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Original subtitles

[rombo di aerei ed esplosioni]

[Désirée recita l'"Ave Maria" in tedesco]

[recita l'"Ave Maria" in tedesco]

Ti avevo detto di restare zitta.

Sto pregando.

Neanche Dio potrà salvarti se gli italiani ti sentono.

Quando arriviamo, fai finta di essere muta.

Come un'attrice, recita la parte della muta.

[dialoghi non udibili]

[Giacomino] Tra la stalla e il fiume che mi ha sepolto…

[Benassi] Sepolto…

[Giacomino] Che mi ha sepolto in questo fango di trincea.

E come fanti perduti

noi viviamo le nostre avventure incomplete.

Finita?

Un applauso al nostro Archiloco vivente e alla sua poesia!

Gioia di vivere! Vai, vai, vai. Un talento per la comicità!

Ma ecco, è tornato il nostro anfitrione. Ermete Zacconi!

[applausi]

Soldati, oggi non sarà l'ennesimo giorno di guerra e di tristezza.

Oggi festeggeremo la vita!

Una donna che tutti ci invidiano,

l'ottava meraviglia del mondo nuovo, signori e signori,

la madrina del Teatro del Soldato,

la divina Eleonora Duse è qui per noi!

[applausi e acclamazioni]

[Ermete] Chissà che non voglia regalarci un saggio della sua meravigliosa arte.

È un onore conoscerla.

No, no… Parlo da qui.

Figli miei!

L'Italia ha bisogno di voi

per essere di nuovo libera e forte.

Non abbiate paura!

Non abbiamo paura!

Vincerete!

Presto sarete di nuovo nelle vostre case.

[rombo di aereo]

- È D'Annunzio! - [uomo] È il comandante!

[Ermete] Viva D'Annunzio! Viva l'Italia! Viva Eleonora Duse!

[applausi]

Viva Eleonora Duse!

- [Benassi] Viva la Divina! - [Ermete] Viva la Divina Duse!

[esplosione in lontananza]

[brusio]

[lamenti]

[Luciano] Metti su questo qui. Questo qui.

[lamenti]

Svieni e non resistere. Svieni. Svieni, non resistere.

Svieni, svieni.

[uomo ansima]

Eccolo qui.

- Tu premi qui. - [donna] Sì.

E disinfetta.

Poi sutura a materassaio.

È bello quest'albero.

A volte ho l'impressione che mi guardi e mi giudichi.

Forse l'arte ci può salvare.

[Eleonora assente]

O quanto meno consolarci.

Sarebbe bello rivederla a teatro, signora Duse.

No, io ho smesso da quasi dieci anni.

[colpi di tosse]

Non so neanche più se io sono un'attrice.

Per la tubercolosi l'aria di quassù sarebbe curativa, ma non adesso.

Signora! Signora, è qui!

Calmati.

Lasciarmi così in mezzo a tutti questi soldati.

Vi presento la mia assistente.

Désirée von Wertheimstein.

- È austriaca. - Maggiore Luciano Nicastrelli.

Signora Duse, non è posto per voi, meglio andare via.

Con permesso. Signora.

Tu sei Giacomino?

Come sei diventato bello!

Pensavo che non vi sareste ricordata di me.

Ma come stai?

Ancora vivo.

Prima eri sul palco che recitavi dei testi che hai scritto tu?

- Sì. - Ma bravo! Bravo, Giacomino.

- Posso? - Sì.

È per lei.

[Eleonora] Dall'aereo?

[Eleonora sbuffa]

Gabriele… Si crede Dio.

"Nessuno mi ha più amato come Ghisola mi amava."

Questo lo tieni tu. Adesso tocca a voi.

A voi giovani poeti.

Tu smettila di fare questo muso, non è possibile. Vieni.

[suono di campana non udibile]

[treno in movimento]

[passi]

[Matilde] Stasera voglio chiudere l'anno in bellezza.

Brinderò alla strepitosa ritirata del tuo caro Gabriele, Eleonora.

Gabriele ha solo sbagliato le armi per la sua rivoluzione.

- [Matilde] Doveva usare più cannoni? - No.

Doveva avere fiducia nella poesia, che è più lenta,

ma va molto più lontano di qualsiasi guerra.

[campanello]

Vado io.

Scrivi ancora, Giacomino?

- Ci provo, ma le parole non escono. - [Eleonora] L'arte si fa come la guerra.

Con il sangue, il sudore, il coraggio, il fango.

E la disciplina.

[porta che si chiude]

[Eleonora] Chi era, Désirée?

Che hai lì dietro la schiena?

- Non è niente, davvero. - [Matilde] Désirée, dalle questa lettera.

[imitando e ridendo] "Niente, davvero"?

Fammi vedere che hai, che cosa hanno portato.

Non capisco il tedesco.

Che cosa c'è scritto? Traduci.

La banca di Berlino è fallita. Non ha più niente.

Non… Non ho capito, dove sono andati i miei soldi?

Scusate…

Devo… Devo andare…

- [Giacomino] Signora Duse. - [Eleonora] Oddio! Acqua!

- Portala. - [Giacomino] Sì.

[Désirée] Signora!

Ah!

[Ermete] Eleonora mia, non posso perderti.

[con voce flebile] Acqua…

Il teatro italiano non può perdere quella voce

che ha dato anima e cuore a versi memorabili.

Quanti spettacoli avremmo potuto fare assieme.

Treni, alberghi, teatri…

Applausi.

Applausi per te, Eleonora.

E io al tuo fianco.

Io so che sarai forte di fronte a qualsiasi malattia,

ma sarai forte anche di fronte alla morte stessa.

Ermete, "e jamme".

Lasciatemi esorcizzare questo momento, per favore.

Dottore, la prego, faccia il miracolo.

Per i miracoli non servono i medici.

[respiro affannoso di Eleonora]

È ancora viva?

Sì, Enrichetta, ma ha bisogno di stare tranquilla.

La febbre…

Sarebbe bastato nasconderle questa. Non pensi?

Dottore, come sta?

Che cosa posso fare?

Aspettare. Solo questo.

[lamenti di Eleonora]

Tornerò presto.

Vi chiedo la cortesia di lasciare la stanza.

Sono sua figlia.

Ha bisogno soprattutto di me.

[lamenti di Eleonora]

[porta che si chiude]

Mamma…

Sono qui.

Mi prenderò io cura di te.

[respiro affannoso]

[colpi dall'esterno]

- Ah! - [Eleonora] Ma dai, Désirée, dai.

[Désirée] Signora!

Amore, calmati, dai, su!

Guarda, porta questi gioielli al monte di pietà.

Aspetta, aspetta… Questo me lo tengo. Vai.

- [Désirée] Venite. - Arrivano tutti.

[sospira]

Poi abbraccerò anche voi,

ma fatemi stare con l'uomo che mi ha salvato la vita.

[Ermete] Eleonora.

- [Eleonora] Avevi ragione tu. - Su che cosa?

Che la volontà è tutto.

È la mia volontà più la tua volontà.

Chi ci può fermare?

Ci vuoi fermare tu, Giacomino?

- No. - [Eleonora] No!

E tu, amica mia?

Eleonora… Non capisco.

Io ed Ermete lavoreremo di nuovo insieme.

[colpo di tosse]

[Eleonora] Perché ridi? Perché dodici anni sono troppi?

Forse pensate che non sono più capace?

[Désirée] No, non sono troppi.

- Signor Zacconi, glielo dica. - Eleonora, fammi capire bene.

La Duse risorge dalle ceneri come l'araba fenice e torna sulle scene?

- Me l'hai detto tu. - Poche ore fa eri più morta che viva.

Era poche ore fa, era… era un'altra epoca.

Ho sentito la morte sfiorarmi

e poi l'ho sentita piano piano,

l'ho sentita allontanarsi, grazie a te.

E adesso mi sento… Mi sento così…

Così libera e così viva.

Mi sento…

Mi sento proprio viva, viva, viva, viva!

Ah!

Voglio ricominciare da dove ho lasciato.

"Guarda, Wangel, è tornata la donna del mare."

Ibsen.

[passi]

[Enrichetta] Mamma.

[Eleonora] Enrichetta, amore mio!

Fatti guardare.

Enrichetta, da quanto tempo! Ma da quanti anni!

Amore mio, quanti anni!

Fatti vedere.

La tua salute è molto fragile e non hai più soldi.

Ma non è un problema.

Non hai bisogno di tornare in quel mondo di peccatori.

Sono tutti ipocriti.

- Tu pensi? - [Enrichetta] Sì.

Vogliono approfittarsi di te, ma ci sono io.

Vieni a vivere con noi, con i bambini…

Come stanno i bambini?

- Bene. - Bene?

- Sì. - Edward come sta?

Bene.

Puoi e vuoi trattenermi qui.

Ma la mia anima…

i miei pensieri…

i miei desideri…

non potrai mai incatenarli.

Libera, libera, responsabile.

Quale cambiamento!

Parlavamo del mare.

Delle tempeste e delle bonacce

e di quanto fosse lunga la notte a bordo nel buio assoluto.

E… E del colore scintillante delle onde nelle belle giornate.

Ma più spesso, delle balene e dei pesci volanti

e delle foche che si crogiolano al sole sulle rocce.

[Giacomino] Questa notte ho scritto qualche pagina.

È solo un principio di testo, non è ancora un testo completo.

È un'idea, ecco…

Non sono ancora riuscito a trovare il momento giusto per dargliele.

Vorreste farlo voi al posto mio?

A breve siamo arrivati, dobbiamo scendere.

Dite che si arrabbia se mi giro di nascosto?

Frenate la vostra curiosità se ci tenete alla pelle.

Prima giornata.

Seconda giornata.

È bella?

Molto più che bella.

Non siete d'aiuto così.

[Eleonora tossisce]

[in francese] Fai qualche passo, Eleonora, per favore.

[in italiano] Muovi le braccia in su e in giù.

- Eh? Ti senti libera? - [tossendo] In su e in giù.

Mi sento liberissima.

Io non so come ringraziarti per quest'opera d'arte.

[colpo di tosse]

[campane]

[colpi di tosse]

Forse bisogna tirare un po' su qui,

perché i teatri sono pieni di spifferi.

- Giacomino. - Giratevi.

[Eleonora] Vuoi essere il primo spettatore della mia nuova Ellida?

Il nostro primo spettatore sembra essere vittima di un incantesimo.

[Eleonora] Ma lui è sempre nella luna.

Puoi dirmi tutto quello che pensi, Giacomino.

Meravigliosa.

[voci indistinte]

[Giacomino] Signora Duse…

Posso chiedervi di leggere una cosa che ho scritto?

[urla indistinte e colpi]

Benassi.

[gridando] Benassi!

- Fermi! Fermi! - [uomo] Ti ammazzo!

[urla indistinte]

[Eleonora] Aiuto!

Signora! No, no!

Guardie! Guardie!

[uomo] Scappa! Veloce!

[dialoghi non udibili]

Maestra, mi perdoni la squallida visione, ma non sono stato io a cominciare.

[uomo] Hanno fatto bene. Non c'è posto per i ricchioni qua.

Le credo, le credo.

Non è sempre una buona cosa porgere l'altra guancia.

Ha fatto bene, Benassi.

[colpi di tosse]

Scusatemi. Scusatemi.

Povera cara baronessa… Mi volevi aiutare e ti hanno fatto male.

- Adesso mi prendo io cura di te. - No, non è nulla.

Dai, andiamo!

Eh? Fai da solo?

Dai, che sanguini!

[gridando] Lei è qui per "re-citare"! Citare nuovamente Ibsen!

- [Ermete] È chiaro questo? - [Cecilia] Se lei urla, io non…

[Ermete] Io urlo quanto mi pare!

Ci ho messo anni per imparare a urlare senza perdere la voce!

Manrico, faccia vedere lei!

- Anche la mamma era morta pazza! - [Ermete] Benissimo. Faceva schifo.

"Anche sua madre era pazza o almeno", dica come diavolo le pare,

"è morta pazza, io lo so".

E indica col dito. Testo.

Io lo so.

- [Ermete, gridando] Io lo so! - Io non so neanche di chi parlo!

Ma come di chi? Di Ellida, la protagonista.

Ellida? Quella poltrona forse.

Ecco chi è stata per noi Ellida, la protagonista, in queste settimane.

Chi di noi ha visto la Duse? Eh?

Voi l'avete mai vista? È mai venuta alle prove?

Io sono la tua matrigna.

- Come ti chiami? - Rinaldi Cecilia.

[Eleonora] No. Qui, in questa casa.

Con questa gente, con questo vestito.

Chi sei?

Hilde.

[Eleonora] Ah… Hilde.

Tua mamma è morta?

Eh?

Tua mamma è morta?

- Rispondimi. - Sì.

Quanti anni avevi?

- [Cecilia] Dodici. - Chi te l'ha detto?

- Mio papà. - [Eleonora] Dov'eri?

Che parole ti ha detto?

"Mamma da oggi… non ci sarà più."

[Eleonora] Tua mamma ti proteggeva?

Ti proteggeva.

E adesso chi c'è per proteggerti?

Chi c'è? Chi c'è?

Nessuno.

Tuo papà non ti protegge, perché si è sposato con me.

Io sono una donna strana, eh?

Fredda, infelice, eh?

E tuo papà mi ama più di te.

Questo cosa ti fa? Cosa ti fa dentro? Cosa ti fa?

Cosa hai dentro? Cosa hai? Cosa hai dentro? Dimmi.

[Cecilia] Rabbia.

Rabbia. Dalle voce a questa rabbia, dalle voce, dalle voce!

Guardami.

Vattene da questo teatro. Vattene.

Dalle voce o vattene.

Dalle voce o vattene subito.

[ridacchia]

[Eleonora batte il piede]

Anche sua madre era pazza, o almeno è morta pazza.

- [gridando] No! - O almeno è morta pazza!

- No, no! - Io lo so, io lo so!

No, ricomincia.

Io non so perché papà se l'è portata in casa.

È probabile che un giorno o l'altro le dia di volta il cervello.

Anche sua madre era pazza, o almeno è morta pazza.

Ti prego, osa, osa!

Io non so perché papà se l'è portata in casa.

Sì.

È probabile che da un giorno all'altro le dia di volta il cervello.

Sì.

- Anche sua madre era pazza… - Sì!

…o almeno è morta pazza.

Sì!

- Io lo so. - [Eleonora] Tu lo sai?

- Io lo so. - [Eleonora] Tu lo sai?

Io lo so!

[colpi di tosse]

Mettiamola seduta.

[continua a tossire]

[con voce flebile] Datemi dell'acqua.

Un bel respiro profondo a bocca aperta. Respiro.

[respiro affannoso di Eleonora]

[Luciano] Bene. Bene, bene, bene.

[colpi di tosse]

- Un ultimo sforzo. - Come sta mamma, dottore?

[Luciano] I tubercoli sono aumentati, ma è il decorso della malattia.

È strano, perché io mi sento meglio.

[Luciano ride]

Ho pensato di portarla allo Schatzalp di Davos.

- Cosa? - Lo Schatzalp di Davos.

Beh, l'aria di montagna è sicuramente lenitiva.

[Enrichetta] Ci aspettano fra due giorni. Staremo lì il tempo necessario.

Io ho uno spettacolo che debutta fra poco, Enrichetta.

- Non è più importante la salute? - [Eleonora] Sì, dopo, dopo.

Quando avrò finito la tournée, andremo a "ciù ciù ciù Davos".

Mamma, smettila! Mamma!

Signora, la sua preoccupazione è più che ragionevole.

Ma rifletta, in un sanatorio, senza il lavoro

sua madre potrebbe andare incontro a un peggioramento repentino.

- Ascolta il dottore, Enrichetta. - [Enrichetta] Ma lì potrebbero curarla.

Ho detto di ascoltare il dottore, dai.

Rimango a vostra disposizione, como sempre.

[Eleonora] Grazie, dottore. La aspetto a teatro.

Non mancherò.

Non permetterti mai più di prendere decisioni al posto mio.

[Enrichetta] Ho imparato da te.

Su, vai, vai. Ho bisogno di riposare. Vai, basta.

[brusio]

- Ecco. Così sta bene. - Grazie.

[voci indistinte]

Prego.

[uomo] È Mussolini.

Onorevole, i miei complimenti.

- Mio salvatore. - Mussolini! Come sta?

Lei mi ha salvato la vita, dottor Nicastrelli.

Era solo un'ulcera. Niente di più.

- Non faccia il modesto. - No.

È un medico eccezionale.

- Mussolini. - È un piacere conoscerla, onorevole.

Mi raccomando, i manganelli lasciamoli al guardaroba.

Libera.

Responsabile.

Quale cambiamento!

[porta che si apre]

[Eleonora, sottovoce] È la stessa che ci dà, in certe serate estive,

quando si ha appena il presentimento della notte e del buio.

È D'Annunzio.

[Eleonora] Ma che mi importa di D'Annunzio adesso?

Il foyer è già tutto pieno.

Ci sono tutti i suoi amici. Si riempiranno anche i loggioni.

C'è Enrichetta. E i bimbi. Tutto il mondo è qui.

Perché me l'hai detto? Non dovevi dirmelo.

Io…

Io non posso essere Ellida davanti a mia figlia.

- [Désirée] Non capisco. - Mandala via.

Non posso.

Stanno già facendo sala, le persone stanno entrando.

- È troppo tardi. - Ah, è troppo tardi?

È veramente troppo tardi, hai ragione tu.

È troppo tardi.

È troppo tardi.

Invece, non è così, purtroppo.

[brusio]

[voci indistinte]

- [Désirée] Enrichetta, per favore. - Buonasera, Désirée.

- Ci accompagni tu alle poltrone? - Non potete entrare.

Che vuoi dire? Abbiamo tre poltrone in fila D.

[Désirée] Tua madre non vuole che entriate.

Mi dispiace. Davvero.

Ma perché? Non vuole che sua figlia entri?

- Tutti gli altri sì e io no? - [Désirée] Enrichetta…

- Fa entrare tutti, tranne me? - Ha bisogno che tu la sostenga.

- [Enrichetta] Ma io la sostengo. - Questo è un modo diverso.

La tensione di stasera è troppo alta.

- Stai zitta. Stai zitta. - Lei deve…

[gridando] Stai zitta!

[brusio]

Guarda cosa sei disposta a fare

pur di prendere il mio posto nel cuore di mia madre.

Guardati.

[sottovoce] Faccia uscire subito quella donna, con i bambini.

[in inglese] Va tutto bene.

[uomo] Signora, devo chiederle di seguirmi.

[brusio]

[dialoghi non udibili]

- [donna] È Sarah Bernhardt. - [uomo] Chi?

[donna] La grande attrice francese.

Ha una gamba di legno.

- [uomo 1] Non è in casa sua moglie? - [uomo 2] Sarà qui a momenti.

È andata al mare. Ci va spesso, anche quando fa cattivo tempo.

- [uomo 1] È forse ammalata? - [uomo 2] Ammalata no.

Ha un problema di nervi, ma non sappiamo di cosa si tratti.

- I bagni sono il suo piacere. - [uomo 1] Qui nessuno la comprende.

Ma tutti la chiamano "la donna del mare".

[in inglese] Sedetevi qui.

Facciamo un gioco insieme.

Si chiama: "Aspettando nonna".

Guarda, Wangel! È tornata la donna del mare.

[Eleonora] Libera.

Responsabile.

Quale cambiamento!

Non vi temo e non vi desidero più.

[sottovoce] Benassi, tocca a lei. "Allora è finita…".

- Allora è finita? - Sì.

Per sempre.

Addio, signora.

Non sarai più nella mia vita che un ricordo.

Il ricordo di un naufragio.

Wangel!

Tu vuoi e puoi trattenermi qui,

ma la mia anima, i miei sogni,

i miei desideri non li potrai mai incatenare.

[Eleonora] Mia cara Hilde,

è difficile riprendere le vie del mare.

Sì, ma le sirene che lasciano le vie del mare rischiano di morire

o di impazzire.

È vero.

Ma si possono anche… abituare.

Si possono acclimatare.

Se solo hanno la coscienza di essere libere…

e responsabili.

[applausi]

[pubblico] Brava!

Divina!

- Divina! - Viva la Duse!

Brava!

- Brava! - Bravi!

[brusio]

"E che dire della talentuosa compagnia

che ha affiancato la Divina?"

[risate]

"Quinto atto: Ellida si libera dal tormento

che fu per lei lo straniero."

Interpretato da?

Memo Benassi, un attore "memo-rabile".

[risate]

- [uomo] Evviva! - Viva Eleonora!

[insieme] Evviva!

[donna] Amici miei, avete fatto la storia del teatro.

[Ermete] L'araba fenice ha illuminato La Fenice!

Sarah…

[in francese] È passato così tanto tempo!

[in francese] Non ci siamo viste ieri sera a teatro.

Sei fuggita via.

Non amo la folla. Non amo i giornalisti… No, no.

[in italiano] Siediti, siediti.

[in francese] I miei attori volevano congratularsi.

- [donna] È stato magnifico. - Eclatante.

- Unico. - [Eleonora, in italiano] Grazie.

- Siete stata superba. - [Eleonora, in italiano] Grazie. Siediti.

[in francese] E tu? Cosa hai pensato dello spettacolo?

Come il pubblico, che sei divina.

[in italiano] Se lo spettacolo vi è piaciuto,

è perché tutti gli attori sulla scena erano vivi.

[in francese] Guardandovi recitare ho avuto l'impressione

di entrare in un mondo passato,

di entrare in un museo dove il tempo si è fermato.

[in italiano] Non sono cattiva, ma eri immobile.

Con le mani nelle "poches", per due ore!

Come si dice "poches"?

- Tasche. - [Sarah] Tasche.

Lei… Lei mi piace. Lei!

Può raccontare un mondo che esiste.

[in francese] Ma tu no.

[in francese] La nostra tradizione resiste nella memoria.

[Sarah] Ah!

[in italiano] Neanche una guerra mondiale è riuscita a cambiare

il vecchio teatro italiano?

No, no, è il contrario.

Noi siamo risaliti sulla scena a causa della guerra,

dopo la guerra, per reagire alla guerra,

per i reduci, per le vedove, per gli orfani.

Per dare qualcosa a loro dopo questa guerra.

[in francese] Qual è la tua politica?

Di raccontare le stesse cose di prima della guerra?

- [in francese] L'amore, il desiderio… - [Sarah] Ah, l'amore!

- …i sogni… - [Sarah] Ah, il desiderio!

C'è stata una catastrofe, te ne rendi conto?

Una catastrofe mondiale!

E l'amore, i sogni sono gli stessi?

No.

[Sarah] Come nel Medioevo?

Io credo di no.

Credo che l'amore è cambiato, che i sogni sono cambiati.

Penso che tutto sia cambiato,

dopo questa guerra.

Sarah…

Hai ragione.

Diamo un bicchiere di champagne a Sarah Bernhardt, per favore?

Hai ragione.

Fortuny, questo è il mio sogno.

Per gli orfani di Italia, per i nostri giovani.

L'unico modo che ho di rispondere alla guerra è il teatro.

Un tempio per il teatro.

Io vorrei che lo costruissimo insieme.

Signora Duse, posso lasciare i fiori sull'altare?

Anche uno là.

[versi di rapace]

"Il figlio mio forte e sano

partì per una guerra che non aveva scelto

e imparò una parola che non comprese mai.

La parola 'nemico'."

Le avete lette?

Avevo ragione.

Non ti manca niente per diventare un autore.

Invece, mi mancava tutto.

Prima di conoscere voi.

Io vi guardo e vedo tutte le donne del mondo.

Siete come un enigma che mi tormenta e che non riesco a sciogliere.

Le pagine che ho scritto sono state l'unico modo

per avere l'illusione di avvicinarmi almeno un po' a voi.

Se trovo un solo graffio, ve lo addebito sulla vostra paga!

Eleonora mia, come stai?

[Eleonora] Bella la scenografia di Fortuny, eh?

Rappresenta egregiamente lo sprofondamento del pubblico

nel dramma ibseniano, ovvero un fiordo.

Guarda, tu sai l'amore che ho per Ibsen, ma per me è una storia vecchia,

non mi smuove più niente dentro, non…

Anch'io sono stanco del teatro degli addetti ai lavori,

che dopo un successo del genere

ci dicono che siamo dei "cani", che recitiamo con le mani in tasca.

- [Eleonora] Non c'entra. - Questo è un successo per merito tuo.

No, io voglio solo cambiare testo, voglio…

- Quale testo? - Un testo italiano.

Perché andare sempre a cercare, a cercare…?

Un inedito, un autore vivente!

Ce l'hai davanti, dai.

Giacomo Rossetti Dubois.

- Io? - No, io.

Posso capire, concretamente, di cosa stiamo parlando?

Di questo.

- Autore, un passo avanti! Avanti! - Ha ragione lui, un passo avanti.

Quante volte sono andate in scena le sue opere?

A parte quel testicolo castrato che ho visto al Teatro del Soldato.

- Mai. Mai, finora. - [Ermete, gridando] Mai!

Il teatro deve parlare di oggi, la gente si deve rispecchiare.

Il teatro non è un museo! Io ho bisogno del fuoco!

- Le parole della zoppa francese… - Forse la zoppa francese ha ragione.

Io sarei stato d'accordo con te

se mi avessi chiesto di mettere in scena un testo di Pirandello.

Anche di D'Annunzio.

[gridando] Non nominatemi D'Annunzio! Io non lo farò mai più!

- Mai più! - [Ermete] Tesoro mio…

Calmati. Perdonami.

Questa è robaccia e tu lo sai.

Credo nel suo talento.

Io no.

Tu devi capirmi, sennò, io devo andare per la mia strada.

Sai che ti dico?

"La forza dei giganti è una cosa eccezionale,

ma esercitare quella forza è una tirannia!"

[gridando] Sir William Shakespeare!

E togliti di mezzo tu!

[treno in movimento]

[Cecilia] Come procede?

Almeno dimmi qualcosa sul mio personaggio, no?

- Ne possiamo parlare a testo finito? - [Cecilia] Almeno la trama.

Dopodomani iniziamo le prove e non sappiamo ancora niente.

Santo cielo, lascialo in pace, smettila di dare tormento alla nostra drammaturga!

[Cecilia] Ma noi siamo così, siamo curiosi.

[Manrico russa]

[Benassi miagola]

- [Beatrice] Russavi. È brutto, dai! - Sei bella tu.

[risate]

Viaggi, parrucche, costumi de "La donna del mare"…

E con l'affitto del teatro arriviamo a centomila lire.

Centomila lire di che cosa?

Di debiti.

[Saturnino] C'è qualcosa che ancora non capisco…

[Désirée] Mi scusi.

Non si può fumare davanti alla signora.

[Eleonora, ridendo] No…

Ma lascialo fumare! Anzi, me ne fumo una anche io.

- Signora! No! - Dicevamo…

Io ho tutte queste persone intorno a me che mi danno degli ordini.

Comunque, dicevamo…

[Saturnino] C'è una cosa di cui non mi capacito.

Perché proporre a me di produrre uno spettacolo di teatro?

Lei è l'unico che ha la capacità di osare, signor Ciarcelluti.

Lo dimostrano le sue pellicole, "Cenere"…

Il cinematografo, appunto.

A proposito, ho una sceneggiatura perfetta per lei…

No, la fermo subito. Lei sa l'amore che ho per il cinema,

ma io ho capito che nel cinema non ho il mio posto.

L'unico mare in cui desidero nuotare è il teatro.

Ah! Ma il futuro è del cinematografo. Il teatro è morto.

Ma io sono viva!

Parliamoci tra uomini.

Saturnino, io sono capocomico da tutta la vita.

Le prometto che, se lei investe 110, guadagnerà almeno 120.

Sì, può darsi, però una compagnia di dodici attori

è veramente uno sforzo economico eccessivo per me.

[Eleonora] Possono essere undici.

Sono sempre troppi. Comunque, di che parla sta pie… sta pie?

[Giacomino] "Pièce."

- [Saturnino] Di che parla? - Dai.

- Il titolo è "Ecuba delle trincee". - È provvisorio.

- "Ecùba"? Che vuol dire? - La madre di Ettore, la moglie di Priamo.

- [Giacomino] Esatto. - Ettore? Un altro attore?

No, è mitologia greca, Saturnino.

- [Saturnino] Vabbè. Di che parla? - Mi sono ispirato alla mitologia greca

per parlare di espiazione, di lutto collettivo…

- Quindi… - [Eleonora] Non solo.

- [Giacomino] Non solo di questo, certo. - Lutto collettivo?

Diamoci del tu.

- Del tu? - Il tu innalza le anime.

- Ma io e lei non… - Io e te.

Io non potrei investire più di cinquantamila lire.

Désirée.

Io posso mettere questo.

Cassandra, profetessa, sorella di Ettore.

- Ah. - [Benassi] Sorellina.

- Benassi è Achille. - Achille! E chi, sennò?

Questo è per la maestra. Dov'è? È già arrivata?

Eccola che arriva, piccola cerbiattina.

Maestra!

[donna] Venite a vedere!

[Eleonora] Uh!

Datemi una mano a tirare giù le masserizie.

- Andiamo. - Maestra, è per voi.

- [Manrico] Questo? - Grazie.

[Saturnino] Questo, il primo, dai. Tirate giù.

- Chi fa Achille? - [Benassi] Sono io.

Tieni.

- [uomo] Questi sono i costumi? - Certo che sono i costumi.

- [Benassi] Sono orrendi. - Ma che orrendi! Sono bellissimi.

Sono accostamenti assurdi.

È uno spettacolo rigoroso, di tradizione.

Ma che ne sai tu? Che ne sai?

- Ha letto il testo? - È uno spettacolo sperimentale.

Sperimentale. Questa è la parola giusta.

Io aggiungerei le parole "necessità", Giacomino,

e "invenzione" e anche "urgenza".

[insieme] Abbi pietà anche degli altri morti.

Achille, restituiscili.

Gli dei mi dotarono d'artigli e d'artiglieria per decimarli,

ma non mi diedero un becco d'avvol…

[Benassi, ridendo] Scusate!

Benassi, perché ride? Perché sta ridendo adesso?

Davvero, scusi, ma io non ci capisco più niente.

"Artigli", "artiglieria", ripetuti di continuo,

"becco d'avvoltoi"…

- Dica la battuta come è scritta. - Piccola baronessa, non illuderti.

Non sono io che non riesco a recitare la battuta.

Qui il testo è tutto irrecitabile!

Che lei fosse stupido era chiaro, ma non mi aspettavo che fosse un "cane".

- No, ma io lo tiro giù. - [insieme] Smettetela!

[Benassi] Poi perché ho un elmo e sono vestito con questi costumi?

[donna 1] Calmati, calmati.

- [donna 2] È per provare. - [donna 1] Non interrompere.

- Scusate, scusate. - [Giacomino] Possiamo proseguire?

Il 17 febbraio 1673.

Ultimo atto del "Malato immaginario", scena del ballo.

Molière tossisce.

Gli si rompe una vena nel cervello.

Ma gli attori…

continuano a ballare.

Lo portano fuori dalla scena…

e gli attori continuano… continuano a ballare

e finiscono lo spettacolo.

Qualche ora dopo, Molière muore.

Questo è il teatro, Benassi.

Non si interrompe uno spettacolo

e non si interrompe una scena, costi quello che costi.

E tu, Giacomino…

Devi sapere che spesso

il problema è la battuta, non è l'attore.

Benassi, inventati qualcos'altro da dire e riprendiamo.

Riprendiamo.

[Cecilia] Merda.

- [uomo] Merda. - Merda.

Benassi.

Cerca almeno in scena di non essere un invertito.

Cara baronessa, il culo è necessario.

Il progresso lo implica.

Guarda, figlio,

le madri troiane

ridono nel pianto,

riportando a casa i cadaveri dei loro figli.

[donna 1] Vogliamo tornare a casa anche noi!

[uomo 1] Ridateci i classici! Ridateci i soldi!

- [donna 2] Vergogna! - Ssh! Silenzio!

[Eleonora] Figlio mio, riposa tra le mie braccia.

- [uomo 2] Basta! - [uomo 3] A casa!

Il mio ventre ti fu culla,

le mie braccia ti saranno sepolcro.

Riposiamo.

- [uomo 4] Vogliamo andare a dormire! - [uomo 5] Dubois, "vai a ciapà i ratt"!

[brusio]

Ma io so…

che le nostre sofferenze saranno raccontate

e che le generazioni future si ricorderanno di noi.

[urla di disapprovazione]

[dialoghi non udibili]

[inudibile]

[pubblico] Viva la Duse! Viva la Divina!

Viva la Duse! Viva la Duse!

[applausi]

- Che fa? Già ci lascia, signor Vate? - Impegni.

Beh, certo.

Faresti meglio a tornare al cinema. Il teatro non fa per te.

Smettila di fare l'archeologo. Tu sei un pioniere.

[Eleonora ansima]

[Eleonora] Gabriele, Gabriele…

Gabriele, Gabriele, Gabriele, Gabriele…

Gabriele, Gabriele…

Gabriele…

[sussurrando] Gabriele.

- [Giordano] Signora Duse. - Giordano.

[Giordano] Divina.

Da quanto tempo!

Il comandante è occupato, lo avviso subito.

Si accomodi qui intanto.

Le posso offrire qualcosa?

- [Eleonora] Grazie. - Prego.

[uomo 1] Comandante, ci siamo. Il tempo della rivoluzione è maturo.

Governo e socialisti stanno per cedere.

Una sola parola e tutte le squadre d'Italia seguiranno il Vate.

[uomo 2] L'ultimatum scade a mezzanotte.

[Gabriele] Potrei affacciarmi da qui, dopo l'incontro con il mio editore.

[uomo 1] No, da Palazzo Marino. C'è già un nostro tricolore sul balcone.

Eleonora.

Signori, Eleonora Duse! Il migliore dei presagi.

La divina creatura che il destino ha scelto per riscattare l'Italia.

L'unica mia certezza è questa donna. Vogliate scusarmi.

[uomo 1] Il fascismo sa riconoscere chi ha il dono del comando.

Ehm… Non rivelerò a Mussolini queste sue confidenze.

- Io non l'ho mai nominato. - [Gabriele] Prego.

[porta che si chiude]

- Che volevano da te quegli uomini? - L'anima in cambio del potere.

Una sola parola mia fatta di fuoco.

Li hai sentiti?

Nessuno potrà fermare la marea nera, alla sua testa il Vate!

[Gabriele ride]

L'idea di una guerra civile dovrebbe spaventarti.

Potevi dire: "No, io non parlerò ai vostri cani neri".

Mi affaccerò a quel balcone,

ma dirò il contrario di quello che vogliono loro.

Io parlerò di vita, non di morte.

La loro scimmiesca rivolta diventerà una vera rivoluzione

di poesia e di bellezza.

Neanche Gabriele D'Annunzio potrà cambiare il destino.

Qualsiasi esso sia.

Quando avrò vinto, tu dirai l'esatto contrario.

Gabriele, restami vivo.

Almeno tu.

Ti crederei…

Ti crederei se avessi risposto con un po' di gioia, un po' di lacrime

quando lasciavo cadere doni dal cielo solo per te.

Smettila.

Oggi tu non devi recitare la parte della donna che ama ancora il poeta.

[gridando] Ho contato a uno a uno gli anni in cui tu hai deciso di non incontrarmi!

[Eleonora] Hai visto come sono invecchiata?

Ti ho sognato.

È per quello che ho deciso di rivederti.

Solo l'insuccesso poteva costringerti a tornare da me.

Il tuo unico errore è stato quello

di affidarti a un cicisbeo con due cognomi e nessun talento.

- I fischi non erano per te. - Eri lì?

Aleggiavo.

Dammi "La città morta".

Senza nulla a pretendere.

[Gabriele] La storia ha deciso di riservare a noi un posto nell'Olimpo.

Perché neanche tra cento anni il tuo nome sarà libero dal mio.

[Giacomino] Signora Duse.

Io ho pensato tutta la notte e ci sono solo due strade possibili.

- Non capisco di che parli. - La prima strada è questa…

[si schiarisce la voce]

Bisogna riscrivere il testo dalla prima all'ultima battuta,

poi va rimesso in prova.

- Mi servono dieci giorni. - Giacomo, fermati.

- Lo spettacolo è sospeso. - È sospeso? Per quanto?

Non ci saranno più repliche di "Ecuba",

né a Milano né a Roma né da nessuna parte.

È… È finito.

Voi non potete farmi questo, lo sapete?

- Non posso farti questo? - [Giacomino] No.

Ecco chi è la Duse!

Sostituisce Ibsen con un giovane autore alle prime armi

e poi lo getta in pasto al pubblico senza dargli la possibilità di scrivere.

E il tempo di riscrivere…

[gridando] Non ti è mancato il tempo, Giacomino! Guardami!

Ti è mancato il talento!

Non c'è Duse che possa dartelo, neanche se ti aspettasse dieci anni!

Guardami bene negli occhi!

[vociare della folla]

[Gabriele, altoparlante] Dai vostri mille e mille volti

io vedo raggiare

una gioia virile

una maschia allegrezza!

È un bravo attore.

È istrione, sì.

[sussurrando] Domani cominciamo le prove de "La città morta".

Bello, bello.

[continua il discorso di Gabriele]

Io avevo fatto Anna nella mia giovinezza.

- [Giordano] Magnifica Anna. - Adesso rifaccio un'altra Anna.

Una vecchia Anna.

Un bel personaggio, perché è cieca.

- [Giordano] È cieca? - È cieca.

E io mi sento cieca.

Mai come oggi, una parola di bontà ebbe tale potenza.

Tutti i lavoratori devono intenderlo. Tutti!

Senza distinzioni di specie, di classe. Tutti!

Nulla… Nulla di vitale è possibile

fuori dalla nazione e contro la nazione!

[applausi e acclamazioni]

- [Gabriele] Ghisola… - [Eleonora] Gabriele.

Sono venuta.

[sussurrando] Ti acclamano, ma non ti ascoltano, lo sai?

Non è finita. Io…

Parlerò con Nitti e Mussolini e fermerò queste violenze.

- Tu, tu, tu… - Io, io, io.

Io, io, io.

Faremo dell'Italia una nuova Atene.

Io vedo, vedo, vedo, vedo… [ride]

- "La città morta." - Sì, infatti.

- Vai a Roma. - Sì, sì.

Portala al successo, mi raccomando. Portala al successo.

Sarà la pietra su cui costruiremo un nuovo Paese, te lo prometto.

Volevo chiederti una cosa su… Scusatemi, non c'entra niente.

Al quinto atto de "La città morta", volevo chiederti,

quando Leonardo racconta come ha ammazzato sua sorella,

io vorrei vederlo ammazzarla.

Come Otello e Desdemona.

Sì, vero, come Otello e Desdemona, perché…

[ridendo] Perché è osceno.

Perché è osceno, Ghisola.

- [Eleonora] No. - Sì.

Questa tragedia è visibile in tutto

perché tutto è invisibile.

Devo andare.

Vai a Roma, prima che sia troppo tardi.

Ghisola.

[uomo, altoparlante] Sciopero generale

in difesa delle libertà politiche e sindacali.

Tutti i treni sono sospesi fino al ripristino della legalità.

[brusio]

[voci indistinte]

[uomo] Sciopero sospeso!

Adesso tu mi porti questo treno fino a Roma. L'Italia deve correre.

Binario 7, tutti quanti! Veloci!

- Sono liberi? - [uomo] Un attimo.

[sbuffo del treno]

[verso di fatica]

[Benassi] Ecco.

Maestra, tutto bene?

Non ce la faremo.

Ma no, maestra.

- Ce la faremo. - Ci siamo sbagliati.

Andrà tutto bene, come sempre.

[Mussolini] Combattenti di terra, di mare e dell'aria!

Camicie nere della rivoluzione e delle legioni!

La parola d'ordine

è una sola!

[marcia in sottofondo]

[Mussolini] Vincere!

[acclamazioni]

[Mussolini] E vinceremo!

[sirene di allarme]

Fatto.

Si può rivestire.

No, io pensavo che i risultati fossero immediati.

No, ci vogliono alcuni giorni.

Sempre meno di quanto ha aspettato per farsi visitare.

Il dottore mi rimprovera.

No, non è un rimprovero,

ma le dico subito che un periodo di riposo è necessario.

- [Eleonora] No. - No?

Se devo morire, morirò, ma non strozzata dai debiti.

- Ho bisogno di lavorare. - È in tournée questo periodo?

No, sono in prova. È uguale.

Lo vede?

Mi resta solo il lavoro.

Che… è il mio veleno,

ma è anche il mio ossigeno.

È la mia cura, dottore.

[Enrichetta] Mia cara mamma,

ho smesso da mesi di contare le lettere che mi spedisci ogni settimana,

ma le leggo sempre tutte, dall'inizio alla fine.

A leggerti sembra quasi che tra noi non sia successo nulla.

D'altronde, si sa, sei la maestra della finzione.

Ma io ho deciso di non fingere più, mamma.

Ho deciso che il tuo bene è più importante del mio.

Quindi, sorridi.

Non ti darò mai più il dispiacere della mia presenza.

Ho capito che tu non mi sei nemica.

Semplicemente non mi hai mai voluto.

Per quarant'anni questa è stata la mia paura.

E ora che sei tornata a essere l'unica cosa che sai essere,

un'attrice, io ho capito.

[ovattata] Manca Désirée.

[Enrichetta] E la mia paura se n'è andata.

[ovattata] Dov'è la mia Désirée? Dov'è?

[Enrichetta] Perciò ti prego, mamma, non scrivermi più.

Perché i tuoi occhi sono l'unica cosa che mi può dare la speranza.

Ma dopo la speranza tornerebbe la paura e io non voglio avere paura.

Lasciami stare qui, nella pace di chi ha capito…

e non ha più paura di perderti perché sa di non averti mai avuto.

[dialoghi non udibili]

Questa lettura è un momento sacro. Andiamo avanti.

- Non ti vedo. - Non ti vedo quasi.

[Manrico] Non ti vedo quasi. Mi si torce il cuore. Parla.

Guardi tua sorella e sorridi.

Ma un pensiero torbido ti attraversa lo spirito.

No, no. Più verità nella confessione dell'incesto.

"Guardi tua sorella e sorridi

e un pensiero ti attraversa lo spirito."

Più spavento. "Un pensiero torbido…"

La desideri tua sorella!

[campanello]

Deve essere come sputare un pugno di chiodi.

La signora Duse è impegnata in questo momento.

Ci vorrà solo un attimo, la chiami.

No, non la chiamo, sta provando con i suoi attori.

- Buongiorno. - [uomo] Buongiorno.

Il capo del governo desidera parlare con lei.

È una trappola, signori?

È un invito personale del presidente a Palazzo Chigi.

Eleonora, rifiuta, per favore.

- Accetto. - Non accettare.

Non accettare. Ti useranno.

Perché non vuoi che faccia qualcosa di grande per il nostro Paese?

Non hai a cuore l'Italia?

Vado a prepararmi.

[Eleonora tossisce]

[Giacomino] Camerata, dispaccio per amministrazione.

Giacomino.

Anche tu sei qui.

Come stai?

Io e voi ci siamo già salutati.

[Eleonora] Désirée.

Signora Duse, lei sa che io non posso ricevere doni.

No, è un dono che io faccio a lei perché lei lo faccia all'Italia.

Questa cos'è, una chiesa?

Sì, esattamente.

È un tempio, un tempio per il teatro.

Un teatro che aspetta di essere edificato da lei.

Per gli orfani dei nostri caduti e per tutti gli italiani.

E le italiane.

Anch'io ho una sorpresa per lei.

Il governo intende prendere

una serie di misure nei suoi confronti, signora Duse.

Misure?

Ho sempre paura delle misure.

[risate]

Provvederemo noi a risanare i suoi debiti.

- Beh, grazie. - E non è tutto.

Inoltre, prevediamo di assegnarle un vitalizio,

una somma mensile, a suo nome.

Lei non deve più preoccuparsi di nulla, penseremo a tutto noi.

Adesso mi perdoni, l'ambasciatore francese mi aspetta.

Ah.

- [in francese] I miei complimenti. - [Mussolini, in francese] Grazie.

[Eleonora] Io…

La lascio in buone mani. I miei collaboratori mi riferiranno tutto.

Ah!

Coraggio, signora Duse, insieme ricostruiremo l'Italia.

Viva l'Italia.

[dialoghi non udibili]

[Eleonora] Sono le muse

che mi hanno dettato questo… questo…

queste forme, in un sonno che somigliava alla morte.

Era un sogno molto preciso, io non ho fatto che seguirlo.

Perché penso che bisogna seguire i propri sogni.

Penso che abbiamo qualcosa dentro di noi.

Non so come si può chiamare, è più forte di noi…

[voce non udibile]

È spirituale.

Arrivederci.

Grazie per il vitalizio.

[porta che si apre]

[Matilde] Eleonora.

Hai visto? Non mi hanno dato in pasto ai leoni.

[ride]

- [Matilde] Bene, bene. - Stupidotta.

No, signora, questa in testa non me la metti.

Adesso tu ti siedi, ti metti sul divano.

Il dottore è venuto a trovarti.

- Che bella sorpresa! - [Matilde] Memo. Memo.

- Vieni, Désirée. - [Matilde] Grazie. Désirée.

Vieni.

[Matilde] Adesso siamo qua, tu stai calma, tranquilla,

e ascolti il dottore, che ti deve parlare.

No, io prima devo dire qualcosa. Non ho più debiti.

- Bene. - [Eleonora] Ci pensa il governo.

Ne sono felice.

Secondo me, ci ha messo una buona parola Gabriele.

Certo.

Perché Gabriele, quando ci deve essere, c'è.

Poi mi danno anche un vitalizio per meriti artistici.

Non so, una specie di pensione per vecchi.

Ma non siete felici? Tu sempre con questo muso.

Tu meriti tutto, Eleonora, però adesso dobbiamo parlare, eh?

Ascolta il dottore, che ti deve dire delle cose molto importanti.

Non parlarmi come se fossi una vecchietta.

[Matilde] Una vecchietta, una bambina…

[ridono]

[Matilde] È seria. La questione è seria, Eleonora.

- Signora Duse. - [Matilde] Ti prego.

Uh, uh!

Le avevo promesso che sarei passato per le lastre, ricorda?

[Eleonora, gridando] No!

Non me le faccia vedere, non me le faccia vedere.

[Luciano] Da questo momento, lei deve smetterla di lottare contro il suo corpo

e iniziare a lottare per lui.

Sì.

- Curarsi, riposarsi e nient'altro. - Sì, lo farò, dopo la tournée lo farò.

Le sto dicendo che questo deve diventare il suo unico comandamento.

Ora che non deve più preoccuparsi dei suoi debiti.

[Eleonora] Io le sto dicendo che la ascolterò.

Ma…

potrò dire addio alle scene a modo mio, no?

Io andavo sulle scene quando avevo quattro anni!

- Sto parlando della mia vita. - Eleonora, basta!

La compagnia è sciolta, non ci sarà nessuna tournée. Ecco.

Cosa sono queste?

[Matilde] Sono le lettere di dimissioni che ho fatto firmare ai tuoi attori.

Tranne Memo, che si è rifiutato.

Malattia terminale? E aspettare che arrivi la morte?

Ho sacrificato la vita pur di vederla splendere ancora una volta.

Una sola.

- Come ti permetti? Come ti permetti? - [Eleonora] Maledetti! Maledetti!

[gridando] Volete seppellirmi mentre sono ancora viva!

- Sono viva più di te! - Ti stai scavando la fossa! Non capisci?

[respiro affannoso]

[dialoghi non udibili]

- [uomo] Buonasera. - Buonasera.

- Due biglietti per Venezia. - [uomo] Sì.

Prego.

[colpi di tosse]

[respiro lento]

- [Eleonora] Prossima fermata? - Castel dell'Orso, signora.

- [Eleonora] Grazie. - [uomo] Prego, signora.

Giordano!

[musica di pianoforte]

Che cos'è successo?

No, niente, un improvviso, un improvviso.

Ma come? Non capisco.

È passata, è passata.

Ma qualcosa di grave?

No, realmente no. Mai niente è grave.

- [Eleonora] Come "mai niente è grave"? - Non con lui.

[musica di pianoforte]

[Eleonora] Luisa!

Eleonora!

- Sei qui per lui? - Sì.

Io sono qui per lui giorno e notte. Si è risvegliato.

Ma di che cosa parli?

Lui era qui e… Era qui e…

[ridendo] È volato! "Come l'Arcangelo", ha detto.

Non è possibile, lui mi ha scritto che stava bene.

È risorto.

[Gabriele, con voce debole] Stella del mattino…

Arrivi sempre inaspettata.

Siediti, siediti.

Qui.

Perché mi hai mentito nelle tue lettere?

Può succedere… in tanti anni.

- Quale lettera intendi? - Perché non mi hai detto del coma?

Perché tanto non ti saresti preoccupata comunque.

Che cosa sei venuta a chiedermi questa volta?

[Eleonora] Non sono venuta a chiederti niente.

Sono venuta solo a ringraziarti.

Di che cosa?

[Eleonora] Come "di cosa"? Dell'intercessione.

Ah!

L'intercessione è una cosa da santi.

Mussolini.

- Vi siete incontrati? - [Eleonora] Ma certo.

Anche tu nel retino delle farfalle.

Ma quali farfalle?

- Mi ha anche offerto un vitalizio. - Un vitalizio?

Grazie per che cosa?

Perché continui a mentirmi anche quando so benissimo

che sei tu che l'hai chiamato e l'hai obbligato a incontrarmi?

Perché non vuoi accettare un grazie per una volta che te lo meriti?

[ride]

Io ho sempre accettato tutto da te.

Gli schiaffi, gli sputi, i grazie, i pianti…

Ma non merito né l'uno nell'altro questa volta.

Se quel finto Cesare ti ha sepolto sotto un'elemosina,

non è a me che devi dire grazie.

Mi ha promesso di costruire il teatro con tutti i muri bianchi,

esattamente come nel mio sogno.

[ridendo] Eleonora Duse

è incapace di riconoscere un attore…

se lo trova fuori dal palcoscenico.

Tu e io saremo insieme di nuovo.

Tu scriverai delle nuove opere e io le interpreterò di nuovo.

Poi i giovani verranno a vederle.

"Faremo dell'Italia una nuova Atene."

Sono le tue parole.

Le mie parole…

E che cosa ti ha detto quello esattamente?

Mi ha ascoltata, molto a lungo e con molta attenzione.

E poi? Cosa?

Poi mi ha detto che ci rivedremo per parlare del teatro.

- Quando vi rivedrete? - Non so, presto.

- Quanto presto? - Non so, dipende…

- Dipende da te? - Sì, certo.

Niente dipende da te, né da me, Ghisola!

Siamo polvere da gettare al vento e da dimenticare!

[gridando] Perché parli così?

[gridando] Ti hanno presa in giro! Ti hanno presa in giro!

[respiro affannoso]

Con quei quattro centesimi ti hanno impagliato.

[Gabriele] Resta con me!

Prendilo! Prendilo! Prendilo!

Via! Via!

Lascia quest'Italia beota al suo destino!

- Lo facciamo qui noi il teatro! - Vieni a prenderlo!

- No, no, Ghisola! - [Eleonora] Vieni a prenderlo!

- [gridando] Via! Via! - [gridando] Io resterò qui!

- Scriverò ancora per te! - Via!

[gridando] Ghisola!

[dialoghi non udibili]

[Eleonora, in francese] "Vivi, se mi credi,

non aspettare il domani.

Cogli oggi le rose della vita."

[in italiano] Io amo le rose.

[Eleonora] Enrichetta.

[in inglese] Dite ciao alla nonna!

Enrichetta!

[Eleonora ride]

[Eleonora] Enrichetta!

Amore! Amore!

[Eleonora, in inglese] I bambini…

[Enrichetta] Nora!

[in inglese] Quante volte ti ho detto

di non toccarti i capelli mentre mangi, per favore.

[Eleonora] Mmh.

Guarda che anche tu facevi sempre la stessa cosa quando eri piccola.

- Ti ti ti ti. Così. - Ah, sì? Non me lo ricordo.

[in inglese] Tutto il cibo nei capelli!

Non faceva la brava la vostra mamma.

[ridono]

[Enrichetta, in italiano] Vi fa ridere la nonna, vero?

Sarebbe bello se la nonna stesse sempre insieme a noi, no?

Non trovate?

Sì, sarebbe bello.

Vi annuncio che la nonna verrà a Londra.

[ridono]

Vivremo tutti insieme. Tutti. Siete contenti?

Io andrò a Londra.

[in inglese] A Londra!

[Eleonora tossisce]

[in inglese] Mamma, perché la nonna tossisce sempre?

Perché, mamma?

[in inglese] Perché la nonna è stanca e ha bisogno di riposare.

Ha bisogno delle nostre cure.

Désirée!

Désirée, dove trovo i vestiti?

[in inglese] Torno subito. Occupati di tua sorella.

Désirée!

[colpi di tosse]

Nora e Halley hanno bisogno di essere…

Che significa questo?

Pura aria di montagna.

Vuoi provare?

I genitori devono morire, Enrichetta.

Sarebbe potuto succedere molto prima.

O molto dopo.

È una vita che trascino la croce della tua assenza.

Sono stanca dei tuoi no, delle tue omissioni.

Sono stanca di esserti estranea!

Sei così arrabbiata…

Voglio che mi guardi come guardi Désirée.

Tu sei l'amore…

della mia vita.

No, no.

Tu sei l'amore della mia vita.

Aiutami.

Aiutami se vuoi aiutarmi.

"Quando Pinocchio entrò nel teatrino delle marionette,

Arlecchino lo vide e smise di recitare.

'Sogno o son desto?'

'È Pinocchio! È Pinocchio!', gridò Pulcinella.

'È Pinocchio! È Pinocchio!', gridò Gianduia.

E tutte le marionette dalle quinte salirono sulla scena.

E Pinocchio saltò davanti

poi saltò sulla testa del direttore d'orchestra

e poi schizzò sulla scena.

Ma il pubblico dalla platea si impazientì

e cominciò a gridare:

'Vogliamo la nostra commedia!' 'Vogliamo la nostra commedia!'

Allora uscì fuori il burattinaio.

Un omone così brutto che faceva paura solo a guardarlo.

Aveva una lunga barba nera

come uno scarabocchio d'inchiostro.

Era così lunga che, quando camminava…

[batte i piedi]

…ci camminava sopra, zoppicando.

Aveva una bocca enorme

che sembrava volesse…

[gridando] mangiare tutti i bambini.

[gridando] 'Tu hai osato interrompere il mio spettacolo!'

Poi guardò Gianduia. 'E tu perché ridi?'

'Ma io…', disse Gianduia. 'Io sono vicino al mio amico Pinocchio.'

'Via, via da qui, Gianduia!'

[ridacchia]

'Tu, Pinocchio…

Io sono ben contento

perché ho di là in cucina un bel montone che sta arrostendo,

ma non avevo più legna e tu questa bella legna fresca di pino

adesso io la metto a fare una bella fiammata.'"

[Enrichetta, gridando] Sei pazza! Smettila, basta!

Tu sei pazza.

[Enrichetta, in inglese] Va tutto bene.

È ora di dormire.

Non è reale, è solo una storia.

Non è niente, non è niente.

È solo un gioco.

Non c'è niente di vero.

[colpo]

"Io… Io sono Mangiafuoco!

Voi avete interrotto il mio spettacolo e brucerete tutti nel mio caminetto!"

[gridando] Basta! Basta!

Basta.

Mamma!

Mamma!

Mamma!

[Eleonora] Enrichetta, "ma" pupa.

Sono tre le cose che desidero appassionatamente.

Lavorare, vivere, morire.

Tre, appassionatamente.

E in questo momento, la paura di lavorare mi fa impazzire.

E senza lavoro, allora, nessuna ragione di vivere.

E morire… non si può sempre farlo quando lo si vuole.

Ma capitano giorni in cui smarrisco la via.

Io non so come ricominciare,

ma so che la mia casa è la traversata.

Avanti, dunque.

Ti abbraccio, cuore e anima.

So che tu non mi capirai e per questo ti ho già perdonato.

"Maman".

No.

Io non ho mai avuto così freddo.

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