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(CAMPANE)
(VOCI INDISTINTE)
(VOCI INDISTINTE)
(VOCE DAGLI ALTOPARLANTI)
Lei è favorevole o contraria al divorzio ?
- Favorevole. - Ma lei è italiana ?
No, sono francese.
Allora come mai dimostra qui in Italia a piazza del Popolo per il divorzio ?
Perché ho molti amici qui, io aiuto gli amici.
- (Enza) Scusi, di dov'è lei ? - (Uomo) Roma.
(Enza) È qui con i divorzisti () si trova di passaggio ?
(Uomo) No, sono per il movimento divorzista.
Lei è favorevole o contrario al divorzio ?
- Accidenti, favorevole. - Perché ?
Perché…
Perché finché non si trova l'altra mezza mela,
conviene assaggiarne tante.
- Lei è molto giovane, come si chiama ? - Sandro Quasimodo.
È favorevole o contrario ?
- Favorevole. - Perché ?
Risolverebbe molti problemi.
Quindi parla per ragioni personali ?
No, anche, diciamo, per il complesso generale.
Grazie, scusi.
Buongiorno, signora, è favorevole o contraria al divorzio ?
- Favorevole. - Senta, ma lei è di Roma ?
- No, io sono milanese. - E perché è qui a piazza del Popolo ?
Per sentire cosa dicono i ministri e per cooperare, anche.
Senta, lei è favorevole o contrario al divorzio ?
Favorevolissimo.
- È favorevole o contraria al divorzio ? - Sono favorevole.
- Di dove è lei ? - Sono di Reggio Calabria.
- È favorevole o contrario ? - Favorevolissimo.
- Lei ? - Favorevole.
- Perché ? - Perché bisogna.
- Lei è sposato ? - Sì.
- È felice ? - No.
- Lei è favorevole o contrario ? - Favorevolissimo al divorzio.
- Appunto per questo sono venuto qui. - Perché è favorevole ?
Perché le mie condizioni familiari sono indescrivibili,
neanche da descrivere in questo ambiente qui.
- Mi scusi, il suo nome, per favore ? - Milena Milani.
- La scrittrice ? - Sì.
Perché è qui con i suoi amici ? Vi vedo radunati.
Non la vede tutta questa gente ?
Noi pensiamo al divorzio, salvezza di questo secolo tormentato.
Perché lei è qui in piazza del Popolo ?
Per assistere a questa bella manifestazione.
- Di dov'è lei ? - Di Firenze.
È favorevole o contrario ?
- (Uomo) Favorevole. - (Enza) Perché ?
(Uomo) Perché è necessario, è un bene per l'umanità e per la società.
(Enza) Abbiamo sentito tante voci.
un uomo che rappresenti la borghesia
e sentire il suo parere lontano da ogni influenza e da ogni comizio.
in un centro residenziale.
- Dica pure.
Lei è favorevole o contrario ?
- (Tullio) Ciao, cara. - (con accento inglese) Non so.
Non mi sono posto il problema.
- Come mai ? - Igor.
Non lo dico, sono un domestico.
- Prego. - (Igor) Commendatore.
- Cosa c'è ? - La televisione.
Mi permetta.
Lei non ha bisogno di presentazioni. Enza Sampò, se non erro.
- Sì, grazie. - Permette ?
Tullio Conforti, della ditta Conforti & Figli, stoffe e tessuti.
Molto lieta.
- Io l'ammiro e la seguo da molto tempo. - Grazie.
Di che si tratta ?
- Conduciamo un'inchiesta sul divorzio. - Sì ?
- Molto interessante. - Qual è la sua opinione in proposito ?
Non è un momento opportuno per parlare di divorzio.
- Sto andando ad un matrimonio. - Mi scusi.
No, si rassicuri, non mi sposo io, si sposa mia figlia.
Allora la sua risposta è ancora più interessante.
- Grazie, dica pure. - Allora, lei è favorevole o contrario ?
- Io sono contrario. - Perché ?
Prima di tutto, perché sono cattolico.
Secondo, perché il matrimonio è indissolubile
e deve essere indissolubile.
(MUSICA DI ORGANO)
(Prete) Preghiamo.
scenda su questi anelli nuziali
che noi nel tuo nome benediciamo affinché colei che lo porterà,
serbandosi inviolabilmente fedele al proprio sposo,
perseveri nella pace e nell'adempimento dei tuoi voleri
e viva sempre in vicendevole amore per Cristo, Signore nostro.
Buongiorno, commendatore.
- Ciao, Igor. - Che commozione !
- È stata una cerimonia bellissima. - SÌ.
Quando l'ho vista entrare a braccio della signorina Piera
mi è venuto da piangere, mi creda, commendatore.
E lo sposo! Proprio un bel ragazzo.
- Ti è piaciuto ? - Non è venuto il barone Renato ?
Mia moglie non lo vuole alle cerimonie ufficiali.
Certo, capisco.
Però questi matrimoni saranno belli, ma sono una fatica.
E poi il pranzo, una tale schifezza.
- Anzi, dammi un po' di bicarbonato. - Subito.
Ahi, che dolore.
Io non dovrei mangiare, ma che vuoi ? Mia moglie pensa che lo faccia apposta.
Dice che non mangio perché mi dà fastidio
stare per una volta con lei e la mia famiglia.
- Dimmi tu. - A proposito, posso dirle una cosa ?
Sì, dimmi.
Quando io ho visto lei e la sua famiglia riuniti come una volta,
mi è venuto da piangere.
- Sì, ma non hai fatto che piangere tu. - Me lo diceva anche mio nipote.
Che vuole ? Sono così sensibile.
(TULLIO FA UN RUTTO) Scusa, eh.
- Faccia, commendatore, che le fa bene. - Mi fa digerire. Novità ?
- In terrazza c'è la figlia dell'avvocato. - Ah, è venuta ?
- Dove va, commendatore ? - Vado a dare un'occhiata.
- Forse pensa che sono noioso, ma... - Sì, lo sei, che vuoi ?
Commendatore, sa che sono un uomo di larghe vedute,
ma il fatto che quella ragazza prenda il sole senza costume
mi fa senso.
Se fa senso a te non me ne frega niente, caro Igor.
(Tullio) Proprio per questo viene qui in terrazza,
che è la più alta di Roma e dove nessuno può vederla.
"Nessuno" non è esatto.
A parte il sottoscritto, che può anche, diciamo così, non contare,
l'ha vista anche mio nipote, che è rimasto molto colpito.
Sì ? Non ce lo portare tuo nipote, fammi il piacere.
guardala sereno e di' la verità.
(TULLIO FA DEI VERSI) Ma non è una meraviglia ?
Sarà, io non me ne intendo. A me, come le dicevo, mi fa senso.
Sì, pure a me fa senso, ma in un altro senso, però.
Vieni, andiamo.
Su.
Povero commendatore.
Chissà come ha dovuto soffrire in questo tight pesante.
- Il costume da bagno ? Cosa fa ? - Sì.
Vado a prendere un po' di sole.
Ma si ricordi che oggi è lunedì, il giorno della baronessa.
Già, lunedì, baronessa Cornianu.
- E in smoking. - Perché in smoking ?
Ha telefonato la baronessina Olga
pregandomi di ricordarle che stasera è in black tie.
Black tie, sarà una seratina tranquilla.
Tranquilla in quel senso, ma farà tardi e si stancherà lo stesso.
Senza contare che questa mattina lei si è alzato molto presto.
(IGOR FA DEI VERSI)
Ha mangiato troppo e male, si è emozionato, ha pianto.
Mi dispiace ricordarle sempre, commendatore,
che lei ormai non è più un ragazzo.
Mio caro Igor,
avere al mio servizio un maggiordomo inglese mi rende orgoglioso
ma devi imparare a conoscermi meglio.
Io faccio tutto quello che mi piace, perché ho un fisico che me lo permette.
E il pensiero di avere una bambina nuda sopra il mio capo mi fa fremere.
Non approfittarne è da vigliacchi.
Perciò levati di mezzo, se non vuoi un manrovescio.
(TELEFONO)
- (sottovoce) Non ci sono. - (Igor) Pronto ? Casa Conforti.
Signora Agnese ! Sì, glielo passo subito.
È la signora Agnese.
Lei non voleva parlarle ?
Pronto, mia cara Agnese.
Che c'è di bello ?
(Agnese) Caro, scusami se ti disturbo in una giornata come questa.
(Tullio) Ma ti pare, cara ? Ma che dici ?
- (Agnese) Sono agitata. - (Tullio) Perché, che succede ?
(Tullio) Dimmi, che cos'hai ?
- (Agnese) È grave, si tratta di Valeria. - Oddio, sta male ?
(Agnese) No, magari.
Tullio, caro, potrei vederti ?
Ma certo, cara, ma ti pare ? Senz'altro, quando vuoi.
- Va bene oggi alle 19 ? - (Agnese) Sì.
Va bene, sarò da te alle 19.
- Non ti agitare, ciao. - (Agnese) Va bene, ciao.
(SOFFIA) Oddio, che è ?
Oh, bambina, ma che fai, il soffietto ?
Perché il tuo valletto mi ha detto che non saresti rientrato ?
- Lui l'ha detto perché oggi è lunedì. - E che c'entra ?
Che c'entra ? C'entra che ho un altro...
- Ma che vuoi sapere tu ? - Chi è Agnese ?
- Agnese ? - Sì, ho sentito tutto.
- Brava, ma ti pare bello ? - Non l'ho fatto apposta.
C'è il telefonino comunicante sulla terrazza.
- No, ma dimmi, chi è Agnese ? - "C'è il telefonino comunicante."
- Agnese è una mia vecchia amica. - Ah.
- Una vecchia che ti procura le ragazze ? - No, ma che dici ?
Povera Agnese, figurati, ma che dici ?
E quella Valeria è una che hai messo incinta ?
Ma chi, Valeria ? Ma che fantasia malata !
Valeria è mia figlia e Agnese è la sua mamma.
Bugie, tua moglie si chiama Anna
e le tue figlie una Fiorella e l'altra Piera.
Allora sai tutto.
Ma non ti ho detto che è mia moglie, ti ho detto che è la mamma di mia figlia.
- Allora è figlia di NN. - Ma no, porta il mio stesso cognome.
- Andiamo, su. - Ah, sei bigamo ?
Bigamo ? Ma che dici ?
Vuoi complicarmi la vita ? Ma a te che te ne importa ?
Mi piacciono le storie complicate.
- Su, racconta. - Va bene.
- Devi sapere che tanti anni fa... - Quanti ?
Fammi pensare.
- 28 anni fa. - Tu ne avevi 21.
- Perché ? - Se adesso nei hai 49...
- Chi te l'ha detto ? - Il tuo valletto.
Ma quello è una servetta.
Gli piace dire: "Il commendatore ha 49 anni."
Tu mi piaci lo stesso.
- Dimmi questa storia complicata. - Questa non è complicata, dunque...
C'era una volta, tanti anni fa, un bel ragazzo.
Lei aveva 12 anni più di lui, però era bella, alta, slanciata.
Belle gambe, grandi occhi azzurri.
Somigliava a Elissa Landi.
Lui era cadetto all'Accademia di Caserta.
Era un aquilotto.
(TULLIO RIDE) (Agnese) Mi fa tanto piacere vederti.
- (Tullio) Anch'io sono contento. - (Agnese) Ti vedo così poco.
Perdonami, Agnese mia.
- Non sai cosa mi capita tutti i giorni. - Lo so, per questo mi dispiace.
Tu, piuttosto, fatti vedere. Come stai ?
Come vuoi che stia ? Sono fuori di me.
- Agnese. - Oh, Tullio.
Ma che succede ? Ma allora è una cosa grave ?
Ma ti pare che ti avrei disturbato in un giorno come questo ?
Senti, tu la parola "disturbo" non la devi mai usare con me.
Avanti, su, dimmi: di che si tratta ?
- Valeria non si sposa più. - Non si sposa ?
Ma non era tutto pronto per sabato ?
- Sì. - E allora ?
Non vuole più. (TULLIO FA DEI VERSI)
Ah, è così ?
Questa è la volta che gli sfascio la faccia,
a quello sbruffone, chiacchierone e fanfarone.
A me quello spilungone non è mai piaciuto.
Poi basta pensare su che giornale scrive, criptocomunista.
Ma no, non hai capito niente.
Non è lui che non vuole, è lei.
- E lei ? - Sì, lei.
- Non vuole ? - No.
- E perché ? - E chi lo sa ?
- Glielo potevi domandare. - Certo che l'ho fatto, non vuole parlare.
Non vuole parlare neanche con lui. E disperato, poveretto.
È stato qui anche stamattina, piangeva come un bambino.
- Diceva: "Almeno sapessi perché." - Ma guarda che è strano.
Sembrava così innamorata. Che abbia un altro ?
- No, ma che dici ? - (Tullio) Perché, non succede ?
Sì, ma l'avrebbe detto, Valeria non è una che sa fingere.
Lo so, ma ci sarà una ragione, no ?
Certo, ma quale ?
Le parlo io, a me Valeria dirà tutto.
Agnese cara, vorrai spero scusarmi se non resto ancora un po',
ma purtroppo devo andare.
Tu non ti preoccupare, ci penso io.
- Vedrai che tutto si aggiusterà. - Va bene.
- Magari con un Bacio. - Non ti ricordi che ho mal di fegato ?
- Scusa, Agnese. - Ti sei messo in smoking per venire qui ?
No, devo andare ad un ricevimento.
- Volevo evitare il traffico di Roma. - Vedi ? Tutto era pronto.
- Che ? - Quella è la loro camera.
(Agnese) Valeria l'aveva sistemata con le cose che piacciono a Ugo.
"Fate l'amore, non la guerra."
Che curiosa ragazza che è Valeria, io vorrei sapere di chi ha preso.
- Da me no di certo. - Ah, neanche da me.
- Agnese. - Tullio.
Credo che tu sia l'unica persona al mondo ancora capace di arrossire.
- Caro. - Domani vado a trovare Valeria.
- (Tullio) Lavora sempre in ospedale ? - (Agnese) Sì.
- (Tullio) Che reparto ? - (Agnese) Laboratorio Ricerche.
- (Tullio) A che ora la trovo ? - (Agnese) Quando vuoi, vive lì.
- (Agnese) Torna solo la sera. - (Tullio) La nostra piccola è dottoressa.
Buonasera, signore, chi devo annunciare ?
- Sei nuovo tu ? - In che senso ?
- Da quanto tempo sei qui ? - Da due giorni.
Sono il commendator Conforti, a baronessa Cornianu è la mia signora.
Non sapevo che avesse il marito.
Non sono il marito, ma è come se lo fossi.
- Sono affari vostri, io non c'entro. - Ecco, bravo, dove sono le signore ?
Un po' dappertutto, c'è un sacco di gente.
- (Tullio) Lo vedo. - (Pompilio) Non vi accalcate.
(VOCI INDISTINTE)
Ah, baronessa, dov'è sua figlia ?
(con accento rumeno) Tullio, caro, anche lei è qui questa sera !
Se non le dispiace, oggi è lunedì.
- Già, lunedì. - Sì.
- Vedi quanti fratelli sono venuti ? - Accidenti.
Ci siamo riuniti per ricreare l'antica atmosfera di un tempo che fu,
per rendere dolce il nostro esilio.
- Il vostro esilio. - Conosce il principe ?
Conforti, molto lieto.
- Buono, che fa ? - Ti sta salutando.
Non lo sapevo, scusi, principe. Dov'è Olga ?
Olga sta raccontando la nostra fuga dalla Romania.
No!
Presto pubblicheranno a puntate tutta la nostra storia.
- Interessante. - Beve una vodka ?
No, grazie, non bevo, vado a cercare Olga.
- Permesso. - Mangiate, bevete.
- “Mangiate, bevete." - Mangiate, bevete.
Che glielo dici a fare a questi ? Lo sanno.
(con accento rumeno) La notte di Natale all'improvviso suonò una campana.
Poi un boato fortissimo, spaventoso, terribile.
sotto le macerie.
- Olga. - Ciao, Tullio.
Mio grande uomo.
Quanta gente ! Avete anche un nuovo cameriere.
Sì, Pompilio. Ho dovuto licenziare Andrea.
- Mancava di rispetto alla mamma. - No !
- Come sei bella stasera. - Grazie.
È un dorato modello di Lancetti.
- Grazie anche per le rose. - Ma ti pare ?
Come mai questa festa ?
Un grande festa per il compleanno di mamma.
Ti presento una famosa giornalista che è venuta per intervistarci.
- Tullio Conforti. - Piacere.
- Zitto e siediti. - "Zitto e siediti."
In che consiste questa intervista ?
Mamma ha la sua interpretazione degli astri,
sul male, sul bene, sul presente e sul futuro.
- Ora zitto, devo raccontare. - Ora zitto, devi raccontare.
- Dove eravamo rimasti ? - Alla loro fuga dalla Romania.
Ah, sì, dunque.
Con l'aiuto di un ex ufficiale,
mia mamma e io siamo fuggite nascoste in un vagone di frigoriferi.
Non mi avevi mai detto che eravate scappate nel frigorifero.
Non potevo ricordarmi tutto.
Ero così giovane
quando ho conosciuto questo seduttore italiano.
- Romanaccio. - Ahi.
Allora abbiamo rischiato la nostra vita per raggiungere questa libertà.
Ho lasciato tutte le nostre ricchezze: castelli, palazzi, tutto.
Adesso viviamo in esilio in questi quattro buchi.
Beh, non mi sembra che questa casa sia proprio quattro buchi.
- Certo, no, anzi ! - Non dire così.
Caro, non devi offenderti.
Tu sai come siamo riconoscenti per ciò che hai fatto e fai per noi.
Ma non devi dimenticare nemmeno come siamo abituate nel nostro Paese.
Su, Olga.
Il palazzo a Bucarest,
il grande castello in Transilvania
e la villa sul Mar Nero.
Pure noi abbiamo il mare nero, c'è Fiumicino con la nafta.
Questo brutto romanaccio scherza sempre.
Ma io sono felice.
Ci sei tu.
(UOMO PARLA IN RUMENO) C'è mamma.
(VOCI INDISTINTE) Che c'è ?
Adesso viene il bello, la grande sorpresa di mamma.
Venite.
- Che fanno ? - Andiamo, c'è la sorpresa di mamma.
Venga, vedrà.
(RISATE, VOCI INDISTINTE)
(MUSICA DI VIOLINO, GONG)
(Donna) "Tira leggiadro il vento e s'allontana con instabile umore"
stracciando anime e foglie."
che la vita è dell'uomo.”
levando ruggiti di guerra"
”sul giorno stridente."
- Ecco mamma.
(Donna) "E nel cuore di ognuno non c'è luce di alleanza."
- Ma Tullio !
Stavo scherzando, andiamo di là.
- (Donna) "Alla ricerca d'approdo." - Andiamo.
(Donna) "Lontano."
Si balla, mamma.
- Ancora, mamma. - Basta.
- (Giornalista) Fa spesso questi balli ?
- È forte la vecchia. - Davvero ?
Come no ? Le conosco da otto anni.
- Dove le ha conosciute, in Romania ? - No, a Riccione.
Allora la baronessa deve aver sbagliato la data della fuga.
Spesso si sbaglia la baronessa.
(Tullio) Guardi che panorama, ma non è straordinario ?
(Giornalista) Davvero.
Non credo che potrei vivere davanti a tante bellezze.
Abituata a Milano...
Secondo lei, commendatore,
è più bella piazza San Pietro e Castel Sant'Angelo 0 piazza di Spagna ?
È Roma, signora, è bella dappertutto.
Vuole che glielo dica in versi ?
(Tullio) "Nel Castello po' gioca' a bon gioco il Santo Padre"
“si je fanno spalla, uno pe' parte, er cantignere e er coco."
"E sotto la bandiera bianca e gialla"
"po' da' comidamente da quel loco binedizioni e cannonate a palla."
- Bravo, commendatore. - Davvero le piace ?
- Senta questa. - Sì.
"Se pò ffregà Ppiazza-Navona mia e dde San Pietro e dde Piazza-de-Spagna."
(Tullio) "Cuesta nun è una piazza, è una campaggna,"
"un treàto, una fiera, un'allegria."
curri da la Corzìa a la Cuccaggna."
pe ttutto ggente che la porta via."
sur culo a cchi le vò ttrenta nerbate"
"e ccinque poi pe la bbonifiscenza."
(Olga) Tullio.
Hai finito di dire queste porcherie ?
Ma che porcherie, è un classico, Olga, è il Belli.
E lei, scusi, è venuta per intervistare me
o per sentire le porcherie del commendatore
e ridere su mia madre ?
- Ma baronessa... - Lasci fare.
- Ma che baronessa ! - (Giornalista) Si è offesa ?
(Tullia) Temo di sì.
(VOCI INDISTINTE)
Mamma è caduta in trance e si è indurita !
È caduta in trance ?
Non si preoccupi, gliel'ho detto, è ubriaca.
Beh, sarà meglio andare.
(VOCI INDISTINTE) (Olga) Mamma !
(GRANCASSA, VOCI INDISTINTE)
(Olga) Su, mamma.
(GRANCASSA)
(Tullio) E basta!
Che maniere.
(UOMO E DONNA PARLANO IN RUMENO)
(Olga) Arrivederci, grazie per essere venuti.
"Au revoir", Olga. Salutami la mamma e falle tanti auguri.
Arrivederci e grazie di tutto.
Arrivederla, baronessa. La mamma sta meglio ?
- Sì, ma è ancora in trance. - Le manderò una copia dell'articolo.
- Scriva bene: "Baronessa Cornianu". - Lo so.
Si sbagliano tutti.
- Olga. - Oh, te ne vai pure tu ?
Beh, la festa è finita, ormai è tardi, mamma è caduta in trance.
Mamma sta meglio di te.
Perché non te ne vai con la giornalista a fare tutte le porcherie che recitavi ?
Ma che fai, Olga ? Non sarai mica gelosa ?
- Cocchina ? - (Olga) Non vai con la giornalista ?
Andiamo, Olga, la giornalista era tua ospite, l'ho fatto per te.
E poi tutti quei tuoi amici così curiosi e strani io non li capisco.
A questo aggiungi che oggi ho avuto una giornata molto faticosa.
- Ah, sì ? Con chi ? - Ma che dici ?
Con Sofia, Marilena, Maria, Marisa, Ada, io non lo so.
Chi sono queste ? Io non le conosco.
Il nome lo sbaglio, lo so, ma tu ne cambi così tante.
- Certo, è da otto anni che sono con te. - Con me ?
Vieni da me, sì, forse un giorno a settimana, il lunedì.
Il commendatore vuole cambiare giorno, può darsi.
Va bene, cercati un altro giorno, prova.
- (Pompilio) Lasciami stare ! - (Baronessa) Pompilio !
- (Olga) Oppure cancellalo.
(Olga) Il nome della baronessa Cornianu
non sarà più nel calendario del commendatore.
Andiamo, Olga, basta.
- Non essere ridicola, su. - (Olga) Ridicola, sì.
Otto anni ti ho dato, i più belli.
Ero una bambina quando ti ho conosciuto.
- (Olga) Ho rinunciato a tutto per te. - (Baronessa) Bambino mio !
- (Baronessa) Non ti faccio male. - E la mamma.
(Olga) Mamma, basta dare scandalo, ti faccio rinchiudere.
- (Baronessa) Non mi toccare ! - (Olga) Vai in camera tua, via !
(Olga) Oh, oddio.
Ma che ha la mamma ?
Una piccola crisi. Povera mamma, è un'anima sensibile.
Può darsi, ma ha anche la vestaglia che ti ho regalato, la chinoise.
- Lo so, ma le piaceva così tanto. - Va bene, ma…
Ma Tullio, perché mi fai sempre soffrire ?
Tu sai che io ti voglio bene.
E io no?
Amore mio, vogliamo cambiare giorno ? Vogliamo fare il martedì ?
- Come il martedì ? - Olga, sono le 3:30.
- Romanaccio. - No, mi fai male.
- Ti voglio fare male. - No.
(TULLIO FA VERSI DI DOLORE) (Olga) Sì.
(VOCI INDISTINTE)
- (Olga) Ti voglio fare tanto male. - Eccomi, Pompilio mio.
(Tullio) F42/12.
Lastricati, metallico.
I miei rispetti, contessa. Soddisfatta ?
- Sì. - Signorina, faccia del suo meglio.
Oxford bianco, inventariare.
(Tullia) Gucci, mi sottoponga la vetrina per domani.
(Gucci) Sì.
(Tullio) Sì ? Dia qui.
- (Tullio) Ci metta il timbro. - (Uomo) Sì.
- Mi dai tre coperte Somma ? - (Tullio) Vengo.
Non ci siamo, colori troppo vivaci, troppo spinti.
- Dove la mette questa moquette ? - Abbiamo molta richiesta.
- Ma da chi ? - Molti ambienti di rappresentanza.
Andiamo, faccia il piacere, Bergerac.
- Sono di moda in America. - In America, ma non qui.
Questa non è l'America.
E poi dove, in America ? In ambienti piccolo borghesi ?
- Lei è mai stato in America ? - No.
Lo vede ? Io sì.
Strano che non le piacciano.
- Sono brillanti come lei. - Sono brillante, ma non qui.
Qui, come me, i colori devo essere tutti sobri e seri.
- Cosa dice lei ? - Non disdegno i colori vivaci.
- Ma qui ? - Sabri e seri.
Esatto. (SEGNALE ACUSTICO)
- (Segretaria) Signore ? - Sì ?
- (Segretaria) C'è Sua Eccellenza. - Giacca.
- (Bergerac) Allora, commendatore ? - Prego.
Monsieur Bergerac, è arrivata Sua Eccellenza, aspetti.
(VOCI INDISTINTE)
Eccellenza.
Siamo infinitamente onorati della sua visita.
- Grazie. - Grazie, monsignore.
Prego, Eccellenza.
(sottovoce) Via !
Per di qua, Eccellenza.
Perdoni le scale, ma saremo più comodi nel mio privé.
Da questa parte, Eccellenza.
(sottovoce) Via !
(Monsignore) Guardi che meraviglia, cos'è ?
Broccato in seta, Eccellenza.
Vuole accomodarsi, Eccellenza ? Prego, faccio strada.
- (Tullio) Prego, si accomodi. - (Monti) Eccellenza.
- Vada, signorina Monti. - (Monti) Sì.
- Monsieur Bergerac, mi aspetti di là. - Certo.
- Lasci pure, vada. - (Bergerac) Vuole far vedere ?
(Tullio) Una bibitina, Eccellenza ?
- Grazie, siamo in astinenza. - Un aperitivo ?
- Grazie. - In che cosa posso servirle ?
Siamo nella necessità di rinnovare i parati di broccato della cattedrale.
Mi permetto di dirle che era già tempo.
Amo fare i conti secondo le nostre modeste risorse.
La ditta Conforti è a sua disposizione sotto tutti i punti di vista.
- Grazie. - Permette ?
- Prego. - Solo un minuto.
Guardi qua.
Reparto damaschi e velluti subito da me con i numeri,
esclusi il 19, 20, 21, 22, 23, 24, 30, 29, 28, 27.
Colori: giallo papalino, rosso cardinale.
- Perdoni l'accostamento, Eccellenza. - Prego, capisco.
- Grazie. - (Monsignore) Guardi che meraviglia.
intorno all'altare maggiore.
- Una guida dall'altare al portale. - Non ci lasciamo prendere dalla fantasia.
Eminenza, abbiamo la cripta così spoglia di ogni addobbo e decoro !
La cripta non va addobbata, interessa solo per il suo valore storico.
Troppo giusto.
Eminenza, questa moquette darebbe risalto al barocco della navata centrale.
Hanno visto troppo giusto, in America ne fanno un grande uso.
Eccellenza, questi colori sono stati studiati apposta per le chiese
e per i saloni di grande rappresentanza ufficiale.
Lo stesso tipo è stato scelto da... (VOCE NON UDIBILE)
- Ma loro se lo possono permettere. - Mi consente di fare un preventivo ?
- Senza impegno, però. - Grazie.
- (Monsignore) Signore. - Ufficio preventivi.
Le manderò le misure esatte.
Grazie, ma abbiamo le piante di tutte le chiese di Roma e del Lazio.
- (Uomo) Commendatore ? - Sì ?
- (Uomo) Damaschi e velluti. - Sì.
- (Uomo) Siamo pronti. - Avanti !
Damasco seta organzina, velluto lino rigato.
(Tullio) Broccato principe, broccato seta oliva.
Velluto soprariccio veneziano, lino inglese fantasia.
Che varietà di colori.
(Tullio) Broccato misto seta, shantung seta.
- Favoloso. - Andiamoci piano.
(Tullio) Velluto operato, velluto lino flammé.
- (Tullio) Seta lino fantasia. - Stupendo.
- Che dice ? - Quello che dice lei.
lino inglese fiorato.
- Signorina Apollonia. - Sì, commendatore.
Lei no, via !
Velluto soprariccio italiano.
(Tullio) Damasco seta organzino fiorato, velluto arabescato.
(Tullio) Di qua, Eccellenza.
- Grazie per l'onore riservatomi. - La ringrazio per l'accoglienza.
- Sempre a disposizione della diocesi. - Arrivederla.
Grazie per la vostra collaborazione, ai vostri posti.
- (Apollonia) Certe volte non ti capisco. - Cosa ?
Sei tanto buono, ma a volte non ti riconosco.
Qui non mi devi mai riconoscere, ripeti.
- Qui non ti devo mai riconoscere. - Brava.
(APOLLONIA FA VERSI DI STUPORE)
(VOCI INDISTINTE)
- Signorina Monti ? - Sì ?
- Chiami mia figlia all'ufficio d'igiene. - (Monti) Sì.
Si può ?
- Emanuela. - Disturbo ?
Cara.
(Tullio) Che fai, la sorpresina ? (TULLIO RIDE)
- Scusa se ti disturbo al lavoro. - Prego.
Accomodati, cara, non devi mai parlare di disturbo.
Tu sei la mia padrona.
- (Monti) Commendatore ? - Sì ?
Il numero è occupato, chiamo dal mio ufficio.
Bene, io tra poco esco, è l'anniversario di papà.
Dica a mia figlia che sarò da lei prima dell'ora di pranzo.
farò mettere i fiori nella sua macchina.
Bene, vada.
Scusa, cara, dimmi.
- Come trovi questa tela ? - Fai vedere.
- Brutta, dove l'hai comprata ? - Qui da te.
- Da me ? - Ne ho comperati 200 metri.
Ah. Poco male, rimandala.
No, il male è che ho fatto confezionare 150 paia di pantaloni.
- Ahi, e chi te l'ha consigliato ? - Camillo.
Ti consigli con tuo marito ? Che ne sa lui di stoffa ?
È qui da 40 anni.
Ma si occupa di amministrazione, per lui le stoffe sono numeri.
Scusa, cara.
Ragioner Tasca !
- (Camillo) Sì, commendatore. - (Tullio) Dov'era ?
- (Camillo) Facevo delle fotocopie. - Venga subito da me.
Ti dispiace che sia venuta in ditta ?
(Tullio) Ma che dici ? Emanuela.
quando ti occorre qualche cosa,
non chiederlo a tuo marito, dillo a me.
Ma chi ti vede mai.
Una sigaretta ?
- Come sei bella di mattina. - (Emanuela) Trovi ?
Peggio per te che mi vedi solo di sera.
- (Camillo) Permesso ? - Peggio per me, eh ?
Cosa vuoi, che il tuo Tutù non lavori più e veda soltanto te ?
(CAMILLO SI SCHIARISCE LA VOCE)
- Avanti. - Ciao, Camillo.
- Ciao, Emanuela. - Venga.
- Posso ? - Venga, ragioniere.
Dica, commendatore.
di consigliare a sua moglie
quella telaccia blu mare tipo canovaccio ?
Mi ha detto che voleva un tipo andante, il più economico possibile.
Io mi sono consigliato con Santoro.
(FA DEI VERSI)
- Gli hai detto a cosa serviva ? - No, credevo capisse.
dovevi dire che era tela per pantaloni.
Cerchiamo di rimediare, che taglie sono ?
- Sono taglie piccole, 38, 40 e 42. - Meno male.
Mi chiami l'Opera Bracaloni. L'economo al telefono, subito !
Ma che fai ?
Ormai i pantaloni sono fatti, cerchiamo di riparare.
l'Opera Pia Bracaloni al telefono.
Sì.
- Pronto. - (Occhio) Pronto.
- Il dottor Occhio ? - (Occhio) Sì.
Carissimo Occhio, Conforti.
- (Occhio) Ciao. - (Tullio) Come stai ? Tua moglie ?
- (Occhio) Bene. - (Tullio) Ho un'occasione per te.
per i tuoi boy scout.
- (Occhio) Interessante. - Quanto ti sono costati ?
2800.
- Occhio ? - (Occhio) Sì ?
Sono 200, te li lascio a 3200.
200 lire per le tue spese generali. Ti va ?
(Occhio) Occhio te ne sarà sempre riconoscente.
Ma ti pare, caro ?
Occhio per occhio. Buona, vero ?
- (Occhio) Ciao, carissimo. - Addio, caro, ciao.
- Va bene ? - Sei straordinario.
- Sì, commendatore, straordinario. - (Tullio) Sì, vada, ragioniere.
- Vado, commendatore. - (Tullio) Vada.
- Ciao, Camillo. - Ciao, Emanuela, vado.
Sta bene, ma purtroppo deve restare in collegio.
Ha gli esami quest'anno,
perciò quest'estate andremo al mare solo il sabato e la domenica.
- Ti saluto, ciao. - (Emanuela) Ciao, Camillo.
- Tosi ? - (Tosi) Sì ?
Venga qui con i campionari della tela mare arrivata l'altro giorno, la 812,
l'americana illuminata fluorescente, tipo 007.
Ti faccio vedere i campionari che fanno per te,
per i tuoi pantaloni.
È straordinaria, una tela ingualcibile, indistruttibile, irrestringibile.
L'ho presa in esclusiva.
- Come fai ad avere tante energie ? - Io ?
E tu come fai ad essere tanto bella ?
- Permesso, commendatore ? - Avanti !
Emanuela, ecco i campionari.
- Scegli pure. - Grazie.
Mi dispiace, ma devo andare.
- Ti vedo stasera ? - Sì.
- Vieni a prendermi alle 20 ? - Ci sarò.
- Scusami se ti lascio. - Mi faccia vedere.
Devo andare da papà.
(PORTA CHE SI APRE)
(insieme) "Requiem aeternam dona eis, Domine, et lux perpetua luceat eis."
- Signora Camilla, Carmen, Esperia. - (insieme) Commendatore.
- Mi care, come mai voi qui ? - Ricordiamo ogni anniversario.
- Che buone siete. - Volevo tanto bene al povero Marcello.
Oh, scusi, commendatore.
l'ho sempre saputo.
Anche papà gliene voleva, signora Camilla.
Ma come mai voi trovate il tempo divenire al cimitero
con tutto quello che avete da fare in trattoria ?
Se abbiamo la trattoria lo dobbiamo al suo papà e a lei.
Come potrò mai ringraziarla ?
- (Tullio) No. - (insieme) Grazie.
l'importante è volerci bene.
E noi gliene vogliamo tanto.
- (insieme) Tanto, commendatore. - Oh, care.
Cara.
"Requiem aeternam..."
(insieme) "Dona eis, Domine, et lux perpetua luceat eis."
- Sì, care.
- Ci vediamo mercoledì sera ? - Certo, mercoledì sera.
Faccio due bavette al pomodoro ?
(TULLIO FA DEI VERSI) Buone.
- Grazie, signora Camilla. - (Camilla) A lei.
- Arrivederci. - (insieme) Arrivederci, commendatore.
Valeria, c'è tuo padre giù in portineria.
- Grazie. - Ti pare ?
Portineria, sono la dottoressa Conforti.
C'è giù mio padre, lo faccia salire, per favore.
Grazie.
- Alt ! - Oddio, che c'è ?
(Paziente) Ho fame.
- Levatemi le fasce o vi prendo a calci. - Cammina e stai zitto.
- Dottore, mi riporti i vetrini. - Valeria.
- (Valeria) Ciao. - Ciao.
- (Valeria) Accomodati. - Sì.
(Valeria) Vieni.
a tutta questa gente infetta ?
Il professor Cipriani, mio padre.
- (Tullio) Buongiorno. - Piacere.
- No, sono cibi adulterati, immangiabili.
- Accomodati pure. - Sì, grazie.
- Mi accomiato. - Va bene, professore.
- Buongiorno. - Sì, buon appetito.
Grazie, io vado.
- Bel tipo, eh ?
Fallo essere pure cattivo.
- E così hai parlato con mia madre, eh ? - Sì.
per cose che non ti riguardano.
Non mi riguardano ? Io sono tuo padre, dopotutto.
Ecco, dopotutto.
Valeria, so di avere molti torti verso di te e tua madre, ma...
Non biasimarti, non ci hai mai fatto mancare nulla.
Se ho studiato e ho preso una laurea, lo devo a te.
No, io avrei dovuto fare molto di più, starti più vicino.
Adesso però era così felice che ti sposavi.
Ma che c'è ? Che è successo ?
Eh?
Non lo puoi dire neanche a me ?
Che c'è, non gli vuoi più bene ?
No, non è questo, anzi.
Io voglio molto bene a Ugo,
ma vedi, ti sembrerà strano,
penso che il matrimonio sia una faccenda seria, che deve durare.
Le basi perché due persone vivano insieme sono i rapporti sessuali.
(Valeria) Da questo punto di vista andiamo benissimo.
- Ah. - Non ti scandalizzerai, spero.
- Beh, insomma. - Ma va.
- Ma che è successo ? - Eh...
Ugo ha lasciato il giornale dove scriveva per passare a uno di tendenze opposte.
- Sai perché ? - (Tullio) No.
Perché lo pagano meglio.
- Capisci ora ? - Certo.
Si doveva sposare, cercava di guadagnare di più,
voleva migliorare la sua posizione.
Dovrei sposare una che per interesse viene a patti con la sua coscienza ?
- No, eh ? - No.
Proprio no.
Ma che testona che sei.
Quanto guadagni tu al mese ?
- 150.000 lire. - Fammi vedere dentro a questo coso.
- Oddio, che cos'è ? - Formaggino.
E tu guadagni 150.000 lire per dire male dei formaggini.
Se ne dicessi bene guadagneresti il doppio.
Non cambi mai tu, eh ?
- Fai colazione con me ? - No, ma ti accompagno.
- Che fai, mi cacci ?
(Tullio) Lo so, la mamma dice che lavori sempre.
Le dicevo che con te mi sento più un amico che un padre.
A volte stento a credere che tu sia mia figlia.
- Ah. - Certo, mai che tu mi chiamassi papà.
Hai ragione, proprio non mi riesce.
- Ciao. - (Infermiera) Ciao.
- Buongiorno. - Buongiorno.
Sai cosa dico quando mi chiedono chi sei ?
- Che dici ? - Un ammiratore.
Lo sono, non hai idea di quanto ti ammiri e come mi dispiace che tu sia mia figlia.
- Perché ? - Se non lo fossi, ti farei la corte.
Senza successo, sei troppo vecchio. (TULLIO FA DEI VERSI)
Mi piace vedere che l'hai presa bene, morto un papa se ne fa un altro.
E poi a me quell'Ugo non piaceva un granché.
Tu quando prendi un po' di vacanze ?
Volevo chiederle per la settimana prossima.
Brava, prendi mamma e passa un paio di settimane al mare.
Ti fa bene, non ci pensare più.
Fra parentesi, Ugo era anche un brutto nome.
Sì, papà.
(Tullio) Valeria.
(Tullio) Ciao.
Non lo amava, eh ?
Ah, i figli.
- Scusa se ti rubo qualche minuto. - Dimmi.
Tu hai assunto un giovane redattore, un certo Ugo Fioretti ?
Sì, è bravissimo.
\ E un giovane preparato, umano, umanissimo.
È un eccellente giornalista.
Scusa, caro, ma perché ti interessa ?
Mi interessa perché sarà il mio futuro genero.
- È fidanzato con una delle mie figlie. - Ah, complimenti.
Mi fa piacere che diventi tuo genero.
Se vuoi farmi piacere, me lo licenzi su due piedi.
Portami queste due camicie di là, grazie. (CLACSON)
Aspetta solo due minuti, Tullio.
(Romina) Ciao, Tulliaccio ! Sei venuto a prendere la vegliarda, eh ?
(TULLIO RIDE) No, sto aspettando un amico.
- Bugie. Ti piace ? - (Tullio) Ma chi ?
(Romina) Parlo della gonna, non della vegliarda.
- (Romina) Ti piace, è sexy ? - (Tullia) Sì, molto carina, è sexy.
- Che fai di bello ? - (Romina) Sono qui perle nuove mini.
(Romina) Perché non pianti la matusa e vieni con me al Piper ?
Magari, ma stasera no.
- Tulliaccio, sei irrecuperabile. - Oddio.
- Ciao. - Ciao, cara.
(Tullio) Emanuela.
- E quella da dove è uscita ? - È la figlia dell'avvocato.
Conosco il padre, abitano tre piani sotto di me.
- Hai sempre un padre pronto. - No, è una stupidina.
- Camillo, hai finito con i conti ? - Camillo ? Dove ?
Sì, Emanuela, li ho chiusi.
Ragioniere, che fai lei qui ?
Emanuela mi ha pregato
se potevo venire a dare un'occhiata alla sua amministrazione privata.
Sarà una faticaccia per lei, ragioniere.
No, anzi, le dirò, questo ambiente mi distrae.
E come vanno gli affari ?
Con Emanuela tutto va sempre a gonfie vele.
Emanuela è straordinaria.
- (Tullio) Arrivederla. - Che giornata.
Arrivederla, commendatore.
- Sei tanto stanca, amore ? - A pezzi.
- Vuoi che andiamo subito a casa ? - No, per carità.
Andiamo in un posto pieno di gente, così mi distraggo.
- Bene. - Ti dispiace che ho chiamato Camillo ?
(Tullio) Ma scherzi ? Chi meglio di lui ?
Vuoi andare in un ristorante dove si balla ?
(Emanuela) Sì, balliamo.
(CANTA: “SHAKE AND SODA" DI PIERO PICCIONI)
Hai visto tua moglie ?
Come no ? Con il barone, mia figlia e il marito.
(Cameriere) Si accomodi.
- Prego, Anna. - Grazie.
- Ti secca che ci abbiano visto ? - No, Anna ha tanta simpatia per te.
Anch'io per lei, la trovo molto spiritosa.
-Sì? -Sì.
Prego.
Certo, bisogna riconoscere che è la meglio di tutte.
Ha una gran classe, una gran linea.
- (Anna) È giovanile, sa muoversi. - (Renato) Ha il fisico di una mannequin.
Benché per i miei gusti un po' magra, no ?
Eh ? Ah, sì.
(Anna) E poi è intelligente, brava, vivace, attiva.
Conosci quel negozio a piazza di Spagna, il 77 ? E suo.
- Credevo che gliel'avesse aperto Tullio. - Va bene, ma è un'idea di Emanuela.
Incassa al giorno quello che vuole.
- Quello che vuole ? Davvero ? - Me l'ha detto Tullio.
Io per questo ho sempre invidiato Tullio.
(Renato) Non per le sue qualità o per la capacità di conquistare le donne,
ma per la fortuna che ha e che purtroppo non tutti hanno
di conoscere certi tipi di donna.
- (Anna) Di quali tipi parli, tesoro ? - (Renato) Quella, per esempio.
(Renato) Una donna indipendente, bella, intelligente
e che ha scelto un lavoro che oltretutto rende.
Capisci che nobiltà d'animo ha il nostro barone,
che schiatta ?
(Tullio) Emanuela, sei straordinaria.
che cos'è ?
(Emanuela) Una mia creazione, un modello yé-yé.
tutte e due cortissime,
così quando ballano si vedono fianchi e pancino.
- Ah. - (Renato) Ha sposato il ragionier Tasca.
della ditta di Tullio.
Purtroppo quando l'ha sposata lui aveva 52 anni e lei 21.
(ANNA FA DEI VERSI)
Renato, cosa vuoi che interessino a Maurizio questi pettegolezzi ?
(Emanuela) Sono spiritosi tua moglie e il barone.
Stanno bene insieme, sono divertenti.
-Sì? -Sì.
Sì somigliano, eh ?
Lui è buono, affettuoso e lei è contenta, perciò contenta lei, contenti tutti.
(Emanuela) Quella è la tua figlia sposata ?
Piera è già in viaggio di nozze.
- Dov'è andata ? - È andata in Giappone.
- Bello. - Sì, bello.
Sono arrivati nel periodo degli uragani.
Tutto questo per farmi stare tranquillo.
Povero Tullio, ti preoccupi sempre di tutto e di tutti.
Ridi bene tu.
Intanto voi fate sempre quello che vi pare.
Voi chi ?
Voi, tu, mia moglie, mia figlia, l'altra figlia.
- La baronessa. - La baronessa.
- La figlia dell'avvocato. - Andiamo, Emanuela.
- Non penserai mica... - Io no, ci pensa lei.
Viene tutti i giorni al negozio, si prova tutto e non compra mai niente.
Poi quando mi vede chiede: "Come sta il nostro Tulliaccio ?"
Oggi stavo per mollarle uno schiaffone.
Che botta per il povero ragioniere.
Li sorprese insieme in un albergo di Frascati.
- L'albergo era di Grottaferrata. - E lo stesso.
Allora Ii denunciò.
Per ritirare la denuncia chiese un francobollo.
Un francobollo ?
Sì, ma degli Stati Pontifici, del valore di qualche milione.
È una cretinata, lo dice perché è cretina.
- Una cretina carina, però. - Trovi ?
Trovo. Come stanno le figlie della signora Camilla ?
Sono tanto buone, che care ragazze.
Lunedì, quando sono andato a trovare papà,
sono arrivate queste due bambine con un fascione di fiori.
- Immagino come ti sarai commosso. - Tanto buone, tanto care.
Chi preferisci tra le due, sempre Carmen ?
- Carmen ? - Tra due gemelle si nota la differenza ?
- Si nota ? - La noti ?
Barone, ma come fai a sapere tutte queste cose ?
Me le hai raccontate tu quando avevi più confidenza in me.
Forse, può darsi,
ma allora non sospettava ancora quello che sei.
Avanti, su, che altro sai di me ?
- E la svedese ? - Ecco, la svedese.
- Quella è sempre in giro per il mondo. - Già, sempre fortunato.
Tutte le strade portano a Roma.
Ma Emanuela, che fai, una scena di gelosia ?
- Non hai fiducia in me ? - Io no.
Mamma, non sarai mica gelosa ?
Cara figliola, non lo sono mai stata, vuoi che lo sia diventata adesso ?
Però ha una bella faccia.
- È fine, distinto, un vero signore. - E un barone.
- Sei un cafone. - Anna !
Sei un gran cafone. Maurizio, mi vuoi accompagnare ?
- Andiamocene. - Perché fai così ?
Ve ne andate ?
- Ti avverto che parlo anche quando ballo. - E io non ti sento.
(TULLIO RIDE)
(Tullio) Amore mio.
Ho l'impressione che tua moglie abbia litigato col barone.
Scusate.
- Ciao, Tullio, buonasera. - Ohilà.
Sono quattro anni che litigano,
ma vanno sempre d'accordo.
Allora bisogna che noi due litighiamo più spesso.
(Tullia) No, noi no.
(Tullio) Ah, Emanuela mia.
Sarà bella questa casa, ma come si fa a vivere senza ascensore ?
- Povero, le scale cominciano a pesarti. - Vuoi scherzare ?
Se voglio, io adesso scendo e poi salgo per sette volte consecutive.
- Vuoi ? - No, ti prego.
Sei cattivella questa sera, eh ?
Ma scherzo, lo so, anzi, lo sanno tutti che sei ancora efficientissimo.
Grazie per l'"ancora".
- (Emanuela) Vuoi un whisky ? - (Tullio) Sì, grazie.
abbastanza la mia efficienza,
con lo shake.
(RIDONO)
E questa ? Non l'avevo mai vista.
- Prendo lezioni, non te l'ho detto ? - No, e da chi ?
Da un mio amico brasiliano. (CHITARRA)
- Da un brasiliano ? - Sì, che c'è di strano ?
- Loro nascono con la chitarra in mano. - E questo muore con la chitarra in testa.
Ma sei geloso ? (CHITARRA)
Tu sei la passione mia.
Senti, Emanuela, di' al tuo brasiliano di stare molto attento a quello che fa.
Ma è brutto, è piccoletto.
Diffide dei piccoletti e anche tu non ti fidare, Emanuela.
Come sei bella, quanto ti desidero.
(Elisabetta) Mammina !
- Chi è, Elisabetta ? - Sì.
- Ma non doveva andare in collegio ? - Sì, oggi pomeriggio.
E allora ?
- Tesoro ? - (Elisabetta) Sono qui.
(Emanuela) Allora ? Elisabetta, che è successo ?
Ho perduto la corriera, allora sono tornata qui.
Ti ho aspettata tanto, poi mi sono addormentata.
Povero amore mio, come mi dispiace.
(Emanuela) Ero a cena con lo zio Tullio.
sarei venuta a casa da te.
Mammina, come si fa ?
Domani devo alzarmi presto, devo prendere la corriera delle 6.
Se arrivo dopo la messa, domenica la superiora non mi fa venire a Roma.
Va bene, non ti preoccupare, ti accompagno io.
(Elisabetta) Non puoi alzarti così presto.
l'hai portata a fare il tagliando.
È vero, dimenticavo.
Troverò qualcuno che ti accompagni in collegio.
Domandalo a zio Tullio, lui è sempre così gentile.
(Emanuela) Certo, lo chiederò allo zio Tullio, contenta ?
o domattina non riesci ad alzarti.
- (Emanuela) Buonanotte. - (Elisabetta) Sì.
Mettiti giù.
(Elisabetta) Tu non vieni a letto ?
- Sì, saluto zio Tullio e vengo. - (Elisabetta) Ti aspetto.
Tullio, sono desolata.
- A chi lo dici. - Come potevo immaginare ?
Che vuoi fare ? Pazienza.
- Sei molto arrabbiato ? - No.
- Sì, che lo sei. - E va bene, lo sono.
Non mi dai nemmeno un bacio ?
- Hai sentito cosa ha detto Elisabetta ? - No, che ha detto ?
- Dai, hai sentito. - Va bene, a che ora ?
- Alle 7 è troppo presto ? - Sarebbe presto anche mezzogiorno.
Scherzo, amore.
Va bene, alle 7.
Grazie, ma mi raccomando, lo sai come è fatta Elisabetta.
Teme che la suora la punisca se fa tardi.
Dille che con lo zio Tullio non bisogna mai preoccuparsi.
- Ciao, a domani. - Buonanotte.
- Ciao, amore. - Ciao.
Rifatti tutte le scale adesso !
- Cucù ! - (Emanuela) Cucù !
(Elisabetta) Mammina, che fai ?
Sì, amore.
Vengo.
(Igor) Non puoi trattarmi così.
esclusivo e profondo come il mio
con tanta cattiveria.
- Roba da pazzi. - (Igor) Sai che ti dico ?
(Igor) Ti odio.
(RUMORE)
È lei, commendatore ?
Sì, sono io, chi vuoi che sia ?
Che fai, sei ancora in piedi ?
- Stavo riordinando le mie cose. - Chiamale cose ! Novità ?
Ha telefonato la hostess, la signorina Ingrid.
Ah, che ha detto ?
Che era appena arrivata e che riparte domani mattina.
Bene !
Commendatore, riesce ? Ma che cosa fa ?
Faccio quello che mi pare, e tu fai meno telefonate.
Oddio, mi ha sentito. (PORTA CHE SI CHIUDE)
“Au revoir, chéri."
- Tullio, amore mio ! - (Tullio) Ingrid.
Come mai, cara, questa sorpresa ?
(con accento svedese) Un volo speciale per un cardinale.
Sai, ho chiamato subito te.
# Santa Lucia. #
Vaffanculo. (TULLIO E INGRID CANTANO)
E il tuo Tullio è volato da te.
Italiano mio, vieni.
Questo suono ? (SUONI DAL GIRADISCHI)
Mi dispiace, Tullio, Igor ha detto che non rientravi.
Ci sono i miei amici e il mio comandante.
- Ah. - Te Ii presento.
- Capitano, il commendatore Tullio. - Piacere.
- (Ingrid) Tuva, Irina. - Molto lieto.
- Piacere. - (Ingrid) Ursula.
- Ture. - Ehi.
- Piacere. - Magda.
Tullio Conforti, piacere.
- Vieni, commendatore, siediti. - Sì.
- (Ingrid) Cosa vuoi bere ? - (insieme) Shh.
- (Ingrid) Gin, vodka, whisky, caffè ? - Una piccola cosa, leggera.
- Non so. - (insieme) Shh.
- (Ingrid) Va bene. - Grazie.
Che cos' e?
Elettronico. Shh !
(SUONI DAL GIRADISCHI)
- Anche lei vola ? - Shh.
Meraviglioso.
- Ti piace ? - Eh.
- Elettronico. - Ah.
Lars l'ha comprato a New York.
Lui ama questa musica.
Sei stanco ? Ti annoi, vero ?
No, è bellissima, ma è un po' tardino.
Ma che fanno questi, non se ne vanno ?
-No. -No?
- Loro partono domani. - Ah, come passeggeri, spero.
- No. - Shh.
Che peccato.
Andiamo.
- Shh. - Andiamo ?
Shh.
- "Hi-ll - ''Hey-ll
- Ingrid. - Tullio.
Sei davvero contento di vedermi ?
Lo sai che aspetto sempre questo momento con tanta ansia.
- Allora aspetta un altro momentino. - Sì.
(UOMO E DONNA PARLANO IN SVEDESE)
Che succede ?
(UOMO E DONNA PARLANO IN SVEDESE)
- (Donna) Italiano ? - Eh ?
- Italiano ? - "Jawohl."
(PARLA IN SVEDESE)
(UOMO E DONNA PARLANO IN SVEDESE)
Aspetto Ingrid.
(UOMO PARLA IN SVEDESE)
Tullio, ma che fai ? Ancora così ?
Che faccio ? Non vedi là chi c'è ? Sembra un aeroporto.
"Attention, please !"
(Ingrid) "Everybody ready ?" (PARLA IN SVEDESE)
"Two calls for flight 702, look for somewhere else."
- Tullio. - (Tullio) Brava.
(Tullio) Ingrid.
(Ingrid) Come sei bello, Tullio, italiano mio.
(Tullia) Bella, Ingrid, svedesina mia.
(TELEFONO)
- Pronto ? - (Igor) Buongiorno.
(Igor) La signora Emanuela è furibonda, l'aspetta dalle 7.
- Accidenti, che ore sono ? - (Igor) Le 9.
Chiamala, dille che arrivo subito.
E chi la sente adesso quella ?
Ascensore !
E ti pareva !
(Anna) Se si tratta di una valvola della luce...
mi sembra eccessivo, no ?
- Tullio ! - Chi è ?
Anna, ciao.
- Eri tu con l'ascensore aperto ? - Sei dovuto venire a piedi ?
- Certo. - Mi dispiace.
Che fai di bello ?
- A te non c'è bisogno di chiederlo. - Sì.
Io sono qui per lavoro.
- Ah. - Controllo gli inquilini.
Ogni volta che se ne vanno è un disastro, si deve rifare tutto.
Per quei due brasiliani dell'attico, ad esempio,
dovrò spenderci un patrimonio.
Anna, li hai voluti comprare tu gli appartamenti qui.
Tu Ii amministri e nessuno ti dice niente,
ma quando metti un inquilino dentro informati, cerca di sapere chi è.
Il portiere che ci sta a fare ?
- A proposito... - Sì ?
- Pare che la signorina svedese... - Chi ?
- L'hostess che mi ha raccomandato tu. - Sì.
- Sembra che non abbia le idee chiare. - Perché ?
Ha scambiato la notte per il giorno, gli inquilini si lamentano.
Povera, cambia sempre il fuso orario, perciò scambia la notte per il giorno.
La francese di fronte, piuttosto, scambia la notte per il giorno.
C'è un via vai di signori quando la gente per bene dorme.
- C'è una differenza. - Quale ?
La francese paga il doppio della svedese raccomandata da te.
- È una questione di moralità economica. - Esatto.
- Ciao, Anna. - Ciao, Tullio.
Ciao, non ti sfugge niente.
Che persona distinta.
- Viene ogni giovedì, lo conosce bene ? - Ah, sì ?
Abbastanza, è mio marito.
Ahi.
Il destino mio si è scatenato oggi.
Non mi hanno svegliato,
il telefono non funzionava e l'ascensore era guasto.
Sto per uscire e trovo una rompiscatole che mi parla del condominio.
Ma che me ne importa ? "Io ho da fare, ho un appuntamento."
Ma lei no, giù a parlare.
Tutto il contrario di voi, che non dite niente, neanche una parola.
Vogliamo cantare ?
(Emanuela) Sì, mettiamoci pure a cantare.
- (Tullio) Devo fare benzina. - (Elisabetta) Non l'hai ancora capito ?
Mi dispiace, ma Elisabetta non l'accompagna.
- Con la superiora non ci parlo. - Non devi farlo.
- Cosa le dico ? Che figura mi fai fare ? - L'accompagno io.
Ci parlo io con la superiora, è buona, la conosco.
Chi fornisce la biancheria alle monache ? La ditta Conforti.
Tranquilla, ti accompagno io.
- (Elisabetta) Non accompagni nessuno. - Ok.
Non voglio andare, suor Cecilia mi metterà in castigo.
Mi lasceranno senza frutta, non mi faranno vedere la TV.
Per voi è facile, mi scaricate e partite, so io quello che mi spetta.
Tutto questo perché zio Tullio ha dormito, ma chi è zio Tullio ?
È colpa mia, non dovevo fidarmi di lui, dovevo telefonare a papà.
Papà è sempre puntuale, è un uomo preciso.
- Io in collegio non ci vado ! - (Emanuela) Non ti posso più sentire !
Mi dispiace, ma non è colpa mia. Puoi fare presto ?
(con accento romanesco) Non si preoccupi, ho messo una tigre nel motore.
- Sì, tieni tutto. - Grazie, dottore.
Avete visto come ho fatto presto ?
- Volete prendere qualche cosa ? - (Emanuela) Dai !
Vuoi un'aranciatina ?
Oddio, mamma mia !
- Mi ha morsicata. - Ha fatto bene.
- Sono contenta. - Sì ?
E ci vai pure in collegio ? Ma che sei, una bestia ?
È sensibile, gentile e delicata.
È una brava bambina, studiosa e disciplinata.
(Tullio) In ritardo in collegio è arrivata,
ma la madre superiora l'ha già bella e perdonata.
(Tullio) Vero ? (TULLIO RIDE)
(Madre) Elisabetta, vai in classe.
- (Elisabetta) Grazie, madre. - (Tullio) Ciao, Elisabetta.
(Madre) Sempre allegro lei.
(Tullio) A volte, per divertire la bambina.
- (Madre) È molto affezionata a lei. - (Tullio) Sì, molto.
(Tullio) Sono il suo padrino, l'ho vista nascere.
(Madre) Ho l'impressione che i genitori non vadano molto d'accordo.
ma niente di serio.
Mi fa piacere che lei mi dica questo, temevo qualcosa di più grave.
No.
Purtroppo oggi non tutti i matrimoni reggono al logorio del tempo.
Pur vivendo qui lontano dal mondo, ne vediamo gli effetti sulle bambine.
- Ha l'impressione che Elisabetta... - No, non parlavo di lei.
- Parlavo in generale. - Ah, meno male.
(CAMPANE)
Devo lasciare questo luogo di raccoglimento.
Il lavoro chiama, scusi ancora per il ritardo.
La perdono per questo ritardo,
ma non per il ritardo nella consegna dei tovagliati e della biancheria.
- Non sono ancora arrivati ? - No.
Provvederò personalmente, si rifarà ritardando il pagamento.
- Ci avevo già pensato. - Ah.
- Sia lodato Gesù Cristo. - Sempre sia lodato.
Beh ?
Emanuela, mannaggia.
- Emanuela. - (Emanuela) Vattene.
- Ma che fai ? - Vado da sola.
- Salgo col primo che passa. - Ma no, su.
(sottovoce) Via !
Ma che fai ?
Davvero fai così perché sono arrivato con un'ora di ritardo ?
- Sì, da dove ? - Ma che dici ? Andiamo, su.
(Emanuela) Ho capito benissimo che non hai dormito a casa.
Non ho dormito a casa, e allora ?
Così ?
Quando ti ho lasciato mi ha telefonato una bella bionda e sono andato da lei.
Sei un porco, un mascalzone, bugiardo !
Vieni qui, Emanuela, sembriamo due bambini.
Quando ho lasciato te sono andato a trovare Renato.
C'erano degli amici, ci siamo messi a fare una partita.
Vincevo, non potevo lasciarli.
- Così abbiamo fatto le 8. - Perché non me l'hai detto prima ?
Che ti dicevo prima, davanti a tua figlia ?
Che figura ci avrei fatto, scusa ?
Stai tranquilla, adesso ?
Chiediamo un passaggio a questo camioncino ?
Un camioncino ? Io aspetto che passi una Rolls-Royce.
(TULLIO RIDE)
Ma non ci sono Rolls-Royce da queste parti.
Che facciamo ?
- Mi devo accontentare della Maserati ? - La mia, ti va ?
(Tullio) L'hai fatto apposta ?
che dobbiamo litigare più spesso.
(Emanuela) Come no ? (TULLIO RIDE)
Prego, amore.
- (Emanuela) Non hai dormito per niente ? - Sì, una mezz'oretta su una poltrona.
Povero caro, chissà che sonno avrai. (TULLIO RIDE)
Sonno ?
(Tullio) Ma non fa niente.
(Tullio) Sto bene.
(Emanuela) Non è prudente guidare col sonno, fai un riposino.
- (Tullio) Dici ? - Sì, dieci minuti.
- Dove ? - Fermiamoci da qualche parte.
Ah, buona idea, amore.
- Senti che odore di terra bagnata ? - Sì.
- Dovremmo venire in campagna più spesso. - Mmh.
Guarda che meraviglia, straordinario. Non è bello ?
- (Emanuela) Fermati qui. - (Tullio) Sì.
(Tullio) Ahi, oddio.
Igor mio, che giornata oggi, mi si piegano le gambe.
- Povero, vuole mangiare o qualcos'altro ? - Ahi.
Non voglio niente, Igor, voglio solo il letto.
Mi metto... C'è la ragazzina, per caso ?
- Sì. - Ahi.
- È venuta con una fotografa. - Meno male, dov'è ?
- In terrazzo. - Ah.
Fa come se fosse a casa sua, come una padrona.
- (Igor) Che cosa posso fare ? - Niente, le ho dato io il permesso.
- (Igor) È prepotente. - (Tullio) Stai zitto.
perché è una bambina.
Quello chi è ?
(Igor) Mi sono permesso di invitare mio nipote.
- (Tullio) Hai fatto bene.
- No, mangia. - Ha sempre fame.
- È giovane, pieno di vita. - Chi ti dice niente ? Invitalo pure.
Però non te la prendere con la bambina che prende il sole in terrazza.
Sono due ore che fanno fotografie.
(Igor) Dicono che servono per una rivista,
ma credo che la signorina Romina voglia darsi al cinema.
Sì ? Davvero ?
Certo, con quella faccia e con quel fisico
che può fare una ragazza oggi, se non fa il cinema ?
(Tullio) Bella, eh ?
- Andiamo via.
Se ci vede, si distrae, povera piccola.
È meglio che non guardo e vado a dormire, andiamo.
(Tullio) Sono proprio contento.
in famiglia, eh ?
- Commendatore, stia attento. - A cosa ?
- L'ambiente del cinema è pericoloso. - Sì ?
Cominciano a dire che bastano 5 milioni per fare un film.
Poi, una volta che ci è dentro, è come le sabbie mobili.
E come lo sai tu ?
Avevo un nipote che voleva fare l'attore.
(TELEFONO)
Ehi.
- Pronto, casa Conforti. - Non ci sono.
Ma non è possibile ! Quando ? Dove ?
Che è successo ?
- Hanno arrestato la baronessa. - Meno male.
Chi ?
Era meglio quando ero signorina e mi menava mamma.
Ma mamma è mamma.
Non mi posso far menare da quell'ubriacone.
Solo perché è mio marito pensa che mi può menare.
Che mestiere fa ?
Non ha mai fatto niente, sono io che lavoro.
Quando arrivo a casa stanca morta, lo sa come mi ricompensa ?
- Con un calcio in culo. - Puoi andare, ti facciamo sapere noi.
- Bada a come parli, non sei sola qui. - "Me cojoni !"
Guarda quella, sembra un soldato.
Che vergogna, guarda dove ci hanno trascinato.
Basta, mamma.
Hanno portato due signore, le baronesse Cornianu ?
I fermati avanti a destra.
Saraceno, il foglio di via per i capelloni.
(Saraceno) Ecco.
- (Uomo) Ancora ? - Olga. "Bonjour, maman."
Olga, allora ?
- Non resteremo in questo Paese. - Che è successo ?
Hanno arrestato mamma come una criminale.
- Perché ? - Perché ci sono comunisti dappertutto.
Sono anche nella Polizia.
Ci controllano perché siamo fuggite dal loro paradiso.
- Capisci ? - Sì, ma calma.
Non vi compromettete.
Il commissario è una brava persona, lo conosco.
Parlo io con lui, ma state calme.
Il dottor Lo Bello ? Sono il commendatore Conforti.
- La porta in fondo. - Sì ?
State tranquille, aspettatemi.
mannaggia
Voi, capelloni, uno, due e tre, con me.
- Ci portano dritti da Pilato. - Zitto.
Il commendatore.
Sì, commendatore. No, commendatore.
Permesso ?
Caro dottor Lo Bello, permette ?
- Oh, caro Conforti. - Caro commissario.
- Scusi il disturbo. - Per carità.
Si tratta delle baronesse Cornianu.
- Sono due buone amiche mie. - Mi dispiace.
Non che siano sue amiche,
ma abbiamo dovuto procedere al fermo della vecchia.
- Scusi, volevo dire... - No, lo dica pure.
Ma che ha fatto ?
- Guardi questa roba e giudichi lei. - Come giudico ?
È roba scadentina.
Immagino che la baronessa abbia protestato vivacemente...
Non si tratta di protesta, l'ha rubata.
- L'ha rubata ? - Sì.
Il signor Panzironi ha sorpreso la baronessa
mentre cercava di nascondere in borsa questa camicia da notte, guardi.
Invitata in ufficio e perquisita,
si è scoperto che aveva sottratto tutto questo,
per un valore di 80.000 lire.
80.000 ? Tutta questa roba ne varrà 30.000.
Il listino dei prezzi.
Sì, ma non del valore reale.
Sarebbe comodo.
Uno ruba un cavolo, lei dice che cosa 10.000 lire
e si finirebbe all'ergastolo.
Signor commissario, giudichi lei.
Una povera signora malata che ha subito tre guerre, tre rivoluzioni,
decorata con non so quante medaglie, che ha rischiato la vita per la libertà.
Vogliamo condannarla per due straccetti ?
Ma lei non è incaricato della sorveglianza per la repressione dei furti ?
Infatti.
Appena ho visto la signora col casco,
mi è sembrata un po' strana e ho preso a sorvegliarla.
Lei fa il detective di professione
e aspetta una signora col casco per sorvegliare ?
- Non per nulla faccio il detective. - Tagliamo corto, vada di là.
- Vado, commissario ? - Vada.
Io vado, ma non vorrei mi accadesse come quella volta a Torino,
quando finirono per arrestare me.
- Vada, Panzironi. - Senz'altro, commissario, permesso.
- Che facciamo ? - Che vogliamo fare ?
(Tullio) Olga ? (TULLIO RIDE)
(Commissario) Paternò, lascia andare.
veramente gentile.
- Ma un'altra volta... - Non ci sarà.
Io e mia madre lasceremo l'Italia domani.
- Io vi dico che... - Lasciali stare.
- Ha sentito ? - Stia tranquillo.
- Non farò nulla per impedirglielo. - Lo dicono, ma non lo fanno mai.
Sono otto anni che ogni tre mesi minacciano di partire.
Io che le posso fare, commissario ?
- È una bella donna. - "Osteria !"
D'altronde, chi è causa del suo mal...
- Grazie e scusi il disturbo. - Caro Conforti, prego.
- Desidera ? - Ma come ? Sono rientrate le signore ?
- Sono in altana, chi devo annunciare ? - "Chi devo annunciare ?"
Devi imparare a riconoscere le persone !
Sono il commendator Conforti, te l'ho detto !
(Pompilio) Scusi, non l'avevo riconosciuta di giorno.
(Baronessa) Un vento mi ha spazzato via in un risucchio dell'aria.
(MUSICA)
Il circolo si apre o si chiude.
- Il circolo si chiude, il circolo… - Baronessa.
(LA BARONESSA URLA) No, commendatore, no !
- No, commendatore, no ! - (Olga) Mamma ?
Tullio, sei un mostro, hai picchiato la mamma ?
No, ancora no.
- Ma se non la smettete, vi meno entrambe. - No !
- Vattene, mi fai paura. - Sentite, baronesse.
Sono un industriale molto conosciuto.
Ho una famiglia e una reputazione da difendere.
Se continuate a fare le pazze e a dare scandalo,
che penserà di me la gente ?
La gente ? Quale gente ?
Noi siamo le baronesse Cornianu, non la tua famiglia, non la tua gente.
Andiamo, ma che serietà è ?
Tua madre balla, cade in trance, tutti quegli esseri strani,
quella che suona la grancassa con i pugni, ma che è ?
Mia madre è più grande di tutta la tua gente !
No, tua madre ruba, l'hanno arrestata.
Nel nostro Paese nessuno le dice mai niente !
Sì, ma qui se uno ruba lo sbattono dentro.
(Olga) Siete comunisti !
E allora andate dove non ci sono i comunisti !
Sì, andiamo, partiamo.
Tu non ci vedrai mai più !
Allora è vero che partite ?
- Dobbiamo partire ? - Dovete partire ?
- Tu mi dici di partire. - Tu hai detto che partite.
- Partiamo. - Partiamo ?
- Insomma, partite 0 non partite ? - Sì, Tullio.
Partiamo.
Mamma ha interpellato il destino col filo
e lui dice di sì.
Andiamo nel luogo da cui siamo partite.
Lui ha detto che il circolo si sta per chiudere.
Addio, Tullio.
Su, Olga, non fare così.
Capisco il tuo dolore,
ma se il filo ha detto che il circolo si chiude,
si vede che è il destino e non posso oppormi al filo.
Olga, non mi resta che ringraziarti.
Grazie, Olga, per i meravigliosi anni che mi hai dato.
Ti auguro tutta la felicità che desideri e che meriti.
Addio, Olga.
Che c'è ?
- Tullio, bambino mio ! - (Tullio) Che è ?
Amico del nostro esilio,
non permetterò che la partenza di Olga spezzi il tuo cuore generoso.
Olga resterà, partirò da sola.
Addio, figliola.
- Figlia mia. - Non puoi lasciarmi.
Poi che ne sarebbe di noi ?
Sfideremo il nostro destino.
Mamma e figlia non si dividono, resteremo tutte e due.
(Tullio) No, non posso accettare questo sacrificio.
il circolo si deve chiudere.
Allora non vuoi che io resti.
Io non voglio ? E il filo, l'ha detto la mamma.
Ma sono sciocchezze, e poi poteva anche sbagliare.
- Ma che dici ? - Sicura di aver visto giusto ?
Non so, i calcoli sono difficilissimi.
- Forse mi sono sbagliata. - Rifallo.
- Sì. - Povero amore mio.
- (Tullio) Che fai ? - Vieni.
- (Tullio) Dove ? - Vieni.
- (Tullio) Vedi come sei cattiva ? - Amore mio, come stai soffrendo.
Anche io, senti come batte qui.
- Lo senti ? - Eccome, lo sento.
Dammi un bacio.
- (Olga) Romanaccio. - (Tullia) No.
- (Tullio) Mi fai male. - (Olga) Ti voglio fare male.
- Pompilio ! - (Pompilio) Mi lasci stare.
- La prego, Pompilio.
Mi ha scritto mamma che sta male, non voglio giocare.
(Baronessa) Pompilio.
Buonasera.
- Buonasera. - Buonasera.
- Pensavamo non sarebbe venuto. - Sì, è tardi.
- Ho avuto una giornata intensa. - Si strapazza troppo.
- Chi glielo fa fare ? - Già. Come va, Sora Lella ?
Come gli antichi, che mangiavano le bucce...
(insieme) E buttavano i fichi.
- Che c'è di buono ? - Un brodino, fa risuscitare i morti.
Me ne dia una tazzetta, che mi tira su.
- Mettiglici dentro anche un uovo. - Sì, mi piace.
- Ho fame stasera, che altro c'è ? - Commendatore, c'è di tutto.
Pesce fritto, pollo arrosto, spaghetti all'amatriciana.
- Parmigiana e peperonata. - Mangerei tutto.
- Buonasera. - Virgilio, come va ?
- Col vento in poppa. - Si è fatto sveglio Virgilio, eh ?
Sono più i piatti rotti che quelli che porta in tavola.
- Che coglione ! - Però è vero che vi va bene.
- Questo sì, purtroppo. - (Tullio) Perché purtroppo ?
Non sappiamo più dove mettere la gente.
- Da sola non ce la faccio più.
(Camilla) Dove lo metto ? Già in tre non ci entriamo.
E allargatevi, benedette figliole, ve l'ho detto sempre.
- Ci sarebbe una possibilità. - Quale ?
- I frati. - I frati ?
Hanno un deposito che sbuca qua, anticamente ci bruciavano i morti.
- C'è pure un bel forno. - È bello, ma fa un po' senso.
- Non mi sembra l'ambiente adatto. - Oggi alla gente piace il macabro.
- Oggi la gente fa un po' schifo. - Ma vogliono un sacco di soldi.
- Quanti ? - Non ne parliamo, commendatore.
Lei ha fatto anche troppo per noi.
- Pure troppo. - Quanti ?
3 milioni.
Parlate con i frati, poi mi fate sapere.
- Dov'è Esperia ? - Commendatore, come posso ringraziarla ?
No, che fa, signora Camilla ?
- Non c'è più religione. - Ciao, Carmen.
Ciao.
- Che è successo ? - Ti ho telefonato ieri.
- Mi hai fatto dire che non c'eri. - Io ?
- Non lo dire neanche per scherzo. - Sì, ma sono sei mesi che non ci vediamo.
Sono sei mesi che sei sposata.
Perché, non sei felice con Virgilio ? Non ti piace ?
Lo sai che mi piaci solo tu.
Anche tu mi sei sempre piaciuta, ma poi hai detto di volerti sistemare.
- (Virgilio) Cambio, prego. - Già, mi ha sistemato bene quello.
- Vuoi una sigaretta ? - No, non fumo.
Quando eravate fidanzati, quel capoccione mi era antipatico.
- Adesso mi è simpatico. - La sai lunga tu e la racconti bene.
si sta facendo bella.
Le figlie di Camilla non hanno bisogno di farsi belle, lo sono.
- Commendatore, il tavolo è pronto. - Sì ?
- Ma che è geloso ? - Sì, sì.
(CHITARRA, UOMO CANTA IN NAPOLETANO)
- Sì.
- Come sto ? - Domandalo a lui.
(ESPERIA FA DEI VERSI)
(CHITARRA, UOMO CANTA)
- Buonasera. - Esperia, come sei bella.
- Ti piace il mio vestito ? - Meraviglioso, ma sei bella anche senza.
- Sì. - Il brodino, commendatore.
- Grazie. - Per me due bavettine al tonno.
Ma tu non hai mangiato ?
Posso far mangiare il commendatore da solo ?
Da domani comincio la dieta del fantino.
- Che cos'è ? - E per dimagrire.
- Ma perché vuoi dimagrire ? - Ti piacciono le ciccione, eh ?
ma Carmen sembra più grassa, come mai ?
- È incinta. - Ah, non lo sapevo.
- Di' la verità, ti piace ancora, eh ? - Chi ?
- Su, commendatore.
- L'ho vista crescere. - E a me mi hai visto rimpicciolirmi ?
(URLA)
- (Donna) # La società dei magnaccioni. # - Che è ?
È il folclore. Posso, commendatore ?
Mi faccio questa cantata e andiamo.
- Vai, canta. - Salute.
(insieme) # A noi ce piace de magna e beve #
# che noi se lo bevemo #
# e poi jarrìsponnemo: #
# "Embè ? Embè ? Embè ?" #
- (Esperia) Come sta zia ? - È a Liverpool.
Mi spiace che si disturba ad accompagnarmi, prendo un taxi.
Per carità.
Se il commendatore sapesse che l'ho fatta andare da sola di notte,
mi licenzia.
Io non glielo dico.
E poi lei la accompagno volentieri.
- Le altre no ? - Non mi faccia parlare.
- Come va il ristorante ? - Non ci possiamo lamentare.
Il commendatore vuole che ci allarghiamo.
Che uomo, non ha pace.
Allargherebbe pure il Colosseo, se lo lasciassimo fare.
Come sta la signora Camilla ?
Ecco.
Pronti, ragioniere.
Rimborso spese sostenute dalla signora Anna per il matrimonio.
Queste sono le ricevute.
È stata proprio una bella festa, commendatore.
- Davvero riuscita. - Sì, abbiamo speso anche poco.
- 2.834.000 lire. - Ecco.
Proprio riuscita, eh ?
- Ecco qua. - Avanti.
Cos'è ? "Poveri della Parrocchia, 350.000 lire."
La signora Anna ha sempre l'abitudine di offrire quando dà una festa.
- Sì, lo so. - Poi mance.
Non me lo dica, ragioniere, lo leggo. A chi ?
La signora Anna mi ha detto così, non mi permetto di dubitarne.
La signora Anna, mia moglie, fa la cresta sulla spesa che fa lei, pensi un po'.
Avanti, ragioniere.
"14 metri di velluto lino Rhodiatoce acquistato da Cesari."
Perché ?
La baronessa Olga dice che abbiamo merce scadente.
E lei se l'è lasciato dire ?
Beh, in fin dei conti non ha tutti i torti.
Ha un po' di ragione.
È un velluto fine tessuto a mano. (TULLIO FA DEI VERSI)
- Poi Cesari ha fatto il 25% di sconto. - Su.
Cos'è ? "Bar Camilli 86.000 lire."
È il bar dove la signorina Ingrid ordina i liquori.
La hostess, là Ii ordina ? Bar Camilli.
Avanti.
"Professor Fabiani, 286.000 lire." Cos'è ?
È per l'operazione di adenoidi che ha fatto Elisabetta.
- Chi è Elisabetta ? - Nostra figlia.
Mia figlia.
Ragioniere, lei non ha la cassa malattie ?
- Sì, certo. - E buona pure per i figli.
L'ho fatto presente a mia moglie,
ma Emanuela mi ha detto che lei aveva consigliato il professore.
- Io sono stato ? Scusi, ragioniere. - Ma le pare ?
Ecco, questa è la pianta e il preventivo
per l'allargamento del ristorante della signora Camilla.
È in gamba la signora Camilla.
Non ha perso tempo. (SEGNALE ACUSTICO)
- Sì ? - (Segretaria) Signora Camilla e figlie.
- Eccola. - Gente trista, nominata e vista.
- No, che trista ? - Un vecchio adagio.
Lasci fare, per lei sarà trista, ma non per me.
- Dove va ? - Pensavo...
Lei pensa troppo, ragioniere, stia qui.
Avanti !
- Le gemelline ! - Commendatore, come sta ?
- Bene, voi ? - (insieme) Bene, grazie.
- Mi fa piacere, accomodatevi. - Grazie.
(TULLIO RIDE)
Ragioniere, lei ricorda la signora Camilla e le gemelline ?
Sono molto cresciute, in salute e bellezza.
- (Tullio) Sì. - (insieme) Troppo buono.
- Signora, stavamo guardando la sua mappa. - (Camilla) Grazie.
(Camilla) Dopo ieri sera, mi sono fatta coraggio.
- Brava. - (Camilla) E gliel'ho mandata.
- Vede ? - Questa, eh ?
- (Camilla) Il deposito dei frati. - (Esperia) Questo.
- Dove bruciavano i morti. - (Camilla) Precisamente.
- (Camilla) Il muro da buttare giù. - Qui.
- (Camilla) La cucina qui, come diceva. - Sì.
- Ecco, questi sono i cosi. - I cosi.
- I dépliant. - (insieme) I dépliant.
"Elettrodomestici Ignis", rifanno tutto nuovo.
- (Camilla) Ci siamo, lo facciamo doppio. - Lo facciamo ?
ci sarà la saletta.
E con poca spesa si può buttare giù la parete a sinistra.
- Sì può ? - (Camilla) Una botta e va giù.
- Buttiamo giù tutto. - Il materassaio c'è, servono i materassi.
- Fanno comodo i materassi. - Sì.
- Che uomo, il commendatore. - (insieme) Che uomo.
- (Esperia) Poi c'è il giardinetto. - Ah, vede ?
- Sì.
Mio marito dice che è meglio un pergolato.
Già, aspettiamo che cresca.
Meglio la tettoia di plastica, vero ?
Che dice ? È meglio la tettoia di plastica.
- Certo, sarà una bella spesa. - Sì, beh ?
ha fatto un preventivo, fa lui i lavori.
- È molto onesto. - SÌ ?
che la buonanima del povero Marcello...
Eccolo là, commendatore.
(Camilla) Sarebbe tanto contento che ci allarghiamo.
(insieme) Sì, sarebbe contento.
Sì, ne sono sicuro anch'io.
Brave, proprio un bel progetto.
- Se ne occupi lei. - Sì.
Io purtroppo devo andare.
Ho gente a pranzo che mi aspetta, una scocciatura.
\ E stata una vera gioia, brave.
Arrivederci, care, ci vediamo mercoledì.
Tutù, ti è dispiaciuto che siamo venute con mamma stamattina ?
Ma che dici, bambina mia ? Mi ha fatto piacere.
Piccina. Arrivederci, care, a mercoledì.
-Lo fa. - Lo fa ?
- Lo fa. - Commendatore, lei è un santo !
(insieme) È il nostro santo.
- (Camilla) Arrotolate la mappa. - Contente ?
Piccola selvaggia,
perché non consumi a tavola il nostro pranzettino ?
Vuoi l'uvona ? (TULLIO RIDE, FA DEI VERSI)
(TULLIO RIDE, FA DEI VERSI)
Poveraccio, dobbiamo dargli quest'altra seccatura adesso.
Ma no, Tullio è tanto buono, ha la capacità di sistemare sempre tutto.
(CAMPANELLO) Non ci sono per nessuno.
(TULLIO RIDE, FA DEI VERSI)
Uno a te
e una a me.
Uno a te. (FA DEI VERSI)
(TULLIO RIDE, FA DEI VERSI)
L'uvona.
-Ehi! -Ehi!
- Ma che mi fai male ? - Sì.
(FA DEI VERSI)
(URLA)
Farà piacere al commendatore.
- (Igor) Prego, lo chiamo. - Grazie.
- (Romina) No. - (Tullio) Bambina.
- (Romina) Non con la forza. - (Tullio) Ma che dici, con te ?
- No ! - Dolcezza, delicatezza, la carezza.
(TULLIO FA DEI VERSI) Sei una selvaggia !
Ti inseguo, ti acchiappa !
(TULLIO FA DEI VERSI) Eccomi, non avere paura.
Sono il tuo Tulliaccio, vengo, gioco con te.
(Romina) Mi butto.
- Non mi mettere paura ! - Commendatore ?
- Che vuoi ? - La signora Frustalupi e sua figlia.
- Al telefono ? - No, di persona.
- Hai detto che c'ero ? - Alla signora Agnese non posso mentire.
- Non vedi cosa sto facendo ? - Purtroppo lo vedo.
(TULLIO ANSIMA) Lo sente in che stato è ridotto ?
Igor, ti do un manrovescio, sai ?
(Valeria) Papà. (TULLIO RIDE)
- Bambina mia, cara Agnese, brave. - (Agnese) Come stai ?
Scusate se mi presento così, ma non sapevo di questa visita.
Potevate avvertire.
Che c'è ?
Oh, la retina.
Non la metto quasi mai, ma oggi c'è un ventaccio !
Che è successo ?
- Sono disperata. - Perché ?
Ugo è stato licenziato da quello sporco giornale.
Sei contenta ?
- No, non sono contenta. - No ?
Dopo i discorsi dell'altro giorno Valeria si era convinta
e aveva convinto Ugo.
- Volevano sposarsi sabato. - Beh ?
- Ora non vuole più. - Perché ?
Perché è un ragazzo serio, orgoglioso, dice che non può sposarmi.
"Se non lavoro, sarà umiliante per entrambi."
- È giusto. - Sì, ma...
- Perciò devi aiutarci. - (Tullia) Certo che ti aiuto.
Ah, siete qui.
- Allora è vero. - Che cosa ?
Non lo so.
Vuole qualche cosa, signorina ?
No, Tulliaccio, faccio da me.
(TULLIO RIDE)
È la mia insegnante di educazione fisica.
- Non vedo che altro potrebbe fare. - Già.
- Che stavamo dicendo ? - Che devi aiutarmi.
Dimmi cosa devo fare e io lo faccio. Che faccio ?
- Voglio che trovi un lavoro a Ugo. - Dove lo metto in ditta un giornalista ?
- Hai tante conoscenze, in un giornale. - Conoscevo solo quel direttore lì.
- Non gli avrai chiesto di licenziarlo ! - Gliel'ho chiesto io ?
- Gliel'hai chiesto tu ? - Gliel'ho chiesto io ?
No, volevo dire che se volete telefono e lui Io riassume.
- No, per carità, Ugo non ci starebbe mai. - No ? Perché ?
Prima di andarsene ha detto cose un po' pesanti.
- Hai capito Ugo, eh ? Bravo. - Sì, purtroppo.
Ha fatto bene.
- Ora lasciatemi pensare, che non ho idee. - Mi prometti che farai qualcosa ?
- Certo che te lo prometto. - Ti prego.
- Scherzate ? - Andiamo.
- Sì. - Andate via ?
- Un attimo, bevete qualcosa. - (insieme) No.
- Ugo è di sotto. - (Tullio) Ugo ? Perché non è salito ?
(Valeria) Lo conosci, è timido e orgoglioso.
- Verrai al matrimonio ? - Certo, in che chiesa ?
- No, in municipio. - Come ?
- (Valeria) Ti dispiace ? - Certo, lo sai come la penso, no ?
Il matrimonio civile è più importante di quello religioso.
Ehi !
Quello religioso si può dichiarare nullo, quello civile no.
Beh, sotto questo aspetto, forse...
Ciao.
- Ciao, Tullio, grazie. - Ma ti pare ? Agnese, stai tranquilla.
- Ciao, papà. - Ciao.
Bambina mia, lo sai che oggi mi hai chiamato papà ?
Lo so.
Auguri.
(RUMORE) (Tullio) Eccola.
(Tullio) Amoruccio ?
Beh ?
Se ne è andata.
Povera piccola.
Mah, non mi resta che il riposino.
(TULLIO CANTICCHIA)
- (Tullio) Ehilà ! E tu chi sei ? - Avevi paura che me ne fossi andata via ?
(Tullio) Sì che avevo paura che fossi andata via.
Piccinina. (FA DEI VERSI)
(Renato, sottovoce) Oddio, meglio non parlare.
In certe situazioni, se parli, dici...
(RENATO FA VERSI DI STUPORE)
- Accidenti. - Buongiorno, barone.
- C'è il commendatore ? - No, dorme.
Non cominciare, gli voglio parlare.
Commendatore ?
Commendatore ? (TULLIO FA DEI VERSI)
- Mi perdoni. - Eh ?
- C'è di là il barone Sant'Ambrogio. - No, digli che non ci sono.
Come faccio ? Ha visto uscire la signorina Romina.
Mi dispiace, commendatore.
che è venuta per me.
(FA DEI VERSI)
- Cos'è ? - (Igor) Ho aperto.
(Igor) Faccio entrare il barone ? (TULLIO FA DEI VERSI)
Oh, mamma mia.
E fallo entrare.
- Dov'è ?
- (con accento inglese) Fallo accomodare. - Il barone.
- Scusami tanto se ti disturbo. - Vieni, per carità, accomodati.
- (Tullio) Prendi una sedia. - Grazie.
- No, immagino. L'ho vista, sai ? - Ah, l'hai vista ?
- Tu mi devi aiutare. - Ehi !
- Che è successo ? - Ho litigato con Anna.
- Io che c'entro ? - Tu solo puoi aiutarmi.
-Io? -Sì.
- È assurdo, io ti devo aiutare ? - SÌ.
Quella è mia moglie !
Scusa, tu sei amico del direttore de "Il Messaggero" ?
Sì, siamo due fratelli, ma non vedo il rapporto.
Beh, lo vedo io.
Avanti, dimmi, che è successo.
È cominciata l'altra sera al ristorante, c'eri.
Ho visto che Anna è uscita impettita, con una faccia…
- Avete litigato… - (Renato) Per colpa tua.
- Mia ? - Sì, per colpa tua.
Mi sono messo a raccontare a Maurizio una tua avventura galante.
E perché fai il pettegola ?
Perché io storie mie non ne ho.
E quindi racconti le mie ? Certo che quella si arrabbia.
- (Renato) Scherzavo. - Ma lei parla sempre sul serio.
- (Renato) Non è spiritosa. - Adesso te ne accorgi ?
ed è andata via con Maurizio e Fiorella.
Dopo un po' sono tornato a casa e dopo mezz'ora ho telefonato.
- Ha fatto dire che dormiva. - (Renato) Sì.
e un biglietto scherzoso.
A mezzogiorno sono passato a prenderla per la colazione.
- Ha fatto dire che non c'era. - (Renato) Sì.
- Certo.
Ho telefonato un'altra volta e non puoi...
Non puoi immaginare che cosa è uscito da quella bocca.
E come fai a saperlo ? (TULLIO RIDE)
Amico, ho vissuto 14 anni con quella donna.
(Renato) È vero, dimenticavo.
- (Tullio) Eh ? - Io la amo.
(TULLIO FA DEI VERSI)
Lo so, caro.
Se non ne fossi convinto, non starei parlando con te.
Vuoi un consiglio ?
Non fatti trovare, non la cercare, non telefonare.
- Sarà lei a farsi viva.
Sono sei anni che mi dico che sbaglio a fare così.
- Sono quattro. - (Renato) No, sei anni.
- Come sei ?
- Noi avevamo cominciato due anni prima. - Ah !
- (Renato) Ti dispiace ? - Non mi dispiace, ma...
- Ma da poco. - Tre mesi.
Capirai, ti pare molto ?
- (Renato) Mi devi aiutare. - Ahi ! Va bene, ti aiuto.
In cambio fai assumere mio genero a "Il Messaggero", puoi ?
Così su due piedi ?
- Vuoi fare pace con Anna ? - Sì.
Quando mio genero entra a "Il Messaggero", farai pace con Anna.
- Promessa ? - Promesse.
Adesso vai, lasciami dormire, 0 questa sera Anna mi distrugge.
- Sì, io me ne vado. - Vai.
- Chiudimi la porta. - vado, ciao.
Ecco, ciao.
(FA DEI VERSI)
(Tullio) Eccolo.
(Tullio) Barone,
per essere bello sei bello,
ma quanto sei stupido.
- Ciao, papà. - Ciao, Fabrizio.
- (Fabrizio) Come stai ? - A quest'ora si rientra ?
- (Fabrizio) Esco. - Esci ?
- Mi aspettano al Piper. - Vestito così ?
- Mi sento a mio agio. - (imitandolo) Si sente a suo agio.
- A mezzanotte ? Sembri matto. - Vuoi che vada di pomeriggio ?
Tu che fai qui a quest'ora ?
- Aspetto mamma. - Come mai ?
- Le devo parlare. - Allora vado.
Vieni qui, testone, domani è il grande giorno.
- Speriamo bene. - Come ? Io sono sicuro.
- Beato te, io no. - Perché ?
0 sono promosso o rimandato o bocciato.
- Come sei intelligente. - Ciao, papà.
- Ciao.
- Sai che mi ha detto ? - No, cosa ?
(Fabrizio) Che solo tu potevi avere un figlio come me.
- Ciao.
Già litiga con Renato.
- (Fabrizio) Ciao, papà. - Ciao.
Ciao, Tullio.
- Ehilà, Anna cara. - Scusa per il ritardo.
- Fatti vedere, sei splendida questa sera. - Grazie per "questa sera".
- Ti vedo così di rado. - Hai preso qualcosa ?
Grazie, ho un whisky.
Sono curiosa di sentire cos'hai di urgente da dirmi.
Sì?
È un argomento delicato e imbarazzante.
- Mmh ?
Lo sai, io ti vedo sempre molto volentieri,
ma se sei venuto a perorare la causa di Renato, puoi andare.
No, Anna, non sono venuto a perorare la causa di Renato,
sono solo venuto a parlare di lui e di te.
Cosa vorresti dire ?
Anna cara, fra noi ci sono sempre state incomprensioni, malintesi, equivoci,
ma ti ho sempre riconosciuto una qualità che poche hanno, la sincerità.
Conforti caro, lasciamo stare i preamboli e veniamo al sodo.
Sì, veniamo al sodo, ma non è facile.
Sai che ho sempre ammesso la tua relazione con Renato.
Anche se non l'avessi fatto, non sarebbe cambiato nulla.
Non ne dubito,
ma il fatto che sia cominciata due anni prima che lo sapessi
mi ha profondamente colpito.
Ah, te l'ha detto Renato ?
Gli è sfuggito.
Forse pensava che lo sapessi, ma non lo sapevo.
Mentre tu, al contrario, molto onestamente
preannunciavi a tua moglie le tue relazioni.
Anna mia, ma che ti dovevo preannunciare ?
Quali relazioni ? Sono sempre state cose senza importanza, avventure passeggere.
Avventure passeggere ?
Da otto anni sei l'amante della moglie del tuo ragioniere
e hai una relazione con un'avventuriera romena.
Da anni ti spupazzi le gemelle di un'amante di tuo padre.
Da un anno e mezzo hai messo nel mio appartamento, affitto bloccato,
quell'hostess svedese.
E quella cavallona che prende il sole nuda sulla tua terrazza ?
Senza contare le varie signorine e signore
della bassa, della media e dell'alta società.
Che memoria che hai, Anna mia.
Invece, da quando ci siamo divisi, io ho avuto una sola relazione.
Che tristezza.
Perché: "Da quando ci siamo divisi ?" Prima c'è stato qualcuno ?
- Preferisco non rispondere. - Ah.
Questa è la giornata delle sorprese, brava.
Anna, ho promesso al povero Renato…
Ti proibisce di parlarmi di quel vecchio rimbambito.
"Vecchio rimbambito ?" Ha un anno meno di me.
(Anna) Non vi rendete conto che siete vecchi
e che il mondo è pieno di giovani belli, forti, robusti, appassionati,
pronti a farti dimenticare di non essere più giovane
e a darti gioia, fede, speranza, amore, piacere ?
Anna, ti sei innamorata di un giovanotto ?
(FA DEI VERSI) Eccolo lui, ne ero certa.
Sempre con questa retorica dell'amore.
Non c'è bisogno di essere innamorati per fare l'amore.
Quando parli così mi sembri Renato.
Siete rimasti due cari, vecchi, nostalgici fossili dell'Ottocento.
Sì, sono un fossile legato ancora alla retorica dei sentimenti.
Anna,
se sono qui questa sera non è per Renato.
Sono sincero, di Renato non me ne importa niente.
Ma è per mia figlia.
- Quale figlia ? - (Tullio) Parlo di Valeria.
Stava per sposarsi, ma ora tutto è sospeso a un filo nelle mani di Renato.
- Cosa stai inventando ? - (Tullio) E la verità.
Ti parlo con il cuore in mano, il cuore di un padre.
Ho promesso a Renato che se Ugo veniva assunto a "Il Messaggero"
l'avrei fatto incontrare con te.
- Tu hai fatto questo ? - Sì, Anna.
10 cosa dovrei fare ?
(Tullio) Rivederlo, anche solo per un giorno, per un'ora.
come dici tu, ma è un gentiluomo.
Ti ha sempre amata, ti ama da sei anni !
Appunto, sei anni sono troppi !
- Che dici ? - (Anna) L'ho imparato da te.
L'altra sera, quando ti ho visto con Emanuela,
ho provato un senso di invidia.
Ho pensato: "Ma perché anch'io non posso folleggiare di piacere in piacere,"
"di amore in amore, di avventura in avventura ?"
- Anna ! - Ma ho 40 anni.
- (Tullia) Ne dimostri 35. - Questa sera me ne hanno dati 32.
(Tullio) Te ne hanno dati troppi.
Anna, lo vedi che per noi non è mai passato il tempo ?
Ti ricordi il nostro viaggio in Egitto ?
Il battello sul Nilo ? La Valle dei Re sotto la luna ?
- Le piramidi. - I cammelli.
- I dromedari. - Gli sceicchi.
Le baiadere, la danza del ventre, i serpenti, i ragni, Ie ranocchie.
Ma cosa vuoi ?
- Anna, ti desidero. - Ma sei impazzito ?
Che c'è di strano ? In fondo sei mia moglie.
Molto in fondo !
Poi non posso sopportare di essere baciata da un uomo con i baffi.
No ? Perché non me l'hai detto quando me li sono lasciati crescere ?
- Allora non ne avevo il coraggio. - Vuoi che me li tagli ?
Sei proprio un caro vecchio sciocco romantico.
- Adesso andiamo a telefonare a Renato. - (Tullio) Adesso ?
- Poverino, chissà come starà in pena. - Anna, promettimi una cosa.
Se Renato non ha fatto tutto quello che doveva fare per me,
tu non gli parli.
Ok.
Pronto, Renato ? Sono Tullio.
(Renato) Ah, di' a tuo genero di essere domani alle 17 a "Il Messaggero".
sarà felice di averlo con sé.
Sei fantastico, Renato, grazie di cuore.
(Renato) Senti, Anna l'hai vista, le hai parlato ?
- (Renato) Che dice ? - Sì.
- (Renato) L'hai vista ? - E qui.
- (Renato) Bravo, dammela. - Te la do.
- Pronto ? - (Renato) Anna, amore mio.
(Renato) Scusami, Anna, perdonami.
- Stupidino. - (Renato) Sono stato tanto male.
- Anch'io. - (Renato) Davvero ?
- Davvero. - (Renato) Tanto tanto ?
Tanto tanto tanto.
- (Renato) Anna ? - Sì ?
(Renato) Posso venire a darti la buonanotte ?
(ANNA RIDE) È molto tardi.
- (Renato) Un minutino, non dirmi di no. - Va bene, se lo vuoi.
Un momento solo, però.
(Anna) Davvero ti è mancata la tua Nanà ?
(Romina) Sì, va bene.
- Basta adesso, andiamo. - Dai, un altro po'.
- Non ci dovevo venire. - Ma di che hai paura ?
- (Romina) Basta. - (Ragazzo) Dai.
(Romina) Che ragazzo sei ! Dovevo immaginarlo.
- Su, dai. - Basta, fammi scendere.
- Buona. - Fammi scendere !
- (Ragazzo) Di che hai paura ?
Voglio scendere ! Chiamo gente, fammi scendere !
(Ragazzo) Va bene, vai, allora. (ROMEO DEL MOTORE)
(TULLIO RIDE)
Che birichina !
(TELEFONO)
- Pronto ? - (Tullio) Sono Tullio.
Tulliaccio !
Eh, "Tulliaccio".
- Ti ho visto, sai ? - Eri tu che hai acceso i fari ?
- (Tullio) Sì, ero io. - Bravo Tutù.
Sono andata al Piper a ballare con un ragazzino,
ma era di una noia...
Davvero, cara ?
Anch'io ti annoio ?
Ma che cosa dici ?
(TULLIO MAN DA BACI)
(ROMINA MANDA BACI, RIDE)
(ROMINA MANDA BACI, RIDE)
(ROMINA MANDA BACI, RIDE)
Vuoi venire un minutino a giocare e a ridere col tuo Tulliaccio ?
Purtroppo non sono più sola, papà è tornato oggi.
Anzi, deve avermi sentita rientrare.
- (Padre) Romina, sei tu ? - (Romina) Sì, sono io.
(Padre) Con chi parli ?
(Romina) È la mia amica Fiorella, che vede se sono arrivata a casa.
(Padre) Torni troppo tardi.
(Romina) Fiorella, ti saluto, papà dice che devo andare a nanna.
- (imitando una donna) Ciao.
- (imitando una donna) Ciao, cara. - (Romina) Fenomeno.
(ROMINA RIDE) (imitando una donna) Ciao.
- (Olga) Pronto ? Chi è ? - Olga, sono Tullio.
(Olga) Che ti è successo ?
Che mi è successo ? Mi sento solo.
(Olga) Mi svegli nella notte per dirmi che ti senti solo ? Ma Tullio !
(imitandola) Scusa se ti ho svegliato, dormi bene.
- (Olga) Buonanotte. - Buonanotte.
(TELEFONO)
Pronto ?
Pronto ?
Pronto ?
"Ma Ii mortacci tui ! "
- Chi era, mamma ? - Qualcuno a cui pesano le corna.
(insieme) Buonanotte.
(TELEFONO)
- Pronto ? - Pronto, sono Tullio.
- Ma Tullio chi ? - Emanuela, Tullio tuo.
Ah, Tullio, che vuoi ?
(Tullio) No, niente, avevo tanta voglia di vederti
e pensavo di venirti a salutare, posso ?
Ma amore, c'è Elisabetta, ti ho detto che oggi andavo a prenderla.
Scusa, cara, non ci avevo ripensato.
- Buonanotte, Emanuela. - Ciao.
- (Tullio) Ti è dispiaciuto ? - No.
- (Tullio) Ti sei arrabbiata ? - No.
(Tullio) Sogni d'oro, amore, ciao.
- Ciao. - (Tullio) Ciao.
Chi c'è rimasto ?
Ingrid, voglio provare con lei.
(TELEFONO)
E anche Ingrid...
non c'è.
E allora? Posso provare...
con la francesina,
quella che abita di fronte, c'è sicuramente.
(Tullio) Come si chiama ?
- (Tullio) Jaqueline Bonbon... - Commendatore !
Chi è?
- Igor. - Non può dormire ?
Non posso dormire ? No, stavo telefonando.
Non vorrà mica riuscire !
Forse sì, perché, che ti importa ?
Dico "forse" perché non so se ci andrò.
- Non trova compagnia stanotte ? - No, questa è nuova, Igor.
Non trovo ? Basta che telefono, faccio un fischio e loro si precipitano.
(TELEFONO)
"Allò", con chi parlo ?
- "Allò ?" - (Jaqueline) "Allò ?"
Mademoiselle Bonbon, lei non si ricorda di me,
ma io di lei ricordo benissimo le sue gambe
e per me è più che sufficiente.
(Tullio) Vengo ?
"Merde à toi, ta mère, ta soeur et tout le monde entier."
E al cardinale Richelieu.
- Brutta gente. - Accidenti !
Ancora difficoltà per la signorina sua figlia ?
Speriamo di no, domani si sposa.
Sono contento, tanti auguri, commendatore.
Grazie, Igor.
Cosa pensa degli esami del signorina Fabrizio ?
Quello mi preoccupa un po'. Domani ci sono i risultati.
Questi esami sono una tortura più per i genitori che per i ragazzi.
A chi lo dici !
Sono sicura che anche sua moglie non potrà dormire.
Sì, sono sicuro anch'io.
Bisogna dire che come madre è una donna "esemplare".
(Tullio) Anch'io penso che sia una donna "esemplare".
Anch'io sono stato in ansia la settimana scorsa
per gli esami di mio nipote.
poverino.
Vuole diventare perito industriale, ma non è molto intelligente.
- (Tullio) No ? - No.
(Tullio) È quel giovanotto che mangiava in cucina l'altro giorno ?
(Igor) No, quello è Otello.
è tutto un altro tipo.
(CAMPANE)
- Commendatore ? - (Tullio) Eh ?
- Devo confessarle una cosa. - Dimmi.
- Non sono miei nipoti. - No ?
E neanche Vincenzina e Ferdinando lo erano.
- Neanche Andrea ? - Quello sì.
(TULLIO FA DEI VERSI)
- Non mi giudichi male, commendatore. - No.
Mi sento tanto solo.
- Sono rimasto orfano da piccolo. - Ah.
Sono stato allevato a Liverpool da una zia.
Questo mi ha creato dei complessi, me l'ha spiegato lo psicanalista.
- Sei stato dallo psicanalista ? - Sì, ci vado sempre.
Dice che io assomiglio un po' a lei.
- E come lo sa? Mi conosce? - No, io parlo di lei.
- Gli parli di me ? - Ma non conosce il suo nome.
E dimmi, che ti dice ?
Che anche lei, come me, ha un grande potenziale affettivo.
Per poterlo scaricare,
finiamo per essere coinvolti in situazioni complicate.
Non ha mica tutti i torti.
Perché non ci va anche lei dallo psicanalista ?
Alla mia età ? Igor, ma che dici ?
Già, è un po' tardi, come per me, del resto.
Senti, ma non ho capito, perché cambi nipoti così spesso ?
Il servizio militare me li porta via.
Fattene uno che ha già fatto il soldato.
Sotto le armi si guastano, mi creda, commendatore.
Igor, cattivaccio !
Scusi se mi sono permesso questo piccolo sfogo.
No, mi ha distratto. Adesso vai.
- Buonanotte. - Buonanotte.
- Auguri per la signorina Valeria. - Grazie.
(SOSPIRA)
- Possiamo cominciare ? - Subito.
Ha inizio la celebrazione del matrimonio.
Prego, vogliono alzarsi ?
- È lei il signor Ugo Fioretti ? - (Ugo) Sì.
- È lei la signorina Valeria Conforti ? - (Valeria) Sì.
Sono dinanzi a me, ufficiale dello stato civile,
per essere uniti in matrimonio ?
Sì.
degli articoli del Codice Civile
che regolano i rapporti dei coniugi fra loro.
"Articolo 143."
"Il matrimonio impone ai coniugi l'obbligo reciproco della coabitazione,"
"della fedeltà e dell'assistenza."
(Onorevole) "Articolo 144."
di tenerla presso di sé"
"e di somministrarle ciò che è necessario ai bisogni della vita"
"in proporzione delle sue sostanze."
(Tullio) Un attimo.
"La moglie deve contribuire al mantenimento del marito"
"se questi non ha i mezzi sufficienti."
(Tullia) Ehi !
Penso di tardare, non so quando finiamo.
Porta la macchina davanti al liceo, vengo quando posso.
Ricordati, mio figlio si chiama Fabrizio Conforti.
L'altra macchina aspetti qui, arrivo.
Signor Ugo Fioretti,
vuole prendere in moglie la signorina Valeria Conforti ?
Sì.
(Onorevole) Signorina Valeria Conforti,
vuole prendere in marito il signor Ugo Fioretti ?
Sì.
I signori testimoni hanno udito la risposta affermativa degli sposi ?
(insieme) Sì.
In nome della legge, Ii dichiaro uniti in matrimonio.
Prego.
Vogliono scambiarsi gli anelli ?
- Ecco. - E arrivata la macchinina.
On, Tullio.
Questo è il vostro certificato di matrimonio,
con tutti i più sinceri e fervidi auguri miei e del Consiglio Comunale di Roma.
(Ugo) Grazie.
- Signora. - (Valeria) Grazie.
- Molto volentieri.
Mamma, papà.
Andiamo.
Ugo caro, figlio mio.
Cara.
Grazie tante, onorevole.
- Auguri. - Andiamo ?
- Arrivederci, auguri. - C'è una sorpresa.
- Cos'è ? - (Tullio) Aspetta, adesso vedrai.
Guarda, è vostra.
L'hai scelta rossa, papà !
(Ugo) Grazie !
(Renato) Guarda papà che sorpresa.
Proprio rossa ! Levatevi che me la sciupate !
- Fanatico ! - Sì, sono fanatico.
- Andate piano. - Ma dove vai ?
(Fabrizio) Corretemi dietro !
- Tullio, sono qui. - Renato.
Fabrizio dov'è ?
(Renato) È andato via con l'auto che gli hai regalato.
Doveva essere una sorpresa.
L'ho visto così entusiasta che gli ho detto: "Vai pure."
- Ma come, tu che c'entri ? - Scusa.
Mi hai tolto la gioia di abbracciare mio figlio il giorno della promozione.
- Non è stato promosso. - E stato bocciato ?
Rimandato a ottobre in latino e matematica.
Ecco perché è scappato, la sorpresa me l'ha fatta lui. Anna ?
Le ho detto di non venire per evitare discussioni.
- Di che ti impicci ? - Fabrizio è come se fosse mio figlio.
È troppo comodo trovarsi una famiglia fatta da un altro.
Ho avuto un'infanzia infelice e sono rimasto orfano presto.
Sei stato allevato da una zia ?
- No, da uno zio. - Meno male.
- Vai al centro ? - No, a Fiumicino.
Ah, già, vai all'aeroporto, oggi arriva la hostess.
- Che ne sai tu ? - Conosco il tuo calendario.
- Bravo, pure questo fai ? - Sì.
- Che hai, invidia ? - Sì, tanta.
Beato te.
(Tullio) Ingrid.
Eccoti, Tullio ! (TULLIO RIDE)
Amore mio.
- Hai fatto buon viaggio ? - 23 bambini mi hanno fatto impazzire.
- E il tuo bagaglio ? - E sull'aereo, parto fra due ore.
- Non volevi andare al mare domani ? - Tullio, non torno più a Roma.
Il mio comandante mi ha chiesto di sposarlo.
- Ah. - Scusa.
- E tu gli hai detto di sì ? - Sì.
- È giusto. - Grazie, Tullio.
Ingrid, ti auguro tutta la felicità che desideri e che meriti.
- Ti ricorderò sempre con tanta tenerezza. - Anch'io, Ingrid.
- Tullio, puoi farmi un piccolo favore ? - Dimmi.
C'è una mia amica che prende il mio posto, può abitare nel tuo appartamento ?
Non è mio, è di mia moglie.
Dov'è l'amica ?
(Ingrid) Eccola.
- (Ingrid) Ula ? - Ingrid, ciao.
- (Ingrid) "I'm here, come on down." - "Ja-ll
(PARLA IN DANESE)
- (Tullio) Fa la tua stessa linea ? - Ora viene.
- (Tullio) E ha gli stessi giorni ? - Non ti dispiace ?
Ingrid, ma che dici ?
- È questa ? - SÌ.
- Svedese ? - No, danese.
- "Hi-ll - Questo è Tullio.
Tullio Conforti, molto piacere. (PARLA IN DANESE)
- Non parla italiano ? - No.
Come farò ?
Glielo insegnerai tu, come hai fatto con me.
Addio, Tullio.
- Te ne vai già ? - Sì.
- Addio, Ingrid. - Ciao.
- Ci ha lasciato. - "Ja-ll
- Vogliamo andare ? - "Ja-ll
Mi dai il sacco ?
Io Tullio.
"Tullio."
- Tu, Ula. -''Ula.''
- Tu sposata ? - "Sposata."
- Io sposato. - "Sposato."
- Con tre figli, due femmine e un maschio. - "Maschio."
- Grande. - "Grande."
- Tu bella. - "Tu bella."
Non "bella", io bello.
- "Bello." - Sì.
- Cantare ? - "Cantare ?"
- Cantare. - Io cantare ?
"Ja-ll
# La nostra casa in cima al mondo #
# la Terra girerà lontana più che mai #
# e tu porterai con me… #
(MOTORE CHE SI ACCENDE)
"Pace d'acqua distesa, fresca marina nel getto"
"ove forte batte l'onda che vien nevosa dai gorghi impetuosi."
- Ehi, il fagotto ! - (Camilla) Sì, va bene, dammi.
Attente a non bruciarvi, che già vi bruciate tanto davanti al forno !
Il sole scotta ! Ciao.
Allora avete preso tutto, ragazzi ?
Se ci dovessimo distanziare, ci vediamo alla rotonda di Latina.
- (Anna) Capito ? - (Fiorella) Sì.
- (Fabrizio) Renato non viene ? - No, il barone non viene.
Il barone è andato alla sagra del carciofo e ci raggiunge poi.
(Anna) Mi raccomando, voi non fate i pazzi.
- (Maurizio) Va bene. - (Anna) Piano.
Potresti anche smetterla di farti il bagno.
Al commendatore piace vedermi uscire dall'acqua tutta bagnata.
Lo so, ma a furia di entrare e uscire sei diventata verde.
Dai, cominciamo, ho fame.
Aspettiamo altri cinque minuti, ha promesso che sarebbe venuto.
È come suo padre, ogni domenica mi faceva tirare il collo.
La poesia è musica.
Ha il basso e l'alto, il battere e il levare.
ha i suoi colpi sulla terra.
La poesia lirica ha la sua elevazione delle braccia.
Mamma, lo aspettiamo ?
No, andiamo a mangiare.
Ma che facciamo, mangiamo ?
- Non hai appetito ? - Non aspettiamo Tullio ?
- Noi no, se vuoi aspettarlo tu... - Perché, non viene ?
Perché, non lo sai ? La domenica…
- Mai ? - (insieme) Mai.
Mammina, viene anche lo zio Tullio a mangiare ?
No, mai di domenica.
Che fa la domenica zio Tullio ?
Si riposa.
Dove ?
Mah.
Nessuno lo sa.
Commendatore, come è bello e giusto riposarsi la domenica.
Igor, mio caro, la domenica è fatta solo per riposare.
Commendatore.
Alzo il fiocco ?
Sì, Igor.
Alza il fiocco.
OCR ITA Completi Sp33dy94-MIRCrew
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