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Io sono Ti-Koyo, quello del pescecane.
Così mi chiamano nelle nostre isole,
le Tuamotu, nell'Oceano Pacifico.
Nei giorni di pesca, l'apparizione di uno squalo è una paura che ogni uomo conosce.
È una lotta spietata.
Anch'io, da bambino, sognavo di avere le mie imprese da raccontare.
Ma la mia storia fu diversa dalle altre.
Fu così straordinaria che, ancora oggi, qualcuno si domanda se è una leggenda.
« Ti-Koyo e il suo pescecane »
Io sono nato in questo villaggio, da una famiglia di pescatori, gli Okuni.
Ero ancora un bambino quando i miei fratelli erano già grandi.
Eravamo dodici,
e Punuà era il più anziano.
Tutti avevano imparato a pescare da lui.
Era il più bravo.
E per noi era come un padre.
Lui decideva se si doveva pescare nell'oceano con le reti,
o nella laguna con i lunghi arpioni, i "patià". E con gli occhiali sottomarini.
Qualche volta i pescatori della mia isola avevano una grande fortuna:
trovavano le preziose ostriche della madreperla: le Nacre.
Lasciate al sole sulla spiaggia del villaggio, diventavano più lucide,
e si vendevano poi per molti soldi alle navi di passaggio.
Ai tempi della mia infanzia era raro, però, che giungesse al nostro villaggio una nave.
Laggiù sull'ultima palafitta, in una capanna che gli serviva da casa ed emporio, abitava Cocoyo.
Nel suo emporio Cocoyo vendeva un po' di tutto,
e, in cambio delle merci che riceveva dalle navi, dava sacchi di copra.
La copra, polpa della noce di cocco, era l'unico prodotto della nostra terra,
e Cocoyo ne faceva incetta ad ogni stagione.
Annota questo, intanto: i sacchi di copra pronti sono 82.
Che prezzi hai segnato stamattina?
Eh no! Prima devi aprire le orecchie, e poi far funzionare la testa.
Quante volte te lo devo dire? Se la sera la radio dice che il dollaro va su...
"va su"... mi capisci? …la roba deve costare di più.
E se c'è uno zero vicino al numero, bisogna metterne subito un altro.
Se non si afferra questo, vuol dire che non si è tagliati per il commercio.
Di Cocoyo mi affascinava il fatto che, prima di darsi al commercio, era stato uno stregone.
A quei tempi, all'epoca della mia infanzia, molti ci scherzavano sopra.
Eppure nessuno partiva per l'alto mare o la laguna senza passare prima dalla sua capanna,
per avere una parola di buon augurio.
Ti prego, mandagli una buona pesca e falli tornare sani e salvi.
Dicono di non aver paura di niente, ma al tuo aiuto ci tengono.
Tutto fatto!
C'è chi pensa a voi. Vi potete fidare!
Buona fortuna!
E buona pesca! Buona pesca!
Ah! Ecco fatto!
E questo ero io.
Siccome nella capanna non c'era posto, io, il più piccolo dei fratelli,
dormivo in una vecchia nassa da pesca.
Non mi chiamano mai! Mai!
Sta andando a male! Accidenti!
È già marcia!
Senti! Senti che puzza!
Addio, Cocoyo!
Ti-Koyo! Ehi! E allora?
Ti sei svegliato tardi anche oggi, eh?
Gli avevo detto tanto di chiamarmi!
Non te la prendere! Vuol dire che anche stamattina vieni con me a raccogliere alghe.
L'alga rossa è la migliore per il mal di denti.
Da piccolo, neanche me portavano a pescare.
Allora io mi mettevo sulla riva e parlavo coi pesci.
- E i pesci ti capivano? - Altroché! Mi capivano benissimo!
Una volta, tanto tempo fa, uomini e pesci erano amici.
Se si incontravano, si salutavano!
- E perché adesso no? - Eh...
Ecco, ora gettano le reti.
Quand'è che sono grande e posso andare a pesca?
Prima di tutto bisogna capire che i pesci non si possono portare a casa vivi!
E non si deve piangere ogni volta che se ne deve ammazzare uno!
Io avevo 12 anni quando mi hanno portato a pesca la prima volta.
- Ed eri bravo? - Ero bravissimo!
Pensa che proprio laggiù, una volta, tanto tempo fa,
ho preso un pesce luna.
Non ci riesce mai nessuno! E lo sai perché?
Perché quando uno sta lì lì per pigliarlo, il pesce luna tramonta!
Il pesce luna tramonta!
Insomma, sarei là, in mezzo al mare, oggi!
Sarei il miglior pescatore delle isole,
se non avessi fatto lo stregone!
Ma prima dicevi che parlavi coi pesci. Ci parli ancora?
Eh no... I pesci parlano, ma…
nessuno li capisce più. Nemmeno io.
Che peccato! E che dicevano i pesci?
Venivano fin qui, sotto la riva, per parlarmi.
Grandi e piccini. Persino i pescecani.
Perché allora non erano tutti feroci come adesso.
Pensa che certi squali pilotavano i pescatori coraggiosi dove la pesca era più abbondante.
Tieni, ché devo tornare al villaggio.
- Ecco, ne ho portate altre. - Molto bene. Le collane vanno sempre a ruba.
Le ho fatte tutte io.
Brava! Contando anche le altre, sarebbero…
12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21...
La prossima volta ce ne vorranno molte di più. - Oh, Mr. Yen!
Credevo che stessi sul pontile ad aspettare la nave. - No, non mi piace la confusione.
- Arriva sempre più gente, e io... - Mr. Yen, vado alla nave a prenderli?
- Vai. - Li porto a casa poi io.
Ti offro qualcosa di fresco. Vieni.
Hanno pagato per divertirsi.
Ma… ogni arrivo di nave cambia faccia a quest'isola.
E io non ti capisco. Sei tu che fai venire merci e forestieri, e poi ti lamenti.
Certo. Gli affari sono affari.
Del resto, il mondo cambia, e bisogna pure uniformarsi ai tempi.
Quello che non credevo è che cambiasse così in fretta.
Fra qualche anno non riconosceremo nemmeno più la nostra isola.
La verità è che siamo vecchi. Vecchi e soli.
Quando lasciammo il nostro Paese, mio figlio non se la sentì di tentare la fortuna
in quest'isola. Volle andare in America, e in poco tempo guadagnò una fortuna.
- Poi, tu sai… - Morì in un incidente, se ricordo bene.
Già. E oggi sulla nave ci sono i suoi due figli,
che da 5 anni erano in collegio. Non ho nemmeno il coraggio di andare a rincontrarli.
Persino i loro nomi sono diversi dai nostri: Jeff e Diana.
Ehi, ciao!
Ciao! Ciao!
Il mio pettine!
Grazie!
Ce l'hanno sempre con me. Se possono farmi un dispetto, sono contenti.
Ma io…
Io un altro pettine ce l'ho da dare a quella bambina. Ce l'ho.
Ah!
Eccolo!
Ehi!
Che fai qui? Questa non è mica casa tua!
Guarda: è una pinna di pescecane. Io mi pettino sempre con queste.
- E si vede, anche! - Vuoi provare anche tu a pettinarti?
Non ti avvicinare: dev'essere molto infetta!
Non riesco neppure a capire come fai a tenere in mano una cosa simile!
Cosa vuol dire "infetta"?
- Perché, non lo sai? - No.
Guarda.
Ecco, questo gioco non è infetto.
È tutto di plastica, completamente sterilizzato. L'ho comprato in America.
Però è tutto finto. Invece, se hai voglia di venire con me fino al villaggio,
ti faccio vedere un grande pescecane vero!
- L'hanno ucciso i miei fratelli. - Il nonno non vuole che veniamo al villaggio.
Va bene ma, se cambi idea, cercami.
Tu vieni con me: per qualunque cosa, ci penso io. Puoi fidarti.
Eccolo qua!
È stato mio fratello Punuà a colpirlo per primo!
Guarda che bocca grande hanno questi bestioni! Io c'entro dentro tutto intero. Vuoi vedere?
In America, alla TV, ce n'era uno anche più grande.
Sì, ma questo era cattivo. Voleva mangiare un pescatore.
- Per questo i miei fratelli l'hanno ucciso. - Uffa! Qui è pieno di mosche! Andiamocene via!
Allora andiamo sull'altra costa dell'isola.
- C'è una cosa magnifica! - Guarda, però, che sono stanca di camminare!
Piano, ché scappano!
- Ma dove vuoi che vadano? - Corrono in fretta, sai?
- Io mi metto qui. Mi fanno impressione. - Va bene.
È un posto dove vengono a dormire.
Se entrano nei buchi, è più facile prenderli.
Tutto per la curiosità della foglia appesa al filo.
Se la voltano e rivoltano tra le zampe, e restano presi. Guarda.
- Hai mai guidato un go-kart? - Cosa?
Ehi, guarda! Ha morso!
Guarda! Guarda com'è grande!
- Guarda, Diana! - Ma non hai paura che ti pizzichi?
Ci vuole altro per mettermi paura!
Ehi!
Uffa! È già la seconda volta che devo rifarmi la treccia!
Bel modo di divertirsi: attaccare dei pesci alle noci di cocco.
Non se ne possono staccare, restano a galla, e alla fine muoiono di fame.
Diana, guarda.
Guarda che cosa faccio.
Vieni, Diana.
È venuto finalmente il giorno della grande pesca.
Tutto il villaggio è alla laguna di levante.
C'è anche Mr. Yen e i nipoti.
Per questo tipo di pesca, faticano molto, ma con risultati assai scarsi.
Prima accerchiano i pesci, poi battono le conchiglie, e con le più lucide fanno riflessi.
Quando c'è la luna nuova. È allora che pescano con le Nacre. - Bravo.
Così, guarda: le usano come uno specchio.
E in questo modo spaventano e stanano anche i pesci nascosti tra i coralli. Vedi?
Diana! Ehi, Diana! Finalmente i fratelli mi portano a pescare!
Se il sole non se ne va, con le Nacre prenderemo tutti i pesci della laguna!
- Stai attento ai pescecani! - Ci starò attento.
Signor nonno, potete prendere l'ombrello? Vorrei fare una fotografia. - Certo.
Ecco, guarda: ora chiudono il grande cerchio.
Corri alla capanna degli attrezzi, e prendi la nassa grande, rotonda, di bambù! - Corro!
Le reti!
Presto!
Arpionate, ora, arpionate!
Bell'aiuto che dai! Che fai lì seduto? Sei già stanco?
- Su, avanti, andiamo a casa! - Un momento! Proprio non ce la faccio più!
Ti ho portato una murena. L'ho arpionata laggiù!
È velenosa, se morde.
Però da mangiare è buona. Magari è un po' dura…
Ma tu sei un pescecane: hai buoni denti. E molti, no?
Vieni qua, Manidù.
Mangia, Manidù.
Lo sai che vuol dire "Manidù"? Vuol dire "fratello".
- Ciao, Cocoyo. - Buon giorno.
Vuoi comprare qualche cosa, Miss Diana?
No, sto facendo una passeggiata. Che fai, peschi? - Sì, Miss Diana, pesco.
Questi pesci, te li mangi tutti tu?
Non tutti, Miss Diana, se no mi viene il mal di pancia.
- Allora li peschi per venderli? - Sì, anche per venderli.
E dove li vendi? Al mercato o al magazzino? - Al magazzino.
Ma se li vendi, vuol dire che i pesci non ti piacciono.
Come vuoi, Miss Diana...
Se aspetti Ti-Koyo, bada che non viene più, perché va da un altro amico adesso.
Mettitelo bene in testa!
Ciao, Manidù. Guarda: oggi te ne ho portati tre.
Perché ormai sei cresciuto. Una fatica, caro mio!
Questi, però, sono gli ultimi che ti porto. Gli ultimi, hai capito?
Devi imparare a cavartela da solo.
Ti ho messo apposta i pesciolini vivi nella pozza; così impari.
Ma non ci provi nemmeno, a prenderli! Sembra che tu abbia una gran paura!
Ora sei un vero pescecane, hai capito? E i pescecani sono feroci. Lo sanno tutti.
Tu sei troppo buono, Manidù.
Lo vedi che i pesciolini ti mangiano sotto il naso quello che ti ho portato? È il colmo!
E non scappare! Fatti rispettare, adesso che sei grande!
Oh! Adesso cominci a capire!
Cattivo tempo... È una settimana che nessuno va per mare.
Niente pesca.
Dormono tutto il giorno.
Vuoi mangiare, adesso?
Sì, eh? Hai fame?
Questo è buono. L'ho preso nel fiume.
Ma come? Non ti piace?
È una specie di aragosta. La gente ci va matta, e tu invece no!
Cose da non crederci!
Da non crederci! Faccio tanta fatica per te, e si mangiano tutto i pesciolini!
Adesso hai imparato anche a fare le fusa. Sei un buffo pescecane, Manidù!
Mi tocca pescare di notte per trovarti un pesce che ti vada. Se no protesti.
Ci manca solo che impari anche a parlare.
Ecco. Questo è uno che ti piace.
Smetti di soffiare e fare le fusa. Lo sai che mi sembri un gatto?
Fare le fusa non va per niente bene per un pescecane, sai?
È proprio buono, vero, Manidù?
Mangia! Mangia!
Mi ha strizzato l'occhio!
Prima le fusa e poi una strizzatina.
Allora ha ragione Cocoyo: i pesci si fanno capire.
No, debbo essermi sbagliato.
Non è possibile!
Ehi! Lascia la cima, e fai calare tutte le esche in acqua!
Mio fratello non mi ha mai portato a pesca in alto mare.
Oggi ha cambiato idea. Dice che devo vedere come si cacciano i pescecani con le esche.
Per aiutare i pescatori, e farli lavorare tranquilli.
Dice che questo è il punto della laguna più pericoloso. E vuole che io veda.
Mettete tutte le zucche. E che l'acqua sia molto calda. Bollente!
- Arrivano! - Tu credi che mangino?
Certo. Appena sentono il sangue, i pescecani hanno subito fame.
E quanti ne verranno? - Moltissimi. Le esche li attirano tutti quanti.
Tu, preparati per il segnale!
Hai visto quanti sono venuti?
- Hai paura, Ti-Koyo? - No, no.
Buttane ancora! Avanti, presto!
Buttale tutte!
- Tutte, presto! - Guarda: se le mangiano!
Digli di fare il segnale, adesso, è il momento! - Aspetta!
Prima bisogna vedere se la trappola funziona.
Ecco, guarda come mangiano.
In acqua c'è sapore di sangue, e allora tentano tutto, esche e zucche.
L'acqua ha raffreddato la buccia, ma dentro la polpa brucia come il fuoco.
E nessuno resiste con quella roba nella pancia.
Ecco, adesso si può lavorare.
Presto, segnala!
Sono morti tutti. Sono proprio terribili!
Bravo, ma questo vale per tutti.
Tutti? - Lo sai benissimo perché ti ho portato qui.
Adesso che hai visto come sono i pescecani, fai sparire il tuo amico da quella pozza.
Non si può essere amici dei pescecani, capito?
Manidù però è diverso dagli altri.
Mica gli posso dare una zucca bollente.
Almeno restasse sempre piccolo, ma con quello che mangia...
I cani pescatori!
Via!
Bestiacce!
Lasciate il pescecane!
È il mio!
Via!
Andate via!
Ma non lo sapevi che c'erano i cani pescatori?
Siamo tutti pescatori in quest'isola. Anche i cani.
Danno la caccia al pesce che resta in secco. Devi impararle, queste cose!
Adesso non posso più lasciarti qui.
Quelli, ormai, hanno imparato la strada. E poi ci sono gli altri. C'è Punuà.
Coraggio, Manidù. Devi andartene.
Lo so che ti dispiace. Figurati a me.
Tanto, se cresci, qui non c'entri più.
Prima o poi...
Addio, Manidù.
T'ho visto, Manidù, non ti agitare.
Adesso che sei diventato così grande, vuoi che non ti riconosca?
Vattene!
Sono mesi che ti dico di restare in alto mare, di non venire più qui.
Adesso sei grosso, sei cresciuto, sei pericoloso.
Se ti vedono a riva, vicino al villaggio, i pescatori ti uccidono. Questo lo sai, no?
Vattene! Al largo! Vai, presto!
Insomma, vuoi farmi capire di seguirti. E va bene. Ma domani.
Ma cosa ti salta in mente di andare da questa parte? È pieno di correnti, qui.
Fermati, Manidù, torniamo indietro. Questo pezzo di mare non lo conosco.
Qui non ci viene mai nessuno.
Lo vedi? Non si passa. La laguna è tutta chiusa dai coralli.
Allora, vuoi che mi tuffi sott'acqua con te?
E come hai fatto a scoprire un posto come questo? Qui sì che possiamo giocare al sicuro!
Bisogna essere un pesce furbo come te, Manidù!
Come va la pesca?
Bene, Mr. Yen. Ma non avvicinarti troppo con la barca.
- Con le piroghe si pesca meglio? - No, si perde più tempo e si fatica di più.
- Ma non lo capiscono, questi selvaggi. - Dovreste motorizzarli e organizzarli.
No, non è possibile. Sono attaccati alle loro barche come molluschi.
Te ne accorgerai anche tu.
Diana! Ehi, Diana!
Diana!
Ehi, Ti-Koyo! - Vieni. Ti dico una cosa che non ho detto a nessuno. È un segreto.
E dimmela, allora.
Ma qui non posso. È un segreto.
Ma lasciami in pace!
Ho un vero pescecane. Vivo. Grande, grande.
Sta in una laguna che adesso è tutta nostra. - Uffa!
Tutte storie! Le tue solite storie incredibili!
Se non stessi sempre chiusa in casa, te lo farei vedere.
Belle scuse che tiri fuori! Sei tu che sei sparito!
Perché non prendi la maschera e vieni con me? Ti ci porto subito. - Aspetta un momento.
Questo è un amo cinese senza cromatura.
Vedi? È molto inferiore come qualità.
Ecco, guarda come li usano in quelle piroghe laggiù. Vedi?
Non sono mai venuto da te perché non lo potevo lasciare.
Manidù, poverino, era così piccolo.
- Chi era così piccolo? - Manidù. Si chiama così.
Per vederlo, ti metti la maschera, e ti tuffi dietro a me.
L'ho fatto con foglie di pandano. È un segnale per ritrovare questa laguna.
Il vento lo alza sempre più alto degli alberi, e così lo vedo anche da lontano.
Vieni, presto! Vieni!
L'ho fatto per te.
Sono pesci corallini.
- Li hai pescati tu? - Sì.
Vieni, ché Manidù ha fame.
Ne tengo una provvista qui, perché i pesci seccati al sole gli piacciono di più.
Due daglieli tu. Tieni.
Eccolo! Viene!
Non avere paura, gli ho parlato di te.
Davvero? E che gli hai detto?
Gli ho detto che mi piacerebbe se tu fossi mia sorella.
Non fa niente se sei cinese o americana. Per me va bene.
Guarda, Diana! Guarda come mangia!
Bravo! Bravo, scodinzola!
Fai vedere a questa Miss che studia in America quanto sei bravo anche tu.
Ecco, bravissimo!
Vieni. Prendi la maschera. Vuole giocare.
Adesso si nasconde. Per gioco. E io debbo cercarlo. Guarda.
Ora che Diana vede come Manidù e io giochiamo insieme,
speriamo che voglia venire qui anche lei tutti i giorni.
Gli piace. Meno male.
È stato proprio bravo, e questo boccone di premio se l'è meritato.
Ora lo lascio riposare un minuto sul fondo,
e poi facciamo vedere a Diana il gioco dell'aquilone.
Bisogna accarezzarlo, prima.
A lui piace molto, e dopo gioca più volentieri.
La barca di tuo nonno! Ti stanno cercando!
- Mi porterai ancora qui? - Certo! Sempre!
- Le valigie sono pronte, signor nonno. - Vi farò accompagnare da Mansho.
Hai visto? Sei contenta? Il nonno è così arrabbiato che non viene nemmeno
- ad accompagnarci alla nave. - Li conosco, gli uomini, io!
Vedrai che viene, ci dà un bacio e si mette anche a piangere.
Che fai? Aspetti Ti-Koyo?
Vuoi scappare un'altra volta con quel tipo? - Io non sono scappata!
Volevo vedere un pescecane da vicino. Pensavo che mi sarebbe servito per la scuola.
- Tanto in collegio ci dovevamo tornare, no? - Sì, per fortuna.
Però, se le vacanze finiscono male, è solo per colpa tua!
Ricordatelo bene, Diana!
Jeff, lasciami un po' in pace, per piacere!
Diana. Ehi, Diana!
È vero che parti?
Vai via?
Ssh.
- È tornato il pescecane? - Macché! Io credo che ormai non torna più.
Io, invece, dico che torna.
Io dico di no. Sono passati tanti giorni ormai.
Forse gli è dispiaciuto che ti ho portato nella nostra laguna.
Io lo conosco com'è fatto.
E adesso te ne vai via anche tu.
Vado in collegio, a Los Angeles.
E quando torni qui?
Non lo so.
Ripensandoci oggi, dopo tanti anni,
mi sembra che non ci furono altri giorni più importanti di quello.
La mia infanzia finisce lì.
Oggi il villaggio brucia.
Ad ordinarne la distruzione, è stato il nipote del vecchio Yen, il giovane Jeff,
che ha ereditato le proprietà del nonno, e gli somiglia come una copia peggiorata.
Jeff è sempre al lavoro.
Recluta gli uomini fra noi, li organizza,
gli mette in testa il berretto bianco della ditta con scritto "Yen", in grande.
Vuol trasformare l'isola.
Ha acquistato il villaggio e lo fa bruciare. Rifarà tutte le case in muratura.
Già cominciano a spuntare, accanto alle vecchie capanne.
Soltanto i miei fratelli ancora resistono. Ma senza convinzione.
Giorno per giorno, scompariva il volto dell'isola
così come ce l'avevano lasciata i nostri vecchi.
Molti si adattavano a questa trasformazione.
Anche Cocoyo, l'amico della mia infanzia, si adeguava ai tempi modernizzando la capanna.
Commerciava con Jeff, e guadagnava bene. Per la verità, molti guadagnavano bene.
Ecco qua. Le cifre sono abbastanza eloquenti, Mr. Ayou.
Come sa, quasi tutti i pescatori lavorano per la ditta fondata da mio nonno.
Ora sta a lei, nuovo direttore, portare la pesca sul piano industriale.
Farò del mio meglio. È un vero onore lavorare con una famiglia come la vostra.
A suo comodo, vorrei dare con lei un'occhiata alla laguna,
vicino alla costa, al largo, e sulle secche di corallo.
Ecco, Mr. Ayou, ora le sarà chiaro tutto.
La mia ditta usa già una flottiglia di pescherecci.
Ma ci sono ancora pescatori ostinati a lavorare con le piroghe a vela.
John: go down, please.
Voglio che lei veda da vicino.
Guardi: questo è il gruppo di pescherecci più moderni che ho acquistato in America.
Guardi: questi continuano a lavorare in proprio. Dobbiamo convincerli a lavorare per noi.
Solo così raddoppieremo la produzione.
Sempre a spiarci! Tutti i giorni!
- È di 30 braccia. Scioglila adagio. - Ma voglio venire anch'io.
Mi fido solo di te per un'immersione come questa.
La concorrenza dei pescherecci ci costringe a scendere in fondali molto lontani dalla laguna.
Pericolosi.
Su questo banco corallino, le prede sono i grandi Tonù,
facili da avvicinare, ma difficili da catturare con i soli arpioni.
Un Tonù come questo bisogna circondarlo, raggiungerlo con molti colpi insieme.
Hanno colpito il Tonù molto bene, ma è troppo pesante per i loro arpioni!
La bestia, prima di morire, tenta la fuga. I suoi guizzi imprigionano Punuà
con la lunga sagola, e gli impediscono di risalire.
Con il suo solo peso, il Tonù trascina Punuà, ormai senza resistenza, verso il fondo.
E io, stando in superficie, capisco che mio fratello è in pericolo e mi butto in acqua.
Uno squalo, attratto dal sangue del Tonù, ci punta aggressivo,
mentre i fratelli issano a bordo Punuà.
- Fate piano! - Fatelo respirare.
Libera la testa!
Ecco.
Io dall'acqua ormai non posso uscire.
Debbo fronteggiare lo squalo.
Ti-Koyo è rimasto sotto!
Guardate! È enorme!
Gli arpioni, presto!
Mi gira attorno. La sua ombra mi è addosso.
Non è possibile! Sento qualcosa di straordinario.
Non posso credere, ma il ricordo mi dà il coraggio per una decisione assurda:
lascio l'arpione e vado incontro a quel pescecane.
Lo sfioro con una carezza e lui... mi ripassa ancora vicino, docile.
Si lascia accarezzare una seconda volta! È lui! È proprio lui, Manidù!
- È incredibile! - Non lo attacca!
Si aspetta ancora qualcosa da me, un vecchio cenno di intesa.
E, quando gli strizzo l'occhio, il bestione si rotola in capriole di gioia.
Attenti! Da questa parte!
Eccolo! Eccolo!
Appena è vicino, colpitelo alle branchie!
Fermi! Non tirate!
Non è pericoloso!
È il mio!
Fermi! È tornato! Mi ha riconosciuto!
Il "suo" pescecane? Ma è completamente ammattito?
Hanno abbassato la punta degli arpioni, incerti se credere o no ai loro occhi.
E io me ne vado via, felice, abbracciato al mio pescecane.
Con la mia piroga, andavo verso le chiare lagune e gli atolli lungo le secche di corallo.
Manidù! Quella è la costa della nostra laguna.
Mi ci hai portato tu la prima volta, ricordi?
Ero solo, perché i miei fratelli erano entrati nella ditta dei cinesi,
e non erano più pescatori liberi.
Io, invece, volevo esserlo ancora, e per questo li avevo lasciati.
E avevo lasciato l'isola senza rimpianti.
Avevo una meta precisa.
Manidù, stai buono, su!
Va bene, ho capito. Vengo!
Che carattere!
Ma senti, tu quando dormi…
ad agitarti così, lo sai che aumenta la fame?
E adesso che mi hai svegliato, almeno un bagno me lo fai fare? Grazie!
Mesi e mesi senza tempo.
Nella mia capanna sulle acque, sulle rive della laguna,
ho ritrovato il silenzio e le regole di una vita com'era una volta quella della nostra gente.
Una vita legata alla forza e alla generosità del mare, alle prede che offre.
Secondo una regola antica, dove la corrente fa entrare nella mia laguna i branchi di pesce,
ho chiuso le acque con una rete, che raccoglie quanto mi basta per vivere ogni giorno.
Manidù non può entrare nel recinto, se no mangerebbe tutto;
allora aspetta pazientemente fuori.
Penso che mi creda un suo pesce pilota.
O un abitante del mare amico dei pescecani.
Se no non mi spiegherei il suo comportamento.
Grande e grosso com'è, se non sono io che penso ai suoi pasti, lui non si muove.
Proprio come quando era piccolo.
Aspetta, no?
Neanche il tempo di prendere i coltelli e di dividere da buoni amici! Vero?
Mangiarti il cesto, poi! Lo sai che ti fa male.
Ah, questa sarebbe la razione che mi lasci?
Goloso! Ingordo!
Inutile che fai le fusa per farti perdonare!
Lo sai bene che i tuoi bocconi te li appendo al pontile! Vatteli a cercare!
Ah, lo vedi che lo sai?
Testone!
E se non ti basta, tieni!
C'è ancora uno dei tuoi bocconi preferiti.
Hai visto? Basta intendersi e non è difficile vivere insieme.
Ehi, Jeff! Jeff!
È Diana! È proprio tornata!
- Hai fatto buon viaggio? - Stai benissimo, Jeff!
Sempre come un ragazzo, eh?
Bene arrivata, Miss Diana! È da tempo che ti aspettavamo.
Ero alle secche di sottovento, dove volevo raccogliere delle Nacre.
Per fare acquisti e rivedere i miei fratelli,
avevo deciso di tornare 1-2 giorni al mio villaggio.
Là mi sarebbe servito del denaro. E per questo, dopo un'occhiata con Manidù,
mi stavo per tuffare.
Se sul fondo avessi trovato qualcuna di quelle conchiglie,
avrei potuto venderle, e acquistare poi quel che mi serviva.
In quella laguna perduta in mezzo al mare,
nessuno mai, per paura dei pescecani, si era tuffato a raccogliere le preziose Nacre.
Il mio pescecane mi era vicino, proteggendomi da ogni pericolo.
Nacre così grandi sono molto rare,
e tutto quel banco ne era pieno.
Con Manidù sempre vicino, era facile raccoglierle.
Tra un tuffo e l'altro, gli promisi che, in cambio del suo aiuto, la sera,
alla laguna, dopo il calar del sole, avremmo fatto le pulizie.
Era la cosa a cui teneva di più.
Vengo! Vengo!
Fammi pulire queste Nacre. Aspetta un momento!
Preparati, intanto.
E non fare il solito scherzo che, quando arrivo io, ti nascondi!
Lo che i pescecani come te hanno i pesci pilota e le remore ai loro servizi.
Ma tu hai scelto me.
E accontentati.
Vieni qua. Qua vicino!
Sta' buono. Fermo. Su, apri.
Ma dico: siamo matti?
Devi stare attento a quello che mangi!
Non distingui ancora il pesce scatola da una scatola?
Neanche un'anguilla da un manico di cestino!
Apri la bocca.
Fai vedere bene.
Beh, vieni più vicino! Vieni qui!
Voglio vedere se hai ancora qualcosa fra i denti. Ecco, bene così. Bravo.
Adesso fai "rrrrr".
Bene, è tutto pulito. Vattene!
Ah, aspetta!
Domani vado al villaggio, ma tu è meglio che resti qua. Non c'è aria buona per te.
Vai, su!
Quello che era il mio silenzioso villaggio sul mare,
ora non lo riconosco più.
Case come formicai.
Strade asfaltate, negozi...
Cambiata anche la gente. Anche i ragazzi che erano uguali a me fino a ieri.
- Sono tue quelle Nacre? - Sì, le ho pescate io.
Fammele vedere. La più grande.
- 2000 franchi. - Per me va bene.
Ecco qua.
- Mr. Jeff... - Che c'è?
Guarda: lo riconosci?
- Chi è? - È quello del pescecane.
- Ah. - Il famoso Ti-Koyo.
Ah, ti si rivede, finalmente.
Cosa vuoi, con quella faccia?
Farci la morale perché lavoriamo con la ditta?
E via! Presto! Dobbiamo finire entro il primo turno.
Così sono ora i miei fratelli,
che, quando si mettevano in mare, mi sembravano esseri sovrumani.
Ehi! Ehi, senti!
- Il tuo amico Ti-Koyo è in città. - Ma dov'è?
È laggiù, nel quartiere cinese.
Dopo tanto tempo, nemmeno farsi vivo! Sempre il solito!
Si sente anche l'America.
No. Posso vedere quell'affare laggiù?
- Questo? - Sì.
Ma è vecchio!
Non fa niente. Fammelo sentire.
Ecco. Si gira la manovella.
Così.
C'è già il disco. Bada che è nuovo.
Allora, come va?
- Bene, e tu? - Come un vecchietto, ormai.
Hai comprato quella roba?
Tutte cose che mi servono, alla mia isola.
E le hai scambiate con Nacre come queste? Così grosse?
- Sì. Una me l'hanno pagata 2000 franchi. - Ma queste sono un capitale!
Non fare lo sciocco!
E guarda cosa mi compro adesso.
E a te interessa un coso... un relitto come quello?
Forse hai imparato come si vive tra i pesci,
ma certo hai dimenticato come si vive fra gli uomini.
Guarda, guarda...
Guarda, guarda che strani fiori, in questo cespuglio!
Ma è proprio vero che non c'è fiore senza calabrone.
Scusa, mi dispiace di essere entrato nel tuo giardino. - Tu sei Ti-Koyo!
Sì, sono io. E tu sei Diana, vero?
Abbiamo proprio lo stesso disco. Non è curioso?
Sì, credo di sì.
Vedi? Il mio grammofono è diverso dal tuo. È stereofonico. - "Stereofonico"?
Sì, vuol dire che la musica esce da due canali differenti. Ecco, senti.
Quello è l'altoparlante da dove esce il suono dei violini.
L'impianto l'ho comprato in America. Ce l'hanno tutti.
E quello è il secondo altoparlante, da dove escono tutti i suoni bassi.
Ti ho riconosciuta subito. Non sei cambiata per niente.
No, un po' mi sembra di essere cambiata. Non ti pare?
Beh... scusami un momento.
Torno subito.
Adesso che ti ho incontrato e ti vedo in questo giardino,
mi sembra un giorno da quando sono partita da qui.
- Davvero. Mi sembra proprio ieri. - Ne è passato del tempo!
Non ho mai dimenticato il giorno che partii per il collegio di Los Angeles.
Stavi zitto come adesso. Non sei cambiato per niente, sai?
E giochi ancora col pescecane, vero?
Beh, l'hai detto tu che io non sono cambiato per niente.
- Ti serve per tenere compagnia al tuo amico? - Sì, viviamo da soli ora.
- Gli piace la musica? - Sì, ma non se ne intende molto.
Neanch'io me ne intendo veramente, però questo disco mi piace.
- Non ti annoi tutto il giorno in mezzo al mare? - Ma no. Col pescecane peschiamo,
passeggiamo sott'acqua...
Anche di notte, col buio.
Anche di notte? Ma tu come fai a vederci, là sotto?
I miei occhi sono come quelli di un pesce.
Di notte ho visto persino il Tamanù.
Ti ricordi quando, da bambini, Cocoyo ce ne parlava? "Il dio della laguna".
Nero, grande, con le ali da pipistrello. Non era una leggenda.
È vero, io l'ho visto molte volte.
Insomma, vuoi dirmi che sono io che devo invidiare te. - Beh, non lo so.
Senti... hai mai pensato a sposarti?
È difficile per uno come me.
Certo, stare su un'isola con un pescecane non è molto attraente per una donna!
È vero?
- Buon giorno. - Salve.
C'era posta per te. L'ho messa sul tuo tavolo.
Spero che ti sia piaciuto. Addio, per ora.
Addio, Miss Diana.
Dove le vai a pescare, delle Nacre così grandi?
Grandi o piccole, è pieno il mare. Basta saperle raccogliere.
Se ti decidi a pescare per conto della ditta, ti posso dare fino alla metà del guadagno.
No, mi dispiace, Mr. Jeff. Io il berretto bianco della tua ditta non lo metto.
Lavoro solo quando ne ho voglia. Pesco per conto mio.
Ripensaci. Puoi guadagnare molto stando con me!
I tuoi fratelli l'hanno capita, e sono più furbi di te! L'hanno capito tutti nell'isola.
- Vieni da me, se cambi idea. - Salutami il tuo pescecane!
Non ci crederei, se non l'avessi visto. Un pescecane di 30...
Correva nella laguna, e attaccato alla coda c'era Ti-Koyo.
Figurati che oggi è andato da Mr. Jeff, a casa sua.
- Aveva delle conchiglie enormi! - Io vorrei sapere dove le pesca.
Alla storia del pescecane io non credo. È roba da bambini, ve lo dico io. - Certo.
Ma come sarebbe? È un disco come quello di Miss Diana.
L'abbiamo sentito soltanto 7 volte, e ti sei già annoiato?
Allora se non ti piace, non ascoltare.
Anzi, faresti bene a tornare alla nostra laguna.
Ecco, bravo. Ci sono barche a motore in giro. Vattene.
Ehi! Ehi, sveglia!
- Sveglia! - Diana?
Ah! Mi avevi detto che passavi le serate sott'acqua, e invece sei nei sonni profondi.
Non immaginavo che saresti venuta a trovarmi.
Ho mandato a dormire il pescecane, e aspettavo che il sole andasse giù per potermi tuffare.
Ma cosa sei venuta a fare in mezzo alla laguna?
Sono venuta a trovarti, perché questa sera vengo sott'acqua con te. - Dove?
- Sott'acqua. - Ma cosa stai dicendo? Scherzi?
No, non scherzo. Per 2 anni ho fatto un corso di nuoto e respirazione in collegio.
Ma in America ci sono scuole anche per respirare?
Certo. È questione di tecnica. Anche per nuotare più in fretta.
Mettiti queste pinne. E poi useremo un'altra novità. È un segreto.
Se se ne accorge Jeff, mi rispedisce in America! La "torcia giapponese".
- Scusa, a che cosa serve? - Per fare luce sott'acqua.
Le ha fatte venire mio fratello da Hong Kong per organizzare la pesca notturna.
E io gliene ho rubate due per venire a spasso con te!
- Mi aiuti, per favore? - Certo.
Senti, c'è solo una cosa che mi preoccupa. - Che cosa?
Sei sicuro che il tuo pescecane non torni a cercarti? - No, stai tranquilla.
Mostrai a Diana due polpi in amore.
Scivolavano con due tentacoli avviluppati, come se si tenessero per mano.
E, a un tratto, apparve il Tamanù. Il dio del mondo sommerso.
Saliva dal fondo ad ispezionare la sua laguna.
Ci sfiorò tranquillo con le ali, come se fossimo anche noi creature del mare.
Che bello! Non avrei mai creduto. È stato meraviglioso.
Come il giorno dell'aquilone, ricordi?
Ehi! Svegliati!
Ma che fai? Adesso ti ci metti anche tu? Non bastava il pescecane, vero?
Sveglia, dormiglione!
Dimmi la verità: stavi sognando la tua laguna, le conchiglie, il tuo pescecane. È così?
Io sogno quello che desidero, non quello che ho.
Allora sognavi una donna.
Hai indovinato. Però non so se esiste veramente.
Manidù invece è vero, ed è un buon amico. - Benissimo.
Se quella ragazza esistesse, e tu dovessi scegliere tra il pescecane e lei, cosa faresti?
Niente. Perché dovrei scegliere? Potrebbero benissimo stare insieme.
Questa casa è diventata peggio di un ufficio in America.
Perché? Cos'è che non ti piace?
Vorrei che ci lasciassero in pace almeno a tavola. Bella vacanza!
Che succede? - Quel Ti-Koyo è tornato in paese con altre Nacre. Mai viste così grandi.
- Volete bere? - Sì, grazie.
Perché non le avete portate? Non le ha vendute? - Qualcuna sì.
Ma le più belle non le ha volute vendere, e sono esemplari rarissimi.
Se individuassimo il posto, con i nostri mezzi industriali potremmo pescarne una gran quantità.
- Sarebbe una vera fortuna, mi creda. - Sono grandi come questo piatto.
Le nostre, invece, sono meno della metà. Ecco, al massimo così.
Coi mezzi più moderni e tutti i pescatori a disposizione, questa è la differenza
- tra le sue Nacre e le nostre. Da vergognarsi! - Sì, ma lui...
Lui, che cosa?
Ma lui ha un pescecane che lo aiuta.
E che gli dice anche dove sono le più grandi e le più belle. - Vieni, andiamo!
È vero. Il pescecane lo aiuta a scendere sui banchi dove gli altri hanno paura ad andare.
Perché il pescecane fa la guardia ed è terribile.
Ascoltatemi bene: vi do tempo un giorno, due, tre, quattro. Anche sei o sette.
- Beh, una settimana. - Sì, e finiamola con questo pescecane!
Se tu vuoi così, tranquillizzati. Ci penso io.
Ehi!
Ho una cosa per te.
Per questo ti ho pregato di venire fin qui.
Non ti riconosco.
Stai diventando complicato.
Non mi piacciono i misteri. Perché non sei venuto a casa mia?
- A casa tua non vengo volentieri. - Non ci vieni volentieri?
Cos'è che non ti piace a casa mia? Si può sapere?
Beh, io vivo a modo mio, e questo...
non piace molto a qualcuno. Non lo so perché.
Ma è meravigliosa!
È la Nacre più bella che ho visto. Madreperla così è rara.
Mai vista una come questa.
Sono le più grandi di tutte. Le ho tenute da parte per te.
Ma non farle vedere a tuo fratello. Non si darebbe pace sapendo che pesco queste conchiglie
da solo, senza la sua organizzazione.
Ti sbagli su Jeff. Lui ti vorrebbe nella sua ditta. Questo lo so.
Ti manderebbe a studiare in America, per farti diventare capo-azienda.
In America? No, è troppo lontano.
Io vado solo dove arriva la mia piroga.
Sei un testone mai visto!
Sì, ma dillo a Jeff che io non voglio dipendere da nessuno.
Vivere sul mare: questo mi piace.
Ehi, guarda!
C'è un pescecane!
È enorme!
E come nuota tranquillo sotto riva!
È Manidù, il mio amico. Non te lo ricordi?
E tu giochi con quel bestione lì?
Ah, beh, se è lui che ti fa trovare le conchiglie così grosse, devo ringraziarlo.
E... devo ringraziare anche te. Sei stato gentile a non vendere le più belle,
e tenerle e regalarmele.
Vorrei regalartene una tutti i giorni.
Ah! Senti, senti! Perché fa così?
Si rotola e fa le fusa tutte le volte che ha voglia di giocare con me. - E se morde?
Io non avrei coraggio di accostarmi a un mostro marino come quello!
Lo sa che sono un amico.
E quando chiama, tu subito ti precipiti.
Sai, è meglio accontentarlo. Altrimenti si impermalisce e può diventare cattivo.
Aspettami un momento.
Accadde una cosa imprevedibile:
Diana era gelosa.
Si può essere gelosi di un pescecane?
La sua gelosia era orgoglio.
Non poteva ammettere che qualcosa, sia pure per un istante, avesse più importanza di lei.
Ehi, Ti-Koyo: questa rete non la sfonda neanche un pescecane come il tuo!
È forte, sta' tranquillo, è forte.
Pronti?
- Sì! - Sì!
Ero riuscito a seguire le loro manovre.
Ma non ero riuscito ad impedire che Manidù cadesse nella grande rete d'acciaio,
dove lo avevano adescato con molto cibo, e chiuso come in una trappola.
Ora attendevano di tirare la rete in secco per ucciderlo.
E io dovevo agire prima che fosse giorno pieno e arrivassero gli altri pescherecci.
Ero sceso più in basso possibile, e avevo cominciato a tagliare i fili d'acciaio.
Manidù mi aveva visto, e aveva cercato fiducioso di avvicinarsi.
Lo sforzo per aprire la rete richiedeva un'energia che sentivo sfuggirmi sempre più.
Mi ronzavano i timpani, mi si appannava la vista.
Manidù si era ferito alla bocca nel tentativo di liberarsi da solo.
La rete era forte, e ogni taglio mi costava una fatica sempre maggiore.
Ero schiacciato da una muraglia d'acqua.
Finché le maglie si aprirono, e feci cenno a Manidù che poteva passare.
Mi mancavano le forze.
Le idee si facevano confuse e il mio corpo era terribilmente pesante.
Le immagini di Diana,
tutte quelle che mi erano rimaste nella memoria, dileguavano silenziosamente nell'acqua.
E mentre pensavo che questa era la morte...
cessai di pensare.
Avanti!
Vieni, da questa parte.
Posso entrare? È una cosa importante.
Entra.
Oh, scusami, non credevo… Aspetto qui fuori.
Ma vieni dentro!
Volevo dirti dell'Operazione Pescecane. Non è andata come noi credevamo.
La rete è stata tagliata e il pescecane è riuscito a fuggire. - Manica d'incapaci!
Ma la prossima volta non ci sfuggirà. Il suo padrone è morto.
Morto? Ma siete impazziti?
Non è colpa nostra. È sceso sotto la rete per tagliarla.
Abbiamo trovato le maglie aperte, ma lui... nessuno l'ha visto tornare in superficie.
Sai, a quella profondità... - Sarà emerso altrove. L'importante è che lo cerchiate.
Manidù!
Manidù!
Tu sai dov'è Ti-Koyo. Portami da lui! Guidami!
Senti la mia voce, vero? Manidù! Manidù, guidami! Vai!
Ti-Koyo!
Ti-Koyo! Ti-Koyo!
Non avevo più forze.
E non riuscivo a riprendermi.
Diana mi aveva affidato a Cocoyo,
che, per curarmi, aveva tramutato il suo capanno-bar in infermeria.
Diana mi portava ogni giorno medicine americane.
Ma anche Cocoyo mi dava le sue:
sciroppo di ali di pesci volanti,
e zampe di gabbiano tritato.
Cocoyo era tornato alle più antiche ricette e credenze,
quelle che da tempo sembravano inutili.
Un altro amico mi restò vicino, nuotando sotto le palafitte della capanna.
Aveva la sua solita maniera di manifestarmi il suo affetto.
Passarono i giorni.
Cocoyo andava e veniva dal villaggio con spezie ed erbe per guarirmi del tutto.
Diana gli dava il cambio nel tenermi compagnia.
Si sforzava di essere allegra, ma c'era in lei un'inquietudine che non riusciva a nascondere.
Col fratello Jeff, come seppi… non parlava più.
Merito delle medicine di Cocoyo, o della mia pelle dura, non so...
ma io stavo meglio.
E, appena in forze, cercai di convincere il mio pescecane ad andarsene.
Sapevo come fargli capire che ora stavo meglio.
Si mise tranquillo, e si allontanò.
Mi avrebbe atteso in alto mare. In quell'isola non potevamo più restare.
E dopo aver acceso l'ultima offerta,
là dove un tempo era stata la mia capanna,
ero pronto a partire per sempre.
Io ti ho solo consigliato, e non obbligata a partire.
"Consigliato", certo.
Sì, sì, è vero.
Del resto, mi pare che sia una buona decisione, a questo punto.
Ma certo. La mia vacanza è finita, e non ho più nessuna ragione di restare da queste parti.
Sai che t'invidio all'idea che te ne ritorni in America? Davvero.
Non dire bugie, Jeff.
È difficile crederti.
Tu sei soddisfattissimo di stare qui a fare i tuoi affari.
Già, i miei affari.
Parli come se non sapessi che il benessere nostro e degli abitanti dell'isola
è legato alla nostra ditta. E non credere, poi, che a star qui mi diverta.
Lo sappiamo che lavori sodo.
Ma per raggiungere questo "benessere", credi proprio che tutti i mezzi siano leciti?
Ne sono più che convinto.
Vedi, Diana...
A me non interessava molto che Ti-Koyo entrasse nella ditta.
Era solo per dare un esempio agli altri.
Capisci…
Quel fare di testa sua, con la scusa del pescecane, disturbava il lavoro.
Per questo ti avevo pregato di convincerlo.
E avevo provato, Jeff.
Poi ho capito…
che non è giusto che un uomo rinunci a sé stesso perché un altro deve fare i suoi affari.
No, Diana. Quel ragazzo vive come se il mare e il cielo fossero di sua proprietà.
Non è un uomo. È un selvaggio, un pesce, un gabbiano.
Ti-Koyo ci ha ricordato cose che purtroppo stiamo dimenticando.
Ehi, come te la prendi! Per uno che se ne infischia di tutto e di tutti!
Come se ne fossi innamorata.
Chi è? Cosa succede?
Ti-Koyo!
Che cosa fai qui?
Camminavo al buio...
l'ho urtato ed è caduto. Volevo parlarti.
Ma perché? Che cosa ti è successo?
Non è successo niente.
Soltanto...
domani te ne vai.
Ti ricordi di quando partisti l'altra volta, per il collegio di Los Angeles?
Io venni a salutarti proprio qui.
Non l'ho mai dimenticato. Mai.
Nemmeno io l'ho dimenticato. Ma allora non sapevamo ancora quanto siamo diversi.
Oggi invece lo sappiamo. Questo rovina tutto.
Non è soltanto questo, Diana. Anch'io domani parto. Cercherò un'altra isola.
- Qui ho sbagliato tutto. - Ma forse siamo noi a sbagliare tutto.
No. Jeff e gli altri hanno ragione.
Ci ho pensato, Diana.
Ci ho pensato.
Più di quanto tu non immagini.
Il vecchio mondo delle isole è sparito per sempre.
Bisogna adattarsi a quello nuovo. Come tutti.
Ma io non so vivere altro che così. Non posso cambiarmi. E vorrei che tu...
Sii felice, Miss Diana.
Diana...
Addio, e grazie.
Buon viaggio, Miss Diana.
- Aspettami qui, eh? - Va bene.
Allora addio, Diana. Sono certo che a Los Angeles ritroverai il tuo buonumore.
Buona fortuna, Jeff.
Ha fermato la barca!
Chiudi gli occhi e rispondi: vuoi venire con me per sempre?
Io lo so che lo vuoi. Ti manca solo il coraggio.
Chiudi gli occhi e rispondi!
M'è mancato il coraggio finché mancava anche a te.
Ora prendo Manidù come testimone, e ti rispondo ad occhi aperti: ti dico di sì!
Se la porta via! Bisogna inseguirlo!
Facciano quello che vogliono!
Cercheremo una nuova isola. L'oceano è tanto grande...
Sono certo che ce ne sono ancora.
Voglio un'isola lontana e deserta, tutta per noi due.
Grande, perché debbo dirti tutto quello che non ti ho detto fino adesso.
E Manidù farà la guardia che nessuno venga a disturbarci.
Ma prima abbiamo un vecchio amico da salutare. Vero, Manidù?
Avanti, guidami da lui! E poi via, al largo!
Ehi!
Quello è Ti-Koyo, vero? L'amico del pescecane.
Perché non insegni anche a me a parlare coi pescecani?
Sei matto? Me n'è bastato uno, d'allievo, me n'è bastato!
È quasi incredibile che a lui sia andata bene.
Eh, sì! Proprio incredibile!
Addio, Ti-Koyo! Buona fortuna!
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