All language subtitles for Professore.S03E03.Wittgenstein_vero_falso.it

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Original subtitles

Nella confusione

miliardi di persone,

solo un'occasione quaggiù.

Dante, senti, c'è Manuel che non mi

risponde e so che ha dormito da voi. Mi

fai chiamare per favore?

>> Ciao.

>> Scusa, ma tu perché mi hai detto che

dormivi da mano e la era convinta che

dormisse da noi? Dove hai passato la

notte? Dove hai dormito?

>> Non ho dormito, non non avevo voglia di

tornare a casa. Sono stato in giro.

>> Sei stato in giro? Eh, però Manuel

dov'è? Perché Anita, come puoi

immaginare, è preoccupata. Vai

>> Manuel è partito.

>> E dov'è andato?

>> A Francoforte.

>> Ma come a Francoforte? Fino a ieri

doveva sposarsi.

>> Papà, non lo so. Avrà avuto le sue

motivazioni. Non ci state sempre così

addosso, eh. Vado a farmi una doccia.

Dante,

>> Anita, senti, io non so cosa dire, ma

Simone mi ha detto che Manuel è partito.

>> Che vuol dire?

>> Eh, sì. Dice che ha preso un volo per

Francoforte. Io purtroppo non sono

riuscito a farmi dire nient'altro.

>> Cosa?

Aspetta che m'ha lasciato un messaggio

vocale. Aspetta un attimo.

>> Ok. Ok.

Ciao ma. Senti, starò un po' di tempo

fuori. Ho trovato un biglietto aereo a

pochi soldi e ho deciso che avevo

bisogno di un viaggio. Mi faccio sentire

presto. Ti voglio bene. Ciao.

>> Dante

>> ha detto che aveva bisogno di un viaggio

e ha preso il primo volo.

>> Ma questo si è ammattito, Dante.

>> Eh, lo so. Vabbè, senti, ti va se ne

parliamo a scuola, fra poco?

>> Ecco, attaccato. Ok, va bene. I compiti,

la gabbia di matti praticamente.

>> Ma ti pare che parte senza dirmi niente,

senza nemmeno salutarmi? Io non lo

riconosco più.

>> Vabbè, intanto era sereno. Questa mi

sembra una cosa importante, no? Poi ha

detto che ti vuole bene.

>> Eh, ma tu non lo conosci come lo conosco

io, perché se lui dice che mi vuole

bene, vuol dire che c'è qualcosa sotto.

>> Ma magari ha bisogno di un momento per

rimettere in ordine la sua vita.

>> E non può rimetterla in ordine con me

vicino.

Io ho sempre cercato di esserci, di

farlo sentire al sicuro, però

evidentemente ho sbagliato qualcosa. Che

cosa ha sbagliato, Dante? Cos?

>> No, non hai non hai sbagliato in nulla.

Ti adora.

Vorrei soltanto abbracciarlo forte e

dirgli che non c'è niente, niente che

non si possa risolvere stando insieme.

Niente.

>> Vedra che ti cercherà lui quando sarà

pronto. Eh m

>> tu lo giustifichi sempre e lo fai perché

sei cuore a lui. Fate i liberi, gli

indipendenti, che poi è soltanto un modo

per fare come vi pare, fregandomene

degli altri.

>> Posso dire che personalmente non mi

sento simile a Manuel? Posso dirlo

questo?

>> Ah, no,

>> no,

>> siete uguali. Sì, è per questo che

andate molto d'accordo. Lui stravede per

te, pende dalle tue labbra. Sì, e questo

a te fa molto piacere.

>> Manuel ragiona col suo cervello, non con

il mio.

>> Ma ti pare uno che ragiona?

>> Sì, sporadicamente, ma ragiona.

>> Ah, sì? Eh, fino a ieri innamorato

pazzo, si voleva sposare, oggi tutto

finito, scomparso. Ti sembra uno che

ragiona,

>> mia cara?

>> Ecco,

>> bisognerà assegnarsi.

>> E così i figli sono fatti per farci

impazzire. Morelli De Angeles, vi ci

mettete pure voi, dai, già è complicato.

Su, ecco. Dai, andiamo, dai. Ragazzi, ti

aspettano. Eh,

>> sì, adesso vado. Un momento.

>> Dai, dai, dai.

>> Dante, mi lasci un secondo? Adesso vado.

>> Sì,

>> grazie.

>> Eh,

che vuol dire sparito?

>> Non lo so.

>> Buongiorno, ragazzi.

>> Buongiorno.

>> Buongiorno.

>> Prof.

>> Sì.

>> Ma a lei che ne pensa di sta cosa che

Manuel si è dato?

>> Eh, eh. Eh, penso che Manuel sia in un

momento di crisi. Ma

>> in crisi perché? Cioè, almeno non ha

detto niente.

>> Magari non voleva farti preoccupare.

>> Ecco, risultato che così sono solo più

preoccupata. Però

>> io non lo conosco molto bene Manuel.

Quali sarebbero i suoi problemi?

>> Guarda, troppi. Se ti faccio l'elenco

finisco domani.

>> Prof, ma secondo lei non torna più?

>> Ah, non lo so. Non ha detto nulla a

nessuno.

>> Ha fatto bene. Ci sono cose che non si

possono dire.

>> In che senso?

Nel senso che gli altri non le

capirebbero.

>> Nina, tu per caso sai qualcosa?

>> No, niente.

>> È successo qualcosa tra di voi?

>> Se non vuoi rispondere, non farlo. Nina,

>> è successo qualcosa tra di voi? Pure se

fosse, ogni cosa non giustifica il fatto

che uno sparisca così senza dire niente.

>> Se non ha detto niente significa che

aveva le sue ragioni.

>> Quanti di voi sono d'accordo concreta,

cioè sul fatto che ci sono cose di cui

non si può parlare.

Ok. Allora, a partire da questo, oggi

vorrei parlarvi di un grande filosofo

del 9 che si chiamava Ludvig.

Vittstein,

i suoi colleghi dicevano di lui che era

un geniologico, ma invece secondo me era

molto di più, era un uomo appassionato,

profondo. Il trattatus

logicofilosoficus, la sua opera più

importante, inizia con una frase

apparentemente semplice e dice: "Il

mondo è la totalità dei fatti, ma dato

che il linguaggio è lo specchio dei

fatti, noi possiamo parlare soltanto dei

fatti che devono essere verificati, cioè

dobbiamo stabilire se siano veri o

falsi. Tant'è che il trattato chiude con

questa frase che è: "Di ciò di cui non

possiamo parlare dobbiamo tacere".

È difficile per voi questa cosa? Eh,

vabbè, allora vi faccio un esempio che

però mette un po' in crisi il pensiero

metafisico. Voi sapete cos'è il pensiero

filosofico metafisico? Per caso

Greta,

>> è quel pensiero che tratta di tutto ciò

che va oltre la realtà fisica,

>> ad esempio,

>> ad esempio l'esistenza di Dio.

>> Brava Greta.

Secondo Witkstein, frasi come Dio esiste

o Dio non esiste non hanno senso a

questo perché? Perché il soggetto Dio

non è verificabile.

>> Prof, anche i sentimenti non si possono

verificare,

quindi non possiamo parlare neanche di

quelli.

>> Ah, questo che c'entra? Noi ne parliamo

tutti i giorni, no? Ma secondo Witkstein

la filosofia non può occuparsi di queste

cose.

Simone, tu che ne pensi?

Io

>> Sì, tu

io la penso come Greta.

>> Così per principio.

>> Sì, per principio.

>> Ecco, vedete, davanti a voi il

fallimento del mio trienno.

Hai permesso?

>> Sì, sì, prego. Vieni.

>> Eccomi qua. Ciao.

>> Eh, ciao. Scusa, ti ho fatto chiamare

perché volevo chiederti di un tuo

studente. Zeno Lulli.

>> Sì, è uno dei ragazzi nuovi, ma oggi non

c'è. Ecco, appunto, proprio di questo

volevo parlarti, perché mi ha chiamato

la madre e mi ha detto che il ragazzo

frequenta la scuola contro la loro

volontà.

>> Sì, in effetti il padre e la madre sono

contrari alla scuola pubblica.

>> Eh, ma non solo a quella pubblica,

proprio alla scuola in generale. No,

strano, non mi era mai capitata una cosa

del genere.

>> Sì, ma io non mi preoccuperei perché

comunque Zeno è maggiorenne. Se ha

deciso di venire nella nostra scuola

nessuno glielo può impedire. No.

>> Sì, sì. No, certo, per carità, però

insomma mi piacerebbe che loro si

convincessero e capissero che il ragazzo

qui da noi sta bene, studia, partecipa.

Sono d'accordo con te. Vabbè, ci parlo,

poi vediamo. Però io invece volevo

approfittare per parlarti un attimo di

Greta.

>> Ecco che cosa ha combinato.

>> No, no, tutto bene, brava,

>> polemica, molto sicura di sé, il che mi

fa pensare esattamente il contrario,

cioè che non sia affatto sicura di sé.

Quindi, secondo me, per aiutarmi.

>> Senti, guarda, davvero, eh, scusa se ti

interrompo, ma credo che qui a scuola

lei abbia solo bisogno di un po' di

normalità. Mh.

>> Fuori di qui, di lei mi occupo io.

>> Va bene, come vuoi.

>> Grazie.

>> Prego. Ciao.

>> Ciao.

>> Io non ci credo che Manuel non t' ha

detto niente. Non è possibile.

>> Quante volte ve lo devo dire che non so

niente?

>> Scusa, ma non ti ha scritto un

messaggio? Non ti ha lasciato un

biglietto? Qualcosa?

>> No, possibile, però. Guardate che io ci

sto peggio di voi.

>> Manuel non farebbe mai una cosa del

genere. Se lo facciamo un motivo. E

allora chiedilo a lui il motivo. Lo

chiedo a te perché lui non c'è. E poi ci

ho pensato. Tutti i casini sono nati da

te.

>> Senti, ma non è che l'hai lasciato?

>> E pure se fosse le storie iniziano e poi

finiscono.

>> Ecco, l'ho lasciato. Gli hai detto un

sacco di cazzate.

>> No, non è vero. Tutto quello che io

provavo per lui era vero.

>> Provavo al passato.

>> Ma perché non mi fate i cazzi vostri una

volta?

>> Almeno a me lo pu dire. Non sa dove sta.

Guarda che tu non ti puoi incolpare per

tutto quello che fa Manuel, però almeno

potresti cercare di aiutarmi a capire

che cosa gli passa per la testa, eh.

E come glielo spiego io?

È che quando ho rivisto Goran,

tutto il castello che miero costruita

con Manuel mi è crollato addosso.

È stato come tornare indietro nel tempo

a quando stavamo ancora insieme.

Mi ha detto che quando stava in carcere

mi mi pensava sempre. mi ha chiesto di

andare a vivere di nuovo con lui, cioè

era pentito.

>> E tu quando l'hai rivisto che cosa hai

provato?

>> Secondo me

era sincero.

Mi ha chiesto di tornare a vivere con

Lilly, noi tre insieme.

Tu ti ricordi che ti hanno portato via

Lillly per colpa sua? Te lo ricordi? Sì,

>> certo che me lo ricordo, eh,

>> però io lo sento, cioè è cambiato, è un

uomo diverso.

>> Emanuel, in tutto questo

>> Emanuel ha scoperto tutto

e m'ha messo davanti a una scelta

assurda. Cioè, io non potevo più

rivedere Goran.

Ma come faccio? è il padre di mia

figlia, cioè non posso cancellarlo così

dalla mia vita come se niente fosse. E

quindi Manuel si è convinto che io non

l'ho mai amato, però non è così. Lo

giuro,

non è così.

>> Boh, non mi convince mica tanto. Sì,

manca a me. Cosa pensi?

>> Posso dire? di

>> non vedo l'ora che finisca l'anno.

>> Poi ho fatto domanda a Royal College a

Londra. Spero che mi prendano, così

cambio città, cambio aria, mi stacco un

po' da mio padre. Sai che c'è?

>> Sì,

>> ha fatto bene, Manni. Proprio bene.

>> Tu ce l'hai così tanto con tuo padre per

la storia di Mimmo?

>> Sì, cioè no, non è che si impiccia

sempre.

>> Ne so qualcosa di genitori che si

impicciano?

>> Sì, perché te chi è che ti persegui te?

>> Mia madre. Anche io la devo vedere tutti

i giorni a scuola. Perché sta a scuola?

>> È la tua nuova presa.

>> Ma che stai a di veramente?

>> Sì,

mi sta abbastanza addosso. Non si fida

di quello che potrei fare.

>> Perché? Che potresti fare?

>> Niente.

Comunque anch'io non vedo l'ora di

andare a vivere da sola.

>> Complicata la vita, eh?

>> Tosta.

>> Tosta, sì, tosta, sì.

Ecco qua.

Grazie.

Prego.

>> Ma Manuel poi ti ha ti ha telefonato?

>> No, non m'ha chiamato. No,

>> come se non bastassi. Io sto già in

crisi. Ci si mette anche lui.

>> Perché?

>> Ma perché Dante non ce la faccio col

lavoro da sola. Io pensavo di farcela.

Ma è impossibile.

>> Quindi forse hai, non so, bisogno di

qualcuno che ti dia una mano.

>> Ah, magari.

>> Eh, io allora forse ho la persona giusta

per te.

>> Davvero?

>> Sì, davvero.

>> E chi è? Allora, si tratta di una mia ex

allieva, si chiama Alba, che sta

passando un momento un po' difficile e

avrebbe proprio bisogno di lavorare. Non

so, forse posso dar il tuo numero?

>> Ma certo. Eh, dle questo.

>> Grazie.

>> Grazie a te.

>> Allora, ciao.

>> Ciao, Dante.

>> Ciao.

>> Ciao.

>> Ciao.

Ah, oddio! Ah!

Dado, ciao.

>> Ciao, come stai?

>> E come mi vedi, tesoro?

>> Simone in casa?

>> Sì, è di sopra in video call con Manuel.

>> Ah, quindi Manuel chiama Simone, ma non

chiama sua madre. È un po' strano

questo, no? Perché anche tu non chiamavi

mai?

>> Sì, ma io non prendevo un aereo di Punto

Bianco.

>> Facevi cose anche peggiori. Ti dico solo

che a 10 anni sei scomparso di casa e ti

hanno ritrovato a Genova che volevi

imbarcarti su una baleniera perché

volevi andare a vedere se Bobby Dick era

ancora viva dopo tutto quello che era

successo.

>> Sì, però almeno c'era una base

culturale. Avevo letto un bel romanzo.

Eh, grazie mamma, grazie.

>> Ah, vuoi sempre avere ragione tu.

>> Eccomi qua, fratello, in tutto il mio

splendore.

>> Sì, il ritratto della felicità. Dove

sei? Non lo so, sto in una statale a

fare l'autostop, ma non me se caga

nessuno. Sempre meglio di sta scuola e

vedetennina tutti i giorni. No,

>> lo so.

>> Lontano dagli occhi, lontano dal cuore.

Sti proverbi c'avranno pure un senso,

Simo.

>> Eh, sì.

Non sai quanto vorrei essere lontano

anch'io lì con te.

>> Eh, vieni. Io sto qua, t'aspetto.

>> Sì, la fai facile tu.

>> E c'hai sempre problemi con l'amichetto

delle medie.

No, cioè è comparso, poi scomparso, m'ha

mandato un messaggio dicendo che ha

sbagliato a contattarmi, quindi c'avrà

un social, cercalo, fai qualcosa. No,

>> scusate

Manuel, intanto, ciao, io non dovrei

nemmeno parlarti per come ti comporti.

Tu devi chiamare tua madre.

>> No, glielo dica a lei che sto bene di

non pensarmi troppo.

>> Ma come fai a non pensare a te?

>> Aspetti, mi sa che si è fermato un tiro.

Mi sa che mi carica. Ciao ciao ciao.

>> Sì, vabbè, vabbè. Так.

Arrestato per corruzione il banchiere

Valeri.

La moglie Catrina e il figlio Tommaso

lasciano la Svizzera e tornano in

Italia.

Io non ho bisogno del suo aiuto. Quello

che è successo è successo, non si può

aggiustare.

>> Ma cosa c'entra il passato? Non sto

parlando del passato. Tu non puoi

continuare a vivere in questa

situazione. Ma lo vedi? No.

>> Sì, ma io

>> Devi tirarti fuori da tutto questo. Usa

quel biglietto, chiama la libreria, ti

risponderà Anita e vacci a parlare, me

lo prometti?

>> Sì. Cioè, no, non lo so.

>> La prima risposta è quella che conta.

Hai detto sì. Eh, è così. No, oh. Eh,

Buon ragazzi, stringiamoci un attimo.

Alba Leone, venite un po' qua.

>> Dai, Gabri, vieni.

>> Bravi. Oh, Gabriele, un bel sorriso,

almeno nella foto.

>> Dai, Gabriele, sorridi, dai.

>> Siamo tutti,

>> dai, ci siamo.

Ti fai muovere

>> però. Eh

>> eh lo so.

>> Perché non ne fanno più leggere.

>> Avete bisogno di una mano?

>> No, no, grazie.

>> Sì.

>> Ah!

>> Eccoci.

>> Pronto?

>> Aprila bene. Fai clac

>> clac. Eh, magari questo

>> sì, te lo tengo.

>> Sì,

>> ok.

>> Ci sei?

>> Sì,

>> pronta.

>> E quindi voi due vivete insieme, giusto?

>> Sì. Sì.

>> Ok. E tu sei la madre di Manuel che ha

abbandonato scuola?

>> Beh, no, non ha abbandonato scuola. Eh,

semplicemente è partito per un periodo

adesso.

>> Tornerà

>> Certo.

>> E tu sei la sorella di Manuel, però tu

non sei sua madre.

>> No, no, perché mio padre è il padre di

Manuel e che prima di stare con mia

madre era il compagno di Anita.

>> Sì. No, ma no, volevo soltanto capire

esatto le vostre relazioni. E Simone è

il figlio di Dante e tu e Dante siete

una coppia,

>> no? Cioè, lo siamo stati, però adesso

non è più così. Eh, diciamo che è una

lunga storia. Guardando,

>> ho fatto una GFF a forza di impicciarsi

e succede, è chiaro. No, adesso tocca a

voi. Potete impicciarvi.

>> Ah, sì, ci impicciamo. Allora, vogliamo

sapere, sei sposato?

>> No.

>> Figli sparsi?

>> Niente.

>> Ammazza, complimenti, sei perfetto. Noi

tutti incasinati,

però bisogna fare attenzione a quelli

troppo perfetti, eh. M no, sono molto

noiosi e un po' soli anche. Io immagino

voi. Bellissimi, famiglia allargata, tu,

lei, Manuel, poi Manuel e Simone super

amici.

>> Sì, sono molto amici,

>> eh. Hanno un bellissimo rapporto. Ho

visto, mi ricordano molto me e un mio

compagno di liceo. Sì,

>> Gabriele.

>> E non vi vedete più?

>> No, no, ma anche quella è una lunga

storia, quindi mi sa che ci conviene

entrare, altrimenti facciamo tardi.

>> Sì. Sì, andiamo dai.

>> Eh, lo zaino?

>> Sì, come no, certo, sennò eh

>> grazie.

>> Ah, regà, non potete capire. Cia' avete

presente D abito?

>> Vedi, vedi sì.

>> Eh, praticamente dall'altra parte dello

stradone ci sta una fattoria tutta

croccata, però in città indovinate chi

vi ho visto? Zeno.

>> Ma come Zeno?

>> Sì, stava con una salopetta che manco mi

nonno.

>> Ecco da dove viene la cotognata.

Zero, ma tu veramente abiti in una

fattoria?

>> Ma voi come fate a saperlo?

>> Eh, no, perché io e te abitiamo vicini e

ieri mentre passavo ho visto che stavi

dando da mangiare alle galline.

>> Buongiorno. Allora, prendete le vostre

povere cose perché oggi vi porto fuori.

Dai, dai.

>> Sì,

>> sì. Grazie.

Ragazzi, dato che siamo qualche minuto

in anticipo con la nostra prenotazione,

direi di fermarci qui un attimo e poi

andiamo. Va bene,

>> va bene.

>> Ok, prof.

>> Sì,

>> posso parlare un attimo?

>> Certo, perché ho problemi a casa. Me non

capiscono che io vorrei solo essere come

tutti gli altri.

>> E tu sei come tutti gli altri?

>> No, perché ho una vita con delle regole

con solo io.

>> Mh. Ma tu questo a loro gliel'hai detto?

Sì, però non riesco a convincerli che

anche se faccio delle scelte diverse da

quelle che fanno loro, io le voglio bene

comunque. Cioè, mi dicono che non

rispetto i sacrifici che loro hanno

fatto per me.

>> Ah, vabbè, ma questo è il classico

ricatto che fanno tutti i genitori a un

certo punto, però tu devi ricordarti che

comunque noi il sacrificio lo facciamo

veramente. Sei d'accordo con questo? No.

>> Sì, davvero.

Grazie, prof.

>> Prego.

>> Ah, Viola, ho ho parlato con Manuel, eh.

Sta bene.

>> Ha chiesto di salutarmi, spero.

>> Eh no, perché si è fermato un tiro e ci

ha saltato sopra. Quindi

>> non lo difendere. Guarda che cioè sei

andato senza scrivere una regala madre o

dire niente a me.

>> No, no, lo so, lo so, però guarda, non è

cattivo, è che è un po' stronzo.

>> No, non è stronzo. Secondo me è solo che

pensa di essere il più figo di tutti.

Vabbè, è figo. È figo.

>> Scrivob

è figo.

>> Zeno,

capito cheamo

>> posso farti una domanda?

Perché non hai detto a nessuno dove

vivi?

>> Ma perché è un posto che odio.

>> Ma dai, deve essere bellissimo stare in

fattoria, invece.

>> Sai quanto? E ci sono pure nato.

>> Sì, beh, bello, particolare. Insomma,

>> parto in acqua con Stetri Zen. Hai mai

avuto un televisore, un videogioco?

>> È l'opposto della mia vita,

praticamente. Io ho cambiato almeno 20

scuole e adesso ho tre cellulari.

>> Ma ti lamenti? Vuoi fare cambio?

>> Forse sì.

Chi ce la fa questa magia?

>> Ok, ragazzi, possiamo andare.

>> Ok, prova siamo

stato un attimo.

>> Venite, venite.

Immagino che la conosciate tutti, no?

>> Voglio, prof. Eh, questa maschera di

marmo medievale era considerata magica,

cioè poteva stabilire cos'era vero e

cos'era falso. All'epoca le donne

accusate di adulterio e che non avevano

confessato di avere tradito il marito

venivano obbligati a infilare la mano

qui dentro e se non dicevano la verità

la mano gli veniva tagliata.

>> E se la mano ce la mettevano i mariti, i

traditori?

>> E di questo gli storici non parlano, mi

sembra anche una cosa abbastanza grave.

Comunque dire la verità però non vuol

dire conoscere

l'intima verità delle cose. E questo fu

il pensiero di Wipgenstein, ve lo

ricordate?

>> Negli ultimi anni della sua vita.

Lui disse, rivoluzionando il suo

pensiero, che la filosofia in realtà può

occuparsi di tutto. Diceva anche che un

rivoluzionario può essere considerato

rivoluzionario soltanto se rivoluziona

se stesso. Noi dobbiamo usare le parole

per arrivare a scoprire la verità dei

nostri sentimenti, delle nostre

emozioni, ma soprattutto

delle nostre paure.

Eh,

dai, chi ha il coraggio di mettere la

mano qui dentro?

>> No, no, io no.

>> Eh,

>> come no? Scusa,

>> che c'è qualcosa da nascondere?

>> Dai, qualceta, vai.

Metti anche tu.

>> Sì,

>> senti GR, tutto bene?

>> Sì.

>> E quei segni che hai sulle braccia

>> non mi va di parlarne.

>> Pensavo ti fidassino.

>> E allora? Non,

>> allora non sono niente.

>> Ok, tranquillo.

>> Nina

>> Goran,

è lui.

>> Che ci fai qua? È ora di lezione,

>> solo 2 minuti. Sì.

Niente, Valerio.

Thomas,

Thomas.

Ciao.

>> Ciao.

Che ci fai qua?

>> E io qua ci vivo. Simon, ti devo

spiegare delle cose che

>> No, no, non devi. Ho ho visto qualcosa

su internet.

>> Sì. E questa è l'unica cosa che non che

non ci hanno portato via. Mio papà l'ha

intestato a me, non so il perché, credo

per una roba legata alle tasse, insomma.

>> Hai cenato?

>> No. Posso? Certo.

>> Permesso.

Senti, ma perché non mi hai detto subito

come come stavano le cose?

Lo so, Simò,

non è facile dire che tuo padre sta in

galera per corruzione. Una cosa per cui

ti giuro mi vergogno da morire

veramente.

>> No, immagino. Deve essere bella tosta.

Guardi, e mia madre siamo passati in una

vita in cui avevamo tutto, perché

avevamo tutto a uno in cui non c'è

rimasto niente. Siamo tornati in Italia

dai nonni a Treviso, però lei, cioè, sta

a pezzi proprio.

>> Poi continua a difendere mio padre che,

cioè, per me oggi quell'uomo è

indifendibile, capito? E quindi abbiamo

litigato alla fine, ho rotto anche con

lei.

>> Sì, ma scusa adesso che cioè come fai?

Che pensi di fare?

Lo so,

cerco lavoro, però non è facile perché

non avendo mai fatto niente non so fare

niente, quindi

mi è venuto in mente di chiamarti e

>> m infatti poi perché hai chiamato me?

>> Non so perché. Serio?

Forse perché eri l'unica persona di cui

avevo un ricordo a Roma.

Però ho sbagliato, cioè non voglio

coinvolgerti in questi casini.

>> No, ok. Hai fatto bene, anzi.

>> Sicuro?

>> Certo.

Buon fetta.

>> Dai, prendine una.

>> Si vede che c'ai fa finito in 3 secondi.

Dai,

>> prendo. Questa qua piccola.

Si vede che c'hai paura.

>> Buona, eh?

>> Buona. Sì,

guarda, m'ha raccontato una storia

incredibile, cioè la famiglia ha perso

tutto e lui praticamente passa le

giornate a cercare lavoro.

>> La scuola l'ha abbandonata.

>> Sì, infatti questa è un'altra cosa

assurda. E altra cosa invece ha cercato

di venire in questa scuola.

>> Perché in questa? Perché tutti quelli

che hanno fatto le medie la ristori come

me e lui poi vengono qui al Da Vinci a

fare il liceo, però non l'hanno

accettato.

È

>> che non cioè non so proprio come

aiutarlo.

>> Parla con tuo padre,

>> parla con tuo padre,

>> davvero. Vedrai che una soluzione la

trova lui.

>> Vabbè, senti, parliamo sempre di me, dei

miei casini. Dimmi qualcosa di te, eh.

No, no,

grazie. Va bene se parliamo di te.

>> Sì, tu ci scherzi, ma guarda che è una

cosa seria.

>> Quei segni sulle braccia sono.

>> Simo, ti ho già detto che non ne voglio

parlare.

>> Sì, però potrebbe averli visti anche mio

padre.

>> E allora tuo padre si deve fare i cazzi

suoi.

>> È quello che gli dico sempre anch'io,

guarda. Sono d'accordo con te.

>> Avete parlato di me?

Sì, ma non cioè non gli ho detto niente,

anche perché ne so veramente poco di te.

E poi, guarda, non ho detto niente che

possa veramente farti male, giuro.

>> Tu non mi puoi far star male

>> mai.

Guarda che io ci ho perso la speranza

con le persone.

Non mi illudo più.

Con te sto facendo un'eccezione.

>> Questo

>> questo era un bacio.

>> Eh sì,

>> per ringraziarti di essere una bella

persona in un mondo brutto.

Ragazzi, su, dai. Oggi lezione sotto le

stelle.

>> Lezione sotto le stelle.

Ma professor, magari un appuntamento al

buio.

Molto meglio. Accomodatevi, non siete

timidi.

Certo, non sarà proprio come vederle dal

vivo, però ci possiamo fare un'idea.

Quindi, prego, prego, avvicinatevi.

L'ultimo chiude la porta. Grazie. Bene,

così possiamo osservare meglio. Quindi

adesso alzate tutti gli occhi al

soffitto e godetevi lo spettacolo. 1 2 3

>> No, ecco qui. Allora, oggi vorrei

portarvi ad esplorare una stella che si

chiama Betelgusen e potete vederla lì in

alto a destra. È la più luminosa di

tutte. Quella un po' rossa, la vedete?

>> Sì, sì.

>> Quella là. Quella, esattamente quella.

Dunque, Betelguse è una super gigante

rossa, c'è una stella molto molto grande

e considerate che se fosse all'interno

del nostro sistema solare sarebbe un

sole così grande da bruciare tutti i

pianeti intorno. Ma non è semplicemente

una stella molto grande, si trova anche

a uno stadio evolutivo molto avanzato e

relativamente presto si trasformerà,

>> cioè

>> cioè esploderà.

>> Esploderà,

>> sì.

>> E quando esploderà che che succede?

Ecco, quando esploderà rilascerà delle

energie, dei materiali che a loro volta

si trasformeranno in pianeti, stelle,

sistemi, però lì sta 600 anni luce alla

Terra, quindi non dovete preoccuparvi.

>> Quindi, scusi, se dovesse esplodere in

questo momento noi lo vedremo tra 600

anni, giusto?

>> Esatto.

>> E se qualcuno osservasse la Terra da

Betele Cheuse?

>> Eh, vedrebbe un mondo minuscolo perso

nello spazio, che in fondo è quello che

siamo, no? un un granello di polvere

perso nell'immensità.

>> Mi piace troppo sto prod.

>> Quindi quando avete giornate con

problemi

>> che vi sembreranno insormontabili così

grandi, a osservarli dalla giusta

distanza.

>> Che fai? Entri invece di uscire?

>> Ciao. Sì. No, devo rileggere delle cose

per le prossime lezioni.

>> Sei bella.

Grazie.

>> Mai quanto te

>> tu devi dire sempre l'ultima parola.

>> Eh, non lo so. Con te mi viene naturale.

Eh,

>> m

però eh

però dopo un'altra sera non ti è venuto

di dire niente.

>> Neanche a te.

E comunque che ci dovevamo dire? Che ne

so qualcosa.

>> Ah, lo so. Però se non è venuto niente

da dire a te e non è venuto niente da

dire a me, forse è proprio questo il

problema, no?

>> Ma sì, forse sì.

>> Eh,

mangiare insieme, così parliamo un po'.

>> Ecco, ho già mangiato una cosetta al

volo qui al bar qua fuori.

>> Ah,

>> eh.

>> Ciao.

>> Allora, ciao. Ciao Leon.

>> Ma voi avete già pranzato?

>> Eh, lui sì, io no.

>> Eh, mangiavo qualcosa insieme o sei

impegnata? Nonna, anzi, mi sembra

un'ottima idea. Ciao tant.

>> Ciao, ci vediamo.

>> Ciao.

>> M'ha detto Viola che sei molto amato tra

i ragazzi.

>> Grazie.

>> L'hai fatta innamorare della fisica. Ha

detto che è la sua materia preferita.

Io Iola è bravissima e sono contento di

averla contagiata con la mia passione.

>> La stessa cosa che dice sempre Dante,

contagiare gli studenti con la passione.

>> Penso

romantico, no?

>> Posso farti una domanda? M

>> Ma tu e Dante in che rapporti siete?

>> Domanda sbagliata. Ok. No, no, puoi

anche non rispondere. No, è che

è che non lo so. Cioè, forse potrei dire

che ci siamo lasciati,

però non è così semplice.

Perché me lo chiedi?

>> Così, curiosità.

>> Mh.

Ma è sempre stato così come professore?

>> Sì, sì, penso di sì. L'ho amato molto,

poi l'ho odiato.

>> Eh, lo so. La stessa cosa per me, cioè

ci sono alcune volte in cui io proprio

lo ammazzerei, però poi recupera e la

giostra ricomincia.

>> Eh sì,

>> vabbè, devo andare che ho promesso a

Dante di fare un colloquio a una sua ex

studentessa che cerca lavoro.

>> Come si chiama?

>> Alba. La conosci?

>> Certo, era una mia compagnia di classe.

Salutamela.

>> Certo. Oh, grazie per il panino. Eh, la

prossima volta offro io.

>> Ok.

>> Ciao Gaia.

Prof,

>> come mai ancora a scuola a quest'ora?

>> Il prof De Angelis mi ha lasciato dei

libri per una ricerca.

>> Posso parlarti un attimo?

>> È necessario, Profst?

>> Sì, è necessario.

Siediti.

>> Mi dica.

Allora, io e te non ci conosciamo ancora

molto bene, però devo ammettere che ho

qualche difficoltà a rapportarmi con te.

>> Ok,

le spiego.

>> Vabbè.

Lei fa il professore, quindi spiega,

interroga, valuta. Io faccio la studia

inessa, quindi studio, mi faccio

interrogare, mi faccio valutare.

>> Mh.

>> Fine.

>> E non riesco a capire cosa vuoi dirmi.

>> Ok, più semplice.

>> Non vorrei stare in questa scuola. Non

credo in questa scuola. Non credo in

lei.

>> Io Io non credo che un professore debba

venire a scuola per interrogare e dare i

voti. Eh

>> no, certo, perché lei entra nel cuore

dei suoi ragazzi.

>> È curioso perché dici esattamente le

stesse cose che dice tua madre, cioè lei

è convinta che si debba venire a scuola

esclusivamente per il rendimento. Tu sei

d'accordo con lei su questo? No,

>> no,

>> no,

le spiego meglio.

I miei problemi me li gestisco da sola e

la scuola in questo non mi ha mai

aiutata, quindi io non so lei che scuola

fantastica abbia frequentato per credere

nel potere salvifico di queste aule. Non

è la scuola che conosco io. Più chiara

così?

>> Sì, sì. Ma devi sapere che io

ho frequentato una scuola nella quale

non potevo aprire la bocca, nella quale

non potevo esprimere i miei pensieri.

La scuola coercitiva

>> ed è diventato professore.

>> Beh, sono diventato professore proprio

per questo, perché ho giurato a me

stesso che non avrei mai fatto ai miei

ragazzi quello che la scuola aveva fatto

con me.

andare.

>> Arrivederci.

Ciao

>> Ciao.

Sei Alba?

>> Sì, tu sei Anita.

>> Sì, molto piacere. Piacere.

>> Ciao. Vabbè, entriamo. Vieni.

Beni.

Allora, prego.

Eccoci qua.

Ehm, vabbè dai, raccontami un po' di te,

quello che vuoi, che lavori hai fatto,

quello che ti pare.

>> Sì. Ehm, veramente non ho mai lavorato

in una libreria.

>> Ah, vabbè, ma non è un problema, eh, non

è difficile, si impara presto.

Ehm, negli anni ho fatto tanti lavori

senza mai impararne nemmeno uno. Bene.

>> Come mai sei finita a fare tutti questi

lavori?

Al liceo mi sono un po' persa. Ah,

>> non ho fatto l'università, ma non mi

sono nemmeno iscritta perché all'ultimo

non ho preso la maturità. Ah,

>> sì, questa non è una nota di merito per

una che vuole lavorare in una libreria.

>> No, ma non importa. Eh, lo dicevo perché

mi dispiace per te. Ma che cosa ti era

successo?

Non ce l'ho fatta a presentarmi.

>> Una crisi di panico.

Sì, più o meno.

Ho passato il mese di luglio chiusa in

casa a letto sotto la lenzuola mentre i

miei amici facevano l'esame. Quindi,

>> povero

Dante non mi aveva detto nulla.

>> Beh, forse, anzi sicuramente per non

spaventarti o farti pensare che ti aveva

mandato una mezza matta.

>> Guarda, l'altra mezza matta ce l'hai

davanti a te, così insieme ne facciamo

un intera, eh.

Ma quindi Dante sa tutto?

>> Sì,

Dante non era come gli altri professori,

era speciale.

>> Lo è anche adesso, pure troppo.

Lo vuoi con te?

>> Sì.

Passato parecchio tempo dall'ultima

volta che abbiamo studiato insieme da

soli.

>> Eh sì,

>> magari quest'anno poi con la maturità

capitrà più spesso, no?

>> Eh sì, se vuoi la prossima volta

facciamo da me.

>> Vabbè, comunque è passata un'ora, ci

meritiamo una pausa, no?

Ti ricordi quella sera

da leoni tipo Super Quark? Manca un giro

con la scuola come due mischiali al loro

primo frigo bar. Stanotte, stanotte, ma

tu di che razzo sei?

>> Oddio, avevo detto a Luna che poteva

venire qua a studi'.

>> Come? Luna hai invitato Luna a casa mia.

>> Eh, lo so. Scusa,

>> come? Scusa.

>> Ciao.

>> Ciao. Ciao.

>> Sono in ritardo.

>> No, no, che ritardo.

>> Non pensavo venissi, non mi avevi detto

nulla. No, perché pensavo lo sapessi. A

me l'ha detto lui.

>> Eh, sì. Eh, perché studiare in gruppo è

meglio. No,

>> certo.

>> Eh, dai, vatti a sedere. Ogni gruppo è

meglio. Certo.

>> Oh, se vi ho disturbato ditemelo che me

ne vado. Eh,

>> no, ma che è disturbato, ti pare?

>> Dov'è tua madre?

>> Fuori. Siamo a casa da soli.

>> Non è che stavate a fa' le cose vostre?

>> No, ma che cose nostre, ti pare? Anzi,

sei pronta, con latino?

>> Prontissimo. Allora, eh, ti prendo

questa.

>> Certo.

>> Ok. Sei sicura che non è mia?

>> Abbastanza sicura. è mia.

>> Ok.

Da dove vogliamo cominciare?

>> Eh, non so doo tu

>> da dove cominciamo. E intanto va fatto

tutto, quindi direi di inizia dalla

prima pagina.

>> Certo.

Daje,

>> daje.

>> Per me va bene. Puoi lavorare qui? E io

farei ehm un paio di mattina a settimana

sicuramente e un pomeriggio forse. Che

dici? Magari

>> sì, Alba, guarda, la paga è quella che

hai.

>> No, no, a me basta poco per vivere.

>> Sì,

>> sì.

>> E allora brindiamo,

>> brindiamo.

Sì,

tante

e ti apro.

C'è Dante.

>> Ma hai notato quanto è affascinante il

prof di fisica?

>> No, non ci ha fatto caso.

>> Dai, sembra un tipo misterioso. Non lo

so, come se avesse dei segreti. No, boh.

>> Buono.

>> Vieni, vieni.

>> Ciao. Ciao.

>> Ciao.

>> Prof. Come mai da queste parti? Eh no,

volevo salutarvi. Niente di Ah,

>> sei

>> sì

>> che

>> tu sai qualcosa di Manuel e la stai

prendendo alla larga, di la verità. Ma

>> assolutamente no.

>> No,

>> no. Invece, com'è andato il primo

colloquio con Alba?

>> Bene.

>> Ah,

>> molto bene. Anzi, lo sai che proprio me

la sento a fine, cioè sento che un po'

m' assomiglia quella ragazza.

>> No, sono contento.

>> Manua. Eh,

>> Manuel!

>> Sì, è Manuel.

È un video. M

>> metti su, tieni.

>> Sì.

Ciao Ma.

Senti, ti volevo chiedere scusa se me ne

sono andato così senza dirte niente,

però era successa una cosa che non

mandava di condividere con nessuno e non

mi ci vedevo raccontate la delusione,

giramento di palle, il dolore. Non

mandava neanche di faare quella cosa che

mi riesce malissimo, ovvero capì che

c'ho un capoccio. Guarda, giuro che

quando torno faccio chiarezza e mi

scrivo a un corso accelerato e divento

psicanalista.

Comunque la cosa che è successa è che

Nina m'ha accannato, è tornata col tipo

con cui stava prima che è pure il padre

de Lilly, quindi quando l'ho saputo miè

crollato il mondo addosso, però me ne

sono andato per cambiare aria, no senza

senso. Non mandava sta chiuso dentro la

stanza a piagnarmi addosso a prendermela

troppo con Nina o con Goran, perché

questo si chiama Goran.

Dio lo fulmine sulla via di Damasco.

Guarda

>> che c'entra la via di Damasco.

>> Non c'entra niente che è sempre stato

confuso culturalmente.

>> Però non faccio altro che pensare dalla

mattina alla sera a quello che voglio

dalla vita, dove voglio andare, che cosa

voglio fare. Quindi, stai tranquilla,

>> m

>> c'ho bisogno di un po' di tempo, quindi

adesso non me vado tornare. Comunque mi

tranquillizza il fatto che non stai da

sola, che con te c'è Viola? Anzi,

Sister, se stai guardando questo video

che tanto lo so che ci sei, prenditi

cura di te e soprattutto di quella

fantastica matta di mia madre. E non

pensatemi troppo, anche se so che non è

facile, soprattutto tu, mamma. Ti voglio

bene.

Mi faccio sentire io. Ciao.

>> Ciao amore mio. Ma come faccio io senza

di lui?

>> Bene.

>> Come faccio senza di lui?

Butto la pasta,

>> ti do una mano.

Tu sei qui Natale qualsiasi lunedì

che toglie le catene al mondo in fondo

un inganno non è.

È solo una follia,

un salto nel vento,

un'ora nello spazio, un punto nel tempo.

È un giorno che va via, un appuntamento,

un battito perpetto

che dura un momento.

Wowow!

เฮ

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