All language subtitles for Un Professore - S1E12 - Nietzsche - Video - RaiPlay

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Original subtitles

Sarebbe opportuno

che ciascun professore stilasse un riassunto del programma.

[BUSSANO ALLA PORTA]

Beh ? Manuel !

Lo sai che qui ti è proibito l'ingresso ?

- Prof, possiamo parlare un attimo ? - Sì.

Scusate.

Com'è possibile ? L'ingresso libero. Entrano, vanno.

Dimmi.

- Simone si sta mettendo nei guai. - Spiegati. - E' andato da Sbarra.

Gli ha detto che vendeva la roba al posto mio perché io non stavo bene.

E gli ha dato da bruciare una libreria.

"Da bruciare una libreria" ? Dove ?

-Non so, dalle parti della Casilina. -Porca... Io dico !

Per tirare fuori te dal giro entra nel giro lui ?

- Prof... - Siete impazziti ? - L'ho detto anch'io.

- Dov'è adesso ? Dove si trova ? - Non ne ho idea. - Eh.

- Tutto a posto ? - Sì, dibattevamo di cose filosofiche.

Tutto bene, tutto bene.

Ti giuro, ti darei... Guarda !

[BRUSI'O]

- Buongiorno. - Buongiorno.

Professo', nemmeno una vocale ?

[BUSSANO ALLA PORTA] Sì, avanti.

- Buongiorno. - Visto che sei in ritardo, mettiti alla cattedra.

[RISATE]

- Prof. - Sì ?

Scusi, oggi si riunisce il Consiglio per decidere su di lei ?

Sì, è vero. Ma oggi parleremo d'altro.

Come si pronuncia il nome che ho scritto alla lavagna ?

- "Niezche". - "Niezche" ? No. Si pronuncia Friedrich "Nice".

Nietzsche era complesso e contorto, ma era un grande scrittore.

Alla fine della sua vita, impazzito a causa della sifilide

scriveva brevi, ma straordinari pensieri.

Uno dei fulcri del suo pensiero era

il concetto di volontà di potenza

che scaturì molti fraintendimenti e una distorsione del suo pensiero.

Infatti il nazismo si impadronì del suo concetto

intendendo "potenza" non come affermazione dell'individuo

ma come volontà di dominio sugli altri.

Questa appropriazione indebita del suo concetto fece sì

che Nietzsche fosse considerato un antisemita

favorevole alle guerre, addirittura razzista.

E' falso. Lui era contrario a ogni forma di conformismo

a ogni forma di allineamento

esattamente il contrario del nazismo.

Nel 1933 il nazismo portò in piazza i libri degli avversari politici

per dargli fuoco.

Bruciare i libri è un'affermazione di potere.

Potere politico, potere mafioso.

Purtroppo è attuale. Lo leggiamo quotidianamente sui giornali.

[BUSSANO ALLA PORTA] Avanti.

- La preside la vorrebbe di là. - Le dica che arrivo. - Okay.

- Ne parliamo dopo la ricreazione. - No, c'è il laboratorio teatrale.

Già ! Mentre non ci sono

Simone vi legge il primo capitolo di Nietzsche.

-Io e te dobbiamo parlare. -Possiamo farlo dopo, non a scuola ?

Lo facciamo a ricreazione, è importante. Ti aspetto fuori.

"Daje", Simone, leggici questo Nietzsche o "Niezche".

- Sei me lo metti ? - Ha il registro.

Nella denuncia il padre di Giulio dice

che hai una cattiva influenza sui ragazzi. - Lui è problematico.

- Non devi credergli. - Problematico ? - Sì. - Perché ?

Perché è un uomo irrisolto.

E' un professionista affermato, ma pessimo padre e marito.

- Tu come lo sai ? - Me l'ha detto il figlio.

- Tu ti fidi di un adolescente che parla male del padre ? - Io sì.

Poi non ne parla male, ne parla... con dolore.

Quasi con pena.

- Posso darti un consiglio ? - Sì. - Stai lontano dal padre di Giulio.

Non è solo un avvocato importante, è uno che ha mille agganci.

Se ti vuole rovinare, ti rovina. Ci rovina.

Perché non provi, non so, a scrivergli ? A scusarti ? No ?

- Ci penso. - Ci hai pensato ?

- Stanotte ho sognato Giulio. - Ecco.

- Vi siete accorte che lo guardo sempre ? - No ! - No !

- No. - No, zero ! Non si vede.

Poi lo penso. Non voglio Aureliano, voglio Giulio.

Tu puoi scegliere. Da quando The Pen è sparito, io mi sono rassegnata.

Io resterò sola per sempre, è così.

- Eccola. - E' vero. - Il pessimismo cosmico.

- Oh ! - Tutto a posto ? - Fa così schifo ?

Non è colpa del caffè.

- Sono io che mi sento strana. - Cioè ?

Forse sono incinta.

- Che cosa ? - Che dici ?

"Forse" che significa ? Ti sono venute o no ?

No.

Non possiamo basarci su questo, a me non sono mai regolari.

L'"inseminator" è Angelo ?

- Certo, Chicca ! L'ho fatto solo con lui. - Lui lo sa ?

- Che è l'unico ? - No, che è il padre !

No, perché non è sicuro. A casa sua è già successo un casino

quando ha detto di volersi dedicare alla falegnameria.

I genitori sono De Angelis e la Morelli, due professori.

- Non posso dirgli che forse mi ha messo incinta. - Oddio, Luna !

- Non è il caso. - Con un figlio di professori dovevi metterti ?

- Vabbè ! Direi che qui urge un test. - "Urge" ? Immediatamente.

Di corsa. [CHICCA IMITA UNA SIRENA]

[RISATE]

Simone. Simone !

Bene.

Cari ragazzi, vorrei che qualcuno di voi salisse su questo...

Chiamiamolo "palcoscenico".

Vorrei che venisse a dire qualcosa, qualunque cosa.

Non importa il contenuto.

Non abbiate paura, nessuno vi giudica. Dài ! Chi se la sente ?

Chi se la sente ?

Ah, una classe di coraggiosi, eh ?

Dài, su !

- Vengo io. - Bravo, vieni.

- Come ti chiami ? Non mi ricordo. - Matteo.

- Ah, già. - Sì. - Matteo ! Matteo, questo è il tuo pubblico. - Okay.

Puoi dire ciò che vuoi, una poesia, un pezzo in prosa.

Puoi anche improvvisare un comizio, non lo so. Allora ?

- La poesia è tratta dalla Bibbia, ma è un po' rivisitata da me. - Oh !

- Allora ? Non c'è niente da ridere. Dài. - Vado. - Sì.

Mi baci con i baci della bocca tua.

Sei migliore tu del vino.

E' ubriacante il tuo profumo.

L'aroma tuo che si estende porta il tuo nome.

-Così i ragazzi si innamorano di te. -Ce l'ha con Chicca.

Scappiamo insieme, facciamo il vento.

Portami con te. Portami nelle stanze del Re, ci divertiamo insieme.

Ahò, è meglio l'amore tuo del vino. Per questo mi sono innamorato di te.

Sì ?

- Ti posso salutare ? - Sì, certo. - E' un buon momento ?

Sì, i ragazzi stanno facendo il corso di teatro con mia madre.

- Com'è andata ieri con Simone ? Ci hai parlato ? - E' andata male.

- Decisamente male. - Mi dispiace.

Che sei venuta a fare ? A vedere il mio regno, il mio antro segreto ?

No, mi serviva un certificato in segreteria.

Però ero anche curiosa, sì.

- Manuel dice che non stai mai in cattedra. - Poco.

Stai tra i banchi, cammini.

Ogni tanto ti siedi accanto a loro e a volte qualcuno si emoziona.

Eh, vabbè !

- Qual è il banco di Manuel ? - Quello lì.

- Ah. - Eh.

Che sensazione dà ?

- Di rimpianto. - Perché ? - Per gli anni della scuola.

Erano bellissimi, stupendi, però nessuno lo sapeva.

Mi sa che Manuel ha ragione. Un po' di emozione la dài.

Che cosa avrà mai fatto di male

il nostro amico e collega Dante Balestra ?

Ha solo offerto ai nostri ragazzi la possibilità di riunirsi.

Non so, avete presente le occupazioni ?

Ecco, questa è stata una specie di occupazione

senza nemmeno... l'ipocrisia dei finti gruppi di studio.

In fondo che cosa sono state le occupazioni ?

Che sono le occupazioni ? Grandi feste !

- Lombardi, non esagerare. - Metti in dubbio che siano delle feste ?

Quando mai gli studenti hanno studiato durante le occupazioni ?

Non facciamo polemica politica.

Le autogestioni sono una cosa sana, ubriacarsi fino al coma etilico no.

- Parliamo dei profilattici trovati in palestra ? - Ma sì.

Qui vi volevo. Vogliamo parlare del sesso a scuola ?

Dei baci rubati tra colleghi professori ? Tra supplenti ?

Tra psicologi e psicologhe nello sportello "Adolescenza" ?

Gli hanno fatto un incantesimo ?

Deve essersi preso qualcosa di forte per dormire stanotte.

Tra un po' si sveglia e torna il rospo di sempre.

Esiste il perdono.

Perché buttare la croce addosso al nostro amato collega ?

Io sono con te, Lombardi. Dobbiamo astenerci dalla faccenda.

Non siamo magistrati, sul collega non dobbiamo esprimerci.

Infatti, infatti !

E' proprio così. Noi non ci dobbiamo esprimere.

Se il Ministero manda... un'ispezione

si assumerà lo Stato la responsabilità

della sua espulsione. - Attilio ! - Attilio ! - Chiamate un dottore !

- Come sai che Simone non lo farà ? - Infatti non lo so.

Adesso lui è a un bivio tra la sua coscienza e il volermi ferire.

- La cosa positiva è che stavolta Manuel non c'entra. - Sì.

- Che succede ? - Lombardi sta male, forse ha un infarto. - Dove ?

- Sala professori. Vado, arriva l'ambulanza. - Vado, scusa. - Prego.

- Lombardi ha avuto un coccolone ! - Che cosa ? Come "Lombardi" ?

Stai scherzando ?

- Che cos'ha avuto ? - Solo un calo di pressione.

- L'elettrocardiogramma come va ? - Tutto bene. - Ah.

Permesso, scusate, permesso !

-Attilio caro... -Mamma. -Mi fai spaventare. Che è successo ?

Mi sono battuto... per tuo figlio.

Devi stare attento alle coronarie. Non sei un ragazzino, professore.

La foga oratoria mi ha sopraffatto.

Spero che tu non lo abbia fatto solo per me.

Eh, per la verità l'ho fatto proprio per te.

Dovevi farlo per convinzione, lo sai che Dante è assolutamente innocente.

Certo, come no ? Innocentissimo, sì.

Io l'ho gridato al popolo

anche al Ministero e allo Stato Italiano.

- Vero ? - Verissimo. - Sì.

- Sì, sì ! - Bravo.

- Però adesso non ti affaticare. Su, calmati. - Dài, Attilio.

Chicca, posso darti un passaggio a casa ?

- No, devo fare una cosa con le ragazze. - Posso parlarti ?

Che c'è ?

- Adesso stai con Matteo, no ? - No, non sto con nessuno.

- E la dichiarazione che ti ha fatto ? - Robe sue.

Stavo pensando... Perché non ci rimettiamo insieme ?

- Io e te ? - Eh ! Chi, sennò ?

Okay, ho preso una sbandata.

Adesso è finita. Io so che mi vuoi ancora bene.

- E' vero. - Eh ! Che facciamo io e te separati ?

Ho sbagliato, okay.

- Chi è che non sbaglia ? - Non è questo il problema.

-Con quella non c'è paragone, lo so. -Allora qual è il problema ?

Io ci sono già cascata una volta con te, due sono troppe.

Tu mi fai troppo male, sei come un veleno.

- Io devo imparare a pensare a me. - Che vuol dire ? Che dici, Chicca ?

Ti vorrò sempre bene, ma come amico.

Ha ragione il prof. Essere amici sarà un bene prezioso per entrambi.

Chi se ne frega di quello che dice il prof !

Se perdo l'anno, cambierò scuola e succede che ci dimentichiamo di noi.

E' triste questa cosa, è triste. Lo sai perché ?

Perché significa che saremo diventati grandi.

Tanto ci tocca prima o poi, no ?

Ciao.

Ciao.

Ho saputo di Lombardi. Come sta ?

Non è niente di grave. Tra qualche giorno sarà come nuovo.

- Ti disturbo ? - No, assolutamente.

E' solo che sto aspettando il padre di un alunno.

Ti rubo solo cinque minuti.

- Mi dispiace che abbiamo litigato. - Non abbiamo litigato.

No...

però ci sei rimasto male perché non ti ho difeso.

Volevo farmi perdonare.

- Non è questo, tu non c'entri niente. - Sì, invece.

Ieri eri distante.

Adesso Aureliano ha accettato la cosa tra noi due...

Sono io che non l'ho accettata.

Come sarebbe ?

In questo momento non riesco a stare bene con me stesso né con gli altri

e nemmeno con te.

Ho tanti pensieri. Tu non c'entri, sei una persona bellissima.

- Ma in questo momento non... - Scusa.

Non avevo capito che il tuo umore fosse così nero.

- Va bene, come vuoi tu. - Puoi non odiarmi ?

Fossi in te, non ci conterei.

Scusami.

- Adesso che succede ? - Adesso dobbiamo aspettare.

Prima compare una linea, ma non significa nulla.

Se compare anche la seconda linea, aspetti un bambino.

Vabbè, tanto lo so che ci sono rimasta sotto, lo sento.

Angelo come la prenderà ?

Per ora non gliene parlerò. Prima dirò ai miei genitori

che terrò il bambino anche se Angelo non lo vuole.

- Ti senti in grado di crescere un bambino ? - Sì.

Ho una casa, c'è spazio per una culla

e con le tette che mi ritrovo pensa quanto latte avrò !

- Che mi manca per crescerlo ? - L'età, hai sedici anni. - Allora ?

E' pazza ! Hai già gli ormoni che ti girano a elica ?

Ecco la prima linea.

Devi dirlo ad Angelo, non puoi fare tutto da sola.

- Dovete decidere insieme. - Io ho già deciso.

E' il padre !

Se scoprissi di essere incinta di Simone, pure se è gay glielo direi.

- Scusa, che hai detto ? - Ho sentito male ?

No, abbiamo sentito tutte bene. Hai detto che Simone è gay ?

- Gay Simone ? Ti senti bene ? - Di che ti sei impasticcata oggi ?

Mi è scappato, non ve lo dovevo dire.

- Vi prego, cancellate tutto. Resettatevi. - Okay.

- E' davvero gay ? - Sì, me l'ha detto lui.

Roba da matti. Sapevi che Simone era gay e non ce l'hai detto ?

- Che amica sei ? - Attenzione, dovrebbe comparire la seconda linea.

- Beh, perché non compare ? - Sì, infatti.

-Niente, l'hai sfangata. -Che palle, ci avevo fatto la bocca.

[RISATE]

- Prego, si accomodi. - Grazie.

Grazie per avere accettato il mio invito.

Ho poco tempo, tra mezz'ora ho una riunione importante.

-Deve spiegarmi il suo comportamento la sera della festa ? -No.

In realtà non l'ho convocata per chiederle scusa

o per darle dei chiarimenti.

Non sono mai stato bravo a giocare di rimessa, non mi piace.

Lei si è fatto una cattiva idea di me, forse anche giustamente

ma io l'ho convocata solo per parlarle di Giulio.

- Penso io a Giulio, se permette. - Certo. Si vuole accomodare ?

Le porto via poco tempo, soltanto pochi minuti. Prego.

In realtà quello che vorrei fare è raccontarle

un aneddoto privato della mia vita

del quale non parlo molto volentieri né spesso.

Io avevo un padre che per alcuni versi le assomigliava

nel senso che era un padre che voleva crescermi, addestrarmi.

Non era particolarmente interessato a com'ero fatto o a ciò che pensavo.

Così per questo motivo scappai di casa e non volli più incontrarlo.

Poi successe anche che una mattina mio padre non si svegliò.

Morì nel sonno per un problema cardiaco congenito.

Mi dispiace per lei.

Grazie, ma io glielo sto raccontando

perché la mia fuga e la sua morte impedirono

che la ferita che si era creata tra di noi si cicatrizzasse.

Quello che mio padre non aveva capito era

che io volevo che mi ascoltasse, tutto qui.

Volevo che cercasse di capire chi ero e mi chiedesse

perché pensavo in quel modo, perché ero fatto così

perché non mi piacesse il mondo come quello che piaceva a lui.

Tutto qui.

Ciao.

- Ciao. - Devi mangiare ? - No, non ho fame.

-Che hai fatto ? -Sono incazzato nero, ma'. -Perché ?

Sono incazzato con la scuola, con Chicca

e con quel coglione di Simone che mi sta facendo diventare matto.

- Lo so, ho parlato con Dante. - Eh ! Anche lui ha le sue colpe.

Sai che non gli ha detto che ha un altro figlio ?

- E' perché non è vero. - Che dici ? Simone ha visto la foto.

Sì... ma il bambino della foto è suo fratello gemello.

E' morto quando aveva tre anni.

- Ma che dici ? - Mmm.

- E' la sua metà mancante. - Sì, una cosa seria, una tragedia.

Mi raccomando, Manuel. E' un segreto tra me e te.

Dante me l'ha confessato solo perché era molto triste.

- Dove vai ? - Devo fare una cosa.

Manuel, mi raccomando !

Oh, mi raccomando, Manuel !

- Stai facendo una cazzata. - Lasciami !

- Vado a dire a Sbarra che non lo faccio. - Non funziona così !

- Ti fa a pezzi ! - Ne parliamo dopo ! - No, ascolta.

Non hai capito un cazzo, tuo padre non ha un'altra famiglia.

Nella foto c'era il tuo gemello che è morto quando avevi tre anni.

- Che cazzo dici ? - La verità. - Chi ti ha detto 'sta stronzata ?

- Non è una stronzata. - Mio padre ? - No. - Te l'ha detto lui ?

- E' la verità ! - Stronzate !

- Non è vero ! Vaffanculo. - Chiedilo a tuo padre.

- Fanculo. - Chiedilo a tua madre. E' vero. - Lasciatemi in pace.

Fai una cazzata !

[RISATE]

Aah !

Allora ! Chi le mangia ?

Saluta mamma.

Saluta mamma, qui.

[RISATE DALLA TV]

- Dov'è mia madre ? - Sta bene.

- Scappa, Manuel ! - Ma' !

Lasciala, pezzo di merda !

Sennò che cazzo fai ? Eh ?

- No ! - Non urlare. Devo fargli male, ma prima spacco la casa.

Ah !

Dispiace rovinare le cose belle. E' vero, signora ?

- A volte è necessario. - Lasciala ! - Che volete da noi ?

- Che belle ginocchia ha Manuel ! Eh, Zucca ? - Una favola.

- E' un peccato, ma gliele spezzo. - Belle, eh ?

- Vediamo come si può fare. - Manuel !

- Ma' ! - Fermo ! Fermo, polizia ! - Alza le mani !

- Spalle al muro ! Mani in alto ! Dài, forza ! - Oh !

- Porta via questo. - Stai bene ?

[SIRENE] Tu fermati qua.

Dài, alzati ! Alzati ! Porta via 'sto rottame.

- Stai bene davvero ? - Sì.

Simone ! Simone !

Simone !

Dado ?

- Mamma ? - Dado, che c'è ? - Hai visto Simone ? - Sì, certo.

-E' andato via mezz'ora fa, in moto. -Con la mia moto mezz'ora fa ?

- Sì, perché ? - Come stava ? - Non lo so, normale.

Perché ?

Che è successo ?

Ha scoperto tutto di Jacopo.

Ha trovato le foto, tutto.

Giulio, ciao.

- Che fai in camera mia ? - Sono venuto un po' a curiosare.

Sono cambiate parecchie cose qua dentro.

Dov'è il busto di Cicerone che ti ho regalato ?

- Fa da fermaporta. - Il più grande degli avvocati è un fermaporta ?

- Sì. - E' molto originale.

Senti... che ti sta succedendo ? Perché ti comporti così ?

Orecchini, malumore, bevi fino a sentirti male...

Non voglio pensare.

A che cosa ?

A una ragazza che mi piace, ma sta con un altro.

Capisco.

Senti.

Perché non hai voluto che chiamassero me in ospedale ?

Non ti volevo spaventare.

Solo questo ?

No.

Perché avevo paura di te...

di quello che avresti detto.

Che avrei detto ? Che c'era da dire ?

Stavi per morire. C'era solo da disperarsi.

Senti... io ho riflettuto molto in questi giorni.

Ho pensato... che non posso essere io a decidere

quale scuola devi fare.

Quindi se vuoi restare nella scuola dove sei, rimani.

Anch'io devo dirti una cosa.

Non avrei dovuto distruggere la riproduzione della battaglia.

- Non importa. - Invece importa.

Quindi... vorrei aiutarti a ricostruirla.

Va bene, Giulio. Va bene.

Dài, non ti preoccupare. Non ci pensare.

Tanto quegli schifosi staranno per un bel pezzo in galera.

Non sto così per loro, ma'.

Sto così per Simone. Oggi pomeriggio ci siamo quasi menati.

- Simone ? - Sì. Io nemmeno mi sono difeso.

Me lo meritavo.

Ti va di raccontarmi ?

Mi sono comportato male con lui.

E' successo tutto troppo in fretta.

Ho perso Chicca che mi voleva più bene di quanto gliene volessi io.

Ma se vuoi, Chicca la recuperi.

Poi ho perso Alice... che mi ha mollato malamente.

E' meglio così.

Dài, di che stiamo parlando ? Alice ? Ti prego.

E adesso ho perso pure Simone.

No, Simone non l'hai perso.

Invece sì.

Oddio ! Madonna, che botto !

- Simo ! - Oh ! - E' Simone, ma' ! - Oh, Dio mio.

Simone ! Oh ! Oh, Simone !

Mamma !

- Oh ! - Oddio...

Non lo toccare !

- Chiama qualcuno, l'ambulanza ! - Sì.

Aiuto !

Non può succedere.

Non può succedere di nuovo.

Non può succedere di nuovo.

Non accadrà come allora, vedrai.

Non posso perdere pure lui, non posso.

Non succederà. Coraggio, Dante.

- Hai avvertito la madre ? - No, è a Glasgow per lavoro.

Non voglio preoccuparla inutilmente finché non sappiamo che succede.

- Dante Balestra ? - Sì.

- Dottoressa. - L'intervento è riuscito.

Abbiamo ricomposto la frattura e praticato una lavanda gastrica.

- Per il trauma cranico ci vorrà pazienza. - Certo.

E' vivo per miracolo.

- Grazie, dottoressa. - Di niente. - Posso vederlo ?

- Solo lei, però non lo affatichi. - Va bene. - Mi segua.

Ciao.

Dove sono ?

Sei in ospedale. Sei vivo per miracolo.

- Mi fa male la pancia. - E' stata la lavanda.

Ti sei preso qualunque cosa.

- Volevo morire. - Non dire questo, ti prego. Non lo dire.

Non dire questa cosa.

Ti chiedo scusa

soprattutto per non essere riuscito ad affrontare con te il passato.

Quando sei nato, non eri solo.

Eravate in due.

Tua madre era orgogliosa di voi.

Andava in giro per il quartiere con il passeggino a due posti.

Jacopo... se n'è andato per una meningite.

[VOCI NON UDIBILI]

Tu sei stato risparmiato.

Per un po' di tempo hai avuto dei ricordi vaghi, poi più niente.

L'ultima volta che hai chiesto di lui eravamo sul letto

e mi hai chiesto: "Jacopo ci vede ? Ci sente ?"

E tu che cosa hai detto ?

Che non lo sapevo.

Allora mi hai chiesto: "Jacopo dov'è adesso ?"

Che cosa hai risposto ?

Che era qui con me e con mamma, per sempre nel nostro cuore.

Noi avremmo dovuto dirtelo prima, ma è difficile spiegare a un figlio

che significa perdere un figlio.

In tutti questi anni

io e tua madre abbiamo vissuto con il terrore di perdere anche te.

Ti prego, quando fai qualcosa, quando fai una cazzata come questa

pensaci prima tante volte...

perché adesso abbiamo soltanto te.

- Povero papà. - Povero papà.

Come sta ?

Sta bene. Sta bene.

- Perché non mi hai avvertito ? - Sarebbe stato inutile.

Non saresti potuta venire, saresti stata solo male.

Se penso che non sono lì con voi proprio come con Jacopo.

Non dire così. L'importante è che Simone stia bene.

Io arrivo subito. Tu come stai ?

Sto bene. Adesso sto bene.

- Ciao. - Ciao.

[VOCI NON UDIBILI]

"In mense serius"

che vuol dire "un mese..."

"dopo".

Pin, ciao.

Mi faresti entrare ?

Vieni al dunque, Dante. Vado di corsa, devo andare al Ministero.

Sì. Ti voglio parlare solo di Simone.

- Immagino che il Consiglio vorrà bocciarlo. - Dovrebbero.

- Eh. - Sì.

Però siccome la decisione finale spetta a me

io convincerò gli altri professori

a fargli un esame informale su tutte le materie

prima degli scrutini. - Certo. - Lì poi decideremo se promuoverlo.

- Certo, mi sembra giusto. - Eh !

Però io vorrei rilanciare, ecco.

- Strano. - No, fammi dire. - No, di' !

Non puoi proporre lo stesso trattamento anche per Manuel ?

Sta studiando, ha solo bisogno di tempo per recuperare.

Non potresti fargli fare l'esame... Com'è ?

- Informale. - Sì, magari con Simone ? Tutto qua.

Sì... Dante ?

- Eh ? - Non lo so, fammici pensare. - Ci hai pensato ?

- Fatti dare un bacio. - No, devo andare di corsa al Ministero.

- Grazie ! - Ti odio !

Quello che ho fatto è imperdonabile, lo so

ma lasciatelo alle spalle.

Vorrei... ma finora non ci sono riuscito.

Ero il diverso della classe

quello strano

quello dei vestiti neri, quello dei silenzi.

Perché ? Perché... se uno è diverso

deve essere preso per il culo o calpestato ?

In questi mesi ho imparato che è normale essere diversi.

Siamo tutti diversi, nessuno è uguale a qualcun altro.

Prendi me.

Io sono gay.

Quel Carnevale ero confuso e mi giravano delle idee in testa.

Forse per questo me la sono presa con te.

Ridicolizzarti era un modo per allontanare l'idea

che forse la differenza...

Ecco, la diversità era la mia.

Mi dispiace, davvero.

Lo so ! Davvero, lo so che ti costa tanto

ma ti prego, torna a scuola. Eh ?

Fallo anche per me, per il più scemo e odioso della classe

altrimenti ti faccio vivere con i rimorsi per tutta la vita.

Ah ! Ti ho preso una cosa per farmi perdonare.

Ti piace ?

- Tu sai ? - Che ? - The...

I The Pen. Li conosci ?

- No. - Male ! Sono un gruppo fortissimo. - Ah. - Provala.

- Sei sicuro ? - La felpa mica ti mangia. - Va bene, grazie.

Le vostre tesine su Nietzsche mi sono piaciute tantissimo !

- Meno male ! - Sono veramente belle.

Cito quella di Chicca che tocca il tema della sofferenza

cioè uno dei temi che indignava di più Nietzsche.

L'insensatezza della sofferenza. Perché soffriamo ?

Che se ne fa il mondo della nostra sofferenza

quando perdiamo qualcuno che amiamo ?

Dove hanno messo i libri di Nietzsche ? Erano qua.

- Non lo so. Dico al prof che non li troviamo. - Aspetta.

Eccoli. Credo che siano quelli.

- Sì. Si vede che il bidello li ha spostati qui. - Mmm.

Senti, non ho capito quello che mi stavi dicendo di Aureliano.

Ehm...

Ti stavo dicendo

che Aureliano è un mio amico e non voglio fargli del male.

Va bene, allora cercheremo di non fargli del male.

- No, nel senso che... - Sì, l'ho capito il senso.

Dico che troveremo un modo, no ?

Un altro che mi è piaciuto molto è quello di Manuel.

(insieme) Ah ! - Abbiamo addirittura a che fare con un filosofo.

Voglio leggere un brano della sua tesina.

State a sentire, è interessante.

"Il superuomo di Nietzsche non è un essere al di sopra degli altri"

"ma al contrario è l'uomo solo sulla Terra"

"una sporca corrente che cerca di diventare mare."

- Molto bello, complimenti. - Bello. - Ahò !

[BUSSANO ALLA PORTA] Avanti.

- Questi sono i libri su Nietzsche. - Bravi.

Metteteli qua, ce ne occupiamo dopo. Avete svuotato la libreria.

Questi sono i momenti in cui non ricordo di che parlavamo.

- Il superuomo. - Il superuomo !

[BUSSANO ALLA PORTA] Niente, non si riesce.... Avanti.

- E' tornato Pin ! - Bella, Pin !

- Bello ! - Grande ! - Bella, Pin ! - E' tornato Pin !

- E' tornato ! - Daje, Pin ! - Tutto a posto ?

- Oh, tutto bene ? - Allora, allora... Bentornato.

Posso dire che per me il superuomo di oggi è sicuramente Pin ?

Sapete perché ? Pin ha affrontato le sue paure... e le ha sconfitte.

- Complimenti. - Bravo ! - Bravo, Pin.

- Grande, Pin. Dammi il cinque. - Posso ? - Prego.

Non è un'interpretazione discutibile del pensiero di Nietzsche ?

- Guastafeste. - Fai 'sta figuraccia. - Vabbè... - Con calma.

Di' quello che vuoi, ma nella sua meravigliosa follia

Nietzsche sarebbe stato d'accordo.

Vorrei aggiungere che la scuola è il luogo

dove non possono esistere discriminazioni

prepotenze e ignoranza.

Me lo dico da solo.

Sui primi due punti ho fatto un buon lavoro

e voi ne siete la testimonianza.

Invece sull'ignoranza possiamo ancora lavorare.

Sapete voi virgulti di non sapere praticamente una mazza ?

- Lo sappiamo. - Come no ? - Ecco. - Daje, professo'. - Sempre.

E i superuomini non esistono.

- Però esistono i supereroi. - Mmm.

- Come il professore che ci sopporta da mesi ! - Ma vattene !

- Bravo, prof ! - Daje, prof !

[FISCHIO] Mettiti nel posto davanti a Simone.

Levati il giubbotto. Bentornato ! Sono molto contento che tu sia qui.

Dunque, allora...

Giulio, molto bene, complimenti.

Aspetta... Sei davvero tu The Pen ?

Beh... Io...

- Sì o no ? - Sì.

- E non sei contento di vedermi ? - Beh...

[GRIDA DI ESULTANZA]

- Hai capito Pin ? - Hai visto ?

E' qui.

Ragazzi, sta arrivando !

- Buongiorno ! - Buongiorno ! - Ciao, ragazzi. Che succede ?

- Niente. - Niente ? - Oggi parleremo del filosofo Pietro.

- Non lo conosco. - Oggi si cammina a marcia indietro.

- Ah, la rima con il nome ! - Si deve girare.

- Sì, ma non mi fate fare male. - No. - No, ci pensiamo noi.

- Quindi ? Si cammina ? - Si cammina. - Okay.

(insieme) Dante è il nostro professore !

Dante è il nostro professore !

- Dante è il nostro professore ! - L'anno non è finito.

- Dante è il nostro professore ! - Tu lo sapevi ?

- Dante è il nostro professore ! - Vigliacco.

- Dante è il nostro professore ! - E' una marcia lunga.

- Dante è il nostro professore ! - Sì. - Fa bene. - Restiamo a Roma ?

(insieme) Dante è il nostro professore ! - Boh.

- Dante è il nostro professore ! - Pure voi ?

- Dante è il nostro professore ! - Ci siamo ?

- Sì, ci siamo. - Un secondo, non ti girare.

- Ecco. - Un secondo. - Che devo fare adesso ?

- Si può girare. - Mi devo preoccupare ? - No. - No.

- Allora mi giro ? - Sì.

(insieme) Ooh... Olé !

[GRIDA DI ESULTANZA]

Ma voi siete pazzi !

Ooh !

Brava, Chicca ! Vi voglio bene !

Grazie.

- Ciao. - Ciao.

- Che bella sorpresa ! - Beh...

- Come mai sei qui ? - Aspettavo che tu tornassi dal lavoro.

- Ah. - Volevo parlarti di questo libro.

L'ho comprato alla libreria americana.

E' di un'autrice che amo.

Però la versione italiana di questo libro arriverà

solo tra parecchi mesi.

Allora mi chiedevo...

Se noi ci frequentassimo tutti i giorni

magari ogni ora, ogni minuto

non voglio esagerare dicendo "ogni secondo"

può essere interessante che tu me lo traduca, no ?

- Ci vorrà tanto tempo per leggerlo. - Sì.

- Finisce bene ? - Non lo so. - Se non finisce bene, io...

Dobbiamo leggerlo, sennò come sappiamo come finisce ?

- Vogliamo leggerlo qui ? - Non so.

- Vieni. - Vengo.

Eh...

- Senti, chi parla per primo ? - Parla tu.

- No, parla tu. - No. - No, no. - Ssh.

Che è ?

- Sei tachicardico ? - No, non penso. Tu ?

No, fino ad oggi no.

Ecco.

- Senti, prima che accada l'irreparabile... - Mmm.

Devo parlarti di me.

- Brevemente, per favore. - Brevemente, sì.

Allora, devi sapere... che dico un sacco di bugie.

- Anch'io. - Sono inaffidabile. - Sì, pure io.

- Se fossi in te, non mi fiderei di me. - Infatti diffido tantissimo.

Ma soprattutto sono un po'... complicato.

Che fai, copi ?

Adesso se fosse un film, io e te ci baceremmo

e come tu mi insegni, ci sono tanti tipi di bacio.

- Quanto parli ! - Fammi finire, è importante.

- C'è il bacio casto che a noi non... - Mmm. - Non piace.

- Poi c'è il bacio labbra contro labbra, a stampo. - Meglio.

- Con la testa reclinata. - Sì. - E poi c'è...

[# E' SOLO UNA FOLLIA]

[# UN SALTO NEL VENTO]

[# UN'ORA NELLO SPAZIO]

[# UN PUNTO NEL TEMPO.]

[# E' UN GIORNO CHE VA VIA]

[# UN APPUNTAMENTO]

[# UN BATTITO PERPETUO CHE DURA UN MOMENTO. #]

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