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Original subtitles

UN CASO PER UN GIOVANE CARNEFICE

Questo film assomiglia in larga parte al racconto "Un viaggio a Laputa e Balnibarbi",

che fu scritto nel 1720 da

Jonathan Swift.

Swift dovrebbe essersi rivoltato nella tomba.

Possano i suoi compatrioti perdonarmi. Pavel Juracek

Interpreti

Scritto e diretto da

1. LA STRADA

2. LA TRAPPOLA DI BALNIBARBI

Se vi capita di arrivare da quelle parti,

vedrete una cappelletta accanto alla via principale.

Una strada di campagna parte da lì, continuando verso il laghetto,

e poi salendo dall'argine, lungo un vialetto alberato,

fino a raggiungere una casa solitaria.

Questo paesaggio, questo allegro paesaggio di campagna,

vi ricorderà qualcosa.

Vi ricorderete della sorgente,

e tirerete diritto con la speranza di incontrare la ragazza a piedi scalzi,

il cui nome cristiano è fissato per sempre nella vostra memoria.

Non potete immaginare, signori,

cosa darei per potervi vedere

camminare là con la certezza

che avete finalmente trovato il posto dove imparerete a smettere di fumare,

e vivere fino alla veneranda età di 100 anni.

Perciò io andai fin là, signori.

E fui ingenuo quanto lo sarebbe stato ognuno di voi.

Per esempio, appena vidi la bicicletta svanirono tutte le mie paure.

Questa mia ingenuità aveva il suo motivo nel ricordo della veranda

di casa nostra, che io non posso immaginare senza la bicicletta di mio padre.

E sapete a cosa ho pensato, dopo?

Ai sanbernardo, signori.

La trappola stava per chiudersi su di me in ogni momento,

e io ero occupato con lo stupido pensiero

che non vedevo un sanbernardo da 25 anni.

Questa riflessione mi sbalordì.

I sanbernardo, vedete, si erano estinti.

Erano scomparsi dal mondo come i brontosauri,

e nessuno di noi se n'era neppure accorto.

Oggi non posso più dire

perché allora non tornai indietro,

e cosa mi indusse ad addentrarmi in quella casa bizzarra.

Naturalmente, sapevo che non ero all'entrata di un liceo classico,

ma in una casa costruita da un folle,

lontano dal vialetto fiancheggiato da castagni dove era la mia scuola.

Sapevo che io non avevo più 15 anni, bensì 35.

E che Marketa non era più viva.

"Lemuel, ti amo. Ma non devi dirlo a nessuno! Marketa"

Ma coloro che mi stavano prendendo in giro così rimanevano nascosti.

Misero davanti a me una tazza, l'unica al mondo fatta così.

Perciò vi dico, signori, quando un giorno vedete una cappelletta in mezzo al timo,

per favore ricordate che la strada che conduce qui

è una sulla quale tutti abbiamo smesso di credere.

Quella ragazza, quella ragazza annegata, sembrava Marketa.

Era Marketa.

Però lei era fredda, era bagnata,

con le alghe nei capelli e con gli occhi incavati.

"Signore!", dissi a quell'uomo sconosciuto,

"Aspetti, signore! Sto avendo un incubo,

"e lei è la prima persona che vi incontro dentro!"

"Ragazzino, aspetta! Ho paura di non risvegliarmi mai più!"

C'era puzza di crauti e di urina di gatto, però lassù c'era un'ultima piccola fessura,

attraverso cui il mio sogno toccava il mondo e il mondo il mio sogno.

Mi addentrai, tuttavia, nell'oscurità.

Ognuno di noi, signori...

ognuno di noi ha la propria signora Miller,

la cui luce risplendeva all'inizio su di noi.

Io dissi: "Buona sera, signor Miller.

"Sono io, Lemuel.

Lemuel Gulliver... Lemuel Gulliver di Long Street.

Ma non era il signor Miller. Si chiamava Vilem Seid.

Tre giorni dopo, sparò e uccise un ragazzino di 17 anni.

Quei volti che emersero allora dall'oscurità,

li conoscevo tutti molto bene.

Ma non rispondevano ai loro nomi. Non sapevano chi io fossi, non mi riconoscevano.

Anche se continuavo a urlare: "Sono io! Fermatevi!

"Non sapete che sono uno di voi?"

Nei giorni seguenti, li incontrai di nuovo quasi tutti.

Avevano nomi differenti.

Non sapevano affatto nulla di Long Street.

Allora sentii piangere.

Riconobbi quella voce come la mia.

Ero io che stavo piangendo, da qualche parte nelle vicinanze.

"Non piangere", dissi a bassa voce.

"E' una cosa che non ti può succedere.

"Tra pochi anni, la signora Miller starà in piedi sulla soglia di casa

"per non dimenticarsi di dirti che ormai sei quasi un uomo".

"Torna indietro", gli urlai.

"Voglio svegliarmi e non so più come si fa"

Vedrete dopo, signori, che quel moccioso tornò indietro e mi affidò al boia.

"Kajo!", dissi. "Ti sono ricresciute le braccia?

"Mi vedi, Kajo? Hai gli occhi e un naso?

"Ti aspetto fuori, Kajo.

"Ci beviamo una birra, così ti dico chi ha pianto di più al tuo funerale"

Sì, naturalmente sapevo che uno di noi era morto e l'altro era vivo,

ma per quanto io cercassi di ricordare,

non potevo dire dove fosse la differenza.

Signori, avete mai letto di persone

che vanno a letto perfettamente sani e al mattino si svegliano pazze?

Avete mai sentito parlare di sogni dove persino la cosa più fredda può scottare?

In tal caso,

capirete perché allora volli essere maltrattato e inseguito.

Perché ci sono dei momenti in cui solo la morte può darti la certezza

che sei vivo, sano e sveglio.

"Juditka!", le dissi.

"Dove sei stata in questi 2 anni?

"Vieni a casa, qui sparano"

Come se quello fosse il problema.

In mezzo a eventi straordinari, io perdevo tempo a cercare la verità,

senza nemmeno considerare di cosa il mondo fosse carente.

Mi rialzai, pieno di vergogna, e balbettai confusamente:

"Buongiorno, professore"

"Sono venuto per domandarle di un mio sogno.

"Ho sognato che Marketa era annegata,

"perché avevo rubato una tazza piena di soldi in casa.

"Ho sognato che ero rimasto solo

"e che avevo incontrato una lepre vestita.

"E quella lepre, Professore,

"quella lepre vestita, l'avevo uccisa io".

"Mi dispiace, signore, ma questo non è un sogno"

Perciò balbettai:

"Mi scusi, signore, ma...

"in questo caso, può spiegarmi

"dove mi trovo esattamente?"

"A Balnibarbi"

E questo è in sostanza tutto ciò che volevo dirvi su quelle cappellette,

accanto a cui corrono le strade verso i nostri folli desideri, signori.

"Chi, in realtà, sono io", pensai tra me allora,

"Chi sono io e cosa non so di me stesso,

"se qualcuno ha costruito questa casa sul mio cammino,

"e poi ha atteso che io ci finissi dentro?"

3. L'ACCADEMIA DEGLI INVENTORI

Le chiedo scusa, ma io non so...

Scusatemi...

ma se restate in silenzio per me...

Ma signori, dovete capire che io...

Buongiorno.

Io sono Reum, dell'Accademia degli Inventori.

Sono venuto a prenderla.

Mi ha mandato il Professor Beiel.

Perché questo fazzoletto?

Gli oggetti trovati con un detenuto sono, in linea di principio, suddivisi in 2 gruppi.

Il primo dei quali indichiamo con la lettera A e il secondo con la lettera Z.

Ogni gruppo ha tante unità quanti sono gli oggetti assegnati a esso.

Comunque, gli oggetti del gruppo A sono ordinati...

in base al loro grado di importanza e di sospettosità.

Perciò... come classifichiamo questo orologio?

Prego.

Poiché non abbiamo trovato nell'orologio né del veleno, né una fotocamera,

né una bussola o qualcosa di simile che sia fuori dell'ordinario,

noi possiamo assegnargli un numero da Z3 a Z7.

Esatto.

E c'è ancora la possibilità che persino questo orologio sia fuori dell'ordinario.

Prego?

Questa possibilità esiste

se c'è motivo di sospettare che l'oggetto sia stato rubato.

In tal caso, assegneremo l'orologio al gruppo A.

E' esatto. Grazie.

- Continui lei, Kristof. - Sì, signor Professore.

Prego, continui.

E' piuttosto semplice.

Dammi qui!

Mettetelo via!

E lei torni al suo posto.

E' ferito?

Ha deciso di restare in silenzio?

Può rispondermi con un gesto. Sa cos'è un gesto?

Un movimento, o una smorfia. Mi comprende?

Mi dica, signorina, in quali circostanze notiamo

che il soggetto in esame dimostra un ostinato silenzio?

Il silenzio ostinato ricorre

in soggetti che sono mentalmente deficienti, perfino idioti.

Ieri, Professore, c'eravate voi in un ostinato silenzio.

Venga qui, signorina.

Ieri era lunedì, signor Gulliver.

Continui pure lei.

Cosa l'ha condotta a Balnibarbi, signor Gulliver?

Una lepre, signorina. Ho investito una lepre.

Quale lepre?

- Può descriverci questa lepre? - Certo, signorina.

Aveva pantaloni di velluto...

una camicia a scacchi...

Di chi è questo orologio?

E' mio.

Quando è stata l'ultima volta che ha parlato col Principe Munodi?

Non capisco.

- Come si chiama? - Lemuel Gulliver.

Lei si chiama Oskar.

Legga qui.

"A Oskar la Lepre, per i suoi leali servizi. Principe Munodi"

Signori, non penserete davvero che io sia una lepre?

"Ma bada, popolo di Balnibarbi,

"affinché questa verità sia preservata per la tua progenie:

"l'angoscia dei tuoi umili antenati attraverso cui,

"nell'ora cruenta della loro morte,

"le loro menti in comunanza generarono una simile forza,

"tale da far alzare in cielo la città di pietra,

"così che né una freccia né uno sputo potesse ferire il Re"

E da allora Laputa vola sopra la Terra.

Perché la volontà di tutti i nostri avi ha superato i secoli,

e mantiene Laputa lassù ancora oggi.

Mi scusi, prego.

Professore, per favore mi dica: chi è quella ragazza?

- La signorina Gabriela, signor Gulliver. - Grazie.

E' il nostro ballo nazionale, signor Gulliver.

Come osa?

- Dove crede di essere? - Cosa succede?

- Mi perdoni. - E' inutile.

- Le mie scuse più sincere. - Non sia ridicolo, Professore!

Signor Gulliver, la ritenevo una persona civile.

Il suo nome è Oskar!

Sono davvero molto dispiaciuto.

Perché chiede scusa? Non si umilii.

Signore, le chiedo di lasciare la mia casa in questo istante!

Si alzi e se ne vada!

Cos'è successo? Cos'ho fatto?

E' tutto il giorno che ti cerco.

E' vero che tu conosci il Principe Munodi?

No. Non l'ho mai visto in vita mia.

Dominika!

Per cosa ridi?

Per te.

- Perché lui ti ridurrà in poltiglia. - Lui chi?

E' un bene che tu fossi qui.

Lui scivola nel letto con le scarpe addosso.

4. LA MACCHINA A MANOVELLA

- Buongiorno. - Buongiorno.

Mi dica, per favore, dove posso trovare il Professor Beiel?

Non lo so.

- E l'Accademia degli Inventori? - Non lo so.

Può almeno dirmi dov'è la stazione?

Mi scusi, signore, ma io non so proprio nulla.

- Nulla? - Assolutamente nulla.

Non avrebbe dovuto dirmelo.

Vede, per tutta la vita ho atteso

che mi accadesse qualcosa che non era mai accaduta a nessun altro prima.

Guardo la torre e aspetto che si muova,

vado in stazione e aspetta che arrivi il treno,

ma tutto accade da qualche altra parte.

Non ho nulla da scrivere.

Sa cosa avrebbe significato per me incontrare quella sua lepre?

Io avrei preferito non incontrarlo.

Perché lei è un primitivo, signore.

Invece io, vede...

Io sono un poeta.

Prego, signore, presti attenzione.

Anch'io vedo il sole sorgere al mattino e tramontare la sera,

e lo considero ancora un fatto naturale.

No. Lui l'ha pronunciato con l'accento su "ancora",

e non, come lo dice lei, con l'accento su "naturale".

Guardi piuttosto come "il sole" è stato pronunciato quest'anno.

"Il sole" non era mai stato pronunciato così prima d'ora.

Ma signori! Il sole!

Non è affatto "il sole".

Gabriela!

Io non sono Gabriela.

- Sono io. - Cosa vuole? - Nulla.

Venga.

Le è morto il fratello.

- Come lo sa? - Lo so e basta.

- Non è morto nessuno. Piange senza motivo. - Non dica così.

Non deve dire così.

Le è morto il fratellino.

Aveva 7 anni.

Signor Gulliver...

Fa nulla.

Perché il Governatore vuole parlarle?

Il Governatore?

Non ne so niente, Professore.

20 anni fa, il Re disse a un'assemblea di ingegneri:

"Se oggi tutte le nostre macchine cibernetiche sanno fare i calcoli,

"allora perché, in futuro, le nostre macchine per cucire non potrebbero fare lo stesso?"

Questa tesi, signori, ci consente di considerare tra i computer

la carrucola, la leva e la ruota dentata.

Professore, scusi, qui come mangiate le salsicce?

Con le mani, signor Gulliver, con le mani.

Un attimo, signor Gulliver.

Civili. Combattenti.

Con armi dell'esercito.

Con attrezzi di fattoria.

A mani nude.

Combattenti diversamente.

Signorina! Prego, cosa sta facendo qui?

Me lo dia qui.

Così è questo ciò che lei chiama "una donna civile, piagnucolosa e codarda".

Sia così gentile da dirmi cosa ci vede di codardo.

- Mi pare che pianga. - Lo vedo che piange.

Però si sta anche torcendo le mani, Dottore.

Vieni qui!

Hai l'impressione che questa figura si stia torcendo le mani?

A me sembra piuttosto che stia minacciando.

- Mio nipote, signor Gulliver. - Patrik Beiel, piacere.

- Per di qua. - Grazie.

Dovevano capire che non potevo conoscere il loro ballo nazionale.

- Non era affatto per quello. - Cosa intende?

Non capirebbe.

E' vero che lei conosce il Principe Munodi?

Il punto è che nessuno dovrebbe pensare inutilmente, signor Gulliver.

Pensi a quanto pensiero inutile c'è al mondo.

Devono pensare i bambini, gli anziani, i malati,

persino le persone che non hanno affatto tempo per pensare.

E pure coloro che crediamo che non pensano.

I matti, gli ubriaconi, gli idioti.

Tutti loro, senza eccezione, pensano.

Una volta mi hanno portato un idiota.

Si pisciava addosso, non sapeva come si mangia, era incapace di parlare.

Però stava pensando.

Ho osservato dei neonati,

e posso dirle che fanno dei sogni.

Ma perché le dico tutto questo?

Perché lei parlerà col Governatore.

E lui le chiederà senza dubbio della mia macchina pensante,

mossa da una manovella.

Una macchina pensante.

Mossa da una manovella.

E' qui che i pensieri si formano.

Mi hanno chiesto la sua capacità.

Ho risposto che un uomo sano raggiunge i 10 mila pensieri al giorno.

Ma che era troppo piccola per loro.

Allora qualcuno ha avuto l'idea di usare la forza animale per muovere la macchina.

Vogliono sfruttare il bestiame, ma io non glielo permetterò. Glielo dica.

Non lascerò che questa macchina sia mossa da un bue!

5. IL GOVERNATORE

Questo è il Matuse. Vede quel colore?

Dicono che sia macchiato di sangue, ma in realtà è ferro.

Un tempo era un fiume famoso.

Signor Gulliver,

nel paese da cui arriva lei, cosa pensa la gente di Balnibarbi?

Sanno qualcosa di noi?

Penso che vi conoscano. Penso che siano pazzi di voi.

L'aspetto qui.

Buongiorno.

Io sono Gulliver.

Chi sta cercando?

Io sono Lemuel Gulliver, signor Governatore.

- Grazie. - Di nulla.

Si accomodi.

- E' rotolato via. - Sì.

- Vuole assaggiarne? - No.

No. Davvero, io...

- Prego. - Grazie.

- Un momento. - No, non si disturbi.

Prego.

- Grazie. - Non c'è di che.

Alt! Fermi!

Prendeteli!

Alt!

Fermi!

Fermi!

Conosce davvero il Principe Munodi?

No.

Vada.

Vede quella nuvola?

Non è una nuvola.

E' Laputa, signor Gulliver.

6. I GUARDIANI DELLA SORGENTE

Vilem, il signor Gulliver non ha ancora visto Laputa.

Se trovano il signor Gulliver, sarà colpa tua.

Ti ho già detto tre volte di andartene.

Vai!

C'è stata una guerra qui?

No. Perché?

Tre!

Giusto! E allunga le braccia ben dritte.

Su, giù... e le braccia!

Allunga le braccia ben dritte.

Fermo! Bene!

Uno, due.

Giù e su.

Le braccia! Allunga le braccia ben dritte e poi fermo.

Oh no, nient'affatto! Non è una sfortuna per lei.

Se lei fosse in città adesso, vedrebbe che c'è una grande festa.

Quando ero piccola, l'aspettavo sempre con molta impazienza.

Ogni volta avrei avuto una nuova lanterna,

e mi era permesso di indossare uno splendido vestito bianco.

Amici!

Noi abbiamo ogni possibilità

di prendere il controllo su questa straordinaria situazione,

e attendere il momento in cui potremo tornare nelle nostre case.

Non abbiate paura di agire!

Amici, tutti quelli che possono vengano subito qui.

E' nel vostro interesse.

Chi di vuoi può controllare la sorgente, si faccia avanti.

E' urgente.

Fateci sapere chi sono gli uomini capaci di cui vi fidate.

Dobbiamo capire tutti che la nostra situazione

richiede autocontrollo e disciplina da parte di ognuno di noi.

Tra noi ci sono degli anziani e dei malati.

Ci sono anche dei bambini. E non dobbiamo dimenticarceli.

Bisogna organizzare la presa dell'acqua.

Amici, dobbiamo garantire l'acqua alle madri e ai nostri bambini.

Dobbiamo, ad ogni costo...

Dobbiamo andare in qualche altro posto, signori. Cosa ne dite?

Laputa copre il sole, il buio è ovunque,

solo le lanterne danno luce.

La gente è in strada e alza lo sguardo per poter scorgere una minima luce.

A volte dura solo per pochi giorni.

E a volte persino per un intero mese.

Parli a qualcuno e non sai che tipo di occhi ha.

Senti solo la sua voce.

E quando la voce diventa silente, non troverai mai quella persona,

perché non sai dov'è andata.

Una volta, quando avevo 15 anni, ho seguito una voce per 3 giorni e 3 notti.

- Di chi era la voce? - Non lo so.

In quell'attimo si mosse Laputa.

Venne la luce

e intorno a me c'era una folla.

Erano tutti diventati la stessa persona. Tutti.

Chiuda gli occhi. Chiuda gli occhi e ascolti.

Sente?

Lui non le sembra differente, ora?

Che aspetto ha lui ora, signor Gulliver?

E' giovane. E magro.

Allegro.

E' giusto e saggio.

E io che aspetto ho?

Stavo mentendo. Non si arrabbi.

Ehi!

Dove sta andando?

Dove sta andando? Mi sente?

Si fermi immediatamente!

- Fermo! Fermo! - No! Non spari!

7. IL CIRCO MUNODI

Marketa!

Io non sono Market, signore. Mi confonde con un'altra.

Ma ci siamo parlati dal Professor Beiel!

Non ci sono mai stata.

Allora ti ho vista in piazza. Stavi piangendo stamattina!

Sono 3 giorni che non piango.

Ma io ti conosco! Ti conosco senza dubbio!

Signore! Per favore aspetti!

Ho qualcosa da dirle!

Io ho... visto... il paradiso.

Pensavo che fosse una nuvola, ma non lo era.

Aveva torri. Tetti. Finestre.

Era il paradiso! L'ho visto!

Gli uccelli gli volavano dietro.

Sente che calma? Non c'è più rimasto un uccello qui.

Dove va? Non c'è nulla lì.

Vede quell'albero?

Bene, non c'è più nulla oltre quell'albero.

Aspetti!

- Cosa vede? - Un prato!

- E dopo il prato? - Una foresta!

E dopo la foresta?

Una casa!

Benvenuto, signor Gulliver.

Guarda chi è nostro ospite! Benvenuto, signor Gulliver!

- Buongiorno. - Buongiorno.

Le basta un cuscino, signor Gulliver?

Dove andrà quando non le piacerà più stare qui con noi?

Le ho portato un rasoio.

Vuole vederlo?

E' affilato.

Rasa benissimo, ne sarà soddisfatto.

Mi scusi, ma io ancora non lo so...

Lei è il Principe Munodi?

No, io no.

Il Principe Munodi è mio figlio.

Come ogni anno, nella tradizionale parata sfilano

tutte le unità del Regio Esercito di Balnibarbi e la Guardia Reale di Laputa.

Al termine della cerimonia, il Re ha decorato le bandiere

delle unità scelte con nastri commemorativi.

Nel pomeriggio, Re Matous il Grande

ha visitato la sede dell'Accademia degli Inventori a Lagado.

In un'improvvisata conferenza stampa,

Quello è il nostro Re, signor Gulliver.

...con giornalisti nazionali e stranieri, egli ha detto, tra le altre cose:

"Il mio bisnonno Matous, con la sua forza di volontà, sollevò il trono reale,

"portando così l'Europa alla Pace di Westfalia.

"E così...

"Anch'io vedo il sole sorgere al mattino e tramontare la sera,

e lo considero ancora un fatto naturale.

Il giorno seguente, su invito della Famiglia Reale,

il Generale de Gaulle, Presidente della Francia, è giunto nella capitale.

L'illustre ospite è stato accolto da Re Matous il Grande davanti alla corte di Laputa.

Ora arriva Laputa.

Eccola!

Un altro ospite speciale...

Faccia attenzione qui. Sta arrivando Gagarin.

Sa chi era Gagarin, signor Gulliver?

Gagarin?

Sì, sì. Gagarin!

Il suo nome era Gagarin. Yuri.

...insieme con altri ospiti stranieri,

accompagnato dai membri dell'Accademia degli Inventori, a Laputa,

dove è stato ricevuto con una cerimonia dal Re, che lo ha presentato...

Oggi non lo conosce quasi più nessuno, signor Gulliver.

Il signor Gulliver potrebbe faticare a crederlo,

ma qui una volta avevamo quello che avevate voi.

- Avevamo una università. - E un ponte in pietra.

- E dei circhi... - Avevamo di tutto, signor Gulliver.

Tutto.

Io non so nulla, signori. Non so proprio nulla!

Il signor Gulliver non ci ha detto nulla su di lui.

8. IL BUIO DI BALNIBARBI

Sente questo odore, signor Gulliver? Questa particolare puzza?

Come può essere, le chiedo,

che appena un uomo prova troppa paura

inizia sempre a puzzare?

Io sono uno straniero! Non ho nulla a che fare con voi!

Chiedo scusa.

Non dormo da tre giorni, signor Gulliver.

La gente è nervosa, è buio,

Laputa non si è ancora mossa.

Nessuno sa perché è venuta.

Patrik!

Stop! Fermi!

Sto cercando Patrik Beiel.

C'è tra di voi Patrik Beiel?

Sono stati portati col camion, Prefetto.

- Ha parlato con loro? - No.

Sono loro?

Voltatevi.

- Sono loro, signor Gulliver? - Sì, sono loro.

Questo ha un bernoccolo, signor Prefetto. E' scivolato per le scale.

Conosci questo signore?

No.

Questo non va bene. E' inutile, Emil.

Ho parlato col Governatore.

- Sanno già che io sono uno straniero. - E' sufficiente, signor Gulliver. Grazie.

Vilma!

Aspettate!

Patrik!

Cos'è successo?

Mi sentite?

Porco!

Cosa dovrei fare? Dove dovrei andare?

Ditemelo, cosa dovrei fare?

Non ci capisco nulla! Io sono uno straniero!

Così si è sbarazzato di loro, eh?

Cosa gli faranno?

Cosa?

Cosa vuole confessare?

Il mio nome è Oskar.

Penso che, finché non scopriamo perché sta confessando,

sia inutile chiedergli se vuole confessare qualcos'altro.

Ecco cosa penso.

Ce lo rilegga, signorina.

"Secondo giurato: Io sono soltanto una donna comune.

"Primo giurato: Chi di noi non è una persona comune?

Di cosa sta sproloquiando?

"Secondo giurato: In tutta la mia vita ho cucinato, lavato,

"pulito, accudito i bambini,

"e d'improvviso mi chiamano e io vengo qui,

"e dovrei pure mandare a morte qualcuno.

"Una cosa simile obbliga una persona a riflettere.

"Voglio solo dire che quando il mio bambino torna a casa e dice:

"Mamma, ho fatto questo,

"allora capisco che c'è qualcosa che non va col bambino.

"Mi domando subito:

"perché confessa, se nessuno gli ha chiesto di farlo?

"Proprio come l'accusato qui: perché sta confessando tutto, cosa c'è dietro?

"Penso che, finché non scopriamo perché sta confessando,

"sia inutile chiedergli se vuole confessare qualcos'altro.

"Questo è ciò che penso"

Lo cancelli.

9. LA CERIMONIA DELL'ESECUZIONE

Eccone un altro.

Ma io non ho più birra.

- Questo signore è un poeta. - Non posso farci nulla, nessuno me l'aveva detto.

Date la mia salsiccia agli orfani e la mia birra alle vedove.

Prenda. Beva.

Due, quattro, sei.

Così non va, signori.

Non se la prenda con me, ma io non posso farlo!

- Capisco, però... - Cosa capisce? Lei non capisce nulla!

Cosa fa qui quella donna?

Io non mi faccio trattare così, signori!

- Solo un momento. Venga. - Quale momento? Ce ne sono sei!

Non sono cieco! Sei!

La sua poesia sarà una pietra miliare nella letteratura di Balnibarbi.

Sa cosa mi hanno detto?

Che è estranea al nostro spirito.

Se posso chiedere, di cosa tratta questa poesia?

Di una lepre che andava in giro vestita.

E in questo cosa c'è di sovversivo?

Lei ha mai visto una lepre vestita nel nostro paese?

Andiamo, andiamo, andiamo.

Butta quella sigaretta! Andiamo!

Cosa sta toccando?

Calma, signori, calma. Va tutto bene.

I ragazzi ci mostreranno alcuni esercizi. Andiamo...

Andiamo... sì...

E il Professore ce lo spiegherà di nuovo.

Sono stufo, signor Prefetto! Non mi faccio insultare!

Ve l'ho già detto 10 volte, non è nulla!

Scivola solo un po', ecco tutto.

Scivola, scivola... cos'è che scivola esattamente?

State calmi, non è nulla.

Andrà tutto bene.

- La rotella? Quale tipo di rotella? - La rotella di ritorno.

Cosa succede se la mia mano ci resta incastrata dentro?

Calma, signori, calma.

- Signori, io consiglio... - Buona sera.

di rimandare a domani, così allestiamo una forca.

- Mi chiamo Herold. - Silenzio qui, silenzio.

Butta quella sigaretta!

Coraggio, mettetevi in fila!

- Non vi dispiace se vado per primo? - Avanti, avanti, niente chiacchiere!

Avanti, avanti, avanti...

Coraggio, coraggio. Prima iniziamo e prima finiamo.

La lascio per ultima, signorina, una volta che vedo come funziona.

Dunque, signori. Chi è il primo?

Magari lei? Sembra un caso per un principiante.

- No, per favore! Io! - Va bene, va bene.

Cosa fa con questo gatto? Lo metta via!

Venga, prego. Venga...

Amici! Lunga vita...

Io morirò, però...

Muoio felice!

Perché...

Ha qualche altro proclama?

No. Nient'altro.

Io non so chi è lei, signor Gulliver, né perché è venuto da noi.

E non voglio chiederglielo.

Ma si rende conto che a quest'ora poteva essere già morto?

Sì, signor Governatore.

Lei è stato invitato a Laputa, signor Gulliver.

Sua Maestà il Re Matous la aspetta oggi stesso.

Io sono un diretto discendente di Melchior il trombettiere.

50 anni fa il mio bisnonno fu portato a Laputa.

- E' stata l'ultima persona... - L'ultima persona fu la signorina Blanka.

La signorina Blanka era una sgualdrina, signora.

Signor Gulliver, non deve rispondermi se non vuole.

Ma per favore, sa perché l'hanno invitata?

Pensavo che lo sapesse lei.

E chi l'ha invitata?

Lo sa chi l'ha invitata?

Lei ha detto che era il Re.

- In gamba. - Grazie.

- Addio. - Arrivederci.

Venga qui! Venga qui!

Mi scusi, ma lei ha detto: "Arrivederci"?

Intende dire che tornerà indietro?

E lei pensa che non tornerò?

Apra! Apra immediatamente!

Torni indietro! Fermo! Fermo!

C'è nessuno qui?

Io.

10. L'ISOLA VOLANTE

Mi scusi...

Mi scusi, signora...

C'è nessuno qui?

Le chiedo scusa, signore, ma deve tornare indietro.

L'accompagno io.

Un momento, signore.

Può mostrarmi quella lettera?

Mi scusi, signore, se continuo a farle domande...

E' mai stato a Monte Carlo?

Sì.

L'accompagno.

Re Matous il Grande.

Io sono Jeronym di Hora, signore. Sono il reggente.

Il Ministro Guardasigilli. Sua moglie...

Mia madre, la Duchessa di Hora.

Il Ministro delle Ferrovie.

Sua moglie.

Il Ministro della Guerra.

Sua moglie.

Il Ministro dell'Agricoltura...

Ci conosciamo già.

La balia reale.

La Principessa Niké.

E' vero, signor Gulliver, che a Balnibarbi è vietato parlare una volta alla settimana?

Sì, ogni lunedì.

- Perché? Che idea è? - Dicono che è per risparmiare l'aria.

Ci sono stato solo un paio di giorni.

E' un paese molto interessante.

Mi pare che in un nessun altro luogo chi fa scienza abbia tanta autorità

come accade qui.

Ho potuto vedere una macchina pensante, mossa da una manovella.

Da cosa?

Da una manovella.

Vedete, stanno pensando di eliminare la corrente elettrica.

Il Professor Beiel mi ha detto che la loro principale preoccupazione

è che i risultati del lavoro scientifico

siano comprensibili per la gente.

E' vero, signor Gulliver, che lei è stato a Monte Carlo?

Sì, signora.

E cosa mi dice del Cartlon?

- Alloggiava all'Hotel Cartlon? - Hotel Cartlon?

Sì. Ci sono stato una volta.

E cosa faceva lì, signor Gulliver?

Forse, signor Gulliver, Monte Carlo ha più di un Hotel Cartlon.

E forse lei, signor Gulliver, alloggiava in quell'altro.

Ovunque ce n'è solo uno, signor Ministro. Un Cartlon, un Savoy, un Ritz.

Il nostro Re, signor Gulliver, Re Matous il Grande,

vive a Monte Carlo all'Hotel Cartlon.

Ci sono stato due anni fa, signor Reggente.

Due anni fa, alla fine di maggio.

Lui però è là da 11 anni.

- 11 anni? - 11.

Lavora come portiere, signor Gulliver, all'Hotel Cartlon.

Non lo conosco, signor Ministro! Non l'ho mai visto!

O forse l'ho visto.

Forse mi ha aperto la porta, una notte, e io gli ho dato un franco.

Dopo tutto, non posso ricordarmi di ogni singolo portiere.

Per amor del cielo, io non ho nulla da nascondervi.

Lei ci fraintende, signor Gulliver.

Volevamo solo sapere come se la sta cavando.

Perdonatemi. Io sono uno straniero.

Mi hanno dato questo, di sotto.

Cosa dovrei farci?

- Buon pomeriggio. - Se ne va, o devo sbatterla fuori?

No, stavo giusto andandomene.

Le bastano questi cuscini?

Se vogliono qualcosa da lei, non stia a pensarci! Volevano qualcosa?

Non sono affari suoi!

Non avranno ancora trovato il tempo.

Arrivederci.

A Sua Maestà, Re Matous il Grande. Il Vostro leale servitore, il Governatore di Lagado.

C'era una lepre nel mio bagno.

Niké!

- Cerca qualcuno? - No.

Ora noi siamo qui. Sopra a Lagado.

Venga, lo provi.

Si accomodi.

Se lei fosse il Re,

ora potrebbe far muovere Laputa.

Con la forza della volontà.

Il vento ci domina, signor Gulliver.

Per 11 anni abbiamo volato senza meta.

Mi scusi, ma lei non è un Ministro, vero?

Io sono il giardiniere.

Però conoscevo bene il Ministro.

Vorrei chiederle, signor Gulliver...

Com'è Monte Carlo, o gli altri posti?

Può qualcuno che è uno straniero andare là e vivere normalmente?

Un Ministro, per esempio, o uno sposo...

Penso che tutti possano condurvi una vita normale.

Un Ministro così come uno sposo.

E una Principessa?

Ed è vero che l'Accademia degli Inventori ha abolito il mese di luglio?

Non è luglio. E' novembre.

L'hanno davvero abolito, per via dell'epidemia di influenza.

Il Re dovrebbe tornare.

Mi perdoni, signor Gulliver.

Magari ora sta pensando che Niké non sia una Principessa.

- Però è una Principessa. - Lo è per davvero.

Ma io lo so... lo so che è una principessa.

Se io potessi scendere nel mondo...

Pensa che sarebbero capaci di accorgersi che arrivo da un altro posto?

Pensa che potrei vivere là?

Non lo so, Niké. Perché no?

Forse potrebbe. Lei però è una principessa.

Nessuno se ne accorgerà.

Non lo diremo a nessuno.

A cosa pensa?

A una ragazzina che voleva diventare una principessa.

- Cosa le è successo? - E' stata fortunata.

E' annegata.

Sa cos'è lo scolo, Principessa?

E' una malattia che ho avuto tre volte.

Forse non è annegata, signor Gulliver. Forse quella volta si è solo spaventato.

Forse è viva.

Forse quella volta è scoppiato in lacrime perché...

ha capito improvvisamente che lei non sarebbe mai stata come l'avrebbe voluta.

Forse vive felicemente in qualche posto, senza immaginare che lei l'aveva annegata.

Signor Gulliver!

La sua Marketa è esattamente come voleva che fosse.

Morta.

Signor Gulliver!

Non ha mai pensato che non si libererà mai di lei?

Signor Gulliver!

E' vero che le persone annegate...

hanno gli occhi sporgenti e la pancia gonfia?

Ehi, lì! Chi c'è lì?

- Sono io. - Perché urla?

Non sto urlando.

Questo è il Principe Munodi, signor Gulliver.

- Ho parlato con suo padre. - Cosa fa?

Da quando ho perso il mio telescopio, non ho più visto il vecchio.

E comunque lui non mi piace.

Quelle brave persone laggiù

non hanno la minima idea

che a Laputa ci sono soltanto il personale e io.

E per non farglielo scoprire, io devo bere

per tutto il Governo e la Corte.

Io non brindo a nulla.

Lei può brindare a cosa vuole.

All'amore, magari, se non riesce a pensare a nient'altro.

Dovrebbe prenderla con sé.

Qualcosa non va, Niké?

Dannazione! Perché piangi?

Niké, per favore, vada a letto.

Ma perché?

Temo di ubriacarmi. Non voglio che lei mi veda.

- Allora vado. - L'accompagno?

No.

- Dove vai? - A letto.

Ma!

Ho udito del baccano.

Guarda chi c'è.

- Buona notte. - Ciao!

Qualcosa la preoccupa, signor Gulliver?

Cos'è questo?

Un costume, credo. Vediamo.

Sì, un costume!

Più precisamente, l'uniforme Ussara di Vasil la Lepre.

Dannazione! Quanto ho odiato le lepri!

Lei conosce il vecchio, dopo tutto, signor Gulliver.

Ebbene, lui mi obbligò a esibirmi con lepri ammaestrate.

Non può immaginare

quanto sia terribilmente degradante e umiliante

essere un domatore di lepri.

Sopportai fino all'età di 16 anni.

Appena raggiunsi quell'età,

aprii le gabbie e cacciai molti di loro nella foresta.

Lo stesso giorno, il vecchio cacciò me.

E in più, mi ruppe la mascella.

Poiché non sapevo fare nulla, non avevo altra scelta che diventare ricco.

Misi su una fabbrica di biscotti.

E se l'Accademia degli Inventori non li avesse banditi,

oggi potrei rifornire tutto il mondo.

- Lascia che io ti dica qualcosa, Dominika. - Io non sono Dominika.

Non sei Dominika?

- Sul serio non sei Dominika? - No.

Vattene.

Vattene.

Mi senti?

Vorrei chiederle un favore.

Vede, già a Balnibarbi non sanno che il Re... che non è qui.

Perciò, se lei potesse prometterci che non... non glielo dirà...

Lui tornerà, signor Gulliver. Tornerà sicuramente.

Se dovessero chiederglielo, dica loro che non è autorizzato a parlarne.

- Non le dispiace? - No, non mi dispiace.

- Davvero non le dispiace? - Per nulla, signor Reggente.

Per favore, porti i miei saluti alla Principessa Niké.

- Le dica che... - Le spiegherò tutto, signor Gulliver.

11. IL SILENZIO A BALNIBARBI

Pensavo che ti avessero giustiziato.

Per favore, sa dove potrei trovare...

dove potrei trovare Patrik Beiel?

Emil!

Emil!

Quell'uomo è qui per me, signor Prefetto?

Signor Professore, il Re ha chiesto notizie di lei.

Le dirò che lui la stima molto.

E per lei, signor docente, ho i saluti del Principe Munodi.

Il Re non ha mai firmato un decreto sul silenzio.

Lo fate senza un motivo. Sono affari vostri, non mi riguardano.

Cosa intende dire che non ci sono stato? Non capisco.

Perché dovrei spiegare come mai nessun altro è tornato da là?

Non lo so! Io, come potete vedere, sono tornato.

Loro non vogliono nulla da lei, signor Governatore. Proprio nulla.

Non hanno la minima idea di cosa accade qui.

Forse conoscono i nomi delle vostre montagne, dei fiumi, delle valli...

Di notte possono vedere le luci delle vostre città. Ma nient'altro.

Qui non conoscono nessuno. Nemmeno lei.

Non conoscono nemmeno lei, signor Governatore.

Vede, Governatore, io non l'ho mai incontrato.

Il vostro Re...

Il vostro Re non vive a Laputa già da molto tempo.

E' a Monte Carlo.

All'Hotel Cartlon.

Lavora come portiere.

Dove andiamo?

Apra la porta, signor Governatore.

La apra, andremo di sopra e parleremo.

Non stia lì come un idiota!

Lo so, Emil, ora sto zitto.

Era ubriaco. Non ha detto nulla.

Non ha inviato messaggi e non gliene frega nulla.

Cosa volete da me?

Vi ho detto tutto quello che so di lui.

Lui è solo, solo, da 10 anni.

Non ha nulla da fare, là non accade nulla, tutto ha perso di significato.

E lui, per dimostrare che nulla è cambiato, beve e beve,

finché non si è scolato tutto quello che vuole il Re, la Corte e il Governo...

Perdonatemi.

Perdonatemi.

Perdonatemi!

12. LA STRADA VERSO QUALCHE ALTRO LUOGO

Lo scemo del villaggio rispondeva al nome di Vyskoc,

e mi prese dalla terra di Balnibarbi.

Allora accadde che diventai di nuovo perplesso e mi rivolsi allo scemo, dicendo:

"Senti, Vyskoc, questo orologio va all'indietro, o me lo sto solo immaginando?"

Ma lui ribatté: "Perché fai tante storie?

"Non ti basta udire il suo tic tac?"

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