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È notte e il pubblico è in sala...
Le luci si abbassano e si entra in un nuovo mondo.
A un certo punto, negli anni Sessanta, la gente diventò cinica e ironica.
I film di mezzanotte segnarono la svolta verso l'ironia.
Venivano trasmessi a mezzanotte e ciò fece di questi film un genere.
- Il nome suggeriva qualcosa di proibito. - Non mentiva.
Stendi un copione, trova una troupe e gira!
È tutto un esperimento.
Un film di serie B, un horror e di fantascienza...
Un cinema, una riga, a mezzanotte.
I film di mezzanotte dovevano essere divertenti e/o scioccanti...
Dovevano proporre qualcosa di assolutamente inedito.
La società odiava questi film ed era contraria a tutti i loro principi.
Oggi è diverso.
Oro i film di mezzanotte conquistano Hollywood.
I film di mezzanotte rappresentano la comicità americana.
Ci sono stati pochi grandi successi. Il primo fu "El Topo".
Il fenomeno dei film di mezzanotte nacque nell'autunno del 1970...
Con il film di Alejandro Jodorowsky, "El Topo".
Quando uscì "El Topo", tutti i Messicani risero di me...
Perché avevo fatto qualcosa per il mondo.
Il cinema messicano non sconfinava mai, perciò mi credevano pazzo.
Volevo vendere negli Stati Uniti.
In quel periodo, l'America era il Paese più avanzato nel settore.
Aveva uno spirito romantico e aveva le idee chiare.
Proposi "El Topo" alla Metro Goldwin Mayer e alla Universal...
E fu accolto con grande entusiasmo.
Non sanguino. Non resisto ai proiettili.
Lascio che attraversino il vuoto del mio cuore.
Il mio film fu rifiutato da tutti. Mi dissero tutti di no.
Poi arrivò Alan Douglas, un personaggio assolutamente underground.
Timothy Leary, The Last Poets... Nel 1970, producevo Jimi Hendrix.
Era questa la scena di allora.
Alejandro ci parlò del suo film, definendolo unico nel suo genere.
Mi chiese di guardarlo.
Ne restammo tutti sconvolti.
Poi lo mostrai a tutti i distributori esistenti.
Avevano tutti troppa paura del film.
Era davvero eccessivo.
La situazione si fece grave.
Ben Barenholtz era il proprietario dell'Elgin Theater sulla Eight Avenue.
Pensai di usare il teatro per alcune proiezioni di mezzanotte.
Un giorno, andai a vedere un film al Museum Of Modern Art. Era "El Topo".
Mi dissero che il produttore era un certo Alan Douglas.
Ben gli propose di proiettarlo nel suo teatro, l'Elgin, a mezzanotte...
Dopo gli spettacoli.
E lui, forse confuso dal fumo, disse: "Ok".
Ora che hai sette anni, sei un uomo.
Seppellisci quel giocattolo e la foto di tua madre.
Fu il primo film di mezzanotte.
- Ci fu un solo piccolo annuncio... - "Stasera, a mezzanotte, 'El Topo'."
Grazie all'annuncio e al passaparola, molta gente venne in teatro ogni sera.
Debuttammo un martedì sera...
E, dal mercoledì successivo in poi, le file fuori dal teatro si allungarono.
Il passaparola creò un fenomeno in pochissimo tempo.
Qualcuno vide "El Topo" 25 o 30 volte.
Molti miei ammiratori andavano a vederlo tutte le sere.
Dopo qualche settimana, cominciammo a registrare il tutto esaurito.
Ogni sera, c'erano code lunghissime. Tutti andavano a vederlo.
Ci andarono anche Dennis Hopper, Peter Fonda e gli amici di Andy Warhol.
Incredibile, vero? È stupefacente.
Era contro ogni schema, contro il sistema.
L'Elgin era una specie di teatro per hippy. Era permesso fumare l'erba.
All'interno, la sala era piena di fumo.
Bastava respirare per sballare.
Il divertimento non proveniva solo dal film, ma dal pubblico stesso.
Sembrava di essere in un luogo di perdizione cinematografica.
Trovarsi in mezzo a un pubblico in delirio era un'esperienza unica.
Fu lanciato a mezzanotte, senza fondi, attraverso il passaparola...
E senza critiche.
Vincent Canby, il critico del Times, venne a vederlo a mezzanotte.
Il New York Times ricevette così tante lettere contro la critica...
Che dovette dedicare una pagina intera in favore del film "El Topo".
Il pubblico lo criticò duramente.
Glenn O'Brien scrisse un articolo su "The Village Voice"...
Nel quale parlò di una sorta di rito di mezzanotte all'Elgin.
Il fumo di marijuana non mancava mai, spinelli e applausi impazzavano...
Sembrava una vera e propria cerimonia notturna.
Fu venduta come un'esperienza mistica, come un "viaggio".
- Proteggici, Signore! - Dio ci ama e ci protegge.
Introdussi elementi mistici, tra cui un individuo in cerca di sé stesso.
Un bandito che prende coscienza della propria malvagità...
E diventa santo.
Unii elementi occidentali e orientali.
"El Topo" era eterogeneo.
Era un film straniero ed arcano...
Era un western molto cruento ed intenzionalmente ritualistico.
Era molto violento, anche per quel periodo.
C'era una violenza con l'anima. Aveva un ritmo tutto suo.
C'erano scene traumatizzanti...
Ho visto gente scappare dal teatro.
C'erano alcune scene incredibilmente forti.
Mostrò anche tanti animali uccisi.
Era così estremo che non si poteva far altro che riderne.
In "El Topo", c'era una specie di rivolta dei mostri.
La novità era questo tizio che arrivava a distruggere tutto.
Non c'erano Dennis Hopper o Peter Fonda ad eliminare i cattivi...
Loro erano le vittime.
Io detesto la normalità e tutto ciò che viene definito normale.
Mi piace questo lato mostruoso.
La mostruosità è un lato affascinante della vita stessa.
Il film fu proiettato per sei mesi, sette giorni a settimana.
Riscosse molto successo come film di mezzanotte...
Non solo tra il pubblico, ma anche tra la critica.
Diventai una vera e propria celebrità.
Non so perché, ma "El Topo" diventò una sorta di mito.
Molta gente andò a vederlo due o tre volte.
I film come "El Topo" potevano essere rivisti più volte...
Proprio come si riascolta un album.
John Lennon venne a vederlo almeno due volte insieme a Yoko Ono.
A John Lennon piacque molto il film. Era un grande amico.
Mi chiamarono ordinandomi di recarmi con urgenza da Alan Klein.
John Lennon e Yoko Ono volevano vedermi e parlare di "El Topo".
Lennon disse ad Alan Klein di comprare il film.
E così lo portarono via dall'Elgin...
Dopo ben sei mesi di programmazione.
A Times Square, fu eretto un tabellone grande quanto 5 edifici.
Non era adatto a un grande teatro.
Fu proiettato in un teatro a Times Square 5 volte al giorno...
A partire dalle 10:00 del mattino.
Preparatevi a vivere l'esperienza più incredibile della vostra vita.
"El Topo" è molto più di uno spettacolo.
Dopo tre giorni, l'entusiasmo per "El Topo" si esaurì.
- Il film perse tutto il suo valore teatrale. - La sua aura svanì.
Avrebbero potuto rivendermelo.
Proiettato a mezzanotte, avrebbe avuto ancora successo.
Io sono felice di aver segnato la storia creando i film di mezzanotte.
I gestori delle sale, prima che "El Topo" sparisse dall'Elgin...
Capirono che i film di mezzanotte avevano un pubblico.
Le migliori sale del Paese iniziarono a proporre film a mezzanotte.
E fu così che ebbe inizio la caccia al nuovo "El Topo".
Sarà una di noi con la coppa dell'amicizia!
- Glu glu! La accogliamo tra noi! - No! - La accogliamo!
Maledetti... luridi... mostri!
"Freaks" (Mostri) era il termine con cui si descrivevano in molti.
Anche in "El Topo" c'erano individui senza braccia e nani.
Non si può realizzare un film cult intenzionalmente.
È il pubblico che fa di un film un cult, non il regista.
Benvenuti a una notte di puro terrore.
"La notte dei morti viventi."
"La notte dei morti viventi" non debuttò a mezzanotte.
Fu proiettato normalmente, non avevano idea di cosa avessero tra le mani.
Fu il miglior film horror realizzato negli Stati Uniti.
Iniziai a studiare grafica e design...
Alla Carnegie Mellon di Pittsburgh.
Allora la notizia entrò nel cinema.
- Si muovono velocemente, sceriffo? - No, al contrario. Sono morti.
Qui è Bill Cardell della rete televisiva TV 11.
Le città come Pittsburgh avevano laboratori di sviluppo e stampa...
Giravano in 8, 16 e 35 millimetri.
Io li frequentavo per toccare con mano il cuore del cinema.
Ero al settimo cielo. Pensavo: "È qui che nasce tutto".
Dopo 5 anni trascorsi a Pittsburgh, mi ero creato una cerchia di amici.
Pensammo: "Potremmo usare la pellicola per girare degli spot pubblicitari".
La mia prima produzione, forse la più inquietante di tutte...
Fu per "Mister Rogers' Neighborhood"...
In cui mister Rogers subiva una tonsillectomia.
Fu la mia prima produzione girata in un ospedale.
Mi sentivo al massimo, stavo girando un film!
Era il 1966.
Pensai: "I film horror... forse sono più commerciali".
Mi rivolgo a voi che siete davanti allo schermo. State all'erta.
Presto l'essere informe più mostruoso si insidierà in questa sala.
La maggior parte degli horror di quel periodo trasmettevano messaggi come...
"Temete la scienza e le armi nucleari" o "Le donne saranno alte 15 metri!".
Allora sì che saremo nei guai!
Io mi sono formato alla EC Comics.
Ed è lì che ho imparato che gli horror dovrebbero comunicare un messaggio...
Essere un mezzo per esprimere i propri pensieri o la propria rabbia.
La rabbia era dovuta al fallimento degli anni Sessanta.
Pensavamo di poter cambiare il mondo, ma non fu così.
Questo film voleva essere davvero rivoluzionario.
La rabbia per gli anni Sessanta... al diavolo!
Volevamo un film su una società nuova che aveva inghiottito quella vecchia...
Ormai intrappolata nei suoi vecchi meccanismi.
Cominciammo a scrivere la sceneggiatura.
Avevamo tutta l'apparecchiatura, le luci, una 35 millimetri...
- Staremo qui, Helen. - Harry...
Karl e Marilyn, alias Helen e Harry Cooper...
Possedevano la casa di produzione audio.
In tutto, eravamo in dieci e investimmo 600 dollari a testa.
I 6.000 dollari raccolti ci permisero di affittare la casa colonica...
Comprare le pellicole vergini e firmare un contratto col laboratorio.
Russ Streiner, uno dei produttori, vinse il mixaggio audio per il film...
A una partita a scacchi contro uno dei proprietari del laboratorio.
Andò veramente così.
Finimmo di girare il film, salimmo in auto e lo portammo a New York...
Per cercare un acquirente.
Io e Russ Streiner andammo a New York proprio quella notte...
Martin Luther King è deceduto venti minuti fa.
Il film è del 1968, l'anno più violento della storia americana...
Dai tempi della Guerra Civile.
Andarono in giro a venderlo dopo gli assassini di Kennedy e di King.
Colpiscilo in mezzo agli occhi.
C'erano diversi riferimenti politici nel film "La notte dei morti viventi".
Il protagonista era nero e, alla fine, fu colpito a morte.
Cooper!
Dwayne Jones era il miglior attore per il ruolo di Ben, il protagonista.
Ed era afroamericano.
Pensammo: "Non importa, non cambieremo la sceneggiatura".
"La notte dei morti viventi" debuttò alla fine del 1968 nei drive-in...
E nelle sale cinematografiche vicino a Market Street, a San Francisco.
Era un film horror a basso costo.
Vidi "La notte dei morti viventi" a Baltimora, in un drive-in.
Era inquietante, per nulla divertente.
Fu criticato pesantemente.
Variety lo definì pornografico, tanto che propose di vietarlo.
È incredibile, ma siccome il protagonista era nero...
Fu etichettato come un film di "blaxploitation".
Il pubblico era formato da amanti di film horror e da afroamericani.
Uno degli scopi del film era spaventare il pubblico.
Intendeva farlo spingendosi oltre i limiti dei precedenti film horror...
Mostrando scene di cannibalismo, che molti preferivano evitare.
Proponendole, pensammo di attirare maggiore attenzione sul film.
Roger Ebert scrisse una nota denuncia contro il film su Reader's Digest.
Vidi il film un sabato pomeriggio in una matinée per bambini a Chicago.
Il film turbò profondamente i bambini.
Non uscirono divertiti, ma in lacrime e spaventati.
Non ricordo altri film che abbiano avuto un effetto simile sul pubblico.
Un amico mi chiese se avessi visto il film distribuito dalla Walter Reade.
Dissi di no e lui mi consigliò di vederlo...
Perché lo aveva letteralmente lasciato a bocca aperta.
All'inizio, si vede una coppia in un cimitero.
Ti prenderanno. Guarda, eccone uno.
Improvvisamente, un uomo aggredisce la coppia.
Nei primi due minuti del film...
Lo si vede prendere a morsi la faccia dell'altro uomo.
Accidenti, chissà cos'altro succederà nel corso del film?!
Passò quasi inosservato. Diventò subito una sorta di cult.
Una recensione apparsa su The Village Voice ne descrisse la violenza.
Al MoMA se ne discusse molto seriamente.
Elliot Stein di Sight And Sound ne parlò come qualcosa di speciale.
Lo girammo in bianco e nero.
La maggior parte della gente possedeva ancora TV in bianco e nero.
Non avremmo ottenuto lo stesso effetto a colori.
Fuori!
Girammo le scene finali del film con la cinepresa sulla spalla.
Volevamo ottenere immagini simili a quelle proposte nei TG sul Vietnam.
Sembravano le scene di un cinema verità o le immagini di un TG.
Lo scopo era sempre terrorizzare il pubblico e lasciarlo disperato.
In un Paese di estrema polarizzazione e violenza...
Non poteva che essere percepito come un film sulla guerra in Vietnam.
Nel 1971 cominciò ad essere proiettato a Washington D.C., a mezzanotte.
Fu distribuito per le proiezioni di mezzanotte, fenomeno del tutto nuovo.
- Guardate. - Vi siete riuniti per discutere...
Ci si cominciò a rivolgere ad un pubblico giovane.
Acquistavo film per la Walter Reade e comprai "La notte dei morti viventi".
Le sale in cui veniva proiettato prima avevano uno schermo solo.
Noi ne avevamo 11 a Manhattan, perciò fu una svolta importante.
"La notte dei morti viventi" fu proiettato in migliaia di sale.
I legali della Walter Reade non rinnovarono il copyright...
E il film divenne di pubblico dominio.
In questo modo, chiunque poteva proiettarlo.
Rappresentava un obiettivo verso cui tendevamo tutti.
Era un obiettivo concreto.
Nonostante tutti i problemi correlati, tutti puntavano a questo obiettivo.
Senza menzogne né inganni, eccolo!
È così che doveva essere e facemmo di tutto per mostrarvelo al meglio.
Ok, è morto. Andiamo a prenderlo. Lo metteremo sul fuoco.
Il grande interesse e l'impegno emersi alla fine degli anni Sessanta...
Cominciarono a svanire.
La gente si sentiva sempre più impotente nella sfera politica.
La gente cominciò ad interiorizzare le proprie energie.
La mezzanotte iniziò ad essere vista come un'occasione per adunarsi.
L'Orson Welles aprì i battenti nell'aprile del 1969.
A Boston, vivevano circa 350.000 studenti universitari...
Nei dintorni del teatro.
Il teatro aveva un suo fascino.
Notai la nascita di un mondo attorno ai film di mezzanotte.
Allo scoccare della mezzanotte, si apriva un mondo nuovo al cinema.
Ballavano innocentemente...
Ignari della nuova minaccia mortale nascosta dietro la porta.
La marijuana, l'erba da fumare nata all'inferno.
Vidi questo film con scopi di propaganda anti marijuana...
Realizzato negli anni Trenta e intitolato "Reefer Madness".
Fu proiettato a mezzanotte in alcune sale di New York.
Prova una di queste.
Depravazione, violenza, omicidi...
Suicidi...
Presi quel film e altre meraviglie come "Bambi Meets Godzilla".
A mezzanotte, si formavano lunghissime file davanti al cinema.
Più veloce... più veloce!
Agli inizi, sembrava di essere in una fumeria d'oppio da 400 posti.
Più veloce!
Le cose andavano a meraviglia. "Reefer Madness" diventò un fenomeno.
Trasformammo gli spettacoli di mezzanotte in feste per insonni.
- Cosa vuoi? - Portami qualche spinello.
Il New Line si rivolgeva per lo più agli universitari.
"Reefer Madness" non attirava solo questa categoria, ma tutti i giovani.
Il primo film che distribuimmo fu "Reefer Madness".
I film di mezzanotte erano agli esordi.
Io invidiavo "El Topo", proiettato a mezzanotte all'Elgin di Barenholtz.
Cercavo qualcosa al suo pari da proporre a quell'ora.
Mi arrivò un film in 16 millimetri da uno sconosciuto di Baltimora...
Sono cresciuto guardando i cosiddetti film spazzatura e di "blaxploitation".
Per vederli, dovevo andare a New York. A Baltimora non li proiettavano.
Non ne perdevo uno né a Times Square né nei vari teatri underground.
Vidi anche la prima di "Chelsea Girls".
Capii che era possibile girare un film con gli amici.
Era ciò che mi attirò di quei film.
Vedrete due omosessuali baciarsi sulle labbra.
Sono due veri omosessuali.
"Multiple Maniacs" voleva offendere gli hippy...
Ma facendoli ridere della loro natura politicamente scorretta.
Nel pieno dei valori di pace e amore do loro sostenuti...
Il film era su una drag queen che massacrava la gente per poi mangiarla...
E che veniva violentata da un'aragosta.
Lo spedii al New Line. Era il 1971.
Guardai il film e lo trovai assolutamente terribile.
Mandai una lettera al mittente, John Waters.
Lo ringraziai e spiegai che questo film non era adatto ai campus...
Ma lo invitai ad inviarmi altro materiale in futuro.
"Multiple Maniacs" fu proiettato a Baltimora, a Provincetown...
E a San Francisco, al Palace Theater.
Presenziai alla prima di Los Angeles e, il giorno dopo...
Assistetti al processo a Manson.
- Come stai, Charlie? - Bene, e voi?
Fu allora che il mondo impazzì e gli hippie si trasformarono in tossici.
Credetemi, fu un periodo folle.
Chiesi 10.000 dollari a mio padre.
Ne spesi 5.000 per "Multiple Maniacs" e gli restituii il resto.
- Che cos'è? - Sei sulla copertina di Midnight.
"La persona più spregevole."
I protagonisti erano esseri spregevoli.
Vedremo chi è spregevole, lo vedremo!
I film spazzatura erano finiti, così come quelli di "sexploitation".
La pornografia era legale e "Gola profonda" diventò chic.
Nello stesso anno, uscì "Pink Flamingos".
Girai il film nella fattoria del mio amico Bob Adams a Phoenix, Maryland.
Comprammo il camper a 100 dollari in un deposito di robivecchi.
Iniziammo le riprese, sommersi da problemi economici e tecnici.
Steve, vieni. Mi alzi la telecamera?
Si gelava lassù.
Spesso mi ritrovavo con pellicole nere o rovinate.
Non fu affatto facile.
Il cast doveva imparare a memoria intere pagine di dialogo.
Per una sola parola sbagliata, dovevamo rigirare tutta la scena.
- Non riesco a guardare lì. - Ricominciamo daccapo.
Provammo e riprovammo per settimane.
Non avevo un piano di lavoro, non sapevo nemmeno cosa fosse.
Facevo le giunte col nastro adesivo.
Ogni volta che tagliavo una scena, dovevo rivederla al proiettore.
Registravamo la musica direttamente sul proiettore, perciò si udiva...
Al festival del cinema di Baltimora, il film registrò il tutto esaurito.
Ci andammo tutti, anche Divine.
La gente impazzì. Capii che avrebbe avuto successo.
Il New Line mi aveva chiesto un film più raffinato di "Multiple Maniacs".
Ebbene, questo film era più raffinato.
Oh, mio Dio! Mi hanno spedito delle feci!
Ricevetti un film 16 millimetri accompagnato da una lettera...
"Signor Shaye, spero le piaccio il mio nuovo film. John Waters".
Decisi di dare un'occhiata al film, seduto su una sedia da regista.
Cominciai a guardarlo e feci ciò che non avevo mai fatto prima.
Fermai il proiettore e tornai indietro perché non credevo ai miei occhi.
Non posso mostrarvi di più.
La donna aveva il pene. E aveva un pene enorme, non piccolo!
Non credevo ai miei occhi.
Finii di vedere il film e pensai a cosa aveva tra le mani il New Line.
Aveva il film emblema del cinema underground.
Bob Shaye ci chiamò a New York, dove poi firmammo il contratto.
Il New Line distribuirà il film nel Paese.
È strano per me, abituato come sono a distribuire i miei film personalmente.
Il film non uscì per almeno un anno. Non sapevano che farsene.
Mi sono vestita a festa e sono pronta ad innamorarmi.
Il New Line decise di proiettarlo in un cinema porno per gay a Boston.
Non li critico, ma "Pink Flamingos" non è un film adatto a questi cinema.
Questo film era perfetto per le proiezioni di mezzanotte.
Sapevo del fenomeno dei film di mezzanotte, leggevo sempre Variety.
L'Elgin era il Radio City Music Hall di questo genere di film.
Era la vetrina migliore per un film underground.
Shaye mi chiese di dare un'occhiata a questo film.
Ben mi disse di guardarlo. Io non avevo idea di chi fosse John Waters.
Il suo nome non compariva nemmeno sul contenitore della pellicola.
Misi il film sul proiettore senza sapere cosa aspettarmi.
Non avevo mai visto nulla di simile. Mi sembrava buono.
Mi domandai quanto potesse fruttare.
Poi, quando vidi Divine mangiare le feci del cagnolino...
Dissi: "Ecco la scena che ci farà guadagnare!".
Aggiunsi: "Ciò che ho appena visto sarà il prossimo film di mezzanotte".
Il New Line lo propose una sera, dopo la rassegna di "El Topo".
Solo il Village Voice lo pubblicizzò, sbagliando anche il titolo.
Bon Shaye disse di invitare più gente possibile. Vennero circa 100 persone.
Allora l'Elgin permise di proiettarlo un'altra sera.
La volta dopo, c'era una coda lunghissima fuori dall'Elgin.
Fu la serata più felice della mia carriera.
Le lusinghe aiutano sempre.
"Pink Flamingos" creò una nuova tendenza e aveva un pubblico diverso.
Rappresenta il futuro.
Inizialmente, attirò un pubblico gay, poi la cerchia si estese.
I film di mezzanotte vivevano grazie al passaparola.
La gente andava a vederli solo su consiglio altrui.
- Dove ne ha sentito parlare? - Gli amici me ne hanno parlato bene.
Ci hanno detto che era da vedere.
- E venite a mezzanotte per vederlo? - Sì, perché dovremmo stare a casa?!
"Pink Flamingos" deve al pubblico gran parte del suo successo.
- È fantastico. - È la cosa più disgustosa che abbia mai visto.
- Incredibile. - Pazzesco.
- La gente era sconvolta. - È un po' turpe, ma mi è piaciuto.
Il pubblico usciva dal cinema letteralmente atterrito.
- Da non credere. - È il film più indecente che abbia mai visto.
Centinaia di persone si divertirono come pazzi e risero come non mai.
È stato favoloso.
John Waters ha tastato il polso all'America. Ce l'ha in pugno.
Il pubblico impazzì.
Si alzarono tutti in piedi, come se fossero in un tempio religioso.
Dondolavano avanti e indietro, in totale delirio.
Fui fiero di aver distribuito la manna al nuovo popolo eletto.
Vedere qualcuno vomitare in sala era come ricevere un'ovazione.
Succedeva spesso. Il passaparola funzionava!
Uova! Uova!
Ciò che mi sconvolse davvero fu mamma Edie.
Vedere una donna adulta in un box per bambini fu raccapricciante.
Ho uova di qualità A, grandi, medie, piccole, con il guscio bianco o scuro.
Guardi questo uovo. È incredibile quanto sia fresco.
I film di mezzanotte trattavano di marijuana. Si fumava anche nelle sale.
Erano tempi diversi.
All'Elgin, l'erba era come il pane.
Il 100% del pubblico era fatto mentre guardava "Pink Flamingos".
Anch'io lo ero quando lo scrissi, ma non quando lo girai.
Ai tempi di "Pink Flamingos"...
La gente passò dagli acidi allo speed e al popper.
Tutti il film di mezzanotte contenevano scene scioccanti...
Inaccettabili nel cinema mainstream.
Dovetti spingermi oltre film come "Gola profonda"...
E aggiungere un atto non ancora punibile legalmente...
Come la coprofagia, la devianza per cui ci si ciba di escrementi.
Avevo in mente la scena finale per il film.
Divine era disposto a mangiare le feci di un cane. Fu quella la scena finale.
Usammo una bottiglia di tintura per capelli per fare un clistere al cane.
Alla fine, il cane defecò. Divine chiese: "Le mangio?" e io: "Sì!".
- Fai in fretta. - Certo! - Giriamo.
E così, le mangiò ed ebbe dei conati di vomito, finché io dissi: "Stop!".
Il pubblico in teatro impazzì! Sembrò fosse scoppiata una bomba in sala!
Fui incoronato re del trash.
Ho ancora la corona nell'armadio, non la indosserò mai più.
Girai la scena più ripugnante in assoluto.
Coloro che dovevano essere i soggetti più rivoltanti...
Furono quelli più acclamati ed applauditi.
Anche il fattore politico entrò in gioco.
- Giuri solennemente di dire la verità? - Sì, non ti mentirei mai.
Il processo a Manson influì molto sul film. Il mondo ne aveva paura.
Alcune battute di Divine sembravano scritte da Manson...
Parole violente e minacciose da hippy.
Uccidi tutti! Condona l'omicidio di primo grado!
Difendi il cannibalismo! Mangia la merda!
L'intenzione era far ridere, ridicolizzare il processo.
Ti dichiaro colpevole di stronzaggine.
Ora avrai la pena che ti meriti.
Nei film, c'erano degli omicidi, proprio come nella vita reale.
In quei tempi, realtà e finzione si fondevano l'una nell'altra.
Come? La vita è finzione, no?
"Pink Flamingos" riunì diverse sottoculture...
Tra cui quella dei giovani e quella dei gay, in una nuova concezione.
Mamma vuole riceverti in comunione.
"Pink Flamingos" traumatizzò molti, persino Andy Warhol.
Sì, mamma! Così!
Il film divenne noto grazie al passaparola...
Finché si trasformò in un grande film di mezzanotte.
Fu proiettato 2 o 3 sere a settimana.
Fu un grande successo, ma era ancora un 16 millimetri.
Noi lo gonfiammo a 35 millimetri.
Restammo a New York, in attesa di ricevere recensioni.
Fran Leibowitz ne scrisse una su Interview...
E il New York Magazine lo definì altamente pornografico...
Fornendoci due utili citazioni.
Il New York Times non ha mai recensito "Pink Flamingos".
Le recensioni negative impazzarono.
Il Variety definì il film "il più disgustoso di sempre".
"È un'incredibile fossa settica." Cosa volevo di più?!
Lasciato l'Elgin, "Pink Flamingos" fu proiettato in diverse sale per un po'.
Fu il film underground di maggior successo dai tempi di Warhol.
È tutto sbagliato.
Poi debuttò a Washington, con David Levy.
Esordimmo in una città alla volta.
Io entravo per primo, vestito da pappone hippy...
Poi annunciavo la donna più bella del mondo ed entrava Divine.
Era come essere in un club segreto.
A mezzanotte, fatti e in compagnia di amici... era un'esperienza unica.
Il debutto a Los Angeles fu il nostro più grande traguardo oltre New York.
Fu proiettato al Nu Art per dieci anni, una volta a settimana.
Fu un gran bel traguardo!
"Pink Flamingos" ebbe un successo enorme in tutto il Paese.
Fu proposto più volte durante gli anni Settanta.
Diventò il nuovo "El Topo".
Era un film duro, folle, esagerato e scandaloso.
Era comunque un'opera artistica assolutamente originale.
Un giorno, sarò regina...
E la mia incoronazione sarà festeggiata in tutto il mondo.
Non dimenticatelo, io sono Divine!
La mia missione era ridicolizzare il cattivo gusto...
E renderlo più accettabile...
Qualcosa da guardare con ammirazione, non dall'alto in basso.
I miei film possono non piacere, ma non sono certo meschini.
Dopo "Pink Flamingos", fu la volta di "The Harder They Come".
Nemmeno questo film fu lanciato a mezzanotte.
I film di mezzanotte erano connessi all'esistenza di una controcultura.
Andare al cinema era visto come una forma di opposizione.
C'era la contrarietà al sistema, a Nixon, alla casa Bianca, al Vietnam...
Gli spettacoli di mezzanotte erano un terreno fertile per l'ironia.
Cominciai a cercare altri film, magari con un contenuto politico.
Nel 1973 la serendipità bussò alla mia porta.
Condividevo la casa con un paio di ragazzi, tra cui un fotografo.
Frank era stato in Giamaica, dove aveva conosciuto dei tizi di Kingston.
Uno di questi venne a casa nostra e disse di avere un cliente a Kingston.
Aveva realizzato il primo film girato in Giamaica e sulla Giamaica.
Si intitolava "The Harder They Come" ed era interpretato da Jimmy Cliff...
Sconosciuto nell'America del Nord.
Nessuno di noi conosceva il regista, il Giamaicano Perry Henzell.
Un film non si gira per tutti, ma per un pubblico in particolare.
Mostrare una società a sé stessa sullo schermo produce un effetto unico.
Il film debuttò in una sala enorme, con una capacità di 1.500 persone.
Accorsero 40.000 persone.
Quando ci furono tre persone su ogni sedia, demmo il via alla proiezione.
La gente iniziò ad urlare e continuò a farlo fino alla fine del film.
Mi chiedevo se potesse sfondare al di fuori della Giamaica.
Farlo distribuire negli USA non era facile.
Il distributore lo fece proiettare a gennaio in 15 o 18 sale di New York...
Ma non andò oltre la domenica sera.
Il suo cliente era a pezzi, perché era convinto di sfondare...
Perciò mi chiese di aiutarlo.
Mi arrivò la pellicola 35 millimetri di "The Harder They Come".
Era stato girato in 16 millimetri, con un effetto a presa diretta...
Tanto che sembrava un documentario.
Corri, tanto ti troverò. Ti troverò!
Poi udii la musica.
La colonna sonora era qualcosa di assolutamente unico.
Guardai il film nella sala di proiezione un lunedì alle 10:00.
Non riuscii a stare fermo! Mi venne voglia di ballare!
Chiamai Perry Henzell in Giamaica.
Mi chiese cosa potessi fare del mio film e io dissi: "È fantastico!".
Io e Larry Jackson eravamo sulla stessa lunghezza d'onda.
Eravamo in perfetta sintonia. Ci capimmo al volo.
Non intendevo lanciare il film con quella locandina a New York.
Sembrava "Super Fly va in Giamaica"!
Da re delle classifiche a numero uno dei ricercati...
Ha provato tutto.
Ha lasciato il suo piccolo quartiere per conquistare il mondo.
Sulla strada verso il suo sogno, ha incontrato la violenza...
La rabbia...
E l'amore...
"The Harder They Come" racconta la sua storia.
Quando il sogno diventa realtà e la vita diventa un inferno.
Sapevo che non era "Son Of Shaft".
Si rivolgeva a un pubblico di universitari.
Buona sera a tutti e benvenuti al Big T Show.
Sono tornato dalle mie Sweet Soul Sisters...
Quando lo proiettai nell'auditorium da 400 posti a sedere...
Il passaparola si scatenò in un baleno.
La gente usciva canticchiando le due canzoni principali del film...
"The Harder They Come" e "You Can Get It If You Really Want".
Dall'euforia della gente che usciva dal cinema...
Si capì che il film era stato un successo.
Fu un bene. Quel pubblico mi salvò la vita.
Era un film del tutto originale.
Era uno storia di criminalità e di droga...
Ambientata in una località esotica.
C'erano molti elementi interessanti.
Guardando il film, ci si chiede: "Il protagonista ce la farà?".
Per uno come lui, ciò che la città promette è una chimera.
Sarebbe disposto anche a morire piuttosto che rinunciare al suo sogno.
Fuoco!
Questo film era molto legato all'attualità.
Trattava temi quali la politica, il razzismo e i conflitti di classe...
Dei quali tutti si preoccupavano in quel periodo.
"The Harder They Come" fu importante da un punto di vista politico.
I sentimenti di frustrazione e impotenza erano condivisi da tutti.
Non cercare di fottermi.
Debuttò nell'aprile del 1973.
Nei primi mesi, ben 75.000 persone videro "The Harder They Come".
Dopo sei mesi, lo sollevammo dal normale orario di programmazione...
E lo proiettammo a mezzanotte.
Andare a vedere "The Harder They Come" all'Orson Welles diventò imperativo.
Registrammo il tutto esaurito, ogni sera riempimmo i 400 posti a sedere.
Il fenomeno non si arrestò, continuò settimana dopo settimana.
Proiettammo il film per oltre sei anni consecutivi.
Cercavano uno sguardo nuovo su una cultura diversa.
Un punto di incontro tra un Americano di razza bianca...
E un nero dei Tropici, senza distanza alcuna.
La musica li conquistò tutti.
Ovunque, in qualsiasi ristorante e negozio di Boston...
Si udiva qualche canzone della colonna sonora di "The Harder They Come".
Era quella la musica che trasportava la comunità in quei tempi.
Il reggae diventò famoso negli Stati Uniti...
In seguito a "The Harder They Come".
Dopo che il film uscì all'Orson Welles...
Bob & The Wailers tennero il loro primo concerto fuori dalla Giamaica...
Registrando il tutto esaurito.
Il film ebbe una maggiore visibilità...
E l'occasione fu un trampolino di lancio per i The Wailers.
Da allora, in tutto il mondo, crebbe il legame tra il film...
E il pubblico dei concerti, che si aggiunse a quello del film.
"The Harder They Come" diventò il film di mezzanotte dell'Elgin.
Fu proiettato all'Elgin finché chiuse, nel marzo del 1977.
Poi sbarcò a San Francisco, Los Angeles...
E in tutte le città universitarie.
Nella metà degli anni '70, diventò il più grande fenomeno da campus.
Fu una grande soddisfazione.
È incredibile quanti consensi io sia riuscito a raccogliere...
In tutto il mondo grazie a questo film.
Non so spiegare il calore con cui la gente ha accolto me e il film...
Ma è un sentimento tangibile che mi ha cambiato la vita.
Il film aveva l'approccio politico e la musica giusti...
E usci nel momento giusto, quando la cultura poteva accoglierlo.
Fu come prendere più piccioni con una fava.
I pochi film di mezzanotte che diventarono grandi successi...
Restarono in programmazione 10 anni.
"El Topo ", "Pink Flamingos", "The Harder They Come"...
E "The Rocky Horror Picture Show".
Non avete ancoro visto "The Rocky Horror Picture Show"?
È in programmazione da 10 anni e registra ancora il tutto esaurito.
Avete visto ogni genere di film...
Ma non avete ancora visto nulla come "The Rocky Horror Picture Show".
Sono Richard O'Brien, creatore di "The Rocky Horror Picture Show".
Nel 1972, abbattuto e disoccupato, pensai di tornare in Nuova Zelanda.
Poi mi chiesero di fare uno spettacolo per Natale per gli studi EMI.
Accettai e fu un successo.
Pensai che l'idea di un musical horror non fosse troppo estrema.
Immaginai un film di serie B, unito a horror e fantascienza.
Accennai il progetto a Jim Sherman del Royal Court Theater.
Iniziò tutto così. Sei mesi dopo, fu inserito nella programmazione.
Ogni sera, durante le prove, c'erano 62 persone in sala.
La sera della prima, ci fu un forte temporale.
C'era un lucernario sopra il pubblico.
Prima dello spettacolo, abbassammo le luci e un fulmine colpì la sala.
La luce illuminò Vincent Price, seduto tra il pubblico, il quale esclamò...
"Fantastico! È un buon segno!".
E iniziò la canzone "Over At The Frankenstein Place".
Il pubblico rise fragorosamente. Il passaparola fece il resto.
Il 1973 fu un anno fortunato, incidemmo anche un album.
Il periodo segnò il passaggio dal glam rock al punk.
"Rocky" fu proprio a cavallo dei due.
Ci trasferimmo dalla sala di Sloane Square in King's Road...
In un vecchio cinema che poteva ospitare 300 persone.
Dopo tre mesi, ci trasferimmo in un cinema più grande...
Che offriva 500 posti a sedere.
La gente andava al cinema a vedere uno spettacolo sui film di serie B.
Britt Ekland lo vide e lo segnalò a Lou Adler.
Britt Ekland mi chiamò e mi suggerì di andare a vederlo.
Disse che era un grande successo a Londra e mi sarebbe potuto piacere.
Avevo aperto il Roxy, un locale su Sunset Strip.
Stavo cercando uno spettacolo, non sapevo ancora se teatrale o meno.
Vidi "The Rocky Horror Picture Show" e pensai fosse perfetto per il Roxy.
Era il primo musical rock.
Era il locale ideale, con i suoi 400 o 500 posti a sedere.
L'acustica era perfetta.
La sera della prima attirò una folla da concerto rock.
Vennero i Jagger, Bianca, Lennon...
Il successo esplose alla prima. Fu un delirio.
A me piaceva!
Io dico sempre: "Quando reciti, reciti in un film di serie B..."
"Ma quando canti, realizzi un sogno rock".
La sessualità di Frank era sconvolgente.
Camminava con le sue calze a rete strappate...
"Questo sono io. È la mia forza, cazzo."
Tim e lo spettacolo riscossero un enorme successo a Los Angeles.
Dopo un anno, lo portammo in Inghilterra a girare il film.
Da tempo pensavo di farne un film.
Andai alla 20th Century Fox e giungemmo subito a un accordo.
Con un milione di dollari in tasca...
Io e Jim Sharman tornammo in hotel a scrivere la sceneggiatura.
Il film fu girato nell'inverno del 1974 nei Bray Studios...
Dove furono girati molti film prodotti dalla Hammer.
La casa era perfetta. Era già stata usata per svariati film.
Abbiamo mantenuto i creatori dello spettacolo e gli attori originali.
Il cuore dello spettacolo rimane.
È una specie di trasformazione. Il mostro originale è cresciuto!
Il fatto che fosse un gruppo affiatato da tempo aiutò molto.
Ci bastò posizionare la macchina, le luci e gli attori e girare.
Non servirono molte prove.
Formavano un gruppo compatto, non solo di artisti, ma di amici.
Stavano sempre insieme, anche i Transylvanian.
Fu una fortuna avere Susan Sarandon e Barry Bostwick.
Fu l'unica condizione posta dalla 20th Century Fox.
Meatloaf apparse nella produzione di Los Angeles.
Io interpreto Frank-N-Furter...
Una versione nuova dello scienziato pazzo degli horror che tutti amiamo.
È una specie di "Il Mago di Oz" versione anni Settanta.
Alan Ladd, Jr. e altri 6 o 7 dirigenti della 20th Century Fox...
Assistettero alle riprese della scena girata in piscina.
Non so cosa si aspettassero.
Forse non avevano letto la sceneggiatura o ignoravano la trama...
Comunque, alcuni di loro rimasero a bocca aperta.
Dovevamo finire di girare entro Natale. Il tempo stava peggiorando.
Terminammo le riprese in 8 settimane.
Portammo lo spettacolo a New York tra gennaio e febbraio.
Non fu un successo.
Andai nel famosissimo Belasco Theater e lo misi sottosopra.
Lou sbagliò. Non avevamo nemmeno la passerella tra il pubblico.
Il problema fu la mancanza di quell'entusiasmo rock a noi caro.
Fu un errore. Ma ciò che ci rovinò fu la critica.
Ci massacrò. Un flop a Broadway, coso c'era di peggio?
Ricordo che un giorno parlai con Tim a New York, dopo lo spettacolo.
Dissi: "È finita, vero, Tim? È tutto finito?".
Mi disse: "Sì, ma sono stati tre anni grandiosi..."
E io confermai: "Sì, grandiosi. Ci siamo divertiti".
E tornai in Inghilterra.
Io mi occupavo della promozione e pensavo fosse un grande film.
Non mi spiegavo il flop di Broadway. Per me, il film meritava.
"The Rocky Horror Picture Show" fu lanciato dalla 20th Century Fox...
Come un normale spettacolo.
Debuttò a Los Angeles e fu un flop.
Ero a dir poco abbattuto.
Bill Quigley acquistava film per la Walter Reed.
Gli dissi: "Scommetto che ora la Fox lo proietterà a mezzanotte".
Tim Deegan della Fox mi propose il "Rocky Horror Picture Show".
Lo riteneva adatto al Waverly.
Cominciammo a proporlo a mezzanotte, nel mese di aprile.
Fu un delirio. Non avevo mai visto nulla di simile.
Visto il grande successo, cercammo altre occasioni simili.
Deegan le trovò in altre città e fu un vero successo underground.
Il nostro pubblico era tornato.
Vidi "The Rocky Horror Picture Show" per la prima volta a 26 anni.
Appena vidi le labbra sullo schermo, capii che mi sarebbe piaciuto.
Cominciai ad andare a vederlo ogni venerdì e sabato sera.
Costituimmo una sorta di fan club.
Dopo aver visto un film due o tre volte...
Si comincia a notarne i dettagli e a fare coro alle canzoni.
Noi, il pubblico, cominciammo a partecipare al film spontaneamente.
Quando Brad prende a calci la ruota, il pubblico urla: "Colpiscila!".
E quando Janet si ripara la testa dalla pioggia usando un giornale...
"Comprati un ombrello, scema!".
Pensammo anche all'arredo scenico.
Quando udivamo "There's A Light"...
Il pubblico tirava fuori accendini, torce e candele.
Oltre a fare eco al film e a contribuire con arredi scenici...
Il pubblico cominciò a vestirsi come i protagonisti.
Facevamo eco al film e lo inscenavamo, con tanto di coreografie...
Avevamo preso il sopravvento sul film, diventato parte della nostra vita.
Qualcuno mi chiese: "Cos'hanno fatto del tuo film negli USA?"...
E io dissi: "È stato lanciato e ora non viene più proiettato".
Mi sbagliavo. Era diventato un fenomeno della mezzanotte.
- Quante volte lo hai visto? - 56.
- Un centinaio di volte. - 301 volte.
Cosa rappresenta per te?
È qualcosa di cui non posso fare a meno, perciò ogni settimana ritorno.
Qui conosco più ragazze che al liceo.
In settimana, sono un'infermiera, ma nel weekend divento una star.
Arrivato a 200, ho smesso di contare quante volte l'ho visto.
Credo di averlo visto quasi 3.000 volte.
Vidi il pubblico interpretare il film e con gli abiti dei protagonisti...
A una festa a Long Island.
Trovare 2.000 persone in delirio per il mio film a New York...
Fu un'esperienza indimenticabile...
Soprattutto considerando il flop dello spettacolo in quella città.
I fan non solo parteciparono al film...
Ma lo strapparono dalle mani di Richard O'Brien...
Di coloro che lo avevano prodotto e interpretato e dallo studio.
Per la prima volta, il pubblico prese il sopravvento sullo spettacolo.
Ne diventò parte integrante.
Io non produssi un film di mezzanotte, e nemmeno Richard O'Brien o Sharman.
Noi pensavamo di aver creato un film mainstream.
Il pubblico ne fece un film di mezzanotte.
Attiva l'oscillatore sonico!
Rocky ricorda molto il mostro di Frankenstein.
Era dotato di una vita propria che sfuggì a ogni controllo.
È straordinario, se ci pensiamo.
Qualche fan mi chiese: "Hai lasciato appositamente gli spazi tra le battute..."
"In modo che noi potessimo aggiungere i nostri commenti?".
Magari fossi stato tanto in gamba!
Il film non era sufficientemente teatrale.
Il pubblico risolse il problema...
Riportando la teatralità che il film aveva in parte eliminato.
Ho ripreso i gesti esagerati che facevo sul palco...
Quelli che esasperavo al massimo.
Ho cercato di ripeterli sul set, adattandoli al cinema.
Un gesto simile potrebbe bastare per il cinema, ma in teatro farei così...
Brad e Janet rappresentano al meglio...
La tipica giovane coppia eterosessuale dell'era Eisenhower...
Dagli anni Cinquanta al permissivismo degli anni Settanta.
"The Rocky Horror Picture Show" ha molti riferimenti sessuali.
È diventato un cult proprio perché è una sorta di rito di iniziazione.
Chi vedeva il film per la prima volta era come un vergine.
Rappresenta un viaggio dall'infanzia all'età adulta...
La perdita dell'innocenza.
Il motivo è semplice: è l'opera di un eterno tredicenne.
Ebbe successo nel Nord e nel Sud del Paese.
Città come Chicago e San Francisco lo accolsero con entusiasmo.
Nel periodo di maggiore successo...
Venne proiettato in oltre 250 sale ogni venerdì e sabato a mezzanotte.
C'era un fan club che lo interpretava in ogni sala in cui veniva proiettato.
Veniva visto in tutto il mondo.
Ancora oggi, da qualche parte, viene proiettato a mezzanotte.
"The Rocky Horror Picture Show" divenne un tale fenomeno...
Che gli incassi ne finanziarono la distribuzione ogni anno.
Quando uscì, questo film fu un flop.
Ora, proiettato nei weekend a mezzanotte, incassa...
Direi circa 175 milioni.
Mi fu chiesto quale messaggio contenesse.
Dissi: "Non sognate di essere qualcosa, diventatelo".
Non sognatelo, siatelo...
Tim è il volto di "The Rocky Horror Picture Show"...
Ma il vero spirito è Richard O'Brien.
Se ha creato un ambiente più mite per coloro che si sentivano reietti...
E se li ha in qualche modo inclusi in una quasi-famiglia...
Be', ciò mi rallegra.
"Eraserhead - La mente che cancella" visto al cinema è unico.
Sembra di essere in un sogno.
È un esperimento che parte da un progetto di fondo.
Ogni cosa conduce ad un'altra e tutto si evolve davanti ai vostri occhi.
Va bene.
Il progetto di base era "Eraserhead - La mente che cancella".
È impossibile paragonarlo ad altri film di mezzanotte. È unico.
Trassi ispirazione da Filadelfia.
Adoro l'industria, l'ho sempre amata.
Mi piace molto l'industria pesante.
Ciò che mi affascina è il rumore, oltre all'aspetto e all'odore.
Henry vive in questo tipo di ambiente...
In un'atmosfera che è nell'aria di Filadelfia.
"Eraserhead" non sembra ambientato a Beverly Hills, California...
Eppure fu girato proprio qui, in questa villa da 55 stanze.
Io ero ancora uno studente e mi diedero questo posto...
Dotato di diverse stanze, tra cui una sala da pranzo e una di montaggio...
E tutta l'attrezzatura necessaria.
Tenni quella casa per quattro anni...
Quindi fu come avere uno studio tutto mio.
Lavoravamo solo di notte. All'inizio, con me c'erano solo altre 5 persone.
Per molti anni, non lavorammo affatto perché non avevamo abbastanza fondi.
C'è una scena in cui Henry afferra il pomello della porta e lo gira...
La scena successiva, all'interno della sua stanza, fu girata un anno dopo.
Il tecnico del suono era Alan Splet.
Il festival del cinema di Cannes mi chiamò...
Chiedendomi di presentare il mio film.
Non ebbi più notizie dal festival del cinema di Cannes.
Proposi il film al Festival di New York, ma fu rifiutato.
A quel punto, mi scoraggiai.
In quel periodo, c'era un festival del cinema a Los Angeles, il Filmex.
Il mio film, scartato a New York, avrebbe potuto essere accettato lì.
Mi dissero che lo avrebbero guardato e che mi avrebbero fatto sapere.
Il mio film entrò nel festival e fu proiettato a mezzanotte.
Io non sedetti tra il pubblico, detesto farlo.
Pur in disparte, percepii che il film era troppo lungo.
Quella stessa sera, tagliai venti minuti di film.
Osai tagliare la copia composita.
Un giorno, mi chiamò John Quinn...
Che aveva visto "Eraserhead" al Filmex, nel 1977.
Me lo segnalò, convinto che mi sarebbe piaciuto.
Guardai il film con Fred Baker, il mio responsabile alle vendite.
A metà film, gli dissi: "Chiama il regista, voglio questo film".
Ben è noto come il nonno dei film di mezzanotte.
Girare quel film in quel periodo fu una grande fortuna.
Capii che era un personaggio dal talento tangibile, un grande artista.
Non conoscevo il circuito dei film di mezzanotte né Ben Barenholtz.
Pensai fosse un film perfetto per le proiezioni di mezzanotte.
Era un film straordinario e originale...
Molto più di "El Topo" o "Pink Flamingos".
Mi disse che non intendeva spendere un centesimo per pubblicizzarlo...
Ma mi assicurò che sarebbe diventato un successo nel giro di due mesi.
"The Rocky Horror Picture Show", "La notte dei morti viventi"...
E "Pink Flamingos" erano ancora in programmazione.
Questo film debuttò un venerdì e un sabato a mezzanotte al Cinema Village.
La prima sera, contammo 26 persone in sala.
La seconda sera, il sabato, ne contammo 24.
La sala era quasi deserta!
Dissi a David: "Non preoccuparti, aspetta e vedrai."
"Tu sei avanti di dieci anni. Il successo arriverà, ma lentamente".
"Eraserhead" fu tra i primi film che recensii per il Village Voice.
Vieni.
Compresi subito il grande talento del regista.
Ascoltai i commenti della gente.
I più avanti negli anni non lo compresero perciò non lo apprezzarono.
Non tutti compresero la trama né riuscirono a seguire bene il film.
Non occorreva assumere qualche droga per seguire questo film.
Molti mi chiesero di riassumere il film. Non riuscii mai a farlo.
David riportò varie scene oniriche oscure e a me piacque l'idea.
Le sale non furono mai piene.
C'era una sorta di collettività, ma non reagirono tutti allo stesso modo.
Guardando il film, la gente si sentiva sola, abbandonata a questa esperienza.
Il protagonista stesso era un soggetto solitario.
Molti dissero che avrebbero portato il proprio nuovo fidanzato...
A vedere "Eraserhead"...
E in base alla sua reazione avrebbero deciso se continuare ad uscirci o no.
Molte delle immagini fondamentali di "Eraserhead"...
Non sono quelle apparse sullo schermo, ma quelle prodotte dal pubblico...
Stimolato dalla colonna sonora.
Esistono infinite tipologie di suoni...
Ma solo alcuni si adattano a un film, completandolo.
Appena sento un suono, capisco subito a quale scena abbinarlo.
Ogni elemento conduce ad un altro, permettendo nuove sperimentazioni.
È molto simile alla musica e alla pittura.
Tutto parte dall'umore suscitato dal progetto originale.
Cercavamo di sconsigliare il film alle donne in attesa...
Perché trattava una delle più grandi paure di ogni donna incinta.
- C'è un bambino in ospedale. - Mamma! - E tu sei suo padre.
- È impossibile... - Non sanno ancora se è un bambino.
È prematuro, ma è un bambino.
Non si parlava mai del bambino.
Non ho mai parlato del bambino.
Fa parte del progetto originale.
Non ce la faccio più, vado a casa.
Doveva essere in un certo modo.
- Cosa stai dicendo? - Non riesco nemmeno a dormire, sto impazzendo.
- Certe cose si percepivano. - Tu sei in vacanza...
Pochissima gente era disposta a recensirlo e a vederlo.
In questo caso, il passaparola non fu affatto efficace.
Ogni film di mezzanotte celava dell'ironia, in qualche modo.
Il pubblico si divertiva sempre.
- Lo taglio come un comune pollo? - Certo, proprio come un pollo.
Fu il suo strano umorismo che mi persuase.
Il Variety lo criticò duramente quando fu proiettato al Filmex.
Gran parte delle recensioni lo definirono sgradevole.
"Eraserhead" uscì nello stesso periodo...
Del mio "Female Trouble - Agitazione femminile".
Si parlava solo di "Eraserhead".
Disse pubblicamente: "Andate a vedere 'Eraserhead'".
Fu un piacere sostenerlo. Il suo film era straordinario.
Fornì una sorta di benestare.
Fu una dura prova lunga due anni.
L'attesa fu davvero lunga, ma, alla fine, fu largamente ripagata.
Fu un film estremamente importante per quel periodo.
"Eraserhead" rimase sulle pensiline di ben 17 città per quattro anni.
Veniva proiettato una o due volte a settimana, ma restava sulla pensilina.
Fu tutto merito di Ben.
Ben Barenholtz volle continuare a proiettare il film...
Nonostante l'iniziale mancanza di pubblico.
Non vieni più da me.
Avevo comprato un film di cui nessuno sembrava aver sentito parlare.
Era assolutamente originale e io accettai la sfida.
Ben Barenholtz propose anche "Asparagus"...
Un corto animato con spinti riferimenti sessuali.
Proposi "Asparagus" in concomitanza con "Eraserhead".
"Asparagus" è un trip erotico, ma è comunque un trip.
Ciò che amo dei film è che permettono di scoprire mondi nuovi.
Ogni elemento è importante...
E confluisce nel finale, dove riemerge.
Mi è piaciuto molto scoprire il mondo di "Eraserhead".
"Eraserhead", l'ultimo dei grandi film di mezzanotte...
Ne segnò davvero la fine.
Tutti i grandi film di mezzanotte...
Non furono realizzati al limite del sistema, ma al di fuori di esso.
Alcuni di questi film furono girati artigianalmente e nell'arco di anni...
Per mano di alcuni singoli determinati a realizzare i propri progetti.
Attirano gruppi ristretti di cinefili, certo non tutti.
Il contenuto è sempre in qualche modo trasgressivo...
Che si tratti di sesso, di violenza, di stile o di impegno.
Abbatterono le barriere del gusto, della comicità e della censura.
I classici dei film di mezzanotte provenivano da luoghi diversi.
C'era una grande differenza tra il cinema surrealista di Jodorowsky...
I film d'autore europei e gli spaghetti western.
John Waters andò al di là del cinema underground.
"The Harder They Come" fu innovativo.
"The Rocky Horror Picture Show" fu un film commerciale...
E un insegnamento formativo per migliaia di giovani Americani.
"Eraserhead" era un film uguale a nessun altro.
Alcuni film scatenarono riti collettivi e culti di mezzanotte...
Simili a quelli religiosi.
Il pubblico aveva lo stesso entusiasmo di Jodorowsky, John Waters e Lynch.
Erano tutti personaggi determinati e unici.
Era questo il segreto del successo di questi film.
Trasudavano l'impegno e la passione dei loro creatori.
Non realizzai il film per un pubblico. Lo girai per me.
Il mio desiderio era scoprire il mondo racchiuso nel film.
Mostrarono la strada a generazioni di futuri registi.
Non si può fare da soli.
Comunicavano direttamente con il loro pubblico.
Il pubblico è sovrano.
Lo scopo era invogliare la gente ad andare al cinema.
I film di mezzanotte rappresentarono una vera svolta.
Le emozioni suscitate dai film di mezzanotte contagiarono il cinema.
"Lo squalo" ricommercializzò "La notte dei morti viventi"...
Trasformandolo in un'esperienza terrificante.
"Guerre stellari" è il maggiore film cult di tutti i tempi.
Ha in qualche modo soppiantato i film di mezzanotte.
Gli stessi registi dei film di mezzanotte diventarono mainstream.
David diresse "The Elephant Man".
Era possibile realizzare film cult con budget illimitati.
Il cinema mainstream si ampliò.
Le videocassette segnarono la fine.
La gente cominciò a vedere i film di mezzanotte a casa...
Fumando o facendo sesso, cose che prima il pubblico faceva nelle sale.
Non ha senso vedere "The Rocky Horror Picture Show" da soli.
Per me, i film di mezzanotte sono estinti.
La morte dei film di mezzanotte mi rattrista.
Le emozioni suscitate dai film di mezzanotte diventarono mainstream.
Oggi viviamo nell'era dell'ironia ed è diventato impossibile farne...
Perché siamo circondati dall'ironia.
Allora essere considerato il re del trash non era motivo di vanto.
Oggi tutti vorrebbero quel titolo perché sarebbero visti come star.
Trent'anni dopo l'uscita di "Pink Flamingos"...
John Waters portò un suo musical a Broadway.
Ho reso il cattivo gusto un po' più rispettabile.
Era questa la mia missione e io l'ho portata a termine.
Se morissi domani, non avrei rimpianti.
Non credo di essere cambiato. Il mio umorismo è rimasto quello di un tempo.
Il pubblico americano è cambiato.
- Ero una specie di genio. - Chi è David Lynch?
- Giravo i film con passione. - Pensavo al pubblico dei Tropici.
Mi piaceva avere la pellicola attorno al collo.
- Nessuno voleva crescere. - Avevo dimenticato di dirvelo.
- Oggi tutte le battute sono sporche. - Hai detto una cosa bellissima.
Non esistono battute pulite. Io non ne conosco.
- Fatevi una bella cagata. - Il realismo mi affascina sempre.
Ai corsi di cinema, non si faceva che guardare "La corazzata Potemkin".
Vorrei dire una cosa carina su John Waters.
Andai al "The Howdy Doody Show".
Non posso uccidere il mio maestro. Non posso farlo!
Un umorismo tale meritava l'Oscar.
Mi sono spiegato bene in inglese?
Finite le riprese di un film, iniziano gli incubi.
Dico solo: "Non sognatelo, siatelo".
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