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> Che faccetta stanca hai ! Non hai dormito in aereo ?
Neanche un po'.
Io non voglio assillarti
ma mi dici perché sei scappato da Roma e sei venuto qui ?
- La mia vita fa schifo. - Per favore, Simone.
Questa frase non aiuta né te né me.
Avrei deciso di rimanere qua, di non tornare a Roma.
Ma che dici ?
- Lì hai la tua vita, la scuola, gli amici... - Quali amici ?
Io non ho amici.
[# E POI COSI' TU SEI QUI... #]
- Con papà hai parlato ? - No. Non ci parlo con lui.
Non mi fido di uno che ha sempre la risposta pronta per tutto.
[# IN FONDO UN INGANNO NON E'. #]
Preferisco parlare con te.
[# E' SOLO UNA FOLLIA, UN SALTO NEL VENTO]
[# UN'ORA NELLO SPAZIO, UN PUNTO NEL TEMPO.]
[# E' UN GIORNO CHE VA VIA]
[# UN APPUNTAMENTO]
[# UN BATTITO PERPETUO]
[# CHE DURA UN MOMENTO. #]
- Ciao, ma'. - Mi dài un bacetto ? - No, sono in ritardo.
Ti ho preparato il letto, fai un bel sonno.
Così magari quando ti svegli dici cose meno sceme.
[# VUOI MORIRE E VIVERE CON ME ? #]
[BUSSANO ALLA PORTA]
[# ECLISSI IN UN QUALSIASI MEZZOGIORNO. #]
- Ciao. - Grazie per essere venuto e scusa per ieri.
Però ieri io non gli ho parlato. Che è questa storia della macchina ?
[# E' SOLO UNA FOLLIA, UN SALTO NEL VENTO]
[# UN'ORA NELLO SPAZIO]
[# UN PUNTO NEL TEMPO.]
[# E' UN GIORNO CHE VA VIA... #]
- Me lo offri un caffè ? - No.
- Che vuoi ? - Pensi mai a me ?
- No. - Quindi sarebbe stato meglio non incontrarci mai ?
Non dirmi che non lo sai
sennò salgo e ti bacio davanti a tutti.
- Non penso che era meglio, però... - I "però" no, ti prego.
Li so tutti i "però". Non li dire.
Quando ci vediamo ? Stasera ?
No, stasera ho il bambino.
- Quindi ? - Ti scrivo quando posso, okay ? Adesso vai.
Ciao. [SQUILLI DI CELLULARE]
Vai, vai, vai !
- Sì ? - Ti devo parlare, fatti vedere.
-Eh. -Quando ti ho chiamato era qui. Era pronta, come nuova.
- A che ora è rientrato Manuel ? - Forse alle quattro e mezza.
Pensavo che la serata a casa tua si fosse prolungata.
E' un momento difficile per tutti e due, no ?
Per Simone è peggio perché c'è di mezzo l'amore
e quando è così le cose sono più difficili. - Eh. - Eh.
Che combina Manuel secondo te ? Che sta facendo ?
Secondo me ha montato un motore truccato su una macchina anonima
e stanotte è venuto chi gli aveva ordinato il lavoro
per riprendersi la macchina. - Per farci che cosa ?
- Probabilmente qualcosa di illegale. - Oddio !
No, no, no ! Dài. Oh, ascoltami un attimo.
- Con Manuel... Aspetta. - Ma che aspetto ?
Tra poco arriva a scuola e gli parlo. Stai tranquilla ?
- Non ce la faccio più, Dante. - Dài, fai un bel respiro. Eh ?
- Mi fai un caffè ? Sono in ritardo. - Va bene.
- Scusi, c'era prima lei. - No, non preoccuparti. Sei in ritardo.
Allora grazie. Ciao.
- Buongiorno. - Buongiorno. - Vuole delle piante ? - No, grazie.
[SQUILLI DI CELLULARE]
- Scusi. - Okay.
- Ciao, Flo. - Ciao. Sei a lezione ?
- No, entro alla seconda ora. Simone è arrivato ? - Sì. Ora dorme.
Vuole fermarsi, vuole venire a vivere qui.
- Non ti ha detto perché ? - No, però sembra tristissimo.
Sai se c'entra una ragazza ?
Diciamo che c'entra l'amore, ma preferisco che te lo dica lui.
C'entri qualcosa anche tu ?
-E' possibile che tra di voi le cose continuino ad andare male ? -Sì.
Ero anche riuscito ad avvicinarmi, abbiamo parlato.
Poi le cose sono peggiorate di nuovo e non so neanche perché.
Le cose non cambieranno finché lui penserà che sei scappato
che sei andato via perché non ti importava niente di noi.
E' arrivato il momento che Simone sappia.
- Deve sapere quello che abbiamo attraversato. - Non lo so.
- Non lo so. - E' tutta la notte che ci penso.
Dante, io ti avviso.
Se decide di fermarsi, io gli racconto di quella notte.
No, aspetta un attimo.
Forse hai ragione, è arrivato il momento
ma sono stato io a chiederti di non parlargli.
Quindi è giusto che lo affronti io, spetta a me.
Ma tu sei lontano, invece lui sta qui e sta male !
Se rimane lì, verrò io a parlare con lui.
Però ti prego di aspettare.
- Eh ? - Va bene. Te lo prometto.
"In nova fert animus"
"mutatas dicere formas"
"corpora di coeptis nam vos mutastis et illas."
[BUSSANO ALLA PORTA] Avanti.
Ah ! Quasi un'ora di ritardo oggi.
Vuoi battere ogni record ?
No, era meglio se non venivo proprio oggi.
Beh, dopo questa considerazione su cui potrei anche essere d'accordo
vuoi andare al tuo posto o restare lì come una bella statuina ?
Se vado a casa che succede ?
Succede che ti faccio sospendere per cinque giorni
e data la tua media, sarebbero la tua pietra tombale.
Non c'è bisogno di farmi sospendere, mi autosospendo.
Manuel, fermala. Si sta rovinando con le sue mani.
- Perché io ? - Perché sì.
"In nova fert animus"
"mutatas dicere formas"
"corpora di coeptis nam vos mutastis et illas."
-Chicca ! Ahò ! Fermati, quello ti massacra ! -Non toccarmi !
Ho visto quella che ti scopi, ha il doppio della tua età.
Ne dobbiamo parlare ora ?
- Non voglio parlarne, mi fate schifo ! - Che succede ?
- La fermi, sta facendo una cazzata. - Che succede ?
- Eh ? - Niente.
E' entrata con un'ora di ritardo per dirmi che se ne torna a casa.
Se lo fa, si becca una sospensione.
- Chicca, ti giochi l'anno. - Non me ne frega niente.
[CAMPANELLA]
Collega, la tua ora è terminata.
- Mi occupo io di tutto. - Come no ? Con il tuo metodo didattico.
Rientra, ascolta la mia lezione e poi se vuoi te ne vai.
Anzi, facciamo così. Prendi questi.
Qua sotto c'è un ambulante.
Ha un alberello di mandarino malandato. Me lo compri ?
- Non fare la cresta. - Va bene. - Vai.
Scusa, adesso che cosa c'entra il mandarino ?
La Filosofia del mandarino, una cosa orientale.
- Ragazzi, entrate, per favore. - La Filosofia del mandarino ?
- Mah ! - La giornata è cominciata un po'...
- Buongiorno, tesoro. - Buongiorno.
- Bello. - Mmm.
- Ti sei sistemata bene. - Grazie.
- Non vai al lavoro oggi ? - No, sei più importante del mio lavoro.
Ne approfitto per lavorare in santa pace qui da casa.
Ho parlato con papà, ma non mi ha detto molto.
Dice che sei tu che devi decidere che cosa devo sapere e che cosa no.
Mi dispiace che nessuno di voi due si chieda come sto io.
Da papà me lo aspetto, lo conosco, so come è fatto, ma da te no.
Che ti succede ?
Sono nei casini, mamma. Casini di tutti i tipi.
Non sono così vecchia da avere dimenticato la tua età.
Tutte le emozioni nuove, il cuore che sembra che stia per scoppiare...
Le decisioni da prendere sembrano tutte questioni di vita o di morte
e tutto è bianco o nero.
L'amore, poi... Non sai come difenderti.
Vorresti solo dire: "Fermi tutti ! Alzo le mani, mi arrendo."
Ma non è una guerra, Simone. Non sei tu contro tutti.
Gli altri sono come te. Sentono esattamente quello che senti tu.
Sì... ma nel mio caso c'è una piccola complicazione.
Devo dirti una cosa che non è facile da dire.
Puoi dirmi tutto quello che vuoi.
Alla fine di questo ragionamento, secondo voi questo che cos'è ?
- Un alberello mezzo appassito. - Ti hanno fregato, Manuel !
No, questo siete voi. Non lo dico io.
Lo dice un grande filosofo inglese del Settecento
John Stuart... Mill.
Okay ?
Allora ! Come Mill ha scritto nel suo "Saggio sulla libertà"
gli uomini possono essere paragonati agli alberi.
Senza luce e spazio rischiano di crescere storti e brutti
come questo alberello.
Sta a noi cercare il terreno giusto su cui provare a fiorire.
- Prof ? - Sì ? - Ma qual è il terreno giusto ?
Eh, questo non te lo posso dire io.
Lo dovete trovare da soli, cercando e soprattutto sbagliando.
Ma rispetto agli alberi, noi possiamo scegliere il nostro terreno.
Se abbiamo un terreno secco, lo cerchiamo umido.
Se c'è troppa luce, possiamo cercare l'ombra. Capito ?
- Chicca, che ne dici ? - Ci sono piante senza speranza, come quella.
Non sono d'accordo
perché malgrado questo alberello sia così, se viene annaffiato...
Quel mandarino è morto, me l'ha detto pure il fioraio.
Il suo è accanimento terapeutico. Se nasci storto, non ti raddrizzi.
- E' il tuo destino. - Sbagli, il destino ce lo facciamo da soli.
- Tu che dici, Manuel ? - Lei dice sempre bene.
- Mi prendi per il culo ? - Non mi permetterei mai.
- Ah, ecco ! - Professore, non lo stia a sentire.
- Manuel è un serpente, sa solo mentire alla gente. - Mmm.
- Prof, una domanda. - Sì.
Perché Simone non c'è ? Gli ho scritto, ma non mi risponde.
Simone sta cercando il suo terreno
il terreno giusto per lui, almeno è quello che penso.
- Vedrai che prima o poi ti risponderà. - Va bene.
[CAMPANELLA] A domani, grazie.
Manuel, puoi aspettare un attimo ? Devo parlarti.
Grazie, ragazzi. Ciao, ciao !
- Sono più alto io. - Arrivederci. - Ciao. Ciao, Chicca.
- Arrivederci. - Ciao, a domani.
- Eccoci qua. - Di che deve parlarmi ?
- Di te. - E lo dobbiamo fare qua ?
Mi sembra il posto ideale, ci hanno lasciati soli.
Che mi dici della macchina che era nel tuo box
e adesso non c'è più ?
- Mi faccia capire, lei è entrato nel mio box ? - Sì.
Prima di me c'era entrata tua madre ed era piuttosto spaventata.
Professore, io capisco mia madre che come tutte le madri mi spia.
- Mmm. - Ma perché lei non si fa i fatti suoi ?
Tu sei un mio studente e gli affari tuoi sono anche miei.
Chi è ?
- E' uno che conosco. - E' coinvolto in uno spaccio di stupefacenti
e i carabinieri se ne sono occupati. - Sì, ma è tutta una montatura.
- Tu come l'hai conosciuto ? - Conosco tutti gli sfasci di Roma.
- Ci rimedio i pezzi per gli amici. - Monti pezzi rubati ?
Perché "rubati" ? Ho detto "rimediati".
- Sbarra che ci fa con quell'auto ? - Non lo so, non mi faccio domande.
- Questo è un male, molto male. - E' un lavoro finito.
No !
Con quella gente i lavori non finiscono mai.
Ti chiedono di truccare un motore, poi di fare uno scippo, una rapina...
- Non mi hanno chiesto nulla. - No ? - No, gli dovevo un favore.
- Sicuro ? - Sì, non mi sono fatto pagare.
[NOTIFICA DI SMS] E' il tuo telefono.
- Simone è tornato ? - No. E' andato a Glasgow da sua madre
e potrebbe rimanere a vivere lì. - Perché ha preso questa decisione ?
Io penso di saperlo e lo sai anche tu.
Sì, forse lo so anch'io.
- Sono stato un po' una merda. - Cioè ?
Ho detto cose che non dovevo dire.
Stammi a sentire.
Forse non lo sai, ma hai una forza incredibile
che è quella delle persone amate, ma irraggiungibili. Mmm ?
Basta una tua parola per fargli molto male.
Quello che ti chiedo da padre
è di usare la forza che hai con dolcezza.
Cerca di non fargli ancora più male.
- Hai capito ?
- Sì.
Prof, però gli dica di tornare.
Gli dica che le manca, che ci manca, che mi manca.
Diglielo tu.
Dài un po' d'acqua a quella piantina ?
Ci vediamo domani.
Mi dispiace di averti scombussolata tutta.
Invece io sono molto contenta che abbiamo parlato.
A volte mi sembrava di guardarti e di non capirti.
Non mi capivo nemmeno io.
Papà lo sa ?
L'ha capito a modo suo.
A modo suo ha cercato di parlarmi e di darmi dei consigli.
E' complicato parlare con papà.
-Forse non gli perdono come ci ha trattati. -Non dire così.
Non ci ha lasciati soli ? Mi ricordo ogni volta che ti ho vista piangere.
Io non piangevo per lui.
- Non era per papà che piangevo. - Allora chi ?
Nessuno.
Erano le cose della vita che mi rendevano un po' triste.
Che cosa vuol dire ? Mmm ?
C'è una cosa che devi sapere.
Io e tuo padre ci siamo scelti. Noi ci amavamo.
Volevamo mettere su famiglia, avere una casa piena di bambini.
Lui ha i suoi difetti, sì
ma ti ha voluto tanto
come ti ho voluto io.
Non sei nato dalle liti, dalle discussioni
quando le cose hanno cominciato ad andare male.
- Sei nato dall'amore. - Perché è andato tutto a puttane ?
Perché...
Perché...
Perché è come se avessimo provato a mettere insieme...
i pezzi di un bellissimo puzzle.
Però poi non siamo riusciti a tenerli insieme.
Se vuoi restare qui, troveremo una soluzione.
Vieni a stare da me, ti trovo una scuola qui.
Ma io penso che scappare non serva.
Capisco che stai attraversando un momento delicato, ma non serve.
- E' strana la storia del mandarino. - Tutta questa giornata è strana.
Dove vai, Chicca ?
Che devi fare ?
- Che fai ? Sei matta ? - No, è quella che si scopa Manuel.
- No, questa è la macchina dell'architetta. - Appunto.
No, non ci credo. Stai scherzando ?
No, me l'ha detto pure lui.
Adesso che pensi di fare ?
Tu vai, io ho da fare qui.
- Sei sicura ? - Sì, tranquilla.
- Che ti serve per 'sto gioiello ? - Niente, io sono qui per Manuel.
- Chi ? - Lo sai chi è.
- Tu sei il padre ? - No, sono il suo professore.
Che vuoi da me, professo' ? Qui non siamo a scuola.
E' un minorenne. Perché non lo lasci in pace ?
Non mi pare che si stia lamentando. Lui è venuto da me.
Viene qui solo perché ha bisogno di soldi.
Se gli succede qualche cosa per colpa tua...
Che fai ? Mi metti una nota ?
Vattene, prima che mi incazzo.
- Un avvocato sa che sono qui. - Pure ?
- Se mi tocchi, stasera viene la polizia. - Te lo dico pacifico.
- Vattene, ti conviene. - Allora te lo chiedo per favore.
- Digli che è una sega, non vale niente. - Vai.
Sciolgo i cani, se non te ne vai. Mmm ?
- Va bene, me ne vado. - Bella.
Bella moto, eh ?
Vai piano.
[SQUILLI DI CELLULARE]
E' vero che ti vuoi trasferire in Scozia ?
Se anche fosse ? Che ti frega, scusa ?
- Poi chi mi passa i compiti di Matematica ? - Lo vedi ?
Non fare cazzate.
Sono stato una merda, ma non penso ciò che ti ho detto.
Anch'io sono stato un po' una merda a dire tutto a Chicca.
- "Un po'" ? - Un po' ! Non ti allargare, eh ?
Eh, vabbè...
Che fai ? Torni ?
Non lo so, è tutto un po'... difficile.
Ti sembra difficile, ma lì non è che diventa più facile.
Poi che cavolo fai in Scozia ? Lì piove sempre.
"They've got great beers." Lo capisci questo o no ?
- Stai comoda ? - Mmm.
Tu come stai ?
Bene. Perché ?
Io sono... Anzi, io ero la ragazza di Manuel
quello che ti scopi.
Io ci sto male da morire.
Non ti potevi scopare uno dell'età tua ? E' facile così, eh ?
Con i tacchi alti, i capelli perfetti, il profumo da fata...
Mi immagino pure che bella casa che hai.
Ti sei scopata lì quel deficiente ?
- Mi dispiace... - Non voglio sapere niente, non voglio sentirti.
Voglio solo andare a piangere. Vaffanculo !
C'è un filosofo che dice che ognuno dovrebbe seguire il proprio sogno
sennò cresciamo tutti storti e rinsecchiti.
Questo posto che cos'è ?
Beh, io ho un sogno... e sarebbe questo.
- Siamo dentro a un tuo sogno ? - Diciamo di sì. Attenta alle scale.
- Mi sembra una catacomba. - Ma come "catacomba" ?
Non senti questo profumo ?
- Sì. Che cos'è ? - Legno !
- Mi piace lavorare il legno, trasformarlo. - Come Geppetto.
- Sì. - Uguale uguale.
- Con questo che ci fai ? - Devo ancora finirla.
- Lo sai che mi sembra una luna ? - Sì.
E' una luna... ed era per te.
Devo finirla. Doveva essere una sorpresa.
- Ascolta, domani viene lo zingaro e se la porta via. - La moto ?
Sì. Poi domani mattina devo prendere tre di quelle che stanno là sopra.
Questa qua buttala dentro.
Basta ! Andiamo, dài.
[NOTIFICA DAL CELLULARE]
(registrazione) "Magari vai di fretta, ma ci tenevo a dirtelo."
"Abbiamo parlato. Per noi deve contare solo la sua felicità."
"Adesso Simone sta cercando un volo. Domani sarà a Roma."
Ti ringrazio tanto, Cecilia.
Non ringraziare me, ma il tuo curriculum.
Parli tre lingue.
Ho viaggiato molto, è l'unico lusso che mi sono permessa.
[SQUILLI DI CELLULARE] - Scusami. - Prego.
Dante !
Speravo che mi chiamassi.
[VOCE NON UDIBILE] Ciao.
Sì, dammi un minuto e scendo.
Stasera potremmo stare insieme. Aureliano dorme da Matteo.
Ho appena saputo che domani Simone rientra a Roma.
Sì, ci sono.
Sono qui sotto, ti aspetto qui. Va bene ? A tra poco, ciao.
- Ciao. - Ciao. - Che ci fai qui ?
- Mi hanno assunta al bookshop del museo. - Ah. - Inizio domani.
- La direttrice è... - Cecilia. - La madre di Aureliano.
Sì, quando ho fatto la domanda non lo sapevo.
- Mi serve il lavoro. - Aspetta un attimo.
- Ho parlato con Manuel. - Mmm. - Spero che la cosa sia servita
però penso che questo sia il momento per te di cominciare a controllarlo.
Guardi gli Sms, vedi se ci sono soldi in casa...
Se si mette nei guai, è per i soldi. Io capisco che sei preoccupata...
- No, sono molto incazzata. - Ecco, ma devi concentrarti a controllarlo.
Se vuoi, ti do una mano io. Va bene ?
Sì, ho capito. Grazie, ciao.
- Prego, ciao. - Ciao.
- Ciao. - Ciao. - Eccomi qua.
- Anita sembra in gamba. - Sì. - Ti ha detto che l'ho assunta ?
- Sì. - E' la mamma di Manuel, lo sai ?
Sì, il mio allievo più problematico.
- Io sono qui in moto. - Io sono in macchina. - Ti seguo ?
- Certo. - Vai piano. - Sì ! - Prego.
[ROMBO DI MOTORE]
- "Chi non muore si rivede." - Quando chiamiamo, devi rispondere.
- Ci fai stare in pensiero. - Lo so. Ero impicciato, scusate.
Per caso c'entra quel professore amico tuo ?
- Che professore ? - Quello che è venuto a fare l'eroe da me.
- Che gli sei andato a raccontare ? - Ah !
Niente. Che gli ho raccontato ?
- Ti avverto, sono buono e caro, ma se mi incazzo... - Ho capito.
Fatela finita, piantatela.
- Zucca, mi hai fatto male. - Volevo farti male.
Il regaletto che ti ho dato lo devi usare.
C'è un kebabbaro che ha puntato sul cane sbagliato.
- Ora non vuole pagare. - Sbarra, io...
Non gli devi sparare.
Basta che gli dici che mi dispiacerebbe
fargli fare la fine del suo cane.
Tu digli così. Lui capisce, non preoccuparti.
Poi se vedi che non capisce, gli fai vedere il pezzo.
E' tutto chiaro ?
Quando devo farlo ?
Una sera in cui vedi che c'è poca gente in giro.
Dove lo trovo ?
A me è piaciuto molto, era un bellissimo allestimento.
- Attilio, mi stai seguendo ? - Ah... sì, scusa.
E' che dall'altra sera io continuo a pensare a te, sai ?
- In che senso ? - Nel senso che c'è un'idea che mi gira per la testa.
Nell'aula magna della nostra scuola c'è un teatrino inutilizzato
e io vorrei ripristinarlo
per fare conoscere i classici ai ragazzi.
Bellissima idea !
Quindi pensavo che sarebbe magnifico
se tu potessi tenere un corso di teatro per loro.
Ah ! Ma è stupendo ! Lo farei molto volentieri.
- Dici davvero ? - Assolutamente sì ! - Fantastico !
Brindiamo alla nostra comune passione, il teatro.
Certo, il teatro ! Ma anche alla scuola.
- Io preferirei solo al teatro. - Perché ?
Perché sulla scuola io la penso un po' diversamente da tuo figlio.
Scappi via così ?
No, non scappo. Non volevo svegliarti.
-Fermati qui a dormire. -Non riesco a dormire fuori, sono vecchio.
Dormi bene.
- Ciao. - Ciao.
- Che devo dirvi ? - Che tipo è ? Basso, magro ? Età ? Qualsiasi cosa.
E' alto, ha vent'anni.
Ha un fisico pazzesco e sta nella nazionale giovanile di nuoto.
- Dove l'hai trovato ? - Stavo portando a spasso Romeo.
Il suo cane si chiama Giulietta.
Dài ! [NOTIFICA DI SMS]
- E' Chicca. - Come "Chicca" ?
E' andato allo sfascio ieri ?
- Sì, ho parlato con il tuo amico. - Perché ?
- Gli ho detto che non può fare come gli pare. - L'ha capito ?
[CAMPANELLA] - Non l'ha capito. - Appunto. Prof ?
- Eh ? - Stia lontano da quelli. Sono pericolosi.
Questo vale soprattutto per te.
- Esci da quel giro. Eh ? - Ci sto provando. - Provaci di più.
- Abbi pazienza... - Buongiorno. - Ne parliamo con il prof ?
- Buongiorno. - Buongiorno.
- C'è un problema. - Quale ?
Chicca non viene più a scuola, va a lavorare con la madre.
- Ha già iniziato. - Che è successo ?
- Però rivuole i suoi disegni. - Quali ? - Quelli sotto al banco.
- Prof ? - Ciao.
Che cos'è questo grembiule ?
- Da shampista. - Ma tu non fai la shampista.
No, infatti sono apprendista shampista.
Che parlo a fare in classe ? Che diceva Stuart Mill ?
Nessuno può dirti che devi fare nella vita.
- Stuart Mill non aveva conosciuto una come me. - Che vuol dire ?
- Una pianta secca. - "Una pianta secca" ? - Come il mandarino.
Senti, ti ho riportato questi. Sono bellissimi. Mmm ?
- Sono solo schizzi. - Sono molto di più !
Il mio ritratto mi piace molto e prima o poi devi regalarmelo.
Oh, mi guardi un attimo ?
Tu hai talento, non lo devi sprecare.
- Che dovrei fare ? - Te lo dico io.
- Vieni, ti mostro un posto. - Devo andare a lavorare.
Dài, non c'è tempo da perdere.
C'è il Me Too. Questo vale come sequestro di minore.
Ma va' !
Metti il casco.
- Ora chi glielo dice a mia madre ? - Lasciala stare.
- Allora... - Professore, mi posso aggrappare ?
- Sì, ma solo per sicurezza. Non esagerare. - Okay.
Qua veramente mi arrestano.
Di qua.
E' l'atelier di un mio amico pittore molto importante.
Mi faceva piacere fartelo vedere.
Eh ? Ci sei ?
Perché mi ha portata qui ?
Perché voglio fare un patto con te.
- Che patto ? - Allora...
Se tu torni a scuola, alla fine dell'anno scolastico
io non ti mando in vacanza.
Dimentica le gite al mare con gli amici, le feste, le birre...
No, ti fai tutta l'estate qui dentro a pulire pennelli
a rubare con gli occhi, a imparare un mestiere. Eh ? - Mmm.
- Ciao, Dante ! - Alberto !
- Come stai ? - Che piacere vederti. Come mai qui ?
Volevo presentarti una giovane artista.
- Ciao, benvenuta. - Ciao. - Come ti chiami ? - Chicca.
- Ciao. - E' emozionata.
- Benvenuta. - Abbiamo portato i suoi disegni.
- Volevamo sapere che ne pensi. - Appoggiamoci sul tavolo. - Okay.
- Tu puoi fare un giro. - Sì, dài un'occhiata.
Che piacere vederti dopo tanto tempo !
Qui è cambiato tutto. Sì.
(Grazie, prof.)
Io sto andando via.
Volevo salutarti e farti conoscere mio figlio Manuel.
- Ciao. - Ciao. Come si chiama ?
Lui si chiama Dino di nome e Sauro di cognome. Lo vuoi tu ?
- Sì. - No, non c'è bisogno !
A mio figlio fa piacere se lo prende lui.
- Come si dice ? - Grazie. - Prego.
Tutto bene ?
Sì. Sono a pezzi, ma...
- Grazie per avermi tenuto compagnia stanotte. - Grazie a te.
- Ciao, bentornato. - Ciao. Grazie.
- Non ti dovevi scomodare, ho qui la Vespa. - Eh !
- Tu stai un po' meglio ? - Sì.
- Mamma come sta ? - Sta bene.
Ti va di andare al mare ?
Sì, va bene.
Però ora dobbiamo fare Matematica.
Dài, un altro po', per favore.
Serve a fare fiorire il nostro potenziale, lo dice Stuart Mill.
- Ma altri cinque minuti Stuart Mill... - No. - Dici ? Vabbè.
Dài.
[SEGNALE ACUSTICO]
Cavolo, è scarico. Hai il caricatore ?
- Forse ce l'ha mia madre. - Okay.
Quattro ! Questo è buono.
Quando avevo la tua età
il mio sogno era fare il giro del mondo in motocicletta. - Poi ?
Poi nonno è morto, nonna era sempre in giro con le sue tournée...
- Hai vinto tu qua. - Mi sono messo a fare una vita stile Manuel.
- Sono stato anche dentro. - Tu ? - Mmm.
- Non ci credo. Per che cosa ? - Per rissa. - Per rissa ? - Sì.
- Ho rotto il braccio a uno e il naso a un altro. - Una bestia !
Non esageriamo. Comunque mi sono fatto sei mesi.
Per fortuna allora si chiamava "riformatorio".
Dentro c'era una biblioteca. Stavo sempre lì.
Leggevo tutto il giorno.
Ti ricordi i ghiaccioli ?
Me li ricordo sì.
Mi ricordo che c'era un biliardino e ti stracciavo sempre.
- Ora ho il dubbio. - Cioè ? - Ti battevo o ti facevi battere ?
- Guardami bene. - Ho capito. - Eh ?
Eri bravo a fare il papà stagionale.
Era brutto quando andavi via.
Lo so.
Ci sono tante cose che non sai.
Magari adesso... [SQUILLI DI CELLULARE]
- E' una donna ? - No, no...
- Rispondi. - Non è urgente. - Non c'è problema.
Sono vaccinato.
- Vedo se c'è il biliardino. Se c'è, ti straccio. - Okay.
Cecilia, dimmi.
Come "scomparso" ?
Adesso sono fuori Roma. Appena posso ti raggiungo.
Stai tranquilla. Appena posso ti raggiungo. Va bene ?
Ciao, ciao.
- Non c'è più il biliardino. - Tutte le cose belle finiscono.
- Sempre filosofo, eh ?
- Cazzaro.
"Non mi aspettare, non torno."
Era sul mio letto, vicino a questo.
Ah ! Non si è fatto vivo neanche con il padre ?
L'ho chiamato tante volte, ma ha il cellulare spento.
Il padre è all'estero.
Lui non ha chiamato né i suoi amici né i nonni.
- Ho chiamato tutti, ma nessuno l'ha visto. - Ascoltami.
Lo troviamo. Oh, guardami.
Adesso vado a scuola, magari parlo con gli amici del bar.
Forse qualcuno l'ha visto. Oh, lo troviamo !
Eh ? Dài !
Come sei stato a Glasgow ?
Bene, devo dire.
La città com'era ?
Molto fica e fredda.
Mi dispiace per le cose che ho detto e per le botte che ti ho dato.
Veramente sarei io che ti ho fatto nero.
- Mi sono fermato per non infierire. - Mmm. - Sì.
C'è qualcuno in casa ?
No. Perché ?
Ti faccio vedere una cosa.
- E' vera ? - Mmm.
- Chi te l'ha data ? - Sbarra.
- Non avevi chiuso con lui ? - Sì.
Devo minacciare uno che ha perso i soldi con le scommesse dei cani.
- Lo devo solo spaventare. - Quanto pesa !
- Ma è carica ? - Sì. Ci sono cinque colpi, stai attento.
Vengo con te.
- Non serve. - Sì, ti aiuto a non fare cazzate.
- Lo fai per amore ? - Mica sono innamorato di te !
- Sei sicuro, sì ? - Posso dirti una cosa ? - Dimmi.
Non sei proprio il mio tipo. Davvero !
Meno male.
[SEGNALE DI LINEA LIBERA] (segreteria) Aureliano, rispondi.
Io vado.
[SEGNALE DI LINEA LIBERA] (segreteria) Chiama tua madre.
(segreteria) Non fare il vigliacco, affrontami !
Ora vediamo chi è il vigliacco.
- Non me la sono sentita, porca troia. - E' meglio così.
E' troppo grosso. Se reagisce, che faccio ? Lo ammazzo ?
Ah.
Ciao, Aureliano.
Vuoi entrare ? Ti offro qualcosa di caldo.
Dài, vieni dentro.
Cerchiamo di parlare con calma e di affrontare... questa cosa. Eh ?
Mia madre ha una storia con il mio professore. E' assurdo.
Certo, ma ammesso che questo sia vero
ti sembra una cosa matura andare via di casa di notte così ?
Ho 16 anni, non devo essere maturo. E' lei che doveva esserlo.
Aspetta un secondo.
E' la stessa cosa che mi ha detto Simone.
Mi ha fatto una scenata, è inutile che ti dico.
Il fatto è che noi adulti non accettiamo gli anni che passano
e vorremmo sempre rimanere come voi.
Speravo che prima o poi mamma e papà tornassero insieme.
Dài, sfogati, vai avanti. Vuoi dirmi altro ? Stai meglio adesso ?
No.
Che faccio ? Chiamo mamma ?
Mmm ? Le dico che rientri a casa ?
Ma lei almeno la ama ?
Chiamo mamma.
"Se due o più casi di un fenomeno hanno una circostanza in comune"
"la sola circostanza per cui tutti i casi concordano"
"è la causa o l'effetto... del fenomeno dato."
Mi fuma il cervello. Che vuol dire ?
Era inevitabile che accadesse.
Allora ! Vi faccio un esempio.
(sottovoce) Parlate piano.
Dormire sul banco è il fenomeno che adesso andremo ad analizzare.
Prendiamo tre studenti, uno ha la febbre
uno ha mal di denti e l'altro ha appena litigato con la fidanzata.
Tutti e tre hanno passato la notte in bianco.
Secondo il primo canone di Mill passare la notte in bianco è la causa
del fenomeno... "dormire sul banco".
[BUSSANO ALLA PORTA] Avanti.
- Buongiorno, prof. - Ciao. - Scusi il ritardo.
- Sei tornata per restare o sei solo di passaggio ? - Resto.
Dài, siediti con noi.
- Però mi sa che il mandarino sta morendo. - Dici ? - Sì.
Infatti sì, non possiamo lasciarlo morire così.
- Serve più acqua, più terra, qualcosa. - Ci vuole più amore.
Sì, più amore.
Bravi, ragazzi ! Diamoci dentro con l'amore. Venite con me.
Bravi. Acqua !
Bravi, ragazzi ! John Stuart Mill sarebbe molto fiero di voi. Bravi !
[APPLAUSI]
- Buongiorno, professore ! - Salve. - Buongiorno.
Oggi siamo alla botanica e chissà che ci riserva il futuro !
Buona giornata ! E' sempre di ottimo umore.
- Ciao. - Manuel non esce adesso, hanno ancora un'ora.
- No, senti... Non ti devo parlare di Manuel. - Ah.
- Io... Dante, io devo scusarmi. - Perché ?
- Perché sono stata leggera. - In che senso ?
Superficiale. In tutto questo tempo...
io non ho capito niente di tuo figlio. - Simone ? Perché ?
Dell'altro figlio.
[VOCI NON UDIBILI]
Jacopo.
[VOCI NON UDIBILI]
Tu come l'hai saputo ?
Me l'ha detto un dinosauro.
Cercavo tra le cose di Manuel
ed è venuto fuori il dinosauro che gli hai regalato. Ricordi ?
Quella tensione non poteva essere solo per una febbre alta.
Tutto bene ?
Sì, sono a pezzi.
- Sono tornata in ospedale. - Non dovevi ! - Lo so.
Mi dispiace, però io dovevo capire. Dovevo capirti.
-Posso solo immaginare che cosa è stato per te. -Sono cose private !
Non dovevi.
Scusa.
Dante, scusami. Per favore, Dante, scusami !
Qua ci sono delle patatine !
Me le mangio io !
Dove sono ? Dove sono ? Ah !
Allora... Vai.
- Ciao. - Che stavi guardando ?
Un vecchio film.
E' molto strano, in italiano non esiste una parola...
per descrivere un genitore che ha perso un figlio.
Già, ma forse è giusto così.
Si resta sempre un padre e una madre anche dopo un dolore così terribile.
Non guardare i vecchi film. Ce ne sono di nuovi molto belli.
[# E' SOLO UNA FOLLIA]
[# UN SALTO NEL VENTO]
[# UN'ORA NELLO SPAZIO]
[# UN PUNTO NEL TEMPO. #]
[VOCI NON UDIBILI]
[# UN APPUNTAMENTO]
[# UN BATTITO PERPETUO]
[# CHE DURA UN MOMENTO. #]
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