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Alejandro!

Va' a nasconderti.

Non venire fuori, non fare rumore.

Non fare niente.

Vai.

Metti giù il fucile e non muoverti,

Mettilo giù!

È tutto...

Salinas, l'ho preso!

Ci si rivede, dottore.

300 chilometri per arrivare quaggiù,

è un bel pezzo di strada.

Cosa vuoi, Salinas?

La guerra è finita.

È il vincitore che decide quando una guerra finisce.

La guerra è finita. Punto.

Non la tua, dottore.

E non la mia.

Non toccarmi!

Vi prenderanno e marcirete in galera per il resto della vita.

Ti piacerebbe invecchiare dietro le sbarre?

A te piacerebbe...

el Gurre?

- Voi siete pazzi. - Può darsi.

Ridillo.

Mi piace sentirti parlare di pazzi, dottore.

Va' a farti fottere!

Sai quante volte ho sparato in quattro anni di guerra?

Due.

Non mi piace sparare,

non mi piacciono le armi.

Non le ho mai volute con me.

Ho combattuto la mia guerra seduto a una scrivania.

Salinas il Ratto, te lo ricordi?

I tuoi amici mi chiamavano così.

Ma sai cos'è successo?

Li ho fottuti, uno a uno.

Decifravo i loro messaggi in codice e poi li facevo spiare.

E li fottevo.

È andata avanti così per quattro anni.

Ma la verità è che ho sparato solo due volte.

La prima volta è stato di notte.

Ho sparato nel buio, contro nessuno.

La seconda...

è stata l'ultimo giorno della guerra.

Ho sparato a mio fratello.

Arrivammo all'ospedale prima dell'esercito.

Voi eravate fuggiti.

Avevate capito che aria tirava,

così vi siete tolti il camice da aguzzini

e siete scappati.

Sai qual è il ricordo più vivido?

Che non si sentiva un lamento.

Non un rumore, dottore, niente.

Un silenzio assoluto.

Li avevate fatti a pezzi.

Ormai desideravano solo morire.

Poi ho trovato mio fratello.

Miguel.

Miguelito.

Mi senti?

Quella voce...

Quella voce sembrava venire dall'inferno.

Uccidimi.

Sentivo le ossa del suo viso.

Mio fratello.

Non si può chiedere a nessuno di fare una cosa del genere.

Non potevano chiederlo a me.

Non potevo farci niente, continuavo a gridare,

ma come da lontano.

Guardami, Roca.

Ho detto, guardami.

In tutta la guerra

ho sparato solo due volte.

Sparerò ancora una volta,

l'ultima.

- Io non c'entro niente. - No?

Non c'entro con...

- Eri li! - Non c'ero quando...

- Che cazzo dici? - Te lo giuro.

Era il tuo ospedale!

- Il mio ospedale? - Eri tu il dottore che li curava!

Li hai fatti a pezzi!

- Zitto, cazzo! - Non ho ucciso nessuno!

T'ammazzo!

Andate via.

Andate via!

Andatevene!

- Chi cazzo è? - E il figlio.

- Che cazzo dici? - È suo figlio.

Il figlio di Roca.

Non doveva esserci nessuno!

Avevate detto che non c'era nessuno!

Vi prego.

Non fare cavolate, metti giù quel fucile.

Ora sai che razza di uomo è tuo padre,

ora sai che è un assassino.

Ha ucciso decine di persone.

A volte li avvelenava lentamente con le sue medicine.

Alcuni li ha uccisi aprendogli il petto

e poi lasciandoli morire.

Tuo padre lo chiamavano la Iena,

lo sapevi?

I suoi amici lo chiamavano la Iena.

E ci ridevano sopra.

Le cose stanno così, ragazzo.

Ormai è tardi, anche se hai un fucile in mano.

Vi prego, no.

Lasciatelo stare, vi prego.

Vi prego.

- Non fare cavolate. - È mio padre!

Fatelo smettere.

Fatelo smettere, per favore.

Salinas, abbiamo preso il ragazzo,

ma dov'è la bambina?

II figlio di Roca era qui, ma la bambina dov'è?

Trovala!

Che diavolo hai fatto?

Che diavolo hai fatto?

- Per favore... - Adesso basta.

Che diavolo avete fatto?

Calmati, ragazzo.

Intesi?

Così è la vita, capito?

Buonasera.

Vorrei comprare un biglietto.

È tanto che aspettava?

No. Perché?

Come non detto, mi perdoni.

No.

Voglio quello.

- Questo qui? - Sì.

È un buon numero.

Come lo sa?

È il mio mestiere.

Ascolti...

le andrebbe di bere un bicchiere con me?

Io?

Sì.

Non posso.

Devo tenere il chiosco aperto,

non posso andarmene ora, non ho nessuno...

Non posso.

Venga con me.

Per favore.

Venga con me.

Quando le persone vincono alla lotteria

non riescono a tenere il segreto.

No?

La cosa buffa è che la prima persona a cui lo dicono

è un bambino,

Probabilmente c'è una morale,

ma non sono mai riuscito a capire qual è.

Alcune storie nascono con una morale,

per questo esistono,

per trasmettere qualcosa di profondo.

Altre invece sono storie e basta.

So chi è lei

e so perché è qui.

Molti anni fa

lei ha visto tre uomini uccidere suo padre a sangue freddo.

Io sono l'unico dei tre che è ancora vivo.

Lei è venuta qui a cercarmi.

E adesso mi ha trovato.

Quando ero piccola

il mio nome era Nina.

Ma tutto fini quel giorno.

Il giorno in cui mio padre e mio fratello

furono uccisi.

Mi piaceva quel nome.

Nina.

Un giorno un uomo di nome Ricardo Uribe

mi prese con sé,

Era il farmacista.

Disse a tutti che ero sua figlia.

E tutti gli credettero.

Mi teneva nel retro della farmacia.

La sera si sedeva sul divano

e mi faceva appoggiare la testa sul suo grembo.

Mi raccontava storie spaventose sulla guerra.

Poi mi baciava sulla fronte

e mi lasciava andare a dormire.

Una sera d'inverno

Uribe andò al Riviera.

Erano rimasti solo lui e il conte di Torrelavid.

Arrivarono al punto

in cui i giocatori perdono il senso della realtà,

- Lei gioca d'azzardo? - No.

Allora non capirà.

Belsito, era la hacienda più bella della zona,

Puoi giocarti la farmacia.

Hai anche una bella figlia, però.

Belsito contro tua figlia,

è una proposta onesta.

Gli occhi erano tutti su di lui.

Non ebbe modo di riflettere.

Fissava le carte senza toccarle.

Il conte venne a prendermi il giorno seguente.

Ma poi fece una cosa del tutto imprevedibile.

Aspettò

che io compissi 14 anni

e mi sposò.

Gli ho dato tre figli.

Sì?

- Possiamo avere due tè? - Subito.

Gli uomini sono così difficili da capire.

Il conte mi aveva visto una sola volta prima di quel giorno.

Aveva chiesto:

"Chi è quella bambina?"

E glielo avevano detto.

Mi dispiace.

Lei ha...

uno strano modo di raccontare questa storia,

Ccome se

non le importasse nulla.

Al contrario.

Mi importa troppo di tutto.

Provo nostalgia per ogni cosa che mi è capitata.

Grazie.

È vero che la chiamavano Tito?

Aveva mai visto mio padre prima di quel giorno?

Sapevo chi fosse.

È vero che gli ha sparato lei per primo?

Cosa ricorda?

Si ricorda?

Non faccio altro

da tanto tempo.

Ricordo ogni cosa.

All'inizio, ovviamente,

non dissi niente perché avevo paura,

ma col passare del tempo nessuno pensò più alla guerra.

Tuttavia,

a un certo punto,

venne fuori che la figlia di Roca era viva.

Era nascosta in un paesino del sud.

Non Sapevo cosa pensare.

Mi sembrava incredibile

che fosse uscita viva da quell'inferno.

Ma con i bambini non si può mai dire.

Alla fine, qualcuno

vide la bambina

e giurò che era proprio lei,

A quel punto capii

che non mi sarei mai più liberato di quel giorno,

né io né gli altri.

Naturalmente cominciai a chiedermi

cosa poteva aver visto

e sentito.

E se ricordava la mia faccia.

Chissà cosa succede nella testa di un bambino

davanti a una cosa del genere.

Gli adulti hanno la memoria,

il senso di giustizia

e spesso il gusto della vendetta,

ma un bambino?

Mi convinsi

che non sarebbe successo niente.

Ma poi...

Salinas mori.

In quel modo strano.

Buongiorno, dottore.

Lei conosce Salinas?

Venne fuori che c'entravano le medicine di Uribe.

Poteva trattarsi di una coincidenza, ma certo era strano.

Tutti si convinsero

che la bambina sapesse qualcosa,

che c'entrasse qualcosa.

Ora è difficile da capire,

ma quelli erano tempi strani.

Il Paese andava avanti lasciandosi la guerra alle spalle,

a una velocità incredibile.

Ma c'era tutto un mondo

che non era mai uscito da quella guerra

e che non riusciva a integrarsi in quella nazione felice.

O ero uno di quelli.

Tutti noi lo eravamo.

Per noi non era ancora finito niente.

E quella bambina era un pericolo.

Così decidemmo

che, in un modo o nell'altro,

quella bambina andava eliminata.

Ora sembra tutto...

una follia,

ma nella nostra realtà

era tutto molto logico.

Quella bambina andava eliminata.

Incaricarono il conte.

Il conte di Torrelavid.

Quell'uomo aveva fatto

il doppio gioco per tutta la guerra.

Lavorava per loro, ma era uno dei nostri.

Andò da Uribe

e gli chiese

se preferiva passare la vita in galera

per l'assassinio di Salinas,

o sparire nel nulla,

lasciando a lui la bambina.

Uribe era un codardo.

Consegnò la bambina al conte.

E fuggi via.

Morì dieci anni dopo

in un paesino sperduto oltre il confine.

In un biglietto scrisse che lui non aveva fatto niente

e che Dio

avrebbe inseguito i suoi nemici

fino alle porte dell'inferno.

Tutti si aspettavano

che il conte

uccidesse la bambina.

Ma lui non lo fece.

La tenne con sé in casa,

E alla fine disse:

"Non preoccupatevi per la bambina.”

Per mesi non si parlò d'altro,

Ima col tempo tutti se ne dimenticarono.

La bambina crebbe e diede al conte

tre figli.

Non si vedeva mai in giro.

La chiamavano Donna Sol.

Donna Sol.

Girava una strana voce sul suo conto.

Dicevano che non parlasse.

Nessuno l'aveva mai sentita dire una parola.

Pensavano che fosse malata.

Senza sapere il perché...

la gente aveva paura di lei.

Scusate.

Vi porto qualcosa per cena?

- Non ho fame, grazie. - La prego, è mio ospite.

Non ho fame, davvero.

Grazie.

- Prendiamo un dolce. - Certamente.

È carino qui.

Sì.

Sono stati i suoi amici a raccontarle tutte queste storie?

Sì.

- E lei gli ha creduto? - Sì.

Mi racconti il resto.

- A che pro? - La prego.

Non è la mia storia, è la sua.

La conosce meglio di me.

Ma io voglio sentirla da lei.

Erano passati molti anni,

riuscivo a dormire la notte

e intorno a me

c'era gente che non mi chiamava Tito.

Del viaggio in treno non ho memoria.

A guidarmi erano le emozioni,

non riuscivo a pensare,

Signore.

Mi offrì da bere.

Gli chiesi se si ricordava di me.

Sapeva chi fossi.

Volevo fare domande.

Volevo sapere.

Parlammo un po' di lavoro.

Addirittura di politica.

Poi chiesi di lei.

Grazie della visita.

Capii all'istante.

Poi mi alzai e andai via.

Mi fece accompagnare alla stazione da un ragazzo.

Me lo ricordo bene

perché non avrà avuto più di 14 anni,

eppure, guidava la macchina.

Carlos.

Mio figlio più grande, Carlos.

Prima di lasciare Belsito,

mentre attraversavo il lungo corridoio,

con tutte quelle porte chiuse,

pensai che da qualche parte, in quella casa,

c'era lei.

Mi sarebbe piaciuto vederla.

Non le avrei detto nulla,

ma avrei voluto rivedere il suo viso...

dopo tutti quegli anni.

Per un secondo ebbi l'assoluta certezza

che lei sarebbe uscita

e mi sarebbe passata accanto senza dire una parola.

Ma non è successo.

La vita non è mai perfetta,

manca sempre qualcosa.

La gente ci guarda seduti qui,

Insieme.

Magari la scambiano per mio fratello.

Forse si chiedono

se siamo amanti.

0 forse pensano che siamo una normalissima coppia.

Cos'altro sa di me?

Circa dieci anni dopo,

il conte morì in un incidente d'auto.

A lei rimasero i tre ragazzi, Belsito e tutto il resto.

Ma alla famiglia del conte la cosa non piacque.

Così dissero che lei era pazza,

che non poteva essere lasciata sola con i tre ragazzi.

II caso fini in tribunale.

Il giudice

concluse che avevano ragione loro.

La portarono via da Belsito

e la affidarono alle cure dei medici.

Fini in una casa di cura a Santander.

È così?

Due anni dopo, lei fuggi

e scomparve.

La cercarono per un po', ma poi smisero,

erano sicuri che lei fosse morta.

Spesso i matti scompaiono.

Lei ha figli?

- Perché?

Devi avere fiducia nel mondo per farne.

Dev'essere bello poter fare certe scelte.

In quegli anni lavoravo

in una fabbrica su al nord.

Non pensai niente.

Mi aveva colpito

sapere che lei fosse diventata matta.

Mi chiedevo

che tipo di pazzia fosse.

Magari se ne andava in giro...

gridando.

O forse se ne stava zitta in un angolo.

Magari teneva stretta in mano una corda

o la testa di un pettirosso.

L'idea che ci facciamo dei matti

è buffa...

Già.

Se non li si conosce.

Quattro anni dopo...

mori el Gurre.

Lo trovarono con un proiettile nella schiena,

davanti alla sua stalla.

Trovarono un biglietto,

con su scritto il nome di una donna.

I suo.

Da quel giorno...

ho iniziato ad aspettarla.

Sapevo che niente l'avrebbe fermata

e che sarebbe arrivata anche da me.

Sapevo che non mi avrebbe sparato alle spalle

o mandato un sicario che nemmeno mi conosceva.

Sapevo che sarebbe venuta lei

per guardarmi dritto in faccia,

magari per parlare un po',

perché quel giorno ho aperto io la botola

e poi l'ho richiusa.

Questo lei non l'ha mai dimenticato.

Mi sono portato dentro questo segreto

per tutta la vita...

come una malattia.

Meritavo di stare seduto qui con lei.

Uribe...

prese in mano le carte del conte,

le fece scivolare lentamente tra le dita,

scoprendole una alla volta.

Poi si alzò

e gentilmente si congedò.

Nessuno rise.

Nessuno disse una parola.

Uribe non pensava a quello che aveva perso,

ma a quello che non aveva vinto.

Io non ero così importante per lui.

E ora mi dica,

perché la mia storia dovrebbe essere meno vera della sua?

Mio padre...

era un padre meraviglioso.

Era un uomo meraviglioso.

Che lei ci creda o no.

Perché la mia verità dovrebbe essere meno vera della sua?

Io so come sono andate le cose quel giorno,

eppure ricordo pochissimo.

Ricordo che sentii qualcosa,

ma quello che sentii era così assurdo

da sembrare un sogno.

È svanito tutto in quell'incendio.

Ma questo è quello che so:

lei è venuto in casa mia,

ha sparato a mio padre,

poi anche Salinas gli ha sparato.

Alla fine, el Gurre

ha infilato la canna del mitragliatore

nella bocca di mio padre...

e gli ha fatto saltare il cervello.

Come faccio a saperlo?

Toglimi la vita!

Me lo ha raccontato el Gurre.

Gli piaceva vantarsene.

Era un animale.

Lo eravate tutti.

In guerra gli uomini sono animali.

Basta.

Come potrà Dio perdonarvi?

Basta.

Ma si guardi,

lei sembra un uomo normale,

con il suo soprabito liso,

e quando si toglie gli occhiali

li ripone con attenzione nella custodia marrone.

Le tendine del suo chiosco sono pulite.

Prima di attraversare la strada,

lei guarda a destra e a sinistra,

come un uomo normale.

Eppure lei ha visto mio fratello morire

senza ragione.

Era solo un ragazzino.

Uno scoppio di polvere da sparo

e lui non c'era più.

Lei se ne stava lì

e non ha fatto niente.

Lei aveva 17 anni, non era infermo, eppure ha lasciato che accadesse,

perché è così che è andata,

non è stato un delirio della febbre.

La prego,

mi può spiegare com'è possibile?

Combattevamo una guerra.

Ma la guerra era finita.

No. Lei non sa nulla.

Allora mi spieghi lei.

Noi credevamo in un mondo migliore.

Cosa? Che vuol dire?

Un mondo giusto...

dove i deboli non devono soffrire

per la cattiveria degli altri.

Dove chiunque ha diritto alla felicità.

- E lei ci credeva? - Certo.

Ci credevamo tutti.

Dovevamo farlo e sapevamo come.

- Le sembra tanto strano? - SÌ.

Sapevamo come farlo e così è stato,

Non si può seminare

senza prima arare.

Devi prima spaccare la terra.

Non puoi sognare un mondo migliore

e pensare che te lo consegneranno

solo perché lo chiedi.

Devi combattere.

Una volta capito questo,

non faceva più differenza

se a rimetterci erano bambini, donne, anziani.

Sapevamo che, per quanto alto il prezzo,

la ricompensa sarebbe stata immensa,

perché non combattevamo per soldi

o per un campo da lavorare o per una bandiera,

noi lo facevamo per un mondo migliore.

Stavamo restituendo

a milioni di persone una vita decente,

la possibilità di essere felici,

di vivere e morire con dignità.

Che importa se un bambino muore contro un muro?

O dieci o cento?

Milioni di altri bambini

aspettavano che noi lo facessimo

e noi l'abbiamo fatto.

- Ma lei ci crede davvero? - Perché non dovrei?

Perché la guerra l'avete vinta,

ma questo le sembra un mondo migliore?

- Non me lo sono mai chiesto. - Non è vero.

Se l'è chiesto mille volte,

Ha solo paura della risposta.

E si è anche chiesto mille volte

cosa ci faceva a casa mia quel giorno,

pronto a uccidere un uomo a sangue freddo.

Un uomo che non aveva mai visto prima.

Perché non gli è stato concesso il diritto a un processo?

Perché lei aveva già cominciato a uccidere

e non era più capace di fermarsi.

E per tutto il tempo

lei si è rigirato in testa l'idea di un "mondo migliore"

per non dover pensare

a tutte le persone che ha ucciso.

Per vendetta,

è per questo che lei uccideva,

È per questo che noi tutti uccidiamo.

- Non è vero. - Non c'è da vergognarsi.

È l'unica medicina contro il dolore.

È l'unica cosa

che ci permette di non impazzire.

È l'unica droga che ci fa combattere.

Ma questo vi ha reso liberi? No.

Vi ha bruciato la vita.

Vi ha riempito di fantasmi.

Lei non ricorda neanche più cosa sia la vita.

Cosa ne sa lei?

Ha ragione,

io sono solo una pazza...

che non sa niente della vita.

Una bambina

che non capisce niente.

Capirebbe,

ma sono troppo stanco

per spiegarle qualsiasi cosa.

Faccia quello che deve, ma i lasci in pace.

Quando ho visto

il coperchio della botola alzarsi,

mi sono accorta della luce che entrava

e mi sono voltata.

Ho visto il suo giovane viso.

In un certo senso

tutto mi è sembrato naturale.

Mi piaceva che fosse quel ragazzo

a venirmi a prendere.

Ma poi lei ha abbassato il coperchio.

Il buio era tornato.

Il rumore dei passi del ragazzo

si allontanava sempre più.

Mi sono sentita persa.

Quel terrore non mi ha più abbandonato.

Da quel momento in poi

non ho fatto che desiderare

che quel ragazzo tornasse a prendermi.

Mi dispiace.

Mi dispiace tanto.

Scelga un albergo.

Uno che le piace.

Che sia tranquillo.

Per quanto la vita sia incomprensibile, noi la attraversiamo

con il solo desiderio di ritornare all'inferno che ci ha creato.

Niente è più forte dell'istinto

a tornare dove ci hanno spezzato

e a replicare quell'istante per sempre,

ma d'improvviso, clemente

€ senza sangue.

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