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[# MMM, MMM, MMM...]
[# NELLA CONFUSIONE]
[# MILIARDI DI PERSONE]
[# SOLO UN'OCCASIONE QUAGGIU']
[# TRA L'AZZURRO E IL BUCO NELL'OZONO]
[# TRA JOHN LENNON, PAUL E YOKO ONO.]
[# IL PASSATO NON DIMENTICA.]
[# IL FUTURO FA GINNASTICA.]
[# SI PREPARA TUTTI I GIORNI PER TE.]
[# CANTA UN PO' "ALBACHIARA" E UN PO' "MY WAY". #]
No !
Hanno buttato la carta igienica di un anno !
Ci vorrĂ un anno per pulire. Guarda lĂ ! Vi prendesse un bene...
[# HOUDINI CHE TOGLIE LE CATENE AL MONDO. #]
No, vabbè, qui è un casino !
[# IN FONDO, UN INGANNO NON E'.]
[# E' SOLO UNA FOLLIA. #]
-Scusi. -Desidera ? -Vorrei parlare con qualcuno. -Di che cosa ?
- Dovrei dare informazioni su un reato. - Quale ? - Narcotici.
- Si accomodi lì. - Vado lì ? - Sì. - Grazie, buona giornata. - A lei.
- Buongiorno, nonna. - Ciao, tesoro. - Come va ?
Bene. Dormito bene ?
Sì. Papà dov'è ?
-E' uscito presto stamattina. -Devo chiedergli una cosa importante.
- Beh, puoi dire a me ? - Sì.
Chi è Jacopo ?
Jacopo...
- Non lo so. Perché ? - Non hai mai sentito questo nome qui in casa ?
Attento, scotta. No.
- Mai. - Okay.
- Vuoi anche del caffè ? - Se c'è, sì.
[# MI TRASFORMO] [CERCANDO LUCE IN FONDO AL MONDO. #
Grazie.
Venite ! Guardate che capolavoro.
- No ! Che è successo ? - Sono vandali, teppisti. C'è poco da fare.
Basta.
- Io chiedo la pensione anticipata. - Venga, preside !
- Guardi che capolavoro. - Non si può andare avanti così.
E' una "Carthago delenda est". Guarda, guarda.
Mi sto sentendo male, mi devo sedere.
Come può essere successo tutto questo ?
- Sono impazziti ? - "Reservatio in pectore."
- Non ci posso credere. - Quello è...
Franco ! [SQUILLI DI CELLULARE]
- Sì ? - Buongiorno, sono l'avvocato Arnaldo Palmieri.
Ho presentato denuncia al Commissariato di zona
sull'occupazione di stanotte
che poteva costare la vita a mio figlio Giulio, Terza B.
"Costare la vita a Giulio" ?
Ora sta bene, come confermerĂ il professore di Filosofia
il primo ad andare in ospedale da Giulio. Vuole sapere come ?
- Ma... - Sostituendosi a me, dicendo che era suo figlio.
- Si rende conto della gravitĂ della situazione ? - Certo.
Va bene, allora la saluto.
Tesoro ?
- Per piacere, ascoltami. - Lasciami in pace.
Ascoltami, per una volta. DĂ i !
- Lasciami in pace. - DĂ i, su ! - Ma che fai ?
Butto questa roba. Mi devo sbrigare, sono in ritardo.
Fai bene, brava ! Io sto male come un cane e tu vai via.
- Devo lavorare perché non campiamo d'aria. - Non è vero.
- Oggi è il tuo giorno di riposo. - Ascoltami.
Ho una cliente che parte e mi ha chiesto uno straordinario.
Perché non mi dici la verità ?
- Dillo ! - Che cosa ? - Stare lontana da me ti fa stare bene !
- Non dire sciocchezze, non scappo da te. - Non ti credo.
Fai bene. Perché stare vicino a un buffone triste come me ?
Ammettilo !
- Oddio, scusa ! - Scusami tu. - Vieni qua.
Forza ! Guardate chi vi ho portato ! Spacciava di mattina presto.
- A che ora si alzano 'sti pezzi di fango ? - Alle tre. - Alle tre ?
- Ahia ! Mi fai male. - Ti faccio male ?
Pensavi che ero Biancaneve che ti puliva casa ?
Portate via questo, dĂ i !
Ahò ! Dante ?
- Il Pantera ! Qua stai ? - Mi hanno promosso.
- Eh ! - Bello mio, che piacere vederti !
- Che bello ! - DĂ i... - Fatti guardare !
- Senti... - Eh. - Dovrei dare informazioni su un reato.
-Come posso... -Vieni con me ! -Ahia ! -Abbiamo un sacco di cose...
Ha dato le chiavi a qualcuno ?
No, preside. Si figuri, non mi permetterei mai.
Non ci sono segni di scasso, di forzatura.
- I ragazzi sono entrati da uno degli ingressi. - Lei ha ragione.
Non so che dirle.
- Ha controllato che i mazzi di chiavi siano al loro posto ? - Sì.
Tecnicamente ne manca una, quella che ho dato al professor Balestra.
Perché gli ha dato una chiave ?
Si è attardato in sala professori, mi ha detto che avrebbe chiuso lui.
- Vabbè ! Grazie, Egidio. - A lei.
-Egidio ! -Sì ? -Scriva sul portone che oggi la scuola è inagibile.
- Okay, certamente. - Sì.
Ecco, vedi ? Lui si chiama Zucca. E' il gorilla che si porta dietro.
Ha tanti cani da combattimento in condizioni pietose.
- Che ti ha fatto ? - A me non ha fatto niente.
Il problema è che ha dei contatti con un mio allievo
e penso che gli passi dei soldi. - In cambio di che cosa ?
Questo non lo so, però vorrei tenere il ragazzo fuori
e cercare di evitare che lo frequenti.
- Vabbè, bisogna fare una denuncia. - Ah. - Eh.
- La fai tu ? - La devo fare io ? - Sarebbe meglio. - Va bene.
- Mettiti seduto, va'. - Okay.
- Allora... - Mi fa piacere.
- Questa ? E' tua figlia ? - Non ricordi che mi sono sposato ?
- Sì. Mi hai invitato, ma avevo la maturità . - Che ne pensi ?
E' bellissima, elegantissima. Complimenti.
- Non si capisce come ha potuto sposare te. - Ahò !
- Come mai questo regalo ? - Come mai ?
- Ridi, eh ? - Non vuoi lavorare ? - Sono entrati gli scarafaggi.
- Quando riapre ? - GiĂ vuoi sapere quando riapre ?
Non avete una casa, una famiglia ? Andate.
Vabbè, ora che facciamo ?
Andiamo al bar e aspettiamo il prof. A che ora c'è ?
- In seconda. - Notizie di Giulio ? - L'ho sentito, dice che sta bene.
- Allora perché oggi non è venuto ? - No, eccolo là .
- Ragazzi, sembra uno zombie. - Perché il padre l'ha massacrato.
Oddio, mi dispiace.
Poveraccio.
- Bella, Giu'. - Ciao.
- La situazione è grave. Lo capisci ? - Sì, è colpa mia.
Simone voleva festeggiare il suo compleanno.
- Non sapeva come... - Gli hai dato le chiavi della scuola ? - Beh !
Sì, sì.
Tu sei davvero pazzo !
Ogni tanto me lo scordo, ma puntualmente me lo ricordi !
- Ora che si fa ? - Che vuoi...
Il padre di Giulio ha fatto una denuncia alla polizia.
Controlleranno i danni come succede sempre con le occupazioni.
Ma il figlio poteva restarci !
Ha informato gli altri genitori e vuole riunire il Consiglio.
- Vuole un'ispezione ministeriale ! - Addirittura ? - Sì !
Senti, poi per la pistola...
Tranquillo, l'ho nascosta bene.
- Quando chiudo con Sbarra, te la richiedo. - Sì.
Adesso arrivano sospensioni a raffica.
Non mi interessa, sto in un casino che neanche puoi sapere.
Che ti è successo ?
Ho scoperto una cosa assurda.
Che cosa ?
Mio padre ha un altro figlio.
- Che dici ? - Ho trovato una foto.
Si chiama Jacopo.
Credo che anche mia madre lo sappia.
Volevo parlarci, ma non ci sono riuscito.
Senti... Come stai dopo la festa di ieri ?
Bene. Come devo stare ?
Sono preoccupato per Sbarra, non so piĂą che dirgli.
Ne ho anche parlato con tuo padre.
- Non gli ho detto di te, ma ho dovuto farlo. - Non farĂ niente.
E' un chiacchierone, non sa fare altro che parlare.
- Ti aiuto io con Sbarra. - Sì, vabbè !
[VOCI NON UDIBILI]
L'hai vista ?
- L'ho vista sì. Stai ancora sotto per lei ? - No, ti pare ?
Mi aveva stufato, è meglio così.
- Poi è vecchia per te. - Ma vecchia di che ?
E' piĂą giovane di tutte 'ste pischelle.
Senti... dopo ieri sera...
- Eh ? - No, niente. Stavo dicendo una cosa.
C'è tuo padre.
Vado, non lo posso vedere. A dopo.
Era inevitabile che andasse così.
La preside è arrabbiata, i professori pure.
Mi dispiace di non fare lezione. Avevamo ancora due ore noi, no ?
(insieme) Sì. - Un po' di pietà . - Che pietà ?
E' una bella giornata, vi porto in un posto qui vicino.
- No ! - Non ce la faccio. - Vi fa bene.
- Simone ? - Ha visto che non si entrava ed è andato via.
- Ha detto dove andava ? - No, non me l'ha detto. - Ah.
No, dĂ i ! Non ci riesco.
Ragazzi, prendete le vostre cose. Aiutiamo Giulio, lo vedo stralunato.
- Coraggio. - Dobbiamo accollarcelo.
- Piano piano ti riprendi. - No, oggi chi ce la fa ?
- Prof ? - Sì ? - Io mi sento tradito. - Perché ?
Aveva promesso di non dire niente a mio padre.
Non potevo non farlo, stavi male.
- Sì, ma almeno... quando è arrivato... - Mmm.
Poteva dire qualcosa su di me, invece è scappato.
Non sono scappato, Manuel era pieno di problemi.
Senti, appena finisce questa bufera ti prometto che gli parlo. Va bene ?
Lo prometto. DĂ i !
E' stata una grande delusione che The Pen non sia venuto.
Magari non è potuto venire o gli è successo qualcosa.
- Perché non gli scrivi ? - L'ho fatto !
Solo che non risponde ! E' sparito.
Scommetti che se gli dici che vuoi vederlo da solo ricompare ?
- Sicuro. - Che significa ?
- E' un porco adulto che cerca le minorenni. - No, non è un porco.
Me lo sento. Deve esserci un'altra spiegazione.
- Anche secondo me. - Secondo me no. Non è che se tu te lo senti...
Se ci stessi io con 'sti ragazzi, vedi come li farei filare dritti !
E io non dovrei pulire, se vogliamo dirla tutta.
- Che cosa è successo qui, scusi ? - Lei che cosa ci fa qui dentro ?
- La scuola è inagibile, c'è pure il cartello fuori. - L'ho visto
ma devo incontrare il professor Lombardi. - Certo.
Lui è sopra, qui io devo pulire.
- Non so se vede. - Sì. - Virginia, scusa. - Attilio caro.
Avrei dovuto chiamarti per dirti di rimandare il laboratorio teatrale
perché con quello che è capitato non è possibile. - Sì.
- Mi chiedevo che è successo qui. - Tu non sai niente ?
Dante non ti ha detto niente di questa... chiamiamola "festa" ?
No.
Sta male, è a casa con 40 di febbre e non può uscire.
Lo sostituisco io. Che ci devo fare con il kebabbaro ?
Tu che ne sai del kebabbaro ?
Quando Manuel l'ha puntato c'ero anch'io.
In due non avete combinato un cazzo perché siete due pezzi di merda.
Ho mandato Zucca dalla moglie. Si è cacata sotto.
Stiamo bene così. Puoi pure andare, bello. Vai.
Quello che fa Manuel posso farlo anch'io.
L'ho aiutato a rubare la macchina.
Dimmi un po' una cosa. Chi ha la rivoltella ?
- Io. - Ah, tu ? - Sì. - Ridammela.
Non hai nessuno da terrorizzare ? Io ho piĂą palle di Manuel.
Sono piĂą bravo.
Avrei un paio di lavoretti per te, però non so se te la senti.
Me la sento, non c'è problema.
- Che dici ? - Mi pare un frocetto.
Zucca, non hai mai capito un cazzo. Si vede che gli piace la sorca.
- Bastava chiedere a tua moglie. - Ti rompo il culo ! - Zitto !
Io l'avrei un po' di lavoro per te, però...
- Dovresti piazzarmi un po' di erba e di "svelta". Te la senti ? - Sì.
- Sta bene. - Bene.
Dovresti farmi pure un bel fuocherello. Lo sai fare ?
- Te lo faccio. - Bravo.
- Bella di casa, come stai ? - Bene. - Tutto bene.
Però ti avverto, se mi fai un brutto scherzo
vengo a cercare te e Manuel e vi squarto tutti e due. Tieni.
Hai capito quella merda di Manuel ?
Gli do il ferro e lui lo passa all'amico.
- Vedi se ha davvero la febbre. - Gli metto il termometro ?
Svegliati, porca mignotta. Vai a scuola e vedi se ci sta.
Se non è vero, gli spezzo le gambe.
Stiamo entrando in uno dei luoghi piĂą famosi del mondo.
- Perché ci ha portati qui ? - Perché questo è stato per secoli
il luogo... delle torture sugli innocenti.
Qui i cristiani pagavano con la vita il prezzo della loro libertĂ .
Oggi vi ho portato qui per parlare di giustizia e ingiustizia.
All'epoca l'umiliazione non era contrapposta
a quella che era l'idea di giustizia, no ?
La necessitĂ di punire chi contravveniva alle regole
portava all'interno di una sorta di "pacchetto"
la libertĂ di scegliere quale pena infliggere.
Noi parleremo dell'abuso della libertĂ
e delle conseguenze che ha sulla nostra vita
partendo da quello che sta succedendo oggi.
Per farlo userò il pensiero di un filosofo che amo, Rousseau.
Lui se ne è occupato per molto tempo.
Rousseau dice che tutti gli esseri umani, singolarmente
sono liberi, ma devono anche rispettare le regole.
E' possibile essere liberi e allo stesso tempo rispettare le regole ?
E' la domanda che si pone Rousseau e io pongo a voi
dopo la cazzata che avete fatto con la festa a scuola. Eh ?
Secondo voi quello che avete fatto potete considerarla vera libertĂ ?
- Prima sì, ora no. - No.
-Perché ? -Perché abbiamo combinato un casino.
Simone può perdere l'anno.
Se si autodenuncia, magari la preside lo perdona.
Se voleva denunciarsi, l'aveva giĂ fatto.
- Tu che ne sai di che pensa Simone ? - Tu sei l'avvocato ?
- Matteo ! Basta ! - No, ragazzi ! Basta, su !
Stiamo calmi.
A Simone non succederĂ niente.
Ho detto alla preside che sono stato io a dargli le chiavi.
- No ! - Non è giusto. - Ma non è vero !
- Certo, ma Simone sarĂ salvo. - E lei che fine farĂ ?
Non preoccuparti. Sarò licenziato, ma non importa.
- E' assurdo ! - Ma no ! - E' assurdo.
Vedete questa vostra reazione ?
Allora comincio a pensare che adesso voi intuite
che quello che avete fatto non è propriamente
da considerarsi libertĂ , giusto ?
No, perché non ha portato niente di buono.
"Niente di buono", giusto.
"Niente... di buono."
Che tipo di societĂ apparireste voi davanti a Rousseau
se non siete in grado di prendervi le vostre responsabilitĂ ?
Ha ragione, prof.
Che dobbiamo fare ?
Ci dia una mano lei, prof.
Ragazzi... la libertĂ non vuol dire fare cazzate
fregandosene di quello che succede
non pensando alle conseguenze su di noi e sugli altri.
La vera libertà è l'autodeterminazione.
E' la possibilitĂ di correggerci da soli.
Io non posso indicarvi una via
perché voi dovete cercare dentro voi stessi
usare il cervello e guardarvi dentro in profonditĂ .
E' soltanto lì...
che troverete la vostra libertĂ .
Attilio, secondo me tu devi prendere le difese di Dante
contro queste accuse assurde.
Mio figlio tende a mettersi nei guai
ma la sua buona fede è fuori discussione.
Certo, ma dicono che abbia affidato le chiavi della scuola ai ragazzi.
- Magari non è vero, però... - Sarà sicuramente vero.
E' un gesto tipico di lui. Può averlo fatto benissimo.
Allora se è così... come si fa a difenderlo, scusa ?
"Come si fa" ? Si fa !
Si prende posizione, si cerca di capire le sue ragioni.
Certo. Quali potrebbero essere queste sue ragioni ?
Questo dovreste scoprirlo voi, i suoi colleghi. Mi dà i il tè ?
- Sì. - Grazie.
Attilio caro, so che non ami i suoi metodi di insegnamento
ma da qui a farlo bruciare sulla pubblica piazza
mi sembra sinceramente troppo, eh ?
Se posso permettermi, non mi pare che sia questo il problema.
E qual è ?
- Noi andiamo al bowling. Tu vieni ? - No, ho danza tra un'ora
e poi passo al bookshop a Largo Argentina. Non ce la faccio.
- Vabbè, ci andiamo un'altra volta. - Va bene.
- Vuole un passaggio ? - No, grazie.
- Se senti Simone, gli dici se mi chiama ? - Sì. - Grazie.
- Pace. - Non ho capito. - No, dico... "Pace." - Pace.
- Tu vieni al bowling ? - No, devo prendere mamma al museo.
[NOTIFICA DAL CELLULARE] Vabbè, ho capito. Voi venite ?
(registrazione) "Mi chiamano tutti i genitori. Passi da me ?"
-Alle quattro. -Manuel, ho cambiato idea. Tu vai al museo ? -Sì.
- Mi dĂ i un passaggio ? Devo parlare con la direttrice. - Certo. - Grazie.
- Deve essere interessante parlare con lei. - Sì.
Parlate di se è nato prima l'uovo o la gallina ?
- Platone dice che se ti fai i fatti tuoi ti conosci meglio. - Sì.
- E' un consiglio. E vai piano o ti boccio. - Ci manca ! - Vedrai.
(in inglese) Grazie. - Di niente.
- Questo è tuo. - Grazie.
- Ciao, Manuel. - Ciao. - Buongiorno. - Ciao.
- Tua madre ha ancora da fare, ma esce a minuti. - L'aspetto. - Sì.
- Dante, ho bisogno di parlare con te. - Sì, certo.
- Io parlo con la direttrice. Non fare il cretino. - No.
- Ciao, Manuel. - Ciao !
Ecco qua.
Il padre di Giulio mi ha detto della scuola devastata
del figlio all'ospedale, di te che ti fingi suo padre.
- Non volevo crederci ! - Purtroppo è vero.
- E me lo dici così ? - Eh !
Ti dico la veritĂ , sono un po' delusa.
- Da che cosa ? - Da te ! - Perché ? - Vorrei stare dalla tua parte
ma la preside mi ha detto che hai dato tu le chiavi a Simone.
Hai fatto anche questo ?
- Sì, sì. - Ma è folle !
Quanto mi piace stare a braccetto con te !
Sì, perché tu sei accogliente.
Non tutti gli uomini sono capaci. No, credimi.
A volte sembra che portino le donne come se fossero ombrellini parlanti.
- Gli uomini sono mostri. - Lo dici a me ?
I genitori sono tutti arrabbiati e non la fanno passare.
Forse dipende anche dal fatto che anch'io non riesco a capire.
Dovevo tenere le chiavi di scuola e non l'ho fatto.
Ti rendi conto delle conseguenze ?
Vogliono denunciarmi al Ministero ? Facessero pure.
- Basta con queste chiacchiere. - Non prendertela con me. - Ma no !
Bisogna averle vissute certe cose per capirle
però è la paura.
Io sto cambiando, non ho piĂą paura come prima.
Tu non lo sai, ma è la paura che ti fa dire di sì anche agli scemi.
- Stai cambiando ? - Sì. - E come ?
- Mi sono innamorata. - Oddio ! E che novità è ?
Lui è diverso, è diverso da tutti gli altri.
Innanzitutto ha un'altra.
- Ah. - E poi non mi pensa, non mi vuole.
Come no ? Chi è 'sto coglione ? Perché non ti vuole ?
- Perché è lui che ha paura. - Uno normale ce la fai a trovarlo ?
Tutti tu le becchi, tutti.
No, lui è diverso.
E' diverso davvero perché non mi farebbe mai del male.
Ti ricordi il Cinema dei Piccoli ? Ci vediamo un bel cartone ?
Fanno un film coreano in lingua originale con i sottotitoli. DĂ i !
- Ah, è vero. - Se vuoi, ti compro un palloncino. Lo vuoi ?
- Sì ! Sì, lo voglio. - Fammi vedere un po'.
Andiamo, qua non fanno piĂą entrare. Prendiamo un gelato.
[SQUILLI DI CELLULARE]
- Avvocato, buongiorno. - Ciao. Sono Lenzi.
Sto a Roma per un'udienza. Appena finisco vorrei vederti.
- Ci sono novità ? - Sì. - Sulla mia causa o su Mimmo ?
- Tutti e due. Prima di partire per Napoli vorrei parlarti a voce. - Sì.
Le novitĂ sono buone per te e cattive per Mimmo.
- Il giudice ti ha assolto. - Ah.
E Mimmo ?
Mimmo ha preso la condanna piena, senza sconti.
Deve farsi sei anni.
- Non c'è un modo per parlargli ? - Sì, ci ha pensato lui.
- Gli hanno concesso una videochiamata con te. - Quando ?
- Oggi. Tieni aperta l'applicazione, ti chiamerĂ lui. - Va bene.
- Tu ti trattieni un po' a Roma ? - No ! - No ?
- Finché fate il caffè così, mai ! - Beh... non lo so.
[SQUILLI DI CELLULARE] - Scusa un attimo. - Fai. - Chi è ?
Pronto ?
Professore ?
Sì, scusi, sono la mamma di Giuseppe Palumbo.
- Scusi il disturbo. - Buongiorno, mi dica.
Lei potrebbe passare a casa ?
Perché ho Pin che non...
Non si alza dal letto, ecco. E' disperato.
Stia tranquilla, ora vengo io. Vengo subito, sto arrivando.
Grazie tante, davvero.
Arrivederci.
- E' un altro ragazzo problematico. - Ahò !
- No, non mi metto nei guai. Non avrò bisogno di te. - Speriamo.
- Un tè lo vuoi ? Lo faccio bene. - No, mi è bastato il caffè. - Bene.
Manuel !
Manuel !
[ROMBO DI MOTORE]
- Ciao. - Salve.
Ciao, ma'.
Che c'è ?
Senti, ti devo parlare.
Anch'io.
Andiamo dentro, va'.
Dimmi.
Le cose con Sbarra sono risolte.
Il kebabbaro ha pagato e tu sei fuori.
In che senso sono fuori ?
I lavoretti che prima chiedeva a te li faccio io.
Mi ha dato queste, sono pasticche.
Metti via questa roba, Simo'.
Gli ho detto che sapevo dove ti mettevi.
- Adesso devi dirmi dove andavi. - Tu sei impazzito.
Con il cazzo ti dico dove mi mettevo !
- Mi libero io e ti incastri tu ? - Non mi sono incastrato.
E' una cosa di pochi giorni, poi ci lascia in pace.
Che altro devi fare ?
Devo bruciare una libreria.
- Dove ? - Sulla Casilina.
Non mi piace 'sta storia. Non mi piace per niente.
C'è tuo padre che ti cerca.
- Perché non gli rispondi ? - Non mi frega un cazzo, lo odio.
- Gli ho detto che se ti trovavo, lo chiamavi. - No. - Perché ?
- Non è bello fare stare male la gente. - Tu lo dici ?
- Hai sempre fatto disperare tua madre ! - Appunto !
Questa storia deve finire.
E poi forse ti cacciano da scuola, ti fanno perdere l'anno
oppure cacciano tuo padre. - Non mi frega un cazzo.
Non mi pento di avere rubato le chiavi. Ne valeva la pena.
Hai capito di che parlo, no ?
No. Di che cosa ?
Di me e te... di stanotte.
Penso che sia stato... bello.
Io penso che forse era meglio se non succedeva.
Che vuol dire ?
-Lascia stare. -No, che vuol dire ? -Che ti devo dire ?
Non c'è niente da dire.
- Pensavo che stanotte... - "Stanotte" che ?
E' possibile che devi riflettere su ogni cosa che succede ?
Capisci bene che non so che pensare.
Senti, chiariamo una cosa. Mmm ?
Quello che c'è stato è stato divertente, però finisce là .
- Divertente ? Che vuol dire ? - Che palle...
- "Che palle" un cazzo ! E' stato un gioco ? - Hai rotto il cazzo !
Non sono frocio come te ! Mi piacciono le donne.
Per me tu non esisti !
Vaffanculo.
- Papà , mamma ha detto che volevi parlarmi. - Sì.
- Ho deciso di mandarti in un liceo privato. - Come hai detto ?
Stai scherzando, spero.
Secondo te ho la faccia di uno che scherza ?
E' inutile perdere tempo. Prima lasci quella scuola, meglio è.
Se mi cambi scuola, io smetto di studiare.
Niente ricatti, non sei nella condizione per poterli fare.
-Se smetti di studiare... -Io non faccio piĂą quello che dici !
Sei impazzito ? Non alzare la voce.
Se mi cambi scuola, io vado via di casa !
E dove vai ? Voglio proprio vedere dove vai.
Giulio ! Che hai fatto ?
Era il lavoro di un anno.
Giulio !
Allora, dĂ i ! Raccontami dell'incontro con Laura.
L'incontro con Laura non c'è stato.
- Cioè ? - Non ci sono andato. - Perché ?
All'ultimo non ce l'ho fatta.
Io odio la scuola. Odio le feste, odio i miei compagni.
- Che c'entrano i tuoi compagni con questa storia ? - C'entrano.
Loro c'entrano eccome.
- Cioè ? - Ad esempio, è colpa loro se...
Se sto chiuso qua dentro.
- E' colpa delle prese in giro, delle loro risate. - Mi fai capire ?
Guardi questo.
Oh ! Vai, vai, vai !
[VOCI DAL VIDEO]
[RISATE]
Pensavo che non l'avrei mai mostrato a nessuno.
Però ieri sera mi è passata davanti la vita, pure le cose peggiori.
Io ho pensato anche di ammazzarmi.
L'ho fatto vedere a lei perché è l'unico che mi è stato vicino.
Il video è passato anche in Rete
per tanto tempo. E' stato terribile.
Basta, non ce la faccio a vederlo. Mi vergogno troppo.
Sono i tuoi compagni che si dovrebbero vergognare.
Chi è stato ?
- Non posso fare i nomi. - Dà i, dimmi chi è stato.
No, io non faccio la spia.
Senti, me lo mandi quel video ? Per me, per vederlo bene.
Non lo faccio vedere a nessuno, te lo giuro.
Mmm.
Monica !
- Giulio. - Ciao.
- Che sorpresa ! - Anche tu vieni qui ?
Sì, è un bel posto per leggere.
- Casa mia è a due passi. - Ah, sì ?
- Senti, come stai ? - Permesso.
Hai una faccia... Sei sicuro che ti sei ripreso ?
- Stai bene ? - No, non mi sento per niente bene.
Perché ? Che è successo ?
Mio padre mi vuole cambiare scuola.
No ! Che dici ?
Sì. Allora io ho perso la testa e gli ho rovesciato la battaglia.
- La battaglia ? - Sì, è una sua mania.
Ogni anno ricostruisce una battaglia.
L'anno scorso era Austerlitz, quest'anno è Waterloo.
- Ma è da ricovero ! - Infatti, andrebbe segregato.
Invece è a piede libero e scorrazza nella mia vita come Attila.
Dove passa lui non cresce l'erba.
Senti.
Io non vorrei che ti sia sentita in imbarazzo ieri sera
per la mia goffa dichiarazione.
Beh, insomma... scusa.
Scuse accettate.
Però è un peccato che fossi ubriaco
perché in realtà ...
quella dichiarazione mi era piaciuta molto.
- Davvero ? - Davvero.
- Dici sul serio ? - Molto sul serio.
- Ciao. - Dante ! - Sono qui per Manuel.
Il mio telefono si è scaricato. Mi chiedevo se aveva sentito Simone.
Non lo so, Manuel è uscito.
- Okay, scusa. - Non so dov'è, ma se vuoi provo a chiamarlo.
No, non so neanche che sto facendo.
Non sento Simone da stamattina e sono preoccupato.
- Simone è stato qui. - Come ? Dimmi un po'.
Niente, si sono chiusi con Manuel nel box
e dopo dieci minuti Simone è uscito. Che sta succedendo ?
Tutto e il contrario di tutto. Non lo so.
- Ti faccio un caffè. - Sì.
- Posso caricare questo ? - Sì, certo. - E' permesso ?
Con Simone ho fatto tanti errori. Chi non li fa ?
Però addirittura arrivare a rubare le chiavi della scuola...
- Grazie. - Lo stai coprendo ? - Gli faccio perdere l'anno ?
Sì, però se ti prendi la colpa, a te che succede ?
Non lo so e non voglio saperlo
ma mi dispiacerebbe non finire l'anno con i ragazzi.
- Ti sei molto legato a loro, eh ? - Mmm, sì.
Succede sempre. E' un po'... come innamorarsi.
Nel senso che si diventa ciechi e non si vedono i difetti dell'altro ?
No ! No, i difetti li vedo. Anzi, sono lì apposta.
Sono lì proprio per aiutarli a fare quelle piccole correzioni
che possono essergli utili. - Correzioni ?
Sì, quei piccoli spostamenti per aiutarli ad affrontare...
i pericoli che possono derivare dagli altri e da se stessi.
Lo sai che ogni tanto quando a Manuel gira bene
mi racconta le tue lezioni ? - Ah. - Davvero, giuro.
- Lui è un tuo grande sponsor. - Eh ! - Ti apprezza sul serio.
Potrebbe essere un tuo teste a difesa.
Se porto Manuel come teste, poi mi carcerano direttamente.
Mi porti queste, una o due.
Ieri dopo l'ospedale ci ho parlato a lungo.
Mi ha raccontato tante cose
anche della brutta strada che aveva preso. - Mmm.
Questo è un bel segnale, vuol dire che ce la stiamo facendo.
- Lo dici solo perché sai che sono angosciata. - No, lo penso.
[SQUILLI DI CELLULARE] Chi è ?
Questo è Mimmo, in videochiamata dal carcere minorile.
- Ci metto un secondo. - Ti lascio. - No, lascia stare. - No ?
- Tolgo ? Non l'hai bevuto. - Ciao, Mimmo.
-Uè, professore ! Come andiamo ? -Come stai ? -Come vuole che vada ?
Quando ho saputo che mi avevano dato sei anni, mi volevo suicidare.
- Ah. - Però poi ho riletto la poesia che ci aveva dettato.
Quella che dice: "I rasoi fanno male. I fiumi sono freddi."
"Il gas fa schifo. Tanto vale vivere."
-Bravo, Mimmo. -Insomma... Se ero bravo, non stavo qua. -Lo so.
- Lo so. - Forse mi mandano al carcere degli adulti. Lo sapete ?
Sì, ma non preoccuparti perché non sarai mai solo.
- Io vengo a trovarti. - Ci conto. - Che vuoi che ti porto ?
- Un libro. - Te ne porto tanti ! - Con una lima per segare le sbarre.
Dovevate vedere che faccia hanno fatto qua alla parola "lima" !
Guardate che scherzo !
Come si fa a fare diventare le guardie spiritose ?
Bisogna cambiare il mondo, avere pazienza e tempo. Hai capito ?
Non tirare, dĂ i.
Oggi Manuel stava davanti casa e stava pure bene.
Lo sapevo. Domani andiamo a casa sua, così si ricorda chi è Sbarra.
[ROMBO DI MOTORE]
E' tua questa maschera ?
- Sì. Perché lo chiedi ? - Ho visto un video con Pin vestito da donna
umiliato da un ragazzo con questa.
Ho passato mesi a provare a capirti, ho messo a rischio il mio lavoro
e ora scopro che tu hai fatto una cosa così ?
Oggi ero angosciato perché non sapevo dov'eri
ma ora non mi frega niente, voglio sapere chi cazzo sei !
Che cazzo fai ? E' grave quello che hai fatto. Lo capisci ?
- Vuoi la verità ? - Sì, voglio la verità !
Sì, sono stato io a fare quella cosa vergognosa
e di cui mi pento con Pin. -Perché ? -Perché sì, senza motivo !
Sono uno stronzo ! Siamo una classe di stronzi, è così !
E tu mi parli di veritĂ ? Bene, dĂ i il primo esempio.
Chi è Jacopo ?
- Come lo sai ? Chi te l'ha detto ? - Non importa.
Chi è ? E' mio fratello ? Hai un'altra famiglia ?
Sì, è tuo fratello.
Ecco perché ci hai abbandonati !
- Fammi spiegare. - Mamma piangeva per questo !
- Fammi spiegare ! - Non voglio piĂą vederti !
- Smettila di parlare ! - Vattene ! - Lasciami spiegare !
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