All language subtitles for Femmine di Lusso (Giorigio Bianchi, 1960).ITA It

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Original subtitles

- Buongiorno. Dormito bene? - Non me ne parlare, malissimo.

- Cosa l'ha disturbata? - II mal di mare!

- Strano! Il panfilo è fermo ad Ischia. - Per te, per me era in alto mare.

In burrasca, anzi. Certi cavalloni, caro!

- Un sogno, signore. - Un incubo semmai!

Credevo di essere su una nave pirata. C'eri anche tu, sai?

Avevi una benda nera sugli occhi e una gamba di legno.

- Volevi costringermi a mangiare delle salsicce. - Le domando scusa.

Le salsicce non sono il cibo più indicato per chi ha mal di mare.

- Fa colazione? - Non parlarmi di colazione...

o mi vengono i conati. - Si è trattato solo di un sogno.

Sì, ma il mio stomaco non lo sapeva.

- E' già sceso qualcuno? - Non ancora, signore.

- Allora sono arrivato primo. - Evidentemente.

Ho fatto bene a mettere la maglia rosa.

- Mariella, dove sei stata? - Ero su a prendere il sole.

Vieni.

- Buongiorno, Ugo. - Ciao, papà.

- Hai trovato Nencini? - Cosa? - Ti ha prestato la maglia gialla.

- E' tutto pronto, bene! Ho tanta fame. - Si dice appetito.

- Uova al bacon... benissimo! - La pancetta è ben rosolata?

- Certo, signorina. - Volete farmi vomitare?

- Non esagerare con questo mal di mare. - Papà, falle tagliare i capelli. - Eh?

- Falle tagliare i capelli. - Parla forte!

- Falle tagliare i capelli! - Non intrometterti in queste cose.

- Sono un romantico, amo le donne con i capelli lunghi. - Anch'io.

- Hanno un altro fascino. - lo me ne vado.

- Però i capelli glieli farei tagliare. - Ah!

- Cos'ha? - Gli dà fastidio il mare.

- Perché l'hai portato? Non voleva venire. - lo invece volevo che venisse.

Deve cambiare ambiente e non stare sempre con le stesse persone.

- Vuoi dirmi qualcosa? - Si.

Vorrei sistemare la signorina nella cabina di fronte a quella di suo figlio.

- Io? - Cosa c'entri tu? Parla di Luciana. D'accordo.

Poi fai trovare a Madame Bressant tre dozzine di gardenie.

Se non le trova in cabina, è capace di tornare a Parigi.

- Bel caratterino. - Sai come sono le dive.

- Del cinema? - Che cinema? La Bressant è una celebre cantante.

- Urla come Mina? - Ma che Mina d'Egitto, andiamo!

- La Bressant è la più famosa soprano del teatro lirico. - Quella è la Tebaldi.

Fatti sentire così siamo a posto.

Si assisterebbe a qualcosa di più terribile di una conferenza per la pace!

- La tua opinione? - Mi sembra perfetto.

Grazie.

Non pensi che ci vorrebbe un po' più di calore nell'interpretazione?

- No, hai un senso della misura così preciso. - Ah, sì?

Allora leggi!

Leggi cosa ha scritto Lansbury su di me a proposito di questo disco!

- Non parlo l'inglese. - Due schiaffi glieli puoi dare in qualsiasi lingua.

- E' a Londra. - Ci sono aerei in partenza tutti i giorni.

- Un critico ha il diritto di criticare. - Le altre sì.

Ma io sono un'artista arrivata, ho dato me stessa al pubblico...

e sono al di sopra di ogni critica. - Appunto, non te ne curare.

- E' sempre la soluzione più comoda per te. - No, è la più ragionevole.

- La macchina è pronta, signore. - Grazie.

- Smentisci questo signore. - È come?

Accetta di inaugurare la stagione a Covent Garden.

Questa è una decisione che devo prendere io.

- Non immischiarti nel mio lavoro. - D'accordo. A più tardi, cara.

- Alberto? - Mhm?

- Non dimenticarti l'appuntamento con il visconte. - Quello del casinò?

- Figurati se me ne scordo! - La tua ironia è fuori posto.

- Non è dell'ironia. - E' un ottimo investimento.

Quando me ne ha parlato, ho capito che sarebbe stato un affare per te.

Ne sono convinto anch'io.

- Pronto? < Luca?

- Mia cara, è lei! < Sì, - Se non fossi sveglio...

dubiterei di stare ancora sognando.

Mio marito l'aspetta alle 13 al club del golf.

- C'è la signora? - Veramente... - C'è c'è!

C'è ma non può ricevervi, ha un terribile mal di testa.

Il signore aveva un appuntamento. Prego, si accomodi.

Ciao, Alberto. Siediti, sono subito da te.

Fai pure.

Non indosserei questi modelli nemmeno per un funerale.

E non parliamo della fotografia! Perché non chiamate Julian?

Con i soldi che gli dobbiamo non ci fa le foto nemmeno per il passaporto.

E il suo pezzo sul defilé poi? Era un approssimativo.

< Ha inventato tutto!

- Non è colpa sua, tenga. - Meno male.

- Passo il materiale in tipografia? - Passi, passi.

Mi raccomando, almeno la fotografia per la copertina.

- Signorina, venga un momento. - Alberto, che fai?

- Dove hai il conto corrente? - All'agenzia di credito qui sotto.

- Ma si scopre di giorno in giorno. - Lo spogliarello va di moda.

- Signorina, depositi questo e paghi quei due. - Va bene.

- E' sufficiente? - Altroché!

- Ma perché, Alberto? - Un cachet per il tuo mal di testa.

- Non era il caso. - I creditori in anticamera non sono decorativi.

Creditore deriva da credito e più uno ha credito, più vale.

Tu che sei un uomo d'affari dovresti saperlo.

Sì, ma se si tratta di un miliardo.

Se è un milione invece, il credito diventa debito.

L'economia ha le sue leggi.

Di quanti miliardi è il bilancio di questa tua impresa?

Smettila di prendermi in giro!

Se non ti volessi il bene che ti voglio, finirei per odiarti.

Stai sprecando il tuo tempo in questa baracca.

- Il mio tempo o il tuo denaro? - Non hai bisogno di questo giornale.

Ma per essere indipendente sì, per sentirmi attiva.

- Con una rivista passiva. - Non lo sarà sempre, vedrai.

Un giorno ti restituirò fino all'ultimo centesimo quello che mi hai anticipato.

E tutte le ore preziose che avremmo perduto inutilmente?

Non inutilmente, Alberto.

Cerca di comprendere anche me.

Non sono la donna che può accettare la situazione di mantenuta.

Sai benissimo di essere l'unica donna che conta per me.

Ma ce n'è un'altra, tua moglie!

Non aspetta altro che diventi la tua mantenuta.

Avrebbe partita vinta, riuscirebbe a farmi escludere dal nostro ambiente.

A noi due resterebbe un quartierino di lusso per i nostri incontri segreti...

e i bar di periferia.

Anche ammesso, c'è un lato romantico.

Oh, Alberto!

Non chiedermi di recitare una parte che non è la mia.

Io odio "la dama delle camelie" anche quando la canta tua moglie.

- E' tardi, devo scappare. - Non fai colazione con me?

No, ho un appuntamento.

Qualche volta sono anche i tuoi appuntamenti che ci rubano il tempo.

Sì, ma questo è un affare che riguarda anche te.

Ah, sì? Di che si tratta?

Te ne parlerò se riesco a concluderlo.

- Cos'è che non la persuade nella mia proposta? - Tutto.

Ci sono molti casinò in Europa che stanno sulla terraferma...

e tuttavia navigano in pessime acque.

La mia idea di metterne uno su un battello per lei è destinata al naufragio?

Esatto però la sua proposta ha un lato molto interessante.

- Ha colpito la fantasia di mia moglie. - Si, la mia idea non le dispiaceva.

L'idea... e anche l'ideatore.

- Lei, insomma. - Adesso non la capisco più.

Si accomodi.

E' la prima volta che Adriana mi parla di un'impresa che potrei finanziare.

Probabilmente non è il primo che ha corteggiato mia moglie...

per arrivare a me. - Lei vede la cosa sotto una luce che...

Che darebbe fastidio a un marito in circostanze normali.

- Adriana le ha detto che ho un'amante? - No, mai.

Ma lo sa perfettamente e un bel giorno potrebbe decidere di rendermi la pariglia.

Non ho fatto nulla per affrettare questa decisione.

- Ma non è detto che possa farlo. - Non mi permetterei mai.

- Neanche se la pregassi io di permettersi? - Cosa?

Spero che non mi manderà i padrini per la proposta che ho osato farle,

- Francamente non ho capito nulla. - La credevo più spregiudicato.

Io un po' meno.

Allora ha capito?

Sì, vagamente.

- Dove vuole arrivare? - A ottenere il divorzio.

E' un desiderio legittimo per un uomo che ama un'altra donna.

Evidentemente sua moglie è ancora innamorata di lei.

Perché si rifiuta di rendermi la mia libertà? No!

Mi considera un marito comodo, le sono utili il mio nome e la mia posizione.

La sua idea è più sballata del mio casinò galleggiante.

Se lei fosse un uomo d'affari, non rifiuterebbe un guadagno sicuro...

senza perdite.

- Ma certi bilanci in amore non sempre quadrano. - Cioè?

Il consenso del marito toglie ogni fascino all'adulterio.

- Sigaretta? - No, grazie.

- Andiamo a fare colazione? - Sì.

Peccato, volevo invitarla in crociera sul panfilo di un mio socio...

con la scusa di studiare il progetto del casinò galleggiante.

- Mi dispiace, ho un impegno. - Mi troverà solo fra due fuochi.

- L'amore e... - La gelosia.

- SÌ... e poi le liti. - Già.

Mia moglie odia Elena.

- Elena è... - Sì. - Elena Le Garde è deliziosa.

- La conosce? - Credo di averla già sentita nominare.

- E' nota nell'ambiente dell'alta moda. - Ah, ecco.

Avremmo passato qualche giorno piacevole e divertente.

Divertente, sì.

La sua idea è davvero divertente.

- Perché non accetta allora? - Infatti accetto.

Si finisce sempre per intendersi tra uomini di spirito.

- E d'affari. - Naturalmente!

< Signora, siamo a Napoli.

Sì, grazie!

< Napoli, signore! - Va bene, mi porti un caffè!

- Ecco, signore. - Grazie. - Prego.

Non fa niente, passo più tardi.

- Sei venuto per rubarmi un altro bacio? - A chiedertelo casomai.

- Rubare non è bello. - Ma io te lo regalo.

Adesso vai.

- Benarrivata. - Buongiorno. - Ha fatto buon viaggio? - Ottimo.

- I suoi bagagli dove sono? - Li sta portando il facchino.

- Perché ha voluto disturbarsi? - Nessun disturbo.

Volevo mandare mio figlio, ma soffre troppo il mare.

- Sono venuto col motoscafo. - Io adoro il motoscafo! - Sì?

- Non si doveva disturbare. - Ma no, nessun disturbo!

Per una donna come lei è un piacere, Venga!

< (altoparlante) E' in partenza il direttissimo Roma - Napoli - Palermo.

- Sono suoi questi? - Eh?

Sì.

- Dov'erano? - Li ho trovati sotto la coperta.

Che fa? Il treno è già in moto.

- Ha visto le foto che mi sono fatta fare per la sua pubblicità? - Perbacco!

Cara Luciana, come dire... lei ha una bellezza da infarto!

Sono stupende!

- Cosa c'è? - I soldi.

- Eccoli li. - Mancano 80 o 90.000 lire.

- Le ha perdute? - Le ha prese lui, ne sono certa.

- Lui chi? - Nessuno, il ladro.

Se mi hanno derubata, deve essere stato un ladro.

- Vuole denunciare il furto? - No e a che serve?

Se non so chi è stato, è tutto inutile.

Non ha nemmeno dei sospetti? Qualcuno sarà entrato nella cabina.

- Chi vuole che entri? - Il controllore, il facchino...

- lo non faccio entrare nessuno nella mia cabina. - Brava!

Brava!

La bellezza è un patrimonio che bisogna amministrare.

- Sa che mio figlio è scapolo? - Ah, sì?

Vorrei che gli facesse un po' di compagnia.

Certi compiti non rientrano nel mio contratto pubblicitario.

Non mi fraintenda, non sarebbe la prima volta...

che una ragazza come lei sposa il figlio di un industriale.

Si, nelle favole!

Mio figlio all'età sua non va ancora in giro con le ragazze.

Ha certi pallini in testa che a me proprio non vanno.

< {Ugo) Dove lo metti Anquetil? - Qui?

- Devi metterlo da quella parte. - Va bene.

Di là voglio solo corridori della mia squadra.

- Credevo che questo fosse uno della sua squadra. - Magari!

Quello spilorcio di mio padre non me lo vuole comprare.

Con Anquetil tutte le tappe sarebbero mie!

- Sai cosa vorrebbe dire per me? - No, signore.

- Sei rimasto a Binda e Guerra. - A Rita Hayworth, signore.

- A che cosa? - A Rita Hayworth.

- Cosa c'entra Rita Hayworth? - Anch'io una volta...

mi divertivo ad appendere le foto alle pareti della mia cameretta.

Si, ma io non mi diverto. lo lavoro!

Voglio avere un quadro più preciso della situazione.

- Qui i miei corridori, lì gli avversari. - È in mezzo un frescone.

Con te è meglio non parlare di certe cose perché non te ne intendi.

- Quando arriva il fotografo? - Quale fotografo?

Quello che deve fotografare Luciana, la cover girl. E' arrivata, sai?

- Sei tu che devi occuparti di lei. - Perché devo farlo proprio io?

Sei tu il direttore dell'ufficio pubblicità.

Non credo alla pubblicità con le donne nude.

Cosa vuoi che gliene freghi alla gente delle donne nude?

- Invece gli frega degli uomini in mutande. - Il pubblico vuole forti emozioni.

Vuole vedere il muscolo contratto, teso nello sforzo...

e il raggiungimento del traguardo. - Le donne non danno forti emozioni?

Sì, ma sono un'altra cosa.

Vuoi mettere un bell'arrivo in volata con tutto il gruppo dietro...

e il pubblico che grida: "Dai! Dai!" - Vai a prendere Luciana. - Vado.

A forza di trascurare lo sport Sei diventato grasso.

Non sono grasso, sono formoso.

Vedrai quando avrai la mia età, eh?

- Edmondo, evviva le donne! - Effettivamente, signore.

Viva Rita Hayworth!

- Che fai? - Stavo guardando l'orologio.

- Porco! - Ma se guardavo l'orologio.

Perché non vedi l'ora di imbarcarti su quel panfilo pieno di donne!

Non sappiamo se su quel panfilo ci sono delle donne.

Ci sono e tutte nude. Tu non fotografi le donne nude!

- Sono modelle. - Nude!

- E' un nudo artistico e poi non guardo. - Come fai a fotografarle se non guardi?

- Con gli occhi bendati? - Le guardo ma non le vedo.

Ora questo povero cieco...

deve imbarcarsi su questa brutta nave...

con tutti mostri sopra...

solo solo perché naturalmente io non posso venire.

- Tu non puoi venire. - Perché non posso venire?

Vuoi essere libero di fare le tue porcherie, vero?

Ho speso tutti i soldi che avevo...

per farti fare per pochi giorni la vita da signora a Ischia.

Adesso per favore torni a Roma e mi lasci lavorare in pace.

Ci vedremo al mio ritorno.

Adesso perché piangi?

Perché io ti conosco.

Non voglio che altre donne ti abbraccino, ti accarezzino...

e ti bacino così.

Allora non parti?

- Sì, ma dopo. - Dopo che cosa?

Dopo che mi hai aiutato a sistemare le valigie.

- Mi hai fatto fare tardi. - Ti dispiace tanto?

- Sei sicura che ti voglio bene? - Sì.

- Allora quando parti? - Appena ti sei imbarcato.

Brava, bacino.

- Ho detto bacino, non amplesso disperato. - Buon divertimento.

Non vado a divertirmi, vado a lavorare.

Una fotografia dopo l'altra.

- Ed è come se tu fossi là, con me sempre, - Ne sono sicura.

- Ciao! - Ciao!

- Ci rivedremo prestissimo. - E' questo che mi fa stare allegra.

- Arrivederci. - Ciao.

Ciao!

Le valigie della signora nella cabina numero quattro.

- Scusate, vado a cambiarmi. - Aspetti, assaggi il mio drink.

- Grazie. - Ecco qua.

Lasceremo Ischia questa sera e punteremo verso la Sicilia...

facendo scalo a Taormina. - Magnifico!

Portiamo la nostra Elena nell'isola incantata dove sbarcò Ulisse...

reduce dalla guerra scatenata a un'altra Elena.

Non sapevo fosse un esperto di storia greca.

E' molto istruito. Legge "Oggi", "La domenica del corriere"...

..e fa sempre le parole crociate. < Mariella! - Perché, non è vero?

Speriamo non ci siano tempeste!

- Sarebbe meglio mettere Adriana ai ferri. - Zitta, per carità.

Se la sente, si cola a picco prima della partenza.

- Conosce il visconte di Sauvin? - Buongiorno.

< Sauvin, madame La Garde. - Molto lieto.

< Non fa niente! Allegria!

- Rompere un bicchiere porta fortuna. - Però rovina anche un paio di scarpe.

- Mi dispiace. - Non è niente, devo solo cambiarmi tutta.

Non essere esagerata.

Peccato, le sue scarpe erano così intonate con il cappello.

Finalmente un uomo che capisce qualcosa dell'eleganza delle donne.

- A più tardi. - Certamente.

- Signore, il fotografo è arrivato. - Bene. - E' già al lavoro.

- Mando un marinaio a pulire. - Ecco, bravo.

- Guardi questo quanto è bellino. - Questo qui va bene.

- Anche il colore può andare. - Questo qui va bene.

- Mi hanno detto che è un bravo fotografo. - E' la verità.

Io sono il miglior fotografo che esiste.

- Solo uno mi batte come fama. - E chi è?

Quello che ha sposato la cognata di Filippo d'Inghilterra...

con la differenza che lui viene chiamato "il fotografo dei principi"...

e io invece sono "il principe dei fotografi".

< E' meglio questo come colore, no?

< Sì, s'intona con il costumino.

< Questo è in tinta, va benissimo.

< Dia a me.

Che belle gambe! Ha veramente una gamba perfetta, classica.

- Lei ha proprio un bel profilo. - E lei lo chiama profilo questo?

Perché non fa una fotografia nuda nel mio studio?

Serve a un mio amico produttore.

La signorina va guardata solo attraverso l'obiettivo della macchina fotografica...

e non ad occhio nudo. - Non posso mica saldare l'obiettivo nell'occhio.

- Io devo vedere i colori intorno... - Ho capito, va bene.

- Edmondo, che cabina hai riservato al signore? - La numero sei.

C'è anche uno stanzino che potrà servirgli da camera oscura.

Se non si comporta bene, la chiuderemo nella camera oscura.

- Mi mettete in castigo? - Andiamo.

- A più tardi allora! - Da questa parte. - Grazie.

La signorina appartiene al reparto pubblicità.

Allora con la signorina niente.

- E con le altre? - Le altre sono signore.

Perché non sostituite le cinture di salvataggio con quelle di castità?

- Buona questa, eh? - Da questa parte.

< (Elena) Un momento!

- Da parte del commendatore Lemeni. - Oh, grazie. Molto gentile.

Quando parla, non si capisce se scherza o fa sul serio.

- A bordo c'è qualche donnina facile? - Ogni donna è facile.

- Diventano difficili solo quando desideriamo disfarcene. - E' vero!

Che bella! Aspetti un momento. Signorina, ha bisogno di aiuto?

- Certo, chiuda quella porta. - Grazie.

Ehi, ma...

- Per fortuna che erano facili. - Per chi possiede miliardi...

come gli altri ospiti di questo panfilo.

Ecco la sua cabina.

Non è vero che per conquistarle bisogna avere dei miliardi.

A me che sono un fotografo capitano delle occasioni fantastiche.

Forse sarà per l'ambiente che frequento...

ma io di avventure con le donne dell'alta società ne ho avute molte!

- Avventure spiacevoli, immagino. - Come sarebbe a dire spiacevoli?

- Ceffoni o pedate del marito. - Ma quelle sono barzellette.

Sa invece cosa mi è capitato?

Giorni fa stavo visitando il castello di un principe romano...

con tutta un'ala disabitata a lume di candela.

Chi viene fuori dalla penombra? Una duchessa!

Mica una contessa o una baronessa, ma una duchessa piena di stemmi.

Aveva stemmi e corone ovunque.

- Mi viene vicino e con la manina... - E' inutile che prosegua, signore.

Ho visto anch'io "La dolce vita" del signor Fellini.

Non condivido il suo punto di vista circa la vita dissoluta del gran mondo.

I nobili sono gente seria, serissima.

Io ho avuto l'onore di servire in molte case patrizie...

e i nobili non si spogliano mai dopo cena. - Ah, no?

- Cenano nudi. - Ah! - Con permesso.

Cenano nudi?

Qui si cena nudi! Ceniamo nudi!

Stasera si cena nudi, capito?

Stasera vado là nudo e ceno. Che bella vita!

Sono libero!

- Cosa fai tu qui? - Lo stesso che fai tu.

- Io faccio il fotografo qui. - Il porco fai, non il fotografo!

- Ti ho visto e ti ho sentito. - Piano. - Il castello del principe!

La duchessa con corone e stemmi!

Aveva lo stemma anche sulle mutande?

Quella è una storia inventata per fare impressione al maggiordomo.

Come ti sono venuti in mente tutti quei particolari?

L'ho visto ne "La dolce vita".

- L'hai visto? - No.

- Non hai visto "La dolce vita"? - No. - Che sfortuna che ho!

Il maggiordomo l'ha visto e tu no!

Adesso ti vesti e te ne vai.

- I miei vestiti sono sul molo. - Sul molo? - Sono venuta a nuoto.

- Potevi affogare, no? - Come?

Dico... potevi affogare anche! Incauta!

Adesso ti metti qualcosa di mio e te ne vai subito.

Va bene?

Siamo partiti.

Mamma mia, cosa facciamo?

- Non mi hai ancora salutato. - Ah, no? - No.

Ma chi si vede! Che bella sorpresa!

Vogliamo fare una canasta? lo e Bressant contro chi vuole.

Soci anche nel gioco così potete imbrogliare tutti come negli affari.

- No, grazie. lo non gioco. - Elena? - Neanch'io.

Trovo inutile restare qui quando fuori c'è un cielo pieno di stelle.

Credevo fossi più interessata alle cose terrene che a quelle celesti.

Le stelle in terra si spengono presto.

Se alludi a me, ho intenzione di brillare ancora per molto.

- Non sono una rivista di moda. - Adriana, se continui...

"Pucipaco".

Che vuol dire "Pucipaco"?

E' una parola magica che si usa in India.

- Sei stata in India? - Anche.

E' lì che ho imparato a difendermi dalle tigri.

- "Pucipaco". < {Mariella) "Pucipaco! Pucipaco!"

Divertente, no?

Si, molto.

Vado fuori a respirare.

Facciamo questa canasta che è molto meglio.

- Luca, mi fa compagnia? - Non so giocare.

- Gioco io. - Bene.

< Finalmente, venite qua.

< Come ci disponiamo?

Io gioco con Luciana e Bressant con Adriana.

- E io? - Vada, piccola.

Le lascio il mio posto. Lemeni si lascia spogliare da lei più volentieri.

< Vediamo chi fa le carte.

- Lei ha cantato anche in America? - Si. - Sono nota in tutto il mondo.

Dove non mi conoscono di persona conoscono la mia voce con i miei dischi.

- Io ne ho moltissimi. - Miei?

No, di Modugno, Dallara, Mina.

- Non so chi siano. - Ho anche un disco d'opera.

- La Boheme! Bellissimo! - Giochiamo, giochiamo.

- Cantato dalla Tebaldi. La conosce? - No.

Bella voce.

- Che caldo, non c'è vento stasera. - Sì, fa caldo.

- Fumi sempre Murat ti? - Sì, sempre.

- Prego. - Grazie.

- Mi fa piacere, sai? - Per così poco.

Mi fa piacere fare una cosa che fa piacere a te.

Ho accettato l'invito di venire qui quando ho saputo...

che così avrei collaborato alla tua piena e completa felicità.

- Allora sei già al corrente di tutto. - Tutto.

Anch'io.

Mi sacrificherò per te.

Non è un gran sacrificio, Adriana è una donna attraente.

- D'accordo. - E adesso sei qui per farla ingelosire.

Anche.

Ti dispiace di avermi incontrato?

Ci si perde, ci si ritrova...

Dove l'hai trovato il titolo di visconte di Sauvin?

Nell'alfabeto ci sono tante lettere. Sono stato discreto, ne ho prese sei.

C'è chi ne ha prese di più.

Un titolo nobiliare fa ancora colpo su questi ricchi plebei.

Alberto non è un plebeo.

Può darsi, ma è troppo ricco.

Proprio quello che ci voleva per te.

Ricordo ancora i tuoi conti di pellicciai, di modiste, di sarti...

- Che tu pagavi in cambiali. - Che andavano sempre in protesta.

Adesso potrai sistemarti per tutta la vita.

Alberto divorziando lascerà Adriana molto ricca.

Ne resteranno molti anche per te, è così ricco quel caro Alberto!

Non ricominciare con quel tono insolente, è inutile.

Non ho mai sentito in vita mia il bisogno di essere così insolente.

Bisogno che hai sempre avuto.

"Pucipaco".

Poco fa a momenti mi facevi morire.

I è venuto in mente quel sistema che avevo trovato...

per farti rompere meno piatti e bicchieri. - Come se li avessi rotti solo io!

- L'ultima volta... - Non parlare di quella stupida ballerina spagnola.

Una delusione!

- Si sapeva muovere solo a teatro. - Non credevi che io facessi sul serio?

Evidentemente eravamo troppo innamorati.

Accidenti all'amore!

Accidenti.

- Luca? - Si?

Sai che sono di nuovo innamorata?

- Come no!

- Tu non sei innamorata. - E io ti dico di sì.

- Buonanotte, visconte. - Buonanotte, signora Bressant.

Ciao, Alberto.

- E' Sauvin quello li? - Si.

- Sei stata tutto questo tempo con lui? - Abbiamo parlato del nostro passato.

- Il vostro passato? - Ti ho detto che due anni fa ho divorziato.

Da lui?

- Da lui. - Com'è piccolo il mondo!

- E sono stato io a farlo invitare. - Oh, Alberto!

Luca è l'ultimo uomo di cui devi essere geloso.

Non ho proprio nessun rimpianto di averlo lasciato.

Dopo questi anni di infelicità con lui ho avuto la fortuna di incontrare te.

Il visconte di Sauvin non aveva un carattere facile.

- Peggio di Adriana? - Adriana è un angelo in confronto.

Andiamo a prendere un whisky?

- Che ci voleva a nascondere un po' di cibo in tasca? - Ecco.

Le mie dita sono unte e sporche perché mi si è squagliato in tasca.

Era un gelato con le ciliegie rosse.

- Ma qualcosa ho preso. - Si? - L'ho rubato al bar.

- Che cos'è? - Guarda.

Noccioline.

- Non sono una scimmia. - Conta di esserlo.

Le scimmie che le mangiano sono arrivate alla Luna prima di noi.

Adesso vai a cercare qualcosa da mangiare.

- Se no mi metto a strillare... - Vado, vado!

Ahi! Vado!

Vado!

Perché quel giorno che ti ho visto piangere ti ho domandato cosa avevi?

Tu non me lo hai detto, ma io ci sono cascato lo stesso.

Quando vedo una donna piangere, divento tutto burro e miele.

Almeno oggi puoi dirmelo perché quel giorno piangevi?

- II mio amico mi aveva dato uno schiaffo. - Un schiaffo? - Sì.

- Un uomo che picchia una donna? - Si. - Esiste ancora brava gente!

Noccioline!

Un pollo è quello che ci voleva!

- Buonasera. - Buonasera. - Proprio quello ci voleva.

- Guardi che... - Lo mangio subito.

Prima avevo mal di mare e non riuscivo a mangiare.

Adesso invece il mal di mare mi è passato e posso mangiare.

Pare sia l'unico sistema, sa?

Per far passare il mal di mare, bisogna far lavorare lo stomaco.

A dire la verità il pollo l'avevo preparato per me.

- Anche lei soffre di mal di mare? - Si. - Faccia lavorare lo stomaco.

- Dividiamolo e mangiamolo. - Lei è molto buono.

- Prego. - Ma non qui, preferirei mangiarlo in cabina.

- Forse è meglio, andiamo nella mia cabina. - No.

Non ha capito.

- Volevo mangiare la mia metà nella mia cabina. - Andiamo.

- Come no!

- Andiamo nella sua cabina. - Nella mia? - Si sì.

Si decida.

- Ma lei si sta annoiando! - No. - Vogliamo ballare? - Grazie.

Venga.

Asso di quadri, denari. E tutti sappiamo chi è, vero?

- Chi è? - Non mi interessa affatto.

Il denaro lo posso fare da me, con la mia voce.

Infatti lo mettiamo vicino alla donna di fiori.

Fante di cuori! Le carte non sbagliano mai.

- Perché il fante l'ha preso da sotto? - Perché cuori è amore...

e l'amore lo si prende dove lo si trova.

- Però questo è barare. - Che parola grossa!

Diciamo aiutare la fortuna.

- E lei è molto fortunato? - Moltissimo dato che sono qui.

I fatti lo dicono, guardi le carte: asso di fiori vicino al fante di cuori...

per tutta la vita.

- Che impressione ha avuto di mio figlio? - L'ho visto solo un momento.

- E' sempre così solitario? - No, soffre il mal di mare.

- Perché non va a trovarlo? - A quest'ora? - Gli farà piacere.

- Dicevo così solo per sapere come sta, ecco tutto. - Sì, sì!

- Lei non mangia? - No, io mangio dopo.

- Intanto guardo qua intorno. - No, no, no!

Lei deve mangiare subito.

Per evitare i conati bisogna tenere lo stomaco occupato.

Mangi!

Chi si vede, guarda là! Il vecchio Bouvet!

- Lo conosce? - Questa foto l'ho fatta io.

- Dove? - Al Giro di Francia.

- Lei ha fatto il Giro di Francia? - Sì, come fotografo.

- E anche quella lì. - Questa qui?

Si, ho fatto anche quella di Banali.

Lei è un patito del ciclismo come me.

- Da cosa l'ha capito? - Si è talmente entusiasmato...

che ha messo la coscia del pollo dentro la tasca. - Ma no!

- L'ho visto io! - Guarda cosa fa lo sport!

- Adesso non può più mangiarla, si è sporcata tutta di tabacco. - No!

Se lo ricorda quel Giro di Francia? Fu una cosa fantastica.

- E' stato il più bel Giro di Francia che si sia mai visto. - Sì.

Ricordo la formazione: Bini, Banali, Boni...

Banfi, Bevilacqua, Mani, Pasotti, Minardi, Leoni.

Squadra della Francia: Bouvet, Tarigat, Gautier...

Privat, Forestier, Barbotin Maquet e Fountain.

- Si ricorda la rivelazione del Giro? - No... O'Hara?

Ma no, Goblet! In salita era fantastico!

Sembrava un angelo che correva verso il cielo azzurro.

- Una volta mi è venuto il male d'aria. - Cosa le è venuto? - Male d'aria.

E' un po' come il mal di mare.

Oddio, il mal di mare! Mi è tornato il mal di mare.

- Mi é tornato! - Si sente male?

- Inizia a far male. - Si metta giù.

- Mi fa male lo stomaco. - Non parli. - E' il ciclismo.

- Tutte quelle biciclette che girano fanno male. - Mi fa male lo stomaco.

- Non guardi su se no balla tutto. lo vado in cabina. - Ma cosa fa?

Non porti via questa porcheria, non deve mica mangiare.

Fa malissimo, prenda due pastiglie di xamamina.

- Queste sono efficacissime. Due le prendo anch'io. - Arrivederci.

Arrivederci.

Mamma mia, che male!

Che brutta cosa il mal di mare.

< Buonanotte. < Buonanotte, signorina.

Mamma mia, come sto male!

Ma chi è?

- Come si permette? Cosa fa? - Sto raccogliendo le arance.

- E' stagione di raccolta delle arance. - Delle arance. - Proprio così!

- Dal latino "citrus aurantium". - Vada via o chiamo gente. - No!

- Vada via ho detto! - Chissà la gente cosa dice!

- Posso portarmi via un arancio? - Via, mascalzone!

- Cosa fa nella mia cabina? - Non lo vede?

- Potrebbe usare le posate. - Il pollo si mangia con le mani.

Perché hanno tutti fame qui?

Chi è?

- Chi è? - Sono Luciana.

- Volevo sapere come stava. < Così così.

Io ho un vuoto allo stomaco.

- Ha fame anche lei? - No, ho un certo malessere.

- Avrebbe qualcosa da darmi? - Sì, ma non doveva imbarcarsi.

- Ha ragione, posso entrare? - No, ho le pillole qui.

Anzi no, le ho lasciate in cabina.

Vada, la raggiungo subito.

- Adesso mi fa la cortesia di andarsene. - Perché? - Come perché?

Perché lei è una donna e io sono un uomo.

E' nella mia cabina e per di più in pigiama.

- Questo è un pigiama da uomo. - Ma le gambe non sono da uomo.

Le vedo benissimo, sa? Sono da donna.

Via libera! Se ne vada.

- Le ossa non le mangia? - No. - Meno male!

Ah, le pillole!

Avanti!

Le ho portato le pillole contro il mal di mare.

- Grazie. - Le prenda subito.

- Sto già meglio. - Non si fidi, il mal di mare fa brutti scherzi.

Anch'io prima credevo mi fosse passato, avevo mangiato anche del pollo.

Poi invece...

Se lo sapevo, non mangiavo.

Supponiamo che non si fosse trattato di mal di mare...

Allora è mal di stomaco, le consiglio la stomatin benzolina.

Ma no, neppure di quello!

- Allora la mia diagnosi è terminata. - Posso farla io la diagnosi?

Forse...

forse era una scusa.

Non ho pillole contro le scuse.

- Che scuse? - Per fare quattro chiacchiere con lei.

- A quest'ora? Ma lei è matta! - Perché? - A quest'ora si dorme.

- Quando se ne ha voglia. - lo ne ho tanta voglia.

- Buonanotte. - Aspetti!

Ha proprio tanto sonno?

Tanto sonno no, ma ho le palpebre stanche.

E poi io sono un uomo.

- E allora? < Non vorrei comprometterla.

O teme di compromettere se stesso?

- Io con le donne so stare al mio posto. - Finché non trova quella che le piace.

- Per adesso sono scapolo e vaccinato. - Cos'ha contro le donne?

Niente in particolare.

Però conosco certi tipi!

E' una questione di statistiche.

Su 100 atleti 75 accusano un calo di forma dopo il matrimonio.

L'altro 25% non accusa il calo però rimane cornuto.

Allora tanto vale... Lei cosa ne pensa?

- Veramente non so, mi dica lei. - Non tocchiamo questo tasto.

- E' scabroso? - No, ma è un po' polemico.

Ci sarebbe da parlarne ma non posso stare qui fino a domani mattina.

Su, vada a letto.

- Le ho detto che non ho sonno. - Potrei portarle un sonnifero.

Ho tutto nel mio armadietto, lo uso sempre per gli atleti.

Ho dei tranquillanti...

- Ho tutto quello che serve. - Credo che le manchi qualcosa.

- Che cosa? - Lo spirito d'iniziativa.

- Dice? - Perché, non è vero?

Questo non doveva dirmelo.

Guardi che l'ha voluto lei, mi ci ha tirato per i capelli.

- Coraggio! - L'anno scorso mi trovavo al Giro d'Italia sulle Dolomiti...

e a un certo momento si rompe la ruota di Pizzi.

- Cosa? - Si rompe una ruota!

- Ma che c'entra? - Lei ha detto che non ho spirito d'iniziativa.

Come ho visto che la ruota era rotta...

con la macchina sono andato a prendere la ruota...

e gliel'ho data a Bitetti. - Esca! - Come?

- Se ne vada, voglio dormire. - Ha detto che non ha sonno.

- Lei me lo ha fatto venire. - Con il ciclismo? - Se ne vada!

Imbecille!

Lo hanno lasciato solo?

Un detto cinese dice: "Nessuno è miglior compagno di se stesso."

Un whisky e una sigaretta fanno sempre compagnia.

Anch'io volevo un whisky...

ma ho aspettato che tutti Se ne fossero andati.

- L'ho aspettata per farle da barman. - Grazie.

- Come va il casinò galleggiante? - Per ora cerco di galleggiare io.

Anche a un uomo come me malgrado le sue vicissitudini...

può capitare la maledetta occasione di innamorarsi.

- Perché maledetta? - Perché bisogna essere in due.

"Se tu mi amassi come io ti amo, quanto ti amerei!"

L'ho cantata tante volte.

E io ho fatto tanti viaggi per sentire quella frase indimenticabile...

che tutto il pubblico ascoltava.

Già fin da allora oscuro e ignoto innamorato...

come tutti gli altri piccoli comuni mortali della platea e del loggione.

Merito di Verdi, non certo mio.

Nessuno ha mai saputo dire l'amore come lui.

E nessuno l'ha mai saputo cantare come Adriana Bressant.

Amami, Alfredo. Amami come io ti amo!

- Come avrei voluto chiamarmi Alfredo! - Lei continua a barare, vero?

- Vogliamo giocare a carte scoperte? - D'accordo, io ci sto.

Mettiti in posa.

- Così? - No, così non va bene.

- Così? - Bellina, ma ancora non ci siamo.

- E così? - Gamba destra fuori.

- E adesso spalmati. - Come? Così?

Così sembra che ti stai mettendo un olio da cucina qualsiasi.

E' olio abbronzante Lemeni!

Spalmatevi e diverremo amici.

Anche le scottature con l'olio Lemeni diventano un piacere!

Vescichette sì, ma vescichette Lemeni.

Sulle gambe, sul ventre, sulle spalle... e sulla bocca.

< Giovanotto! - Che stupido!

Non mi piacciono questi scherzi sui miei prodotti.

- Pessimo gusto! - Le stavo insegnando come mettersi in posa.

- Mi lasci solo con la signorina, per favore. - Sì, signore.

- Devo parlarle. - Ma non mi parli di suo figlio.

- Perché no? - Mi ha mancato di rispetto.

- Lo avrà messo a posto! - L'ho cacciato dalla cabina.

- Forse ha esagerato. - lo? - E' stato lui ad esagerare.

- Cosa le ha fatto quel ragazzaccio? - Che cosa mi ha fatto?

Per un'ora mi ha parlato di un certo signor Bitetti.

Non mi ha fatto un complimento, non ha cercato di baciarmi.

- Non esagera forse? - Certo, esagera.

Ma allora?

Che giornata! Come sono felice di essere qui con te.

Guarda.

Sapevo che era un posto incantevole ma questo supera ogni immaginazione.

Che meraviglia!

- Cosa mi hai portato? - Adesso puoi sfamarti.

Guarda che ben di Dio!

- Perché lo guardi così? Non è un lombrico. - Ma non è neanche un pollo.

Come vuoi che mi sazi?

E' tutto quello che sono riuscito a farmi dare dal cuoco.

- Tornaci e digli che hai fame. - Uffa, non posso.

Siamo in un ambiente di signori.

I signori non hanno fame, hanno appetito.

Non sono una signora, sono una signorina affamata.

Tu sei soltanto maleducata.

Dopo colazione scendo a Taormina e sistemo tutto.

- Mi andrai a prendere da mangiare? - No, vado a prenderti da vestire.

- Mi presenterai al padrone del panfilo? - No, al padrone del treno.

Gli dirò di lasciarti scendere quando sarai lontana 2.000 Km.

- Vuoi dire che mi rimanderai a Roma? - Non lo voglio dire, lo voglio fare.

- Mi scusi, commendatore. < Prego.

- Due Martini Dry. Uno per me, uno per te. - Grazie, signore.

Hai una penna?

- Tieni, fammelo cambiare. - Vai dal portiere e fallo cambiare.

- Ce lo giochiamo? - Come vuoi.

Prima tu.

Tre donne.

- Tre re. - Tre fanti! - Scusa, mi sono sbagliato.

- Anche baro! - Tu?

- Che piacere rivedermi, vero? - Certo. - Queste sono le 100.000.

Permetti? Questo mi evita di andare in Questura.

Ecco. Così la partita è chiusa.

Aspetta!

- Aspetta un momento. - Perché?

- Per te la partita sarà chiusa... - Per te no, eh?

- Ti secca che me li sia ripresi. - Non intendevo dire questo.

- Non derubo mai le donne. - Mi avevi scambiato per un uomo?

E come avrei potuto?

Ero con l'acqua alla gola in quel momento lì.

- Sarebbe troppo lungo spiegarti. - Non ci tengo affatto. - lo sì.

Non voglio che tu rimanga con questo brutto ricordo di me.

- Vuoi dirmi che non sei un ladro? - No, ma ci sono ladri e ladri.

- Ah, si? - Non sei d'accordo?

- Fammi il piacere. - Anche ai peggiori assassini viene concesso di difendersi.

Allora vai a costituirti e verrò al processo.

- Ci verresti? - Perché no?

Tanto sarebbe inutile.

Ci sono delle cose che potrei dire a te ma non ai giudici.

Quali?

Ho qui la macchina, facciamo un giretto?

- Hai paura? - Di te? Figurati!

- L'hai rubata? - Comprata.

- Fai un mestiere che ti rende bene. - Vieni.

- Primo Stablinski, secondo Darrigade... - Guardi, mi basta il primo.

- Grazie mille. - Dove va adesso?

- Devo andare a fare delle spese. - Allora l'accompagno in macchina.

Sono delle spese personali, scenderò dalle scalette per far prima.

- Tanto ho un'ora di tempo. - Perché un'ora?

Aspetto di ascoltare alla radio l'arrivo della tappa.

Ma ripeteranno le stesse cose che hanno detto adesso.

I servizi speciali li sento tutti.

- Magari qualcosa cambia. - Me lo racconta quando ci vediamo.

- Dove va, scusi? - Sono affari miei.

Lei può andare dove le pare, io non voglio seguirla per forza.

- Se deve andare, vada. - Arrivederci.

- Dove va, scusi? - A fare delle compere personali.

Vengo anch'io.

- Cosa deve farci con questo? - Gliel'ho detto, è un regalo!

E' più chic se lo fa mandare dal negozio sullo yacht.

- No, lo porto via. - Il signore non si fida?

- Ecco, brava. Non mi fido. - Andiamo, non sia ridicolo.

- I vestito è mio, me lo porto via. - Lo indossa anche? - Si.

- Davvero? - Lo indosso e mi faccio delle fotografie.

- Vestito da donna? - Si, è una trovata pubblicitaria.

Poi metto lo stesso vestito addosso a Luciana e la fotografo.

"Ecco com'ero prima di usare i prodotti Lemeni. Adesso sono così."

- Compro questo. - Non è mica male la trovata!

Piacerebbe anche a mio padre.

Prima e dopo la cura.

- Carina, eh? - Com'è?

- "Ecco com'ero prima di usare i prodotti di bellezza..." - Lemeni.

"Adesso sono così".

- E si vede la foto di Luciana col vestito. - Bellissima.

- Io non metterei questo vestito. - Perché? E' bellissimo.

- E' verde come i miei occhi. - Non va bene, ne scelga un altro.

- Il resto lo so io. - Un po' più colorato.

- Ma che colorato! - La ditta è mia, abbia pazienza.

Che cose belle ci sono qui a Taormina!

Chissà se c'è quel modello lì anche in verde.

- Oddio! - Non va bene. - Ma così si vedono le gambe.

Ma ho le gambe storte!

Questo è troppo.

- Se entro, li prendo a schiaffi. - Perché? - Non capisci niente!

- Scusi, a che epoca risale? - AI III secolo a.C.

Il teatro greco romano fu originariamente greco poi romano.

I romani successivamente hanno portato delle modifiche.

- Prima non avevi mai rubato? - Mai.

Se non avessi incontrato quella donna, oggi sarei ancora un contabile...

con il vestito rivoltato e le scarpe risuolate.

E con la coscienza pulita. Quella non conta niente per te?

Come vi riempite la bocca con questa parola voi incensurati!

- Non hai paura di andare in galera? - E' un posto come un altro.

Si entra, Si esce... Ci sono sempre rimasto poco.

- Buoni avvocati? - No, buoni amici che ti mandavano la lima.

- E sei scappato? - Non mi piace rivangare certe storie.

Preferisco i ricordi della Costa Azzurra.

Mai sentito parlare del Gatto?

Quello del maglione blu che non sono riusciti a pescare?

- Tu? - Una notte mi ero appena messo in tasca i gioielli...

quando si apre la porta e Margareth accende la luce.

Ero in trappola, capisci?

- Se avessi cercato di scappare, avrebbe gridato. - E tu hai preso la Berta.

- Chi è Berta? - Nei romanzi gialli chiamano così la rivoltella.

- Ah, si! La Berta! - Hai sparato?

Non ce ne fu bisogno. Cadde giù da sola, svenuta.

- Allora tu sei scappato? - No, ho aspettato che rinvenisse.

- Cosa? - Era così bella.

E poi?

Sorvoliamo.

La mattina dopo fu lei stessa a pregarmi di tenere i gioielli.

Voleva che me ne servissi per rifarmi una vita.

E io come ricordo le lasciai il maglione blu.

- Bugiardo. - Non credi a quello che ti ho raccontato?

Alla storia che mi hai raccontato sì.

Ma prima hai detto che non derubavi mai le donne.

Nel nostro mestiere qualche bugia bisogna anche dirla.

Conosco un posticino carino...

frequentato da turisti cafoni ma molto ricchi. Andiamo.

- Perché guardi tanto quella signora? - Quale signora? - A quel tavolo.

- Con quel meraviglioso collier di brillanti. - Lo hai notato?

Non sono un'esperta come te, ma non sono neppure cieca.

Non vorrai mica...

Vieni.

- Aspettami qui e preparati a filare. - No, aspetta... - Lascia.

- Potrei rapire la signora? - E' così importante?

Di un'importanza decisiva.

Scusatemi.

- Nella mia tasca destra c'è una rivoltella. - Oh! - Potrei spararle.

- Qui possiamo parlare. - Non c'è bisogno di parlare.

- Voglio la collana. - Potrei saperne la ragione?

- Piace molto a una donna. - Se è così, piace anche a me.

- Credo di esserne innamorato. - Se c'è di mezzo l'amore...

mi arrendo. - Mamma cara, sei un tesoro.

Aspetta un po' prima di tornare giù.

- Che fai? - E' roba tua. Andiamo.

- Io non la voglio. - Non è il momento di fare storie.

- Che ne hai fatto della signora? - L'ho messa a dormire. - Oddio mio!

Dove andiamo?

Ci arresteranno!

Tranquilla, è tutto previsto.

La polizia non è mai riuscita a prendermi.

- Guarda se c'è qualcuno fuori. - Sono tutti a terra.

Guarda lo stesso.

Nessuno.

Ho il rossetto.

Ecco.

Ciao.

Hai avuto tanta fretta di salire e nessuno è ancora tornato a bordo.

Se il tuo piano funziona, non dovremo più nasconderci.

Speriamo, anzi ci conto.

Bevo a una cosa che mi era sembrata irraggiungibile per tanto tempo.

Se alludi alla tua libertà, ne godrai per poco.

Te la sacrifico...

e senza battere ciglio.

Anch'io ti offro un gran sacrificio: la mia carriera di giornalista.

Se per te è così importante, non occorre che la sacrifichi.

Ma sei stato sempre contrario alla mia rivista!

Se ti vorrai divertire anche dopo il matrimonio...

..ti darò io un giocattolo che ne valga la pena.

Per esempio?

Che ne dici della catena Paris Match?

I più importanti settimanali di Parigi?

Potrebbe andare!

- Non scherzo, potrei comprarla. - Ma costa miliardi!

Tre per essere esatti.

- Un regalo di nozze devo pur fartelo. - Alberto!

Attenta, stanno tornando i due colombi.

- Speriamo che non siano andati tutti insieme. - Speriamo.

- Ciao! Abbiamo visto dei posti meravigliosi. - Dove siete stati?

Loro a Taormina, ci siamo incontrati a bordo.

Il visconte e io abbiamo fatto il giro dell'isola di Vulcano.

Abbiamo trovato un posticino per prendere il tè... adorabile.

- Io o l'isola? - Mi dà i giornali? - Prego. - Tu cosa hai fatto?

- Non ti sei mossa? - Ho dormito tutto il giorno.

Sei di una bellezza incredibile!

- Il tuo vestito si abbina al colore dei tuoi occhi. - Grazie.

- Tieni, per finire la bellezza del quadro. - Sono splendide, sei molto gentile.

- Non vorrei privartene. - A me ne basta una sola.

- Dove sei stato, Ugo? - Sono stato fuori con Walter,

- Potevi andare con Luciana. - Con me non si diverte.

- Tu invece ti diverti, eh? - Insomma...

- Sta preparando un servizio magnifico. - Magnifico per te, forse.

- Piacerà anche a te. - Non credo.

- Le piacerà perché abbiamo gli stessi gusti io e lei. - No!

- I miei gusti lei non li conosce. - Papà non è un tipo moderno.

- E tu lo sei troppo. - lo vado in cabina.

- Vedrai che ti convincerai. - Ho i miei dubbi.

Non mi convincerò e neanche lei mi convincerà.

- Lasci in pace mio figlio. - Dice a me? - Sì, a lei.

Ma lo dica a suo figlio.

Non è divertente sentire

Ciclismo, eh?

- Cos'ha li dentro? - Indumenti personali.

- Indumenti personali, eh? - Sì.

Vediamo questi indumenti.

- Sono indumenti personali? - No! - Indumenti personali?

Schifoso!

- Guarda cosa c'è scritto sotto la foto della Gibelli. - Non ho gli occhiali.

Allora leggi tu.

- L'ho letto, l'ho letto... - Ah, si? Bene!

"Orsilia Gibelli, affermatasi con successo nel mondo lirico.

"È stata scritturata al Covent Garden di Londra per sostituire..."

"Adriana Bressant nella rappresentazione della Norma."

Sostituire me, capisci?

- Gliel'hai rispedito il contratto firmato? - No ma questo rospo non lo mando giù.

Dobbiamo chiamare Londra.

- Sono le 7, l'ufficio sarà chiuso. - Allora lo cercheremo a casa.

- Così gli parlerai e gli dirai quello che si merita. - lo?

Sì, tu.

- Potevi evitare di darle il giornale. - Perché, poveretta? Ha ragione.

Ma...

A volte due bei ceffoni sarebbero davvero sacrosanti.

Prendi nota per quando dovrai farlo tu.

Per me sono un gesto spontaneo come una carezza.

Dandole quei giornali sei stata di una perfidia...

Ho voluto fartela conoscere sotto tutti gli aspetti.

Le fabbriche di ceramica guadagneranno molto con voi due.

Non più di quanto abbiano guadagnato con noi due.

Stasera dovrai usare tutto il tuo charme per calmarla.

E' più opportuno tagliare la corda.

Non verresti a cena con me? Conosco un posticino...

Lo stesso dove sei andato a prendere il tè con Adriana?

Sarebbe di pessimo gusto!

- Scendi. - Ma dove siamo?

- E' una villa. - Questo lo vedo. - Non fare domande inutili.

- Ma... - Ho detto scendi!

Vieni.

- Dove andiamo? - Un grosso colpo.

- Non ti basta la collana? - Quello è un regalo per te.

- Ora devo guadagnarmi la giornata. - Voglio andare via.

- A piedi? Siamo a 20 Km da Catania. - Perché mi hai portata qui?

- Credevo che ti divertisse. - Nient'affatto.

Io ho paura.

- E' meglio rinunciare. - Rinunciare? Impossibile!

Se non agisco stanotte...

è probabile che quello di cui mi voglio impadronire non stia più qui.

- Che cos'è? - Hai mai sentito parlare del Koh-i-noor?

- Il famoso diamante indiano? - Questa è una cosa ancora più rara.

Non c'è niente di simile neanche alla corte d'Inghilterra.

- Allora ne vale la pena! - Assolutamente.

- Maledizione! - Che c'è? - E' aperto.

- E allora? - Doveva essere chiuso.

- Chiuso. - Un particolare come questi può nascondere un grave pericolo.

- Allora vengo anch'io. - Questo cancello aperto mi fa paura.

- Devi andartene. - Ti aspetto fuori. - No.

- Prendi la mia macchina e vattene. - E tu? - lo mi arrangerò.

- Vai! - Potrebbero prenderti.

- Non vuoi andartene? - No, voglio restare con te.

- Ti ho avvertito, è pericoloso. - Proprio per questo voglio restare.

Va bene.

- Ma come! Hai la chiave? - E' falsa.

Ho paura.

- Andiamo via. - Ha funzionato.

Fai piano.

- Ma c'è qualcuno? - La servitù.

A quest'ora sarà a letto.

- Quello che cerco è nel salone. - Sei già stato qui? - Cosa?

- Un mese fa come elettricista. - Avevi detto che eri a Milano.

Queste domande lasciamele fare dalla polizia se ci prendono.

Vieni.

- Che fai? Accendi la luce? - E' pericoloso rubare al buio.

Si rischia di rompere qualcosa.

Oddio, guarda!

- Questo viso non mi è nuovo. - E' la signora della collana. - E' vero!

- Che strana combinazione! - Non sarà mica una trappola?

E' meglio vederci chiaro.

- Che fai? - Ho chiamato la servitù.

- Ma tu sei pazzo! - Voglio sapere chi è questa signora...

e andare in fondo alla cosa. - No, tu vuoi andare in galera!

- Antonio, chi è questa signora? - Come dice, signore?

- Ti ho domandato chi è. - E' la marchesa sua madre.

- Per questo non mi sembrava un viso nuovo. - Mascalzone!

E io stupida che mi sono fatta prendere in giro. Chi sei?

Ho tanti nomi che non riesco mai a ricordarli tutti.

- Antonio, vuoi dirli tu per favore? - Marchese Michele Angelo...

barone di Piazza Armerina...

marchese di Partinico...

Ne ho tanti altri che non riesce a ricordarli.

Antonio, prima di andare a dormire cercami quella bottiglia di scotch 1882.

- Quella del nonno, signore? - Quella del nonno.

Un whisky simile non lo trovi nemmeno alla corte del re d'Inghilterra.

- Non mi toccare. - Non ti piaccio più?

- Non mi piacciono i bugiardi. - I gangster sì?

- I gangster sì. - In compenso i miei antenati erano dei pirati.

Rapivano le donne e le portavano nei loro castelli.

Io continuo la tradizione.

Vuoi?

Dopo sposata continuerai ad occuparti della tua rivista?

Se ne avrò voglia.

Con i soldi di Alberto puoi mettere su una casa editrice.

Ci sarei riuscita anche da sola, non sposo Alberto per questo.

Se fossi in te, aggiungerei "non solo per questo”.

Credi che siano tutti come te...

sempre in cerca di attaccare il cappello ad un chiodo?

Ne ho dato la prova quando ti ho sposato.

- Mi hai fatto ricoprire di debiti. - Che non hai pagato.

Questo è un altro discorso.

- Tu e le pellicce... - Il vino. - Grazie.

I gioielli di Cartier e i modelli di Dior li hai avuti.

Tu avevi solo Mercedes, Ferrari, Jaguar.

Non ti sei mai accontentato di un'utilitaria.

Perché, ci saresti salita?

Con Adriana potrai avere una Rolls-Royce.

Vuoi che dica ad Alberto di regalartela? Va tutto in conto.

Che vuoi dire? Parla chiaro.

Dico che Adriana è un buon partito.

Ti potrà mantenere per tutta la vita.

Mia cara Elena, nessuna donna mi ha mai mantenuto.

Non so se sposerò Adriana.

- Se lo farò è perché sono innamorato. - Ah, si?

Già, dalla prima volta che l'ho sentita cantare.

Ma se tu non hai mai messo piede in un teatro d'opera!

Trovi le bugie nell'alfabeto come i titoli nobiliari!

Lo dici perché Adriana non ti piace e non vuoi che ne sia innamorato.

Dovrebbe bastarti averle portato via il marito.

Non ho portato via niente a nessuno.

E' stata colpa di Adriana che gli ha reso la vita impossibile.

- Anche tu poco fa hai detto "pover'uomo", - Sì, certo.

Non so come faccia ad essere felice con tutti i soldi che ha.

E che adesso fanno comodo a te.

A me?

- Ho proposto a Bressant un affare d'oro. - Di portarti sua moglie a letto.

Ti ho gà detto che so tutto.

- A me cominciano a prudermi le mani. - E a me le unghie.

E' veramente aceto!

Era destinato a me? Come questo piatto?

- Si! - Vuoi avere sempre l'ultima parola!

- Non toccare questo! - Non mi toccare! Mascalzone!

- Strega! - Farabutto! - Sgualdrina!

Ma che succede?

Alla signora non è piaciuto il vino.

Vado a vedere cosa fa Ugo e torno subito.

Quando l'ho lasciato, era in coperta che parlava con il fotografo.

- Cosa dicevano? - Non lo so.

- Non è educato farsi gli affari degli altri. - Questi sono anche affari miei.

Su 65 corridori sa quanti ne arrivarono? 15!

E 7 sono saliti sul camion sennò non arrivavano.

- Il Fornara era disteso... - Basta con il Fornara!

Sono due ore che mi parla del Fornara, mi faccia il piacere... basta!

- Fornara, Cazzulani, Vicini... - Lo vede che li conosce tutti?

Per forza! Me ne parla da tre ore!

- Parla solo di ciclismo? - E' una bella notte stellata...

di che cosa vuole parlare? - Ci sono le stelle, il cielo.

Siamo sulla nave, con la musica, con tante belle donne.

Non parliamo di donne, sono tutte una fregatura.

- Sa che suo padre è deluso? - Ah, sì?

- Da lei si aspetta altro. - Ah!

Invece parla solo di biciclette.

Tanto mio padre dalle donne si fa fregare solo i soldi,

E' un signore, non gli importa!

Però lui si è sposato e ha avuto un figlio.

- Così si aspetta da lei. - Con le donne non ci so fare.

Voglio che mi sposino per il mio fisico, non per la mia posizione.

- Per il suo fisico? - Si. - Andiamo bene!

- Forse qualcuna la trova. - Si? - Però prima deve conoscerla...

deve parlarle, andare avanti... - E' lì il difficile.

- Perché? - lo so tutto sulle donne.

- So quello che si deve fare dopo. - Sa cosa si fa con una ragazza!

- Il difficile è cominciare. - Cominciare è la cosa più facile.

- Le occasioni sono tante: una sigaretta, la musica... - Sì?

Invece di stare qui a parlare di biciclette...

inviti una bella donna, scelga un bel disco...

Questo qui per esempio.

Vuoi ballare con me? E balla!

I miei amici sono tutti sposati con donne conosciute nelle balere.

- Ma io non so ballare. - Ti insegno io.

- Desidera fare questo ballo? - Sì. - Su, venga.

- Una mano dietro la schiena. - Ma io mi vergogno.

Poi abbracciati strettamente e teneramente.

Languidamente trasportati dalla musica le dirà come è felice...

e un bel bacio con il casquet.

Interrompete questa scena disgustosa davanti all'equipaggio!

- Andate via! - Ma papà...

- Ognuno nella sua cabina! - Ma cosa ha capito?

Se ne vada o la faccio arrestare.

- Non vorrei che lei pensasse... - Andate via!

Giocano e scherzano, sono ragazzi!

Domani mattina parleremo a lungo, adesso vada a dormire.

- Anche tu, vai a dormire. - Papà, lascia che ti spieghi.

- Vai nella tua cabina! - Papà!

Oddio, ho sbagliato cabina. Ah, no! C'è la bicicletta!

Cosa fa nella mia cabina?

Scusi, signorina!

- Lei è nel mio letto, sa? - Chi è?

- Walter... - No, sono il signor Ugo.

Meno male, Walter è cattivo. Mi rinchiuderebbe in cabina.

- Lei invece è gentile. - Sì, ma... - E' buono.

- E' carino. - Grazie.

Buonanotte.

Buonanotte.

E' matta!

Io dove vado a dormire?

Signorina! E' nuda.

Dov'è Walter?

- Che fai vicino alla porta? - Ssh!

Avanti.

- Ah, è lei. - Nella mia cabina c'è una donna nuda.

E' Greta, la mia ragazza.

- La sua ragazza è nel mio letto? - Sì. - E adesso cosa faccio?

Bisogna stare attenti, se quella si attacca non si stacca più.

Da quando ho conosciuto lei, sono diventato un altro uomo.

Da quando l'ho incontrata, sono a un altro uomo.

Dovunque vado, non vedo che lei.

Non riesco più a staccarmela dagli occhi... sempre lei.

- Ma questo è amore. - Bene! Siamo a questo punto!

- Papà... - Torna nella tua cabina!

- Comunque... - Non parlare! Torna nella tua cabina.

Niente segni di intesa, eh?

Domani mattina prende il suo fagotto e se ne va, ha capito?

- Credevo aveste bisogno di me. - Non abbiamo bisogno di lei!

Né mio figlio né tanto meno io delle sue prestazioni.

Metta giù le mani, non mi tocchi.

Poi magari trovano delle principesse che li sposano.

Venga, venga.

- Eccola qua. - La fonte di tutti i miei guai.

- Posso? - Prego, io non la tocco.

Su.

- Salve. - Ehi! Un momento!

- Dove ha trovato questa ragazza? - Nella cabina di suo figlio.

- Gliela riporti subito. - A suo figlio dà fastidio.

Darà fastidio a lei, ma non a mio figlio!

- Ma... - Ha portato lei a bordo questa ragazza? - No!

Allora l'ha portata Ugo.

Lasci in pace mio figlio!

E basta con queste scenate di gelosia!

La dia a me e vada in cabina altrimenti chiamo il comandante.

Te l'ho riportata.

- Me l'hai riportata di nuovo? - Sì

Non puoi immaginare la gioia che mi hai dato questa notte!

- Non ci ho fatto niente. - Non cercare di giustificarti!

Però potevi avvertirmi, le avrei riservato la cabina migliore.

- Ma non ci ho fatto niente. - Preferisci niente cabina...

per avere la scusa di tenertela qua giorno e notte? Come ti capisco!

- Buonanotte. - Scusa, papà.

Evviva le donne!

Cosa fa lei qui? Vada a letto!

A nanna nella sua cabina! Buonanotte!

Quando l'ho vista su quella panchina che piangeva...

Conosce quel detto milanese "le lacrime di una bella donna..."

"Trasformano un assassino in un chierichetto"?

- Così le ho chiesto cosa aveva. - E lei?

Sa cos'è l'Attaccatutto, quella specie di resina indiana?

- Non la produco, ma credo sia una specie di resina. - Ecco!

Mi si è attaccata come il polipo allo scoglio.

- Sono anche un po' poeta, sa? - Ah, sì?

- Si è attaccata come il ministro alla sua poltrona. - Buona questa!

- Beh... - lo sono salito sulla nave e lei mi ha inseguito a nuoto.

Devo farle le mie scuse per ciò che accaduto stanotte.

S'immagini!

Vorrei scusarmi anche con la signorina.

L'ho vista in quelle condizioni e pensavo fosse...

- No, è una brava ragazza! - Andiamo, andiamo.

Così ho passato la notte nella sua cabina.

Sì, ma non ho dormito qui. Sono salito su in coperta.

C'era anche un bel frescolino.

- Stia tranquilla, non è successo nulla. - Che vergogna!

- Perché non è successo nulla? - Lei mi ha visto in questo stato...

Ormai.

- Ma lei chi è? - Non lo sa?

- Io sono un Lemeni. - Il padrone del panfilo?

Proprio il padrone no.

- Sono un sottoprodotto, sono il figlio. - Siete una grande famiglia?

Proprio grande no, siamo io e mio papà.

- Papà vorrebbe che la facessi aumentare, - E' scapolo?

- È vaccinato. - Come mai?

Non vado d'accordo con le donne.

Le donne mi piacciono, ma io non guardo solo la bellezza.

- Vorrei che la donna avesse qualcosa di più dentro. - Cioè?

Vorrei una donna sportiva che avesse i miei stessi gusti.

- Io sono sportivissima! - Si? Questo mi fa piacere.

- Qual è il suo sport preferito? - Il gioco del calcio.

- Le piace il calcio? - No! E' uno sport che detesto!

- E' tutta una corruzione. - Mi piace molto il ciclismo.

- Le piace? - Molto. - Davvero? - Sì.

Allora sì che andiamo d'accordo.

- Io sono proprietario di una squadra ciclistica. - Bravo!

La Lemeni.

- Scusate, sono io. < Papà.

Sono venuto a chiedere scusa alla signorina per questa notte.

- Mi sono scusato anche con il suo fidanzato. - Quale fidanzato?

- Lui, no? < Lui?

Non è il mio fidanzato.

- Non è venuta a bordo per lui? - lo sono venuta per lui. - Per me?

Mi ha raccontato delle balle.

- La panchina, le lacrime... - Sì, è tutto vero.

Lei è un lurido porco, un sudicio polpo!

Lei ha adocchiato la sua preda e non vuole mollarla...

con i suoi tentacoli schifosi!

- Se ne vada! Sbarchi subito! - Ma... - O la getto in mare!

Continuate la vostra conversazione, scusate se vi abbiamo disturbato.

Via!

Perché ha detto che è venuta a bordo per me?

- Sono venuta proprio per lei. - Per me?

- Se non mi conosceva nemmeno! - L'ho vista, sa? - E dove?

AI Giro d'Italia dell'anno scorso mentre gridava ordini alla sua squadra.

Stava in piedi nell'automobile.

- Cosa faceva al Giro d'Italia? - Come cosa ci facevo!

- Io seguo tutti i Giri e mi ricordo di tutto. - Ah, sì?

- Allora ricorderà anche la formazione della mia squadra. - Che squadra!

- Modestamente una cannonata! - Magnifico! - Si ricorda?

- Nencini, Fornara, Benedetti, - Nencini, Fornara, Benedetti,

- Conterno. - Conterno.

- Massignan, Bono. - Boni. - Moser.

- Moser. - Tarchini.

- Polacchi. - Polacchi.

- Pitetti, - Pitetti,

Walter... Walter!

Ma sei arrabbiato?

Sì, mi hai fatto passare per bugiardo e imbroglione.

E secca passare per quello che sei veramente.

- Scusa ma lui vuole sposarmi. - Ah, si? - E tu mi sposeresti?

Io? Non sono mica scemo!

- Lui invece lo è e mi sposa. - No, ma scherzavo.

Uno che sposa te non è scemo.

- Allora perché non mi sposi tu? - 10? - lo ti voglio ancora bene.

Non piangere, non posso sposarti.

Che stupido! Sono sposato io!

Ho una moglie e due figli.

Ho una moglie anche in Messico dalla quale sono divorziato.

Sposati tu, sei una brava ragazza.

Se un giorno troverò un piccolo ciclista biondo e con gli occhi azzurri...

che mi chiederà l'ora, capirò che è tuo figlio.

Ciao, auguri!

- Così è sposato con due figli? - lo? No!

- Così il signore è bugiardo? - Qualche volta, quando serve.

Però!

Naturalmente anche Luca è rimasto a bordo, non è vero?

Sì.

- All'ora zero arrivo io con Lemeni come testimone. Contenta? - Molto.

Allora d'accordo.

- Ho sentito i tuoi passi nel corridoio. - Non dovevo. - Perché dici così?

Finalmente!

- Sono felice che tu sia qui. - E' una pazzia, Luca.

E' per queste pazzie che vale la pena di vivere.

Adriana, vai via. Tuo marito sta per arrivare.

- No! - L'ho preceduto per avvisarti.

Tu?

Non ti credevo così amica.

- Perché l'hai fatto? - Non volevo che soffrisse come ho sofferto io.

Io stavo lavorando anche per la tua felicità.

Smettila, sei odioso!

Ah!

- No, Alberto! - Sei o non sei un amico?

Ho bisogno di un testimone.

- Scusate. - Prego.

Scusate.

- Mi dispiace averti fatto perdere un buon partito. - Anch'io a te.

- Adriana era molto ricca. - Accidenti all'amore!

Accidenti!

- Non è formidabile una seconda luna di miele a Venezia? - Sì.

- Ti adoro. - Anch'io, amore.

- {in inglese) Posso? - Prego.

Come due provinciali.

Posso vedere il menù?

Grazie.

Cosa c'è?

Ha da accendere?

- Grazie. - Prego, dovere.

- I signori vogliono ordinare? - Si. - No, non abbiamo fame.

- Come? - Non abbiamo fame.

- Non... - Andiamo!

Non si mangia mai!

- Finalmente soli, signore. - Eh?

- Il visconte di Sauvin è partito con la signora La Garde. - Lo so.

- Anche il fotografo è andato via. - Meno male. - Già.

- Posso dare gli ordini per la partenza? - Senz'altro, Edmondo.

- Arma la prora e salpa verso il mare. - Vi costerà molto caro. - Buongiorno.

- Ciao. - Ciao. - Come va? - Bene.

- Il vostro contegno... - Scusate, fate pure.

Il contegno inqualificabile verso un artista di fama internazionale...

Stai scrivendo?

- Internazionale. < Internazionale.

< Avrà le sue conseguenze in tribunale.

Così sapranno chi è Adriana Bressant.

- Quanti giorni ci vogliono per andare in Grecia? - Un paio di giorni.

Ce ne metta anche tre e la notte navighi piano.

- Come? - Sì, per via del beccheggio.

Mio figlio soffre il mal di mare.

- La notte arresti le macchine. - Sì. - Edmondo, dov'è Ugo?

- A prua, signore, con la signorina e il nuovo passeggero. - E chi è?

Il signore che si è imbarcato a Palermo. Un amico di suo figlio.

E' un'idea formidabile e modestamente l'ho avuta io.

Il primo giro della Grecia organizzato dalla ditta Lemeni.

Tu prepari il percorso e la squadra...

e io e lei approfittiamo del viaggio di nozze per seguire tutte le tappe.

E' il viaggio di nozze che ho sempre sognato.

All'arrivo di ogni tappa il bacio al vincitore glielo dai tu.

- Ehi, papà! Guarda chi c'è! - Salve. - Signor Bartali!

Onoratissimo!

- Cose ne pensa? - E' tutto sbagliato.

E' tutto da rifare. Comunque, volete un consiglio?

Fatevelo da soli il giro.

- Fai fare alla tua bella mogliettina il direttore... - Si?

- Posso dare un bacino alla sposa? - È a me? - A te do una stretta di mano.

- Ti faccio tanti auguri e torno a casa. - La porti un bacione a Firenze!

- Certo, è la mia città. Arrivederci! - Arrivederci!

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