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La cosa peggiore che può capitare a un uomo che sta molto tempo da solo,
è quella di non avere immaginazione.
La vita, già di per sé noiosa e ripetitiva,
diventa, in mancanza di fantasia, uno spettacolo mortale.
Prendete questo individuo con il papillon.
Molte persone, nel guardarlo,
si divertirebbero a congetturare sulla sua professione
e sul tipo di rapporti che intrattiene con queste donne.
Io, invece, vedo davanti a me solo un uomo frivolo.
Io non sono un uomo frivolo.
L'unica cosa frivola che possiedo è il mio nome:
Titta Di Girolamo.
Niente, dottore.
- Dottor Di Girolamo. - Direttore.
Buongiorno.
Arrivederci.
Ciao, Sofia.
- Vuol fare una partita? - No, grazie. Non sono in grado.
Risolvo solo i finali della settimana enigmistica.
Peccato! Mi annoio così tanto in questi viaggi d'affari.
Pensare che fino a ieri ero in Messico,
in riva al mare, per un convegno.
Ora sono qua, con questo freddo.
Permette che mi presenti? Letizia.
Di Girolamo.
Anche lei qui per affari?
Mh.
Che vita, eh?
E di cosa si occupa?
Lavoro per una grossa società, di intermediazione finanziaria.
Caspita! Quale?
La Moulinex.
Lei mi sta dicendo una bugia. La Moulinex produce frullatori.
Andiamo, lei non mi sta dicendo la verità.
La verità, amico, è noiosa.
Sono sempre stato perfido e vizioso. Per questo ti ho rovinato la vita.
Ma tu sei sempre stato sincero, e questo mi è bastato.
Lo sa cosa mi fa più paura, dottore?
Morire di vecchiaia. Io non voglio.
Io voglio morire in modo rocambolesco.
Devi prendere questa, Carlo.
Non mangia più, dottore?
Non ho più fame.
Che si dice fuori, dottore?
Niente.
Dottore, ha perso.
Quanto ledevo?
Dieci franchi. Grazie.
Quando entravo in un casinò, il mondo si fermava.
Sussurravano: "È arrivato!".
Sussurravano: "Gli portiamo via tutto". E così hanno fatto.
- Non è andata proprio così. - È andata proprio così.
Se no perché vivremmo nella stanza di un albergo che prima era nostro?
Dottore, l'asso pigliatutto è un gioco napoletano?
Non saprei, io sono di Salerno.
Comunque, è l'unico gioco che conosco.
È un gioco sciocco, un gioco da bambini.
Me l'hanno insegnato da ragazzo, forse perciò mi piace.
Non si dovrebbe mai rompere il cordone ombelicale,
con quandosi era ragazzi. È vero, dottore?
Mai!
Eh sì.
Insomma, volevo dire,
mai, non si dovrebbe.
- Ci vuole coraggio. - A far cosa?
A morire in modo rocambolesco.
Esiste una specie di setta composta da uomini e donne,
di tutte le estrazioni sociali, di tutte le età, razze e religioni.
È la setta degli insonni.
E io ne faccio parte, da dieci anni.
Chi non aderisce alla setta a volte dice a chi ne fa parte:
"Se non riesci a dormire, puoi leggere, guardare la TV..."
"...Studiare o fare qualsiasi altra cosa".
Questo genere di frasi irrita profondamente...
i componenti della setta.
Il motivo è semplice. Chi soffre di insonnia ha un'unica ossessione:
addormentarsi.
la scultura lumeggiata in oro del XVIII secolo.
Il cassettone veneziano in massello di noce. Quello bombato.
le sei sedie Luigi XV in legno cerato.
la parure francese che rappresentava gli scarabei sacri.
Quale? Non me la ricordo.
Quella in oro bianco con smeraldi, diamanti e perle piccole.
Che peccato!
Un giorno ricompreremo tutto. Te lo giuro.
La devi smettere, Carlo!
Non posso smettere di sperare, non posso.
la devi smettere di barare ad asso piglia tutto.
Ma sto diventando molto bravo. Non c'è pericolo.
Se, se...
- Buonanotte, Carlo. - Buonanotte, Isabella.
Buongiorno, dottore.
- Prego. - Come andiamo oggi?
Bene, grazie.
Ha dormito bene?
Puntuale come sempre.
- Siamo in Svizzera, no? - Mh-mh.
C'è qualche problema?
Un cliente dell'albergo viene da me e mi dice:
"Quel suo cliente, Di Girolamo,
non è vero che fa l'intermediario finanziario. Mente".
"E con questo?", gli dico.
"È una cosa sospetta!", dice lui, "Si dovrebbe indagare!".
E a questo punto gli ho dato la mia risposta.
Una risposta che avrebbe inorgoglito qualsiasi direttore d'albergo.
La vuole sentire?
Sono pronto.
Gli dico:
"Gentile cliente, il dottor Titta Di Girolamo paga puntualmente
la sua stanza ogni primo del mese da otto anni.
Ma non paga solo una stanza con pensione completa.
No, no, no. Nel prezzo della stanza è compreso un altro servizio:
la discrezione...
Questo gli ho risposto.
- È una risposta notevole. - Eh, sì. È vero?
Tuttavia, mi è rimasta una curiosità personale.
Sì, insomma...
Lei, che lavoro fa veramente?
Lei è troppo intelligente per ignorare,
che ogni uomo ha un suo segreto inconfessabile.
Facciamo così:
lei mi racconta il suo segreto inconfessabile e più recondito
e io le racconto il mio.
Lei sarebbe un magnifico giocatore di poker. Ha il volto immobile.
Lei sta prendendo tempo.
Ho rubato un paio di sci. Parecchio tempo fa, in montagna,
fuori dal rifugio. Poi, un'ora dopo, stavo risalendo
e ho incrociato con lo sguardo un tizio che scendeva in seggiovia.
Era infuriato.
Aveva gli scarponi e le racchette, ma non aveva gli sci.
Aveva una faccia talmente antipatica!
Non mi sono affatto sentito in colpa. Ora tocca a lei.
Avrò avuto vent'anni. Ero in cucina col mio fratellastro di un anno.
Dovevo controllare se la sua pastina era troppo calda.
L'assaggio, era tiepida,
ma faccio anche un'altra scoperta:
era molto buona. Una gran pastina al pomodoro.
Io mi ingozzo avidamente davanti a lui che piange disperato.
Ma credo che sarà sopravvissuto al digiuno di quel giorno.
- Mi sono divertito molto. - Anch'io.
Un famoso finanziere diceva che se due conoscono un segreto,
allora non è più un segreto.
Il mio segreto inconfessabile è questo.
E non è l'unico.
Sulla droga, la società civile tende a semplificare,
distinguendo il mondo intossico dipendenti e non.
Questa divisione netta non prevede situazioni intermedie molto diffuse.
Come la mia.
Faccio uso di eroina una volta alla settimana da 24 anni,
il mercoledì mattina, alle dieci in punto.
Non ho mai, dico mai, fatto strappi alla regola.
Non posso definirmi un tossicomane.
Non posso definirmi estraneo al problema della droga.
Una volta all'anno vado a fare il lavaggio completo del sangue.
È un procedimento molto costoso.
Da quanto tempo Nitto Lo Riccio è latitante?
25-26 anni...
Non ho mai visto in faccia l'uomo che mi procura l'eroina.
Ho parlato con lui al telefono solo una volta.
Si chiama Ludovico,
un nome che ritengo inadeguato per uno spacciatore.
È riservato a lei questo tavolo?
Ci scusi. Questo angolo ci piaceva molto.
Vuole che ci spostiamo?
Non saprei.
Ho un'idea.
Questo tavolo è abbastanza grande per tutti e tre.
- Che ne dice? - Sì, ma io devo sedermi nell'angolo.
Maria, senti qua che bello!
"Poi succeda quel che vuole! Bell'affare!
Il vantaggio di eccitarsi alla fine solo su delle reminiscenze.
Puoi possederle, le reminiscenze,
puoi comperarne di belle e di splendide una volta per tutte.
La vita più complicata, quella delle forme umane specialmente,
un'avventura paurosa. Non c'è niente di più disperato.
A confronto di questo vizio delle forme perfette,
la cocaina non è che un passatempo per capistazione."
Bello!
"Ma torniamo alla nostra Sophie!
Facevamo dei progressi in poesia solo con l'ammirare
il suo essere tanto bella e tanto più incosciente di noi.
Il ritmo della sua vita scaturiva da altre sorgenti che non le nostre.
Striscianti per sempre le nostre, invidiose.
Questa forza allegra, precisa e dolce insieme,
che l'animava dai capelli alle caviglie ci veniva a turbare,
ci inquietava in un modo incantevole, ma ci inquietava,
è la parola."
Titta, se non mi devi dire niente, perché stiamo al telefono?
Ho un sacco di cose da fare.
- Come stanno i ragazzi? - Bene.
- Me li vuoi passare? - Adesso vedo chi c'è.
Papà.
- Come stai? - Bene.
- Che fai? - Quasi niente.
- Bene. - Come, bene?
Pure io faccio quasi niente.
Ti passo mamma e grazie per avermi tirato su di morale.
- Titta? - È diventata comica, Liliana.
Quando è scocciata fa l'ironica.
Ah, sì? E quando non è scocciata?
Non fa ridere ed è insopportabile. Devo proprio andare.
- Giulia... - Dimmi.
Niente. Ciao.
- Te lo sei preso il litio? - Non ancora.
Cosa facciamo per le nozze d'oro?
Vendiamoci il ritratto della baronessa,
e facciamoci quel viaggio in Cambogia che diciamo da anni.
Andiamo a trovare i Della Rocca!
Mai! È l'unico ricordo che mi rimane di mia madre.
Il tuo attaccamento alle cose materiali mi fa ribrezzo!
Prenditi il litio.
Sei solo un'orrenda borghesuccia, lo dico sempre io,
un giorno rientri e non ti faccio ritrovare il quadro.
Lo vendo e vado a giocare tutto a Montecarlo.
Tu provaci e io ti faccio andare a dormire sotto un ponte.
Il divorzio, chiedo!
Io non posso aspettare la morte in albergo.
Io voglio fare qualcosa di spettacolare. Qualunque cosa.
La mia vita. La mia vita è stata spettacolare.
Ma lo spettacolo è finito e tu ti devi rassegnare, Carlo.
Siamo vecchi, moriremo qua dentro.
Se morirai prima tu, ti seguirò subito dopo per il crepacuore.
E viceversa. Adesso, per favore, prenditi il litio.
Dottor Di Girolamo.
- Dottor Di Girolamo. - Sì.
Posso farle una domanda? È una curiosità personale.
Prego.
Perché desidera che i soldi siano contati dagli impiegati
e non dalle macchinette conta soldi?
Non bisogna mai smettere di avere fiducia negli uomini.
Il giorno che accadrà sarà un giorno sbagliato.
Ciao!
- Dottore, c'è suo fratello. - Me lo passi.
Non è al telefono, ma qui in persona.
Fratellone.
Bello!
Ti prego, non sopporto le mani in faccia.
Scusa.
- Cheti devo raccontare? - Qualsiasi cosa. A piacere.
- Inventa se vuoi. - Io non ho molta immaginazione.
Porca puttana, è un'impresa titanica fare due chiacchiere con te.
Sono sempre solo. Non sono più abituato a parlare.
Per questo dovresti approfittare di me.
Quando hai detto che riparti?
- Già ti sei rotto il cazzo. - L'ho detto per far due chiacchiere.
Parto domani per le Maldive.
Un villaggio, serviva un istruttore di surf per tre settimane.
Papà come sta?
È morto. Ma nessuno gliel'ha detto.
- E chi l'ammazza, quello? - Non lo chiami mai.
E per ché lo dovrei chiama?
Per sentirmi dire ogni volta che sono un criminale?
- Hai solo avuto sfortuna. - La sfortuna non esiste.
È un'invenzione dei falliti
e dei poveri.
Va beh, comunque papà non se la passa bene:
vorrebbe tornare a Salerno, dice che Roma non è la sua città.
Però mamma non vuole trasferirsi.
Tua madre, mi è sempre piaciuta.
Ah!
Grazie!
Lei è molto bella, lo sa questo?
Io parto domani per le Maldive, perché non viene con me?
Non sto bene in costume da bagno.
Brava, ottima risposta.
Quando fanno così, di solito ci stanno.
E tu, non ce l'hai una ragazza? Una donna?
Ho capito: non ce l'hai.
Te lo ricordi Dino Giuffrè, il nostro vicino di casa?
Certo che me lo ricordo.
- Eravate amici da piccoli, no? - È il mio migliore amico.
Lo vedi ancora?
Non lo vedo né lo sento da 20 anni.
Allora è arduo definirlo il migliore amico.
Invece lo è.
Ho capito. È il tuo amico immaginario, come i bambini.
Dici a lui, tutto ciò che non dici a me. Lo dici nella tua testa.
Dino Giuffrè è il mio migliore amico e basta.
Quando si è stati amici una volta lo si è per tutta la vita.
Che cazzata! Comunque, ti stavo dicendo,
la settimana scorsa ho incontrato sua sorella.
Mh.
- Lo sai cosa mi ha detto? - Mh.
Che non vive più a Salerno. Lavora per l'Enel,
su una montagna del Trentino, ripara le linee.
Sai quando va via la luce per le tormente?
Lui si arrampica sui piloni e ripara la linea.
Pure di notte, col freddo, il vento, il gelo.
E allora?
Ti rendi conto che lavoro infame fa Dino Giuffrè?
È un lavoro come un altro. Non è un lavoro come un altro,
vuol dire fare una vita di merda.
Vuoi mettere col fare l'istruttore di surf?
In mezzo ai Caraibi?
Tu sei sempre stato un uomo superficiale.
Anzi, non sei neanche un uomo. Sei soltanto un ragazzo.
- Arrivederci a tutti. - Arrivederci.
Ciao, cara.
Arrivederci.
Insomma, lavoro qui da due anni.
E ogni giorno la saluto e lei non mi risponde.
Per caso si è accorto che esisto?
Pronto?
Titta, sei tu?
Dovresti essere più educato con quella ragazza.
È una brava ragazza.
Pure lei avrà i suoi problemi, come me, come te, come tutti.
Credi che sei l'unico al mondo ad avere dei problemi?
Ti ha fatto piacere che sono venuto?
Molto.
Che bugiardo! Sei sempre stato un grande bugiardo!
Forse sedermi a questo bancone,
è la cosa più pericolosa che ho fatto in tutta la mia vita.
Sei tu Di Girolamo?
Per caso ho fatto qualcosa che non va?
Se ho sbagliato,
non me ne sono accorto.
Allora?
Siete venuti per me?
Vorrei saperlo.
Non ti fare venire queste manie di protagonismo.
Abbiamo fatto 1500 km e siamo stanchi.
Che significa?
Significa che hai fatto già quattro domande,
e nel nostro ambiente una domanda già è di troppo.
E poi, questo non è un quiz e io non sono un tuo concorrente.
Perciò, da brava persona Martuscello, ora placati.
È lui.
Martuscello.
Non funziona la televisione.
Ma come cazzo fai senza televisione?
Vedi prima chi è.
Chi è?
Io.
- Com'è andata? - Bene.
Complicazioni?
A un certo punto mi è venuta fame.
Aspetti qualcuno?
Pss, pss!
Ora puoi aprire, senza chiedere chi è.
Non vi preoccupate, è la mia valigia.
Nicolò, finalmente l'hai capito dove va a finire tutto il nostro lavoro?
Qua dentro!
Amunì!
Non viene a prenderla uno dei suoi fidanzati, oggi?
Quali fidanzati?
Quelli che l'aspettano qui fuori quando ha terminato il turno.
Non sono fidanzati, sono istruttori di scuola guida.
Finisco di lavorare e faccio lezione.
- Sto prendendo la patente. - Ah.
Per questo è lei a sedersi al posto di guida.
Non avrei mai detto che aveva notato tutte queste cose.
I timidi notano tutto, ma sono bravi a non farsene accorgere.
Notano tutto o notano me?
Ascensore al garage, subito!
- Ultimo! - Ultimo!
Dottore, abbiamo un problema.
Non tornano i conti. Risultano mancanti 100.000 dollari.
Potremmo contarli di nuovo con le macchinette conta soldi?
Che ne dice?
Voglio che rimettiate, subito, tutto il denaro in valigia.
No, non dica così. Certamente si tratta di un nostro errore.
Certamente è venuto meno il patto di fiducia tra me e lei.
I soldi, in valigia.
E provveda affinché il mio conto venga estinto immediatamente.
Ma non precipitiamo le cose. Troviamo una soluzione.
Eh, dottore?
Si può fare così:
i ragazzi contano di nuovo i soldi. Se dovesse confermarsi l'ammanco,
la banca si farà carico di colmare la cifra di 100.000 dollari.
Che ne pensa?
Se avesse ucciso mia madre, mi sentirei meno offeso.
Se ho capito bene, lei sta proponendo a me,
di accettare dalla sua banca l'elemosina di 100.000 dollari.
Perdere ad asso piglia tutto con un baro dilettante non significa,
non saper eseguire alla perfezione un bluff ad alti livelli.
Per avere successo, il bluff dev'essere condotto fino in fondo,
fino all'esasperazione.
Non c'è compromesso.
Non si può bluffare fino a metà e poi dire la verità.
Bisogna essere pronti ad esporsi al peggior rischio possibile:
il rischio di apparire ridicoli.
Signori, io sto solo aspettando che rimettiate il denaro in valigia.
Direttore, non ci siamo accorti che nella valigia,
c'erano altre 4 mazzette da 25.000.
Non bisogna mai smettere di avere fiducia negli uomini.
Oggi, per lei, è stato un giorno sbagliato.
Chiamate il fattorino e fate portare i soldi nel caveau.
Come mi stanno?
Ho capito. Le piacciono di più quelle che ho provato prima.
- A lei, prego. - Grazie.
Ma che significa?
Che ho smesso di perdere.
A proposito, devo farle vedere una cosa.
Anch'io devo farle vedere una cosa.
Bella!
Chissà quanto le è costato quest'aggeggio?
- 100.000 dollari. - Ha fatto un'ottima cosa.
Quest'auto la svecchierà un po'!
- Ma non è la mia, è la sua. - Sta scherzando?
Io ho già una macchina.
Non posso accettare un regalo del genere.
Si dice sempre così in questi casi, no?
No. Accettarla significa alterare completamente i nostri rapporti.
Io voglio alterare completamente i nostri rapporti.
Vuole comprarmi?
Non si regala una macchina così a una sconosciuta.
- Io la conosco. - Lei mi conosce?
E cosa sa di me?
Sentiamo!
Cosa vuole da me?
La deve finire con la recita del silenzio.
Non funziona sempre.
Ora deve dire qualche cosa.
Parli!
Cosa devo dire? Che si dice in questi casi?
Io sono un commercialista.
Io non accetterò mai quest'auto.
Perché?
Perché?
Volevo, vedere dove abitava.
- Le piace la mia stanza? - È una stanza.
È la mia stanza.
Potrebbe accendere la luce?
Perché è venuta?
Mi sentivo incolpa.
Lei si è sentita necessaria,
per questo è venuta.
Ma io non ho bisogno di nessuno.
Per accettare un regalo ho bisogno di sapere chi mi fa il regalo.
Mi chiamo Titta. Di Girolamo.
Da 24 anni,
ogni mercoledì mattina, alle dieci,
faccio uso regola redi eroina.
Non ho mai fatto eccezioni, tranne stasera.
Dieci anni fa ero un commercialista,
ma un commercialista...
Insomma, ero qualcuno nella Borsa.
Ho negoziato anche l'acquisto di una petroliera.
Mica è facile negoziare l'acquisto di una petroliera.
Investivo miliardi.
Ho investito anche per Cosa Nostra.
Per loro ho investito 250 miliardi e in due ore ne ho persi 220.
Ma hanno capito che non me li sono messi intasca.
Mi hanno fatto la grazia
e mi hanno chiuso qua.
In questo albergo.
Da qua, una o due volte la settimana,
trasporto una valigia con milioni di dollari in una banca,
ma non sono affiliato a Cosa Nostra.
Ho una pistola, ma non l'ho mai usata.
Soffro di insonnia.
Sono separato da mia moglie da dieci anni.
Ho tre figli. Spesso gli telefono,
ma non mi vogliono parlare.
Domani faccio cinquant'anni.
È il mio compleanno,
ma non mi sento stanco.
Domani festeggeremo il tuo compleanno fuori città.
In montagna.
Verrò a prenderti alle tre con la mia macchina.
E ora dormi che sei stanco.
Se mi guardi in faccia, ti sparo.
[Bravo! Ora mi devi dire due cose:
dove sono le chiavi della macchina
e il codice dell'antifurto.
Le chiavi sono nel primo cassetto della scrivania.
Il codice è 2250.
Bene!
Quando ce ne andiamo, chiama Pippo D'Antò,
e, se ci riesci, convincilo che non sei stato tu.
- Pippo, sono Di Girolamo. - Dimmi, Di Girolamo.
- M'hanno preso la valigia. - Che cazzo dici?
- Due siciliani, qualche giorno fa. - Ma che cazzo dici?
Quelli sono due cugini miei.
Ti dico che erano in camera e hanno visto arrivare un'altra valigia.
Non dire minchiate. Devi venire qui.
A fare che?
Ma non capisci? A convincere Nitto che non sei stato tu.
Io? Ma che c'entro io?
Questo lo spieghi a Nitto.
Ni...
Nitto Lo Riccio?
Bravo, stronzo! Fai pure il nome?
Se ti vuoi salvare, vieni a spiegare a Nitto come stanno le cose.
Non posso. Ho un appuntamento. Vengo tra due giorni.
Ma che appuntamento? Già tieni una speranza su mille di salvarti!
- Se non vieni subito... - Vengo tra due giorni.
Dottore, ma oggi non è il primo del mese.
Non sono mai stato amato da nessuno.
Sono Di Girolamo. Parto oggi alle 18:30.
- Ti preleviamo all'aeroporto. - Bene.
Come ti riconosco? Non ti vedo da quindici anni.
Non sono cambiato.
Questi sono per lei.
Dovrebbe essere la cifra che ha perso in questi mesi.
Ho dovuto vendere un ricordo di mia madre.
Le voglio dire un'altra cosa.
Non c'era motivo di umiliare mio marito così. È un uomo anziano!
Bastava che lei smettesse di giocare.
Lei è una persona cattiva. Arrivederci.
- È venuto qualcuno per me? - No, dottore.
Messaggi?
Nessuno.
Pippo.
Sono Di Girolamo.
Non ti avevo riconosciuto.
- Dove andiamo? - Siamo già arrivati.
Ma che minchia hai da ridere?
- Niente. Pensavo. - Che cosa?
Pensavo che non riesco a liberarmi degli alberghi. Non è assurdo?
Assurdo?
Qua di assurdo c'è che hai fatto sparire una valigia con 9 milioni di dollari.
È arrivato.
Raccontami con frasi concise come sono andate le cose.
Dunque, due persone entrano nella stanza.
Mi puntano una pistola e si prendono la valigia.
Prima, però, mi chiedono le chiavi della mia macchina
e il codice numerico dell'antifurto.
Io do entrambe le cose.
Poi uno mi dice:
"Adesso chiama Pippo D'Antò e convincilo che non sei stato tu, se ci riesci".
Mi metto paura, però rifletto.
Faccio una cosa. Poi chiamo Pippo.
Espongo i fatti.
Lui mi dice di venire subito qua a spiegarmi con lei,
però mi dice pure che non sarà facile convincerla
che non ho rubato io la valigia.
Io mi metto ancora più paura,
però rifletto rapidamente
e mi dico che devo assolutamente provare a recuperare la valigia.
E così ho fatto.
L'ho recuperata. Ora la valigia ce l'ho io.
E che bisogno c'era di venire fino a qua?
Bastava che depositavi i soldi in banca,
poi ci telefonavi e ci dicevi che era tutto a posto.
Solo un contrattempo.
C'è stato un contrattempo. Per questo sono qua.
Che contrattempo?
Io la valigia non ve la voglio dare.
Notaio, il conto corrente di Di Girolamo,
lo dobbiamo intestare a un'altra persona.
Le serve Di Girolamo per fare quest'operazione?
No. Mi serve un telefono e ci parlo io con gli svizzeri.
Bene.
Bene.
Torniamo a noi.
Perché non ce la vuoi dare la valigia?
Voi vi siete rubati la vita mia.
E io mi rubo la valigia vostra.
Ho capito.
Ma se non c'è valigia, non c'è vita.
Questo lo so.
Ci dirai, dove hai messo la valigia.
No.
Non credo.
E lo sai perché?
Perché sei una brava persona.
E perché siamo più intelligenti di te.
Questo è vero, non sono mai stato molto...
...intelligente.
Balduccio, che ristorante prenotasti per stasera?
- Da Restelli. - Ah, bravo!
Si mangia bene là.
♪ Ci vuol passione ♪
♪ Molta pazienza ♪
♪ Sciroppo di lampone ♪
♪ E un filo d'incoscienza ♪
♪ Ci vuol farina ♪
♪ Del proprio sacco ♪
♪ Se un minimo distacco ♪
♪ Si fa così Rossetto e cioccolato ♪
♪ E non mangiarli Sarebbe un peccato ♪
♪ Si fa così Si cuoce a fuoco lento ♪
♪ Mescolando con sentimento ♪
Bottana la miseria!
Vengo tra due giorni.
- Lo sai che Nitto ti vuole bene? - Cosa?
Nitto, ti vuole bene.
Quando ha saputo dell'ammanco di 100.000 dollari,
ha fatto finta di niente.
E ti ha creduto pure quando gli hai raccontato la storia,
dei due che ti hanno preso la valigia.
E tu come lo ripaghi?
- Facendo l'ostile con lui. - M'ha creduto?
Certo! Se non ti avesse creduto,
ora Pippo starebbe ancora qua, con noi.
Era da un po' che Pippo cercava una sua autonomia.
Ora è autonomo.
Però Nitto non può fare finta di niente...
davanti a 9 milioni di dollari. Lo capisci questo?
E dacci 'sta minchia di valigia
e ti rifarai un'altra vita.
Si è scomodata mezza commissione per te, Di Girolamo.
Questo onore dovrebbe farti parlare e invece tu... Comunque...
Funziona così, Di Girolamo: la gru ti fa scendere.
Appena cominci a parlare, si ferma. Altrimenti non si ferma.
Una cosa sola è certa. Io lo so.
Ogni tanto, in cima a un palo della luce,
in mezzo a una distesa di neve, contro un vento gelido e tagliente,
Dino Giuffrè si ferma,
la malinconia lo aggredisce e allora si mette a pensare.
E pensa che io, Titta Di Girolamo, sono il suo migliore amico.
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