe stato quello di chiamarti, però poi...

ho pensato che non era la cosa giusta, però poi mi hai chiamato tu e...

Ti amo.

Eh...

Mi sa che ti amo anch'io.

- Ma quelle? - Cosa?

Quelle.

Eh?

Ah...

No, quelle...

sono un regalo per te.

Senza scatola?

È che non ero sicuro sulla taglia, allora ho pensato...

Di provartele tu?

Dante, c'è una zoccola nascosta da qualche parte?

Alice, ma che dici?

Non c'è una donna in questa casa in questo momento?

No, non c'è una donna in questo momento in ca...

Il bagno fa parte della casa.

Ehm...

- Senti... No, aspetta un attimo...

Ali.

Mi dispiace se ti ho chiamato "zoccola".

Non fa niente, ti capisco.

- No, davvero, scusami. - Tranquilla, non è colpa tua.

- Ascolta... - Comunque, belle scarpe.

Grazie. Le ho anche prese in saldo.

Posso dire una cosa io? Alice.

- Alice, veramente, te lo posso spiegare. - Ma non mi devi spiegare niente!

Evidentemente, la tua idea di pausa era diversa dalla mia.

Io voglio stare con te. Come te lo devo dire?

Ti posso dire una cosa?

Ti sei pure ingrassato.

Non sono mai stata trattata così in vita mia.

Senti, questa cosa, qualunque cosa sia, non può continuare.

Questa cosa, come la chiami tu, finisce qui, non ti preoccupare.

Promettimelo, ti prego.

- Tu sei un pazzo sciroccato. - No, io non...

Ascoltami, se io ti dovessi chiamare e ti dovessi chiedere di vederci,

tipo, che ne so, ti invito a cena o ti chiedo di rimanere a dormire qua,

mi devi dire di no. Va bene?

Io non ci metto più piede, qua dentro. Stai tranquillo.

Fanculo.

Gli spritz sono pronti, amore.

Scusa, ma mi prendi per il culo?

- Cosa ho fatto? - Come?

Hai detto che non avresti più messo piede in questa casa.

- Ma quando? - Come, quando? Adesso.

- Quanto hai bevuto, amore? - Senti, smettila di chiamarmi...

Ma tutti questi chi sono, adesso?

E...

Ma questa cucina... Ma che roba è?

Ma come, che roba è? È la tua cucina.

La mia...

Senti, Francesca,

ascoltami bene.

Questa... cosa tra noi

è un grande equivoco, capito?

Un grandissimo equivoco.

Anche perché dai, su, la segretaria col capo.

Una roba di una banalità disarmante.

Pure un po' cafona, su. Eh.

- Tu sei un pazzo sciroccato, Dante. - No, io non sono pazzo, no.

È che questa non è la vita che avrei voluto vivere.

Lo capisci o no?

Credi di essere l'unico che si sente così?

Tu credi veramente che questa sia la vita che volevo vivere io?

Un anno e mezzo di relazione con uno schizofrenico anaffettivo come te.

Ma guarda che neanche tu eri la mia prima scelta.

- Io lo amavo. - Chi?

- Gaetano, mio marito! L'amavo tantissimo. - Sì.

Però in queste cose bisogna essere in due.

Ma sai cosa ti dico?

Che io mi sono rotta le palle di dovermi accontentare.

Mi sono rotta le palle e non voglio più perdere un secondo.

Tie', fatto.

- Che è? - Mi sono iscritta a Tinder.

E che cazzo è?

Là fuori è pieno di gente educata, carina, di bell'aspetto...

Questo no.

No, questo no.

- No, nemmeno questo. Neanche questo.

Sono tutti esempi del cazzo, ma io qualcuno meglio di te lo trovo.

Quindi addio. Tieniti questo. Buon compleanno. Vaffanculo.

Scusate. Ehi...

Scusate.

Dovreste... Scusa...

Oh! Scusate!

Scusate, io non mi sento tanto bene, per cui la festa finisce qui. Grazie.

- Dai, tutti intorno a Dante. - Che stai facendo?

- Un selfie. - Un che?

- Un selfie? - Non avete capito, dovete andare via.

Dovete andare via da casa mia adesso! Per favore, fuori di qua! Grazie.

E veloci, pure!

- Non so manco chi siete. Tu che fai qua? - Mi hai invitato.

- Ti ho invitato io? - Sì.

Ah. Vabbè, no, tu resta. Dove vai?

- Ma mi hai messo paura. - Dai.

Tu vedi ancora Alice?

Sì, la incrocio ogni tanto.

- Sempre uguale. - Eh, lo so.

Sono io che sono diventato uno stronzo.

No, non sei diventato stronzo, sei solo cambiato.

- Mh. - Come tutti.

Ma quand'è successo?

Mica succede da un giorno all'altro. Succede piano, così non te ne accorgi.

Si chiama vita.

Ehi...

Lo sai cos'avevo desiderato per i miei 40 anni?

Sì.

No.

- Di avere più tempo. - Mh.

Ed ero pure sicuro di riuscirci.

Invece, è l'unica cosa che non ho.

Mh...

È triste, no?

Sai cos'è triste triste, ma proprio tristissimo?

Cosa?

Ho 45 anni, non ho una relazione che duri per più di tre mesi,

non ho figli, credo... Insegno al liceo una materia

che i ragazzi considerano inutile, e probabilmente hanno ragione,

e questo era perfetto per farmi dimenticare

la vita da miserabile fallito che sto facendo.

Mi dava l'illusione che andasse tutto bene.

E invece adesso non funziona più.

Anzi, mi fa venire la gastrite.

E ho mal di schiena. Te l'ho detto? Da due mesi.

Non sei fallito, Valerio. Sei solamente ubriaco.

Speriamo.

Altro giro.

Comunque, non abbiamo mai usato il regalo che ti ho fatto.

Quale regalo?

Come, quale regalo?

Uuuuom!

Le montagne russe.

- Sì. - Eh.

- Lo so, hai ragione, scusa. - Mh. Sono rimasto molto male.

Ma ti perdono.

Finita.

Ti sei tagliata i capelli?

Tre mesi fa. Te ne accorgi solo adesso?

Ehm...

Se sei venuto per la bambina, sta dormendo.

No, sono venuto per parlare con te.

Ah.

Ok.

Dimmi.

- Non voglio che finisca così. - Non è possibile.

Ogni compleanno la stessa storia.

Senti, Dante...

È inutile accanirsi.

Non eravamo fatti per stare insieme, avevi ragione.

Poi tu hai voltato pagina, stai con un'altra...

- Con Francesca è finita, te lo giuro. - E anch'io voglio andare avanti.

Andare avanti?

Che significa andare avanti?

- Che ti vedi con un altro? - No. Cioè, non ancora, però...

Ho... cominciato a guardarmi intorno.

A guardarti...

- Alice, non mi puoi lasciare, oh! - Veramente ci siamo lasciati da un pezzo.

Noi stavamo benissimo insieme.

- Noi eravamo una cosa sola. - Forse era quello il problema.

Io per anni sono stata convinta di non essere niente senza di te.

È per questo che stavo così male quando non c'eri.

- Però adesso ho capito. - Che cosa?

Che ce la posso fare.

Stai dicendo che non hai più bisogno di me?

Ti sto dicendo che forse è sbagliato avere bisogno di qualcuno.

Ciao, Dante. Buon compleanno.

Alice.

Io ti amo! Io...

Amare è un po' eccessivo, però mi sei simpatico.

- Attento!

Scusi, ma lei chi è?

Alice, guarda che c'è un estraneo dentro casa tua.

- Ma che succede? - Può andare via?

Ti sei bagnato?

Scusa, chi è questa specie di santone?

A lui ogni tanto piace scherzare così.

Quand'è che ti fai rimettere un po' in forma?

- Quando ti ricapita un personal trainer? - Ma chi è?

Un personal trainer che parla 4 lingue.

Chi è che oggi non parla quattro lingue?

Tu, per esempio.

Vabbè, che me ne frega di quante lingue parla.

Può andare via, per favore?

Galadriel! È arrivato quel simpaticone di tuo padre.

Preparo qualcosa da mangiare?

Grazie.

Cucina pure.

Buon compleanno.

Alice, ma...

Ma questo abita qui?

Ti dispiace se portate anche Filippa con voi?

Eh? No, scusa, già c'ho problemi con una bambina.

- Pure l'amichetta? Per favore. - Filippa!

- Alice, ti prego.

Ma ti sembra normale un mondo in cui un cane si chiama Filippa

e una bambina Galadriel?

Ciao...

Ciao, papà.

Ma... Ma quanto sei cresciuta?

Non è vero.

Cioè, tu prima eri...

Cioè, così, e adesso sei...

Sei alta, cioè, sei proprio...

Papà, andiamo al parco?

Ehm... Sì.

Sì, andiamo al parco.

Facciamo questo? Il castello?

Ok.

Quanti anni hai adesso?

- Già cinque anni? - E tu quanti ne hai, papà?

Eh. Ho perso il conto.

Perché? Sei vecchio?

Sì, amore. Sono vecchio.

Anch'io sono vecchia?

No, amore.

Voglio essere vecchia come te.

Ma che dici?

Senti...

- Galadriel. - Galadriel. Sì, lo so come...

Ehm... Ma quando l'avete presa Filippa?

È di Omar. Mamma dice che tu non li volevi, i cani.

Non è che non volevo i cani. È che i cani sporcano e...

E poi distruggono la casa.

Poi ti volevo dire una cosa di Omar.

Amore,

non devi dare tutta questa confidenza agli estranei. Capito?

Ma Omar non è un estraneo, è il fidanzato di mamma.

Eh...

Sì, è questo il punto.

Dovrei essere io il fidanzato di mamma, non Omar.

Ma tu sei papà.

E...

ti sta simpatico Omar?

Sì, tranne quando mi vuole far ridere per forza, ma non ci riesce.

E io ti sto simpatico?

Sì, soprattutto quando dici che il purè è la cacca dei fantasmi.

Ma veramente dico questa cosa?

In effetti fa un po' ridere.

Però poi ti arrabbi quando non lo mangio, perché mi fa schifo.

- E che ti piace mangiare? - Il gelato.

Il gelato. Oh. Il gelato al cioccolato.

No, papà, sono allergica al cioccolato. Non te lo ricordi?

Sì, sì, certo, sei...

Senti, amore, ma...

c'è qualcosa che io non faccio e che invece tu vorresti da me?

Più tempo.

Cioè, nel senso... Passare più tempo insieme?

No, è solo che quando siamo insieme sei sempre con il computer, il telefono...

Voglio stare... con te, proprio con te.

A fare che cosa?

Niente, però insieme.

- Papà? - Mh?

- Posso scendere? Mi scappa la pipì. - Sì, certo, vieni.

La sai una cosa?

Io sono sette anni che non faccio la pipì.

Ma non è possibile!

Shh! È possibile.

Veramente, eh? Sette anni.

Ciao, amore mio.

- Papà torna, eh? - Quando?

Eh...

Presto.

Senti, Dante, volevo parlarti di una cosa.

Che vuoi?

È un po' che io e Alice ci vediamo, le cose stanno funzionando e...

- Pensavamo di andare a vivere insieme. - No.

Stai ancora scherzando o...

No. Non potete andare a vivere insieme.

Non ti sto chiedendo il permesso. Ti sto mettendo al corrente.

Senti, Omar,

io e lei siamo stati tanto felici insieme.

E anche se le cose adesso non vanno benissimo,

tornerà tutto come prima, hai capito?

Dovresti proprio venirti ad allenare con me.

Sì, vabbè. Non c'ho il tempo di fare ginnastica, io.

Hai un'idea molto limitata del mio lavoro.

L'equilibrio non parte dal corpo, ma dalla mente.

Non sai quanta gente mi arriva così, come te.

Consumati dai vostri progetti,

presi da quello che dovete fare domani, tra una settimana, tra un mese.

E, nel frattempo, la vita vi sfugge di mano.

- E sai cosa partono dopo, Dante? - Che cosa?

I rimpianti.

Sai cosa dice sua santità il Dalai Lama?

Che dice sua santità?

- Mi prendi per il culo? - No.

- La quarta lingua che parli è il cinese? - È tibetano.

- È uguale. - L'ho imparato facendo meditazione.

E che significherebbe questo proverbio?

Non è un proverbio, sono le parole di un illuminato.

"Ci sono due giorni all'anno in cui non si può fare niente:

uno si chiama ieri e l'altro si chiama domani".

È un proverbio, comunque.

Ehi.

Ehi.

Valerio.

Oh. Sto al parco, è mezz'ora che ti aspetto. Vieni o no?

- Sì, sì. - Eh.

- Arrivo, arrivo. - Dai.

Oh. Ta-dan. Buon compleanno.

Grazie.

E quindi Alice ha un nuovo compagno.

No. Sempre Omar.

Ah, tu lo conosci?

Sì. Cioè, "lo conosco"...

- Su Instagram. - Su che?

- Instagram. - E che è?

- Non sai cos'è Instagram? - No.

Stai al parco? Gli fai una foto, Instagram.

Hai un gattino? Gli fai una foto, Instagram.

Ti fai il bidet, fai una foto...

- Instagram. - Instagram. Esatto.

- Praticamente ti fai le foto? - Eh.

- Tutto qua? - Eh, ti pare poco?

E comunque lui non è la persona giusta per Alice.

- Ah, no? - No.

- Per lei ci vorrebbe uno tipo... - Tipo che?

Tipo me.

- Tipo te? - Mh.

Ma che dici?

Ma sei matto? Fino all'altro giorno dicevi:

"Quant'è figo Omar, quanto mi è simpatico Omar,

sono proprio contento che sta con uno come Omar".

- Ma veramente ho detto così? - Eh, sì.

Mh.

Comunque, ha fatto proprio una bella mostra.

- Chi, Omar? Dipinge pure? - Ma no, Alice.

- Alice? - Eh.

Ce l'ha fatta?

Beh, voglio andare a vederla.

Ma ci siamo andati, Dante. Insieme.

Ah.

Ah...

Oh. Ma quanto hai bevuto, sei ubriaco?

- Hai fatto un sorso. Eh? - No.

Tu, invece, hai... Hai smesso?

Di che?

- Di bere. - Ah, sì.

Eh, per forza.

- Ma stai bene. - Mh?

Sì, veramente. Sei pure dimagrito.

Mh. Otto chili.

- Otto chili? Ammazza, e come hai fatto? - Eh.

Mi sono fatto venire il cancro, dice che aiuta.

Sei veramente un coglione.

Ma che cazzo fai, Dante?

Ma stai bene?

- Oh, come stai? - Come sto?

Lo sai come sto. Sto col succo di frutta. Con cinque sedute che mi mancano.

La settimana prossima facciamo i controlli e vediamo come sta andando.

Che vuol dire come sta andando, oh?

Sta andando bene, Valerio, no? Sta andando bene.

Sì, sta andando bene. Sì. Oh!

Tranquillo, eh?

Tranquillo, al massimo...

Al massimo muoio.

Eh.

Già.

Ti ricordi quella cosa delle montagne russe?

- Eh. Andiamoci.

- Ma quando? - Adesso.

- Quando... Ma proprio subito. - Tu sei matto.

- Dai, Valerio, andiamo. - Ma che dici? Abbi pazienza.

Mi viene da vomitare da seduto, pensa a testa in giù.

Senti, che fai adesso? Stiamo un po' insieme?

No, c'ho da fare adesso.

Vabbè, un altro po'.

Ti ho detto che c'ho da fare. Ci vediamo domani, dai.

- Oh! - Eh?

Promettimelo.

Ma cosa?

Che ci vediamo domani. Promettimelo.

Dai.

Ciao, Alice.

No, no, niente.

È solo per dirti che, alla fine, Omar è... un tipo in gamba, e...

E quindi secondo me dovreste davvero pensare

di andare a vivere insieme.

Ah, già... Già vivete insieme, sì.

Beh, certo, perché nel frattempo...

Sì. Avete fatto bene.

Ciao.

Mi sono sempre detto che lo facevo per loro.

Per non fargli mancare niente.

Per dargli tutto quello che tu non hai dato a noi.

Papà?

Alla fine, tutto quello che ho fatto l'ho fatto per me.

Ero io che volevo qualcosa in più.

Per raccontarmi di essere migliore di te.

La mela...

non cade mai lontano dall'albero.

Stamattina siamo usciti presto in mare.

Io e Rosa.

Stamattina?

Stava per risuonare la ricreazione e noi dovevamo tornare a scuola.

E quando il sole era alto a Rosa è venuta fame.

Allora ho preso il panino, l'ho diviso in due

e l'abbiamo mangiato insieme.

Piano, piano.

Perché volevamo che quel momento non passasse mai.

Poi ci siamo distesi...

- ...e abbiamo fatto l'amore.

Oggi è il giorno più bello della mia vita.

Ma lei chi è?

Sono Dante, papà.

Dante.

Ah...

Dante.

Scusa.

Mi ero perso.

E... che... stavamo dicendo?

Niente.

Niente, lascia stare.

Mi raccomando,

non dire alla maestra che abbiamo fatto l'amore.

Eh?

Sennò...

Papà, aspetta un attimo.

Dai, Valerio, rispondimi, su.

Valerio, non fare scherzi.

Non puoi morire pure tu.

- Valerio.

Dai, rispondimi!

Oh! Ma che cazzo fai, mi chiami? Sto qua.

- Valerio! - Oh. Che è?

- Stai bene? - Sto bene.

- Come stai? - Sto bene. Come sto?

Come venti minuti fa, quando t'ho lasciato qua.

Oh. Le scatole di tuo padre le hai prese?

Eh?

Le scatole di papà. Siamo venuti apposta, no?

Ah... No, no, è che...

Non me la sentivo.

Perché è presto.

- Te l'ho detto che è presto. - Sì.

Dai, ti accompagno a casa.

- Oh! - Oh.

Stai bene?

Sto bene, Dante. Sto bene.

- Tu stai bene? Eh. - Sì.

- Valerio? - Eh?

Io non ci voglio andare a casa.

E dove vuoi andare?

Beh, è il mio compleanno, no?

Sì.

E allora c'è una cosa che dobbiamo ancora fare.

È bellissimo!

- Sì! - È bellissimo!

Oh!

Dante.

Dante.

- Lo dobbiamo rifare assolutamente. - Sei svenuto dopo un minuto.

- Ma è stato bellissimo lo stesso. - È una vita che lo dico.

Valerio.

Mh?

Senti, mi devi...

Mi devi fare un favore.

Dimmi.

Devi prestarmi la macchina.

- La macchina? - Sì.

- Perché? - Ehm... Perché sì.

Vabbè.

- Tieni. Però io come torno a casa? - Grazie.

Ti voglio bene.

Ma quanto sei bello coi capelli, eh? Quanto sei bello?

Altro giro.

- Dante. - Alice, dove siete?

- A casa. - Ah. Venite da me?

Ma eravamo già rimasti che ti lasciavo la bambina stasera.

Dai, resta anche tu, però.

Che c'è? La solita sindrome da compleanno?

Fra quanto?

Tra mezz'ora. Devo fare una cosa, prima.

Mezz'ora? Sei sicuro? Sarai puntuale?

Puntualissimo.

- Buongiorno a tutti. - Dante. Che ti è successo?

- La riunione è iniziata un'ora fa. - Lo so.

Ti ho chiamato almeno dieci volte. Ma stai bene?

Sì.

Sì, sì. Sto bene. Sto benissimo.

Sicuro? Hai l'aria stravolta.

Quello è perché sono svenuto sulle montagne russe, mezz'ora fa.

- Credo sia per quello. - Che vuol dire le montagne russe?

Forse è il caso di rimandare la riunione. Che dite?

- Rischeduliamo per domani. - Certo.

No.

No? Che vuol dire?

Che domani avrò delle cose più importanti da fare che venire qui.

Francesca. Quanti giorni di ferie ho accumulato?

Novantasei. Perché?

Novantasei giorni.

Va bene. Me li prendo tutti.

Come, tutti?

Tutti, ma a partire da adesso, ovviamente.

Dante, ma che dici?

La prossima settimana abbiamo il contratto con la Sanix.

Ci lavoriamo da due mesi.

A quel che succederà la prossima settimana ci penseremo la prossima settimana.

Anzi, ci penserete voi, perché io sto in ferie.

Ah, Francesca.

Mi devo scusare con te. Scusa se mi sono comportato male,

se ti ho fatto soffrire, se... ...ti sono sembrato un pazzo sciroccato.

Io spero che un giorno potrai passare oltre e dimenticare.

Dante, sono tre anni che sto con un'altra persona.

- Ah. - Sai cosa me ne faccio delle tue scuse?

- Gaetano. - No.

Giulia.

Ah... Ah.

Auguri.

Buon lavoro.

Ciao, papà.

Ehi.

Eccolo qua.

Eh?

Papà, ma è per me?

- Certo che è per te. Ti piace?

Sì, un sacco. Grazie.

- Prego.

È bellissimo.

Mhmm.

- Ma i cani non distruggevano casa? - Ah, sì.

- Ah. - Però guarda quant'è contenta.

Va bene dai, io vado.

Avevi detto che rimanevi.

Vabbè, pensavo che fosse una delle tue follie da compleanno.

Assolutamente no.

Ehm...

Ok.

Che vuoi fare?

Niente.

Come? Siamo venute apposta. È il tuo compleanno.

Appunto. È il mio compleanno e non voglio fare assolutamente niente.

È per quello che ti ho detto ieri?

No, neanche me lo ricordo più quello che mi hai detto ieri.

E non ci voglio nemmeno pensare. Non voglio pensare a ieri o a domani.

- Voglio pensare a oggi.

E oggi voglio stare con voi. A non fare niente. Però insieme.

Ma tu ti annoi a non fare niente.

Con voi no.

Dai. Dai!

Galadriel, dai, a nanna adesso. Su.

- Papà, me la leggi tu la storia, stasera? - Certo, amore mio. Vai, però.

E vai!

Ehi! [schiocca le labbra] Bacetto.

- Mh.

Ciao, amore. Buonanotte. Ci vediamo domani.

Ciao.

Senti, se ti va puoi rimanere a dormire qui con Galadriel.

Eh, ma tanto lei vorrà dormire sicuramente con te.

Ah.

Vabbè, c'è sempre il divano.

Se non ricordo male, ti piaceva moltissimo dormire sul divano.

Non hai mai finito un film. Te lo ricordi?

Dai, manda un messaggio a Omar. Non sarà mica geloso di me?

Beh, di te un po' lo è.

Il santone?

Di me?

- Ti sei divertita oggi con papà? - Sì.

- Hai visto che bello il cagnolino? - Sì.

E come lo chiamiamo?

- Boh. - "Boh"?

Bello. Un bel nome, Boh, per un cane.

Dai, papà.

Leggiamo una storia?

Sì, è nella cartella.

Ok.

Ma questo lo ha fatto mamma.

È il mio libro preferito.

Mamma mi ha detto che l'ha disegnato per me

quand'ero piccola.

Ah...

"Nella vita sono molte le cose che passano, si trasformano...

se ne vanno.

Il sonno finisce...

proprio come si asciugano le lacrime.

Le foglie cadono...

e i denti da latte.

Tutto passa, prima o poi...

trascorre...

o cambia.

C'è una cosa sola che non se ne va...

e non se ne andrà mai."

"Mai."

E tu, papà? Anche tu non te ne vai?

Certo che non me ne vado.

Vai, gira mentre la metto.

Vai, gira, gira, gira.

Oh, era ora!

Buongiorno, dormiglione.

Ma... [sorride] Ma che ci fate voi qua?

Abbiamo sistemato tutto,

però ti volevamo fare i pancake prima di andare via.

Il tuo compleanno era ieri,

però possiamo fare uno strappo alla regola.

Papà, ieri è stata una giornata strafighissima!

Sì. Intanto vatti a togliere il pigiama, ché poi andiamo via.

Ma...

Cioè, oggi è...

È domani.

Tutto bene?

Eh?

Sì, sì, sto bene. Sto...

Sto benissimo.

Senti, Alice, io...

ti volevo dire...

Che poi però adesso non so nemmeno come dirtelo.

Eh...

Io, in questi ultimi anni, non lo so bene quello che ho fatto.

Hai fatto solo quello che volevi fare. Tutto qua.

Eh...

Mettiamola così.

Che questi anni che sono passati li ho persi, e lo so.

E non c'è più niente da fare.

Però credo di aver capito quello che voglio fare da adesso in poi.

Ma non basta un giorno all'anno per dimostrare di essere diverso.

Cioè, poi diverso da chi?

- Sei tu, sei sempre stato tu. - Le persone possono cambiare.

Oggi dici così, e domani?

Domani voglio stare con voi. E pure dopodomani.

- Ti sei preso un giorno di ferie? - No.

Eh. Appunto.

Ne ho presi 96.

Ma quando?

Og... Ieri.

Ma che c'è? Non sei contenta?

No, è che...

È che ti conosco, non...

Ti annoierai a non fare niente.

Ti troverai un lavoro mentre sei in ferie dall'altro.

No. Ti assicuro che non succederà.

Le persone non cambiano, Dante.

C'è ancora tempo.

È pronto.

Eh! No, no, no, aspetta. Eh!

Se fai così non te li godi.

Fidati di papà, che è un esperto in queste cose.

Ha ragione papà. Devi contare fino a dieci sennò ti scotti.

Uno.

Due.

Tre.

Quattro.

- Cinque. - Cinque.

Sei.

- Sette. - Sette.

Otto. Nove.

Dieci.

Ora.

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