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Original subtitles

Tutti noi ci creiamo enormi strutture mentali.

Regole e paradigmi per ordinare il mondo.

Ma perché lo facciamo?

Per definirci, credo.

[La Femme: "My Generation" in sottofondo]

Per sentire di appartenere a qualcosa.

Per sentirci più sicuri.

Ma la verità è che spesso ci sentiamo solamente soli.

[campanello]

Alfonso, vai tu?

Alfonso?

Questo quando serve non ci sta mai!

Mh...

Ti devi portare le chiavi!

Devo parlarti.

Non è stata una buona idea farmi la guerra, eh.

Cosa vuoi?

[sospira]

Che riabiliti la mia figura

e che ritratti tutto quello che hai detto su di me.

Prego?

Di' che te sei sbagliata e mi hai conosciuto meglio

e hai cambiato idea. Fai come ti pare.

No. Non lo farò mai.

E io ti sputtano.

- Eh, sì. - Chi è causa del suo mal...

E tu prova. Fallo, fallo. Vediamo che succede.

Non ti è bastata l'ultima volta, eh?

Guarda che non puoi dire più niente contro di me.

Me sa che a questo giro sono più forte io.

[ride]

È lì che ti sbagli, Giacomo Bremer.

[musica di tensione in sottofondo]

Io ho un segreto su di te

che potrebbe rovinarti per sempre la vita.

[ridendo] Io non ho segreti.

No?

[dialogo non udibile]

- Ma come hai fatto? - Ho le mie informatrici.

Una responsabile dell'anagrafe mi doveva un favore.

Rossana, non puoi.

Se non per me, fallo per Alfonso.

Butta quelle fotografie e siamo pari.

Buona giornata, Giacomo Bremer.

[musica ritmata in sottofondo]

[linea del telefono libera]

Risponde la segreteria telefonica...

[vibrazione del cellulare]

[linea del telefono libera]

Risponde la segre...

[sospira]

[musica sfuma]

[campanello]

- Buongiorno. - Buongiorno.

Prego.

Alfonso Bremer.

[musica sensuale in sottofondo]

Venga. Si accomodi.

Volentieri.

[vibrazione del cellulare]

Ammetto che è stato un po' azzardato fissare questo appuntamento così,

ma ci tenevo davvero tanto a conoscerti.

Tu mi lasci senza parole, Luana.

- In che senso? - Nel senso che sei meravigliosa.

- Eh, eh. Sì, ma... - Nel senso che ho visto tantissime donne

in vita mia, ma belle come te veramente poche, lo sai?

Sì, ma così rendi tutto più difficile però.

- Cosa? Cosa rendo difficile? - Bè, io volevo conoscerti, parlarti.

- Cosa vuoi dirmi? Sentiamo. - Bè, volevo parlare di...

- Di cosa? Sì. - Sì, ma io così cedo, eh.

- Sono qui per quello. - Io cedo Alfonso...

Alfonso!

[versi]

[Luana] Alfonso...

Alfonso.

[versi]

Luigi, non conta quanto sia grande, conta saperlo usare.

Eh, però è piuttosto grande.

Quanto è grande?

Stiamo... parlando sempre del rullante, no?

Ma certo, no?

[rullante]

Come faccio a farlo sparire?

Ma il rullante non è una malattia, Luigi.

È un'energia vitale.

Può essere positivo e può essere negativo in base a come lo usi.

E quindi cosa dovrei fare?

Devi aver fede e devi ascoltarlo.

Io lo sto ascoltando, solo che Lui non mi parla.

E secondo te, perché Lui non ti parla?

È arrabbiato con me, c'ha un caratterino...

Allora sei proprio fesso.

Se Lui non ti parla è perché vuole che tu ascolti te stesso.

- Mh? - [rullante in crescendo]

Luigi.

Ehi?

[musica ritmata in sottofondo]

[versi e risatine di Luana]

Mamma?

[versi]

[versi e risatine]

[brusio e gemiti]

[versi e risatine]

[Beatrice] Non ci posso credere.

Dunque lei è veramente la...

Ma io ho provato a dirtelo. Sei tu che non capivi.

Io non ci posso credere.

Bea, non lo sapevo.

Non ci credo.

Io ti ho chiamato mille volte, tu stavi a letto con...

- Ma non è come pensi. - Guarda, mamma, stai zitta, per favore.

- Tua madre era una cliente. - [in coro] Che cosa?

E perché, che lavoro fai?

- In che senso che lavoro faccio? - Fa il gigolò.

- Il gigolò? - Sì.

- Embè. - Io non lo sapevo che sei un gigolò,

io ho trovato il numero sul sito.

Volevo soltanto parlarti, volevo conoscerti.

Certo, per conoscerlo. Certo.

E poi te lo sei portato al letto, come sempre.

Ma no perché quello mi parlava, mi parlava, mi seduceva...

Signora, stavo facendo il mio lavoro.

Questo per me è un incubo, è il peggiore della mia vita.

Tesoro. Non c'è stata penetrazione.

[urla]

- È vero. - [urla]

- Io non vi voglio più vedere. - No, no.

[piange]

Beatrice. Beatrice.

- Che vuoi? - Che voglio?

- Lasciami. - Fe... No. Adesso ti fermi.

- Lasciami. - No!

Adesso ti fermi.

Io so che sei una spia.

Rossana mi ha detto tutto. Mi hai rimorchiato perché ti servivo.

- No. - Per distruggere me e mio padre.

- È più complesso di così. - È molto semplice.

Io ti ho dato il mio cuore, e tu l'hai buttato via.

- Lo so. - Ah, lo sai pure?

Sì, e non volevo.

Lo sai che ci avevo creduto.

Io ho creduto che nel mondo tu avessi scelto me, pensa.

- È così. - Ah, sì?

Sì.

E perché l'hai fatto?

Perché non posso dire di no a Rossana.

[musica ritmata in sottofondo]

Giacomo?

Giacomo.

Avevi ragione su Rossana.

Non c'è mai quando serve.

Giacomo?

[sospira]

[sospira]

[sospira]

[Michele] Grazie, Manolo.

Ecco qua. L'anestesia l'ho fatta,

adesso sentirà un po' di torpore alle gambe, ma è tutto normale, eh.

Sbrighiamoci però.

- È teso? - Bè, fai un po' te.

Lei è teso per altro? Una donna?

Sempre quello, ci faccia caso.

Come dicevo l'altra volta, sono sempre loro il problema.

Sono insopportabili, è per questo che io non le tollero.

Loro si sentono come noi uomini.

- Vabbè, questa è un po' una cazzata. - No, guardi io non le sopporto più.

Proprio il tono di voce, quell'isteria,

quella voglia di fare i nostri stessi lavori...

Ma adesso non esageriamo.

Come il caffè. Che la gente dice,

"Ah, il caffè, a me piace il caffè." In realtà poi a nessuno gli piace,

è un'abitudine. Noi abbiamo l'abitudine a dire,

"Le donne, le donne...". Lei le odia.

Ma che io le amo le donne. Le rispetto.

Le odia, ci pensi.

Ma che devo pensare! Devo pensare!

Io faccio parte di un circolo di misogini. C'è anche Manolo dentro.

Siamo una ventina di bravissime persone, tutti uomini, chiaramente.

Noi ci vediamo ogni terzo giovedì del mese allo spogliatoio del Sant'Avvelenata.

Vediamo film, facciamo dibattiti, cineforum,

facciamo sesso di gruppo tutti quanti. Ci scambiamo libri...

- Che fate? - Ci scambiamo i libri, vediamo film.

E lei, secondo me, potrebbe venire a far parte del nostro circolo.

No, a me queste cose non mi piacciono. Mi danno ansia.

- [vibrazione del cellulare] - Per piace, scusate.

Mi puoi passare il telefono, grazie. È mio figlio.

[linea del telefono libera]

- Pronto, Giacomo? - Alfonso, lo sai che papà tuo...

Ho trovato le foto di Rossana, sto andando alla conferenza.

- Le foto? - Quella donna è pericolosa.

No, lascia perdere! Alfonso, non fare niente.

Stavolta la distruggiamo.

Alfonso!

- [musica di suspense in sottofondo] - Dammi una mano.

- Che deve fare? - [verso]

- C'è l'intervento, dove va? - Eh, è rimandato.

Aspetti un attimo... Ce la fa?

Ce la fa?

Buonasera.

Ho un appuntamento con la signora Astri. Mi sta aspettando.

Ma che fai? No!

[allarme antincendio]

Tutti fuori, è un'emergenza!

[urla indistinte]

[versi di dolore]

- No? - [gong]

[brusio indistinto]

[Rossana] Ho detto al verità.

Ho parlato con le mie sorelle e mi sento liberata.

Quindi mi hai riabilitato.

Questo lo dovrai scoprire te. Magari sì, magari no, chissà.

Non mi puoi lasciare sulle spine. Non può finire così.

- [musica malinconica in sottofondo] - E invece sì.

Ho un aeroplano che mi aspetta, devo andare in Canada.

Era tanto tempo che volevo portare il mio metodo oltreoceano.

E ci sono riuscita.

E allora...

buona fortuna.

È stato bello lottare con te.

Devo essere sincera.

È stato molto bello anche per me.

Addio, Giacomo Bremer.

Ciao.

A quanto pare siamo sopravvissuti.

Regola numero cinque: un Bremer sopravvive sempre.

- Senti, tu non ti dovevi operare? - Non me ne parlare.

Soprattutto, perché cammini così?

È già aperta la stagione di caccia, sei pronto?

Pronto.

Giorgia, tesoro, ti vedo più emancipata, libera.

Ti interessa un'ammucchiata?

- [sospira] - Lo so che ultimamente

abbiamo avuto qualche diverbio, ma io non so che devo fare con Eva.

Ti prego, mi dai un segnale?

Va bene.

Testa, vado da Eva e accetto la sua proposta.

Croce, chiudo per sempre questa storia. E tu torni a parlarmi però, eh.

[musica liturgica]

[musica ritmata in sottofondo]

Ho capito.

Devo fare come mi sento.

E comunque mi devi 2 euro.

- [Margherita] Stavolta è proprio finita. - [ride]

Per sempre.

- Grazie. - Sì, a te grazie.

Emh... Comunque una cosa che possiamo dire è che abbiamo provato di tutto.

Eh. [ridendo] Letteralmente tutto.

Veramente di tutto.

Mi hai fatto sentire amata.

Nonostante tutto.

Speciale.

Quattordici anni d'amore stupendi.

Un po' faticosi ogni tanto. Un po' turbolenti, però stupendi.

Errori nella coppia, si fanno... Io, te...

Che importa? Ci resta l'amore, Alfonso, l'amore.

Non vorrei sembrare pignolo, però magari...

è un po' più colpa tua che mia. Lo dico senza polemica, eh.

- Mia, tua... - [ride]

Noi abbiamo fallito.

- [musica ritmata in sottofondo] - 70-30?

Non darti tutte queste colpe, Alfonso, per favore.

No, 70 te, 30 io.

Cioè, siamo andati in crisi quando tu hai deciso

di andare al letto con la nostra terapeuta.

O adesso che hai deciso di scoparti chiunque.

No, no, no, no. Quando tu mi hai impedito di essere me stessa.

Dunque sono io che ti ho mandato in confusione?

- Poverina, perdonami. - Eh, sì. Mi hai schiacciata.

- Non sono riuscita a uscire. A uscire. - Margherita, tu hai dei severissimi

- problemi mentali. Questo lo sai? - Tu hai dei severissimi problemi

- col femminile. - Tu hai problemi

- con l'invidia del maschile. - L'invidia del tuo maschile?

Mh. Alfonso Bremer.

Ma vaffanculo, va.

Alfonso, scusa, ma che te ne vai?

Alfonso, dove vai?

- Perché? - [la porta si chiude sbattendo]

[piangendo] E mo che faccio io?

[Elsa] Tu davvero avresti lasciato tutto per lui?

È stato molto convincente con me.

Questo lo immagino.

Lui e le sue promesse, no?

E i suoi anelli. Non so dove li compri, ma insomma, li fanno bene.

Sembrano veri.

Solo che proprio non riesco a capire perché.

Tu sei Rossana Astri, cazzo. Mentre...

mio marito è palesemente un coglione.

È che quando ti innamori...

e perdi la testa, poi diventa difficile tutto.

Essere obbiettivi, lucidi...

Essere anche Rossana Astri.

Però lui è proprio tanto coglione, no?

Mi fai un favore?

Guarda che te l'assicuro. Davvero stavolta siamo

praticamente ai dettagli. È proprio una questione di giorni.

Dobbiamo derimere ancora alcune cose legate alla separazione dei beni, eh.

E poi, finalmente, questa pazza furiosa,

perché è pazza, esce definitivamente dalla nostra vita.

Io te lo assicuro, amore.

[campanello]

[musica ritmata in sottofondo]

Elsa.

[vibrazione del cellulare]

Rossana?

Ti volevo salutare,

alla fine è andato tutto bene, fortunatamente.

Menomale che ci siamo fermati in tempo.

[Beatrice] No, scusami, in che senso fermate in tempo?

Io avevo capito che dovevamo andare avanti,

gli ho dato l'indirizzo.

[musica ritmata in sottofondo]

[risate]

- [Giacomo] Non ci si crede, eh? - [Eva] Eh, no.

- [Don Luigi] Cosa? - [Giacomo] Ecco le pastarelle.

Ecco qua.

Stavo pensando una cosa, state insieme?

Perché secondo me dovresti toglierti il Clerice, perché si può fraintendere.

No. Sei ignorante, no. No. Lui è tornato a parlarmi.

Lui? E che ti ha detto?

Eh, mi ha fatto capire...

Poi, ho parlato con Eva e sono un padre elettivo ora.

Cioè, padre elettivo è tipo una carica tipo cardinale, parroco?

- No. - Ehm... Vabbè, no, lasciamo perdere.

Piuttosto, perché c'è un urologo a pranzo?

- [ride] - Ah, già, perché lui non lo sa.

- Perché c'è un urologo a pranzo? - [verso di Giacomo]

Possiamo dire che la sua presenza qui oggi,

in qualche modo sia legata alla Trinità?

- Ah, certo. - [ride]

- Sì, sì. - Un urologo per un Bremer

è come un meccanico per un pilota di Formula 1.

Vorrei fare un brindisi.

Un brindisi alla vita, all'amore, alla Bremer&Sons

e alla mia terza palla che ci ha lasciati.

Sì...

Come io amo ripetere ai miei studenti del primo anno,

in uno scroto maschile adulto

il numero dei testicoli non dovrebbe mai essere dispari.

A questo proposito, volevo informarvi che gli ho dato un nome.

Un nome che omaggia la persona che ho più cara al mondo.

Questo coglione...

[colpo di tosse]

...l'ho chiamato Alfonso.

Come te.

- Grazie. - [campanello]

Ah, dev'essere Paolino, vai ad aprire.

- Prego. - Sì. Prendo questa qua...

È alla crema.

Desidera?

- Alfonso? - Sì.

Mi hanno dato questo indirizzo...

[The Interrupters: "On a Turntable" in sottofondo]

Sono tuo fratello.

C'è il babbo?

- Oh... - Sì.

[versi di Margherita]

[sospira]

Che delivery.

Che talento.

[verso]

[respiro affannoso]

Gli uomini scriveranno quello che pensano piaccia alle donne.

Mentre le donne scriveranno quello che invece gli piace veramente.

- [ride] - Stop.

Avete capito? Perché io non c'ho capito un cazzo

mentre lo dicevo. Ma...

potrebbe essere che voi invece l'avete capito.

Coraggio encomiabile.

[sospira]

Bè, lo sapete che non mi ricordo che cazzo devo dire?

Ogni mercoledì sta al bar a lavorare.

Ma lei lavora al bar, proprio che è barista o lavora dentro al bar?

Fatte i cazzi tua.

A un certo punto... Figlio mio, vuoi sapere troppi particolari.

- Peccato. - Perché?

- Perché... ehm... - Vuoi che ti raccolgo il microfono?

[ride]

In guerra, io e te con chi, scusa?

Con quella! La donna che ci ha tradito...

[balbetta indistinto]

Sta mettendo le gengive, gli faranno male i denti.

- È il contrario. - [ride]

- Il piacere è tutto mio! - M'hai sfonnato n'orecchio.

Ma chi è?

- E stop. - [ride]

Ma che è n'amica tua?

[ride]

- Ma chi è? - [ride]

- Desidera? - [ride]

C'è il babbo?

- Poggibonsi? - [ride]

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